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Ricordo di Emilio Mancini ad un anno dalla scomparsa

emiliomancini 2 350 260 minErmisio Mazzocchi commemora Emilio Mancini a un anno dalla sua scomparsa. S. Donato Val Comino, Circolo PD, venerdì 13 settembre 2019

Se dovessi dire che sarebbe semplice narrare la storia politica e facile descrivere i caratteri umani di Emilio Mancini, commetterei un errore, perché ritengo che sia più arduo di quanto si possa pensare.
Accetto questa sfida in ragione della mia amicizia e della mia conoscenza diretta di un uomo politico e di un amico, durata 53 anni dal 1965 al 2018.
Io giovane ventenne, lui di qualche anno più grande.
Si potrebbe dire che abbiamo percorso vite parallele.

In Emilio non c'era saccenteria né presunzione né tanto meno arroganza. Possedeva una cordialità disarmante, che ti metteva a tuo agio e ti vincolava a questo suo modo di rapportarsi con gli altri.
Un linguaggio educato, non volgare, rispettoso e aggiungerei senza nessuna inflessione romanesca, ma capace di cogliere le sfumature dialettali della sua realtà, quella cassinese e quella ciociara, ovviamente anche quella romana.
Era molto difficile confrontarsi con Emilio.
Non perché mostrasse supponenza, ma perché era stringente nella sua logica politica, pacatamente argomentata, secondo schemi aperti, coerenti con una sequenza predefinita, come è nelle partite degli scacchi, di cui lui era un ottimo giocatore
Dovevi misurarti con i suoi argomenti secondo categorie logiche, non scadenti, ma di alto valore nei contenuti e nella loro esposizione.

Non è stato un uomo del passato, è stato un uomo del futuro.
Emilio Mancini non è catalogabile in un'epoca. Non posso dire che fu un uomo politico del suo tempo.
Certo, visse i momenti della sua vita, ma non posso considerarlo incastonato e immobile nella sua storica epoca. Come a dire "ei fu"
Era un passo avanti e il suo oggi era già il domani, percussore dei tempi a venire, ricercatore costante di percorsi politici proiettati nel futuro.
Accorto osservatore della società, non ne aveva una visione angusta, municipalistica.
Al contrario essa era ampia, senza confini, oserei dire europea, considerato anche la sua educazione familiare di matrice inglese.
Lingua che conosceva benissimo anche nelle sue espressioni dialettali che, come amava dire con orgoglio, aveva appreso frequentando gli operai portuali di Londra.

Uomo colto, che non ostentava la sua sapienza, ma mostrava il suo interesse per le espressioni culturali che attraversavano i suoi tempi e la sua attenzione agli avvenimenti culturali, come il caso Manifesto oppure i libri e i film di Pasolini, come anche per quelli con risvolti politici che avevano implicazioni culturali e ideologiche, come i fatti Cecoslovacchi e lo stesso Vietnam.
Memorabili sono le interminabili discussioni con Achille Migliorelli e Franco Assante.E.Mancini commemorazione PD S.Donato 350 min
Passioni!!!!
Per non citare quelle per le auto nelle memorabili e giovanili gare automobilistiche per le curve di Picinisco e certamente quelle per il calcio, così come lo era stato suo fratello.
Ha vissuto il tempo del PCI e ha vissuto il tempo del PD, sostenendo con convinzione, proprio per la sua formazione culturale - politica, i progressivi cambiamenti del suo partito.
Con una differenza rispetto ad altri che hanno compiuto la medesima scelta.
Era un funzionario politico, parte organica del partito, vivendo dall'interno la storia politica del suo partito.
La sua vita è stata tutt'uno con la vita politica del suo partito, con gioie e sofferenze, con luci e ombre.
Non immune da errori e da valutazioni improprie.
Giovane laureato in giurisprudenza, diventa funzionario del PCI e viene nominato nel 1965 segretario del Comitato di zona, erede della Federazione di Cassino costituita nel 1975 e sciolta appunto nel 1965.
Detta così appare una operazione scontata, quasi burocratica. La realtà è diversa.

Il PCI doveva affrontare situazioni difficili: una crisi economica gravissima, che aveva obbligato all'emigrazione la maggioranza della popolazione, e, allo stesso tempo, aveva a che fare con un avversario politico fortissimo, come la DC, partito con un consenso elettorale, in questa zona, tra il 45% e il 60% e un potere assoluto.
Si esaltavano gli unici due comuni (su quaranta della zona) di sinistra, con sindaci PCI: S. Donato V. C. e S. Giorgio.
Due comuni agli estremi del territorio a sud ella provincia con al centro Cassino, in cui la DC era quasi sempre oltre il 50% e il PCI tra il 10% e 12%.
Emilio assume una gestione del partito in condizioni di debolezza e di difficile espansione.

Il suo impegno a costruire riferimenti del PCI nelle fabbriche e a mantenere attive le Sezioni di partito è stato sempre costante.
Così come era nell'organizzazione delle campagne elettorali e nelle iniziative (a iniziare dai comizi, lui parlava per il partito e io per i giovani comunisti).
Il suo prestigio era esteso, tanto che venne candidato ed eletto nel 1967 al Consiglio comunale di Cassino.
Tutti aspetti che saranno propri del suo essere dirigente politico in tutti gli anni successivi, come a Frosinone, così come a Roma.
Emilio, lasciato il Comitato di zona nel 1969, viene a far parte della segreteria provinciale, prima come responsabile della “Stampa e propaganda" e poi dell'organizzazione.
Mancini dimostrò, in più di una occasione, a Frosinone come a Roma, un grande senso di responsabilità con la priorità di mantenere unito il partito dal PCI al PD di cui accettò le diversità proprio come cemento di quella unità.

Non si può non citare, a mò di esempio, quanto avvenne in occasione dell'elezione del nuovo segretario della Federazione, quando il segretario uscente, Arcangelo Spaziani, viene eletto consigliere regionale.
I favoriti erano Emilio Mancini e Ignazio Mazzoli.
Ambedue apprezzati, pur avendo ciascuno connotazioni e caratteristiche diverse per la loro formazione politica.
All'unanimità venne eletto Mazzoli.
Emilio aveva favorito l'elezione di Mazzoli, consapevole che una divisione avrebbe prodotto lacerazioni nel partito.
Cosa che non avrebbe gradito.
Sostenne con lungimiranza il processo di rinnovamento dei gruppi dirigenti.
Una costante del modo di operare di Emilio.
Uomo politico fermamente convinto del ruolo del partito.
"Le Sezioni - diceva nel 1972 - devono essere uno strumento fondamentale che ci consenta sempre di incidere nella realtà e di trasformarla; di incidere nelle coscienze e di trasformarle; strumento per portare avanti le linee e l'iniziativa del partito".
Un lavoro assiduo improntato a un consistente rinnovamento dei dirigenti politici, che ebbe una significativa occasione a cavallo degli anni '70, quando si produsse un profondo rinnovamento, svoltasi su indicazione dello stesso segretario provinciale Mazzoli, spesosi molto nella riorganizzazione politica del partito, guidato da Berlinguer.

e.mazzocchi 225150Si sviluppa una stagione feconda con la presenza di una nuova generazione politica da Oriano Pizzuti, a Gianni Paglia, a Luciano Fontana (attuale direttore del Corriere della Sera), al giovanissimo Francesco De Angelis, che riprendevo (ero nella segreteria provinciale, anche io come funzionario di partito) per la sua incorreggibile esuberanza movimentistica (non smessa più), per arrivare a Natia mammone, ad Annalisa De Santis, a Elena Ubaldi.
Mi piace ricordare quando Elena, giunta da Roma a Cassino nel 1967 e proveniente da una famiglia di comunisti, svolge le sue prime iniziative politiche nelle campagne elettorali e nelle Sezioni, sino ad arrivare a essere eletta nel Consiglio comunale di Anagni.
Dico questo, anche per sottolineare che per quel tempo, in parte anche oggi, le donne elette da parte di tutti i partiti, elette nei Consigli comunali erano pochissime, se non rare.

Emilio nel 1975 venne a far parte della segreteria regionale e si trasferisce a Roma.
Il suo secondo amore. Il primo era Picinisco.
Non si può negare che svolse un ruolo se non appariscente quanto fondamentale per quello che doveva essere il Comitato regionale, centro di direzione politica-organizzativa nella regione Lazio.
Emilio svolse una funzione decisiva a mantenere un giusto equilibrio tra C. R. e la potente Federazione romana, sedando momenti di conflittualità e allo stesso tempo gestendo situazioni politiche gravose, come l'impegno del partito nella lotta al terrorismo e la stessa politica organizzativa del partito.
Non accettò le proposte che gli sono rivolte per essere candidato ed eletto al Consiglio regionale.
Preferì il partito
Non poteva essere diversamente.
E in modo leale e responsabile, convinto di essere utile, accettò di essere segretario della Federazione di Civitavecchia, realtà difficile e strategica nella regione.
Non venne meno, e mai sarebbe avvenuto, la sua dedizione al partito, ricoprendo, dopo quella esperienza, altri incarichi nel C. R., non rinunciando mai al compito di favorire il ricambio e il rinnovamento dei gruppi dirigenti, come avvenne per la elezione a segretario regionale di Domenico Girardi, da lui fortemente sostenuto.
Condivise e si mostrò convinto sostenitore del cambio del PCI sino al PD.
Comprese che bisognava trasferire quella spinta, quella necessità storica, di un cambio e successivamente della creazione di un uovo partito, come il PD, alle nuove generazioni.

Per Emilio non c'era il passato e non voleva appartenere al suo passato.
Intendeva essere nel presente e il presente era costruire il futuro e il futuro sono le nuove generazioni.
Con esse intavolava un confronto, apre e persegue un dialogo senza preconcetti, un ruolo di formazione.
Si offre come referente e curatore dei nuovi quadri dirigenti, di molti giovani della nuova stagione politica del XXI secolo.
Come avviene, ovviamente per Claudio, e, per rimanere a espressioni del nostro territorio, per la stessa Sara Battisti.
Ed è significativo che, in occasione del suo compleanno, che si festeggiò durante la festa dell'Unità di Roma, la presenza dei giovani era superiore a quella di militanti di più antica tradizione politica.

Questo è stato Emilio.
Anzi direi: questo è Emilio, perché è parte del corso della storia di ieri, di oggi, di domani, che vive in ciascuno di noi insieme a Emilio.»

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Berlinguer nel ricordo dell'ANPI

 anpi BANDIERA 350 260 minANPI, Comitato Provinciale di Frosinone - Oggi ricorrono 35 anni dalla prematura ed eroica fine di Enrico Berlinguer.
Non ci uniamo al diluvio (si fa per dire) di lacrime di coccodrillo di chi o lo ha insultato in vita o lo ha tradito da morto, o tutt'e due le cose.

Non ci soffermiamo sugli aspetti umani, abbiamo rispetto della famiglia e del suo intimo soffrire e non intendiamo far parte del festino retorico che mentre piange il morto ne divora i brandelli. Ci interessa di più dissociarci attivamente dai discorsi di facciata, dalle false lodi alla politica, alla battaglia, alle idee ed alle pratiche di un grande dirigente del movimento operaio e democratico della nostra storia migliore.

Fu protagonista, con altri personaggi di altissimo valore, presenti nel suo ed in altri partiti, e in tutti i gangli della società organizzata, di una stagione in cui la classe dirigente era davvero tale e, fatte ovviamente le dovute differenze, scartati gli elementi negativi indubbiamente sempre presenti, si poteva parlare di un livello di qualità e di consapevolezza del ruolo di cui oggi non si trova traccia, e non solo nella politica.

Berlinguer fu combattuto anche all'interno del Partito, ed è cosa ovvia, essendo il Pci una organizzazione nella quale si studiava e si discuteva, non certo il monolite rappresentato nelle caricature che se ne producevano. All'esterno fu bersaglio di un vero e proprio accanimento, con tutti i mezzi e da tutti i fronti; non ci dilungheremo su questo, la Storia si è incaricata di spazzare via i meschini.

Eppure oggi lo si richiama ogni due o tre frasi per rafforzare posizioni e proposte lontane, se non opposte, al suo pensiero ed alla sua pratica.

Questo per un solo motivo: non certo perché quelle idee e quelle lotte, quelle pratiche si assumano come guida del proprio agire e pensare politico, bensì perché, a dispetto di tutti i suoi detrattori - offensivi, più che critici - Enrico Berlinguer continua a suscitare un forte rimpianto in tutti coloro che credono in un riscatto, un mondo più civile, una società più giusta, o almeno la desidererebbero. Anche se avversari.

E come mai avviene questo? Uno dei motivi, non l'unico né forse il più importante, è il carisma dato da un uomo serio, coerente, inflessibile eppure umanissimo, capace di rapporti veri, affettivi con i propri compagni di strada. Un uomo che, da dirigente di valore altissimo, sapeva che la politica ha senso se forma comunità, se cioè diventa, come scrisse qualcuno di rara cultura "paese nel Paese".

E tuttavia Enrico Berlinguer non fu solo questo. Egli fu dirigente di ampio pensiero, fu marxista nel senso più marxiano, ossia non fu schematico e "ortodosso" ma non fu nemmeno eretico e blasfemo. Declinò l'ideologia secondo la filosofia della prassi, sapendo che nessuna formula è eternamente valida, e che la teoria vera si confronta e si aggiorna con l'evolversi del reale e della conoscenza che ne acquisiamo via via. Non così l'ideologismo, la versione stupida dell'ideologia, che teme il rinnovarsi e finisce per l'essere inutile e scomparire, dopo aver fatto danni più o meno gravi.EnricoBerrlinguer 460 min

La scelta democratica, il mettere il partito alle dipendenze dei lavoratori, poiché essi ne erano la sostanza vera, non fu ben visto né qui, né altrove (Mosca, ad esempio). Ma oggi tutti ne parlano bene. Come si sa, per rimuovere qualcuno, occorre a volte promuoverlo, almeno quando è troppo potente. E Berlinguer è ancora troppo potente nella coscienza democratica italiana sia per essere rimosso brutalmente, sia per essere riconosciuto e discusso nella reale dimensione della sua statura.

E quindi il tentativo è di ridurlo a sciocco luogo comune, un po' come il ridicolo "Mussolini ha fatto anche cose buone", una poltiglia dolciastra in cui tutto si mescola e si confonde ma che invece di nutrire avvelena.

Noi antifascisti gli siamo grati, per le lotte che ha condotto e per l'esempio che ha offerto a tutti, non solo ai suoi compagni militanti: si può e si deve rimanere coerenti, sempre, senza per questo diventare bigotti o rinunciare alla curiosità, all'innovazione, al progresso.

Appare grottesco il rincorrersi di alcuni a rivendicarne l'eredità, in un contesto in cui il mestierame che lui denunciava pubblicamente è diventato forma e sostanza di gran parte della politica.

Noi piccoli militanti della democrazia, fragili difensori della Costituzione che, come lui, consideriamo che “L’esperienza compiuta ci ha portato alla conclusione che la democrazia è oggi non soltanto il terreno sul quale l’avversario di classe è costretto a retrocedere, ma è anche il valore storicamente universale sul quale fondare un’originale società socialista. Ecco perché la nostra lotta unitaria (che cerca costantemente l’intesa con altre forze d’ispirazione socialista e cristiana in Italia e in Europa occidentale) è rivolta a realizzare una società nuova – socialista – che garantisca tutte le libertà personali e collettive, civili e religiose, il carattere non ideologico dello Stato, la possibilità dell’esistenza di diversi partiti, il pluralismo della vita sociale, culturale, ideale”

Siamo stati invitati a partecipare ad una discussione per ricordare la figura di questo illustre dirigente comunista dalla Federazione provinciale di Rifondazione comunista. Vi andremo per portare un modesto contributo alla memoria di un uomo, di uno stile, di una concezione politica che consideriamo uno dei pilastri su cui fondare un pensiero alternativo allo spettacolo di oggi ed una pratica conseguente. Il suo antifascismo concreto, fatto di conquiste sociali e di condizioni di vita e di lavoro dentro un'idea di dignità, ci è utile oggi per capire e combattere gli arretramenti che il nuovo ordine impone alla società.

Se non riusciremo in questo, ciascuno nella propria dimensione e "diversità", rimarranno solo i coccodrilli e le loro lacrime sterili e vili.

 

 

 

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Un caro nipote con il nonno nel cuore

opera GCRiccardi 350 minC’era una volta …

       «C’era una volta un fanciullo che vagava oltre le tenebre più profonde ed intense, attraversando grotte, boschi, steppe erbose alla ricerca di un segno vitale, quale elemento di poesia e di arte sublime, poiché eterna. Il bambino percorse per diverso tempo un lungo cammino molto complesso e tortuoso, caratterizzato da un mondo senza sentimento, incapace di insegnare ad amare, di saper andare oltre e comprendere dunque il significato della propria esistenza.

Il tempo scorre incessantemente, passa inesorabilmente ed il fanciullo continua a viaggiare in quella dimensione così difficile a cui sente di non appartenere, fino a quando un giorno, giunto di fronte ad un albero spoglio, incontrò un uomo vestito di bianco con una sciarpa rossa ed immediatamente sentì un calore forte ed autentico; quell’uomo così singolare, prese un pennello dal suo taschino ed iniziò a disegnare. Improvvisamente quel tepore divenne sempre più vivace ed intenso l’uomo fortemente carismatico, che riusciva attraverso i suoi gesti e la sua arte, a trasmettere una melodia d’infiniti sensi, iniziò a porgere le braccia a volo d’uccello ed a muoverle incessantemente.

Alla fine della sua performance, osservò attentamente il bambino e subito dopo gli si avvicinò lasciandogli un biglietto e senza proferir parola, si dissolse nel nulla. Il fanciullo che aveva vissuto un momento, un attimo unico ed inspiegabile, aprì il biglietto contenente un messaggio che lo lasciò di stucco e decise di custodirlo e portarlo con se per sempre. “Dal sapore aspro della vita, inseguo traguardi lontani. Lasciatemi vivere ancora!”» (Gian Carlo Riccardi)

 

Tuo nipote: Francesco Spilabotte

 

 

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Emilio Mancini non c'è più. Il ricordo di Mazzocchi

emiliomancini 2 350 260 min di Ermisio Mazzocchi - Il 14 ottobre 1965 si scioglie la Federazione di Cassino del PCI per essere unificata a quella di Frosinone, che viene trasformata in un Comitato di zona del Cassinate e della Valle di Comino.

Il segretario regionale, Enzo Modica, propone come segretario del Comitato di zona, Emilio Mancini, venendo così a far parte della segreteria della Federazione provinciale di Frosinone del PCI, di cui era segretario Arcangelo Spaziani. Su la figura del giovane laureato in giurisprudenza, concordano tutti i rappresentati del PCI delle diverse aree territoriali della zona di Cassino. In questo periodo Mancini svolge una intensa attività di rafforzamento del PCI.
Nel 1967 nelle elezioni amministrative del comune di Cassino, viene eletto consigliere comunale.

Il Comitato federale della Federazione del PCI nella seduta del 10 novembre del 1969, decide il nuovo assetto delle Segreteria provinciale, chiamando Mancini a farne parte, trasferendosi a Frosinone. Gli subentra Franco Di Giorgio alla Segreteria del Comitato di zona, mentre al Consiglio comunale, dimessosi, sarà sostituito da Benito Di Nuzzo. Nella segreteria avrà la responsabilità della Commissione Stampa e propaganda e in seguito di quella dell'organizzazione.

Lascia la Federazione di Frosinone nel 1973, chiamato alla segreteria regionale del PCI del Lazio, dove ricopre l'incarico di responsabile delle Commissione organizzazione. Successivamente viene nominato Segretario della Federazione di Civitavecchia del PCI, assolvendo, come sempre, scrupolosamente al suo incarico. Ritornato al "Regionale" riveste vari incarichi. Il suo impegno costante e la sua sensibilità politica lo portano ad aderire alle successive evoluzioni politiche dai DS al PDS e infine al PD.
Un percorso politico lungo e intenso, sempre più accompagnato da una saggezza arguta e fine, che attirava l'attenzione delle nuove generazioni, colpite da questa costanza e coerenza politica, morale ed etica.

E in questi momenti di una mia profonda tristezza per la scomparsa del compagno Emilio, con i tanti ricordi che si affollano nella mia mente, non posso fare a meno di tratteggiare a dimostrazione del suo rapportarsi con gli altri, in particolare con i compagni di partito, la nostra comune amicizia, nata nel 1966.
In quell'anno, ero al terzo Liceo classico e già attivo nel PCI, o meglio nella FGCI, ebbe inizio, non solo l'amicizia, ma anche la nostra collaborazione politica.
Insieme si facevano i comizi, io per la Federazione giovanile comunista e lui per il PCI, (e anche gli annunci del comizio, lui guidava e io annunciavo) trasportando quelle trombe da fissare sul tetto dell'auto e collegando i morsetti alla batteria. Numerose, tante, sono state le uscite insieme per diffondere l'Unità, per raccogliere il grano (che poi si vendeva al molino) tra i contadini - increduli per quello che chiedevamo e perché - per sostenere la stampa comunista, per distribuire volantini, fatti con il ciclostile girato a mano con l'inchiostro che colava, davanti alle fabbriche o sui cantieri edili, dove qualche volta siamo stati cacciati e minacciati.
E di manifesti ne abbiamo attaccati sui muri delle città: l'uno con il manifesto in mano pronto all'affissione e l'altro a spargere una colla dall'odore sgradevolissimo, girando per i paesi con una Cinquecento giardinetta, di proprietà del Partito. Impegno e discussioni su la politica senza limiti di tempo e di luogo. E non poche sono state le critiche, i dissensi politici tra noi.
Non è stato solo tutto questo. Mi fece lezioni di guida per l'automobile, quando dovevo prendere la patente o quando dimostrava un suo interessamento per i miei esami all'Università. Momenti di vita quotidiana. Ricordi incancellabili.
Ciao Emilio, non attaccheremo più insieme i manifesti, ma sarai sempre con me a guida per il prossimo tempo.

14 settembre 2018

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In ricordo di Giancarlo Riccardi

Francesco con il nonnoGC.Riccardi minPoesia di Francesco Spilabotte


A mio nonno: Giancarlo Riccardi

Ali nel vento

Fenice d’infiniti colori,
che appari nel cielo ancestrale e profondo,
che voli oltre le dimensioni più remote ed estreme dell’universo,
con le tue ali lunghe e variopinte come pennelli,
lasci il segno alla ricerca del tuo impossibile volo!
Fenice d’infiniti colori,
che trasmetti le tue tonalità mistiche nell’azzurro più penetrante,
che doni vita e capacità di risplendere alle stelle,
come fiori su un prato blu,
dunque alle tue opere di rifulgere di luce propria,
nel firmamento e nell’intera galassia!GiancarloRiccardi di ValentinaCoccarelli 350b min
Fenice d’infiniti colori,
che con le tue ali nel vento generi dei vortici travolgenti d’immensa grandezza,
vi racchiudi il tuo potere sempiterno ed artistico,
dai luce ai meandri più oscuri dell’universo,
doni ancora capacità alle persone di provare emozioni,
cosa significa essere poeti, musicisti, scultori, artisti…
il saper creare un qualcosa di terreno/ultraterreno,
che diviene come un bellissimo sogno,
immortale ed eterno,
per sempre!

Da tuo nipote: Francesco Spilabotte

 

 

 

 

 

 
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Gian Carlo Riccardi in un ritratto di Valentina Coccarelli

 

 

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Cgil Cisl Uil: In ricordo di Luigi Mastrogiacomo

Luigi MastragiacomoSu inziativa delle sigle Confederali Cgil, Cisl e Uil di Frosinone e dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia e con il patrocinio del Comune di Ceccano, il giorno sabato 27 maggio 2017, alle ore 10.00, presso l’Oratorio Santa Maria a Ceccano, si terrà la Commemorazione di Luigi Mastrogiacomo, un giovane lavoratore iscritto alla CISL , che fu barbaramente ucciso durante gli scontri che caratterizzarono le lotte sindacali e operaie a Ceccano, in difesa dei diritti dei lavoratori.
A 55 anni dalla morte del giovane Luigi Mastrogiacomo, le Organizazzioni Sindacali provinciali alla presenza dei Segretari Generali Anselmo Briganti, Enrico Coppotelli e Gabriele Stamegna, vogliono rendergli omaggio attraverso una cerimonia di commemorazione che ripercorrerà gli avvenimenti salienti di quei giorni tumultuosi, che portarono alla ribalta delle cronache locali e nazionali i lavoratori ceccanesi e, in modo particolare, i lavoratori dell’ex Saponificio Annunziata.
L'iniziativa dunque si presenta, di fatto, come una celebrazione della tenacia di una intera città nella strenua difesa della dignità della classe operaia degli anni 60, cui va unanimemente riconosciuto il merito di aver contribuito, in maniera determinate, alla ricostruzione di un Paese più libero, civile e moderno.
Il ricordo della memoria di Luigi Mastrogiacomo, giovane vita spezzata nel frangente degli scontri, è un modo per abbracciare idealmente tutti gli italiani e tutte le famiglie che, con il loro sacrificio, hanno arricchito di dignità, di valori e di principi inviolabili il nostro Paese e la sua Democrazia.
Le Organizzazioni Sindacali invitano la cittadinanza e soprattutto i giovani a partecipare all'iniziativa per sensibilizzare le nuove generazioni sul sacrificio di chi ha dato la propria vita in difesa del lavoro e dei diritti dei lavoratori.

 
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27 maggio a Ceccano. Lotte sindacali: ricordo e attualità

Locandina Ceccano 27mag17 350 260Il quarto brano di “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata“, in attesa della mattina di sabato 27 maggio quando con una iniziativa provinciale unitaria Anpi, lavoratori e sindacati ricorderanno uno dei più gravi delitti commessi contro operai che 55 anni fa combattevano per i loro diritti. UNOeTRE.it tempestivamente pubblicherà il programma dettagliato di questo importante appuntamento.
Non solo date e orari, ma cercheremo di inizire a ricordare quei "fatti" che nel mese di maggio del 1962 la città di Ceccano sostenne. Riproporremo brani scritti da Lucia Fabi e Angelino Loffredi nel libro “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata“, l'unica riscostruzione completa di testimonianze e antefatti finora esistente.
Fu la più forte vertenza sindacale mai combattuta nella nostra provincia per difendere i diritti degli operai del saponificio Annunziata. Prima dell’accoglimento delle richieste operaie il 28 maggio ci fu il momento tragico della morte dell’operaio Luigi Mastrogiacomo , il ricovero in Ospedale di 7 persone e oltre 40 curate ed assistite negli ambulatori. (UNOeTRE.it)

Dal libro “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata “di Lucia Fabi Angelino Loffredi ( 2013) Edizioni CGIL.

Quarto brano. Verso il secondo sciopero cittadino

Si va così verso il secondo sciopero cittadino che si terrà il 25 di maggio. Questa volta è di 24 ore e, come per quello precedente, l’adesione degli uffici, delle scuole, del commercio e dell’industria è totale.

 Locandina27maggio17

Per tutta la giornata la città è vuota e silenziosa, il clima è teso. Tutte le forze di polizia della provincia e il battaglione dell’VIII mobile sono presenti in ogni angolo del territorio comunale. Sulle strade di accesso a Ceccano viene esercitata una pesante azione di controllo. Da Roma arriva l’ispettore capo di polizia, Di Stefano, per verificare lo stato di efficienza dei reparti. Un presidio di poliziotti staziona davanti al cantiere dell’imprenditore evangelisti. Da qui infatti il 16 maggio gli operai avevano preso molto materiale per difendersi e fare le barricate. numerose camionette circolano lungo le strade per affermare il dominio poliziesco sulla città.
I sindacati per evitare nuove provocazioni della polizia hanno rinunciato sin dalla mattinata a formare il solito picchetto davanti alla fabbrica.

 

La città è assediata, chiusa. A chi arriva da fuori appare una città fantasma. Improvvisamente, però, si rianima: operai, donne, giovani, famiglie intere e tanti comuni cittadini arrivano da ogni parte del paese. L’ invito lanciato dal comitato cittadino è accolto, piazza 25 luglio si riempie nuovamente di una gran folla, la città ancora una volta si schiera con i propri lavoratori in lotta. Alle ore 17,30, il sindaco Vincenzo Bovieri apre con poche parole la manifestazione di solidarietà e dopo di lui intervengono i rappresentanti di tutti i gruppi consiliari: Francesco Battista, per concentrazione Democratica; Giuseppe Bonanni, per il MSI; Luigi Piroli, per la Dc; Ugo Bellusci, per il PSI e l’on. Angelo Compagnoni, per il PCI Dante Pantano, segretario provinciale dei cartai, riesce ad appassionare e infiammare la piazza ricordando le vicende accadute ad isola del Liri nel 1949, quando un intero paese scese in piazza per difendere 300 operai licenziati dalle cartiere Meridionali. Ricorda l’occupazione militare, le camionette, le donne che buttavano la cenere negli occhi dei poliziotti, le manganellate, i ferimenti, il morto, gli arresti e i processi, le successive assoluzioni ma anche la riassunzione di tutti i licenziati.
Pantano parla come un fiume in piena, carico di passione e ricordi, descrivendo episodi di solidarietà e di coraggio. Trasmette commozione e speranza (12) Prima di concludere il suo intervento fra gli applausi dei presenti consegna nelle mani del sindaco 150.000 lire raccolte dal sindacato fra gli operai di Isola del Liri. Nella stessa serata Giuseppe Masi a nome del comitato di solidarietà cittadina legge tutti i contributi ricevuti (13). Si elencano anche i sostegni provenienti da altre realtà. La manifestazione si conclude senza incidenti con la polizia che si è mantenuta a distanza. Il giorno successivo si tiene un nuovo e infruttuoso incontro fra le parti in sede ministeriale.

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Nisio Pizzuti ci ha lasciato. Il ricordo dell'ANPI

Nisio Pizzuti 90 anni quello a destraAnpi Frosinone - Cari tutti e tutte,
con profondo cordoglio siamo costretti a darvi la notizia della morte del Partigiano Nisio Pizzuti di Isola del Liri, avvenuta questa notte all'età di 95 anni.
Pizzuti è stato un combattente per la Libertà appartenente come sottufficiale al battaglione "Cremona", inquadrato nella VIII Armata britannica insieme ai Partigiani della Brigata Garibaldi "Mario Gordini". Combatterono sul Po, liberando Torre di Primaro e poi Alfonsine (RA), Adria, Cavarzere, Chioggia e Mestre, fino a giungere a Venezia il 2 Aprile 1945. Il suo Gruppo pagò alla lotta di Liberazione il prezzo di 178 caduti, 605 feriti, 80 dispersi.

Pizzuti non ha smesso un giorno di impegnarsi per la democrazia e la libertà, ricoprendo anche ruoli istituzionali prestigiosi (7 volte consigliere comunale, attivo funzionario del Pci e delle organizzazioni territoriali del lavoro, dalla CGIL alla CNA alla Camera del Lavoro.
Fu animatore culturale, politico, sportivo di instancabile attivismo, promuovendo importanti rassegne culturali e manifestazioni sportive che continuano ad aggregare giovani e cittadini.
Non ha mai fatto mancare il suo prezioso contributo di memoria e di riflessione sulla storia del nostro popolo, del nostro paese, del territorio in cui ha vissuto, ed era particolarmente interessato al rapporto con i giovani.

Nel 2002 ricevette il premio "Città di Isola del Liri" per i cuoi meriti verso la Città, con una motivazione di alto significato istituzionale, politico e culturale.

Resta famosa la sua esortazione ai ragazzi ed alle ragazze: "se farete attività politica, fatelo con onestà".

L'ANPI Provinciale sente la sua scomparsa come perdita di un bene prezioso, di un riferimento certo, dalle idee chiare e dalle azioni conseguenti, dagli alti valori e mai sottomesso a concezioni e usi particolaristici della politica.

I funerali si svolgeranno domani mattina alle ore 10, l'ANPI sarà presente con una sua delegazione ed invita tutti a partecipare per porgere l'estremo, riconoscente saluto ad un combattente partigiano cui siamo davvero debitori.

Fraterni saluti.

Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
Comitato Provinciale di Frosinone

 
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In ricordo di Ernesto Biondi

I Saturnali di Ernesto Biondi a Buenos Airesda Michele Santulli - Ernesto Biondi. Quest’anno 2017 ricorre il centenario della morte di Ernesto Biondi, lo scultore originario di Morolo. un suo monumento significativo si ammira davanti alla prefettura di Frosinone, una scultura in travertino gigantesca del magistrato romano Gaio davanti alla Corte di Cassazione a Roma, un monumento in bronzo a Menotti Garibaldi nel parco di arriccia.
L’opera più importante sono considerati i Saturnali, maestosa scultura in bronzo esposta alla Galleria naz. d’Arte moderna a Roma. Ammirevoli le fontane monumentali di Gorga e di Montelanico sui monti Lepini nonché’ quella di Cisterna. Un gioiello è la cappella Campanari nel cimitero di Veroli, certamente una delle più ragguardevoli cappelle cimiteriali dell’Italia centro meridionale.
Il comune di Roma grazie alla sua sovrintendenza comunale ha ritenuto di onorare degnamente questo grande figlio della Ciociaria: infatti giorno 4 di aprile, mercoledì, alle ore 10,00 in via degli Scipioni 292, 00192 Roma, sarà svelata una targa commemorativa in onore dell’artista.
Siamo certi che cultori e amatori saranno presenti, come pure saranno presenti i sindaci e le autorità dei comuni interessati e non, con i rispettivi gonfaloni e insegne ufficiali.
Per informazioni: d.ssa Mancinelli 06 6710 2609 per la sovrintendenza romana e dr Sponzilli 335 540 6538 per gli eredi dell’artista.

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Per Siro D'Amico, poeta dialettale

Siro DAmicodi Saturnino Manovale - In onore della scomparsa del poeta dialettale Siro D’Amico.

La poesia narra di un colloquio tra una moglie molto devota e un marito miscredente, che non va mai a messa, e anche bugiardo. Infatti questi rincasa sempre tardi, e ogni volta racconta la solita scusa di essere stato a un funerale. La prima parte della poesia è abbastanza comprensibile. La seconda parte diventa più chiara per chi conosce la vera storia del nonno del poeta dialettale Siro D’Amico (soprannome del nonno “Ciammotto”). Quest’ultimo (Ciammotto) un giorno disse alla moglie che si sarebbe recato in piazza (la “Porta”), come faceva d’abitudine. Purtroppo per la povera donna egli fece ritorno solo dopo oltre cinquant'anni. Chissà, forse per sapere a posteriori cosa la gente avrebbe detto di lui in tale lunghissima assenza. Allo stesso modo la poesia auspica un probabile ritorno dei fratelli Carlo e Siro D’Amico. Ovviamente si tratta di un ritorno metaforico (“nu finto morto”), in quanto i due defunti fratelli (“la razza Ciammotto”) rivivranno in mezzo a noi con le loro opere (i libri di Carlo e le poesie di Siro).

Nell’ultima strofa la moglie invita il marito a ossequiare la “salma” illustre. Gli intima di raccogliersi in silenzio, di inginocchiarsi rimanendo allo stesso tempo sull’attenti (“petto ritto”) e, infine, gli rivela che la poesia narrata fino a quel momento è stata scritta dallo stesso defunto Siro D’Amico. In verità con tale artificio letterario, diretto soprattutto ai lettori, l’autore reale della poesia, Saturnino Manovale, si candida a ricevere l’eredità del compianto amico e poeta dialettale Sirotto.

Per una migliore comprensione della poesia i dialoghi della moglie sono stati scritti in corsivo.

Iu Re ‘lla Piazzarola

«Se pò sape’ andù si’ stato?
Mo reccontumella male!».
«So’ remaso turmentato,
appress’a chiglio funerale».

«Ma perché chi s’è remmorto?
Ogni vota è ‘na millanta,
cu ste bucìe da beccamorto,
se so’ morti tutti quanta!».

«Ma sta vota è sacrusanto!
Nun te stongo a dà na sòla.
Va a vede’ a cammusanto,
s’è morto iu re ‘lla Piazzarola!».

«A stu giro nu me fai fessa.
Forza, sbrighete, ve’ cu meco!
Però prima imo alla messa,
dopo agliu “sacro speco”».

------ (davanti alla tomba del defunto)

«Me si frecata n’ara vota!
Puro mo, è nu finto morto».
«Mo, va bbè ca si devota!».
«Chist’è cumme Cristo Risorto.

E’ la razza de Ciammotto!
Fanno finta da sparine,
prima Carlo, mo Sirotto,
pe’ vede’ che ci’ata dine.

“Rescio, vaio pe’ lla Porta!”
Fece iu nonno alla moglie.
P’aspettaglio, nun s’è morta,
cinquant’ann’i culle doglie.

Apperciò, mo statte zitto!
Fissa bbè sta futugrafia.
Nginocchiete, petto ritto!
Ca n’è scritto sta puesia».

 
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