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1904. Quadro politico del Circondario di Sora

Storie del Frusinate

In particolare la condizione politica di Isola del Liri

di Romeo Fraioli

isolaliri1904 390 minAll’inizio del 900 le masse lavoratrici impiegate nei vari settori industriali di Terra di Lavoro erano prive di qualsiasi organizzazione sindacale e si caratterizzavano per la scarsa qualificazione, i livelli salariali molto bassi e per i lunghi ed estenuanti orari di lavoro. I primi tentativi per promuovere una pur minima organizzazione sindacale furono opera esclusiva di attivisti militanti del Partito Socialista. Ad Isola del Liri e nel territorio circostante si assunse l’impegno il giovane avvocato di Arce Bernardo Nardone, da poco passato al socialismo dopo un'iniziale militanza negli ambienti politici repubblicani napoletani. Accanto a lui Vincenzo Giovannone, eletto sindaco di Isola del Liri nell’ottobre 1902 e componente della direzione provinciale del partito socialista di Terra di Lavoro.

La formazione della Lega di resistenza, strumento propulsore dell’azione sindacale della classe operaia di Isola del Liri, finalmente orientata verso il miglioramento della propria condizione economica, portò all’istituzione nel 1904 anche della locale Camera del Lavoro ed alla fondazione della sezione del Partito Socialista. Al IV° Congresso provinciale dei socialisti e delle organizzazioni di Terra di Lavoro, svoltosi a Caserta nel dicembre del 1906, Isola del Liri fu degnamente rappresentata dalla sezione socialista, dalla Camera del Lavoro, dalla Lega degli operai della cartiera e stabilimenti affini, dalla Cooperativa di produzione e lavoro fra i muratori, dalla Cooperativa di consumo e dalla Lega dei contadini. Tutti questi organismi costituiti contribuirono alla formazione e alla crescita di una sana coscienza di classe tra quei lavoratori, identificando in Isola del Liri un vero «simbolo» del movimento operaio.

Il 23 ottobre 1904 il sotto prefetto di Sora, per la probabile possibilità di elezioni politiche anticipate, determinata dalla situazione politica di allora, richiedeva al tenente comandante l’Arma dei carabinieri reali della cittadina, quali erano le condizioni generali di quel circondario, con particolare riferimento a:

- quali erano i partiti amministrativi e politici esistenti nei vari comuni del circondario con l’indicazione dei capi gruppi dei partiti medesimi;
- quale la moralità, la condotta morale e politica dei preposti allora alle singole amministrazioni comunali, delle opere pie non che dei dipendenti impiegati;
- quali le principali famiglie notevoli per censo, per influenze e cariche pubbliche esercitate o per nobiltà e civiltà di natali, nei vari comuni del circondario;
- se vi erano partiti extralegali od affiliati a partiti sovversivi, specificandoli;
- quale era in genere l’indole degli abitanti del circondario e quali i reati commessi più frequentemente;
- quale era allora la posizione dei rappresentanti politici dei tre collegi rappresentati dagli on. Grossi, Lucernari e Visocchi, indicando l’importanza decisiva in fatto di elezione politica di alcuni comuni compresi nei singoli collegi:
- quale la posizione di fatto delle correnti favorevoli o contrarie sia per parte delle amministrazioni allora al potere e sia dei capi gruppi di elettori più noti che in caso di elezione politica potessero determinare od influire sulla riuscita dell’allora rappresentante come candidato futuro o dell’eventuale competitore, se questi già esisteva e se era noto, indicandone altresì la maggiore o minore probabilità di riuscita in caso di lotta prevedibile.

Da una corrispondenza della regia delegazione di pubblica sicurezza di Isola del Liri, inviata al sotto prefetto di Sora, si comunicava che «i partiti politici di quel comune erano due, monarchico e socialista: nel primo militavano tutti gli industriali, i commercianti, i proprietari e buona parte dei negozianti e nel secondo, che faceva capo al noto Giovannone Vincenzo, in gran numero gli operai addetti ai vari stabilimenti industriali. Nessun accenno si aveva degli altri partiti politici, clericale, repubblicano ed anarchico. In vista delle elezioni politiche del 1904, si rimarcava che l’allora deputato on. Federico Grossi pareva non avesse altri competitori all’infuori del Giovannone che si sarebbe presentato al solo scopo di avere un’affermazione politica sul suo nome specialmente in quel comune, per riabilitarsi dalle sconfitte patite nelle precedenti elezioni comunali e provinciali. Si profilava una lotta alquanto aspra poiché il Giovannone sarà indubbiamente sostenuto dai dottori Campoli e Baisi, dai maestri elementari Ricci e Bondi, dal clero e dalla classe operaia che si è spiegata in suo favore, come vien provato dalle elezioni del consiglio di amministrazione della società cooperativa e da quelle del collegio dei probi-viri, ove vennero senza competitori, votate le schede da lui presentate. D’altra parte il partito monarchico non è affatto compatto nell’affermarsi sul nome dell’on. Grossi, poiché questi a molti è inviso per la ragione che esso fa capo al segretario di questo comune sig. Beniamino Truglia, il quale esercita, spalleggiato da tale appoggio, un’influenza alquanto prepotente sulle cose del comune, trascurando anche i lavori del suo ufficio per accudire ai molteplici suoi interessi privati, che il più delle volte non sono inspirati a doverosa correttezza. Per tale motivo una parte dei monarchici per non dare il voto al Giovannone con molta probabilità si asterrà dal recarsi alle urne, per cui questi potrebbe qui riuscire in maggioranza. Nella eventualità poi che in seguito potesse sorgere nel collegio un’altra candidatura, come sarebbe desiderio di molti, allora il Giovannone si ritirerebbe, consigliando i suoi amici a votare per il competitore dell’on. Grossi, da lui fortemente odiato, ed in tal caso questi rimarrebbe in notevolissima minoranza».

In seguito all’apposizione della candidatura dell’avvocato Gaetano Zincone di Casalvieri, in primo tempo sul collegio di Pontecorvo, ma poi apposta su quello di Sora, con altra comunicazione della regia delegazione di P.S. di Isola del Liri del 18 ottobre 1904, si comunicava al sotto prefetto di Sora, la fisionomia generale di quel paese in vista delle elezioni politiche: «589 sono gli inscritti nella lista elettorale politica di questo comune, dei quali però solamente 500 si contano come votanti. Di tali 500 poi, 270 possono portarsi come sicuramente favorevoli al deputato uscente, on. Grossi, fatto un esame accurato su ciascun nome, essendo tale numero formato dai possidenti, industriali, capi fabbriche e capi officine, al Grossi ligi o per amicizia o simpatia personale, o per convenienza. I rimanenti 230 sono formati dagli avversari del Grossi, e dal nucleo operaio, che quasi in maggioranza al Grossi mostrasi ostile. Il noto Giovannone però solamente di una sessantina di inscritti può sicuramente disporre, e dei rimanenti sperarne l’appoggio nel caso che effettivamente le Cartiere Meridionali nessuna parte attiva prenderebbero alla lotta. In tale caso quindi o tutti i 230 voterebbero, Giovannone consenziente, a favore dello Zincone, o si dividerebbero, parte per Zincone, e parte per il candidato socialista, nel caso se ne presentasse uno. Chiaramente quindi si vede che le Cartiere Meridionali, che tengono alla propria dipendenza circa due terzi degli operai elettori, e gli altri industriali, debbono esperimentare un’azione energica a vantaggio del Grossi, per potere avere questi una buona maggioranza in questo comune. Gli amici del Grossi ora tale azione invocano con molta insistenza. Così delineata la posizione, il Faticanti poca influenza può esercitare, e solo può riuscire di utile all’amico Zincone con l’accordo, che egli certo tenterà , col Giovannone, che poi a sua volta deve fidare nell’abbandono degli operai da parte dell’amministrazione delle Cartiere e degli industriali».

Il 25 Ottobre 1904 con altra riservatissima al sotto prefetto di Sora, il delegato di P.S. del comune di Isola del Liri, comunica che lo Zincone ha destato maggiori simpatie, ma in ogni modo contasi che possa avere più solo una quarantina di voti, stante la candidatura del Lollini, che prevedesi possa riportare oltre duecento voti tanti insomma da eguagliarsi al Grossi. Le Cartiere Meridionali si mantengono intanto nell’atteggiamento già annunciato, ed il direttore cav. Vandrame, ritornato l’altro giorno da Torino, non ha riportato alcun ordine modificato, e perciò ha dato la conferma delle fatte dichiarazioni. Lo Zincone, tenute presenti le condizioni di tutto il collegio, avrà buona votazione, e tale da entrare in ballottaggio col Grossi, riuscendo poi nella seconda votazione, nella quale sicuramente avrebbe favorevoli gli elettori del Lollini.

In seguito a questa situazione politica che si era creata nel circondario l’on. Federico Grossi ritirò la propria candidatura alle elezioni politiche del 1904 a favore di quella posta dall’avvocato Zincone di Casalvieri che peraltro non venne eletto.

 

 

 

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Chi erano gli IMI e l’importanza del loro coraggio politico

Il Giorno della Memoria

L’esperienza degli IMI, la loro audacia e intrepidezza manifestò un’autentica presa di coscienza

di Roberto de Rosa
internati militari italiani 370 minIl 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche scoprirono a poca distanza da Cracovia, una città polacca, il campo di concentramento di Auschwitz, liberando coloro che erano riusciti a sopravvivere. La stessa scoperta del campo, ma soprattutto i racconti e le testimonianze dei prigionieri donarono per la prima volta al mondo un’idea della terribile atrocità del genocidio nazifascista.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 1° novembre 2005 dichiarò ufficialmente il 27 gennaio Giornata Internazionale della Commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto. Probabilmente una delle pagine più buie della storia dell’umanità di cui il ricordo è ancora oggigiorno di estrema importanza non solo per il rispetto nei confronti delle vittime, ma anche per trarne significativi insegnamenti rivolti maggiormente ai più giovani.

Tra il 1933 e il 1945 la Germania nazista fece largo uso dei lager, termine tedesco che indica i campi di concentramento divenuti successivamente campi di sterminio in cui ebrei, zingari e dissidenti politici venivano sistematicamente uccisi. A seguito dell’armistizio di Cassibile del 3 settembre 1943, con il quale l’Italia firmò la resa incondizionata agli Alleati e allo stesso tempo il disimpegno dall’alleanza con la Germania nazista dando inizio alla campagna d’Italia e della Resistenza nella guerra di liberazione italiana contro il nazifascismo, molti furono i soldati italiani ad essere deportati nei raccapriccianti campi di sterminio.

Gli IMI, gli internati militari italiani, così vennero denominati dalle autorità tedesche, furono i soldati italiani che vennero catturati e deportati subito dopo la proclamazione dell’armistizio che sancì sostanzialmente la fine dell’alleanza tra l’Italia e la Germania nazista. I tedeschi imprigionarono migliaia e migliaia di militari italiani che ormai dopo la rottura dell’alleanza vennero considerati dei veri e propri traditori. Nei lager le condizioni di vita e di lavoro erano durissime, gli internati venivano sottoposti a estenuanti orari di lavoro che mettevano a dura prova la resistenza fisica dei prigionieri a cui a fronte di un così intenso impegno lavorativo non corrispondeva affatto un’alimentazione adeguata. La vita quotidiana di coloro che erano rinchiusi all’interno dei campi di concentramento era scandita da continue ispezioni e punizioni di carattere corporale che spesso provocavano lesioni mortali.

Nessun trattamento speciale venne riservato agli IMI, i soldati italiani subirono le stesse atrocità riservate al resto dei deportati, poiché se dapprima vennero considerati come prigionieri di guerra, fu Hitler stesso a intervenire affinché lo stato giuridico dei militari italiani passasse ad essere quello di veri e propri internati.

Nel momento in cui i soldati e ufficiali italiani venivano catturati, venivano posti davanti a una scelta: continuare a combattere tra le file dell’esercito tedesco oppure essere inviatiBundesarchiv Bild 183 J30385 Italienische Kriegsinternierte werden Zivilarbeiter 350b min nei campi di detenzione nazisti. Soltanto alcuni, spinti dalla disperazione e dalla fame, decisero di accettare l’offerta mentre la maggior parte scelsero coraggiosamente la strada che avrebbe spalancato loro le porte dei lager.

Il rifiuto e la resistenza alla guerra bramata dai tedeschi e dai fascisti non si esplicò dunque unicamente in quella che noi conosciamo essere la storia della lotta armata partigiana, ma al tempo si appurò anche attraverso un’altra forma di resistenza, passiva, ideologica che concorreva con altrettanta efficienza all’indebolimento della presa nazifascista. Fu un momento in cui il prigioniero affermava paradossalmente la sua superiorità, seppure morale, una situazione unica nel panorama politico italiano.

L’esperienza degli IMI, la loro audacia e intrepidezza manifestò un’autentica presa di coscienza, dettata non solo da un’evidente sconfitta militare, ma soprattutto dalla volontà di riappropriarsi del proprio destino e rifiutare il sistema di valori nazista e fascista. La riscoperta di una moralità individuale e collettiva degli IMI, il loro sacrificio, contribuì concretamente al successo della guerra di liberazione e alla politicizzazione delle bande partigiane.

 

 

 

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Ceccano. C’è qualcosa da correggere nel dibattito politico locale

 

 "mi sorprende il silenzio assordante e la sola reazione di Angelino Loffredi"

di Antonio Nalli
ceccano monumento 350 260Se anche Maurizio Cerroni ricorre all’espressione “sinistra pariolina”, tipica del linguaggio di Ruspandini e delle sua corte, per attaccare qualcuno che in fondo, forse, non gode troppo della sua simpatia, allora vuol dire che c’è davvero qualcosa da correggere nel dibattito politico locale. Ovviamente non sono d’accordo con la sua analisi sull’esito elettorale di Ceccano e mi sorprende il silenzio assordante e la sola reazione di Angelino Loffredi.

Dal mio punto di vista, malgrado il disorientamento generale e la pressione di determinati poteri forti radicati sul territorio, che ancora una volta hanno giocato sporco con le problematiche del lavoro, le urne hanno tracciato un solco importante, premiando anzitutto la coerenza di Emanuela Piroli che con le sole proprie forze e senza grandi nomi al suo fianco, è riuscita a compiere un grande risultato che torna a dare un poco di dignità al centro sinistra locale.

Risultato, ovviamente, non paragonabile alla forza elettorale che portò Cerroni alla vittoria nel 1994, poiché privo delle stesse fondamenta. Già nel mese di maggio, in un incontro casuale con Maurizio Cerroni, lo stesso mi annunciò la vittoria di Caligiore, perché a suo dire godeva del sostegno dei partiti, schierati al suo fianco con i rispettivi simboli. Rimasi stupito di questo e la cosa, lo confesso, mi infastidì, perché il capitano di una squadra, un leader (ed io lo ritengo tale, visto il suo bagaglio di esperienza), a mio giudizio non può starsene a guardare con le mani in mano, nel corso di una partita importante come era la tornata amministrativa. Ma resta pur sempre una scelta rispettabile.

Ma assistere in silenzio a ciò che avveniva intorno a noi, perfino all’apertura di un covo fascista (non dimentichiamo che fu una libreria il luogo dove la cellula di ordine nuovo, capitanata da Freda e Ventura, programmò le stragi del 1969), che a quanto sembra si sta attivando perfino nella diffusione di alimenti ai ceccanesi bisognosi e rigorosamente di pura razza italica, e riemergere dal letargo per parlare di divisioni, percentuali enfatizzate ed attaccare presunti rottamatori che non hanno avuto fortuna (dimenticando il proprio trascorso renziano), lo ritengo esagerato.

Nel corso degli anni sono stati tanti i momenti nei quali andava fatta e bisognava fare una riflessione all’interno del centro sinistra, consentendo alla destra di cavalcare demagogicamente argomentazioni per le quali, soprattutto negli anni di governo cittadino, non ha mai dimostrato concretamente il proprio interesse e trovato soluzioni. Erano, senza alcun dubbio, gli anni in cui si intentava il sostegno a discutibili progetti di riqualificazione dell’area di bosco Faito. Ed ancora su tante ed altre questioni ambientali, legate anche ad autorizzazioni nei confronti di ben note aziende del territorio che a quanto pare continuano ad “accontentare” qualche amministratore comunale… Andava aperta una riflessione sullo sviluppo urbanistico che si stava disegnando e sviluppando per la città. O ancora sulla privatizzazione di un bene primario come l’acqua e la gestione del servizio idrico nel panorama provinciale.

Erano gli anni del duo Ciotoli e Cerroni nei quali o si stava all’interno di quelli schemi o si era fuori. Da qui è nata la prima grande divisione del centro sinistra, con la creazione del gruppo indipendente di Angelino Stella, anch’esso strumentalizzato ed utilizzato dal Ruspandini per i propri fini. Tenendo presente che il dibattito politico nazionale, sulla gestione dell’emergenza sanitaria in corso, ci sta insegnando qualcosa di oggettivamente non trascurabile, ovvero che criticare soltanto le scelte promosse da altri è molto più semplice anche e soprattutto poiché non comporta alcuna ammissione di responsabilità, il quesito che pongo è: chi ora parla di dialogo e ricostruzione del centro sinistra, quali passi ha percorso, di proprio conto, per consentire una riappacificazione politica ed innescare nuova linfa alle sfide future?

 

 

 

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Il Coraggio di Cambiare e il suo coordinamento politico

II Coraggio di Cambiare

Al centro temi nevralgici: ambiente, sanità, scuola, acqua pubblica e tutela dei diritti dei cittadini

coraggiodicambiare 350ok minLa campagna elettorale si è conclusa e siamo contenti del risultato ottenuto e del consenso riconosciuto da gli oltre 3000 elettori che hanno scelto il nostro progetto, anche se sicuramente non soddisfatti. L’obiettivo principale è quello di continuare la nostra azione sul territorio, per dare seguito al programma della coalizione. Il nostro obiettivo è continuare a lavorare uniti, e per questo motivo tutti i gruppi, di comune accordo, hanno deciso di istituire un coordinamento politico permanente per discutere la linea da seguire, le iniziative da organizzare sul territorio e l’azione politica ed amministrativa da portare avanti in consiglio comunale. La nostra posizione unitaria verrà rappresentata in consiglio comunale dal gruppo consiliare denominato “Il Coraggio di Cambiare” e formato dal consigliere eletto nella lista Cives Andrea Querqui e dalla candidata Sindaco Emanuela Piroli, la quale avrà il ruolo di capogruppo.

Riteniamo la costituzione del gruppo consiliare e del coordinamento, due passaggi politici chiari e fondamentali per tutta la città e per il centrosinistra. Con il risultato elettorale sono state gettate le basi per una ricostruzione di un fronte largo, coeso e pronto a vincere e governare Ceccano. Per arrivare a fare questo, metteremo in campo tutti gli strumenti a nostra disposizione, al fine di avere un centrosinistra compatto ed unito, che fondi la propria azione politica sui programmi e sulle idee per la città.
Intendiamo ripartire dal nostro programma elettorale, continuando a mettere al centro temi nevralgici come l’ambiente, la EmanuelaPiroli consfondo 350 minsanità, la scuola, l’acqua pubblica e la tutela dei diritti dei cittadini. Continueremo a lavorare a contatto con la gente, utilizzando il metodo delle assemblee pubbliche per ascoltare e per discutere con tutti delle problematiche più stringenti, e per organizzare anche la nostra azione di opposizione in consiglio comunale.

Abbiamo intenzione di adempiere il nostro ruolo. L’azione amministrativa, organizzata dal coordinamento stesso, verrà portata avanti dai nostri due consiglieri dai banchi dell’opposizione e, nel frattempo, la coalizione tutta continuerà la sua attività pubblica di diffusione della propria linea programmatica.

Ci doteremo a breve di una sede dove organizzare le nostre riunioni e dove raccogliere le istanze dei nostri concittadini. Un luogo importante anche per continuare a far avvicinare i tanti giovani che sono interessati al nostro progetto.

Ufficio Stampa coalizione “Il Coraggio di Cambiare

 

 

 

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Nel ricordo di un medico valente e di un politico onesto

 Antico gentiluomo, valente chirurgo ospedaliero, nondimeno esemplare fu il suo impegno politico

UgoBellusci_350qu-mindi Ambrogio Coppotelli - Sono trascorsi più di sei anni da quando, il 27 dicembre 2013, l’Amministrazione Comunale di Ferentino, guidata dal Sindaco Antonio Pompeo, nel corso di una bellissima e coinvolgente cerimonia tenutasi presso la Sala Conferenze della “Casa della Pace”, con animo grato intitolò la struttura al professor Ugo Bellusci, scomparso il 15 marzo 2011, presenti la moglie Giuliana Rotondo e i figli Giuseppe, Francesco e Paola, e numerosi concittadini.

Antico gentiluomo, valente chirurgo ospedaliero noto per le sue non comuni doti professionali in tutta la provincia di Frosinone, Consigliere e Presidente dell'Ordine Provinciale dei Medici, il compianto concittadino Ugo, durante tutta la sua attività di medico-chirurgo, si prodigò a mettere tutta la sua esperienza al servizio della Sanità Pubblica e, come primario, diede lustro e prestigio all’allora Ospedale Civico, una delle strutture della nostra città di cui a buon diritto vantarsi.

Nondimeno esemplare fu il suo impegno politico.
Contribuì alla diffusione del PSI di Nenni, Pertini e Lombardi. In gioventù fu orgoglioso antifascista, come anche il padre Giuseppe Salvatore, professore di Materie Umanistiche nei Licei Classici, già deputato della Costituente e uno dei Padri della Costituzione della nostra Repubblica, eletto all'Assemblea Costituente nelle file del PRI.

Fu inoltre consigliere comunale, provinciale e regionale del PSI (e nell’Ente Regionale anche assessore) e in tali ruoli fu sempre al fianco delle fasce più deboli della comunità, mai disdegnando, anzi sempre cercando […] nell’avversario un prezioso interlocutore al fine di rendere l’esercizio della democrazia sempre più vivo e concreto […].
Del medico mi è gradito ricordare altresì questa testimonianza resa dal compianto Sergio Collalti nel suo “PARTIGIANI A FERENTINO”:
“Anche la nostra città ebbe la sua ‘banda’ di partigiani durante l’ultimo conflitto mondiale. […]
Un’altra figura degna di ricordo per le sue straordinarie doti, umana e professionale, è il prof. Ugo Bellusci

Egli operava nel nostro ospedale per dare assistenza sanitaria ai feriti. Nella sua camera aveva due camici bianchi. Sulla manica di uno, tutta insanguinata, era disegnata la svastica, sulla manica dell’altro, tutta pulita, compariva il simbolo della C[roce] R[ossa] I[taliana].
Quale la ragione? Quando talvolta l’ospedale era oggetto di ispezioni da parte dei tedeschi, il dottore indossava immancabilmente il secondo camice. E a quel soldato tedesco che eventualmente lo rimproverava per non indossare il primo camice, quello con su raffigurata la svastica, egli prontamente rispondeva che "non poteva se prima, per ragioni igieniche, non si fosse provveduto a lavarlo”.

Ricorda sua figlia Paola che l’onorevole missino Giorgio Almirante trascinò suo padre in tribunale a Cassino con l’accusa di diffamazione per aver, come segretario provinciale del PSI, fatto diffondere un manifesto sulle di lui malefatte durante la Resistenza. Il dottore, difeso dal partigiano, giurista e politico Giuliano Vassalli, vinse la causa perché le malefatte che aveva denunciato erano vere.

 

 

 

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Una produzione feconda per un ampio dibattito politico e culturale

Una occasione di riflessione su quello che ha rappresentato un giornale democratico, progressista, libero e autonomo

e.mazzocchi 260h ridimensionatodi Ermisio Mazzocchi - I venti anni di pubblicazione del giornale online www.unoetre.it devono rappresentare una occasione di riflessione su quello che ha rappresentato un giornale democratico, progressista, libero e autonomo nel panorama dell'informazione prodotta in questa provincia.

Sarà utile presentare con un numero speciale di questi primi vent'anni di lavoro che coincidono con l'inizio del XXI secolo, carico di speranze e di incognite.
Alla sua affermazione, con l'instancabile Editore e Direttore Ignazio Mazzoli, hanno contribuito moltissimi collaboratori che a titolo gratuito hanno dedicato il loro tempo a informare, a discutere, a creare un giornale.

Una produzione feconda, che ha consentito un ampio dibattito politico e culturale di ottimo livello e che oggi consente a unoetre.it di assumere un più marcato ed esteso ruolo nella pubblicistica giornalistica.
Nella provincia di Frosinone si è ridotta notevolmente la produzione di giornali cartacei - delle storiche testate riamane solo Ciociaria Oggi - e non ci sono giornali online di robusta consistenza e di antica tradizione e consolidata esperienza., come lo è unoetre.it.20anni1e3it min
Si apre un orizzonte di ampie possibilità per unoetre.it di assumere un compito che colmi questo vuoto nell'informazione democratica, libera rivolta con cura alle questioni sociali.

Se nel passato unoetre.it è stato pioniere nel suo genere, oggi rappresenta una possibilità e una speranza per quanti vogliono avere un riferimento per coltivare la loro conoscenza dei fatti sociali, per avere un confronto di idee, per avere una tribuna politica libera da condizionamenti di ogni sorta, per dare un contributo con le loro convinzioni e opinioni.
Auguri a unoetre.it

giovedì 21 maggio 2020

 

 

 

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Certosa di Trisulti: A chi esultava cominciano a cedere i nervi

Harnwell attacca la Procura della Repubblica di Roma e Papa Bergoglio

SteveBannon 390 minSferra un attacco forte alla Procura della Repubblica di Roma, Benjamin Harnwell, per aver “diffamato la memoria” dell’abate di Casamari, dom Eugenio Romagnuolo, deceduto nel mese di aprile per Covid-19. L’abate risulta indagato insieme ad Harnwell per falso nella partecipazione al bando per l’assegnazione della Certosa di Trisulti.

Nell’avviso di garanzia del pm Carlo Villani, Harnwell e l’abate di Casamari sono accusati di aver dichiarato il falso e aver prodotto documenti che “turbavano” la procedura di gara.

Harnwell, forte della vittoria al Tar di Latina che gli ha dato ragione contro il Mibact, lancia accuse contro la Procura della Repubblica di Roma e contro papa Bergoglio, in sincronia con le parole pronunciate oggi a mezzo stampa da Steve Bannon, l’ex- stratega del presidente americano Donald Trump, e principale finanziatore della DHI, contro il Vaticano “un pozzo nero di corruzione e dissolutezza.”

Manifesto più che esplicito delle reali intenzioni politiche, non spirituali né di studio, nelle parole pronunciate oggi dal presidente della DHI durante un dibattito in un’emittente televisiva locale.

Destinata ad alimentare la battaglia politica è la nota del presidente del Consiglio della Regione Lazio, Mauro Buschini, che non si pronuncia sulla decisione del Tar di Latina, ma dichiara che “vigileremo con le comunità locali per vincere insieme questa battaglia”. Buschini ricorda la lettera scritta un anno fa da Nicola Zingaretti all’allora ministro Bonisoli, in cui denunciava come la Certosa “che nel corso dei secoli ha significato incontro, scambio e unione, non può affatto conciliarsi con le attività di formazione politiche sovraniste”.

Buschini, che si dice al fianco dei “tanti cittadini e associazioni che si sono battute in questi mesi a difesa del presidio monastico”, attende la decisione del Consiglio di Stato a cui ha fatto appello il Mibact, convinto che “la battaglia legale per scongiurare che l’abbazia, un luogo di culto e di preghiera, venga definitivamente affidata ad una associazione sovranista non è conclusa.”

29/05/2020
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Vissuto sociale e politico come testimone personale

d.galeone microfono 350 minl'intervista rilasciata al giornale on line www.unoetre.it diretto da Ignazio Mazzoli

D: A oltre 10 anni dal 2000 e guardando al futuro del nostro Paese, del basso Lazio e della provincia di Frosinone quale la tua riflessione sia nella dimensione nazionale e laziale che nel contesto europeo?

R: La mia riflessione, penso, spazia oltre i rapporti politici intercorsi e rilevati nelle scelte più vere - discutibili e critiche - tra i maggiori partiti e sindacati e sulle aggregazioni sociali che certamente sono gli essenziali strumenti basilari di democrazia attiva e non solo formale.

D: Ti riferisci ai ruoli avuti delle imprese nello sviluppo territoriale ?

R: Se vogliamo parlare di uno sviluppo vero non possiamo non riferirci, innanzitutto, alle insufficienze esistenti e persistenti nelle capacità produttive che si compongono di lavoro, di capitali e di tecnologie,ovvero, di imprenditorialità che organizza la produzione e delle banche che la finanziano. Importante l'esperienza delle e nelle istituzioni che dovrebbero fornire “servizi efficienti” per raggiungere mercati globali sregolati e difficilmente accessibili e raggiungibili dalle piccole e medie imprese.

D: Nel concreto, guardando al secolo scorso che succede oggi?

R: Penso, per comprendere il presente e il capitalismo finanziario rispetto al socialismo reale, che dovremmo convenire sul “conoscere” - confrontandoci – sul “come e perché” il sistema produttivo tanto in Italia quanto nell'area laziale meridionale ha avuto, in assenza di una programmata politica industriale una prima forte espansione, poi inceppatasi con la crisi energetica degli anni'73, fino all'impennata inflazionistica vissuta verso la metà degli anni'80.

D: E oltre gli anni '80?

R: Abbiamo rilevato, dal 1992, il crollo dei nostri conti con l'estero; quello della lira e della crescita del debito pubblico che, già nel corso dell'ultimo decennio del secolo scorso e con fatica, l'Italia cercò di avvicinarsi all'Unione Europea e alla moneta unica, con prelievi straordinari e chiusura di imprese decotte, ripeto spesso, dal “mordi e fuggi”. E all'inizio del nuovo millennio, per competere con l'avvio dell'euro – tra la caduta del 2001 e la crisi del 2008 – il sistema produttivo non cresce più, esporta poco e investe pochissimo.

D: In questo scenario richiamato possono collocarsi i nuovi insediamenti e rilanciare i vecchi opifici produttivi, prevalentemente lungo l'asse autostradale Roma-Napoli e verso le aree tradizionali manifatturiere interne di Sora -Isola del Liri, mirate al superamento del disagio sociale di famiglie, senza lavoro, coinvolte nelle crisi aziendali di quegli anni?

R: In quegli anni - direttamente coinvolto quale responsabile della CISL di Frosinone e del Lazio - l'estendersi e l'acuirsi delle crescenti crisi aziendali, già nei primi anni del 1975 – ricordo benissimo e richiamo spesso – la stessa Chiesa diocesana di Frosinone-Veroli approvava alla unanimità la promozione, nella seconda settimana di Quaresima, di una colletta da devolvere ai disoccupati, quale segno di solidarietà umana e di sostegno del lavoro anche con l'azione sindacale unitaria dei lavoratori.

D: Un segno di umana solidarietà avuta soltanto dalla Chiesa locale?

R: Si, pur inserita - oltre la solidarietà umana - con una forte sollecitazione del Vescovo Mons. Federici verso momenti di confronto - sia istituzionali che tra parti sociali e politiche - mirati all'impegno di superare il crescente disagio delle comunità del Lazio meridionale. La Camera di Commercio, nell'autunno'75, accolse l'iniziativa di un confronto istituzionale per approfondire lo “stato delle cose” entrando nel merito dello sviluppo territoriale frusinate e del basso Lazio. Personalmente, quale rappresentante della CISL nella Federazione CGIL-CISL-UIL - evidenziai in quell'incontro, sia le positività che le incompletezze, tra luci ed ombre, degli interventi incentivanti dello Stato nell'economia locale, non programmata ne funzionale per tipologie produttive trainanti, verso una equilibrata trasformazione territoriale congiunta ad una visibile crescita sociale per elevare a dignità il “lavoro” contrattato e partecipato nei risultati.

D: Siamo nel 2013 e gli iscritti nei Centri per l'Impiego sono circa 100.000 che attendono lavoro. Che fare da ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale della Cisl Lazio ?

R: A mio avviso - ieri come oggi - il riconoscimento di crisi industriale complessa (legge 7 agosto 2012 n. 134) riemerge l'impegno “parlando del passato guardando al futuro”. Penso che nei prossimi mesi si deve tradurre la quantificazione degli investimenti programmabili in coerenze innovative da verificare in almeno tre punti da condividere: nell'armonizzazione dello sviluppo territoriale provinciale e laziale; nel nuovo modo di lavorare nelle imprese tecnologicamente avanzate; nella disponibilità alla partecipazione del lavoro, contrattato, in relazione ai risultati produttivi.
D: No ad uno sviluppo “neutrale” in conclusione ?

R: Penso di no, perché, è ormai riconosciuto che le crisi dei vari modelli di sviluppo “non sono neutrali” ed ecco, allora, l'appello da condividere verso la “armonizzazione e partecipazione” alle scelte di sviluppo territoriale con il “lavoro” e non solo auspicando crescita a capitalismo globale e selvaggio. Tutto ciò, sempre a mio avviso, tanto ieri quanto oggi il soggetto economico impresa - tecnologicamente avanzata per competere sul mercato globale - dovrà condividere e convenire sul come usare il territorio e cosa fare nell'agglomerato da ristrutturare e rilanciare , valutando i costi di tutti i fattori e le componenti tipologiche produttive dimensionate agli investimenti ed ai posti di lavoro, professionalmente necessari e alle quote di profitto, indispensabili, da reinvestire.

 

13 luglio 2013

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“Noi per Fontana Liri” è un movimento culturale e politico

logo NoiXFontanaliri 350 minContrariamente alle "chiacchiere del paese" ribadiamo che “Noi per Fontana Liri” è un movimento culturale e politico nato per sensibilizzare le persone alle politiche del comune per garantirne la trasparenza nelle scelte. Vogliamo principalmente sottolineare che a tutt'oggi, non siamo schierati con nessuna compagine politica anche se abbiamo avuto degli avvicinamenti, in vista delle prossime elezioni comunali.

In questo momento attendiamo come tutti di conoscere il programma delle diverse liste e poi eventualmente decidere se appoggiarle direttamente, indirettamente o meno. Continuiamo, nel frattempo, a dare voce alle persone che vogliono esporre il proprio pensiero riguardo non solo il cattivo funzionamento strutturale del paese ma anche e soprattutto nel presentare idee e progetti al fine di migliorarne le attività commerciali, culturali e paesaggistiche . Invitiamo pertanto, a chi volesse partecipare, a comunicare con noi o ancor meglio, a entrare a far parte del movimento.

E-mail : F. to Il Coordinatore Loreto Chiarlitti

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Pirone ricorda Giuliano Prasca

giulianoprasca 350 minAldo Pirone ricorda Giuliano Prasca, cronista storico di Paese Sera ma non solo, amministratore di Roma, di primo livello, promotore di sport popolare. Aveva 87 anni. L'ho conosciuto personalmente e mi piace che anche UNOeTRE.it pubblichi questo scritto, che mi risveglia tanti ricordi, per farconoscere, attraverso questa straordinaria "memoria" di Pirone, un gran bravo giornalista ed un amato dirigente del Pci romano. (IM)

 

Caro Giuliano,

te ne sei andato stamane sul fare dell’alba, dopo un lungo periodo di sofferenza sopportata con la tua consueta dignità. I ricordi di una lunga amicizia, quasi sessant’anni, e di una lunga comune militanza politica e intellettuale si affollano nella mia mente. Ti ho conosciuto, insieme ai tuoi fratelli Luigi e Massimo e a tua sorella Teresa, agli inizi degli anni ’60 nella sezione del PCI di via Flavio Stilicone; io adolescente e voi più grandi, ma ancora giovani. Eravamo entrati in quel partito spinti dall’emozione e dalla rivolta antifascista contro il governo Tambroni nelle giornate del luglio ’60. Non si poteva essere indifferenti o stare in disparte.

Tu eri già un giornalista che scriveva di sport su “l’Avanti”. Eri interessato soprattutto alla boxe, uno sport che ti metteva subito in contatto con il popolo delle borgate, quello più emarginato. Tanti ragazzi, mi raccontavi, cercavano un riscatto sociale attraverso i pugni sul ring. Con noi ragazzi della FGCI entrasti subito in sintonia. La tua arguzia, la tua giovialità, la tua curiosità facevano sì che ti consideravamo, tra i grandi del partito, quello più vicino alle nostre sensibilità giovanili. Quando arrivavi, la sera, per noi era sempre un momento di gioia. Cominciai allora a conoscere le tue proverbiali battute. Quella era l’epoca in cui tantissimi giovani si affollavano nei bar attorno ai flipper e ai juke box che tu chiamasti “industria della pigrizia”, perché nel nostro comunismo ammalato di ideologismo pensavamo che fossero strumenti inventati dal diavolo capitalista per sottrarre la gioventù all’impegno politico.

Poi, però, il lavoro quotidiano, il contatto ricercato testardamente con le persone in carne ed ossa ci fece superare rapidamente ogni remora ideologica e ci fece trovare il contatto con una generazione che sì giocava a flipper, amava il rock e i capelli lunghi ma cresceva pacifista e antiautoritaria. Fu la grande stagione dell’impegno per la pace e per la solidarietà con i popoli che combattevano per l’indipendenza dal colonialismo e per la libertà. Fu la stagione del Vietnam. E proprio il 31 marzo del ’67 ci ritrovammo insieme a San Vitale fermati dalla polizia mentre manifestavamo contro la visita in Italia del vicepresidente USA Humphrey. In corridoio vedemmo anche Berlinguer che, un po’ comicamente, veniva rilasciato, con un questurino che cercava affannosamente di accomodargli lo stazzonato cappotto sulle spalle e Enrico che tentava infastidito di allontanarlo con il braccio.

In seguito andasti a dirigere l’Unione sport popolare. E da quella postazione cercasti il contatto con Antonio Cederna esponente di Italia Nostra e l’ambiente urbanistico che ruotava intorno a lui. Ricordo in quegli anni post ’68 il tuo impegno proto ambientalista. Contro la speculazione cementificatoria Celentano cantava “Il ragazzo della via Gluck” e tu t’inventavi “corri per il verde”: le manifestazioni sportive nei quartieroni densamente edificati. Immancabili alle Feste de l’Unità, dove ti si vedeva arrivare con i tuoi gessetti e i tuoi nastri per tracciare le corsie sui marciapiedi, le tue magliette e i poveri gadget dell’Uisp per organizzare le corse di giovani e meno giovani. E in tema di speculazione non mancavano le tue battute. Allora nelle giunte comunali dirette dalla DC imperversava l’assessore socialdemocratico all’urbanistica Pala. E tu chiosavi: “Dicesi Palafitte i palazzi dei quartieri intensamente edificati”.

Fu del tutto naturale per un partito di popolo, quale era il PCI, portarti nell’Istituzione comunale. Consigliere nelle prime Circoscrizioni, nella zona operaia e popolare della Tiburtina, e poi in Consiglio comunale nel 1971. Nel 1976, se non ricordo male, fosti il consigliere più votato del PCI dopo la testa di lista. Ma quella marea di voti, circa quattordicimila se non ricordo male, non era frutto di legami clientelari che tu eri del tutto alieno dal coltivare, ma di stima e di simpatia, un riconoscimento per il tuo impegno per il riscatto sociale fra il popolo delle periferie. Nella prima giunta di sinistra a Roma ti appiopparono l’assessorato al Patrimonio e alla casa. Riuscisti in tre anni a far scomparire quasi del tutto le baracche fatiscenti dei borghetti dando casa a quell’umanità emarginata e povera. Non fu una battaglia facile. Ricordo ancora una foto, forse su “l’Unità” o su “Paese sera”, che ti ritraeva mentre camminavi teso e preoccupato in un viottolo fra le baracche forse del borghetto Prenestino. Fu con te che il Comune si pose il problema di censire tutti i suoi beni che spesso non sapeva neanche di avere e fu con te che scoprimmo che molti di questi beni erano praticamente usati gratis da grandi privati.

Sei sempre stato persona di grande dirittura morale; un vero moralista. Il tuo comunismo democratico, mai settario, sempre aperto e curioso, ti portava a concepire la militanza politica come impegno innanzitutto civile non al di sopra della legge morale e giudiziaria. Ma il mondo stava cambiando anche quello della e intorno alla sinistra.
Tornasti a fare il tuo mestiere di giornalista a “Paese sera”. Ma la vicenda politica non ti dette tregua. Subito fosti chiamato alla lotta per la sopravvivenza del giornale. Sette mesi di autogestione per non far morire la testata e poi la “Cooperativa 3 aprile” per tenerla in vita. Fu il periodo in cui siamo stati quotidianamente vicini. Ricordo quando mi portavi a pranzo da tua zia Gisa a via Quattro Fontane all’angolo con via Rasella, in quel l’appartamento dove i nazifascisti avevano prelevato e ucciso alle Fosse Ardeatine quattro tuoi parenti. Potevi andare a lavorare a “Il Messaggero” ma non lo facesti perché ti ripugnava l’idea di stare nel giornale che aveva pubblicato l’infame comunicato nazista della strage di “comunisti-badogliani”
Poi al Tg3 a fare la cronaca in giro per i quartieri delle periferie che conoscevi a menadito. Erano cronache non prone al potere, neanche quello del centrosinistra.

Caro Giuliano,

hai fatto parte di una generazione che ha visto l’avanzata entusiasmante e poi il malinconico declino della sinistra, in un mondo del tutto diverso da quello che tanto ci appassionò nella nostra giovinezza e maturità. Chi ti ha conosciuto, amici e anche avversari politici, ti ha comunque voluto bene per il tuo disinteresse personale nella militanza politica e amministrativa, per la pulizia morale e intellettuale, per l’ironia e la fermezza nel valutare cose e persone. A me mancherà un grande amico e compagno; mi mancheranno le nostre lunghe chiacchierate, nel giardino sotto casa, sulle vicende politiche di oggi alle quali ti sentivi profondamente estraneo e che trattavi con sovrano disprezzo.

Il tuo contributo democratico alla vita della nostra città è stato importante; la tua compagna, i tuoi figli e i nipoti, tuo fratello, tutti i tuoi parenti, possono andarne fieri.

 

 

 

 

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