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Ricostruire una nuova economia con il lavoro

 Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)

Prevedere equilibrati interventi nsl “Piano Strategico di Sviluppo della ZES/ZLS Lazio”

di Donato Galeone*
zonaindustriale 390 minIl nostro “APPELLO” di settembre 2020 rivolto alle rappresentanze politiche e sindacali territoriali - rilanciato con la diretta facebook unoetre del 19 febbraio sulla pagina del giornale online - continua a tenere in conto, essenzialmente, le tre urgenze sulla “sanità, l'economia e il sociale” indicate dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella e riconfermate dal neo Presidente del Consiglio, Mario Draghi con il voto del Parlamento.

Abbiamo ripetuto e detto che, ora, non dobbiamo soltanto guardare al presente ma domandarci e discutere sul “come ricostruire la vita economica e sociale” del frusinate e Lazio mirando, con un lungimirante accesso alle risorse del Ricovery Plan, tanto alla ricostruzione di “aree di di sviluppo sostenibile” quanto, con capitale economico pubblico e privato, connettersi al capitale naturale e ambientale – da recuperare e salvaguardare – congiunto alla essenzialità del capitale umano giovane e meno giovane , con il lavoro qualificato contrattato e partecipato.

Sappiamo e prevediamo che la proposta del Governo al Parlamento – articolata per settori infrastrutturali e sociali territoriali – denominato “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)” sarà, per l'Italia, propositivo di contenuti e impegnativo nella esecutività, per potere accedere ai fondi Next Generation EU del piano finanziario pluriennale 2021-2027 che, peraltro, richiederà proposte condivisibili e tempi certi di realizzazione nelle comunità locali regionali.

Negli 1960-70, da non dimenticare ma divulgare, abbiamo avuto riflessi di “luci e ombre” con gli interventi straordinari dello Stato nell'economia provinciale - non programmati - mediante una gestione non partecipata nelle fasi della trasformazione locale che, nei fatti, non ha favorito ma appena lambito la elevazione sociale delle nostre comunità, anzi, ha contribuito a stabilizzare una rassegnata “indifferenza” che, di fatto, tende a distruggere ogni valore trainante verso l'ascesa sociale delle persone e una migliore qualità della vita.

Ecco, oggi, con le due parole “sostenibile sviluppo e resilienza” si intende qualificare ogni intervento di sviluppo sia mediante una sostenibilità ecologica - ovvero - di bonifica e tutela ambientale, sia con una capacità di graduale recupero e ripresa, ovvero, di una capacità di resistenza da condividere tra responsabili operatori economici e sociali - rappresentativi dei territori - da tecnici ed esperti dell'economia e dell'urbanistica, nella ricostruzione sostenibile e resiliente del basso Lazio nel contesto regionale.

Vale a dire e innanzitutto il capire e il condividere i contenuti che vogliamo dare alla parola “sviluppo” con il superare la genericità nozionistica e praticare uno sviluppo equilibrato degli insediamenti industriali e dei servizi territoriali, congiunti, alla trasformazione dell'agricoltura - bonificata nei fondi valle - e alla valorizzazione agro forestale delle aree montane.

Necessario procedere con una verifica responsabile e articolata verso la ricostruzione di un equilibrato e voluto nuovo sviluppo tra comparti produttivi - ecologicamente attrezzati - nella dimensione settoriale territoriale da strutturare, proporre e programmare, oltre che da finalizzare alla massima occupazione, mediante una ricercata e sostenuta politica attiva del lavoro, professionalizzato e adeguato alla domanda crescente, sul nuovo modo di lavorare nelle imprese tecnologicamente avanzate del terzo millennio.

Pensiamo che attraverso queste verifiche e mappature delle aree territoriali e consortili, già destinate agli insediamenti produttivi, potrà essere accelerato e definito ogni utile e necessario orientamento imprenditoriale sia per una ripresa dell'attività produttiva o di una formale disponibilità al riacquisto - da parte del Consorzio ASI Frosinone o Consorzio Unico del Lazio – delle 'aree già concesse per gli insediamenti - mediante formale revoca - in attuazione dell'articolo 63 della legge n.448/1998, come già avvenuto oltre cinque anni fa, con il riacquisto dell'area Videocon di Anagni e mediante revoca consortile della variante urbanistica alla SIF (Società Interportuale Frosinone) per la mancata realizzazione dell'aeroporto, riportando a destinazione agricola sia i 284 ettari di terreno che i 135 ettari a destinazione industriale.

Gli Enti Locali, Comuni e Amministrazione Provinciale, le due ASI consortili di Frosinone e Cassino, con le associazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori - prevediamo - che dovranno partecipare, presso Regione Lazio, alla definizione condivisa del “Piano Strategico di Sviluppo” - obbligatorio - per il riconoscimento della ZES/ZLS - Zona Economica Speciale e Logistica Laziale - come da D.G.R. del 30 ottobre 2018, quale misura parallela alle ZES del Mezzogiorno di cui al d.l. 30 giugno 2017 n.91, convertito in legge n. 123 del 30 agosto 2017.

Appare ragionevole pensare e prevedere - da subito - un lungimirante impegno politico da condividere, confrontare e verificare sia verso la ravvicinata approvazione in Regione Lazio del “Piano Strategico Regionale di Sviluppo” - nel ripartire con gli interventi di rilancio economico programmati nell'ambito della riconosciuta “Area Laziale Economica di Sviluppo” - e sia nella operatività del costituendo “Consorzio Unico Industriale del Lazio” con le aree consortili da recuperare e attrezzare nelle infrastrutture, per favorire nuovi insediamenti produttivi e servizi logistici nell'ambito sia di una continua salvaguardia ambientale che di condivisi e rinnovati “piani regolatori di sviluppo territoriali”.

Così come non prevedere nel contesto territoriale del “Piano Strategico di Sviluppo della ZES/ZLS Lazio” – da Sud verso Nord del frusinate – equilibrati interventi di riconversione industriale integrata e regolata in aree riconosciute APEE ( Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate) tanto nei tradizionali poli consortili di Cassino-Pontecorvo che di Ceprano-Sora-IsolaLiri e, proseguendo lungo l'Autostrada A1 verso Roma – bonificando in tempi certi la Valle del Sacco – da un area APEA tra Ceccano-Frosinone-Anagni e Colleferro.

Pensare, quindi, anche a parte di quel 37% delle risorse europee “Next Generation EU” che devono essere destinate ad obiettivi coerenti sia con il “Green New Deal” che mediante una gestione del “Recovery Plan” sostenibile di salvaguardia della salute, pianificazione territoriale e competitività innovativa delle imprese, nella graduale ripresa delle attività produttive e lavoro.

Con il lavoro contrattato e partecipato e nella interdipendenza delle essenziali tematiche produttive “ambientali, economiche e sociali” possiamo contribuire a ricostruire, consapevolmente, quel nuovo e diverso modello di sviluppo mirato verso una economia e un lavoro capaci di migliorare la qualità della vita e dare un futuro di inclusione sociale universale alle persone.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

 

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Per il lavoro ricostruire l'unita' sindacale dei lavoratori

Cgil Cisl Uil mindi Donato Galeone* - «Ricostruire l'unita' sindacale di classe lavoratrice per il lavoro». Nei giorni 26-29 ottobbre del 1970 con la prima Assembea Unitaria dei Consigli Generali della CGIL-CISL-UIL a Firenze veniva deciso di realizzare l'unità sindacale e si assumeva l'impegno di riunire le strutture sindacali di ogni livello categoriale e territoriale coinvolgendo tutti i lavoratori:
-  nell'attivazione di iniziative congiunte per elaborare e rivendicare azioni sindacali unitarie;
-  nella costituzione di “centri operativi unitari” per proporre questioni e problemi specifici territoriali da sottoporre sia alla dirigenza locale che alla consultazione dei lavoratori, congiunti alle politiche contrattuali in tutti i luoghi di lavoro, definendo regole e coerernti comportamenti comuni mranti verso lo sviluppo delle azioni sindacali e dando piena esecutività tanto alle intese unitarie quanto all'impostazione autonoma del sindacato. (completata una pagina per continuare a leggere torna qui, sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

  1. L'appello di Firenze
  2. Un quadro incredibile

Valore e significato dell'appello sindacale di Firenze nel 1970

La duplicità della “proposta appello sindacale di Firenze” sullo sviluppo del processo unitario - da sperimentare e verificare in tempi predeterimanti sia nei contenuti che nelle azioni per ricostruire il sindacato unitario autonomo e democratico e non solo la sommatoria delle tre Confederazioni - rappresentava l'espressione organizzata propositiva e di lotta di tutta la classe lavoratrice italiana.

E il 12 dicembre 1971 - in Frosinone - le Segreterie provinciali della CGIL, CISL e UIL - guidate da Bellardinelli, da me e da Menichini - convocavano la prima Assemblea Unitaria di tutte le strutture sindacali per “verificare e confermare la volontà di realizzare l'unità sindacale” tanto necessaria quanto richiesta a sostegno dell'avviata azione politica sulle riforme sociali; unità intesa non certo sotto il semplicistico slogan che “uniti si vince” - come ancora oggi si sente urlare tra forze e movimenti politici alle vigilia delle elezioni del 2018 - ma come qualificata organizzazione sociale, per esprimere la capacità di svolgere sia un ruolo “extracontrattuale nei confronti della società” e sia il “tradizionale ruolo contrattuale” nei confronti della produzione di beni e servizi pubblici e privati.

Nella mia relazione, presentata a nome della CGIL-CISL-UIL provinciali, sottolineai nella premessa politica che, proprio la CISL sin dal 1950 intese ed intendeva ricostruire l'unità sindacgilcisluil 225290cale di tutti i lavoratori, compresi i lavoratori comunisti, che erano e sono una realtà sociale nel mondo politico-partitico italiano e che credendo liberamente possibile l'autonomia del movimento sindacale dai partiti in genere e dai partiti di classe in particolare, ritenevamo e volevamo ricostruire, con l'unità sindacale, un sindacato democratico italiano che nella società doveva e deve sempre lottare per le riforme sociali e per il lavoro - contrattando e partecipando - le condizioni normative ed economiche nazionali, aziendali e territoriali.

Richiedevo, consapevolmente, a tutti una riflessione corale e profonda nell'ossservare il come e il quanto le azioni sindacali dei lavoratori negli utimi anni - in Italia e nella provincia - erano e sono riuscite ad essere per i “valori dei contenuti sociali proposti” i catalizzatori della unità della classe lavoratrice pensando, ragionevolmente, che con l'unità sindacale si riusciva ad essere portatori di una politica unitaria della classe lavoratrice che mai, schieramenti politici e partiti o movimenti di popolo, erano e sono riusciti ad essere.

Su queste essenziali ragioni - aggiunsi - dovevamo prestare la massima attenzione al nostro interno sindacale ed a quei settori e componenti più politicitizzati del movimento sindacale che potevano ostacolare l'unità siindacale, ritenendola come massa di di manovra e di urto sul piano dell'azione rivendicativa e che presto o tardi non avrebbe potuto non delegare la sua azione politica. Così come il mondo padronale e politico governativo - pur in ritardo - aveva capito che con l'unità sindacale si intendeva realizzare sia nella società italiana che europea “una politica costituzionale egualitaria nei diritti e doveri” mirata ad affrontare alle radici il potere delle classi dominanti.

L'unità sindacale era ed è ancora considerata, volutamente, pansindacalismo e la divisione dei lavoratori continuava e continua ad essere più che funzionale, di fatto, alla politica dei poteri dominanti nei gruppi finanziari, uniti e sparsi, economicamente nel mondo, rafforzati nelle imprese multinazionali che continuavano e continuano a prevalere sulla politica, debole e frammentata, aumentando profitti nella dimensione globale.

E, purtroppo, dopo oltre 30 anni, già dal 2007 e per 10 anni, la crisi coinvolgeva la stessa unità di azione sindacale nella divisione tra CGIL da una parte e CISL-UIL dall'altra con gli accordi separati in sedi di Governo che si ripetevano in molti rinnovi contrattuali di lavoro mentre in Italia - sempre nel 2007 - nasceva il PD, partito democratico dichiaratosi progressista e plurale che si caricava la crisi sociale ed economica nella guida di un centrosinistra parlamentare di legisltatura resosi ancora più debole dal 4 dicembre 2016 e destinato a “tirare a campare” nonostante una scissione che, non solo a mio avviso, peserà non poco nelle elezioni politiche del 2018.

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo

Un quadro politico incredibile e disaggregante

In questo richiamato scenario passato sindacale e politico anche da me vissuto e motivato nei contenuti unitari - direttamente fino al 1976 - osservo oggi un quadro politico incredibile e disaggregante nella scomposizione e parziale ricomposizione di partiti e movimenti a freddo, sia definita sinistra progressista da nuovi simboli fuori dal PD che verso una destra a guida esterna berluscoiniana per riprendere sia “conservazione che comandi” già conosciuti bene durante la crisi decennale del “lavoro e la crescita delle povertà”.

E non è casuale l'emergere aggregante del nuovo movimento di cittadini cinquestelle che, presumendo di raccogliere consenso politico maggioritario nell'accresciuto e montante disagio sociale esistente non dichiarano compiutamente “come superarlo e con chi” ma preferisce attacccare, con linguaggio sgradevole, ogni avversario politico e con argomenti infantili e rozzi.

Attacca anche il movimento sindacale dei lavoratori che se risponde adeguamente e responsabilmente ai “capi guida di quel movimento” continua ad essere divisa come classe lavoratrice e non più “unitaria in piena autononia” - CISL e UIL da una parte e CGIL dall'altra - riducono l'impatto sociale conosciuto e reso alto come lo era stata con la Federazione CGIL-CISL-UIL degli anni '70 e anche con me nella provincia di Frosinone.

Tempi passati solo da raccontare - si dice - ma anche da conoscere quali fatti sociali e sindacali realizzati e vissuti pur messi in crisi - praticata sia dall'interno che dall'esterno del sindacato - volutamente per ridurre l'incisivo vero volto e ruolo “del lavoro e della classe lavoratrice nel sindacato dei lavoratori”.cgil cisl uil 350 260

Un ruolo sindacale democratico unitario forte nei contenuti sociali e determinato nel contesto plurale dei partiti e delle alternanze democratiche dei governi, certamente, indispensabile sia in presenza della crisi economica e del lavoro che non c'è e sia per la profonda traformazione del rapporto del lavoro con il nuovo mondo produttivo globalizzato, iperliberistico, che continua a generare disuguaglianze sociali e, nel nostro Paese, alimentare maggiori distanze socio-economiche non solo tra le due Italie tra nord e sud.
E'stato scritto e detto in questi giorni (rapporto Censis e Raffaele Morese) che a fine anno 2017 registreremo almeno 4 Italie e non due:
-  quella che “gode” di enormi vantaggi finanziarie nelle posizioni manegeriali, burocratiche e informatiche
- quella che “corre” sull'orlo della globalizzazione, della innovazione tecnologica e della società della conoscenza;
-  quella che “arranca” tra lavoro incerto, stato sociale dimagrito e poca serenità familiare;
-  quella che “dispera” perchè senza lavoro a giovani e adulti oltre ai redditi decrescenti, congiunti all'anziano in solitudine e alle povertà crescenti.
Questa realtà sociale vera e visibile, presente e crescente anche nella provincia di Frosinone e nel Lazio, non potrà e non può non avere incidenza sulle rappresentanze sociali e politiche, con suggestioni varie nei movimenti e tra quelli che si presentano disaffettivati verso i “valori della politica autentica” che sono essenzialmente “trasparenza e solidarietà” da ricostruire tra le classi sociali delle società democratiche.

Ricostruire, mi permetto sottolineare, non con emblematici e colorati cartelli elettorali, ma adeguando al terzo millennio i “valori delle politiche sociali e del lavoro attuabili e possibili sui territori” - aggregando e non dividendo il “correre” sull'onda della globalizzazione che - in assenza di trasparenza e unità dei lavoratori - “ sarà un nuovo totalitarismo che solo in apparenza e nelle forme esteriori, è meno duro e meno informe, di quelli che abbiamo conosciuto nel ventesimo secolo”. (economista francesce Michel Camdessus).

Ed ecco il rischio e il richiamo, quindi, agli ultimi quaranta anni che suggerisce e aiuta alla ripresa della “ricostruzione della unità nell'azione sindacale” per dare rappresentanza sociale al lavoro in modo nuovo entro cui necessita dare vita a regole e “catena di valori” con nuove competenze e conoscenze, mediante un rivendicazionismo comune della CGIL-CISL-UIL sulla “centralità del lavoro” che non c'è e sul futuro del lavoro in trasformazione, discutibile e partecipato, partendo dalla FCA ex Fiat nell'area di Cassino, tanto nello sviluppo occupazionale locale quanto nella dimensione multinazionale, non solo competitiva nei processi produtivi e di prodotto, ma nel priorizzare, essenzialmente, la qualità e la dignità umana del lavoro.

(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

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Voglia di Pci

ricostruireilPci 350 260di Fausta L'Insognata Dumano - Sabato pomeriggio,quanti impegni nell' agenda dell'Insognata!.... Meritano tutti, un puzzle incredibile, open day al liceo artistico Bragaglia, mostra alla villa comunale, torna il ''figlio romano',' in una trattoria vicino all'autostrada si gettano le basi per ricostruire il PCI. Con la storia del Pci......IO sono nell' angolo, arrivo da un altro frammento della galassia della sinistra.....ho visto il battage pubblicitario in rete, ci sono dei compagni con cui ho consumato un po' di suole, camminando in lunghe manifestazioni, ci sono compagni con cui ho creduto nel sogno, ci sono compagni con cui ancora oggi condivido l'utopia e dialogo, compagni che incontro nei luoghi del conflitto sociale, un salto per salutarli è doveroso. Giacomo viene da Rieti, è del comitato politico nazionale del Prc.
Esco dall' open day del liceo, non sono ancora le sedici è la sala della trattoria è piena, servono altre sedie....Saluto fuori con una sigaretta i compagni di sempre, quelli che nonostante le scissioni dell' atomo restano sempre amici, con qualcuno l'aria è ariosa e stimolante come una camera a gas....venti anni di litigate e tensioni non si sciolgono con uno sguardo anche evitato. Ho già premesso che sono di passaggio, ho un appuntamentoL'Insognata all'angolo per una mostra, commentino ironico, ah la sinistra aristocratica che si perde l'appuntamento con un evento storico, che entrerà nell' amarcord....quella volta in trattoria.....
Non voglio smontare l'entusiasmo e la carica di quei pochi giovani presenti, le mie sono riflessioni emozionali di una, che crede nel potere salvifico dei giovani, non a caso mi circondo di giovani......Sala piena, stracolma, è un successo va riconosciuto, la parola magica PCI in un sabato pomeriggio riempie le sedie, se poi consideri l' aria di festa che spinge in mercatini e centri commerciali alla ricerca di regali di natale, indubbiamente la giornata è riuscita.
Bene, entro nella sala, esclusi i pochi giovani.....se po' di'?? 'e lo dico, mi sono sentita una ragazzina, dentro e fuori. Dentro.....in un solo attimo, ho rivisto la composizione dei miei primi cpf provinciali, prima che rifondazione comunista esplodesse nella miriade di partiti con le falci e martello....poi come in film in bianco e nero mi sono apparse le frantumazioni, le litigate a cui ho assistito e preso parte, Rifondazione comunista ha attraversato una lunga strada dentro di me..... all'improvviso in un pomeriggio di dicembre attorno a me le diverse anime, spesso protagoniste delle scissioni, ricomposte per cercare di ricostruire i focolai in vita dell'atomo.
Capelli brizzolati, capelli bianchi, qualche chilo in più dovrebbero annullare le diversità, che hanno portato alla frantumazione dell' atomo. Giovane fuori, mi sono sentita fortemente giovane, abituata ad assemblee di studenti, di precari, per la Ricostruire il Pciprima volta mi sono sentita giovane, guardandomi attorno.Ricostruire il Pci
Azz... guardo Marina, ma le compagne si sono estinte?? Poi nella sala si materializzano delle compagne, due saranno al tavolo della presidenza, dei relatori. Resto nell' angolo in piedi ascolto Oreste Della Posta,,,,,,,, uno dei promotori, ...unificare i partiti comunisti, attualizzare il pci,.......
Nell' angolo la mia station colorata, non sono pronta per annullare la strada e le montagne, non sono pronta per partire per questo viaggio, non sono pronta per capire come sono diventati oggi molti di quella sala, sono rimasta ferma all'amarcord di come eravamo insieme. Mi chiama una mostra, l'arte è un linguaggio meno astruso oggi per me......so che però voglio rincontrare quei volti giovani.

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PD: Una comunità da ricostruire o da costruire?

Mafia capitale pd da huffingtonpost.it 350-260di Sara Battisti - L'Assemblea del Pd della Federazione Provinciale di Frosinone ha indetto ufficialmente il Congresso della Federazione che si svolgerà entro il 30 marzo 2015, approvando il Regolamento per il Congresso e la Commissione Federale.
L'Assemblea ha inoltre votato, per la prima volta dalla nascita del PD, un Regolamento quadro che disciplina l'istituto delle primarie per la scelta del candidato Sindaco nei comuni sopra i 5000 abitanti.
L'Assemblea e' stata animata da un dibattito propositivo in un clima positivo e costruttivo anche se si respirava tra i dirigenti una profonda amarezza per quanto sta avvenendo a Roma in relazione all'indagine Mafia Capitale. La commistione malavita e politica oltre a gettare nello sconforto ogni militante, iscritto e dirigente di questo partito, riapre inevitabilmente un dibattito che a mio avviso non è mai stato approfondito e che sarà finalmente oggetto dell'Assemblea Nazionale convocata dal Segretario Nazionale Matteo Renzi per il 14 dicembre: quale forma partito vogliamo?
Continuo a credere che se tutti ritengono il partito una comunità di uomini e donne che si riconoscono in un progetto politico al quale aderiscono per convinzione, questa comunità dovrebbe essere alimentata attraverso la partecipazione, il dibattito, il confronto ma soprattutto dovrebbe essere difesa.
Perché quello che è accaduto a Roma racconta dell'impossibilità, con gli strumenti organizzativi che oggi il PD possiede, di potersi difendere dagli agenti inquinanti. Il modello di partito pesante e liquido, sono a mio avviso non solo superati ma due visioni contrapposte per troppo tempo utilizzate solo per affermare linee politiche alternative. Oggi invece dovremmo saper coniugare la rapidità delle decisione della classe politica, di fronte alla crisi economica e sociale ma anche dinnanzi ad una crisi dell'etica e della morale, la partecipazione attiva dei quanti per convinzione si iscrivono al PD, la selezione della classe dirigente. Sia questo il congresso che si interessi di delineare opzioni sul tema. Io credo che il PD debba dare vita ad una rete d'iscritti non costruita sulla base della conta ma sulla base dell'adesione ideale, garantendo luoghi di dibattito che li coinvolgano, affinché la classe dirigente si misuri attraverso il confronto e attraverso la capacità di ognuno di poter affermare la propria idea evitando così la nascita di quadri dirigenti per affiliazione. Per fare questo però dobbiamo tutti superare la logica della differenziazione a tutti i costi. Superare la necessità di dover per forza differenziarsi al proprio interno, per ragioni personalistiche o elettoralistiche, provando invece a costruire una comunità che al proprio interno si misura nel confronto ha rispetto per le differenze sulle questioni e i temi che si affrontano ma impara a tendere all'unità, perché in fondo la politica ancora è l'arte della mediazione. Il nostro partito ha troppe responsabilità su di sé, prima di tutto quelle del governo e della tutela e la rappresentanza del bene comune. Non può perdere un'occasione così importante come l'appuntamento congressuale per avviare questo ragionamento e provare a premiare i quanti, seppur con posizioni differenti, quest'idea di partito in questi tempi così difficili per la politica, hanno iniziato a raccontarsela e raccontarla. Credo che aver votato all'unanimità un ordine del giorno che impone finalmente il rispetto delle legge affinché il nostro partito garantisca trasparenza negli atti amministrativi degli enti locali, gli enti intermedi e lavori a costruire finalmente l'anagrafe pubblica degli eletti, invitando tutti i dirigenti, gli amministratori, i nominati negli enti, i riferimenti istituzionali iscritti al PD a rendicontare stato patrimoniale e incarichi assunti, evidenzi il rispetto per la nostra comunità e per i cittadini che siamo chiamati a rappresentare.

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Coraggiosamente liberare il campo dalle macerie e iniziare finalmente a ricostruire

partito-democratico bandiera350-250di Ivano Alteri - Stiamo assistendo alla fase terminale di un processo politico, lungo e drammatico, che ha condotto alla distruzione, e alla quasi estinzione, della Sinistra e del Centrosinistra ciociari. Le convulsioni politiche di questi giorni, occasionate dall'elezione di secondo livello per la presidenza della Provincia di Frosinone, potrebbero preludere all'esalazione dell'ultimo rantolo, che con ogni probabilità seguirà all'esplosione fragorosa del Pd locale.
Gli attori protagonisti di questo disastro annunciato sono accomunati non solo dal nome, ma anche dal destino di rappresentare un mondo da pensiero unico, unilaterale e cinico, meschino ed egoista, ipocrita e servile, dove anche le idee più grandi possono tranquillamente entrare nella tasca interna di una giacca, e dove le medaglie hanno sempre due facce disperatamente uguali. Chi pensasse, infatti, che all'interno del Pd provinciale sia incorso uno scontro tra due visioni politiche diverse, espressione delle diverse provenienze, farebbe innanzitutto un torto alla propria intelligenza, ma soprattutto a quelle storie politiche che nel Pd sono confluite.
Quelle due impostazioni, invece, hanno più banalmente perseguito con determinazione soltanto le ambizioni personali di qualcuno, la vanagloria, i propri interessi più o meno dicibili; a tutti i costi, senza scrupoli, né per il partito, né, tanto meno, per i cittadini e quel territorio che invece erano chiamate rappresentare. Nessuna delle due ha mai mostrato di aver capito perché fossero "lì". Nessuno delle due ha mai saputo incarnare le idealità, il senso delle istituzioni, il senso del dovere delle rispettive culture politiche (genitrici, sia detto tra parentesi, della Costituzione Repubblicana). Entrambe ne hanno rappresentato il peggio, entrambe ne hanno mortificato il meglio. Entrambe ne hanno strumentalizzato a fini personali il valore che esse avevano ancora per migliaia e milioni di persone; ed entrambe hanno strumentalizzato quelle strutture di partito che avevano indegnamente ereditato, tra l'altro privandone i cittadini a cui erano invece destinate per loro funzione. Entrambe sono responsabili di un disastro sociale, politico e democratico che vede il territorio subire inerme il totale abbandono, la derisione, il saccheggio di servizi pubblici fondamentali. Entrambe hanno disertato il campo della buona politica, preferendo andare brigando nottetempo, alla ricerca famelica di accordicchi, non di rado di dubbia moralità, mettendo spesso con le spalle al muro intere comunità di iscritti e attivisti, cittadini partecipanti. Entrambe, bisogna dire infine, hanno profondamente e vergognosamente tradito la fiducia che era stata loro accordata per lungo tempo, da molti.
Ora che tutte le bassezze sono compiute, che tutte le oscenità sono state concepite e partorite, che ogni brandello di credibilità si è dissolta, che si è infine giunti agli spasmi delle ultime, indecorose e basse furbizie da franceschielli, si tratta di capire se riusciranno ancora a trovare dei comprimari interessati, utili idioti pronti, caso per caso, a portare loro soccorso in cambio di uno strapuntino di potere castale, per tirarsi fuori dalla cloaca in cui si sono sepolti e hanno sepolto tutti noi. Non ne mancano, purtroppo, in giro per la provincia.
Ma non manca neanche chi sappia riconoscerli. È ora che questi ultimi si facciano coraggiosamente avanti e liberino il campo dalle macerie, perché si inizi finalmente a ricostruire. Tutto. Daccapo.

Frosinone 24 settembre 2014

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Ars: Ricostruire la sinistra

ARSDocumento della presidenza dell'Associazione per il rinnovamento della Sinistra

L'Italia è di fronte all'esito economicamente e politicamente disastroso di quella che è stata chiamata la seconda repubblica. Porre in atto rimedi immediati per affrontare la condizione drammatica di milioni di persone e di moltissime imprese è indispensabile. Adottare misure urgenti di riforma dei partiti e del sistema politico per la salvaguardia della democrazia costituzionale italiana ne è la premessa necessaria. Il Governo che si è costituito non solo contraddice le posizioni espresse nelle elezioni creando un comprensibile disagio negli elettori del centrosinistra ma appare del tutto inadeguato anche alle necessità più urgenti. Se, come è stato detto, fosse vero che le differenze tra destra e sinistra restano tutte non si comprende come possa questo Governo affrontare la crisi italiana. E i cedimenti alla destra, che già sono visibili, fanno temere il peggio.

Soprattutto, non si uscirà dalla crisi italiana, che rappresenta un episodio di specifica gravità nella crisi economica europea e mondiale, senza affrontarne le cause di fondo. Esse stanno, certamente, nella storia del paese e chiamano in causa le sue classi dirigenti, nelle vicende del '900 italiano e in cause a noi più vicine. Tra queste assume determinante rilievo la scomparsa dalla scena italiana di una forte e rispettata sinistra politica. ....

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