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Madri Costituenti, madri di democrazia

21madricostitenti 400 mindi Antonella Necci - Alla fine del settecento Olympe de Gouges firma in Francia la 'Dichiarazione dei diritti delle donne e delle cittadine' ma non va lontano perché verrà ghigliottinata. E’ da metà Ottocento che ovunque in Europa si costituiscono le prime associazioni favorevoli al voto per le donne. Sarà l'Inghilterra a radicalizzare la lotta con la creazione nel 1897 della National Union of Women’s Suffrage Societies, alle cui adepte sarà attribuito il nome dispregiativo di Suffragette.

Attraverso un’intensa campagna fatta di conferenze, cortei, marce spesso violente, alla fine in Gran Bretagna le donne saranno ammesse al voto nel 1928. In Italia, escluse dalla riforma del 1882 e da quella del 1912, che introduceva il suffragio universale maschile, alle donne alle urne pensa Mussolini. Le ammette al voto amministrativo nel 1924, ma è pura e semplice propaganda, poiché in seguito all’emanazione delle cosiddette “leggi fascistissime” tra il 1925 ed il 1926 le elezioni per le nomine comunali furono proibite. Il regime fascista infatti sostituì l’elezione alla carica di sindaco con la nomina governativa del podestà e del governatore. Bisognerà aspettare la fine della guerra perché l'Italia affronti il problema. Costituito il Governo di Liberazione Nazionale, le donne si attivano per entrare a far parte del corpo elettorale: la prima richiesta nell'ottobre 1944 è della Commissione per il voto alle donne dell’Unione Donne Italiane (Udi) che successivamente si mobilita per ottenere non solo il diritto di voto ma anche quello di eleggibilità. E' il primo febbraio 1945 la data storica in cui, con un decreto legislativo il Consiglio dei Ministri presieduto da Ivanoe Bonomi riconosce il voto femminile, su proposta di Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi.

L’esordio delle donne alle urne arriva con le elezioni amministrative tra marzo e aprile del 1946, mentre il 2 giugno dello stesso anno parteciperanno ad un voto di ben altra importanza storica: si tratta del referendum istituzionale per scegliere tra monarchia e repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente. Il decreto che introduce il suffragio universale ordina la compilazione di liste elettorali femminili distinte da quelle maschili ed esclude dal diritto di voto le prostitute schedate che esercitavano “il meretricio fuori dei locali autorizzati”. Per sancire poi l'eleggibilità delle donne servirà un nuovo decreto del 10 marzo 1946.

La partecipazione al voto amministrativo è un plebiscito, l'affluenza femminile supera l’89%. Circa 2 mila candidate vengono elette nei consigli comunali, la maggioranza nelle liste di sinistra. La stessa affluenza delle donne sarà registrata per il referendum del 2 giugno 1946. La mattina del 2 giugno il 'Corriere della Sera' esce in edicola con l' articolo intitolato "Senza rossetto nella cabina elettorale" con il quale invita le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto alle labbra. La motivazione è : "Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell'umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po' di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio."[. Le donne elette alla Costituente saranno 21 su 226 candidate, pari al 3,7 per cento. Un gruppetto sparuto che sarà ricordato come 'madri costituenti' che, pur appartenendo a schieramenti politici diversi, saprà applicare un gioco di squadra su temi come l'uguaglianza, la famiglia, il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio, la parita' salariale, l'accesso delle donne alle professioni. Saprà, dunque, costituzionalizzare i diritti e porre la prima pietra di leggi fondamentali per la vita quotidiana della nazione e per la sua modernita'.

 

Ma chi sono le 21 donne elette all’Assemblea Costituente? Con quale partito sono state elette? Che lavoro facevano prima di scrivere la Costituzione? Ecco di seguito le “carte d’identità” delle nostre Madri Costituenti (fonte il blog Il viaggio della Costituzione).

ADELE BEI
Luogo di nascita: Cantiano (PU)
Mestiere: casalinga
Partito: Partito Comunista
In Assemblea: sostiene la parità tra uomo e donna.

BIANCA BIANCHI
Luogo di nascita: Vicchio (FI)
Mestiere: insegnante
Partito: Partito Socialista
In Assemblea: sostiene diversi interventi in merito alla scuola, alle pensioni e all’occupazione. In particolare si ricorda il suo intervento per il riconoscimento giuridico dei figli naturali.

LAURA BIANCHINI
Luogo di nascita: Castenedolo (BS)
Mestiere: insegnante, giornalista pubblicista
Partito: Democrazia Cristiana
In Assemblea: sostiene interventi in merito all’educazione e in favore della scuola pubblica. Ricopre inoltre l’incarico di segretaria della Commissione Istruzione e Belle Arti.

ELISABETTA CONCI
Luogo di nascita: Trento
Mestiere: insegnante
Partito: Democrazia Cristiana
In Assemblea: è membro della Commissione dei 18, con il compito di coordinare gli statuti speciale regionali di autonomia con la Costituzione.

MARIA DE UNTERRICHTER JERVOLINO
Luogo di nascita: Ossana (TN)
Mestiere: insegnante
Partito: Democrazia Cristiana
In Assemblea: affianca De Gasperi nella Commissione per i Trattati Internazionali e per l’elaborazione di un accordo con l’Austria sull’Alto Adige. Inoltre fa parte della Sottocommissione d’inchiesta per la riforma della scuola.

FILOMENA DELLI CASTELLI
Luogo di nascita: Città Sant’Angelo (PE)
Mestiere: insegnante
Partito: Democrazia Cristiana
In Assemblea: interviene in particolare sui temi legati alla famiglia.

MARIA FEDERICI AGAMBEN
Luogo di nascita: L'Aquila
Mestiere: insegnante
Partito: Democrazia Cristiana
In Assemblea: è membro della Commissione per la Costituzione e membro della Terza Sottocommissione (diritti e doveri economico-sociali).

NADIA GALLICO SPANO
Luogo di nascita: Tunisi
Mestiere: giornalista
Partito: Partito Comunista
In Assemblea: interviene in particolare sui temi legati alla famiglia. La sua iniziativa più conosciuta è l’organizzazione, in collaborazione con la Croce Rossa e il Comune di Roma, dei cosiddetti “treni della felicità”, convogli che trasportarono 70.000 bambini meridionali rimasti orfani nelle famiglie del Nord Italia.

ANGELA GOTELLI
Luogo di nascita: Albareto (PR)
Mestiere: insegnante
Partito: Democrazia Cristiana
In Assemblea: fa parte della Commissione dei 75 per la redazione del testo costituzionale e fa parte della Prima Sottocommissione sui diritti e doveri dei cittadini. Interviene inoltre sul potere giudiziario e sul diritto delle donne di accedere agli alti gradi della magistratura.

ANGELA GUIDI CINGOLANI
Luogo di nascita: Roma
Mestiere: impiegata statale, Ispettrice del Lavoro
Partito: Democrazia Cristiana
In Assemblea: interviene nella discussione della legge, poi ratificata nel 1950, sulla “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri”, un deterrente contro licenziamenti e penalizzazioni nei confronti delle donne in maternità

NILDE IOTTI
Luogo di nascita: Reggio Emilia
Mestiere: insegnante
Partito: Partito Comunista
In Assemblea: fa parte della Commissione dei 75, intervenendo in favore della famiglia e dell’emancipazione della donna; è membro della I Sottocommissione, in cui si batte per l’affermazione del principio della parità tra i coniugi, del riconoscimento dei diritti dei figli nati fuori dal matrimonio e delle famiglie di fatto

TERESA MATTEI
Luogo di nascita: Genova
Mestiere: insegnante
Partito: Partito Comunista
In Assemblea: è Segretaria dell’Ufficio di Presidenza

ANGELINA MERLIN
Luogo di nascita: Pozzonovo (PD)
Mestiere: insegnante
Partito: Partito Socialista
In Assemblea: è membro della Commissione dei 75 e della III Sottocommissione, dove sostiene il dovere dello Stato di garantire a tutti i cittadini il minimo necessario all’esistenza, per assicurare ad ogni individuo il diritto di crearsi una famiglia. Si esprime anche a favore del diritto di proprietà garantito dallo Stato e accessibile a tutti i cittadini

ANGIOLA MINELLA MOLINARI
Luogo di nascita: Torino
Mestiere: insegnante
Partito: Partito Socialista
In Assemblea: non interviene ma presenta insieme ad altri diverse interrogazioni

RITA MONTAGNANA
Luogo di nascita: Torino
Mestiere: artigiana, giornalista pubblicista
Partito: Partito Comunista
In Assemblea: non interviene ma presenta insieme ad altri diverse interrogazioni

MARIA NICOTRA VERZOTTO
Luogo di nascita: Torino
Mestiere: crocerossina, dirigente ACLI
Partito: Democrazia Cristiana
In Assemblea: fa parte della commissione parlamentare d’inchiesta sulla miseria in Italia e di vigilanza sulle condizioni dei detenuti. Si batte inoltre per la tutela fisica, per le condizioni economiche delle lavoratrici madri e per il controllo della stampa destinata all’infanzia e all’adolescenza

TERESA NOCE
Luogo di nascita: Torino
Mestiere: sindacalista, giornalista pubblicista
Partito: Partito Comunista
In Assemblea: è membro della Commissione dei 75, dove da un importante contributo all’art. 3 della Costituzione, con l’inserimento della frase “Tutti i cittadini [...] sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso", base giuridica per il raggiungimento della piena parità di diritti tra uomo e donna

OTTAVIA PENNA BUSCEMI
Luogo di nascita: Caltagirone (CT)
Mestiere: sindacalista, giornalista pubblicista
Partito: Fronte dell’Uomo Qualunque
In Assemblea: non interviene ma presenta insieme ad altri diverse interrogazioni. Il suo partito la candida a Presidente della Repubblica, carica poi ottenuta da Enrico de Nicola

ELETTRA POLLASTRINI
Luogo di nascita: Rieti
Mestiere: funzionaria di partito
Partito: Partito Comunista
In Assemblea: non interviene ma presenta insieme ad altri diverse interrogazioni

MARIA MADDALENA ROSSI
Luogo di nascita: Codevilla (PV)
Mestiere: chimica, giornalista pubblicista
Partito: Partito Comunista
In Assemblea: è membro della Commissione per i trattati internazionali. In questo ambito interverrà in merito all'approvazione del Trattato di pace fra l'Italia e le potenze alleate firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. Si adopera inoltre per il riconoscimento della parità femminile sia nella famiglia che nel mondo del lavoro e sostiene il diritto delle donne di accedere e di partecipare all'amministrazione della giustizia in campo sia civile che penale

VITTORIA TITOMANLIO
Luogo di nascita: Barletta (BT)
Mestiere: insegnante
Partito: Democrazia Cristiana
In Assemblea: interviene in difesa dell’autonomia regionale come espressione di libertà e democrazia e a sostegno della pubblicazione da parte dei giornali delle rettifiche di notizie su persone di cui sia stata lesa la dignità.

Quante insegnanti. Quante giornaliste. Segno che tali mestieri, oggi così bistrattati e sviliti, erano, un tempo, il simbolo della donna evoluta, emancipata.
Oggi la componente femminile in parlamento è composta in parte da donne avvocato, un buon 50% proviene dal mondo dello spettacolo, una fetta inconsistente da professioni scientifiche e dal mondo dell'insegnamento.
Lo scadere del linguaggio, la mancanza di fondamenta culturali solide, la volgarità di volti pieni di botox e lifting, le griffe di lusso per ripulire l'animo cafone sono elementi fondamentali che contribuiscono a restituire la figura femminile presente in parlamento al medioevo ed agli usi che al tempo si facevano delle donne.
Così che oggi una cosiddetta donna come Alessandra Mussolini pensa di gettare le solide basi di un rinnovato medioevo, addirittura negando la storia e i suoi sopravvissuti.
Finché anche l'ultimo dei sopravvissuti sarà morto, ci saranno sempre delle Mussolini pronte a riversare la propria pochezza e le proprie frustrazioni su quei pochi grandi individui che con il loro coraggio e la loro grandezza combatteranno sempre per un mondo migliore.
Da più di vent'anni si è aperto il baratro verso l’involuzione di costumi come di pensiero. Si procede a grandi passi verso la negazione dell'intelligenza e delle capacità femminili.
Certo non quello che le madri costituenti auspicavano.

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L’eredità più preziosa

25aprile19 350 minArticolo Uno, Ceccano - Il 25 Aprile è l’eredità più preziosa che ci è stata consegnata.
Celebriamo la liberazione della nostra Patria dal ventennio di dittatura, di guerre e di invasione. Celebriamo le Istituzioni della nostra Repubblica Democratica e ricordiamo il sacrificio di quanti hanno combattuto a prezzo della vita perché potessimo goderne oggi.

25 Aprile 2019, oltre alla commemorazione delle vittime e alle celebrazioni rito che negli anni hanno accompagnato questa Giornata, sentiamo il dovere di ribadire il nostro impegno alla tutela delle Istituzioni e delle pratiche democratiche del nostro Paese contro le campagne di odio, di contrapposizione, di revisione storica e in qualche caso di rigurgiti nostalgici cui assistiamo, purtroppo, sempre più spesso.

Lo facciamo ricordando in questa giornata le parole di Nilde Iotti sulla Resistenza
“La Resistenza era stata un fatto straordinario. Aveva realizzato una unità veramente eccezionale che andava dagli ufficiali badogliani agli operai comunisti”
Scegliamo anche queste parole perché in modo molto semplice e diretto restituiscono l’idea di quello che è stato, di quanto forte e trasversale sia stato il desiderio e lo sforzo profuso da questo Paese per uscire dall’oppressione e per disegnare un futuro di libertà democratica per i propri figli, per noi.
No, non è un derby, è la Festa della liberazione di questo Popolo.
25 Aprile, Noi ci siamo.

 

 

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C'è un movimento di resistenza femminile

EddaBilli 350 260 minNadeia De Gasperis intervista Edda Billi*

 

Ritiene che le giovani donne conoscano abbastanza le lotte condotte dai movimenti femministi per i diritti civili?

Conosco collettivi di donne che lottano come tigri ma penso siano monadi: c'è poco confronto, credo.

 

L’attuale governo ha rimesso in discussione, tra le altre, la legge 194, quanto si è spesa per quella battaglia?

E' dagli anni 70 che lotto perchè allora di aborto si moriva. Ci toccherà ricominciare?

Sembra che nel mondo ci sia un movimento di “resistenza” femminile. Cosa pensa a riguardo?

Si, ci credo profondamente. E si fanno sentire anche se vengono silenziate. Come sempre

Lei ha affermato di aver sempre riconosciuto negli occhi degli uomini una certa propensione al machismo, cosa è cambiato? Gli uomini sono cambiati rispetto alla condizione delle donne?

Purtroppo se li guardi negli occhi tutt'ora vedi una lucina che dice: "io valgo più di te"

 

Stiamo facendo passi indietro o non è più possibile tornare indietro sui diritti acquisiti dagli omosessuali?

Nessun diritto acquisito è per sempre. Bisogna essere vigili.

 

Pensa che l’attuale governo sia da temere o stiamo sopravvalutando le conseguenze della sua politica?

Si, è un governo dal sapore spiacevolmente fascista. Di certo misogino.

 

Quale sarà il futuro della Casa Internazionale delle Donne?

Siamo sotto attacco ma ci stiamo difendendo anche da una sindaca che non "sa" essere la Casa luogo di libertà.

 

Preferisce essere conosciuta più come poetessa o più come attivista politica?

Domanda che molto m'intriga: forse metà e metà.

 

 

*Edda Billi, femminista, scrittrice e poeta, è Presidente deII’AFFI la Federazione di organizzazioni femministe e femminili, che ha promosso insieme al Centro Femminista Separatista la realizzazione della Casa Internazionale delle Donne, il progetto del movimento delle donne di Roma ha origine negli anni dell’occupazione del Governo Vecchio, ma è anche Presidente di Archivia, Biblioteca Archivi Centri Documentazione delle Donne, e raccoglie le produzioni teoriche e pratiche del movimento femminista e lesbico dalla fine degli anni Sessanta.
Fra le protagoniste del neo-femminismo degli anni Settanta, tra le fondatrici del Collettivo romano di Pompeo Magno, meglio conosciuto come Movimento Femminista Romano.

 

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Donne, Resistenza e Costituzione un legame inscindibile

le21donnedellacostituente 460 320 mindi Paola Bucciarelli - Il 22 maggio scorso sono ricorsi i 40 anni della L. 194, quella che tutela l’interruzione volontaria di gravidanza.
Ho ripensato così a tutte le leggi che dal 1945 ad oggi hanno cambiato, tutelato e migliorato la vita delle donne in Italia.
Dalla legge n.80 del 26 agosto 1950 “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri”, passando per la L. 75 del 20 febbraio 1958 “ abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui”, a quella n.66 del 9 febbraio 1963 “diritto delle donne ad accedere a tutte le cariche, professioni e impieghi pubblici compresa la magistratura”, e ancora L. 151 del 19 maggio 1975 “riforma del diritto di famiglia”, L.546 del 29 dicembre 1987 “Indennità di maternità per le lavoratrici autonome”, L. 66 del 15 febbraio 1996 “Norme contro la violenza sessuale”, L. 40 del 15 Febbraio 2004 “norme sulla procreazione medicalmente assistita”; ho riflettuto sul fatto che tale processo normativo è potuto avvenire grazie alla Costituzione repubblicana di cui oggi, 2 giugno, ricorre la festa.

Le donne italiane votarono per la prima volta. Il 2 giugno 1946 per il referendum istituzionale fra Monarchia e Repubblica e per l’elezione dell’Assemblea Costituente. La percentuale delle partecipanti al voto fu altissima.

 

Furono elette ventuno donne su cinquecentosei componenti dell’Assemblea. Per la prima volta, quindi, un piccolo gruppo di donne entrava in Parlamento. Le ventuno madri costituenti erano donne che avevano partecipato alla lotta antifascista.
Con la partecipazione determinante di queste donne, che nonostante le forti differenze politiche hanno sempre saputo agire in modo concorde per far riconoscere i diritti delle cittadine italiane, è stata approvata la nostra attuale Costituzione, che, dopo 70 anni, per quanto riguarda la questione femminile, è una delle più avanzate e complete.
Le donne hanno partecipato alla stesura della Costituzione e poi hanno determinato il cambiamento profondo della nostra società, i suoi costumi e valori, le sue condizioni di vita, le sue leggi.

Le donne sono state pienamente protagoniste della nascita della Repubblica. Quindi le donne sono state le protagoniste fondamentali del cambiamento successivo, quello che ha cercato di inverare i valori della nostra Costituzione.
Tutto ciò si può leggere attraverso le leggi che hanno cambiato l’Italia e che hanno avuto come autrici le donne.
Queste leggi hanno tutte come obiettivo la promozione della dignità della persona e una dimensione di cittadinanza piena.
Sarà questo il tema di cui parlerà la professoressa Fiorenza Taricone dell’Università degli studi di Cassino nel corso della lezione “Storie di donne e della Resistenza taciuta”. La lezione si terrà nell’ambito del I* Festival di Filosofia in Ciociaria dal 13 al 15 luglio 2018 presso il Castello dei Conti di Ceccano ( FR).

La Resistenza è stata, quindi, il momento in cui si è espresso un nuovo protagonismo femminile.
È nella Resistenza che le donne hanno la possibilità di partecipare alle decisioni da cui dipende la loro vita presente e futura.
Nel momento più tragico della guerra, in cui tutto sembrava perduto e distrutto, ecco le donne uscire dalle loro case, spezzare vincoli sociali secolari, e prendere il loro posto nella lotta, perché combattere era giusto e necessario.

La Resistenza ha contribuito a far nascere una comune coscienza nazionale tra donne di differenti ceti sociali, di diverso livello culturale e orientamento ideale, e a far loro acquisire una nuova consapevolezza del proprio ruolo e l’aspirazione a conseguire tutti i diritti. Non a caso i Gruppi di difesa delle donna (GDD) affermavano che la conseguenza della partecipazione delle donne alla Resistenza dovesse essere il diritto di voto. La partecipazione delle donne alla Resistenza è stata dunque il fondamento per la conquista dei loro diritti.
Sarà la partigiana Lidia Menapace a raccontare questo passaggio tanto importante per la storia delle donne italiane nel corso della lezione “ Storie di donne e della Resistenza taciuta” il 14 luglio alle 18:00 al Castello dei Conti di Ceccano in provincia di Frosinone.

 

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La Resistenza fu lotta di popolo, di tanti uomini e di tante donne

volantino donne Resistenz 350 260 mindi Paola Bucciarelli - Il 7 aprile scorso il quotidiano Libero titola: «Anche Mieli si accorge che della Resistenza non resiste più nulla», l’articolo porta la firma del giornalista Gianluca Veneziani, che sostiene che sia conclamato così il revisionismo (da sinistra) sulla Resistenza.
L’affermazione di Gianluca Veneziani è scaturita dalla recensione che il giornalista Paolo Mieli ha fatto il giorno precedente sul Corriere della Sera del saggio del francese Olivier Wieviorka.

La tesi del libro: la Liberazione avvenne grazie agli Alleati, che avrebbero vinto comunque con o senza partigiani.
Secondo Veneziani: «cade in questa maniera il mito della Resistenza come grande movimento di popolo, come insurrezione spontanea, immediata e partecipata, oltreché risolutiva... »
Ma l’aspetto su cui più insiste il saggio è: «che non ci fu, sin dagli albori in Europa, e tanto meno in Italia, l’insorgere di dissidenti pronti a darsi alla macchia né una risoluta opposizione all’apparente inesorabilità della disfatta nei Paesi occupati... Smentita evidente della leggenda secondo cui sarebbe esistita una Resistenza implicita e silenziosa, nata nel momento dell’occupazione e poi sfociata nella Resistenza armata». 

A mio avviso questa è una colossale falsità e allo stesso tempo la conferma che da più di un decennio è in corso una campagna di profonda revisione del significato, della natura e del senso della Resistenza con l’obiettivo di cambiare profondamente la Carta costituzionale che del movimento di Resistenza antifascista è figlia.
Questa campagna di revisionismo è dovuta a una tendenza all'oblio piuttosto forte in Italia.
Come ha detto Carlo Smuraglia, Presidente emerito dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (ANPI), in un’intervista qualche tempo fa: «Le istituzioni non hanno fatto molto per conservare la memoria. Non solo della Resistenza, ma nemmeno di quello che è successo prima, di quello che è stato il fascismo. Perché è da lì che bisogna partire per capire. Al massimo le istituzioni organizzano un evento, si celebrano le date, il 25 aprile, gli eccidi, gli scontri. Ma l'analisi e lo studio sono molto più rari, e per questo l'Anpi ha lavorato molto. Per conservare la memoria e proteggerla».
Una memoria che deve necessariamente andare oltre il ricordo - doveroso - di persone e fatti. Bisogna portare a conoscenza il fatto che la Resistenza fu un fenomeno estremamente complesso e per conseguire questo obiettivo è necessario storicizzare e contestualizzare tutte quelle vicende e darne una spiegazione.
È necessario far capire che la Resistenza fu un'esperienza collettiva fatta da tante persone di origine diversa e di formazione politica diversa. Gli obiettivi erano comuni: liberare l'Italia dai nazifascisti e dar vita a un paese democratico dopo venti anni di dittatura.

Quindi, ci sono pezzi di storia per i quali non è possibile l’oblio, di cui non ci si può dimenticare.
Il 25 aprile è la Festa della Liberazione, è una festa nazionale civile. In questa data l’Italia celebra la fine dell’occupazione nazifascista nel nostro PVia delle Donne della Resistenzaaese, la sua rinascita democratica.
La data del 25 Aprile è stata scelta convenzionalmente per ricordare che in quel giorno fu dichiarata l’insurrezione generale e vennero liberate le città di Torino e Milano.
Tutto ciò fu possibile grazie al coraggio di tanti e tante che scelsero di esserci, di partecipare, di sognare, di rischiare, di ricominciare.
La Resistenza è stata quella di chi intraprese e condusse la lotta armata sui monti, nelle valli, in città, ben sapendo quali fossero i propri limiti di preparazione e di esperienza militare e ben conoscendo l’enorme disparità di mezzi e uomini rispetto a un esercito attrezzato e organizzato come quello tedesco.
Fu il coraggio dei lavoratori che fin dal marzo del 1943 iniziarono a scioperare consapevoli dei gravi rischi cui andavano incontro.
Fu la lotta dei giovani renitenti alla leva e dei circa 600.000 militari che, dopo l’8 settembre, rifiutarono di aderire all’invito dei tedeschi e dei repubblichini a collaborare e finirono nei lager, e molti non fecero ritorno.

La Resistenza, fu quella delle donne, delle tante donne che hanno svolto un compito essenziale per la riuscita della lotta. La loro funzione, il loro impegno, è stato per troppo tempo nascosto, taciuto, dimenticato, ma fu fondamentale.
La lotta partigiana ha avuto bisogno dell’aiuto di centinaia e centinaia di loro, della loro iniziativa, delle loro cure e del loro coraggio. Hanno rischiato tanto e patito sofferenze indicibili.
Ai partigiani e ai combattenti sono state conferite delle medaglie, alle donne della Resistenza poco o nulla. Sarebbe incompleta la storia di quei venti mesi senza riconoscere il ruolo determinante che hanno avuto le donne nella guerra di Liberazione.

Queste donne partigiane, la maggior parte giovanissime, hanno svolto tantissimi ruoli durante quei mesi di guerra. In maniera generica si usa dire che fecero le staffette, ma è un’espressione riduttiva; in realtà, combatterono con le armi, furono attiviste nei Gruppi di difesa delle donne (GDD), insomma hanno fatto la Resistenza a tutti gli effetti, come e più degli uomini, ma sono state cancellate dalla storia. La responsabilità di ciò fu anche delle donne stesse che, per anni, hanno taciuto su ciò che fecero. Hanno avuto pudore e timore a raccontare la loro esperienza.
Questa è stata un'ingiustizia che non può essere più tollerata. Da quel loro coraggio, da quei sacrifici, è nata la nostra Costituzione. È iniziato in quei venti mesi, in quelle drammatiche scelte un percorso emancipativo che ha portato nei decenni alla conquista di tanti diritti.
Hanno donato alle generazioni future un mondo migliore, hanno aperto la strada a movimenti che poi si sono sviluppati successivamente, basti pensare ai movimenti delle donne dei decenni ‘60/’70.

Purtroppo, il mondo non è in pace e troppe sono le guerre che si combattono ogni giorno.
E oggi come allora le donne si attivano. Sono una straordinaria lezione di vita le donne curde, a loro i mass-media non hanno dato granché spazio, eppure ciò che hanno fatto è servito a dimostrare quanto grande possa essere la forza e la determinazione delle donne.
Dobbiamo tener presente il fatto che la Resistenza non è ancora finita neanche in Europa e in Italia.

La Resistenza è un’insieme di tasselli che debbono essere uniti gli uni agli altri per essere compresa. Le tante esperienze devono integrarsi le une con le altre.
Per questo motivo il 14 luglio 2018 presso il Castello dei Conti di Ceccano, nell’ambito della prima scuola di filosofia, promossa dall’associazione R-Esistenze, ospiteremo la partigiana Lidia Menapace per farci raccontare cosa fu la Resistenza, in particolare delle donne, e quali valori di essa sopravvivono ancora oggi o devono essere riconquistati.

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Sanità. Parlando del libro di Loffredi, segnali di resistenza e di lotta ad Anagni

anagni sanità 350 mindi Anna Natalia - Sabato 24, alle 18.00, nella Sala delle Lapidi del Palazzo Bonifacio VIII, le Associazioni DAS e Anagni Viva che fanno parte del Comitato “Salviamo l’Ospedale di Anagni ” hanno presentato il libro “Attacco alla Salute” di Angelino Loffredi, presente l’ autore.
Sandro Compagno, nella sua introduzione, ha sottolineato l’impegno ininterrotto del Comitato per mantenere alta l’attenzione sul problema della perdita dell’assistenza sanitaria di base e di emergenza per i cittadini di Anagni e dei paesi del territorio limitrofo.
Erano presenti il sindaco di Sgurgola, Antonio Corsi e l’ex sindaco di Serrone, Maurizio Proietti, intervenuti poi nel dibattito per sostenere la necessità che le Amministrazioni comunali si impegnino in prima persona nella battaglia per la salute.

La presentazione del libro, nella sua peculiarità, è poi toccata a me ed ho espresso il mio apprezzamento anzitutto per l’ impegno civile che Loffredi ha dimostrato come cittadino politicamente impegnato e quindi come giornalista attento alle vicende del nostro territorio, delle quali dà conto nel libro che raccoglie 20 suoi articoli, dedicati alla grave situazione dei servizi sanitari nella provincia di Frosinone.
Infatti, attraverso una ricostruzione puntuale e documentata emerge un quadro di crescente arretramento e conseguente perdita dei Livelli Essenziali di Assistenza e dei Presidi ospedalieri in grado di far fronte alle urgenze e alle emergenze. Il “caso Anagni“ rappresenta in modo emblematico la politica sanitaria degli ultimi anni: una storia infinita di promesse disattese.

L’ analisi di Loffredi è altrettanto critica quando affronta il tema della prevenzione, oggetto di annunci tanto sbandierati quanto illusori, in particolare per le patologieAnna Natalia 350 min correlate al grave inquinamento ambientale del nostro territorio.
L’ autore riflette su quanto accade, citando leggi e decreti , e commenta con indignazione le loro conseguenze sulla vita delle persone che sperimentano ogni giorno i disservizi diffusi, le liste d’ attesa, i costi dei farmaci…Si tratta veramente di un “ attacco alla salute “ di cui debbono rispondere, in primo luogo , le istituzioni pubbliche e i loro rappresentanti politici, nei confronti dei quali i cittadini Compagno Natalia Loffredi 350 minconsapevoli non soltanto non debbono smettere di indignarsi ma debbono promuovere, con maggiore determinazione che in passato, le azioni politicamente utili per esigere l’ efficienza della Sanità pubblica.
Angelino Loffredi ha poi risposto alle molte domande che gli sono state rivolte ed ha ringraziato invitando tutti ad una proficua collaborazione unitaria che rafforzi l’impegno e avvii iniziative concrete per “ricostruire” una sanità che corrisponda alle necessità del nostro territorio.

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25 aprile pensando a Salvo D'Acquisto, Pertini e Martin Luther King

salvodacquistodi Antonella Necci - Tutto è nato ieri. Per caso.
La causa scatenante è stato un compito in classe incentrato su alcuni passi del famoso discorso che Martin Luther King tenne il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington D.C. al termine di una marcia per i diritti civili che i Neri d'America tennero per affermare la propria appartenenza ad una nazione che negava loro il diritto ad essere umani.

Quel discorso, scandito dal misurato ma incalzante "I have a dream" che lo ha reso famoso, solo apparentemente mostrava una semplicità linguistica atta a raggiungere gli strati più umili tra gli astanti presenti.

I riferimenti economici dovevano colpire i tasselli della fiorente economia americana dell'epoca, così come i riferimenti biblici ponevano in discussione l'ambiguità di comportamento in un popolo che professava carità cristiana da un lato negando libertà dall'altro.
Negando i più comuni criteri di civiltà e tolleranza a tutte le minoranze, non solo ai Negri d'America, ma a tutti coloro che "differivano" magari per colore, background, professione, tipo di auto da ciò che contribuiva a formare il prototipo dell'americano medio, all'epoca reduce dalla seconda guerra mondiale dopo aver liberato l'Europa da tutte le possibili dittature e dopo essere stato accolto come il salvatore del mondo.
Lo stesso americano medio che negli anni 60 ha paura della dittatura comunista proveniente dalla Russia e dalla vicina Cuba. Paura che maschera rinchiudendosi ancora di più nelle sue manie conservatrici e nei suoi valori di preservazione di razza.

In quella ottica, il discorso potente e ricco di immagini retoriche di Martin Luther King assume toni di sfida a cui il ku klux klan (KKK), volto ad affermare il predominio della razza bianca non sarebbe rimasto indifferente.Martin Luther King 3
Nel 1968 King viene assassinato, pagando con la vita l'attivismo civile, religioso e politico che lo aveva reso Pastore tra le fila di un gregge stanco di essere tale.
Insomma questo pezzo di storia americana, che include l'assassinio di JFK, risultava troppo interessante ed impossibile da ignorare per un docente di letteratura inglese.
Tutto sarebbe stato interessante e positivo se non ci fosse stata la domanda che ha inanellato una serie di dubbi nelle menti dei giovani liceali sottoposti allo stress da compito: descrivi l'importanza che un uomo politico del tuo paese di origine ha avuto nell'incitare il senso di libertà nel suo popolo e le imprese da lui svolte per liberare il suo popolo da un potenziale oppressore.

Tilt completo. Uomo politico italiano devotamente pronto a sacrificarsi per il suo popolo e non per il proprio lucro?
Nebbia fitta. in Italia praticamente nessuno. Il clientelismo adamantino delle gens romane non poteva e non può permettere eroismi da parte dei politici.
Qualche alunno proveniente da paesi dell'Est o dall'Estremo Oriente si è salvato in corner decidendo che per quella domanda tanto valeva non considerarsi italiani.
Tanto in Italia o ci erano nati, ma con genitori stranieri, o vi erano giunti, dopo aver trascorso i primi anni d'infanzia in paesi che qualche politico - eroe lo avevano avuto. Fortunatamente .
E tra i natii del bel paese qualcuno che citava Garibaldi, che rifuggì la politica scegliendo l'esilio volontario, lui "Eroe dei due Mondi".
Per poi ancorarsi su Falcone e Borsellino, magistrati, impegnati nella lotta alla mafia e acerrimi nemici della politica con la mafia collusa.
Infine per giungere ai Partigiani e al Presidente Sandro Pertini: il presidente galantuomo. Lui si, unico grande esempio di politica che sa parlare alla gente comune Sandro Pertinirisvegliando gli animi a valori elevati anche se profondamente e radicalmente cristiani.
Poca cosa, però, se si pensa che ci fregiamo di essere "popolo di santi, poeti,martiri,eroi e navigatori"..
Di eroi, certo, ma dell'eroismo della gente comune, anonima, povera,generosa, non appartenente a lobby, sette o logge massoniche, a rotary club di sfoggio di ricchezze.
L'Italia è piena di eroi.
Salvo D'acquisto ne è il prototipo.
L'italiano è sempre pronto ad atti di eroismo scatenati da un personale senso di giustizia. Ma è anche pronto a sopravvivere e ad adeguarsi per l'innato senso del quieto vivere.
Un quieto vivere che gli alunni "stranieri" chiamano "sentirsi liberi nella vostra mancanza di libertà".
Interessante pensiero. Da sviluppare.
Intanto che la memoria scava alla ricerca del politico-eroe. Chissà. Magari uno sarà pure esistito. Perla rara. Avrà di certo fatto una brutta fine.

 
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Enrico Giannetti. Gli ideali di una vita

locandina libro Giannetti 350

Enrico Giannetti. Gli ideali di una vita. Storia di un antifascista tra esilio, Resistenza e dopoguerra. 1924-1959. Annales editore, pp. 356, prezzo € 15,00 anno 2016

Autore Roberto Salvatori

Esule in Francia durante la dittatura fascista, reduce della guerra di Spagna, internato nel campo di concentramento francese di Vernet d’Ariège, confinato a Ventotene, comandante partigiano già all'indomani dell'8 settembre 1943, organizzatore di bande partigiane e di cellule comuniste nel segmento territoriale prenestino-ciociaro, sindaco di Paliano (suo paese d’origine) e dirigente di partito in provincia di Frosinone. Basterebbero questi elementi per capire comeEnrico Giannetti. Copertina del Libro la vita di Enrico Giannetti sia stata straordinariamente intensa, movimentata e travagliata, da assomigliare ad un romanzo d’avventure. In questo libro, in cui vengono ripercorse le tappe fondamentali della sua esistenza, traspare in sottofondo uno spaccato di quello che è stato il Novecento, «il secolo breve» secondo Hobsbawm, il secolo delle illusioni, delle dittature, di due guerre mondiali e della Shoah, che Giannetti ha attraversato, fin da giovane, con slancio e impegno militante, non senza difficoltà, contrasti e lacerazioni. Ma anche il secolo dei grandi ideali e del «sole dell’avvenire», a cui guardava – lui e milioni di uomini – nella speranza di un mondo migliore. Un lungo percorso di vita e di militanza nel Partito comunista italiano – per un uomo che personaggio lo è stato davvero – vissuto senza cedimenti, né compromessi, né titubanze. Per molti suoi compagni e coetanei, Giannetti rimane una figura leggendaria della lotta di Liberazione in Ciociaria e nell’area dei monti Prenestini e un militante comunista di specchiata onestà intellettuale. Nonostante la dura contrapposizione ideologica in atto tra i partiti nel secondo dopoguerra, Giannetti si fa comunque uomo del dialogo, delle aperture e della solidarietà, dando la cifra di una visione avanzata della politica e di un alto senso democratico. E dati i tempi, un dirigente di partito molto più ecumenico che stalinista.

 
 
 
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Resistenza è non disattendere il nostro obbligo di umanità

25aprile 350 260di Nadeia De Gasperis -  Resistenza è non disattendere il nostro obbligo di umanità. Resistenza sono un uomo o una donna che si caricano sulle spalle il peso della disabilità di un figlio per superare le barriere architettoniche. Sono un uomo o una donna che si caricano sulle spalle il peso della diversità per superare le barriere mentali.
Resistenza è un padre che issa sulle spalle un figlio, sotto il peso della polvere che alza la guerra, per superare il filo spinato. Al di là della pochezza inumana, un papavero rosso oscillerà al vento della libertà.
Resistenza è un papavero rosso tra le erbacce che si riprendono i bordi dei cancelli delle fabbriche chiuse. Resistenza è una donna che semina terra e dolore nelle granate per detonare la speranza. Sono le reti dei pescatori, che decidono che è un giorno buono per ripescare la speranza, infrangendo le leggi degli uomini e tendendo l’ascolto alla sola legge del mare.
Sono i papaveri nei campi di grano, seminati dai contadini per nascondere alla barbarie il cammino dei migranti verso la salvezza.
Sono i boccioli di papavero, rosa, “speriamo che sia femmina”, che coloravano i nostri sogni di bambini.
Resistenza è continuare a sognare e meravigliarsi, nonostante la meraviglia rubata e i sogni disillusi.
Resistenza è il papavero rosso, che sfiora solo per amore una donna.
Resistenza è un donna anziana che dà il latte a un bambino clandestino, come una antica bàlia.
Resistenza è mia madre, che ogni anno, segue il corteo degli amministratori cittadini, insieme alle altre compagne, agli altri compagni. Poi scombina le fila della parata, e avvicinandosi al capo della banda cittadina, lo convince , contro ogni regola imposta, a suonare “Bella Ciao”. E così l’aria si riempie delle note di ogni Resistenza.

 
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I giovani comprendono ed attualizzano il fenomeno della Resistenza

Staccone Maliziola 350 260da Il nostro momento - giovani con Manuela Maliziola - La presentazione del libro "Le donne della resistenza" di Ilenia Carrone, è stata occasione per i ragazzi de "Il nostro momento giovani con Manuela Maliziola", di comprendere ed attualizzare il fenomeno della Resistenza. E' importante ricordare gli ideali alla base di questo movimento. E' importante celebrarli in quanto attuali, poiché prescindono dal momento storico. E' importante perseverare nella lotta per i diritti e per le libertà, in quanto questa non ha mai fine.

Non solo nella ricorrenza del25aprile, ma tutti i giorni, perché ogni giorno godiamo di quei diritti per i quali i martiri della Resistenza si sono battuti fino alla morte. Le esperienze di vita vissuta raccolte nel libro dell'autrice Carpigiana rappresentano per noi giovani un insegnamento e un incentivo alla realizzazione di una "buona politica", che ci veda protagonisti attivi e non ai margini della società, uniti al di là di ogni ideologia politica per la difesa del bene comune.

Concetto ribadito dalla candidata e moderatrice dell'evento Federica Staccone, che attraverso la spiegazione dei motivi che hanno spinto lei e gli altri ragazzi a farsi portatori di valori da non dimenticare.
"Senza quella rete di aiuto spontanea e quell'innata coesione sociale non ci sarebbe stata una resistenza come quella che oggi ricordiamo". E' stata proprio l'autrice a sottolineare il concetto di una ribellione trasversale, dettata da una volontà comune e profonda di porre fine ad un periodo di dittatura; necessità che unisce e trascende le differenze politiche.
"Questo è il giorno della resistenza delle donne che lottano contro gli abusi e la cui animosità dà un grande contributo alla società. Oggi noi vogliamo ricordare quell'universo silenzioso che ha combattuto per quei diritti a noi ora conosciuti". Così Manuela Maliziola pone l'accento sull'importanza del ruolo della donna all'interno del fenomeno della Resistenza, individuando così questa figura come elemento cardine della sua azione politica e non soltanto come "procreatrice di figli".
E' fondamentale rimarcare che "C'era una rete di aiuto civile che aveva un valore determinante e di ausilio della lotta armata". Il partigiano non nasce nel momento in cui imbraccia il fucile, ma nel momento in cui abbraccia la causa della liberazione del nostro paese dal nazifascismo. La guerra è stata quindi l'indegno ma necessario strumento, per realizzare quegli obiettivi comuni alla base del movimento.

Attraverso la testimonianza del giovane candidato Federico Malandrucco, è emersa una fedeltà alle idee tale da opporsi in alcuni casi ai legami affettivi. Fedeltà che ha provocato divisioni all'interno delle famiglie, come testimonia la commovente lettera di Giaime Pintor indirizzata al fratello, letta dalla Carrone.
Proprio parafrasando parte del contenuto della stessa vediamo come per Pintor e molti della sua generazione, la guerra sia stata una spinta irresistibile a prendere parte all'azione e a non viverla da spettatore. A differenza di quei giovani, noi oggi non riceviamo spinte così evidenti ma dovremmo comunque prendere parte all'azione politica, come ricorda un altro giovane candidato Gianluca Popolla, sulla scia delle gesta di chi per darci questa possibilità ha dato la vita.

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