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Sanita' Lazio: Fine commissariamento, giornata storica

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Sanità Lazio senza manette

regione lazio 350 260La fine del commissariamento della sanità del Lazio è una notizia davvero importante. Dopo 12 anni la Regione torna padrona del proprio destino, anche se resta comunque in piedi il piano di rientro. Sono stati anni difficili, in cui spesso i ragionamenti ragionieristici sono stati sovrapposti alla salute dei cittadini. Ora, anche grazie alle nuove risorse che il governo ha già spostato sulla sanità per fronteggiare l'emergenza Covid 19, bisogna ripensare a un nuovo modello di sanità nel Lazio. Le nostre priorità sono tre: ridare centralità alla medicina del territorio, vero e proprio presidio per la salute dei cittadini, assunzioni nel servizio pubblico, per potenziare gli ospedali che sono ridotto all'osso dai troppi tagli degli anni scorsi, un nuovo servizio socioassistenziale per gli anziani, che superi le Rsa e dia priorità all'assistenza domiciliare. art1mdp 350 260

Bene, dunque, il lavoro della Giunta Zingaretti, che ha risalito un muro reso impervio dai disastri del passato, ma la vera sfida comincia adesso: il servizio sanitario pubblico deve tornare a essere non un insieme di aziende che devono presentare il bilancio in pareggio, ma un punto di riferimento per tutti i cittadini del Lazio.
Così in una nota il segretario regionale Riccardo Agostini ed il segretario provinciale Gaetano Ambrosiano di art.UNO

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Sanità Colleferro e dintorni

Sanità pubblica e ospedali: non entrino nella campagna elettorale

logocomitatoospedalecolleferroDurante l’emergenza della pandemia Covid nella Asl Rm5, a cui appartiene l’ospedale L.P.Delfino di Colleferro, sono venute in superfice e si sono esasperate molte criticità storiche. La quarantena ha demolito le promesse a iosa della Regione Lazio, della Direzione aziendale della Asl Rm5 e dei Comuni del comprensorio.
Palestrina “chiuso” e convertito in Centro Covid, Anagni rimasto inutilizzato e il Valmontone Hospital non eroga prestazioni.

La politica in questi anni ha minimizzato le problematiche sanitarie e ha tentato di placare le proteste, dandole per risolte e trattandole come argomenti di propaganda elettorale.
Carenze, insufficienze e inefficienze che dobbiamo valutare oggi e non al termine della pandemia: non permetteremo che la sanità e il diritto alle cure venga strumentalizzate a fini politici.
Non è accettabile che da piazza Italia, a Colleferro, in piena pandemia, non si riferisca di incontri con il Presidente o l’Assessore regionale alla sanità e si scriva sui social “Serve subito più personale”, come se la carenza di organico si scoprisse solo ora o fosse stata causata dall’emergenza del coronavirus.

Mentre il personale rischiava la vita nei reparti Covid, i pazienti non ricevevano indicazioni, venivano lasciati soli dalle strutture sanitarie alla comparsa del virus, non venivano sottoposti al tampone nonostante l’evidenza e per le risposte di negatività dovevano penare. Quando, in alcuni casi, per giorni non si davano alle famiglie notizie dei congiunti ricoverati.

L’allarme turn over è stato lanciato da anni in tutte le sedi e spazi pubblici, anni nei quali il personale è stato costantemente sotto pressione, senza che Comuni, Asl e Regione muovessero un dito per bloccare il trend negativo, e adottassero un piano valido a breve, medio e lungo periodo.
Le condizioni di disagio e di stress in cui opera tutto il personale del comparto sanità è un riconoscimento doveroso, ma deve portare alla loro stabilizzazione per migliorare gli standard qualitativi/quantitativi degli addetti e dei degenti.

Sono anni che il turn over è bloccato e sarà bene non dimenticare in fretta cosa hanno dovuto affrontare i lavoratori con il Covid 19: il Sindaco Sanna e gli altri Sindaci sanno che il rapporto tra personale e pazienti è fuori legge, ma non hanno spinto in Regione, con il Commissario ad acta per la sanità, Zingaretti, per modificare questo rapporto. Non basta scrivere post sui social o inoltrare una tantum innocenti richieste, dimenticandosi di sollecitarle.

Ora si amplia il pronto soccorso dell’ospedale di Colleferro e a novembre 2018, all’annuncio dello stanziamento di 300.000 €, abbiamo chiesto di sapere chi coprirà i turni giorno/notte e continuiamo a insistere anche con il Sindaco Sanna affinchè si comprenda che la priorità è la dotazione organica.

Non c’è però né nuovo personale, né nuove apparecchiature, che dovevano essere acquistate già 2 anni fa (colonna urologica ecotomografo, jag Laser, Defibrillatori semiautomatici, Defibrillatori alta fascia, elettrocardiografo, Holter ECG, carrelli per emergenza, frigorifero per farmaci, asta cistoclisi, ecografo, ecocardiografo Philips, defibrillatori Biesse medica, carrello elevatore, multifunzione, mammografo per screaning di II livello, portatile per radioscopia, tavolo paziente per apparecchio radiologico, centrale di monitoraggio costituita da una centrale, 4 monitor e 6 telemetrie, monitor multiparametrico).

Ancora oggi in tutta la Asl Rm5 le prestazioni richieste ai Pronto soccorso non possono essere soddisfatte perché non è disponibile un servizio di Radiologia per la diagnostica specialistica, con una risonanza magnetica. Nel 2018 ne erano state promesse tre, per gli ospedali di Colleferro, Palestrina e Tivoli.

I Sindaci non hanno dato “una risposta seria sui servizi ginecologi e pediatrici alla luce della trasformazione in Covid dell’Ospedale di Palestrina”, chiedendone la riassegnazione. Hanno accettato senza protestare la violazione dell’Atto aziendale e la fine del Polo ospedaliero unico Colleferro-Palestrina, a favore di Tivoli, sottraendo servizi, personale sanitario e 80 posti letto, compreso il reparto di ostetricia e ginecologia. Ad oggi non si conosce il futuro dell’ospedale di Palestrina.

Ma sono 5 anni che a Colleferro e ai Comuni montani manca il reparto di pediatria e ginecologia, nonostante sia disponibile una intera Nuova Ala, finita di ristrutturare nel 2015. Eppure si cerca una sede idonea per allestirvi il reparto di oculistica! Così mentre a Palestrina la Regione provvede a finanziare un Centro Covid, a Colleferro la terapia sub intensiva sarà realizzata solo attraverso donazioni di privati!

L’ipotesi poi del Sindaco di Colleferro, condivisa con gli altri Sindaci, di uscire dalla Asl Rm5 ed entrare nell’Azienda 6, deve essere discussa nelle Commissioni e nei Consigli comunali prima di divulgarla sulla stampa. Non è solo una questione di stile istituzionale, che tarda ad essere acquisito, ma di rispetto delle prerogative dei nostri rappresentanti. Così finisce che la proposta di “staccare” Colleferro è un utile diversivo per spostare l’attenzione dai problemi gestionali del Consorzio Minerva a quelli sulla sanità, il campo della prossima campagna elettorale.

Questa proposta non risponde ai bisogni socioassistenziali dei Comuni che chiedono interventi strutturali, potenziamento della medicina territoriale, soprattutto per le fasce più deboli, rafforzamento dei presidi di prevenzione della Asl, ripristino dell’ospedale di Palestrina e dei posti letto per 80 mila utenti, risposta alle richieste di assunzioni per colmare i vuoti in organico e dotazione di strutture sanitarie territoriali, stabili ed organizzate.

La proposta di riorganizzazione della sanità ed anche dei rifiuti in realtà rientra in un poderoso progetto di bilanciamento degli interessi politici ed economici per spostare gli equilibri verso i Castelli romani (NOC, Nuovo ospedale in via Nettunense, una cattedrale nel deserto) e dare una mano al progetto di Zingaretti di riduzione delle Asl e di smembramento della Rm5, ripetendo quello che è avvenuto per l’ARES 118 con l’accorpamento di Tivoli, Monterotondo, Subiaco nella Direzione sanitaria di Lazio nord.
Il progetto è blindare la riorganizzazione geografica della sanità ma è priva di vantaggi per i cittadini, utenti e pazienti, perché non guarda ai loro diritti e non porta più garanzie e più risorse. La Asl Rm6 non è più ricca e i pazienti riceverebbero lo stesso trattamento dalla Direzione centralizzata, in più verrebbero azzerate tutte le problematiche pendenti da anni e si ricomincerebbe a tessere la tela di Penelope nella nuova Azienda, appartenente alla stessa Regione, guidata da un manager scelto dalla medesima Regione: in sostanza non cambierebbe assolutamente nulla in termini di ritorni concreti. Valga per tutti la situazione dell’ospedale di Velletri, del reparto di pediatria e del punto nascita, nonché di quelli di di Anzio-Nettuno: sospesi e accorpati al NOC.

Il progetto infatti non mira a una razionalizzazione del sistema sanitario locale, essendo privo di proposte nuove, di risorse economiche aggiuntive e di un ampliamento dei servizi o di nuovi riconoscimenti a livello universitario, ma è esclusivamente una scelta politica per garantire un percorso clientelare e una continuità di voti a beneficio di un’unica corrente politica.

Colleferro, 14 Maggio 2020. Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale

 

 

 

 

 

 

Il Comitato Libero
FB “A difesa dell'ospedale di Colleferro”
Coordinamento territoriale
Tel. 349055850 – 333776788 - 3357663418

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Sanità pubblica. Bella, è per tutti

Ridere in emergenza

Crozza 350 min 

 

 

 

 

 

 

Coronavirus, Crozza: "Operatori sanitari supereroi: rischiano la vita per salvare anche chi non paga le tasse"

da repubblica.it

 

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Ex primario del Forlanini vuole stoppare le chiacchiere

Emergenza Covid 19 e chiacchiere al vento

Forlanini foto di repertorio 350 mindi Antonella Necci - L'attacco alla Regione Lazio del Dott. Martelli, ex primario del Forlanini.

Riaprire l’ospedale Forlanini di Roma per rispondere all’emergenza coronavirus, questa la petizione lanciata in questi giorni e supportata da molti partiti tra cui Fratelli d’Italia, Lega e pentastellati, con tanto di richiesta alla regione da parte del sindaco di Roma Virginia Raggi. Una proposta alla quale la regione Lazio ha reagito con quelle che l’ex primario del Forlanini, il Prof. Massimo Martelli, ha definito nient’altro che fake news.
In una intervista a Radio Radio Sport, l'ex primario ha sparato a zero sulla gestione della Sanità nella Regione Lazio, non risparmiando colpi su decenni di mala gestione, sua a Destra che a Sinistra. Tutto a scapito della salute dei cittadini della Regione Lazio.
La Regione Lazio ha postato:
“Il Forlanini era deserto già negli anni ’90 – scrive la regione sui social – e da allora è senza alcuna forma di manutenzione. Siamo nel 2020, creare un reparto attrezzato in pochi giorni, per curare malati gravi, in una struttura che cade a pezzi e da ristrutturare da cima a fondo è da folli”.

Queste parole, comparse sulla pagina ufficiale ‘Salute Lazio’ hanno fatto infuriare il Professor Martelli, che ai microfoni di Radio Radio ha commentato: “Sono dei delinquenti! Che mi denuncino… Loro non si devono permettere di giocare con il bene comune!”

La videointervista  https://youtu.be/69gj_L27ddA

Ecco l’intervento completo di oggi del Prof. Massimo Martelli, medico chirurgo specialista in chirurgia toracica ed ex primario dell’Ospedale Carlo Forlanini di Roma, durante la diretta di Radio Radio Lo Sport.
Le sue parole non lasciano spazio a dubbi od insinuazioni. Il medico va dritto al punto. Qualcuno potrà vedere in questo attacco spietato l'ira dell'uomo di destra che loda Bertolaso(già in passato al fianco di Berlusconi), ma con un minimo di intelligenza si potrà bypassare la minuta distinzione destra-sinistra e focalizzare l'attenzione sulle condizioni della sanità nel Lazio. A cominciare dai tanti ospedali chiusi e mai più riaperti( vedi Anagni), per passare a quelli depotenziati ( vedi Colleferro), per approdare a quelli che sono allo stremo (vedi Spaziani).
È solo un problema di giubba e di bandiera?
È solo un problema di chiudere gli occhi e negare l'evidenza?
È solo un problema di propaganda?

Così parla il prof. Martelli:

«Il Forlanini in parte si può aprire, non è che deve riaprire tutto, anche perché è immenso, è una città. Ma il problema è che noi siamo in carenza di posti in terapia intensiva, e questo grazie a tutti, io non perdono nessuno dei politici né di qua né di là, perché hanno distrutto la sanità, e oggi si va avanti soltanto sulla forza dei medici e degli infermieri che sono in prima linea.

La preoccupazione è questa, che abbiamo bisogno di un supporto di terapia intensiva, medici e infermieri sono stressatissimi, e allora quello che dico io è: aprite dove potete aprire! Gentaglia, perché sono gentaglia, hanno chiuso il San Giacomo al centro di Roma. Lo hanno ristrutturato tutto, hanno speso i milioni e dopo lo hanno chiuso!

Tornando al Forlanini, è ovvio che non si può ristrutturare tutto, ma chi lo dice, chi è questo pazzo? Forse si può ristrutturare nel tempo… Però ci sono degli spazi immensi vuoti che si potrebbero usare facendo come hanno fatto a Milano che in una settimana hanno fatto le murature e in due le hanno anche arredate.

La situazione non è che finisce da qui a 15 giorni… Non ci crediamo! Questa situazione continua e chissà per quanto continua. Bisognerebbe immediatamente creare dei posti di terapia intensiva e subintensiva per poter salvare più persone possibile.

Quando poi dicono prendiamo i giovani… Ma no! I giovani li prendi per fare qualche cosa di semplice. La rianimazione è una cosa estremamente seria, io richiamerei quelli che hanno diretto reparti, che sanno quello che si deve fare. Poi come sottoposti puoi anche avere i giovani, ma tu non puoi buttare un neolaureato davanti a un problema enorme come questo.

Questa è una guerra ed è peggio che se fosse una guerra atomica. La fregatura è che il nemico non lo vedi! E’ caccia all’untore. E poi è una cosa rapidissima. Per cui ottima la decisione del Presidente di bloccare l’Italia, peccato che non è stato supportato per farlo 15 giorni prima.

La Regione che dice che il Forlanini andrà alle ONG nel 2021, ma stiamo scherzando? Sono dei delinquenti! Che mi denuncino! Se questo è vero… Loro non si devono permettere di giocare con il bene comune! Vi ricordate la reazione di Zingaretti quando ci furono i 2 casi dei cinesi a Roma? Ha fatto una risatina… Cogl**ne! Non sapevi che diffusione poteva avere!

Forlanini vuoto già negli anni ’90? Sono pronto a fare una denuncia, che lo dimostrino con i dati. Io sul mio computer ho 70 mila pazienti.

Io credo che per la rianimazione in 20 giorni una cosa rapida si possa fare, se potessi decidere io chiamerei Bertolaso che è uno che davanti a questi problemi ci può dare una mano. Purtroppo se lo è preso la Lombardia.

Forlanini, San Giacomo, Regina Margherita… Se ne aprissero uno sarebbe già un bene. Non è un mio capriccio, facciano quello che vogliono basta che si muovono!

A metà degli anni ’90 è cominciato il problema grosso. Si taglia qua, si taglia là… Molti ospedali sono stati aperti perché erano bacino elettorale, invece di fare le cose bene. Come mai la regione Lazio ha circa 10 mila posti letto istituzionali e 10 mila accreditati? Perché evidentemente noi siamo andati a chiudere quelli istituzionali per poi andare ad aprire quelli privati».

 

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PCI: Superare l'emergenza e rilanciare sanità pubblica

Emergenza coronavirus

Bandiera pci 350 260Bruno Barbona - Quanto sta accedendo nel nostro paese e nel mondo, al netto delle solite sterili polemiche, e dei luoghi comuni, impone un ripensamento generale del nostro stile di vita, e delle nostre convinzioni, aldilà di quanto stiamo vivendo oggi in tempo di COVIT -19.

Nello specifico, oltre al ringraziamento unanime e sincero a quanti in questo periodo stanno lavorando in trincia oltre e aldilà del proprio dovere, con innegabile abnegazione e senso civico anche a rischio della propria salute, non possiamo non rilevare quanto questo virus e la sua conseguenza, abbia scoperto il nervo del nostro sistema sanitario.

A scanso di equivoci vale la pena ribadire che in linea di principio il nostro sistema sanitario è sicuramente tra i migliori al mondo, spesso messo in crisi dai continui attacchi di una classe politica che ha privilegiato la sanità privata a quella pubblica.

Se dobbiamo trarre una lezione dagli eventi che stiamo vivendo, non possiamo esimerci dall’osservare come la soluzione adottata nella maggior parte delle regioni, nel riequilibrio di bilancio del sistema sanitario regionale, abbia comportato tagli indiscriminati di servizi, e in qualche caso di intere strutture ospedaliere, tagli spesso operati in contemporanea a operazioni di accreditamento in convenzione  private, tutto ciò ha determinato l’impoverimento del sistema sanitario pubblico e la crescita del sistema privato, tutto ciò  oggi si traduce nella paura di non avere la capacità di poter curare l’intera popolazione per carenza proprio di strutture.  

Per conseguenza di tale  sproporzione, assistiamo  al  grave risultato dell’enorme sacrificio richiesto dalla gravità del momento, alle strutture pubbliche, sotto pressione sia per carenza di personale, sottoposto a turni massacranti, che purtroppo anche per molta parte di esso che risulta essere contagiato, di contro neanche oggi in questa situazione, viene richiesto alla sanita privata di essere a disposizione della collettività, in un cosi  grave periodo di necessità, anche solo per restituire alla collettività stessa una piccola parte del  privilegio economico di cui ha potuto godere in tutti questi anni, attraverso liste d’attesa interminabili e una politica scellerata che  hanno determinato la crescita esponenziale di queste sia nel  numero  che nel volume d’affari.

Crediamo doveroso alla luce di quanto stiamo vivendo ripensare seriamente al nostro sistema sanitario creando strutture di prossimità che possano decongestionare i pronti soccorsi capaci di curare per quanto possibile le persone al proprio domicilio, e nell’immediato riaprire molte delle strutture che anche se chiuse oggi risultano ancora attrezzate e utilizzabili da subito.

Crediamo che alla fine di questa esperienza nella quale abbiamo finalmente capito di dove anteporre la salute dei cittadini, prima di ogni altra considerazione d’ordine economico ci consenta di ripensare a un modello di vita a misura nel quale i valori della vita della solidarietà abbiano la meglio rispetto al capitalismo sfrenato e fine a se stesso.

             

BARBONA Bruno, Segretario Federazione PCI Frosinone

 

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Art. UNO e il "coronavirus"

  • Pubblicato in Partiti

Coronavirus

art1mdp 350 260"Coronavirus: spieghiamo perché non dovete avere paura ma perché dovete stare a casa se si è messi in quarantenna.”

Il problema del Coronavirus non è la sua gravità, dal momento che è solo 10, o forse 20, volte più serio dell’influenza.
Per quali motivi è più serio dell’influenza?
Perchè è diverso, quindi non siamo molto abituati;
Gli anziani non sono vaccinati.
Quindi chi è più a rischio?
Gli anziani. Come sempre. I bambini molto meno, non sono segnalati casi gravi pediatrici per il momento.
Allora, come mai ci preoccupa così tanto?
Perché è MOLTO PIÙ INFETTIVO dell’influenza, ciò vuol dire che si trasmette con enorme facilità.

A questo punto facciamo qualche calcolo così da capire meglio qual è il problema.

Cerchiamo di capire cosa sta accadendo in Italia riguardo il Coronavirus.

L’Influenza
Di norma l’influenza colpisce nell’arco di una stagione, supponiamo in 5 mesi, circa il 10% della popolazione. Quindi colpisce circa 5 milioni di italiani nell’arco di 30*5 = 150 giorni. La mortalità è dello 0,1%, quindi abbiamo circa 5000 morti (quasi tutti anziani) ogni anno in 150 giorni. Per ogni morto supponiamo di avere circa 4-5 pazienti in rianimazione, per tenerci larghi, e che tutti vadano messi in terapia intensiva. Mettiamo quindi 25.000 persone in terapia intensiva in 150 giorni, con degenza media di 7 giorni, ciò significa 1000-2000 pazienti al giorno in terapia intensiva in Italia durante l’inverno.

Riassumiamo:

Infettività: 10% potenziale (dati reali) = 50 milioni * 10% = 5 milioni di infetti, molti dei quali inconsapevoli.
Mortalità: 0,1% stimata = 5000 persone in 150 giorni.
Critici: 5*0,1% = 25.000 persone in 150 giorni. quindi circa 1000-2000 persone in terapia intensiva al giorno per influenza.
I posti letto in terapia intensiva sono per la provincia di Venezia, circa 60 su 1 milione di abitanti, quindi potrebbero essere circa 4000 in tutta Italia. Questo significa che nella peggiore delle ipotesi i pazienti con influenza e le sue complicazioni, ovvero la polmonite, occupano tra il 25 e il 50% al massimo delle terapie intensive d’Italia nel massimo del picco.

Il Coronavirus
Vediamo ora cosa può accadere con il Coronavirus. Ricordiamoci che la grande differenza è che il Coronavirus è estremamente più infettivo e potrebbe infettarci, anziché in 150 giorni, in 30-60 giorni. Supponiamo 60 giorni. Ricordiamo che può colpire fino al 60% della popolazione, dati stimati, quindi facciamo qualche calcolo:
Infettività: 60% potenziale (dati stimati) = 50 milioni * 60% = 30 milioni di infetti, di cui la stragrande maggioranza inconsapevoli.
mortalità: 1-2% stimata = tra 500.000 e 1.000.000 milione di persone.
Critici: 5% = 1.500.000 persone in 60 giorni. quindi circa 300.000 persone in terapia intensiva.
Ma abbiamo solo 4000 posti letto! Come possiamo mettere 300.000 persone in terapia intensiva quando abbiamo solo 4000 letti?

ECCO PERCHÉ VI SI STA CHIEDENDO DI STARE A CASA?

Se state a casa, la gente si infetta poco alla volta. Molti non se ne accorgono. Gli altri, specialmente gli anziani, ma anche qualche giovane, i medici e gli infermieri li prendono, li mettono in terapia intensiva, li curano e li dimettono. Un poco alla volta.
Se invece tutti escono di casa il rischio è che si infettino tutti insieme e che quindi non si riesce a gestirli, con un aumento importante della mortalità.

"QUINDI NIENTE PANICO, MA IN MODO DEL TUTTO PRECAUZIONALE se indicato STATE A CASA."

Gaetano Ambrosiano
Coordinatore Provinciale Frosinone art.UNO

 

 

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M5S Veroli vuole discutere di PUC e Sanità

M5S logo minIl Movimento 5 Stelle di Veroli neanche durante queste ultime festività natalizie ha voluto interrompere le proprie attività, nell’interesse della nostra comunità infatti, sottolinea il Consigliere Fabrizio Cretaro, «si è svolto nei giorni scorsi il consueto incontro settimanale aperto a tutti per discutere delle varie problematiche del nostro territorio ed approntare possibili proposte da portare in sede di Consiglio Comunale». «Tra le altre cose, continua il Consigliere Cretaro, ci tengo a far sapere ai nostri concittadini che abbiamo provveduto ad inviare all’amministrazione due richieste di incontro formale, la prima rivolta al sindaco Simone Cretaro ed all’Assessore Patrizia Viglianti per discutere, in presenza anche della nostra portavoce in parlamento Enrica Segneri che ricordiamo fa parte della XI° Commissione Lavoro pubblico e privato, dei “Progetti Socialmente Utili” (i cosiddetti PUC) legati al Reddito di Cittadinanza, questo per fornire la nostra massima collaborazione all’attuale amministrazione per l’avvio di tali progetti anche qui nel nostro Comune così da poter mettere a disposizione dello stesso i percettori di tale misura. La seconda richiesta di incontro invece è stata inviata al Presidente della Terza Commissione Sanità Egidio Lombardi per discutere di alcune problematiche legate a tale argomento oltre che di un importante progetto di informazione e prevenzione che pensiamo possa avere qui a Veroli un’elevata rilevanza».

Cogliamo poi l’occasione per fare i nostri migliori Auguri di Buon Anno Nuovo a tutti i cittadini di Veroli, rinnovando come sempre l’invito a partecipare sempre più alla vita politica e sociale della nostra comunità attraverso i nostri meetup.

 

 

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Sanità. Una sentenza che danneggia un'intera area del Lazio

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - MALATI? Tutti a Palestrina, il Comune di Colleferro ha perso. In data odierna, 23 settembre 2019, il Consiglio di Stato ha pubblicato la sentenza sul ricorso proposto quattro anni fa dai Comuni di Colleferro, Gorga, Valmontone, Artena, Serrone, Segni, Montelanico, Paliano e Carpineto Romano.
Costituiti in giudizio ad adiuvandum il Comitato residenti Colleferro, Associazione Consulta le Donne, con l’adesione di questo Comitato, che hanno depositato l’atto di intervento a sostegno delle ragioni dei Comuni appellanti.

L’impugnazione al Collegio ha riguardato la sentenza del 2017, con la quale il TAR per il Lazio aveva respinto il ricorso proposto contro il Commissario ad Acta e Presidente della Regione Lazio (ancora irrisolta la questione della incompatibilità tra i due incarichi), la Asl Roma 5, il Ministero della Salute e il Comune di Palestrina, sull'accorpamento delle attività di ostetricia/ginecologia e di pediatria/neonatologia dell'Ospedale di Colleferro con quello di Palestrina.

Nel ricorso veniva lamentato che i servizi offerti dall’ospedale di Palestrina risultavano limitati rispetto a quelli offerti dall’ospedale di Colleferro e che i pazienti avevano dovuto rinunciare a: una UOC di anestesia e rianimazione con 6 posti letto (inaugurata nel maggio 2015); un servizio di terapia intensiva cardiologica funzionante h24, mentre nell’ospedale di Palestrina la presenza del cardiologo era assicurata soltanto fino alle ore 14.00; un servizio di navetta funzionante h24, a differenza del medesimo servizio reso dall’ospedale di Palestrina fino alle ore 16.00; l’espletamento di consulenze pediatriche presso il Pronto Soccorso, con reparti specialistici di Otorinolaringoiatria, Urologia e Nefrologia-Dialisi, ora assenti nell’ospedale di Palestrina; un Pronto Soccorso con 10 posti letto; n. 4 sale operatorie di cui una attiva h24, laddove nell’ospedale di Palestrina vi era un’unica sala operatoria funzionante nelle ore diurne e in quelle notturne con la sola reperibilità del personale infermieristico e dei medici specialistici, così come dell’anestesista e del cardiologo; il funzionamento del laboratorio analisi h24, a differenza del laboratorio analisi dell’ospedale di Palestrina funzionante fino alle ore 14.

La ASL e la Regione hanno sostenuto di aver garantito un livello adeguato di copertura assistenziale per soddisfare le esigenze dell’utenza cittadina nelle specialità di ginecologia e pediatria.
Il tasso di “fragilità sanitaria” collegato a fattori di rischio ambientale e di vulnerabilità sociale rispetto a quello di Palestrina, il fatto che “una parte del frusinate (bacino anagnino) sempre più spesso si rivolgeva al nosocomio di Colleferro” e l’esistenza di una significativa distanza tra i paesi di montagna (vedi Carpineto Romano ed altri) e l’ospedale di Palestrina non sono stati ritenuti argomenti rilevanti da parte del Consiglio di Stato per la restituzione dei reparti.
Senza contare che il Consiglio non ha valutato negativamente la mancata attuazione di misure “per l’assicurazione dei servizi di trasporto materno (STAM) e neonatale di urgenza (STEN)”, di cui l’Ospedale di Palestrina, che ha accorpato quello di Colleferro, è a tutt’oggi privo.
Ritenuto irrilevante dal Collegio pure l’argomento secondo cui negli anni immediatamente precedenti l’accorpamento, l’ospedale di Colleferro era stato ristrutturato.

Anche le dotazioni strutturali e la migliore organizzazione del nosocomio di Colleferro non sono state riconosciute ragioni valide dal Collegio per la riattivazione dei quattro reparti.
Nè ha avuto alcun rilievo il fatto che la ASL non abbia istituito l’ambulatorio ospedaliero “aperto 6 giorni su 7”, né mantenuto “la specialità di pediatria all’interno dello stabilimento di Colleferro, con l’attivazione di un ambulatorio aperto 3 giorni su 7”.
Il Consiglio ha confermato che i 500 parti l’anno, quale fattore di garanzia e di sicurezza per le partorienti e i nascituri, non può subire deroghe.
Infine, il Collegio ha ritenuto che l’accorpamento consente di eliminare la duplicazione di strutture, realizzando così una evidente razionalizzazione della spesa.
L’appello è stato ritenuto infondato e, pertanto, il Consiglio di Stato lo ha respinto.

In conclusione, questa battaglia è stata anche una lunga vicenda processuale perché i Comuni non avevano presentato istanza di prelievo per sollecitare la fissazione dell’udienza al Consiglio di Stato, come disposto dalla sentenza del TAR!
Una battaglia dove l’informazione ai cittadini è stata davvero carente/assente, così come ci lascia interdetti il fatto che i Comuni non abbiano chiesto di nominare un loro consulente, quando il Consiglio di Stato ha disposto l’affidamento di relazioni di “verificazione” - da cui dipendevano le sorti del ricorso - direttamente alle “controparti”, Regione e Asl Roma 5!
Come previsto nel comunicato del 26 aprile u.s. aver delegato a loro questa analisi ha lasciato poco spazio a un esito favorevole al ricorso.

Quattro anni per sapere quello che già tutti sapevamo e cioè che senza volontà politica quei reparti non potevano restare all’ospedale di Colleferro!
A parte infatti gli aspetti legali e giudiziari, chi doveva fare cosa ha fatto, a parte nominare legali “di sua fiducia”?

Colleferro, 23 settembre 2019

Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale

Il Comitato Libero
“A difesa dell'ospedale di Colleferro”
Coordinamento territoriale

Tel. 349055850 - 3337767884

 

 

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Sanità ciociara: sordità totale

sanità malasanità 350 260di Angelino Loffredi - E’ trascorso un mese da quando Francesco Notarcola, coordinatore di Cittadinanza attiva- Tribunale del malato, ha riportato per filo e per segno la situazione esistente nell’interno dei 21 ambulatori ubicati nei locali dell’ex ospedale Umberto I° di Viale Mazzini, in Frosinone.

La ricognizione dal titolo “Il caos è sovrano nei 21 ambulatori della Asl” esposta non è (era) generica perché scende in profondità, rileva infatti sia aspetti apparentemente secondari (tapparelle delle finestre rotte ma tenute ferme da manici di scopa) che questioni strutturali quali i condizionatori d’aria che non funzionano a strumenti d’indagine medica mancanti o mal funzionanti quali l’elettrocardiografo e l’ecocardiografo. Non mi dilungo, per ovvi motivi, sulla dettagliata esposizione limitandomi però a riportare che Notarcola ricorda l’allarme lanciato dai medici attraverso lettere inviate alla Direzione del Distretto B e mai prese nella necessaria considerazione da parte dei diretti responsabili.

Il Coordinatore del Tribunale del Malato dopo aver evidenziato non solo i limiti organizzativi e di indirizzo ma anche la condizione di pericolo per ammalati e personale si meraviglia attorno a tali questioni della mancata attività da parte del Nas e della Magistratura ma anche, e in particolar modo, della completa assenza di iniziative da parte del Sindaco e dei Consiglieri del capoluogo, dei Sindaci del Distretto B, oltre che del Presidente della Provincia e di quello della Regione Lazio, al quale riserva una particolare osservazione finale, in quanto non “ può continuare ad affermare che in questo nostro territorio, continuamente martoriato ed offeso, la sanità è cresciuta e migliorata. Alla faccia del cacio cavallo!!!

Francamente mi aspettavo che di fronte ad un esame tanto particolareggiato potessero esserci delle prese di posizione, in particolar modo correttive o di rettifica. Invece prevale il silenzio. Ma il silenzio riguarda, con mia grande delusione, anche le organizzazioni che dovrebbero sostenere la ricognizione esposta da Notarcola. A cominciare dai Sindacati, dai Consiglieri Regionali, dai partiti. Niente di niente. Potrei scrivere che è una storia vecchia che ancora si ripete. Mi viene alla mente il 2017 quando per sei mesi, fortunatamente sostenuto dal giornale “ L’inchiesta” e dal sito unoetre.it riportai le questioni sanitarie che non andavano nella nostra provincia, da Anagni a Cassino e non solo dal punto di vista dei servizi ( liste di attesa ) ma in particolar modo indicando il fenomeno sostenuto dalla Regione Lazio riguardante le privatizzazioni, caratterizzate dall’aumento dei costi per la pubblica amministrazione, dalla notevole riduzione dei servizi e dalle aumentate forme di sfruttamento del personale dipendente.

Anzi potrei confortarmi dal fatto che alcune prese di considerazioni sia di sostegno e incoraggiamento le riscontrai tanto da convincermi a raccogliere l’indagine e trasformarla, nel 2018, in un opuscolo titolato “ Attacco alla salute/ 12 milioni di persone senza cure “ che chiunque interessato al tema può leggere accedendo gratuitamente a questo collegamento http://www.loffredi.it/attacco-alla-salute.html

Al di la della mia esperienza personale c’è la necessità di richiamare, ora più che mai, tutti ad un impegno collegiale attorno a questione che non possono essere affrontate e risolte con iniziative individuali o volontaristiche ma utilizzando l’organizzazione, allargando pazientemente i collegamenti ed evitando primogeniture che non fanno fare alcun avanzamento al movimento di lotta. Francesco Notarcola sa che può contare sul mio impegno. E necessario che tutti siano consapevoli che solo una nuova unità può farci fare un passo in avanti dal punto di vista della difesa e dell’ampliamento dei servizi sanitari.

Ceccano 21 Luglio 2019

 

 

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La pioggia non ha fermato la Valle del Sacco

valledelsaccoallariscossa 350 mindi Valentino Bettinelli (video) - Dopo una lunga attesa, densa di preparazione per l’evento sulla bonifica della Valle del Sacco, sabato 13 aprile è arrivato. Purtroppo, non senza uno strascico di pioggia battente che ha accompagnato i manifestanti lungo il percorso, che da Piazzale Kambo (stazione ferroviaria) doveva portare il corteo alla Villa Comunale di Frosinone. Le condizioni atmosferiche avverse di ieri nel capoluogo, hanno fatto sì che il cammino venisse accorciato. 16:30 circa quando il gruppo, compatto nonostante la pioggia, ha raggiunto il piazzale antistante il “Parco del Matusa”, accompagnati dalle parole d’ordine di Alberto Valleriani (Retuvasa),
Nel luogo di arrivo della marcia, parola a Roberto Rosso (Retuvasa), Giacomo Felici (Rete degli Studenti Medi) e Luciano Bragaglia (Frosinone Bella e Brutta). A loro il compito di ricordare l’importanza delle azioni di bonifica che andranno ad interessare l’intera area della Valle del Sacco. Bonificare siti e terreni è una partenza che dovrà portare al risanamento delle acque del fiume che, giorno dopo giorno, continuano a trasportare sostanze nocive ed altamente cancerose nei territori dei comuni interessati, da Colleferro a Ceprano.

Un problema diffuso, insomma, che muove le iniziative della cittadinanza attiva dell’intera Valle. Ad aprire la marcia di ieri lo striscione di Roccasecca, comune simbolo del disastro ambientale provocato dalla cattiva gestione del ciclo dei rifiuti nella discarica di Cerreto. Molti altri i comitati presenti, 31 dicono gli organizzatori. Fra gli altri: “Rifiutamoli” di Colleferro, “Cittattiva” di Ceccano, Frosinone Bella e Brutta, Vertenza Frusinate, i movimenti per gli Ospedali di Colleferro ed Anagni, il comitato dei Residenti di Colleferro. Presente la rappresentanza di Vertenza Frusinate, perché anche il tema del lavoro non venga slegato dalla questione della bonifica. Molti inoccupati potrebbero essere, infatti, inseriti nei piani di attuazione dei progetti, avviando una riqualificazione industriale, finalmente pensata su basi di ecosostenibilità.

Il problema dell’inquinamento della Valle del Sacco colpisce tutti i cittadini in maniera costante da decenni ormai. Manifestazioni di civile risentimento come quella di ieri dovrebbero essere il megafono anche per la politica locale. Rappresentanti, però, ancora una volta all’apparenza poco attenti alla questione; presenti alcuni sindaci. Abbiamo notato sotto la pioggia Marco Galli di Ceprano, quello di Pofi Tommaso Ciccone e la sindaca di Pico Ornella Carnevale, questi due con la fascia. Se altri ci sono sfuggiti è colpa del cattivo tempo, ce ne scusiamo. Qualche altro forse non è proprio venuto.

Purtroppo, l’assenza di molti amministratori è un dato costante da rilevare in occasioni come quella della marcia di Frosinone. Forse la pioggia ha spaventato i sindaci e gli eletti in Parlamento. Certamente questo timore non ha placato lo spirito dei tanti manifestanti che hanno portato le loro ragioni lungo la via Aldo Moro del capoluogo. Tante gambe e tante anime differenti, che avrebbero bisogno anche di una guida più chiara e programmatica. Aspettiamo di vedere come il Coordinamento interprovinciale, che ha promosso questa prima iniziativa della Vertenza, riuscirà ad organizzarsi ed organizzare per assicurare un’azione tenace, costante e largamente partecipata nell'elaborazione degli obiettivi e delle iniziative. Tante gambe e tante teste sono indispensabili per andare avanti e raggiungere gi obiettivi avanzati nella Piattaforma di base già presentata.

È fondamentale continuare con azioni di sensibilizzazione e protesta, al fine di mettere pressione anche agli organi che avranno il compito di gestire i primi fondi stanziati per la bonifica.
Il percorso sarà molto lungo e costellato di difficoltà, come la pioggia di ieri, ma lo spirito dei tanti manifestanti dovrà essere una leva necessaria per scardinare l’immobilismo amministrativo e politico dei rappresentanti locali.

 

 

La Valle del Sacco alla riscossa. Video di Ignazio Mazzoli

 

 

 

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