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Una produzione feconda per un ampio dibattito politico e culturale

Una occasione di riflessione su quello che ha rappresentato un giornale democratico, progressista, libero e autonomo

e.mazzocchi 260h ridimensionatodi Ermisio Mazzocchi - I venti anni di pubblicazione del giornale online www.unoetre.it devono rappresentare una occasione di riflessione su quello che ha rappresentato un giornale democratico, progressista, libero e autonomo nel panorama dell'informazione prodotta in questa provincia.

Sarà utile presentare con un numero speciale di questi primi vent'anni di lavoro che coincidono con l'inizio del XXI secolo, carico di speranze e di incognite.
Alla sua affermazione, con l'instancabile Editore e Direttore Ignazio Mazzoli, hanno contribuito moltissimi collaboratori che a titolo gratuito hanno dedicato il loro tempo a informare, a discutere, a creare un giornale.

Una produzione feconda, che ha consentito un ampio dibattito politico e culturale di ottimo livello e che oggi consente a unoetre.it di assumere un più marcato ed esteso ruolo nella pubblicistica giornalistica.
Nella provincia di Frosinone si è ridotta notevolmente la produzione di giornali cartacei - delle storiche testate riamane solo Ciociaria Oggi - e non ci sono giornali online di robusta consistenza e di antica tradizione e consolidata esperienza., come lo è unoetre.it.20anni1e3it min
Si apre un orizzonte di ampie possibilità per unoetre.it di assumere un compito che colmi questo vuoto nell'informazione democratica, libera rivolta con cura alle questioni sociali.

Se nel passato unoetre.it è stato pioniere nel suo genere, oggi rappresenta una possibilità e una speranza per quanti vogliono avere un riferimento per coltivare la loro conoscenza dei fatti sociali, per avere un confronto di idee, per avere una tribuna politica libera da condizionamenti di ogni sorta, per dare un contributo con le loro convinzioni e opinioni.
Auguri a unoetre.it

giovedì 21 maggio 2020

 

 

 

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Certosa di Trisulti: A chi esultava cominciano a cedere i nervi

Harnwell attacca la Procura della Repubblica di Roma e Papa Bergoglio

SteveBannon 390 minSferra un attacco forte alla Procura della Repubblica di Roma, Benjamin Harnwell, per aver “diffamato la memoria” dell’abate di Casamari, dom Eugenio Romagnuolo, deceduto nel mese di aprile per Covid-19. L’abate risulta indagato insieme ad Harnwell per falso nella partecipazione al bando per l’assegnazione della Certosa di Trisulti.

Nell’avviso di garanzia del pm Carlo Villani, Harnwell e l’abate di Casamari sono accusati di aver dichiarato il falso e aver prodotto documenti che “turbavano” la procedura di gara.

Harnwell, forte della vittoria al Tar di Latina che gli ha dato ragione contro il Mibact, lancia accuse contro la Procura della Repubblica di Roma e contro papa Bergoglio, in sincronia con le parole pronunciate oggi a mezzo stampa da Steve Bannon, l’ex- stratega del presidente americano Donald Trump, e principale finanziatore della DHI, contro il Vaticano “un pozzo nero di corruzione e dissolutezza.”

Manifesto più che esplicito delle reali intenzioni politiche, non spirituali né di studio, nelle parole pronunciate oggi dal presidente della DHI durante un dibattito in un’emittente televisiva locale.

Destinata ad alimentare la battaglia politica è la nota del presidente del Consiglio della Regione Lazio, Mauro Buschini, che non si pronuncia sulla decisione del Tar di Latina, ma dichiara che “vigileremo con le comunità locali per vincere insieme questa battaglia”. Buschini ricorda la lettera scritta un anno fa da Nicola Zingaretti all’allora ministro Bonisoli, in cui denunciava come la Certosa “che nel corso dei secoli ha significato incontro, scambio e unione, non può affatto conciliarsi con le attività di formazione politiche sovraniste”.

Buschini, che si dice al fianco dei “tanti cittadini e associazioni che si sono battute in questi mesi a difesa del presidio monastico”, attende la decisione del Consiglio di Stato a cui ha fatto appello il Mibact, convinto che “la battaglia legale per scongiurare che l’abbazia, un luogo di culto e di preghiera, venga definitivamente affidata ad una associazione sovranista non è conclusa.”

29/05/2020
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Vissuto sociale e politico come testimone personale

d.galeone microfono 350 minl'intervista rilasciata al giornale on line www.unoetre.it diretto da Ignazio Mazzoli

D: A oltre 10 anni dal 2000 e guardando al futuro del nostro Paese, del basso Lazio e della provincia di Frosinone quale la tua riflessione sia nella dimensione nazionale e laziale che nel contesto europeo?

R: La mia riflessione, penso, spazia oltre i rapporti politici intercorsi e rilevati nelle scelte più vere - discutibili e critiche - tra i maggiori partiti e sindacati e sulle aggregazioni sociali che certamente sono gli essenziali strumenti basilari di democrazia attiva e non solo formale.

D: Ti riferisci ai ruoli avuti delle imprese nello sviluppo territoriale ?

R: Se vogliamo parlare di uno sviluppo vero non possiamo non riferirci, innanzitutto, alle insufficienze esistenti e persistenti nelle capacità produttive che si compongono di lavoro, di capitali e di tecnologie,ovvero, di imprenditorialità che organizza la produzione e delle banche che la finanziano. Importante l'esperienza delle e nelle istituzioni che dovrebbero fornire “servizi efficienti” per raggiungere mercati globali sregolati e difficilmente accessibili e raggiungibili dalle piccole e medie imprese.

D: Nel concreto, guardando al secolo scorso che succede oggi?

R: Penso, per comprendere il presente e il capitalismo finanziario rispetto al socialismo reale, che dovremmo convenire sul “conoscere” - confrontandoci – sul “come e perché” il sistema produttivo tanto in Italia quanto nell'area laziale meridionale ha avuto, in assenza di una programmata politica industriale una prima forte espansione, poi inceppatasi con la crisi energetica degli anni'73, fino all'impennata inflazionistica vissuta verso la metà degli anni'80.

D: E oltre gli anni '80?

R: Abbiamo rilevato, dal 1992, il crollo dei nostri conti con l'estero; quello della lira e della crescita del debito pubblico che, già nel corso dell'ultimo decennio del secolo scorso e con fatica, l'Italia cercò di avvicinarsi all'Unione Europea e alla moneta unica, con prelievi straordinari e chiusura di imprese decotte, ripeto spesso, dal “mordi e fuggi”. E all'inizio del nuovo millennio, per competere con l'avvio dell'euro – tra la caduta del 2001 e la crisi del 2008 – il sistema produttivo non cresce più, esporta poco e investe pochissimo.

D: In questo scenario richiamato possono collocarsi i nuovi insediamenti e rilanciare i vecchi opifici produttivi, prevalentemente lungo l'asse autostradale Roma-Napoli e verso le aree tradizionali manifatturiere interne di Sora -Isola del Liri, mirate al superamento del disagio sociale di famiglie, senza lavoro, coinvolte nelle crisi aziendali di quegli anni?

R: In quegli anni - direttamente coinvolto quale responsabile della CISL di Frosinone e del Lazio - l'estendersi e l'acuirsi delle crescenti crisi aziendali, già nei primi anni del 1975 – ricordo benissimo e richiamo spesso – la stessa Chiesa diocesana di Frosinone-Veroli approvava alla unanimità la promozione, nella seconda settimana di Quaresima, di una colletta da devolvere ai disoccupati, quale segno di solidarietà umana e di sostegno del lavoro anche con l'azione sindacale unitaria dei lavoratori.

D: Un segno di umana solidarietà avuta soltanto dalla Chiesa locale?

R: Si, pur inserita - oltre la solidarietà umana - con una forte sollecitazione del Vescovo Mons. Federici verso momenti di confronto - sia istituzionali che tra parti sociali e politiche - mirati all'impegno di superare il crescente disagio delle comunità del Lazio meridionale. La Camera di Commercio, nell'autunno'75, accolse l'iniziativa di un confronto istituzionale per approfondire lo “stato delle cose” entrando nel merito dello sviluppo territoriale frusinate e del basso Lazio. Personalmente, quale rappresentante della CISL nella Federazione CGIL-CISL-UIL - evidenziai in quell'incontro, sia le positività che le incompletezze, tra luci ed ombre, degli interventi incentivanti dello Stato nell'economia locale, non programmata ne funzionale per tipologie produttive trainanti, verso una equilibrata trasformazione territoriale congiunta ad una visibile crescita sociale per elevare a dignità il “lavoro” contrattato e partecipato nei risultati.

D: Siamo nel 2013 e gli iscritti nei Centri per l'Impiego sono circa 100.000 che attendono lavoro. Che fare da ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale della Cisl Lazio ?

R: A mio avviso - ieri come oggi - il riconoscimento di crisi industriale complessa (legge 7 agosto 2012 n. 134) riemerge l'impegno “parlando del passato guardando al futuro”. Penso che nei prossimi mesi si deve tradurre la quantificazione degli investimenti programmabili in coerenze innovative da verificare in almeno tre punti da condividere: nell'armonizzazione dello sviluppo territoriale provinciale e laziale; nel nuovo modo di lavorare nelle imprese tecnologicamente avanzate; nella disponibilità alla partecipazione del lavoro, contrattato, in relazione ai risultati produttivi.
D: No ad uno sviluppo “neutrale” in conclusione ?

R: Penso di no, perché, è ormai riconosciuto che le crisi dei vari modelli di sviluppo “non sono neutrali” ed ecco, allora, l'appello da condividere verso la “armonizzazione e partecipazione” alle scelte di sviluppo territoriale con il “lavoro” e non solo auspicando crescita a capitalismo globale e selvaggio. Tutto ciò, sempre a mio avviso, tanto ieri quanto oggi il soggetto economico impresa - tecnologicamente avanzata per competere sul mercato globale - dovrà condividere e convenire sul come usare il territorio e cosa fare nell'agglomerato da ristrutturare e rilanciare , valutando i costi di tutti i fattori e le componenti tipologiche produttive dimensionate agli investimenti ed ai posti di lavoro, professionalmente necessari e alle quote di profitto, indispensabili, da reinvestire.

 

13 luglio 2013

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“Noi per Fontana Liri” è un movimento culturale e politico

logo NoiXFontanaliri 350 minContrariamente alle "chiacchiere del paese" ribadiamo che “Noi per Fontana Liri” è un movimento culturale e politico nato per sensibilizzare le persone alle politiche del comune per garantirne la trasparenza nelle scelte. Vogliamo principalmente sottolineare che a tutt'oggi, non siamo schierati con nessuna compagine politica anche se abbiamo avuto degli avvicinamenti, in vista delle prossime elezioni comunali.

In questo momento attendiamo come tutti di conoscere il programma delle diverse liste e poi eventualmente decidere se appoggiarle direttamente, indirettamente o meno. Continuiamo, nel frattempo, a dare voce alle persone che vogliono esporre il proprio pensiero riguardo non solo il cattivo funzionamento strutturale del paese ma anche e soprattutto nel presentare idee e progetti al fine di migliorarne le attività commerciali, culturali e paesaggistiche . Invitiamo pertanto, a chi volesse partecipare, a comunicare con noi o ancor meglio, a entrare a far parte del movimento.

E-mail : F. to Il Coordinatore Loreto Chiarlitti

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Pirone ricorda Giuliano Prasca

giulianoprasca 350 minAldo Pirone ricorda Giuliano Prasca, cronista storico di Paese Sera ma non solo, amministratore di Roma, di primo livello, promotore di sport popolare. Aveva 87 anni. L'ho conosciuto personalmente e mi piace che anche UNOeTRE.it pubblichi questo scritto, che mi risveglia tanti ricordi, per farconoscere, attraverso questa straordinaria "memoria" di Pirone, un gran bravo giornalista ed un amato dirigente del Pci romano. (IM)

 

Caro Giuliano,

te ne sei andato stamane sul fare dell’alba, dopo un lungo periodo di sofferenza sopportata con la tua consueta dignità. I ricordi di una lunga amicizia, quasi sessant’anni, e di una lunga comune militanza politica e intellettuale si affollano nella mia mente. Ti ho conosciuto, insieme ai tuoi fratelli Luigi e Massimo e a tua sorella Teresa, agli inizi degli anni ’60 nella sezione del PCI di via Flavio Stilicone; io adolescente e voi più grandi, ma ancora giovani. Eravamo entrati in quel partito spinti dall’emozione e dalla rivolta antifascista contro il governo Tambroni nelle giornate del luglio ’60. Non si poteva essere indifferenti o stare in disparte.

Tu eri già un giornalista che scriveva di sport su “l’Avanti”. Eri interessato soprattutto alla boxe, uno sport che ti metteva subito in contatto con il popolo delle borgate, quello più emarginato. Tanti ragazzi, mi raccontavi, cercavano un riscatto sociale attraverso i pugni sul ring. Con noi ragazzi della FGCI entrasti subito in sintonia. La tua arguzia, la tua giovialità, la tua curiosità facevano sì che ti consideravamo, tra i grandi del partito, quello più vicino alle nostre sensibilità giovanili. Quando arrivavi, la sera, per noi era sempre un momento di gioia. Cominciai allora a conoscere le tue proverbiali battute. Quella era l’epoca in cui tantissimi giovani si affollavano nei bar attorno ai flipper e ai juke box che tu chiamasti “industria della pigrizia”, perché nel nostro comunismo ammalato di ideologismo pensavamo che fossero strumenti inventati dal diavolo capitalista per sottrarre la gioventù all’impegno politico.

Poi, però, il lavoro quotidiano, il contatto ricercato testardamente con le persone in carne ed ossa ci fece superare rapidamente ogni remora ideologica e ci fece trovare il contatto con una generazione che sì giocava a flipper, amava il rock e i capelli lunghi ma cresceva pacifista e antiautoritaria. Fu la grande stagione dell’impegno per la pace e per la solidarietà con i popoli che combattevano per l’indipendenza dal colonialismo e per la libertà. Fu la stagione del Vietnam. E proprio il 31 marzo del ’67 ci ritrovammo insieme a San Vitale fermati dalla polizia mentre manifestavamo contro la visita in Italia del vicepresidente USA Humphrey. In corridoio vedemmo anche Berlinguer che, un po’ comicamente, veniva rilasciato, con un questurino che cercava affannosamente di accomodargli lo stazzonato cappotto sulle spalle e Enrico che tentava infastidito di allontanarlo con il braccio.

In seguito andasti a dirigere l’Unione sport popolare. E da quella postazione cercasti il contatto con Antonio Cederna esponente di Italia Nostra e l’ambiente urbanistico che ruotava intorno a lui. Ricordo in quegli anni post ’68 il tuo impegno proto ambientalista. Contro la speculazione cementificatoria Celentano cantava “Il ragazzo della via Gluck” e tu t’inventavi “corri per il verde”: le manifestazioni sportive nei quartieroni densamente edificati. Immancabili alle Feste de l’Unità, dove ti si vedeva arrivare con i tuoi gessetti e i tuoi nastri per tracciare le corsie sui marciapiedi, le tue magliette e i poveri gadget dell’Uisp per organizzare le corse di giovani e meno giovani. E in tema di speculazione non mancavano le tue battute. Allora nelle giunte comunali dirette dalla DC imperversava l’assessore socialdemocratico all’urbanistica Pala. E tu chiosavi: “Dicesi Palafitte i palazzi dei quartieri intensamente edificati”.

Fu del tutto naturale per un partito di popolo, quale era il PCI, portarti nell’Istituzione comunale. Consigliere nelle prime Circoscrizioni, nella zona operaia e popolare della Tiburtina, e poi in Consiglio comunale nel 1971. Nel 1976, se non ricordo male, fosti il consigliere più votato del PCI dopo la testa di lista. Ma quella marea di voti, circa quattordicimila se non ricordo male, non era frutto di legami clientelari che tu eri del tutto alieno dal coltivare, ma di stima e di simpatia, un riconoscimento per il tuo impegno per il riscatto sociale fra il popolo delle periferie. Nella prima giunta di sinistra a Roma ti appiopparono l’assessorato al Patrimonio e alla casa. Riuscisti in tre anni a far scomparire quasi del tutto le baracche fatiscenti dei borghetti dando casa a quell’umanità emarginata e povera. Non fu una battaglia facile. Ricordo ancora una foto, forse su “l’Unità” o su “Paese sera”, che ti ritraeva mentre camminavi teso e preoccupato in un viottolo fra le baracche forse del borghetto Prenestino. Fu con te che il Comune si pose il problema di censire tutti i suoi beni che spesso non sapeva neanche di avere e fu con te che scoprimmo che molti di questi beni erano praticamente usati gratis da grandi privati.

Sei sempre stato persona di grande dirittura morale; un vero moralista. Il tuo comunismo democratico, mai settario, sempre aperto e curioso, ti portava a concepire la militanza politica come impegno innanzitutto civile non al di sopra della legge morale e giudiziaria. Ma il mondo stava cambiando anche quello della e intorno alla sinistra.
Tornasti a fare il tuo mestiere di giornalista a “Paese sera”. Ma la vicenda politica non ti dette tregua. Subito fosti chiamato alla lotta per la sopravvivenza del giornale. Sette mesi di autogestione per non far morire la testata e poi la “Cooperativa 3 aprile” per tenerla in vita. Fu il periodo in cui siamo stati quotidianamente vicini. Ricordo quando mi portavi a pranzo da tua zia Gisa a via Quattro Fontane all’angolo con via Rasella, in quel l’appartamento dove i nazifascisti avevano prelevato e ucciso alle Fosse Ardeatine quattro tuoi parenti. Potevi andare a lavorare a “Il Messaggero” ma non lo facesti perché ti ripugnava l’idea di stare nel giornale che aveva pubblicato l’infame comunicato nazista della strage di “comunisti-badogliani”
Poi al Tg3 a fare la cronaca in giro per i quartieri delle periferie che conoscevi a menadito. Erano cronache non prone al potere, neanche quello del centrosinistra.

Caro Giuliano,

hai fatto parte di una generazione che ha visto l’avanzata entusiasmante e poi il malinconico declino della sinistra, in un mondo del tutto diverso da quello che tanto ci appassionò nella nostra giovinezza e maturità. Chi ti ha conosciuto, amici e anche avversari politici, ti ha comunque voluto bene per il tuo disinteresse personale nella militanza politica e amministrativa, per la pulizia morale e intellettuale, per l’ironia e la fermezza nel valutare cose e persone. A me mancherà un grande amico e compagno; mi mancheranno le nostre lunghe chiacchierate, nel giardino sotto casa, sulle vicende politiche di oggi alle quali ti sentivi profondamente estraneo e che trattavi con sovrano disprezzo.

Il tuo contributo democratico alla vita della nostra città è stato importante; la tua compagna, i tuoi figli e i nipoti, tuo fratello, tutti i tuoi parenti, possono andarne fieri.

 

 

 

 

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Ciao.

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Frosinone, Ceccano, Anagni, un grande progetto politico per sconfiggere l’inquinamento

S.Maria a fiume 390 260 mindi Pietro Alviti, Professore Vice Preside del Liceo Scientifico di Ceccano  - La schiuma e la puzza colpiscono i nostri sensi e subito ci ribelliamo, scriviamo, contestiamo, chiediamo interventi. Purtroppo però quella che, abbandonato lo splendido nome geografico di Valle Latina, ormai è chiamata Valle del Sacco, aggiunge a tali inquinanti avvertibili, tante altre terribili sostanze che sono state sparse in tutto i territorio soprattutto per l’incapacità della politica di controllare e gestire il territorio. I comuni sembrano essere gli uni contro gli altri, come se non respirassimo la stessa aria, non fossimo tutti esposti al lindano, non vedessimo tutti la schiuma che compare sui corsi d’acqua.

Dovremmo imparare dalla storia che troppo spesso dimentichiamo. Alla fine degli anni 80 la parte bassa di Ceccano era ossessionata da un puzzo indicibile, in confronto del quale gli effluvi attuali sembrano profumi. Era sufficiente avvicinarsi a Piazza Berardi per essere presi alla gola da una sensazione di mancanza di respiro, con la meraviglia di vedere gli abitanti della zona che ci convivevano per assuefazione. Ebbene in quei mesi nacque un movimento di opinione, forte dell’alleanza di tutti gli schieramenti politici che portò ad un interessamento diretto del governo con l’approvazione di un grande progetto di disinquinamento del fiume Sacco: 5 depuratori, da Colleferro a Ceccano, affidati alla Termomeccanica di Genova.

Il progetto partì con grandi ambizioni: i depuratori avrebbero restituito al Sacco acqua potabile. Se ne costruì uno soltanto e non completamente, quello di Ceccano. Gli altri 4 bloccati dalla burocrazia e dal disinteresse delle popolazioni che vivevano apparantemente lontano dal fiume. Si svegliarono vent’anni dopo con le mucchie avvelenate nei campi. Proprio da questa storia dobbiamo capire che non è possibile lottare contro l’inquinamento se le comunità e le forze non si uniscono a cominciare da una grande mobilitazione contro le polveri sottili. Non possiamo combattere le condizioni meteo e l’assenza di vento ma possiamo abbattere fortemente la produzione di pm10 derivante dagli impianti di riscaldamento, la grande maggioranza dei quali alimentati da legna e da pellet. Eppure la nostra valle è completamente metanizzata: il gas naturale arriva dappertutto o quasi ed invece le famiglie si scaldano con la legna perché è più economica.

Ecco la funzione della politica: una grande rivendicazione dello stato di emergenza da polveri sottili, per tutte le conseguenze che hanno sui costi del sistema sanitario e sulla salute dei cittadini, e perciò la richiesta di un forte abbassamento delle accise sul metano per ridurne drasticamente il costo e renderlo più conveniente rispetto alla legna e al pellet; incentivi ulteriori per l’installazione di energie rinnovabili, convenzioni con le banche per il prestito delle somme necessariie a tassi convenienti; ed anche installazione controllata di filtri per le canne fumarie dei camini. Si tratta di una grande operazione politica che avrebbe immediati effetti benefici sull’aria che respiriamo ma regione, provincia e comuni devono essere un unico fronte compatto.

 

questo brano è pubblicato anche su =  https://pietroalviti.com/2019/01/27/frosinone-ceccano-anagni-un-grande-progetto-politico-per-sconfiggere-linquinamento/

 

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Quello che c’è di politico nell’arresto del Sindaco di Riace

Giulio Cavalli 350 260Nadeia De Gasperis intervista Giulio Cavalli 

Quanto c’è di politico nell’arresto del Sindaco di Riace, Mimmo Lucano?
Non è mia abitudine entrare nelle scelte giudiziarie, sempre speranzoso che davvero esista una separazione dei poteri che non sia solo declamata. Lo stesso Mimmo Lucano ha dichiarato di avere consapevolmente commesso delle irregolarità e quindi è normale che la giustizia faccia ciò che ritiene utile e giusto. L’oscenità politica dell’arresto di Lucano sta tutta nell’uso che è stato fatto della vicenda giudiziaria e nel perfetto tempismo per distruggere la persona e soprattutto il modello di integrazione che rappresenta. L’arresto di Mimmo Lucano diventa politico nel momento in cui c’è un evidente pezzo di Paese che usa oggi Lucano (come ieri le ONG) per sostenere tesi che nulla hanno a che vedere con la vicenda giudiziaria.

L’ostilità palesata dal Ministro Salvini nei confronti di Domenico Lucano, come la frase “sei uno zero” hanno influito su questa vicenda? Se sì, in che modo?
Ogni periodo storico risente dell’humus culturale, sentimentale e politico che è alimentato (purtroppo) dalla propaganda: credo che sia innegabile che chi ha voluto usare la mano pesante contro Lucano sia perfettamente consapevole di convergere con questo nostro pessimo tempo.

 I capi di imputazione attribuiti a Mimmo Lucano pensano siano reati o possiamo chiamarla “disobbedienza civile”?
Ogni volta che nella Storia un Paese ha compiuto una passo in avanti sui temi dei diritti ha dovuto scontrarsi con principi di legalità ingiusti. Mimmo Lucano (come molti altri) è un disobbediente dichiarato e mi pare impossibile non esserlo in un Paese che da anni rispedisce persone nei lager libici e riesce a farlo con le carte a posto oltre che con la propria coscienza.

Perché il modello Riace ha funzionato ed è preso come esempio da tutto il mondo?
Perché c’è cuore e c’è intelligenza oltre al burocrazia. E perché Riace ha avuto il coraggio di riconoscersi ormai vuota senza quel patetico amor proprio tipico dei nazionalismi. Il modello Riace funziona perché non c’è accoglienza ma contaminazione: persone con diversi talenti si incontrano per rispondere alle identiche necessità.

Crede nei piccoli esempi di accoglienza come soluzione al problema dell’immigrazione?
Credo che mischiarsi (e uso volutamente questa parola che ha un profumo bellissimo e che qualcuno vorrebbe sporcare con accezioni negative) sia l’unica soluzione. Qualcuno di noi è mai riuscito a creare relazioni nella vita con qualcuno che abbiamo tenuto relegato nella periferia della nostra quotidianità? Non scherziamo, su.
6. Cosa dobbiamo aspettarci d’ora in poi? Cosa accadrà se i migranti di Riace non potranno fare ritorno in quel paese?
Non accadrà nulla di diverso da ciò che è naturale che accada: gli uomini si mescolano, la fame e la guerra se ne fregano dei mari e dei muri, la Storia e la cultura sono contaminazioni continue, da sempre, nonostante i parrucconi conservatori.

Sora (Fr), 16/10/2018

*Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Collaboro dal 2013 con Fanpage.it, curando le rubriche "Le uova nel paniere" e "L'eroe del giorno" e realizzando il format video "RadioMafiopoli". Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.

 

 

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“Politico del futuro”

 camera dei deputati 350 minCaro politico del futuro te lo voglio dire a muso duro
Er popolo si e rotto
Il popolo è stanco
Il popolo c'ha fame

Caro politico del futuro te lo voglio dire a muso duro
Il popolo va ascoltato
Il popolo va aiutato non va dimenticato
Il voto lo volete,
lo pretendete, ma dopo preso er voto
non vi fate neanche piu vede.

Caro politico dalla paga d’oro
Il popolo c'ha bisogno di lavoro
Ma no di lavoro a chiamata o a progetto,
con quello non è protetto
Ha bisogno di un lavoro stabile e sicuro
ce se deve rifà un futuro

Caro politico te lo dico senza timore
in quello che fai ci devi mette il cuore
Se no’ lo sai che poi fa…
lascia perde la politica e a casa poi resta.

2 marzo 2018

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I numeri del nuovo quadro politico frusinate

votare 350 260Nelle tabelle che seguono Ermisio Mazzocchi illustra meticolosamente con i dati il risultato negli 11 comuni, della provincia al disopra dei 15.000 abitanti perchè in essi il voto è pi tradizionalmente legato ai simboli di partito. Di questi 11 Comuni 5 sono governati dal centrosinistra ed anche in essi il PD risulta essere il quarto partito dopo M5S, FI, la Lega. Il M5S è sempre oltre il 30% dei voti. Le cosiderazioni che seguono sono di Mazzocchi.

di Ermisio Mazzocchi - Credo che non si debba compiere una analisi del voto in particolare per il PD in modo semplicistico e affrettato. Un risultato per il PD deludente e che restringe di molto la sua base elettorale, con un travaso di voti al M5S, che riescono anche ad attrarre un elettorato moderato e di destra. Comprendere quanto è avvenuto richiede una verifica nelle diverse realtà, come quelle di alcune città della provincia. Questo ci permette di avere uno spaccato in profondità dell'orientamento dell'elettorato. Negli 11 comuni, della provincia al disopra dei 15.000 abitanti, di cui cinque governati dal centrosinistra, il PD risulta essere il quarto partito dopo M5S, FI, la Lega. Il M5S è sempre oltre il 30% dei voti, mentre il PD oscilla tra il 10% e 16%. Si potrebbe avanzare una prima considerazione che è quella di una perdita di consenso al PD per non avere avuto questo partito, se non del tutto perso, un suo rapporto stretto con parti della società non solo quelle più deboli, ma anche con un ceto impiegatizio, professionale, imprenditoriale, insoddisfatto della politica del PD. Queste città, da Frosinone a Cassino, da Alatri ad Anagni, da Ferentino a Veroli, da Pontecorvo a M.S.G.Campano, hanno bocciato con il loro voto la credibilità del PD, penalizzandolo fortemente per una sua difficoltà a cogliere le aspettative di queste comunità. Se tra Frosinone e Cassino M5S ottiene 15.060 voti, il PD 5.447, FI 8.303, Lega 6.821, significa per il PD pagare un prezzo altissimo per non avere costruito una politica capace di presentare e valorizzare anche i limitati risultati governativi, ma comunque anche di una credibilità dei suoi futuri impegni. Non è stato creduto. Mentre il M5S sfonda in tutti i segmenti della società. Questi sono i dati di fatto che impongono una totale revisione della politica del PD, che si è avviato con le dimissioni di Renzi e l'avvio di un nuovo percorso. Non si può sottacere che in questa provincia, nonostante anni di governo di centrosinistra, rimane ancora una realtà che premia il centrodestra, risultato vincente come coalizione nelle regionali e per il parlamento. Sono considerazione che devono portare la sinistra e lo stesso PD non a revisioni estemporanee, ma a un nuovo impianto politico strutturale della funzione del partito Democratico, che definisca cosa è, cosa fa, dove vuole arrivare.

Sono starti presi inconsiderazione i voti per la Camera dei Deputati nel Collegio plurinominale. I datri provengono da La Provincia e dalle pagine web del sito Ministero dell'Interno predisposte per il voto del 4 marzo 2018.


I comuni che segueno sono in ordine decrescente per numero di abitanti

Frosinone

M5S 7.847 31,2% Lega 4.982 19,8% FI 4.506 17,9% PD 3.386 13,4%

Cassino

M5S 7.213 38,6% FI 3.797 20,3% PD 2.061 11,0% Lega 1.839 9,8%

Alatri

M5S 4.936 34,6% FI 3.304 20,9% Lega 3.080 19,5% PD 1.915 12,1%

Sora

M5S 6.632 38,2% FI 2.753 18,6% Lega 2.255 15,% PD 1.493 10,1%

Ceccano

M5S 4.637 38,0% Lega 1.988 16,3% PD 1.638 13,4% FI 1.523 12,49

Anagni

M5S 4.368 36,6% Lega 2.045 17,1% FI 1.774 14,8% PD 1.543 12,9%

Ferentino

M5S 4.043 36,3% FI 2.083 18,7% Lega 1.705 15,3% PD 1.408 12,6%

Veroli

M5S 3.969 33,0% FI 2.645 22,0% Lega 2.275 18,9% PD 1.701 14,1%

Pontecorvo

M5S 3.157 41,6% FI 1.378 18,7% Lega 1.066 14,0% PD 852 11,2%

Monte S. G. Campano

M5S 2.675 34,4% PD 1.226 16,0% Lega 1.117 14,6% FI 1.066 20,9%

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Sotto 15.000 Abitanti

Isola del Liri

M5S 2.530 35,5% PD 1.431 20,1% Lega 1.079 15,1% FI 1.000 14,0%

Fiuggi

M5S 1.751 31,1 FI 1.229 21,8% PD 839 14,9% Lega 832 14,7%

Boville Ernica

M5S 1.995 38,2% FI 1.141 21,8% Lega 764 14,6% PD 752 14,4%

Ceprano

M5S 1.666 34,1% FI 893 18,2% PD 777 15,9% Lega 674 13,7%

Paliano

M5S 1.724 36,4 PD 1.181 24,9% Lega 639 13,5% FI 570 12,0%

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Particolare, il voto di un comune travagliato dalla crisi dell'Ideal Standard,seppur risolta in piena campagna elettorale

Roccasecca

M5S 1.847 44,2% Lega 692 16,5% FI 580 13,9% PD 491 11,7

 
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Per la nascita di un nuovo soggetto politico

lotte per il lavoro 350 260di Francesco Notarcola - Per la nascita di un nuovo soggetto politico, democratico e rivoluzionario. Quando in una elezione regionale o locale, si reca alle urne una percentuale di cittadini inferiore al 50%, significa che la democrazia è morta. Ad Ostia, nella capitale d’Italia, per il rinnovo del municipio, la percentuale è stata inferiore al 40% e Casapound ha sfiorato il 10%. E’ allarme democratico.
I cittadini non credono più alla politica e non hanno più fiducia nelle Istituzioni in quanto i partiti, anche quelli di SINISTRA, con il loro operare, dentro e fuori le maggioranze di governo locali, regionali e nazionali, hanno ucciso la democrazia, ormai inesistente nei luoghi di lavoro.

Nella nostra provincia e nel Comune Capoluogo i partiti della sinistra al governo non hanno saputo e voluto combattere il processo di degrado e di impoverimento del territorio e della sua popolazione, conseguente alla distruzione di un esteso apparato industriale. Parallelamente il Capoluogo e la provincia sono stati privati, sin dal passato, del Distretto militare e della Banca d’Italia mentre oggi tocca alla Camera di commercio. Sconfitti anche per la sede della Corte di appello. Tutto a favore di Latina.
Il capoluogo pontino ha un’organizzazione sanitaria di 2° livello (DEA) mentre a Frosinone sindaci e consiglieri regionali, che si dicono di sinistra, hanno fortemente osteggiato questo obbiettivo, sostenuto da centinaia di associazioni e da decine di migliaia di cittadini in manifestazioni pubbliche tenutesi a Frosinone, Sora, Cassino, Alatri, ecc.

A fronte di una realtà siffatta, che ha generato disoccupazione, povertà e disagio, che ha annullato i diritti e la dignità delle persone, tutte le forze che si dicono di sinistra dichiarano che bisogna andare alle elezioni politiche del 2018 con una lista unitaria. E sembra, a loro dire, che ciò sarebbe sufficiente per richiamare la gente alle urne ed avere risultati di rilievo.

Questa posizione è illusoria e si palesa fortemente errata e sterile.

L’Italia ha bisogno di un nuovo soggetto politico. NUOVO IN TUTTO, democratico e rivoluzionario, forte della partecipazione dei cittadini che si mobilitano e si organizzano, nei quartieri e nelle contrade dei Comuni e delle Città, con un solo obbiettivo: attuare e sviluppare i diritti e la democrazia contenuti nella Costituzione.
Ma un soggetto politico nuovo deve saper elaborare nuove regole di vita democratica, di organizzazione territoriale e di ruolo moderno degli eletti. Questi, essendo il risultato di un impegno collettivo, debbono essere al servizio della gente e senza alcun privilegio.

Questo NUOVO può nascere ed essere credibile, solo se si avrà il coraggio di fare i conti con la nostra coscienza e riconoscere, di fronte al popolo, quanto male hanno fatto i partiti di sinistra ai lavoratori ed al Paese. Per amore del potere e per smodate ambizioni personali, che nulla avevano ed hanno a che fare con la morale proletaria, è stato ridotto al lumicino un partito che aveva raccolto adesioni e fiducia di tanta parte degli elettori.
Sono stati fatti passare provvedimenti e disegni di legge che hanno ridotto progressivamente il potere e il ruolo dei lavoratori. Basta pensare al pacchetto TREU ed al finanziamento della scuola privata. A Frosinone, per un posto di assessore dell’Amministrazione provinciale, si è votata la privatizzazione del servizio idrico.

Non si può aver fiducia in coloro che hanno scelto il mercato e la globalizzazione come leve di sviluppo e di progresso; che hanno teorizzato e votato per la privatizzazione dei servizi e di altri beni comuni, sostenendo che la concorrenza ci avrebbe portato efficienza e tariffe più basse.
Non basta essere usciti dal PD per rifarsi una verginità. Coloro che hanno attuato e difeso politiche liberiste, che hanno distrutto la potente macchina di democrazia e di partecipazione, estesa a tutto il territorio nazionale (Sezioni PCI), non possono più avere ruoli di guida. Il loro ruolo dirigente e le loro scelte sono stati un fallimento completo con conseguenze drammatiche. Essi, devono fare un passo indietro e tornare nelle borgate a organizzare i cittadini per difendere diritti e dignità. E possono agevolmente farlo perché hanno capacità politiche ed economiche .

Il nuovo modello di democrazia dovrà ispirarsi ai consigli dei delegati, nati nelle FABBRICHE e in TUTTI LUOGHI di LAVORO con il movimento rivoluzionario del ’68. La più alta forma di democrazia che l’Italia e l’Europa hanno conosciuto. Uno sviluppo democratico che portò alla conquista delle grandi Città con sindaci e assessori operai, contadini, artigiani, personalità della cultura e della scuola.

Nuovo soggetto politico e crescita democratica e civile fondata sul lavoro. Di questo l’Italia ha urgente necessità per seppellire un passato infausto e guardare al futuro con fiducia.

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