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Calcio. Saluto del delegato provinciale Pietrino Tagliaferri

PietrinoTagliaferri 350 mindi Tommaso Cappella - In vista dell’avvio dei campionati provinciali, dalla Terza categoria all’attività di base, il responsabile della Delegazione Provinciale della Figc, Pietrino Tagliaferri ha inviato un messaggio di saluti e auguri di buon divertimento a tutte le società e addetti ai lavori della Provincia di Frosinone.

Questo il testo: “Con l’inizio dei campionati organizzati dalla Delegazione Provinciale di Frosinone desidero rivolgere un caloroso saluto alle Società, ai dirigenti e gli atleti che vi prenderanno parte, augurando a tutti una stagione ricca di soddisfazioni e improntata al sano agonismo e al rispetto dei principi di lealtà e di correttezza sportiva. Nonostante le difficoltà, il calcio provinciale continua a godere dell’interesse e della passione di tanti ed ha intrapreso, anche sul piano disciplinare, un percorso di crescita che deve proseguire nella stagione che sta per iniziare. In questo percorso di crescita, ho accolto, con grande piacere, l’iscrizione ai campionati di nuove società che significa coinvolgimento di più ampie realtà territoriali e maggiore diffusione dell’attività calcistica. La Delegazione Provinciale di Frosinone sarà impegnata nel far sì che l’attività agonistica non sia temporalmente ristretta alla sola 'Regular Season', ma prosegua per tutte le società con successive fasi per il raggiungimento di ulteriori obiettivi sportivi. Dunque, un caloroso augurio di buon campionato alle società, ai dirigenti e agli atleti”.

 

 

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Saluto te..Figlia mia

Zirolifiglia 350 minSaluto te..Figlia mia

ti ho visto nascere...
ti ho tenuto in braccio..eri la mia bambolina
sei cresciuta...
ti ho tenuto per mano..eri la mia bambina
ora sei una donna...una mamma..
per me sei e sarai sempre la mia bambolina...
la mia bambina..
un aereo ti ha portato lontano...
ma non lontano dal mio cuore
figlia mia ....
ora vai e realizza tutti i tuoi sogni..
io saro' qui ad applaudirti per i tuoi successi...
ricordalo sempre
sei uno dei miei quattro gioielli...
ti voglio bene figlia mia....

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il saluto di UNOeTRE.it al congresso di Sinistra Italiana

  • Pubblicato in Partiti

Sinistra Italiana Logo Rosso Bianco 350 260Si è svolto, sabato 8 aprile 2017, il primo congresso provinciale di Sinistra Italiana. L’assemblea, presieduta da Angelo Fredda, Marco Maddalena, Ornella Carnevale, Manuel D’Onofri e Laura Meloni, dopo aver eletto le commissioni congressuali ha ascoltato una relazione del deputato Angelo Fredda, garante nazionale del congresso che ha svolto un ragionamento sulle vicende belliche internazionali che hanno colpito in maniera drammatica l’animo di tutti. Insistente è stata l’argomentazione delle ragioni che hanno portato alla nascita di Sinistra Italiana; alternativi al Pd oltre che alle destre, a fianco dei deboli, di chi lavora, per una diversa politica economica e per un’Europa dei popoli nel quadro di reale e concreta attuazione della Costituzione italiana. Molte le associazioni, i movimenti, i soggetti politici e sindacali attivi sul territorio provinciale che oltre a portare i saluti, hanno partecipato alla discussione. Quasi una speranza di novità finalmente positiva e certa e concreta. Importante l’apporto delle diverse vertenze territoriali che formano la base della proposta concreta e fattiva di questa nuova formazione politica. Si poteva cogliere un grande interesse per questo evento congressuale da parte degli ospiti che hanno preso la parola. Una grande unità si è manifestata intorno all’elezione del segretario Marco Maddalena e della Segreteria* che hanno definito di qualità perché ha tenuto conto, oltre alla parità di genere, anche di coprire tutto il territorio della provincia.

Anche UNOeTRE.it è stato invitato a portare il suo saluto, come già era avvenuto nel X congresso del PRC a Isola Liri. Qui di seguito quanto ha detto, per conto del giornale, Ignazio Mazzoli

«Grazie dell’invito, grazie anche per l'ascolto di questi interventi che costituiscono una preziosa rassegna che consente di conoscere dal vivo tanti disagi e tante aspettative deluse. Ho seguito momento per momento la discussione sul “campo largo e stretto” e con trepidazione ho atteso l’esito della vostra scelta. UNOeTRE.it ha dato conto delle due assemblee in preparazione del congresso nazionale, che hanno concluso la prima settimana di febbraio scorso.
“Campi larghi” e “campi estesi” a me paiono semplici nomi nati da una ricerca di definizioni e non concrete proposte di nuove politiche. C’è un solo campo largo, ed è quello dei milioni di poveri, indigenti, disoccupati, cittadini immersi nel disagio generalizzato dei servizi sempre più costosi per i redditi di milioni di noi italiani, dal costo della luce, a quello dell’acqua, dei trasporti, del telefono, ma anche della sanità, che inibiscono consumi e la qualità della vita. È un campo almeno di 15-20 milioni di persone. È abbastanza largo per rappresentare un sano impegno politico quotidiano, senza fare accordi o accordicchi, spesso mortificanti?
È in quel campo che si debbono piantare profondamente le radici di qualunque forza politica che voglia davvero cambiare modo di fare politica. Ci sono in cammino processi unitari, penso a Possibile e Sinistra Italiana. Io l’apprezzo perché hanno in comune almeno due punti importanti: fondano le loro scelte sul lavoro e non sul capitale, proprio come dice l’articolo 1 della Costituzione. Un punto che io non voglio dimenticare mai. Le alleanze sono indispensabili, ma con pari dignità. Definire le alleanze prima della propria identità che senso ha?
Anche a me preoccupano i venti di guerra che sembrano lontani perché hanno scelto come campo di gioco la Siria. Lì si fronteggiano interessi di grandi potenze e altrove come in Svezia si muore per attentati terroristici. Penso che Papa Francesco abbia proprio ragione: la terza guerra mondiale si fa a pezzi un po’ dovunque. Questo quadro chiede che si operi senza ritorsioni e si cerchi solo come assicurare e garantire la PACE. Ma voglio utilizzare, ora, il mio tempo per un altro argomento.
La Cgil, dopo lunghi silenzi, il 4 aprile a Frosinone ha detto “la crisi avanza e la Regione scappa. Questa Giunta è un pronto soccorso di tante emergenze che non riesce ad affrontare perché non le ha previste.” C’è una campionessa che mi simboleggia questa maggioranza di Zingaretti. L’assessora Lucia Valente, sacerdotessa del liberismo compulsivo alla Pietro Ichino, amica degli imprenditori privati e nemica dei lavoratori e dei disoccupati. Nessuno della maggioranza ha preso le distanze da questi atteggiamenti. Il prezzo che pagheranno tutti sarà molto alto.
Questo preoccupa: Non c'è governo, ma neppure c'è opposizione, ad eccezione di Ferentino, e non perché sono vostro ospite. Qui è evidente l’unità e l’iniziativa intorno al vostro partito. Ma ovunque si polemizza solo per fatti personali e beghe opportunistiche.
Le uniche notizie nell'informazione sono le liti fra big, che così vengono presentati come figure senza alternativa, destinati all’immortalità politica (credono loro), ma questo non è parlare di politica è gossip, pettegolezzo, retroscena. C'è tanto fuoco sotto la cenere, ma chi ne parla?
Dove sono i 130mila disoccupati di questa provincia e i 380mila e del Lazio, la paralisi delle decisioni per la bonifica della Valle del Sacco, a che punto è la rescissione del contratto con Acea, quando scatterà qualche assunzione elettorale nella Sanità lasciando andare tutto alla malora della privatizzazione di questo diritto alla salute che è sacrosanto per tutti? Anche per i poveri?
Se si demonizza la protesta si sterilizza la democrazia ridotta a qualche dichiarazione e niente più. Far la sinistra, essere davvero sinistra, significa anche rimettere in piedi un movimento che è il vero potere delle forze che vogliono fare il proprio dovere fino in fondo verso i più deboli e quelli che hanno meno. La protesta è sterile senza rappresentanza politica, ma questa, senza protesta e senza movimento, non conta. Le uniche proposte che sono sul tappeto, per lavoro e acqua e ambiente, vengono dal movimento per quanto debole.
Care compagne cari compagni, da oltre 50 anni mi occupo di politica, sono certo che quello che viviamo è il momento peggiore che mi è dato di conoscere. Il lavoro che manca è il dramma più grave, continuerà a mancare in maniera cronica con l’avanzare dell’automazione e della robotizzazione che produrranno nel mondo centinaia di milioni di disoccupati. Chiedo: l’utilizzo di questi mezzi di produzione può restare nelle mani di qualche privato che a suo piacimento continui a decidere le sorti di larghe fette di umanità mentre lui si arricchisce smisuratamente?
Questa concentrazione di potere nelle mani di pochissimi costituisce una minaccia permanente di guerre terribili per il dominio del mondo. La povertà non è una colpa, ma viene vissuta come tale e invece deve diventare la scintilla per rivendicare il diritto ad una vita dignitosa per tutti.
Chi sta dalla parte dei più deboli, di chi rivendica diritti conculcati o non riconosciuti, di chi vive del proprio lavoro e di chi non riesce a sopravvivere, deve sapere che ha un compito duro e difficile: conquistare e organizzare coscienze. E’ un impegno della massima importanza per il quale ognuno di noi dovrebbe dedicarsi senza risparmiarsi con la massima solidarietà e con la massima generosità. Buon lavoro»

Saluto di Ignazio Mazzoli per UNOeTRE.it
Ferentino 8 aprile 2017

*La Segreteria provinciale di Sinistra Italiana è composta da Marco Maddalena, Alessia Tedeschi, Annamaria Bellisario, Pasquale Caggiano, Ornella Carnevale, Fabio Magliocchetti, Daniele Marciano, Daniela Mastracci, Laura Meloni, Gianni Nardone, Costantino Santovincenzo.

 
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Il X congresso PRC: il saluto di UNOeTRE.it

  • Pubblicato in Partiti

XCongressoPRCdi Ignazio Mazzoli - Il primo aprile 2016 Rifondazione Comunista rilanciò la sua iniziativa con il segretario Paolo Ceccano intorno alla proposta di aggregare il complesso delle forze della sinistra antiliberista e alternativa al Pd e ai socialisti europei.

Riprese la presenza fra le lavoratrici e i lavoratori davanti alle fabbriche a partire da quella di Marchionne a Piedimonte S. Germano i cui cancelli erano stati disertati per tanto tempo e lì eravate anche questo 8 marzo. Una scelta merita di essere citata: quella di non partecipare al voto per il rinnovo del Consiglio provinciale pur essendo l’unico partito a sinistra del PD e dei suoi alleati, che aveva ed ha una rappresentanza in un consiglio comunale, quello di Esperia.
Una prova di grande coerenza politica, che non ha costretto Rifondazione in accordi di dubbio significato e ancor più di dubbia utilità, ma anche di grande coerenza istituzionale, si istituzionale, perché dopo la vittoria del No nel referendum del 4 dicembre 2016, quella procedura di voto è dichiaratamente incostituzionale.

 

Non è facile operare in questo territorio. Grandi criticità: manca il lavoro. Danni notevolissimi all’ambiente come il mancato risanamento della Valle del Sacco. Una sanità menomata e vieppiù spinta verso la privatizzazione. Una disastrosa e vessatoria gestione privata dei servizi idrici di cui ignoriamo cosa ne è della rescissione del contratto. L’inferno dantesco del mondo dei rifiuti fra scandali della raccolta e delle discariche insieme a procedimenti giudiziari di cui non si vede l’esito. Di cui i responsabili più vicini sono le scelte neoliberiste della Regione Lazio e la sua sordità.

Dai bisogni una proposta di legge

I bisogni, come fragili germogli, provano a mostrarsi, come la proposta di Reddito minimo fra un lavoro e un altro, avanzata concretamente da Vertenza Frusinate con un articolato già inviato a tutto il consiglio Regionale del Lazio, ma pronto anche a diventare una proposta di legge d’iniziativa popolare. Il lavoro sarà un assillo anche per le generazioni future: Automazione e robotizzazione produrranno un popolo di centinaia di milioni di disoccupati. Chiedo: l’utilizzo di questi mezzi di produzione può restare nelle mani di qualche privato che a suo piacimento continui a decidere le sorti di larghe fette di umanità mentre lui si arricchisce smisuratamente?

Cosa si muove a sinistra del PD

Le cronache ci parlano di “campi larghi” e “campi estesi”. A me paiono definizioni senza senso politico. Forse solo elettoralistico. C’è un solo campo largo, ed è quello dei milioni di poveri, indigenti, disoccupati, cittadini immersi nel disagio generalizzato dei servizi sempre più costosi per i redditi di milioni di noi italiani, dal costo della luce, a quello dell’acqua, dei trasporti, del telefono, ma anche della sanità, che inibiscono consumi e qualità della vita. È un campo almeno di 15-20 milioni di persone. È abbastanza largo per rappresentare un sano impegno politico quotidiano, senza fare accordi o accordicchi, spesso mortificanti? È in quel campo che si debbono piantare profondamente le radici di qualunque forza politica che voglia davvero cambiare modo di fare politica. Ci sono in cammino processi unitari, penso a Possibile e Sinistra Italiana. Io l’apprezzo perché hanno in comune due punti importanti: fondano le loro scelte sul lavoro e non sul capitale come dice l’articolo 1 della Costituzione. Un punto da non dimenticare mai.
Per chi ci governa qual è il futuro di questo paese? Diventare un paradiso fiscale per ricchi stranieri che “forse” investiranno qui grazie alla Flat tax? Suvvia.PaoloCeccano al microfono
L’altro punto, irrinunciabile oggi. Essere alternativi al Pd, non solo alla destra dichiarata, ma alcuni che lo proclamano hanno già scelto di stare nelle maggioranze di governo come alla Regione Lazio. Il PD di Renzi è drammaticamente incapace di affrontare questa crisi, perché Renzi è pericolosamente inaffidabile, si è travestito da sedicente di sinistra per fare politiche di destra. Non solo mala politica, quindi. Renzi ha messo in alternativa i diritti civili ai diritti sociali ed economici. L’eguaglianza e la giustizia esistono se ci sono diritti sociali ed economici per tutti perché attraverso di loro passa la redistribuzione del reddito. Se non c’è lavoro e non c’è reddito è difficile poter apprezzare altre libertà, che rischiano di restare solo sulla carta. Renzi ha gettato il suo partito in una crisi profonda di credibilità. Gli costerà un prezzo altissimo. Le ragioni della tardiva scissione del PD, sono in questa assenza di impegno verso i diritti e i bisogni dei più deboli? Voglio crederlo. Vado oltre. Una domanda: possono coabitare nella stessa casa le rappresentanze del potere finanziario e quelle del lavoro e dei suoi diritti senza che questi vengano sacrificati e dimenticati?

Applicare la Costituzione con la partecipazione

Credibilità è la prima ricchezza di un partito politico e si è credibili se il legame con i cittadini si costruisce stabilmente con l’ascolto e le realizzazioni concrete.
La situazione critica e per certi aspetti drammatica richiede un’alternativa vera. La Costituzione che abbiamo salvato è l’alternativa. La sua applicazione integrale è la rivoluzione, io credo.
Meno accordi, anche in questa provincia e più lavoro per costruire la partecipazione. Le idee senza gambe non vanno da nessuna parte. Serve un movimento che conquisti risultati e non bisogna demonizzarlo come appare evidente negli atteggiamenti di chi ci governa. La protesta è insopprimibile, riconoscerla come fa la Costituzione significa garantire che resti democratica e non finisca in balia dei pugni ferro che abbiamo visto durante la lotta dei tassisti e degli ambulanti.
Oggi la lotta non decolla per 3 ragioni: 1) Manca il sindacato a sollecitare e guidare la protesta. 2) Pesano le divisioni nella sinistra. 3) La cultura della concorrenza anziché della solidarietà fra persone con gli stessi problemi, alimenta passività e la situazione marcisce perché la gente sta zitta. All’individualismo esasperato contrapponiamo la solidarietà e l’altruismo perché vincano le idee e non i carrierismi personali.
Il vostro volto giovane è un’ottima carta d’identità. L’informazione per quanto mi riguarda farà la sua parte, per fermare il degrado.

 
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Frosinone in A. Un saluto dignitoso che sa di arrivederci

Frosinone 8mag16 pronti a riprovarcidi Armando Mirabella - In questi giorni il Frosinone, lo scorso anno, avrebbe festeggiato la promozione nella gara interna con Crotone. Calabresi che hanno appena vinto il campionato di Serie B sostituendo proprio la squadra del capoluogo ciociaro che, con la sconfitta interna con il Sassuolo, è matematicamente retrocesso. Proprio quel Sassuolo che nel campionato 2010-2011 condannò il Frosinone alla retrocessione dalla Serie B alla Legapro. Un incrocio di corsi e ricorsi come spesso nel calcio.
I fatti tecnici in questa gara non entreranno nella storia. Probabilmente, però, ne hanno scritto, ancora una volta, una pagina i tifosi del Frosinone. Dal minuto 84, momento in cui Politano porta in vantaggio il Sassuolo, hanno iniziato ad intonare dichiarazioni di amore per i propri colori e ringraziamenti alla squadra tutta e alla dirigenza. Una passione che ha contagiato la sparuta tifoseria ospite e la squadra neroverde che al triplice fischio si è ritrovata sotto la curva nord a salutarne i tifosi. Etica che si fa estetica per un paese intero quella dei tifosi del Frosinone. A proposito della sparuta tifoseria ospite: forse 100 persone al seguito di una squadra che lotta per l'Europa League. Un numero che colpisce se paragonato ai 500 che la scorsa settimana che hanno seguito il leone a San Siro. Un dato che dovrebbe far riflettere chi parla di bacini di utenza.

Quella del Frosinone in A: una bella storia da rivedere

Uno shock positivo per il calcio italiano quanto visto oggi al Matusa: solo una dirigenza gretta come quella dei Tavecchio e dei Lotito può non capire quanto può dare all'immagine del calcio italiano all'estero e al suo essere prodotto TV una storia come quella del Frosinone.
Un Frosinone mai domo anche oggi, messo in campo con un 4 3 3 a specchio di quello del Sassuolo. Spiderman Bardi, confermato tra i pali, sorpresa al centro della difesa. Accanto ad Ajeti Stellone schiera Pryima, a destra Matteo Ciofani a sinistra Crivello al posto dell'acciaccato Pavlovic. I tre di centrocampo sono capitan Gucher, Sammarco e il detonante Kragl. Le punte Ciofani, Dionisi e il terracinese Carlini gli esterni di attacco.

Frosinone padrone del campo, ma ...

Nella prima mezz'ora il Frosinone occupa la metà campo del Sassuolo: molto bene proprio Carlini che senza paura si fa notare con tutto il suo bagaglio tecnico. Il minuto 30 è fatale per Bardi che dopo un rinvio di infortunio al quadricipite. Uscirà in lacrime sostituito a furor di popolo da Zappino. Primo tempo senza emozioni. Il Sassuolo degli Acerbi e dei Cannavaro centrali difensivi, dei Vrsaljco laterale destro, del solidissimo Duncan in mezzo al campo, dell'interessantissimo Pellegrini (classe 96) e di uno spento Berardi è sesto in classifica, ma davvero al Matusa non ha impressionato nel primo tempo. E neanche nel secondo che però sarà ricco di emozioni. Al minuto 10 Kragl impegna Consigli con un missile su punizione. Sempre Kragl semina il panico nella metà campo del Sassuolo al 22.mo, la sua conclusione da oltre 20 metri di sinistro si schianta sul palo a Consigli battutissimo. Altro palo per il Frosinone sette minuti dopo con Ciofani con una conclusione da fuori area. Frosinone padrone del campo. Ma quello di quest'anno è un campionato sfortunato per la squadra di Stellone: da posizione angolata su assist di Berardi, Politano spinge il pallone in rete. Oggi non è bastata la voglia di Dionisi, la corsa geometrica di Sammarco, il subentro plug&play di Frara, la semplicità di Matteo Ciofani, la precisione di Ajeti & Pryima, la voglia di spaccare il mondo di Kragl, l'attaccamento di Gucher, la rabbia di Crivello, la commevente spinta del popolo ciociaro accorso allo stadio. Non basta, ma potrebbe essere la base per riprovarci il prossimo anno come ha chiesto uno stadio intero al termine.

 
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Il saluto di Papa Francesco ai disoccupati ciociari della ex-Videocon ricorda a tutti di fare il proprio dovere

Disoccupati_Papa Francescodi Donato Galeone* - I lavoratori disoccupati della Provincia di Frosinone - con il saluto solidale di Papa Francesco in Piazza San Pietro all'udienza di ieri 24 febbraio - non si attendevano la soluzione del loro disagio personale e famigliare che, dal 2015, sollecitano risposte concrete alle istituzioni partendo dai Comuni e Provincia alla Regione Lazio con “un minimo sostegno al mancato reddito” disponibili - comunque - ad un lavoro che, sappiamo tutti, dovrebbe gradualmente avvenire solo nei prossimi anni, mediante gli attesi e annunciati investimenti pubblici e privati, nel contesto regionale, nazionale ed europeo.

Dalle sollecitazioni agli incontri deludenti, che leggiamo, anche in questi mesi 2016 - dai Comuni, all' Amministrazione Provinciale e alla Regione Lazio - si conosce solo che gli iscritti nelle liste per il lavoro dei Centri per l'Impiego aumentano e non si riducono nella Provincia di Frosinone.

La Regione Lazio continua a valutare la positività del Lazio che, nel 2015, si è collocata al “vertice dell'economnia italiana” - grazie a Roma per l'occupazione nel “terziario e servizi” e consumi - mentre rinvia decisioni urgenti e sottovaluta che i territori delle Provincie del Lazio (Frosinone con i valori più alti per disoccupazione) soffrono il disagio sociale giornaliero e le povertà che aumentano.

Non si dovrebbero rinviare le decisioni

Di fronte a queste vere realtà disagievoli emergenziali non si dovrebbero rinviare le decisioni e nè dovrebbe esserci “indifferenza e irresponabilità” perchè sono “urgenze umane di sopravvivenza” che richiedono un concreto sostegno minimo al reddito delle persone.

Sostegno, certamenente, condizionato alle disponibilità finanziarie della Regione Lazio che dovrebbero essere, altrettanto ed anche, condizionate alle già prevedibili variabili dipendenti del graduale e ancora assente sviluppo produttivo del basso Lazio per poter avere una effettiva e vera ricollocazione a lavoro sia di chi lo ha involontarimente perduto e sia dei 130.000 e oltre iscritti nei 4 Centri per l'Impiego della Provincia di Frosinone e delle altre migliaia nei Centri per l'Impiego laziali.

E' questa, oggi, una realtà visibile e continuerà ad essere - previsionalmente anche nel Lazio - la vera“ questione sociale” entro cui si tenderà a ridurre sempre di più l'effettivo inpiego di lavoro umano con la ricerca di lavoro qualificato per gli effetti delle innovazioni tecnologiche; dei cicli continui nell'utilizzo pieno degli impianti; delle prevedibili riduzioni degli orari di lavoro e il realizzo di alte produttività che andranno “verificate, contrattate e partecipate” - nella loro equa redistribuzione - con adeguate e nuove proposte del sindacato dei lavoratori.

Ecco, quindi, che sia il rilancio dello sviluppo innovativo dell'economia provinciale e regionale e sia il sostegno ai redditi di quanti attendono la ricollocazione per la perdita di lavoro (esauriti i tempi delle varie nuove indennità di disoccupazione) oltre alle migliaia di giovani e donne che chiedono lavoro, furono i due argomenti essenziali trattati e sollecitati da CGIL-CISL.UIL a Isola del Liri anche il 1° maggio 2015 - Festa del Lavoro – dal Segretario Regionale della Cisl Lazio, Andrea Cuccello e riconfermati con impegno unitario dal lavoratore disoccupato Videocon, Gino Rossi, in rappresentanza del gruppo promotore della “Vertenza frusinate per il lavoro”.

E dalla riconferma di quell'impegno unitario venivano - subito - sollecitati incontri a CGIL-CISL-UIL verso fine maggio 2015 dal gruppo ex Videocon ed altri disoccupati che si autodefinirono per la “Vertenza Lavoro Frusinate” ribadendo di riconoscersi nel movimento sindacale e dichiarando, ancora, che ogni obbiettivo e possibile raggiumgerlo “solo se c'è unità e stando dentro il movimento sindacale”.

 Sin dagli anni '50 ho sempre condiviso, innazitutto, il disagio di quanti chiedono lavoro

Personalmente sin dagli anni '50 - sia all'interno che fuori dall'impegno pieno nel sindacato - ho sempre condiviso, innazitutto, il disagio di quanti chiedono lavoro o involontariamente perdono il posto di lavoro.

E immediatamente accolsi l'nvito di Ivano Alteri dell'11 gennaio 2015 a Frosinone - anzi - prima per partecipare ad un incontroche si svolse alla Biblioteca di Anagni insieme al Direttore del giornale telematico www.unoetre.it Ignazio Mazzoli e Angelino Loffredi - presenti i Segretari Generali di CGIL e UIL e per la CISL il Segretario Organizzativo Enrico Coppotelli - per ascoltare il racconto, commovente e coraggioso, di un disoccupato mantovano - licenziato e disoccupato - che raggiungendo Bruxelles in bicicletta era stato ricevuto dalle istituzioni europee e aveva, formalmemte, richiesto interventi prioritari per il “lavoro” in Italia.

Da quell'l'incontro anagnino, poi a Frosinone e il primo maggio 2015 a Isola Liri il portavoce del gruppo - “vertenza per il lavoro frusinate” - continua ad essere il disoccupato Gino Rossi - ex Videcocon italiana – che nel rapresentare simbolicamente e virtualmente le migliaia di disoccupati che “vorrebbero avere voce” presso tutti gli Enti Locali della Ciociaria e Regione Lazio era mercoledì 24 febbraio 2016 tra i 150 lavoratori - leggiamo dalla stampa - presenti all'udienza del Papa in Piazza San Pietro.

Abbiamo già scritto lo scorso 4 giugno 2015 su questo stesso giornale che è esemplare la volontà di autorganizzazione associata del gruppo “vertenza per il lavoro frusinate” che, nonostante i tatticismi e gli infatilismi politici e quelli sindacali che leggiamo, tutti da verificare alle fonti di CGIL-CISL-UIL, quel gruppo non è rimasto fermo o rassegnato ma ha dimostrato e dimostra, giorno dopo giorno, di continuare a lottare per riconquistare, pur gradualmente, la “dignità delle persone con il lavoro”, tanto esaltata e richiamata - spesso - da Papa Francesco anche nei suoi appelli sociali al mondo del lavoro.

Così come mi permetto segnalare che recentemente con Ivano Alteri e le strutture di cooperazione e lavoro operative, ex videocon, in Ceccano, sono stati avviati contatti alla presenza del nostro Vescovo Ambrogio Spreafico - sensibilissimo verso i lavoratori disoccupati - e congiuntamente agli operatori della Caritas diocesana con le loro strutture integrate di cooperazione sociale, per sviluppare servizi anche nel comparto dell'agricoltura sociale, sostenuti dai possibili cofinaziamenti del PSR Lazio 2014-2020.

Ecco, quindi, l'essenzialità del sostegno e promozione delle iniziative sindacali unitarie mirate e pratcabili verso la Regione Lazio - in piena autonomia decisionale - nella CGIL-CISL-UIL e con azioni strutturate e articolate - da condividere anche con i gruppi associati disponibili - per dare voce alle miglaiia di nostri concittadini e lavoratori, rivitalizzando la vera “politica attiva del lavoro produttivo” subordinato e autonomo anche nella nostra provincia e nel basso Lazio.

*ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

Roma, 25 febbraio 2016

 
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Il saluto di Ceccano ad Aldo Papetti

Aldo PapettiAlle 15,30 la chiesa di San Giovanni, nel cuore antico della città, già accoglieva al suo interno e nella piazza antistante, la Ceccano che voleva bene ad Aldo Papetti.
Giovani e meno giovani, donne e uomini di ogni appartenenza sociale erano lì in tanti davvero, per salutare un ex sindaco e un cittadino popolare. . L'Amministrazione comunale insieme a molti dirigenti politici provinciali erano lì e la banda comunale con il suo direttore d'orchestra hanno riservato al loro Presidente scomparso un omaggio musicale particolarmente sentito.
Davanti a Palazzo Antonelli per tutti ha parlato Angelino Loffredi, altro autorevole e amato sindaco della città che così ha salutato l'amico e compagno d'impegno politico e di governo cittadino.

La parole di Angelino Loffredi

«Ricordare Aldo Papetti per chi lo ha conosciuto lungamente non è facile, in particolar modo per me. Per oltre venti anni le nostre esperienze si sono profondamente intrecciate ed anche quando le grandi vicende politiche nazionali ci hanno separato esse sono state tanto robuste da mantenere aperto fra di noi un continuo rapporto di relazione.

Rapporti che si sono sempre più intensificati in questo ultimo anno, fatti di incontri e discussioni in pubblico e di conversazioni private a volte divergenti e spesso convergenti, ogni qualvolta discutevamo sulla situazione esistente a cominciare da quella sanitaria.
Aldo aveva la consapevolezza di trovarsi di fronte ad un disastro non annunciato e che si manifesta in ogni aspetto della vita umana a cominciare dalla mancanza di lavoro per finire alla incertezza del futuro, alla erosione dei rapporti inter personali perché tutti litigano con tutti.
In ogni famiglia c'è un disoccupato o se va bene un precario, a scuola i nostri nipoti spesso debbono andarci portando la carta igienica, il pronto soccorso ospedaliero invece di essere un soccorso immediato nei fatti è un girone infernale di afflizione e di disordine.
Aldo anche di fronte alle cose ingiuste o assurde aveva la bontà di riderci sopra, infatti qualche mese fà mi raccontava che la visita di controllo da fare a Sora per seguire l'evoluzione della sua malattia era stata stabilita per il mese di novembre e lui con ironia e leggerezza prospettando come poteva andare a finire in modo brillante e leggero la raccontava.
Ma il dramma del dramma sia per lui che per me era costituito dal fatto che non si riusciva a vedere all'orizzonte una forza politica in grado di fermare questa catastrofe e di rovesciare gli indirizzi che la determinano.
E di fronte a queste difficoltà da un po'di tempo aveva preso sempre più a ricordare gli anni che ci hanno visto vicinissimi sia nell'interno del PCI che nell'impegno amministrativo presso il comune di Ceccano. Anni che non ho difficoltà a riconoscerli come i migliori della nostra vita, perché veniva coniugato il sogno e la speranza nel fare realizzazioni concrete.
Aldo amava ricordare per evidenziare le differenze fra ieri ed oggi, un fatto che avevo dimenticato avvenuto nel lontano 1971 quando lui come vicesindaco insieme a me, da soli, predisponemmo e sistemammo la scuola materna del Villaggio Unrra per non aspettare i tempi lunghi della burocrazia comunale fatti sempre di delibere, incontri con altri amministratori, ordini di servizio e reperibilità del personale. Non potevamo aspettare, o come dicevamo, perdere tempo prezioso. In pochi giorni la scuola doveva essere disponibile, perché cosi avevamo promesso. E così fu. Al contrario di oggi erano tempi in cui le cose prima si facevano e poi si annunciavano.
I sogni (ed Aldo sapeva sognare, eccome) non rimanevano appesi per aria, non svanivano alle prime luci dell'alba ma diventavano realtà.
Con Aldo Papetti vicesindaco sin dal 1970 e poi sindaco dal 1977 fino al 1981 abbiamo potuto avviare a Ceccano concretamente la costruzione dello stato sociale: scuole materne in ogni contrada, libri gratis (in comodato) per gli alunni della scuola dell'obbligo, per il periodo che va dal 1977 a tutto il 1985, mense e trasporto scolastico, consultorio familiare, Unità Territoriale Riabilitativa, nascita di un nuovo quartiere di edilizia abitativa e popolare, metanodotto ed estensione della rete idrica nelle campagne, trasformazione del riscaldamento a legna nelle scuole di campagna in riscaldamento a nafta e poi la biblioteca e il complesso bandistico comunale.
Ecco di fronte al disatro odierno, direi quasi alla disperazione il punto d'appoggio, il centro propulsore per sprigionare nuove energie rimaneva il il passato, l'insieme delle tante esperienze direttamente e coralmente vissute.
Nell'ultimo periodo e fino a venerdi passato in Ospedale parlava e lucidamente chiedeva, quasi implorava di mantenere aperta e di riprendere quella fase amministrativa, di non arretrare di riprenderne energia e forza, anche attraverso il ricordo e gli scritti per farla conoscere e per dimostrare che i sogni sostenuti da una organizzazione e da una forte volontà collettiva possono diventare realtà.
Si, venerdi, dopo una primavera (2014) passata insieme al professor Gianluca Coluzzi, insegnante del Liceo scientifico e linguistico di Ceccano, a visitare i luoghi ed a raccogliere testimonianze sull'ultima guerra, ancora una volta di fronte al figlio Valerio, al nipote Adriano ed a Ignazio Mazzoli abbiamo voluto sognare di scrivere insieme la storia di Ceccano, quella che nessuno ha mai scritto.
E mentre parlavamo mi accorgevo che, come al solito, era più convinto, più motivato di me perché lui veramente sapeva sognare.
Ora Valerio, Adriano, Mariannina, Memmino e Mario voi, noi che gli abbiamo voluto bene bisogna realizzare, fare, non permettere di disperdere, fare conoscere .
Aldo, di fronte a questo impegno puoi riposare in pace!»

 

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Giovani e meno giovani, donne e uomini di ogni appartenenza sociale erano lì in tanti davvero, per salutare un ex sindaco e un cittadino popolare. . L'Amministrazione comunale insieme a molti dirigenti politici provinciali erano lì e la banda comunale con il suo direttore d'orchestra hanno riservato al loro Presidente scomparso un omaggio musicale particolarmente sentito.
Davanti a Palazzo Antonelli per tutti ha parlato Angelino Loffredi, altro autorevole e amato sindaco della città che così ha salutato l'amico e compagno d'impegno politico e di governo cittadino.

La parole di Angelino Loffredi

«Ricordare Aldo Papetti per chi lo ha conosciuto lungamente non è facile, in particolar modo per me. Per oltre venti anni le nostre esperienze si sono profondamente intrecciate ed anche quando le grandi vicende politiche nazionali ci hanno separato esse sono state tanto robuste da mantenere aperto fra di noi un continuo rapporto di relazione.

Rapporti che si sono sempre più intensificati in questo ultimo anno, fatti di incontri e discussioni in pubblico e di conversazioni private a volte divergenti e spesso convergenti, ogni qualvolta discutevamo sulla situazione esistente a cominciare da quella sanitaria.
Aldo aveva la consapevolezza di trovarsi di fronte ad un disastro non annunciato e che si manifesta in ogni aspetto della vita umana a cominciare dalla mancanza di lavoro per finire alla incertezza del futuro, alla erosione dei rapporti interpersonali perché tutti litigano con tutti.
In ogni famiglia c'è un disoccupato o se va bene un precario, a scuola i nostri nipoti spesso debbono andarci portando la carta igienica, il pronto soccorso ospedaliero invece di essere un soccorso immediato nei fatti è un girone infernale di afflizione e di disordine.
Aldo anche di fronte alle cose ingiuste o assurde aveva la bontà di riderci sopra, infatti qualche mese fà mi raccontava che la visita di controllo da fare a Sora per seguire l'evoluzione della sua malattia era stata stabilita per il mese di novembre e lui con ironia e leggerezza prospettando come poteva andare a finire in modo brillante e leggero la raccontava.
Ma il dramma del dramma sia per lui che per me era costituito dal fatto che non si riusciva a vedere all'orizzonte una forza politica in grado di fermare questa catastrofe e di rovesciare gli indirizzi che la determinano.
E di fronte a queste difficoltà da un po'di tempo aveva preso sempre più a ricordare gli anni che ci hanno visto vicinissimi sia nell'interno del PCI che nell'impegno amministrativo presso il comune di Ceccano. Anni che non ho difficoltà a riconoscerli come i migliori della nostra vita, perché veniva coniugato il sogno e la speranza nel fare realizzazioni concrete.
Aldo amava ricordare per evidenziare le differenze fra ieri ed oggi, un fatto che avevo dimenticato avvenuto nel lontano 1971 quando lui come vicesindaco insieme a me, da soli, predisponemmo e sistemammo la scuola materna del Villaggio Unrra per non aspettare i tempi lunghi della burocrazia comunale fatti sempre di delibere, incontri con altri amministratori, ordini di servizio e reperibilità del personale. Non potevamo aspettare, o come dicevamo, perdere tempo prezioso. In pochi giorni la scuola doveva essere disponibile, perché cosi avevamo promesso. E così fu. Al contrario di oggi erano tempi in cui le cose prima si facevano e poi si annunciavano.
I sogni (ed Aldo sapeva sognare, eccome) non rimanevano appesi per aria, non svanivano alle prime luci dell'alba ma diventavano realtà.
Con Aldo Papetti vicesindaco sin dal 1970 e poi sindaco dal 1977 fino al 1981 abbiamo potuto avviare a Ceccano concretamente la costruzione dello stato sociale: scuole materne in ogni contrada, libri gratis (in comodato) per gli alunni della scuola dell'obbligo, per il periodo che va dal 1977 a tutto il 1985, mense e trasporto scolastico, consultorio familiare, Unità Territoriale Riabilitativa, nascita di un nuovo quartiere di edilizia abitativa e popolare, metanodotto ed estensione della rete idrica nelle campagne, trasformazione del riscaldamento a legna nelle scuole di campagna in riscaldamento a nafta e poi la biblioteca e il complesso bandistico comunale.
Ecco di fronte al disatro odierno, direi quasi alla disperazione il punto d'appoggio, il centro propulsore per sprigionare nuove energie rimaneva il il passato, l'insieme delle tante esperienze direttamente e coralmente vissute.
Nell'ultimo periodo e fino a venerdi passato in Ospedale parlava e lucidamente chiedeva, quasi implorava di mantenere aperta e di riprendere quella fase amministrativa, di non arretrare di riprenderne energia e forza, anche attraverso il ricordo e gli scritti per farla conoscere e per dimostrare che i sogni sostenuti da una organizzazione e da una forte volontà collettiva possono diventare realtà.
Si, venerdi, dopo una primavera (2014) passata insieme al professor Gianluca Coluzzi, insegnante del Liceo scientifico e linguistico di Ceccano, a visitare i luoghi ed a raccogliere testimonianze sull'ultima guerra, ancora una volta di fronte al figlio Valerio, al nipote Adriano ed a Ignazio Mazzoli abbiamo voluto sognare di scrivere insieme la storia di Ceccano, quella che nessuno ha mai scritto.
E mentre parlavamo mi accorgevo che, come al solito, era più convinto, più motivato di me perché lui veramente sapeva sognare.
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