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Coronavirus: Richiesta di attivazione di un servizio domiciliare

Coronavirus

coronavirus Italia J ridimensionato minCome associazione “Cives Ceccano”, a nome e per conto della costituenda Associazione Temporanea di Scopo, in rete con l'associazione “Città Futura”, abbiamo inviato al Commissario Straordinario del Comune di Ceccano una richiesta di attivazione di un servizio domiciliare per tutti i soggetti che, in occasione dell’emergenza per la diffusione del COVID-19, saranno costretti a rimanere nelle proprie abitazioni. Lo scopo è quello di offrire un ausilio necessario a tutti gli anziani soli, ai soggetti immunodepressi o con fragilità sanitarie dovute a gravi patologie croniche.

Abbiamo chiesto al Comune, tramite l’ufficio dei Servizi Sociali l’istituzione di tale servizio e, contestualmente, abbiamo offerto la nostra attività di volontariato per consegnare a domicilio spesa alimentare e farmaci. ceccano palazzo antonelli 350 253

Il nostro è un appello alla responsabilità istituzionale dell'ente e a quella civica di ogni cittadino, per garantire i servizi a tutte le categorie più fragili. Altri comuni si sono già mossi in questa direzione; per raggiungere lo scopo apriamo anche a tutte le associazioni che vogliano collaborare per offrire un servizio che sia il più largo possibile.

 
Cives Ceccano e Città Futura

 

Per chi è costretto a spostarsi da qui si può scaricare il modulo di autocertificazione emesso dal Mininterno: Può essere utile se richiesto durante qualche controllo

 

Files:
zip.png Modulo di autocertificazione
(0 voti)

Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

Data 2020-03-11 Dimensioni del File 456.82 KB Download 46 Scarica

 

 

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CODICI segnala ENEL energia all'antitrust

codici diritti cittadino 350 minCODICI segnala ENEL energia all'antitrust per doppia richiesta di recupero del credito

L'Associazione Codici che attraverso l'Avv. Giammarco Florenzani, Segretario Provinciale di Frosinone, difende due consumatori Ciociari, ha presentato esposto all' Antitrust nei confronti di Enel Energia.

La società di vendita di elettricità e gas avrebbe dato mandato di recupero dei crediti verso dei consumatori dopo che aveva fatto addebitare agli stessi gli importi a debito attraverso CMOR.
Si configurerebbe in tale maniera una grave pratica commerciale scorretta visto che la Società di vendita con tale comportamento ha ottenuto il pagamento sia dalla società subentrante che dagli ignari consumatori che contattati dal recupero credito avevano effettuato i pagamenti di quanto dovuto salvo poi vedersi addebitare le stesse cifre in bolletta come CMOR.

"Purtroppo questi comportamenti sono dovuti all'applicazione in fattura del CMOR" - dichiara l'Avv. Giammarco Florenzani, Segretario Provinciale di Codici - "e' sempre opportuno per i consumatori non effettuare pagamenti attraverso le agenzie di recupero crediti ma pagare direttamente la società di vendita o il successivo CMOR."

 

 

 

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"Urge giornalismo d’inchiesta basta con quello ….a richiesta"

inquinamento del sacco pompeo ordina piu controlli e convo 350 260 mindi Angelino Loffredi - Il Convegno tenuto a Frosinone sabato 5 ottobre promosso dalla Diocesi di Frosinone e da altre organizzazioni cattoliche sebbene sia già stato ben riportato da Valentino Bettinelli sul sito unoetre.it ,merita di essere ripreso proprio per sviluppare ulteriori elaborazioni poste dalle relazioni ascoltate.

Con molta soddisfazione mi sento di scrivere di aver partecipato ad un incontro necessario, che mantiene aperta l’attenzione su un tema epocale e attorno al quale sono necessari approfondimenti, puntualizzazioni e apporti. Confesso che mi ha favorevolmente colpito la notevole presenza giovanile; gran parte dei presenti con carta e penna li ho visti prendere appunti e mantenere una generale attenzione per circa tre ore di impegnative relazioni.

Abbiamo ascoltato interventi profondi che hanno spaziato a largo raggio ma quello che ha colpito e diffusamente riportato dalla stampa è stato quello del Vescovo Ambrogio Spreafico: senza fronzoli, privo di ipocrita diplomazia, diretto, coraggiosamente autocritico ma anche di impegno progettuale. Riporta infatti Valentino Bettinelli:

“Il dramma della Valle del Sacco è frutto di più di cinquant'anni di silenzi. Il processo di bonifica va affrontato con una visione a lungo termine, altrimenti sarà l’ennesimo intervento palliativo e non concreto. Mi impegnerò personalmente a vigilare sui 53 milioni che saranno impegnati per l’avvio delle bonifiche dei siti previsti dall’Accordo di Programma di marzo”. Un occhio anche all’interno della sua stessa Diocesi: “Grazie alla cooperativa Diaconia abbiamo trovato le prime risposte ai problemi ambientali: verranno infatti costruite due nuove chiese con criteri di ecosostenibilità, e gli edifici principali della nostra Diocesi saranno dotati di pannelli solari e di sistemi di recupero delle acque piovane”.

SScrivevo di un intervento autocritico perché il Vescovo ha riconosciuto che da parte dei cattolici esiste un ritardo nell’affrontare il tema ambientale mentre le chiese evangeliche e quella ortodossa da tempo ne sono impegnate. Mi è parso molto dirompente, anche per il tono ( quasi arrabbiato) quel riferimento al controllo della spesa dei 53 milioni previsti per la bonifica dei siti inquinanti esistenti nella provincia di Frosinone ( Ceprano, Ceccano, Frosinone, Ferentino Guarcino e Anagni ). “Siamo nella Valle del Sacco“ ha detto “io adesso controllerò che fine faranno i fondi stanziati dal governo Conte-1 anche perché come accade in questi casi ci saranno consulenti, progettazione per cui è il momento di vedere dove vanno i fondi“. Un impegno che va sostenuto sia perché sono passati sei mesi dalla fase della prevista “caratterizzazione“ e sia perché dai Comuni interessati e dalla Regione non arrivano segnali.

Da quel 6 marzo, quando venne firmato nella Prefettura di Frosinone l’accordo di programma fra il Ministro Costa e il Presidente Zingaretti tutto tace. In questi sei mesi, insomma, non abbiamo visto momenti di informazione né di partecipazione. Tutto si svolge in gran segreto, al di fuori di ogni rapporto con altri soggetti a cominciare dalle Associazioni ambientaliste. Non si conoscono le dinamiche del lavoro e nemmeno come verranno effettuate le assunzioni. Per esempio se per quest’ultime verranno applicate le Politiche attive, spesso promesse.
Mi permetto inoltre di ricordare che la catastrofe Valle del Sacco ha una priorità: l’inquinamento del fiume Sacco o se si preferisce il suo avvelenamento, che diventa avvelenamento anche dei terreni lungo le sponde. Esistono dirette responsabilità, spesso dimenticate: quelle degli imprenditori e volutamente parlo di una categoria e non di singole persone, perché abbiamo a che fare con un ceto omertoso e corresponsabile che non ha il coraggio di mettere fuori dalla propria organizzazione gli avvelenatori e che si rifiuta di lanciare o condividere l’allarme sempre più diffuso.

Il Vescovo ha annunciato che due chiese della Diocesi verranno costruite con criteri di eco sostenibilità e gli edifici principali verranno dotati di pannelli solari e di sistemi di ricupero di acque piovane. Nel momento in cui esprimo il mio sostegno a tale prospettiva nello stesso tempo intendo riprendere l’invito stesso fatto dal Vescovo: non accontentarci di scelte singole o settoriali che rischiano di essere solo dei palliativi ma di ad avere una visione complessiva, ha accennato addirittura ad un sogno. Ecco dunque la necessità di avere un’azione collettiva per costruire un vasto movimento che riesca ad incidere sulle scelte pubbliche e le tecnologie da usare.

E’ E’ necessario dunque unire le lotte ambientali a quelle della difesa del patrimonio artistico, dell’istruzione e della ricerca scientifica. Nello stesso tempo con grande preoccupazione riporto, a proposito di comunicazione, che qualcuno ci ha ricordato che purtroppo non esiste più come sarebbe necessario il giornalismo d’inchiesta ma quello ….a richiesta.
Preciso che non è stata una battuta ma la messa in evidenza che le campagne pubblicitarie di piccoli e grandi colossi imprenditoriali riescono a oscurare o sterilizzare valide iniziative e molto spesso a fare opera di distrazione di massa.

 

aggiornato lunedì 7 ottobre '19 alle oren16,59

 

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7 ottobre 2019

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M5S Anagni: «la richiesta di Buschini per revocare il DM 70/2015 è solo fuffa»

M5S logo mindi Fernando Fioramonti - Per salvarsi dal disastro in cui ci ha portato, il PD continua a dire bugie, invece di chiedere scusa ai cittadini.
Continua a parlare di DM 70/2015 come la causa della chiusura del PPI di Anagni. Cos’è il DM 70/2015? È un Decreto del 2015 fatto dall’allora Ministro della Sanità del governo Renzi (PD), Beatrice Lorenzin. In sintesi il Decreto prevede un “sostanziale ammodernamento del Servizio sanitario nazionale (SSN)” non solo tramite un “regolamento recante la definizione degli standard qualitativi, strutturali, relativi all'assistenza ospedaliera”, ma anche attraverso un “riequilibrio dei ruoli tra ospedale e territorio, secondo il principio dell’efficacia, della qualità e sicurezza delle cure, dell'efficienza, della centralità del paziente e dell'umanizzazione delle cure”. È quindi un decreto che ha una valenza nazionale dando delle indicazioni, cioè delle linee guida, alle regioni per ammodernare il loro servizio emergenza/urgenza.

Non si parla di aperture o chiusure dei PPI e prende in considerazione le esigenze reali del territorio. Si limita, ripetiamo, a dare delle direttive di massima alle Regioni. Cos’è successo nella regione Lazio, che ricordiamo è commissariata per la sanità, ed il cui commissario (cioè padre/padrone) è Zingaretti (PD)? Zingaretti ha emanato un DCA (Decreto Commissario ad Acta), il numero 257 del 05 luglio 2017 (Duemiladiciassette) dove viene fatta la programmazione della rete ospedaliera regionale.
Viene, quindi, scritto nero su bianco quali strutture ospedaliere devono essere potenziate e quali debbono chiudere. Tra quelle che debbono chiudere ci sono anche 12 PPI in tutta la regione Lazio, e debbono essere chiusi entro il 31 dicembre 2018. Ma, c’è sempre un ma, tra quei PPI che dovranno chiudere non c’è quello di Anagni. E come mai? Perché il presidio di Anagni è stato inserito (Atto Aziendale ASL Frosinone 2017) nel Presidio ospedaliero Frosinone-Alatri-Anagni.
Quindi questo presidio è fondamentale (anche se non sufficiente) per le esigenze del territorio. Un territorio che ricordiamo ha un bacino di circa 80000 abitanti, sparsi su un territorio vastissimo, sul quale ci sono anche delle fabbriche a rischio rilevante (legge seveso ter).

Dunque la domanda giusta è: perché, adesso, sulla base di un DM che NON chiede la chiusura del PPI di Anagni, e sulla base di un DCA che NON fa rientrare il PPI di Anagni fra i PPI che debbono essere chiusi, il dirigente Macchitella e Zingaretti dovrebbero chiuderlo?
La morale della favola è che NON è il DM 70/2015, quello emanato dall'allora ministro di Renzi, Beatrice Lorenzin, ad aver determinato la chiusura del nostro PPI. Invece è il DCA del commissario straordinario Zingaretti ad avere il potere di chiuderlo, il nostro PPI, sebbene non lo faccia. Dunque? CHI è che ce l'ha a morte con la città di Anagni?

Ecco perché la risoluzione chiesta da Buschini (che, ricordiamo, non ha ritenuto opportuno partecipare alla riunione di commissione regionale dedicata all'argomento) con tutto il suo pd, dove chiede all'attuale ministro della sanità di 'revocare' il DM 70/2015, è solo fuffa. Fumo negli occhi dei cittadini, dietro al quale nascondere il disastro che il PD e Zingaretti e Buschini hanno combinato, e non solo da ieri ma da oltre quattro anni, nella sanità ciociara ed in particolare ad Anagni.
A questo ci costringe la malapolitica del pd. A perdere tanto tempo sui giri di parole. Sulle virgole. Sulle finte. Sulle cose inutili. Siamo costretti a spendere tempo, comunicati, interviste solo per diradare tutta la nebbia, anzi la cortina fumogena che il PD, Buschini e Zingaretti regolarmente sollevano per nascondere le loro inefficienze.
Continueremo a farlo nell'interesse esclusivo dei cittadini. Per spiegare ciò che il pd vuole confondere. Per mostrare tutte le tecniche elusive attraverso le quali il pd, Buschini e Zingaretti continuano a fare finta di occuparsi del nostro ospedale. Mentre invece lo vogliono completamente chiuso. Sbarrato. Inaccessibile. Inutilizzabile per tutti gli 80.000 utenti che invece vorrebbero poterci contare. E che ne avrebbero diritto.

Ecco. Noi continueremo, in nome di quel diritto, a stare con gli occhi bene aperti. A spiegare. A mostrare tutta quella nebbia. A diradarla. Noi faremo luce su tutti questi giochetti ignobili. Noi continueremo ad essere presenti. Come sempre. Accanto agli anagnini, nell'interesse della nostra città.
Perché la sanità e la salute sono un diritto costituzionale. E noi ce lo vogliamo riprendere.

portavoce MoVimento 5 Stelle
Comune di Anagni

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Richiesta di chiarezza nelle funzioni di vigilanza in materia venatoria, ittica e ambientale

caccia e pesca 350 260CAI Club Alpino Italiano, Frosinone; Centro Studi Tolerus, Ceccano; Lega Italiana Protezione Uccelli, Frosinone; Associazione Sylvatica, Alatri - Collepardo

Frosinone, 19 marzo 2016. Spett.li
E p.c.: Carlo Hausmann, Assessore regionale Agricoltura assessorato ; Antonio Pompeo, Presidente della Provincia di Frosinone ; Mauro Buschini, Assessore regionale Ambiente ; Massimo Belli, Comandante Polizia Provinciale FR
Organi di informazione Loro e-mail
Oggetto: Funzioni di vigilanza in materia venatoria, ittica e ambientale. Egr. Assessore Hausmann, Egr. Presidente Pompeo,
la recente Deliberazione di Giunta Regionale n. 56 del 23 febbraio 2016 ha avviato l'attuazione di quanto disposto dalle vigenti norme nazionali e regionali in materia di ridefinizione degli organi amministrativi locali, redistribuendo alle Direzioni regionali le funzioni non fondamentali fino ad ora in capo alle Provincie. Tra queste figurano anche le funzioni non fondamentali relative a caccia e pesca, assegnate alla Direzione regionale Agricoltura e sviluppo rurale, caccia e pesca.
In tale contesto non risulta chiaro quale sia l'Ente deputato alla vigilanza venatoria e ittica, e più in generale ambientale.
Nelle more di una definizione più dettagliata dei ruoli e delle attività degli Uffici regionali, o di possibili deleghe, avvalimenti e convenzioni con altri enti, non risulta chiaro se la suddetta funzione di vigilanza continui ad essere di competenza della Polizia Provinciale o meno e se sì in qual i forme e termini .
Le criticità e gli illeciti ambientali sono numerosi e diversificati nel territorio frusinate e richiedono un impegno di vigilanza, prevenzione e repressione continuativo.
Alla luce delle modifiche riguardanti il Corpo Forestale dello Stato e le funzioni provinciali temiamo una ulteriore riduzione delle, già i nsufficienti, attività di vigilanza ambientale.
Certi di un Vostro cortese riscontro chiarificatore, si inviano distinti saluti.
F.to
Fabio Collepardo Coccia, Presidente associazione Sylvatica Marcello Gelf usa, Delegato provinciale LIPU
Pasquale Pesce, Presidente Centro Studi Tolerus
Paolo Sellari , Presidente CAI sezione di Frosinone

 
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E' giusta la richiesta di un "Reddito di dignità". Basta parole a vanvera

striscione 350mila 350 260di Ignazio Mazzoli - Leggere i giornali di venerdì 4 marzo per qualche attimo ha avuto il potere di far sentire il lettore come me, di fronte a qualcosa di incredibile.
Su tutti troneggiava il titolo “Subito il Reddito di dignità”. Sin dal maggio 2015 nei documenti del Comitato promotore per la Vertenza Frusinate è avanzata la proposta di un reddito di sopravvivenza che consenta a chi è rimasto senza lavoro di poter continuare la ricerca di una occasione di impegno retribuito avendo il minimo indispensabile per mantenere la propria famiglia.

Quando nacque la proposta

La prima attenzione fu rivolta al rifinanziamento della legge regionale 4/2009 perché pareva agli interessati una proposta non demagogica e quindi realizzabile trattandosi di un atto legislativo regionale da riportare semplicemente in vita. Questa caratteristica la rese accettabile subito anche ad esponenti della maggioranza che sostiene la Giunta Zingaretti, tanto che la spesero in occasione del voto amministrativo di Ceccano anche dal palco su cui interveniva il vicepresidente Smeriglio, che non la contraddisse.
Passato quel momento alla legge 4/2009 si trovarono delle “criticità” che ad oggi non ci sono state spiegate, ma nella riunione del 24 settembre (la prima a cui partecipò anche un rappresentante del Comitato dei disoccupati, Gino Rossi, fu promesso che si sarebbe lavorato per una legge di “Reddito di Cittadinanza Attiva”. Bene. Poi dalle agende dei proponenti scomparve con la vulgata “la stiamo scrivendo”. Sembrava che fosse in elaborazione una nuova “Divina Commedia”, in realtà era solamente una “commedia”.
Non solo quella promessa era sparita dalle agende dei consiglieri che pure l’avevano avanzata e sostenuta (per qualche ora), ma era diventata improponibile, anzi un sogno (peccaminoso?) che fu rimproverato alla consigliera Silvana Denicolò del M5S che l’aveva richiamata nell’odg approvato il 12 dicembre, all’unanimità da Consiglio Regionale. Dal Consiglio Regionale del Lazio, non dal condominio di un palazzo. E non ce se la può cavare come fa l’Assessora “ichiniana” Lucia Valente, che in una successiva riunione del 28 gennaio 2016, a una interlocutrice del M5SStriscioni dei disoccupati di fronte alla Prefettura di Frosinone all'arrivo di Zingaretti 14 marzo 2016 che le ricordava il voto del 12 dicembre esclama che “un odg” non si nega a nessuno. Incredibile. Questa si che è una criticità, ma non di un atto legislativo, della visione istituzionale e della democrazia concreta di un assessore di una Regione della Repubblica italiana.
Sulla legge di Reddito di Cittadinanza Attiva, il tono si fa perentorio: non si può fare perché non ci sono soldi. Punto.
Eh no! Punto no! Difronte alle emergenze non si risponde così. Gli incendi prima si spengono, si salvano le persone e poi si comincia a ricostruire, altrimenti le persone muoiono se non si domano le fiamme. Tante cose distinguono chi scrive dal centro destra di questa provincia, di quello laziale e italiano, ma la politica a dispetto non si può fare. E’ un delitto, non si possono condannare all’indigenza 350000 disoccupati laziali per rifiutare una proposta che viene dalle opposizioni politiche e dall’opposizione sociale che include tutte le appartenenze di partito. Un’emergenza, una necessità, una misura d’interesse generale non hanno marchio di appartenenza.

Andrea Amata riapre la discussione e i giochi

Oggi le dichiarazioni alla stampa del Vicepresidente della Provincia, Andrea Amata riaprono la discussione e se si vuole i giochi che qualcuno riteneva chiusi e la forza di questa dichiarazione risiede proprio nell’ancoraggio ad un “odg votato all’unanimità” in quel 12 dicembre 2015. Nessuno dovrebbe pensare di poterlo calpestare e vanificare, perché sarebbe uno schiaffo alla vita democratica di un’assemblea elettiva.
Questo “odg” se lo sarà ricordato il Presidente Nicola Zingaretti mentre arrivava al palazzo della Prefettura di Frosinone e leggeva gli striscioni della silenziosa rappresentanza dei disoccupati del frusinate, il reparto più numeroso dell’esercito dei 350000 senza lavoro di questa nostra Regione che vanta spesso dei primati, ma si scorda dei suoi figli in difficoltà?
Sembra chiaro, chi lotta non demorde, vuole continuare a cercare e chieder lavoro e più che mai ha bisogno di sopravvivere.  Zingaretti incontrando i disoccupati sotto il palazzo della Prefettura promette, dice Gino Rossi, un lavoro per quelli che perderanno la mobilità il prossimo 14 giugno e lo dice così a Buschini: «A' Mauro, questi li dovemo fa lavorà». Sconcerto, ironia e rabbia. Parole che suonano come uno sfottò e il solito tentativo di divisione, metre i suoi funzionari invocano comprensione e senso di responsabiltà da chi non sa come vivere. Siamo al ridicolo, ma non fa ridere.

5 marzo 2015

cliccare sulla foto di destra per ingrandirla

 
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Processo Valle del Sacco. Richiesta incostituzionalità della Legge ex Cirielli

valle del sacco 350dall'Uffico Stampa della Rete per la Tutela della Valle del Sacco - Processo Valle del Sacco, scampata la prescrizione la difesa presenta elementi di incostituzionalità.

Il Giudice Coderoni del Tribunale di Velletri nell’udienza del 22 ottobre scorso sul processo Valle del Sacco ha respinto le istanze della difesa sulla prescrizione.
Questa decisione era auspicabile ma anche piuttosto scontata. Le parti civili avevano percepito, infatti, da parte della difesa, un tentativo di forzare la mano al procedimento senza avere nelle mani una carta valida per affossarlo. Avvalora tale ipotesi, il nuovo tentativo avanzato, nella stessa udienza, dai legali degli imputati successivamente alla sentenza del Giudice.

La nuova istanza ha in qualche modo gelato l’aula, non tanto per l’ammissibilità quanto per l’improbabile accettazione della stessa, a dimostrazione che si sta in tutti i modi cercando di allungare i tempi per giungere ad una prescrizione per decorrenza dei termini, in vista degli interrogatori degli imputati e della sentenza di primo grado.

In breve la difesa ha presentato la richiesta di incostituzionalità dell’art. 157 comma 6 della Legge 251/2005, meglio conosciuta come Legge ex Cirielli che declassificava in termini di prescrizioni alcuni reati, ma che per i reati contestati agli imputati, artt. 416 e 417 cpp, ne raddoppiava i termini.
La modifica in questione è stata introdotta nel corso degli ultimi passaggi parlamentari, allo scopo di evitare che con la riforma potessero prescriversi alcuni delitti di notevole rilievo sociale quali ad esempio i disastri, quindi anche quello ambientale.
Essa si giustificava con la circostanza che tali reati richiedono di norma una complessa attività di indagine, con il conferimento di incarichi peritali, istruttorie complesse, il che non giova certamente ad un celere accertamento dei fatti.
Secondo il nostro parere la difesa presenta elementi di incostituzionalità sul regime differenziato di prescrizione appellandosi alla violazione del principio di eguaglianza di cui all’ art. 3 Cost., che impone un trattamento sanzionatorio (comprensivo anche dei termini prescrizionali) proporzionato alla gravità del fatto.

A questo punto il Giudice ha rimandato il tutto alla prossima udienza del 19 novembre nella quale si dovrà pronunciare se rigettare la richiesta della difesa oppure rimandare il giudizio di costituzionalità alla Corte Costituzionale.

C’è da dire che l’eccezione sollevata potrebbe fare giurisprudenza, ma a parere dei legali dell’accusa che possono presentare memoria fino a dieci giorni prima dell’udienza, non sussistono elementi fondanti affinché venga ammessa, e pertanto il processo deve continuare senza ulteriori interruzioni provocatorie fino al primo grado di giudizio.

Valle del Sacco, 07.11.2015

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Presidente Rete per la Tutela della Valle del Sacco: Alberto Valleriani - 335.65.45.313
Ufficio Stampa: 320.96.53.728 - 335.65.45.313

 

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Consulta della Pari Opportunità richiesta a Ferentino

MarcoMaddalena 350 260di Marco Maddalena* - Presentate due mozioni consiliari per l'istituzione della Consulta della Pari Opportunità e per far rispettare l'equilibrio di genere nella giunta comunale.

"Dobbiamo rendere più umani i tempi del lavoro, gli orari delle città , il ritmo della vita. Dobbiamo far entrare nella politica l'espressione quotidiana della vita, le piccole cose dell'esistenza, costringendo tutti – uomini politici, ministri ,economisti, amministratori locali, a fare finalmente i conti, con la vita concreta delle donne" con queste parole Nilde Jotti nel suo ruolo di Presidente della Camera ricordava l'importanza dell' applicazione delle pari opportunità nella vita quotidiana .
Seguendo questo insegnamento, come gruppo di Sinistra Ecologia e Libertà abbiamo presentato come due proposte di delibera consiliare , una volta all'istituzione della Consulta delle Pari Opportunità e l'altra al riequilibrio di genere all'interno della giunta comunale.
L'esigenza della costituzione di una Consulta nasce dalla necessità di determinare tutto l'anno azioni positive al fine di rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono il conseguimento di pari opportunità. In modo di realizzare l'uguaglianza sostanziale tra uomini e donne nel lavoro e favorire il riequilibrio delle rappresentanze tra uomini e donne in tutti i luoghi decisionali del territorio comunale e di promuovere interventi contro tutte le forme di esclusione e di violenza verso le donne. Tramite un istituto partecipato dalle associazioni, dalle organizzazioni sociali e dalle rappresentanze istituzionali e scolastiche .
Lo statuto del Comune di Ferentino prevede all' Art. 36 , l'istituzione di Consulte tematiche, ma fino ad oggi una consulta tematica sulle pari opportunità non è stata costituita , uno strumento che andrebbe a implementare il buon lavoro fatto fino ad oggi sul tema dalle consigliere elette nell'assise civica Stefania Timi, Lucia Di Torrice , Piera Dominici e dall' assessore Francesca Collalti .
Il gruppo di Sinistra Ecologia e Libertà chiede oggi la costituzione della Consulta sulle pari opportunità, consapevole che la problematica a cui esso fa riferimento è ancora ben presente nella nostra società e che addirittura essa ha visto ampliate le proprie dimensioni.
Nella seconda proposta di delibera consiliare vogliamo impegnare il Sindaco, per propria competenza, a dare immediata attuazione al principio democratico di riequilibrio di genere del 40% nella rappresentanza della giunta comunale secondo i dettami legislativi. Una richiesta che nasce dalla sottorappresentanza delle donne negli organismi politici, senza eccezione del Comune di Ferentino che vede una sola donna in giunta comunale e dal dovere legislativo al quale il Comune di Ferentino non può derogare, infatti, la legge 56/2014 ( c.d. Legge Del Rio), all'art. 1 comma 137,recita: "Nelle Giunte dei Comuni con popolazione superiore a 3 mila abitanti , nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40% ". Garanzia quest'ultima che era stata già evidenziata dal Tar Lazio nella sentenza n. 6673 del 2011 che ha costituito pietra miliare della declinazione dei principi di uguaglianza , non discriminazione e pari opportunità , ritenuti soddisfatti con il rispetto della soglia minima del 40% .
Riteniamo le mozioni di delibera consiliare presentate come due proposte di civiltà e partecipazione nelle quali ci aspettiamo anche l'appoggio della maggioranza consiliare.

*Capogruppo di Sinistra Ecologia e Libertà di Ferentino

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Un richiesta di rimborso

scrivo 350 260Spazio aperto a tutti i cittadini di per porre problemi irrisolti, denunciare ingiustizie subite, raccontare vessazioni e richieste inascoltate. E' anche uno spazio che vogliamo sperare si riempia di risposte consapevoli e documentate da parte di chi conosce problemi e cause di ritardi e di silenzi. Scrivete a - Spazio aperto "I cittadini domandano. Chi risponde?"

Testo integrale della lettera invita dal Geometra Giacomo Ronca Alla PROCURA REGIONALE DELLA CORTE DEI CONTI, 00195ROMA; Ill.mo Sig. PREFETTO FROSINONE D.ssa ZARRILLI,SEDE; Ill.mo Sig. SINDACO p.t. Dr. Fausto BASSETTA, 03012 ANAGNI, SEDA

Il sottoscritto Giacomo RONCA, nato a Milano il 4 luglio 1934, residente e domiciliato in Anagni(FR), in Via Com./le TOFE PISTONE Pal. D1
E s p o n e
Preso atto che ad oggi, 20 ottobre 2014, trascorsi 23 anni, a nulla è servita la produzione di circa 80 documenti, per ottenere la stipula dei contratti di affitto dei 36 alloggi di proprietà indisponibile del Comune di Anagni; alloggi assegnati già nel lontano 1988-1991 senza contratti di locazione e mai stipulati, ovviamente senza relativa registrazione, dovuta per legge, per cui si potrebbe ravvisare il reato di «contratti in nero, evasione fiscale e danno erariale», in cui si troverebbero coinvolti, i conduttori incolpevoli.
Sembrano svanite nel nulla le richieste, i reclami, gli esposti alla PROCURA REGIONALE DELLA CORTE DEI CONTI, e le sanzioni comminate ad alcuni dei responsabili del Comune di Anagni,
In presenza delle DELIBERAZIONI DELLA GIUNTA REGIONALE DEL LAZIO
" DEL CONSIGLIO COMUNALE DI ANAGNI,
" DELLA GIUNTA COMUNALE
della nutrita CORRISPONDENZA CON UFFICI-TECNICI, FUNZIONARI, SINDACATI,
SEGRETARI GENERALI, SERVIZIO PATRIMONIO, DIFENSORE CIVICO, e non è tutto,
Il sottoscritto stanco di subire prevaricazioni, non riuscendo a scardinare il sistema e la "macchinosità burocratica" in cui si sono incartati i responsabili del Comune di Anagni per aver disatteso di applicare a suo tempo le precise leggi in vigore,
e visto che, il sottoscritto, pensionato, con invalidità civile 80%, e titolare dell'assegnazione dell'alloggio che occupa con la moglie, pensionata, con 100% d'invalidità e con figlia a carico, inabile al lavoro, affetta da neurofibromatosi, invalidità al 100% e con postumi per intervento di mastectomia mammaria,
Visto che il proprio canone di locazione all'epoca sarebbe stato quantificabile mediamente in euro 40-50 mensili, mentre oggi per il peggioramento contestuale della situazione famigliare dovrebbe aggirarsi intorno ad euro 25-30 e forse meno,
Visto che da giugno 1991 ad ottobre 2014, corrispondono 283 mesi che moltiplicati per euro 84,23, canone autodeterminato, e non contestato dal Comune, il sottoscritto avrebbe dovuto versare euro 23848 circa, vero è che causa mancato contratto locativo ha versato solo euro 15666, è ancora più vero che avrebbe dovuto versare solo euro 9900 circa, S.&.O, se fossero stati rispettati i metodi di calcolo ed i regolamenti regionali che regolano l'attività dell'E.R.P. Edilizia Residenziale Pubblica, soprattutto in riferimento alla categoria di accatastamento in essere A/2 anziché A/4 come si evince dalla VISURA STORICA dell'immobile al 17 ottobre 2014, che i 36 alloggi di cui in epigrafe non risultano accatastati come patrimonio indisponibile del COMUNE di ANAGNI, ma ancora intestati alla IUCCI COSTRUZIONI S.R.L. con sede in SORA(FR), Impresa costruttrice e venditrice.
Tuttavia, il sottoscritto, procede al pagamento delle quota TASI per quanto gli compete nella situazione attuale con riserva di rivalersi nei confronti dei responsabili del de quo e,
Chiede
all'Ill.ma PROCURA REGIONALE della CORTE DEI CONTI ed all'ill.mo SIGNOR PREFETTO di FROSINONE che venga imposto al Comune di Anagni la stipula dei contratti di affitto, e la assoluta presenza di un Amministratore condominiale, ed al sottoscritto riconosciuta la differenza a partire da giugno 1991, quale ristoro di quanto pagato d'affitto non dovuto, con gli interessi ed il quantum dei danni subiti in termini economici, esistenziali, morali e di salute , tutto prima che il sistema lassista ed irresponsabile si riproponga, ancora una volta, e si debba ri-assistere al solito noioso discorso a lungo ripetuto (solfa), delle Amministrazioni succedutesi nell'ultra-ventennale periodo, che giocano a rimpallarsi le responsabilità che ormai sono di tutti, nessuno escluso, fino alla soluzione dei problemi.
In fede
Ronca Giacomo
Anagni lì, 20 ottobre 2014

Geom. Giacomo RONCA,
Com.le TOFE PISTONE Pal. D Baiamonti, 25 Anagni
Cell. 3470561645

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Richiesta di annullamento sanzioni per TARSU 2009 a Ferentino

Ferentino b 350 260di Marco Maddalena* - Ritardo pagamento TARSU 2009 interrogazione con richiesta di annullamento sanzioni
Di seguito si invia copia del testo dell'interrogazione sulle sanzioni per ritardato pagamento della TARSU 2009, inviata al Sindaco, Avv. Antonio Pompeo e all'assessore ai tributi, Sig. Franco Martini e per conoscenza alle associazioni dei consumatori componenti del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti (CNCU):
In questi giorni, centinaia di cittadini stanno ricevendo avvisi di accertamento riguardo la TARSU degli anni precedenti che stanno generando diverse lamentale da parte della cittadinanza .
Il caso che sta emergendo con più evidenza sono l'irrogazione di sanzioni del 30% per il ritardo versamento TARSU del 2009.
Situazione non chiara tanto che , lo stesso Comune è intervenuto con un' avviso pubblicato sul sito dell'ente comunale, dove si comunica che solo chi ha provveduto al pagamento della rata unica può avere una diversa applicazione della descritta sanzione recandosi presso l'ente concessionario , Tre Esse Italia. Un avviso che si può definire abbastanza "confuso" in quanto non c'è un dispositivo chiaro sulle azioni intraprese per annullare definitivamente sanzioni che non sembrano avere presupposti di legittimità .
Il Comune sembra che abbia demandato alla concessionaria dei tributi la propria "sovranità" , in quanto pur avendo accertato che ci sia stata una procedura non trasparente, allo stesso tempo non decide per l'annullamento ma lascia "discrezione" al concessionario (!)
La modalità di sanzione della Tarsu 2009 (Tassa Smaltimento Rifiuti Solidi Urbani) è poco consona al regolamento comunale che non prevede esplicitamente nè le predette sanzioni e nè la procedura per l'irrogazione delle sanzioni in caso di ritardo pagamento , inoltre, nelle cartelle di pagamento inviate ai cittadini per il tributo 2009 non era specificato il rischio della sanzione del 30% nel caso di ritardato pagamento , ma solo in caso di omesso pagamento totale o parziale, quindi i cittadini non erano adeguatamente a conoscenza delle possibili sanzioni.MarcoMaddalena 350 260
Pare veramente "strano" poi che un ritardato pagamento , già verificabile nell'anno di riferimento , sia stato, sollevato solo dopo 5 anni e a ridosso dei termini di prescrizione, così non mettendo il cittadino nelle migliori condizioni per poter ricostruire al meglio la sua situazione fiscale.
Altro elemento da non sottovalutare, è il verificarsi in modo costante del ritardo o mancata spedizione delle cartelle di pagamento , infatti, molti cittadini , nel caso ad esempio della nuova Tassa Smaltimento Rifiuti Solidi Urbani ( TARI) dell'anno in corso, si sono dovuti recare allo sportello del concessionario per riceverla . Fatto riscontrato formalmente anche negli ultimi consigli comunali, tutto ciò , potrebbe far pensare per analogia che lo stesso ritardo nella consegna si sia verificato anche nell'invio delle cartelle di pagamento TARSU del 2009 e l'invio tramite posta ordinaria non può dimostrare il contrario.
Le sanzioni del 30% , secondo una dottrina consolidata sembrano non essere applicabili alla riscossione spontanea della Ta.R.S.U, secondo la norma , infatti, la sanzione dovrebbe riferirsi sull'accertamento di eventuale evasione fiscale , in tal caso non c'è stata evasione, visto che il contribuente ha versato in toto il pagamento , c'è stato semplicemente un ritardo e a volte di pochissimi giorni . Ritardo di pagamento nel quale come detto sopra vanno verificate le cause indipendenti dal contribuente. L'avviso di pagamento del 2009 , ad esempio, è stato inviato per posta semplice e per questo non possono scattare sanzioni del 30 % per ritardo pagamento , mancando l'attestata notifica del ricevimento alle predette scadenze.

Sussiste, anche l'"anomalia" delle formulazione dei bollettini, con la possibilità di rateizzare ma con la bolletta unica di pagamento che porta la data della prima scadenza e non dell'ultima. La rateizzazione della tassa, infatti , è concepita come uno strumento di ausilio per il contribuente e non come un pericolo di continue scadenze dalle quali guardarsi per non incorrere in sanzioni. Nonostante quanto comunicato, per logica, l'ultima data utile per il pagamento rimane quella riportata nell'ultimo bollettino e cioè Maggio 2010 , ciò vuol dire che le rate intermedie non comportano ne scadenze, ne sanzioni. Per quanto sin qui esposto, il bollettino per il pagamento unico dovrebbe esser datato appunto Maggio 2010 in corrispondenza con l'ultima rata utile ed invece il contribuente è stato chiamato a saldarlo entro il 20 novembre 2009 !
Il contribuente deve essere messo in condizione - e per tempo! - di poter adempiere ,tant'è che il capitolato d'appalto con il concessionario della riscossione parla di spedizione da fare nei 30 giorni antecedenti alla scadenza della prima rata . Se si volesse applicare la sanzione del 30%, come affermato dalla Tre Esse, quest'ultima dovrebbe comprovare il tempestivo ricevimento dell'avviso e degli allegati bollettini da parte del cittadino di cui si dovesse asserire, ad esempio, il tardivo adempimento. Tuttavia, l'invio di cui si discorre è stato fatto con posta ordinaria, al quale non è seguito nessun sollecito di ravvedimento con interessi di mora tramite posta raccomandata, ma direttamente una sanzione per qualcosa mai notificato prima. Al riguardo, si ricorda che, per giurisprudenza costante, è chi agisce ad essere onerato della prova del ricevimento di un atto, che potrà avere effetto nei confronti del destinatario solo se da questi effettivamente ricevuto e solo a decorrere da quel momento. Occorrerà, dunque, una "ricevuta firmata" che ne attesti con certezza il ricevimento, cosa che non potrà avvenire nel caso di specie, stante le modalità di spedizione seguite della Tre Esse.
Considerato che tale situazione sta creando non solo disturbo , ma anche problemi economici alla cittadinanza che oltre ai continui aumenti sulla Tassa Smaltimento Rifiuti Solidi Urbani si ritrovano adesso a dover fronteggiare un' ulteriore "gabella" , nonostante abbiamo adempiuto in modo regolare al pagamento del tributo stesso e che sembrano verificarsi ulteriori anomalie riguardo ad altre fattispecie legate alla riscossione TARSU .
Per tutto ciò si chiede :
Se il Sindaco e l'assessore ai tributi intendono procedere all' annullamento definitivo delle sanzioni del 30% per ritardo pagamento, in particolare, non solo a chi ha effettuato il pagamento in unica rata ma anche a chi lo ha effettuato ratealmente?
Se il Sindaco e l'assessore ai tributi intendono con l'ausilio dell' Ufficio Ragioneria del Comune e la collaborazione delle associazioni dei consumatori riconosciute ad istituire un ufficio interno al Comune , per verificare attentamente gli avvisi di accertamento relativi anche ad altre fattispecie e per accertare eventuali inadempienze contrattuali del concessionario della riscossione?
Vista l'importanza che assume il tema in oggetto, in base all' Art. 35 del Regolamento del Consiglio Comunale dichiaro questa interrogazione urgente con risposta scritta entro 10 giorni.

*Capogruppo consiliare di Sinistra Ecologia e Libertà Comune di Ferentino

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