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Art.UNO e i decreti del Governo

  • Pubblicato in Partiti

Covid 19 e inizitive del Governo

artunoroma 350 mindi Piero Latino - Si è svolta una riunione del artito Articolo Uno che ha visto impegnati i Segratri regionali e delle Aree metropolitane insieme ai responsabili dei dipartimenti.

Maria Cecilia Guerra, sottosegretario all’economia, ha svolto una relazione introduttiva per illustrare i contenuti del decreto di marzo e per avviare la discussione sul decreto di aprile. Dal suo intervento è emersa tutta l’importanza del rapporto con l’Unione europea e con gli altri Stati in merito alle misure già assunte dai singoli governi nazionali e, soprattutto, a quelle che dovranno essere assunte nelle prossime settimane e mesi.

La sospensione del Patto di stabilità e la decisione della BCE di immettere nel sistema finanziario 750 miliardi di euro anche per acquistare titoli di stato dei paesi dell’Unione sono misure eccezionali che stanno consentendo di affrontare queste settimane di emergenza ma è chiaro che in prospettiva solo una condivisione degli strumenti e degli oneri finanziari che ne derivano, come gli eurobond o i coronabond può assicurare la tenuta dell’Unione europea.

In questo senso Articolo Uno esprime tutto il proprio sostegno all’azione che il Presidente del Consiglio sta portando avanti nelle sedi deputate e invita tutti gli alleati della maggioranza ad assumere lo stesso atteggiamento evitando di avanzare, in questa fase, proposte alternative che indeboliscono l’iniziativa del governo italiano impegnato in una delicatissima e fondamentale trattativa. La nostra contrarietà all’utilizzo del Mes deriva principalmente dalla esigenza che l’Italia ha di ricorrere a prestiti con tassi d’interesse bassi, vicini allo zero, e a lunga scadenza, in modo tale da ammortizzare al massimo il costo delle misure che stiamo adottando per contrastare, sul piano economico e sociale, la crisi determinata dal virus. Il meccanismo previsto in caso di utilizzo del Mes, invece, prevede solo due anni di tempo e condizioni vincolanti per il rientro nei parametri economici dell’Unione. E’ chiaro che non è lo strumento adatto per il nostro Paese.

Nel merito del decreto di marzo la questione principale è la velocità con la quale le misure previste verranno effettivamente realizzate: il pagamento della Cassa integrazione ad opera delle Regioni e dell’INPS deve avvenire in tempi rapidissimi al fine di garantire a tutti i lavoratori di non rimanere senza reddito. Sono state adottate misure di snellimento delle procedure previste e organizzate specifiche task-force per smaltire l’enorme mole di richieste che stanno arrivando dalle aziende.

Analogo discorso vale per le richieste dell’una tantum di 600 euro previste per le partite Iva e i professionisti. Il governo sta lavorando per un accordo con l’Abi, l’associazione delle banche, per rispettare l’indicazione del 15 aprile come data utile per la riscossione degli emolumenti per tutti.

Per il decreto di aprile la novità maggiore dovrebbe essere l’istituzione di un Reddito di emergenza temporaneo che consenta di tutelare anche coloro che rimarranno scoperti dalle misure previste dal decreto di marzo: colf e badanti, lavoratori in nero e tutti coloro ai quali non è stato rinnovato o non sarà rinnovato il contratto. Come sapete, per la prima volta dal dopo-guerra i licenziamenti sono stati bloccati: si tratta di una misura giusta che, però, non copre il mancato rinnovo di un contratto poiché, giuridicamente non è un licenziamento.

Ecco perché il Reddito di emergenza, sorta di reddito di cittadinanza a tempo, è uno strumento semplice ed efficace, capace di colmare le lacune delle misure, pure molto importanti, varate a marzo.

Articolo Uno sostiene fortemente questa proposta che contribuisce alla costruzione di un impianto universalistico di welfare capace di proteggere tutti i cittadini che perdono o vedono ridotto il proprio reddito. Tutele per tutti e stop ai licenziamenti come condizione per erogare i finanziamenti pubblici alle aziende e difendere il nostro tessuto produttivo: riteniamo che sia questa la via giusta per uscire dalla crisi valorizzando il lavoro che è la parte più larga e importante della società italiana.

Infine è di ieri il decreto che anticipa 4,3 miliardi di euro ai comuni per i servizi sociali e stanzia 400 milioni per la spesa alimentare, un primo passo importante verso la parte più debole della società. Le opposizioni, in particolare la Lega di Salvini stanno facendo una campagna propagandistica miserabile basata su due fake news: la prima riguarda l’esiguità dei 400 milioni e la seconda una presunta disparità delle risorse a favore del Sud e a discapito del Nord.

Si legge in queste ore sui social che il governo avrebbe stanziato 6,5 euro a testa per la spesa alimentare. Questa cifra si ricava dividendo i 400 milioni per l’intera popolazione italiana composta da 60 milioni di abitanti. E’ un inganno ignobile che va denunciato da tutti noi con forza: questi fondi sono destinati ai cosiddetti indigenti, cioè a coloro che vivono sotto la soglia di povertà e comunque si trovano in una situazione di disagio. E’ quindi una misura di giustizia sociale che dobbiamo difendere e valorizzare con forza denunciando la lotta della Lega contro i poveri invece che contro la povertà. La seconda fake news ci riporta ai bei tempi della Lega Nord e degli slogan contro il mezzogiorno. Il governo ha deciso di suddividere i 400 milioni utilizzando due criteri: il numero di abitanti determina l’80% dello stanziamento, pari a 320 milioni di euro, mentre il reddito pro-capite dei singoli comuni rispetto al reddito medio nazionale determina il restante 20%, pari a 80 milioni di euro. Accade così che a parità di abitanti i Comuni con reddito inferiore abbiano assegnate un po’ di risorse in più. Ecco che il Coronavirus ci costringe a riflettere sulle disuguaglianze sociali e tra il Sud e il Nord del Paese e di nuovo la Lega si oppone ad un racconto di verità e sceglie la via dell’agitazione razzista per dividere gli italiani.

E’ importante che gli interventi contro il disagio vadano ancora più in profondità consentendo di affrontare la violenza di genere nelle mura domestiche un fenomeno che fatica ad emergere ma che ha invece enorme diffusione.
Lo stesso vale per il disagio mentale e psicologico causato da questo prolungato periodo di permanenza in casa: moltissimi cittadini si rivolgono ai servizi sociali per ricevere aiuto e faticano ad avere risposte adeguate.

Articolo Uno proporrà un ventaglio di iniziative in questa direzione con adeguati finanziamenti.

Questa è in sintesi la discussione svolta e le decisioni assunte.

Questa epidemia ha messo a dura prova tutte le forze politiche, compresa la nostra: è una prova difficile ma possiamo affrontarla anche grazie alla tecnologia informatica. Nei prossimi giorni proveremo ad organizzare una riunione on-line e sarete informati per tempo delle modalità con le quali sarà possibile partecipare. Nel frattempo proveremo a far circolare le informazioni e le prese di posizione di Articolo Uno e del governo utilizzando i classici canali social.

La riunione si chiude con la richiesta di lottare per sconfiggere il virus, combattere la destra nazionalista e le forze liberiste per cambiare in meglio l’Italia.

 

 

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Salute e reddito per tutti, non licenziare nessuno

 Prima la salute poi il profitto. Prima il lavoro poi il capitale

Web Brescia 460 minSi è tornati a parlare di loro, dopo un oscuramento durato anni, in queste giornate incerte e preoccupanti segnate dal Coronavirus. Degli operai, dei lavoratori e delle lavoratrici in carne e ossa, che erano scomparsi, come fantasmi di un altro mondo, dall’orizzonte sociale, culturale e politico dominato dal capitale. Dalla sua ossessione per i numeri e la quantità di profitti e rendite, dal parossismo individualista dell’arricchimento a tutti i costi e della lotta di tutti contro tutti.

Una visione e un comportamento che hanno mostrato la loro iniquità e una insostenibile debolezza quando, di fronte alla necessità dell’isolamento in casa, gli operai in primo luogo e tutte le persone che devono lavorare per il proprio sostentamento e per tenere in vita l’intera società si sono trovate senza tutele e senza protezione. Si è configurata così una situazione del tutto anomala e a addirittura paradossale: si annuncia la tutela della salute di tutte e di tutte attraverso il contenimento del virus, ma non si adottano misure per salvaguardare la salute di chi lavora per tutelare la vita e la salute di tutte e di tutti.

Gli scioperi e le proteste si sono moltiplicati, insieme a dichiarazioni inqualificabili di qualchefiat pomigliano Coronavirus tensione alle stelle in fabbrica sciopero spontaneo 350 min padrone trinariciuto. Alla fine, vincendo un’ottusa resistenza padronale, si è siglato il «Protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro». Un documento complesso, articolato in 13 punti, che rispecchia gli attuali rapporti di forza tra il capitale e il lavoro. Secondo Cgil, Cisl, Uil l’accordo «consentirà alle imprese di tutti i settori, attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali e la riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro. Nell’accordo è stato previsto il coinvolgimento dei lavoratori e delle loro rappresentanze a livello aziendale o territoriale per garantire una piena ed effettiva tutela della loro salute».

Tutelare la salute e il reddito di tutti, non licenziare nessuno: questo dovrebbe essere l’obiettivo. Metterlo in pratica, però, non sarà facile e richiederà una vigilanza e una mobilitazione continue. In questi anni il mondo del lavoro è stato fortemente indebolito. Sotto attacco sono finite le persone che con il loro lavoro hanno tenuto a galla il Paese: soprattutto gli operai, le lavoratrici e i lavoratori dipendenti (18 milioni su 23,5 milioni di occupati) hanno visto fortemente ridimensionata la loro autonomia e la loro libertà, subendo un’offensiva sistematica su tutti fronti. Fino alla cancellazione dello Statuto dei diritti, presentata dall’allora capo del governo come una innovativa scelta di sinistra.

rabbia nelle fabbriche minL’attacco al lavoro, la sua retrocessione da diritto a merce, ha coinciso con la decadenza del Paese - che ha perso il 30 per cento del potenziale industriale -, e con il logoramento dell’impianto democratico, nel quale non esiste un’autonoma e libera organizzazione politica delle lavoratrici e dei lavoratori del nostro tempo. Siamo il Paese dove ogni anno muoiono sul lavoro più di 1.100 persone; dove la disoccupazione giovanile tocca nel Mezzogiorno il 50 per cento; dove il precariato nel lavoro e nella vita è diventato normalità, come ha reso a tutti evidente il caso della ricercatrice precaria Francesca Colavita, che ha isolato il virus all’ospedale Spallanzani.

Il lavoro degrada e la ricchezza si concentra, fino al punto che oggi l’uno per cento è più ricco del 70 per cento degli italiani. Una situazione che appare insostenibile nel momento in cui il dramma del Coronavirus ha messo in chiaro che non basta garantire la sicurezza e la salute dei medici e di tutto il personale coraggiosamente impegnato con enormi sacrifici nella cura dei malati. Ciò è indispensabile, e tuttavia senza il lavoro di chi produce i beni necessari alla riproduzione della vita e alla tutela della salute (a cominciare dalle mascherine) nulla sarebbe possibile, e ci avvicineremmo alla fine del genere umano. In questa fase difficile della nostra storia appare di solare evidenza che senza il lavoro il mondo non sta in piedi. E dunque penalizzare il lavoro in nome del dio denaro e del trionfo del capitale è un controsenso, che ci condanna a una crisi organica e senza sbocchi.

Un insegnamento da tutto ciò dovremmo trarre. C’è bisogno di una civiltà più avanzata, nella quale la priorità va data al lavoro rispetto al capitale, finalizzando il lavoro stesso non all’accrescimento del profitto privato, ma al benessere della comunità e dell’ambiente naturale in cui viviamo. È una necessità storica che la pandemia ha reso stringente. E che richiede non il lavoro subalterno e disgregato nell’isolamento del processo economico, ma la presenza delle lavoratrici e dei lavoratori come forza produttiva libera e autonoma non solo nell’economia, ma anche nella società e nello Stato. Sia nella dimensione nazionale come in quella europea e sovranazionale.sciopero coronavirus FIOM UILM CISL min

La sfida è di enorme portata, ma questa è la posta in gioco nel tempo del lavoro digitale e della rivoluzione tecnico-scientifica in atto. E per metterla con i piedi per terra bisognerebbe cominciare a costruire, senza inutili esclusivismi e incoscienti personalismi, un’organizzazione politica delle lavoratrici e dei lavoratori con caratteristiche popolari e di massa. O qualcuno pensa davvero che sia possibile il progresso del mondo tornando al passato? Ai bei tempi del dominio del capitale, in assenza di una Repubblica democratica fondata sul lavoro?

 

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it

pubblicato su Jobsnews.it 15 marzo 2020

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Reddito di cittadinanza in Ciociaria: analisi Uil

bandiera uil 350 minReddito e pensione di cittadinanza. Tarquini (Uil Frosinone): “Quasi diecimila famiglie lo percepiscono. Per loro un importo medio mensile di 498 euro”

 

“Sono oltre 22mila le persone che in Ciociaria hanno visto riconosciuto il diritto a percepire il reddito e la pensione di cittadinanza per un totale di 9988 famiglie. Mediamente uomini e donne hanno percepito mensilmente un importo di 498 euro”. Questi i dati elaborati dalla Uil di Frosinone relativi al decreto legge introdotto dal governo nazionale un anno fa con l’obiettivo di contrastare la povertà e favorire il reinserimento nel mondo del lavoro.
“Al di là dei furbetti e degli illeciti scoperti dalle forze dell’ordine – spiega Anita Tarquini, Segretaria della Uil di Frosinone – il nostro studio fotografa una realtà che fa tremare i polsi. Le cifre della nostra provincia sono infatti le più elevate in termini di importi corrisposti a uomini e donne: il territorio ciociaro viene prima di quello romano, dove l’importo medio mensile dei percettori di questa misura si è attestato a 474 euro e di Latina, dove la cifra corrisposta è stata di 472 euro. In termini di nuclei coinvolti dal reddito e dalla pensione di cittadinanza, le nostre 22468 famiglie collocano Frosinone in terza posizione dopo Roma con 137498 nuclei e Latina con 24400 famiglie”.

“Nel Lazio sono quasi 93 mila i nuclei familiari che cui è stato riconosciuto il diritto al sostegno economico e oltre 200 mila le persone che lo esercitano – aggiunge l’esponente Uil della Ciociara – Siamo sempre stati favorevoli alle misure che si pongono il fine di contrastare la povertà e quindi anche al reddito di cittadinanza. Questa nostra elaborazione conferma le criticità del territorio: posti di lavoro che saltano, aziende in crisi, difficoltà nel trovare una nuova occupazione. Difficoltà confermata anche i numeri della cassa integrazione, basti pensare che nel 2018 tra ordinaria, straordinaria e in deroga sono state oltre quattro milioni le ore concesse dall’Inps agli uomini e alle donne della nostra provincia, mentre nel 2019 le ore sono arrivate a oltre sei milioni, con un incremento del 51,6 per cento”.

“E’ chiaro quindi che serve un’inversione di tendenza – conclude Tarquini – che da un lato non deve dimenticare chi si trova in difficoltà, ma che offra loro anche una prospettiva futura migliore. E’ per questo che le politiche attive del lavoro vanno implementate. Non solo. Per uscire definitivamente dalla palude, servono politiche di sviluppo, investimenti pubblici e privati. Serve una politica economica molto più incisiva della attuale in grado di rilanciare definitivamente l’occupazione, che in questo territorio oggi è merce rara”.

 

Uil Frosinone

 

 

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"Reddito di residenza" in bilancio regionale

M5S logo minM5S, ok a ‘reddito di residenza’ in bilancio. Provvedimento poco coraggioso. Tra i risultati ottenuti, 1,4 milioni euro per norma contro spopolamento piccoli comuni

Roma, 21 dicembre – “Un provvedimento poco coraggioso che non incide a sufficienza sui bisogni reali delle persone ma all’interno del quale siamo riusciti a inserire diverse nostre proposte. Tra queste il ‘reddito di residenza’, a prima firma del consigliere 5stelle Devid Porrello, che con 1,4 milioni di euro finanzia quegli imprenditori che trasferiscono la propria residenza e la propria azienda nei comuni al di sotto dei 2mila abitanti: una misura che punta a contrastare lo spopolamento dei piccoli centri innescando un meccanismo virtuoso attraverso la creazione di occupazione sui territori stessi da cui spesso si migra proprio per cercare lavoro”.

Così i consiglieri regionali M5S del Lazio commentano il proprio voto contrario alla legge di Stabilità 2020 approvata oggi alla Pisana. “Tra gli altri risultati 5stelle ottenuti, l’aumento delle risorse per il Fondo di sostegno malati oncologici e il rifinanziamento del Registro Tumori, del Fondo per i lavoratori che rilevano le aziende in crisi, cosiddetti Workers Buy Out, e la conclusione del Piano d’Assetto del Parco dell’Appia Antica e l’ampliamento del Parco Castelli Romani. E ancora: il finanziamento di interventi per l’adeguamento antisismico della prima casa nei Comuni interessati dall’area del terremoto; un fondo ad hoc per le botteghe-scuola; favorire l’apertura di negozi di prodotti sfusi e alla spina, esempio virtuoso di economia ecologicamente sostenibile; più risorse per il monitoraggio dei bacini idrografici e della rete idrica all’interno del Piano di Tutela delle Acque Regionale (PTAR), a difesa dell’acqua bene comune, una delle nostre 5stelle, e per la prevenzione e l’indennizzo ad agricoltori e allevatori per i danni da fauna selvatica”. “Di sicuro – concludono i pentastellati – ci saremmo aspettati un impegno maggiore per il finanziamento di quei provvedimenti già oggetto di convergenza politica come il Testo Unico del Commercio, a cui sono state invece destinate cifre irrisorie”.

 

 

 

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Reddito di cittadinanza: occorre forte azione concertativa

INPS Frosinone 350 minda Pietro Maceroni, Presidente Comitato provinciale INPS - Come è noto, il reddito di cittadinanza è una misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà nonché di inclusione sociale nei confronti di chi vive una condizione di povertà materiale e spaziale. Per l’attuazione pratica della misura sono coinvolti una pluralità di attori, Comuni, Centro per l’impiego, Inps, Anpal e altri servizi territoriali.

Diventa prioritario per la sua realizzazione una forte azione concertativa di tutti gli stakeolder (persona  o strutture interessate o preoccupate di un progetto) coinvolti ed una governance ben strutturata mettendo i Comuni, in questo caso specifico, di adempiere efficacemente ai compiti a loro assegnati.

I beneficiari del reddito di cittadinanza hanno l’obbligo di sottoscrivere il patto per il lavoro presso il Centro per l’impiego, per consentire un concreto inserimento nel mercato del lavoro e il patto dell’inclusione sociale con i comuni.
In entrambi i casi i beneficiari dovranno partecipare obbligatoriamente a progetti di pubblica utilità predisposti dai comuni con una prestazione che va da un minimo di otto re settimanali ad un massimo di 16 ore. In particolare la normativa fa riferimento ad attività in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale e di decoro urbano.
In attesa del decreto di attuazione, che nelle prossime settimane sarà licenziato dal Ministero del Lavoro, che definisca le linee guida sulle prestazioni che i beneficiari della misura dovranno rendere auspichiamo che gli enti locali predispongano fin d’ora l’acquisto dei beni strumentali per lo svolgimento delle attività, i programmi di formazione per trovarsi preparati dinanzi a questa utile opportunità.

In considerazione, della platea interessata circa 6.725 persone a livello provinciale esclusi i soggetti svantaggiati e la massiccia concentrazione dei beneficiari nei comuni sarà una vera e propria sfida per gli enti locali del nostro territorio.

Per la dare la dimensione del fenomeno portiamo alcuni esempi:
il comune di Frosinone avrebbe a disposizione 771 persone da impiegare per un minimo di 8 ore alla settimana pari a 154 lavoratori giornalieri per svolgere tutte le attività utili alla collettività locale. Ancora il comune di Cassino avrebbe a disposizione 112 lavoratori al giorno, Sora 80 e cosi via ( alleghiamo tabella esplicativa).
Pertanto i comuni fin da oggi dovrebbero pianificare le modalità logistiche ed organizzative con l’utilizzo ottimale delle risorse umane che avranno a disposizione incidendo efficacemente sulle condizioni di vivibilità delle città. Realizzare vere e proprie azioni di welfare aiutare i più deboli, contrastare l’emarginazione, intervenire nelle periferie degradate affermare la logica del noi a quella dell’io consentendo una piena e vera inclusione sociale.
Tutti dovremmo essere impegnati a migliorare le condizioni di vita delle comunità locali per umanizzare e ridare dignità e umanità che con la crisi economica si sta dissolvendo. Abbiamo una grande occasione, non la spreghiamo
FROSINONE 24 GIUGNO 2019

 

 

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Riflettendo sulle 10.706 domande di Reddito di cittadinanza

illavoro prima di tutto 360 minDonato Galeone* - Si al lavoro e no a 520 euro per acquisto di solo pane. Il comunicato del Presidente del Comitato INPS di Frosinone, Pietro Meceroni, informa che alla data del 28 maggio 2019 sono state accolte 10.706 domande relative al “reddito di cittadinanza” che ogni famiglia beneficerà, mediamente di “520 euro mensili” appena sufficienti per acquistare il pane nei trenta giorni del mese. Una complessiva erogazione pubblica di 5.567.120 euro.

Sono passati 10 anni - esattamente dal maggio 2009 - che il Comitato Provinciale dell'INPS di Frosinone da me presieduto - segnalava gli “allarmanti” dati relativi alle ore di cassa integrazione richieste e autorizzate dall'INPS pari a 1.047.028 ore (marzo 2009) di cui 910.888 nella gestione ordinaria e 136.140 nella gestione straordinaria.

Sappiamo tutti che sono erogazioni assistenziali di sostegno al reddito già definiti: cassa integrazione, indennità di mobilità e, dal dicembre 2017, reddito di inclusione sociale e, poi, dal 2019 chiamato “reddito di cittadinanza”. Sono tutte, nel concreto, limitate erogazioni che dovrebbero, temporaneamente, integrare il “mancato reddito da lavoro effettivo” - chiamati anche ammortizzatori sociali - ma che tendono ogni giorno, in assenza di lavoro vero, a sostenere umanamente solo sopravvivenze, favorendo le crescenti povertà.

La segnalazione INPS allarmante di 10 anni fa – ricordo bene – venne accolta non solo in forma più che neutrale - tanto nella indifferenza delle istituzioni provinciale e regionale quanto dalle rappresentanze politiche - nonostante pressate da manifestazione popolari davanti alle sedi istituzionali locali e romane.

Se in provincia di Frosinone sono state accolte, al 28 maggio 2019, oltre 10.000 domande che richiedevano 780 euro quale reddito di cittadinanza per sopravvivere, in attesa di lavoro e sono state erogate mediamente circa 500 euro al mese rilevo, purtroppo e ancora, che dal 2009, quelle 10-15.000 famiglie non riuscivano, 10 anni fa, a sopravvivere con le casse integrazioni erogate dall'INPS.

Sottolineavo, non molto ascoltato, che la “questione sociale del sostegno al reddito” andava coniugato - adeguatamente e programmato - con la ripresa del lavoro produttivo vero, non solo a parole o annunciato da normative ed esigenze mercantili, prevedibili certo, con tagli alla occupazione, dopo le casse integrazioni, mediante aggregazioni o fusioni societarie – riferendomi - sia agli accordi FIAT- Chrysler nel comparto metalmeccanico e indotto dell'automobile in ristrutturazione a Cassino e sia al piano industriale chimico- farmaceutico nell'area di Anagni.

Alle due realtà produttive trainanti del basso Lazio che, dopo 10 anni, tendono appena a ridurre il disagio sociale che - sia pure nel contesto di una crisi generalizzata nazionale europea e mondiale – si dovrebbe convenire sulla indispensabilità di elaborare - con le parti sociali sindacali territoriali laziali - un programma funzionale e mirato di “politiche attive del lavoro” altrimenti, sarà illusorio la proclamata inclusione a lavoro e non solo per i beneficiari del reddito di cittadinanza, obbligati a sottoscrivere la ricollocazione in un posto di lavoro.

E anche la generalità dei giovani e meno giovani – non adeguatamente qualificati nelle competenze - sono e saranno a rischio di “occupazione possibile” con l'annunciato e graduale superamento, mediante programmati investimenti privati e pubblici, nella crisi complessa del basso Lazio, pur in presenza del cosiddetto trainante complesso FIAT, dal 2014, multinazionale FCA.

Una realtà produttiva, estesa su oltre 240 ettari di terreno agricolo, da “capitalismo finanziario itinerante” che nel febbraio 2014 – esattamente 5 anni fa e su questo giornale – la descrivevo – sottolineandola - holding FAC tra Fiat e Chrysler, nata a fine gennaio 2014. Un assetto societario, peraltro, nuovo rispetto alle società imprenditoriali multinazionali, in quanto, non aveva uno Stato di riferimento ma una pluralità di attività produttive e di filiali in vari Stati e per competere in un mercato mondiale.

Su questa linea azionaria societaria e produttiva mondiale anche l'annunciata proposta di fusione – poi ritirata – tra FCA-RENAULT doveva avere sede operativa a Parigi e sede legale in Olanda, già sede di FCA sin dal 2014.

Lo conferma - come scrivevo 5 anni fa - che la holding FCA è globale di “capitalismo itinerante” nel mercato globale dell'automobile è stata protagonsita, ancora oggi, sia verso gli azionisti di Renault, direttamente, che indirettamente verso Nissan, pur in presenza del governo francese, non solo quale azionista Renault e con la cauta o nulla attenzione del governo italiano.

Si doveva dare alla proposta di FCA - innanzitutto e subito - una risposta alle attese non solo dei consumatori europei – con offerte innovative di prodotto – nelle sostituzioni delle automobili, certamente in competizione tra i produttori mondiali, ma ancor più, doveva essere la riposta ai consumatori del costituendo terzo gruppo mondiale dopo Wolksvagen e Toyota.

Risulta chiara comunque – saltata al momento la strategica fusione azionaria FCA-Renault – che la ricostruzione globale imprenditoriale ricerca, sempre, le “convenienze profittevoli” da realizzare in luoghi diversi, con pluralità di prodotti innovativi e di riorganizzazione mondiale dei cicli di produzione, mediante una pianificazione di processo, integrato non sovrapponibile, che potrebbe essere, convenientemente, slegato dai territori operativi della multinazionale FCA – non solo in Italia – nella redistribuzione delle proprie fasi di ideazione, progettazione, produzione e vendita del prodotto.

Osservavo già nel 2013 - con la fusione Fiat-Chrysler - che la realtà produttiva FCA, coinvolgendo il basso Lazio nella complessa ed estesa operatività dei vari siti produttivi nel mondo, riproponeva - subito - la massima conoscenza del legame funzionale consolidato e dimostrato nelle produzioni metalmeccaniche indotte “oltre l'automobile” ponendo l'attenzione, alla “componente della dignità del lavoro e della persona umana” che nella concorrenza sia nazionale che nel mercato mondiale - non esiste - in quanto si tratta soltanto di vedere se la merce può essere venduta proficuamente e, cioè, con un corrispondente“guadagno di imprenditore e dell'azionista”tanto al prezzo di mercato corrente, quanto al di sotto di esso.

Se constatiamo, giorno dopo giorno, che il basso Lazio e la provincia di Frosinone sono coinvolte - quanto lo è il Mezzogiorno - da almeno 10 anni nel disagio umano e famigliare per “assenza di lavoro e di sviluppo territoriale” - appare essenziale e subito - rilevare tutte le criticità economiche locali “proponendo e programmando tra parti sociali intermedie associate” un graduale e condiviso “piano di crescita economica e posti di lavoro” che dica: “no” alle 520 euro di sopravvivenza per l'acquisto solo di un paio di chili di pane e “si” al lavoro.

* ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

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Pietro Maceroni: Dati INPS sul reddito di cittadinanza in Provincia

La rilevazione dei dati INPS sulINPS Frosinone 350 min reddito di cittadinanza al 28 maggio u.s. nella provincia di Frosinone ci consentano di effettuare alcune prime considerazioni ed analisi sulla situazione sociale della nostra provincia e in particolare sulle povertà assoluta e emarginazione sociale. Alla data del 28 maggio 2019, sono state accolte dall’Inps di Frosinone 10.706 domande relative al reddito di cittadinanza. Ogni percettore/ famiglia ha potuto beneficiare mediamente di 520 euro mensili pari complessivamente a un valore di euro di 5.567.120 per il mese di maggio. Inoltre le famiglie interessate dalla misura sono il 5% su un totale di 203.002 per una popolazione complessiva distribuita sui 91 comuni della provincia di Frosinone di 493.067 abitanti.

I dati fotografano la situazione socio economica della provincia e mettono in risalto come nei 22 comuni del comprensorio di Sora, area particolarmente depressa, i percettori del reddito di cittadinanza sono il 7.5% seguito da Cassino con il 6.4%, Anagni il 5,4% e Frosinone con il 3.6%.

Se moltiplichiamo le famiglie che hanno percepito il reddito di cittadinanza per 2,43 quale composizione media per famiglia, come definito da Istat la platea interessata è di circa 26.000 persone.
Ipotizzando che rimangono invariate le domande accolte al 28 maggio, la somma complessiva che verrà erogata al 31 dicembre è di oltre 44 milioni di euro.

La nostra analisi, seppur dettagliata, non può ancora prendere in esame la seconda fase prevista dalle normative sulle politiche attive del lavoro e il patto per il lavoro che i beneficiari del reddito dovranno obbligatoriamente sottoscrivere per essere eventualmente ricollocati nel mercato del lavoro
Tale misura di sostegno e contrasto alla povertà se da un lato può migliorare le condizioni economiche delle famiglie in difficoltà con ricadute positive sui consumi dall’altro deve essere strettamente correlata con una concreta opportunità di lavoro.

La vera missione del reddito di cittadinanza è quella di favorire l’inclusione sociale, ridurre la povertà in cui versano molte famiglie della nostra provincia. Dobbiamo infine riconfermare che la crisi economica degli ultimi 10 anni ha comportato una fortissima deindustrializzazione della nostra provincia con perdite di migliaia e migliaia di posti di lavoro ed è su questo che le forze politiche, le istituzioni, i sindacati e gli imprenditori devono intervenire con efficacia per invertire questa tendenza ed definire un linea programmatica per dare futuro alle nuove generazioni del territorio.

Il presidente comitato provinciale INPS
Pietro Maceroni

 

 

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Reddito di Cittadinanza, prego discutiamone seriamente

reddito cittadinanza 350 260 mindi Ivano Alteri -  In questi giorni sta arrivando a compimento il cosiddetto Reddito di Cittadinanza; ma quello nascente non è un RdC vero e proprio. Infatti, da definizione tecnica, esso dovrebbe essere erogato indistintamente a tutti i cittadini di quel dato paese, senza vincoli lavorativi e reddituali; invece, quello istituendo è vincolato sia alla condizione lavorativa sia a quella reddituale. Quest'equivoco di fondo causa una distorsione della discussione; tale per cui, mancando in essa un elemento a nostro parere essenziale, si continua a parlare dei costi, dell'incidenza sul debito, dei criteri, dei possibili abusi, o anche delle sue ricadute positive in termini economici, ma sempre come se si trattasse di una qualsiasi questione di politica economica.

Al contrario, noi riteniamo che il RdC propriamente detto non sia un provvedimento di politica economica, bensì di economia politica. Con tale provvedimento si invertirebbe il rapporto tra competizione e collaborazione, ponendo quest'ultima alla base del sistema economico, così favorendo una competizione di livello superiore. Il ché significherebbe non competere più per i “bisogni primari”, per la sopravvivenza, ma per quelli “secondari”, per la vita, nel senso umano del termine. Ossia, riteniamo che il RdC propriamente detto possa essere davvero il presupposto materiale di un mondo nuovo, di un uomo nuovo, di nuovi rapporti sociali, di un livello superiore di civiltà.

Ma queste affermazioni, come si diceva, restano fuori dalla discussione; e mentre contrastano in pieno con quelle di chi si oppone al RdC, che ha interesse ad occultare le sue ragioni di fondo, non trovano riscontro nemmeno tra quelle di chi lo sostiene, che teme di esporle forse perché considerate in contrasto col senso comune contemporaneo, secondo il quale sembrerebbe che i poveri se ne stiano tutto il giorno beatamente stravaccati sul divano (ammesso che ne abbiano uno). Hanno, dunque, bisogno di essere meglio esplicate e argomentate, secondo il nostro modesto punto di vista.

Partendo da lontanissimo ma arrivando immediatamente al punto, quando l'“uomo scese dagli alberi” provocò/subì molti cambiamenti radicali in se stesso; tra i più importanti vi fu il cambiamento della dieta: da frugivoro, quale era, divenne onnivoro, ossia aggiunse alla sua dieta la carne, che da allora diventò il cibo più ambito (data la sua concentrazione di “energia”). A tale cambiamento, ne conseguì un altro in campo sociale di portata rivoluzionaria: da competitivo quale prevalentemente era, divenne (dovette divenire) un animale prevalentemente collaborativo.

Infatti, il cibo di cui si nutriva sugli alberi, la frutta, ha la caratteristica fondamentale di essere “statico”: la frutta “sta”; il nuovo cibo introdotto nella sua dieta, la carne, ha la caratteristica fondamentale di essere invece “dinamico”: la preda non “sta”, ma “scappa”. Se, quindi, l'animale arboricolo, quale l'uomo era, poteva permettersi la competizione tra gli individui, durante la quale il cibo sarebbe rimasto fermo attaccato al ramo, l'animale sceso dagli alberi, quale l'uomo era diventato, non poteva più permettersi la competizione tra gli individui, bensì aveva assoluta necessità della collaborazione tra di essi, senza la quale la preda sarebbe scappata ed esso si sarebbe estinto o non si sarebbe evoluto. Nella prima condizione, quindi, si aveva una base competitiva su cui si sviluppava una qualche collaborazione; nella seconda, una base collaborativa su cui si sviluppava una qualche competizione individuale.

Tali relazioni umane continuarono a svilupparsi in direzione di una sempre maggiore collaborazione di base fino a quando non intervenne un altro cambiamento radicale, frutto della collaborazione medesima: la scoperta dell'allevamento. Con tale scoperta, il cibo tornò, di nuovo, ad essere statico; infatti, la preda allevata non scappava più; di conseguenza, tornò ad essere possibile la competizione quale nuova base di relazioni sociali ad un livello superiore. E arriviamo ai giorni nostri, in cui la competizione costituisce la base delle relazioni umane.

In sunto, nel corso della nostra evoluzione le relazioni sociali sono passate da una base competitiva su cui si sviluppava la collaborazione, ad una base collaborativa su cui si sviluppava la competizione; ad una nuova base competitiva di livello superiore su cui si sviluppa ancora oggi la collaborazione (un'azienda, simbolo della competizione, ha bisogno di collaborazione al suo interno per competere).

Ora si tratterebbe di concretizzare una nuova base collaborativa su cui sviluppare una nuova competizione di livello superiore. Ma cosa significa esattamente? Può aiutarci nella comprensione la Piramide di Maslow¹. Secondo Abraham Maslow², nella versione ampliata della sua Piramide, i bisogni degli uomini si declinano su 8 livelli (dalla base al vertice della Piramide; nella prima versione, su 5):

1) Bisogni Fisiologici: respirare, mangiare, bere, dormire, accoppiarsi, mantenere costante la temperatura corporea. L'insieme di questi bisogni può essere sintetizzato dalla parola omeòstasi (da dizionario online: in biologia, l'attitudine propria degli organismi viventi a conservare le proprie caratteristiche al variare delle condizioni esterne dell'ambiente tramite meccanismi di autoregolazione, dispositivi omeostatici). Sono i bisogni “primari”, che ci accomunano a tutti gli altri animali.
2) Bisogno di Sicurezza: salvezza, protezione.
3) Bisogno di Appartenenza: affetto, identificazione, famiglia, amicizia, intimità sessuale.
4) Bisogno di Stima: prestigio, successo, rispetto.
5) Bisogno di Conoscenza: esplorazione, curiosità.
6) Bisogno di Estetica: bellezza, armonia, forma, apparenza.
7) Bisogno di Autorealizzazione: moralità, creatività, esercizio delle proprie facoltà, espressione della propria natura.
8) Bisogno di Trascendenza: sentirsi parte di un insieme più grande di sé, oltre il sé, oltre il materiale.

Come si può notare, i bisogni del primo livello sorgono dalla mancanza di qualcosa: aria, cibo, acqua ecc.; gli altri, invece, si riferiscono al bisogno di aggiungere qualcosa: sicurezza, amicizia, autostima, conoscenza, bellezza ecc. Bisogna notare, inoltre, che tutti essi possono sorgere a prescindere dal grado di soddisfazione degli altri, ma il loro soddisfacimento dipende, innanzitutto, dal grado di soddisfacimento di quelli che precedono e, soprattutto, dal soddisfacimento dei bisogni primari: chi non riesce a soddisfare i bisogni del corpo difficilmente riuscirà a soddisfare quelli dello spirito (anche se insorgenti). Innanzitutto e soprattutto, quindi, s'impone il bisogno di sopravvivere. Insomma, l'uomo ha bisogno del “pane” per vivere.

Ma “l'uomo non vive di solo pane”. La spinta al movimento non gli viene, perciò, solo dai bisogni primari, ma anche da tutti gli altri, di livello superiore, quelli che ci distinguono dagli altri animali e ci fanno uomini. I bisogni superiori sono la parte umana dell'animale uomo; senza il perseguimento della loro soddisfazione, l'uomo non è che un animale fra tanti. Essi rappresentano, dunque, la nostra vera legge del movimento. La ricerca della loro soddisfazione dà luogo alla competizione di livello superiore: la fame del corpo fa muovere gli animali, la fame dello spirito fa muovere gli uomini e le donne.

Se fino ad oggi la competizione si è sviluppata per la soddisfazione dei “bisogni primari”, la nuova competizione di livello superiore dovrà svilupparsi per la soddisfazione di quelli “secondari”; dando per soddisfatti i primi. Il RdC ha, secondo la nostra opinione, esattamente questo scopo: costituire la nuova base collaborativa per la nuova competizione di livello superiore.

Con esso, infatti, si contrasta la povertà, non ci si limita ad aiutare i poveri; si consente di lavorare per vivere, non vivere per lavorare; si libera la parte umana dell'animale uomo, ora spesso prigioniera della sua parte animale; si consente una competizione leale tra eguali, non più quella sleale tra chi combatte con le mani legate dietro la schiena e chi armato fino ai denti. Il RdC è un principio di civiltà, presupposto di nuovi avanzamenti, non assistenzialismo peloso che conserva lo status quo.

Sulla scorta di quanto esposto, dunque, dovrebbe risultare evidente l'importanza dell'istituzione del Reddito di Cittadinanza propriamente detto, e della discussione su di esso, essendo propedeutico a nuove relazioni umane su base collaborativa, affinché si possa competere, individualmente, per la soddisfazione dei bisogni superiori, e assurgere, collettivamente, ad un livello superiore di civiltà.

Ci pare alquanto sospetto e nocivo, perciò, che questi argomenti, per una ragione o per l'altra, restino fuori dalla discussione pubblica, e ci si attardi invece in discorsi oziosi, standosene comodamente seduti su un privilegiato divano televisivo.

Ivano Alteri

Frosinone 8 marzo 2019

¹ https://www.google.com/search?q=piramide+dei+bisogni+primari&tbm=isch&source=iu&ictx=1&fir=1mKGnk0vbKxwfM%3A%2C0Puos--5rxU55M%2C_&usg=AI4_-kR-TSs4wAYHaYyF6VMUEzZ1GUYkLg&sa=X&ved=2ahUKEwj74-2t5d3gAhXL1eAKHdT6BS8Q9QEwAHoECAMQBA#imgrc=NyGInoFLv8OANM:

² https://it.wikipedia.org/wiki/Abraham_Maslow

 

 

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M5S promuove il Reddito di Cittadinanza

  • Pubblicato in Partiti

EnricaSegneri Reddito cittadinanza 350 260 mindi Maria Giulia Crertaro - Domenica 17 Febbraio, un incontro come molti altri che seguiranno, per la presentazione del nuovo provvedimento governativo messo in campo dal Movimento 5 Stelle. Posto scelto per la discussione pubblica, il Museo Civico di Boville, cittadina ernica che solo a Giugno tentò di porre il vessillo pentastellato nel palazzo comunale. Il piano programmatico è stato illustrato dall'Onorevole Enrica Segneri (Commissione Lavoro), con l'intento di spiegare i passaggi fondamentali del RdC. Modalità di accesso, diritto e mantenimento elencate dalla deputata, coadiuvata da una serie di slide per meglio chiarire una materia nuova e articolata.

Enrica Segneri muove il suo discorso dallo scopo del Reddito di Cittadinanza, concepito come “una misura strutturale, non solo per far fronte a delle criticità, come ci è stato rimproverato. Gli 11 faldoni che in questi giorni di discussione parlamentare hanno investito l’impianto del decreto, mettono il luce l'ostruzionismo messo in campo dalle altre forze politiche.”

Citati come contestatori PD E Fratelli D'Italia, la maggior parte degli emendamenti però, sono stati presentati proprio dall'alleato di Governo, la Lega.
Un baluardo in campagna elettorale diventato ora realtà con lo stanziamento dei fondi in Legge di Bilancio. Un provvedimento che, stando alle parole dell'Onorevole, si discosta dalle precedenti politiche (come il REI) di mero assistenzialismo. “Portanti saranno le politiche attive, da mettere in campo con il reddito di cittadinanza” ha infatti precisato.

Primo requisito per accedere al Reddito di Cittadinanza (la cui durata per ora sarà di 18 mesi) , un Isee inferiore a 9.360 euro. Ovviamente a questo vanno correlati una serie di variabili, argomentate nello specifico da Enrica Segneri, che ha ampiamente descritto i casi possibili e le cifre spettanti ad ognuno.
Elemento fondamentale, il reinserimento lavorativo, che sarà affidato alle agenzie interinali. I cittadini saranno formati in corsi affini alle loro capacità e tutti coloro che beneficeranno di questo sussidio “anti-divano”, riceveranno tre proposte d'impiego: una entro 100 chilometri, la seconda entro 250,l'ultima valida per tutta Italia. In caso di triplice rifiuto il diritto al reddito decade.
Segnali di vittoria questi per la Deputata, una volontà programmatica per tutti quelli che sottoscriveranno il Patto per il Lavoro e per l'inclusione sociale.

A livello tecnico, il Ministero si avvarrà della collaborazione con Inps, Poste Italiane e Caf. Il via libera alle domande online ci sarà dal 6 Marzo, per gli altri metodi si dovrà attendere il 20 dello stesso mese. Un apparato burocratico complesso e in sperimentazione, l'entrata in vigore da Aprile dirà se la macchina era ben oliata.
Interrogativi dalla platea, sui navigator: la loro “identità” non è ancora definita, né nelle modalità di assunzione né di requisiti minimi.
Inevitabilmente anche quota 100 non è scampata alle domande. Esperienze personali che hanno messo in luce le “mancanze” di un provvedimento, con risorse economiche limitate, che lascia fuori un gran numero di ormai lavoratori, non colmando il gap tra il nuovo e la Fornero.
Ad affiancare lla Deputata, il consigliere Regionale Loreto Marcelli, Portavoce Regionale del Movimento. Dato il suo ruolo di Vice Presidente in Commissione Salute, il tema non poteva che essere la Sanità. Un excursus sulle forti difficoltà che il Lazio vive, con strutture che chiudono o sono mal gestite. Dito puntato agli amministratori della Pisana, che per Loreto Marcelli poco fanno sul tema, ma sono pronti a cantar vittoria nelle battaglie altrui.
“Il registro tumori è oggi nel Lazio vacante e con pochi mezzi” ha dichiara il consigliere, fornendo un assist alla deputata “È chiaro che Zingaretti non vuole questo registro, dal 2015 ad oggi non ha mosso nulla, creando un registro tumori nazionale dovrà necessariamente adeguarsi”.

L'incontro si è chiuso con un focus sulla Valle del Sacco. 57 milioni stanziati per la bonifica, ma procedimenti e metodologia saranno appannaggio della Regione. Al ministro Costa spetterà il nulla osta.
Pochi fondi, come ammesso dalla stessa Segneri, ma un primo passo per una vicenda tanto complessa.
Un SIN così provato, richiederebbe molto più di questa cifra, soprattutto necessiterebbe di un programma di depurazione innovativo e non soltanto “tappabuchi”.
Un pomeriggio intenso di contenuti e anche di interrogativi, dove l'aria di campagna elettorale inizia a sfumare e arriva la resa dei conti, sperando che quadrino.

 

 

 

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Senza reddito: soldi pare ci siano, a quando i pagamenti?

Assemblea disoccupati 15gen19 mindi Maria Giulia Cretaro e Valentino Bettinelli - Anno nuovo vecchia storia. Li ritroviamo dove li abbiamo lasciati, in Provincia, in quelle stanze che per giorni hanno offerto loro asilo. Proprio nella Sala di Rappresentanza, gli ormai lavoratori di Vertenza Frusinate hanno indetto per Martedì 15 Gennaio l'ennesima assemblea. Quando il 28 Dicembre, per il rotto della cuffia, era stato siglato l'Addendum al vecchio accordo di Febbraio, l'Assessore Regionale Di Berardino aveva riferito a tutti i manifestanti di essere arrivati a dama, con lo sblocco dei fondi nella manovra finanziaria, chiudendo l’anno e agganciandosi all'annualità 2019. Si concludeva così un 2018 di incertezze e battaglie estenuanti.

Ma i buoni auspici sembravano restar solo propositi, le determine regionali sono arrivate al Ministero in data 9 Gennaio, giusto il tempo di smaltire panettoni e ferie. Da qui l'ulteriore impasse nazionale, un'altra attesa, l'ennesima.
Ricorrere ad un'assemblea, questa la soluzione cara a Vertenza Frusinate: molto partecipata, con un salone pieno in ogni ordine di posto. A stravolgere l’apparente calma del pomeriggio, con le classiche assenze dei politici convocati, una telefonata intercorsa tra il referente di Vertenza Frusinate, Gino Rossi, e il sottosegretario Claudio Durigon, il quale ha confermato l’impegno del Ministero a comunicare i dati degli aventi diritto con il relativo lasciapassare alla Regione e all’Inps. Quando i rappresentanti locali non intercedono a dovere, non resta che arrivare all'obiettivo senza tramite.

Una buona notizia pare arrivare, anche se i lavoratori non cantano vittoria prima di giungere alla soluzione reale, ovvero la realizzazione dei pagamenti. GinoRossi e Onorevole Francesca Gerardi 350 min
Lo stesso Rossi afferma, che “Vertenza non si fermerà qui, puntando l’obiettivo su un effettivo reinserimento al lavoro, anche nelle occupazioni di pubblica utilità”. Continua affondando su “una classe politica ancora assente nelle vicende di Vertenza Frusinate, alla quale non si può riservare grande fiducia”.

Dopo quasi due ore di discussione e vacanza politica, l'arrivo a Palazzo Iacobucci dell'Onorevole Francesca Gerardi.
Prendendo la parola, la Deputata ha chiarito che “i soldi sono giunti alla Regione, passati i tempi tecnici potranno essere stanziati. La nostra intercessione potrà arrivare all'INPS per velocizzare i pagamenti”. Prosegue sostenendo “il mio impegno ad accompagnarvi alla Pisana per comprendere al meglio quanto sta accadendo e le responsabilità della Regione in merito”.

Un pomeriggio intenso e con diverse risposte, caratterizzato da un costante viavai nel salone della Provincia. Nei prossimi giorni non è escluso un incontro con il Prefetto di Frosinone.
Risposte pare ci siano, a quando i pagamenti?

 

 

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