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Ferentino. Sono sanzionati gli sversamenti nel Sacco?

scarichi fiume Sacco Ceccano 350 260

Al Sindaco del Comune di Ferentino

Al Presidente del Consiglio Comunale di Ferentino

Ferentino, li 14 Dicembre 2018

Oggetto: Interrogazione a risposta scritta e urgente – Inquinamento Valle del Sacco

Il sottoscritto Consigliere comunale Maurizio Berretta, nell’esercizio delle proprie funzioni e nella fattispecie dell’Art.35 del Regolamento del Consiglio comunale e degli altri organi istituzionali

Premesso che:
- nel mese di Novembre e Dicembre 2018, sul territorio di Ferentino, diversi sono stati i casi di “sversamento” di prodotti chimici nel fiume Sacco e nel torrente Alabro;
- gli esiti analitici preliminari relativi alla presenza di schiume del 24 e 26 Novembre 2018 dell’Arpa Lazio, riportano una percentuale elevata di “Tensioattivi” pari a 16,8 quando il limite massimo e’ 0,2, ed oltretutto le analisi risultano effettuate almeno 2 giorni dopo lo sversamento;
- che la notizia dei presunti reati ambientali e’ stata ripresa dalle Tv ed organi di stampa di rilevanza nazionale, tanto che per ben 2 volte, il Tg Satirico “Striscia la

Notizia” di Canale 5, chiudeva i servizi, di denuncia, sul nostro territorio comunale;
- tutta la Valle del Sacco e’ compromessa da anni;

 


INTERROGA IL SINDACO
1) Per conoscere i provvedimenti adottati da questo Ente, dalla data dei casi di “sversamento nei fiumi” ad oggi;
2) In particolare, se sono stati riscontrati scarichi abusivi;
3) Quanti sono gli scarichi autorizzati nel fiume Sacco e nel torrente Alabro.

Si chiede inoltre, ai sensi dell’Art.35 del Regolamento del Consiglio comunale e degli altri organi istituzionali, RISPOSTA SCRITTA ed URGENTE.

Maurizio Berretta

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Emergenza fiume Sacco: una Interpelllanza per la sua bonifica

aulaSenato 350Atto n. 3-00451, pubblicato il 5 dicembre 2018, nella seduta n. 67 del Senato,
svolto nella seduta n. 68 dell'Assemblea (06/12/2018)

Senatori Massimo Ruspandini e Luca Ciriani

Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:

il procuratore capo di Frosinone, in queste ore, ha aperto un fascicolo per "disastro ambientale plurimo" dopo i recentissimi episodi di inquinamento che si sono registrati nella valle del Sacco, in seguito ai quali il fiume Sacco è totalmente ricoperto da una schiuma bianca e maleodorante;

come è noto, il corso d'acqua, che attraversa tutta la valle del Sacco e la provincia di Frosinone, risulta essere uno tra i fiumi più inquinati d'Europa, con un'elevata presenza di beta- esaclorocicloesano, uno scarto di lavorazione della produzione dell'insetticida chiamato "lindano";
i continui sversamenti illegali nelle acque del fiume hanno determinato il suo avvelenamento e anche quello dei terreni agricoli limitrofi, allagati dalle frequenti esondazioni, inducendo all'abbattimento del bestiame e all'abbandono dei pascoli e alla distruzione dei prodotti agricoli contaminati, oltre alla chiusura di alcune aziende agricole;

recenti studi dimostrano come queste sostanze inquinanti siano entrate nella catena alimentare e quindi nelle case e negli abitanti della zona, rilevando evidenti connessioni tra l'inquinamento ambientale dei comuni limitrofi alla valle del Sacco e la frequenza di patologie tumorali dei residenti; la valle del Sacco vive ormai, fin dal 2006, in "stato di emergenza socio-economico-ambientale" permanente e i residenti sono sempre più colpiti da questa piaga ambientale, che mette a rischio la salute e la sicurezza;

il fiume Sacco è ormai un veleno che scorre nel cuore di un’area che è sito d’interesse nazionale, dove, purtroppo, si teme che nei decenni passati industrie e criminalità abbiano anche interrato rifiuti tossici;

si chiede di sapere quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per la bonifica e la salvaguardia dell'ambiente e la tutela della qualità della vita dei cittadini residenti nei comuni della valle del Sacco e se non ritenga necessario investire maggiori risorse, umane ed economiche, nell'attività di monitoraggio, coordinamento e controllo di tutti i processi che regolano il meccanismo di gestione degli scarichi delle numerose aziende della zona industriale ed in particolare sul funzionamento del depuratore Asi.

 

 

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Emergenza fiume Sacco: una Mozione per la sua bonifica

camera dei deputati 350 minAtto Camera - Mozione 1-00086 presentato da MURONI Rossella, testo di Mercoledì 5 dicembre 2018, seduta n. 94

La Camera,

premesso che:

il decreto ministeriale n. 468 del 2001 ha istituto il sito da bonificare di interesse nazionale (Sin) «Frosinone», perimetrato con decreto ministeriale 2 dicembre 2002 e con decreto ministeriale 23 ottobre 2003, a cui è seguita l'istituzione del successivo Sin bacino del fiume Sacco. Il Sin di Frosinone è stato istituito dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare a seguito della proposta – effettuata da parte della regione Lazio nel 1999 – di inserimento tra i siti da bonificare di interesse nazionale di ben n. 121 discariche di rifiuti solidi urbani distribuite su tutto il territorio della provincia di Frosinone e presenti in n. 80 comuni sui n. 91 costituenti la provincia;

alla data di approvazione del piano regionale delle bonifiche di cui alla delibera della giunta regionale 591 del 14 dicembre 2012, delle n. 121 discariche solamente n. 7 avevano visto conclusa la procedura/di bonifica e dall'elenco dei siti contaminati pubblicato dall'Arpa Lazio ed aggiornato all'anno 2016 (httg://www.arpalazio.gov.it) si rileva che per numerose discariche dell'ex Sin Frosinone non è stata ancora completata la bonifica;

la definizione del nuovo perimetro del (SIN) Bacino del fiume Sacco di cui al decreto ministeriale n. 321 del 2016, a conclusione di un decennale periodo di alterne vicende giudiziarie e amministrative, ha certificato l'esistenza di una vasta area a cavallo fra le province di Roma e Frosinone e lungo tutta l'asta fluviale, oggetto di un grave inquinamento ambientale;

l'origine del Sin bacino del fiume Sacco riguarda la contaminazione di suoli ed acque derivata sia dallo sversamento abusivo di rifiuti e sostanze pericolose di origine industriale sia dall'abbandono, rilascio, smaltimento. Quanto emerso, sia durante le operazioni di caratterizzazione dell'area industriale di Colleferro e di Anagni, che successivamente e fino all'attualità per i siti industriali dismessi nel Comune di Ceprano e Falvaterra, ha posto in evidenza che la pratica dell'interramento di rifiuti industriali per evitare gli oneri di smaltimento si è aggiunta e sommata come causa della contaminazione di suoli ed acque a quella dell'esercizio delle stesse attività industriali. A titolo di esempio, si cita il recente episodio di smaltimento illecito di rifiuti di origine industriale avvenuto nel formine di Ferentino nel gennaio 2017, laddove veniva scoperto l'interramento in un sito industriale dismesso di notevoli quantità di rifiuti pericolosi;

alla grave compromissione ambientale, si aggiungono altre due note criticità che riguardano la Valle del Sacco: la depurazione delle acque e la qualità dell'aria;
nel fiume Sacco continuano a riversarsi, da oltre un ventennio, gli scarichi dei reflui di diverse attività industriali, senza alcuna depurazione e senza alcun controllo, come conferma il piano di gestione del bacino idrografico dell'Appennino Meridionale (al quale appartiene il fiume Sacco), approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 aprile 2013, che ha evidenziato che la qualità delle acque del bacino del Sacco è a livello «pessimo», ovvero il grado più basso della scala di qualità di cui alla direttiva ed allo stesso decreto legislativo n. 152 del 2006. Le cause di tale degrado sono ben individuate dal medesimo piano di gestione del bacino idrografico dell'Appennino meridionale, laddove nella azione (pagina 91) si legge: «Il fenomeno era ed è tuttora da attribuirsi alla mancata regolamentazione del sistema di scarichi da varia natura, in specie industriali. Ad oggi nell'area persistono condizioni di emergenza ambientale connessi ancora ad un sistema di collettamento e depurazione non idoneo o comunque non sufficiente a garantire standard qualitativi delle acque reflue compatibili con la tutela e salvaguardia delle risorse idriche». Anche l'Ufficio Commissariale per la bonifica del Sin «Bacino del Sacco» nell'ultima relazione dell'ottobre 2012 sottolineava che: «L'assenza di un impianto di depurazione consortile, promesso da decenni, ha contribuito in modo determinante all'emergenza ambientale nel territorio anagnino. In particolare, tale carenza ha determinato per tutte le imprese, anche di piccole dimensioni, la necessita di trattare i propri reflui in ambito domestico per poi scaricarli nel fiume Sacco o nei di lui affluenti. Da ciò è scaturita nel corso degli anni una impressionante serie di scarichi illeciti di sostanze tossiche che è culminata, nell'estate del 2005, nello sversamento di altissime quantità di cianuri in un affluente del Sacco, il Rio Santa Maria, con conseguente moria di animali e avvelenamento delle colture»;

con la delibera di giunta regionale n. 536/2016 la regione Lazio ha approvato la relazione dell'Arpa Lazio che aggiorna la zonizzazione del territorio regionale e la classificazione delle zone agglomerati ai fini della valutazione della qualità dell'aria in attuazione dell'articolo 3, dei commi 1 e 2 dell'articolo 4 e dei commi 2 e 5 dell'articolo 8 del decreto legislativo 155/2010. L'intero territorio della Valle del Sacco è stato censito in classe 1, ovvero laddove i superamenti delle concentrazioni di inquinanti in atmosfera, nella specie PM10 e PM2.5, sono tali per quantità ed entità da imporre l'adozione di misure emergenziali a tutela della salute delle popolazione e dell'ambiente;

la compromissione delle matrici ambientali, suolo, acqua e aria, causata dal sovrapporsi e sommarsi delle criticità innanzi rappresentate, ha determinato delle indubbie ricadute sullo stato di salute della popolazione della Valle del Sacco. Il «Rapporto tecnico sulla sorveglianza sanitaria ed epidemiologia della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco» pubblicato nel giugno 2016 dal dipartimento epidemiologico della regione Lazio riporta: «La contaminazione del fiume Sacco rimane un disastro ambientale di proporzioni notevoli che ha comportato una contaminazione umana di sostanze organiche persistenti considerate tossiche dalle organizzazioni internazionali. Proprio perché la contaminazione è purtroppo persistente non esistono metodi di prevenzione e di rimozione dell'inquinante. Si tratta di un episodio che ha implicazioni etiche, politiche e sociali di livello nazionale. Le autorità locali hanno il dovere di informare la popolazione, di salvaguardarne la salute specie dei gruppi sociali più deboli, di offrire l'assistenza sanitaria adeguata, e di garantire un continuo monitoraggio epidemiologico e sanitario. È ovvio che tale assistenza dal punto di vista della tutela sociale e sanitaria del servizio sanitario si deve accompagnare ad un impegno istituzionale coerente per il risanamento ambientale»;

a fronte del quadro della situazione ambientale della Valle del Sacco fino ad ora delineato e rappresentato, con le indubbie, serie, gravi criticità ambientali, la strategia e gli indirizzi della regione Lazio per la gestione del ciclo dei rifiuti rischiano – come già è avvenuto nel passato – di avere pesantissime ricadute sul territorio, le quali comprometterebbero ulteriormente lo stato ambientale;

in sostanza la regione Lazio per supplire alla pretesa carenza impiantistica di Roma Capitale nel trattamento della frazione indifferenziata dei rifiuti solidi urbani, nonché per soddisfare il fabbisogno di smaltimento in discarica dei sovvalli non recuperabili e la trasformazione in energia del combustibile derivato dai rifiuti (Cdr) prodotto dagli impianti di trattamento meccanico-biologico (Tmb), ha intenzione di sfruttare l'impiantistica esistente nella provincia di Frosinone che invece è asservita al fabbisogno dei comuni appartenenti al medesimo ambito territoriale ottimale (Ato) provinciale. Il potenziamento delle capacità degli impianti esistenti e l'aumento del conferimento di rifiuti solidi urbani presso gli stessi, comporta impatti ambientali non sostenibili nell'attuale e descritto stato ambientale della Valle del Sacco. L'amministrazione regionale, immemore degli errori del passato, rischia di replicare quanto già avvenuto negli anni ’90, «scaricando» le inefficienze ed i ritardi nell'attuare la gestione del ciclo dei rifiuti sui territori provinciali, in particolare su quello di Frosinone;

gli impianti esistenti nella provincia di Frosinone e realizzati per soddisfare il fabbisogno impiantistico dell'Ato provinciale, sono il Tmb di Colfelice gestito dalla Saf spa, partecipata interamente pubblica di proprietà dei 91 comuni della provincia di Frosinone, con capacità di trattamento di 327.000 ton/anno; la discarica di Roccasecca, gestita dalla Mad srl, società privata, con capacità residua di circa 300.000 metri cubi; il termovalorizzatore di San Vittore nel Lazio, gestito da ACEA Ambiente spa, società partecipata interamente pubblica con capacità di trattamento – a seguito del già avvenuto potenziamento degli impianti – di circa 400.000 tonnellate/anno. Il fabbisogno dell'Ato di Frosinone è interamente soddisfatto laddove si confronti la suddetta capacità impiantistica con la produzione di rifiuti censita da ISPRA nel 2016, la quale conta una produzione di RSU di circa 175.000 tonnellate/anno. Perciò a fronte di – una produzione annua di 175.000 tonnellate/anno di rifiuti solidi urbani, la provincia di Frosinone ha un'impiantistica che provvede al trattamento di oltre 1 milione di tonnellate all'anno di frazioni derivate dai rifiuti solidi urbani indifferenziati, quasi otto volte superiore al fabbisogno; ne consegue che già attualmente la provincia di Frosinone provvede a soddisfare il fabbisogno regionale e degli altri Ato, in violazione dei prìncipi di autosufficienza e prossimità nel trattamento dei rifiuti solidi urbani come previsto dalla normativa comunitaria, nazionale e dallo stesso piano gestione rifiuti del Lazio,

impegna il Governo

1) a considerare, vista l'urgenza ambientale e sanitaria, l'adozione di iniziative normative volte a prevedere una moratoria del conferimento di rifiuti, provenienti da altri ambiti territoriali ottimali, destinati all'incenerimento e allo sversamento in discarica in provincia di Frosinone, nonché la sospensione delle procedure per l'apertura di nuovi impianti impattanti dal punto di vista ambientale e di nuove discariche nella Valle del Sacco, definendo per tale area disposizioni più restrittive sulla falsariga di quelle contenute nel decreto-legge 10 dicembre 2013, n. 136, e promuovendo un monitoraggio di tutti i siti compromessi sia quelli censiti sia quelli non ancora noti.

 

(1-00086) «Muroni, Fornaro, Epifani, Occhionero, Rostan, Fassina».

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Fiume Sacco: bonificare subito e basta chiacchiere

ilfiumesacco 350 260 mindi Angelino Loffredi - La mia "Nota" apparsa sul sito unoetre.it e leggibile attraverso il link https://www.unoetre.it/notizie/ambiente/ambiente/item/6386-fra-schiumate-e-depuratori-povero-fiume-sacco.html ha ottenuto un buon numero di letture e qualche lusinghiero commento da parte del professore Antonio Limonciello: «Finalmente un articolo/intervento che mette un po' d'ordine nelle responsabilità dei vari soggetti. Avevo già esposto le mie perplessità in altri luoghi sul fatto che troppo facilmente si lasciava la parola ai sindaci senza chiedere loro il conto, senza pretendere gli interventi che da sempre potevano mettere in atto e che non hanno fatto» e di Anna Maria Tedeschi, già Consigliera Regionale: «Leggendo attentamente questo articolo scritto da chi conosce bene il territorio tutto diventa tragicamente chiaro. Non ci prendiamo in giro. Grazie Angelino».

Inoltre, per completare la ricognizione, debbo rilevare una ventina di mi piace e nessun commento sfavorevole. A me, persona interessata a conoscere sotto ogni aspetto il parere di tutti e lo sviluppo degli avvenimenti legati al tema inquinamento e bonifica del Sacco, preme anche rilevare che esistono in giro dichiarazioni che pur non replicando direttamente al sottoscritto sono direttamente legate al tema da me sollevato: funzionamento dei depuratori e le scadenze riguardanti la Bonifica.
Francesco De Angelis, Presidente dell’ASI dall’aprile del 2015 e responsabile del (mal) funzionamento del Depuratore sito in territorio di Ceccano, con la sfrontatezza che gli è naturale arriva a dichiarare «L’ASI è sempre stata in prima linea per la difesa dell’ambiente. Noi parte lesa in questa situazione». Ogni commento a questa ridicola e surreale presa di posizione mi sembra superfluo, ma è incomprensibile il silenzio dei Sindaci dei comuni rivieraschi, la loro subalternità ad accettare e subire un evidente e ingannevole dichiarazione.
A proposito se sia necessario individuare una cabina di regìa, così come ipotizzavo, mi accorgo che Mauro Buschini, capogruppo PD presso il Consiglio Regionale del Lazio, dice «Serve un tavolo tecnico per coordinare il regime dei controlli nell’area evitando la sovrapposizione dei livelli istituzionale». Nelle linee generali concordo con lui ma purtroppo non precisa, non argomenta, non definisce le caratteriste del tavolo tecnico. Temo che ci troviamo di fronte alle solite, inconcludenti buone intenzioni.

Sara Battisti, Consigliera Regionale, a proposito di una riunione tenuta giovedi in Regione, sui depuratori afferma che «tolta la questione di Anagni (depuratore non funzionante, di cui non motiva le cause, l’ammontare dei costi sinora sopportati e l’indicazione di inizio di attività) che rappresenta una questione nota che la Regione sta cercando di affrontare, è stato rimarcato come i depuratori funzionino meglio che in passato e che il vero problema è chi sversa aggirando la depurazione».

La Consigliera Battisti forse non è sfrontata come De Angelis ma comunque poco allenata a descrivere e approfondire la situazione e il suo è completamente privo di proposte. Per argomentare e convincere dovrebbe indicare il numero e le sedi dei depuratori che funzionano e poi dovrebbe anche dirci cosa hanno fatto sia l’ARPA, struttura regionale, che i Sindaci (a cominciare da quelli PD. Quando erano in carica) per fronteggiare e sanzionare gli scarichi abusivi direttamente nel fiume.
I tre autorevoli rappresentanti sopra indicati invece di far conoscere, alimentare con i dovuti approfondimenti, sostenere e provare ad indirizzare il movimento di lotta emerso in questo periodo preferiscono percorrere la solita via della serie “Va tutto bene madama la marchese“ per cercare di devitalizzare il movimento buttando in giro tanto cloroformio.

Per quanto riguarda invece la Bonifica della Valle non ho letto prese di posizione di politici ciociari, ma una dichiarazione del Ministro Sergio Costa «Per quanto riguarda la Valle del Sacco abbiamo già firmato 40,8 milioni di euro per l’avvio delle bonifiche che è già una cifra significativa per partire. Aspettiamo i progetti della Regione Lazio. Il Ministero finanzia e coordina, ma chi progetta è la Regione. Di questo si parlerà in un vertice fissato per il 20 dicembre. Incontreremo i 19 sindaci per fare il punto della situazione».

Il giornale indipendente www.unoetre.it ed il sottoscritto seguiteranno a seguire gli avvenimenti, a sostenere il movimento di lotta, ad evidenziare la coerenza dei comportamenti, la coniugazione fra il dire e il fare, ma anche ed in particolar modo a verificare i metodi che verranno usati per progettare e per assegnare i lavori necessari alla Bonifica della Valle del Sacco.
Insomma rimarrà aperta l’urgenza per affermare i valori della partecipazione e trasparenza. Per evitare, appunto, truffe, inganni e ruberie.

 

 

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Tutti intorno al fiume Sacco

schiuma Sacco 350 mindi Emanuela Piroli - Finalmente le istituzioni, tutte, unite, senza colori e rivendicazioni, salvo qualche tentativo di strumentalizzazione, si prodigano ad affrontare la drammatica e decennale situazione ambientale della valle del Sacco, in modo concreto. Certo ci voleva un evento eccezionale, in senso negativo. Per giorni il fiume è stato ricoperto di schiuma, con un livello di tensioattivi inquinanti superiore di 8 volte il livello massimo accettabile (analisi Arpa). E ci voleva l’azione dei tanti cittadini che si sono organizzati, disperati, arrabbiati, ma non rassegnati, ed hanno puntato il riflettore sul nostro territorio, ottenendo una grandissima risonanza mediatica.

Buoni i provvedimenti pianificati da istituzioni, enti e magistratura, speriamo di poter vedere presto i primi risultati. In particolare mi auguro che riguardo agli scarichi illeciti, non ci si limiti a colpire soltanto i pesci piccoli e che la bonifica non si avvalga solo della fitodepurazione, ma che si pensi a fondi e tecnologie più avanzate ed efficaci, penso ad esempio alla possibilità di pulire il letto del fiume e alla realizzazione di impianti di depurazione con sistemi specifici per il trattamento dei diversi inquinanti. Perché leggendo qua e là, pur non essendo di mia competenza, ho scoperto che essendo ogni sostanza differente dall’altra, senza filtri idonei, la depurazione non si verifica e addirittura si può bloccare. Vogliamo parlare poi degli odori nauseabondi! Certo quelli non li vedi, non li puoi fotografare né riprendere, ma le sostanze che li provocano le respiriamo. Come si intende procedere in merito?

Ciò che mi ha sconcertato, però, è che non ci sia stato, da parte di alcuna istituzione, durante le varie audizioni, alcun riferimento al “registro tumori”, che la cittadinanza sta chiedendo con forza e determinazione e che è uno strumento indispensabile per valutare l’associazione tra inquinamento ambientale e patologia oncologica, per avere una idea più chiara della situazione ed intervenire in termini di prevenzione. L’obiettivo del registro tumori è quello di “disporre di informazioni di alto valore sia clinico sia epidemiologico a livello individuale e di popolazione”. Il registro tumori della Regione Lazio è stato istituito nel 2015, con la Legge Regionale n.7 del 12 giugno. All’epoca espressi la mia soddisfazione in merito, ma il suo regolamento è stato approvato ben due anni dopo, il 21 novembre 2017, e ad oggi non risulta ancora attivo online. Andando sul sito web della Regione nella pagina del registro tumori, in fondo, alla voce stato di realizzazione, c’è scritto “in corso di realizzazione”.

L’unico registro attivo e aggiornato in Regione è quello della provincia di Latina, istituito addirittura nel 1982, come progetto pilota. Da allora sono passati appena 36 anni! Proprio per questo stallo, alcune città del frusinate si stanno adoperando per elaborarne uno proprio, con la speranza che la Asl conceda loro l’autorizzazione. E forse potrebbe essere una soluzione parziale per iniziare ad avere dei dati corrispondenti alla realtà. Perché c’e una percezione chiara del quadro, ma ahimè non è ancora quantificabile. Quindi mi unisco con forza al coro di quanti chiedono il registro tumori e trovo inconcepibile che si debba “chiedere”, “urlare”, quando dovrebbe essere una priorità di chi è chiamato ad adoperarsi per garantire il diritto alla salute dei cittadini.

Io ho un sogno, vorrei che l’attenzione mediatica per la nostra terra e per la mia Ceccano, possa un giorno essere per la sua bellezza, per lo spirito di accoglienza, per le sue attrattività naturalistiche, storiche e culinarie e che da essa non si desideri più scappare, ma restare.

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Il dramma del fiume Sacco in Parlamento

schiuma Sacco 350 minInquinamento del fiume Sacco UNOeTRE.it ha ricevuto e pubblica due iniziative parlamentari della Deputata Rossella Muroni e della Senatrice Loredana De Petris del gruppo di LeU

 

 

 

 

 

 

 

rossella muroni 350 minDeputata Rossella Muroni

1) Interrogazione a risposta in Commissione

Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Per sapere - premesso che:
Il fiume Sacco, che scorre soprattutto nel basso Lazio, è stato attraversato da un ingente quantitativo di schiuma. Questo è quanto è stato segnalato durante la notte del 30/10/2018 da alcuni cittadini di Ceccano e dei comuni limitrofi;
sono settimane che le autorità preposte cercano di identificare l'origine di un fenomeno più volte ripetuto che potrebbe essere dannoso per l'ambiente e nocivo per la salute delle persone residenti in quei luoghi;
nella giornata del 31/10/2018, stando a quanto riportato dal quotidiano “Il Messaggero” le forze dell'ordine si sono presentate presso il depuratore di zona del Consorzio Industriale Asi. Pare che siano stati rinvenuti aggregati spumosi, ma la società deputata alla gestione ha voluto precisare che la schiuma "è arrivata nell'impianto dall'esterno e quindi la capacità depurativa dello stesso non c'entra nulla con la comparsa del fenomeno";
negli ultimi dodici mesi sono state decine le aziende controllate e sanzionate dai carabinieri forestali. Lo scorso mese di maggio per esempio sono state undici le persone individuate erano i responsabili di ben 5 aziende ed il proprietario di un palazzo;
questi ennesimi episodi non rappresentano dei fatti isolati. Fusti tossici interrati lungo le corsie dell'A1, negli scavi della linea ad Alta Velocità e infine gli scarichi illeciti nel fiume Sacco. La storia ambientale del frusinate, provincia cuscinetto tra Roma e Napoli, eletta dal clan dei Casalesi, dalle cosche calabre e dalla malavita romana, come “porto franco” viene raccontata in tempi non sospetti da Carmine Schiavone, ex boss e pentito, che così descriveva la Ciociara in uno dei suoi tanti interrogatori fiume;
le parole di Carmine Schiavone, dissecretate dopo anni, portarono alla luce nel 2013 lo spaccato di una provincia molto più vicina all’omertà che alla voglia di legalità. All’ombra dell’abbazia più conosciuta al mondo si sarebbero sviluppati gli interessi del clan malativoso più potente al mondo. A Cassino, come racconta sempre Schiavone, sarebbero stati reinvestiti i proventi illeciti del traffico dei rifiuti. Come riportato in un articolo online pubblicato sul sito di “Frosinone Today” il 3/12/2018;
nell’audizione, svolta nella tredicesima Legislatura in Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Schiavone parla ancora di ambiente. Riferisce dei camion che partivano anche dalla Ciociaria (sette quelli citati nell’elenco consegnato al presidente della Commissione, con annessi numeri di targa e nomi delle società operanti per conto del clan) e diretti in Toscana, in Germania e nel nord Italia dove caricavano rifiuti tossici e nocivi che poi venivamo smaltiti nel sud.
gli stessi temi verranno trattati qualche giorno più tardi - 23 ottobre del 1997 - dal Sostituto Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, Luigi De Fichy, che venne ascoltato in audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Il magistrato evidenziò che, secondo alcune indagini, alcuni gruppi criminali avevano un controllo del territorio nelle zone di Cassino e Frosinone. Come riportato in un articolo online pubblicato sul sito di “Frosinone Today” il 3/12/2018.
al Ministro in indirizzo Interrogazione a risposta in Commissione
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di quali elementi disponga il Governo in relazione a quanto esposto in premessa e se non intenda avviare immediatamente, anche per il tramite del Comando dei Carabinieri per la tutela dell’ambiente e in collaborazione con la regione Lazio, un’azione di monitoraggio delle acque e dei terreni in modo da verificare se insistano eventuali pericoli per la salute dei cittadini, dei turisti e l’ambiente;
vista l’urgenza ambientale e sanitaria se intende avviare la bonifica di tutti i siti compromessi anche attraverso l’avvio di un censimento dei siti inquinati.
MURONI

2) Mozione

La Camera,

Premesso che:

il DM 468/2001 ha istituito il SIN “Frosinone”, perimetrato con DM 02.12.2002 e con DM 23.10.2003, a cui è seguito il successivo SIN Bacino del Fiume Sacco. Il SIN di Frosinone è stato istituito dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare a seguito della proposta – effettuata da parte della Regione Lazio nel 1999 – di inserimento tra i siti da bonificare di interesse nazionale di ben n.121 discariche di rifiuti solidi urbani distribuite su tutto il territorio della Provincia di Frosinone e presenti in n.80 comuni sui n.91 costituenti la Provincia;

alla data di approvazione del Piano Regione delle Bonifiche di cui alla DGR 591 del 14.12.2012, delle n.121 discariche solamente n.7 avevano visto conclusa la procedura di bonifica e dall’elenco dei siti contaminati pubblicato dall’ARPA Lazio ed aggiornato all’anno 2016 (http://www.arpalazio.gov.it/ambiente/suolo/dati.htm) si rileva, che per numerose discariche dell’ex SIN Frosinone non è ancora completata la bonifica;

la definizione del nuovo perimetro del SIN Bacino del fiume Sacco di cui al DM 321/2016, a conclusione di un decennale periodo di alterne vicende giudiziarie e amministrative, ha certificato l’esistenza di una vasta area a cavallo fra le Province di Roma e Frosinone e lungo tutta l’asta fluviale, oggetto di un grave inquinamento ambientale

l’origine del SIN Bacino del fiume Sacco riguardando la contaminazione di suoli ed acque derivata sia dallo sversamento abusivo di rifiuti e sostanze pericolose di origine industriale e sia dall’abbandono, rilascio, smaltimento. Quanto emerso sia durante le operazioni di caratterizzazione dell’area industriale di Colleferro e di Anagni, che successivamente e fino all’attualità per i siti industriali dismessi nel Comune di Ceprano e Falvaterra, ha posto in evidenza che la pratica dell’interramento di rifiuti industriali per evitare gli oneri di smaltimento si è aggiunta e sommata come causa della contaminazione di suoli ed acque a quella dell’esercizio delle stesse attività industriali. A titolo di esempio si cita il recente episodio di smaltimento illecito di rifiuti di origine industriale avvenuto nel Comune di Ferentino nel Gennaio 2017, laddove veniva scoperto l’interramento in un sito industriale dismesso di notevoli quantità di rifiuti pericolosi.

 

 

Loredana De Petris 350 minSenatrice Loredana De Petris

 

Atto n. 4-00932
Pubblicato il 27 novembre 2018, nella seduta n. 63

DE PETRIS - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. -
Premesso che:

sono recenti e sempre più continui i fenomeni di presenza di schiuma consistente e di ignota origine, nel fiume Sacco, in particolare nella città di Ceccano (Frosinone);

il decreto ministeriale n. 468 del 2001 ha istituito il SIN "Frosinone", perimetrato con decreto ministeriale 2 dicembre 2002 e con decreto ministeriale 23 ottobre 2003, a cui è seguito il successivo SIN Bacino del fiume Sacco. Il SIN di Frosinone è stato istituito dal Ministero dell'ambiente a seguito della proposta, effettuata da parte della Regione Lazio nel 1999, di inserimento tra i siti da bonificare di interesse nazionale di ben 121 discariche di rifiuti solidi urbani distribuite su tutto il territorio della provincia di Frosinone e presenti in 80 comuni sui 91 costituenti la provincia;

alla data di approvazione del Piano regionale delle bonifiche, di cui alla delibera della Giunta regionale n. 591 del 14 dicembre 2012, delle 121 discariche, solamente 7 avevano visto conclusa la procedura di bonifica e dall'elenco dei siti contaminati pubblicato dall'ARPA Lazio ed aggiornato all'anno 2016, si rileva che per numerose discariche dell'ex SIN Frosinone non è ancora completata la bonifica;

la definizione del nuovo perimetro del SIN Bacino del fiume Sacco, di cui al decreto ministeriale n. 321 del 2016, a conclusione di un decennale periodo di alterne vicende giudiziarie amministrative, ha certificato l'esistenza di una vasta area a cavallo fra le province di Roma e Frosinone e lungo tutta l'asta fluviale, oggetto di un grave inquinamento ambientale;

quanto emerso, sia durante le operazioni di caratterizzazione dell'area industriale di Colleferro e di Anagni, che successivamente e fino ai fatti attuali per i siti industriali dismessi nel Comune di Ceprano e Falvaterra, ha evidenziato che la pratica dell'interramento di rifiuti industriali per evitare gli oneri di smaltimento si è aggiunta e sommata, come causa della contaminazione di suoli ed acque, a quella dell'esercizio delle stesse attività industriali;

alla grave compromissione ambientale, si aggiungono altre due note criticità che riguardano la valle del Sacco: la depurazione delle acque e la qualità dell'aria;

nel fiume Sacco continuano a riversarsi, da oltre un ventennio, gli scarichi dei reflui di diverse attività industriali, senza alcuna depurazione e senza alcun controllo, come conferma il Piano di gestione del bacino idrografico dell'Appennino meridionale (al quale appartiene il fiume Sacco) , approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 aprile 2013, che ha evidenziato che la qualità delle acque del bacino del Sacco è a livello "pessimo", ovvero il grado più basso della scala di qualità, di cui alla direttiva 2000/60/CE ed allo stesso decreto legislativo n. 152 del 2006. Le cause di tale degrado sono ben individuate dal medesimo Piano di gestione del bacino idrografico dell'Appennino meridionale, laddove nella relazione (pag.91) si legge: "Il fenomeno era ed è tuttora da attribuirsi alla mancata regolamentazione del sistema di scarichi da varia natura, in specie industriali. Ad oggi nell'area persistono condizioni di emergenza ambientale connessi ancora ad un sistema di collettamento e depurazione non idoneo o comunque non sufficiente a garantire standard qualitativi delle acque reflue compatibili con la tutela e salvaguardia delle risorse idriche";

l'intero territorio della valle del Sacco nella relazione dell'ARPA Lazio è stato censito in "Classe 1", laddove i superamenti delle concentrazioni di inquinanti in atmosfera, nella specie PM10 e PM2.5, sono tali per quantità ed entità da imporre l'adozione di misure emergenziali a tutela della salute delle popolazioni e dell'ambiente;

la compromissione delle matrici ambientali suolo, acqua e aria, causata dal sovrapporsi e sommarsi delle criticità rappresentate, ha determinato delle indubbie ricadute sullo stato di salute della popolazione della Valle del Sacco. Il "Rapporto Tecnico sulla Sorveglianza Sanitaria ed epidemiologia della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco" pubblicato nel giugno 2016 dal Dipartimento epidemiologico della Regione Lazio riporta: "La contaminazione del fiume Sacco rimane un disastro ambientale di proporzioni notevoli, che ha comportato una contaminazione umana di sostanze organiche persistenti considerate tossiche dalle organizzazioni internazionali. Proprio perché la contaminazione è purtroppo persistente non esistono metodi di prevenzione e di rimozione dell'inquinante. Si tratta di un episodio che ha implicazioni etiche, politiche e sociali di livello nazionale. Le autorità locali hanno il dovere di informare la popolazione, di salvaguardarne la salute specie dei gruppi sociali più deboli, di offrire l'assistenza sanitaria adeguata, e di garantire un continuo monitoraggio epidemiologico e sanitario. È ovvio che tale assistenza dal punto di vista della tutela sociale e sanitaria del servizio sanitario si deve accompagnare ad un impegno istituzionale coerente per il risanamento ambientale";

l'amministrazione regionale, immemore degli errori del passato, rischia di replicare quanto già avvenuto negli anni '90, "scaricando" le inefficienze ed i ritardi nell'attuare la gestione del ciclo dei rifiuti sui territori provinciali, in particolare su quello di Frosinone,

si chiede di sapere:

in quale modo il Ministro in indirizzo intenda intervenire per individuare l'origine dell'inquinamento e, in un contesto di innegabile urgenza ambientale e sanitaria, se non si intenda urgentemente predisporre piani concreti di bonifica e di repressione di atti illeciti tesi a colpire l'ecosistema;

in un contesto ambientale critico, come quello della valle del Sacco e della provincia di Frosinone, quali azioni si intendano porre in essere al fine di impedire, sia il trasferimento dei rifiuti di altri ambiti e di nuovi impianti inquinanti, sia l'incenerimento degli stessi, provvedendo nel contempo alla dismissione degli inceneritori di Colleferro e di San Vittore.

 

 

 

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Fra schiumate e depuratori. povero fiume Sacco

schiuma Sacco 350 mindi Angelino Loffredi - In tanti anni vissuti ponendo l’attenzione e la partecipazioni alle vicende comprensoriali non mi era mai capitato di vedere tanti cittadini impegnati a difendere il proprio fiume, l’integrità del territorio e della salute. Sia a primavera, per protestare contro la puzza, sia in queste settimane per protestare contro le schiumate ho visto un coinvolgimento dei cittadini esteso, ampio, sentito e spontaneo. Ora nessuno può incolpare la popolazione di essere indifferente e disposta a sopportare tanto scempio.

“Il Popolo Inquinato“ è stato al centro di resoconti giornalistici e televisivi, locali e nazionali. Da questo popolo proviene una incalzante richiesta di intervento, una sollecitazione a rimuovere i danni, insomma a fare qualcosa. Ecco, infatti, esiste l’urgente necessità di definire meglio le cose da fare e individuare i soggetti responsabili ai quali richiedere interventi.

Io non ho una ricetta predisposta anche perché le questioni che si hanno di fronte sono complesse e ancor più non vedo una convergenza di indirizzi. Pertanto mi limito solamente a porre all’attenzione alcuni punti accompagnati da qualche considerazione.

L’inquinamento che abbiamo di fronte ha due-tre cause che si intrecciano e contribuiscono alla devastazione del territorio:
- Lo sversamento industriale abusivo direttamente nel fiume Sacco o nei corsi d’acqua ad esso affluenti, poco contrastato e di fatto tollerato.
- Il pessimo funzionamento dei depuratori comunali gestiti da Acea-ATO5.
- La gestione del Depuratore di Ceccano dell’Area Industriale.

Attorno a questo famigerato impianto bisogna saperne di più, in modo preciso, evitando di seguire i sentito dire e le tante false rassicurazioni provenienti da settori interessati. Bisogna approfondire, quotidianamente, se riceve dalle industrie afferenti reflui già trattati, così come prescrive il Regolamento, oppure no. Questa è una questione fondamentale perché senza il pretrattamento il Depuratore di Ceccano rischierebbe ( rischia ) non di depurare ma di inquinare ulteriormente.

A tale proposito è necessario ricordare che l’Area Industriale ha speso 4 milioni di euro per metterlo a norma e per essere idoneo a svolgere una regolare attività di depurazione. A vedere e a sentire bene non mi sembra che i risultati possano essere ritenuti positivi.
Più in generale mi sembra essere strana la reticenza dei Sindaci della Valle ad affrontare, indagare, conoscere le analisi, controllare direttamente il funzionamento del Depuratore.

L’Area industriale, i suoi uffici, lo stesso Depuratore non possono essere ritenuti dei Santuari invalicabili, inaccessibili, un corpo estraneo all’attività dei comuni. L’Assemblea dell’ASI è composta dai Sindaci. Non esiste ASI senza Sindaci. I Sindaci pertanto debbono esser ritenuti, perché sono, corresponsabili del (mal) funzionamento dell’Ente. Oltre tutto va ricordato che il Presidente dell’ASI, Francesco De Angelis, è stato eletto a grande maggioranza, anche con il voto del Sindaco di Ceccano. Non mi scandalizzo se il rappresentante di un’area politica vota un avversario ma tale voto ritengo deve avere almeno una contropartita, un impegno a difendere la popolazione, a evitare la puzza, le schiumate, insomma a eliminare l’inquinamento. I fatti purtroppo dimostrano che tale unanime voto non è stato assicurato per difendere interessi generali o per il territorio ma per altre motivazioni che non conosco.
Più in generale vedo, inoltre, un assurdo capovolgimento dei ruoli. Ho sempre ritenuto, e seguito a pensare, che debbano essere i Sindaci e le assemblee elettive a raccogliere e fare proprie le esigenze dei cittadini e per queste motivazioni dare indirizzi e disposizioni al personale tecnico il quale, ben remunerato, ha il dovere di mettere a disposizione le proprie competenze e risolvere i problemi. Mi accorgo invece che il primato è passato nelle mani dei tecnici e non solo presso l’ASI di Frosinone ma anche nell’attività di ACEA-ATO5, della SAF di Colfelice e nel mondo sanitario. Senza risolvere i problemi. Anzi .Con il trascorrere del tempo i Sindaci non mi sembrano essere più delle autorità morali e politiche, guide e governanti dei territori ma tanti “ piccoli re travicelli “ disposti solo ( non sempre ) a qualche inconsistente lamentazione accompagnata però da più di qualche scatto fotografico. Ovvero viene curata l’immagine ma non il contenuto propositivo.

Forse è necessario avere anche una Cabina di regia per raccogliere e far conoscere quotidianamente dati, i risultati delle analisi, evidenziare le situazioni critiche da affrontare ma prima di terminare sento la necessità di ricordare un tema dimenticato ma decisivo e da riprendere: la Bonifica della Valle del Sacco. Allora è naturale chiedere o richiedere a quanto ammonta la previsione di spesa e quali le aree da cui iniziare la bonifica ? I progettisti e le imprese bonificatrici con quali criteri verranno scelti ? Secondo il mio modesto parere ogni ipotesi di intervento dovrebbe passare attraverso una consultazione dei Consigli Comunali dell’area interessata. L’ASI di Frosinone affidando ad amici la ristrutturazione del Depuratore di Ceccano ha sprecato 4 milioni di euro, così come è dimostrato dai fatti. E’ arrivata l’ora che per la Bonifica non si ripercorrano le vie fallimentari già sperimentate e non permettere scelte verticistiche e di comparaggio. Il Popolo Inquinato ha il diritto di avere soluzioni diverse, avviare cioè un ciclo virtuoso a cominciare da nuove forme di partecipazione diretta. Uniche in grado di evitare truffe e danni all’ambiente e alla salute.

 

 

 

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Invito a esprimere sostegno all'ambiente e al fiume Sacco

Fiume Sacco a Ceccano

Anna Elisa De Santis -  Insistono. Gli inquinatori del fiume Sacco sfidano leggi dello Stato e equilibri naturali, con la prepotenza di chi è nella parte del più forte.

È uno scontro culturale profondo.

L'altra idea, le ragioni dell'ambiente e del fiume, il valore immenso del paesaggio, è la stessa che sostiene la fatica umana per una convivenza sociale non egoistica e rispettosa dell'unicità delle persone e delle esperienze. Della biodiversità nella natura. Della fiducia nella cultura e nelle parole che la sensibilità non avversa al pensiero sa produrre.

L'emozione che il fiume Sacco bellissimo accende ogni mattina, resiste più della schiuma sversata da mani incoscienti.

La "Poesia collettiva per il fiume Sacco. Acqua dolce e altri versi", è aperta su Unoetre.it, rivista web, per esprimere i sentimenti e i pensieri a sostegno dell'ambiente e del fiume.
Anna Elisa De Santis

 

 Per leggere i versi già arrivati cliccate sul link che segue https://www.unoetre.it/creativita/poesie/itemlist/category/210-acqua-dolce.html

 

 

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Una poesia collettiva in difesa del fiume Sacco e della sua valle

Il fiume Sacco a Ceccanodi Anna Elisa De Santis - Il fiume Sacco è nelle condizioni attuali di grave degrado ambientale, non per caso né per destino avverso.
L'incedere aggressivo di chi inquina sposta l'equilibrio della valle sempre più nell'orbita di interessi esclusivi a svantaggio di popolazioni, ambiente e cultura.
Cultura che, nell'aggressività corrente, resta marginalizzata nel suo anelito a condizioni umane basate sulla dignità e il rispetto.
Rispetto anche per il paesaggio e la libertà di vivere in un territorio di rara bellezza naturale.
Il fiume, che nonostante tutto vive, è nella coscienza di chi con esso convive. Popolazioni, turisti, viaggiatori.
Ha una forza ancora ben visibile allo sguardo, nonostante tutto. Forza antica. È esso stesso una poetica manifestazione della natura, che nessuna incuria o calcolo indicibile potrà declassare.
Questa è la realtà immateriale del fiume, insieme alla sua incolpevole sofferenza, che traspare a giorni, da chiazze, strie, viraggi anomali. Sofferenza ormai da troppo tempo della salute e del benessere per gli abitanti e le altre specie viventi, gli animali del fiume, i pesci, le piante, i fiori.
Ad essa possiamo dare voce, parlando nella forma semplice della poesia, che dal profondo di ogni uomo trae origine, dal suo essere parte dell'ecosistema, di cui cerchiamo incessantemente di avere cura, nel nostro Paese e in molte parti del mondo, con ricerche, studi. Leggi, regole che tuttavia hanno la forza che noi destinatari riconosciamo a queste stesse leggi, regole, principi. Noi cittadini, noi imprese, noi comunità, noi Stato in ogni sua espressione.
Dare voce al fiume Sacco, esso stesso poesia, perché non ci rassegniamo e anzi ancora di più amiamo, questo tratto d'acqua fragile che ci appartiene, almeno quanto gli apparteniamo.
Da questa appartenenza al territorio che tanto deve al fiume nella sua storia di cui siamo minima parte, deriva la volontà che personalmente mi ha spinta a proporre di scrivere insieme, abitanti e conoscenti, amici del fiume Sacco e della sua valle, una poesia collettiva. Ne ho scritto l'incipit, la poesia "Acqua dolce".
La rivista Unoetre.it ha dato la sua disponibilità a raccogliere il materiale che arriverà al suo indirizzo .
Sarà, per tutti coloro che contribuiranno a realizzarla sotto ogni aspetto, un'azione culturale di cura del fiume, volontaria, gratuita e civile.

 

Cliccare sul link che segue per andare alla poesie di "Acqua dolce" già raccolte  https://www.unoetre.it/creativita/poesie/itemlist/category/210-acqua-dolce.html

 

 

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Frusone, M5S: mappare gli scarichi abusivi nel fiume Sacco

LucaFrusone 350 260da Ufficio stampa del Deputato Luca Frusone, M5S - “Monitorare i pozzi presenti nella Valle del Sacco risulterà inutile se non si fa anche una mappatura degli scarichi abusivi nel fiume”
«Il monitoraggio delle acque tramite il campionamento delle acque ad uso potabile e dei pozzi di emungimento ad uso irriguo e domestico presenti nelle aree perimetrate della Valle del Sacco, è un’azione molto importante per valutare lo stato d’inquinamento delle falde, ma non è sufficiente. Se davvero vogliamo capire com’è la situazione ambientale nel nostro territorio, bisogna fare ciò che si chiede da tantissimo tempo, ma che ancora una volta si evita di affrontare e cioè una mappatura seria e dettagliata di tutti gli scarichi che vanno a finire nel fiume Sacco, in particolare individuare quelli abusivi che secondo quanto dichiarato più volte da varie associazioni ambientaliste, sarebbero circa ottanta e per la maggior parte tutti industriali.»
Lo dichiara il Deputato 5 Stelle Frusone che continua: «Sappiamo tutti che la problematica non si può risolvere se non si denuncia lo schifo che viene perpetrato da anni, di cui tutti parlano ma di cui nessuna istituzione sembra voglia occuparsene con serietà. Gli interventi di bonifica devono essere pianificati su dati chiari, precisi, bisogna smetterla di fare le cose a metà o con superficialità. È proprio per questo modus operandi che ora ci troviamo in una situazione ambientale disastrosa. Il lavoro di monitoraggio e conseguentemente di bonifica, non può prescindere da una mappatura degli scarichi abusivi presenti, e sono sicuro che per la Regione, il Ministero dell’Ambiente, le Province e i comuni interessati, non sia impossibile affrontare in maniera specifica e mirata questo problema. – e conclude – dal mio canto, per quanto di mia competenza, cercherò di portare all’attenzione del Ministro Galletti la questione, per chiedere che il lavoro venga svolto tenendo conto di tutti gli aspetti che ad oggi rendono la nostra valle e il fiume Sacco, tra i più inquinati d’Europa.»

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