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Domande senza risposte

inquinamento del sacco pompeo ordina piu controlli e convo 350 260 minL’iniziativa promossa dalla Diocesi di Frosinone e da altre organizzazioni cattoliche a Frosinone sabato 5 ottobre e da questo giornale ampiamente riferita ha riproposto, soprattutto con l’intervento del Vescovo Ambrogio Spreafico che pose due questioni ormai ineliminabili: la trasparenza degli interventi durante la loro definizione e durante la loro attuazione e l’obbligatorietà di vedere in concreto risultati e miglioramenti. Così disse: «Il dramma della Valle del Sacco è frutto di più di cinquant'anni di silenzi. Il processo di bonifica va affrontato con una visione a lungo termine, altrimenti sarà l’ennesimo intervento palliativo e non concreto. Mi impegnerò personalmente a vigilare sui 53 milioni che saranno impegnati per l’avvio delle bonifiche dei siti previsti dall’Accordo di Programma di marzo».

A pochi giorni di distanza il 16 di ottobre c’è stato un clamoroso annuncio: «parte la bonifica della Valle del Sacco».
Il Tam-tam sui social si è immediatamente attivato lanciando due inequivocabili e contrapposti messaggi entusiasmi da una parte e dubbiosa diffidenza dall’altra: a partire dalle definizioni. Fra i più significativi si può citare quello di Gaetano Ambrosiano che precisa: «È messa in sicurezza e non bonifica. E comunque riguarda 8 siti industriali. 53mln e 16mesi? Per la discarica le Lame 100mln e circa 15anni. È propaganda ingannevole. L'ISPRA ha stimato il costo di bonifica della valle tra i 600 ed i 1000 mln di euro. Tutto relazionato ed agli atti.»
Fa eco Anna Rosa Frate che afferma: «in effetti e' vero. I 53milioni riguardano solo la messa in sicurezza. Lo dicono le carte».
Il realtà ad far nascere i dubbi è lo stesso comunicato del Ministero dell'Ambiente  al secondo capoverso così recita «La Valle del Sacco è il terzo sito più inquinato d'Italia. Oggi, grazie a un lavoro molto determinato e meticoloso, sono stati avviati i lavori per la bonifica: un cronoprogramma con interventi a breve, medio e lungo termine per mettere fine a questa pagina triste per il nostro Paese, in cui troppe aree soffrono ancora per le bonifiche mancate o in ritardo».

Fra esaltazioni della “giornata storica” e gridolini di gioia che inneggiavano al “finalmente si parte” si alzavano alcuni interrogativi da parte di Angelino Loffredi che così li postava su Facebook: «Belle parole, annunci roboanti, speranze largamente diffuse, oltre che auspicate, ma sarebbe necessario capirci di più. Retrospettivamente chiedo che ruolo hanno avuto le associazioni ambientaliste ed i consigli comunali nella redazione del progetto? Più in generale è possibile conoscere meglio il cronoprogramma? Anche perché esistono altri sette siti da bonificare. Con quale criterio verranno fatte le assunzioni? Quali garanzie ci sono per prevenire speculazioni al termine della bonifica? Non c'è alternativa alla trasparenza e alla partecipazione.»

UNOeTRE.it crede che siano domande non solo pertinenti ma fortemente motivate.
A distanza di giorni sono rimaste senza risposta. Mi auguro che porre questi interrogativi non suonino all’orecchio di qualcuno come ostacolo alla “cosiddetta bonifica” (?- l’odierna “politica del fare quel che gli pare" rifiuta domande e partecipazione).

I quesiti di Loffredi non pongono ostacoli, vogliono risposte a domande poste sul tappeto dai cittadini, tante associazioni e da quei sindaci inascoltati a fronte di quelli consultati che hanno ottenuto contributi elettorali o la messa in sicurezza di aree quasi sicuramente destinate all’edilizia. Come vogliono risposte le richieste dei disoccupati e dei sindacati a proposito di come cogliere questa occasione per utilizzare quote dei 53 milioni a fini di ricollocazioni nelle mansioni più semplici di tanti disoccupati di ogni età. Dove sarebbe l’ostacolo all’utilizzo delle somme stanziate? Nessuno si sforzi di “essere più realista del re”.
Non ci si può trincerare sempre dietro la generica motivazione delle “competenze”. Esse sono importanti se risolvono i problemi di tutti i cittadini, non solo di alcuni “più cittadini di altri”, perché quando ciò avviene non si parla di conoscenza e professionalità, ma si tratta di arroganza di potere. Se le decisioni non possono essere conosciute nelle loro motivazioni da tutti, allora significa che c’è qualcosa di sbagliato.

Chiudo con una mia domanda: ma quando si comincia a parare della bonifica del fiume Sacco senza la quale mai nulla si risanerà?

 

 

 

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