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Sanità Pontina. Forte, PD: 1 anno per stabilizzare precari

sanità asl latina 350 260 minForte, PD: «Entro l'anno si chiuderanno le procedure di stabilizzazione dei precari della sanitá pontina»

Si è tenuto ieri un incontro tra i sindacati e la Direzione Aziendale di Latina in cui è stato rappresentato da quest'ultima il percorso che si andrà ad avviare nei prossimi mesi per la stabilizzazione dei precari della ASL.

«Riportiamo regole certe per quanto riguarda i contratti di lavoro del personale sanitario operante nelle strutture ospedaliere della provincia di Latina. Con l'incontro di ieri si è arrivati a sottoscrivere un accordo che stabilisce tempi e procedure per la stabilizzazione, dando certezza ai tanti lavoratori che in questi anni hanno compiuto sforzi enormi, garantendo i servizi. Grazie a questo accordo, gli uffici potranno procedere nei prossimi giorni ad avviare le procedure di stabilizzazione.

Un risultato importante che è frutto di un percorso che è iniziato con l’approvazione nella scorsa legislatura della Legge Regionale n. 4/2017 di cui sono stato promotore, che ci ha permesso di superare la legge 14 del 2008 che, di fatto, ci impediva di poter procedere alle assunzioni.

 Stabilizzare vuol dire dare certezze per non perdere le grandi professionalità che abbiamo, vuol dire poter garantire i servizi ai cittadini.
Noi continueremo a lavorare affinché i tempi stabilisti vengano rispettati per garantire una sanità migliore.»

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Sono "precari" i posti di lavoro aumentati nel 2017

precari minDonato Galeone* - La positività dell'aumento occupazionale nel computo dei rapporti di lavoro tra assunzioni e cessazioni pari a + 729.000 contratti in essere al terzo trimestre 2017 coinvolge - prevalentemente - i lavoratori a chiamata (contratto intermmittente) dovuto, essenzialmente, all'abrogazione del lavoro accessorio (voucher) che è cresciuto del +77,99% e ha assicurato poco più di 10 giornate retribuite al mese.

L'altro aumento delle assuzioni a contratto in somministrazione (ex contratto interinale modificato dal Jobs Act) è stato del +23,8%, con forte accelerazione a partire dal primo trimestre (+22,5%) e ha assicurato 20,6 giornate retribuite, considerato che per i lavoratori in sommistrazione la tipologia di quel rapporto di lavoro può essere a tempo pieno o part-time e la giornata lavorativa - sappiamo - viene conteggiata a prescindere dal regime di orario (INPS: osservatorio sul precariato gennaio-ottobre pubblicato il 22-27 dicembre 2017).

La espansione del lavoro definito solo formalmente “flessibile” presenta il suo vero volto e viene così descritto dal sociologo e psicologo del lavoro Silvano Del Longo: la parola “precario” deriva da “prece”(preghiera) e spesso, quel tipo di lavoro, si ottiene con preghiera o per grazia ricevuta e non per diritto.
Poichè - aggiunge il sociologo con inusitata ironia - il lavoro precario va aumentando la festa del lavoro - il primo maggio - sarà celebrata dai prossimi anni con la metà di lavoratori e l'altra metà - improbabilmente - il 29 febbraio avrà già festeggiato la gioranata e pregato San Precario, quale protettore dei lavori precari!!!.

Quanto abbiamo rilevato nelle ultime settimane sui dati occupazionali, con la nozione etimologica della parola precario e con la ironica doppia festa del lavoro improbabile, questi aumenti di “posti di lavoro precari” - a fine anno 2017 - erano conosciuti sia dal nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e sia da Papa Francesco che nel giorno di Natale ha risottolienato - urbe et orbi - tanto ai credenti quanto ai non credenti della terra - il già criticato “modello di sviluppo ormai superato che continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale”.

E nel messaggio agli italiani, il Presidente Mattarella - nell'indicare le “principali difficoltà e le speranze della vita di ogni giorno” - ha collocato al primo posto “il lavoro innanzitutto” ed ha ribadito che se “l'occupazione è tornata a crescere il lavoro manca, ancora, sia ai troppi giovani che nel Mezzogiorno, ed ha anche osservato che “le disuguaglianze rendono più fragile l'economia tanto per il lavoro che manca quanto per la società che sono al centro di un grande processo di cambiamento mediante la innovazione - che è una sfida - e riguarda tutti”.

A fine giugno 2017 - ancora Papa Francesco - ricevendo in udienza i delegati del XXVIII Congresso nazionale della Cisl aveva sottolineato che “il capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del sindacato, perchè ha dimenticato la natura sociale dell'economia e dell'impresa. Questi è uno dei peccati più grossi. Economia di mercato:no. Diciamo economia sociale di mercato, come ci ha insegnato San Giovanni Paolo II: economia sociale di mercato”.

Era stata ed è una sottolineataura - forte - del Papa in risposta al saluto rivoltogli dal Segretario Generale della Cisl, Annamaria Furlan, che aveva osservato e detto - il come la Cisl non si rassegnerà e che continuerà a battersi per contrastare - “una globalizzazione inumana, senza regole ed una finanza ingorda, che ci hanno consegnato più disugualglianze sociali, più povertà, più disoccupazione, senso di solitudine e frustrazione, soprattutto di tanti giovani emarginati, senza lavoro stabile ed a volte anche sfruttati da un consumismo che non riconosce l'importanza ed il ruolo unificante del lavoro nella società”.
Queste positività che ho voluto richiamare nello scenario, pur minimale, delle quantità e qualità sia in posti di lavoro che in crescita della produzione italiana - consapevoli della veloce quarta rivoluzione tecnologica nel mondo economico globalizzato e per noi aggravata dalle politiche suicide europee dell'austerità - dovrebbe allertare - giorno dopo giorno - la nostra attenzione al nuovo mondo produttivo che cambia in ogni luoghi di lavoro e sui livelli di produttività che risulteranno più alti della crescita per gli effetti della innovazione tecnica e informatica in evoluzione mondiale e dell'adeguato impegno professionale dei lavoratori.

Questi investimenti innovativi, nei loro massimi utilizzi aziendali di processo produttivo e di prodotto per il mercato non solo interno ed europeo - sappiamo - che tagliano posti di lavoro e “riducono l'occupazione a parità di orario di lavoro” mentre la stessa “deindustrializazzione del comparto manifatturiero e dell'indotto - prevalente nel nostro paese e anche nel basso Lazio - tenderà sempre più a ridursi come già avvenuto negli ultimi trenta anni in molte aree industriali ( riduzione di oltre il 15% Nicola Cacace nel nuovo libro “cambiare marcia per creare lavoro”).

Io penso che non sia sufficiente solo ascoltare ma dovremmo ogni giorno operare e rispondere al messaggio del nostro Presidente della Repubblica con la partecipazione “alla nuova sfida che riguarda tutti”.

Mi permetto di interpretare l'appello presidenziale, essenzialmente, nella direzione consapevole dei “gruppi sociali intermedi” - organizzazioni politiche e sindacali - per contrastare uniti la “globalizzazione inumana senza regole” orientata a consolidare il primato finanziario della cosiddetta nuova economia tecnologicamente avanzata che, marciando verso gerarchie di ricchezze sia nella loro gestione locale che multinazionale, tendono prima a ridurre e poi a condizionare, fino e con il rischio di sottrarre ogni decisione politica assunta ai vari livellì istituzionali di società democratiche.

E dovrebbe essere questo - a mio avviso - il punto centrale del confronto politico e sindacale sia nelle comunità e borgate popolari - promossi da associazioni culturali, partiti e sindacati dei lavoratori - per sufficientemente capire e divulgare “tanti” noi piccoli esseri umani di questo nostro pianeta terra a non rassegnarci di essere “oggetti” rispetto ai “pochi” grandi “soggetti” che gestiscono oltre l'80% delle risorse del mondo (esemplare i licenziamenti comunicati non solo alla Ideal Standard di Roccasecca propagandata da società multinazionale lungo l'Autostrada Napoli-Roma).
Non rassegnarci mai alla esclusione e al sottrarci il condividere decisioni di sviluppo per un benessere diffuso mediante il controllo democratico delle nostre società in cui viviamo.
Perchè, sappiano, che non è neutrale la economia di mercato senza regole, da contrastare, rispetto alla econonomia sociale di mercato auspicata da Papa Francesco.
Massima attenzione, quindi, per le scelte politiche concrete non urlate e unitario impegno in quello sindacale nel 2018.
Non è non sarà con le sole e tante parole superare l'avviato cosiddetto “turbocapitalismo economico finanzario” di mercato che, peraltro, pensando di detenere il controllo anche dell'informazione (stampa e televiusione) potrà soddisfare più i “comitati di affari”. Gruppo di affari “privilegiati” di quel miliardo ricco distribuito con le delocalizzazioni produttive, prevalentemente, tra Europa, Stati Uniti, Canadà, Sud Africa e Australia che potrebbero ghettizzare la maggioranza di moltidudine umana “misera e depressa” privata del pieno diritto al lavoro o ridotta a convivere la disoccupazione indennizzata di sopravvivenza nella “precarietà” o nella esclusione dal lavoro produttivo.

*ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale della CISL Lazio

 
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La Consulta boccia una parte della 'Buona scuola'

Insegnanti tagliati 350 260 mindi Paola Bucciarelli - La Consulta boccia una parte della “Buona scuola” e il Miur lavora per licenziare i precari

I prof. di ruolo possono partecipare al nuovo concorso

I giudici della Corte Costituzionale con la sentenza n. 251 del 6 dicembre 2017 hanno sonoramente bocciato una parte della “buona scuola”: quella che esclude i docenti già assunti a tempo indeterminato dalla partecipazione a nuovi concorsi pubblici (nei prossimi mesi ne sono previsti tre).
I docenti di ruolo possono partecipare ai concorsi a cattedra per insegnare in altro ruolo o altra classe di concorso.
Il diritto deriva direttamente dalla Costituzione, secondo la quale per coprire i ruoli del pubblico impiego lo stato deve selezionare i migliori e la selezione deve necessariamente essere il più ampia possibile, senza limitazioni di sorta.
Invece, nel comma 110 dell'articolo 1 della legge 107/2015, che la Corte costituzionale ha espunto dall'ordinamento, era affermato che “...Ai concorsi pubblici per titoli ed esami non può comunque partecipare il personale docente ed educativo già assunto su posti e cattedre con contratto individuale di lavoro a tempo indeterminato nelle scuole statali”.
Per esempio, il docente di ruolo nella scuola primaria non poteva partecipare al concorso per un posto di ruolo nella scuola secondaria e viceversa, il docente di scuola secondaria non poteva accedere ai concorsi per altre classi di concorso. Ad esempio: il docente di lettere di ruolo alle medie non poteva partecipare al concorso per insegnare lettere alle superiori o altra disciplina sia alle medie che alle superiori.
La questione era stata sollevata dal Tar del Lazio al quale si erano rivolti due professori di ruolo.
Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ( MIUR) si è difeso affermando che la ratio delle norme che prevedono la restrizione della platea concorsuale sarebbe quella di agevolare il riassorbimento del precariato impedendo ai docenti di ruolo di coprire posti e cattedre che sarebbero destinati a tale riassorbimento attraverso i concorsi.
Mentre per i docenti di ruolo resterebbe aperto il canale della mobilità professionale (passaggi di ruolo e passaggi di cattedra) al quale si accede a domanda degli interessati.
Però, per la Consulta, «la ratio dell'esclusione in esame non può essere ravvisata nella finalità di assorbimento del precariato». Secondo la Corte Costituzionale, infatti, «se è pur vero che non sono equiparabili, ai fini dell'interesse alla partecipazione al concorso, le posizioni dei docenti precari della scuola statale rispetto a quella dei docenti assunti a tempo indeterminato, tuttavia tale considerazione non rileva nel caso in esame». Ciò perché «l'obiettivo del tempestivo assorbimento del precariato è adeguatamente perseguito dal piano straordinario di assunzioni» previsto dalla stessa legge, che esclude appunto il personale già assunto a tempo indeterminato, mentre la norma impugnata ha a che fare con il sistema di reclutamento «a regime», quindi superata l'emergenza.

I prof. precari e abilitati rischiano il licenziamento

In realtà, come ho già scritto più volte, il Ministero dell’Istruzione cerca in ogni modo di non assumere docenti nuovi.
Ciò risulta evidente anche nella bocciatura del parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione alla bozza di decreto sulle procedure e i criteri per le modalità di verifica degli standard professionali in itinere e finale del personale docente, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 59. Il provvedimento, la cui approvazione è agli sgoccioli, regola l'ultimo anno del percorso di formazione iniziale e tirocinio (Fit ).
I docenti che non supereranno la valutazione finale, al termine del terzo anno del Fit previsto dalla legge 107/2015, saranno licenziati e perderanno il diritto a rimanere nelle graduatorie in cui risultavano inseriti prima di essere ammessi al Fit.
Il MIUR ha ritenuto di non accogliere la proposta della ripetibilità del terzo anno Fit perché ciò sarebbe in contrasto con quanto disposto dal comma 5, dell'articolo 17 del decreto legislativo 59/2017. Tale disposizione, infatti, prevede che «l'ammissione al citato percorso comporta la cancellazione da tutte le graduatorie di merito regionali, nonché da tutte le graduatorie ad esaurimento e di istituto».
La normativa attuale prevede già la cancellazione dalle graduatorie di merito e/o a esaurimento all'atto dell'assunzione a tempo indeterminato, ma l'ordinamento, prima della legge 107/2015, prevedeva una serie di garanzie per il neoassunto, tra cui anche la possibilità di ripetere l'anno di prova almeno una volta in caso di valutazione negativa. Cosa che con il nuovo corso non sarà più possibile.
Il MIUR non si accontenta solo di non assumere il docente in ruolo, vuole che gli attuali docenti precari vengano licenziati e mai più riassunti: il MIUR ha previsto che i docenti che svolgeranno il terzo anno del Fit, prima ancora di sapere se abbiano superato la valutazione finale, vengano cancellati anche dalle graduatorie d’ istituto.

Il caos dei 24 crediti

La volontà del MIUR di sbarrare l’accesso all’ insegnamento nella scuola pubblica agli aspiranti docenti si vede anche da un altro provvedimento: al prossimo concorso per laureati potranno partecipare solo quelli che hanno conseguito altri 24 crediti in materie antro-psico-pedagogiche.
Secondo il decreto del MIUR, i laureati che vorranno partecipare al prossimo concorso per insegnare e che non hanno esperienza di insegnamento, devono sostenere degli esami aggiuntivi: chi si è già laureato e deve integrare gli esami, potrà farlo pagando al massimo 500 euro. Chi si sta laureando potrà effettuare gli esami aggiuntivi gratuitamente. Il tutto in tempi strettissimi, visto che il bando è previsto per il 2018. Oltre ai tempi molto ristretti, gli aspiranti docenti devono vedersela con il caos generato dalle università che non attivano i percorsi per acquisire questi 24 crediti, che danno risposte contrastanti su come acquisirli o certificare quelli che già si possiedono. In tutto ciò le università private che, fiutato il business, spadroneggiano!
Ecco il caos in cui sono finiti migliaia di laureati intenzionati a tentare il corso-concorso promesso dal Ministero, laureati che, se per qualsiasi motivo non riuscissero a fare il concorso, a vincerlo, a sostenere i tre anni di formazione e tirocinio, avranno “acquistato” crediti che non gli serviranno a niente, non sono abilitanti, non daranno diritto a punteggi in graduatoria. Avranno solo buttato soldi!

 
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Sale la protesta di Studenti e docenti precari. Miur sordo

precari scuola mindi Paola Bucciarelli - La protesta degli studenti e dei precari della conoscenza sale, ma il Miur non ascolta!

Venerdì 24 novembre gli studenti sono scesi nuovamente in piazza. In poco più di un mese è la terza volta che gli studenti manifestano contro l'alternanza scuola- lavoro.
Per capire il senso e l’imponenza della mobilitazione che c’è stata, basti pensare che, oltre le manifestazioni, ci sono state le occupazioni di istituti scolastici e quelle della sede romana e dei centri di ricerca periferici del C.N.R. (Consiglio nazionale delle ricerche) a Pisa, Palermo e Napoli Bagnoli.
Dunque, sono in agitazione non solo gli studenti delle scuole superiori, ma anche gli universitari, i docenti e i ricercatori precari dell’università e degli enti di ricerca. Una protesta larga, quasi a formare un’alleanza di critica al sistema della precarietà.
Cinquanta le manifestazioni in tutta Italia per una giornata che è stata definita «Stati generali dello sfruttamento» dagli studenti delle superiori e giornata «per il riscatto dell’università pubblica» dal mondo universitario. Ottima la partecipazione, secondo tutti gli organizzatori dei sindacati studenteschi e universitari.

Gli studenti delle superiori hanno ormai capito che l’alternanza nasconde una genuflessione del Governo alle logiche di mercato; lo scrivono nei volantini, lo dichiarano nelle interviste. Hanno compreso che il MIUR vuole costringerli a usare parte del loro tempo libero e di studio per svolgere percorsi di alternanza scuola-lavoro che vanno in realtà ad arricchire le imprese. Per loro è ormai chiaro che le varie esperienze di alternanza e tirocinio sono un modo per abituarli a un sistema di basso costo del lavoro fondato sul lavoro sottopagato, povero se non gratuito.

La parte universitaria della mobilitazione ha deciso di bloccare la didattica e i servizi in tutti gli atenei per porre l’attenzione sui dati disastrosi che caratterizzano la condizione studentesca: la studenti idonei alla borsa di studio che non la ricevono per mancanza di fondi rese e non la formazione.
e l’insensato meccanismo del Fondo di finanziamento ordinario delle università.
Si sono uniti alle proteste anche i precari del C.N.R. - maggior ente pubblico di ricerca italiano - i quali vogliono urgentemente trovare una soluzione reale, per migliaia di giovani e meno giovani, che porti alla stabilizzazione di tutti i precari.
Il C.N.R. non conferma la proroga dei contratti dei precari «in scadenza» il 31 dicembre 2017, né quelli dei cosiddetti assegnisti di ricerca. Inoltre, alcuni precari dell’ente rischiano di non rientrare nel decreto Madia, che pur prevede 50 mila stabilizzazioni dal primo gennaio 2018.

La Ministra dell’Istruzione e della Ricerca Valeria Fedeli, di fronte a questa ennesima protesta, ne è risultata infastidita, visto che gran parte degli studenti e dei precari non riconosce nel suo operato segnali evidenti di inversione di tendenza. In particolare, la Fedeli, ha ricordato in un’intervista: lo sblocco degli scatti dei docenti universitari, un nuovo contratto per i docenti di scuola, l’allargamento dell’area senza tasse per gli studenti degli atenei, gli aumenti delle borse di dottorato e in generale del welfare studentesco.

Queste risposte sono però risultate insufficienti alla piazza. I manifestanti chiedono subito uno «Statuto degli studenti in alternanza» che garantisca percorsi di qualità e totalmente gratuiti; ci sono invece stati casi di ragazzi mandati a spalare letame, o a pulire bagni. Bisogna, secondo loro, fermare la macchina dell’alternanza scuola- lavoro, renderla non obbligatoria e far sì che non sia materia d’esame. Il mondo universitario denuncia come i fondi previsti nella legge di Bilancio non siano sufficienti a garantire il diritto allo studio; il numero chiuso, inoltre, esclude sempre più ragazzi dai corsi di laurea e interi dipartimenti universitari e di enti di ricerca continuano a essere retti da ricercatori precari. Le università sono ormai palestre di lavoro gratuito o precario.
I lavoratori dell'università cercano quotidianamente di fare al meglio, in queste condizioni, il loro lavoro, ma ormai la situazione è al limite ed è a rischio la qualità stessa del servizio. Servono adeguati finanziamenti, prima che gli effetti delle politiche di tagli dell'ultimo decennio portino l'università oltre la soglia del baratro.
L’incontro di tante diverse lotte è stato un passo importante, che bisognerà proseguire per giungere a soluzioni strutturali e per cancellare il lavoro precario e sottopagato in tutti i settori del mondo della conoscenza.

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La giungla del nuovo reclutamento insegnanti

docenti precaridi Paola Bucciarelli - L’ anno scolastico e’ appena iniziato, ma per il Miur è già corsa contro il tempo per varare entro marzo 2018, ultima data utile prima delle elezioni, tutti i provvedimenti attuativi della legge 107, meglio conosciuta come “buona scuola”.
Tra tutti i provvedimenti, i più importanti sono quelli che riguardano l’attuazione del percorso di formazione e reclutamento dei futuri docenti: per esempio, il dpr recante il regolamento dell'accesso al Fit, e dunque alla formazione iniziale, il successivo decreto ministeriale che dovrà disciplinare il concorso, il decreto per l'aggiornamento delle classi di concorso, la proposta di contratto per definire le condizioni economiche dei docenti che nell'ambito della nuova formazione arriveranno a fare il tirocinio. Una materia corposa, che dovrebbe, stando al cronoprogramma, essere chiuso entro dicembre 2017 e su cui uno slittamento di alcuni mesi però non è affatto da escludere visto che per alcuni dei provvedimenti citati la scadenza è già avvenuta o è prossima e le bozze sono ancora in alto mare.

Le varie fasi e le criticità

Il nuovo sistema, (se ne è avuto uno: siss, pas, tfa, ricorsi, controricorsi, concorsi, con ogni nuovo ministro) è stato denominato FIT, ma non è stato un percorso condiviso.
Si profila in generale un percorso molto lungo, farraginoso, poco chiaro, costoso, inquietante.
Il percorso di concorso + corso triennale (fit) è lungo perché se tutto va bene, secondo regola, ci vogliono dieci anni per accedere ad un posto di ruolo a 1300 euro al mese.
Il percorso è farraginoso e poco chiaro perché non sono ben distinti i ruoli delle università e delle scuole.
Il percorso è costoso perché costringe, chi si è appena laureato e non ha servizio, a spendere 500 euro e sostenere altri esami, anche molto lontani dal proprio indirizzo (ingegneria, chimica, statistica etc), per conseguire 24 crediti formativi in campo psico pedagogico.
Questi crediti sono fondamentali per accedere al concorso che dovrebbe essere varato alla fine del 2018.
Il percorso è inquietante perché nel testo è scritto che i concorsi verranno banditi solo nel momento in cui ci sarà l’effettiva necessità di coprire i posti, tradotto:ciò vuol dire che si blocca l’accesso all’insegnamento per tutte quelle persone che si laureano in discipline in cui ci sono già enormi esuberi a livello nazionale.
Quest’ultimo punto riguarda da vicino coloro che rientrano nella fase transitoria perché, se è vero che si è raggiunto una vittoria importante, per nulla scontata fino a qualche mese fa, cioè la stabilizzazione dei docenti già abilitati, purtroppo bisogna evidenziare come per migliaia e migliaia di docenti ciò è una vittoria di Pirro.

Il sistema transitorio prevede, infatti, che tutti questi docenti siano immessi in una graduatoria regionale senza possibilità di aggiornamenti e/o di mobilità a seguito di una prova orale, che darà un punteggio, che sommato ai titoli e servizio permetterà una graduazione per poi assegnare il ruolo.
Quest’ultimo è il punto nevralgico perché la chiamata in ruolo ci sarà solo se ci saranno posti liberi da coprire,in caso contrario si rimane lì ad aspettare per “x” tempo.
“X” tempo che per molte classi di concorso (Cdc) soprattutto della secondaria superiore potrebbe voler dire 10/15 anni.
Infatti, per alcune classi di concorso ci sono già esuberi a livello nazionale, inoltre, coloro che sono in questa graduatoria regionale avranno davanti coloro che sono in gae e coloro che hanno vinto il concorso 2016, i quali avranno priorità fino a che i loro elenchi non saranno esauriti.
Ora, è mai possibile una attesa di questo genere per persone che in media hanno già più di 35 anni?
A mio avviso no, e perciò penso sia necessario, fondamentale, cercare di premere per una seria riforma delle cdc che guardi alle specificità dei titoli abilitativi e non ai numeri assoluti delle persone che le compongono, tanto più che la stessa delega all’art. 4 ne parla, anche se in maniera contraddittoria.
Visto che si parla di “assicurare la coerenza tra gli insegnamenti impartiti, le cdc e le classi dei corsi di laurea e di consentire un adeguato utilizzo professionale dei docenti”, io penso che noi dobbiamo avanzare questa richiesta con forza e fermezza in tutte le sedi, in tutte le interlocuzioni, l’unica strada è quella di impegnarsi per il riconoscimento della nostra specificità.
Infine,aggiungo che coloro che verranno inseriti in questa graduatoria regionale, a seconda del possesso dei 36 mesi di servizio, saranno obbligati a seguire un o due anni di corso (fit) e relative prove per poter accedere al ruolo alla fine del terzo anno previo superamento del cosiddetto anno di prova.

Poi, c’è il secondo percorso che interessa i supplenti con tre anni di servizio non abilitati: in questo caso, si tratterà di una vera e propria selezione.
Per questi docenti, è previsto un concorso riservato, consistente in una prova scritta e una orale, vinto il quale si viene ammessi (con le dovute deroghe relative agli anni di frequenza e ai crediti da acquisire) al percorso di formazione iniziale, tirocinio e inserimento nella funzione docente (FIT), svolgendo il primo e il terzo anno.
Superato il percorso FIT si accede al ruolo. La procedura concorsuale dovrebbe essere bandita entro il 2018 e dovrebbe avere cadenza biennale. Il requisito dei 3 anni di servizio anche non continuativo deve essere posseduto entro il termine di presentazione delle domande di partecipazione (al concorso) e deve essere stato maturato negli otto anni precedenti.

I dubbi

Non era affatto necessario mettere in piede un sistema così cervellotico di reclutamento per stabilizzare dei precari con 36 mesi di servizio, come ci dice l’Unione Europea dal 1999 .
Stiamo parlando di docenti già scelti e pronti. Anche coloro che non lo sono, ma con esperienza sul campo, si sarebbero potuti formare senza introdurre il criterio selettivo.
Dunque, molti aspetti del nuovo percorso che portano a fare l’insegnante lasciano dubbi, al di là dell’inutilità delle prove e della formazione per tutti quelli che oggi sono già abilitati, oltre che ai tempi lunghi, anche per il fatto che nessun percorso è stato attivato per i maestri d’infanzia e primaria.

Qualche proposta

Al di là di tutto non si può avere una scuola di qualità che sia motore di libertà, di uguaglianza sostanziale, senza pensare di risolvere la questione del precariato, che umilia e demotiva tantissimi docenti giovani e non più giovani, senza pensare di far uscire il sistema scolastico dalla palude del precariato storico.
Il fenomeno del precariato compromette la qualità complessiva della scuola e potrà essere pienamente superato solo attraverso una più articolata ad autonoma organizzazione del lavoro scolastico, rendendo immediatamente disponibili per l'immissione a tempo indeterminato, tutti i posti attualmente coperti con incarico annuale, sia per posto comune che per sostegno, avviando, in prospettiva, un piano pluriennale di stabilizzazioni.
Il Piano pluriennale di assunzioni oltre ad incidere sui processi di formazione del precariato passati e futuri, è volto al raggiungimento di altri obiettivi:
- riduzione dell’attuale divario anagrafico tra docente e discente, anche al fine di promuovere il pieno sviluppo delle potenzialità innovative della didattica;
- Diminuzione del numero di alunni per classe non superiore a 20, anche in considerazione della presenza di alunni disabili o stranieri;
- Aumentare il contingente del personale di sostegno in deroga al limite previsto dalla legge, in modo da garantire la presenza di tutti i docenti di sostegno necessari;
- elevazione dell’obbligo formativo ;
- ridefinizione dell’offerta didattica e formativa attraverso la definizione di programmi didattici innovativi e di contrasto a fenomeni di dispersione scolastica, disagio sociale e analfabetismo.

 
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Manutencoop. USB denuncia: tutti precari d'ora in avanti

usb350 260comunicato completo 180da USB Frosinone - Manutencoop: Fim, Fiom e Uilm come consulenti d'impresa...

Non è stato sufficiente a fermare Fim, Fiom e Uilm di Frosinone la realtà di non rappresentare più nessuno dei lavoratori, né di non avere una RSU in carica. Tantomeno è stato sufficiente a fermarli la constatazione della bocciatura senza appello dei lavoratori nel referendum sulla prima intesa di questi appalti. Senza mandato alcuno, senza assemblee e sotto la spada di Damocle delle diffide giunte da USB, primo sindacato in azienda, ieri 5 luglio  la direzione aziendale e le segreterie territoriali Fim Fiom Uilm di Frosinone hanno sottoscritto un accordo che riguarda 44 lavoratori ex Siram impiegati presso i presidi ospedalieri della zona. 

I sindacati firmatari lo hanno fatto in barba ad ogni senso del pudore e del limite, con l'unico obbiettivo di compiacere un'azienda che può così, liberamente, decidere sulla testa di chi lavora quali sindacati scegliere e quali condizioni imporre.

Sindacati di comodo quindi che vivono solo grazie alla legittimazione dell'impresa e non certo per quella ricevuta dai lavoratori.

Il merito dell'intesa spiega bene per quali ragioni si sia realizzata questa complicità tra azienda e Fim Fiom Uilm. Con il passaggio dei lavoratori da Siram a Manutencoop, conseguente al cambio appalto, vengono cancellati loro i diritti acquisiti, a partire dalla tutela dal licenziamento illegittimo. Tutti precari quindi, nonostante l'anzianità aziendale acquisita. 

Chi sottoscrive accordi senza nessun rapporto democratico con i lavoratori, cancellando i loro diritti, non fa il sindacalista ma il consulente d'impresa. 

La nostra battaglia per la democrazia sindacale non si ferma. È inaccettabile quanto sta accadendo in Manutencoop, peraltro in un appalto di un servizio pubblico.

Chiediamo che l'intesa sia sottoposta al voto vincolante dei lavoratori e delle lavoratrici interessati/e. Agiremo ogni strada per riconsegnare ai lavoratori il diritto di decidere sugli accordi che li riguardano. 

Frosinone 06/07/2017 Esecutivo Provinciale

Stefano Pollari

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Precari della Giustizia: siglato un accordo per sbocco occupazionale

RegioneLazio 350 260dall'Ufficio stampa di MDP - “Non solo proroga, con l'accordo siglato stamattina si dettaglia il percorso per i precari della giustizia coinvolti nel tirocinio della Regione Lazio.


Di comune accordo con la giunta e con le parti sindacali, abbiamo individuato un ventaglio di possibilità capaci, tra le altre, di dare a questi uomini e donne del nostro territorio uno sbocco occupazionale: per gli over 60 lavori di pubblica utilità da svolgersi all'interno dei comuni di residenza, per gli under 60 tirocini extra curriculari da svolgersi presso le aziende nonché l'impegno ad attivare una interlocuzione con gli ordini professionali degli avvocati e la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza forense al fine di favorirne l'inserimento lavorativo, il bonus assunzionale a sostengo delle assunzioni a tempo indeterminato e infine interventi destinati a persone con disabilità.

Per quanto riguarda la proroga, abbiamo ricevuto rassicurazione dall'Assessore al Lavoro della Regione Lazio, sul fatto che i prossimi 12 mesi di tirocinio saranno senza soluzione di continuità, alle stesse condizioni di orario e con la medesima tempistica dei pagamenti. Saremo vigili sul rispetto del percorso con l'impegno a vederlo concluso positivamente prima della fine della legislatura”.


E' quanto dichiarano in una nota congiunta i consiglieri regionali del Pd e di Mdp Simone Lupi, Marta Bonafoni, Daniela Bianchi, Gino De Paolis, Marino Fardelli, Baldo Favara, Enrico Forte, Rosa Giancola, Enrico Panunzi.

 
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Il Bomba

marco travaglio 350 260di Marco Travaglio da Il Fatto Quotidiano - Per autocelebrare il primo biennio dell’Era Renzista, il presidente del Consiglio sta infestando l’Italia di maximanifesti sui mirabolanti successi del suo governo.
Fece così anche il suo padre putativo Silvio B. nell’estate '94, dopo appena tre mesi da premier. Il suo slogan era “Fatto!”, quello del suo figliastro è “Era un impegno, ora è realtà”. Gli autospot berlusconiani erano pagati dagli italiani attraverso le casse di Palazzo Chigi. Gli autospot renziani sono pagati dagli italiani attraverso i fondi pubblici dei gruppi parlamentari. Soldi dei contribuentiusati per sparare balle a raffica e cifre a casaccio (vedi pagg. 2-3) in vista delle elezioni:una commistione fra attività di governo e propaganda di partito che rivela una concezione proprietaria delle istituzioni da far paura, almeno a chi non ha ancora portato il cervello all’ammasso.
Nel 2001, poco prima di lasciarci, Indro Montanelli definì B. “il bugiardo più sincero che ci sia: è il primo a credere alle proprie menzogne. Quando piange, alcuni pensano che le sue siano lacrime di coccodrillo: niente affatto, sono lacrime vere. È questo che lo rende così pericoloso. Non ha nessunpudore”. Un ritratto che, di primo acchito, calza a pennello anche su Renzi. Il quale non ha certo cominciato a mentire due anni fa, quando entrò a Palazzo Chigi: si allenava fin da piccolo.
 

Il Bomba

I compagni di scuola e di scout lo chiamavano “il Bomba” per la sua straordinaria inclinazione a spararle grosse. E tale è rimasto, con qualche peggioramento col passare degli anni.
Ieri però, in un’intervista al nostro sito, il professor Luca Ricolfi ha messo in dubbio che Renzi creda davvero alle proprie sparate. La sua lettura è, se possibile, ancor più inquietante:“Renzi sembra non comprendere il significato delle statistiche di cui parla”. Per esempiodei dati sul lavoro e sui presunti effetti balsamici del Jobs Act. Recita il manifesto autocelebrativo: ““+764.000”: contratti a tempo indeterminato col Jobs Act. Era un impegno, ora è realtà”. Quattro balle in due righe. 1 ) La cifra “+764.000”: i nuovi contratti a tempo indeterminato nel 2015 – dati Inps – sono in gran parte trasformazioni di vecchi contratti e corrispondono – dati Istat – a 135mila nuovi posti fissi.
Gli occupati nel 2015 sono +110mila, contro il +168mila del 2014, quando c’era la recessione e non c’era il Jobs Act. 2) Il “tempo indeterminato”, senza art.18, è divenuto a “tutele c r e s c e n t i ”, soave espressione per celare la licenza al padrone di licenziare chi e quando glipare. 3) Il Jobs Act c’entra poco o nulla: semmai il movente dei nuovi contratti sono i 12 miliardi regalati in 3 anni alle imprese in cambio di assunzioni che, incassato il bonus, possono diventare licenziamenti con qualsiasi pretesto. 4) L’“impegno” che diventa “realtà”: Renzi non ha preso alcun impegno con gli elettori, non essendosi mai candidato a premier; l’impegno del Pd con gli elettori era la difesa, non il massacro dell’art. 18 (impegno del Pdl); le uniche promesse sull’occupazione le fecero il premier e il ministro del Lavoro. Il 20.2.2015 Renzi twittò: “Il Jobs Act rottama i co.co.co, i co.co.pro vari e scrosta le rendite di posizione dei soliti noti”. E il 31.3 Poletti annunciò “fino a un milione di nuove assunzioni” in un anno.
 

La montagna ha partorito il topolino

Ora la montagna ha partorito il topolino: 12 miliardi buttati per ingrassare i soliti noti di Confindustria in cambio di appena 135mila nuovi posti fissi (si fa per dire) e di un boom di contrattiprecari e di voucher da lavoro a ore: nel 2015 i contratti precari han toccato il massimo storico del 14%, grazie al decreto Poletti 2014 che liberalizza le assunzioni a termine (l’esatto contrario dell’obiettivo dichiarato nel Jobs Act).
Tornando a bomba, anzi al Bomba, resta sospesa la domanda: Renzi queste cose le sa, ma le nega perché è una marionetta delle lobby e non vuole ammettere il suo fallimento; oppure non sa letteralmente quello che fa e poi ribalta la realtà perché non la conosce o non la capisce?
La domanda vale anche per l’annuncio della Salerno-Reggio Calabria, che ieri ha fatto sbudellare la stampa estera. E per la guerra al “r i g o r e ” europeo e al governo Monti, troppo ossequiente allaUe e alla Merkel. Ma fu proprio Renzi, il 26.10.2011, a plaudire alla lettera della Bce, madre ditutte le a u s t e r i t y e Bibbia del governo Monti: “Mi ritrovo nella lettera Bce. E non condividol’atteggiamento del Pd che invoca l’Europa quando conviene e ne prende le distanze se propone riforme scomode. Rabbrividisco a sentire certe posizioni contro la lettera Bce di chi non prenderebbe voti nemmeno nel suo condominio”.
E l’11.8.2014 indicò la Germania della Merkel come “il nostro modello”. Il che fa temere, come già per B., la sindrome che gli psichiatri chiamano “proiezione”: attribuire agli altri i propri comportamenti.Poi però uno lo sente parlare, come ieri, della “legge elettorale attesa da 20anni” e di quella “c o s t i t u z i o n a le attesa da 70 anni” e torna a dare ragione a Ricolfi. Il Porcellum è del dicembre 2005, quindi la riforma elettorale era attesa da 10 anni, non da 20. E laCostituzione ha 68 anni (è del 1° gennaio 1948): altamente improbabile che si volesse modificarlagià nel 1946, due anni prima che entrasse in vigore.
Quindi la scelta è fra due alternative non proprio avvincenti: siamo governati da un competente in malafede, oppure da un incompetente in buona fede? In entrambi i casi, passano gli anni e le generazioni, ma vale sempre il vecchio adagio di Montanelli: “Dei politici italiani, per quanti sforzi si facciano, non si riesce mai a pensare abbastanza male”.
 
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Scuola: centomila precari con la pistola alla tempia

buonascuolasiamonoi 350 260di Ivano Alteri - Ricattare gli insegnanti e i loro rappresentanti, prendendo in ostaggio centomila colleghi loro, esibiti con la pistola della precarietà puntata alla tempia: questa è la “cifra” che il governo Renzi si sta stampigliando addosso. Una condotta da gangster, quale si addice ai tirapiedi dei boss finanziari del mondo, definiti da Tzipras: “criminali”, senza equivoci e senza timore di essere smentito.
Renzi e gli altri bravi ragazzi, posti da loro alla testa dei governicchi occidentali, stanno conducendo una strage sistematica di diritti all’esistenza, con sventagliate di leggi incostituzionali pro domo loro, rapinando beni comuni in ogni dove, riducendo interi popoli alla fame e alla soggezione, mentre la cupola accumula un’immensa refurtiva nei suoi covi dorati.
La rapina dei Diritti del Lavoro, conquistati dai popoli soltanto negli ultimi cento anni (dopo millenni di umiliante sottomissione ad una piccolissima minoranza di parassiti umani), era per loro un’impellente necessità. Ma non era l’unica. La rapina della Scuola Pubblica è una necessità altrettanto impellente, affinché le angherie dell’oggi possano perpetuarsi in futuro, con l’assenso inconsapevole di chi le dovrebbe subire. Oggi tocca alle generazioni viventi, domani toccherà alle generazioni future; oggi a noi, domani ai nostri nipoti e pronipoti.
Di fronte a questa deriva delittuosa di una banda senza scrupoli, a questo spaccio abusivo di paccottiglia ideologica schiavizzante, ogni esitazione è un delitto. Ogni galanteria istituzionale e politica, ogni parvenza di tattica politicante, ogni irresolutezza di chi dice di opporsi e di essersi opposto, costituirebbero la prova madre di un mostruoso atto di complicità, come la pistola fumante la costituisce di un assassinio. E anche un mostruoso atto di diserzione, che in tempi di guerra è punito con processo sommario e fucilazione sul posto.
Se l’ impellenza della gang e dei suoi sgherri, dunque, è ridurci al silenzio e alla sottomissione, quella di ogni persona sana e dignitosa, di ogni sano e dignitoso rappresentante popolare, deve essere allora reagire energicamente, senza alcun atto di complicità né alcuna omissione. E non più soltanto resistere, resistere, resistere, ancorché resti atto di gran decoro; ma attaccare, attaccare, attaccare, rispondendo al fuoco con la protesta.

Frosinone 20 giugno 2015

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Precari a 230 euro al mese

Precari giustizia Cassino 350 260Ci tengono a definirsi tirocinanti perché vengono retribuiti con soli 230 euro lordi al mese e ora dal 30 aprile scorso neppure quelli hanno. Sulla stampa, quella che si occupa di loro, non tutta, vengono definiti precari della giustizia, sono 37 e da 5 anni vengono utilizzati dal Tribunale e dalla Procura di Cassino.
Nel video che segue, in maniera asciutta e precisa, si descrivono puntualmente, soprattutto come espressione di altrettante famiglie che sono terribilmente in difficoltà perché prive del loro sostegno economico. Stiamo parlando di una delle manifestazioni più emblematiche di svalorizzazione del lavoro come si è affermata in questa società, anche nella pubblica amministrazione. Infatti si tratta di persone adulte che avevano tutte un lavoro "stabile" e l'hanno perso. In prevalenza le fabbriche dove lavoravano hanno chiuso i battenti. Queste donne e questi uomini si sono resi disponibili ad apprendere un lavoro diverso da quello che facevano, lo Stato li ha ritenuti e giudicati idonei e li ricompensa con 230 euro lordi al mese e di punto in bianco toglie loro anche quelli. Si tratta di impiegate e impiegati apprezzati con note di merito anche da giudici e procuratori con i quali lavorano quotidianamente nelle cancellerie del tribunale.
Colpisce sentire la loro testimonianza resa con saggezza, senza rabbia, ma con la determinata volontà di riprendere a lavorare insieme ai tanti caduti in disgrazia come loro. Un altro caposaldo di questa realtà territoriale che vuole rialzare la testa ed esigere il proprio diritto alla vita. Partiti ed eletti non siano sordi alle loro parole!

Non resta che ascoltarli (sono intervenuti nell'ordine: Maria Concetta Scaraggi, Sergio Di Gerio, Giovanna Petrillo, Ugo Cincis)

 

Una dichiarazione in video della Coordinatrice dell'Unione Precari Giustizia, Maria Concetta Scaraggi

 

 

 

 

 

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