fbpx

Pirone ricorda Giuliano Prasca

giulianoprasca 350 minAldo Pirone ricorda Giuliano Prasca, cronista storico di Paese Sera ma non solo, amministratore di Roma, di primo livello, promotore di sport popolare. Aveva 87 anni. L'ho conosciuto personalmente e mi piace che anche UNOeTRE.it pubblichi questo scritto, che mi risveglia tanti ricordi, per farconoscere, attraverso questa straordinaria "memoria" di Pirone, un gran bravo giornalista ed un amato dirigente del Pci romano. (IM)

 

Caro Giuliano,

te ne sei andato stamane sul fare dell’alba, dopo un lungo periodo di sofferenza sopportata con la tua consueta dignità. I ricordi di una lunga amicizia, quasi sessant’anni, e di una lunga comune militanza politica e intellettuale si affollano nella mia mente. Ti ho conosciuto, insieme ai tuoi fratelli Luigi e Massimo e a tua sorella Teresa, agli inizi degli anni ’60 nella sezione del PCI di via Flavio Stilicone; io adolescente e voi più grandi, ma ancora giovani. Eravamo entrati in quel partito spinti dall’emozione e dalla rivolta antifascista contro il governo Tambroni nelle giornate del luglio ’60. Non si poteva essere indifferenti o stare in disparte.

Tu eri già un giornalista che scriveva di sport su “l’Avanti”. Eri interessato soprattutto alla boxe, uno sport che ti metteva subito in contatto con il popolo delle borgate, quello più emarginato. Tanti ragazzi, mi raccontavi, cercavano un riscatto sociale attraverso i pugni sul ring. Con noi ragazzi della FGCI entrasti subito in sintonia. La tua arguzia, la tua giovialità, la tua curiosità facevano sì che ti consideravamo, tra i grandi del partito, quello più vicino alle nostre sensibilità giovanili. Quando arrivavi, la sera, per noi era sempre un momento di gioia. Cominciai allora a conoscere le tue proverbiali battute. Quella era l’epoca in cui tantissimi giovani si affollavano nei bar attorno ai flipper e ai juke box che tu chiamasti “industria della pigrizia”, perché nel nostro comunismo ammalato di ideologismo pensavamo che fossero strumenti inventati dal diavolo capitalista per sottrarre la gioventù all’impegno politico.

Poi, però, il lavoro quotidiano, il contatto ricercato testardamente con le persone in carne ed ossa ci fece superare rapidamente ogni remora ideologica e ci fece trovare il contatto con una generazione che sì giocava a flipper, amava il rock e i capelli lunghi ma cresceva pacifista e antiautoritaria. Fu la grande stagione dell’impegno per la pace e per la solidarietà con i popoli che combattevano per l’indipendenza dal colonialismo e per la libertà. Fu la stagione del Vietnam. E proprio il 31 marzo del ’67 ci ritrovammo insieme a San Vitale fermati dalla polizia mentre manifestavamo contro la visita in Italia del vicepresidente USA Humphrey. In corridoio vedemmo anche Berlinguer che, un po’ comicamente, veniva rilasciato, con un questurino che cercava affannosamente di accomodargli lo stazzonato cappotto sulle spalle e Enrico che tentava infastidito di allontanarlo con il braccio.

In seguito andasti a dirigere l’Unione sport popolare. E da quella postazione cercasti il contatto con Antonio Cederna esponente di Italia Nostra e l’ambiente urbanistico che ruotava intorno a lui. Ricordo in quegli anni post ’68 il tuo impegno proto ambientalista. Contro la speculazione cementificatoria Celentano cantava “Il ragazzo della via Gluck” e tu t’inventavi “corri per il verde”: le manifestazioni sportive nei quartieroni densamente edificati. Immancabili alle Feste de l’Unità, dove ti si vedeva arrivare con i tuoi gessetti e i tuoi nastri per tracciare le corsie sui marciapiedi, le tue magliette e i poveri gadget dell’Uisp per organizzare le corse di giovani e meno giovani. E in tema di speculazione non mancavano le tue battute. Allora nelle giunte comunali dirette dalla DC imperversava l’assessore socialdemocratico all’urbanistica Pala. E tu chiosavi: “Dicesi Palafitte i palazzi dei quartieri intensamente edificati”.

Fu del tutto naturale per un partito di popolo, quale era il PCI, portarti nell’Istituzione comunale. Consigliere nelle prime Circoscrizioni, nella zona operaia e popolare della Tiburtina, e poi in Consiglio comunale nel 1971. Nel 1976, se non ricordo male, fosti il consigliere più votato del PCI dopo la testa di lista. Ma quella marea di voti, circa quattordicimila se non ricordo male, non era frutto di legami clientelari che tu eri del tutto alieno dal coltivare, ma di stima e di simpatia, un riconoscimento per il tuo impegno per il riscatto sociale fra il popolo delle periferie. Nella prima giunta di sinistra a Roma ti appiopparono l’assessorato al Patrimonio e alla casa. Riuscisti in tre anni a far scomparire quasi del tutto le baracche fatiscenti dei borghetti dando casa a quell’umanità emarginata e povera. Non fu una battaglia facile. Ricordo ancora una foto, forse su “l’Unità” o su “Paese sera”, che ti ritraeva mentre camminavi teso e preoccupato in un viottolo fra le baracche forse del borghetto Prenestino. Fu con te che il Comune si pose il problema di censire tutti i suoi beni che spesso non sapeva neanche di avere e fu con te che scoprimmo che molti di questi beni erano praticamente usati gratis da grandi privati.

Sei sempre stato persona di grande dirittura morale; un vero moralista. Il tuo comunismo democratico, mai settario, sempre aperto e curioso, ti portava a concepire la militanza politica come impegno innanzitutto civile non al di sopra della legge morale e giudiziaria. Ma il mondo stava cambiando anche quello della e intorno alla sinistra.
Tornasti a fare il tuo mestiere di giornalista a “Paese sera”. Ma la vicenda politica non ti dette tregua. Subito fosti chiamato alla lotta per la sopravvivenza del giornale. Sette mesi di autogestione per non far morire la testata e poi la “Cooperativa 3 aprile” per tenerla in vita. Fu il periodo in cui siamo stati quotidianamente vicini. Ricordo quando mi portavi a pranzo da tua zia Gisa a via Quattro Fontane all’angolo con via Rasella, in quel l’appartamento dove i nazifascisti avevano prelevato e ucciso alle Fosse Ardeatine quattro tuoi parenti. Potevi andare a lavorare a “Il Messaggero” ma non lo facesti perché ti ripugnava l’idea di stare nel giornale che aveva pubblicato l’infame comunicato nazista della strage di “comunisti-badogliani”
Poi al Tg3 a fare la cronaca in giro per i quartieri delle periferie che conoscevi a menadito. Erano cronache non prone al potere, neanche quello del centrosinistra.

Caro Giuliano,

hai fatto parte di una generazione che ha visto l’avanzata entusiasmante e poi il malinconico declino della sinistra, in un mondo del tutto diverso da quello che tanto ci appassionò nella nostra giovinezza e maturità. Chi ti ha conosciuto, amici e anche avversari politici, ti ha comunque voluto bene per il tuo disinteresse personale nella militanza politica e amministrativa, per la pulizia morale e intellettuale, per l’ironia e la fermezza nel valutare cose e persone. A me mancherà un grande amico e compagno; mi mancheranno le nostre lunghe chiacchierate, nel giardino sotto casa, sulle vicende politiche di oggi alle quali ti sentivi profondamente estraneo e che trattavi con sovrano disprezzo.

Il tuo contributo democratico alla vita della nostra città è stato importante; la tua compagna, i tuoi figli e i nipoti, tuo fratello, tutti i tuoi parenti, possono andarne fieri.

 

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Ciao.

Leggi tutto...

Frosinone, Ceccano, Anagni, un grande progetto politico per sconfiggere l’inquinamento

S.Maria a fiume 390 260 mindi Pietro Alviti, Professore Vice Preside del Liceo Scientifico di Ceccano  - La schiuma e la puzza colpiscono i nostri sensi e subito ci ribelliamo, scriviamo, contestiamo, chiediamo interventi. Purtroppo però quella che, abbandonato lo splendido nome geografico di Valle Latina, ormai è chiamata Valle del Sacco, aggiunge a tali inquinanti avvertibili, tante altre terribili sostanze che sono state sparse in tutto i territorio soprattutto per l’incapacità della politica di controllare e gestire il territorio. I comuni sembrano essere gli uni contro gli altri, come se non respirassimo la stessa aria, non fossimo tutti esposti al lindano, non vedessimo tutti la schiuma che compare sui corsi d’acqua.

Dovremmo imparare dalla storia che troppo spesso dimentichiamo. Alla fine degli anni 80 la parte bassa di Ceccano era ossessionata da un puzzo indicibile, in confronto del quale gli effluvi attuali sembrano profumi. Era sufficiente avvicinarsi a Piazza Berardi per essere presi alla gola da una sensazione di mancanza di respiro, con la meraviglia di vedere gli abitanti della zona che ci convivevano per assuefazione. Ebbene in quei mesi nacque un movimento di opinione, forte dell’alleanza di tutti gli schieramenti politici che portò ad un interessamento diretto del governo con l’approvazione di un grande progetto di disinquinamento del fiume Sacco: 5 depuratori, da Colleferro a Ceccano, affidati alla Termomeccanica di Genova.

Il progetto partì con grandi ambizioni: i depuratori avrebbero restituito al Sacco acqua potabile. Se ne costruì uno soltanto e non completamente, quello di Ceccano. Gli altri 4 bloccati dalla burocrazia e dal disinteresse delle popolazioni che vivevano apparantemente lontano dal fiume. Si svegliarono vent’anni dopo con le mucchie avvelenate nei campi. Proprio da questa storia dobbiamo capire che non è possibile lottare contro l’inquinamento se le comunità e le forze non si uniscono a cominciare da una grande mobilitazione contro le polveri sottili. Non possiamo combattere le condizioni meteo e l’assenza di vento ma possiamo abbattere fortemente la produzione di pm10 derivante dagli impianti di riscaldamento, la grande maggioranza dei quali alimentati da legna e da pellet. Eppure la nostra valle è completamente metanizzata: il gas naturale arriva dappertutto o quasi ed invece le famiglie si scaldano con la legna perché è più economica.

Ecco la funzione della politica: una grande rivendicazione dello stato di emergenza da polveri sottili, per tutte le conseguenze che hanno sui costi del sistema sanitario e sulla salute dei cittadini, e perciò la richiesta di un forte abbassamento delle accise sul metano per ridurne drasticamente il costo e renderlo più conveniente rispetto alla legna e al pellet; incentivi ulteriori per l’installazione di energie rinnovabili, convenzioni con le banche per il prestito delle somme necessariie a tassi convenienti; ed anche installazione controllata di filtri per le canne fumarie dei camini. Si tratta di una grande operazione politica che avrebbe immediati effetti benefici sull’aria che respiriamo ma regione, provincia e comuni devono essere un unico fronte compatto.

 

questo brano è pubblicato anche su =  https://pietroalviti.com/2019/01/27/frosinone-ceccano-anagni-un-grande-progetto-politico-per-sconfiggere-linquinamento/

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Quello che c’è di politico nell’arresto del Sindaco di Riace

Giulio Cavalli 350 260Nadeia De Gasperis intervista Giulio Cavalli 

Quanto c’è di politico nell’arresto del Sindaco di Riace, Mimmo Lucano?
Non è mia abitudine entrare nelle scelte giudiziarie, sempre speranzoso che davvero esista una separazione dei poteri che non sia solo declamata. Lo stesso Mimmo Lucano ha dichiarato di avere consapevolmente commesso delle irregolarità e quindi è normale che la giustizia faccia ciò che ritiene utile e giusto. L’oscenità politica dell’arresto di Lucano sta tutta nell’uso che è stato fatto della vicenda giudiziaria e nel perfetto tempismo per distruggere la persona e soprattutto il modello di integrazione che rappresenta. L’arresto di Mimmo Lucano diventa politico nel momento in cui c’è un evidente pezzo di Paese che usa oggi Lucano (come ieri le ONG) per sostenere tesi che nulla hanno a che vedere con la vicenda giudiziaria.

L’ostilità palesata dal Ministro Salvini nei confronti di Domenico Lucano, come la frase “sei uno zero” hanno influito su questa vicenda? Se sì, in che modo?
Ogni periodo storico risente dell’humus culturale, sentimentale e politico che è alimentato (purtroppo) dalla propaganda: credo che sia innegabile che chi ha voluto usare la mano pesante contro Lucano sia perfettamente consapevole di convergere con questo nostro pessimo tempo.

 I capi di imputazione attribuiti a Mimmo Lucano pensano siano reati o possiamo chiamarla “disobbedienza civile”?
Ogni volta che nella Storia un Paese ha compiuto una passo in avanti sui temi dei diritti ha dovuto scontrarsi con principi di legalità ingiusti. Mimmo Lucano (come molti altri) è un disobbediente dichiarato e mi pare impossibile non esserlo in un Paese che da anni rispedisce persone nei lager libici e riesce a farlo con le carte a posto oltre che con la propria coscienza.

Perché il modello Riace ha funzionato ed è preso come esempio da tutto il mondo?
Perché c’è cuore e c’è intelligenza oltre al burocrazia. E perché Riace ha avuto il coraggio di riconoscersi ormai vuota senza quel patetico amor proprio tipico dei nazionalismi. Il modello Riace funziona perché non c’è accoglienza ma contaminazione: persone con diversi talenti si incontrano per rispondere alle identiche necessità.

Crede nei piccoli esempi di accoglienza come soluzione al problema dell’immigrazione?
Credo che mischiarsi (e uso volutamente questa parola che ha un profumo bellissimo e che qualcuno vorrebbe sporcare con accezioni negative) sia l’unica soluzione. Qualcuno di noi è mai riuscito a creare relazioni nella vita con qualcuno che abbiamo tenuto relegato nella periferia della nostra quotidianità? Non scherziamo, su.
6. Cosa dobbiamo aspettarci d’ora in poi? Cosa accadrà se i migranti di Riace non potranno fare ritorno in quel paese?
Non accadrà nulla di diverso da ciò che è naturale che accada: gli uomini si mescolano, la fame e la guerra se ne fregano dei mari e dei muri, la Storia e la cultura sono contaminazioni continue, da sempre, nonostante i parrucconi conservatori.

Sora (Fr), 16/10/2018

*Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Collaboro dal 2013 con Fanpage.it, curando le rubriche "Le uova nel paniere" e "L'eroe del giorno" e realizzando il format video "RadioMafiopoli". Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.

 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it
Leggi tutto...

“Politico del futuro”

 camera dei deputati 350 minCaro politico del futuro te lo voglio dire a muso duro
Er popolo si e rotto
Il popolo è stanco
Il popolo c'ha fame

Caro politico del futuro te lo voglio dire a muso duro
Il popolo va ascoltato
Il popolo va aiutato non va dimenticato
Il voto lo volete,
lo pretendete, ma dopo preso er voto
non vi fate neanche piu vede.

Caro politico dalla paga d’oro
Il popolo c'ha bisogno di lavoro
Ma no di lavoro a chiamata o a progetto,
con quello non è protetto
Ha bisogno di un lavoro stabile e sicuro
ce se deve rifà un futuro

Caro politico te lo dico senza timore
in quello che fai ci devi mette il cuore
Se no’ lo sai che poi fa…
lascia perde la politica e a casa poi resta.

2 marzo 2018

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it
Leggi tutto...

I numeri del nuovo quadro politico frusinate

votare 350 260Nelle tabelle che seguono Ermisio Mazzocchi illustra meticolosamente con i dati il risultato negli 11 comuni, della provincia al disopra dei 15.000 abitanti perchè in essi il voto è pi tradizionalmente legato ai simboli di partito. Di questi 11 Comuni 5 sono governati dal centrosinistra ed anche in essi il PD risulta essere il quarto partito dopo M5S, FI, la Lega. Il M5S è sempre oltre il 30% dei voti. Le cosiderazioni che seguono sono di Mazzocchi.

di Ermisio Mazzocchi - Credo che non si debba compiere una analisi del voto in particolare per il PD in modo semplicistico e affrettato. Un risultato per il PD deludente e che restringe di molto la sua base elettorale, con un travaso di voti al M5S, che riescono anche ad attrarre un elettorato moderato e di destra. Comprendere quanto è avvenuto richiede una verifica nelle diverse realtà, come quelle di alcune città della provincia. Questo ci permette di avere uno spaccato in profondità dell'orientamento dell'elettorato. Negli 11 comuni, della provincia al disopra dei 15.000 abitanti, di cui cinque governati dal centrosinistra, il PD risulta essere il quarto partito dopo M5S, FI, la Lega. Il M5S è sempre oltre il 30% dei voti, mentre il PD oscilla tra il 10% e 16%. Si potrebbe avanzare una prima considerazione che è quella di una perdita di consenso al PD per non avere avuto questo partito, se non del tutto perso, un suo rapporto stretto con parti della società non solo quelle più deboli, ma anche con un ceto impiegatizio, professionale, imprenditoriale, insoddisfatto della politica del PD. Queste città, da Frosinone a Cassino, da Alatri ad Anagni, da Ferentino a Veroli, da Pontecorvo a M.S.G.Campano, hanno bocciato con il loro voto la credibilità del PD, penalizzandolo fortemente per una sua difficoltà a cogliere le aspettative di queste comunità. Se tra Frosinone e Cassino M5S ottiene 15.060 voti, il PD 5.447, FI 8.303, Lega 6.821, significa per il PD pagare un prezzo altissimo per non avere costruito una politica capace di presentare e valorizzare anche i limitati risultati governativi, ma comunque anche di una credibilità dei suoi futuri impegni. Non è stato creduto. Mentre il M5S sfonda in tutti i segmenti della società. Questi sono i dati di fatto che impongono una totale revisione della politica del PD, che si è avviato con le dimissioni di Renzi e l'avvio di un nuovo percorso. Non si può sottacere che in questa provincia, nonostante anni di governo di centrosinistra, rimane ancora una realtà che premia il centrodestra, risultato vincente come coalizione nelle regionali e per il parlamento. Sono considerazione che devono portare la sinistra e lo stesso PD non a revisioni estemporanee, ma a un nuovo impianto politico strutturale della funzione del partito Democratico, che definisca cosa è, cosa fa, dove vuole arrivare.

Sono starti presi inconsiderazione i voti per la Camera dei Deputati nel Collegio plurinominale. I datri provengono da La Provincia e dalle pagine web del sito Ministero dell'Interno predisposte per il voto del 4 marzo 2018.


I comuni che segueno sono in ordine decrescente per numero di abitanti

Frosinone

M5S 7.847 31,2% Lega 4.982 19,8% FI 4.506 17,9% PD 3.386 13,4%

Cassino

M5S 7.213 38,6% FI 3.797 20,3% PD 2.061 11,0% Lega 1.839 9,8%

Alatri

M5S 4.936 34,6% FI 3.304 20,9% Lega 3.080 19,5% PD 1.915 12,1%

Sora

M5S 6.632 38,2% FI 2.753 18,6% Lega 2.255 15,% PD 1.493 10,1%

Ceccano

M5S 4.637 38,0% Lega 1.988 16,3% PD 1.638 13,4% FI 1.523 12,49

Anagni

M5S 4.368 36,6% Lega 2.045 17,1% FI 1.774 14,8% PD 1.543 12,9%

Ferentino

M5S 4.043 36,3% FI 2.083 18,7% Lega 1.705 15,3% PD 1.408 12,6%

Veroli

M5S 3.969 33,0% FI 2.645 22,0% Lega 2.275 18,9% PD 1.701 14,1%

Pontecorvo

M5S 3.157 41,6% FI 1.378 18,7% Lega 1.066 14,0% PD 852 11,2%

Monte S. G. Campano

M5S 2.675 34,4% PD 1.226 16,0% Lega 1.117 14,6% FI 1.066 20,9%

---------------------------------------------------------------------------------------------------------
Sotto 15.000 Abitanti

Isola del Liri

M5S 2.530 35,5% PD 1.431 20,1% Lega 1.079 15,1% FI 1.000 14,0%

Fiuggi

M5S 1.751 31,1 FI 1.229 21,8% PD 839 14,9% Lega 832 14,7%

Boville Ernica

M5S 1.995 38,2% FI 1.141 21,8% Lega 764 14,6% PD 752 14,4%

Ceprano

M5S 1.666 34,1% FI 893 18,2% PD 777 15,9% Lega 674 13,7%

Paliano

M5S 1.724 36,4 PD 1.181 24,9% Lega 639 13,5% FI 570 12,0%

-------------------------------------------------------------------------------------------------
Particolare, il voto di un comune travagliato dalla crisi dell'Ideal Standard,seppur risolta in piena campagna elettorale

Roccasecca

M5S 1.847 44,2% Lega 692 16,5% FI 580 13,9% PD 491 11,7

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it

Leggi tutto...

Per la nascita di un nuovo soggetto politico

lotte per il lavoro 350 260di Francesco Notarcola - Per la nascita di un nuovo soggetto politico, democratico e rivoluzionario. Quando in una elezione regionale o locale, si reca alle urne una percentuale di cittadini inferiore al 50%, significa che la democrazia è morta. Ad Ostia, nella capitale d’Italia, per il rinnovo del municipio, la percentuale è stata inferiore al 40% e Casapound ha sfiorato il 10%. E’ allarme democratico.
I cittadini non credono più alla politica e non hanno più fiducia nelle Istituzioni in quanto i partiti, anche quelli di SINISTRA, con il loro operare, dentro e fuori le maggioranze di governo locali, regionali e nazionali, hanno ucciso la democrazia, ormai inesistente nei luoghi di lavoro.

Nella nostra provincia e nel Comune Capoluogo i partiti della sinistra al governo non hanno saputo e voluto combattere il processo di degrado e di impoverimento del territorio e della sua popolazione, conseguente alla distruzione di un esteso apparato industriale. Parallelamente il Capoluogo e la provincia sono stati privati, sin dal passato, del Distretto militare e della Banca d’Italia mentre oggi tocca alla Camera di commercio. Sconfitti anche per la sede della Corte di appello. Tutto a favore di Latina.
Il capoluogo pontino ha un’organizzazione sanitaria di 2° livello (DEA) mentre a Frosinone sindaci e consiglieri regionali, che si dicono di sinistra, hanno fortemente osteggiato questo obbiettivo, sostenuto da centinaia di associazioni e da decine di migliaia di cittadini in manifestazioni pubbliche tenutesi a Frosinone, Sora, Cassino, Alatri, ecc.

A fronte di una realtà siffatta, che ha generato disoccupazione, povertà e disagio, che ha annullato i diritti e la dignità delle persone, tutte le forze che si dicono di sinistra dichiarano che bisogna andare alle elezioni politiche del 2018 con una lista unitaria. E sembra, a loro dire, che ciò sarebbe sufficiente per richiamare la gente alle urne ed avere risultati di rilievo.

Questa posizione è illusoria e si palesa fortemente errata e sterile.

L’Italia ha bisogno di un nuovo soggetto politico. NUOVO IN TUTTO, democratico e rivoluzionario, forte della partecipazione dei cittadini che si mobilitano e si organizzano, nei quartieri e nelle contrade dei Comuni e delle Città, con un solo obbiettivo: attuare e sviluppare i diritti e la democrazia contenuti nella Costituzione.
Ma un soggetto politico nuovo deve saper elaborare nuove regole di vita democratica, di organizzazione territoriale e di ruolo moderno degli eletti. Questi, essendo il risultato di un impegno collettivo, debbono essere al servizio della gente e senza alcun privilegio.

Questo NUOVO può nascere ed essere credibile, solo se si avrà il coraggio di fare i conti con la nostra coscienza e riconoscere, di fronte al popolo, quanto male hanno fatto i partiti di sinistra ai lavoratori ed al Paese. Per amore del potere e per smodate ambizioni personali, che nulla avevano ed hanno a che fare con la morale proletaria, è stato ridotto al lumicino un partito che aveva raccolto adesioni e fiducia di tanta parte degli elettori.
Sono stati fatti passare provvedimenti e disegni di legge che hanno ridotto progressivamente il potere e il ruolo dei lavoratori. Basta pensare al pacchetto TREU ed al finanziamento della scuola privata. A Frosinone, per un posto di assessore dell’Amministrazione provinciale, si è votata la privatizzazione del servizio idrico.

Non si può aver fiducia in coloro che hanno scelto il mercato e la globalizzazione come leve di sviluppo e di progresso; che hanno teorizzato e votato per la privatizzazione dei servizi e di altri beni comuni, sostenendo che la concorrenza ci avrebbe portato efficienza e tariffe più basse.
Non basta essere usciti dal PD per rifarsi una verginità. Coloro che hanno attuato e difeso politiche liberiste, che hanno distrutto la potente macchina di democrazia e di partecipazione, estesa a tutto il territorio nazionale (Sezioni PCI), non possono più avere ruoli di guida. Il loro ruolo dirigente e le loro scelte sono stati un fallimento completo con conseguenze drammatiche. Essi, devono fare un passo indietro e tornare nelle borgate a organizzare i cittadini per difendere diritti e dignità. E possono agevolmente farlo perché hanno capacità politiche ed economiche .

Il nuovo modello di democrazia dovrà ispirarsi ai consigli dei delegati, nati nelle FABBRICHE e in TUTTI LUOGHI di LAVORO con il movimento rivoluzionario del ’68. La più alta forma di democrazia che l’Italia e l’Europa hanno conosciuto. Uno sviluppo democratico che portò alla conquista delle grandi Città con sindaci e assessori operai, contadini, artigiani, personalità della cultura e della scuola.

Nuovo soggetto politico e crescita democratica e civile fondata sul lavoro. Di questo l’Italia ha urgente necessità per seppellire un passato infausto e guardare al futuro con fiducia.

Leggi tutto...

E' il fallimento politico del PD

Votaredi Romeo Fionda - A Frosinone, non solo abbiamo perso senza se e senza ma, c’è stato il fallimento politico del Pd. Nessuno dei dirigenti può auto-assolversi da questa responsabilità o semplicemente scaricare il fardello.

I voti di lista e le preferenze parlano chiaro. In 5 anni si è “costruito” poco: nessuna opposizione vera, nessuna idea di città. Vantiamo un circolo tenuto insieme con lo Scotch, e buon ultimo, ma forse bisognerebbe invertire l’ordine, la crisi profonda e strutturale del Pd e quella dilagante del renzismo.

È mancata l’attenzione e il rispetto, per i “compagni e amici” del partito che manifestavano il loro disagio. Non si sono rimarginate le ferite della precedente sconfitta del 2012. Poco o niente è servito rincollare rapporti logorati all’interno del centro sinistra e far finta di volersi bene. I cittadini/elettori sono molto più attenti e informati di quello che pensano alcuni “dirigenti del PD. Se non ripartiamo dagli errori commessi, e sono tanti, non ne veniamo fuori, in nessun modo.

Non basta solo dire che bisogna rilanciare il centrosinistra, ma ci vuole la volontà, la consapevolezza e la convinzione di lavorare insieme a un progetto comune, sul programma e sui valori, se non vogliamo consegnare il Paese alla destra. Non ci sono alternative in un mondo dominato dei personalismi.

Dobbiamo mobilitarci e smetterla di parlarci addosso, apriamo un confronto programmatico sulla città e sulla crisi economica che sta stritolando la nostra provincia. Mettiamo da parte la logica dell’autosufficienza e finalmente torniamo a parlare dei problemi veri che interessano le persone.
Entriamo nel merito: sulle emergenze sociali, lavoro, povertà, investimenti, con la conoscenza, la cultura e la sensibilità, che in qualche modo dovremmo avere.

Con quadro di valori che metta in discussione gli assetti e le disuguaglianze per superarle, senza ricorrere alla nostalgia, ma costruendo un'area politica nuova e contemporanea, rivolta al futuro e alle persone.

Chiudo con una citazione, di Marx (Groucho) "Impara dagli errori degli altri. Non puoi vivere abbastanza a lungo per farli tutti da solo." Anche se ne Pd ciociaro ci siamo abbastanza vicini.

Leggi tutto...

Anna Falcone: “Né Pd né M5S, esiste un nuovo spazio politico”

AnnaFalcone 350 260intervista a Anna Falcone di Giacomo Russo Spena - Quando le si chiede del governo Gentiloni, scuote la testa. Incredula. “Sorprende l’autismo politico che promana la reiterazione di potere: nessuna presa di coscienza del significato del voto del 4 dicembre, nessun cambio di rotta, nessun tentativo di ricucire il rapporto di fiducia con i cittadini perché è quella la prima frattura democratica da colmare per rilanciare il Paese”. Avevamo lasciato Anna Falcone, la combattiva avvocata cassazionista, nella campagna elettorale per il No al referendum sulla Costituzione; la ritroviamo ancora in prima fila all’assemblea del prossimo 21 gennaio quando i “Comitati per il No” proveranno a lanciare una proposta nazionale: “Molti, se non tutti, ci chiedono di andare avanti per rilanciare l’azione politica su un doppio binario: attuazione della Costituzione e riaffermazione dei diritti sociali, a partire dal lavoro. Per questo abbiamo già annunciato il nostro impegno per il prossimo referendum sul Jobs Act”. Si intravede uno spazio politico tra il M5S e il Pd che nasce dal basso e dalla società civile. Anna Falcone non ha dubbi: “Se la Sinistra è ancora il luogo del futuro, della partecipazione, dell’orizzonte democratico del domani non può sottrarsi a questa sfida, ma deve abbandonare rigidità, frammentazioni e ritualità del passato che l’hanno portata a collassare su se stessa ed a perdere il contatto con buona parte della sua base elettorale”.

Partiamo dal 4 dicembre. Qual è il segnale principale che si evince da quel voto? Come si spiega una così alta affluenza?

I cittadini partecipano al voto quando hanno la possibilità di incidere realmente sulla res publica, così come è stato sulla Costituzione. Al contrario, l’astensione aumenta quando il consenso è direzionato verso opzioni chiuse e non soddisfacenti. Dal 4 dicembre giunge un messaggio di grande partecipazione unito al desiderio di libertà e “liberazione” dalle vecchie pratiche della politica politicante.

Una vittoria della Costituzione ma anche un chiaro segnale politico di sfiducia nei confronti del governo Renzi, il quale è stato costretto a dimettersi. E’ stato un voto politico?

Il contesto politico influenza sempre i referendum ma la motivazione principale che ha spinto i cittadini alle urne è stato il voto “per” la Costituzione e non “contro” il governo Renzi. Il nostro “Comitato per il No” ha rifiutato ogni tentativo di strumentalizzazione e personalizzazione politica del voto, respingendo al mittente la strategia renziana e puntando all’informazione sulla riforma e sui suoi effetti di indebolimento del sistema democratico. Ciò detto, è innegabile che il governo Renzi abbia deluso molti prima del voto, per il fallimento delle sue politiche sociali ed economiche, e continui a deludere adesso, per l’assoluta incapacità di fare un’analisi obiettiva e costruttiva della bocciatura referendaria.

Siamo al tramonto del renzismo o è ancora presto per sancire la sua fine?

Non so se siamo di fronte al suo definitivo declino, di certo la sua sconfitta non è stata un problema di comunicazione – come sostiene Renzi – ma di contenuti. Aggiungerei di umiltà e di coerenza con la matrice progressista a cui il Pd dice di ispirarsi. Invece di ascoltare la disperazione popolare, si è cercato prima di demolire, con le riforme sul Jobs Act o la “buona scuola”, quei diritti – appunto il lavoro, l’istruzione, la salute – che rendono i cittadini protagonisti e soggetti liberi di uno Stato di diritto, poi di approfittare di quella stessa disperazione per estorcere un voto su una riforma della Costituzione, su cui la propaganda renziana spostava la causa di tutti mali del Paese. Gli italiani non ci sono cascati e, con grande coraggio e dignità, hanno saputo dire No a questa riforma truffa e ne hanno approfittato per rilanciare quei valori costituzionali che rappresentano, al contrario, l’ultimo baluardo per la difesa dei loro diritti sociali, civili e di libertà. Il programma della nostra democrazia è scritto tutto lì.

Il governo Gentiloni è un Renzi bis? E, secondo lei, quanto durerà?

Lo è nei fatti e nella fonte da cui promana la sua legittimazione. Del resto, abbiamo sempre sostenuto, e i fatti ci danno ragione, che la vittoria del NO non avrebbe determinato alcun stravolgimento politico: viste le maggioranze in Parlamento e la solida supremazia renziana nel Pd, non sarebbe stato possibile aver alcun governo non sostenuto da Renzi. Siamo alla copia di un vecchio governo caratterizzato sempre dagli stessi limiti. La modernità e il futuro del Paese viaggiano su altre corde e non può che passare dalla progressiva attuazione di una democrazia partecipativa: quello di cui il governo ed i poteri che lo sostengono hanno più paura. Forse hanno ragione.

Passiamo alla legge elettorale. Il Pd ha proposto il Mattarellum, un sistema maggioritario che favorisce le coalizioni. Che ne pensa? La convince la proposta?

Sicuramente visto l’esito referendario, il Parlamento ha il dovere di dare agli italiani una legge elettorale nuova che rappresenti un salto di qualità e una discontinuità rispetto al passato. Non più solo e prioritariamente la governabilità – il che sarebbe in contrasto con il principio sostenuto dalla Corte costituzionale nella ormai nota sentenza n. 1/2014 che dichiarato la parziale incostituzionalità del “Porcellum” – ma soprattutto una legge elettorale che responsabilizzi gli eletti nei confronti dell’elettorato, non che ne vincoli il mandato all’obbedienza verso il segretario/presidente del partito da cui dipende la rielezione. E andando oltre, una legge che consenta agli elettori di scegliere i propri rappresentanti e partecipare alla selezione delle candidature. La governabilità passa, innanzitutto, dalla qualità dei nostri rappresentanti e dalla capacità di lavorare insieme per il bene dal Paese, al di là delle convenienze politiche e dai desideri del “capo”.

Il prossimo 21 gennaio si terrà a Roma un’assemblea pubblica nazionale a cui parteciperanno tutti i comitati territoriali del “No" alla riforma. Qual è la proposta politica in discussione?

Siamo un’organizzazione plurale e democratica: decideremo insieme su come proseguire e su quali priorità. Insisto: molti, se non tutti, ci chiedono di andare avanti per rilanciare l’azione politica su un doppio binario: attuazione della Costituzione e riaffermazione dei diritti sociali, a partire dal lavoro. Per questo abbiamo già annunciato il nostro impegno per il prossimo referendum sul Jobs Act promosso dalla Cgil.

Un bel salto per i comitati del No: dalla difesa della Costituzione alle questioni riguardanti il lavoro e la precarietà...

L’attuazione di un modello pienamente democratico passa dall’attuazione dei diritti fondamentali e dalla garanzia dei diritti sociali, prima ancora che dagli equilibri fra i poteri. Non è un caso che nella Costituzione la parte sul riconoscimento e la tutela di tali diritti, preceda quella sui poteri e l’organizzazione dello Stato: senza i primi non può esservi una declinazione democratica dei secondi.

E’ favorevole all’introduzione del reddito di cittadinanza?

Si può discutere sulle forme ma è innegabile che una società fondata, ormai, sulle diseguaglianze e sul tramonto del lavoro come fonte di reddito ed emancipazione sociale non possa fare a meno di misure redistributive della ricchezza, che garantiscano, almeno, la dignità, quando sia tanto pervicacemente inibito il diritto al futuro.

E per quando auspica il ritorno al voto? A settembre, dopo il referendum?

Non appena ci sarà una nuova legge elettorale, auspicabilmente ispirata ai principi di cui parlavo sopra, che dia cioè valore alle scelte popolari e spazio ai suoi migliori rappresentanti, non ai più servili vassalli del leader di turno o di altri poteri che ne siano espressione. Però, a meno di una vittoria del Sì al referendum sull’abrogazione del Jobs Act, o di altri scossoni politici, temo non si tornerà a votare prima del prossimo autunno, se non nel 2018.

A livello nazionale il Pd perde consensi e il M5S non sembra approfittare del governo Gentiloni vedendo come si è impantanato a Roma con la sindaca Virginia Raggi: sembrano due soggetti in forte crisi. Pensa che alle prossime elezioni nazionali ci sarà un alto tasso di astensionismo? La gente ormai non è del tutto sfiduciata nei confronti delle istituzioni?

Dipende da quanto i cittadini penseranno di poter contare con il prossimo voto politico: se si continuerà a reiterare modelli politici ed elettorali di mera ratifica o investitura di governi preconfezionati e candidati opachi, o che brillano solo per l’altissimo tasso di “fedeltà al capo”, ma il cui valore o passione civile e politica restano ignoti, l’astensionismo non potrà che aumentare.

Per Lei c’è spazio per la nascita di un nuovo soggetto, a sinistra, alternativo sia al Pd che al M5S capace di dare la speranza di cambiamento ai cittadini?

La politica non sopporta vuoti, e in questo momento, più che mai, un soggetto che sapesse interpretare la “fame” di diritti, la volontà di partecipazione attiva dei cittadini e selezionare una classe dirigente all’altezza del Paese, avrebbe praterie aperte davanti a sé.

Che pensa della prospettiva dell’ex sindaco di Milano, Pisapia, di un “campo progressista” capace di dialogare col Pd e far nascere un nuovo centrosinistra nel Paese? I Comitati del NO possono essere attratti da tale progetto?

Prima di parlare di progetti, bisogna guardare alla credibilità di chi li propone e agli obiettivi politici reali, quelli, ancora una volta, calibrati sulla riconquista dei diritti, più che sulle strategie di potere. Non è dalla sommatoria di tanti che può nascere una nuova sinistra larga, nei consensi, prima ancora che nel nome, ma dal coraggio di rilanciare battaglie innovative e decise contro un’ideologia – il “turboliberismo” – che ha decapitato libertà e diritti, in nome di un fantomatico progresso materiale, riuscendo solo a distribuire ricchezza per pochi e miseria per tanti. Il declino dello Stato democratico e di diritto è iniziato da lì. Non vedo in quel campo, ancora (forse), tale coraggio.

Infine, qual è il rapporto coi partiti e volti storici della sinistra classica? Non è giunta l’ora che emergano nuove forze dalla società civile?

E’ un rapporto di rispetto, ma critico. Siamo tutti consapevoli dei limiti del modello partito che si è sviluppato a dispetto del “metodo democratico” sancito in Costituzione, e delle responsabilità di chi quel modello minimo e ipocritamente insofferente a ogni regolamentazione conforme a Costituzione. Quanto alla società civile, il salto di qualità sta nell’annullare la separazione fra società civile e società politica: la democrazia partecipativa impone un impegno costante di tutti e la fine della delega di potere in bianco che metta nelle mani di pochi le decisioni sul futuro di tanti. Penso sia già emersa una forte volontà di partecipazione, che può convogliarsi in una nuova stagione di attivismo politico, ma serve, adesso, dimostrare di saperla coniugare con un altrettanto grande senso di responsabilità. Sono processi che richiedono tempo e impegno da parte di tutti. Eppure, mai come adesso, è necessario che questo salto di qualità si realizzi.

Adesso Lei è in procinto di partorire ma è proprio sicura che, nei prossimi mesi, non sarà interessata a “scendere in campo”? In molti sembrano volerla tirare per la giacchetta...

Sono già scesa in campo. E nel modo, credo, più libero e utile a quella res publica a cui teniamo in tanti, senza paura di definirci indomabili, quanto pragmatici, idealisti. Perché, vede, non c’è niente di più innovativo e rivoluzionario di un ideale, di un impegno condiviso e portato avanti da tanti per cambiare il corso degli eventi e – a volte – della Storia di un Paese. Questo referendum lo ha dimostrato contro ogni previsione. Noi cercheremo di trasformare questa vittoria in un nuovo inizio per la “discesa in campo” non di singoli leader, ma dei cittadini tutti, i veri protagonisti di questa vittoria e gli unici che possono animare, insieme, una nuova stagione politica. Saranno loro, devono essere loro a sceglierne i volti e gli obiettivi che vi daranno corpo e concretezza.

(28 dicembre 2016)

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it

 

Leggi tutto...

Il Giubileo diventi l’anno di una misericordia reale e lanci un progetto politico

papa francesco al parlamentoeuropeo 2014 11 25 350 260Riproponiamo un articolo di Raniero La Valle che oscilla fascinosamente fra interpretazione del Giubileo di Papa Francesco e sogno che vorrebbere vedere realizzarsi.
di Raniero La Valle - Giubileo 2015. Con la misericordia vera, da fare nel mondo e non tra i fumi dell'incenso, il vescovo di Roma propone un altro paradigma di civiltà, che può diventare anche un progetto politico. Ci sono delle cose che papa Bergoglio ha detto fin dal principio, che sul momento non vennero capite, ma si sono capite dopo, o si stanno comprendendo solo ora.

Per esempio quando, presentandosi la prima sera al popolo sul balcone di san Pietro aveva detto: "Adesso vi benedico, ma prima chiedo a voi di benedirmi non si poteva capire, come adesso invece è chiaro, che lì c'era già l'idea di una riforma del papato: il papa non solo rientrava tra i vescovi, come aveva detto il Concilio Vaticano II, ma tornava in mezzo al popolo come uno dei fedeli, come un pastore che non solo sta in testa al gregge, ma anche sta in mezzo e "dietro al gregge, per chè le pecore hanno il fiuto per capire la strada e per indi care il cammino".

E così il gregge diventava un popolo, e il papa si riconosceva ministro di questo popolo, insieme agli altri ministri e primo tra loro, un papa non solo uscito dal conclave ma papa benedetto dal popolo.

Un'altra cosa che non si era capita era quella parola "misericordiare", che non esiste nè in italiano nè in spagnolo e che il papa usava come un neologismo, tratto dal suo motto episcopale, per definire il suo compito. Sicchè alla domanda: "Chi è Francesco? Che cosa è venuto a fare? che risuona anche in un miolibro uscito ora per Ponte alle grazie, la risposta era: "Sono venuto a misericordiare".

E ora si capisce che cosa volesse dire. "Fare misericordia": Il programma del suo pontificato.

Certo, ha intrapreso la riforma del papato, tanto che mai si era visto un papa così. Certo, ha intrapreso la riforma della Chiesa, che senza cominciare dal papato non si può fare. Certo, ha posto mano a una revisione e a un ripensamento della Curia a cui ha chiesto di conformarsi a un modello alto di Chiesa, e di non apparire, o essere, l'ultima Corte europea. Ma ancora più importante di tutto ciò è l'intento di rimettere nel mondo, che con la modernità l'ha rimossa, la misericordia di Dio. "Dio infatti, è non la Chiesa, che papa Francesco annuncia, il proselitismo gli sembra "una sciocchezza", mentre la misericordia gli sembra l'unica e ultima risorsa per la quale il mondo possa salvarsi e vivere. Nella persuasione che se si ritrova la misericordia di Dio, si può far nascere la misericordia anche nostra.

Per ciò, a cinquant'anni dal Concilio e come suo prolungamento dopo tanto deserto, egli indice il Giubileo, che vuol dire esattamente il tempo della misericordia, "l'anno della misericordia".

Non si tratta di incentivare i pellegrinaggi a Roma. Dove sarebbe la novità? Si tratta di proporre al mondo un nuovo paradigma. Intanto è chiaro che con i paradigmi in atto si va alla rovina, e in tempi brevi (c'è poco tempo, sembra dire il papa anche di sè); proviamo allora con un altro paradigma, quello della misericordia, che significa riconoscere il male, proprio ed altrui, chiedere perdono e perdonare, significa la riconciliazione. Ma la misericordia non sta solo nel perdono e nella remissione dei peccati, sta anche nella remissione dei debiti. Nell'antico Israele il Giubileo voleva dire anche la pacificazione del debitore, il rientrare in possesso delle terre perdute, riscattare beni dati in pegno o espropriati, voleva dire la libera zione degli schiavi.

Nel giudicare il mondo in cui viviamo papa Francesco usa il criterio della misericordia. E per questo lancia il Giubileo. L'economia che uccide, la società dell'esclusione, la globalizzazione dell'indifferenza, i poveri che invece di essere solamente sfruttati ed oppressi, oggi sono anche scartati e messi fuori per fino dalle periferie, sono tutti giudizi che papa Bergoglio da di un mondo che è senza misericordia.

Se avesse misericordia, rimetterebbe il debito alla Grecia, per mettendo alla gente di avere la luce per la notte e il gas per cucinare, e sarebbe restituita alla Grecia la libertà politica usurpata da poteri estranei e non responsabili di fronte a quel popolo.

Se avesse misericordia non lascerebbe che masse intere di uomini e donne, e una generazione intera di giovani, fossero escluse dal lavoro, disoccupati, licenziati, esuberi, precari. Se il lavoro fosse solo il mezzo per guadagnarsi da vivere, anche un minimo di reddito assicurato a tutti potrebbe essere una soluzione. Ma se il lavoro è la dignità stessa della persona, come dice papa Francesco, allora la misericordia oltre a garantire un minimo vitale, dovrebbe mobilitare tutte le risorse, pubbliche e private, perché il lavoro per tutti torni ad essere un'altissima priorità della politica.

Se la misericordia fosse all'opera, il mondo non starebbe a trastullarsi davanti agli eccidi in Medio Oriente e in Africa, sarebbe una priorità mettere fine con tutti i mezzi legittimi, a guerre e stermini sacrificali, magari mistificati con motivazioni religiose, a cui il papa ha definitivamente tolto ogni legittimazione annunciando un Dio nonviolento.

E cosa sarebbe un vero Giubileo della misericordia, un anno di vera liberazione e riconciliazione, di fronte alla tragedia dei migranti, di fronte a un'Europa senile, sterile, come Francesco l'ha definita, che ha finito per accettare di essere sponda di un mare diventato un cimitero?

Qui si potrebbe azzardare una proposta, un sogno, o più ancora un progetto politico perché il Giubileo diventi l'anno di una misericordia reale. E' la prospettiva politica di portare a compimento la marcia dei diritti inaugurata dall'illuminismo, e di abolire, a cominciare dall'Europa, l'ultima discriminazione che ancora divide gli esseri umani tra uomini e no: la discriminazione della cittadinanza. Deve finire il tempo in cui i diritti, anche i più fondamentali diritti umani, sono diritti del cittadino, gli altri, gli stranieri, gli extracomunitari, i profughi, i migranti, gli scarti ne sono esclusi. Come già avevano intuito i giuristi dopo la scoperta dell'America, il diritto di migrare, il diritto di stabilirsi in qualsiasi terra, dovunque si sia nati, è un diritto umano universale.

Allora la rivoluzione cominciata da papa Francesco quando per prima cosa è andato a gettare una corona di fiori nel mare di Lampedusa, dovrebbe continuare e giungere fino alla caduta di tutte le frontiere, all'apertura di tutti i confini. Certo, allora andrebbe potenziata l'economia privata e pubblica per man te nere i livelli di vita già raggiunti dai residenti e permettere ai sopraggiunti di trovare spazio e vivere, e in tal modo la politica dovrebbe assumere veramente il compito di far crescere tutta la società.

Ma sarebbe davvero un'altra società, e un altro mondo, se per una scelta di misericordia, cioè di reciproca accoglienza tra tutti, oltre ogni barriera, per l'anno del Giubileo arrivassero a Roma non solo migliaia di pellegrini, ma tutti potessero muoversi da un Paese all'altro, viaggiando non sui barconi della morte e delle mafie, ma su treni, navi e aerei di linea.

Altrimenti la misericordia la togliamo dal mondo e la lasciamo tra i fumi degli incensi.

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

Leggi tutto...

Documenterò il vissuto politico come testimone personale

Marcia delle donnedi Donato Galeone* - Non ho letto, ancora, i due libri di Ermisio Mazzocchi e di Tommaso Baris commentati dal direttore di Ignazio Mazzoli mentre leggo, con interesse, il pezzo di "Storia vissuta per una futura umanità" - scritto da Giuseppe Grillo - a commento di parte del libro "Partiti e Società nel Lazio Meridionale" 1964-1994. I due commenti alimentano curiosità, pur se riferite a parti politiche distinte e distanti, anche e non solo in questi giorni estivi disagiati e di scarsa mobilità vacanziera.

Io penso (nel rispetto reciproco di ogni commento, parlando o scrivendo di storia, guardando al futuro del nostro Paese, del Basso Lazio e della Provincia di Frosinone nel contesto globale e socioeconomico europeo) che il commento di Ignazio Mazzoli e di Giuseppe Grillo meritano una più articolata ed ampia riflessione storica non solo nazionale, regionale laziale e provinciale ciociara.

Riflessione, a mio avviso, che va oltre i "rapporti politici" intercorsi e rilevati nelle scelte più vere, discutibili e critiche – tra i maggiori Partiti e Sindacati democratici e/o aggregazioni sociali, quali essenziali strumenti basilari di democrazia attiva e non solo formale.

Così come realisticamente, ad oggi, se vogliamo parlare di un " nuovo sviluppo vero" non possiamo non riferirci - innanzitutto - alle insufficienze di persistenti "capacità produttive" che si compongono di "lavoro"; di capitali e tecnologie; di imprenditorialità che organizza la produzione e di banche che la finanziano, nonché, di istituzioni che non rapidamente forniscono "servizi efficienti" per raggiungere mercati globali "sregolati" difficilmente accessibili alle piccole e medie imprese.

Nel concreto, per comprendere il presente di prevalente"capitalismo finanziario" - guardando al passato di "socialismo reale" - appare utile quanto indispensabile convenire per conoscere - confrontandoci - sul come e perché il "sistema produttivo" tanto nel Paese quanto nell'area laziale meridionale ha avuto – in assenza di programmata politica industriale - una prima forte espansione, poi inceppatasi, con la crisi energetica degli anni 1973, fino alla impennata inflazionistica vissuta verso la metà degli anni ottanta.

Così come dobbiamo, oggettivamente, rilevare - dal 1992 - il crollo dei nostri conti con l'estero; quello della lira e della crescita del debito pubblico che già, nel corso dell'ultimo decennio del secolo , con fatica, l'Italia cercò di avvicinarsi alla Unione Europea e alla moneta unica, con prelievi straordinari e con chiusura di imprese decotte dal "mordi e fuggi".

Per competere, poi, con l'arrivo dell'euro ad inizio del nuovo millennio, tra la caduta del 2001 e la recessione del 2008-2013, del "sistema produttivo" che non è più cresciuto, esporta poco e si investe pochissimo.

Sono questi, indubbiamente, le "cornici o scenari" socio-economici di gran parte degli anni 1964-1994, raccontati da Ermisio Mazzocchi, nel contesto di una "società di laziale meridionale" entro cui collocare, storicamente, "nuovi e vecchi insediamenti produttivi" della nostra Provincia, prevalentemente, lungo l'asse autostradale Roma-Napoli e verso le aree tradizionali manifatturiere interne di Sora-Isola del Liri.

Proprio in quegli anni va rilevato l'estendersi e l'acuirsi del disagio sciale di famiglie coinvolte dalle crescenti "crisi aziendali" che già nei primi mesi del 1975, la stessa Chiesa Diocesana di Veroli-Frosinone approvava alla unanimità la promozione - nella 2^ Domenica di Quaresima – di una colletta da devolvere ai disoccupati, nei modi più opportuni, quale segno di "solidarietà umana" e di sostegno del "LAVORO" anche con l'azione sindacale unitaria dei lavoratori

Ed il 3 marzo 1975, la Federazione Provinciale della CGIL-CISL-UIL, valutando positivamente l'iniziativa del Vescovo Michele Federici e del Clero Diocesano verso gli operai - uniti - per salvaguardare i posti di lavoro mentre si sollecitavano ulteriori momenti di "confronto e di impegno" sia istituzionali che tra rappresentanze delle parti politiche-partitiche, mirati a bloccare e superare il crescente disagio sociale, segnalato giorno dopo giorno anche dalle comunità de Lazio meridionale.

E nell'autunno del 1975, la Camera di Commercio-Industria-Agricoltura promosse un confronto istituzionale per approfondire lo "stato delle cose" entrando nel merito dello sviluppo territoriale frusinate e del basso Lazio (Periodico n. 1 di ottobre-novembre 1975).

Personalmente, sia quale rappresentante della Cisl che della Federazione CGIL-CISL-UIL, evidenziai le positività e le incompiutezze, tra luci e ombre, degli interventi incentivati dello Stato nella economia locale - non programmata né funzionali per tipologie settoriali trainanti - verso una equilibrata trasformazione territoriale congiunta a visibile crescita sociale, per elevare a dignità il lavoro professionalizzato continuo, contrattato e partecipato.

A mio avviso, ieri come oggi, con il riconoscimento di "crisi industriale complessa" (Legge 7 agosto 2012 n.134) - pur appesantita dai circa 100.000 disoccupati – riemerge il "Parlare del passato guardando al futuro".

Necessario, nei prossimi mesi, avviare la traduzione quantificata degli investimenti "incentivati"programmabili in "coerenze innovative"- verificabili in almeno tre punti da condividere e se:
1- funzionali all'armonizzazione dello sviluppo territoriale provinciale e laziale;
2- funzionali al nuovo modo di lavorare nelle imprese tecnologicamente avanzate;
3- disponibili alla partecipazione del lavoro, contrattata, in relazione ai risultati di produttività.
E' riconosciuto, ormai, che le crisi dei vari modelli di sviluppo "non sono neutrali" ed ecco, quindi, l'appello da condividere verso la "Armonizzazione e Partecipazione" alle scelte di sviluppo territoriale con il "LAVORO" e non solo auspicando crescita a capitalismo globale e selvaggio.

Ciò significa, tanto ieri quanto oggi, che il soggetto economico impresa - tecnologicamente avanzata per competere nel mercato mondiale - dovrà condividere e convenire sul "come usare il territorio e cosa fare nell'agglomerato da ristrutturare e rilanciare" valutando, certamente, i costi di tutti i fattori e le componenti tipologiche-produttive dimensionate agli investimenti ed ai posti di lavoro organici professionalmente necessari e le quote di profitto, indispensabili, da reinvestire.

Anch'io leggerò volentieri i due libri di Ermisio Mazzocchi e di Tommaso Baris per conoscere sia i racconti altrui che, per maggiore conoscenza, dei contributi propositivi di un passato "storico del PCI e della DC" laziale e ciociara – nei rispettivi ruoli istituzionali - svolti tanto nel governo della Regione Lazio (1975-1979) quanto (1976-1979) nel Parlamento.

E, volentieri, volta a volta, documenterò il vissuto politico – non solo PCI e DC – ma anche di testimone personale nella gestione del Consorzio ASI della Provincia di Frosinone, nella funzione di Consigliere capo gruppoDC, che si concluse mediante mie dimissioni motivate nell'ottobre 1981.

(*) ex Segretario Provinciale Cisl di Frosinone e Regionale Lazio
16 luglio 2013

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

 

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici