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A Collefferro 2 grandi poli: Rifiuti e Logistica

comitatoresidenticolleferro 350 260Colleferro nei giorni scorsi ha vissuto il “momento storico” dell’avvio degli interventi di messa in sicurezza permanente del sito di Arpa 2, contaminato da beta-esacloricloesano.

In attesa che parta la bonifica della valle del Sacco, dove la resilienza degli abitanti si scontra con una serie di patologie legate allo stato delle matrici ambientali, si continua con l’ulteriore insediamento e potenziamento dell’impiantistica dedicata ai rifiuti, nonostante le conseguenze dannose per la salute.

Colleferro ha davanti a sé la prospettiva di qualificarsi come ecodistretto dei rifiuti regionali, a livello pubblico e privato – compound industriale, Italcementi, discarica, consorzio Minerva - e come polo logistico dell’Italia centrale con una infrastruttura pesante ad alto impatto ambientale – cantiere Vailog - senza che questo abbia provocato un dibattito e un moto di ribellione apprezzabile.

Il ruolo di Colleferro città della cultura resta in secondo piano. Non convince il fatto che la città dello spazio non riesca a gestire gli odori nauseabondi della discarica. Colle Fagiolara chiuderà a gennaio, anziché a dicembre 2019, ma c’è sfiducia sulla scomparsa dei miasmi.

Il compound industriale è il progetto con il quale la Regione Lazio intende riconvertire gli inceneritori per trattare entro il 2022 almeno 500 mila tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati di Roma e provincia, nonché del livello regionale (DGR n. 614 del 26.10.2018).

L’obiettivo è il recupero di materia e di energia da rifiuti provenienti dai TMB (trattamento meccanico biologico), finalizzato alla produzione di biometano e CSS /MPS (combustile solido secondario e materie prime seconde).

Il miracoloso compound altro non è che un moderno TMB, con un digestore anaerobico e una discarica, un ciclo dei rifiuti superato. La Regione, finanziando il compound, sta disincentivando la raccolta differenziata, che i Comuni non avranno interesse a portare avanti!

Quanto alla sua collocazione, aspettiamo di saperlo dal Sindaco, verosimilmente nascerà in un’area a disposizione della società regionale Lazio Ambiente spa.

Il polo logistico Vailog cala sulla città della cultura, senza che dai Comuni di Colleferro e Paliano, con serena irresponsabilità, rispondano a una pur garbata domanda, perché? Del resto, per scelte altrettanto irresponsabili, hanno già perso una importante risorsa naturale, turistica ed economica, come il parco regionale La Selva, e messo a rischio la qualità della produzione del vino cesanese.

Nella precaria situazione sanitario-ambientale della valle del Sacco, ben nota ai nostri politici, inizia lo sbancamento di via Palianese. Colle Rampo sparisce per creare un’area di espansione edilizia, come non si era mai vista prima, per lasciare spazio a “capannoni, strade, piazzali, centinaia di mezzi circolanti al giorno, impermeabilizzazione del suolo, modificazione del regime idrico superficiale e profondo, alterazione del microclima, eliminazione della biodiversità e dello scambio depurante terra aria”.

La contropartita alla cementificazione è la deformazione/alterazione irreversibile dello stato dei luoghi. Con la prima ruspa in azione si comincia a intravedere la destrutturazione dell’area. Con i rumori incessanti degli escavatori si capisce che tutto è perso.

Molti credono che Amazon e Leroy Merlin, i primi collosi che entreranno con Vailog a Colleferro, siano una opportunità per le imprese e per l’occupazione; altri sono disposti a barattare la salute di tutti in cambio di un lavoro; altri ancora sono rimasti in silenzio piuttosto che contestare un progetto insostenibile per la valle del Sacco!

Il polo logistico si espande per circa 51 ettari con un parcheggio per 781 auto, 14 bus, 143 camion, con un’area per la sosta contemporanea di 26 TIR!

L’obiezione a questo tipo di progetto sta nella dimensione dell’intervento e nel processo di trasformazione e mercificazione del territorio. Davvero la contropartita sono i posti di lavoro? E tutte le attività commerciali della zona che fine faranno?

Sta nella possibilità che il polo logistico favorisse il recupero dell’edilizia esistente, un importante patrimonio dismesso dopo il processo di deindustrializzazione degli ultimi decenni, in un’ottica di riqualificazione, aprendo un percorso partecipativo con le comunità locali.

E così sembrava, visto che a marzo il Consiglio comunale ha votato una delibera sulla rigenerazione urbana, il cui principale obiettivo è la limitazione del consumo di suolo!

Sta nell’aver creduto che il patrimonio comune non si baratta e non si accetta il principio che è economicamente conveniente continuare a investire in aree inquinate e compromesse, tenendo a bada la reattività sociale.

Eppure tutto doveva cambiare rispetto al 2012, quando Colleferro era amministrata dalla Giunta Cacciotti e comitati e associazioni (alcuni loro componenti sono ora Amministratori) hanno contrastato il progetto “AutoReiseCenter” per la costruzione di edifici per servizi autostradali, commerciali e di ristorazione proprio in via Palianese: opere per oltre 2 milioni di € a favore del Comune e un parcheggio per 352 auto e 172 autocarri!

Ma il 9 maggio 2019, giorno di apertura del cantiere Vailog, non ci sono state voci critiche né prima né dopo l’inaugurazione e a protestare quella mattina c’era il Comitato residenti Colleferro.

E’ tuttora in corso lo sbancamento per le opere infrastrutturali e per il potenziamento di una nuova viabilità. Se un privato decide di investire a confine con una discarica che puzza è lecito domandarsi se gli viene dato supporto infrastrutturale, se gli sono stati concessi contributi pubblici o agevolazioni per i nuovi allacci alle reti idrica, energetica, fognaria, ecc.

In questi mesi i residenti hanno dovuto fare i conti con la polvere, il caldo e i rumori ininterrotti, che hanno reso loro la vita un vero inferno, anche per i mefitici miasmi della vicina discarica di colle Fagiolara.

Il Comitato ha segnalato per ragioni di sicurezza e di salute dei residenti e dei lavoratori al cantiere e ai Comuni di Colleferro e Paliano il disagio degli abitanti. Ha risposto solo la Regione, comunicandoci che spetta all’Amministrazione colleferrina tutelare il benessere dei suoi cittadini.

#Colleferrodicebasta!

Ina Camilli

Rappresentante CRC, aderente al Coord. Interprov. Ambiente e Salute valle del Sacco e bassa valle del Liri

Colleferro, 21.10.2019

Contrada Fontana degli Angeli

00034 Colleferro – Roma

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M5S Veroli: Tariffa puntuale per raccolta dei rifiuti solidi urbani

M5S logo minAl Sindaco Cretaro Simone
Al Presidente del Consiglio Comunale

OGGETTO: MOZIONE PER ULTERIORE INCENTIVAZIONE RACCOLTA DIFFERENZIATA CON L’INTRODUZIONE DI MECCANISMI DI TARIFFAZIONE PUNTUALE PER LA RACCOLTA DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI

Il Sottoscritto Fabrizio Cretaro consigliere del Movimento 5 Stelle di Veroli chiede l'iscrizione al prossimo Consiglio Comunale della seguente mozione:

PREMESSO CHE:
• la "tariffa puntuale" è il metodo ideale per incentivare i cittadini ad una efficiente raccolta differenziata. Consistente nel pesare esattamente i rifiuti indifferenziati prodotti dalla singola utenza domestica.
• Gli orientamenti in materia di gestione dei rifiuti previsti dalle leggi nazionali e dalle direttive europee privilegiano: 1) riduzione alla fonte; 2) il riutilizzo delle materi prime; 3) ottimizzazione della raccolta differenziata.
• Il Parlamento Europeo ha approvato la “Risoluzione sulla revisione Programma d’azione in materia di ambiente e la definizione delle priorità” e tra le priorità è indicato che si debbano prevedere “obiettivi di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio più ambiziosi, tra cui una netta riduzione della produzione di rifiuti, un divieto di incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati o compostati entro il 2020”.
• La Commissione Europea ha, inoltre, pubblicato lo studio “Screening of waste management performance of EU Member States” con l’intento di valutare la qualità della gestione dei rifiuti negli Stati Membri. I risultati dello Studio hanno confermato l’esistenza di grandi differenze all'interno dell'UE. L’Italia risulta essere al 20° posto, nel gruppo dei meno virtuosi di tutta l’Europa, insieme a Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Lituania, Lettonia, Malta, Polonia, Romania e Slovacchia.
• La Direttiva 2008/98/CE pone la prevenzione e il riutilizzo ai primi due posti della gerarchia dei rifiuti, ancor prima della raccolta differenziata.
• La direttiva promuove una politica che si propone di ridurre l’uso delle risorse e l’applicazione della gerarchia dei rifiuti e che dia impulso ad una «società del riciclaggio», evitando la produzione dei rifiuti ed utilizzando i rifiuti stessi come risorsa. Le priorità nella gestione dei rifiuti sono individuate nella prevenzione, nel riutilizzo e nel riciclaggio dei materiali.

CONSIDERATO CHE:
• La tariffa puntuale è la modalità più equa di far pagare ai cittadini il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, oltre ad una parte fissa, ogni utenza paga in base ai rifiuti indifferenziati realmente prodotti e conferiti.
• L’applicazione della tariffa puntuale garantisce di norma delle positive variazioni nelle abitudini dei cittadini, come ad esempio: permette di razionalizzare il percorso dei mezzi di raccolta, consentendo così di ottimizzare i costi del servizio di raccolta stesso.
• Nei contesti in cui è stata adottata la tariffazione puntuale la grande, media e piccola distribuzione hanno cominciato a mettere in commercio prodotti con minor presenza di imballaggi superflui (ad es. latte con vuoto a rendere e prodotti alla spina) per assecondare l’interesse dei propri clienti a produrre meno rifiuti.
• È evidente che pagare i propri rifiuti è il modo migliore per incentivare la riduzione dei rifiuti stessi e la raccolta differenziata, in una logica di responsabilità”.

VERIFICATO CHE:
Le prime linee guida regionali per l’applicazione della tariffa puntuale sono state approvate con la D.G.R. Del 17/1/2017. L’importanza della tariffa puntuale nell’ambito delle politiche regionali in materia di gestione dei rifiuti urbani viene riaffermata anche all’interno del DGR 49/2019: documento “Piano di Gestione dei Rifiuti della Regione Lazio: Linee Strategiche”. In particolare, al cap. 9 (Azioni da attuare nel medio termine) punto 4 (Incentivazione dell’adozione della tariffa puntuale) si conferma che la “promozione dell’adozione della tariffa puntuale a livello locale” rientra tra gli “obiettivi strategici” della Regione, con la previsione di sostegni economici per i Comuni da erogare attraverso “specifici bandi per investimenti destinati all'acquisto di sistemi, strumenti e tecnologie utili a tracciare il ciclo dei rifiuti”.

VERIFICATO INOLTRE CHE:
Nel Rapporto rifiuti urbani del 2015, l’ISPRA evidenzia che “risulta evidente dall’analisi condotta sui costi pro capite, come l’aumento del livello di raccolta differenziata nei comuni a tariffa puntuale coniugato ad una gestione virtuosa del rifiuto urbano si traduca in una diminuzione significativa dei costi a carico del cittadino”.

PRESO ATTO CHE:
In questi giorni l'azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti sul territorio di Veroli sta consegnando alle famiglie verolane i contenitori della raccolta indifferenziata con TAG RFID, associando di fatto ad ogni utente un codice identificativo, azione questa fondamentale e prodromica alla realizzazione della tariffa puntuale.

CONSIDERATO ANCORA CHE:
1) Il Movimento 5 Stelle di Veroli ha proposto già in data 06/04/2018 al Sindaco ed all'allora Assessore all'ambiente istanza con la quale si richiedeva l'adozione in via sperimentale per il primo anno e poi estesa a tutti i cittadini della tariffazione puntuale.

2) Le soprammenzionate linee guida regionali sono indirizzate ai Comuni per la redazione del proprio regolamento, i Comuni con proprio atto possono provvedere a dare attuazione a quanto previsto nelle suddette linee guida.

IL CONSIGLIO COMUNALE IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA

1) A prevedere l’introduzione, in un primo tempo in via sperimentale, di sistemi che permettano la tariffazione puntuale dei rifiuti, con decorrenza dall'anno 2020.

2) A favorire l'introduzione dell'obbligo di utilizzare stoviglie biodegradabili o riutilizzabili nelle manifestazioni patrocinate dal Comune.

3) A consegnare ai cittadini un glossario dei rifiuti con la quale i cittadini possano individuare con precisione in quale contenitore gettare quel tipo di rifiuto (sistema utilizzato già in altri Comuni della provincia dove la raccolta è gestita dalla stessa azienda che opera nel territorio di Veroli).

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Colleferro. Il "Movimento Rifiutiamoli" sulla questione rifiuti

Rifiutiamoli 400 minRiceviamo dal "Movimento Rifiutiamoli" e pubblichiamo, in pdf, un lungo documento che parte dai "miasmi in discarica (Colle Fagiolara), passando per i dubbi sulla chiusura della stessa, all’ipotesi paventata di riapertura degli inceneritori, fino al nuovo piano rifiuti regionale e relativo compound da 500.000 tonnellate. Esso prende spunto dalle Assemblee cittadine del 23 e 30 agosto scorsi organizzate dal "Movimento Rifiutiamoli".

Durante le due assemblee cittadine, una il 23 agosto e l'altra il 30, come "Movimento Rifiutiamoli" hanno descritto ai presenti lo stato dell’arte e le loro posizioni in merito, interloquendo e ottenendo risposte dalle istituzioni locali presenti agli incontri, il Sindaco Pierluigi Sanna e l'assessore all'ambiente Giulio Calamita.

I capitoli della nota sono nell'ordine:

Miasmi in Discarica

Chiusura della discarica

L'utilizzo degli introiti derivanti dal benefit

Inceneritori

Piano rifiuti e Compound

Conclusioni

 

 

Files:
Rifiutiamoli
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Dal Movimento Rifiutiamoli di Colleferro

Data 2019-09-10 Dimensioni del File 166.03 KB Download 9 Scarica

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Colleferro. Rifiuti un bluff riuscito perfettamente

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli - Lo scorso 2 Agosto, in perfetto tempismo balneare e con un ritardo di sette anni, la Giunta della Regione Lazio ha approvato il testo del nuovo Piano di Gestione del Rifiuti*

L’iter proseguirà alla Pisana, in Commissione e in Aula, per l’esame e l’approvazione entro la fine dell’anno in corso, con il termine di 60 giorni per le osservazioni di comitati e associazioni, più altri 30 per le controdeduzioni. Scarsa, praticamente nulla, la possibilità che qualche modifica venga accolta.

E’ un documento corposo di 389 pagine, che analizza lo stato di fatto del ciclo dei rifiuti e programma gli interventi con una stima dei flussi da qui al 2027.
Il nuovo compound industriale di Colleferro, un impianto da almeno 500.000 ton/anno, è il fulcro sul quale si regge tutta la strategia di gestione dei rifiuti della Regione.

Infatti, secondo le stime della Regione, allorchè gli impianti del compound di Colleferro andranno a regime, non prima del 2022 (ovvero fra tre anni), verranno abbattute le quantità di rifiuti destinate allo smaltimento in discarica ed al recupero di energia con gli inceneritori.
Sostiene sempre la Regione, che il “miracoloso” compound tratterà scarti e sovvalli provenienti dai TMB “tradizionali” di tutto il Lazio (in specie AMA di Roma Capitale), recuperando quote significative di materiali da detti scarti e quindi diminuendo le quantità non recuperabili da smaltire in discarica.
“Passiamo all’economia circolare!” annuncia trionfalmente la Giunta regionale.

In realtà il bluff sta proprio nell’aver indicato che prima del 2022 il compound non andrà a regime, e quindi prima di quella data che si fa?
Si utilizzano a pieno regime tutti gli impianti (discariche, TMB e inceneritore di S. Vittore) delle Province del Lazio a supporto del fabbisogno della Capitale che - è esplicitamente dichiarato nel Piano - non è autosufficiente né per il trattamento dei rifiuti urbani (TMB), né per lo smaltimento (discarica).
Perciò, almeno per i prossimi tre anni - sempre se va tutto “liscio” - la monnezza capitolina non cambierà la rotta migratoria diretta agli impianti della Provincia di Frosinone, Latina e Viterbo.

E Colleferro?
Dal 2022 tutta la monnezza dei TMB della Regione passerà attraverso il nuovo compound per il trattamento; prima di allora resta qualche dubbio sulla chiusura della discarica a fine 2019 e sulla riattivazione di almeno uno degli inceneritori, ora fermi.
La Regione scrive espressamente che c’è assoluta necessità di nuove volumetrie per soddisfare il fabbisogno regionale di smaltimento in discarica, ma per realizzare un impianto nuovo occorrono almeno due-tre anni e senza le volumetrie di Colle Fagiolara l’intero ciclo regionale potrebbe collassare.
Perciò il rischio di una replica di quanto accaduto a Roccasecca, dove la Regione ha ottenuto la sopraelevazione dell’invaso sulla scorta della motivazione del rischio di una emergenza che avrebbe coinvolto tutto il territorio regionale e tutte le Province, esiste anche per colle Fagiolara.

Siamo alle solite: la Regione dichiara esplicitamente che Roma ha necessità di una discarica ma non usa i poteri sostitutivi per imporne la realizzazione al Campidoglio. E anche se ciò accadesse oggi, ci vorrebbero due-tre anni affinchè il nuovo impianto sia realizzato e funzionante.
Nel frattempo? Ci sono sicuramente Roccasecca e forse colle Fagiolara.

L’Amministrazione comunale di Colleferro si sgola per ribadire che la discarica chiuderà, ma nulla potrebbe di fronte ad un provvedimento emergenziale della Regione o addirittura del Ministero dell’Ambiente.

Mentre per gli inceneritori di colle Sughero, un ambiguo passaggio del Piano fa scattare l’allarme:“l’intervento di Colleferro potrebbe non essere considerato alternativo alla valorizzazione di sezioni impiantistiche di stabilizzazione già presenti nei vari TMB, quantomeno per il transitorio, e/o in quota parte anche per le strategie a regime. Ciò potrebbe consentire anche una distribuzione territorialmente più equilibrata dei carichi, soprattutto in transitorio alla realizzazione del complesso dell’impiantistica di trattamento.”
Ergo, se il compound non funzionerà, si torna all’antico sistema TMB-Inceneritore-Discarica, con un ruolo ancora potenzialmente determinante per gli impianti di colle Sughero.

In conclusione, i siti di Colleferro, ben lungi dall’essere dismessi e riconvertiti, in realtà divengono centrali e fondamentali nella gestione del ciclo dei rifiuti nel Lazio, sia che il nuovo Piano vada a regime, sia che si torni - ovvero si resti - all’attuale strategia di gestione.
A questo si aggiunga il piano industriale del Consorzio Minerva che prevede la realizzazione di almeno altri tre impianti (biogas o biometano, recupero frazioni differenziate, e trattamento dei RAEE).

Tali decisioni, che risalgono ad accordi presi nell’estate del 2017, con all’epoca assessore regionale Buschini, sono state imposte e calate sul territorio senza una reale consultazione e partecipazione dei cittadini, ingannati dalle “stese” avanti le ruote dei TIR e distratti da un roboante movimentismo ambientalista che dopo una prima fase, che ha portato alla chiusura degli inceneritori, nella seconda fase, con la previsione di nuovi impianti, ha visto negati tali risultati.
In più, la politica ha calato l’asso dello sviluppo economico e dei posti di lavoro, così da tacitare ogni eventuale voce dissenziente.

Un bluff riuscito perfettamente.

Nel mese di settembre il comitato dedicherà un’intera sessione alla problematica sanitaria e ambientale della valle del Sacco, testimoniando al processo in piedi presso il Tribunale di Velletri sulle emissioni odorigene della discarica, che abbiamo denunciato nel 2014, incontrando i vertici di Lazio Ambiente spa (il Comune di Colleferro non ha assentito), opponendoci alla proroga dell’ordinanza Zingaretti sull’emergenza rifiuti e dimostrando in piazza, il 27 settembre, che i cittadini hanno il diritto di scegliere il proprio futuro.
La comunità vuole uscire dal settore dei rifiuti con un piano straordinario per le bonifiche delle aree inquinate, senza ulteriori lentezze.

*(http://www.regione.lazio.it/binary/rl_main/tbl_documenti/RIF_DGR_592_02_08_2019_Allegato_3.pdf.).

Ina Camilli - Rappresentante CRC, aderente al Coord. Interprov. Ambiente e Salute valle del Sacco e bassa valle del Liri

Colleferro, 21.8.2019

Contrada Fontana degli Angeli
00034 Colleferro – Roma

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Cervaro. Raccolta rifiuti non va, proprio non va

Cervaroda Massimo Maraone, Cervaro, riceviamo e pubblichiamo - Alla ribalta della cronaca continua ad esserci la raccolta dei rifiuti solidi urbani. Il 12 agostto è stato segnalato attraverso un esposto, che un operaio assunto da 2 giorni ha avuto un infortunio sul lavoro.

Segnalato il fatto all'Asl del lavoro ed alla Procura della Repubblica di Cassino, imputabile secondo i ricorrenti ai mezzi della raccolta rifiuti che versano in precarie condizioni che non garantirebbero, in sufficiente sicurezza ed igiene, lo svolgimento del servizio di raccolta dei rifiuti nel territorio comunale di Cervaro.

Intanto, riferiscono gli operai, il Comune ha da poco pagato 3 mensilità alla ditta, corrispondente ad una cospicua somma, al cospetto di dichiarazione di conformità del servizio secondo le norme e i capitolati. Intanto, sempre dalle maestranze, si riferisce che sono state segnalati 4 turni di mancate raccolte di rifiuti (ai vigili urbani) con tanto di missive: «hanno un tavolo pieno di reclami protocollati».
«Che schifo, -scagliandosi verso la macchina amministrativa - nessuno dice niente, tutti bravi a parole!».

Tematica ancora molto calda a Cervaro quella dei rifiuti solidi urbani, che ricordiamo che è stato l'argomento che è costato la caduta dell' Amministrazione D'Aliesio ed oggi, il comune è governato dal Commissario Prefettizio.

 

 

 

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Rifiuti: inquinamento, costi e affari

Discarica di Cerretodi Gaetano Ambrosiano* - Partiamo da uno stralcio di dichiarazione del Presidente Lucio Migliorelli pubblicata nel suo profilo Facebook per capire lo stato delle cose riguardo il mondo dei rifiuti ed il rapporto “politico” della SAF non con il territorio come servizio pubblico ma a scopo ed utilizzo prettamente di Partito.

- “Concludo ricordando che ottemperare all’ordinanza del Governatore del Lazio non è stato solo atto dovuto, ma anche testimonianza di solidarietà, in un momento drammatico, per una città che tra i suoi residenti, o comunque tra le sue presenze quotidiane, annovera una vastissima schiera di ciociari che si recano a Roma per lavoro e per studio, per ricevere cure mediche o anche semplicemente per turismo.” -

Cosa leggiamo in queste poche parole, leggiamo un fatto molto grave che racchiude la totale mancanza di visione e progettualità di un territorio nella sudditanza mai sopita nei confronti della provincia romana e di Roma stessa, dove la politica esprime puri interessi interpersonali lontano da quello che invece dovrebbe essere racchiuso in quello che a sinistra chiamiamo il bene pubblico di una condotta amministrativa. Ma un altro dato che viene in risalto da tutta la questione è il silenzio che cade in modo oscuro a sinistra e nelle associazioni che si sono sempre dichiarate a favore nella lotta all’inquinamento ed alle problematiche del rifiuto ora assistiamo assurdamente ad una presa di posizione del centrodestra nei confronti del problema. Un problema che dovrebbe essere svestito da qualsiasi funzione ideologica se non quello per il bene del pianeta e delle singole persone.

“Per ricevere Cure mediche” è la frase che più ci imbarazza, la Regione non solo ci fornisce di rifiuti ma non ha mai ottemperato ad una corretta procedura sulla bonifica della Valle del Sacco non ci ha mai fornito le condizioni per realizzare un “Registro Accreditato dei Tumori” della nostra provincia e ci ha lentamente svuotato di qualsiasi infrastruttura e servizio sanitario non sembra poco per una delle aree più inquinate d’Italia e con un incidenza tumorale di cui nel dettaglio pare ci vogliano tenere all’oscuro.
Vi consiglio di osservare il Silenzio dell’Ordine dei Medici riguardo la questione. La Sanità con tutte le sue nomine e varie dipende dalla Regione Lazio e dalla Presidenza della Regione Lazio. E su questo faccio notare anche l’assordante silenzio del Movimento 5 stelle. A distanza di anni di fuoco sul problema e delle parole dette vi giuro che cadono veramente le braccia.

Negli ultimi tempi infatti sono apparse sulla stampa diverse affermazioni secondo le quali i rifiuti della nostra provincia, verrebbero poi comunque avviati all’incenerimento in altre regioni italiane. Su questi fatti va fatta assoluta chiarezza. Ne è testimone il Sindaco Simone Cretaro, come dichiarato in questi giorni, dove giustamente prende le distanze dalla responsabilità soggettiva nell’aumento della Tari nel comune di Veroli, un Sindaco a cui come altri non possiamo imputare responsabilità diretta, ma a cui chiediamo una riflessione di coscienza civile ed una posizione più netta nell’affrontare il problema, un aumento sottolineiamo dovuto all’esportazione del rifiuto organico in azienda situata nel comune di Padova, come sappiamo oltre al costo dello smaltimento ciò che incide in maggior misura è il trasporto che fa lievitare il tutto in modo sostanziale.

Altro dato è il quello sulle discariche e vorrei ricordare al Dott. Migliorelli o chi per Lui il caso della discarica delle Lame di cui ancora non siamo a conoscenza di come e quando verrà bonificata, ma voglio soprattutto ricordare che la discarica fu gestita sempre ad utilizzo della RECLAS che con il cambio societario divenne SAF (società Ambiente Frosinone), un dato curioso nel passaggio di costituzione sociale fu mantenuta l’esigibilità del credito nei confronti dei comuni ciociari ora per diritto di responsabilità e per cooerenza di pensiero chiediamo che la SAF si faccia carico per esigibilità di diritto nella bonifica del sito delle Lame (650.000 tonnellate di rifiuti anonimi), una gestione ricordiamo che fu sempre nelle mani del centrosinistra ed in particolare del Partito Democratico e questi sono fatti e non illazioni di alternativa ideologica. Se questo è concetto di buon governo e di programmazione allora abbiamo un problema serio. Ricordo inoltre che la SAF è stata sotto infrazione dalla comunità Europea per non avere a norma l’impianto per il trattamento dell’organico, multa che gravava nelle tasche dei cittadini, come costo.

Quindi come possiamo prendere con serietà nelle parole del Presidente il lavoro che si svolge nell’interesse del territorio. Un interesse inesistente se non nei confronti della Regione Lazio, un interesse privato all’interno delle questioni del Partito Democratico ascoltate il silenzio assordante e di come venga fatto intriso di quell’opportunità che i rifiuti rappresentano. E vi ricordo che siamo uno dei territori che più ha subito una libertina industrializzazione del territorio con tutte le conseguenze che conosciamo. Una “Valle nel sacco dei veleni della Politica” e torniamo a parlare in questi giorni nell’ipotesi di una nuova discarica in una delle aree più segnate nel distretto di Anagni e Paliano. Ancora parliamo di ampliamenti e nuove discariche, ma quando ci libereranno delle esistenti?

Ora nell’assemblea del 18 ci aspettiamo di capire con chiarezza quali sono e quanti sono i comuni che esportano o no la frammentazione di organico e quelli che no, dove conferiscono questo, perché da voci pare che si sia consigliato di mischiarlo nella porzione di indifferenziato, perché questa è la procedura (un  escamotage) ancora esistente nei comuni ciociari sulla problematica.

Un ultima domanda ma questa “Fabbrica dei Materiali”, che cosa rappresenta, un brevetto internazionale, un Pensare Democratico nel futuro della Ciociaria e del Mondo?
O è un semplice ammodernamento di un impianto di TMB basato su quale tecnologia, ma soprattutto dove verificare la relazione tecnica di progetto o siamo di fronte alla solita enunciazione temporale?

Il Presidente ci ha rassicurato che i rifiuti una volta trattati torneranno in territorio Romano e per l’esattezza a Colleferro, ma qualcuno lo ha informato che la causa dell’inquinamento della nostra Valle nasce proprio dai siti industriali di Colleferro?

 

 *Segretario provinciale di Art 1

 

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6 punti per una "mozione" sui rifiuti in Ciociaria

discarica cerreto 350 260di Gaetano Ambrosiano* - Chiediamo ed inoltriamo all'attenzione dei Sindaci della Provincia ed in Primis alla persona del Sindaco Nicola Ottaviani che al momento ci è sembrata la persona più lucida riguardo le problematiche nella gestione del rifiuto, questo al di là delle ideologie politiche, quale massimo rappresentante del capoluogo la valutazione e considerazione di un concetto elementare principio di responsabilità secondo cui ogni territorio ha il dovere di “chiudere” il ciclo dei propri rifiuti sul territorio stesso, senza scaricarne i costi su altri territori. Non si può infatti fare i virtuosi con gli inceneritori degli altri, come fanno diverse province e regioni italiane. Ed allo stesso modo questo diritto dovrebbe essere rispettato dalla nostra provincia nei confronti di altre le quali per loro inadeguatezza nel risolvere il problema a breve trasporteranno parte dei loro rifiuti alla SAF - Società Ambiente Frosinone.

Disponendo nel concetto di principio a difesa di un territorio già di per se devastato da uno stato ineccepibile nel suo essere inquinato, a maggior veduta dagli ultimi avvenimenti che hanno coinvolto il fiume Sacco. Chiediamo che i Comuni mettano a voto il divieto e non consenso al conferimento dei rifiuti provenienti dalla Provincia di Roma questo a tutela del nostro stato di salute del territorio ma anche in quello che deve essere un inizio del non cadere in una pericolosa programmazione di una industrializzazione del rifiuto che a quanto pare sia l’obiettivo di alcuni indirizzi provenienti dalla politica. Il divieto di importazione va dunque assolutamente mantenuto. Ma il principio di responsabilità vale anche per chi lo proclama. Insomma: accanto al divieto di importazione, per la Provincia di Frosinone dovrebbe anche valere il divieto di esportazione dei propri rifiuti verso territori esterni. Tale divieto non vale naturalmente per i materiali recuperati nella raccolta differenziata e avviati al riciclo e al riutilizzo, anche attraverso la loro trasformazione in altro tipo di materiale. Vale invece assolutamente per il deposito in discarica e per lo “smaltimento” attraverso trattamento termico, cioè attraverso incenerimento, sia in inceneritori che in cementifici o altro. In questo caso si tratterebbe semplicemente di “esportare l’inquinamento” provocando emissioni in altri territori. Questo contraddice il principio di responsabilità, che va applicato in un’ottica globale. Sarebbe politicamente e eticamente ipocrita avviare a discarica o incenerimento all’esterno della provincia rifiuti di cui noi siamo responsabili.

Per questo al ciclo dei rifiuti va applicata la “verità dei costi ambientali”.

Negli ultimi tempi sono apparse sulla stampa diverse affermazioni secondo le quali rifiuti della nostra provincia, addirittura raccolti inizialmente negli appositi contenitori verrebbero poi comunque mischiati non rispettando il codice dei rifiuti, come ci vediamo costretti ad esportare l’umido per mancanza di servizio e questo con aggravio dei costi per la comunità e su questi fatti crediamo vada va fatta assoluta chiarezza al contrario di quelle che sono le dichiarazioni del Sig.Buschini, già Ass.Ambiente Regione Lazio e attualmente Presidente del Consiglio della stessa, a cui ricordo che l'esportazione dell'organico con aggravio di costi per i contribuenti è dovuto ad una incapacità nella programmazione di gestione dell'impianto della SAF , che come testimoniato dal programma Report era sotto infrazione dalla comunità Europea per non avere a norma la gestione dell'impianto riguardo il trattamento dell'organico.

Ma tengo a precisare che è dal 2012 che la Regione Lazio non attua un piano rifiuti per la nostra Regione e che nelle ultime gestioni dell'impianto SAF,parliamo di almeno due anni nell'ordine di tempo, provenivano da Roma circa 300tonnellate giornaliere da Roma che paradossalmente da quello che oggi leggiamo sull'informazione i Sindaci nell'assemblea avevano votato si al conferimento con molti sindaci del Partito Democratico che oggi gridano all'allarme rifiuti. La discarica di Roccasecca in località Cerreto aveva fatto domanda e ricevuto il via circa due anni fa un autorizzazione ottenuta dalla domanda in circa 20 giorni, come Zingaretti aveva concesso finanziamenti per circa 12milioni di euro per il revamping del Termovalorizzatore di Colleferro per poi cederlo in una vendita a ribasso, onestamente tutta questa grande attenzione nelle problematiche della Valle del sacco non c'è ma leggiamo una politica nel pieno dell'ipocrisia e dell'ignoranza nella conoscenza della problematica. Ora cercheremo di capire il ruolo nel Presidente della Provincia Pompeo se arriveremo a dei fatti concreti o ai soliti tavoli di incompetenza assoluta come ci hanno dimostrato negli ultimi 10 anni non parliamo di qualche mese ma di 13 anni se consideriamo il fatto delle mucche e di circa 40 se valutiamo il dramma della valle del sacco. Come anche vorremo sapere quando verranno bonificati tutti i siti industriali dismessi e se possibile avere conoscenza nello stato dei depuratori ASI anche se il Presidente DeAngelis e' più interessato ad una vocazione manageriale commerciale che Industriale come dovrebbe essere nelle sue competenze, il cortocircuito in quelli che sono i ruoli degli ENTI è sempre più profondo.

Per tutti questi motivi chiediamo una mozione di riferimento nei seguenti punti:


1) Di porre un divieto all’introduzione di Rifiuti da altre Province.

2) Che venga progettata e programmato un piano Rifiuti in quella che viene chiamata la Sostenibilità Circolare del rifiuto Urbano.

3) Che si dia conoscenza in modo dettagliato di quanti rifiuti e di quale categoria vengono attualmente esportati verso territori esterni alla provincia in codici e quantitativo per essere alla fine avviati a discariche, incenerimento o qualsiasi altro tipo di smaltimento (ad eccezione di quelli che entrano nel riciclaggio e vengono trasformati in altri prodotti) in impianti sia pubblici che privati.Tra i rifiuti da considerare: fanghi, impurità da raccolta differenziata (soprattutto plastiche, e se sì, di che tipo), quote di rifiuto organico che non riescono a trattare i nostri impianti, e qualsiasi altro tipo di frazione) e che sia data conoscenza nei quantitativi (produzione) e trattamento (capacità) dei rifiuti industriale nella produzione e procedura di conferimento sia di tipo consortile che privata.
4) Si richiede inoltre di indicare le quantità con un criterio omogeneo che coinvolga l’intero territorio, nel modo di consentire di farsi un’idea precisa di quanti e quali rifiuti “esporti” la provincia di Frosinone in un significativo lasso di tempo.
5) Se possibile, si chiede anche di indicare i costi economici di questi smaltimenti, sia che ricadano a carico di privati che di enti pubblici, nostri o esterni.
6) E se esiste, oltre le parole, il progetto di riqualificazione dell'impianto SAF una società partecipata con un assemblea di Sindaci che sono eletti dal popolo residente nella provincia di Frosinone con tutto il diritto di essere a conoscenza ed informati nello stato delle cose e che si torni all'audizione pubblica nell'assemblea dei Sindaci la SAF non è e non cade in una gestione privata.

Ed Inoltre la Regione quando avrà intenzione di avviare un concreto Piano dei Rifiuti con lo smantellamento dei vecchi inceneritori oramai obsoleti nella tecnologia e nello smaltimento delle discariche presenti sul territorio con il ripensare oramai come avviene in tutta Europa in un reale ciclo chiuso dei rifiuti con l’ausilio delle nuove tecnologie imperanti ad impatto zero.

 * *Segretario provinciale di Art 1

 

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Patrica, la nuova frontiera dei rifiuti inerti

Patrica panorama 400 minCoordinamento Interprovinciale Ambiente e Salute Valle del Sacco e bassa Valle del Liri

 da Re.Tu.Va.Sa - A nulla valgono le grida di dolore della valle del Sacco scesa in manifestazione unitaria il 13 aprile a Frosinone sotto una pioggia battente ma con la forza che la contraddistingue.

Nel nostro territorio si continuano a proporre progetti di impianti legati al ciclo dei rifiuti, al di fuori di ogni pianificazione (continuiamo ad essere in attesa del nuovo piano regionale dei rifiuti) e di ogni criterio di rispetto per l’ambiente. Si continuano a proporre insediamenti lungo il corso del fiume, in aree sottoposte ai vincoli del Sito di Interesse Nazionale di cui deve essere verificato il grado di inquinamento, facendo prevalere la logica del profitto al rispetto dell’ambiente

Ora si insiste su Patrica (Fr) luogo già pesantemente compromesso a livello ambientale, ma che risveglia continuamente appetiti.

Da tempo si è aperto un nuovo fronte sul terreno ciclo dei rifiuti, quello del trattamento degli inerti, si tratta di una categoria molto ampia che passa da rifiuti derivanti dalla costruzione di edifici, a estrazione di miniera e cava, da raffinazione del petrolio a terreni prelevati da siti contaminati, a trattamento delle acque reflue e altri ancora.

Questo in sintesi è il progetto, tutta la documentazione al link https://regionelazio.app.box.com/v/027-2018, della Minotti Lavori SRLS sempre a Patrica e sempre nell’area industriale a gestione ASI. Progetto presentato a metà dello scorso anno e in fase istruttoria presso gli uffici preposti della regione Lazio per una capacità di trattamento con successiva presentazione in Autorizzazione Integrata Ambientale di 300.000 tonn/anno.

Inaccettabile nel modo più categorico in riferimento a quanto detto precedentemente oltremodo all’interno del Sito di Interesse Nazionale (SIN) la cui fotografia reale post-caratterizzazioni si avrà entro il 2023 secondo l’Accordo Quadro di Programma per cui la logica impone precauzione massima

Nell’istruttoria sono stati già espressi pareri, alcuni positivi in base alla collocazione dell’impianto in una area a destinazione industriale. L’amministrazione Comunale si sofferma sulla richiesta di integrazioni al progetto relative all’inquinamento indotto dal traffico veicolare, all’ utilizzo di terre e rocce di scavo ed alla collocazione in area SIN che richiede il parere ministeriale. Successivamente il Comune di Patrica, in data 31.01.19, fa richiesta di archiviazione del procedimento per difetto di applicazione dell’istruttoria e per mancato rispetto dei tempi previsti per l’integrazione documentale in riferimento alle normative vigenti, che però erano state inviate dal proponente in data 22.01.19 ma non pubblicate nell’apposita spazio web dell’area VIA della Regione Lazio e comunque in ritardo rispetto ai tempi normativi. In ogni caso ad oggi non risultano contro risposte dall’ente autorizzativo.

Tra le note degli Enti interpellati spicca però la relazione dell’Arpa Lazio del 16.11.18 che in 18 pagine descrive il quadro catastrofico dell’area in oggetto.

Lo stato delle acque superficiali del fiume Sacco da Colleferro a Falvaterra -come risulta dai dati delle centraline di rilevamento- risulta essere in gran parte “SCARSO” per i parametri ecologici e “NON BUONO” per i parametri chimici. Quelle sotterranee non fanno testo in quanto sono verificate solo in due punti per i parametri chimici su Anagni.

Della qualità dell’aria vengono confermati i rilevamenti delle centraline che già conosciamo, introducendo però un rilevamento specifico su Patrica nel 2017 che riporta 56 superamenti per le PM10, oltre la normativa di Legge.

A questo punto si passa al comparto suolo e acque sotterranee e qui la situazione è desolante.

Ex Discarica Comunale Valesani/Le Cese: per il terreno superamenti per Vanadio e Arsenico; per le acque sotterranee Piombo totale e Ferro.

Chemi SPA: per le acque di falda concentrazioni rilevanti (CSR) di 1,2 –Dicloropropano, Tetracloroetilene, Tricloroetilene, 1,1- Dicloroetilene, 1,2- Dicloroetilene (cis) e concentrazioni superiori (CSC) di 1,2- Dicloroetilene (cis+trans), 1,1,2-Tricloroetano, 1,1- Dicloroetilene, Triclorometano, Sommatoria Organo Alogenati, 1,2 Dicloroetano.

Mater Biopolymer SRL: per le acque sotterranee campioni ARPA superamenti (CSC) per Arsenico totale, Cromo totale, Ferro totale, Nichel Totale, Piombo totale, Manganese disciolto, Manganese totale e Nitriti; campioni della Ditta superamenti per Antimonio, Ferro e Manganese disciolti. Per i terreni nessun superamento.

Ditta Rizzi Francesco per l’Ambiente: per i terreni superamenti (CSC) per i parametri Arsenico, Vanadio, Cobalto, Stagno, Piombo, Cromo totale, Nichel, Selenio, Idrocarburi C>12 e Diossine/Furani (quest’ultimo parametro in un solo topsoil), per le acque sotterranee superamenti per Alluminio, Berillio, Cromo totale, Ferro, Nichel, Piombo, Manganese, Arsenico e Triclorometano.

Klopman International SRL: per le acque sotterranee superamenti (CSC) per Alluminio, Triclorometano, Cloruro di vinile, Tricloroetilene, Tetracloroetilene, 1-2, Dicloroetilene e Sommatoria organoalogenati.

Fosso Vadisi: concentrazioni significative di Arsenico, Cadmio, Zinco, Cromo Totale, Cromo VI, Piombo, Mercurio, Nichel, Stagno/organo Stannici, Rame, Cianuri, Solventi Organici aromatici (BTEXS), Idrocarburi C>12 e C<12, Grassi ed Olii Vegetali ed Animali, Fenoli (2-clorofenolo, 2,4-diclorofenolo, 2,4,6-triclorofenolo, Pentaclorofenolo)

Ex discarica comunale Gorgona: per i terreni superamenti (CSC) di Idrocarburi C>12; per le acque sotterranee di Alluminio, Arsenico, Cobalto, Ferro, Nichel, Piombo, Selenio, Manganese, Tallio, Solfati e Ammoniaca. I rilevamenti della Ditta superamenti (CSC) di Arsenico, Ferro, Nichel, Manganese, Solfati, Ammoniaca e Idrocarburi totali.

BERG SpA (ex DSI SRL/SpA: per i terreni superamenti (CSC) di Berillio; per le acque sotterranee (CSC) Alluminio totale.

Gabriele Group SRL: per le acque sotterranee superamenti (CSC) per il Cromo totale, successivamente solo per Manganese e Ferro.

L’ARPA Lazio fa rilevare che per altre attività produttive nei pressi “gli interventi ispettivi effettuati presso alcuni degli insediamenti sopra citati hanno comportato la comminazione di sanzioni amministrative nonché segnalazioni all’Autorità Giudiziaria ai sensi dell’art. 29-quattuordecies del D.lgs 152/06.”

In conclusione la relazione riporta quanto segue: “In considerazione di quanto sopra, si ritiene che l’area oggetto di intervento sia da considerarsi affetta da particolare criticità ambientale e pertanto si invita codesta Autorità competente a tenere conto degli eventuali effetti derivanti dal progetto in correlazione al cumulo con gli effetti derivanti da altri progetti esistenti e/o approvati.”

A questo punto gli uffici della regione Lazio non possono che prendere in seria considerazione il parere dell’Ente di Controllo preposto e -unitamente alle richieste dell’Amministrazione Comunale- archiviare il procedimento.

Il Coordinamento Interprovinciale Ambiente e Salute esaminata la documentazione relativa al progetto e valutate le probabili ripercussioni ambientali esprime preoccupazione e chiede che il procedimento sia dichiarato concluso con un parere negativo.

In caso contrario i cittadini di Patrica e della valle del Sacco dovranno mettere in atto le contromisure del caso, peraltro a loro congeniali.

Valle del Sacco, 12.06.2019

 

 

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Roma è invasa...

rifiuti borgate Roma 2 mindi Tiziano Ziroli - Roma è invasa...hanno ragione, c'e bisogno di sgomberare gli abusivi sbatterli in mezzo alla strada, ma Roma non è invasa da gente disperata che cerca solo di poter sopravvivere, Roma è invasa dalla spazzatura...guardate la foto.

Come vedete ci sono cumuli di rifiuti che il comune non si sa piu da quanto tempo non viene a far togliere.
Pero' fondamentalmente cosa importa a loro...i rifiuti sono in una borgata, zona dove abita la popolazione più debole, quindi cosa importa a loro? Se guardate le foto i secchioni sono vicino ad una fermata dell'autobus...autobus che prendono i ragazzi per andare a scuola.

Oltre ad essere un indecenza, questo è un vero e proprio attacco alla salute delle persone.
Quando hanno sgomberato le case c'erano tutti , e dichiararono che avevano ripristinato la legalità, ma ecco cosa hanno lasciato...montagne di spazzatura che nessuno toglie.

Questa è la Roma della sindaca Raggi. Se vuoi vivere o sopravvivere non puoi farlo, ti sgombrano...però puoi e devi vivere in mezzo alla spazzatura.

Questo è il rispetto che hanno delle borgate.

 

 

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Rifiuti. Differenziata vicina al ridicolo

Frazione umida 350 260 mindi Ignazio Mazzoli - Accade a Veroli. Il cittadino attento e responsabile sa che il lunedì, per la raccolta differenziata, si ritira la frazione umida. E, prepara quanto sarà ritirato secondo le indicazioni «Scarti e avanzi di cucina, fiori recisi e piante da appartamento, uovo e gusci, fondi di caffè, bustine di tè, camomilla e tisane».

Il nostro “cittadino attento e responsabile” ha molte foglie gialle d’autunno sul suo terrazzino e pensa che vadano smaltite come da indicazione nella frazione umida. Visto che non entrano nel contenitore marrone le prepara, la domenica sera prima (18novembre) , in un sacco, sceglie quello grigio scuro e, per evitare equivoci, incolla un foglietto su di esso precisando che si tratta di foglie, cioè frazione umida e quindi può essere ritirato. Anzi prega di ritirarlo. A casa ne ha ben altri già pronti da smaltire.

La mattina del lunedì 19 va al portone per ritirare il bidone marrone vuoto e trova che, invece, il sacco con le foglie è ancora lì fuori. Il biglietto che lui ha lasciato con scritto “prego ritirare” contiene in risposta un nuovo messaggio. Eccolo, in un claudicante italiano dà però due informazioni assolutamente nuove – cioè sconosciute fino a quel momento – le foglie non si possono ritirare, non solo, ma neppure l’erba verrà ritirata e, spiritosamente, l’operatore ecologico anche risponditore, aggiunge un “grazie”.Messaggio lasciato per l'operatoreecologico e risposta sua

Che significa questo messaggio? Abbiamo cercato di saperne di più e abbiamo appreso che c’è stata la cessazione del conferimento dell’umido alla Saf. “Il nuovo impianto dove conferiamo non prende le ramaglie”. Si sta trovando una soluzione, che – dicono - non è semplice perché si tratta di rivedere anche il sistema di raccolta, oltre allo smaltimento. (???)
Veniamo a sapere che ci sono stati diversi episodi in cui non hanno ritirato interi camion di umido a causa della presenza di ramaglie o foglie.
Anche individuare una soluzione provvisoria non è semplice, veniamo a sapere, perché si tratterebbe di modificare il calendario e il sistema di raccolta e individuare un nuovo sito. Il tutto dovrebbe essere nuovamente modificato con la soluzione definitiva. A giorni, si dice, la Saf dovrebbe proporre ai comuni una alternativa duratura. Ma tutto questo il cittadino quando lo viene a sapere? Solo per caso da uno spiritoso operatore ecologico?

Intanto una domanda è d’obbligo perché mettere insieme “ramagli” e “foglie”. Il vocabolario definisce ramaglie “Mucchio di rami secchi, frasche ecc. o anche Chioma intricata di una pianta bassa”. Nulla a che veder con le foglie.Confronto fra foglie. Foglie si foglie no
Non è una differenza di poco conto. E si, perché se ramaglie e foglie fossero considerate allo stesso modo dove dovremmo mettere “Scarti e avanzi di cucina, fiori recisi e piante da appartamento”? Che differenza c’è fra una foglia d’insalata o di mandarino e una foglia gialla caduta in terra? Ci dobbiamo aspettare che anche l’insalata non verrà più ritirata?

O siamo nel ridicolo o è disimpegno di obblighi contrattuali? I cittadini pagano la tassa sui rifiuti, sono tenuti a collaborare nell’ambito dei termini dell’accordo contrattuale, ma non possono e non debbono pensare a risolvere i problemi che il concessionario della raccolta non sa risolvere, tanto meno debbono pensare a smaltire i rifiuti per conto proprio.
Altro che funzione sociale dell'impresa privata, la comunità paga e il privato decide a suo esclusivo piacimento e vantaggio.

Un servizio contraGratificati dai servizi efficientittato e non eseguito comporta la riduzione della tassa che oggi si paga. Poi non ci può lamentare dell’ “altissimo tasso di morosità”.
Si è di fronte al fallimento della privatizzazione dei servizi. C'è di più. Non solo il privato è inefficiente, ma pretende che il potere pubblico lo assecondi senza se e senza ma. Siamo all'inibizione dei poteri del committente, che viene costretto a difendere le scelte sbagliate dell'azienda privata.

Tanto per chiudere questa prima annotazione. Ci hanno detto: «Il problema è limitato al centro perché nelle frazioni il fogliame viene cosparso nei campi», e allora? Due sono le possibili reazioni che si possono ottenere da questa affermazione: 1) allora i cittadini del centro devono buttare le foglie per strada o 2) devono pensare a cuocerle e farsele all‘agro con olio e limone? Ma i cittadini non sono tutti uguali o quelli del centro sono una sorta di riserva indiana senza diritti?

 cliccare sulle foto per ingrandirle

26 novembre ‘18

articolo pubblicato anche su L'Inchiesta quotidiano del 27 novembre '18

 

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