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Un metro di distanza dalla paura

Essere operaio ai tempi del coronavirus. "Niente sarà più come prima, ma non dimenticatevi di noi"

primalasicurezza min

 “Ciao a tutti, mi chiamo Andrea Gardoni, ho 44 anni e faccio l’operaio. Siamo spaventati, ma rispondiamo ‘presente’ e andiamo avanti con sacrificio. Ricordatevi di questo, però, quando sarà finita. Noi abbiamo già pagato”  -  Video 1 qui appresso - 2, 3, 4 dopo l'articolo

 

 

 

di Paolo Andruccioli e Maurizio Minnucci Rassegna.it sta raccogliendo una serie di testimonianze dalle zone a più alto contagio. Ecco le parole e i volti di lavoratrici, lavoratori e delegati sindacali davanti al loro smartphone per raccontarci l’impegno straordinario che stanno mettendo in campo per affrontare la pandemia del Coronavirus.

Ciao a tutti, mi chiamo Andrea Gardoni, ho 44 anni e faccio l'operaio. Lavoro in un'industria alimentare in provincia di Parma, sono anche Rsu, non vi dirò che sigla sindacale… Lavoro ai tempi del Coronavirus? Non è facile per noi lavorare in questo periodo, perché alla fatica del lavoro quotidiano si aggiungono l'ansia, l’angoscia e la paura. Paura di essere contagiati, paura di portare a casa e contagiare a nostra volta qualcun altro. Usiamo dispositivi di protezione individuale, cerchiamo di mantenere il metro di distanza, ma non è facile mantenere un metro di distanza dalla paura e dall'angoscia sotto le mascherine, sotto le tute. Per un periodo abbiamo sperato tutti che l'Italia chiudesse anche le fabbriche, com’è stato fatto in Cina. Quando abbiamo capito che questo non sarebbe successo, siamo stati felici in qualche modo dell'impegno del sindacato per il protocollo della sicurezza dei lavoratori firmato col governo. La paura e la preoccupazione non sono solo per questo presente così incerto e che fa così paura, ma dal mio punto di vista sono anche per il futuro. Infatti sappiamo che ogni crisi che c'è stata in passato l'hanno pagata i più deboli, l'abbiamo pagata noi lavoratori, l’hanno pagata i disoccupati e i pensionati. Per questo, visto il nostro impegno, visto il nostro rispondere ancora una volta ‘presente’ quando c'è stato chiesto un sacrificio, auspico che per i rapporti futuri con le nostre controparti quando ci saranno da firmare contratti, quando ci saranno da fare accordi, anche il loro atteggiamento sarà di responsabilità come lo è stato il nostro in questo momento. E quindi che non continuino ancora a chiedere sacrifici, a chiedere di togliere i diritti, di risparmiare perché io penso che se usciamo da questa crisi, e ne usciremo, ne usciremo tutti insieme. Ma niente sarà più come prima, non ritorneremo come prima. Io auspico un cambiamento, in meglio e per tutti.

seguono i video 2, 3 e 4

L’operatrice socio-sanitaria di Parma
“Siamo a contatto con gli anziani, dateci le mascherine”

 

 

Moechine El Arrag, della Fp Cgil Modena
“Nelle case di residenze per anziani la situazione è drammatica, aumentano i contagiati”

 

 

Rita Angelino, lavoratrice e Rsu Bosch a Reggio-Emilia: “Non ci arrendiamo”

 

 

 da Rassegna Sindacale https://www.rassegna.it/

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus

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Lo stress della paura indebolisce le nostre difese

Emergenza coronavirus, rispetto delle disposizioni e fiducia nel nostro organismo

ilnostrorganismo 350 min

Dr. Antonio Colasanti - L'organismo umano possiede numerosi mezzi di difesa contro gli agenti fisici, chimici, microboci, virali che possono minare la salute. Di importanza vitale sono le misure difensive adottate contro l'assalto di numerosi germi e virus patogeni che altrimenti data la loro diffusione e grande varieta ci trasformerebbero in eterni malati. Seppure vi sono dei virus che pervenuti a contatto con il corpo determinano la malattia come il caso epidemico dell influenza asiatica, ma se diminuiscono le difese e si abbassa la resistenza generale a germi anche innocui, i cosiddetti saprofiti che possono trasformarsi in patogeni, provocando malattie.

Le superfici mucose delle vie respiratorie e digerenti ospitano una flora microbica abituale in parte composta da germi innocui ed in parte germi potenzialmente patogeni, come il "pneumococco" nelle vie aeree ed il "bacterium coli" nell'intestino.

Altro caso sono i portatori sani, cioe individui non malati che albergano microbi patogeni come il bacillo difterico, meningococco, virus della poliomielite ed altri virus compreso l'attuale coronavirus. Tali soggetti rappresentano una seria minaccia per il prossimo perche in modo inconsapevole diffondono il microbo nell'ambiente esterno mediante l'aria espirata dai polmoni con le goccioline di saliva diffuse nell'atmosfera e con le escrezioni corporali provocando la malattia ad altri individui.

I mezzi di cui l'organismo dispone per combattere i virus sono di natura generica e specifica. Nel primo caso si avvale di meccanismi per impedire l'attecchimento: se tale sbarramento viene superato l'organismo si difende creando anticorpi.
L'aria che noi respiriamo contiene materiale eterogeneo insieme a microorganismi patogeni che vengono eliminati da meccanismi difensivi delle mucose bronchiali. Un sottile tappeto di muco riveste le cavita che imprigiona qualsiasi particella che viene a contatto. Il muco contiene un enzima scoperto dal nobel Alexander Fleming, fututo scopritore della penicellina: il lisozima che uccide i virus e frammenta i batteri. Attraverso la faringe il muco viaggia nello stomaco dove l'acidità gastrica distrugge eventuali batteri e virus superstiti. La mucosa bronchiale è ricca di leucociti e linfociti, cellule difensive che attaccano e distruggono gli elementi estranei.

Ancora, l' "anello di Waldeyer" costituito dalle tonsille ed adenoidi imprigionano e distruggono i batteri che tentano di passare tra naso e gola, nel sangue ancora abbiamo i linfociti che neutralizzano i virus che sono riusciti a superare gli sbarramenti esterni e sono penetrati nel circolo ematico.

I vari meccanismi difensivi descritti vengono influenzati dalle condizioni di salute in cui si trova l'organismo. E' facilmente intuibile come la resistenza al virus raggiunge i massimi valori quando il corpo e sano e ben equilibrato nelle sue funzioni. Questo stato ottimale puo venire turbato da piu fattori: alimentari, malattie ereditarie, stile di vita, intossicazioni, stress psichico.

Per aumentare tali difese possiamo attingere alla natura, tra le piante immunostimolanti:
- echinacea-astragalo-uncaria-andrografis-tintura madre o capsule 40 gocce o 2 compresse;
- vitamina "C" estratta da rosa canina, acerola, camu camu 4-5 grammi al di;
- vitamina "D" 4000 u.i una al di;
- minerali: zinco e selenio 400 mg 200 mg 1 capsula al di;
- disinfettanti: propoli tintura 20 gocce al di;
- olii essenziali, antivirali per eccellenza: tea tree oil, lavanda, timo, origano, santoreggia, limone, eucalipto, ravensara, tre gocce in un cucchiaino di miele tre volte al di;

ed ancora, derivati apistici miele, eucalipto, timo, acerola, sulla, polline, pappa reale: 1 cucchiaio al giorno;
- miele di manuka contenente metilgliossale potente antivirale, 2 cucchiaini al di;
- disinfettanti oro faringei--argento colloidale semi di pompelmo propoli manuka;
- ricostituenti organici, spirulina, clorella, moringa, rodiola. ginseng, eleuterococco, fieno greco 2 cps 2 volte al di;
- omeopatici, oscillococcinum, citomix, engystol, omeogrifi, homeos 42 immunostimolanti naturali;

Ecco quindi una vasta gamma di rimedi naturali che ci permettono di contrastare efficacemente i vari corona e suoi cugini senza avere paura del contaggio. Il nostro organismo è stato creato per difenderci da tutto, basta saperlo potenziare nei casi piu difficili.

 

Modulo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus

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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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Coronavirus, non abbiate paura, dice il dottor Colasanti

coronavirus

MERS Coronavirus is on a Serious Rampage minDr. Antonio Colasanti - Gli a-coronavirus sono saliti alle cronache mondiali per la loro aggressivita e pericolosità per chi ne viene a contatto. C'è da precisare che il virus è diffuso a livello globale nella popolazione umana e questi ceppi contribuiscono a circa un terzo delle comuni infezioni da raffreddore nell'uomo e solo nei casi piu gravi possono provocare polmonite e bronchiolite, sopratutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti con difese immunitarie basse. oltre a malattie respiratorie possono causare anche malattie enteriche e neurologiche.

Il tipo Sars.Co V è comparso nel Guandong in Cina nell'epidemia del 2003 provocando una pandemia diffusa in 29 paesi con tasso di mortalita del 10 % dovuta a stress respiratori. Il meccanismo del virus è il seguente: una volta entrato nell'uomo si lega ad un recettore, una glicoproteina espressa sulla membrana della cellula bersaglio , l'anticorpo prodotto si lega a questo sulla stessa struttura cui aderisce l'agente infettivo.

Ad oggi i coronavirus sono considerati virus in rapida evoluzione grazie all alto tasso di sostituzione dei nucleotidi che formano il genoma --dna-- ed alla loro ricombinazione. Negli ultimi anni tale evoluzione e stata accellerata da fattori intrinseci quali allevamento di animali, urbanizzazione e forse uso smodato di terapie antibiotiche non necessarie. Questi fenomeni hanno permesso e facilitato l'attraversamento della barriera della specie e la ricombinazione genomica. In parole povere abbiamo un virus che per sopravvivere è diventato piu resistente e forte. I coronavirus della sindrome respiratoria trovano nei pipistrelli ed in altri volatili il loro serbatoio naturale cosi da diffondere il virus in tutto il mondo.

I precedenti

Da ricordare che a cavallo tra il 1918 e 1920 ci fu una pandemia universale mortale che uccise piu di 100 milioni di persone nel mondo dovuta al virus influenzale h1n1. Fu chiamata la grande influenza o epidemia spagnola. Infettò tutto il mondo, incluse isole sperdute dell'oceano Pacifico e del mar Glaciale Artico. La letalità gli valse la definizione di più grave forma di pandemia della storia dell umanita. Infatti causò più vittime della terribile peste nera del 16° secolo. L'influenza provocava una insufficienza respiratoria e la morte provocata da una tempesta di citochine, reazione eccessiva del sistema immunitario. Dobbiamo fare una considerazione importante: nel 1920 non avevamo a disposizione l'antibiotico scoperto da Fleming nel 1928 e nemmeno i cortisonici scoperti da Kendall nel 1950. Quindi avevamo poche armi per contrastare l'infezione.

 

come possiamo contrastare il coronavirus

1 - aumentare le difese immunitarie
composti con echinacea-astragalo-uncaria-vit c -zinco-propoli;
sono tutti immunostimolanti che aumentano le nostre difese immunitarie
composto in gocce--50 gocce due volte al di

2 - argento colloidale spray una spruzzata in gola al mattino. L'argento ha proprietà battericide ed antivirali;
3 - infine Thuya 30 ch granuli -2 granuli mattino e sera. La Thuya possiede proprietà antivirali;
quindi accoppiamo fitoterapia oligoterapia ed omeopatia profilassi completa per la protezione virale.

 

 

 

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A chi fa paura l'informazione pluralista?

Repubbllica.it minInformazione

di Antonella Necci - Di questi giorni le minacce al quotidiano La Repubblica, tramite plichi provenienti da diverse parti d'Europa e contenenti buste con polveri sospette, attualmente al vaglio degli inquirenti.

Qualche settimana fa la sede romana era stata fatta sgomberare per un sospetto pacco-bomba, poi non rinvenuto.
I falsi allarmismi creati per far saltare i nervi a chi sta semplicemente svolgendo il proprio lavoro sono, in qualsiasi ambiente di lavoro, atti di mobbing. In una sede di un quotidiano nazionale, essi rasentano il terrorismo.
Un terrorismo del nuovo millennio.

Giocare tanti innocui scherzetti come prendersi la briga di far spedire pacchi sospetti da accoliti sparsi nel mondo, rende evidente lo spessore intellettuale oltreché che sociale a cui tali sedicenti individui appartengono.
In contesti diversi, simili individui sarebbero chiamati "balordi e fannulloni". Nel 2020, invece, i balordi vengono retribuiti più di chi lavora davvero e seriamente.
Qualcosa è andato storto.

Eugenio Scalfari, vittima designata dai balordi terroristi di polvere, cerca di interpretare il pensiero di tutti noi, chiedendosi a chi giova tutto ciò.
Scalfari pone in contrapposizione un giornale con valori, idee e ideali ben solidi, che si trova a fronteggiare il nulla. Il vuoto di valori, di idee, la mancanza di senso logico, la stupidità assoluta.

Così come tanti tra noi si trovano quotidianamente a fronteggiare le meschine cattiverie di colleghe gelose dell'altrui intelligenza, o si trovano a schivare i colpi bassi di colleghi ambiziosi. Cosa si pensa in quei momenti se non alla miseria che si trova in simili individui?
Non pensiamo forse, con un po' di compassione, a quanto ci fanno pena simili persone, vuote e prive di valori?
Così dobbiamo pertanto considerare coloro che si dedicano a forme di terrorismo così ridicole.
Essi sanno di procurare un danno minimo, ma uno scalpore grande. Quello scalpore, quella sorta di "gloria" lì fa credere invincibili e pure intelligenti.

Tutte doti che sanno benissimo di non possedere, ma guai a ricordarglielo. Potrebbero davvero fare una strage. E La Repubblica non merita niente di simile.

 

 

 

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Dalla Open Arms: la paura più grande

OpenArms emiliomorenatti 400 mindi Nadeia De Gasperis - La paura più grande è quella di trovare dei bambini morti, è facile che accada in 10 cm di acqua, quando ormai, storditi dalle esalazioni dei motori, così ammassati su un “barchino” o gommone, i genitori o compagni di viaggio non riescono a tenerli svegli. La paura è più grande quando troviamo persone vive, un paradosso che solo l’esperienza può spiegare, convincerle a farsi salvare, non ti allungano una mano, si lasciano morire, scambiandoci per libici, i libici che vengono sempre avvisati per primi, proprio dalle nostre coste e con le loro imbarcazioni che vanno a 40 nodi orari, rispetto le nostre che riescono a portare al massimo i 12, non c’è gara.

Questo e molto altro è stato trasmesso, non solo dal video ma dalle parole del fotoreporter Valerio Nicolosi*. Un appuntamento organizzato a Sora dall’associazione Rise Hub che da anni lavora per l’inclusione e con la collaborazione del Collettivo Storie d’amare, associazione sorana di più recente formazione.

Una anteprima del docufilm di Nicolosi per le cittadine/i di Sora. Si tratta di un documentario di 60 minuti che narra i destini che si incrociano lungo le frontiere del Vecchio Continente. Per la realizzazione del progetto è stata attivata una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso. L’autore sostiene di aver ricevuto due proposte di produzione ma per un progetto di questa natura non si può “contrattare”, nasce e deve rimanere indipendente.

Nicolosi è uno dei due operatori della stampa a cui è concesso di salire a bordo della Open Arms, ha avuto esperienze anche con Mediterranea e Sea Watch ma Open Arms è e rimane la sua famiglia, come lui stesso la definisce.
È stato a bordo anche un mese intero, per un anno è sceso e salito dall’imbarcazione. Quando sei sopra, racconta, se c’è bisogno di salvare ti rimbocchi le maniche, non puoi dare priorità alle riprese, e come sostiene lo skipper della nave, non esistono eroi che salvano, esiste un equipaggio dove ogni elemento è fondamentale, dal primo soccorritore al cuoco.

È accaduto di arrivare contemporaneamente alle imbarcazioni libiche, di essere stati anche minacciati con le armi, in quel caso si può contare sulle forze armate del territorio di riferimento, negli altri casi è una corsa contro il tempo, a volte combattuta con l’astuzia.
“mi sento un privilegiato” sostiene Nicolosi, per quello che ho potuto fare, una volta ho preso un ragazzo per i capelli, voleva lasciarsi annegare, convinto che fossi un libico, i miei tratti somatici non mi aiutavano quanto quelli di un mio compagno, biondo e alto, che riusciva a convincere prima di essere un europeo.

Cosa si può fare da terra?
Si deve sostenere le ONG e raccontare la verità, lavorare a cambiare il linguaggio quando di parla di migranti e migrazioni, che non sono l’emergenza, sono ormai un fatto consolidato che va affrontato come tale.
Il dialogo con le cittadine/i ha seguito la proiezione del film, moderato dalla giornalista Faticante, dopo un silenzio eloquente e lacrime agli occhi, occhi lucidi. Sono bastati pochi minuti di film per muovere sentimenti contrastanti, di rabbia, impotenza, desiderio di riscatto, vicinanza.

*Valerio Nicolosi è Filmmaker Freelance presso Associated Press

 

 

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Il Ministro della paura e l’infantilismo del PD e della sinistra

matteo salvini 350 260 mindi Aldo Pirone - In questi giorni domina sui mass media lo scontro principale fra il M5s e la Lega: il caso Siri. Il sottosegretario è indagato per presunta corruzione. Visti i suoi precedenti (patteggiamento per bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale) il problema non è solo quello delle dimissioni adesso ma della sua nomina prima sfuggita al periscopio della conclamata onestà dei grillini.
In un paese in cui il tasso etico della politica e degli altri pezzi della classe dirigente fosse normale, la questione Siri non sussisterebbe neppure. Ma sotto il profilo morale, la politica nostrana normale non è; infatti, quasi ogni giorno si registrano “retate” d' indagati: ieri è stata la volta della Lombardia e della Calabria, ultima dimostrazione che nella corruzione politica la trasversalità negli schieramenti è d’obbligo. La Guardia di Finanza ha reso noto, nel suo bilancio annuale di attività, la terrificante estensione dei poteri criminali nel nostro paese e il loro intrecciarsi con la corruzione politica, per quel che riguarda il terreno privilegiato degli appalti, e con le attività finanziarie. Appalti e sanità, soprattutto a livello regionale, sono diventati i luoghi elettivi dove si diffondono il malaffare e il clientelismo spartitorio dei politici – ultimo il caso umbro - che pilotano negli ospedali nomine apicali e finanche i concorsi per l’assunzione del personale infermieristico, anche quelli dei portantini.

A tutto questo marciume, che non nasce oggi, ma va anti da alcuni lustri, fa da riscontro un ministro dell’Interno che usa la sua carica per andare in giro a fare propaganda di sé e delle sue idee balorde, precipitandosi, però, solo là dove vengono commessi crimini efferati in cui siano implicati immigrati. Per andare a Napoli al capezzale della piccola Noemi ferita grave da pallottole camorriste esplose in pieno giorno tra la folla, ci ha messo cinque giorni. Ha preferito non mancare i comizi elettorali in giro per l’Italia. A Viterbo, dove due esponenti e militanti dei suoi amici di Casa Pound hanno stuprato una povera donna e un commerciante è stato ucciso a sprangate da un delinquente di pura razza ariana, non si è fatto neanche vedere. Così a Manduria dove un povero pensionato è morto per le conseguenze del bullismo a lungo esercitato su di lui dal solito branco di adolescenti malcresciuti ma italianissimi.

La sua occupazione non è quella di rendere il paese più sicuro e la gente più protetta, ma di rendere l’uno e l’altra più fragili ed esposti alla criminalità e alla delinquenza, perché più crescono paura e insicurezza e più lui conquista voti. Più di dieci anni fa il genio satirico dell’attore Antonio Albanese inventò la figura del “ministro della paura”. Era il ritratto perfetto di un Salvini di là da venire, ma la cui epifania stava già preparando un berlusconismo ruggente in procinto di inquinare moralmente una sinistra declinante e senza più bussola sociale ed etica.

L’altro ieri Carlo Calenda ha detto: "Salvini non ha nessuna dignità istituzionale, io credo che si debba dimettere". Giusto! Purtroppo la presa di posizione calendiana, a differenza di sue altre uscite, non ha avuto molto ascolto nel mondo mediatico e in quello politico, neanche, che si sappia, da parte di altri esponenti del Pd e della sinistra. Non si capisce perché queste forze non chiedano formalmente in Parlamento le dimissioni di Salvini, non solo per mancanza di dignità istituzionale, come dice giustamente Calenda, ma per manifesta incapacità a fare il mestiere di ministro al quale preferisce la professione di agitatore ed eccitatore di odio. Sento già l’obiezione: se così facessimo, magari attraverso una mozione di sfiducia contro il “bauscia”, otterremmo solo, in questo momento, il ricompattamento della maggioranza gialloverde. Certo, ma sarebbe un atto di chiarezza politica che aiuterebbe a far emergere le contraddizioni interne al governo e, soprattutto, nei pentastellati, facendo uscire il Pd da una posizione neo bordighiana che gli preclude la strada di una politica capace di distinguere fra gli avversari. L’analisi differenziata delle forze in presenza, è sempre stata condizione fondamentale per un’iniziativa politica volta ad allargare le contraddizioni dentro il campo avverso ed evitare che la partita, come sta avvenendo, sia giocata dentro l’area della maggioranza governativa.

I temi che stanno emergendo nel contrasto fra pentastellati e Lega, non sono solo quelli morali ma anche, per esempio, quello dell’antifascismo. I grillini, bisognerebbe ricordarglielo, avevano detto – rammentate Di Battista? – che fascismo e antifascismo erano una contrapposizione vecchia, medievale, come quella “fra Guelfi e Ghibellini”. Oggi, per contrastare Salvini, sono costretti a cambiare idea. Meglio tardi che mai. Si dice, da parte di coloro che amano fare, è proprio il caso dire, di tutt’erba un fascio, da “Repubblica” ai cosiddetti liberaldemocratici neo o tardo renziani oppure "sinistri" come Nicola Fratoianni, che gli scontri interni ai contrattisti di governo sono solo una sceneggiata. Prima avevano deplorato il fatto che Di Maio non reagisse abbastanza alle scorrerie di Salvini. Ma anche se la levata anti salviniana del M5s fosse solo una finta, qual è il modo migliore per smascherare un bluff se non quello di andare a vedere?

Sento sorgere un'altra obiezione, questa volta da parte dei possibilisti dem. Ora siamo in campagna elettorale e non è il momento di un' eventuale iniziativa che potrebbe confondere i nostri elettori. Una vera sciocchezza. E’ proprio in questo momento, invece, che sarebbe necessario stare sulla scena, anche per recuperare voti, e non dietro le quinte o sulla riva del fiume in attesa di un cadavere che potrebbe farsi aspettare o non passare mai.
La sinistra italiana divenne maggiorenne quando seppe comprendere e praticare la verità dell’analisi differenziata e la conseguente azione e iniziativa politica; è ridiventata infantile quando, insieme a tante altre cose fondamentali, se l’è dimenticate.
Con buona pace del Presidente dem Gentiloni e del segretario di SI Fratoianni che, infatti, non sono mai cresciuti.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

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Che senso ha...?

paura dellapropriaombra minChe Senso ha....?

Che senso ha....essere infelici
Che senso ha ....continuare a vivere una relazione in cui non sei libera
Che senso ha....lamentarsi ma poi non prendere una decisione secca e risolutiva
Che senso ha....continuare a soffrire
Che senso ha....sentirsi imprigionati in situazioni ormai finite...?
Forse una ragione a tutto questo c'è. ..la paura
la paura delle conseguenze
La paura di non farcela da sola...
Ma la paura va vinta e superata perché è quella che ti blocca...
Il coraggio è vincere le paure...
La vita va presa di petto...senza paure...

 

Tiziano Ziroli - Roma 11 dicembre 2018

 

 

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"La paura di vedere accanto al cadavere di Moro quello della Iª Repubblica"

aldo moro 35010 maggio 1978. Il Consiglio provinciale di Frosinone ricorda lo statista assassinato on.le Aldo Moro Presidente della Democrazia Cristiana. (dal verbale del Consiglio Provinciale del 10 maggio 1978)
L'intervento del Consigliere Mario Coratti capogruppo del PSI.

Aggiungere o trovare altre aggettivazioni alla ne fandezza del delitto, oltre a quelle che le massime Autorità dello Stato, i dirigenti politici dei Partiti, personalità religiose, del mondo della cultura, la stampa hanno usato ed adoperato, credo che non ci sia possibile.
Si è trattato di un atroce, immondo crimine.
A noi modesti amministratori della Provincia resta lo sgomento struggente, una infinita tristezza, una profondissima pena, la preoccupazione sincera e drammatica sul futuro della nostra Repubblica.

Io sono d'accordo con chi ha affermato che, in questa ora grave, nessuno di noi, nessun democratico può e deve sottrarsi al senso di responsabilità collettiva di questo orrendo crimine e che, dopo il 9 maggio, a nessuno è consentito di rimanere gli stessi di prima. Qualcosa di fondamentale è cambiato, la guerra al terno sismo rimane aperta e si fa più dura, c'è bisogno di una rinnovata e più solidale concordia nazionale e di combatterla con più fermezza e reale efficacia, ricercando gli esecutori, risalendo ai mandanti e chiarendo fino in fondo i misteri preoccupanti ed angosciosi, che continuano a gravare su questa minacciosa e spie tata vicenda.

Le declamazioni sulla necessità di difendere le istituzioni repubblicane sarebbero tristemente inutili ed inopportune se, malauguratamente, esse si riducessero o significassero solo la celebrazione di un rito doveroso per quanto sentito o se, peggio ancora, ci spingessero a rinchiuderci in noi stessi in una sorta di fatalistica rassegnazione o di inarrestabile impotenza dinanzi al sanguinario, beluino disegno dei brigatisti.Aldo Moro in via Caetani
La nostra partecipazione a questa manifestazione, invece, deve essere la testimonianza più convinta ed incondizionata che il lut to ed il dolore, che è nei nostri cuori, che è nei cuori di tutti i democratici del nostro Paese e del Mondo, deve legarsi e congiungersi ad una rinnovata e più prorompente carica unitaria a salvaguardia ed a presidio di un patrimonio di libertà e di democrazia, che il sacrificio di Aldo Moro rende ancora più degna e più nobile.

La nostra presenza a questa ed altre numerose cerimonie che, oggi e nei prossimi giorni, si svolgeranno nel Paese, deve neces sariamente significare un impegno totale e permanente a difesa della nostra Repubblica; da esse deve BR e guanti misteriosamente ancora guidano le loro mani grondanti del sangue di tante vittime innocenti - da ieri e per il futuro ogni lavoratore, ogni militante politico, ogni amministratore, ogni giovane, ogni donna vorrà e saprà essere più inflessibile, più fermo, più intransigente e più consapevole nel condurre senza remore e senza tentennamenti una lotta dura per sconfiggere definitivamente il folle e sanguinario disegno terroristico.

Se così sarà - e non potrà essere che così - il monito preoccupante del vecchio leader democratico Giuseppe Saragat, che ha avuto paura di vedere accanto al cadavere di Moro, il cadavere della I^ Repubblica, potrà essere esorcizzato e scongiurato, per che significherà che il popolo lavoratore italiano, che spontaneamente è sceso in piazza, come nei momenti più gravi del Paese, avrà saputo ancora una volta sconfiggere la barbarie e preservare la democrazia e la civiltà.
Noi socialisti crediamo che, nonostante la drammaticità e la pericolosità della situazione, c'è ancora posto per la speranza e lo crediamo tanto più fermamente in quanto Aldo Moroessa è possibile per la maturazione sociale e politica della stragrande maggioranza del popolo italiano e di tutto il movimento dei lavoratori.
C'è bisogno, però, che ognuno compia fino in fondo il proprio dovere e tenga fede all'impegno di vigilanza. Ciascuno per la parte che gli compete - e che i dirigenti politici, i parlamentari dì tutti i Partiti democratici, non abbiano paura ma guardino con maggiore fiducia a questa maturità.

Concludo, come ricordava questa mattina il Direttore dell'Avanti, compagno Vittorelli, che "La tragica morte di Aldo Moro mette ancora più in luce l'odioso disegno politico che le B.R. hanno tentato di perseguire, identificando in lui l'uomo che, più di ogni altro, aveva caratterizzato ogni progresso sul piano dell'incontro tra le grandi forze popolari italiane...
"Il modo migliore di mantenerlo vivo tra noi è quello di sforzarsi, senza ormai più la Sua vigile azione, senza la Sua intelligente intuizione della realtà italiana, di non consentire che la Sua scomparsa determini quel baratro che i suoi sicari hanno in mente".

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Dalla paura non nasce la cultura della legalità, anzi...

gian carlo caselli legalita 350 260 minDalla paura non nasce la cultura della legalità, anzi... Si ricava questo convincimento leggendo l’intervista a Gian Carlo Caselli di Rossella Guadagnini da MicroMega del 1 marzo 2018. L'intervistatrice prende spunto dalla presentazione del libro ”La verità sul processo Andreotti”, uno svelto volumetto (pp. 87, Editori Laterza), appena uscito in libreria, denso di nomi, fatti e date ma, soprattutto, di chiarimenti.
E' un libro scritto da due magistrati, Gian Carlo Caselli e Guido Lo Forte, che hanno deciso di analizzare quel procedimento dal loro osservatorio privilegiato. L'autrice nell'intervista affronta un tema, quello della post-verità, che non liquida la verità ma la rende superflua e irrilevante ed appare sotteso.
C'è un aspetto che la interessa particolarmente, così come è per noi: «Timori e insicurezza non devono diventare opportunità d’investimento politico e massmediatico. La legalità non è uno slogan, sostiene Gian Carlo Caselli che tocca con MicroMega – a partire dal libro sul processo Andreotti – i temi della giustizia e della criminalità organizzata: dalla riforma delle intercettazioni alla trattativa Stato mafia...»

Ecco alcuni brani che illuminano le affermazioni dell'inizio di questa nostra pubblicazuione.

 

dall'intervista

Mafie, criminalità, immigrazione senza regole alimentano un clima di tensione, aggressività e timori incontrollati, utilizzati a volte per fini politici distorti e dalla cattiva informazione. È esagerato parlare di governo della paura?

Paura e insicurezza sono problemi seri da affrontare e possibilmente da risolvere. Invece sempre più di frequente si rivelano occasioni da sfruttare. Questi mali da sanare, sembrano essersi trasformati in opportunità d’investimento politico e massmediatico. Prima si accresce la paura – che c’è per cause obiettive – ma ci si lavora su per espanderla. Poi, invece di governarla, si finisce per restare governati dalla paura, nel senso che è la paura che oggi (molte, troppe volte) sembra dettare le scelte della politica e dei media. Con rischi evidenti di deriva democratica.

Come si comporta una società che ha paura?

Qui ‘rubo’ una formula al mio amico, don Luigi Ciotti: la sicurezza rischia di trasformarsi in una specie di killer. Nel senso che (intesa in un certo modo) cancella o, quantomeno, pregiudica decenni di lavoro sulle radici della violenza. Se la paura è un’opportunità di investimento, facilmente avremo non riforme vere, ma più che altro gesti simbolici, rassicuranti, un’indignazione che spesso può essere in prevalenza strumentale. Inoltre (forse non ce ne rendiamo conto, ma è sempre più così) impariamo a vivere nell’ostilità contro tutto e tutti, specie quando non si va oltre il recinto delle nostre individualità, degli interessi particolari o personali. Tuttavia vivere immersi nella cultura del sospetto non è più vita: succede che si modifica, in negativo, la qualità della nostra esistenza. Anche perché si comincia così e poi non si sa dove si va a finire. Oggi i rom, domani chissà.

Ma la sicurezza non è argomento più che valido, tanto più per chi – come lei – ha trascorso una vita da magistrato?

Se quello della sicurezza diviene un terreno da coltivare, anziché una questione da risolvere, occorre fare molta attenzione: i timori si autoalimentano. Le risorse a disposizione saranno prevalentemente, se non esclusivamente, convogliate su controlli e sempre più controlli (tipica la richiesta di impiego dell’esercito), su forme di repressione, nuovi reati e così via. Sempre meno, invece, saranno le risorse impiegate per scuole, ospedali, alloggi, più lampioni in periferia, trasporti pubblici meno degradati, politiche di inserimento e integrazione. Col risultato che, nel medio-lungo periodo, la criminalità invece di diminuire rischia di aumentare o rimanere sui livelli che già la caratterizzano. Il che comporta un aumento dell’insicurezza. Ecco il cortocircuito, pericoloso quando non si superano i luoghi comuni. Quando non si cerca di ragionare con la testa anziché con la pancia.

1 marzo 2018

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"Paura di Equitalia!? Ma de che !? E’ solo l'ultima follia del governo Renzi"

acquapubblica 2si 350 260da Acqua pubblica Frosinone - Quello che ci meraviglia è che chi fa il giornalista di mestiere dovrebbe stare molto attento a divulgare notizie fuorvianti senza andare nel merito del problema. Lo abbiamo detto fino alla noia le bollette dell'acqua sono il corrispettivo di un servizio e non un tributo. Basterebbe questo per bloccare ogni illazione, ma si sa in Italia tutti hanno il terrore di Equitalia e quindi ACEA è andata ad elemosinare al ministro Padoan qualcosa che non può avere nessun effetto pratico, AL SOLO SCOPO DI METTERE PAURA AGLI UTENTI.

Ammesso che Equitalia accettasse di comportarsi come agente riscossore per conto di ACEA qualora non riuscisse poi ad incamerare i soldi delle bollette cosa fa? Manda gli utenti davanti ad un tribunale tributario che invece appunto di occuparsi di tributi dovrebbe snaturare il suo ruolo occuparsi di morosità conclamata, di conguagli illegali, di fatture per consumi fantasma, di mancanza di letture di oneri non dovuti per la depurazione di tariffe illegali ed illegittime etc. etc. etc. ?????? Signori basta!!!!!! Prima ancora che un utente reclamante venga considerato moroso ce ne passa e comunque TUTTO E' DI COMPETENZA DEI GIUDICI ORDINARI.
Ancora una volta i media locali non hanno niente di meglio da fare che da cassa di risonanza alle stupidaggini PRO ESATTORE.

A 24 giorni dall'Assemblea dei Sindaci

Intanto sono passati esattamente 24 giorni dall’Assemblea “FARSA” del 18 febbraio e non c’è traccia di un verbale di assemblea come pure non c’è un atto sostanziale che vada verso la Messa in mora di ACEA e tutto il resto.
E’ EMERGENZA DEMOCRATICA e c’è chi parla di scemenze per sviare i problemi??????
Siamo stati lapidati per aver chiarito dalla prima ora la grave sceneggiata consumata ai DANNI DEI CITTADINI UTENTI della provincia di FrosinonE il 18 Febbraio scorso.
Ci hanno anche accusato, senza vergogna, di aver Depotenziato un risultato storico!!!!! Quale???
Adesso tutti si leccano le ferite, Verificando che sono stati ingannati per l’ennesima volta. Ma noi novelli masanielli, così ci chiamano, insieme a Sindaci avveduti abbiamo fatto i nomi dei responsabili.

Contro chi è il movimento dell'acqua

Il movimento dell’acqua è inevitabilmente contro le prerogative del governo, contro chi è a capo di questa provincia, contro i partiti che lo supportano, contro la cabina di regia dell’AUTORITA’ D’AMBITO, contro la STO e contro i Sindaci Ignavi.
Il movimento dell’acqua non ha paura di questo “apparato” che ha mantenuto e vuole ancora mantenere in piedi il piu grande scandalo che si sia mai verificato in provincia di Frosinone.
Il movimento dell’acqua sta cambiando pelle ora sta assumendo le sembianze di un MOVIMENTO DI LOTTA e sa difendersi benissimo dai soprusi, dalle vessazioni inaudite a livello di macelleria sociale, e dagli atti di vandalismo messi in atto da ACEA.
Chi ha paura di combattere questa battaglia di civiltà può starsene tranquillamente a casa a subire supinamente i soprusi.
C’è però un limite invalicabile alla sopportazione. Non Costringeteci a dover fare LA PRESA DEL PALAZZO DELLA PROVINCIA!!!!!!!

 
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