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CGIL, CISL, UIL: “Se non ora, quando?”

Proposte per un Piano di Sviluppo, Crescita e del Lavoro per la Provincia di Frosinone

cgil cisl uil 350 260I Segretari Generali Anselmo Briganti, Enrico Capuano e Anita Tarquini e i componenti le Segreterie CGIL, CISL, UIL della Provincia di Frosinone, dichiarano che:

in puntuale concomitanza con quanto stanno conducendo in questi giorni le OO.SS. Confederali, Nazionali e Regionali, impegnate alla stesura di un Programma che, permetta di far ripartire l’economia nazionale a valle della crisi ingenerata dallemergenza COVID 19, oggi, 17 giugno 2020, si sono riunite le Segreterie di CGIL Frosinone Latina, CISL Frosinone e UIL Frosinone.

All’Ordine del giorno della riunione unitaria l’analisi e lo sviluppo dei temi legati alla situazione socioeconomica, occupazionale, lavorativa e dei servizi alla persona caratterizzanti le specifiche peculiarità ed esigenze della provincia di Frosinone per dare un contributo fattivo alla discussione generale ed inserire i temi del nostro Territorio nel Programma Nazionale.

E’ ovvio che la crisi che travaglia da anni la Provincia di Frosinone sia di natura strutturale e che la recente emergenza epidemiologica ne abbia solo acuito la profondità e ampiezza.
Interi settori produttivi erano già in grave difficoltà o soggetti a situazioni delicate, il fermo produttivo e le difficoltà legate alla ripartenza stanno ponendo ancor più a rischio intere fasce della popolazione della Ciociaria, prova ne sia con quanta premura è stata accolta la recente iniziativa dei pacchi solidali.
Si ritiene, quindi, indispensabile cogliere lopportunità per pensare ad un nuovo modello di sviluppo, partendo dalla necessità indifferibile di migliorare e rendere più forte il nostro sistema di welfare per renderlo davvero universale e permettendo realmente l’esigibilità dei diritti di cittadinanza per tutti i cittadini, i lavoratori e i pensionati e che sia attento alla condizione femminile, a quella dei giovani e di quanti vivono disagi fisici o psicologici.
Bisogna agire su quattro macro direttrici di interventi.

Ambiente e sviluppo sostenibile

Occorre mutare l’attuale modello produttivo investendo sulla Green Economy e sburocratizzare i processi decisionali seppur rigidamente garantendoli da solidi vincoli in rispetto dell’indispensabile legalità.

Sviluppare e far crescere esperienze di Economia Verde permetterebbe di valorizzare una vasta gamma di opportunità offerte dal Territorio e dalla sua tradizione.
Porre in sinergia produzione di energia pulita, ciclo dei rifiuti integrato e razionalizzazione delle risorse idriche permetterebbe di rilanciare il volto produttivo e occupazionale della Provincia.

Ovviamente prima di affrontare ogni possibile crescita di Green Economy Ciociara è indispensabile affrettarsi nelle opere di bonifica di vaste aree, troppo compromesse da decenni di incuria, illegale abbandono e sfruttamento ambientale, partendo dalla Valle del Sacco, nel cui bacino a oggi sarebbe impossibile anche solo procedere a nuove espansioni per i vincoli imposti dal SIN mentre già ora sarebbe quanto mai necessario investire nell’edilizia a suolo zero che recuperi infrastrutture dismesse, in un’edilizia senza abusi, nell’edilizia scolastica e nella messa in sicurezza ed efficientamento energetico delle scuole, degli edifici pubblici e del territorio.
Ovviamente porre in atto le necessarie bonifiche sarebbe vano se non si mettessero in sicurezza le aziende che hanno prodotto il dissesto idrogeologico e che ancora non hanno agito a tutela della salute dei propri lavoratori e della collettività a dispetto della legalità del sistema.

La bonifica delle zone compromesse dall’inquinamento permetterebbe in cascata di procedere decisamente a stimolare lo sviluppo delle potenzialità delle Aree Interne, allentando le maglie burocratiche che soffocano le possibilità di sviluppo e di mantenimento dei comparti industriali del Territorio.
A oggi alla sola Area della Val Comino è necessario un proseguimento dell’opera consortile e varare quelle dei Monti Lepini, degli Aurunci, degli Ernici e dei Monti Simbruini, nelle quali, coniugando innovazione con tradizione, si ponga a crescita il settore del Turismo collinare e montano valorizzando le eccellenze enogastronomiche con l’offerta di percorsi nel verde, trekking, discipline sportive estreme e sorretto da un sistema alberghiero e della ristorazione ammodernato nonché pronto a rispondere alle esigenze di svago, relax e lavorativo.
Per il rilanciare e valorizzare le Aree Interne è necessario che i Comuni affrontino scenari meno angusti e varino forme di gestione associata dei servizi offerti alla cittadinanza, partendo dai servizi per la salute, la sanità di vicinanza, listruzione diffusa, la mobilità integrata, la tutela e la valorizzazione del territorio e ciò sarebbe anche una parte della risposta che i cittadini della Provincia attendono in tema di diritti alla persona.

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Sanità, Povertà, Disuguaglianza

Come detto la crisi COVID 19 ha aumentato il grado di povertà già prima diffuso per larghe fasce della popolazione costrette a vivere condizioni difficili e per i soggetti più deboli ed emarginati rendendo inefficace, di fatto, quel concetto di uguaglianza cui tutti dovranno destinare ogni sforzo e attenzione.

Ricordiamo che gran parte del Territorio Provinciale è Area di Crisi complessa e che il tasso di disoccupati, inoccupati o soggetti in regime di Cassa Integrazione raggiunge poco lusinghiere vette.
E urgente, quindi, concertare nuove e più efficaci Politiche Sociali e ripensare il modello di assistenza sin qui perseguito, investendo sul Servizio (Socio) Sanitario Nazionale che deve tornare a crescere e garantire luniversalità dei servizi.

Sono necessari interventi e investimenti per la Sanità Pubblica sia in ambito ospedaliero che investendo su una medicina del territorio più capillare ed efficace che permetta di recuperare i vuoti creatisi dalla chiusura di troppi nosocomi e di contro la non apertura di centri di primo intervento e case della salute.

Economia Circolare

E’ necessario coinvolgere Istituzioni, Associazioni Datoriali, Organizzazioni Sindacali e cittadinanza per cambiare radicalmente il modello produttivo e dei consumi, rendendo la nostra Provincia pioniera nell’innovazione dell’Economia Circolare.

E’ necessario invertire i fattori di produzione e consumo, condividendo politiche incentivanti che trasformino il modello tradizionale: estrarre, produrre, utilizzare e gettare” in “prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e dei prodotti”, allungandone l’utilizzo ed estendendone il ciclo di vita nonché contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo, provvedendo affinché, una volta terminata la sua funzione originaria, i materiali di cui è composto il prodotto vengano reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico.
La questione legalità è naturalmente centrale se si vuol perseguire un convincente ciclo virtuoso dei prodotti.
Inutile sottolineare le importanti ricadute occupazionali che da ciò deriverebbero.

Infrastrutture materiali ed immateriali

Il recente investimento di Ferrovie dello Stato sulla rete ad Alta Velocità in terra di Ciociaria è una decisione di particolare importanza.
Questa Provincia ha estremo bisogno di investimenti dedicati all’innovazione e allo sviluppo.

Riteniamo necessario un tavolo di confronto per conoscere i piani di investimento pubblici e privati ed incentivarli.
Non si può sottacere che a Cassino sia presente uno storico stabilimento di FCA come non possiamo non mostrarci preoccupati per l’assenza di notizie circa i piani di investimento del Gruppo come per il silenzio che ancor regna sulle nuove tecnologie quali l’elettrico o il basso impatto ambientale e dei carburanti alternativi.
I frutti avvelenati della crisi epidemiologica con i quali ci stiamo già ora confrontando, quali il prevedibile calo delle produzioni interne soprattutto nel settore automotive, hanno bisogno di risposte di sistema e non della stantia e stucchevole prassi consolidata di far pagare le perdite ai lavoratori.

Tagli del personale, mancato rinnovo dei contratti a termine e decurtazioni sugli stipendi delle maestranze, anche di migliaia di euro pro capite, sono le classiche soluzioni adottate da industrie e manager incapaci di immaginare un cambio di paradigma che privilegi l’innovazione tecnologica e organizzativa, l’efficientamento e modernizzazione degli impianti nonché la comprensione dei nuovi bisogni della domanda.
Tutto ciò merita un ragionamento e soluzioni condivise da ricercarsi in un Tavolo di confronto a livello Provinciale che deve esser attivato prontamente vista la vocazione industriale del Territorio che merita di più che estemporanee e singole risposte all’acuirsi della crisi ma una vera cabina di regia che indichi percorsi e confini onde evitare un diffuso stato conflittuale nelle aziende.
Bisogna mettere a fattor comune le infrastrutture materiali ed immateriali da completare e/o da realizzare, in maniera tale che siano funzionali alle varie filiere produttive e facciano da volano ad una ripresa del territorio che si preannuncia lunga e complicata.

E del tutto evidente che un Piano per lo Sviluppo, la Crescita e il Lavoro di tale ampiezza necessiti, urgentemente, di un "Tavolo di contrattazione” che metta insieme Parti Sociali e Istituzioni, per questo siamo a rinnovare la richiesta già inoltrata non più di due settimane fa in occasione del Progetto sui Pacchi Solidali, di riaprire il Tavolo Provinciale dello Sviluppo e affiancarlo ad un Tavolo sul Socio Sanitario per ricercare le dovute convergenze sulle istanze da inoltrare in Regione Lazio.

Bisogna, inoltre, rilanciare la Contrattazione Sociale coi Comuni della Provincia in quanto depositari del dovere di provvedere e migliorare i servizi e le infrastrutture dei propri cittadini.
Noi lavoreremo da subito per realizzare le proposte di CGIL CISL UIL, ma se non coglieremo in tempi rapidi segnali concreti da parte delle Istituzioni avvertono i Segretari Generali saremo pronti ad assumere le decisioni conseguenti.

Se non ora, Quando?

I Segretari Generali
CGIL CISL UIL
Anselmo Briganti
Enrico Capuano
Anita Tarquini

 

 

 

 

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Colleferro: il compound industriale dove-come-quando?

 Il Piano Regionale rifiuti usato per il trapasso della fallita Lazio Ambiente spa

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli - Il Piano regionale rifiuti circola da oltre un anno sotto forma di bozza più o meno definitiva e il testo ora giace in Consiglio regionale a causa dell'emergenza sanitaria da pandemia causata dal coronavirus: continua perciò ad essere ancora vigente quello adottato circa 10 anni fa.

Il dramma senza precedenti che sta attraversando il mondo moderno dalla fine del 2019, un fenomeno di dimensioni globali - #restiamoacasa non è uno slogan ma significa limitiamo i contagi - non deve portare a forme indirette di sospensione delle garanzie costituzionali che sono alla base del nostro sistema di trasparenza democratica e non deve diventare l'alibi per non fare, ciascuno nel suo ambito, grande o piccolo, la propria parte civilmente e correttamente.

Il nostro è un microcosmo fatto di collaborazioni attive lungo la valle del Sacco e anche da questo piccolo angolo vale la pena ribadire pubblicamente, sempre in nome del desiderio di scardinare uno sciagurato sistema, le reiterate e impunite carenze in materia di anticorruzione e trasparenza di cui vive e si nutre alle spalle dei cittadini e dei lavoratori: intendiamo continuare a farlo con la forza del sano civismo e la verità documentale degli atti.

Nel nostro "piccolo" abbiamo indirizzato alla società Lazio Ambiente spa un'altra richiesta di accesso agli atti sul compound industriale da insediare a Colleferro (schemi di processo, business plan, relazione tecnica, piano economico di investimento), come previsto dal Piano rifiuti regionale.

Per i pochi che non lo sapessero, la società, nata nel 2011 dal salvataggio del Consorzio Gaia spa, è interamente regionale e si occupa di gestione dei rifiuti. Condotta dalle diverse dirigenze sull'orlo del fallimento, viene posta in vendita nel 2017 con un bando di gara pubblico, andato deserto. Ormai fuori controllo per le ingenti passività, nel 2018 interviene la Regione - superando senza titubanza tutta la fatica fatta per far credere che la dismissione della sua partecipata fosse un obbligo imposto dal decreto Madia - che affida a Lazio Ambiente spa il compito di progettare un nuovo impianto per il trattamento dei rifiuti: un compound che assorbirebbe lo scarto di tutti i TMB del Lazio, legato indissolubilmente alla produzione di rifiuti non differenziati e industriali.

Nelle linee strategiche per il nuovo Piano di gestione dei rifiuti, il compound industriale è parte integrante e sostanziale perchè "rappresenta uno dei cardini del nuovo Piano" e "il fulcro del Piano industriale di Lazio Ambiente spa", entrambi incentrati dunque sul garantire ingente mole di rifiuti non differenziati a scapito di tante piccole medie imprese che vivono di riciclo e recupero dei rifiuti differenziati.

Va sottolineato che secondo il Presidente della società Fortini a gennaio 2020 doveva essere pubblicato il bando per la costruzione del compound industriale a Colleferro ed entrare in funzione due anni dopo.

E invece, a dispetto di quello che i pianificatori incaricati dalla Regione indicano nei documenti di Piano con tanto di capacità, dimensioni e schemi di flusso ben definiti e messi nero su bianco con "piglio esperto" (si tratta di due società, la Esper srl di Torino tra i cui soci/progettisti figurano "risaputi esperti" di pianificazione e progettazione impiantistica come un ex postino e un chimico, e la società Ambiente Italia srl, nota alle cronache pavesi per l’operato del suo Presidente).

In risposta alla richiesta di accesso agli atti il Presidente Fortini risponde al Comitato "di non poter dar seguito alla Sua richiesta in quanto trattasi di un progetto industriale di proprietà della scrivente società, al momento ancora in fase di studio. Sarà cura di questa società rendere pubblici tutti gli elaborati non appena questi saranno conclusi."

Forte della sua pluriennale e nota esperienza nel settore (Napoli, Roma fino alla fase fallimentare di Lazio Ambiente spa), il Presidente risponde a noi ad Aprile 2020, che "l'impianto è tutto ancora da progettare, non ci sono atti formali ad oggi da poter consegnare in termini di documenti progettuali" nonostante la prevista tempistica sbandierata in ogni dove.

Non avevamo dubbi che ci saremmo trovati davanti ad un nulla di fatto o che forse si nascondono dietro l'emergenza coronavirus le attività in corso, per questo abbiamo già richiesto anche alla Regione gli atti con relativi protocolli che avrebbero autorizzato negli ultimi tempi la decotta Lazio Ambiente spa a occuparsi della progettazione di questo ennesimo impianto, straordinariamente impattante, di cui nulla si sa ancora ad oggi. Nemmeno il Comune di Colleferro è in grado di dirci dove intendono costruirlo!

Aspettiamo una risposta e nel frattempo #restiamoacasa!

Colleferro, 10.4.2020

Ina Camilli

Rappresentante Comitato residenti Colleferro

Contrada Fontana degli Angeli

00034 Colleferro – Roma
– cell. 3357663418
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Quando finirà?

L'interrogativo di tutti

sanificazionesuoli 350 mindi Elia Fiorillo - L’interrogativo che in questi giorni ci rintrona in testa come un leitmotiv è: «Quando finirà? Un altro mese? Altri due? Quando?». Gli occhi puntati sono sulla Cina. Da lì è tutto cominciato con il Coronavirus e pare che, dalle notizie che ci vengono, proprio in Cina si registrano risultati positivi. Ovvero la fine della pandemia.

È finita in Cina com’è cominciata, senza alcun segno premonitore dell’inizio del disastro virale. Al di là della quarantena, senza vaccini ancora da trovare. Sarà così anche nel nostro Paese? Probabilmente sì. Come, speriamo, al di là delle polemiche, l’Italia possa regalare al mondo un vaccino contro questo terribile e temibile virus.

Chi ne sta facendo più le spese dell’esiziale virus sono gli anziani, in special modo quelli che vivono da soli o che sono ospitati in case di riposo. Se ne vanno senza neanche poter avere vicino i loro cari. Senza una benedizione alle bare in cui sono stati deposti. È sicuramente terribile per un familiare non avere la possibilità d’accompagnare al cimitero e piangere il proprio caro defunto. Ma la prudenza in questi casi non è mai troppa. I rischi di contagio sono spaventosi e ha fatto bene il nostro Governo a emanare norme molto, ma molto restrittive.

Nella disgrazia atroce che ha colpito il nostro Paese un elemento positivo. Il riconoscimento unanime all’Italia della capacità di affrontare il virus in modo efficiente ed efficace. Insomma, in questo caso non siamo secondi a nessuno. Per lo spirito d’abnegazione che abbiamo messo nell’affrontare il pericolo. Per le scelte drastiche messe in atto dal nostro Governo. Ma, soprattutto, per la capacità dei nostri infermieri, dei nostri medici nello sfidare - senza alcun timore - un «male oscuro» che, più che ad altri, per loro poteva essere estremamente esiziale. E i numeri dei decessi del personale medico ed infermieristico dimostrano come questa categoria si è opposta, senza preoccupazioni per le proprie vite, al funesto virus.

Ci sono poi atti eroici che non potranno mai essere dimenticati. Come quello compiuto da un medico affetto dal virus, con gravi difficoltà respiratorie, che non esita a dare il respiratore che lo teneva in vita ad un giovane degente. Pur sapendo che quel gesto gli poteva costare la vita, com’è stato. E di casi del genere, di pura generosità, se ne potrebbero elencare altri.

E pensare che il nostro Paese è stato spesso visto all’estero – ma anche da noi italici, in verità - come terra del qualunquismo. Una realtà che come «squadra» puntualmente fa autogol. Stavolta, in caso di necessità come spesso avviene, ci siamo dimostrati altruisti, anche oltremisura.

Nell’analizzare certe situazioni, come quella testé descritta, ma anche pensando alle varie calamità che il nostro Paese ha dovuto sopportare – terremoti, alluvioni, ecc -, una domanda viene spontanea: «Perché solo nelle grandi avversità diventiamo una squadra eccezionale, superiore a tutte le altre?».

Se certi valori non li hai dentro, se non li conosci, non li possiedi, nemmeno nel momento del bisogno assoluto essi possono uscir fuori. Non ci sono e basta! Ciò significa che, al di là della nostra immagine nel mondo, spesso centrata sul qualunquismo, sull’egoismo, sul disinteresse, sulla svogliatezza, e chi più ne ha più ne metta, siamo un popolo di grande generosità. È un vero peccato che la nostra indole positiva debba venir fuori solo nel momento dell’assoluto bisogno, quando altri, con molta probabilità e anche con qualche giustificazione, difronte a situazioni estreme avrebbero, come si dice, «cambiato strada». No, noi italiani certe strade, in caso di necessità, non le cambiamo, anzi ci affrettiamo a percorrerle.

Pensate un po’ se la tecnica del battere strade difficili, tortuose, impraticabili, noi italiani l’applicassimo per le normali vie lastricate e senza buche o fossi. Pensate un po’ se facessimo squadra anche nei momenti non eccezionali, ma sempre. Con le nostre materie prime «magnifiche», ma anche con i nostri «cervelli» non secondi a nessuno, potremmo essere in molti campi i primissimi nel mondo.

Già oggi il nostro «made in Italy» mette i brividi alla concorrenza nel mondo. Si sono inventati di tutto per creare problemi a questo marchio. Lo hanno denigrato, copiato. Ma, al di là di tutto, anche dei nostri «carachiri», non c’è proprio niente da fare, anche divisi, riusciamo a mantenere primati mondiali. E se fossimo fortemente uniti…?

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Quando nacque lo squadrismo

Squadristi 350 mindi Lucia Fabi e Angelino Loffredi - E’ probabile che in questo anno, in cui ricorre il centenario della costituzione dei Fasci di Combattimento (Milano, Piazza San Sepolcro, 23 marzo 1919), ci possa essere un’attenzione particolare sull’esperienza fascista, a cominciare da quella realizzata in provincia di Frosinone.

Attraverso un caro amico abbiamo a disposizione un elenco di nominativi di squadristi della provincia. E’ una raccolta (non ben sistemata per le aggiunte, ripetizioni e correzioni che vi appaiono) denominata Carta Proveniente dall’Archivio della Federazione Fascista di Frosinone, predisposta il 12 maggio 1939. E’ nostra intenzione pertanto, ritenute le stesse come notizie inedite e di importanza documentale, farle conoscere al fine di metterle a disposizione di chi è interessato alla ricerca storica della nostra realtà provinciale.

Iniziamo la nostra ricognizione con la composizione del Fascio di Ceccano che viene costituito il 10 aprile del 1921 ed è composto da due squadre “La Volante” comandata da Stanislao Innico e “La Saetta “ comandata da Raffaele De Sio. Nell’elenco generale degli squadristi di Ceccano partecipanti alle azioni figurano 31 persone : Aversa Paolo, Bovieri Giuseppe, Bruni Romolo, Bruni Vincenzo, Bruni Angelo, Ceccacci Fernando, Colapietro Lorenzo, Colapietro Luigi, De Sio Raffaele, De Santis Ubaldo, Di Vico Paolo,Gallucci Nicola, Guerrucci Fiorino, Gizzi Salvatore, Gizzi Alfredo, Innico Stanislao, Innico Luigi, Innico Camillo, Malizia Giovanni, Marini Alessandro, Protani Paolo, Ronconi Ercole, Peruzzi Pasquale, Tanzini Giovanni, Terenzi Cesare, Terenzi Nicola, Pirri Vincenzo, Tiberia Salvatore, Pizzuti Agostino e altri due nominativi che risultano illeggibili. Il dato interessantissimo è costituito dal fatto che ogni nominativo indicato è accompagnato dalle azioni alle quali ha partecipato.. Gli squadristi di Ceccano sono protagonisti di 15 azioni. Non si conoscono i tempi ma vengono evidenziati i luoghi: Santa Marinella, Anagni, Morolo, Supino, Patrica, Giuliano di Roma, Ceprano, Priverno, Monte San Giovanni Campano, Ferentino, Sgurgola, Fiuggi, Alatri, Frosinone Ceccano. Di ogni spedizione manca un commento o una parziale descrizione. Quanto riportato è accompagnato dalle dichiarazioni sottoscritte da Stanislao Innico, Luigi Innico, Salvatore Gizzi. Ad un esame generale delle attività provinciali quella degli squadristi ceccanesi risulta essere più presente nel territorio, anche rispetto a quella di Frosinone e Cassino. Merita di essere rilevato che, sempre dalla Carta della Federazione Fascista, abbiamo trovato altri nominativi: Paolini Paolo, Ramandi Armando, Carbone Enrico, Colafrancesco Gregorio, Colucci Domenico, Gizzi Manfredo ma di quest’ultimi manca ogni riferimento a partecipazione ad azioni.

Per completare il quadro vanno aggiunte anche le fonti orali, tramandate ad esempio da Giuseppe Bovieri, squadrista (indicato nell’elenco) che ha sempre affermato che le Squadre erano tre indicando la terza con il nome “La Disperata“. Inoltre, sempre attraverso la storia orale, lo squadrista più “popolare“ sembrava essere un certo Luigi Bonanni, ritenuto il capo de “La Disperata“. Ora nell’elenco ufficiale predisposto dalla Federazione Provinciale Fascista non appare il nome della squadra né quello di Luigi Bonanni. Sempre nella memoria orale ceccanese si ricorda che il Bonanni, fascista della prima ora, fedele al Programma di San Sepolcro e quindi irriducibile repubblicano cadde in disgrazia nell’interno del partito, subì delle ritorsioni e fu costretto ad emigrare.

Se ne deduce che a fronte di questa documentazione ma anche di altre di varia provenienza, è necessario sempre attingere ma anche mettere a confronto con altre fonti e di nuovo verificare. Insomma “agitare prima dell’uso“.

Ceccano 27 Marzo 2019

 

 La foto che correda l'articolo proviene dall’Archivio dell’Avvocato i Davide Bruni

 

 

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Quando chiedere le dimissioni secondo il PD?

Ferentino municipio 350 260di Maurizio Berretta - Il PD vuole le dimissioni della Raggi ma dimentica di farle dare a Pompeo
Soltanto 79,5 km è la distanza tra le sedi dei Comuni di Ferentino e di Roma ma per il PD evidentemente sono distanti anni luce.

Ieri mattina, dopo la notizia dell'arresto per tangenti di Michele De Vito, Presidente del Consiglio comunale di Roma, sono arrivate le prese di posizione dei dirigenti Pd:

• Bruno Astorre – Segretario regionale Pd: "La Raggi riferisca in aula. Garantismo e rispetto per il lavoro della magistratura cosi' come per chi e' coinvolto nei procedimenti messi in atto dagli inquirenti. Questi sono i binari su cui si muove e muovera' il Partito democratico che chiama pero' la sindaca Raggi alle responsabilita' politiche e amministrative pesanti e gravi per la citta' Capitale d'Italia” ;
• Mariano Angelucci Vice Segretario Pd Roma: “Noi garantisti sempre, ma Raggi si dimetta”
• Giulio Pelonzi Capogruppo Pd in Consiglio: "Se Raggi non accoglie il nostro invito a liberare Roma e a dimettersi, pensiamo a una mozione di sfiducia per lei” ;
• Comunicato Pd capitolino: “Possibile che tutto avvenga sempre a sua insaputa? Possibile che si fidi sempre di persone poi accusate di fatti cosi' gravi?... Per questo, chiediamo alla sindaca di fare un passo indietro e dimettersi… Non per le conseguenze dell'inchiesta, sui cui fara' luce la magistratura ma per la sua incapacita', politica e amministrativa, di scegliere i collaboratori”.

Quindi il PD del Lazio e di Roma ai suoi massimi livelli prende una chiara posizione, la Raggi deve dimettersi perché ha il dovere di assumersi la responsabilità pmaurizioberretta 350olitica e amministrativa del comportamento di un esponente della sua maggioranza. Il PD di Ferentino, di cui il nostro sindaco e Presidente della provincia Antonio Pompeo è il massimo esponente che fa? Antonio Pompeo, liquida la grave vicenda locale, cha ha portato all’arresto di un suo Consigliere comunale, il più votato della sua maggioranza e delegato al project del cimitero, come una "marachella" di un singolo... Eppure eppure sia Roma che Ferentino, condividono in questa vicenda, la corruzione con tangenti per lavori pubblici, a Ferentino l'accusa al più votato tra i consiglieri di Pompeo ha un'aggravante terribile: oltre alle tangenti stesse c'è l'accusa di presunte infiltrazioni malavitose/camorristiche.

A questo punto mi rivolgo ai vertici del PD: Pompeo e la Raggi si devono dimettere entrambi o restare in sella? Se la Raggi deve rispondere politicamente dei comportamenti di De Vito perché Pompeo non deve farlo per quelli di Riggi? Nel Pd sono bravissimi quando pensano di rimpossessarsi del potere, ma meno bravi quando lo devono cedere.
Se invece si preoccupassero delle istituzioni, della trasparenza amministrativa, dovrebbero avere lo stesso atteggiamento.
Visto che il sindaco Pompeo non vuole dimettersi io mi rivolgo a Astorre, Angelucci, Pelonzi, e a tutto il Pd del Lazio: spiegate a Pompeo che deve dimettersi per le stesse motivazioni per cui lo chiedete alla Raggi? Un iscritto al partito dovrebbe obbedire alle regole prima di altri.
Mi aspetto dal PD comportamenti coerenti in caso contrario dimostrerebbe di avere una doppia morale: quella di essere rigoroso con gli altri e indulgente con i suoi.
Maurizio Berretta
Capogruppo Lega Salvini al Consiglio comunale di Ferentino

 

 

 

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Quando si vota senza saper leggere

Dignità 350 260di Tiziano Ziroli - Si potrà cambiare un comma di una legge già votata sia in Parlamento e al Senato? Con questa richiesta ci siamo recati oggi pomeriggio (27 marzo 2017) alla provincia.
Ci chiedevamo anche se l'invito fatto dal Presidente della Provincia sarebbe stato recepito ed accolto dagli invitati.
Fuori la Provincia appena arrivato già c'erano parecchi lavoratori, era la prima volta che ciò accadeva, arrivano anche gli invitati e cioè la senatrice Maria Spilabotte, il deputato Luca Frusone, il deputato Nazzareno Pilozzi e per il senatore Scalia è venuto un collaboratore della sua segreteria.
Entriamo nella sala della Provincia, mi siedo, dopo qualche minuto giro lo sguardo e la sala era piena...erano arrivati altri lavoratori... eravamo tanti.
Si legge negli sguardi di molti l'ansia di sapere, il sapere se possono ancora sperare dopo il 14 giugno (quando perderanno ogni reddito) o se oramai non c'era più speranza.
Gino ed io spieghiamo agli eletti del territorio quello che è successo. Raccontiamo l'incontro avuto in regione il venerdì precedente (quando l’Assessora Lucia Valente ci ha comunicato che non avevamo diritto alla proroga della mobilità)... e gli facciamo la domanda...si può cambiare il comma?... se non si può cambiare si può aggiungere che anche la condizione di chi perderà la mobilità nella nostra provincia dove lo Stato spenderà neppure un centesimo per Cig straordinaria che qui non esiste?
Gli eletti leggono le carte, dalle loro facce capisco che avevano votato, sbagliando, un articolo di legge con un comma che non comprende le mobilità in deroga, fornendoci poi un’informazione errata quando ci rassicurarono che coloro che avrebbero perso la mobilità il prossimo 14 giugno avrebbero pi goduto della proroga della stessa per altri 12 mesi.
I Parlamentari presenti capiscono lo sbaglio e prendono l'impegno di verificare entro pochi giorni se sia possibile correggere l'errore.
Ora come lavoratori e come disoccupati aspettiamo mercoledì, giorno in cui dovrebbero arrivare risposte al quesito. Giovedì faremo una riunione per mettere tutti al corrente.
Noi speriamo che si possa correggere l'errore perché' dal 14 giugno migliaia di famiglie finiranno l'ammortizzatore sociale e si ritroveranno senza reddito, voglio ricordare che già molte famiglie nella nostra provincia si trovano senza reddito e senza ammortizzatore sociale. La povertà avanza senza sosta.
E’ ora che la politica si prenda a cuore questo problema, non possiamo più aspettare. Le famiglie non possono più aspettare. Le nostre famiglie non ce la fanno più.

 
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Quando l'ascensore sociale funzionava

lettera di una madre al proprio figliodi Daniela Mastracci - Lettera ai mie figli - Italia umiliata ma anche Italia emancipatrice

Sono nata qua e qua ho potuto educarmi, formarmi, diventare madre e lavoratrice, curarmi, acquistare casa (con un mutuo) ...e tanto altro. Sono figlia di un impiegato e di una casalinga, ma anche con un solo stipendio in famiglia, ho potuto fare tante cose. Innanzitutto ho potuto laurearmi e oggi lavorare. Sono stata la sola in famiglia a laurearmi. Io sono passata dal dialetto di Ceprano, con cui tutti nella mia famiglia mi hanno parlato, escluso mio padre, che con me parlava in italiano, sono passata, dicevo, alla lingua dei filosofi: ho letto i poeti, i romanzieri, gli storici, i filosofi, ho studiato la Storia dell’arte e le lingue disinvoltamente dette “morte”. Ho imparato l’Inglese, almeno a leggerlo, e senza supporti elettronici, ma sopra ai libri, e scrivendoci sopra gli esercizi con la matita. Tra me, e mia madre e mio padre, c'è stato un salto culturale enorme: l’Italia con me ha dimostrato di essere un motore sociale.
Dal puto di vista sanitario, ho avuto tutte le cure di cui ho avuto bisogno: intendo ospedali e analisi varie. Anche la mia stessa vita e quella di mio figlio, perché in gravidanza sono stata molto male, le devo alla Sanità Pubblica, perché mi ha curata, e ha fatto nascere mio figlio.
Tutto questo è stato possibile perché mio padre aveva uno stipendio garantito, ed oggi ha una pensione che, seppur assottigliata da anni di politiche dei sacrifici, è stata, ed è, tale da garantire un livello di vita più che accettabile. E poi anche grazie al lavoro che il padre dei miei figli ha trovato nel “lontanissimo” 2000 (io non lavoravo ancora, a quel tempo...studiavo per il concorso del 1998/99: orale da farsi nel 2000). Ed è stato possibile perché la Sanità ha funzionato, ed io, senza alcuna assicurazione, ho potuto godere di un servizio che, con tante difficoltà, mi ha assicurato assistenza. E allora, ecco, io riconosco all’Italia un grande merito: alla democratica, pubblica, ed emancipatrice Italia.

 

Cosa vorrei per i miei figli? Ecco io vorrei che i miei figli domani possano dire lo stesso della "loro" Italia. Ma perché sia così, dobbiamo tornare ad essere qualcosa che siamo già stati: uno Stato che ha dato a mio padre lavoro e lo ha retribuito e tutelato; che ha dato a me la scuola pubblica e la sanità pubblica; che mi ha consentito di sostenere un concorso e di superarlo; mi consente, oggi, di lavorare e di educare i miei figli. Ma adesso mi sta sottraendo pezzetti di possibilità: mi toglie cure, mi toglie contrattazione, mi toglie capacità di spesa, mi chiede sacrifici, mi aumenta i prezzi, ma non mi equilibra lo stipendio. Mi fa pagare tutto, troppo; non mi consente di studiare ancora, mi costringe a ritmi sempre più estenuanti; mi rende difficile viaggiare sui mezzi pubblici; mi stressa con il libero mercato, che mi chiama di continuo per offrirmi le sue sempre più allettanti offerte, irrinunciabili, a sentir loro; non mi garantisce più i servizi essenziali per la scuola....questa è la mia generazione.
Dei più giovani di me si parla molto. Stanno peggio di me e tanto.
E i miei figli? Io ho potuto scegliere di avere figli e posso ancora pensare a loro. I miei figli potranno scegliere? Staranno ancor peggio della generazioni fra me e loro? Dei trentenni di oggi, così abbandonati a loro stessi? E delle donne e degli uomini un po’ più grandi di me, che possiamo dire? Quanti di loro possono scegliere come ho potuto fare io e ancora faccio, anche se sempre più stentatamente? Quanti di loro sono stati buttati fuori dal lavoro? Quanti non riescono più a trovarne uno? Quanti non hanno più tutele né reddito?
L'Italia ha saputo dare ai miei genitori, a me...e poi?

 
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Quando non si sa a chi rivolgersi

aiutodi Tiziano Ziroli - Molte volte ti chiedi...ma quello che faccio puo' servire? Sto facendo la cosa giusta? ... Poi un giorno, su facebook, ti arriva un messaggio in privato in cui una signora lontana, del nord italia, dell'italia benestante, cosi si dice, ti scrive: "Ciao Tiziano ho visto che ti interessi per la tutela sul lavoro o cose simili, vorrei chiederti un informazione..."
Tu rimani stupito e rispondi quasi imbarazzato...si dimmi.. la signora ti racconta la sua vita, il suo problema lavorativo e ti chiede un consiglio su come sarebbe giusto comportarsi. Lei lavora per una cooperativa che sta per cambiare denominazione sociale e vuole che i dipendenti si licenzino e che poi accettino una nuova assunzione a tempo determinato. La mia risposta è sincera, le racconto chi sono e cosa faccio, ma cerco di darle comunque dei consigli a chi rivolgersi per sapere come comportarsi.

Il problema? Non sapere a chi rivolgersi

Il suo problema non è tanto sapere se accettare o no l'offerta lavorativa, anche se peggiore, il suo problema è che non sa a chi rivolgersi per capire come risolvere il problema, per capire come deve comportarsi, lo capisco dal suo modo di rispondere che accetterà purtroppo quel contratto a tempo determinato perchè, mi dice, poi trovare un'altro lavoro e impossibile alla mia età.
Le chiedo della sua azienda, quanti dipendenti ci sono, se c'e un sindacato...la sua risposta e che non c'e sindacato che sono circa 50 lavoratrici, ma la maggior parte rumene, che non si lamentano degli orari che fanno, a volte insostenibili.
La chiacchierata va avanti con altri dettagli...io mi scuso con lei perche da qui posso solo darle dei consigli e non posso fare di piu, la sua risposta è "scherzi ..sei stato gentilissimo ti faro' sapere come va a finire".
Ora ho capito che cio' che faccio viene apprezzato, viene notato, ma non tanto conta l'apprezzamento, che pure personalmente non è poco, ma per il fatto di capire che si puo' essere utili e lo si puo' essere anche da lontano.
Vado avanti anche perche ora la mia è diventata una missione, quella che dovrebbe essere per chi fa politica e sindacato.

 
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Quando la parola trasparenza diventa una bestemmia

murales Sesto S.Giovanni MI 1970.Murales realizzato sui muri della fabbrica Osva 350 260di Ignazio Mazzoli - Che cos’è una vertenza? E’ una denuncia di controversia di lavoro ed è l’iniziativa che intraprende chi lavora per veder riconosciuti i propri diritti qualora non vengano rispettati. Oggi la controversia diventa per il lavoro. Si, per riconquistare il lavoro a chi l’ha perso perché le aziende hanno fallito, sono state chiuse o trasferite e manca un qualsiasi piano per assicurare nuova occupazione in tempi che non siano biblici.
La Vertenza Frusinate questo vuole essere. Sulla pagina FB del Comitato che la vuole promuovere si può leggere “la disoccupazione e salita a 124.000 unita nel giro di 6 mesi...a fine dicembre 2014 eravamo a 115.000 unita'...ricordiamocelo quando un gruppo forse di "sognatori" ha girato quasi tutta la provincia a far volantinaggio per i mercati per parlare della vertenza frusinate e far conoscere il problema disoccupazione a tutti, chiedendo adesioni al comitato”. Chi scrive è Tiziano Ziroli, uno dei promotori che così conclude il suo post: “alla prossima manifestazione che si svolgerà in provincia spero di vedere la stessa gente che domenica era allo stadio...cosi tanta...e cosi fiera di essere frusinate”.
Appare chiara la volontà di andare in piazza per protestare contro le dimenticanze e le trascuratezze (di tanti che dovrebbero) di cui sono vittime così tanti disoccupati. Iniziata in sordina, l’azione di informazione e di denuncia, i disoccupati impegnati nella mobilitazione, hanno raggiunto alcuni risultati importanti: l’ottenimento del Tavolo Interistituzionale deciso dall’Amministrazione Provinciale su impulso del Presidente Antonio Pompeo; la costituzione del “Comitato promotore della Vertenza Frusinate contro la disoccupazione e la precarietà”; hanno incontrato decine di sindaci, sono stati ricevuti anche dal Vescovo di Frosinone Monsignor Ambrogio Spreafico, hanno avviato confronti con diverse forze politiche come il PdCI, il Psi e Sel provinciali e con esponenti del PD e del M5S, hanno trovato significativi punti di condivisione con la Caritas provinciale. Il prossimo 8 Settembrefinitaeraconigli ritaglio parteciperanno con un rappresentante ad un tavolo regionale sul lavoro con Zingaretti. La loro presenza è diventata familiare nei mercati di molte città dove vanno per far conoscere le proposte indispensabili ad uscire dal disagio in cui migliaia di persone e le loro famiglie si trovano.
Non c’è stato silenzio neppure durante questo caldissimo agosto, anche alla luce della firma, che il 3 scorso ha sancito il Contratto di Sviluppo per ampliare e potenziare lo stabilimento Sanofi di Anagni fra l’azienda farmaceutica e Invitalia nel quadro dell’Accordo di Programma Anagni-Frosinone e che consentirà 60 nuovi posti di lavoro. “Pochi a fronte dei circa 124.000 disoccupati (fino ad ora) di questa provincia, ma meglio di niente - dichiara il segretario del Pcdi, Oreste della Posta – affrontando l’annosa questione del rapporto fra Accordo di Programma e solidarietà verso gli ex-Videocon. Una fra le tante questioni anche se carica di significati simbolici. Infatti a fronte di impegni finanziari non meglio precisati, ma oscillanti fra i 64 milioni di euro di una tabella MISE del novembre '14 e 47,3 milioni dei comunicati agostani, c'è un incremento di occupazione di 60 unità. Un posto di lavoro verrà a costare da 788.333 a 1.060.881 di euro circa. Esattamente? Boohhh. Porre il problema ci pare che sia stato doveroso.
Ma affronta anche un’altra questione di ordine un po' diverso ma forse più importante, che tuttavia non ci pare sia stata ripresa con lotte operaie fame lavorola dovuta attenzione, anzi, quasi esorcizzata. Della Posta – afferma – «siamo di fronte a cifre (di posti ndr) assai esigue, certo non da rifiutare, ma che sicuramente richiedono una gestione particolare. I comunisti credono che prima di ogni altra iniziativa vada assicurata trasparenza delle decisioni che si andranno ad assumere sin da settembre. Chiediamo che l’intera platea dei disoccupati frusinati sappia in quali sedi si decide, chi decide e soprattutto con quali criteri ci si accinge decidere? E, soprattutto vogliamo sapere come verrà assegnato il 25% (cioè appena 15 lavoratori,) che si dice previsto nella voce solidarietà verso gli ex-Videocon che con le loro lotte conquistarono l’Accordo di Programma ed il diritto alla riassunzione.
Nei mesi scorsi seguendo lo sviluppo delle iniziative dei disoccupati abbiamo avuto modo di chiedere in più occasioni in quale sedi questo genere di problemi si sarebbe affrontato. Abbiamo ricevuto risposte a mezza bocca che rinviavano tutto alle autonome decisioni aziendali. Pensiamo che questo atteggiamento debba cambiare. Il treno della solidarietà prevista può deragliare. Alcune questioni: quale formazione è richiesta per assumere chi ha lavorato sui televisori, chi assicura questa formazione e a quanti o a tutti, chi stila le graduatorie e le rende pubbliche, quali altri criteri di emergenza sociale ed esistenziali vengono aggiunti ai criteri di selezione? In queste materie l’autonomia dell’azienda non c’entra. Qui c’entra la capacità di contrattazione di chi ha il compito statutario di difendere il lavoro dipendente e i lavoratori.

E’ doveroso procedere così, tanto che prendiamo in prestito da Oreste Della Posta un suo allarme: «Fare arbitrio e terribili ingiustizie è assolutamente facile. ... Se questo avvenisse sarebbe un colpo mortale alla credibilità delle sedi dove si decide, istituzionali e non, e alla fiducia di superare questa crisi».
L’Accordo di Programma si apre affermando che la “crisi industriale che colpisce attualmente il sistema territoriale che ha come epicentro Anagni e Frosinone può trovare soluzione solo in un profondo processo di riorganizzazione e riconversione produttiva. Questo ricorda e chiarisce che non è l’accordo del polo farmaceutico. Assicurare che l’Accordo dia tutti i frutti previsti è possibile solo se ci sarà “tanta gente” - come dice Ziroli – a sostenerlo e a difenderlo.

articolo pubblicato anche su L'Inchiesta del 27 agosto 2015 con il titolo «"Vertenza Frusinate" arriva in Regione. Adp, trasparenza cercasi»

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Quando chi amministra non da il buon esempio

spaziodisabili occupatoabusivamente 360 260di Marco Maddalena* - "Perché l' auto del Comune si trovava in un posto per diversamente abili?".
Assistiamo, spesso, ad uso improprio degli spazi riservati a persone diversamente abili da persone pienamente "abili" e dunque prive di autorizzazioni e la pubblica amministrazione deve contrastare questo atteggiamento incivile.
Un cittadino su un importante social network, il 14 maggio, ha pubblicato un foto dove segnalava l'occupazione, proprio, di un posto per diversamente abili, da parte di un' automobile con evidente scritta "Comune di Ferentino" presso il Palazzo della Provincia di Frosinone, che fa presuppore trattarsi di un auto di servizio dell'ente comunale .
Una presenza "anomala" che può rappresentare non solo una violazione e un atto di maleducazione, ma un atteggiamento aggravato proprio perché fatto da parte di un ente pubblico, addetto proprio al controllo di tali atti di inciviltà. Inoltre, perché occupare un tale posteggio riservato, privandolo a chi ne ha Diritto, vista anche la presenza nel Palazzo della Provincia di un parcheggio di servizio "riservato" e delimitato con tanto di cancello per chi ricopre ruoli istituzionali(!)
Per fugare ogni dubbio, ho formulato un'interrogazione al sindaco per sapere, in quel giorno, a quale uso sia stata adibita l'auto di servizio comunale e da quale personale o soggetto istituzionale sia stata utilizzata , in particolare, se l'auto in questione era adibita al trasporto di persone diversamente abili.

*Marco Maddalena - Capogruppo Consiliare di Sinistra Ecologia e Libertà di Ferentino.

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