fbpx
Menu
A+ A A-

Ilda "La Rossa" va in pensione

IlbaBoccassini 350 mindi Antonella Necci - Ilda Boccassini, magistrato simbolo della Procura di Milano, dopo 41 anni di servizio andrà in pensione il prossimo 8 dicembre.

Battagliera, rigorosa, inflessibile, apprezzata per il suo acume investigativo, la morale di ferro (non scalfita da un procedimento disciplinare dell'82 che si concluse con l'assoluzione), l'attaccamento al lavoro, e un po' meno per il carattere solitario e schivo. Ilda Boccassini, magistrato simbolo della Procura di Milano, dopo 41 anni di servizio andrà in pensione, il prossimo 8 dicembre, all'indomani del suo 70esimo compleanno.

Il Consiglio Superiore della Magistratura ha dato il via libera sul 'collocamento a riposo', per limiti di età per il pm napoletano, che a Sant'Ambrogio si chiuderà alle spalle definitivamente la porta della stanza numero 31 del quarto piano del palazzo di Giustizia di Milano, dove per anni ha portato avanti inchieste delicate sulle infiltrazioni mafiose e quelle che hanno coinvolto Silvio Berlusconi, come il processo Sme Ariosto e Imi-Sir fino al piu' recente caso Ruby.

Il suo nome si fece strada fin dal 1989, ai tempi della Duomo Connection, quell'inchiesta che condusse assieme al giudice palermitano Giovanni Falcone, sulla penetrazione mafiosa a Milano. Da quel momento, tra i due nacque una solida e profonda amicizia, che la portò, dopo le stragi di Capaci e Via D'Amelio, nel 1992, a chiedere di essere trasferita a Caltanissetta.

Fece scalpore la sua 'accusa' alla commemorazione di Falcone, un anno dopo la sua morte, al Palazzo di giustizia di Milano: "Avete fatto morire voi Giovanni Falcone, con la vostra indifferenza, con le vostre critiche" disse prima di partire per la Sicilia. Vi rimase fino alla cattura di Toto' Riina e all'individuazione di mandanti ed esecutori delle stragi dei due magistrati antimafia.

Dopo l'esperienza siciliana tornò a Milano e, su richiesta del Procuratore Francesco Saverio Borrelli, entrò a far parte del pool dell'inchiesta su Mani pulite. Ilda la Rossa, come spesso veniva chiamata dai media per il colore dei suoi capelli (ma anche per una sua connotazione politica, secondo i suoi detrattori), ha diretto a partire dal 2004 le indagini della Digos sulle Nuove Brigate Rosse.

E nel 2009 il Csm l'ha promossa alla funzione di Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Milano. Una carica che ha ricoperto per 8 anni, fino alla scadenza, nell'ottobre 2017. Dopo, il tentativo di salire sulla poltrona più alta, quella di Capo della Procura di Milano, quando nel 2015, venne lasciata libera da Edmondo Bruti Liberati. Un tentativo che si concluse con grande amarezza: il Csm scelse Francesco Greco.

Questo sentimento insieme a quello di disaffezione per un certo tipo di magistratura da salotto, mediatica e politica, non le hanno impedito di continuare a lavorare a 'testa bassa' con la solita determinazione. Ma il suo 'sentire' non lo ha certo nascosto ed e' venuto fuori con chiarezza in occasione della morte del capo del pool Mani Pulite, Francesco Saverio Borrelli, il 20 luglio scorso. Filtrato in un necrologio.

Nel suo saluto all'amico, Boccassini scrisse: "Ciao, hai resistito alle lusinghe del potere, sei stato un esempio di integrità per chi come me, non ha ceduto a compromessi. Dopo di te tenebre. Già mi manchi. Ilda". Poche parole in cui c'è tutto.

Leggi tutto...

Cessione del quinto, affari a gogò per banche e finanziarie

cessione del quinto della pensione minClaudio Mezzanzanica, 11 settembre 2018 da sbilanciamoci.info - Lo scandalo della cessione del quinto. Facile e veloce, la cessione del quinto dello stipendio è l’ingresso di un tunnel per tanti lavoratori dipendenti e pensionati che non riescono altrimenti a pagarsi spese mediche e altri prestiti. Ha tassi altissimi (10%) e contenziosi più numerosi di Banca Etruria. Per banche e finanziare, affari d’oro.

“La cessione del quinto oggi è una forma di prestito conveniente e sicura”. Così scrivono banche e finanziarie nelle loro newsletter e nei volantini che distribuiscono, nei bar, fuori dai luoghi di lavoro, nelle cassette della posta… In realtà la cessione del quinto è una trappola infernale in cui stanno cadendo e sono caduti alcuni milioni di italiani. L’allarme l’ha lanciato perfino Bankitalia che nella primavera scorsa ha emanato una circolare richiamando gli operatori a una maggiore trasparenza e correttezza nella gestione dei rapporti con i clienti. La crescita dei contenziosi nel 2017, saliti a 22.000, più 40% rispetto all’anno precedente ha costretto anche il compassato istituto di via Nazionale ad agire con il solito sistema della moral suasion.

Il numero dei contenziosi del 2017 è ben quattro volte il numero dei danneggiati da Banca Etruria su cui si sono versati fiumi d’inchiostro. I risultati di questa azione di moral suasion della Banca d’Italia si scontrano con il formidabile interesse di banche e finanziarie che hanno nella cessione del quinto una straordinaria risorsa per fare utili. Il tasso di interesse di questo prestito è sensibilmente superiore a qualsiasi altro. Le banche quest’anno operano con un tasso di poco inferiore al 10%. Le finanziarie un paio di punti in più. Un pensionato che dovesse contrarre un prestito di 17.000 euro ne restituirà 25.000. Un lavoratore dipendente che dovesse contrarre un prestito di 23.000 ne restituirà 30.000 facendosi trattenere 250 euro al mese per dieci anni.

Lo scorso anno sono stati erogati poco più di 5 miliardi di prestiti con questo sistema. A questi tassi siamo a un utile lordo di oltre 500 milioni. Nessuna operazione di prestito ha un simile rendimento.
Nell’ultimo triennio i lavoratori e i pensionati italiani hanno utilizzato questa risorsa per accedere al credito in modo crescente. Trecentocinquantamila nel 2015, trecentottantaquattromila nel 2017, quattrocentoventimila nel 2017.
Il 58% di chi vi ricorre sono lavoratori dipendenti del settore privato, con una età media di 43 anni. Si tratta di circa seicentomila dipendenti che hanno ottenuto questo prestito indebitandosi, mediamente per i prossimi sette anni. Per accedere al credito bisogna avere un contratto a tempo indeterminato e lavorare in aziende con più di 15 dipendenti. Questi requisiti l’hanno circa sette milioni di lavoratori. Quindi negli ultimi tre anni il 9% dei lavoratori dipendenti del settore privato ha avuto bisogno di un prestito ottenendolo con questo sistema. Se aggiungiamo i quasi 500.000 che lo avevano avuto precedentemente scopriamo che oltre il 15% dei dipendenti privati ha ceduto il quinto del proprio stipendio a condizioni quasi suicide.
Il 35% dei sottoscrittori l’ha fatto per pagare debiti pregressi. Spesso si tratta di debiti contratti in famiglia, ma non solo. E’ un dato che conferma la difficoltà di arrivare a fine mese con gli stipendi attuali. Il 35% ha bisogno di liquidità per affrontare spese impreviste, spese per malattie. Solo l’8% fa la cessione per la casa e la stessa percentuale lo richiede per l’acquisto dell’automobile. Proprio quest’ultimo dato conferma che oltre ai bisogni per chiudere debiti pregressi esiste una persistente difficoltà da parte delle famiglie a risparmiare.

La cessione del quinto, nonostante i tassi che dovrebbero scoraggiare i clienti, resta l’unica via praticabile per pensionati o dipendenti per una molteplicità di ragioni. E’ una istruttoria abbastanza veloce che permette di avere il denaro con una discreta certezza. Non ci sono indagini sulla storia creditizia del cliente e neppure sulle motivazioni della richiesta. L’accesso al credito dopo il 2008 è stato un tormento per tutti i cittadini di medio e basso reddito. La cessione di una quota dello stipendio è una garanzia incontrovertibile.
Infatti l’uscita dal contratto è piuttosto onerosa e non può essere effettuata prima di aver pagato almeno il 40% delle rate. Poi ci sono le penali. Insomma la banca o la finanziaria fanno l’affare. Il contraente tira un momentaneo respiro di sollievo ma entra in un tunnel.

La diffusione della cessione del quinto è un altro dei segnali della crisi del reddito da lavoro sempre più inadeguato a garantire una vita dignitosa a chi il lavoro ce l’ha. La crescita della sua richiesta a dieci anni dall’inizio della crisi conferma che i lavoratori dipendenti non beneficiano di alcuno scampolo della proclamata ripresa. Se anche l’anno in corso dovesse confermarsi l’aumento delle richieste saremmo di fronte a una emergenza di massa. Perché qualche milione di dipendenti pubblici e privati, di pensionati costretti ad autoridursi il salario o la pensione per far fronte alle necessità della vita sono un fenomeno di dissesto sociale.

fonte: http://sbilanciamoci.info/lo-scandalo-della-cessione-del-quinto/

Leggi tutto...

In pensione con il prestito: una truffa politica

  • Pubblicato in Partiti

PaoloFerrero Frosinone 350 260intervista di Lucia Bigozzi a Paolo Ferrero (da intelligonews.it) - “La misura del governo è una bugia, perché si configura come un taglio sulle pensioni e al contrario di quello che dice Renzi, come una penalizzazione per i lavoratori e un favore a banche e assicurazioni”. Netto il giudizio di Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista che nella conversazione con Intelligonews spiega dove sta quello che definisce “l’inghippo” delle pensioni anticipate ma col “prestito”.

In pensione in anticipo ma col prestito: come valuta la proposta governativa? Punti di forza e di debolezza?

"Il primo elemento è che quella del governo si configura come una bugia, perché il governo dice si va in pensione prima senza penalizzazioni, invece è evidente che le persone interessate sarebbero indebitati per venti anni, cioè dovrebbero pagare fino al 15 per cento della pensione alle banche. Quindi, questo si configura come un taglio sulle pensioni e al contrario di quello che dice il governo come una penalizzazione ai lavoratori e un favore alle banche e alle assicurazione: è veramente una presa in giro galattica. L’altro elemento iper-negativo è che il governo dice che non bisogna modificare la Fornero: in pratica, rimane la legge Fornero, i lavoratori ci perdono non potendo andare in pensione prima e le banche e le assicurazioni ci guadagnano. In sostanza, questo è un provvedimento a favore di banche e assicurazioni. Invece, il tema è che bisogna modificare la Fornero per permettere alla gente di andare in pensione prima ed effettivamente senza penalizzazioni".

C’è chi parla di truffa politica, perché si sostiene che così si rende debitore una persona che magari non lo è mai stato. E’ una lettura corretta? E’ come con gli 80 euro?

"E’ molto peggio degli 80 euro e spiego la ragione: è una truffa politica perché rende debitore il lavoratore e rendere debitori i pensionati è una cosa pazza; è una truffa che si somma a un furto perché già oggi ogni anno il governo spende complessivamente per le pensioni 20 miliardi in meno di quanti sono gli introiti dell’Inps; questo attraverso il meccanismo delle tasse e cioè il governo riprende parte delle pensioni che versa attraverso le tasse; in questo modo il saldo è positivo per il governo di 20 miliardi. In sostanza il governo dai pensionati ogni anno ci guadagna 20 miliardi. Quindi a questo “furto di Stato” che c’è già, si somma la truffa di far diventare i pensionati debitori verso le banche".

Le banche dicono che per gli eredi non ci saranno problemi perché a coprire possibili insolvenze ci penserà l’Inps. Ma se poi non accade per problemi tecnici o per eventuali difficoltà da parte dell’Inps che succede? I figli si troveranno a pagare i debiti dei genitori?

"In Italia non si sa mai come va a finire ed è chiaro che se metti in piedi un meccanismo così, il rischio che rimangano impelagati i figli è evidente. Quando uno fa una roba del genere, il rischio di casini è altissimo. Bisogna seguire la via maestra, il resto sono tute cianfrusaglie: ridurre l’età per andare in pensione tornando ai 40 anni di anzianità, tenere i 60 anni per le pensioni di vecchiaia per le donne e a 65 per i maschi. Dunque la strada è: abolizione della Fornero e costruzione di un sistema chiaro che permetta di mandare la gente di pensione normalmente e di avere i giovani che lavorano".

L’idea di mettere in correlazione banche e pensioni non è rischioso? In passato Berlusconi mostrò la sua contrarietà: aveva visto lungo? Lei che ne pensa?

"Non solo Berlusconi, anche noi non siamo mai stati d’accordo perché questo è un modo per fare un favore alle banche; cioè questi cercano di infilare nel tritacarne dell’economia finanziaria la gente normale; lo fanno in questo modo ma l’hanno già fatto coi fondi pensione privati. Sono tutti modi con cui cercano di rendere i lavoratori interni finanziatori del sistema della speculazione finanziaria. Quindi va evitato totalmente questa roba. C’è un’ingiustizia sui lavoratori e poi c’è una furbizia di favorire il sistema delle banche. Renzi fa il contrario di quello che dice: lui afferma che è contro la speculazione, in realtà questa è una misura per favorire la speculazione".

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo UNOeTRE.it

regime-attività

Leggi tutto...

A Ferentino il Comune paga la pensione a Sindaco e Assessori

Ferentino b 350 260di Gianni Bernardini - A Ferentino, la pensione per Sindaco e Assessori la paga il Comune anche per il 2016. (lettera aperta alla città)

«Caro Concittadino di Ferentino,
e’ inaccettabile che nel 2016 la politica ancora si “arroghi” privilegi economici che di fatto sono anche non dovuti.
Non lo fanno piu’ alla Camera dei Deputati, al Senato della Repubblica, tanto meno alle Regioni, in particolare la nostra dove lo scandalo fu di portata nazionale, ma in un piccolo comune della Ciociaria, esiste la “zona franca per i privilegi economici ai politici”.
Parliamo di Ferentino, dove il Sindaco Avv. Antonio Pompeo, il Vice-Sindaco Luigi Vittori, e l’Assessore Avv. Francesca Collalti, si fanno pagare gli oneri previdenziali dalle casse del Comune.
Affrontammo questa tematica pubblicamente anche nel 2015, ripresa sia dagli organi d’informazione della carta stampata e sia dalle Tv locali.
Il 23 Marzo 2016 prossimo il Consiglio comunale di Ferentino, e’ stato convocato per l’approvazione del Bilancio di Previsione 2016, e tra le tante poste finanziarie previste in uscita ci ritroviamo ancora una volta “Rimborso Oneri Previdenziali agli Amministratori”.
Nel 2015, con il collega Marco Valeri, abbiamo diffidato i 3 amministratori al rimborso delle somme “improvvidamente” percepite per gli anni 2014 e 2015.
La normativa e’ abbastanza chiara, il Ministero degli Interni, con Parere del 9 aprile 2014, n. 15900/TU/086 ha posto fine alla discussione, dettata dai dubbi interpretativi, sancendo inequivocabilmente che l’art.86 secondo comma del TUEL (D.Legs. 267/2000) può trovare applicazione solo quando il lavoratore autonomo, in questo caso il Sindaco, il Vice Sindaco e l’Assessore Collalti, che ricopre una delle cariche previste dal primo comma si astenga del tutto dall’attività lavorativa; circostanza che il lavoratore autonomo ha l’onere di comprovare rilasciando all’ente locale un’attestazione in cui dichiari la sospensione dell’attività in costanza di espletamento del mandato amministrativo, nonché notificando la medesima dichiarazione all’ente previdenziale. Il parere del Ministero dell’Interno del 9 aprile 2014, n. 15900/TU/086, e’ stato ulteriormente sancito dalla Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per il Veneto in data 26/05/2014.
Nel Consiglio comunale del 23 marzo, a partire dalle 18:30, verra’ discusso un mio emendamento che toglie gli 8.700,00 euro che i 3 amministratori si sono destinati per la propria pensione, e li destina ad integrare i Parchi Giochi dei bambini, con giochi accessibili ai bimbi disabili, Ferentino non ha queste strutture, iniziativa denominata “Un Parco Giochi per Tutti”.
Mi appello a tutti i colleghi consiglieri di Ferentino, quelli con “sani principi”, per far si che si metta fine a questo “cattivo esempio” che la nostra Citta’, medaglia d’oro al valor civile, da a tutta l’Italia ed alle nuove generazioni.»

Ferentino, li 18 Marzo 2016

*Il Consigliere comunale e provinciale Gianni Bernardini

Scarica, dal link che segue, il testo delle'emendamento Bernardini pdf Emendamento per integrazione sociale in favore di parchi giochi (288 KB)

Leggi tutto...

LXI - La Pensione

sulla soglia delleternità vincentvangoghLXI - LA PENSIONE (poesia)
(OVVERO L'ATTESA DELLA MORTE DEL CORPO)

Già, la pensione! E se fosse il sintomo di una barbarie? Venne introdotta, per la prima volta, da Bismarck nel 1889 nella Germania del Secondo Reich, poi nel corso dei decenni si estese un po' dovunque. Già il fatto che l'abbia concessa Bismarck per primo e che si trovasse nei programmi della sinistra socialista fa capire che la pensione è un atto paternalistico del potere, dello Stato, della società. Una "rendita" concessa per anzianità, nella speranza, poi, che gli anziani non vivano troppo a lungo, altrimenti il sistema pensionistico salta. Essa consiste in un versamento di denaro fatto dal datore di lavoro e dal lavoratore, in qualche caso integrato dallo Stato (come nel sistema distributivo), che lo Stato stesso gestisce e restituisce al lavoratore solo trenta o quarant'anni dopo, al momento fissato per andare in pensione per anzianità. Si tralasciano qui, ovviamente, tutte le altre forme di pensioni e vitalizi che vengono distribuiti o sono stati distribuiti nel passato da parte dello Stato. Qui si parla solo della pensione per anzianità, che sarebbe la pensione classica e che tutti ritengono corretta. Concessa da Bismarck è sicuramente un gesto paternalistico, fatto per calcolo, cioè per prendere dei punti del programma sociale della sinistra e dei socialisti tedeschi e concederli, scavalcando la sinistra con i suoi stessi programmi sociali. Questo è noto. Ma nella sinistra la pensione è un gesto paternalistico? Dato che la sinistra attribuisce allo Stato o alla società i caratteri del Dio cristiano, primo fra tutti la bontà, appare chiaro che lo Stato-buono, quando un lavoratore raggiunge una certa età, gli concede una pensione: il gesto è comunque paternalistico, ma lo si fa passare per un diritto. E diritto è nella misura in cui per tale pensione sia il datore di lavoro che il lavoratore hanno versato dei contributi per ottenere la concessione della pensione. La verità è che la pensione sancisce definitivamente lo "status" di "dipendente" del lavoratore. Fissa anche lo stato di "indigenza" del lavoratore, perché dà per scontato che il salario o lo stipendio basti per arrivare appena alla fine del mese, per cui non è possibile mettere da parte niente e non è possibile ottenere dei risparmi che consentano di vivere anche là dove l'anzianità renda inabili al lavoro. Certo, poi, c'è anche lavoro e lavoro, i lavori che si basano sulla potenza fisica, sempre più rari, difficilmente possono superare i quaranta o cinquant'anni. Così il datore di lavoro, sia esso un privato o lo Stato, decide quando il dipendente deve andare in pensione, là dove nel lavoro libero lo decide l'individuo stesso che lavora. Con il sistema "contributivo", la pensione è direttamente proporzionale ai contributi versati. Se il sistema contributivo ti dà in proporzione a quanto versato di contributi, per quale motivo bisogna versare allo Stato i contributi? Perché i papponi della cosa pubblica gestiscano per trenta o quarant'anni il denaro dei lavoratori? Che, dunque, i versamenti dei lavoratori e dei datori di lavoro vengano dati direttamente al lavoratore, poi, ognuno gestisce tale denaro come vuole. Se giunto a una certa età, il lavoratore non ha conservato niente di quanto in più gli viene dato, è anche giusto che muoia di fame. In pratica il lavoratore dipendente viene trattato come un bambino, a cui non vengono dati i risparmi fino alla maggiore età: al lavoratore non vengono dati i soldi della pensione fino all'età della pensione di anzianità. E non si tratta di un atteggiamento paternalistico? La pensione "è" un gesto paternalistico per sua struttura. Serve a rassicurare lo schiavo moderno, cioè il "lavoratore dipendente", il cui salario o stipendio, variando secondo i livelli di benessere dei popoli, serve, per lo più, al mantenimento in vita. Il lavoratore privato, cioè padrone della sua attività, commerciante, libero professionista, ecc., se non versa per se stesso dei contributi (quindi non si parla di suoi eventuali lavoratori dipendenti), nessuno gli dice nulla e non ottiene alcuna pensione. Perché non può essere così per tutti? Perché il "lavoratore dipendente" è lo schiavo che deve dipendere dalla bontà del suo padrone, il quale gli concede il denaro per la pensione, ma glielo trattiene e glielo dà solo quando lui o le leggi (che sono fatte dal padrone per eccellenza, cioè lo Stato) decidono di darglielo, cioè ad una certa età (anzianità), esattamente come si fa con i bambini, quando si versano dei soldi sulle loro polizze assicurative. Questo suppone che il sistema pensionistico riguarda, strutturalmente, se non solo, soprattutto i "lavoratori dipendenti", cioè una situazione "paternalistica", dato che i liberi professionisti possono anche non crearsi una pensione, gli basta non versare alcun contributo. Certo lo Stato potrebbe imporre la pensione a tutti, estendendo il suo tirannico potere paternalistico, ma, se lo fa, lo fa solo per avere un gruzzolo maggiore da poter spolpare per trenta o quarant'anni, non per questioni etiche. Infatti, in ogni caso, il "sequestro" dei contributi da parte degli enti previdenziali equivale a trattare come bambini coloro che lavorano. Trattare come bambini coloro che lavorano, cioè togliere, con i contributi, del denaro alla gente per restituirlo ad "una certa età", è un gesto di per sé dispregiativo. Trattare come bambini gli adulti è un gesto immorale e paternalistico, il paternalismo sociale è immorale, una sorta di violenza buonista.in pensione di Paolo Maiani
Se, dunque, la pensione nasconde una aspetto barbaro già dal punto di vista economico, essa è ancora più barbara dal punto di vista strettamente morale e culturale. Va da sé, infatti, che il gesto paternalistico presuppone l'esistenza di un padrone, padrone che è il privato, ma, con le sue leggi, è ormai da tempo soprattutto lo Stato. Se lo Stato decide quando restituire i contributi versati per trenta o quarant'anni, è chiaro che con ciò decide anche quando il lavoratore dipendente deve smettere di lavorare. Lo Stato costringe ad andare in pensione. Il lavoratore dipendente non conta nulla dal punto di vista morale e culturale. Non importa nulla se amava o meno il proprio lavoro, se era bravo più di altri, se era ancora in grado di svolgerlo perfettamente, come ad esempio è il caso degli insegnanti. A una certa età si va in pensione per legge. Al limite, c'è più elasticità nel mondo privato, dove al lavoratore, se conviene, se sta bene in salute, se il lavoro gli piace, se il datore di lavoro trova che gli altri non sono migliori di lui, c'è la possibilità di poter fare il lavoro amato anche oltre il limite delle pensione di anzianità fissato dallo Stato. Spesso, però, il privato non ha interesse a mantenere gli anziani sul posto di lavoro, perché i giovani sono più facilmente raggirabili e quindi vengono sottoposti a condizioni di lavoro più dure, ma, almeno, questa possibilità c'è. Certo, il fatto che tutto dipenda da un padrone, sia esso il privato o lo Stato, rende tutto questo un'ignobile dipendenza, è sempre la discrezione del padrone, sia pure fissata tramite le leggi dello Stato, a stabilire il destino del lavoratore dipendente. Non dipende da quest'ultimo il poter seguitare a fare ciò che gli piace, questo solo perché l'attività che gli piace si identifica con il suo lavoro e il suo lavoro è dipendente, cioè non dipende da lui. Il lavoro dipendente è una vergogna, è una barbarie e il pensionamento rientra nella prospettiva di questa barbarie. Molti lavoratori dipendenti, forse la maggioranza, sono felici quando vengono mandati in pensione, perché, in tal modo, si sbarazzano di un lavoro che, o strutturalmente o per le condizioni in cui viene svolto, non è per nulla amato. Certo, si lavora anche per vivere, ma chi non ama un'attività e ne ama un'altra deve darsi da fare per ottenere il lavoro nell'attività che gli piace. Se non lo fa, ha certo la dignità di chi lavora per vivere, ma ha anche la colpa di non stare al posto giusto. Questo condiziona sia la qualità del lavoro, diminuendola, che la psiche, rendendo il lavoratore estraneo a se stesso nella sua attività, cioè quando lavora. In tal modo il lavoratore dipendente svolge il lavoro in modo "alienato", come se l'attività che svolge non fosse "sua". E' ovvio che queste persone, alla fine, non solo benedicono la pensione, ma la vedono come una liberazione: si ottiene lo stesso un salario o uno stipendio senza fare l'attività non amata svolta per anni in modo alienato. Ma che la pensione, che è strutturalmente una barbarie e lo è soprattutto là dove impedisce a chi ancora può lavorare di fare l'attività che amava e nella quale aveva dimostrato buone capacità, venga benedetta da persone per le quali il lavoro è stato solo "alienazione", significa valutare le cose in modo completamente distorto, sulla base della stessa propria alienazione. Che gli alienati stabiliscano che la pensione è una benedizione e non una barbarie è il sintomo di una distorsione sociale enorme. Non solo è grave che la società costringa la gente a fare un lavoro alienato, ma è ancora più grave che questi alienati nel lavoro fissino poi il criterio per valutare il carattere etico o meno della pensione. Almeno si avesse l'intelligenza di rendere elastica l'età pensionabile per anzianità: se un uomo di una certa età e qualità può ancora fare a buoni livelli il suo lavoro, deve poter proseguire fino a quando ce la fa. I membri delle tribù primitive non andavano in pensione, se non quando il fisico non gli permetteva più di reggersi in piedi. I cani e i gatti non vanno in pensione. Sono questi i motivi per i quali coloro che sono stati alienati nel lavoro e che vedono la pensione come una benedizione e una liberazione non hanno minimamente capito il mio dolore nel momento in cui mi hanno pensionato contro la mia volontà. Per me è stato come un lutto, come se avessero ucciso la parte più viva di me, riducendomi, quasi, ad una sopravvivenza biologica. Mi si dice di crearmi altri interessi, come se le passioni si potessero cambiare con la bacchetta magica o con un semplice ordine della volontà astratta. Non ho mai insegnato solo per il denaro. Il padrone per eccellenza, cioè lo Stato, ignora le passioni individuali che, si badi bene, non sono solo passioni individuali, sono anche "qualità" nel lavoro che si svolge. In una società senza qualità appare chiaro che lo Stato, il padrone più cieco di tutti, sul quale si avventano i parassiti più ignobili che esistono, cioè i politici (come i preti si avventavano sulla Chiesa), tenga conto solo dei "numeri" e non della "qualità".
"Numeri", questo sono i lavoratori dipendenti, i giovani non lo sanno, ma il loro trovare lavoro a tutti i costi è anche diventare "numero" e, come nel caso della maggioranza, andare a fare un lavoro alienato, un lavoro senza qualità. E, ovviamente, gli esseri ignobili, tipo i politici spregiudicati alla Renzi, fanno dei "numeri" dei giovani disoccupati il cavallo di battaglia per affermare, come una grande svolta, la società senza qualità, contrapponendo semplicemente i giovani e i vecchi, senza distinguere la qualità e la passione. Un giovane insegnante senza passione e senza qualità non vale nemmeno un'unghia di un insegnante anziano con passione e qualità. Il tutto, poi, viene fatto senza tatto e riguardo, usando il termine "rottamazione", come se gli uomini fossero carcasse di automobili. Se al carattere fisso dell'essere ignobile, strutturale in un politico, si aggiunge anche l'arroganza giovanile alla Renzi, allora si è di fronte ad un imbecille che assume atteggiamenti dittatoriali. Non potrò mai perdonare chi ha mi ha mandato in pensione nel modo improvviso e brutale che ho subito e rispetto al quale nemmeno i magistrati hanno fatto il loro dovere correttamente giuridico, non si può perdonare chi non si pone, minimamente, l'idea che possa esistere, non solo un problema dei giovani disoccupati (che, per altro, sono sempre esistiti, io stesso lo sono stato fino a trentacinque anni), ma anche degli anziani consegnati alla morte morale e tenuti in vita solo biologicamente con la "pensione".

La Pensione

Son già tre ore di dormiveglia e pianto,
dalla vita mi difendo col torpore,
non voglio più alzarmi la mattina
perché con la realtà torna il dolore.

Alzarsi la mattina e per andare dove?
Girare tra i mercati e le panchine?
Per sentirsi solitario tra la folla
e da borghese ammirare le vetrine?

Non più i sorrisi allegri degli alunni:
sopravvivo, mi han fatto pensionato,
solo, sempre solo ogni momento,
non sono morto, ma neppure nato.

Il cervello vivo e pur gagliardo
più non può far sentire la sua voce,
nessuno ha più voglia di ascoltare
e il mio pensiero muore sulla croce.

Ma la mente era giovane, sì giovane,
il corpo pur anziano era decente;
ridotto a corpo con la mia pensione,
ora la mente si riduce a niente.

Essere corpo è certo molto bello,
tale è spensierato da bambino,
ma nell'anziano non è più fanciullo:
solo la morte ferma il suo declino.

(8 luglio 2014)

Da scaricare e conservare, scegliere il link che si preferisce fra i due che seguono

pdf La pensione di Carlo De Cristofaro (51 KB)

http://issuu.com/ignaziounoetreitmazzoli/docs/la_pensione_di_carlodecristofaro

Leggi tutto...

Pensione al 10 del mese è accanimento verso gli anziani

pensionati 350-260Spi-Fnp-Uilp, pagamento pensione al 10 del mese è accanimento verso anziani

"La norma contenuta nella legge di stabilità che ritarda il pagamento della pensione al 10 del mese è un vero e proprio accanimento nei confronti degli anziani.
Il governo non ha previsto per loro alcun tipo di aiuto e di sostegno ma ha pensato a come complicargli ulteriormente la vita.
E' semplicemente inaccettabile. Ci domandiamo che cosa abbiano fatto di male gli anziani e i pensionati per essere trattati così".
Lo dichiarano in una nota i Segretari generali di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil Carla Cantone, Gigi Bonfanti e Romano Bellissima.

Roma, 21.10.2014

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici