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In vino veritas

salvini tortellini 350 mindi Aldo Pirone - L’arcivescovo di Bologna, Maria Matteo Zuppi considera normale che il comitato cittadino per la festa di San Petronio confezioni tortellini di pollo accanto a quelli tradizionali di maiale. “la preoccupazione – dice l’arcidiocesi - è che tutti possano partecipare alla festa, anche chi ha problemi o altre abitudini alimentari o motivi religiosi”. Apriti cielo! Matteo Salvini si è subito scatenato dicendo, udite udite, “Cercano di cancellare la nostra storia e la nostra cultura”*. Con ciò identificando, l’una e l’altra, con i suini, che poi sarebbero gli animali a rappresentare bene, meglio di tutta l’altra fauna, le sue concezioni, si fa per dire, politiche e culturali.

Il grido di dolore il “bauscia” l’ha rivolto, l’altro giorno, ad alcuni elettori umbri accorsi ad ascoltarlo nel solito comiziaccio elettorale in quel di Terni in Umbria. Credendo di fare un paragone spiritoso e azzeccato, ha aggiunto: “E’ come dire il vino rosso in Umbria senza uva per rispetto”. Il che non c’entra un tubo perché un tortellino con il pollo si può fare, ma il vino senza uva no. In quel caso il musulmano e altri possono bere coca cola. Il povero “ganassa” non si è accorto che sono ormai anni che nei supermercati si vendono prodotti, i wurstel per esempio, che avendo un’origine doc di maiale sono fatti anche di pollo o di tacchino. E nessuno ha mai gridato all’attentato contro la nostra cultura. Ma per Salvini il suino è emblema della nostra identità nazionale e non si tocca; mettergli al fianco il povero pollo e il disgraziato tacchino è vilipendio alla Patria.

Il paragone con il vino, però, non era del tutto fuori luogo, perché Salvini ne deve aver bevuto parecchio prima di dire una tale castroneria.
Mostrando ancora una volta tutta la sua cultura porcella.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

Nota di Redazione: Quando si invoca di non cancellare la cultura, come fa Salvini, prima bisogna averla. Si legga qui di seguito:

«All’inizio fu il pollo (e il midollo)
Nei ricettari medievali e rinascimentali si contano un gran numero di tortelletti, annolini e ravioletti, ma i primi tortellini alla bolognese vengono descritti solo alla fine del Settecento da Francesco Leonardi all’interno della sua monumentale opera “L’Apicio moderno”. Non un cuoco qualsiasi, si badi bene, ma uno star chef dell’epoca che si era licenziato da cuoco personale di Caterina II di Russia perché non sopportava il freddo di San Pietroburgo.

Questo grande cuoco, che riportò l’ago della bilancia della gastronomia sull’Italia dopo la lunga parentesi francese, annota una ricetta che non lascia spazio alle interpretazioni: “Pestate nel mortajo del petto di pollo arrosto, aggiungetemi midollo di manzo ben pulito, parmigiano grattato, un pezzetto di butirro, sale, noce moscata, cannella fina, e due rossi d’uova crudi”. Con questo ripieno si farciscono i tortellini alla bolognese e di maiale nemmeno l’ombra.» (da il "Gambero Rosso" del 2 ott. 2019, a cura di Luca Cesari)

 

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E nella Lega cominciano a volare gli stracci

Flavio Tosi 2 350 minRicordate Flavio Tosi Sindaco di Verona da 2007 al 2915? Leghista della prima ora, oggi molto deluso dal leader del suo partito? Governo sul viale del tramonto, Tosi: «Il populismo contro il popolo lascia macerie» **fonti

Una bocciatura senza "se" e senza "ma" quella rilanciata da Flavio Tosi nei confronti di un esperimento di governo che, di questo gli va dato atto, sin da subito l'ex sindaco aveva profetizzato si sarebbe fatto, e poi sarebbe durato poco. Da sempre ostile al sodalizio gialloverde, Flavio Tosi in queste ore va dunque all'incasso delle sue previsioni avverate, ricordando criticamente quelle che giudica essere le «politiche senza investimento, prive di ogni visione futura, contro imprese, lavoratori e giovani» che Lega ed M5S avrebbero realizzato finora. Quello che lentamente pare incamminarsi lungo il viale del tramonto, secondo l'ex sindaco scaligero, «è stato il governo del più becero assistenzialismo. Un governo che lascia macerie. Il populismo contro il popolo, come ho sempre sostenuto».

Un ultimo strale polemico l'ex sindaco di Verona lo riserva poi a quel Salvini con il quale i rapporti non sono mai stati idilliaci: «A causa della crisi al buio di Salvini, - incalza Tosi - il prossimo governo politico s'insedierà, nella migliore delle ipotesi, a dicembre, quindi non in tempo per evitare l'aumento dell'Iva. Il "venditore di pentole" Salvini, - conclude Tosi - tra un dj set e un mojito, sta distruggendo il Paese. Lo "scappato di casa" Di Maio gli ha fatto da palo e ora piange lacrime ridicole e patetiche. E adesso entrambi si danno alla fuga». Tosi dixit.

Riporto, di seguito, il commento di Flavio Tosi sulle recenti prodezze di Salvini. «Eccolo lì, Salvini: a lezione da Giuseppe Conte, che gli ha spiegato il senso delle istituzioni democratiche e di fronte al Paese lo ha inchiodato davanti alle sue responsabilità definendolo sleale, bugiardo, opportunista, assenteista e completamente ignaro dell'abc costituzionale. Insomma un incapace, un fannullone e un traditore, come chi scrive ha sempre sostenuto. Del resto chi tradisce una volta, tradisce sempre: e Salvini nella sua vita politica ha tradito nell'ordine Bossi, Maroni e il sottoscritto, ma soprattutto gli ideali federalisti e liberali della Lega. Ovvio che per esclusivo tornaconto prima o poi arrivasse a tradire anche il suo governo.

Non ho apprezzato il premierato di Conte e l'esecutivo gialloverde, ma con onestà intellettuale riconosco oggi a Conte un'uscita di scena da uomo serio e perbene. Un gigante rispetto al nanetto politico ex comunista padano. Una grande dignità al confronto della miseria umana e politica di Salvini, che prima nudo in spiaggia faceva il gradasso e chiedeva "pieni poteri", poi quando ha capito di aver fatto una cazzata ha cominciato a fare passi indietro e a mendicare la pace, sino ad arrivare a proporre premier Di Maio. Perfino oggi Salvini ha mostrato tutta la sua inadeguatezza come leader: non sapeva nemmeno dove sedersi e dove parlare, faceva le faccette isteriche come i ragazzini durante il rigoroso discorso di Conte. Poi ha utilizzato il Senato per dire le solite puttanate demagogiche, la più grande di tutte che era pronto a mettere 50 miliardi per tagliare le tasse quando sa che non c'è una lira (infatti ha fatto cadere il governo perché pensava di poter fare la manovra salata e anti-popolo solo dopo un voto che lo bullonasse alla sedia per 5 anni). Infine ha elemosinato a Di Maio un nuovo accordo. Un buffone! Un buffone senza dignità!

Eccolo lì, Salvini, tanto tracotante nel suo ennesimo vuoto e isterico comizio, quanto piccolo piccolo nella valenza politica e strategica. Eccolo lì, Salvini: un pallone che si sta sgonfiando nelle contraddizioni della sua miserabilità. Guardatelo: è affannato, paonazzo, straparla, perde il filo, mentre il Conte tradito lo umilia e lo mette con le spalle al muro. Il piccolo Salvini è talmente sfatto, disperato e impaurito da mendicare ancora, fino all'ultimo. Cosa non si farebbe per salvare la poltrona! Ha la faccia di tolla Salvini e in un visibile gioco di specchi afferma il contrario di ciò che pensa. Dice che non ha paura perché ha una fifa blu di perdere il potere. Afferma che rifarebbe tutto perché sa di essersi fregato da solo. Dice che la Lega è compatta perché si rende conto che anche con molti dei suoi ha perso credibilità (Giorgetti in primis). Invoca le piazze perché è consapevole che fra qualche mese non lo seguirà più nessuno. E questo piccolo omino disperato sarebbe un leader?

Purtroppo i suoi alleati di centrodestra non riescono a capire a chi si sono messi in mano. Registro infatti ancora oggi il totale asservimento di un parte di Forza Italia e di Fratelli d'Italia a questo piccolo "guappetto" ridicolo. Sono appiattiti, senza nessun slancio e nessuna visione. Il centrodestra vuole morire con Salvini. Ma la gran parte dei suoi elettori, che sono liberali, popolari e riformisti, no.»

Fonti: https://www.facebook.com/FlavioTosiUfficiale/; siti di veronasera.it a partire da https://www.veronasera.it/politica/
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Salvini e la memoria corta delle italiane e degli italiani

MatteoCover 350 mindi Antonella Necci - Matteo Salvini. Una vita in vacanza - Bagnanti di tutta Italia non si capacitano di come Matteo Salvini, fino a ieri descritto come un genio, abbia potuto trasformarsi in una sorta di Fantozzi della politica in grado solo di rimediare figure barbine.

Va bene che siamo un Paese afflitto da una cronica mancanza di memoria, ma prima di passare un anno intero a descriverlo come un sublime stratega, forse qualcuno si sarebbe potuto ricordare di quando nel 2009, alla presentazione delle liste per le elezioni provinciali di Milano, un Matteo Salvini già ultratrentenne e dunque ampiamente adulto, propose l’istituzione di “carrozze della metropolitana per soli milanesi”. Milano si era appena aggiudicata Expo, avviandosi a (ri)diventare la città internazionale apprezzata oggi, ma lo Stratega pensava bene di puntare tutto su un ritorno al campanilismo dei primi anni ’90, costringendo gli alleati - incluso l’allora premier Berlusconi - a chiedere scusa.

Oppure, si sarebbe potuto tenere presente l’atteggiamento tenuto dal Richelieu del Papeete in occasione delle Comunali 2016, solo tre anni fa, quando il Nostro ricopriva già il ruolo di segretario della Lega. Dopo il primo turno, a Milano, il semisconosciuto Stefano Parisi era riuscito a scioccare anche la Madonnina, portandosi a un solo punto percentuale dall’iperfavorito Beppe Sala. Per la sinistra si trattava di uno psicodramma: perdere Milano, con tutto quello che Milano rappresenta per il Paese sia a livello economico che simbolico, sarebbe stato un colpo mortale.

E mentre alti papaveri locali del PD andavano a caccia, su Facebook, delle simpatie degli elettori dei Cinque Stelle – in una piccola anticipazione dell’oggi –, invece che appoggiare Parisi pancia a terra, il Grande Stratega rimaneva freddo, come del resto aveva fatto per tutta una campagna elettorale dove aveva apertamente remato contro. Inutile dire come andarono le cose al ballottaggio.

Per non parlare di quello che, nella stessa tornata, accadde in quel di Varese, dove la Lega, per la prima volta sotto la giurisdizione di Matteo Salvini, prendeva per la prima volta, nella sua storica culla, una sonora pernacchia dagli elettori.

A beneficio di tutti quei bagnanti che si sono fatti selfie con il grande stratega di noantri e che lo voteranno alle prossime elezioni perché fanno parte della folla oceanica che lo adora, ricordiamo di quando, nel 2014, il” Baciatore di Crocifissi” in terra Calabria e di ‘ndrangheta, scendeva in piazza insieme alla transessuale Efe Bal – che parlando di lui diceva “Matteo a letto è un animale feroce” - per chiedere la legalizzazione della prostituzione: non esattamente un tema in cima all’agenda del Forum mondiale della Famiglia.

Cosa sia accaduto negli ultimi tre anni è storia di noi tutti e non più fatto regionale o nota di colore locale.

Matteo Salvini ha cavalcato quel momento in cui l’immigrazione – il fenomeno culturale e politico più rilevante di questo secolo - ha smesso di essere trattata come una questione politica per diventare esclusivamente materia ideologica, quel momento in cui un dibattito serissimo è stato svilito oltre ogni misura, fino a diventare una farsa di pupi siciliani.
A Salvini non è parso vero di poter salire su un palco finalmente alla sua altezza e di prendersi la scena giorno dopo giorno a colpi di slogan senza vergogna.

Altro che Stratega, la carriera politica di Matteo Salvini, fino a tre anni fa, è sempre stata del tutto coerente con le batoste alla ragionier Ugo Fantozzi.

Un processo che non solo non è stato contrastato da nessuno ma che è stato addirittura favorito: già, perchè trasformare l’Egidio Calloni leghista nel Pericolo Pubblico Numero Uno non è servito solo a lui, ma anche a chi ne ha approfittato per saltare sul palco insieme a lui, utilizzando una retorica opposta nei contenuti, ma identica nella sostanza.

Da quel buontempone di Chef Rubio in giù, c’è una lista lunghissima di gente che dalla Guerra Santa a Salvini ha tratto enorme visibilità personale e decine di migliaia di followers nuovi di zecca, da tradurre poi in un pubblico a cui vendere libri, programmi tv o spettacoli teatrali.
Prova ne sia che mentre ogni sparata di Salvini veniva e viene riproposta allo sfinimento dall’esercito di Uomini Buonissimi sinceramente preoccupati per il futuro della democrazia, il primo anniversario della morte di Soumalia Sacko, l’eroico sindacalista dei braccianti della Piana di Gioia Tauro ucciso barbaramente con un colpo di fucile alla testa, è passato sotto silenzio, e del destino dei migranti, dall’attimo successivo allo sbarco a Lampedusa in poi, a tutti i bagnini dell’accoglienza continua a non fregare assolutamente nulla, meno che mai a quei politici in bikini rosa shocking che vogliono essere ricordati solo per le riforme.

Forse Salvini riuscirà, in qualche modo, a salvarsi da se stesso e a sopravvivere alla crisi da lui stesso innescata, proprio come Fantozzi, dopo essersi spacciato come “Azzurro” di sci, riusciva a sopravvivere alla discesa a pelle di leone.

Il problema vero è quando impareremo noi a salvarci da noi stessi e dai pupazzi di ogni colore che noi stessi ci creiamo.
Quando riusciremo a salvarci dai nuovi e vecchi eroi da selfie che la politica nostrana ci riserva. Da mai abbattuti rottamatori che proprio non ci speravano più di riprendersi i riflettori dopo che l'Italia e gli italiani avevano capito che distruggere un partito non era proprio proficuo per un Paese alla stregua dell’anarchia.
Quando ci salveremo da politici che in crisi narcisistiche postano selfie in spiaggia per non far credere di essere degli emeriti sfigati?
Già, perché la politica italiana è composta da una marea di sfigati che esiste solo se si immortala sorridente. Esiste non già per uno straccio di idea o di para-pensiero riformista. Esiste su una foto, perché la foto li può avvicinare a quell'immagine che il loro ego suggerisce, ma che la realtà impietosamente non gli riconosce.
Ecco, Salvini, con il suo senso istituzionale inesistente, con il suo bipolarismo da curare, con il suo accattare voti senza dare in cambio alcuna risposta, con la sua perenne vita in vacanza, sta facendo rinascere ciò che nessuno voleva che rinascesse.

E non ci sta facendo guarire dalla nostra innata, portentosa capacità di trasformare in miti dei semplici mitomani.

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Riusciranno i nostri eroi…..

crisidigoverno 400 mindi Aldo Pirone - Sabato scorso sul “manifesto” Emanuele Macaluso, vecchio e glorioso dirigente comunista, costatava, dall’alto dei suoi 95 anni suonati, che in questo momento di crisi di governo aperta da Salvini bisogna stare in campo con quello che c’è nel panorama politico della sinistra. “Oggi in tutto il mondo politico non c’è più il meglio: i grandi partiti, i Togliatti, i De Gasperi, i Moro e i Nenni. Siamo in piena crisi della politica altrimenti non avremmo i Di Maio e i Salvini. E la sinistra vive in questa crisi”.
L’obiettivo è chiaro: sconfiggere l’assalto allo stato democratico del “bauscia” milanese tramite la sua invocazione agli italiani di dargli “i pieni poteri”. Un assalto iniziato da tempo e che oggi si arricchisce di una nuova pretesa: scegliere lui i tempi dello svolgimento della crisi.

Nell’intervista Macaluso non fa sconti ai fallimenti della sinistra postcomunista. La storia – ricorda – comincia con il Pds e i DS. “L’obiettivo del governo era un problema importante per gli eredi di un partito, il Pci, che era stato sempre fuori dal governo, tranne che subito dopo la Liberazione e poi con Moro, nell’area di governo. Ma non poteva essere l’unico obiettivo: quei dirigenti non hanno più posto attenzione ai processi sociali, culturali e sociali. Altrimenti non si spiega che sia avanzata questa destra, anche nel Mezzogiorno dove la Lega tifava per l’Etna e il Vesuvio. È avvenuto un processo in cui le generazioni che c’erano e quelle che sono venute dopo hanno perso le fondamenta di una forza democratica di sinistra. È stata spazzata via la presenza nel territorio, il rapporto personale, nei quartieri, nelle fabbriche, nella scuola. Oggi c’è la rete, ma non basta. Obama faceva comizi, anche piccoli. Così Sanders e i democratici. Comizi in camicia come li facevamo noi negli anni 50 e 60. Salvini l’ha capito, infatti è l’unico che fa ancora comizi”.

Sul Pd l’opinione di Macaluso è chiara: “Io non sono iscritto al Pd – dice -, ho scritto un libro che si intitola ‘Al capolinea’ e per me il Pd soffre il modo come è nato. Ma siccome ora non c’è altro – ripeto: non c’è altro – dico a tutti che demolirlo significa rafforzare la destra. Quindi, bisogna semmai dare argomenti, suggerire temi, mettere in campo questioni anche fuori dal partito. E bisogna avere la capacità di cogliere quello che c’è fuori dal partito. Avere molta attenzione al mondo sindacale: il Pd, e non solo Renzi, ha la responsabilità di non averlo capito. E in Italia la questione sociale si intreccia alla questione dell’immigrazione. Perché la questione sociale resta sempre essenziale per una forza di sinistra”.

Ma torniamo alla crisi di governo aperta da Salvini con gli intenti che sappiamo e da lui stesso conclamati. Essa ha creato immediatamente una situazione nuova sotto due aspetti essenziali. Il primo è quello del venire alla ribalta le preoccupazioni per gli effetti sociali immediati che essa può avere sulla situazione economica: il rialzo dello spread e il possibile aumento dell’Iva che colpirebbe un po’ tutti ma, soprattutto, i lavoratori, il ceto medio e le fasce più deboli della popolazione. Il tutto sullo sfondo di uno scontro annunciato da Salvini con l’Europa a proposito di uno sforamento del deficit se fosse lui a varare la prossima finanziaria da Presidente del Consiglio sostenuto in Parlamento da una maggioranza assoluta. Il che ecciterà ancor più i mercati e il signor spread.

Il secondo è il pronto rimescolamento delle posizioni politiche tra i partiti anti salviniani e dentro di essi. Dimenticate le reciproche e sanguinose contumelie, gli insulti, i giuramenti solenni, i “mai con quelli lì”, l'altro ieri Grillo e oggi Renzi aprono a possibili intese che blocchino l’irresistibile ascesa del “bauscia” milanese. “niente voto fermiamo i barbari” dice il guru pentastellato mentre Renzi prospetta un governo istituzionale. Non è da escludere che le file degli avversatori delle elezioni subito, possano essere ingrossate dalla riserva sempre cospicua di parlamentari di varia provenienza che non hanno per niente voglia di abbandonare il loro scranno con il rischio, non per i leghisti e i loro possibili alleati meloniani, di non rivederlo più. C’è poi da osservare che nel Pd la repentina opinione di Renzi non è quella del segretario Zingaretti che ha finora sempre detto che non c’erano altre soluzioni alla caduta del governo gialloverde se non le elezioni. Oggi esplicita ancor meglio i suoi timori: "Di fronte a una leadership della Lega che tutti giudichiamo pericolosa e che si appella al popolo in maniera spregiudicata è credibile imbarcarsi in un esperienza di governo Pd/5 stelle (perché di questo stiamo parlando) per affrontare la drammatica manovra di bilancio e poi magari dopo tornare alle elezioni? Su cosa? Nel nome della salvaguardia della democrazia? Io con franchezza credo di no".

Se Salvini rappresenta una destra sovranista pericolosa, nostalgica e xenofoba, culturalmente regressiva, è evidente che tutti quelli che non sono di quella vena debbono unirsi per salvare il paese dai suoi demoni storicamente ricorrenti. In questo fronte, che dovrà trovare la formula politica e di governo più appropriate, (non pare realistico un governo Pd-M5s) per agglutinarsi e respingere i desiderata salviniani, troveranno collocazione anche coloro le cui motivazioni per una tale scelta non siano proprio limpide dal punto di vista democratico e dei comportamenti politici precedenti sempre segnati dal proprio particulare. Del resto, come dice Macaluso, “non c’è più il meglio” e obtorto collo bisogna utilizzare quel che passa il convento.

C’è però una conditio sine qua non che una possibile soluzione governativa antisalviniana deve ottemperare: un programma sociale che mentre evita l’aumento dell’Iva e calma lo spread, aumenti in modo consistente i salari tramite la riduzione del cuneo fiscale; riduca il numero dei contratti precari, confermi e perfezioni il reddito di cittadinanza; ottenga dalla nuova commissione europea la riforma del trattato di Dublino e nell’immediato la redistribuzione degli immigrati nei paesi dell'Unione europea; produca una nuova legge elettorale proporzionale che abolisca la vergogna del “rosatellum”. E altri provvedimenti economici, giudiziari di immediato impatto favorevole sull’opinione pubblica. Infine, da ultimo ma non per ultimo, consideri come dirimente il confronto a tutto campo con sindacati e imprenditori sulla questione sociale ed economica. Poi, a primavera, si può tornare al voto con una nuova legge elettorale proporzionale che non consenta a nessuno di ambire e invocare i “pieni poteri”.

In sostanza, la conditio sine qua non sopra ricordata è che l’unità delle forze anti salviniane ha un senso se riesce a demolire nel paese l’infatuazione per il “bauscia” milanese producendo una politica aggressiva e offensiva sulle questioni che hanno fatto fin qui gonfiare la rana meneghina. In caso contrario avrebbe ragione Zingaretti. Macaluso dice che “Il problema centrale è la battaglia per la democrazia e le libertà, perché oggi questo è in discussione. E la questione sociale si è innervata con quella della libertà e della democrazia”. Mi permetto di precisare: è proprio la progressiva separazione della democrazia dalla variegata questione sociale e del lavoro operata dalla sinistra post comunista che ha aperto il varco all’irrompere di una destra populista prima (Berlusconi) e sovranista e fascistoide poi (Salvini). Perciò la crisi di governo e la sua soluzione dovrebbero rappresentare, su questo decisivo terreno, la necessaria e indispensabile inversione di tendenza.

Riusciranno i nostri eroi a smentire le loro recenti e meno recenti incapacità?

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

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La rabbia? Ripensiamo noi stessi

ipastidelcapitano mindi Arianna Rossi - Salvini siamo noi!
Nell’ultimo anno il popolo italiano ha intrapreso una battaglia contro il ministro degli interni Matteo Salvini.
"ELETTO DAL POPOLO ITALIANO. VOTATO DAL POPOLO ITALIANO".

Nei post su Facebook, su Instagram viene paragonato a Mussolini, l’Italia sembra essere tornata al ventennio fascista, l’aumento della violenza nel nostro paese sembra essere tutta colpa di Salvini.
Siamo tornati ad usare parole che avevamo eliminato dal nostro vocabolario, parole come “fascisti”, “antifascisti” “squadristi”. Abbiamo permesso alla violenza e all’odio di dividerci e siamo arrivati ad una guerra civile combattuta nello stesso momento in cui la si vive.
Ci siamo dimenticati di cosa voglia dire davvero stato, di cosa significhi davvero comunità, di cosa debba essere la politica.

La felicità di Aristotele che poteva essere raggiunta solamente in comunione con gli altri perché l’uomo per definizione è un animale POLITICO e SOCIALE, raggiunta solamente grazie alla politica che indirizza tutte le conoscenze al raggiungimento del bene, si è trasformata in DIVERSITA’, diversità dall’altro, diversità dall’uomo stesso.
E cosa succede ad un essere umano che si sente in diritto di proclamarsi diverso da un altro essere umano? Diventa animale APOLITICO e ASOCIALE.

Ma è davvero colpa di Matteo Salvini?
E’ vero le sue parole sono ridicole e i suoi post sono inammissibili per un ministro ma il caro “Matteo Mussolini” non sta facendo altro che governare un popolo di pecore trasformatisi in lupi solo adesso.
Perché adesso va di moda riempirsi la bocca di parole come diritti umanitari, il motto degli italiani è diventato “aprite le frontiere!”, addirittura vengono organizzati dei flash mob pro emigranti.
Ok benissimo.

Siamo ancora un popolo apparentemente retto dalla democrazia quindi questa indignazione è più che giustificata e legittima ma prima dove eravamo? Fino ad ora dove siamo stati?
In tutti questi anni in cui uno dietro l’altro i capi di stato ci hanno preso in giro e manipolato a loro piacimento dove eravamo?
Cosa ci ha portato a rivolgerci ad una persona come Matteo Salvini?

E’ una nostra responsabilità.
Non è Salvini il responsabile dei corpi morti nel mar Mediterraneo, ma siamo noi.
Non è Salvini il responsabile degli insulti omofobi o della violenza. ma siamo noi.

L’odio che l’italiano prova nei confronti dello straniero non è stato creato dal nulla ma c’era già, come un demiurgo che non aspettava altro che qualcuno lo plasmasse, che gli desse una qualche forma e quel qualcuno siamo noi. Artefici dell’aspetto più ignobile che le nostre mani potessero realizzare, quello fatto di DIVISIONE e DIVERSITA’.
ADESSO il popolo italiano ha ricordato di avere una voce per urlare, per ribellarsi, per farsi sentire, ma ora potrebbe essere troppo tardi perché è necessario bruciare per poter seminare di nuovo e il nostro fuoco è stato appena appiccato.
Siamo un popolo di disinformati, che si fa bello usando paroloni di cui non conosce il significato.

Il nostro ministro degli interni ha solo trovato il modo giusto per manipolare un’arma che noi stessi gli abbiamo messo tra le mani ecco perchè ci piace tanto. Ecco perchè prende sempre più consensi ogni giorno che passa.
Perchè per la prima volta il cittadino italiano riesce ad identificarsi con un esponente politico che lo rappresenta davvero, un uomo che usa un vocabolario scritto e stampato dal suo popolo. Un popolo arrabbiato, furioso, calpestato per anni, scavalcato dai vari governi tecnici e che ora ha trovato in questa voce l’unico modo per essere ascoltato.
Siamo davvero un popolo di pecore disinformate, la storia non ci ha insegnato niente.

Nel 1918 quando la prima guerra mondiale ebbe fine l’Italia ne uscì devastata, non furono solamente gli accordi politici ad essere violati ma gli ideali stessi ad essere delusi. Coloro che erano partiti per difendere la patria, il tricolore italiano per il quale erano pronti a MORIRE sono tornati stravolti da qualcosa che non si aspettavano, in un’Italia più divisa che mai.
La delusione.

La leva emotiva necessaria al fascismo per fare presa, indispensabile a Mussolini per presentarsi agli italiani come la soluzione a tutti i problemi…oggi 2019 la storia si ripete ed oggi alziamo la voce solo dopo aver tirato il dado ed essere stati muti per anni.
Salvini piace agli italiani è così e basta.

L’italiano è arrabbiato, è stanco delle continue prese in giro del governo susseguitesi per 10 anni, vuole un uomo del popolo al comando e lui è l’uomo del popolo.
I post pubblicati su Instagram in cui si abbuffa di cibo, in cui mostra cosa sta facendo anziché “governare” non li pubblica perché è idiota o perché non ha altro da fare.
Sono i suoi piatti di pasta a permettere l’IDENTIFICAZIONE del popolo italiano con colui che hanno scelto per rappresentarlo.
Sono le sue parole di scherno e umiliazione contro i migranti ad aumentare gli applausi durante i suoi comizi per le piazze.
Con i porti chiusi gli italiani si sentono finalmente al sicuro.
Un leader politico deve dare voce ai pensieri del popolo? Salvini lo sta facendo.

Non è lui a dover cambiare, ma i nostri PENSIERI.
Non sono le sue parole a scatenare l’odio, esse GIUSTIFICANO solamente qualcosa che c’è sempre stato.
La domanda da porsi non è: “Chi abbiamo votato per rappresentarci?” ma “Chi e cosa rappresenta colui che abbiamo votato?”.

 

 

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E pure Salvini venne a Veroli

gliombrellidisalvini minVeroli è la città prescelta; mentre tutti gli altri appuntamenti in Ciociaria vengono annullati, Matteo Salvini, approda nella città ernica sul carroccio messo in piedi da Gianfranco Rufa, fiero cocchiere dell'incontro.

Palco da feste di paese, e impianto fonico corroborante, tutto ad hoc per accogliere il volto politico più fotografato d'Italia. A sostegno di Bussagli sindaco ci saranno anche liste civiche, Forza Italia e Fratelli D'Italia, ma la cavalcata delle valchirie è tutta leghista. Non c'era Wagner ad accompagnare il superbo ingresso del Capitano in Piazza Mazzoli, ma un più rigoglioso "Nessun dorma" pucciniano e al grido "Vincerò" Matteo Salvini spunta sul palco.

Un auspicio trionfale, condito da ovazioni e applausi del pubblico. Non certo l’orda di folle e urla a cui è abituato, ma si sa Veroli è sempre stata politicamente timida, al massimo curiosa. In fondo ai tanti accorsi da tutto il basso Lazio (meno del previsto ma la pioggia ha giocato il suo tiro mancino), poco interessavano i preamboli di Senatori, Candidati alle Europee e compagnia cantante, l'attenzione e gli occhi erano tutti per lui, il frontman della politica e dei selfie. Si, perché il Ministro dell'Interno, non ha assistito agli interventi dei suoi, tanto meno del candidato Sindaco, sale sul pulpito a propaganda già iniziata. Forse perché la dialettica di partito marca ad uomo e viaggia su binari definiti e dettati dall'alto, non serve una supervisione diretta. I candidati alle Europee poi, possono dormire sonni tranquilli, Salvini è capolista in ogni circoscrizione, possono risparmiare discorsi e programmi, a far campagna ci pensa lui. E dire che la squadra della Lega ci ha provato a prendersi qualche momento di gloria nella storica giornata di Mercoledì 15 Maggio. Ottaviani, lascia presagire il predominio assoluto di Salvini sulla coalizione di Destra, salutando gli ormai leader, surclassati dal capitano per lungimiranza e acclamazione. Il patron della kermesse Gianfranco Rufa, cerca di ricordare anche il candidato Sindaco, dimesso e mesto all’angolo del palco, e conferma il bisogno di cambiamento per Veroli. Ritorna sull'assetto nazionale, riferendosi "alla rigidità necessaria per educare i nostri figli e contrastare i radical chic e gli antifascisti più fascisti dei fascisti". Se due negazioni fanno un’affermazione, la conclusione vien da sè. Rilancia anche Francesco Zicchieri, che punta sul trend del momento, la "difesa è sempre legittima" raccimolando quegli applausi necessari per tornare a casa soddisfatto. La stoccata finale la da appellandosi alla tutela della famiglia tradizionale, indiscutibile e saldo valore d'Italia.

Autarchia, famiglia, incremento delle nascite: è il 2019 ma in un attimo è ventennio nei discorsi di Rufa e Zicchieri. Mancava una foto di Salvini a torso nudo nelle campagne ciociare e la rievocazione storica sarebbe stata completa.ilselfidisalvini 350 min
Ci pensa però l’italico virgulto a riportare l’attenzione sull’attualità; Salvini inizia sciorinando un elenco infinito di successi del Governo, non per ultimo l’abolizione della Legge Fornero “Oggi a Veroli non piove, sono le lacrime della Fornero”,e giù applausi da chi la pensione già ce l’ha e da, chi inconsapevole, non la vedrà mai. “Il 26 Maggio andate a votare, dobbiamo farci valere in Europa e non sottostare più alle regole dei burocrati”. Sistemi che, in vent’anni al Parlamento europeo, non è riuscito a contrastare, forse per il basso numero di presenze, ma questa è un’altra storia.
L’affondo più interessante e forse il solo tema nuovo rispetto ai comizi a cui ci ha abituato Matteo nazionale, è il Decreto Sicurezza Bis: dal prossimo anno saranno le società sportive a provvedere al pagamento completo del personale negli stadi, non più lo Stato. Chi potrà permetterselo giocherà, gli altri a casa, perchè per legge, senza sicurezza non si scende in campo; selezione naturale a suon di capitale. Dichiarazioni che arrivano alla vigilia del fascicolo aperto su Salvini dalla Corte dei Conti del Lazio. Perché il bel Piaggio P-180, la Ferrari dei cieli, sembra aver accompagnato il Vice premier su e giù per la Penisola anche per eventi elettorali con un massiccio dispiegamento di Forze dell’Ordine. Negli Stadi no, ma per acclamazione a furor di popolo i soldi dei contribuenti sembrano essere ben spesi.

Dopo tutto la prassi formale per il Capitano è quanto mai superata; ed infatti, in barba alla buona creanza istituzionale, che chiede ad un Ministro della Repubblica italiana di avvisare il Sindaco della città che visita, Salvini entra a Veroli senza suonare il campanello di Simone Cretaro. Al di là delle posizioni ideologiche si è Stato, ma in campagna elettorale tutto è concesso, anche una svista al galateo politico.

Si conclude così il pomeriggio; con indosso la felpina blu e la gloriosa scritta “Veroli” stampata in giallo, Matteo Salvini si appresta a scattare la carrellata di selfie, che impone una fila più lunga di tutto il comizio. Tutti contenti, felici e partecipi, anche il Professor Bussagli, nonostante non sia nemmeno stato nominato dal Ministro. Eppure la corsa per diventare Sindaco dovrebbe essere la sua, per fortuna c’erano gli striscioni alle loro spalle a ricordarlo.
La folla si accalca per una foto e le mamme avvicinano i bambini alle mani del Capitano. Sembrano lontani i tempi in cui eravamo chiamati terroni usurpatori di lavoro, ora il grido è “prima gli italiani” e tanto basta al popolo per dimenticare il passato.
Anche quello verolano calamitato dal fasci(n)o leghista.

 

 

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Salvini è un pericolo per la nostra Costituzione

AlfieroGrandi minAlfiero Grandi articolo su www.jobsnews.it - Guardare in faccia la realtà, comprenderla, reagire all'altezza delle sfide è una regola aurea, purtroppo ora largamente in disuso a sinistra.

Dalla Basilicata, come dalle altre regioni in cui si è votato prima, emerge un dato evidente, si tratta della crescita della Lega. In alcuni casi neppure si era presentata, eppure ha raggiunto risultati importanti, molto più alti di quelli delle politiche del 4 marzo. La Lega è un pericolo evidente per le strizzate d'occhio al fascismo, per atteggiamenti di prepotenza evidenti, per i flirt spregiudicati con posizioni apertamente reazionarie sui diritti civili, sulla famiglia, sulla concezione del rapporto tra persona e società. La lega ha orientamenti di vera e propria restaurazione ideologica, religiosa fino a dialogare con i settori della chiesa che non sopportano il magistero di papa Franesco, fa appello alle paure profonde e in una certa misura le suscita sollecitando reazioni da far west, che in questo caso non sono film ma vita reale, oggi. Eppure i toni gridati e i contenuti reazionari non impediscono alla Lega di conquistare voti. Inseguire o essere l'alternativa? Essere l'alternativa. E' vero che la destra politica e sociale ha sempre avuto in Italia una forza importante, ma ora si è spostata più a destra, si sente sulla cresta dell'onda e riconosce largamente nella Lega di Salvini il suo riferimento, con buona pace di Fratelli d'Italia e Berlusconi.

Neppure la sottrazione di 49 milioni pubblici è bastata a bloccarne i consensi. Questo reato è stato riconosciuto visto che la Lega si è impegnata a restituire in quasi 80 anni i soldi sottratti, ma non ha creato particolari imbarazzi.

Si stanno lentamente consolidando i tentativi di costruzione di un regime reazionario di massa.

Il M5 Stelle, purtroppo, non è un argine a questa deriva, non ne comprende la pericolosità e anzi finisce con il portare acqua al consolidamento della Lega come dimostra l'approvazione della nuova legge sulla (il)legittima difesa e la copertura politica offerta sui migranti, fino al voto contrario alla richiesta del tribunale dei Ministri di Catania di processare Salvini perchè aveva agito non come attuatore delle leggi, ma eccedendo nell'uso dei suoi poteri bloccando lo sbarco da una nave militare che è territorio italiano a tutti gli effetti, fino a lambire lo spregio di diritti garantiti dalla Costituzione.

L'avvocato-Ministro Buongiorno ha capito bene il rischio che correva Salvini se il processo fosse andato avanti e gli ha consigliato un'inversione di rotta decisa, dal “processatemi” non ho paura, al “dovete respingere” la richiesta stessa del processo, costringendo il M5Stelle ad una ridicola giravolta di 180°, ancora una volta hanno subito il diktat. E' questo che fa perdere voti e che conferma che il Movimento 5 Stelle non è un argine, ma è purtroppo una copertura di atteggiamenti reazionari, pur di fare stare in piedi il governo.

La sinistra, intesa nel suo insieme, senza andare troppo per il sottile, sembra non rendersi conto della gravità e dell'urgenza della situazione. Oppure se ne rende conto ma non ritiene possibile opporsi perchè condizionata da troppi lacci del passato. Certo per opporsi a questa deriva reazionaria il Pd – ad esempio - dovrebbe fare alcune svolte decise, come, ad esempio, prendere le distanze dalle scelte di Minniti sui migranti e in particolare sull'appalto ai libici del lavoro sporco. Oppure sulla Costituzione della Repubblica.

Si è già detto della delusione per le parole di Zingaretti che hanno attribuito alla vittoria del No parte delle ragioni della situazione attuale. E' un grave errore insistere sulle posizioni del Si, sconfitte senza appello nel referendum costituzionale il 4 dicembre 2016 e neppure la spiegazione tutta interna ai rapporti di forza del Pd è convincente. La conseguenza più seria di questa posizione è che non consente di individuare la gravità dei rischi che corre oggi la Costituzione e rende difficile costruire una reazione perchè non prendendo le distanze dalle scelte del periodo renziano la credibilità delle posizioni sulla Costituzione è meno forte, come è ovvio.

Eppure è del tutto evidente che la Lega punta apertamente non solo a prendere voti ma sogna un regime politico e istituzionale a sua immagine e somiglianza. La controprova sta nella legge elettorale che l'esperienza di Calderoli ha fatto approvare al Senato strettamente agganciata al taglio dei parlamentari con un tempismo sospetto.

La legge elettorale perpetua i principi del rosatellum attuale, semplicemente riducendo il numero degli eletti, con effetti grotteschi: in Calabria verrebbero eletti 2 senatori con collegi di quasi un milione di abitanti. Alla Lega interessa avere gruppi parlamentari fedeli al capo Salvini, il resto molto meno.

Questa ed altre scelte puntano a creare le condizioni per calare l'asso fondamentale: l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, che sarebbe del tutto compatibile, per non dire coerente con l'autonomia differenziata di Lombardia e Veneto che sognano di diventare simili alle regioni a statuto speciale. Un sistema di governatori e Presidente eletto direttamente possono dare una risposta alle ambizioni della Lega.

La sinistra e il Pd in particolare farebbero bene a prendere seriamente in considerazione la sfida che si profila. E' vero: tra i presidenti delle regioni ci sono anche alcuni del Pd, cosa facciano in questa compagnia è un mistero, o almeno ragione di confusione. E' vero altresì che il primo firmatario di una proposta di legge per il presidenzialismo è Ceccanti del Pd, sarebbe bene prendere le distanze come è accaduto con la proposta di Zanda.

Resta il fatto fondamentale che occorre chiarire al paese la natura di fondo della sfida che è anzitutto difendere le radici antifasciste della Costituzione ma ancora di più evitare la deriva politico istituzionale di un presidenzialismo, che vorrebbe dire avere un parlamento di mero supporto al potere del governo e del suo capo e un accentramento del potere che finirebbe con erodere l'autonomia della magistratura, metterebbe il bavaglio alla stampa che dovrebbe solo esaltare il regime.
Del resto gli amici polacchi e ungheresi di Salvini si sono già mossi in questa direzione, quindi perfino gli esempi sono pronti. Il M5Stelle vuole coprire anche questa deriva costituzionale ?

Cosa si aspetta ancora per reagire da ogni settore che ha sensibilità costituzionale?

 

 

 

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Il voto pentastellato per Salvini

grillo di maio 350 260 mindi Aldo Pirone - Il disonore grillino. “Potevate scegliere fra il disonore e la guerra, avete scelto il disonore e avrete la guerra”. Con questa profezia Winston Churchill condannò il comportamento del governo Chamberlain a proposito del famigerato accordo di Monaco del 1938 con Hitler. Quelle parole si potrebbero ripetere per quanto hanno fatto ieri i “grillini” con Salvini. Ma sarebbe un’esagerazione. Monaco fu un dramma europeo, prodromo di un altro più grande che ha segnato il novecento: la seconda guerra mondiale.

Il voto pentastellato, invece, appartiene alle miserie dell’attuale politica italiana. Inoltre a fronteggiare Di Maio non c’era un Hitler che minacciava la guerra. C’era un partner che comunque sarebbe andata per lui andava bene e non avrebbe neanche fatto cadere il governo se i “cittadini” avessero concesso ai magistrati l’autorizzazione a procedere e neanche se a decidere in tal senso fossero stati i “portavoce del popolo”. Herr Salvini glielo aveva rispiegato pubblicamente proprio l’altro ieri, alla vigilia del voto.

Non per niente, dopo il risultato, il “bauscia” milanese, li ha presi pure in giro: "Li ringrazio per la fiducia, ma non è che sono qui a stappare spumante o sarei depresso se avessero votato al contrario", cioè, in altre parole, non vi devo proprio nulla.
Dal canto suo il “capo politico” Di Maio si dichiara entusiasta del “democratico” avvenimento e, a dimostrazione della sua totale incapacità di intendere e di volere, dice che il sequestro degli immigrati sulla nave Diciotti era per smuovere la “solidarietà” dell’Europa. Come se prendere in ostaggio 177 poveri disgraziati, donne e bambini compresi, come mezzo umano per ottenere un certo fine, anche se fosse il più nobile e sacrosanto, fosse lecito. Ma, soprattutto, come se l’Italia non avesse altre e più solide e lecite armi per smuovere l’Europa a una solidale condivisone del problema immigratorio.

Quando un partito, anche se sotto specie di Movimento, imbocca la via del tramonto, a segnalarne l’avvio, spesso, è una circostanza che gli impone di dovere scegliere fra un principio fondativo, cioè l’anima, e il mantenimento a ogni costo del potere. La cosa può anche essere approvata a maggioranza dagli iscritti o militanti che siano, per varie ragioni. Una di queste è che il valore della legalità e dell’uguaglianza di fronte alla legge non siano mai stati prevalenti nell’adesione di questa maggioranza, oppure non lo siano più e altri valori, o disvalori visto il caso in questione, abbiano preso il sopravvento. Ma questo, inevitabilmente, comporta un distacco di quegli elettori, pochi o tanti che siano, che, invece, a quei valori fondativi hanno inteso dare il proprio consenso. Vederli scambiati per un piatto di lenticchie, può non far piacere. Per costoro i princìpi sono come la mamma: guai a chi la tocca. Se a passare sul suo corpo sono proprio coloro che la dovrebbero difendere anche con la vita, allora la delusione, magari già in via di maturazione per episodi di governo precedenti, diventa incontrollabile e si trasforma in avversione profonda perché ci si sente traditi.

 

Di questa schiera, però, non fanno certo parte alcuni esponenti del PD come, per esempio, Martina e Orfini. Costoro, altrettanto inconsapevoli di se stessi come Di Maio, si sono lasciati andare a dichiarazioni che credono di fare breccia nell’elettorato grillino anche quello disilluso, nella spasmodica speranza che i voti ceduti dal Pd ai grillini, prima bersaniano e poi renziano-orfiniano-martiniano, siano solo in libera uscita e facilmente recuperabili. Dopo aver salvato di tutto e di più dai giudici, ultimamente anche quel gentiluomo del fascista Gasparri che aveva insultato Roberto Saviano, Orfini grida “vergogna” e Martina dice ai pentastellati che l’hanno fatto “per salvarsi la poltrona”.

Per certe persone “un bel tacer non fu mai scritto”.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Di Maio-Salvini sempre in campagna elettorale

dimaio salvini 350 260 mindi Elia Fiorillo - Più ricopri ruoli di responsabilità più la prudenza ti dovrebbe accompagnare nel tuo complesso lavoro. Non è questa una massima di quelle dotte ma una semplice regola di vita. Eppure certi politici nostrali, che di responsabilità ne hanno tante, sembra proprio che abbiano scordato – se mai l’abbiano risaputo - cosa sia il “buon senso”, la “prudenza”. Per loro prevale il presenzialismo su tutto. Un mezzo per farsi pubblicità che con il governare c’entra come i “cavoli a merenda”. Scriveva Platone un po' di anni fa: "In politica presumiamo che tutti coloro i quali sanno conquistarsi i voti, sappiano anche amministrare uno Stato o una città. Quando siamo ammalati chiamiamo un medico provetto, che dia garanzia di una preparazione specifica e di competenza tecnica. Non ci fidiamo del medico più bello o più eloquente".

No, per loro non bastavano le sacrosante dichiarazioni di soddisfacimento per l’arresto del pluricondannato all’ergastolo Cesare Battisti. Dovevano essere presenti sulla pista dell’aeroporto al suo arrivo. Dando in questo modo visibilità più del dovuto ad un pluriassassino, manco fosse un capo di stato o di governo in visita ufficiale al nostro Paese. Certo, è una gran bella soddisfazione il suo arresto dopo quasi quarant’anni di latitanza, ma il vice presidente del Consiglio e il ministro della Giustizia la loro soddisfazione potevano esprimerla in modi più consoni al ruolo ricoperto. Il ministro Bonafede risponde alle polemiche dei tanti che hanno parlato di "passerella" sostenendo che "sarebbe stato offensivo non andare". "Si domandi a qualunque cittadino se è stato orgoglioso che due ministri fossero lì". Certe certezze assolute non possono che spaventare. O far pensare ad una frase pronunciata da Ronald Reagan, presidente degli Stati Uniti: "La politica è stata definita la seconda più antica professione del mondo. Certe volte trovo che assomiglia molto alla prima".

Una cosa del genere nella tanto vituperata Prima repubblica non sarebbe successa. Allora si puntava più che all’immagine alla sostanza dei provvedimenti che si andavano a prendere. Le promesse farlocche ci sono sempre state da che mondo è mondo, ma certi limiti non andavano mai superati. Allora la classe dirigente si formava lungo percorsi stabiliti. Per i cattolici c’era l’Azione cattolica o i Boy scout o tante piccole iniziative formative che giravano intorno alla Parrocchia. Per i laici l’impegno nel sociale, i progetti culturali del Partito Comunista, la scuola delle Frattocchie. Un percorso faticoso, lento, che ti portava a fare i primi passi nella politica attiva se possedevi le qualità: Responsabile dei giovani del partito, consigliere comunale. Eppoi, se i risultati erano stati soddisfacenti, ti si aprivano le porte dei palazzi romani.

Con l'avvento dell'era Berlusconiana, e con l'arrivo della Seconda repubblica, quello che contava era l'immagine e la capacità imprenditoriale. Due elementi che secondo il Cavaliere erano vincenti nella lotta politica. La figura giovane, simpatica, adeguatamente abbigliata attirava consensi, mentre l'essere un bravo imprenditore significava sapersi disbrigare anche in politica, anzi saper finalmente gestire la "polis". Chi come il sottoscritto ha avuto l'opportunità di conoscere per lavoro sia i politici della Prima e della Seconda Repubblica, sa bene l'enorme differenza di preparazione e di esperienza che passava tra i due mondi. Ad onore del vero bisogna dire che diversi politici della Seconda Repubblica tentarono con non poche difficoltà di colmare le carenze conoscitive che avevano, ma non fu cosa facile. Gestire, ad esempio, un Consiglio Regionale come presidente quando non hai mai presieduto un'assemblea di condominio o altra assise non è cosa semplice anche se stato giudice anticamorra. Sono due cose diverse.

Le Europee si avvicinano e la campagna elettorale sale di tono... e di immagini. Salvini continua ad indossare giubbotti della polizia a tutto spiano (ma perché quelli dei Carabinieri no?). Di Maio insieme a Dibbastista se ne va a Strasburgo in macchina dibattendo sul futuro del Paese ma non solo. L'immagine che vogliono dare è quella di "due amici al bar", meglio in macchina, che la sanno lunga e non temono nessuno. Né il Beppe convertito ai vaccini, né i malumori interni al MoVimento. Sono loro il MoVimento! Ma fino a quando? Per Salvini ci dovrebbe essere il boom alle Europee, per loro un po' di consensi in meno dall'altra votazione. Insomma, bisogna in tutti i modi risalire la brutta china elettorale. E il tempo non è a loro favore. È proprio tiranno!

 

 

 

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Politica e sceneggiata napoletana

dimaio salvini 350 265 mindi Elia Fiorillo - La politica e la sceneggiata napoletana.

La "sceneggiata napoletana" nasce come un sotterfugio, un trucco per aggirare il fisco. Dopo la disfatta di Caporetto nel 1917 il governo ha bisogno di soldi e, quindi, tassa gli spettacoli di varietà che ritiene frivoli e degradanti. La "sceneggiata" invece si compone di canto, di recitazione e di un monologo drammatico. Negli anni settanta la rilancia Mario Merola con gl'immancabili "isso, essa è o' malamente".

Ai tempi odierni pare che l'abbiano riscoperta ed adottata i politici, in particolare quelli al governo. Per far presa sull'opinione pubblica ricorrono spesso a figure emblematiche negative, secondo la loro narrazione. "O' malamente" che turba i sonni e gli interessi "d'isso e essa". Il "cattivo" da cui difendersi una volta è l'emigrante, un'altra l'Unione Europea, un'altra ancora chi non la pensa come gli inquilini di Palazzo Chigi. E via proseguendo. Anche i costumi nella sceneggiata napoletana avevano la loro importanza. Il "buono" poteva pure non aprir bocca, ma subito si capiva da com'era vestito da che parte stava. Anche l’abbigliamento del politico è diventato elemento essenziale del messaggio da dare a "isso e essa". Giubbotto da poliziotto indossato mentre si va ad una manifestazione "per l'ordine e la sicurezza". Oppure, una maglietta colorata per sottolineare la partecipazione ad un particolare evento gioioso. O, tutt'al contrario, nero fumo con scritte di solidarietà, per testimoniare vicinanza a chi ha subito un torto. Poi ci sono i viaggi, con tutti i mezzi possibili, per essere sul luogo del fatto positivo, negativo o neutro che sia, per far sapere al mondo intero che lo Stato c'è sempre... in televisione. Se così non fosse ci troveremmo difronte ad attori di sceneggiate che sul palcoscenico non si muovono, sono fermi mentre recitano il copione: non un sorriso, non una rincorsa, non un'alzata di spalle e via dicendo. Cosa impossibile: il movimento prima di tutto, anzi tutti gli atti ipotizzabili per stare sulla scena (dei media, si capisce) il più allungo possibile.

Poi ci sono alcune parole che vanno pronunciate sempre, in ogni occasione, perché il "popolo" non le deve mai dimenticare. Una di queste è, appunto, il Popolo che è sovrano, che decide tutto lui attraverso, ovviamente, i suoi rappresentanti. La manovra del Popolo, il governo del Popolo e più viene utilizzato questo termine più sembra un esorcismo. Un modo per appropriarsi di un consenso che spesso non c'è. Pare che la realtà certi nostri governanti nostrani non sanno proprio che sia, così presi dai loro convincimenti precostituiti. È come se ogni mattina, nel guardarsi allo specchio, ripetessero per ore: io ce l'ho... le idee per cambiare l'Italia. Solo io ce l'ho.... E via proseguendo.

Poi c'è il Sovranismo che porta i nostri governanti a sostenere di non aver bisogno di nessuno. Anzi, sono gli altri che hanno bisogno della penisola più bella del mondo. E giù botte (parole) da orbi sull'Unione Europea, una "stupidaggine" di cui volentieri si potrebbe fare a meno. Burocratici, quelli di Bruxelles e Strasburgo, che passano il tempo a rompere i cabasisi, o zebedei che dir si voglia, a un Paese virtuoso, super virtuoso. C’è poi l’immancabile marcia indietro quando quelli di Bruxelles s’incavolano e non si smuovono dalle loro posizioni “burocratiche”. Spesso a rimettere le cose apposto, come avviene nelle sceneggiate, è “l’uomo di panza”, ovvero il presidente del Consiglio, che deve mediare tra i suoi due “vice” ed il resto del mondo. Sulla “panza”, meglio sullo stomaco, a Giuseppe Conte è molto probabile che gli stiano certe uscite senza capo ne coda di Salvini e Di Maio. Ma che fare? Mandarli a “quel paese” non si può. L’unica cosa da fare è continuare a lavorare sottobanco con ago e filo, per cucire, rattoppare. Il rischio che corre è essere silurato dai suoi vice-padroni. E, certamente, i dati pubblicati di recente che gli attribuiscono il mantenimento, dopo sei mesi di attività, del 60% dei consensi da parte del popolo italico, più dei precedenti esecutivi, non può che inorgoglirlo. Fino ad un certo punto però. C’è il dato che lo spaventa e cioè il forte calo della fiducia degli italiani per Di Maio, 43%, e Salvini, 56%. Forse Salvini si sbaglia nel pensare che gli italiani fanno, come lui, colazione con la Nutella. No, solo latte, frutta e marmellata. Tutti prodotti naturali.

 

 

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