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Orlando Cervoni ricorda Antonio Parente

RICORDIAMO

Militante e dirigente del PCI. Consigliere Comunale ed Assessore di M.S.G.Campano

AntonioParente soloviso 260 minIn questi giorni tristi ci lascia anche il compagno Ragioniere Antonio Parente di Colli - M.S.G.Campano (FR).
Antonio è stato sempre impegnato nella vita sociale e politica della nostra Provincia.
Da sempre militante del PCI, del quale è stato apprezzato dirigente, è stato Consigliere Comunale ed Assessore di M.S.G.Campano.

Ne ho apprezzato, come tutti, l'impegno costante per affrontare e risolvere i problemi di chi aveva di fronte, con iniziative concrete.

E' stato un uomo coerente con le cose in cui diceva di credere: ha dimostrato che se ognuno di noi fa la sua parte,
Un mondo migliore è possibile.

Io e Silvia diamo un abbraccio grande a sua moglie Maria, ai parenti tutti, a cominciare da Giacomino che oggi mi ha dato la triste notizia che non avrei voluto ascoltare.

Compagno Antonio, la terra ti sia lieve.

Questo è il post che ha pubblicato Orlando su Facebook

 

 

 

 

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Sergio Flamigni ricorda il PCI

PCI CENTANNI

 Alessandro Mazzoli, già Deputato, ha raccolto questa intervista per UNOeTRE.it

sergioflamigni 390 min

Sergio Flamigni è un politico, scrittore e partigiano italiano. È stato un parlamentare del PCI dal 1968 al 1987, nonché membro delle Commissioni Parlamentari d'inchiesta sul caso Moro, sulla Loggia P2 e Antimafia. Oggi è considerato l'autore per eccellenza di approfonditi studi sul sequestro e l'assassinio di Aldo Moro. (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

  1. Il PCI COSA ERA E PERCHE' FINI'?
  2. Il PCI e gli altri PC
  3. Il PCI di Berlinguer

Che cosa ha significato il PCI e poi la sua cancellazione per la storia del nostro paese? E cosa ha portato alla fine del partito?

Il PCI è stato l’opposizione piu’ importante alla dittatura fascista, e’ stato la forza piu’ numerosa nella Resistenza ed e’ stato determinante per la vittoria dell’opzione repubblicana. Tutto questo e’ stato possibile perche’ il Pci, nel corso della sua storia, ha superato le posizioni settarie e ha reso protagonista la classe operaia e le classi subalterne della vita sindacale, sociale e politica del Paese.
Operai, braccianti, mezzadri, piccoli proprietari poveri nonche’, specie nella Resistenza, i giovani e le donne sono stati tolti dallaPartigiani Garbatola di Nerviano 600 min passività in cui li aveva relegati il fascismo e resi soggetti attivi della liberazione e della ricostruzione del Paese.
Il legame ideale, morale e organizzativo degli operai, degli intellettuali e degli strati poveri col partito ha resistito alla scomunica della chiesa cattolica, alle discriminazioni e ai licenziamenti sul lavoro, alle pressioni e alla propaganda internazionale.
Questo perché quel legame era il frutto della forza degli ideali di solidarietà, di libertà, di fiducia nel socialismo e nell’Urss, che aveva vinto il nazismo con l’armata rossa; ma era il frutto anche della capacita’ del gruppo dirigente del Pci di accompagnare alla forte dialettica nella discussione, una sostanziale unita’ al momento della decisione e dell’ applicazione della linea politica.
Era il risultato della capacita’ del partito di rinnovarsi continuamente con l’evolvere della societa’, di essere cioè, al contempo, il soggetto del cambiamento come del proprio rinnovamento culturale e dei quadri dirigenti. Questo legame era il risultato, anche di comportamenti morali, sociali e organizzativi di dirigenti e attivisti del partito. C’era anche l’esempio.

 

Che cosa ha portato alla fine del partito?

Un complesso di eventi attinenti sia alla situazione internazionale, a quella nazionale e allo stesso partito.
Per quanto riguarda il partito, un elemento da prendere in considerazione, perché porto’ al suo indebolìmento, fu la rottura del gruppo dirigente, della sua solidarieta’ e moralita’. Il riferimento è alla sostituzione del segretario Alessandro Natta. Colpito da infarto le dimissioni gli vennero imposte mentre era in ospedale con modi poco urbani.
L’annuncio del cambio del nome del partito e della sua politica fu dato da Occhetto alla Bolognina, all’insaputa degli organi di direzione. Sicuramente ne erano all’oscuro la direzione, i segretari regionali, di federazione e i gruppi parlamentari. Il metodo scelto non favori’ il libero dibattito, in quanto gia’ lo condizionava e soprattutto rompeva la già, all’epoca precaria, unita’ del gruppo dirigente.
Ne risentì anche il livello del dibattito che non approfondì temi essenziali quali quelli dell’esperienza del mondo socialista, del ruolo avuto dal Pci nel movimento operaio internazionale, delle trasformazioni in atto nell’assetto economico, sociale e politico del mondo capitalista e le conseguenze della nuova situazione ecc. ecc. Ne nacque un lungo e travagliato dibattito incentrato sui temi del partito che irrigidì le posizioni fino alla scissione.

(per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Situazione internazionale, su questo aspetto si erano registrate da tempo differenze importanti fra il partito comunista italiano e quello sovietico. Una prima distinzione si era avuta con la critica di Togliatti, mossa nell’intervista a Nuovi Argomenti, alla “destalinizzazione”, all’attribuire al solo Stalin e al culto della sua personalita’ tutte le tragedie emerse dal rapporto segreto di Cruschev. Nel Memoriale di Yalta, del 1964, Togliatti ribadiva le vie nazionali al socialismo, il pluralismo delle esperienze all’interno del movimento operaio internazionale e dissentiva dalla scomunica dei dirigenti cinesi. Le divergenze erano proseguite con la condanna, da parte del Pci, dell’invasione della Cecoslovacchia e, infine, si erano palesate con la rivendicazione, da parte di Berlinguer, della democrazia come valore irrinunciabile per i partiti comunisti.
Negli anni ‘70, per il partito comunista italiano erano di fondamentale importanza il superamento della divisione del mondo inberlinguer mosca lo strappo 355 min blocchi contrapposti, e l’affermarsi della politica della distensione, quale condizione per aprire nuove prospettive ai partiti comunisti dell’Europa occidentale, di diventare forze di governo. Un momento importante della politica di distensione si era avuto alla conferenza di Helsinki sulla sicurezza europea, convocata da Aldo Moro durante il semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, a cui partecipo’ anche l’Urss e registro’ una certa ostilita’ kissingeriana. Purtroppo rimase un fatto isolato e proseguì il confronto militare fra l’Urss e gli Usa i quali prevedevano per l’Europa la politica di assoluto rispetto delle aree di influenza. In questo confronto -secondo i sovietici - i partiti comunisti europei dovevano sostenere le scelte militari dell’Urss rinunciando alla loro autonomia.

Da questa impostazione derivava l’ostilita’ del Pcus verso la strategia di Enrico Belinguer di unire i partiti comunisti nella politica di distensione e di conciliazione fra democrazia e socialismo.
La strategia sovietica contrastava e indeboliva quella del partito comunista italiano e ebbe riflessi negativi sul caso Moro che, come è noto, rappresentò la fine della strategia del compromesso storico.
Nonostante la situazione internazionale e la fine della politica di solidarieta’ nazionale, dopo la morte di Moro, Berlinguer non rinunciò ad una autonoma elaborazione con al centro la terza via fra socialismo reale e socialdemocrazia e quale obiettivo il socialismo. Nell’immediato la strategia perseguiva il completamento del disegno costituzionale, che già aveva condiviso con Moro, di rinnovare i partiti e la politica.

La sua intervista del 1981 sulla questione morale delineava nuovi rapporti fra i partiti e lo Stato col fine di rinnovare sia quelli che questo. Si rendeva conto della degenerazione in atto nella vita politica italiana e delle sue conseguenze.
Attento alla modernizzazione della società, nella sua strategia inserì nuovi soggetti, che affiancavano la classe operaia quali protagonisti della trasformazione della società: le donne, il mondo dell’ecologismo e dei diritti. Soggetti tutti di una grande alleanza per introdurre elementi di socialismo nell’economia capitalista.
Berlinguer mantenne sempre forte il legame con la tradizione socialista e comunista di rendere protagonisti nella società i soggetti sociali colpiti dalle ingiustizie e dalle alienazioni proprie del sistema capitalista.
Berlinguer non rinuncio’ a pensare il Pci come soggetto della trasformazione socialista della societa’ italiana.

Purtroppo quando nell’Urss si avviò un processo di profondo rinnovamento, con la elezione di Gorbaciov alla segreteria del Pcus, Berlinguer era gia’ morto, e purtroppo sia il Pci che gli altri partiti europei non seppero essere di aiuto al nuovo segretario nella sua politica, e, anzi, si affidarono a lui e sperarono in un esito positivo del suo rinnovamento. Non seppero individuare strategie e iniziative per aiutare Gorbaciov.

Per completare il quadro, mentre il mondo del socialismo reale conosceva profonde trasformazioni, anche il capitalismo, dopo leBerlinguer e Moro 225 lotte economiche e sociali degli anni ‘60 e la crisi petrolifera del 1973, stava subendo grandi cambiamenti tecnologici e di deindustrializzazione nella produzione, di finanziarizzazione nell’economia, di affermazione del liberismo con la Teatcher e Reagan in politica.
Di fronte alla complessita’ dei problemi che il partito aveva di fronte la svolta della Bolognina, nel momento della caduta del Muro di Berlino, si presento’ come una semplificazione. Sul piano internazionale si prevedeva un mondo nel quale si sarebbe affermata la distensione e raggiunti nuovi traguardi di civilta’, su quello interno, con il cambio del nome del partito, si prevedeva la caduta della convention ad escludendum e quindi una nuova dinamica politica, che avrebbe reso il nuovo partito, erede del Pci, protagonista della lotta per il governo del paese.

Anzi, la governabilita’ divenne un valore in se. Non si colse lo scollamento dei partiti rispetto alla societa’, visto invece da Moro e da Berlinguer, e di li a tre anni si ebbe il crollo del sistema politico legato al progetto costituzionale. Della situazione internazionale andata in un senso completamente diverso da quello previsto e’ inutile dire. La svolta andava operata ma mantenendo tutta la complessità della situazione, l’unita’ del gruppo dirigente e nel solco della prospettiva berlingueriana.

(per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

E’ possibile oggi attualizzare e rivitalizzare la lezione del Pci, dalle lotte sociali alle rivendicazioni sindacali, a fronte dei cambiamenti sociali e della diversa coscienza politica popolare? E con quali mezzi?

La storia del socialismo e del partito comunista italiano sono la storia di partiti che hanno reso le classi subalterne e marginali protagoniste del loro miglioramento sociale e del loro futuro. In questo vi e’ un grande insegnamento. Le classi subalterne per essere protagoniste devono essere educate alla politica, e l’educazione alla politica si fa con le iniziative, con l’organizzazione capillare sul territorio e con le lotte, con le quali si impara a valutare i rapporti di forza e il realismo. Prima di tutto pero’ e’ necessario sapere chi si e’ e dove si vuole andare e soprattutto con chi. La storia del pci da questo punto di vista e’ ricca di insegnamenti.
Su come cambiare la societa’ basata su nuove alienazioni, derivanti da consumi esasperati e da nuovi mezzi di comunicazione di massa, non posso essere io l’esperto.

 

Berlinguer avanzo’ la proposta di unificare tutte le forze comuniste europee, possibilita’ denominata poi eurocomunismo. Quanto e’ rimasto dell’idea di una sinistra europea unitaria?

Prima di tutto vi e’ da dire che e’ cresciuto il bisogno di Europa. Nel tempo della globalizzazione le singole nazioni non sono in grado di affrontare in modo efficace i problemi economici, culturali e sociali nonche’ sanitari, vedi pandemia.
Berlinguer pensava all’eurocomunismo come a una forza democratica per la distensione e per la espansione della democrazia, laBerlinguer giustizia sociale e avendo come riferimento il socialismo.
Purtroppo il partito socialista europeo e’ un gruppo parlamentare e non vive nella societa’. Non vi sono esperienze di soggetti sindacali, sociali e politici veramente europei, almeno io non colgo nella esperienza quotidiana questa presenza.

I comunisti italiani diedero un contributo fondamentale per la conquista e il mantenimento della democrazia in Italia. Come si predispose il Pci per fronteggiare la strategia della tensione?

Nel contesto della guerra fredda la strategia della tensione e’ stato il modo di agire dei servizi segreti anglo americani, della Nato, della massoneria, di apparati dello stesso Stato italiano, che non disdegnarono di usare anche la destra eversiva italiana come manovalanza, per perseguire l’obiettivo di emarginare il partito comunista, di limitare le forze progressiste e la stessa democrazia in Italia. Di fronte a questa strategia il Pci contrappose una politica di mobilitazione unitaria delle forze democratiche di tutto l’arco costituzionale, con la formazione dei comitati antifascisti e per la difesa dell’ordine democratico. Lo stesso compromesso storico rafforzava lo schieramento democratico per il rinnovamento dello Stato. Vedi riforma della polizia, organi elettivi dell’esercito ecc. La risposta fu concepita in termini politici di rafforzamento dello schieramento costituzionale e antifascista e di rinnovamento dello Stato.

L’intuizione del compromesso storico aprì un grande dibattito nel Pci. Che cosa rappresentò nel confronto interno la proposta di Berlinguer, poi stroncata con il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro?

Il compromesso storico è proposto da Berlinguer dopo il colpo di Stato in Cile. Il concetto principale era che in Italia le forze socialiste non potevano governare con il solo 51 per cento dei consensi, ma dovevano costruire uno schieramento piu’ ampio che coinvolgesse le forze cattoliche.
Le ingiustizie e gli squilibri della societa’ dovevano e potevano essere risolti, ma per vincere le resistenze delle forze conservatrici e reazionarie, che erano non solo italiane ma anche internazionali, salvaguardando e rafforzando il contesto democratico, era necessario uno schieramento molto ampio di forze comprendenti dal punto di vista politico la stessa Democrazia cristiana.
L’incontro con la Dc era possibile perche’ aveva solide basi costituzionali. Si trattava di dare piena attuazione al dettatoRipartire dalla stagione di Berlinguer 390 min costituzionale, di riconoscere funzione di governo in un contesto unitario, al principale partito di opposizione, che godeva del consenso di un terzo del popolo italiano.
La strategia del compromesso storico si prometteva di rafforzare la democrazia italiana e di rinnovare la società in una situazione in cui le grandi potenze internazionali erano decise a mantenere un sostanziale e immutato assetto politico nei paesi europei e soprattutto di impedire al Pci di diventare forza di governo.
Non va dimenticato che gli organi di informazione quali la Repubblica, gli stessi socialisti craxiani, chiedevano al partito di rompere con la sua tradizione, in qualche modo di abiurare il passato, di rinunciare alla terza via berlingueriana e alla prospettiva del socialismo. Berlinguer non volle invece mai rinunciare a questa prospettiva e la sua proposta aveva quale obiettivo di rendere protagoniste le masse popolari anche in quella complicata fase.

Per quale motivo la sinistra di questo secolo ha ritenuto che la globalizzazione sarebbe stata una grande occasione di progresso, cedendo a una cultura liberista democratica? Ed attualmente la sinistra ha conservato la capacità di leggere i nuovi scenari prodotti dalla globalizzazione?

Con la svolta della Bolognina si rinunciò non solo al nome di partito comunista ma alla stessa prospettiva socialista che Enrico Berlinguer aveva tenacemente tenuta aperta nella sua elaborazione. Al contempo si allentarono i legami organizzativi con la classe operaia e le masse popolari, i loro bisogni, esigenze e aspirazioni. Inoltre, la governabilità divenne un valore in se più che uno strumento di cambiamento. La prospettiva degli eredi del Pci divenne quella di contenere gli eccessi, gli squilibri, di prestare una qualche forma di aiuto ai perdenti della concorrenza capitalista senza contestarne le logiche. Si accettò la progressiva liquidazione dello Stato sociale come affermazione di diritti: al lavoro, a tutti i gradi dell’istruzione, alla sanità, ci si fece egemonizzare dalle teorie liberiste.
La capacità della sinistra di incidere nella concreta situazione ecologica, sociale, del lavoro ecc. sembra limitata e questo è il frutto anche di una ridotta capacità di analisi della situazione concreta.

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Maria Antonietta Germano ricorda Giampaolo Pansa

giampaolo pansa mindi  Maria Antonietta Germano* - A Viterbo un ricordo indelebile di Giampaolo Pansa.

VITERBO – Correva l’anno 1996. Mentre a Viterbo al Palazzo dei Priori governava da un anno il sindaco di destra Marcello Meroi, a Roma Giampaolo Pansa, giornalista di chiara fama, un bel po’ a sinistra, firmava nella sede del settimanale l’Espresso, dove era condirettore, eccellenti e pungenti pagine sugli avvenimenti politici di quegli anni. E non solo. Mandava alle stampe anche saggi, (Lo sfascio, L’intrigo, Il regime, I bugiardi, solo per citarne alcuni) e romanzi di successo, tutti pubblicati dalla casa editrice Sperling & Kupfer. In quell’anno, ricordo, nacque, da una lettera ricevuta in redazione, l’idea di scrivere, come sempre sulla sua immancabile Lettera 22, lo struggente romanzo di una passione nata nel dopoguerra, a cui dette il titolo “I nostri giorni proibiti”. Immediate e ottime le vendite.

All’epoca, tra l’altro, dirigevo un’associazione culturale e avevo scelto come luogo di riferimento per le nostre iniziative la medioevale città di Viterbo di cui mi ero innamorata dopo aver assistito l’anno precedente al Trasporto della Macchina di Santa Rosa. Così proposi al presidente della Fondazione Carivit, Aldo Perugi, un incontro con l’autore, Giampaolo Pansa a Palazzo Brugiotti. L’idea piacque. E dato che il romanzo appena uscito parlava sì di Resistenza, di fascisti, di fucilazioni, di eccidi ma anche di un tormentato amore vissuto da due giovani di opposte fazioni, pensai di invitare a discuterne il Sindaco di Viterbo. Detto, fatto. Marcello Meroi, letto il libro, accettò con piacere di incontrare lo scrittore Pansa di cui stimava la chiarezza di idee e l’assenza di preconcetti.

Un incontro insolito quello di ottobre di quell’anno che Giampaolo Pansa affrontò con cautela. Aveva timore che il dialogo potesse generare pensieri politici a cui non voleva dare seguito. Invece i due protagonisti del pomeriggio si capirono subito e tra loro scoccò la scintilla della stima reciproca e, tra gli applausi, tutto si svolse nel più cordiale dei modi. Un successo sperato e inaspettato. Il giorno dopo nel commentare l’avvenimento alcuni giornali titolavano ironici: “Tra Pansa e Meroi è nato un amore”.

Giampaolo Pansa, tanti anni dopo, è tornato a Viterbo invitato al Caffeina Festival dove ha proposto un altro dei suoi famosi e apprezzati romanzi, senza però il clamore di quel lontano 1996.

Oggi Giampaolo Pansa, maestro di giornalismo, non c’è più. Di lui ci restano non solo le parole scritte con ironia, ma anche il ricordo dell’appassionato narratore.

Ciao Giampaolo.

*13 Gennaio 2020 Redazione https://www.tusciatimes.eu/ Attualità, Vetrina di Maria Antonietta Germano

 

 

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Ceccano ricorda Masi e Bruni

Capuccilli e Mirtelli 359 minTommaso Cappella, Ufficio Stampa - Si rinnova in località ‘La Spina' di Ceccano la tradizionale due giorni sportiva inserita nei festeggiamenti in onore del Sacro Cuore di Gesù che inizieranno martedì 30 luglio per concludersi il 4 agosto. Tre i memorial in programma, uno di podismo e due di ciclismo. Il primo andrà in scena sabato pomeriggio alle ore 18,45, con ritrovo alle ore 17.00, per la disputa della 17a edizione del ‘Memorial Alessandro Masi' di podismo. La corsa promozionale di 8 chilometri e 900 metri con percorso su strada asfaltata a circuito di due giri è organizzata dallo stesso Comitato Festeggiamenti, coordinato da Pietro Compagnone, con la collaborazione dell'Atletica Frosinone del presidente Roberto Ceccarelli e sotto l'egida del Comitato Provinciale Opes Italia di Frosinone. I rilevamenti cronometrici sono affidati, come da tradizione consolidata, alla puntualità e professionalità di Andrea Zaccari. E' bene ricordare che nella passata a edizione a vincere è stato Marco Romano della Runners Team Colleferro il quale ha preceduto sul traguardo il suo compagno di squadra Diego Papoccia, vincitore dell’edizione di due anni fa. In campo femminile vittoria di Alessandra Scaccia dell'Atletica Colleferro Segni su Chiara Velocci della Runners Academy con Alessia Mirabella dell'Atletica Ceccano ad occupare la terza piazza.Podio maschile 350 min

Passando a domenica 4 agosto, giorno di chiusura dei festeggiamenti in onore del Sacro Cuore di Gesù, con partenza e arrivo di fronte al 'Crai' Supermercati e Ferramenta Masi sempre in località La Spina, sono in programma la 21a edizione del ‘Memorial Felice Masi' e la 5a del 'Memorial Maria Bruni' di ciclismo, con la direzione del Comitato Festeggiamenti Sacro Cuore di Gesù, in particolare i coordinatori Gino Pizzuti e Domenico Maura. La corsa ciclistica, su un circuito composto da 6 giri da 11 chilometri ciascuno per un totale di 66, ancora una volta è organizzata dalla ‘Chiominto Sport’ di Lariano, con direzione corsa affidata a Tullio Maura, mentre lo CsaIn fornirà i giudici di gara. E' bene ricordare che l’anno scorso, nella prima fascia l'affermazione è andata a Pietro Capuccilli, ex calciatore di un certo livello, e nella seconda ad Angelo Mirtelli, mentre Fabio Fortunato della Speedarrow si è imposto nella fascia Promozional.

 

 

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Ceccano ricorda il grande Giovanni Padovani

All Blaks 350 260 mindi Tommaso Cappella, Ufficio Stampa - Ha preso il via mercoledì sera presso l'Olimpia Park di Ceccano la settima edizione del memorial intitolato a Giovanni Padovani, ex giocatore e allenatore di cacio, oltre che ex segretario ed ex presidente dell'assoallenatori provinciale. E' toccato ancora una volta ai familiari, in particolare alla vedova signora Franca e ai figli Alessandro e Pietro, gli amici di sempre Antonio 'La Barbera' Tomassi, Valentino Trotta e Gianni Oresti, con il supporto logistico del centro Olimpia nelle persone di Guido Compagnone e Giovanni Strangolagalli, ricordare Giovanni Padovani il quale avrebbe compiuto 67 anni il prossimo 9 agosto e prematuramente scomparso il 9 settembre del 2012. Sono 11 le squadre partecipanti: Atletico Ma Non Troppo, All Blaks (proprio queste due aperto questa edizione del memorial), Visen Pirri, Divano Kiev, As Non Po Esse, Smettese, As Messia, Ceccano Summer Academy, Sammontana, As Iacovissi, As Reffe. E' bene sempre ricordare che le prime quattro edizioni del memorial intitolato a Giovanni Padovani si sono svolte al 'Popolla' con un quadrangolare di calcio riservato agli Esordienti, mentre da due anni viene svolto con un torneo di calcio a5 sempre riservato alle giovani promesse che egli stesso amava far crescere sia calcisticamente che educativamente. L'anno scorso la vittoria è andata ad All Blaks e Fabrateria Vetus vittoriose su No Name e Fabrateria Vetus. Il torneo dovrebbe concludessi il 26 luglio.

 

 

 

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Da Ceccano: 'ripristinare subito la palina che ricorda Aldo Moro'

Ceccano Palina AldoMoro 350 minAngelino Loffredi - «Gentilissimo Sindaco,
qualche tempo fa insieme a due concittadini, Vincenzo Del Brocco e Peppino Diana, ci incontrammo nella sua stanza, nel palazzo comunale. Era l’11 aprile del 2018. L’oggetto del’incontro riguardava la nostra sollecitazione a ripristinare la palina, demolita per un incidente stradale, con relativa targa viaria titolata Circonvallazione Aldo Moro, Statista. Le venne chiesto inoltre di rendere visibile l’altra targa ( annerita ) posta al termine della Circonvallazione stessa, adiacente via Gaeta.
Le venne ricordato che il 9 maggio successivo sarebbero stati 40 anni dal sacrificio dell’Eminente Statista Italiano, pertanto, l’eventuale ricordo in tale importante ricorrenza avrebbe dovuto essere accompagnato da una certa dignità e decoro.Ceccano PalinaMoro intera 350 min

Le tre persone che La incontrarono non rappresentavano alcuna organizzazione ma ci tennero a precisare che occasionalmente esprimevano solamente un sentimento civile.
Tale incontro non venne seguito da alcun comunicato, non venne pubblicizzato, prevalsero insomma sobrietà e discrezione onde evitare l’insorgere di retro pensieri. Anche perché la discussione fu serena e senza contrarietà, tenendo conto oltretutto che il costo sarebbe stato irrisorio, insomma non avrebbe superato le 100 euro.
Trascorre prima il 9 maggio 2018, poi quello del 2019 senza alcun intervento.
Ora, proprio oggi, 21 maggio 2019, dopo tredici mesi mi accorgo che una palina ( arrugginita) non è stata sistemata nel vecchio sito, ancora vuoto e identificabile, ma dietro un vecchio segnale stradale irregolare e arrugginito con sopra la scritta.
La scritta nella parte inferiore della Circonvallazione, quella su via Gaeta, rimane purtroppo sporca e poco leggibile su la vecchia palina sempre di più arrugginita.
A questo punto Onorevole Sindaco non c’è riservatezza che tenga e senza allungare una rappresentazione che può essere vista da chiunque sento il dovere di dirLe in modo forte e amareggiato “la memoria dell’Onorevole Moro non può essere offesa nel modo come avete fatto“ .
Rispettosamente
Angelino Loffredi»

 

 

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Pirone ricorda Giuliano Prasca

giulianoprasca 350 minAldo Pirone ricorda Giuliano Prasca, cronista storico di Paese Sera ma non solo, amministratore di Roma, di primo livello, promotore di sport popolare. Aveva 87 anni. L'ho conosciuto personalmente e mi piace che anche UNOeTRE.it pubblichi questo scritto, che mi risveglia tanti ricordi, per farconoscere, attraverso questa straordinaria "memoria" di Pirone, un gran bravo giornalista ed un amato dirigente del Pci romano. (IM)

 

Caro Giuliano,

te ne sei andato stamane sul fare dell’alba, dopo un lungo periodo di sofferenza sopportata con la tua consueta dignità. I ricordi di una lunga amicizia, quasi sessant’anni, e di una lunga comune militanza politica e intellettuale si affollano nella mia mente. Ti ho conosciuto, insieme ai tuoi fratelli Luigi e Massimo e a tua sorella Teresa, agli inizi degli anni ’60 nella sezione del PCI di via Flavio Stilicone; io adolescente e voi più grandi, ma ancora giovani. Eravamo entrati in quel partito spinti dall’emozione e dalla rivolta antifascista contro il governo Tambroni nelle giornate del luglio ’60. Non si poteva essere indifferenti o stare in disparte.

Tu eri già un giornalista che scriveva di sport su “l’Avanti”. Eri interessato soprattutto alla boxe, uno sport che ti metteva subito in contatto con il popolo delle borgate, quello più emarginato. Tanti ragazzi, mi raccontavi, cercavano un riscatto sociale attraverso i pugni sul ring. Con noi ragazzi della FGCI entrasti subito in sintonia. La tua arguzia, la tua giovialità, la tua curiosità facevano sì che ti consideravamo, tra i grandi del partito, quello più vicino alle nostre sensibilità giovanili. Quando arrivavi, la sera, per noi era sempre un momento di gioia. Cominciai allora a conoscere le tue proverbiali battute. Quella era l’epoca in cui tantissimi giovani si affollavano nei bar attorno ai flipper e ai juke box che tu chiamasti “industria della pigrizia”, perché nel nostro comunismo ammalato di ideologismo pensavamo che fossero strumenti inventati dal diavolo capitalista per sottrarre la gioventù all’impegno politico.

Poi, però, il lavoro quotidiano, il contatto ricercato testardamente con le persone in carne ed ossa ci fece superare rapidamente ogni remora ideologica e ci fece trovare il contatto con una generazione che sì giocava a flipper, amava il rock e i capelli lunghi ma cresceva pacifista e antiautoritaria. Fu la grande stagione dell’impegno per la pace e per la solidarietà con i popoli che combattevano per l’indipendenza dal colonialismo e per la libertà. Fu la stagione del Vietnam. E proprio il 31 marzo del ’67 ci ritrovammo insieme a San Vitale fermati dalla polizia mentre manifestavamo contro la visita in Italia del vicepresidente USA Humphrey. In corridoio vedemmo anche Berlinguer che, un po’ comicamente, veniva rilasciato, con un questurino che cercava affannosamente di accomodargli lo stazzonato cappotto sulle spalle e Enrico che tentava infastidito di allontanarlo con il braccio.

In seguito andasti a dirigere l’Unione sport popolare. E da quella postazione cercasti il contatto con Antonio Cederna esponente di Italia Nostra e l’ambiente urbanistico che ruotava intorno a lui. Ricordo in quegli anni post ’68 il tuo impegno proto ambientalista. Contro la speculazione cementificatoria Celentano cantava “Il ragazzo della via Gluck” e tu t’inventavi “corri per il verde”: le manifestazioni sportive nei quartieroni densamente edificati. Immancabili alle Feste de l’Unità, dove ti si vedeva arrivare con i tuoi gessetti e i tuoi nastri per tracciare le corsie sui marciapiedi, le tue magliette e i poveri gadget dell’Uisp per organizzare le corse di giovani e meno giovani. E in tema di speculazione non mancavano le tue battute. Allora nelle giunte comunali dirette dalla DC imperversava l’assessore socialdemocratico all’urbanistica Pala. E tu chiosavi: “Dicesi Palafitte i palazzi dei quartieri intensamente edificati”.

Fu del tutto naturale per un partito di popolo, quale era il PCI, portarti nell’Istituzione comunale. Consigliere nelle prime Circoscrizioni, nella zona operaia e popolare della Tiburtina, e poi in Consiglio comunale nel 1971. Nel 1976, se non ricordo male, fosti il consigliere più votato del PCI dopo la testa di lista. Ma quella marea di voti, circa quattordicimila se non ricordo male, non era frutto di legami clientelari che tu eri del tutto alieno dal coltivare, ma di stima e di simpatia, un riconoscimento per il tuo impegno per il riscatto sociale fra il popolo delle periferie. Nella prima giunta di sinistra a Roma ti appiopparono l’assessorato al Patrimonio e alla casa. Riuscisti in tre anni a far scomparire quasi del tutto le baracche fatiscenti dei borghetti dando casa a quell’umanità emarginata e povera. Non fu una battaglia facile. Ricordo ancora una foto, forse su “l’Unità” o su “Paese sera”, che ti ritraeva mentre camminavi teso e preoccupato in un viottolo fra le baracche forse del borghetto Prenestino. Fu con te che il Comune si pose il problema di censire tutti i suoi beni che spesso non sapeva neanche di avere e fu con te che scoprimmo che molti di questi beni erano praticamente usati gratis da grandi privati.

Sei sempre stato persona di grande dirittura morale; un vero moralista. Il tuo comunismo democratico, mai settario, sempre aperto e curioso, ti portava a concepire la militanza politica come impegno innanzitutto civile non al di sopra della legge morale e giudiziaria. Ma il mondo stava cambiando anche quello della e intorno alla sinistra.
Tornasti a fare il tuo mestiere di giornalista a “Paese sera”. Ma la vicenda politica non ti dette tregua. Subito fosti chiamato alla lotta per la sopravvivenza del giornale. Sette mesi di autogestione per non far morire la testata e poi la “Cooperativa 3 aprile” per tenerla in vita. Fu il periodo in cui siamo stati quotidianamente vicini. Ricordo quando mi portavi a pranzo da tua zia Gisa a via Quattro Fontane all’angolo con via Rasella, in quel l’appartamento dove i nazifascisti avevano prelevato e ucciso alle Fosse Ardeatine quattro tuoi parenti. Potevi andare a lavorare a “Il Messaggero” ma non lo facesti perché ti ripugnava l’idea di stare nel giornale che aveva pubblicato l’infame comunicato nazista della strage di “comunisti-badogliani”
Poi al Tg3 a fare la cronaca in giro per i quartieri delle periferie che conoscevi a menadito. Erano cronache non prone al potere, neanche quello del centrosinistra.

Caro Giuliano,

hai fatto parte di una generazione che ha visto l’avanzata entusiasmante e poi il malinconico declino della sinistra, in un mondo del tutto diverso da quello che tanto ci appassionò nella nostra giovinezza e maturità. Chi ti ha conosciuto, amici e anche avversari politici, ti ha comunque voluto bene per il tuo disinteresse personale nella militanza politica e amministrativa, per la pulizia morale e intellettuale, per l’ironia e la fermezza nel valutare cose e persone. A me mancherà un grande amico e compagno; mi mancheranno le nostre lunghe chiacchierate, nel giardino sotto casa, sulle vicende politiche di oggi alle quali ti sentivi profondamente estraneo e che trattavi con sovrano disprezzo.

Il tuo contributo democratico alla vita della nostra città è stato importante; la tua compagna, i tuoi figli e i nipoti, tuo fratello, tutti i tuoi parenti, possono andarne fieri.

 

 

 

 

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Lucia Fabi ricorda Maria Teresa De Santis

circoloanzianigiuliano mindi Lucia Fabi - Con commozione e molto affetto desidero ricordare Maria Teresa, sperando di rappresentare i sentimenti di tutti coloro che l’hanno conosciuta.
La sua scomparsa, pur sapendola malata, ci ha colto di sorpresa e molto rattristato.

Nella piccola comunità dove viviamo, dove ci uniscono affetti e dolori ma anche parentele ed amicizie, come potevano non conoscere Maria Teresa ? La dimostrazione del suo forte legame che la univa alla nostra comunità è rappresentata dalla presenza di tanti che oggi, pur in condizioni difficili sono qui a porgerle l’ultimo saluto.
Il rapporto amichevole e di stima reciproca che in particolar modo in quest’ultimo periodo ci ha legato ha rappresentato, almeno per me un valore aggiunto.

Di lei ho apprezzato, ma potrei dire, abbiamo apprezzato, la generosità e la sensibilità nei confronti dei più deboli e più bisognosi. Ho potuto ammirare il suo carattere forte e deciso, spesso intransigente, ma in ogni momento leale e coerente che l’hanno portata a condurre una vita al di fuori di compromessi, falsità ed ipocrisie. Una vita dura ma accettata e vissuta consapevolmente.

Noi del Centro Anziani la ricordiamo oltre che per lo spiccato senso di umanità anche per la sua professionalità. Ne ricorderemo infatti la meticolosità, la severità con cui ha controllato la contabilità, le cifre del bilancio dando a tutti noi in ogni momento tranquillità e sicurezza.
Ciao Maria Teresa, ti porteremo sempre nel cuore per essere stata per tutti noi un esempio di donna capace, volitiva ed umana.

 

 

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Ceccano ricorda Luigi Mastrogiacomo

ceccano Mastrogiacomo 350 260 mindi Valentino Bettinelli - Ceccano: pomeriggio nel segno dei diritti dei lavoratori.
A 56 anni dalla sua tragica scomparsa, Ceccano ricorda Luigi Mastrogiacomo, operaio del saponificio Annunziata che perse la vita durante gli scontri che caratterizzavano le lotte sindacali degli anni ‘60.
Una vita stroncata in difesa dei diritti dei lavoratori, diritti per i quali uomini come Mastrogiacomo hanno lottato, permettendo la crescita di un Paese più civile e proiettato verso la modernità.
La manifestazione si è aperta con il saluto del presidente del circolo A.N.P.I. di Ceccano, Luigi Bruni, che ha deposto un mazzo di fiori ai piedi del monumento dedicato alla memoria del lavoratore ceccanese. Al gesto e alle parole di Bruni si sono unite le considerazioni di tutti i rappresentanti politici che, con voce unanime, hanno ribadito i diritti sacrosanti di tutti i lavoratori italiani, puntando l’attenzione sulla Carta Costituzionale e i suoi valori democratici.
A colorare l’emozionante evento, un episodio che ha commosso la folla. Due fratelli, Angelo e Gino Ciotti, presenti in qualità di ex dipendenti del saponificio Annunziata ed ora residenti a Latina, hanno avuto modo di incontrare ed abbracciare con gioia la signora Rita Alfini, all’epoca dei fatti loro vicina di casa. Un momento ulteriore di commozione che ha consegnato ai convenuti una vicinanza storica ai tristi accadimenti dell’Annunziata.
In chiusura il prof. Angelino Loffredi ha richiamato di nuovo all’unione nel segno dei diritti e della democrazia. L’ex sindaco ceccanese ha salutato i membri della famiglia Mastrogiacomo presenti, le figlie Felicia e Fabrizia, ed il nipote Luigi, il quale ha concluso il riuscito incontro ringraziando tutte le persone che, come ogni anno, commemorano la battaglia di un ceccanese che, per diritti che oggi vengono dati per scontati, ha donato la sua stessa vita.
Come al solito ricordare momenti storici così dolorosi è utile al fine di non ricadere negli stessi errori del passato. La memoria storica di chi ha vissuto quegli anni bui per la libertà e la democrazia aiuta la società civile contemporanea a ragionare sui valori su cui è stato fondato il Popolo Italiano: libertà, democrazia, diritti, lavoro.

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Angelino Loffredi ricorda la stagione del delitto Moro

Angelino LoffrediQuale fu il ruolo della criminalità comune nel sequestro e nell'uccisione di Moro e degli uomini della sua scorta? Quanto contarono e perché le organizzazioni malavitose nel fiancheggiare e sostenere le Brigate Rosse? Anna Scalfati, giornalista e conduttrice del Tg3, sabato 12 maggio 2018, alle ore 11,15, nell'aula magna Francesco Alviti, presenta il libro "La criminalità servente nel caso Moro" di Simona Zecchi, che intende ricostruire il ruolo svolto dalla criminalità organizzata durante i cinquantacinque giorni del rapimento.

Una presenza da sempre accennata ma mai chiarita, nascosta tra carte giudiziarie e cronache sommerse dal tempo, dall'incuria e dall'omissione. La 'ndrangheta calabrese, all'ombra del clamore di Cosa nostra, ha infatti scalato i gradi del potere criminale trovandosi a giocare nell'affaire Moro su più tavoli: con le istituzioni, i partiti e i terroristi. Una criminalità servente, al servizio cioè di altre strutture di potere il cui destino sembra legato a doppio filo a quello della stessa malavita organizzata

In questo contesto è intervenuto Angelino Loffredi che all'epoca degli avvenimenti era attivamente impegnato in politica nel Pci e nelle Isittuzioni come consigliere comunale e provinciale. Nel video che segue riportiamo la registrazione del suo interventi

L'iniziativa si è svolta in collaborazione con l'Associazione Il centro del fiume. La registrazione del video è stata a cura del Liceo.


 

Il link alla tegistrazione intergrale delle evento https://www.youtube.com/watch?v=OY4A6gyereo&feature=share

 

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