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Comunismo e nazismo non sono la stessa cosa: basta con la propaganda

  • Pubblicato in UE

Reblab.itBlog 350 mindal blog reblab.it di Simone Oggionni - Ci sono fatti che sono veri segni del tempo. Fatti e atti. Atti parlamentari. Nello specifico, giovedì scorso, la risoluzione approvata dal Parlamento europeo “sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa” (2019/2819). Leggetela, è un capolavoro di propaganda, un esempio di scuola di cattiva storiografia e di strumentalizzazione in chiave politica della storia. Non so chi l’abbia scritto, ma purtroppo so chi l’ha votato, compresi buona parte dei deputati del Pse e del Pd.
Cosa dice questa risoluzione? Innanzitutto che il patto Molotov-Ribbentrop (23 agosto 1939) è la causa scatenante della II guerra mondiale e che dunque la responsabilità ultima del più devastante conflitto del Novecento è – in misura condivisa – di Hitler e dell’Unione Sovietica.

Si dimenticano, colpevolmente, molti tasselli che precedono e spiegano quel patto: innanzitutto il patto di non aggressione siglato tra la Germania nazista e la Polonia nel gennaio 1934. In secondo luogo le reiterate richieste sovietiche rivolte a Gran Bretagna e Francia allo scopo di stringere un patto anti-tedesco, anche a difesa della Polonia, sin dal 1937. In terzo luogo il rifiuto opposto da parte del governo polacco, ancora a metà del mese di agosto 1939, a un aiuto militare sovietico, che era stato esplicitamente offerto dalla diplomazia sovietica e da Molotov in prima persona. Infine, lo scellerato patto di Monaco del settembre 1938 con cui Francia e Gran Bretagna legittimarono e avallarono l’invasione tedesca dei Sudeti, punto di approdo di una politica di appeasement (di acquiescenza e subalternità, tutta in chiave anti-comunista, affidando al fascismo europeo e a Hitler in particolare il compito di baluardo anti-sovietico nel cuore dell’Europa) che dalla rimilitarizzazione della Renania del 1936 all’annessione dell’Austria porta, appunto, all’invasione dei Sudeti.

Bene: alla fine dell’agosto del 1939, con i motori della guerra già accesi, e l’Unione Sovietica strategicamente nel mirino nazista (ricordiamoci che la lotta per lo spazio vitale e la guerra al giudeo-bolscevismo erano gli assi strategici del nazionalsocialismo e gli obiettivi militari dell’Asse, come l’operazione Barbarossa del 1941, l’invasione dell’Urss, dimostrò incontrovertibilmente), prendere il tempo necessario per riorganizzare l’apparato militare-industriale sovietico, in funzione dello scontro inevitabile, risultò decisivo.

Ma la risoluzione del Parlamento europeo non si ferma qui: dipinge l’Europa del secondo dopoguerra (anzi: l’Europa tra il 1945 e il 1989) con la retorica della guerra fredda, con il manicheismo del rapporto Kennan, con l’enfasi del discorso di Churchill del marzo 1946 sulla “cortina di ferro”. Da una parte l’Europa occidentale come patria della libertà e della democrazia. Dall’altra il mostro sovietico e l’Europa orientale come teatro della dittatura e del terrore.

Non capisco, la guerra fredda dovrebbe essere finita da un pezzo. E il tema di un Continente a sovranità limitata dovrebbe essere – a distanza di trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino – affrontato con maggiore onestà intellettuale, consapevoli che quell’Europa era divisa in sfere d’influenza e che il processo di integrazione nacque – specularmente al sistema del Cominform e del patto di Varsavia – all’interno del piano Marshall e nel sistema militare del Patto Atlantico.

Inoltre – sulla base di queste premesse – la risoluzione propone l’equiparazione esplicita tra nazismo e comunismo, cioè tra il male assoluto del Novecento e una forza storica che, sul piano morale e militare, fu decisiva, al prezzo di venti milioni di morti, per sconfiggerlo. Una forza storica che compì errori tragici, errori e orrori come spesso si è detto, ma che in alcun modo può essere equiparata al nazismo. E una forza morale e ideale, in nome della quale in Italia e in tutta Europa generazioni di donne e uomini hanno pensato e lottato per migliorare le condizioni di vita di milioni di lavoratori e cittadini.

Infine, coerentemente, il Parlamento europeo invita “gli Stati a formulare una valutazione chiara sui crimini dei regimi comunisti”, chiedendo cioè ai governi di occuparsi di storia (secondo le linee guida contenute nella risoluzione); ed esalta la legislazione di alcuni Paesi preda di regimi post-democratici e autoritari, come Ungheria, Polonia, Ucraina, nei quali il comunismo è reato.

Si capisce qual è il senso di tante sgrammaticature e il testo della risoluzione, in alcuni punti, lo dice esplicitamente: attaccare la Russia, già oggetto di sanzioni.
Anche sul terreno tattico, questo isolamento, questa nuova guerra fredda è un errore. A maggior ragione se viene combattuta con le armi (spuntate) della propaganda ideologica.

La Risoluzione UE. Il testo integrale da leggere 

Files:
Nazisti e comunisti pari son, secondo a UE
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Data 2019-09-23 Dimensioni del File 133.48 KB Download 5 Scarica

*https://www.reblab.it/blog/ 21 set 19

 

 

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L’Italia democratica che non cede alla propaganda dell’odio

SPertini a bologna 1980 autorevoloItaliadelleIstituzioni mindi Elisa Tiberia - Scegliamo di essere l’Italia democratica che non cede alla propaganda dell’odio.
Sono nata nell’Italia democratica che resisteva all’ondata di sangue delle stragi terroristiche, ero troppo piccola per ricordare anche solo di aver vissuto il clima di terrore e di paura della gente comune.
Posso solo immaginare come si sentisse quell’Italia comune, come mio padre per esempio, che ogni mattina per andare al lavoro doveva prendere il treno per Roma mentre si rincorrevano le notizie degli attentati nelle piazze, ai treni e alle stazioni.
Non così giovane da poterla studiare sui libri di storia quella pagina tanto controversa che ancora si fatica a raccontare.

Eppure, quell’eredità la sento viva, sono figlia dell’Italia democratica che ha vinto la guerra contro il terrorismo interno grazie alla forza delle Istituzioni, della gente comune che continuava a vivere, a lavorare e a viaggiare, e grazie al coraggio di quanti hanno denunciato e isolato i terroristi.
Forte della mia eredità sento di condannare con fermezza qualunque tentativo di alimentare ancora odio civile, di riaprire per propaganda strumentale la pagina più sanguinosa della storia della nostra Repubblica.

Si legge tra le pagine di un decreto di archiviazione del tribunale di Savona:
“Dal 1969 al 1975 si contano 4.584 attentati, l'83 percento dei quali dichiara impronta della destra eversiva (cui si addebitano ben 113 morti, di cui 50 vittime delle stragi e 351 feriti), la protezione dei servizi segreti verso i movimenti eversivi appare sempre più plateale.”
E poi Bologna. Non avevo ancora compiuto vent’anni la prima volta che mi sono fermata nella sala d’attesa della stazione di Bologna e mi sembra di averlo visto ieri quello squarcio sul muro e la lista dei nomi delle 85 vittime, tanto è forte quell’immagine, ed era solo uno squarcio nel muro 20 anni dopo.

In questi giorni un condannato è stato assicurato alla giustizia del suo Paese, è normale.
E segue al clamore della notizia e alla parata per accoglierlo al rientro, il rimbalzo degli articoli di quotidiani che pretendono di raccontarci che fine abbiano fatto i terroristi (listandone magari una decina di cui solo 2 vicini agli ambienti della destra eversiva) e ancora dichiarazioni social che invocano il carcere a vita anche per un paio di altri terroristi già processati, condannati e liberati, beatamente ignorando che il problema non sono i processati, condannati o liberati, semmai lo sono le indagini insabbiate delle stragi che ancora cercano i mandanti.
E comunque, nello stato di diritto in cui vogliamo vivere, le sentenze e le disposizioni dei giudici si rispettano.LItaliache partecipa difendeilsuopaese min

L’Italia ha rischiato grosso e se oggi possiamo esprimerci tutti con estrema libertà è perché ha vinto l’Italia democratica, quelle delle istruzioni e del popolo che non cedeva ai ricatti.
Ha vinto l’Italia che condannava con fermezza gli atti di violenza, ricordo per esempio le parole di Nilde Iotti su quel periodo “Parlare di amnistia, nel caso degli anni di piombo, sarebbe fuori luogo. Non dimentichiamoci che la lotta armata fu scatenata contro uno Stato democratico, non contro un regime fascista”.
Con la stessa fermezza oggi è richiesto a ciascuno, in nome della storia e del sangue innocente che l’ha macchiata, di respingere al mittente la campagna di istigazione all’odio civile.
La dialettica democratica finisce dove inizia la propaganda e dobbiamo essere abbastanza forti da non farci trascinare e diventarne strumenti di risonanza.

 

 

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Quando la propaganda dilaga e i risultati desiderati mancano

laforzamotrice ridimensionato mindi Elisa Tiberia - Basta con i messaggi di propaganda.
C’è un momento per la propaganda e uno per l’azione, ma sembra che ultimamente l’attività prediletta dalla politica sia sempre la prima, ormai pensiamo a suon di slogan e di comunicati, quasi incuranti che la responsabilità del mandato sia assolta con azioni concrete volte al miglioramento della società che si ha l’onore di rappresentare.
Non solo continuiamo a perdere i servizi ma abbiamo perso soprattutto la capacità critica di anticiparne le sorti, o almeno di comprenderle a tempo debito e di tentare di limitarne gli impatti sulla popolazione.

Da semplice cittadina apprendo della perdita di un servizio al momento della decorrenza del provvedimento che lo ha predisposto, ma sempre da cittadina non resto indifferente davanti ai messaggi sorpresi e indignati dei politici, magari impegnati nel governo del territorio su altri livelli, che cavalcano l’onda di malcontento conquistando qualche pagina sul giornale o qualche like sui social, non ne resto indifferente e non mi piacciono.
Non mi piacciono perché non solo non producono risultati concreti per la popolazione ma addirittura usano i problemi di questo territorio per conquistare spazi di visibilità e di facile propaganda e per regolare conti personali o di fazioni.

L’attività politica è una questione seria, è un’attività i cui effetti si riflettono sulla popolazione, e dovrebbe essere esercitata con consapevolezza e tempestività.
Per esempio, rispetto alla questione della centrale operativa del 118, tutti quelli che alzano la voce oggi, (che hanno rilasciato interviste, dichiarazioni, post) dov’erano quando il provvedimento era stato definito e approvato? Hanno sollevato contestazioni e perplessità anche prima? Si sono interrogati su quali parametri sarebbero stati considerati per la scelta della sede opportuna?

Se è vero che questo territorio è stato saccheggiato dalla politica è altrettanto vero che il riscatto non arriva da solo ma deve essere condotto da una classe politica capace di scardinarne le consuetudini, che sia attiva, che si ponga le questioni di interesse sociale e di governo del territorio, le affianchi dal principio e le comprenda in maniera organica al fine di condurle verso l’interesse collettivo che rappresenta.
Per il futuro spero di leggere più richieste di chiarimento, di confronto, e soprattutto proattività invece di indignazioni a “cose fatte”, passive, strumentali e inefficaci.

 

 

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La "propaganda" di alcuni Licei

era il 3 settembre del 1938 minIn questi giorni fa molto rumore la propaganda di alcuni Licei italiani per attrarre iscrizioni. UNOeTRE.it ha voluto chiedere l'opinione di una candidata dalla lunga esperienza politica: Anna Maria Bellisario attiualmente impegnata nella campagna per il rinnoovo del Consiglio Regionale del Lazio.

Ecco cosa ci ha detto

«“Anche l’operaio vuole il figlio dottore”
Vi ricordate questa frase storica di Berlusconi che fece indignare tante persone ? in molti la cantavamo in “Contessa” ma aveva tutt’altro significato.

Dopo il manifesto propaganda del liceo classico Visconti di Roma, Parini di Milano ora anche il liceo scientifico Severi di Frosinone cercano di attrarre potenziali iscritti vantando che in questi Istituti non ci sono disabili, studenti con basso reddito e nemmeno immigrati. Anzi vantano iscritti del ceto medio alto e questo sarebbe motivo per lavorare meglio e per fare gite scolastiche perché in assenza di “pezzenti” e disabili e poveri Cristi immigrati, questo dà lustro all’Istituto e nessuno crea problemi perché non può permettersi di partecipare alle gite..

Ma in questa Nazione non c’è più ritegno, pudore, giustizia? Con questi manifesti hanno violato contemporaneamente più articoli della Costituzione dal “diritto allo studio”, al rispetto del lavoro e della dignità dei lavoratori, al fatto che siamo tutti uguali senza distinzioni alcuna ecc. ecc.. Nei prossimi giorni dobbiamo aspettarci che per iscriversi in una scuola secondaria si dovrà presentare il 730 o l’ISE e un’autodichiarazione in cui si dice di non esser figlio di operaio, né di contadino, né di artigiano, né immigrato, né disabile? E se qualche malcapitato dovesse rientrare in una di queste categorie, dovrà rinnegare la propria genitura e camuffarsi il più possibile. E quale sarà il segno di riconoscimento? Forse dei numeri tatuati sul braccio?

Su questi fatti c’è stata molta indignazione, ma non basta. Queste considerazioni sarebbero incostituzionali e illegali se appartenessero a scuole private figuriamoci nella Scuola Pubblica. Signori presidi ricordatevi che svolgete il vostro ruolo nella Scuola Pubblica e forse il concetto non vi è chiaro. In questo paese tutto ciò che si dice e si fa in barba alla Costituzione deve rimanere impunito? Non basta la condanna: chi sbaglia deve cominciare a pagare. Secondo me questi presidi dovrebbero essere rimossi dal loro incarico e gli si dovrebbe impedire di svolgerlo ancora in qualunque scuola d’Italia. Lor signori si dovranno rassegnare : anche l’operaio vuole e ha diritto ad avere il figlio dottore perché siamo “LIBERI E UGUALI” e non è campagna elettorale, lo sancisce la COSTITUZIONE ITALIANA che per troppe persone e politici è diventata carta straccia.»

 

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Esami di maturità, temi e propaganda discutibile

Robot 350 260di Daniela Mastracci - Ansa titola stamane così “Maturità, 'I robot non sono ladri di lavoro'”
E l’ex ministra Carrozza si esprime così: “è giusto far riflettere i giovani su questi temi”
Si riferiscono alla traccia n.4 della Prima prova d’esame 2016-17: Ambito tecnico-scientifico, dal titolo “Robotica e futuro, ricerca e mondo del lavoro”. (completata una pagina per continuare a leggere torna qui, sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

  1. Parte 1
  2. Parte 2
  3. Parte 3

I robot sono il futuro?

Su "Il Corriere della Sera" poi un entusiasta Giovanni Caprara, direi fideista addirittura, si esprime così: “Non poteva esserci argomento migliore della ... Siamo entrati in un’interessante fase dell’evoluzione della specie umana la quale si affranca sempre di più da attività fisiche o di relativo contenuto mentale per dedicare le sue capacità a compiti più elevati di cui l’uomo può essere espressione. L’intelligenza è il bene più prezioso della specie e la robotica ci aiuterà ad esaltarla nei mille aspetti in cui può esprimersi aiutando anche una più civile convivenza”
Quanto entusiasmo! Sarà giustificato? Ma chiederselo oltrepassa i limiti intrinseci di queste affermazioni: che hanno il particolare modo dell’apologia plastica e direi propagandistica.
E che dire del titolo che mette Ansa!? Sembra screditare a priori qualsiasi critica alla robotica e all'automazione in genere. Non sono ladri di lavoro, non rubano il lavoro...sennò va a finire che li disprezziamo come disprezziamo i migranti che ci vengono a "rubare" il lavoro.
Eh no, i robot sono il futuro: ci liberano dalle catene del lavoro umano e al contempo garantiscono lo sviluppo di nuove competenze che investono la parte migliore di noi: l’intelligenza.
Bene, tre punti: 1. Occorre che i giovani si attrezzino per il mondo del lavoro che cambia? cioè devono aumentare le competenze tecniche, cioè devono sviluppare la cosa migliore di noi che è l’intelligenza? ergo: la sola risposta che la scuola della odierna “buona scuola” può/deve dare è più alternanza scuola-lavoro; più nuove tecnologie. 2. Se le nuove tecnologie, l’automazione e la robotica non rubano il lavoro, è però vero che assottigliano il lavoro umano. 3. Meno lavoro fisico = dedicarsi a capacità e compiti più elevati?
L'alternanza scuola-lavoro porta gli studenti fuori dalle aule scolastiche e assottiglia perciò lo studio e le conoscenze, ma anche le competenze che si vorrebbe che imparassero. Inoltre alle scuola manca la carta igienica, figuriamoci se sono attrezzate con le nuove tecnologie e rete internet: sapete come si acquistano queste due cose? Beh arriva il fondo d'istituto, no? eh invece proprio no. Si pagano con il contributo volontario degli studenti stessi. Insomma i ragazzi pagano per CyberdyneT800 350 260avere tecnologie, quando è proprio il governo che vuole che impari ad usarle e ad essere pronti per le sfide tecnologiche future. E' ovvia la diseguaglianza che ingenera questo punto, no? Studenti di famiglie benestanti e ricche possono finanziare scuole e saranno all'avanguardia. Studenti di famiglie di basso o nullo reddito non potranno finanziare un bel nulla e quindi le loro scuole non saranno in grado di acquistare ed essere all'avanguardia. Perciò avremo scuole di serie A e scuole di serie B, con studenti di serie a e studenti di serie B: più diseguaglianza di così, che volgiamo? e tutto questo dentro la scuola pubblica che dovrebbe essere la scuola dell'articolo 3: quella che rimuove gli ostacoli; NON certo quella CHE LI PRODUCE
In più i nostri studenti vengono indottrinati alle “bellissimissime” nuove tecnologie come "ponte" verso il fatidico mondo del lavoro, senza che siano anche preparati all'impatto con la vera realtà di un lavoro che, intanto non c'è, ma quello che c'è, è assolutamente precario e pressoché inavvicinabile. Da ultimo: se qui si dice che la ricerca dà frutti spettacolari, (si parla dei magnifici risultati della robotica "morbida"), beh, proprio i ricercatori universitari sono quelli messi peggio, visto che sono 10 anni e più che non vengono assunti. Fanno ricerca praticamente gratis: Ricercano e mangiano? la seconda è dubbia.
A proposito del punto 2 e 3, questo scritto non assume un punto di vista luddista: non si vuole instillare “odio” per le nuove tecnologie e la robotica. Al contrario, la robotica, e l’automazione in genere, sarebbero un aiuto straordinario per l’uomo, visto che alleviano le fatiche del lavoro umano, riducono i rischi, spesse volte portatori di incidenti anche mortali (di cosiddette morti bianche abbiamo piene le cronache). Ma si solleva una questione ulteriore: seppure esse non “rubano” il lavoro, il lavoro umano tende, però, a diminuire. Allora si deve tenere in conto che coloro che non avrebbero più lavoro, devono avere rispettati i diritti fondamentali.

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino "Parte 2)

Gli Stati e la politica governino questi processi non i privati

Occorre porre il problema di chi decide e gestisce l’automazione: garanzie di partecipazione alle decisioni, di condivisione trasparente delle responsabilità. Garanzie circa la redistribuzione dei redditi. Garanzie circa una equa tassazione delle multinazionali a capo di questi processi. Gli utili devono essere reinvestiti, redistribuiti. A vantaggio di tutti. Al contrario il processo di automazione diventa un’ennesima lotta dall’alto al basso: e chi da una parte verrebbe sollevato dalle fatiche del lavoro, dall’altra si ritroverebbe (come già sta accadendo) impoverito, fuori dalla possibilità di accesso a quelle stesse condizioni di vita che sono cantate come migliori. Occorre cioè che la Politica governi tali processi: se lasciata a se stessa come è adesso l’automazione e la robotica sempre più presenti anche nel quotidiano vivere, aumenteranno ancora di più la forbice ricchi/poveri. Allora ciò che spinge questa riflessione è la responsabilità di reinventarsi politicamente: lo Stato al di sopra dei privati ideatori e realizzatori. Questo è necessario anche alla luce di un’altra questione: oggi chi detiene la proprietà e la responsabilità di tali potenti mezzi tecnologici è un numero irrisorio di manager: pochi uomini possono condizionare milioni di esseri umani, con i loro clik, spostando capitali, orientando i gusti, influenzando usi e costumi, senza che a tale immane processo i milioni di utenti del web possano minimamente contribuire, ma nemmeno conoscere perché il processo è nascosto, non immediatamente comprobot nella sanitàrensibile. Al contrario è ben mimetizzato dentro i messaggi pubblicitari, solo per fare un esempio, che appaiono di fianco sulle nostre bacheche, quando siamo on line su Facebook. Un potere di fatto occulto che usa le nostre abitudini, e nostri gusti per orientare i nostri acquisti. Anche da questo punto di vista si pone allora la questione di una gestione pubblica e trasparente della reta, delle nuove tecnologie. Quando perciò si dice che lavorare meno (ma lavorare tutti, però) significa potersi dedicare allo sviluppo di capacità e compiti più elevati, intanto si deve assicurare la possibilità economica di tali sviluppi più elevati; ma ci si deve chiedere in cosa consistono e se non diventano essi stessi ancor più un modo per accumulare ricchezza da parte delle multinazionali: facendo diventare moda e trendy il consumo tout court tale tempo libero (dal lavoro) è di fatto tempo di consumo. Specialmente in contesti sociali dove di cultura non parla più nessuno, né tantomeno la scuola.
Ma entriamo nel dettaglio dei documenti proposti. Nel primo documento l’autrice sostiene che la robotica che entra nelle scuole (non è dato capire con quali risorse, ovviamente) “aiuta a sviluppare le competenze cognitive tipiche del pensiero computazionale...competenze di problem solving...ha dimostrato (dove, con quali indagini, quale platea di studenti, quali criteri?) di essere un’attività interdisciplinare...rafforzare le capacità logiche, di analisi e sintesi”. E’ attesa una assunzione di questa tesi da parte degli studenti? Oppure ci si può aspettare una qualche critica? Almeno, che dire, qualche domanda?
La citazione riportata nel secondo documento inizia così: “La crescente necessità di robot nelle attività sociali .. a contatto con gli esseri umani, sta aprendo nuovi scenari...” Scenari di che tipo? Con quale partecipazione umana? Certo l’uomo non può interagire con temperature al di sotto di una certa soglia, o situazioni estreme in genere. La sollecitazione è sopportabile da macchine, piuttosto che dal corpo umano. A ragione Gunther Anders scriveva già nel 1956 che l’uomo è antiquato: non può superare il proprio corpo; mentre la macchina si: essa va oltre le inadeguatezze fisiche di noi, poveri esclusi, dal processo tecnologico che avanza, e fa cose sempre più strabilianti. Ma questo scenario è pensato? Si riflette sull’inadeguatezza umana di fronte alla sua stessa “creatura”? Ma se queste riflessioni potrebbero sembrare peregrine, torniamo a quella più concreta delle possibilità lavorative che l’uomo deferisce alla macchina, e che invece all’uomo stesso toglie. Se si dà per scontata l’avanzata trionfante della tecnologia osannandone tutti i pregevoli frutti, si occulta però il suo lato dis-umano che resta quel “gesto” del togliere di mezzo, di un uomo che elimina l’uomo sostituendolo sempre più con robot e simili.

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino "Parte 3)

Ma cosa sarebbe lo status giuridico dei robot?

Nulla di male se questo gesto fosse però accompagnato dalla seria riflessione sul lavoro: di cosa vive l’uomo eliminato dal ciclo produttivo? Se sarà necessario lavorare sempre meno perché il lavoro è svolto dalle macchine, allora dovrebbe essere da subito prevista una via d’uscita dalla disoccupazione: e pensiamo innanzitutto alla riduzione dell’orario di lavoro; al salario minimo garantito; al reddito di cittadinanza, riutilizzando appunto, come si diceva sopra, la tassazione sui capitali accumulati. Ma nessuna di queste misure viene nemmeno presa in considerazione dai Governi attuali, gli stessi che prefigurano lo scenario stupefacente della robotica. Dunque a queste riflessioni può arrivarci uno studente che legge e “assorbe” la citazione? Può arrivarci quando il suo Governo al reddito di cittadinanza fa spallucce? Quando alza sempre di più l’età pensionabile? Quando i turni di lavoro sono massacranti e non prevedono nemmeno più la pausa per andare in bagno? Può arrivarci, lo studenLAVORO 350 260te, quando gli viene fatto credere che il lavoro sta lì per lui/lei ad aspettarlo, basta che si formi con l’Alternanza scuola-lavoro? Basta che non sia choosy, bamboccione, che non abbia troppe pretese? E magari accetti lavoro gratuito, pur che sia? Tanto per cominciare? (ma poi si continua a “cominciare” a vita?). E’ criticabile un testo quando ai ragazzi la critica non si insegna più, visto che occorre imparare competenze? E il pensiero critico è diventato una zavorra? Una perdita di tempo, quando il must è correre veloci incontro al roseo futuro?
Citazione del terzo documento: qui mi si drizzano i capelli! Si parla di responsabilità civile della macchine, l’urgenza della creazione di uno status giuridico per i robot, la prospettiva della classificazione degli automi come “persone elettroniche”, e simili. Come leggere queste “prospettive”? Intanto con una domanda banale: stiamo impazzendo contro lo ius soli e ci sforziamo di riconoscere diritti e personalità giuridica ai robot? Certo loro non sono neri. Non sono immigrati. Non sono pericolosi militanti isis. Non sono terroristi né stupratori. Ma forse rischiamo che ci stuprino il cervello. E non lo scrivo a vanvera. Resta il fatto che tali nuove tecnologie, magnifiche ed entusiasmanti, ci fanno ancor di più dimenticare i problemi sociali ed economici reali; la questione dei diritti della persona umana. Tale tematica va perciò affrontata contestualmente: se i ragazzi sono messi davanti alla questione robot solo come una grande chance di innovazione e miglioramento delle condizioni di vita, si omette, si oscura, tutto intero il campo di indagine e di allarme sociale che, al contrario dovrebbe aprire. Queste tracce inducono all’assenso acritico. Manca del tutto il contraddittorio. Ovvero i documenti sono soltanto a favore e nulla dicono delle criticità, parola per altro tanto amica del nuovismo linguistico entrato nel mondo della scuola.


 

 

 

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E' mistificazione della storia la propaganda politica di stampo fascista a scuola

  • Pubblicato in da Sora

Liceo Simoncelli 350 260di Nadeia De Gasperis - Ormai saranno noti a molti i fatti accaduti il 10 febbraio al Liceo classico Simoncelli di Sora in occasione del giorno del ricordo per le vittime delle foibe. Un evento tra i banchi di scuola è stato fatto oggetto di interrogazione tra i banchi del Parlamento, e chissà se il decorso si concluderà in un’aula di tribunale. Alcuni ragazzi del liceo, hanno organizzato un convegno, sponsorizzato da gruppi politici di estrema destra, tra gli altri forza Nuova, che si è risolto in un comizio politico parafascista dove l’interlocutore, un tizio spacciatosi per giudice, forse affinché la sua mistificatoria lettura della Costituzione fosse più convincente (!?), ha sciorinato una serie di luoghi comuni sul comunismo e la sinistra più in generale, provocando il risentimento di due insegnati che sono tempestivamente intervenute deplorando la messinscena, difendendo il loro diritto e dovere di tutela su ragazzi minorenni, motivo per cui la giurisprudenza italiana non ha tentennamenti.
Poi l’interrogazione di Gasparri, che invocato dal capogruppo al consiglio provinciale di Frosinone, Gianluca Quadrini, ha presentato una interrogazione al Ministro Fedeli perché condannasse “la partigiana degli aguzzini”, così ha definite in un twitt Roberto Fiore, una delle due insegnanti, intanto annunciava una querela per aver ostacolato il normale svolgimento di un evento volto a “promuovere valori civili e universali di giustizia, pace, libertà e democrazia, autorizzato dalla Dirigente Scolastica”. Mentre la Rete degli Studenti Medi Sora invitava Gasparri ad occuparsi delle criticità strutturali dell’edificio Simoncelli, se proprio avesse voluto occuparsi di loro, Fratelli d’Italia e altre forze di destra stigmatizzavano il comportamento dell’insegnante “nota per il suo credo politico”, insegnante accusata di fare negazionismo.
Mi tornano in mente i racconti dei miei genitori, di insegnanti “al confino” per il loro “credo politico”, come recita forza nuova, negli anni ’70, furono spedite in questo paesino di provincia, Sora dove però, incontrando il Collettivo studentesco, che si riuniva giornalmente presso la Camera del lavoro studentesco, iniziarono un percorso sociale, politico, umano, e scolastico a fianco degli operai e degli studenti, che ancora oggi, fa rimpiangere i loro nomi. Tutto andò nella direzione opposta a quella auspicata dai loro detrattori e non solo questi insegnanti avviarono una iniziativa politica con gli studenti che li vide schierati nelle lotte di democrazia e libertà, sui temi del lavoro e della scuola, ma furono insegnanti eccezionali, ancora oggi ricordati con nostalgia dai loro alunni. Con loro nacque il collettivo femminista.
Mi chiedo dove fossero gli altri insegnanti del Simoncelli. Erano davvero tutti contenti di quanto stesse accadendo in quella aula arredata di manifesti che richiamavano all’orgoglio italiano e bandiere della Dalmazia e Istria, o si sono sentiti ricattati, o tirati fuori da un discorso che pensano possa prescindere dall’insegnamento delle loro materie di studio? Questi insegnanti e la dirigente scolastica, che in nome dell’autonomia scolastica (!?) ha autorizzato la manifestazione, si sentono esclusi dalla responsabilità delle intimidazioni violente di stampo fascista all'uscita della scuola da parte di uno sconosciuto con un tricolore sul bavero nei confronti di una delle insegnanti?
Ora non ci resta che aspettare la risposta del ministro interrogato. Chissà se in questo caso il ministro Fedeli, parlerà di iniziative “non ipotizzabili” come è accaduto in una scuola di Roma, dove si è tenuto un “Gran ballo fascista”. “Ma non sono ipotizzabili iniziative, decisioni o scelte che creino confusione nei soggetti coinvolti in questo percorso, a cominciare dalle studentesse e dagli studenti, oltre che dalle loro famiglie", recitava la condanna del ministro.
Ci aspetteremmo parole più decise, di condanna, precise e perentorie, verso qualsiasi forma di manipolazione, soprattutto, nel delicatissimo ambiente scolastico, dove è vergognoso e deprecabile offrire uno sguardo mistificato sulla storia mentre si fa propaganda politica, di stampo fascista.

 
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Scandalismo accattone e magagne veramente gravi

alunni del prestigioso liceo di CeccanoEra ancora in corso l'incontro sulla conoscenza della Costituzione indetto, per il 17 novembre (Giornata internazionale degli Studenti Medi), dal Liceo Scientifico di Ceccano nell'ambito del progetto ministeriale "Cittadinanza Attiva" già da tempo approvato dagli scorsi anni, che il segretario della federazione di Frosinone del PD Simone Costanzo alle ore 11:59 postava su Facebook il seguente "commento dispregiativo senza alcun riferimento veritiero" dell'iniziativa: «Oggi il Liceo Scientifico di Ceccano ha organizzato difatto un'iniziativa politica sul No al referendum, camuffandola come una giornata informativa per gli studenti sul referendum, presentando un esponente nazionale del comitato per il No come un giornalista e come unico relatore. Credo che la scuola sia di tutti e debba essere imparziale e dare a tutti la possibilità di esprimere le proprie opinioni e poi saranno i ragazzi a scegliere liberamente il voto. I rappresentanti istituzionali del PD presenteranno un'interrogazione senatoriale per fare luce su questo atto grave e antidemocratico. #bastaunsi». Il Senatore Francesco Scalia parte subito lancia in resta. (per leggere l'intera rassegna dei fatti cliccate sui titolini sotto la foto in alto a sinistra, dopo aver letto ogni pagina)

  1. L'attacco
  2. La difesa
  3. La correttezza
  4. Le magagne vere

A caccia di scandalismo propagandistico

UNOeTRE.it quando ha conosciuto il post (alle 15,52) ha reso disponibile il link alla registrazione integrale della conferenza che era stata realizzata dal Liceo e diffusa attraverso youtube accompagnadola con una brevissima nota per sollecitare comunque una risposta adeguata ad un atteggiamento ingiusto ed offensivo, non solo, ma teso a delegittimare la corretta iniziativa della scuola di Ceccano. Eccola: «Gazzarra minimale inutile e soprattutto ingiustificata
Oggi e' la giornata internazionale degli studenti medi. Il liceo scientifico di Ceccano ha voluto viverla insieme ai suoi studenti a scuola. Nell'aula magna dell'istituto intitolata a Francesco Alviti, nell'ambito del suo progetto pluriennale "Cittadinanza Attiva" ha voluto parlare di Costituzione e di Costituzione si e' parlato come la registrazione della diretta streaming dimostra em non di referendum. Qualcuno ormai e' ossessionato, forse ha i nervi di ricotta.
E' immotivato ogni commento teso a distorcere questa iniziativa. Il segretario del PD vuole che si faccia una interrogazione parlamentare? Bene la facciano e si ricordino del caso del giornalino "La Zanzara" di tantissimi anni fa. Il ridicolo e' assicurato. Al PD ciociaro non basta il livello minimo a cui si è ridotto? Riesce a farsi male da solo in ogni circostanza: dall'acqua, alla scuola e alla sanità', alle amministrative, ecc. Non basta?»

Clicca sul video che segue, è la registrazione integrale dell'incontro con gli studenti....

 

 

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino "Replica all'attacco")

Il pomeriggio del 17 si replica all'attaco

A distanza di pochi minuti così Angelino Loffredi della rdazione di UNOeTRE.it postava sulla pagina di Simone Costanzo: «Simone Costanzo, ho letto un tuo commento dispregiativo sulla iniziativa relizzata dal Liceo Scientifico e Linguistico di Ceccano sulla Costituzione. Ho letto anche che ora farai entrare in campo la cavalleria, ovvero i senatori attraverso una interpellanza. Prevale in te la logica della ritorsione, la mancanza di argomenti oltre che il tentativo precaricatorio di interferire sulla autonomia della scuola. Prima di mandare allo sbaraglio i senatori fa vedere loro il link riguardante l'iniziativa. Basta andare su youtube e cliccare: Simone Oggionni al Liceo di Ceccano e vedere che si è trattato di una vera lezione, voluta da una scuola che fa scuola.

Non solo, poco dopo sempre Angelino Loffredi si rivolgeva al Senatore Scalia: «Senatore Scalia mi accorgo che ha preferito raccogliere le spinte provenienti dalla intolleranza, dalla menzogna e dalla paura e non quelle della ragionevolezza e del rispetto verso le istituzioni scolastiche. Lei può sollevare le sue maliziose domande perchè non è di Ceccano e perchè dimentica che il suo ruolo non può essere esercitato con dei metodi inquisitori. Lei ignora completamente cosa sia il Liceo Scientifico e Linguistico di Ceccano, l'impegno profuso nell'attivitò di studio, il rapporto con la città. Gli incontri che la scuola in ogni momento ha con intellettuali di differente formazione culturale e politica.
Lei è un corpo estraneo alle Istituzioni scolastiche, non conosce minimamente cosa significhi l'autonomia scolastica e la liberta di insegnamento. Una persona di tale sensibilità non solleverebbe tali ipocriti interrogativi. La risposta a tali banalità non deve essere data dai titoli ma da quello che il signor Simone Oggionni ha detto ai giovani, al modo come è stato accolto, alle curiosità sollecitate, alle tantissime domande ricevute, al rispetto verso la scuola, perchè in ogni momento pur essendo sollecitato se ne è guardato bene di andare aldi là delle sue idee circa il Referendum. la parola Referendum nella sala piena di giovani non è stata mai sentita ne tanto meno evocata. La sua pigrizia intellettuale, il suo spirito di parte, la fretta a voler colpire per colpire non l'hanno sollecitata a seguire attentamente l'intervento. Vuole colpire alla cieca e basta. E poi perchè la chiama Lectio Magistralis. Cosa significa questo titolo, questa pretesa che nessuno vanta. Entri nel merito di quello che un ospite ha detto a tanti alunni interessati. Lo faccia, è importante che critichi, che osservi, rilevi. Lo faccia altrimente potrebbe essere facile affermare che la sua preoccupazione, viste come sono andate realmente i fatti, il problema non è Oggioni ma la Costituzione in quanto tale, presidio di libertà contro tutte le interferenze e contro l'arroganza del potere...

Interviene, poco dopo, con fermezza anche il "pomo della discordia", il bravissmo illustratore della Costituzione, il giornalista e blogger, dott. Simone Oggionni "colpevole" di essere fra i fondatori di Sinistra Italiana. Reo di cotanta colpa così prende posizione: «Il senatore Francesco Scalia del Pd ha appena comunicato alle agenzie di stampa che intende presentare un'interrogazione urgente al Ministro dell'Istruzione a proposito della mia partecipazione all'incontro che questa mattina si è svolto al Liceo di Ceccano sulla Costituzione. Secondo il senatore si è trattato di un "comizio per il no". Secondo qualsiasi persona dotata di buon senso, di una lezione sulla storia e sui contenuti della Carta costituzionale. Il senatore, non conoscendo evidentemente ciò che vorrebbe commentare, parla di "una iniziativa altamente partigiana". Ha torto, perché se interpellasse i ragazzi e le ragazze oggi presenti scoprirebbe che non solo abbiamo parlato della Costituzione e non del referendum, ma che addirittura a precisa domanda ho risposto di non potere né volere esprimere un giudizio politico sul merito della revisione. Ma il senatore Scalia ha in un certo senso anche ragione, perché si è trattato di una iniziativa "altamente partigiana". Ho infatti spiegato che la Costituzione, la nostra casa comune, è nata dalla Resistenza partigiana, con il consenso di tutti gli antifascisti e nel rispetto del pensiero di ciascuno. È figlia del documento di Camaldoli del 1943, di Dossetti e Calamandrei, di De Gasperi e di Togliatti, del pensiero cattolico che incontra il movimento socialista e comunista. Sin qui soltanto esponenti di forze politiche neo-fasciste avevano pensato di contestare l'importanza del fatto che la Costituzione entrasse nelle scuole e vivesse nel dialogo con gli studenti. Penso che il Pd ogni tanto debba ricordarsi di essere figlio di questa storia democratica, evitando di strumentalizzare il nulla, evitando di dimostrare di non conoscere il senso della parola "partigiana" ed evitando - ma questa è un'opinione personale che esprimo da cittadino - di fare figuracce come questa. Da domani i ragazzi del liceo di Ceccano si ricorderanno di un senatore del Pd che al posto che studiare con loro la Costituzione si è affrettato a ricorrere al Ministro per contestare un bell'incontro, per sterile polemica politica, per puro posizionamento politicista. E si ricorderanno, spero, del bell'incontro in sé, dell'importanza della nostra Costituzione, da far vivere, da curare e nutrire ogni giorno. Ciao ragazzi, ci rivediamo presto!»

Ancora nella stessa giornata del 17 la studentessa Luisa Coppolaro testimonia (su FB): «Personalmente, sono rimasta colpita da come si sia parlato di un tema simile, in modo del tutto oggettivo (nonostante immagino possa essere difficile). Perciò, oltre a complimentarmi, aggiungo che prima di fare una qualsiasi critica, bisognerebbe essere informati sul reale svolgimento dei fatti. Un incontro culturale al quale sono contenta di aver partecipato, grazie!»

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino "Assoluta correttezza")

Anche il giorno 18 continua la reazione all'immotivata polemica: Posso testimoniare direttamente della sua assoluta correttezza

Il giorno 18, su L'Inchiesta il prof. Pietrio Alviti, vice preside del Liceo di Ceccano, dichiara: «L'incontro con Simone Oggionni fa parte di un programma di educazione alla legalità e alla Cittadinanza che riguarda l'intero anno scolastico. Come è possibile vedere dalla ripresa video disponibile sul sito della scuola. la lezione di Oggionni ha riguardato la Costituzione e nono il referendum. E alle due domande che riguardavano la prospèettiva referendaria Oggionni non ha risposto spiegando appunto l'inopportunità di una dichiarazione in tal senso. Posso testimoniare direttamente della sua assoluta correttezza. Chiunque può verificare sul sito della scuola».

Ancora il 18 novembre la Luisa Coppolaro (sempre su FB) così ritorna sui fatti: «Leggo, tutt'oggi, post di critica negativa nei confronti della scuola che frequento: il Liceo Scientifico e Linguistico di Ceccano, riguardanti l'intervento di Oggionni. Si continua a parlare di un evento organizzato con l'intento di convincere gli studenti a votare 'No' al referendum che si terrà prossimamente. Stanca, come molti, di tutte queste inutili ed insulse lamentele, torno a dire che avendo partecipato personalmente all'incontro culturale di cui si tanto discute, posso affermare che non ci sia stato alcun tipo di sbilanciamento politico in nessun campo, che non si è parlato di referendum, ma di Costituzione: alle classi prime, così come alle classi quinte. Sono rimasta affascinata dal modo in cui si sia riuscito a trattare un tema del genere, in modo del tutto oggettivo, anzi, come è stato già detto, varie domande tramite cui si sarebbe entrato troppo nello specifico non hanno avuto risposta.
Invece di arrampicarsi sugli specchi, perciò, rischiando di fare figuracce, sarebbe ora che si cominciasse a pensare ad altri problemi, SERI, ma soprattutto REALI.»

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino "Magagne vere")

E alla fine venne fuori chi faceva propaganda scorretta, scandalosamente scorretta

Lunedì 21 novembre prende posizione il Deputato di Sinistra Italiana Alfredo D'Attorre rivelando le gravi scorrettezze del PD, ovunque, per sostenere il SI: «Non si sa se ridere o piangere di fronte all'annuncio del senatore del Pd Francesco Scalia di voler presentare un'interrogazione al Ministro dell'Istruzione per quello che chiama un "comizio del no" di Simone Oggionni in una scuola di Ceccano.
Oggionni è stato invitato dalla scuola a tenere una lezione sulla Costituzione in veste di blogger e collaboratore di diverse testate giornalistiche.
Che egli sia contemporaneamente un dirigente nazionale di Sinistra italiana non gli impedisce di intervenire a iniziative di carattere culturale. Addirittura a precisa domanda sul referendum, Oggionni non ha risposto, dichiarando di non volere esprimere in quella sede un giudizio politico.
Se proprio il senatore Scalia vuole interrogare il governo su come tutelare l'equilibrio del confronto referendario nei luoghi pubblici di formazione, farebbe bene a farlo sulle numerose iniziative che i comitati per il Sì stanno organizzando senza contraddittorio in diverse scuole e Università, alcune delle quali addirittura con la presenza del Presidente del Consiglio e la concessione di crediti formativi.

 

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D'Attorre: "crediti formativi per ascoltare Renzi e propaganda del SI"

Sinistra Italiana Logo Rosso Bianco 350 260dall'Uffico stampa di Alfredi D'Attorre, Deputato di SI - Non si sa se ridere o piangere di fronte all'annuncio del senatore del Pd Francesco Scalia di voler presentare un'interrogazione al Ministro dell'Istruzione per quello che chiama un "comizio del no" di Simone Oggionni in una scuola di Ceccano.
Oggionni è stato invitato dalla scuola a tenere una lezione sulla Costituzione in veste di blogger e collaboratore di diverse testate giornalistiche.
Che egli sia contemporaneamente un dirigente nazionale di Sinistra italiana non gli impedisce di intervenire a iniziative di carattere culturale. Addirittura a precisa domanda sul referendum, Oggionni non ha risposto, dichiarando di non volere esprimere in quella sede un giudizio politico.
Se proprio il senatore Scalia vuole interrogare il governo su come tutelare l'equilibrio del confronto referendario nei luoghi pubblici di formazione, farebbe bene a farlo sulle numerose iniziative che i comitati per il Sì stanno organizzando senza contraddittorio in diverse scuole e Università, alcune delle quali addirittura con la presenza del Presidente del Consiglio e la concessione di crediti formativi.

 
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A Ferentino si tassa anche la propaganda per il Referendum del 17 Aprile!

Ferentino 350 260di Marco maddalena - Nel Comune di Ferentino si tassa anche la propaganda elettorale per il Referendum del 17 Aprile, limitando così la libertà di espressione per il prossimo referendum del 17 Aprile sulla trivellazione in mare.
A seguito di segnalazione da parte del comitato per il SI (REFERENDUM 17 APRILE ) che si sta attivando per la tutela e la conservazione dei nostri mari e delle nostre coste contro i pericoli derivanti dalle trivelle, ho portato a conoscenza sia il Prefetto e sia i servizi elettorali del Ministero degli interni di un fatto increscioso avvenuto nel Comune di Ferentino che viola le norme in materia di propaganda elettorale del prossimo referendum del 17 Aprile. Ho ricevuto, infatti, dal Comitato Locale NO TRIV una ricevuta di un pagamento (in allegato) richiesto dalla concessionaria sulla pubblicità (Tre Esse) del Comune di Ferentino per la distribuzione di volantini referendari, dove i promotori si erano recati per informazioni e nonostante avessero espresso all’ufficio competente che l’attività riguardasse la propaganda elettorale, tanto è che nella ricevuta è descritta chiaramente la motivazione , ovvero, “Referendum 17 Aprile comitato per il SI", si sono visti richiedere un pagamento giornaliero.

In periodo di elezioni la propaganda è esente dall'imposta sulla pubblicità

La data di pagamento, 22 marzo, e quella dell’effettiva attività di propaganda elettorale, 26 marzo, sono date rientranti nel periodo di campagna elettorale per il referendum (30 giorni prima) e il regime delle imposte sulla pubblicità e dei diritti sulle pubbliche affissioni ( articolo 20 D.P.R. n. 639/1972 ss.mm.ii. ) prevede esplicitamente che in periodo di elezioni sia esente dall'imposta sulla pubblicità la propaganda elettorale in qualunque forma effettuata in conformità alla legge n. 212/1956, ss.mm.ii. Ciò stante, ad iniziare dal giorno della pubblicazione del manifesto di convocazione dei comizi, ogni forma di propaganda elettorale che non sia esplicitamente vietata dalla legge n .212/1956 e successive modificazioni, è esente dal pagamento della imposta sulla pubblicità. E’ allarmante che un soggetto affidatario di servizi pubblici da parte di un Ente Locale come il Comune di FerentinoTassa sulla pubblicità non sia a conoscenza delle suddette normative in materia elettorale, ponendo così dei dubbi sulla gestione dello stesso servizio. Un pretesa di pagamento errata che può indurre, altri soggetti interessati alla propaganda elettorale per il referendum del 17 Aprile a versare somme di denaro non dovute, oppure cosa ancor peggiore a farli desistere da attività di propaganda elettorale per motivi economici, così di fatto limitando la libertà di espressione e il pluralismo democratico. La questione è stata sollevata, anche durante il consiglio comunale del 23 Marzo, ma nè il Sindaco né l’assessore ai tributi hanno ritenuto opportuno rispondere. Pertanto, ho invitato gli organi competenti ad intervenire sulle istituzioni locali per ripristinare la legalità in questa campagna referendaria e adottare le azioni che ritengano più opportune .
Infine, rivolgo un appello ai cittadini di non disertare le urne elettorali ma a recarsi numerosi in quanto il referendum è l’unico mezzo di democrazia diretta previsto nella nostra Costituzione ed è necessario non solo informarsi ma esprimere una propria scelta visto che stiamo parlando di un bene inestimabile come il nostro mare.

*Marco Maddalena -Capogruppo consiliare di Sinistra Ecologia e libertà di Ferentino

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Da Frosinone a Roma veloci: verità o solo propaganda?

Linea Frosinone Roma 350-260dall'Associazione Roma-Cassino Express - Nelle ultime settimane abbiamo letto con interesse degli incontri che il cons. Buschini sta effettuando in giro per la provincia di Frosinone nell'ambito dell'iniziativa "Una Buona Regione" e, con maggior entusiasmo, abbiamo letto i titoli sul futuro collegamento veloce Frosinone-Roma: "Ciociaria più vicina alla capitale grazie allo sviluppo del sistema Ferroviario", "Inizieremo a lavorare sul collegamento veloce Frosinone-Roma", peccato però che poi all'interno degli articoli, i cenni a come rendere concreti questi annunci fossero praticamente assenti. L'azione più concreta di cui abbiamo letto è l'introduzione di nuovi treni Vivalto sulla linea FL6 (Roma-Cassino) che, per carità, rappresenta una miglioria rispetto ad alcuni treni obsoleti attualmente in uso ma, sia chiaro, non migliora di un solo minuto i tempi di percorrenza. L'assenza di progetti concreti per migliorare i tempi di percorrenza tra Roma e Cassino è inoltre confermata dagli incontri che la nostra Associazione ha effettuato negli ultimi mesi con i collaboratori dell'Assessore ai Trasporti Michele Civita.
Siamo soddisfatti dell'interessamento da parte del cons. Buschini riguardo ma, a giudicare dagli annunci effettuati fino ad ora, mancano ancora decenni prima che un miglioramento possa concretizzarsi. L'Associazione Roma-Cassino Express, l'unica esistente sulla linea Roma Cassino, invece sta sviluppando un progetto per portare parte del traffico regionale sull'Alta Velocità, senza necessità di interventi infrastrutturali né investimenti cospicui. L'incontro con l'Assessore Civita sarebbe stata una buona occasione per aprire un confronto su questo argomento ma, purtroppo, la nostra Associazione non ha ricevuto alcun invito a partecipare; probabilmente non era quella la sede opportuna per i confronti e per la democrazia partecipata, ma solo per le passerelle e le dichiarazioni senza contraddittorio.
Restiamo quindi a disposizione per approfondire lo stato di un progetto che porterebbe Frosinone a soli 30' da Roma, Cassino a soli 60' e regalerebbe agli utenti della provincia di Roma un incremento dei posti a sedere del 20% nelle fasce pendolari.
Questi tempi di percorrenza rappresenterebbero una svolta concreta non solo per la vita di noi pendolari, ma anche una concreta occasione di (ri)lancio di interi compartimenti dell'economia dell'intera provincia che, ad oggi, non vede alcuna via di uscita dalla crisi.
Sta alla politica decidere se puntare o no su un progetto come il nostro, sta ai consiglieri regionali della nostra provincia decidere se entrare nel merito del problema o limitarsi ad effettuare annunci propagandistici.

Pietro Fargnoli
Pres. Roma-Cassino Express

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