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Frosinone ko anche a Crotone, playoff a rischio

 Il ko rimediato allo “Scida” fa scivolare il Frosinone all’ottavo posto, l’ultimo che consente di disputare i playoff

Gori Zanellato 350 mindi Tommaso Cappella* - Come accaduto contro il Benevento, alla vigilia già promosso e senza interessi quindi di classifica, il Frosinone perde anche a Crotone, salito venerdì sera in serie A come seconda dopo la rotonda vittoria colta a Livorno e il concomitante pari dello Spezia a Cremona. Ed ora, aspettando l’ultima giornata di campionato, oltre a rinunciare al terzo o quarto posto utile per accedere direttamente alle semifinali dei playoff che inizieranno martedì 4 agosto, il ko rimediato allo “Scida” fa scivolare il Frosinone all’ottavo posto, l’ultimo che consente di disputare gli stessi. Indubbiamente momentaccio da parte dei giallazzurri alle prese anche con tante assenze per infortuni e il rendimento non proprio esaltante di qualche elemento chiave come nel caso dei vari Gori, Maiello, Ciano e lo stesso Dionisi.

Indisponibili e, quindi nemmeno convocati, Capuano, Zampano, l’ex Rohden e Tabanelli, il tecnico Nesta, rispetto al match interno con il Benevento, getta nella mischia Ariaudo, Maiello e Paganini e lascia fuori Szyminski, Beghetto e Dionisi. Sin dalle prime battute sono i padroni di casa a comandare il gioco e il Frosinone che agisce di rimessa. I ritmi sono bassi e azioni degne di nota non se ne vedono. Ci prova di più il, Crotone ma il Frosinone controlla, anche se fa fatica a rendersi pericoloso. Si arriva così al 24’ quando avanza Maiello e serve sulla destra Paganini il quale entra in area, gran diagonale dove non riescono ad arrivare di un nulla Ciano e Novakovich. Al 35’ è bravissimo Brighenti a immolarsi sulla gran conclusione del temibile Simy. In chiusura due ghiotte opportunità di passare per il Frosinone. Prima è Haas, su cross di Paganini, a vedersi respingere il tiro ravvicinato sotto porta da Cuomo e poi Festa si supera sul gran tiro dal limite di Salvi. Nella ripresa la musica non cambia con il Frosinone a provarci più del Crotone. Entra poco prima della mezz’ora Dionisi per Ciano ma le cose non cambiano, E così al 35’ il Crotone trova invece il gol della vittoria con un gran tiro da fuori area di Golmet che indovina l’angolino giusto. Finisce così 1-0 per i calabresi.

Per l’ultimo impego della regular season il Frosinone ospiterà venerdì sera alle ore 21,00 allo “Stirpe” il Pisa dell’indimenticato ex Robert Gucher di cui è diventato anche capitano e che ha vinto 1-0 tra le mura amiche l’Ascoli. Sarà un autentico spareggio per conquistare il un posto utile per disputare il 4 agosto la gara ad eliminazione diretta, possibilmente tra le mura amiche. Ma ci vorrà il miglior Frosinone perché, a questo punto, se non dovesse battere i toscani, rischia di restare fuori dai playoff stessi.

*Tommaso Cappella, Giornalista volontario in pensione
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Nuovi impianti ed area a rischio ambientale

La critica situazione ambientale negli agglomerati industriali di Anagni e Frosinone

inquinamento suolo 400 mindi Oriano Pizzuti - E’ in atto un interessante confronto sui temi ambientali nel frusinate, che ha visto finora protagonisti il Presidente della Provincia, ed i Sindaci di Patrica, Supino, Morolo e Frosinone nei confronti della Regione Lazio.

Argomento del confronto la critica situazione ambientale negli agglomerati industriali di Anagni e Frosinone. Dove su di una superficie totale di 3.088 ettari, 2.031 dei quali destinati i agli insediamenti industriali. esistono già oltre 40 impianti ad alto impatto ambientale, soggetti ad Autorizzazione Integrata Ambientale (dati ARPA Lazio). 19 sono a rischio di incidente rilevante e una decina sono sprovvisti di AIA. 10 impianti già in funzione trattano rifiuti, altri, circa 10 aspettano di aprire. Si tratta di rifiuti organici, inerti, liquidi etc. provenienti da tutta Italia. Detonatore della richiesta dei Sindaci è l’ipotesi di apertura di un nuovo impianto, a Patrica il trattamento di 350 mila tonnellate l’anno di fanghi e reflui.

In questa zona, che da oltre un cinquantennio è fatta oggetto di un pesante inquinamento ambientale di ogni tipo, aereo, idrico, è stata interdetta la produzione agricola su centinaia di ettari e compromesso l’allevamento. Un’area dichiarata ad alto rischio ambientale e oggetto di una prossima bonifica. Al 2013 l’ISPRA ha classificato il frusinate al 13° posto in Italia con 21 impianti a rischio di incidente rilevante.
Alcune domande e considerazioni più generali riguardo il problema sollevato.

Com’è possibile che in una zona con le caratteristiche descritte Possano essere insediate un tale numero di imprese a rischio?
Sono rispettate le condizioni minime per la sicurezza né delle popolazioni né delle imprese vicine?
Che cosa lavorano veramente e a servizio di quali gruppi operano quelle aziende che “ufficialmente” trattano fanghi, reflui, liquidi imballaggi ed altri rifiuti, che potrebbero essere trattati in normali depuratori; come ad es. quello dell’ASI, o da Consorzi nazionali specializzati nel trattamento di Legno, Plastica, RAEE, Olii esausti e tanti altri rifiuti tracciabili. Soprattutto perché nel Frusinate quando sarebbe logisticamente più economico insediarsi nei pressi dei committenti?

Gli agglomerati industriali del frusinate sono disseminati di siti abbandonati e non tutti bonificati e/o messi in sicurezza, Alcuni sono stati convertiti in locali commerciali, pochi sono ancora adibiti alla produzione industriale, spesso a rischio ambientale, con un non trasparente rapporto con l’ambiente e gli Enti territoriali.

Del vecchio sviluppo industriale restano capannoni vuoti, migliaia di disoccupati, terreni agricoli inutilizzati, migliaia di persone colpite da patologie da inquinamento e dai “risparmi sulla sanità pubblica” che ha tagliato i presidi ospedalieri a contatto con le popolazioni più inquinate.

Della rete infrastrutturale a servizio degli agglomerati industriali resta più appetibile che mai quella fondamentale. IL FIUME SACCO. Gli insediamenti pericolosi privilegiano località un po’ riservate, discrete, discoste dalle vie più trafficate, ma sempre prossime al Fiume o ai fossi affluenti.

Il frusinate non può continuare ad essere una pattumiera per gli scarti di ogni tipo di attività poco compatibili nei luoghi di produzione. Nuova Economia Circolare significa che si debbono produrre meno rifiuti in loco, da trattare, come materia seconda per il recupero di materiale riutilizzabile ed energia, in strutture consortili specializzate, non che si possono far circolare liberamente gli scarti di produzione.

La Valle del Sacco non è la pattumiera d’Italia. Siamo stanchi di venire inquinati e poi pagare (con le tasse) i costi del disinquinamento. Basta con un’industrializzazione malata, pericolosa per le cose e le persone. Serve un nuovo sviluppo, attento ai problemi dell’ambiente, al rispetto dei lavoratori ed al benessere delle popolazioni.

Per questo nuovo tipo di sviluppo chiamiamo all’impegno tutti i progressisti, gli ambientalisti, i democratici. Ma soprattutto chiediamo risposte sulla situazione in atto ai rappresentanti eletti nei vari consessi pubblici ( Sindaci Consiglieri Regionali Parlamentari Nazionali) troppo spesso muti ed assenti.

Oriano Pizzuti – Ambiente/Lavoro Articolo UNO Frosinone

 

 

 

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Alla normalità col rischio calcolato... che vor di'?

La partita politica che la destra sta giocando sulla pelle dei cittadini

Deserto da covid 19di Mario Quattrucci - Non è bello, mi dicono, parlare di politica in questo momento. Eppure la partita che la destra sta giocando sulla pelle dei cittadini è tutta politica.

E come si diceva altrove, NE VA DELLA DEMOCRAZIA. Cosa vogliono dire, infatti, i proclami dei vari Zaia, Fontana e compagnia legando "riaprire, tornare alla normalità (si aggiunge naturalmente "con le misure di sicurezza necessarie") e convivere col virus"? Forse mi sbaglio ma a me sembra chiaro. Essi stanno intercettando la fase, e la fase è di un rapido mutamento della situazione. Il popolo bravo e disciplinato, capace di fare quel popò di sacrifici che sta facendo, non regge più e mostra insofferenza quando non aperta contestazione delle raccomandazioni che vengono dalla scienza e per essa dal Governo. I bambini non reggono più chiusi in casa; gli anziani soli stanno morendo di pizzichi nelle loro case deserte di figli e nipoti; i giovanissimi e i giovani mordono il freno e vogliono ritornare alle loro aule, ai loro muretti, ai loro flirt ed amori, alle loro movide, alle loro bisbocce del sabato, ai loro vizi segreti...

Ma c'è molto di più. Ci sono gli imprenditori che vedono minacciata la stessa possibilità di ripresa, e ci sono − e sono una massa − soprattutto quelli che in questi due mesi non hanno potuto lavorare, né in precariato, né in nero, né in autonomo commerciale e artigianale e quindi non hanno alzato una lira... e non reggono più. E con i 600 euro, quando sono in regola e possono ritirarli, ce se fanno uno sciacquo alle gengive, diceva er sòr Giggetto. E tutto questo è vero. Ed è vero che un popolo non può essere privato delle sue libertà fondamentali per un tempo più lungo di questo, senza tragiche conseguenze sullo spirito pubblico e sulla tenuta civile e democratica. La Lega e la destra stanno cercando di intercettare questo nuovo orientamento di massa: costi quel che costi.

"Tornare alla normalità e convivere col virus" significa infatti questo: si è evitata la strage ma la partita non è vinta, anzi è persa: fino al vaccino il virus continuerà a circolare, e non c'è modo di fermarlo: quindi copriamoci bene e cerchiamo di contenerlo: riapriamo tutto con un "rischio calcolato" [frase che già circola]: scontiamo nei prossimi mesi qualche centinaio di migliaia di nuovi casi riconosciuti, con relativi morti, ma i morti ci sono sempre e valgono la vita dei più: il picco è raggiunto, la nuova ondata non ci sarà e comunque ormai siamo attrezzati, perfino a terapie intensive che anzi manco servono più perché i più li curiamo e li facciamo morire a casa oppure non li tamponiamo per niente e manco li calcoliamo: e speriamo in Dio e nello stellone d'Italia e che tutto finisca bene: quando sarà. Tutto ciò, decodificato, significa quel proclama. Anche se, ovviamente, non tutto ciò viene detto apertamente. E la gente? E il popolo? La gente e il popolo, che comprenda o no..., ma comprende, comprende..., dice: "ci sto", corro il rischio, e... io speriamo che me la cavo. Poi se muore qualche vecchietto (ma Sepulveda aveva 70 anni, e quei 125 medici non arrivavano a 65...), se muore a qualcuno qualche parente, pace al'anima sua.

E poi? E poi, diranno Meloni e Salvini, e Zaia e Fontana, e Maroni (dopo quello che hanno combinato) vota per noi salvatori che vi riportiamo alla normalità col rischio calcolato e inoltre chiediamo d'azzerare tutto il pregresso (il che sarebbe giustissimo se applicato ai lavoratori dipendenti ed autonomi dai redditi bassi o anche medi che conosciamo, ma è una vergogna se applicato alle Banche, ai grandi evasori ed esportatori di centinaia di miliardi di euri), e, diranno, soldi a volontà a tutti (e anche questo sarebbe giusto se in quei tutti non ci fossero, in testa a tutti, e che si piglierano il 71 per cento di tutto, i grandi finanzieri, i devastatori del Paese, i delocalizzatori di fabbriche, i "legalizzati" in Olanda. Lussemburgo ed altri paradisi fiscali, i padroni miliardari della sanità privata, gli associati alle mafie, gli sfruttatori del lavoro part time a 6 euro l'ora e del lavoro in nero senza contributi, ecc. ecc.

E allora? Mi chiede quello. Allora amici la partita è dura, e meno male che il mio Partito non esiste più, e quindi io (come era allora, quando insieme a tutti gli iscritti, dovevo fare come se fossi proprio io a dover decidere e dire al Segretario cosa dovevamo fare per fare quello che dovevamo fare), adesso, non devo dire cosa bisogna fare. E se invece toccasse a te decidere per davvero? (sempre lo scomodo inquilino)... Allora direi: fàmolo noi. Fàmolo bene, ma famolo noi. Perché la situazione non regge e non possiamo aspettare l'assalto ai forni. Fuor di metafora: non possiamo permettere che ognuno faccia all'italiana quer che je pare, con la benedizione e l'aiuto di quei loschi figuri. Ne va della democrazia e del futuro d'Italia.

dalla pagina del diario Facebook di Mario Quattrucci

 

 

 

 

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Spazi insufficienti mettono a rischio i medici

Centrale Unica d’Ascolto di Frosinone, spazi insufficienti mettono a rischio i medici.

giovanimedicifrosinone 350 minIn seguito all’emergenza COVID19 il lavoro della Continuità Assistenziale, e a maggior ragione dei medici adibiti al servizio CUA (centrale unica d’ascolto) di Frosinone si è intensificato notevolmente svolgendo un servizio fondamentale nel raggiungere la popolazione con patologie di qualsiasi genere. Stiamo parlando di una media di circa 200 telefonate ricevute per turno dai medici presenti in postazione, che con professionalità e gentilezza cercano di smaltire il più possibile il carico soprattutto sul Pronto Soccorso.

Dopo numerose segnalazioni, i colleghi in servizio ci informano che hanno deciso di allertare le forze dell’ordine in quanto la ASL di Frosinone non si è minimamente preoccupata di adoperarsi a fornire gli spazi necessari per lavorare in sicurezza. Attualmente in ambienti ridotti lavorano dalle 4 alle 7 persone, che si trovano impossibilitate a rispettare le distanze minime di sicurezza definite dal Ministero della Salute, ISS e WHO nelle diverse linee guida.

Ad aggravare la situazione è stata la notifica, ad un medico presente in postazione, della quarantena in quanto lo stesso si è trovato a visitare un paziente risultato COVID+; ci segnalano che nessuna sanificazione è stata fatta sui locali e sugli spazi condivisi da tutto il personale.

L’ASL di Frosinone conferma ancora una volta di lasciare i medici del territorio abbandonati a sé stessi, senza DPI, senza spazi adeguati, senza tutele.

Giovani Medici Frosinone è al vostro fianco!

 

 

 

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Frosinone Capoluogo: Servizio scuolabus a rischio

PalazzoComunaleFrosinone 350 260Daniele Riggi, consigliere comunale di Frosinone: ”Servizio scuolabus a rischio. Rivolgo un appello al Sindaco, all'Assessore al Bilancio e all'Assessore alla Pubblica Istruzione: garantiamo la sopravvivenza del servizio per i prossimi anni, se necessario, chiedendo anche il sostegno economico della Regione”

La riduzione della spesa a partire dal 01/08/2019 iscritta nel bilancio 2019 - 2021 del Comune di Frosinone rischia di determinare la fine del servizio scuolabus. A rischio, oltre al servizio, ci sono anche gli autisti dello scuolabus, dipendenti comunali a tutti gli effetti, e gli assistenti che viaggiano a bordo dei mezzi, che, invece, appartengono alle cooperative a cui di volta in volta viene affidato il servizio. Il servizio scuolabus è uno dei cardini del diritto allo studio, nella misura in cui consente a tutti gli studenti delle scuole primarie che non possono usufruire del trasporto privato di poter raggiungere in sicurezza gli edifici scolastici. Tagliare questo servizio in un periodo di forte crisi economica come quello attuale, in cui molte famiglie per arrivare a fine mese sono costrette a lavorare sempre di più, sottraendo tempo alla vita privata e familiare, soprattutto il tempo da poter dedicare ai propri figli, rischia di limitare fortemente il diritto allo studio, che, non dimentichiamolo, è un diritto garantito dalla Costituzione italiana. Il servizio scuolabus, dunque, è essenziale per poter continuare a garantire il diritto allo studio anche a quei bambini che non hanno la fortuna di avere genitori o parenti in grado di accompagnarli a scuola.

In questi ultimi anni ci aspettavamo da parte dell’amministrazione un piano di riorganizzazione del servizio, sia nell’ambito del piano tariffario, sia dal punto di vista della rimodulazione delle linee di percorrenza; L’impressione, però, è che, nonostante la presenza di numerosi campanelli d’allarme, tra cui l’annunciata riduzione delle risorse in bilancio per i servizi scolastici, si è deciso, comunque, di non decidere, come è già accaduto per altri servizi. Nel caso in cui l’Amministrazione decida di esternalizzare il servizio mi auguro che ci sia l’impegno almeno a garantire la diversa utilizzazione degli autisti scuolabus, dipendenti comunali a tutti gli effetti, per evitare che essi vengano certificati come personale eccedente. In un comune dove c’è una cronica carenza di personale, a causa dei tagli imposti dal rientro del debito, sarebbe un paradosso decidere di non reimpiegare il personale di un servizio che è destinato a essere chiuso.

Dal momento che le recenti disposizioni introdotte a livello governativo prevedono l’integrale copertura dei costi del servizio scuolabus, senza ulteriori oneri di spesa per i comuni, l’unica soluzione per evitare che il costo del servizio venga scaricato totalmente sulle tariffe a carico dell’utenza potrebbe essere quella di chiedere alla Regione un’ulteriore contributo economico. Credo che su questo punto ci sia la disponibilità anche della minoranza alla collaborazione incondizionata, dal momento che si tratta di salvare un servizio essenziale per la cittadinanza. Muoviamoci il prima possibile, altrimenti rischiamo che il piano di rientro dal debito e le folli scelte governative nel giro di qualche anno determineranno la chiusura di tutti i servizi che il nostro comune è in grado di garantire ai cittadini frusinati.

 

 

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Ipab Rodilossi di Alatri: un rischio permanente

M5S logo minda Luca Frusone Deputato M5S - «La situazione di degrado e di rischio che persiste intorno all’Ipab Rodilossi di Alatri è il simbolo dell’inattività della Regione Lazio (titolare dell’immobile) a guida Zingaretti che, si è intestato la battaglia del “fare”, ma, nei fatti, lascia che i pericoli, l’incuria e i disagi prendano il sopravvento sulla sicurezza dei cittadini» affermano in una nota stampa congiunta il deputato alatrese Luca Frusone e il consigliere regionale Loreto Marcelli, che proseguono «L’instabilità dell’immobile aveva portato alla nostra attenzione la questione per cui abbiamo effettuato un’ispezione nell’edificio ad agosto dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova e, anche grazie alle denunce di privati cittadini e associazioni, il sindaco di Alatri, Morini, per scongiurare il rischio di un crollo di parti dello stabile, è stato obbligato a muoversi con un’ordinanza in cui viene richiesto l’intervento della Regione per un’urgente messa in sicurezza del sito a cui ha fatto seguito il provvedimento di chiusura al traffico di via Rodilossi. Il sindaco Morini accumula comunque un colpevole ritardo; periodo in cui non ha voluto agire per non dover richiamare Zingaretti, del suo stesso partito, alle sue responsabilità».

I portavoce pentastellati evidenziano come «il disinteresse della Regione e di Zingaretti, trovando sponda nell'azione tardiva di Morini, danneggia i cittadini alatresi, costretti non solo ad assistere alla rovina di un bene che andrebbe restituito alla comunità, ma anche a subire i disagi derivanti dalle mancate azioni regionali che hanno peggiorato le condizioni dell’edificio senza sapere quali siano le reali intenzioni della Regione relative all’immobile». Intenzioni che devono essere chiarite alla cittadinanza e a cui devono seguire delle azioni perché non si può rischiare l’incolumità pubblica; per questo motivo, il consigliere regionale Loreto Marcelli ha presentato un’interrogazione al presidente della Regione Zingaretti e all’assessore alle Politiche Sociali, Welfare ed Enti Locali, Troncarelli. «Zingaretti o si dà una mossa e fa il Presidente di Regione o si dedica alle sue ambizioni politiche nazionali; i cittadini del Lazio e, in questo caso, di Alatri – concludono Frusone e Marcelli – non possono essere dimenticati in questo modo»

 

 

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Frosinone ko a Parma, promozione diretta a rischio

Paolo Sammarco 350 minTommaso Cappella* -I segnali di risveglio del Frosinone evidenziati al 'Benito Stirpe' contro il Venezia con una grande prova di carattere sono naufragati al 'Tardini' contro il Parma. Un ko maturato al temine di una prestazione decisamente incolore. Una squadra apparsa priva di idee e di mordente, mai in grado di impensierire veramente i ducali. Dionisi e compagni devono anche ringraziare il Pescara che, nell'ultimo turno, ha bloccato il Palermo consentendo loro di restare al secondo posto anche se in compagnia degli stessi siciliani. E proprio il Parma, reduce da quattro vittorie di fila, si è portato addirittura a due sole lunghezze dalla seconda piazza e pertanto dalla promozione diretta.

Cosa non ha funzionato sabato pomeriggio al 'Tardini' di Parma?
Intanto l'approccio alla gara. Si è visto subito che la squadra di D'Aversa, nonostante i novanta minuti nelle gambe rispetto al Frosinone per la gara di recupero nel giorno di Pasquetta contro il Palermo, aveva più spinta, più motivazioni, più, come si suol dire, fame di vittoria. Di contro la formazione di Longo ha trovato subito difficoltà nel creare gioco e, soprattutto, pericoli alla porta difesa dall'ex Frattali, mai seriamente impegnato nel corso dei novanta minuti. Ma soprattutto ha lasciato a desiderare la condizione atletica e, di conseguenza, la velocità della manovra. Tutte componenti negative che inevitabilmente hanno portato alla sconfitta.
Va però rimarcato il fatto che questo Frosinone, fino ad oggi, è stato Daniel Ciofani dipendente. La sua assenza si è fatta sentire perché il bomber giallazzurro è elemento in grado di far salire la squadra, di difendere palla e permettere quindi inserimenti dei propri compagni sia nella costruzione del gioco che in fase conclusiva. Purtroppo l'attaccante non ci sarà in queste restanti otto gare da giocare perché seriamente infortunato. Occorre quindi che questo Frosinone inverta una rotta diversa da quella tracciata fino ad oggi. Magari modificando il sistema di gioco che consenta ad elementi come Dionisi, Ciano e Citro di giocare palla a terra e in velocità. La nota lieta, se così si può chiamare, arriva dal rientro di Paolo Sammarco. Il 35enne centrocampista si era infortunato il 4 novembre dell'anno scorso proprio nella vittoriosa gara d'andata contro il Parma. Il suo recupero è fondamentale per due ordini di motivi. Intanto per la sua esperienza e poi per le geometrie e le soluzioni di gioco in un reparto come il centrocampo.

E chissà che proprio Sammarco non rappresenti quel valore aggiunto in questo finale di stagione e possa anche diventare un'arma in più e magari vincente per queste Frosinone discontinuo. Ma intanto occorre riprendere il cammino interrotto al 'Tardini'. A cominciare dal prossimo impegno interno contro uno Spezia sicuramente alla portata, ma da affrontare con massimo impegno, concentrazione e determinazione. Tre punti da cogliere assolutamente sia per mantenere la seconda piazza sia per regalare ai propri magnifici tifosi, delusi per il ko di Parma, un successo che darebbe la spinta giusta per affrontare al meglio questo complicato finale di stagione.

*giornalista volontario in pensione

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Rischio revamping inceneritori Valle del Sacco

protesta_contro_revamping_inceneritorre_marangonidi Valerio Ascenzi - Il comune di Anagni non ha presentato ricorso contro il parere favorevole della Regione Lazio sulla riaccensione dell’inceneritore della Marangoni. Dal 30 ottobre è trascorso più di un mese. Invece del solito comunicato stampa non è arrivato nulla. Ce siamo accorti subito che qualcosa non quadrava. Ma abbiamo atteso. Ora qualche riflessione è d’obbligo.

La nota stampa inviata dall’Ufficio preposto del Comune di Anagni, parla non di rinuncia, bensì di una scelta diversa: quella del ricorso al Capo della Stato. Una scelta strana a nostro avviso, considerato che ci si è preclusi la possibilità di andare, in caso di bocciatura del Tar, al Consiglio di Stato.
Circa due mesi fa scrissi un comunicato stampa in veste di membro del coordinamento provinciale di Art. 1 – Mdp e un articolo come redattore di questo giornale on line. Mi chiedevo il motivo per cui ancora non era stato presentato il ricorso VS la determina della Regione Lazio, con la quale si dava parere favorevole alla riaccensione era del 27 luglio scorso.

A UNOeTRE.it è stata addirittura chiesta una rettifica, ma nella stessa non abbiamo potuto scrivere che il ricorso era stato presentato: i documenti pervenuti al giornale dal Comune attestavano solo la volontà di fare ricorso da parte della Giunta, che aveva dato mandato al sindaco di individuare un legale e dargli l’incarico di preparare e presentare il ricorso. Quindi, a voler esser buoni ci si rimette poco, abbiamo scritto che il Comune di Anagni manifestava l’intenzione di mantenere gli impegni presi con la cittadinanza. Ora però ci chiediamo: riuscirà Bassetta a mantenerli comunque? Che tempi ha il ricorso al Capo dello Stato? C’è chi sostiene che per un ricorso del genere il Presidente della Repubblica si affida sempre al Consigli di Stato. Se così fosse vero, in caso di bocciatura, poi, che si fa?

Dalla data della determina regionale in cui si autorizzava nuovamente Marangoni a riaccendere l’inceneritore, a mio avviso c’era tutto il tempo per preparare un ricorso al Tar fino al 30 ottobre, giorno della scadenza dei termini per presentare il ricorso. Nell’articolo di due mesi fa, nel quale parlavo anche delle dimissioni, poi ritirate, di Bassetta, spiegavo il mio punto di vista: non era il caso perder tempo con questione di natura strettamente politica, perché c’era quella scadenza da rispettare, che a mio avviso doveva essere prioritaria su tutto. Non è nostra intenzione quella di malignare sulle reali intenzioni dell’amministrazione di Anagni, poiché ci è stato raccontato che in Regione il sindaco si era è battuto strenuamente contro i rappresentanti dell’azienda, non mandandogliele a dire per niente: accusato di strumentalizzazione politica avrebbe risposto che quell’impianto avrebbe dato impiego a poche unità lavorative e che i posti di lavoro “buoni” (circa 400 unità della fabbrica di pneumatici) li avevano tolti chiudendo l’azienda.

Il fatto è che oggi, da parte del Comune, non c’era un ricorso al Tar. Non erano sospetti i nostri, ma timori che qualcosa potesse andare storto ce n’erano eccome. Al mancato ricorso si aggiunge l’assenza di ricorso ad adiuvandum di Legambiente Anagni, che avrebbe partecipato “accodandosi” a quello del Comune di Anagni.
I cittadini di Anagni, ma anche quelli dei paesi confinanti, possono sperare ancora sul ricorso fatto da alcune associazioni, tra cui Retuvasa. Ma gli stessi esponenti di quest’ultima ritengono che si è persa una grossa occasione per colpa del mancato ricorso del Comune: quella di affrontare la questione da punti di vista diversi. Davanti al Tar, secondo Alberto Valleriani di Retuvasa, un altro ricorso, magari capace di analizzare la situazione sotto un’altra ottica, dal lato prettamente amministrativo, avrebbe contribuito alla causa: i due ricorsi insieme avrebbero avuto maggior peso.

Retuvasa ha fatto ricorso su numerosi vizi procedurali da parte della Regione: ad esempio l’Ente regionale avrebbe dichiarato di aver ascoltato le associazioni, ma che come risposta alle stesse bastava la serie di risposte fornite nel 2000. Sono passati 17 anni da allora e sono cambiate molte cose: gli scenari ambientali sono diversi, la qualità dell’aria è pessima e lo stato di salute dei cittadini mette i brividi. Questo la Regione Lazio non l’ha valutato, perché? Valleriani ci ha riferito che nonostante sostenga che due ricorsi, da due punti di vista diversi, avrebbero garantito un maggior successo, ha invitato il Comune a seguire il proprio ricorso ad adiuvandum.
La riaccensione dell’inceneritore della Marangoni sarebbe un durissimo colpo per questo territorio, sul quale ci sono già diversi impianti del genere, sul quale incombe già lo spettro del revamping delle due line di Colleferro, che vengono tenute inattive, per il momento anche dagli attivisti e dagli ambientalisti che impediscono l’accesso, a chiunque abbia ordine di varcare i cancelli, al viale che porta agli inceneritori.

 
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Anagni: in sicurezza tre zone ad alto rischio idrogeologico

Anagni Palazzo della Ragione 350 260da Ufficio stampa del Sindaco di Anagni - Circa 2 milioni e 800 mila euro per mettere in sicurezza tre zone ad alto rischio idrogeologico del Comune di Anagni. Sono i fondi della Regione Lazio destinati ad Anagni, nell'ambito del programma Por-Fesr Lazio 2014-2020, che dovranno permettere l'attuazione dei progetti presentati dall'amministrazione comunale relativi a via Calzatora, via Consolazione e località Bersò Rio.
Si tratta di aree gravate da smottamenti e altre situazioni di pericolo di natura idrogeologica che da anni attendono interventi necessari per la sicurezza.

Il Comune di Anagni è stato inserito nei primi posti della graduatoria preselettiva della Regione Lazio (Direzione risorse idriche, difesa del ruolo e rifiuti), pubblicata sul Bur del 31 agosto 2017, per gli interventi ammissibili e all'Ente sono destinati fondi per 1.192.905,31 euro (via Calzatora), 1.047.351,46 euro (via Consolazione) e 549.306,46 (Bersò Rio).

«Gli interventi proposti dal Comune di Anagni - dichiara il sindaco Fausto Bassetta - sono indispensabili per un territorio che ha l'esigenza di essere messo in sicurezza. Il dissesto idrogeologico è un problema purtroppo presente in numerose zone e va arginato immediatamente per prevenire i conseguenti rischi. Ringrazio la struttura tecnica e l'assessorato ai Lavori pubblici comunale guidato da Simone Pace per il lavoro svolto in materia di svolto in materia di ricognizione e monitoraggio nelle aree interessate dal progetto.»

 
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Deforma del Titolo V e rischi per ambiente e paesaggio

bloccasbloccaitalia 350 260di Nadeia De Gasperis - Cristo si è fermato a Eboli. Il cartello indicava una deviazione per frana. Pochi giorni fa, ho raggiunto la città di Itri, sulla costa tirrenica, percorrendo una strada “interna” ciociara che raggiunge la costa attraversando il Parco Naturale dei Monti Aurunci. Quegli incantevoli paesaggi pedemontani erano intervallati da una via crucis di cartelli che ammonivano “pericolo frana”, ma il fattaccio si era già consumato, e aveva consumato la strada mangiandola ai bordi. Al ritorno siamo stati costretti a percorrere la superstrada, perchè al buio, nelle ore serali, sarebbe stata una trappola mortale. Il territorio carnefice, dolce e amorevole di giorno, orco cattivo la notte.
In natura, le brutte coincidenze non esistono, non esiste neppure più la coincidenza Roccasecca-Cassino, ma un pullman sostitutivo del treno Regionale che non può più percorrere quel tratto di ferrovia a causa di una delle numerose frane mai “risolte”.
Raggiungo Ferentino da Sora. Un paesaggio lunare disegna nuovi orizzonti, un paesaggio semilunare, perchè quella cava che ha sbancato la collina, ora lascia una mezzaluna di collina. Si ridisegna lo skyline mentre gli eventi si ricalibrano sulla nostra pelle.

Titolo V in tema di ambiente e paesaggio.

Natura matrigna. Matrigna nella accezione più negativa, ostile, non amorevole. Eppure qualsiasi giudice tutelare avrebbe prescritto l’impugnazione per violenza, dichiarandoci figli illegittimi
Due strumenti importanti per la tutela dell’ambiente e del paesaggio, sono la Valutazione d’impatto e la valutazione del rischio. Ecco! Quello che dovremmo fare, e che dovrebbero fare le associazioni ambientaliste, analizzando la riforma del Titolo V in tema di ambiente e paesaggio, è prendere in considerazione questi due strumenti: rischio e impatto della "deforma", perchè è naturale che la riforma dell’art. 117, vedrà ridursi il campo di azione, locale e globale, delle associazioni, che ora si esplica su tre livelli: locale, regionale e nazionale. Con il solito modello pervasivo della semplificazione emergenziale, accade che si estenderà a larga parte delle infrastrutture, aeroporti, impianti energetici, porti e aeroporti, consentendo enormi colate di cemento, presidiate militarmente. Lo abbiamo già visto negli ultimi anni con la TAV e altre grandi opere, che lasciano intuire quale sarà lo scenario per i movimenti che non hanno alcun ruolo costituzionale, ma anche per quelle regioni “agguerrite” e battagliere.

Il nuovo art. 117 prevede l’eliminazione del ruolo e della titolarità di queste regioni che spesso sono un fondamentale interlocutore nelle battaglie ambientali che auspicano la salvaguardia economico sanitaria e ambientale e paesaggistica del territorio. Certo molte volte abbiamo assistito a interventi scellerati da parte di enti porvinciali o regionali sui nostri fiumi, le nostre coste e il territorio in generale, e ci sono state alcune regioni che non sono state proprio alfieri della tutela del territorio, ma la loro eliminazione dai tavoli negoziali quali garanzie ci dirà se il governo nazionale ha prodotto una delle semplificazioni più pericolose a cui abbiamo mai assistito: lo “Sblocca Italia”. Guarda caso, il decreto Sblocca Italia è stato dichiarato incostituzionale (sentenza n. 7 del 2016) proprio per le norme che non prevedono il coinvolgimento delle Regioni, violando gli articoli 117 e 118 della Costituzione sul riparto delle competenze tra Stato e Regioni medesime.

La riforma del Titolo V elimina la “leale collaborazione”

Lo Stato è stato assente nella organizzazione, finanziamento e funzionamento dei nostri parchi, perché con l’accentramento di potere dovrebbe intervenire?
La riforma rende semplicemente le grandi opere (autostrade, ferrovie ad alta velocità, trivellazioni, impianti petroliferi, inceneritori, gasdotti e rigassificatori saranno realizzati con minori incertezze) più facilmente realizzabili rendendo costituzionale ciò che non lo era.
Tra gli anni ’70 e ’90, il paese, si trovò ad affrontare un contenzionso cruciale. quello della conservazione della natura con lo strumento dei Parchi e delle Zone Umide di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar. il riparto di competenze su questi temi, richiese alla Corte Costituzionale, tramite numerose sentenze, uno sforzo di definizione importante( che ha gettato le basi di questa parte del diritto ambientale colmando un ritardo storico del nostro Paese), diminuì significativamente quando la legge quadro sulla aree Protette n. 394 del 1991, stabilì un chiaro riparto di competenze inquadrato in una cornice di leale collaborazione fra tutti i livelli dell’amministrazione pubblica nella tutela del “patrimonio naturale del Paese”. La riforma del Titolo V elimina la “leale collaborazione”, sostituendo un potere e controllo esclusivi dello Stato. Con la “clausola di supremazia, potrà intervenire nelle materie riservate alla legislazione esclusiva, e quando avverrà? Per il ponte sullo stretto, per un’opera per alla quale il geverno locale in carica si oppone, per un’expo? Un’olimpiade? Per i 12 inceneritori già previsti dallo Sblocca Italia?
In tema di ambiente e territorio, a differenza degli altri comparti dove si lamenta una inadeguatezza della legislazione, le leggi ci sono e sono piuttosto buone, è mancata finora la volontà di attuarle, cosa dovrebbe cambiare se oggi un governo "deforma" la Costituzione per aggirare quelle leggi piuttosto che applicarle? Per il mare, per esempio, il ruolo delle regioni è andato via via diminuendo, nonostante l’aggravarsi dell’inquiniamneto, della mancata gestione integrata delle coste, della pesca, ecc.
La tutela dell’ambiente non può non essere trasversale, e non a caso, anche le leggi più “stagionate” prevedevano piani costieri regionali o la legge 183 sul suolo prevedeva i piani di bacino e quella sui parchi, sia per quelli regionali che nazionali, piani ambientali che includessero anche la tutela paesaggistica.

 
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