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Dove sono finiti i lavoratori nel Pd targato Letta?

SINISTRA DI ALDO PIRONE

A sinistra e nel campo progressista fatti importanti da non sottovalutare

di Aldo Pirone
Letta 350 minIn queste ultime settimane son accaduti a sinistra e nel campo progressista alcuni fatti importanti da non sottovalutare. Il Pd, dopo lo show down di Zingaretti, ha eletto segretario Enrico Letta che ha rafforzato la chiusura al renzismo ribadendo la volontà di costruire, in vista della sfida elettorale sia nelle prossime amministrative nelle città che nelle prossime elezioni politiche nazionali, un’alleanza progressista basata sul nucleo forte della vecchia maggioranza contiana: Leu, Pd, M5s e altri “moderati” da acquisire dentro un rinnovato centrosinistra di impronta ulivista. Non sempre le formulazioni di progressismo, ulivismo, centrosinistra e sinistra sono chiare, anzi sono piuttosto confuse, ma tant’è.

Cinque stelle in formato Conte
Il M5s ha affidato a Conte la missione di rifondarsi nell’ambito del campo progressista, superando il suo vecchio trasversalismo (“né di destra né di sinistra) e le primigenie impostazioni “roussoiane” (la democrazia del click, il superamento dei corpi intermedi e del parlamento vagheggiato da Casaleggio senior e jr, l’uno vale uno a prescindere dalle capacità e competenze, un certo populismo antipolitico ecc.). E’ un lavoro in fieri ma che è iniziato con la delineazione dei princìpi identitari del nuovo Movimento da parte di Conte: ecologia, giustizia sociale, partecipazione democratica più strutturata sul territorio senza rinnegare lo strumento della rete, onestà nelle rappresentanze politiche e istituzionali e, non ultimo, collocazione nel fronte progressista. Alle spalle, la scelta di stare nel governo Draghi che aveva già portato alla separazione con diversi parlamentari di tutt’altro avviso. Non irrecuperabili, almeno alcuni, nell’evoluzione e “rigenerazione” dei grillo-contiani. Da osservare che Conte ha dato alla rifondazione del Movimento un segno di rinnovamento nella continuità dell’ispirazione di fondo. Un’operazione politica che non rinnega le battaglie giuste fatte ma che vuole dismettere errori e ingenuità.

A sinistra la formazione del governo Draghi con l’ingresso della Lega (Salvini) e di FI (Berlusconi) ha determinato una divisionegiuseppe conte 350 min fra Art. 1- Mdp di Speranza-Bersani e SI di Fratoianni. Quest’ultimo, però, ha accolto bene la nomina di Letta e si è detto subito disponibile a partecipare, al di là del giudizio sul governo in carica, a un’alleanza anti-destra sovranista e xenofoba. Naturalmente non a prescindere dai suoi contenuti. Art 1 sta fronteggiando nel governo l’attacco di Salvini su diversi fronti, in particolare al ministro della salute Speranza considerato la bestia nera dal leghista, non avendo il coraggio di prendersela con Draghi e, soprattutto, con i suoi ministri Garavaglia e Giorgetti che hanno approvato la linea del rigore sulla pandemia di Draghi-Speranza.

Complessivamente Renzi non è stato contento di questi esiti. Lui aveva puntato a far saltare tutto fra e dentro il Pd e il M5s.
Da parte sua Rifondazione comunista sta tentando di riunire tutti quelli che vogliono lavorare alla “alternativa” di contenuti sociali e politici al governo Draghi, considerato il governo del capitale e dei padroni, pericoloso per la democrazia e ultimo anello della sua involuzione presidenzialista a vocazione autoritaria. Non è chiaro se quest’area sarà disponibile a partecipare a un eventuale Fronte anti-destra se e quando si manifesterà sul piano elettorale. C’è chi propugna di stare fuori dalla contesa elettorale per costruire meglio l’alternativa immaginata in una specie di rinnovato astensionismo neobordighiano.

E i lavoratori?
Nei principali soggetti dell’alleanza progressista Pd e M5s – che vorrebbero riscostruirsi e rinnovarsi per meglio assolvere al compito – manca la questione essenziale: i lavoratori. Si sente e si vede che non sono la questione principale, quella il cui abbandono ha segnato, per l’appunto, il declino della sinistra fino alla nascita del Pd su basi sostanzialmente liberalfca cassino 350 260 min democratiche a fronte dello sfondamento nelle fasce popolari e operaie della destra, prima berlusconiana e poi salviniana e meloniana. Questo problema non può accollarsi al M5s contiano che già sta facendo per conto suo dei passi avanti notevoli rispetto a prima ma che non ha mai avuto nei lavoratori il suo Dna. E’ tutto del Pd e si confonde con una rifondazione unitaria di tutta la sinistra politica che vada oltre il Pd medesimo per coinvolgere l’associazionismo progressista presente nella società civile.

Nessuno ignora le difficoltà che Letta incontra nel suo partito incistato dalle correnti e dai lasciti pesanti del renzismo e, perciò, la necessità di certi compromessi anche un po’ contorti e pure strumentali (capigruppi donne Camera e Senato) per derenzizzarlo, ma di certe “rigenerazioni”, “rifondazioni”, cambiamenti “radicali” o se ne indicano subito i fondamentali soggetti sociali e identitari, oppure non stanno nella testa dei “rifondatori”. Pochi giorni fa è stato dato ai Circoli del Pd il vademecum prospettato da Letta. Ventuno punti che riassumono sinteticamente il suo discorso insediativo. In questi punti la questione del lavoro e dei lavoratori non c’è. A meno che non si pensi di averla affrontata con la proposta di distribuire un po’ di azioni dell’impresa “ai dipendenti gratuitamente e a condizioni di favore”.

Il partito della ztl
La questione ha ben altro spessore sociale, politico e culturale, come si evince anche dalla Costituzione. Si tratta di 17 – 17,5 milioni di lavoratori dipendenti che dovrebbero essere considerati il motore principale della rigenerazione della democrazia e dei partiti; il soggetto principale della nuova politica economica, ecologica e sociale richiesta dal Recovery plan. Un treno lunghissimo che va dal lavoratore che si misura con l’intelligenza artificiale a quello che controlla il robot, al rider e al driver della nuova economy, al precario e al raccoglitore stagionale. Una classe sociale a cui ridare coscienza di sé, non più concentrata in grandi fabbriche ma dispersa in una miriade di unità produttive, frammentata in circa 47 rapporti di lavoro, fatta di milioni di uomini e donne risorsa fondamentale non solo sociale e politica ma morale per il paese e fondamento primario per la sinistra. Già, per un partito della e di sinistra, non di uno genericamente “progressista”, come il Pd, che se rimane nelle sue vecchie impostazioni – quelle precedenti a Renzi, anche se aggiornate al tempo presente e ai suoi mutamenti – rimarrà sempre nelle ztl cittadine non capendo un’acca delle periferie urbane e sociali e dell’umanità che vi si affanna.

7 aprile 2021

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Letta e il PD

  • Pubblicato in Partiti

PARTITI. Il PD

 L'identità del PD è lo stare in modo nitido dalla parte del Paese debole

di Ermisio Mazzocchi
enrico letta 370 minLa sfida è iniziata. Il segretario del PD, Enrico Letta, agisce secondo una strategia con obiettivi ben definiti. Non sono esclusi impedimenti e difficoltà.

Il fine ultimo non può che essere una rigenerazione del PD in grado di leggere le mutazioni socio - economiche e di risolvere il dilemma di come riqualificare i contenuti della sua cultura proiettata in uno spazio di giustizia, di democrazia, di diritti.
Letta è convinto che se Draghi otterrà risultati positivi sulla pandemia potrà accelerare verso una definitiva identità del PD posizionato come partito della sinistra e dei progressisti.

Senza una visione a lungo periodo con una proposta adeguata e aggiornata non sarà possibile al PD essere un referente capace di rispondere alle nuove esigenze della società post-Covid19.
Le conflittualità, le contraddizioni, le disuguaglianze, le povertà, sempre più forti e profonde, potranno essere eliminate solo se si darà vita a un partito motore di ampi schieramenti di forze con progetti alternativi al vecchio modello di sviluppo e avversari delle nuove forme di disuguaglianze sociali, territoriali, etniche.

Il sistema economico, accentuato dalla pandemia, ha segnato una più marcata differenza delle condizioni sociali, in cui emergono con maggiore evidenza le grandi questioni di libertà e di progresso e la necessità di soddisfare i bisogni elementari dei cittadini.
Un processo che si traduce in un’esplosione esponenziale della dinamica dello sfruttamento che si scarica sugli uomini e sulle donne e sulle risorse naturali, con la creazione di profitti smisurati che non generano alcuno sviluppo, ma solo il dilagare della diseguaglianza e della sofferenza.

Conclusa la fase dell'emergenza Covid-19, ci si troverà davanti la ricostruzione di un Paese in cui si ripresenteranno nella loro più cruda realtà i rapporti di forza tra le componenti progressiste e democratiche e quelle oscurantiste e nazionaliste.

L'identità del PD è lo stare in modo nitido dalla parte del Paese debole, più a rischio di decadenza e meno protetta dalle violazioni dei diritti e l'essere rappresentativa dei valori insostituibili della dignità degli uomini, del lavoro e della democrazia.
Letta dovrà capire se ci sono le condizioni per una rinascita del PD che abbia una nuova idea di società e sia capace di ricomporre il campo del socialismo, del cattolicesimo democratico, dell'ambientalismo, dei nuovi diritti e delle nuove libertà.
Deve essere rigenerato un intero partito che sappia cosa è, cosa deve fare, cosa rappresenta.

Un partito che faccia dei suoi contenuti, come la giustizia, l'uguaglianza, i diritti, una bussola di orientamento per contrastare le storture sociali, le nuove forme di sfruttamento e l'impoverimento della vita.

Una forza socialista, riformista, moderna. Robusta nel suo pensiero politico che rimuova il sistema delle correnti di potere e il leaderismo sfrenato.

Al nuovo segretario spetta un compito immane che può affrontare solo con una riforma profonda della forma organizzativa del partito.
Occorre definire il modello democratico, sostiene Letta.
Se per democrazia si intende partecipazione e libertà di scelta, devono essere rivisti i meccanismi che regolano la vita interna del PD.

Il valore di un partito risiede nei suoi principi e nei suoi valori.
La loro realizzazione ha bisogno di una organizzazione che deve funzionare con sistemi che salvaguardino quei valori.
Le questioni aperte sono quelle delle modalità di adesione, del sistema elettivo degli organismi dirigenti, del sistema di scelta per le candidature istituzionali, del rispetto delle diverse sensibilità.
Quelli adottati sono risultati fallimentari e hanno dato spazio al leaderismo.

Non è più rinviabile la riscrittura delle regole per impedire la degenerazione speculativa e garantire i diritti democratici. Un partito vive per la partecipazione delle persone offrendo loro la condizione di contare e decidere liberamente.
Letta riceve un partito che ha concluso il percorso di quella che sarebbe dovuta essere la sua funzione innovativa. Dovrà recuperare la credibilità di una forza progressista, quale erede delle culture che hanno costruito lo Stato democratico e repubblicano.
Non ci sono alternative.

27 marzo 2021 Ermisio Mazzocchi

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Le incrostazioni del Pd

  CRONACHE&COMMENTI

La crosta si rompe aprendosi al movimento di una costituente di un nuovo partito della sinistra

di Aldo Pirone
diceNO 390 minDomenica scorsa all’assemblea nazionale del Pd che ha incoronato segretario Enrico Letta ci sono stati due discorsi. Uno della Presidente del partito Valentina Cuppi e l’altro del segretario in pectore. I mass media naturalmente si sono occupati esclusivamente di quello, molto più lungo, di Letta, tralasciando quello di Valentina. Eppure i commentatori di lorsignori, ma anche di giornali non appartenenti a quel circolo, come “Il Fatto quotidiano” e “il manifesto”, avrebbero fatto bene a rifletterci e a darne estesa notizia. Valentina Cuppi non ha fatto un discorso di circostanza, ha messo le mani direttamente dentro ai problemi d'identità e di visione dei dem e dentro le loro contraddizioni. Non si è limitata solo a denunciare i mali profondi e genetici di quel partito ma ha anche indicato la strada per risolverli e uscire dalla palude correntizia. Il suo intervento non era sovrapponibile a quello di Letta pur non tenero con il suo partito. La prospettiva che Valentina ha proposto è quella di “dare alle persone un partito che si lasci permeare dalle loro istanze, un partito che sappia interpretarle, rappresentarle, combattere [….] partito di sinistra veramente riformista e democratico” che sappia mettere insieme diritti civili e sociali mettendo fine alla timidezza, per non dire di peggio, su questi ultimi. Che cosa volesse dire in concreto, l'ha illustrato raccontando come è nata la proposta parlamentare dei dem sulla riforma dello stage. Una delle forme di lavoro che maschera lo sfruttamento più bieco di giovani precari. In un circolo del Pd di Milano s' incontrano ragazzi stagisti, iscritti e non iscritti al Pd, elaborano una proposta e la fanno arrivare in parlamento. Nelle parole e nei concetti della Cuppi è riecheggiato il suono del vecchio riformismo emiliano, poi sussunto dal Pci, che organizzava i lavoratori, li faceva divenire protagonisti del proprio riscatto sociale e civile. “Combattendo” come ha detto la Cuppi.

Letta, dal canto suo, per dire quale Pd vuole, ha usato un’espressione quasi veltroniana: “Progressisti nei valori, riformisti nel metodo e radicalità nei comportamenti tra di noi". Ai membri dell’assemblea balcanizzati in correnti ha detto: “Non vi serve un nuovo segretario, vi serve un nuovo Pd”.

Non si può dire che il suo sia stato un discorso accomodante verso i capibastone, né che sia stato culturalmente e socialmente nel solco del vecchio impianto del Lingotto che presiedette alla nascita del Pd. La pandemia ha spinto molti a uscire dalla subalternità al neoliberismo e al conservatorismo caritatevole, prendendo coraggio per distaccarsene. Debole, però, è stato il suo dire sulle questioni riguardanti i lavoratori. L’accenno all’azionariato dei dipendenti risente di una certa cultura cattolica originata dalla “Rerum novarum”. Molto di più avrebbe dovuto proporre in tema di precariato e di lavoro come identità primaria del Pd. Letta ha detto di voler rivitalizzare i Circoli di base e ha annunciato per l’autunno le “Agorà” dem, assemblee di base con iscritti e non iscritti. Tuttavia il suo discorso è stato tutto interno al Pd, considerato il perno da rivitalizzare di una coalizione di centrosinistra vecchio stampo, da Calenda a Fratoianni. La nomina a vicesegretaria di Irene Tinagli di orientamento liberal democratico, ex di Italia Futura di Montezemolo, di Scelta civica di Monti, renziana e poi calendiana - insieme a Peppe Provenzano di orientamento di sinistra – dice più di tante parole quale sia il Pd che Letta vuole ricostruire. Un partito sempre all’interno di un perimetro progressista moderato, magari non come al tempo del neoliberismo rampante e attualmente più piegato verso la socialità perché lì spinge la pandemia. Ma siamo sempre lì.
Mentre oggi a sinistra e nello stesso campo progressista servirebbe ben altro.

Comunque si giudichi l’arrivo di Letta, è bene avere chiaro lo spessore del problema correnti nel Pd. Perché è su questo, innazitutto, che si misurerà la capacità del nuovo segretario di rinnovare se non, come si è detto, di rifondare il partito. In via preliminare la questione è legata all’identità debole del partito. E’ in questo vuoto sociale, politico e culturale che esse hanno prosperato e si sono solidificate. Ne sono state perfino un elemento fondativo. Ma a parte questo, qui non si tratta solo delle correnti nazionali che balcanizzano la segreteria, la Direzione e l’Assemblea nazionale. C’è ben di peggio.

La crosta è molto più spessa in periferia, dove le correnti sono divenute cordate e cordatine di puro potere facenti capo ai capibastone e ai cacicchi locali che hanno assoggettato i circoli facendoli diventare, salvo eccezioni, comitati elettorali che non fanno politica nei rispettivi territori, ma fanno solo da collettori di voti (anche nelle primarie) per il consigliere municipale, comunale, regionale e parlamentare che li protegge e li usa come service personale sul territorio. Vedere, per esempio, i risultati dell’inchiesta di Fabrizio Barca a Roma sui circoli del Pd nel 2015, rapidamente archiviata. Domandiamoci: ma che cosa è il Pd in Sicilia, in Calabria, in Basilicata, in Campania ma anche in Piemonte, Liguria, Marche, Umbria, Veneto, Toscana, Emilia ecc. e a Torino, Genova, Venezia e cento altre città? E’ difficile dire con precisione, certo non è il partito di sinistra invocato da Valentina Cuppi che “si lasci permeare” dalle istanze delle persone – lavoratori dipendenti, precari, i “rider” ricordati dalla Cuppi, autonomi, donne, giovani - che dovrebbe rappresentare.

Come intende rompere questa spessa crosta Enrico Letta? Con le “Agorà” autunnali? Oddio tutto fa brodo. Ma il brodo non fa guarire gli ammalati, gli porta solo sollievo momentaneo. La crosta delle correnti si rompe aprendosi al movimento di una costituente di un nuovo partito della sinistra che chiami tutte le forze di sinistra, grandi e piccole, interne ed esterne ai partiti, insieme all’associazionismo progressista a farne parte e, soprattutto, a costruirlo. Perché le incrostazioni di ceto politico non sono solo del Pd ma anche degli altri.

L’estensione, la qualità e la forza del campo progressista dipenderanno anche dalla creazione di un tale partito che sappia esserne il motore propulsivo.

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Un Partito in cui credere

PD LATINA. Partiti

Vanzini (Pd e Gd Latina), commenta la relazione di Enrico Letta: Come dicemmo anche qui, non serve un nuovo Segretario ma un nuovo Partito.

partito democratico bandiera350 250“Vorrei che il mio partito elaborasse idee nuove per l’economia”.

Il rilancio di una grande ambizione. Gramsci divideva le grandi ambizioni frutto di un interesse collettivo dalle piccole ambizioni mero interesse individuale. Dalle parole di Enrico Letta emerge una grande ambizione, un partito in cui credere: “non il partito dei giovani, ma il partito che fa parlare i giovani”, che mette al centro la questione di genere, che si ricostruisce sulla montagna...

Riprendo alcune parole dette al congresso cittadino pensate con compagne/i, amiche/i “Ex-iscritti, disillusi, militanti da tempo non ascoltati e tante giovani forze chiedono, con determinazione, un Partito diverso, non intrappolato all’interno della sola prospettiva di governo e da ricostruire in maniera molecolare sui territori, nei borghi, nelle parti di città più periferiche e svantaggiate e dunque orientando la propria politica seguendo, finalmente verrebbe da dire, la geografia sociale del bisogno e delle necessità.” Enrico Letta che meglio di noi ha il dono della sintesi ha detto “Se noi diventiamo il partito del potere noi moriamo”.

Per questo il monito “Non vi serve un nuovo segretario, vi serve un nuovo PD” è la linea direttrice dei prossimi mesi. Apriamo una discussione libera tra iscritti, simpatizzanti e disillusi che parta da un’analisi dello status del Partito nella nostra provincia, del suo radicamento e della sua riconoscibilità, per poi pensare insieme alle possibili prospettive.

Buona fortuna ad Enrico Letta. Il più grande augurio che possiamo fargli ci ha raccontato di averlo già ricevuto: “Fare il segretario e chiamarsi Enrico è ancora più impegnativo”.

Serve riconsegnare al Partito un’anima, costruiamo insieme in provincia questa grande ambizione, costruiamo un Partito in cui credere

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PD plaude alla Certosa liberata

  • Pubblicato in Partiti

CERTOSA DI TRISULTI

La soddisfazione del PD

partito democratico bandiera350 250Il Circolo di Frosinone del PD esprime soddisfazione per la decisione del Consiglio di Stato di restituire l'Abbazia di Trisulti alla comunità cittadina. Il PD è stato uno dei primi promotori di iniziative per impedire di ridurre l'Abbazia in un centro di scuola internazionale di sovranisti sostenuta dal fascista statunitense Steve Bannon.

La grande mobilitazione di associazioni, di sindacati, di cittadini aveva suscitato sdegno per la speculazione messa in atto il presidente dell'associazione affidataria Dhi Benjamin Harnwell, indagato dalla Procura di Roma per falso e turbativa d'asta e perché la sua società fosse sprovvista dei requisiti richiesti dalla concessione.

Lo stesso Bannon era stato arrestato per frode negli Stati Uniti d'America. Il ricorso presentato dal Ministero dei beni culturali e da molte associazioni del territorio della provincia di Frosinone, ha ottenuto successo e consentito di vincere una battaglia per la difesa dei beni culturali.

Trisulti, come i tanti tesori artistici e architettonici del patrimonio pubblico della nostra provincia, come di tutta l'Italia, deve essere salvaguardato da speculazioni private e valorizzato come patrimonio di tutti e bene comune.

Il PD porrà grande attenzione per realizzare obiettivi volti a preservare e rendere fruibile il nostro patrimonio artistico.

 

Il Circolo PD di Frosinone
16 marzo 2021
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Unità, identità, visione: cosa serve al Pd

OPINIONI. Partiti

Sono giorni difficili anche per la politica e per il PD

di Romeo Fionda
BANDIERE PD 350 260Sono giorni molto complicati, difficili. Stiamo vivendo la gestione dell'emergenza Covid che sta colpendo di nuovo, molto duramente tutto il nostro territorio. L'incidenza delle varianti si fa sentire e sta anche cambiando volto a questa pandemia. Pesano le difficoltà delle persone, delle famiglie, degli adolescenti, delle persone con disabilità, di chi lavora e di chi ha perso il lavoro perché precario, di chi sta tentando di tenere con mille difficoltà le serrande ancora alzate.

Sono giorni difficili anche per la politica, per il PD.
Credo sia utile provare a fare insieme un ragionamento insieme su quello che è accaduto e sta accadendo:
•La formazione del governo Draghi con una maggioranza larghissima segue ad una sostanziale dichiarazione di fallimento della politica da parte del Presidente Mattarella che ha scompaginato tutti gli equilibri pre-esistenti e rischia di cambiare profondamente anche il PD.
•Zingaretti si è dimesso da qualche giorno. Voglio anche ringraziare Zingaretti per il lavoro svolto e per aver guidato il PD , in una fase difficile per l'Italia, con coerenza e spirito unitario, facendolo tornare a vincere e rompendo l'isolamento politico che lo aveva marginalizzato. Un lavoro importante svolto in pochi mesi.
•Abbiamo un nuovo segretario: Enrico Letta. Un politico di grande levatura internazionale che ha fatto subito chiarezza su come intende muoversi nel Partito, senza “ipocrisie”. Una grande battaglia per lo Ius soli, che significa per noi tutti: diritti, costituzione, lavoro, società, uguaglianza, dignità e umanità.

Su questo il Partito Democratico sfiderà il governo Draghi e le forze politiche che lo sostengono. Per andare avanti servirà un partito rinnovato nelle forme e nelle regole, ha detto il nuovo segretario. Per battersi contro il correntismo al nostro interno e contro il trasformismo in Parlamento, per la piena attuazione dell’art. 49 della carta costituzionale. Allo stesso tempo, ha chiarito, bisognerà consolidare il profilo dei valori, con la battaglia delle idee, con lo studio e la militanza. Per rendere davvero la nostra comunità libera e inclusiva verso chi è escluso per ragioni sociali, di genere, culturali e anagrafiche. Anzitutto le donne e i giovani.

Non si parte quindi da zero, anche se la situazione é difficile. Credo che Letta sia la figura giusta per rilanciare questo percorso ma penso che non abbia la bacchetta magica. Da solo potrà fare delle cose ma non tutto. Soprattutto al PD serve darsi un'identità chiara, coerente con i nostri valori.
Un'identità che non si fonda però astrattamente solo su valori enunciati ma su scelte di campo da praticare.
La crisi del PD è anche la crisi del campo progressista, e sicuramente chiarisce definitivamente il bivio a cui ci troviamo. Un bivio che non può essere affrontato soltanto con l’ennesimo cambio di segretario.

Ha ragione Provenzano, "Capisco Zingaretti. Malato un Pd che vive solo per il potere, in ogni caso dobbiamo cambiare tutto e ora. L'identità va ricostruita su lavoro, sanità, fisco per uscire dalla ztl" .
Occorre a questo punto ricostruire il presente e il futuro su delle basi che siano finalmente diverse:
1. Transizione ecologica;
2. Lavoro di qualità;
3. Contrasto alle diseguaglianze sociali, territoriali, quelle di genere e anche quelle generazionali.
La transizione ecologica ci offre opportunità senza precedenti: possiamo dare del lavoro di qualità, facendo risparmiare alle famiglie e riducendo al contempo le emissioni così nocive per l'ambiente, per la nostra salute. Possiamo fare ciò attraverso l'efficientamento energetico delle strutture pubbliche e private, la manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio in prevenzione anziché intervenire sempre dopo l'emergenza, attraverso l'economia circolare e l’uso delle energie rinnovabili che oggi costano meno delle fonti fossili.

Per quanto riguarda il terzo punto è essenziale dare risposte a chi oggi sta pagando, di nuovo, maggiormente questa crisi, cioè le donne e i giovani, che secondo i dati dell'ISTAT sono stati colpiti di più dagli effetti della crisi sanitaria in termini di posti di lavoro persi, anche perché hanno ereditato una situazione già compromessa dall’onda d’urto della crisi economica iniziata nel 2007.

L’Italia è un “paese rugoso”, come scrive Fabrizio Barca, e quindi non possiamo immaginare, né a Roma né a Cassino, di cercare di costruire delle risposte che vadano bene per tutto il territorio.
Diventa basilare la gestione di risorse senza precedenti che arrivano con il Next Generation, oltre 200 miliardi da investire bene e in fretta per ricostruire il Paese su basi nuove. Avviamo, anche noi, una discussione larga, aperta, che vada oltre il PD, che in qualche modo possa focalizzarsi su questi temi, che riguardano i problemi concreti della vita delle persone, perché altrimenti il dibattito politico, oggi così asfissiante, non lo capisce nessuno, e con un paese che soffre così tanto, invece, avremo tante cose da dire: sulla sanità, sulla scuola pubblica, sui beni comuni, sulla crisi climatica, sulle politiche sociali e su come creare lavoro dignitoso.

Allora mi chiedo, se non sia questo, per quanto così caotico e drammatico, il momento buono per immaginare un cambiamento e per raggiungere l'obiettivo, ma sono essenziali una discussione e un confronto largo dentro e fuori del PD.
Una discussione che in qualche modo possa focalizzarsi su questi temi che riguardano i problemi concreti della vita delle persone, perché altrimenti il dibattito politico non lo capirebbe nessuno.
Non servono a niente grandi contenitori come i partiti, così pieni di contraddizioni se non sanno indicare una direzione chiara e dire parole coerenti.
Vale per il PD, per il M5S, ma anche per la sinistra, per gli ecologisti.
In questa fase è necessario mettere insieme una rete che trasversalmente unisca chi nelle diverse forze sociali e politiche condivide questa stessa visione del futuro, che pone al centro la giustizia ambientale, la giustizia sociale, il tema della parità, il lavoro di qualità.

Una rete in cui ognuno metta in gioco la propria sensibilità e la propria identità.
Ripartiamo da qui perché se iniziamo con la domanda sbagliata difficilmente ne usciremo con una risposta giusta.
Se iniziamo a chiederci quale partito, oppure quale atteggiamento verso il governo e con chi lo guida è migliore, temo, che resteremo divisi dagli steccati del ceto politico e non riusciremo a ridiscutere con quelle forze, soprattutto più giovani, che si stanno muovendo, tra cui le mobilitazioni sociali e le esperienze migliori anche nel terzo settore. Abbiamo bisogno di questa aria fresca, credo, per ricostruire una visione condivisa e soltanto così potremmo riavvicinare le nostre posizioni, riaggregarci attorno a questa comune visione e a valori che siano davvero condivisi.

Servono proposte coraggiose, ci servono persone credibili per ricostruire l'intero campo su basi diverse.
Un campo che parli il linguaggio del futuro in grado di interpretare le nuove sfide e dare risposte ai bisogni concreti delle nostre comunità, per scrivere una storia che sia davvero diversa altrimenti temo che con gli schemi del passato non riusciremo a dare risposte a queste nuove urgentissime sfide.

Lunedì 15 marzo 2021

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PD: al punto di non ritorno

  • Pubblicato in Partiti

 PD. PARTITI E LA LORO CRISI

 PD: Le dimissioni di Zingaretti logica e inevitabile conclusione di una gestione impossibile

di Ermisio Mazzocchi
partito democratico bandiera350 250I segnali erano evidenti e vistosi. Le dimissioni di Zingaretti sono la logica e inevitabile conclusione di una gestione impossibile del PD, dilaniato dalle pratiche correntizie e privo di una sua definita identità politica.

Si è concluso il percorso di quella che sarebbe dovuta essere la funzione innovativa del Partito Democratico nella sua formula culturale - politica, rappresentata nel suo programma di fondazione.
Un percorso turbolento e conflittuale, ma con momenti, soprattutto nei primi anni di vita, positivi e vivaci.

Nel tempo sono emerse le contraddizioni in merito alla sua identità, alla sua collocazione, alla sua progettualità, alla struttura organizzativa. Incertezze che hanno accentuato, via via sempre più, un accartocciamento su se stesso, esasperato da rivalità interne, che hanno svuotato i valori fondanti del PD.
Il corso degli avvenimenti ha annullato le aspettative di un nuovo partito.

Il PD non è stato in grado di cogliere la conflittualità che era in atto, e lo è ancora oggi, tra un capitale finanziario spietato e incontrollato e parti della società italiana in cui crescevano le disuguaglianze, il precariato, la caduta del valore del lavoro, la povertà.
Il Covid-19 ha messo a nudo questo deficit politico del PD.

La spinta iniziale del PD, protesa verso quelli che sarebbero dovuti essere gli obiettivi di una forza progressista e dai forti contenuti innovativi, quale erede delle culture che hanno costruito lo Stato democratico e repubblicano, si è esaurita.
Rimanere ripiegati su se stessi, dentro un recinto angusto, spesso scena di litigiosità e contrapposizioni inconciliabili, porta a perdere la percezione della realtà e a perseguire esclusivamente interessi di parte e delle diverse componenti.

Ed è questa la cornice in cui si collocano le ragioni del gesto di Zingaretti.
Senza una visione di lungo periodo con una proposta adeguata e aggiornata non sarà possibile al PD essere un referente capace di rispondere alle nuove esigenze della società post-Covid19. Il tema della disuguaglianza rimarrà la questione prioritaria.
La sinistra si è adagiata sulla convinzione che il sistema democratico liberale sia il migliore possibile, non rendendosi conto che esso ha allargato le disuguaglianze, aumentate le povertà e le differenze sociali.

La pandemia provocherà una svolta per il fatto che si accentuerà la violenza dei sistemi finanziari globali e di un capitalismo sempre più vorace, volto a trarre il maggiore profitto da un indebolimento delle strutture democratiche e dalla insufficiente e inefficace risposta delle forze di sinistra e progressiste.
Quello che non sarà più come prima è la dimensione del processo di ristrutturazione del sistema, il quale manterrà saldi i riferimenti del capitalismo liberale.

Sarà possibile eliminare le conflittualità, le contraddizioni, le disuguaglianze se si darà vita a una sinistra motore di ampi schieramenti di forze progressiste e democratiche con progetti alternativi al vecchio modello di sviluppo.
Il Covid-19 ha solo spalancato una porta sulle vistose criticità dell'Italia e sulle miserie del mondo, prodotte da un modello di sviluppo falsamente ritenuto capace di sollevare le sorti dei popoli.
In questa immensità di ingiustizie, prevalgono l’assenza di tutele e di stabilità lavorativa e la cancellazione dei diritti sulle quali si fonda il neoliberismo con lo smantellamento dello Stato sociale.
La logica del mercato senza frontiere ha rimesso in discussione, se non abolito, le regole, o meglio, gli strumenti che regolano i rapporti tra libertà, democrazia, sovranità politica e identità nazionale.
Un cambio di prospettiva che ha prodotto una crisi della sinistra, la quale fatica a darsi un nuovo pensiero in grado di leggere le mutazioni socio - economiche e incapace di affrontare il dilemma di come riqualificare i contenuti della sua cultura proiettata in uno spazio di giustizia, di democrazia, di diritti.

Il PD sarebbe dovuto essere l'erede di quelle culture che hanno costruito lo Stato democratico e repubblicano.
Avrebbe dovuto adeguare gli strumenti utili a rigettare e a fronteggiare le spinte liberiste e le maglie soffocanti della globalizzazione.
Conclusa la fase dell'emergenza Covid-19, ci si troverà davanti la ricostruzione di un Paese in cui si ripresenteranno nella loro più cruda realtà i rapporti di forza tra le forze progressiste e di sinistra e quelle oscurantiste e nazionaliste.
La sinistra dovrà essere capace, pena la sua emarginazione, di essere referente di quel mondo che si trova dalla parte dei più deboli e meno protetta dalle violazioni dei diritti.
Dovrà definire una piattaforma politico-programmatica capace di essere complementare a una funzione di governo e rappresentativa dei valori insostituibili della dignità dell'uomo, del lavoro e della democrazia.
Non possiamo rimanere nell'indeterminatezza di un PD senza sostanza.

Si tratta di capire se ci sono le condizioni per una sua rinascita al fine di costruire una nuova idea di società e avviare un processo costituente di rifondazione della sinistra.

Tutto questo potrà essere possibile se si arriva, una volta per tutte, a ritenere il PD un partito di sinistra e della sinistra europea.
Una nuova forza ambiziosa e coraggiosa capace di ricomporre il campo del socialismo, del cattolicesimo democratico, dell'ambientalismo, dei nuovi diritti e delle nuove libertà.
Deve essere rigenerato un intero partito per sapere cosa è, cosa deve fare, cosa rappresenta. La rigenerazione del PD porterebbe, conclusa questa fase della sua storia, a rivisitare la sua funzione e la sua stessa organizzazione. A fare dei suoi contenuti come la giustizia, l'uguaglianza, i diritti una bussola di orientamento per contrastare le storture sociali, le nuove forme di sfruttamento e l'impoverimento dei livelli di vita.

Il congresso, quando sarà, dovrà rispondere in modo definitivo a queste esigenze rimodulando tutto il progetto politico e rivitalizzando le diverse culture della tradizione democratica italiana.
L'assemblea del 14 marzo è probabile che elegga un nuovo segretario che dovrà avere la capacità di essere l'artefice di questo processo di rinnovamento del Partito Democratico.
Una rinascita vitale per l'esistenza di una forza di sinistra indispensabile al paese e alla democrazia.

 

 

 

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10 marzo 2021

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La crisi del PD come si risolverà?

 OPINIONI e SPERANZE

Ci sarà alleanza tra M5S, PD e Art.1 e che potrà fare?

di Ivano Alteri
M5S PD ART1 minLa nascente alleanza tra M5S, Pd e Art.1 restituisce speranze e legittime aspettative all’insieme dell’Italia progressista. Le dimissioni dalla segreteria del Pd a cui è stato indotto Nicola Zingaretti ne testimoniano ulteriormente l’importanza. A lorsignori, infatti, non è bastato far cadere il governo Conte II: finché il Pd resterà, anche solo potenzialmente, una forza progressista, quell’alleanza resterà per loro una minaccia incombente. Ma la “disinvoltura” politica con cui è stato proditoriamente abbattuto il governo e indotto Zingaretti alle dimissioni potrebbe essere l’ultimo e indecoroso sussulto post mortem di un sistema di poteri putrescente che ha continuato a vessare l’Italia per oltre un secolo e mezzo fino alle ultime ore (v. le posizioni della confindustria genovese e nazionale). Affinché questo auspicio si realizzi, tuttavia, a mio parere sarebbe necessario che i protagonisti dell’alleanza compiano, tutti e velocemente, un passo avanti nella definizione di sé e dell’insieme.

Nell’ordine, il M5S ha di fronte a sé un compito tanto arduo quanto affascinante, tanto attraente e attrattivo da rischiare, all’esito, di risucchiare parte dei suoi stessi alleati (se restassero immoti). Quel compito consiste, nientemeno, nella trasformazione di un movimento, che in pochissimi anni ha travolto furiosamente l’intero sistema politico italiano, in un partito solido e di governo. Le difficoltà sono formidabili, tali da irretire chiunque, fino a trascinarlo nel panico. Ma le ragioni che hanno determinato la nascita del movimento sono state anch’esse tante e tali da fornire oggi ottime basi per garantirne la persistenza politica sotto la forma di un partito vero e duraturo. L’ostacolo, di ordine psicologico e culturale, che più di altri rischia di apparire insormontabile, fino a condurre al fallimento del processo, è la ostilità, fondativa del movimento, proprio verso la forma partito. Ma ciò che loro, e non solo loro, giustamente contestavano era in realtà una forma già degenerata di partito; invece, ad una attenta lettura della Costituzione, essi potrebbero rintracciarvi significati molto diversi e positivi di partito, inteso come luogo in cui il popolo si organizza, perfettamente confacenti al proprio carattere originario, per arrivare così a procurarsi la necessaria tranquillità nel percorso di rifondazione.

Per il Pd il compito non è meno complesso. Sin dalla sua fondazione, esso ha tenuto un comportamento piuttosto neghittoso nella definizione di sé. Alla asserita volontà iniziale di essere un partito “colorato” dalle principali culture politiche nazionali, quelle socialista-marxista, cattolico-democratica e liberale, non sono seguiti atti e fatti conseguenti. Persino nella definizione del “pantheon” culturale di riferimento si è assistito a comportamenti imbarazzati e imbarazzanti, tanto che è lecito chiedersi: è così difficile, per gli eredi di quelle culture lì confluite, riconoscere la statura culturale e politica dei vari Gobetti, Gramsci, Don Sturzo, Togliatti, De Gasperi, Moro, Berlinguer… solo per citarne alcuni? È così difficile riconoscere la grandezza delle elaborazioni da essi compiute, dalle riflessioni di Gramsci alle encicliche sociali della Chiesa Cattolica? È così difficile riconoscere il valore immenso che quelle culture hanno saputo immettere, tra mille inenarrabili sacrifici, nella Costituzione Repubblicana? È così difficile dire che quelle culture hanno determinato, dopo la Seconda Guerra mondiale, i migliori decenni dell’intera storia unitaria? Certo che non sono la stessa cosa, ma il Pd non intendeva esattamente mettere insieme tre culture diverse? Non sarebbe stato esattamente quello lo sforzo primario da compiere? Invece, si è preferito abbandonare il partito all’inerzia correntizia, di certo non interessata a raccogliere quei valori, ma piuttosto all’azione lobbistica a favore di interessi particolari e particolarissimi (non sempre dicibili in pubblico). Ma eliminata la ragione fondativa non è rimasta più alcuna ragion d’essere, e il risultato è chiaro: da un partito “troppo” colorato si è arrivati ad un partito senza alcun colore. In tale contesto, le dimissioni di Zingaretti, che per lorsignori dovrebbe significare la fine di ogni progressismo nel Paese, per noi legati mani e piedi ad una cultura politica d’impronta fortemente popolare può invece essere l’inizio di un “progressismo” mai visto prima, se esse saranno occasione di definitivo chiarimento nel senso auspicato; soprattutto considerando (qui, sin troppo sbrigativamente) che il Pd è l’unico partito d’Italia ad avere strutture diffuse sull’intero territorio nazionale…

Ad Articolo Uno, nel perimetro dell’alleanza, è attribuito un compito di profondo fascino e responsabilità: creare i nessi tra il nuovo e l’antico; e cioè, da una parte, fornire gli stimoli per riconoscere ed eliminare il vecchio e l’obsoleto senza rinunciare alle buone esperienze del passato; e, dall’altra, segnalare le opportunità del nuovo e i pericoli del nuovismo. Questa forza di sinistra può costituire il punto di equilibrio di un’alleanza che altrimenti cederebbe alle spontanee forze centrifughe, come ha saputo ben dimostrare sin dalla prima costituzione della maggioranza di governo. Tuttavia, neanch’essa è immune da problemi d’identità. Se non vi sono dubbi, infatti, sul suo essere forza politica di sinistra, ve ne sono senz’altro riguardo la sua forma, che non è già più quella di un movimento, ma non è ancora quella di un partito. Le titubanze su questo tema cruciale, che hanno caratterizzato la sua breve vita dalla sua fondazione e ancora persistenti, restano legate a troppi attendismi rispetto a ciò che accade all’interno del Pd, anche a riprova di una troppo scarsa consapevolezza di sé e del proprio ruolo. In effetti, a ben guardare, quelle titubanze non sono prive di ottime ragioni, e ruotano tutte intorno ad una domanda chiara, ancorché inespressa: è più opportuno lavorare per la costruzione di un nuovo partito della sinistra (come era nelle intenzioni dichiarate inizialmente) o tentare di riconquistare spazi in quel Pd già dotato delle strutture e del radicamento necessari? La risposta non è semplice, e le titubanze, quindi, sono più che giustificate. Ma se si considera la necessità, ormai conclamata, della presenza di una forza politica organizzata, solida, strutturata, con chiari e inequivocabili caratteri popolari e di sinistra e, d’altra parte, non si vuole disconoscere la diversa funzione storica che nelle intenzioni ha dato vita al Pd, la scelta dovrebbe essere ormai chiara: creare un nuovo partito della sinistra, che non può limitarsi ad ArticoloUno, che sia un vero patito, solido e radicato nei territori sin dal suo primo vagito, con tutte le enormi difficoltà che questo comporta.

Dovrebbe essere anche chiaro, a questo punto, che se questo non accadrà, non vi sarà nessuno in grado di occuparsi dell’alleanza, e le singole parti saranno condannate alla marginalità in cui trascineranno inevitabilmente l’insieme. Al contrario, se tutto ciò dovesse avvenire, gran parte del carattere dell’alleanza ne risulterebbe già costituito, e ai singoli attori collettivi resterebbe il compito fondamentale di fornire ad essa quel surplus per renderla sinergica, di valore ben superiore alla somma delle singole parti.

Tutto ciò mi pare necessario per perseguire quegli obiettivi che stanno a cuore a milioni e milioni di cittadini italiani, animati dal desiderio di una civiltà nuova e di livello superiore. Non solo, quindi, per non soccombere alla destra e alle sue politiche trogloditiche (che se non sa adattarsi all’evoluzione figuriamoci al progresso degli uomini e delle donne), ma per affermare la propria visione del mondo e informare di sé la vita vera del terzo millennio.

Frosinone 7 marzo 2021
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Lorsignori rivogliono indietro il PD

 CRONACHE&COMMENTI

Le dimissioni di Zingaretti provocheranno un vero chiarimento di fondo?

di Aldo Pirone
Zingaretti disperato 350 minLe drammatiche dimissioni di Zingaretti sono un altro episodio nella lotta che si sta svolgendo fuori e dentro il PD per ricondurlo pienamente sotto il controllo dell’establishment liberal democratico di lorsignori.

La creatura era sfuggita di mano con quell’alleanza con Leu e M5s. E’ vero, la dirigenza zingarettiana non era riuscita a produrre quella svolta interna, quella “rivoluzione” nel Pd, quell’apertura alla società civile progressista, all’associazionismo che ivi opera e agisce, quell’immersione nel processo di unità e di rifondazione della sinistra che da più parti era sollecitata e che sarebbe stato necessario per spostare i rapporti di forza nel paese a sfavore delle destre e mettere al riparo il governo dalla quinta colonna renziana.

Tuttavia, tra remore e dissensi sotterranei alimentati dagli abbondanti lasciti renziani, soprattutto parlamentari, pararenziani e orfani del Lingotto veltroniano a vocazione maggioritaria, la suddetta dirigenza era riuscita, pur con le stampelle e claudicando un bel po’, a onorare l’alleanza progressista con Leu e il M5s e il sostegno al governo Conte 2 fino alla fine. Ed è proprio questo che lorsignori e i loro portavoce nei mass media rimproverano a Zingaretti. Oggi tutti quelli (i Mieli, i Damilano, le Concite De Gregorio ecc.) che guardano con ribrezzo al correntismo dem fondato sull’ordine feudale del cacicchismo localistico, applaudirono al Pd di Veltroni che, oltre all’impianto culturale liberal democratico del Lingotto, si diede proprio quella struttura allucinante che metteva insieme, in nome dell’innovazione, il vecchio e immarcescibile correntismo più ferreo con il plebiscitarismo; anticipatore non nobile del populismo. Il tutto aperto all’infezione del trasformismo più bieco, senza princìpi né valori né ideali e, non da ultimo, alla penetrazione degli avventurieri politici più spregiudicati come Renzi. Anche lui applaudito da non pochi schifiltosi di oggi.

A favorire e, per certi versi, a blindare l’alleanza a sostegno di Conte è stata la pandemia da Coronavirus che ha cambiato la situazione sociopolitica in Italia, in Europa e nel mondo. Essa ha riportato alla luce e in primo piano parole e politiche come solidarietà, mutualità, direzione pubblica, beni comuni, ambiente, ecologia ecc.. Un mastice che è durato fino a quando non è entrata in ballo la gestione dei 209 mld del Recovery fund e anche nel Pd si è pensato, da una parte (Zingaretti e Bettini) di dare una scrollatina a Conte e dall’altra (Marcucci, Zanda, Delrio ecc.) di affossarlo tout court utilizzando il rignanese saudita “nostro centravanti di sfondamento”.

Il ribrezzo di lorsignori per questo Pd non nasce, perciò, dalle sue piaghe originarie ormai purulente e incancrenite, dai fasti e nefasti precedenti culminati nel renzismo, ma dal tentativo di uscirne, seppur timidamente e fra contraddizioni e remore lampanti, con una politica orientata a sinistra sostanziata nell’alleanza con Leu e M5s a sostegno del Conte 2. Quest'alleanza hanno cercato di sbriciolarla con la caduta di Conte e l’avvento di Draghi e ora ne vogliono impedire una qualche rinascita anche in futuro.

Le dimissioni di Zingaretti possono essere anche benefiche se provocano un chiarimento fondamentale fra i dem e una svolta con l'abbandono di ogni sirena liberal democratica, moderata e centrista e un processo di rifondazione non solo e non tanto del Pd ma della sinistra tutta in collegamento simbiotico con l'associazionismo progressista della società civile. In parallelo a quanto sta succedendo nel M5s con l'avvento annunciato di Conte nella direzione dei pentastellati.

Intanto non bisogna distrarsi. Il governo Draghi, da una parte, va condizionato a potenziare la continuità sul terreno sanitario e su quello sociale con il governo Conte e, dall’altra, occorre sindacare a fondo i progetti del Recovery plan. Non bisogna dimenticare che in Parlamento c’è una maggioranza progressista che va fatta valere anche sui dettagli e anche nel contrastare passo passo le panzane di Salvini.

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Stefano Pedica e Il Cantiere Democratico

Cronache&Cronache

Stefano Pedica risponde alle domande di Diego Protani

Pedica 350 min1) Onorevole Pedica è arrivato Mario Draghi, per alcuni il salvatore. Ci dica il suo pensiero...

R: Draghi è una persona seria e riconosciuta a livello mondiale per il suo pragmatismo e trasparenza nell’affrontare qualsiasi problema. Lo abbiamo visto in molte occasioni essere una persona che ha avuto una intuizione che andava oltre una visione del momento per arrivare a decisioni importanti nella Bce quando di fatto con la sua politica ha salvato tanti paesi. Incluso il nostro. Una persona che non pensa ai blog o ai twitt ma alle cose semplici per crescere e migliorare la vita dei cittadini.

2) Giuseppe Conte non è mai stato sfiduciato, eppure non è più il premier. Le dimissioni sono state uno sbaglio?
R: Conte è stato sfiduciato di fatto, perché altrimenti sarebbe rimasto a fare danni e a non farci prendere sul serio dall’Europa e dall’Italia. Con le dimissioni/ sfiducia questo paese ha acquistato una persona competente, seria, conosciuta e innamorata del paese e non del partito. Cioè Draghi.

3) Che giudizio dà all'amministrazione Raggi?
R: Della Raggi non si può dare un giudizio ne per l’amministrazione ne per se stessa perché non ha fatto nulla che si ricordi per l’amore della città e per la serietà. Di Raggi in 5 anni si ricordano le buche, i rifiuti, gli autobus che vanno a fuoco, gli alberi che cadono, gli allagamenti, la metro bloccata e dulcis in fundo la memorabile idea della funivia. La cosa più ridicola che nella mia vita politica ho sentito.

4) Si voterà a Roma, leggiamo molti nomi per il probabile candidato sindaco: Calenda, Caudo, Ciani ed altri. E perchè non Pedica?
R: A Roma servono persone capaci e conosciute in tutta la città. I nomi che circolano li conoscono forse nel loro condominio e anche se alcuni sono stati eletti nei municipi, sono rimasti, a fare gli amministratori di quartiere, anche se da noi ogni quartiere può rappresentare Firenze o altre città famose, ma ripeto, hanno amministrato a mio avviso senza risorse, poco e male. A Roma serve una visione alta e di lungo periodo per rilanciare il turismo e l’economia delle piccole e medie imprese, gli artigiani, dare servizi e non abbandonare le periferie. Mi sono candidato alle primarie del Pd nella passata consiliatura ma hanno prevalso le correnti e non la capacità, infatti abbiamo perso. Io ho una visione di una città che rispetta l’ambiente e trova soluzioni per la viabilità e il trasporto in superficie come la metropolitana leggera. Sono pronto per cambiare questa città ma il Pd non sembra ancora maturo per accettare persone libere. Le vuole di potere e di corrente.

5) Cantiere Democratico farà una sua lista in sostegno del candidato sindaco o sosterrà dei candidati nel Pd?
R: Cantiere democratico ancora non ha deciso se sostenere un candidato o fare una lista d’appoggio perché ancora non c’è una data, un programma da leggere, un candidato credibile, almeno fino ad oggi. La mia area deciderà presto dove andare e quale programma credibile supportare. Anche noi abbiamo un programma e quel candidato o partito che si avvicinerà, ovviamente a sinistra, alle nostre idee lo appoggeremo.

6) Qual'è la sua idea di Roma? Da dove dobrebbe ripartire il Partito Democratico?
R: Come ho già detto la mia idea di Roma è per una città in movimento che tiri fuori idee e progetti che partano dalle periferie per valorizzarle e riqualificarle. Per fare un esempio seguire un modello Milano sulla riqualificazione delle periferie, poi i trasporti e il verde e un piano per rendere operativi i termovalorizzatori e valorizzare un’economia circolare. Il Pd ancora non parla di una visione di città metropolitana coinvolgente dove tutti i quartieri sono centrali e non abbandonati. Questo Pd guarda ancora ad un piano regolatore vecchio e centrato ancora sul cemento. Il Pd deve ripartire ma non sa ancora come e dove. Purtroppo.

 

 

 

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