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Ceccano: Il congresso del PD

 PD CECCANO. Partiti

Un’assemblea che ha ratificato l’unica candidatura presentata, quella di Giulio Conti

di Valentino Bettinelli
pd ceccano InPixio minL’assemblea degli iscritti del Pd di Ceccano, tenutasi nel pomeriggio di lunedì 26 luglio, ha posto fine al commissariamento del circolo, scaturito dalle dimissioni dell’allora segretario Davide Di Stefano, nell’immediatezza della disfatta elettorale dello scorso settembre 2020.

Il congresso cittadino, celebrato nei locali dell’ex Cinema Italia, ha visto la presenza dello Stato Maggiore della federazione provinciale del Pd. Luca Fantini, segretario di federazione e commissario del circolo, Angelo Pizzutelli, subcommissario e Stefania Martini, presidente del Pd provinciale di Frosinone. Un terzetto a cui si è aggiunta la presenza di Giuseppina Bonaviri, esponente frusinate dell’assemblea nazionale del Partito Democratico.

Un’assemblea che ha ratificato l’unica candidatura presentata, ovvero quella dell’ex capogruppo Giulio Conti, che ottiene, così, la carica di segretario di circolo, dopo mille peripezie e dopo le polemiche scatenate dopo la sua esclusione dalla lista “Democratici per Ceccano”. Consesso civico, presente a sostegno della candidatura a sindaco di Marco Corsi, che era espressione del Partito Democratico, in cui il consigliere uscente Conti non trovò spazio.

Giulio Conti, dunque, sarà il segretario del circolo di Ceccano del Pd e al suo fianco ci sarà il presidente DavideGiulio Conti 350 min Di Stefano, che torna in direttivo dopo le dimissioni post elettorali.
Il segretario provinciale Luca Fantini ha richiamato l’attenzione sulla “necessità costante di una sintesi interna, per permettere al Pd di recitare il suo ruolo da protagonista sul territorio, permettendo così una azione concreta di contrasto all’attuale amministrazione ceccanese”.

Appello sicuramente corretto e che la nuova segreteria e il rinnovato direttivo dovrà raccogliere, per definire la rotta che il Partito Democratico vorrà intraprendere nello scenario politico del centrosinistra ceccanese.

 

 

 

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PD Ceccano, vuole tornare ad essere una "comunità"

PD CECCANO. Partiti

PD: Giulio Conti Segretario del Circolo di Ceccano

BANDIERE PD 350 260Tornare ad essere una “comunità”. Questa la parola chiave del documento programmatico promosso dalla lista “Per Ceccano” e dal nuovo Segretario del Circolo del Partito Democratico di Ceccano, Giulio Conti, eletto a conclusione del congresso cittadino.
Un documento già discusso ed apprezzato durante tutto il percorso che ha portato alle operazioni congressuali di lunedì 26 luglio.

L’elezione di Giulio Conti a Segretario del Circolo del PD di Ceccano è stata la sintesi di un percorso programmatico che ha fissato degli obiettivi importanti per il Circolo stesso e per l’unità del centro sinistra nella nostra città. Ma essa rappresenta anche il riconoscimento al lavoro svolto nel corso degli anni, soprattutto nella veste di capogruppo del Partito Democratico tra i banchi dell’opposizione. Attività questa di grande ostacolo per l’amministrazione Caligiore, che ha palesato in più occasioni il malgoverno cittadino della maggioranza e che a poco a poco ha portato ad una crescita numerica dell’opposizione stessa, fino a giungere alla sfiducia della maggioranza.

“Sono orgoglioso di poter ricoprire questo compito importante, che va osservato in un’ottica più ampia che non riguarda solo il nostro Circolo, ma l’intera coalizione del centro sinistra di Ceccano. Una coalizione che ha saputo ben amministrare la nostra città, che ho rappresentato fedelmente ed alla quale mi sento da sempre legato.
Abbiamo l’obbligo di superare i personalismi ricordandoci che facciamo parte di un Partito che ha dei principi sui quali tutti concordiamo, ponendo più peso a ciò che ci unisce e non su ciò che potrebbe dividerci.
Forti di un patrimonio storico e di una tradizione politica che ci ha visti per lunghi anni protagonisti di un impegno fattivo nella città di Ceccano, dobbiamo riportare il Partito Democratico a tessere un ruolo determinante nella ricostruzione della coalizione politica del centro sinistra.
Essere Comunità ci porterà ad essere nuovamente inclusivi, cercando di valorizzare le persone che si affacciano alla vita politica di Ceccano e che hanno i nostri stessi principi, ma anche attrattivi nei confronti dei cittadini, donne e uomini, giovani e meno giovani.
Una comunità politica in grado di dare voce e far sentire la propria, pensando anche alla formazione della futura classe dirigente del partito e della città con percorsi di formazione specifici, nei quali le persone con un bagaglio di esperienza politico amministrativa, siano disponibili a tramandare il loro sapere alle nuove leve.
Facendo nostre le parole del Segretario nazionale, possiamo sintetizzare anche noi che “Non è più sufficiente solo aggiustare, tamponare. Si tratta ora di cominciare a scrivere, condividere e rendere operativo sui territori un grande Patto per la ricostruzione”.

"Le parole che il segretario Letta ha utilizzato per il suo insediamento ben interpretano il lavoro che da oggi a Ceccano ci attende, verso un futuro plurale, inclusivo, attento alle spinte che provengono dalla società civile ma soprattutto dalla parte delle persone.
Letta ha chiesto al Governo di dare più protagonismo ai Comuni ed è proprio per questo motivo che il partito a Ceccano deve assolutamente mettere in atto un piano di lavoro che traduca a livello locale le spinte e le prerogative nazionali.
Serve un welfare che sia in grado di aiutare le famiglie che si trovano ad affrontare la sfida della non autosufficienza e,Giulio Conti 350 min purtroppo, in questo ultimo anno e mezzo le problematiche economico-sociali delle famiglie sono peggiorate. Anche a Ceccano bisogna attuare una convinta lotta alle diseguaglianze e mettere in campo scelte che consentano ad imprese, lavoratori, professioni di operare all’unisono convinti che l’obiettivo sia il bene comune.
In questo periodo di Covid, determinante per la fuoriuscita dall'emergenza sanitaria è stato il ruolo della campagna vaccinale nella quale anche la nostra città ha recitato un ruolo da protagonista con un hub vaccinale importante. Un lavoro di organizzazione e di riconversione di spazi che dobbiamo necessariamente tener presente per progetti futuri e per i nuovi investimenti che la Regione Lazio ha già annunciato per una maggiore valorizzazione della Casa della Salute della nostra città.

L’elezione di Enrico Letta a Segretario del Partito Democratico ha segnato anche l’avvio di un confronto interno schietto ed inclusivo che, volendo superare logiche puramente di corrente, vuole restituisce centralità ai tanti cittadini che vogliono partecipare alla vita dei Circoli.
Il periodo di ripartenza riguarda tutti e tutti i livelli della nostra società, ma ci sentiamo oggi di ribadire la necessità e la volontà che tale “ripartenza” deve riguardare anche il nostro Circolo, che ha voglia di tornare a fare battaglie a fianco della gente, per i diritti di ciascuno.
Per questo come rappresentanti del PD, propendiamo ad una ripartenza che non sia momentanea, ma che sappia guardare al futuro, che sia a lunga scadenza, che sia programmatica ed inclusiva, che sappia trarne forza e stimolo dai giovani e dalle esperienze migliori del territorio, che introduca elementi innovativi necessari e al passo con i tempi”.

 

 

 

 

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Panorama avvilente

 CRONACHE&COMMENTI

Sono endemici lo scontro interno ai dem e lo stato correntizio

di Aldo Pirone
PD huffingtonpost 370 minLe primarie del centrosinistra a dominanza Pd in alcune grandi città, come Torino e Bologna, stanno riportando allo scoperto lo scontro interno ai dem e lo stato correntizio endemico del partito. I vedovi di Renzi e di una schietta, senza infingimenti, collocazione centrista del partito aborriscono ogni alleanza con il M5s, anche là dove è possibile. Sperano che la tornata amministrativa di settembre indebolisca il segretario per continuare a fare il bello e il cattivo tempo nelle file dei parlamentari dem soprattutto in vista dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica a febbraio e nel pieno del precedente semestre bianco. Dicono di volere un centrosinistra da Calenda a Speranza-Bersani passando per la Bonino, ma sono il primo e la seconda ad essere veramente desiderati. Così come Renzi rimane nei loro sogni inconfessati e inconfessabili, viste le ultime performances del “Bomba” di Rignano.

Molti avevano sperato che con l’arrivo di Enrico Letta le correnti del Pd si dessero una calmata. Zingaretti si era dimesso da segretario dicendo cose di fuoco - “mi vergogno del mio Partito” – contro la slealtà di alcune di esse facenti riferimento a lasciti renziani ed ex renziani. Manco per inteso. Invece di diminuire in tre mesi sono aumentate. Erano otto e oggi son diventate undici, tanto per dare un segno di aver inteso la lezione del passato. Parliamo di correnti, ma, al confronto di quelle dei partiti fondatori della cosiddetta Prima Repubblica, hanno poco o nulla a che fare. Sarebbe meglio parlare di cordate. Quando poi si scende per li rami e si va nelle Regioni e nei comuni ci si addentra in un ginepraio di sotto cordate, di cacicchi locali e grumi di potere che al nord come al sud, in particolare in alcune realtà meridionali, non hanno niente da invidiare alle cosche e ai clan parentali. Se non per la mancanza della lupara. Non per niente quando il Pd, insieme con altri, indice le primarie per scegliere candidati sindaci ne esprime quasi sempre più di uno, in corrispondenza delle varie anime che, nonostante la parola, non lo animano ma l’ammorbano. E’ un dato strutturale. Quando il Pd venne al mondo, fu fondato dalle correnti dei due partiti più grandi: Ds e Margherita. Al momento tutto fu coperto da una spessa coltre di retorica veltroniana, ma alla lunga la nebbia si dissolse e si vide il re nudo incistato da una confederazione di correnti. Nel seno del Pd anche chi proviene dal lontano Pci, si fa la sua corrente di sinistra. Le ultime nate sono di Bettini e Oddati accanto a quelle già esistenti di Cuperlo e Orlando. Ovviamente tutti i leader, chi più chi meno, le demonizzano ufficialmente, soprattutto se sono quelle degli altri.

Se poi si va nella zona a sinistra del Pd, lo sconforto per la frammentazione non diminuisce. Qui c’è il vecchio nucleo di Rifondazione comunista ridotto al lumicino, poi il Pap (Potere al popolo) d'insediamento prevalentemente napoletano e “Possibile” di Pippo Civati, quindi sigle con la “c” di comunismo Pci, Pcl, Pc, seguite dal Pmli (Partito marxista-leninista italiano.). Sempre che non ci siamo persi qualcosa. Poi vengono le formazioni rilevate dai sondaggi sempre attorno al 2%: SI e Mdp-art.1 una volta unite in Leu ma oggi divise dal giudizio sul governo Draghi.

Ecco, questo è il panorama politico e partitico della sinistra italiana oggi.

Nella Prima Repubblica nell’area della sinistra di solito i partiti socialisti ivi collocati – a un certo punto furono ben tre: Psi, Psiup e Psdi - quando perdevano voti a raccoglierli era il Pci. Almeno così andò in tutto il primo trentennio di vita repubblicana. Segno di un radicamento popolare di questi partiti non indifferente. Il successivo e indiscutibile declino moderato e subalterno della parte maggioritaria e post comunista della sinistra, poi confluita nel Pd, unita alla sparizione dell’area socialista, non ha dato luogo a un irrobustimento dell’altra sinistra, quella antagonista, anzi.

Perché?

Forse gli esponenti di quest’area così frammentata dovrebbero se non rispondere compiutamente, almeno porsi l’interrogativo.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Ciao, Quarto Trabacchini

RICORDARE QUARTO TRABACCHINI

Una figura rappresentativa della politica e della sinistra viterbese

quarto trabacchini 370 minL'11 giugno 2021 ci lascia Quarto Trabacchini. Siamo stati impegnati, lui ed io, nel PCI del Lazio negli anni che vanno dal 1965 al 1990. Lui a Viterbo ed io a Frosinone. Lo ricordo con affetto e stima e sento dovergli testimoniare questi miei sentimenti parlando di lui in queste pagine di UNOeTRE.it.
Una passione, vera, lo animava per l'attività del Partito Comunista e per far conoscere a tutti la sua politica e per intervenire sempre nei problemi sociali più rilevanti e delicati con le proposte comuniste.
Oggi mi piace e riportare come testimonianza la valutazione che il PD di Viterbo da dei suoi impegni e del suo operato. (Ignazio Mazzoli)

Così ne parla la Federazione del Partito Democratico di Viterbo di Quarto Trabacchini, deceduto nel pomeriggio dell'11 giugno, “Un punto di riferimento in settori cruciali dove in gioco c’era il ruolo dell’Italia”

«Ieri sera ci ha lasciato Quarto Trabacchini. La notizia della sua scomparsa ci addolora e ci rattrista profondamente. Con lui se ne va una delle figure più rappresentative della politica e della sinistra viterbese.

La sua esperienza politica e istituzionale è tutta inscritta dentro la vicenda del Partito Comunista Italiano e delle sue evoluzioni successive fino all’approdo nel Partito Democratico.

Nei primi anni ’70 del secolo scorso fu a lungo segretario provinciale della Federazione giovanile comunista italiana promuovendo la crescita di quella generazione che, successivamente, assunse i ruoli principali di direzione politica del partito. Nel 1980 divenne segretario della Federazione del Pci di Viterbo, succedendo ad Oreste Massolo, e mantenne questo ruolo fino al 1987 e, durante questo mandato, nel 1985, venne eletto consigliere comunale nella città capoluogo.

Dal 1987 al 1994 è stato deputato per due legislature durante le quali ha svolto la sua attività come membro della commissione difesa della camera dei deputati. Successivamente ha proseguito la sua collaborazione con la direzione nazionale del partito sui temi della difesa e della pace, restando un punto di riferimento importante per l’elaborazione delle politiche in settori particolarmente cruciali dove in gioco c’era il ruolo dell’Italia, la coerenza con il dettato costituzionale e l’identità di una moderna forza della sinistra italiana ed europea.

Quarto Trabacchini era un uomo limpido e schietto. Ha fatto con determinazione le sue battaglie senza mai tirarsi indietro ma nel più profondo rispetto verso le idee degli altri e nella convinzione che solo la dimensione collettiva della politica poteva consentire di raggiungere crescita e emancipazione. Poteva sembrare brusco e scontroso, ma la sua era soltanto semplicità e bisogno di essere diretto. Anche perché, ciò che tutti noi ricordiamo e ricorderemo è la sua straordinaria umanità, che emergeva sempre, in ogni circostanza.

E’ con profondo affetto che inviamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene.

Federazione Partito Democratico Viterbo»

fonte: Tusciaweb.eu

 

 

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Sora: “M5S-PD-Si può fare”

  • Pubblicato in da Sora

SORA. Partitilogom5s new 350 211

Avviato il tavolo di coordinamento per preparare il programma elettorale della coalizione

In vista delle prossime elezioni comunali la nascente coalizione “M5S-PD-Si può fare” ha costituito e reso operativo un “Tavolo di Coordinamento”, composto da rappresentanti delle forze politiche e civica, che avrà il compito di mettere in relazione tra loro cinque tavoli tematici di lavoro che nei prossimi giorni dovranno redigere il programma elettorale.

I primi incontri del Tavolo di Coordinamento hanno consentito un confronto proficuo tra i rappresentanti delle tre componenti fortemente intenzionate a proporre ai sorani soluzioni fattibili ai problemi che affliggono da troppi anni la città.

Non si inganneranno gli elettori con opere e promesse irrealizzabili.

Non si cercherà un “Salvatore della Patria”, ma si punterà con decisione e forza a progetti concreti finalizzati all’interesse pubblico.

Il Tavolo di Coordinamento si adopererà per rendere la città pronta alle sfide del nostro tempo, sulla base di un programma per cambiare le politiche comunali e consentire a Sora di misurarsi con gli altri territori, cooperare con quelli della Media Valle del Liri e crescere realizzando uno sviluppo sostenibile del territorio e dell’intera comunità.

Comunicato stampa
M5S Sora – PD Circolo di Sora – Gruppo Civico “Si può fare”

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Che so’ Pasquale io!

 CRONACHE&COMMENTI

La precarietà la vogliamo sconfiggere oppure no?

di Aldo Pirone
LettaBersani 390 minVenerdì e sabato scorsi Mdp-Art. 1 ha svolto la sua assemblea nazionale da remoto per fare il punto sulla situazione politica. Ospiti anche Letta e Conte. Nell’area frastagliata a sinistra del Pd, Mdp non è fra le più grandi tra le piccole formazioni che lo affollano, ma è quella più visibile perché esprime il ministro della salute Speranza, bestia nera della destra, che finora è riuscito a tenere nel governo la barra dritta del rigore e della prudenza sulla pandemia, sostanzialmente appoggiato dal Presidente del Consiglio contro Salvini e Renzi. Inoltre, sorretta da Bersani, è la compagine che sembra avere le idee più chiare nell’ambito dei vecchi sodali della maggioranza contiana e anche verso la nuova dirigenza del Pd. Idee, però, che finora non erano diventate iniziativa politica, ma solo auspici sempre più stanchi.


Nell’assemblea, sia Bersani sia Speranza hanno cercato di colmare questo vuoto verso gli alleati dem e grillini. Il primo ha proposto una riunione per elaborare una comune proposta di riforma fiscale, il secondo ha annunciato che parteciperà alle “Agorà” volute da Letta d'interni ed esterni al Pd per stimolare il rinnovamento e la rivitalizzazione del partito. Visto com’è messo il Pd, si potrebbe dire: “vasto programma”. Talmente vasto che il segretario vuole realizzarlo aprendo un pertugio quando, invece, sarebbe necessario aprire porte e finestre a una costituente di tutte le forze di sinistra, cioè a quel “fatto nuovo” tanto reclamato da Bersani. In mancanza di ciò, Speranza dice ai suoi che bisogna infilarsi in quel pertugio. La mossa è audace ma rischiosa. Potrebbe anche risolversi, come molti vorrebbero, in un’operazione di potere trasformistica di ritorno nel vecchio contenitore per condizionarlo un po’ più a sinistra dall’interno, limitandosi ad aiutare chi vuole allontanare dal partito le presenze renziane ancora corpose. Starà all’abilità e alla forza, quest’ultima purtroppo assai scarsa, di Mdp di evitare l’impaludamento trasformistico per spingere i dem ad aprire tutte le imposte di una casa molto ammuffita.

Nella stessa direzione dovrebbero tirare tutti coloro, associazioni e personalità esterne ai dem, che decidessero di partecipare alle “Agorà”. La posta in gioco dentro il Pd, infatti, non è solo la liberazione dalla zavorra renziana che ancora vi alberga, ma il superamento del suo Dna liberal democratico varato al Lingotto che a quella zavorra ha aperto la strada. Le due cose, infatti, simul stabunt simul cadent. Nelle prossime settimane a essere messa alla prova è la politica fin qui espressa da Letta che già adesso sta mostrando seri limiti e provocando delusioni non indifferenti; a cominciare dalle questioni del lavoro, della gestione a dir poco strampalata delle convergenze possibili col M5s nelle prossime elezioni amministrative nelle grandi città (vedi Roma innanzitutto) dove, com’era largamente prevedibile, riemerge la balcanizzazione dei dem in cordate e sotto cordate locali, per finire alla tragedia Israelo-palestinese in corso. Il fatto che i sondaggi, per quel che valgono, mostrino un Pd fisso attorno al 19% e in via di superamento da parte dei neofascisti di FdI, dovrebbe far riflettere il segretario dem e tutto il gruppo dirigente anti renziano nelle sue varie gradazioni: l’elezione di Letta non ha iniziato alcun recupero elettorale nelle periferie sociali e nel mondo del lavoro.

Di buon senso anche l’iniziativa e la proposta di Bersani che, però, dovrebbe essere estesa anche a Sinistra italiana. L’ex – anche lui! - segretario dei democrats, dice a Pd e M5s di cominciare dalla riforma fiscale per poi estendere il metodo unitario di elaborazione e proposizione anche a tutte le altre riforme all’odg del governo. L’obiettivo dovrebbe essere quello di far agire all’unisono i protagonisti della vecchia maggioranza contiana invece di lasciare spazio alle scorrerie propagandistiche di Salvini. La cosa sembrerebbe scontata, ma non lo è; il che la dice lunga sul ritardo, anzi la tetraggine, del Pd e del M5s. Letta e Conte continuano a promettersi tanto amore per il futuro quanto poco riescano a praticarne nel presente.

A dare una scossa salutare a tutti è stato l’intervento del segretario della Cgil Landini con domande dirette come uno schiaffo. ”La precarietà – ha chiesto - la vogliamo sconfiggere oppure no?”. E ancora: “Vogliamo o meno intervenire in modo radicale per una unità di diritti e tutele nel mondo del lavoro? Le forze di sinistra assumono questo bisogno o no? Oppure pur di lavorare ci va bene tutto?”.

Solo che Letta – ma anche Conte – avrà pensato che le manate che arrivavano da Landini sulla sua faccia non lo riguardassero perché erano indirizzate alla sinistra.

Come nella vecchia gag di Totò: “Che so’ Pasquale io!”

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Dove sono finiti i lavoratori nel Pd targato Letta?

SINISTRA DI ALDO PIRONE

A sinistra e nel campo progressista fatti importanti da non sottovalutare

di Aldo Pirone
Letta 350 minIn queste ultime settimane son accaduti a sinistra e nel campo progressista alcuni fatti importanti da non sottovalutare. Il Pd, dopo lo show down di Zingaretti, ha eletto segretario Enrico Letta che ha rafforzato la chiusura al renzismo ribadendo la volontà di costruire, in vista della sfida elettorale sia nelle prossime amministrative nelle città che nelle prossime elezioni politiche nazionali, un’alleanza progressista basata sul nucleo forte della vecchia maggioranza contiana: Leu, Pd, M5s e altri “moderati” da acquisire dentro un rinnovato centrosinistra di impronta ulivista. Non sempre le formulazioni di progressismo, ulivismo, centrosinistra e sinistra sono chiare, anzi sono piuttosto confuse, ma tant’è.

Cinque stelle in formato Conte
Il M5s ha affidato a Conte la missione di rifondarsi nell’ambito del campo progressista, superando il suo vecchio trasversalismo (“né di destra né di sinistra) e le primigenie impostazioni “roussoiane” (la democrazia del click, il superamento dei corpi intermedi e del parlamento vagheggiato da Casaleggio senior e jr, l’uno vale uno a prescindere dalle capacità e competenze, un certo populismo antipolitico ecc.). E’ un lavoro in fieri ma che è iniziato con la delineazione dei princìpi identitari del nuovo Movimento da parte di Conte: ecologia, giustizia sociale, partecipazione democratica più strutturata sul territorio senza rinnegare lo strumento della rete, onestà nelle rappresentanze politiche e istituzionali e, non ultimo, collocazione nel fronte progressista. Alle spalle, la scelta di stare nel governo Draghi che aveva già portato alla separazione con diversi parlamentari di tutt’altro avviso. Non irrecuperabili, almeno alcuni, nell’evoluzione e “rigenerazione” dei grillo-contiani. Da osservare che Conte ha dato alla rifondazione del Movimento un segno di rinnovamento nella continuità dell’ispirazione di fondo. Un’operazione politica che non rinnega le battaglie giuste fatte ma che vuole dismettere errori e ingenuità.

A sinistra la formazione del governo Draghi con l’ingresso della Lega (Salvini) e di FI (Berlusconi) ha determinato una divisionegiuseppe conte 350 min fra Art. 1- Mdp di Speranza-Bersani e SI di Fratoianni. Quest’ultimo, però, ha accolto bene la nomina di Letta e si è detto subito disponibile a partecipare, al di là del giudizio sul governo in carica, a un’alleanza anti-destra sovranista e xenofoba. Naturalmente non a prescindere dai suoi contenuti. Art 1 sta fronteggiando nel governo l’attacco di Salvini su diversi fronti, in particolare al ministro della salute Speranza considerato la bestia nera dal leghista, non avendo il coraggio di prendersela con Draghi e, soprattutto, con i suoi ministri Garavaglia e Giorgetti che hanno approvato la linea del rigore sulla pandemia di Draghi-Speranza.

Complessivamente Renzi non è stato contento di questi esiti. Lui aveva puntato a far saltare tutto fra e dentro il Pd e il M5s.
Da parte sua Rifondazione comunista sta tentando di riunire tutti quelli che vogliono lavorare alla “alternativa” di contenuti sociali e politici al governo Draghi, considerato il governo del capitale e dei padroni, pericoloso per la democrazia e ultimo anello della sua involuzione presidenzialista a vocazione autoritaria. Non è chiaro se quest’area sarà disponibile a partecipare a un eventuale Fronte anti-destra se e quando si manifesterà sul piano elettorale. C’è chi propugna di stare fuori dalla contesa elettorale per costruire meglio l’alternativa immaginata in una specie di rinnovato astensionismo neobordighiano.

E i lavoratori?
Nei principali soggetti dell’alleanza progressista Pd e M5s – che vorrebbero riscostruirsi e rinnovarsi per meglio assolvere al compito – manca la questione essenziale: i lavoratori. Si sente e si vede che non sono la questione principale, quella il cui abbandono ha segnato, per l’appunto, il declino della sinistra fino alla nascita del Pd su basi sostanzialmente liberalfca cassino 350 260 min democratiche a fronte dello sfondamento nelle fasce popolari e operaie della destra, prima berlusconiana e poi salviniana e meloniana. Questo problema non può accollarsi al M5s contiano che già sta facendo per conto suo dei passi avanti notevoli rispetto a prima ma che non ha mai avuto nei lavoratori il suo Dna. E’ tutto del Pd e si confonde con una rifondazione unitaria di tutta la sinistra politica che vada oltre il Pd medesimo per coinvolgere l’associazionismo progressista presente nella società civile.

Nessuno ignora le difficoltà che Letta incontra nel suo partito incistato dalle correnti e dai lasciti pesanti del renzismo e, perciò, la necessità di certi compromessi anche un po’ contorti e pure strumentali (capigruppi donne Camera e Senato) per derenzizzarlo, ma di certe “rigenerazioni”, “rifondazioni”, cambiamenti “radicali” o se ne indicano subito i fondamentali soggetti sociali e identitari, oppure non stanno nella testa dei “rifondatori”. Pochi giorni fa è stato dato ai Circoli del Pd il vademecum prospettato da Letta. Ventuno punti che riassumono sinteticamente il suo discorso insediativo. In questi punti la questione del lavoro e dei lavoratori non c’è. A meno che non si pensi di averla affrontata con la proposta di distribuire un po’ di azioni dell’impresa “ai dipendenti gratuitamente e a condizioni di favore”.

Il partito della ztl
La questione ha ben altro spessore sociale, politico e culturale, come si evince anche dalla Costituzione. Si tratta di 17 – 17,5 milioni di lavoratori dipendenti che dovrebbero essere considerati il motore principale della rigenerazione della democrazia e dei partiti; il soggetto principale della nuova politica economica, ecologica e sociale richiesta dal Recovery plan. Un treno lunghissimo che va dal lavoratore che si misura con l’intelligenza artificiale a quello che controlla il robot, al rider e al driver della nuova economy, al precario e al raccoglitore stagionale. Una classe sociale a cui ridare coscienza di sé, non più concentrata in grandi fabbriche ma dispersa in una miriade di unità produttive, frammentata in circa 47 rapporti di lavoro, fatta di milioni di uomini e donne risorsa fondamentale non solo sociale e politica ma morale per il paese e fondamento primario per la sinistra. Già, per un partito della e di sinistra, non di uno genericamente “progressista”, come il Pd, che se rimane nelle sue vecchie impostazioni – quelle precedenti a Renzi, anche se aggiornate al tempo presente e ai suoi mutamenti – rimarrà sempre nelle ztl cittadine non capendo un’acca delle periferie urbane e sociali e dell’umanità che vi si affanna.

7 aprile 2021

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Letta e il PD

  • Pubblicato in Partiti

PARTITI. Il PD

 L'identità del PD è lo stare in modo nitido dalla parte del Paese debole

di Ermisio Mazzocchi
enrico letta 370 minLa sfida è iniziata. Il segretario del PD, Enrico Letta, agisce secondo una strategia con obiettivi ben definiti. Non sono esclusi impedimenti e difficoltà.

Il fine ultimo non può che essere una rigenerazione del PD in grado di leggere le mutazioni socio - economiche e di risolvere il dilemma di come riqualificare i contenuti della sua cultura proiettata in uno spazio di giustizia, di democrazia, di diritti.
Letta è convinto che se Draghi otterrà risultati positivi sulla pandemia potrà accelerare verso una definitiva identità del PD posizionato come partito della sinistra e dei progressisti.

Senza una visione a lungo periodo con una proposta adeguata e aggiornata non sarà possibile al PD essere un referente capace di rispondere alle nuove esigenze della società post-Covid19.
Le conflittualità, le contraddizioni, le disuguaglianze, le povertà, sempre più forti e profonde, potranno essere eliminate solo se si darà vita a un partito motore di ampi schieramenti di forze con progetti alternativi al vecchio modello di sviluppo e avversari delle nuove forme di disuguaglianze sociali, territoriali, etniche.

Il sistema economico, accentuato dalla pandemia, ha segnato una più marcata differenza delle condizioni sociali, in cui emergono con maggiore evidenza le grandi questioni di libertà e di progresso e la necessità di soddisfare i bisogni elementari dei cittadini.
Un processo che si traduce in un’esplosione esponenziale della dinamica dello sfruttamento che si scarica sugli uomini e sulle donne e sulle risorse naturali, con la creazione di profitti smisurati che non generano alcuno sviluppo, ma solo il dilagare della diseguaglianza e della sofferenza.

Conclusa la fase dell'emergenza Covid-19, ci si troverà davanti la ricostruzione di un Paese in cui si ripresenteranno nella loro più cruda realtà i rapporti di forza tra le componenti progressiste e democratiche e quelle oscurantiste e nazionaliste.

L'identità del PD è lo stare in modo nitido dalla parte del Paese debole, più a rischio di decadenza e meno protetta dalle violazioni dei diritti e l'essere rappresentativa dei valori insostituibili della dignità degli uomini, del lavoro e della democrazia.
Letta dovrà capire se ci sono le condizioni per una rinascita del PD che abbia una nuova idea di società e sia capace di ricomporre il campo del socialismo, del cattolicesimo democratico, dell'ambientalismo, dei nuovi diritti e delle nuove libertà.
Deve essere rigenerato un intero partito che sappia cosa è, cosa deve fare, cosa rappresenta.

Un partito che faccia dei suoi contenuti, come la giustizia, l'uguaglianza, i diritti, una bussola di orientamento per contrastare le storture sociali, le nuove forme di sfruttamento e l'impoverimento della vita.

Una forza socialista, riformista, moderna. Robusta nel suo pensiero politico che rimuova il sistema delle correnti di potere e il leaderismo sfrenato.

Al nuovo segretario spetta un compito immane che può affrontare solo con una riforma profonda della forma organizzativa del partito.
Occorre definire il modello democratico, sostiene Letta.
Se per democrazia si intende partecipazione e libertà di scelta, devono essere rivisti i meccanismi che regolano la vita interna del PD.

Il valore di un partito risiede nei suoi principi e nei suoi valori.
La loro realizzazione ha bisogno di una organizzazione che deve funzionare con sistemi che salvaguardino quei valori.
Le questioni aperte sono quelle delle modalità di adesione, del sistema elettivo degli organismi dirigenti, del sistema di scelta per le candidature istituzionali, del rispetto delle diverse sensibilità.
Quelli adottati sono risultati fallimentari e hanno dato spazio al leaderismo.

Non è più rinviabile la riscrittura delle regole per impedire la degenerazione speculativa e garantire i diritti democratici. Un partito vive per la partecipazione delle persone offrendo loro la condizione di contare e decidere liberamente.
Letta riceve un partito che ha concluso il percorso di quella che sarebbe dovuta essere la sua funzione innovativa. Dovrà recuperare la credibilità di una forza progressista, quale erede delle culture che hanno costruito lo Stato democratico e repubblicano.
Non ci sono alternative.

27 marzo 2021 Ermisio Mazzocchi

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Le incrostazioni del Pd

  CRONACHE&COMMENTI

La crosta si rompe aprendosi al movimento di una costituente di un nuovo partito della sinistra

di Aldo Pirone
diceNO 390 minDomenica scorsa all’assemblea nazionale del Pd che ha incoronato segretario Enrico Letta ci sono stati due discorsi. Uno della Presidente del partito Valentina Cuppi e l’altro del segretario in pectore. I mass media naturalmente si sono occupati esclusivamente di quello, molto più lungo, di Letta, tralasciando quello di Valentina. Eppure i commentatori di lorsignori, ma anche di giornali non appartenenti a quel circolo, come “Il Fatto quotidiano” e “il manifesto”, avrebbero fatto bene a rifletterci e a darne estesa notizia. Valentina Cuppi non ha fatto un discorso di circostanza, ha messo le mani direttamente dentro ai problemi d'identità e di visione dei dem e dentro le loro contraddizioni. Non si è limitata solo a denunciare i mali profondi e genetici di quel partito ma ha anche indicato la strada per risolverli e uscire dalla palude correntizia. Il suo intervento non era sovrapponibile a quello di Letta pur non tenero con il suo partito. La prospettiva che Valentina ha proposto è quella di “dare alle persone un partito che si lasci permeare dalle loro istanze, un partito che sappia interpretarle, rappresentarle, combattere [….] partito di sinistra veramente riformista e democratico” che sappia mettere insieme diritti civili e sociali mettendo fine alla timidezza, per non dire di peggio, su questi ultimi. Che cosa volesse dire in concreto, l'ha illustrato raccontando come è nata la proposta parlamentare dei dem sulla riforma dello stage. Una delle forme di lavoro che maschera lo sfruttamento più bieco di giovani precari. In un circolo del Pd di Milano s' incontrano ragazzi stagisti, iscritti e non iscritti al Pd, elaborano una proposta e la fanno arrivare in parlamento. Nelle parole e nei concetti della Cuppi è riecheggiato il suono del vecchio riformismo emiliano, poi sussunto dal Pci, che organizzava i lavoratori, li faceva divenire protagonisti del proprio riscatto sociale e civile. “Combattendo” come ha detto la Cuppi.

Letta, dal canto suo, per dire quale Pd vuole, ha usato un’espressione quasi veltroniana: “Progressisti nei valori, riformisti nel metodo e radicalità nei comportamenti tra di noi". Ai membri dell’assemblea balcanizzati in correnti ha detto: “Non vi serve un nuovo segretario, vi serve un nuovo Pd”.

Non si può dire che il suo sia stato un discorso accomodante verso i capibastone, né che sia stato culturalmente e socialmente nel solco del vecchio impianto del Lingotto che presiedette alla nascita del Pd. La pandemia ha spinto molti a uscire dalla subalternità al neoliberismo e al conservatorismo caritatevole, prendendo coraggio per distaccarsene. Debole, però, è stato il suo dire sulle questioni riguardanti i lavoratori. L’accenno all’azionariato dei dipendenti risente di una certa cultura cattolica originata dalla “Rerum novarum”. Molto di più avrebbe dovuto proporre in tema di precariato e di lavoro come identità primaria del Pd. Letta ha detto di voler rivitalizzare i Circoli di base e ha annunciato per l’autunno le “Agorà” dem, assemblee di base con iscritti e non iscritti. Tuttavia il suo discorso è stato tutto interno al Pd, considerato il perno da rivitalizzare di una coalizione di centrosinistra vecchio stampo, da Calenda a Fratoianni. La nomina a vicesegretaria di Irene Tinagli di orientamento liberal democratico, ex di Italia Futura di Montezemolo, di Scelta civica di Monti, renziana e poi calendiana - insieme a Peppe Provenzano di orientamento di sinistra – dice più di tante parole quale sia il Pd che Letta vuole ricostruire. Un partito sempre all’interno di un perimetro progressista moderato, magari non come al tempo del neoliberismo rampante e attualmente più piegato verso la socialità perché lì spinge la pandemia. Ma siamo sempre lì.
Mentre oggi a sinistra e nello stesso campo progressista servirebbe ben altro.

Comunque si giudichi l’arrivo di Letta, è bene avere chiaro lo spessore del problema correnti nel Pd. Perché è su questo, innazitutto, che si misurerà la capacità del nuovo segretario di rinnovare se non, come si è detto, di rifondare il partito. In via preliminare la questione è legata all’identità debole del partito. E’ in questo vuoto sociale, politico e culturale che esse hanno prosperato e si sono solidificate. Ne sono state perfino un elemento fondativo. Ma a parte questo, qui non si tratta solo delle correnti nazionali che balcanizzano la segreteria, la Direzione e l’Assemblea nazionale. C’è ben di peggio.

La crosta è molto più spessa in periferia, dove le correnti sono divenute cordate e cordatine di puro potere facenti capo ai capibastone e ai cacicchi locali che hanno assoggettato i circoli facendoli diventare, salvo eccezioni, comitati elettorali che non fanno politica nei rispettivi territori, ma fanno solo da collettori di voti (anche nelle primarie) per il consigliere municipale, comunale, regionale e parlamentare che li protegge e li usa come service personale sul territorio. Vedere, per esempio, i risultati dell’inchiesta di Fabrizio Barca a Roma sui circoli del Pd nel 2015, rapidamente archiviata. Domandiamoci: ma che cosa è il Pd in Sicilia, in Calabria, in Basilicata, in Campania ma anche in Piemonte, Liguria, Marche, Umbria, Veneto, Toscana, Emilia ecc. e a Torino, Genova, Venezia e cento altre città? E’ difficile dire con precisione, certo non è il partito di sinistra invocato da Valentina Cuppi che “si lasci permeare” dalle istanze delle persone – lavoratori dipendenti, precari, i “rider” ricordati dalla Cuppi, autonomi, donne, giovani - che dovrebbe rappresentare.

Come intende rompere questa spessa crosta Enrico Letta? Con le “Agorà” autunnali? Oddio tutto fa brodo. Ma il brodo non fa guarire gli ammalati, gli porta solo sollievo momentaneo. La crosta delle correnti si rompe aprendosi al movimento di una costituente di un nuovo partito della sinistra che chiami tutte le forze di sinistra, grandi e piccole, interne ed esterne ai partiti, insieme all’associazionismo progressista a farne parte e, soprattutto, a costruirlo. Perché le incrostazioni di ceto politico non sono solo del Pd ma anche degli altri.

L’estensione, la qualità e la forza del campo progressista dipenderanno anche dalla creazione di un tale partito che sappia esserne il motore propulsivo.

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Un Partito in cui credere

PD LATINA. Partiti

Vanzini (Pd e Gd Latina), commenta la relazione di Enrico Letta: Come dicemmo anche qui, non serve un nuovo Segretario ma un nuovo Partito.

partito democratico bandiera350 250“Vorrei che il mio partito elaborasse idee nuove per l’economia”.

Il rilancio di una grande ambizione. Gramsci divideva le grandi ambizioni frutto di un interesse collettivo dalle piccole ambizioni mero interesse individuale. Dalle parole di Enrico Letta emerge una grande ambizione, un partito in cui credere: “non il partito dei giovani, ma il partito che fa parlare i giovani”, che mette al centro la questione di genere, che si ricostruisce sulla montagna...

Riprendo alcune parole dette al congresso cittadino pensate con compagne/i, amiche/i “Ex-iscritti, disillusi, militanti da tempo non ascoltati e tante giovani forze chiedono, con determinazione, un Partito diverso, non intrappolato all’interno della sola prospettiva di governo e da ricostruire in maniera molecolare sui territori, nei borghi, nelle parti di città più periferiche e svantaggiate e dunque orientando la propria politica seguendo, finalmente verrebbe da dire, la geografia sociale del bisogno e delle necessità.” Enrico Letta che meglio di noi ha il dono della sintesi ha detto “Se noi diventiamo il partito del potere noi moriamo”.

Per questo il monito “Non vi serve un nuovo segretario, vi serve un nuovo PD” è la linea direttrice dei prossimi mesi. Apriamo una discussione libera tra iscritti, simpatizzanti e disillusi che parta da un’analisi dello status del Partito nella nostra provincia, del suo radicamento e della sua riconoscibilità, per poi pensare insieme alle possibili prospettive.

Buona fortuna ad Enrico Letta. Il più grande augurio che possiamo fargli ci ha raccontato di averlo già ricevuto: “Fare il segretario e chiamarsi Enrico è ancora più impegnativo”.

Serve riconsegnare al Partito un’anima, costruiamo insieme in provincia questa grande ambizione, costruiamo un Partito in cui credere

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