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Non “irriducibile avversario”, ma solo idee diverse e rispetto reciproco

VITE IN POLITICA

Un reciproco riconoscimento che rese possibili passi in avanti...

di Angelino Loffredi
Alviti Loffredi minQuesta mattina durante la mia ricognizione quotidiana su FB per conoscere quanto succede nel mondo (Ceccano) ho trovato uno stimolante articolo di Pietro Alviti, decano dei giornalisti ceccanesi, che mi riguarda. Porta come titolo “Gli 80 anni dell’ultimo dei mohicani” https://pietroalviti.com/2021/07/08/ceccano-gli-80-anni-dellultimo-dei-mohicani/

Per me è stata una sorpresa!

Il 2 luglio, in occasione del mio compleanno ho ricevuto tantissimi auguri, provenienti da tanti profili FB, forse 1.000. A tutti ho risposto, spero, direttamente. Fra questi ho trovato uno scritto di Ignazio Mazzoli ed Ermisio Mazzocchi dal titolo https://www.unoetre.it/radici/testimonianze/item/9871-belli-gli-80-anni-di-angelino-loffredi.html

In verità non si trattava solo di un augurio ma qualcosa di più, infatti non c’era solo affetto o stima, ma anche un’articolata cronistoria della mia vita personale, politica e nell’interno delle Istituzioni. Uno scritto predisposto da due compagni che conosco da 55 anni con i quali ho condiviso gli anni del PCI e con i quali ancora oggi condivido la bella esperienza di unoetre.it

Diversamente dai miei due compagni, Pietro Alviti ritiene che io sia l’ultimo dei mohicani. La cosa personalmente non mi offende, ma non la ritengo essere vera. E’ troppo liquidatoria. Non ritengo infatti essere l’ultimo mohicano perchè esistono tanti altri, in Italia e nel mondo. Anzi ritengo infatti che dopo il fallimento del liberismo senza regole, portatore di guerre, fame, disuguaglianze e di disastri ambientali esistano le condizioni per una ripresa del Movimento che si ispiri ai valori del Socialismo. Alviti ricostruisce fatti e momenti ma rispetto a Mazzoli e Mazzocchi si muove ed esamina da una angolazione diversa pronto ad penetrare la sua lama affilata nei confronti dei vari Magua, il rinnegato, il pellerossa al servizio degli imperialisti.

La metafora usata da Alviti è seria, scritta da un professionista che ininterrottamente da 50 anni segue le vicende politiche cittadine e conosce a menadito la vita delle persone che l’hanno caratterizzata. Io, pertanto non posso fare finta di non aver letto, non posso sottrarmi al dovere di replicare precisare. Nel ringraziarlo di avermi messo al centro delle sue considerazioni, vorrei evidenziare alcune questioni:

- Di Magua (Indiani-Proletari) rinnegati, passati armi e bagagli al servizio del nemico di classe, che hanno contribuito a modificare il DNA del partito del lavoro, lucrando potere e ricchezza ce ne sono. E’ vero, ma a contare bene non sono tanti perché, la gran parte di coloro che con me fecero parte di quella magnifica generazione di Riformatori, purtroppo, non vivono più. Rimangono come me altri, sempre attivi, pronti a intervenire, a proporre e a dare una prospettiva. Altri sono in disarmo, disimpegnati, altri ancora dispersi in una galassia di formazione politiche minoritarie, divise e in permanente fibrillazione.

- Pietro Alviti, consigliere comunale a 21 anni della Democrazia Cristiana veniva considerato un ragazzo prodigio. Non l’ho mai considerato un “irriducibile avversario” perché in tutti questi lunghissimi anni i punti di contatto e di accordo sono stati di gran lunga superiori a quelli di disaccordo.

- L’ultima e forse più importate questione da rilevare è legata a quel suo veloce riferimento a “Idee diverse ma rispetto reciproco senza mai un’offesa personale che andava al di là della legittima diversità di idee e di posizioni su tanti argomenti. Fu grazie a questo reciproco riconoscimento che furono possibili passi in avanti in precedenza assolutamente impensabili a Ceccano“

Ecco il punto per me decisivo: il tema dei risultati ed il motivo per cui si ottennero, argomento sempre sottovalutato ma da tenere sempre presente. Mi riferisco alla natura di quelli che venivano chiamati Partiti di massa, legati ad ogni piega della società, capaci di intercettare bisogni e d assicurare risposte. Alviti come me ha direttamente vissuto la quotidiana competizione fra gli stessi, a far meglio e di più, strumento che permise di raggiungere importanti conquiste e traguardi, non solo a Ceccano ma ovunque anche a livello nazionale. Partiti che non appartenevano ad una persona, ad un clan, a chi aveva denaro. Rinuncio a riportare le grandi conquiste sarebbe lungo e ripetitivo. A tale proposito, a guardare bene, a volte, forse esagerando, arrivo a dire “Avevamo fatto la Rivoluzione e non ce ne accorgemmo“.

Ceccano 9 Luglio 2021

 

 

 

 

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Lazio. Bisogna ripristinare condizioni di rispetto dell'istituzione

REGIONE LAZIO

Cosa o chi impedisce azioni di corretta e coerente gestione dell'istituto regionale?

di Ermisio Mazzocchi
RegioneLazio 370 GeosNews minSi fa sempre più insistente la denuncia delle forze di destra e di alcuni media per quanto avviene sui fatti del caso del concorso di assunzioni ad Allumiere. Meriterebbe da parte di quanti sono sottoposti a una sferzante critica una risposta più netta e immediata. Il rischio è quello di una degenerazione del confronto politico e di indefinite responsabilità.

Si devono sopratutto da parte del PD respingere vigorosamente le strumentalizzazioni della destra tese a denigrare l'istituto regionale e delegittimare politicamente consiglieri in merito alle vicende che hanno interessato atti amministrativi compiuti da enti comunali.

Bisogna ripristinare una condizione di rispetto delle istituzioni e mantenere alta la loro qualità morale essenziale per ricevere credibilità e consenso da parte dei cittadini.
Sarebbe stato necessario, come annunciato dall'attuale Presidente del Consiglio, giungere a alla dimissioni di tutto l'Ufficio di presidenza, in cui il solo che correttamente si è dimesso dalla sua carica di presidente è stato Mauro Buschini, quando tutti avevano sottoscritto il procedimento e la graduatoria di assunzioni.

Si possono comprendere incertezze per i delicati equilibri nei rapporti tra le forze politiche che governano la regione.
Tuttavia proprio per rinsaldare quei rapporti sarebbe stato indispensabile compiere azioni di corretta e coerente gestione dell'istituto regionale.
L'assenza di una risposta politica e di concreti atti di cambiamento offrono alla destra libertà di strumentalizzare e imbastire una campagna denigratoria.
Occorre invertire questa tendenza con una politica che ridia dignità alle funzioni istituzionali e rimuova ogni ostacolo alla loro efficienza.

Sono condizioni indispensabile per avviare un nuovo percorso da più parti dichiarato ma che stenta ad affermarsi per conferire alla Regione il valore che la Costituzioni le assegna.

22 giugno 2021

 

 

 

 

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La storia esige rispetto e approfondimento

DONNE Storie e Futuro

Certa faciloneria va oltre il dilettantismo per approdare, anche non volendo, alla distorsione e al revisionismo.

di Fiorenza Taricone
Donne e lavoro ingiustizie e ritardìculturaledellasocietà min"Fare storia e non raccontare storie" hanno titolato recentemente Angelino Loffredi e Lucia Fabi un articolo su UNOeTRE.it a proposito dei treni della felicità che partivano da Cassino, mettendo in guardia da una certa faciloneria che va oltre il dilettantismo per approdare, magari non volendo, alla distorsione e al revisionismo.

Per altri versi, ma comunque collegato, è il mio intervento sulla cosiddetta questione femminile, un settore di studi e di approfondimento talmente vasto da esigere anni di studio e il soppesare ogni parola quando a essa ci si riferisce, nel passato e nel presente. Una lotta, quella di una diversa formazione a tutti i livelli scolastici e nelle Università, ancora lontana dall’essersi conclusa e della quale sono stata e sono protagonista diretta. La cultura è stata una delle armi più formidabili ed elitarie per conservare il potere, ad escludendum naturalmente, perché chi più sa, manipola facilmente e chi meno sa, raccoglie le briciole di quanto viene lasciato passare. Qualunque nome di donna racchiude ieri e oggi un mondo di cui sappiamo ancora poco e dunque va trattato senza presunzione di sapere, anzi informandosi sui tentativi di svecchiamento che testardamente sono stati fatti in Italia. Seguendo la pratica femminista del partire da sé e dell’insegnamento dell’antifascista Gaetano Salvemini, per cui non si può essere imparziali, ma solo intellettualmente onesti, rappresentando ciascuno una parzialità che va dichiarata, parto dalle mie esperienze, che valgono non in quanto mie, ma come tessere di un mosaico. Il tentativo di modernizzare la cultura rendendola finalmente democratica e duale, con gl’insegnamenti relativi alle relazioni fra i generi, segnano il passo, e rappresentando un problema anche politico, viene facile la domanda cui prodest, a chi giova? Non alle e ai giovani naturalmente.

La sottoscritta ha fatto parte, con alcune Colleghe di Atenei italiani negli anni Novanta, del Cisdoss (Centro Interuniversitario per gli studi sulle donne nella storia e nella società), frutto di una Convenzione fra l’Università di Cassino e Sapienza, per un progetto d’istituzionalizzazione di discipline di genere. Il progetto era nato dopo il risultato di un censimento fatto sugli studi di genere nei paesi della Cee, la cosiddetta banca dati Grace, nel quadro del programma d’azione della Comunità europea per le pari opportunità nel campo dell’istruzione già dagli anni Settanta. Per l’Italia, dopo un primo censimento nel 1989, si era proceduto a un definitivo aggiornamento nel 1993. Degli oltre 400 questionari spediti a Rettori e Presidi di Facoltà, e alle studiose, meno della metà era stato rispedito. Per l’Italia, nell’ottobre del 1993 una copia della banca Dati Grace era stata affidata al Cisdoss per l’aggiornamento.

Il Centro sottolineava che continuare a ignorare l’esistenza di questi nuovi settori di ricerca significava aumentare la distanza fra l’Università e le culture emergenti della società, farne un luogo di trasmissione di nozioni obsolete, invece che il centro istituzionale della trasmissione di nuovi saperi. La richiesta di inserire allora nelle Facoltà di Lettere la Storia dell’istruzione femminile e la Storia dell’associazionismo femminile fu respinta dal Consiglio Universitario Nazionale, (Cun, Prot. 583 del 5 aprile 1989). Nulla era seguito poi al Piano nazionale triennale elaborato dal Comitato nazionale per le pari opportunità del Ministero della Pubblica Istruzione(1993-1995), per le pari opportunità nel sistema scolastico e l’aggiornamento dei Docenti. In qualche Università erano nate Cattedre specifiche di Storia delle donne, in altre l’insegnamento di Pensiero politico e questione femminile, come in quella dove insegno; sulla reale comprensione della portata culturale di parte dei Colleghi e Colleghe avrei molto da dire, ma mi riservo di farlo in altra sede. Sotto l’ombrello della Storia Contemporanea poi vari insegnamenti sono stati attivati, nella veste di contratti, affidamenti, libere docenze, ma da qui a parlare d’istituzionalizzazione come presa in carico da parte delle istituzioni di un ammodernamento dei saperi, ce ne corre. Il misto di misoginia e spartizione delle risorse, unito alla conflittualità delle stesse studiose ha fatto il resto. La penuria di donne nei posti di potere delle Università non le mette certo in condizioni di farsi valere, piuttosto di cercare accomodamenti onorevoli. Questo non vale naturalmente solo per i cosiddetti studi di genere, ma ad esempio per gli studi sulla nascita della Comunità Europea. Un percorso politico dell’idea d’Europa, con buona pace del Manifesto di Ventotene, nei libri di testo delle scuole superiori e in molti curricula universitari, manca. Ogni anno, all’inizio dei corsi, da molto tempo, mi chiedo quindi come, quando e perché, tranne per uno sforzo di aggiornamento personale costante, uomini e donne, ragazze e ragazzi dovrebbero essere al corrente di queste tematiche, che pure sono nel cuore della modernità. E arrivo sempre alla stessa conclusione: si ledono diritti democratici alla conoscenza e si rendono i giovani meno robusti nella consapevolezza di una cittadinanza europea costruita sui pilastri delle pari opportunità, non discriminazione, equality gender.

Su come viene raccolto il bisogno di storia, la politica istituzionale e governativa ha una sua precisa responsabilità. I programmi delle scuole superiori anziché prevedere una maggiore didattica per comprendere finalmente la contemporaneità, si sono in realtà contratti; disattenzione pericolosa perché notoriamente il pubblico più giovane diserta la televisione, e quindi non s’interessa generalmente ai programmi dedicati alla storia; per l’Università, si è già detto, ma vale la pena aggiungere che i risparmi derivanti dalla discutibile riforma universitaria legge n. 240/2010, nota come riforma Gelmini, (sulla quale ho espresso in varie sedi le mie contrarietà), incrementando la ricerca e l’innovazione, non si sono visti; si è vista invece la scomparsa di alcuni dottorati in studi di genere, meno accademicamente competitivi. Questo ha voluto dire penuria di fondi per la ricerca e impossibilità di dare un futuro accademico a tante giovani capaci. Il bisogno di studiare il passato, anche prossimo, è quindi legato, neanche a dirlo, a fondi strutturali specifici; se la storia come tutti noi, è politica, la politica per la storia non ha fatto altro che darla per spacciata, a favore dell’eterno presente del web. Pur volendo prendere per buona l’idea che il revisionismo sia inconsapevole, l’ignoranza in materia ha giocato un ruolo fondamentale.

Tutti o quasi sembrano essere d’accordo che la lotta agli stereotipi si combatte con la cultura, ma dagli anni Novanta, neidonne manifestazione liberazione della violenza min decenni che seguono il cosiddetto femminismo diffuso degli anni Ottanta è evidente una contrapposizione fra i progressi della condizione femminile e la persistenza degli stereotipi; la batuta d’arresto deriva anche e soprattutto da una mancata alfabetizzazione di genere in tutti i livelli d’istruzione e da una classe politica oscillante nei suoi propositi. Chi racconta e dibatte con agli studenti la storia degli ultimi venti anni, che li metterebbe in condizione di capire meglio l’oggi? Se, come è vero, la pandemia si combatte con la conoscenza, perché per costruire il futuro la conoscenza di ciò che è appena passato non sarebbe utile? I progressi sono lenti come i movimenti delle tartarughe: solo nel 1990, venti anni fa, lo stesso periodo di durata dello sciagurato regime fascista, per la prima volta nel contratto di lavoro dei metalmeccanici è stato introdotto il concetto di molestie sessuali. Viene modificato l’art. 18, quello che regolava in modo asessuato i rapporti nelle aziende; le molestie sono considerate una violazione del diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, oltre che un abuso di potere quando sono praticare da un superiore, ma per le grandi aziende restano un tabù. Il concetto di molestie, che si affaccia grazie all’azione di sensibilizzazione europea tramite i Codici di condotta e una Guida pratica per combatterle da parte della Commissione delle Comunità europee, è quasi contemporaneo alla legge sulle Azioni positive del 1991, n.125; le donne italiane sono diventate molto più preparate rispetto al decennio precedente; nelle Università c’è già stato il sorpasso, le laureate sono state il 50,02% dei laureati. Per l’Istat, le donne titolari d’impresa erano circa un milione, poco meno di un quarto del totale, e governavano complessivamente 3 milioni di dipendenti di cui 1,2 milioni uomini. Claudia Matta, entrata giovanissima nell’azienda del padre, la Carrara e Matta, è stata la prima donna a far parte della commissione confederale della Confindustria e Ada Grecchi diventa vice Direttrice generale dell’Enel; Per tentare di svecchiare la cultura, ha presieduto la Commissione ad hoc dell’ente ed è stata anche vice presidente della Commissione Parità presso la Presidenza del Consiglio.

I passi che si fanno per modificare l’immaginario collettivo sono seriamente messi a rischio dal successo delle televisioni commerciali e dei siti sul web espressamente dedicati alla pornografia, un vero stupro dell’immagine femminile. Nel ’91, lo Sportello Immagine della Commissione nazionale Parità invita a segnalare l’uso gratuito e offensivo della donna nella comunicazione, e sui tavoli si riversano centinaia di lettere, pagine strappate dai giornali e cassette registrate dalle tv; appare chiaro già da allora quello che sarà evidente nel video documentario Il corpo delle donne nato da un’idea non solo di una donna, Lorella Zanardo, ma anche di un uomo Marco Malfi Chindemi. Il corpo femminile appare quasi sempre mostrato a pezzi nelle trasmissioni delle Tv pubbliche e private, in prima serata. Spesso ho mostrato a lezione e nei Master il documentario, chiaro e doloroso anche nell’immagine finale: ganci di macelleria dove sono appesi quarti di carne, tranne un sedere femminile dove una mano maschile, mentre la ruota gira, appone un marchio.

La politica si mostra disattenta alle modifiche del rapporto fra i generi e colpito al cuore dalla corruzione; il ’92 è l’anno d’inizio di Tangentopoli, che però vede pochi casi di corruzione femminile; nello stesso anno Giovanni Falcone viene ucciso assieme alla scorta; la moglie, Francesca Morvillo, giudice minorile del Tribunale di Palermo, aveva accettato una vita blindata e perfino la reclusione volontaria nell’Asinara per il maxi processo di Palermo. Ma le donne in Parlamento, XI legislatura, sono diminuite, solo 82 su 955; si prevedono quote per uomini e donne con l’introduzione del sistema maggioritario, ma non tutte sono d’accordo; lo slogan era: le donne non sono panda. Nel 1992 il tasso di maternità delle italiane inizia a essere il più basso d’Europa, segno evidente di scarsa attenzione verso le politiche di conciliazione e la Chiesa, tranne rari casi, condanna la limitazione delle nascite, e l’aborto perfino per le donne stuprate in Bosnia. Il sociale sopravanza il politico: nove coppie omosessuali celebrano per finta a Milano il matrimonio, un’ostetrica modenese diventa mamma a 61 anni, arrivano le prime aspiranti donne soldato; la leva volontaria per entrambi arriverà nel 2000; il Sinodo anglicano stabilisce che dal ’94 le donne possono diventare vescovi.

Nel ’94 Forza Italia, Alleanza nazionale, Lega Nord conquistano la maggioranza, e lanciano in politica le donne, con strategie mediatiche di grande impatto, ma le elette sono solo il 14% in Forza Italia e Lega, il 5% in Alleanza nazionale. Nelle professioni qualificate, frutto di studio e competenze, le donne ottengono qualche risultato: nell’Associazione Nazionale Magistrati Elena Paciotti diventa la prima donna Presidente, fino al ‘99, quando diventa europarlamentare per i DS. Nei posti di rilievo, sarà la prima volta di Letizia Moratti, come Presidente Rai, di Rosa Russo Jervolino come segretaria del Partito Popolare, e di Emma Bonino come Commissario europeo per i diritti umani. Ma nel ’95, la Corte Costituzionale abroga come incostituzionale la norma antidiscriminazione che prevede che nessun sesso possa superare i due terzi nelle liste elettorali; continuano a crescere gli stupri, come molti altri maltrattamenti, ad opera dei cosiddetti insospettabili del ceto medio-alto. Nel maggio, 67 parlamentari di ogni colore politico convocano una conferenza stampa per annunciare di aver messo a punto una proposta di legge sulla violenza sessuale, relatrice Alessandra Mussolini, che sarà a settembre approvata dalla Camera, con il n.66, dopo 20 anni dalle prime raccolte di firme grazie ai movimenti femministi; gli stupratori possono però usufruire del patteggiamento e non arrivare al processo. L’élite femminile rimane sempre un’élite: Fernanda Contri ha un seggio alla Corte Costituzionale, Emma Marcegaglia è eletta Presidente dei giovani industriali. Nel ‘95, trova attuazione la legge n.215 del 1992, sulle Azioni positive per l’imprenditoria femminile, ma la disoccupazione femminile è al 60% soprattutto al Sud, percentuale che oggi non possiamo certo dire migliorata.

Nel 1998, il Cnel fornisce per la prima volta una mappa del “potere femminile”: in Parlamento siede solo il 10% di donne, nelle aziende private con più di 500 dipendenti, le dirigenti sono il 3%, in quelle medie non arrivano al 5. In campo giornalistico, tra tutti i direttori di quotidiani, c’è una sola donna, Sandra Bonsanti, al Tirreno. Un’oasi è il Ministero dei Beni Culturali, dove le dirigenti sono più della metà, ma la caratteristica della super manager è quella di aver rinunciato alla vita familiare, le donne con grado di dirigente più del 30% non ha figli. Nel ‘96 le donne continuano ad arretrare, proprio nel 50° del voto alle donne, perché non c’è nessuna legge sul riequilibrio della rappresentanza. Inoltre, esaminando la presenza nelle reti televisive, è concentrata soprattutto nelle tribune politiche, le meno seguite perché più noiose e assenti dai talk show e telegiornali, più appetibili. Continuano gli attacchi alla legge sull’aborto, che la Chiesa definisce omicidio, in base alla tesi che ogni essere umano ha la capacità giuridica fin dal momento del concepimento, riaprendo di fatto un dissidio fra fede e scienza, soprattutto in relazione alla bioetica. Sempre più coppie ricorrono alle tecniche riproduttive, (cosiddette TRA Tecniche di riproduzione assistita), in Internet sono in vendita ovuli e semi di ragazzi e ragazze. I tentativi di arrivare a una legge che consenta la fecondazione eterologa, quella che è stata approvata di recente, sono inutili. Il fronte cattolico vieta la fecondazione eterologa, cioè fatta con seme diverso da quello del marito, esclude le donne non sposate e stabilisce l’adottabilità degli embrioni. Ancora nel 2004, la Legge 19 febbraio 2004, n. 40“Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, suscita proteste e dibattiti e induce molte coppie e singoli a recarsi all’estero per avere un figlio. Ma se oggi assistiamo al cimitero dei feti e al nome e cognome di una donna sbattuta sui media, che passi abbiamo fatto? Il 1996 viene ahimé ricordato anche per la tristemente famosa sentenza dei jeans da parte della Cassazione, che proscioglie l’istruttore di una scuola guida di Potenza accusato di stupro da un’allieva perché la ragazza non avrebbe potuto togliere i jeans molto aderenti senza essere stata consenziente.

Il governo D’Alema nel 1998 è definito rosa per il numero di presenze femminili mai raggiunto in Italia, sei Ministre, con dieci sottosegretarie. Nasce anche il Comitato Emma Bonino for President. In questi anni si discute del velo e delle mutilazioni femminili, praticate in 28 paesi. E’ approvata la legge n.269 contro lo sfruttamento sessuale dei minori attraverso la pornografia, con pene severe che però non colpiscono in modo sufficiente le forme più domestiche di pedofilia. Entra lentamente la consapevolezza che la famiglia sia luogo di violenze, abusi e sopraffazioni. Con la legge n.448, si prevede un assegno di maternità per le cittadine italiane residenti non lavoratrici, mentre quella n.476 prevede anche per i genitori adottivi il congedo per maternità. Ma è tutta la famiglia che cambia volto: per l’Istat ci sono 265.000 libere unioni, 385.000 famiglie ricostruite, 667.000 mono genitoriali per la grande maggioranza donne, separate, divorziate, o nubili. Sono le nuove famiglie, pari al 16,6 % delle famiglie italiane, ma non esiste una politica sociale per le madri sole, né nuove leggi per tutelare le unioni di fatto.

Nel 1999 vede la luce l’Euro, ma le donne elette alle elezioni europee del 13 giugno arretrano dal 12 all’11%, fanalino di coda dell’Europa. Il numero delle italiane che lavorano aumenta. Su 100 nuovi occupati, 85 sono state donne e aumentano anche nelle professioni maschili: le ingegnere sono raddoppiate, anche se sono meno del 5% del totale. Nella professione medica il 30% della categoria è femminilizzato, ma l’Europa ammonisce l’Italia per l’enorme disparità fra i sessi; per le casalinghe è approvata una polizza anti infortuni. Nel 2001 il Decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 “Testo Unico delle disposizioni legislative, in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, raccoglie tutta la materia. Vengono sistematizzate le norme vigenti sulla salute della lavoratrice, sui congedi di maternità, paternità e parentali, sui riposi e permessi, sull’assistenza ai figli malati, sul lavoro stagionale e temporaneo, a domicilio e domestico, le norme di cui usufruiscono le lavoratrici autonome e le libere professioniste. Nel 2003, la Legge costituzionale n. 1 chiamata “Modifica dell’art. 51 della Costituzione” modifica l’art. 51 della Costituzione «Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizione di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge») con l’aggiunta: «A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità fra donne e uomini. L’anno successivo con la legge n. 90, “Norme in materia di elezioni dei membri del Parlamento europeo e altre disposizioni inerenti ad elezioni da svolgersi nell’anno 2004”, l’art. 3 prescrive che le liste circoscrizionali, aventi un medesimo contrassegno, debbano essere formate in modo che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore ai due terzi dei candidati. Negli anni più recenti, le contraddizioni della condizione femminile, si acuiscono nell’occupazione e nei rapporti affettivi. La legge del 17 ottobre 2007, n. 188 contro le dimissioni in bianco, viene abrogata a pochi mesi dalla sua entrata in vigore dall’art.39, comma 10, lettera E del DL 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazione dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (Governo Berlusconi). Il cosiddetto femminicidio diventa ormai un reato quotidiano, e il neo-femminismo che nella sua vulgata più superficiale era stato accusato di comportamenti aggressivi e offensivi verso il sesso maschile, si trova a dover fronteggiare l’inverso: i fenomeni di violenza domestica, di tentati omicidi, e di omicidi-suicidi sempre più frequentemente. Nel 2009, la legge del 23 aprile 2009, n. 38, “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori” tenta di arginare un fenomeno le cui radici sono però profondamente culturali, che rivela anche come la rimozione degli stereotipi sessuali sia stata superficiale.

A livello molto più elitario, la legge 12 luglio 2011, n. 120 “Modifiche al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al Decreto Legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 concernente la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in mercati regolamentati”, conosciuta come la legge Golfo-Mosca dal nome delle sue proponenti, cambia pagina nella presenza femminile delle società quotate in Borsa. Dopo più di settant’anni dal primo ingresso di una donna, (solo nel 2007 era stata superata la soglia del 5%): si è oltrepassato il 17% (dati di Paola Profeta, Università Bocconi). La legge provoca un trend positivo tuttora in atto; il dato positivo della legge è stato anche quello di avviare una riflessione sullo stesso ruolo dei Cda, sulle competenze. Si valutano i curricula delle donne come quelli degli uomini, e anche se non lo fanno tutti, il dibattito si è messo in moto. Gli studi, d’altronde, sono ormai unanimi nel dire che esiste una relazione positiva tra presenza femminile ai vertici e risultati aziendali. Il vero punto debole resta il lavoro femminile, allora, come ora, continua ad avere nel Sud tassi di occupazione bassissimi, mentre a partire dal 2000 in Europa si è ridotto il gap tra uomini e donne come partecipazione al lavoro, in particolare nel sud Europa e soprattutto in Spagna (dati PwC-Women in Work Index). Eppure Goldman Sachs, insieme a altri economisti, aveva calcolato che la parità di genere avrebbe portato un aumento del Pil in Italia del 22%.

 

 

 

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Il Comune di Ceccano per il rispetto del lavoro e della dignità umana

Il lavoro è uno degli elementi centrali delle funzioni comunali.

illavoroprimaditutto 350 250 minE’ luogo comune affermare che il problema del lavoro rientri solo marginalmente tra le competenze comunali.

Il lavoro è, invece, uno degli elementi centrali delle funzioni comunali.

Il lavoro è, oltre ogni retorica, l’elemento fondamentale per la realizzazione della persona umana, della sua identità, della sua dignità. I legislatori, non a caso, nel momento in cui hanno approvato la Costituzione repubblicana, hanno inserito il lavoro al primo punto e ne hanno ribadito garanzie e tutele in punti immodificabili della stessa.

E’ con il lavoro che si realizza e completa la personalità umana. Con il lavoro, la capacità individuale di pensare e costruire cose diverse, originali, migliorative, si valorizza la persona e si contribuisce al progresso della società tutta.

Chi dice che il lavoro è un punto marginale delle competenze comunali, distorce la realtà e porta a cercare nel proprio ente locale i varchi clientelari per affrontare il personale problema del lavoro, sia nella sua ricerca di esso, che per garantirsi la possibilità di conservarlo e di avere maggiori sicurezza e benessere.

Questo equivoco distorce anche le campagne elettorali per il rinnovo dei consigli comunali. Avviene allora che molto della campagna elettorale si snodi intorno alle ingannevoli promesse di “lavoro”. Una volta votato, resta nei più la disillusione di essere stati traditi nella fiducia (mal) riposta.

Molti candidati usano il “lavoro” per carpire un momentaneo utile elettorale. Per creare e perpetuare forme di soggezione di interi nuclei familiari e parentele. Il “lavoro” è un comune mezzo di reclutamento di “candidati gregari”, quelli che servono a raccogliere pochi voti fra le parentele, ma che contribuiscono a far eleggere consigliere, e possibilmente assessore, il vero “candidato capo”. Questo è un metodo, da anni sperimentato con liste civiche populiste, qualunquiste, dichiaratamente antipartitiche. Liste destinate a disgregarsi dopo le elezioni tra risse fra interessi personali e di gruppo contrapposti e, infine, a disgregare la forza del Comune, privo, fin dalla campagna elettorale, delle idee necessarie a definire l’indirizzo politico amministrativo dell’ente. Senza una chiara scelta politica che ne orienti le relative scelte di politica amministrativa locale, il lavoro resta solo una parola chiave per mantenere nel bisogno personale di protezione, persone e famiglie.

Non è vero che a “livello comunale” non si possa efficacemente intervenire sui problemi del lavoro e dell’occupazione più in generale.

Una efficace riorganizzazione dei servizi e delle funzioni, una gestione oculata del Comune, volta ad affrontare i problemi del territorio in modo efficace e senza sprechi; un modo che punti ad affrontare e risolvere i problemi e non a produrre convenzioni ed appaltini, sovente senza controlli di qualità e quantità.
Operando in insourcing si possono ottenere migliori risultati operativi, minori costi gestionali, controlli puntuali della qualità dei servizi e delle opere, ma soprattutto, si hanno più posti di lavoro garantiti, professionalmente validi. Si valorizzano e incentivano le capacità e le professionalità.

Un altro grande contributo che può venire dal Comune al “lavoro” è l’impegno politico e di vigilanza per il miglioramento delle condizioni di lavoro, di conseguenza di vita, per l’intero comprensorio.

Più lavoro, migliori condizioni di lavoro, libertà dal ricatto del “lavoro” sono cose possibili non nel lontano futuro, ma già da oggi.
Basta avere il CORAGGIO DI CAMBIARE.
Alle elezioni comunali di Ceccano il 20 e 21 settembre VOTATE CECCANO A SINISTRA

Oriano Vidmer Pizzuti

 

bigliettinoOrianoVidemerPizzuti

 

 

 

 

 

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Il ds Milo non ci sta: “Il Ceccano chiede il rispetto dei regolamenti”

Le strane, immotivate decisioni della Lega Nazionale Dilettanti

Milo Sergio 350 mindi Tommaso Cappella - Sono arrivate venerdì le proposte del Consiglio Direttivo della Lega Nazionale Dilettanti riguardanti promozioni e retrocessioni in serie D che verranno ratificate dal Consiglio Federale il 6 giugno. Salgono in serie C le prime dei nove gironi e retrocedono le ultime quattro. “Per quanto concerne l’attività regionale - come si si legge nella mota ufficiale – il Consiglio Direttivo ha invece affidato al presidente Cosimo Sibilia e agli altri consiglieri federali in quota LND, il mandato di richiedere una delega in favore della stessa Lega Nazionale Dilettanti, affinché, sulla base delle realtà territoriali, si possano adottare i criteri relativi alla conclusione dei campionati”.

Qualora dovessero essere confermati i criteri adottati per la serie D anche a livello regionale, il Ceccano calcio 1920, inserito nel girone D del campionato di Promozione, al momento dell’interruzione del torneo il 2 marzo scorso, era posizionato al quart’ultimo posto con 26 punti, uno in meno del Real Cassino. Pertanto, a meno di decisioni diverse e più coerenti da parte del Comitato Regionale Lazio, dovrebbe scendere, dopo un solo anno, in Prima categoria al pari di Lodigiani, Torre Angela e Alatri. In casa rossoblù ci si augura quindi che nel Lazio vengano adottate decisioni come da regolamenti. “In quest’ultimo periodo erano rimbalzate varie ipotesi – dichiara il direttore generale Sergio Milo, fiduciario del presidente Thomas Iannotta – Forse la più logica era sembrata quella di azzerare il tutto e ripartire con gli organici di questa stagione che si sarebbe dovuta concludere il 3 maggio scorso. In alternativa c’era l’ipotesi che prevedeva la promozione nella categoria superiore delle prime in classifica e la retrocessione di una, al massimo due squadre. Speriamo venga confermata quest’ultima ipotesi, come da regolamento. Altrimenti sarebbe un vera e propria beffa perché al Ceccano, con una decisione che riguarderebbe quattro retrocessioni, non verrebbe data la possibilità di raggiungere la salvezza sul campo come ha dimostrato in più di una occasione di meritare e nemmeno di disputare gli eventuali playout, come anche alle seconde e terze di giocare i playoff. Chiediamo quindi solo di essere tutelati dal Comitato Regionale Lazio, in particolare dal presidente Zarelli nel rispetto delle regole, dal momento che siamo anche sicuri che saremo ai nastri di partenza del prossimo campionato di Promozione perché inoltreremo domanda di iscrizione e siamo convinti che verrà accolta. Anche per questo siamo fiduciosi e meritevoli di disputare il secondo torneo regionale”.

E su questo aspetto in casa rossoblù si è talmente convinti che già si sta lavorando in vista della prossima stagione. La dirigenza rossoblù si sta adoperando sia sul versante societario che per quel che concerne le strutture e l’organico che si presenterà ai nastri di partenza dei prossimi tornei, anche a livello giovanile? “Ci si sta muovendo per coinvolgere più persone possibili nella gestione societaria. In questi giorni ho avuto contatti con un noto professionista locale il quale sembra disponibile ad affiancare il presidente Iannotta alla presidenza. Nelle prossime ore avremo un incontro al quale sarà presente anche l’attuale vice presidente Giuseppe Bucciarelli e, subito dopo, daremo l’annuncio ufficiale. Sono previsti anche altri incarichi societari, tra cui uno molto prestigioso, che comunicheremo di volta in volta”.

Ci si sta muovendo anche sul versante organico prima squadra? “Con il tecnico Mirco Carlini si è fatta l’analisi su quanto accaduto fino all’interruzione del campionato dello scorso 2 marzo. Sicuramente, in vista della prossima stagione, qualche elemento ci dovrà lasciare, ma verrà rimpiazzato adeguatamente proprio per puntare ad un campionato importante e meno problematico di quello che si stava disputando, anche per una buona dose di sfortuna e qualche discutibile decisione arbitrale, come accaduto proprio nell’ultima gara disputata a Tecchiena. Però su questo argomento avremo modo e tempo per tornare a parlarne, anche se siamo a buon punto circa l’ingaggio di qualche nuovo giocatore”.

E per quel che concerne il settore giovanile? “Posso annunciare, sin da adesso, che il Ceccano calcio 1920 avrà un proprio settore giovanile, dall’attività di base alla Juniores. Per questo mi auguro che tutte le attuali realtà locali confluiscano nel nostro progetto per poterci presentare ai nastri di partenza dei vari campionati, sia regionali che provinciali, come Ceccano calcio 1920. Bisognerà lavorare in questa direzione proprio per dare ai ragazzi un unico punto di riferimento in grado di farli crescere sia a livello educativo che calcistico”.

Infine, viste le difficoltà logistiche da parte del Comune di Ceccano, anche per il Coronavirus, siete intervenuti come società nella manutenzione del “Dante Popolla”, ridotto un mese fa in condizioni pietose? “Ci siamo presi l’onere e l’impegno verso il Comune di provvedere alla bonifica e al taglio dell’erba del 'Popolla' – conclude Sergio Milo - perché, dal 1° marzo, era talmente alta che si rischiava di comprometterne l’utilizzo. E allora abbiamo comunicato agli uffici comunali competenti che avremmo provveduto a nostre spese alla manutenzione dell’impianto. Ora la situazione, (come si può vedere dalla foto n.d.c.) è migliorata e quindi, in vista della prossima stagione, non dovrebbero esserci problemi circa un suo utilizzo per l’attività agonistica”.

*Tommaso Cappella-Ufficio stampa Ceccano calcio 1920

 

 

 

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Coronavirus e rispetto delle norme...in India

 Disciplina e rigore....

 

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Le "Sardine" chiedono rispetto integrale della Costituzione

sardine piazza maggiore 350 mindi Alfiero Grandi - La destra è rimasta interdetta di fronte alle manifestazioni (riuscite) delle “sardine” che il 14 dicembre avranno l’importante appuntamento della manifestazione nazionale a Roma. Per tante ragioni: i toni non aggressivi, la critica all’istigazione all’odio verso i diversi di qualunque natura, la determinata opposizione ai toni beceri e arroganti della destra. Ora la destra si sta riprendendo dallo stupore, si preoccupa che i risultati elettorali potrebbero essere diversi da quanto raccontano i sondaggi e cerca di sminuire il valore delle sardine concentrando l’attacco su una presunta assenza di risposte sugli argomenti attualmente oggetto di polemica politica. La destra non riesce a concepire che possa esserci una reazione di cittadini, un loro protagonismo disinteressato, in particolare di giovani, che si propone un obiettivo preciso come fermare l’avanzata della destra, che troppo in fretta è stata data per pressoché inarrestabile. Le piazze piene sono la prova che le sardine hanno ragione. Hanno dimostrato che una mobilitazione contro la destra è possibile e vorrà pur dire qualcosa se dopo molte settimane ancora non si è vista un’iniziativa dei partiti non di destra in grado di misurarsi con l’obiettivo di riempire le piazze.

Le forze che per comodità definisco democratiche e di sinistra non erano evidentemente in grado di mobilitare con altrettanta forza. Anzi proprio la loro scarsa energia ha spinto le sardine, giovani ma non solo, a muoversi per bloccare la destra, per contribuire ad invertire un clima di scontro, di aggressività e di paura alimentato ad arte da Salvini, Meloni e alleati subalterni. Un ruolo politico di prima grandezza. Le sardine hanno occupato uno spazio vuoto e che probabilmente i partiti che avrebbero dovuto non avevano la forza di riempire, neppure volendo. Mentre l’accoglienza dell’opinione pubblica di centro sinistra, per quanto delusa, c’è stata perché le sardine hanno saputo presentarsi in modo semplice, senza pretese, contribuendo ad unire le energie anziché a dividerle. Del resto lo spettacolo dei contrasti, delle polemiche – fino ad evocare la possibilità della crisi di governo – in queste ore conferma che da qui non potrebbe venire un messaggio unitario, di tranquilla e determinata alternatività alla destra. Per questo le sardine hanno trovato ascolto e credito in tanti che si erano astenuti,che hanno votato per partiti della attuale maggioranza salvo restarne delusi, che hanno provato a votare per altre componenti minori, che però non hanno raccolto granché. Lo spazio occupato dalla sardine è quello di offrire un’occasione ai delusi, ai critici per farsi sentire, dimostrando di essere tanti e soprattutto disponibili ad entrare in campo se chiamati a farlo da soggetti credibili. Le sardine hanno chiarito che non intendono farsi partito, partecipare in proprio alle elezioni. Anzi hanno esplicitato che vogliono rivolgersi alla rappresentanza politica che c’è provando a smuoverla dai suoi difetti, dai suoi errori. Potrebbe perfino uscirne un rafforzamento elettorale dei soggetti politici attuali.

Molto diversa questa posizione da quella che portò alla nascita del Movimento 5 Stelle che era di critica radicale alla rappresentanza politica esistente, fino a tentare di formarne una nuova. Prova che si sta rivelando in crisi, se non fallimentare. La stessa ideologia né di destra né di sinistra per motivare una nuova posizione politica si è rivelata errata, al punto che oggi la destra è in campo come tale, rafforzata proprio dalla collaborazione di governo con i 5 Stelle che nel frattempo hanno dimezzato i voti. I democratici e la sinistra hanno maggiormente sofferto in questa fase riducendo i consensi elettorali perché incapaci di recuperare una alternatività forte e visibile alla destra. Il superamento della destra e della sinistra si è risolto in un favore alla destra che si è rafforzata, mentre la sinistra balbetta. Le sardine la spingono a recuperare. Le sardine rivelano che c’è uno spazio potenziale per recuperare e se questa area di elettori si convincesse che non si tratta solo di fare diga contro la destra ma occorre schierarsi per una politica alternativa, il futuro dell’Italia potrebbe essere diverso e migliore da quello che sembrerebbe inevitabile. Le sardine quindi riempiono un vuoto, danno corpo ad una richiesta di novità, offrono l’occasione per recuperare e correggere un andazzo che, se continuasse, lascerebbe alla destra la possibilità di una vittoria elettorale. Un’occasione non una certezza.

Nella vicenda del Fondo salva stati è emerso chiaramente che oggi la polemica arrogante e becera di Salvini è strumentale per coprire il nulla politico suo, e della Lega, sull’argomento durante il primo governo Conte, di cui era vicepresidente. Il problema però non è tanto il fracasso della Lega ma che posizione dovrebbero avere le forze democratiche e di sinistra sull’argomento, invece ancora una volta emerge una subalternità, un’incapacità ad affrontare in modo alternativo la soluzione di un nodo fondamentale per il futuro dell’Italia. Le sardine occupano uno spazio vuoto e per ciò stesso mettono in luce che è del tutto aperto il problema politico dell’autonomia e dell’alternatività alla destra che dovrebbero caratterizzare i democratici e la sinistra. Se queste forze non riusciranno a superare i limiti attuali si porranno seri problemi e forse in futuro le sardine o i loro eredi dovranno rassegnarsi a inventarsi altro. In questo momento tuttavia il bisogno di mobilitarsi e contrastare in campo aperto, con le manifestazioni, la destra è un problema reale e alle sardine potrebbe essere utile definire una piattaforma di riferimento più solida.

Del resto questa piattaforma esiste già, basta richiamarla per recuperare l’orizzonte di un programma forte e convincente, che così si potrebbe materializzare. Si tratta della Costituzione. Non solo, la Costituzione definisce il quadro istituzionale della nostra democrazia e non è poco. Non solo il richiamo alla Costituzione ha bloccato 3 anni fa, con la vittoria del No al referendum costituzionale, gli apprendisti stregoni che la stavano massacrando con la proposta voluta da Renzi. La Costituzione è anche un insieme di valori, di diritti garantiti ai cittadini e non a caso nello splendido art. 3 si afferma non solo che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali, ma aggiunge che la Repubblica rimuove gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. Principi come questo possono ispirare un programma politico che potrebbe fare il nostro paese migliore, amico dei giovani, attento a chi è in difficoltà, unirlo in un impegno solidale per uscire, insieme, dalle difficoltà. Richiamare la Costituzione, invocarne l’attuazione, difenderne con determinazione l’impianto contro chiunque è un programma politico forte. Semmai sono i singoli partiti che hanno fatto pasticci e se ne sono allontanati, attratti dalla sirene di quello che Fitoussi chiama la neolingua, o se si vuole il pensiero unico.
Sardine più Costituzione, potrebbe essere questa la parola d’ordine per un futuro migliore del nostro paese.

da jobnews.it

 

 

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Ad Anagni si chiede rispetto per la sua storia

Anagni S.Francesco con parchimetro2 350 mindi Nello Di Giulio, “Anagni Cambia Anagni” - Quando un Sindaco assume impegni farebbe bene a rispettarli...almeno con San Francesco!

Il vecchio adagio popolare che recita: “passata la festa, gabbatu lo santu” coniuga stravaganti situazioni nelle quali c’è sempre qualcuno che si prodiga o si festeggia e qualcun altro che dimentica o che approfitta.

Ieri, anche ad Anagni è stata la giornata delle lodi a San Francesco, il santo poverello Patrono d’Italia a cui la nostra città è profondamente legata nella storia dei secoli, fino al nostro presente.

Il francescanesimo entra con forza nella chiesa di Innocenzo III e si consolida con l’altro grande pontefice anagnino Gregorio IX. Il legame di Anagni con San Francesco e Chiara d’Assisi rimane fortissimo nel tempo tanto che potrebbe oggi ben alimentare uno di quei filoni di turismo storico religioso sempre portatore di cultura e benessere economico.

Ed allora, anche in nome di questo storico legame al francescanesimo, noi di “Anagni Cambia Anagni” ci sentiamo in obbligo di tornare a dar voce ad attenti cittadini che da un anno evidenziano/denunciano come il prezioso altorilievo marmoreo di San Francesco, murato a lato dell’omonima porta, rimanga ancora nascosto da un ingombrante parchimetro di metallo riposizionato sul posto proprio lo scorso anno.

Il Sindaco Natalia, al tempo interessato con messaggi social, assunse il deciso impegno pubblico di far spostare l’ingombrante marchingegno e ridonare piena visibilità alla storica scultura marmorea posizionata in quell’angolo di Porta San Francesco sin dal lontano 1565.
Anagni realizzava in quegli anni la tanto sospirata ristrutturazione della propria cinta muraria duramente manomessa dalle soldataglie spagnole del Duca d’Alba e Vicerè di Napoli avversario della pratica politica di papa Paolo IV. Il successivo e più magnanimo pontefice, Pio IV , e l’attento governatore della città, Torquato Conti, testimoniarono il loro diretto impegno nella grande opera di ricucitura muraria con alcune lapidi e fregi in marmo tra cui, a lato della nostra porta, il prezioso altorilievo di San Francesco.

Sottostante ad esso un’altrettanta storica lapide con il motto del Torquato Conti “Fulgor mon terret Torquatus de Comitibus” parimenti nascosta tra il medesimo parchimetro ed una centralina per il metano.

Vorremmo ora poter contare che il Sindaco Natalia dia rapidamente corso al nobile impegno prontamente assunto un anno fa verso quegli attenti cittadini e la città intera.

In una visione moderna di Anagni città turistica, Porta San Francesco dovrebbe poter rappresentare un ulteriore ingresso cittadino con accesso all’antica “Civita vetere” ricca di pregiate testimonianze di natura architettonica, monumentale e religiosa.

 

 

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“A dirigenti e tecnici chiediamo più rispetto delle regole”

MaurizioMargutta 350 mindi Tommaso Cappella, Ufficio stampa Ceccano calcio 1920 - Si è tenuto a Ceccano l’incontro della Figc, coordinato da Maurizio Margutta, con le società del Settore Giovanile Scolastico del Nord della Ciociaria

Si è tenuta nei giorni scorsi preso la sala della Biblioteca Comunale a Ceccano, organizzata dal Comitato Regionale Lazio della Lega Nazionale Dilettanti, in collaborazione con l’Ufficio del Coordinatore Federale Regionale del Settore Giovanile Scolastico, la riunione tecnico-organizzativa, obbligatoria, con i dirigenti e i tecnici responsabili delle società affiliate del Nord della Ciociaria al fine di illustrare le modalità di svolgimento dell’Attività di Base nella corrente stagione sportiva ed i contenuti del Comunicato Ufficiale numeri 1 e 2 del Settore Giovanile e Scolastico. Precedentemente la stessa si era tenuta presso la Sala Consiliare del Comune di San Giovanni Incarico, riguardante le società del Sud della Ciociaria. Hanno presenziato la riunione, oltre al delegato provinciale Pietrino Tagliaferri, anche Maurizio Margutta, coordinatore regionale del settore giovanile, Giuseppe Pietrocini, responsabile tecnico del settore giovanile-comitato di Latina, Tommaso Tagliaferri, segretario della delegazione provinciale, Massimiliano Favoi, responsabile dell’attività di base della delegazione provinciale e la new entry Marco Rossi, dirigente del Città di Paliano. Per il Ceccano Academy erano presenti il responsabile tecnico della scuola calcio Giuseppe Visentin, il direttore tecnico del settore agonistico Livio Pizzuti e il direttore generale e responsabile della scuola calcio Antonio Pizzuti.

E’ bene subito dire che le società presenti erano una decina delle sessanta iscritte alle quali la Figc vuole ricordare l'obbligatorietà della partecipazione agli incontri a loro dedicati come condizione indispensabile per il riconoscimento della qualifica per la stagione 2019-2020. Nel prendere la parola proprio Margutta ha sottolineato questo aspetto. “Un vero peccato constatare queste assenze – ha esordito – sicuramente le società oggi assenti verranno convocate in Comitato Provinciale. Intanto debbo dire che sono circa 300 gli osservatori Uefa che stanno facendo o fanno visita alle società. Sono state rilevate grosse infrazioni sulla corretta attività di base. Circa 70 società sono state deferite nel corso della passata stagione. Occorre stroncare questo illecito da parte dei soliti “furbetti” che fanno finta di far giocare le gare dagli Esordienti fino ai Primi Calci. Sempre nella passata stagione sono stati deferiti circa 40 tecnici. E serve pertanto la collaborazione di tutti gli addetti ai lavori perché tutto ciò venga evitato. Presso i vari Centri Federali sono previsti incontri, aggiornamenti per dare più informazioni possibili circa il rispetto delle regole. Chi non dovesse rispettarle verrà colpito con la penalizzazione di cento punti da applicare alla categoria Giovanissimi in caso di ripescaggio nei tornei regionali con conseguente esclusione. Bisogna sviluppare molto l’attività di base, collaborando anche con gli enti di promozione ma cercando di riportare soprattutto il calcio in Figc. Volevo anche ricordare che siamo a disposizione delle società che desiderano la nostra presenza per momenti specifici di formazione con lo slogan: la Figc a casa vostra”.

Sono state poi illustrate, da parte di Giuseppe Pietrocini, le ultime novità circa lo svolgimento dell’attività di base che possono essere visionate nei Comunicati Ufficiali del Settore Giovanile Scolastico. Infine ha portato i saluti anche il delegato provinciale Pietrino Tagliaferri il quale ha annunciato l’avvio dei vari campionati provinciali, sia di Terza categoria che del Settore Giovanile, per il prossimo 19 ottobre.

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Per il rispetto della memoria e della storia

Andy Warhol Falce e Martello 350 minAppello all'Europarlamento. Le giuste esigenze di lotta al razzismo e al fascismo non possono fondarsi su un uso distorto e persino falso della storia o sul pretendere di recidere le radici di una componente fondamentale dell’antifascismo quale è quella comunista

La risoluzione del Parlamento europeo approvata a grande maggioranza il 19 settembre scorso, su «importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa», è un atto politico e culturale sbagliato e da respingere con forza.

In primo luogo va detto che non spetta a un organismo istituzionale o politico affermare una determinata ricostruzione della storia.

Questo è un compito che va lasciato al libero confronto tre le diverse interpretazioni e opinioni, alla ricerca degli studiosi. Un uso della storia che voglia imporre una determinata visione dei principali eventi del secolo scorso per farne armi per la battaglia politica immediata non dovrebbe avere cittadinanza in una vera democrazia.

In secondo luogo, le affermazioni riguardanti la storia del Novecento presenti nella risoluzione contengono errori, forzature e visioni unilaterali che sono inaccettabili.

Vi si afferma che il “patto Molotov-Ribbentrop” del 23 agosto 1939, «ha spianato la strada allo scoppio della Seconda guerra mondiale». Si omette così qualsiasi riferimento al colpevole comportamento delle democrazie liberali di fronte alla politica espansionistica nazifascista, che data almeno dall’invasione dell’Etiopia (1935) e dalla guerra di Spagna scatenata dal generale Franco (1936), e proseguita con il “diktat di Monaco” (1938) e il conseguente smembramento della Cecoslovacchia non solo a opera della Germania, ma anche della Polonia e dell’Ungheria. E non va dimenticata la annessione dell’Austria (Anschluss) avvenuta l’11 marzo del 1938.

La storia ci insegna che l’Unione Sovietica cercò a lungo una intesa con Francia e Regno Unito in funzione antitedesca, e si decise a un accordo con la Germania (al fine di rimandare il pur inevitabile attacco nazista) solo quando fu chiaro che tale intesa era impossibile, anche per l’opposizione della classe dirigente polacca guidata dal dittatore di destra Piłsudski e alleata di Francia e Regno Unito.

Inoltre la risoluzione non fa cenno all’enorme contributo alla vittoria contro il nazifascismo, decisivo per le sorti stesse dell’Europa e dell’umanità, dato sia dall’Unione Sovietica (oltre 25 milioni di morti), sia da chi, ovunque in Europa e nel mondo, spesso guidato dagli ideali e dai simboli delle varie correnti del movimento comunista internazionale, si oppose alle truppe hitleriane e ai loro alleati. Si dimentica così che Antonio Gramsci, oggi tra gli autori più letti e studiati in tutto il mondo, morto per volontà del fascismo, era un dirigente e teorico comunista. Si riesce a nominare Auschwitz senza dire che fu l’esercito dell’Unione Sovietica a liberarne i prigionieri destinati allo sterminio.

O si dimentica volutamente che in molti paesi (tra cui la Francia e l’Italia, ma non solo) i comunisti furono la principale componente della Resistenza al nazifascismo, dando un contributo di primo piano alla sua sconfitta e alla rinascita in quei paesi di una democrazia costituzionale e alla riaffermazione delle libertà politiche, sindacali, culturali e religiose. Per non parlare del decisivo apporto che Stati e idealità comuniste diedero nel Novecento alla liberazione di interi popolo dal giogo coloniale e a volte dalla schiavitù.

Ricordare questi dati di fatto, che la mozione colpevolmente omette, non significa ignorare e tacere sugli aspetti più condannabili di ciò che generalmente si chiama “stalinismo”, sugli errori e sugli orrori che vi furono anche in quel campo.

Essi però non possono cancellare una differenza di fondo: mentre il nazifascismo, nel dare vita a una spietata dittatura e nel negare ogni spazio di democrazia, di libertà e persino di umanità, nel perseguitare fino allo sterminio proclamato e pianificato, le minoranze religiose, etniche, culturali, sessuali, cercò di realizzare i propri programmi, i regimi comunisti prima e dopo la guerra, allorquando si macchiarono di gravi e inaccettabili violazioni della democrazia e delle libertà, tradirono gli ideali, i valori e le promesse che aveva fatto.

La qual cosa deve produrre domande, riflessioni e indagini, ma – congiuntamente al contributo dato dai militanti e dall’Urss alla sconfitta del nazifascismo – non permette in alcun modo l’equiparazione di nazismo e comunismo che è al centro della risoluzione del Parlamento europeo, né l’identificazione, più volte fatta dalla mozione, di comunismo e stalinismo, vista la grande varietà di correnti ideali ed esperienze politiche a cui il primo ha dato vita.

Queste falsificazioni e omissioni non possono essere assunte come base di una «memoria condivisa» e tantomeno diventare base di un programma comune di insegnamento della storia nelle scuole, come la mozione auspica.

Non può divenire la piattaforma di una «Giornata europea di commemorazione delle vittime dei regimi totalitari», quale la mozione chiede. Né fornire la motivazione per la rimozione «di monumenti e luoghi commemorativi (parchi, piazze, strade, ecc.)» che, con la scusa della lotta a un indistinto totalitarismo, invita in realtà a cancellare limpide pagine della storia di chi contribuì col proprio sacrificio a battere il nazifascismo.

Si afferma che la mozione del Parlamento europeo contiene inevitabili compensazioni atte a far passare anche una affermazione di volontà di lotta al «ritorno al fascismo, al razzismo, alla xenofobia e ad altre forme di intolleranza».

Ma queste giuste esigenze di lotta al razzismo e al fascismo non possono fondarsi su un uso distorto e persino falso della storia o sul pretendere di recidere le radici di una componente fondamentale dell’antifascismo quale è quella comunista. I popoli d’Europa non lo devono permettere.

PRIMI FIRMATARI:
Guido Liguori
Maurizio Acerbo
Walter Baier
Maria Luisa Boccia
Luciana Castellina
Paolo Ciofi
Davide Conti
Enzo Collotti
Maria Rosa Cutrufelli
Paolo Favilli
Paolo Ferrero
Eleonora Forenza
Nicola Fratoianni
Citto Maselli
Ignazio Mazzoli
Lidia Menapace
Massimo Modonesi
Roberto Morea
Roberto Musacchio
Pasqualina Napoletano
Rosa Rinaldi
Bianca Pomeranzi
Aldo Tortorella
Per adesioni:

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