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Saper invecchiare apprezzandosi

saperinvecchiare 400 minDr. Antonio Colasanti - Senilità. La senilita non è il sepolcro dei vivi, come la defini Lutero, invece sta avviandosi ad essere un ciclo della vita da vivere pienamente (giovent§ biologica, si può dire?).
Gli anni non dovrebbero avere piu alcun peso, anche se sappiamo che sostanze mutagene e mutazioni del DNA, compresi i tumori e radicali liberi senilizzanti aumentano con gli anni. Per esempio il "Locus ceruleus", centro del sogno, nel giovane ha 18.000 cellule nervose mentre nell anziano scendono a 12.000.

Consideriamo che gli ottantacinquenni sono aumentati di due volte e mezzo negli ultimi 30 anni- costoro passano in media 12 giorni di l anno in ospedale, quelli di 65, 5 giorni sotto i 55, 2 giorni: come dire che la senilità e un cumulo di malattie.
Le persone nate dal 1980 in poi hanno una forte probabilita di raggiungere i 100 anni. Forse un giorno la morte perderà il suo dolore e la tomba le sue vittime.

Lo specchio rappresenta una valida arma contro i malanni, la senilita, l'incupire dello spirito. Sapersi guardare allo specchio è compito non facile, richiede intelriconoscersi.
Il malato di schizofrenia non è in grado di ricomporre la sua immaggine- il disconoscersi è legato ad un tempo passato davanti allo specchio troppo lungo.
Questo permanere a lungo denota tendenza a squilibri interni, il desiderio di vedersi diversi da quello che si è rappresenta l'inconscio desiderio di recuperare l'età giovanile.

Il riconoscersi richiede intelligenza. Oggi la nostra previsione di vita è di 120 anni come predicano molti studiosi, ma sta a noi non accorciare questa esistenza-
Alimentazione, attivita fisica, benessere mentale sono i parametri cui bisogna fare attenzione per una vita lunga e con pochi malanni.

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Un partito per 'riportare la gente nei partiti'

  • Pubblicato in Partiti

art1mdp 350 260di Ivano Alteri - In questi giorni (6 e il 7 di aprile) si sta svolgendo a Bologna il congresso di “MDP-Art. 1”, una forza politica che suole definirsi “eco-socialista”. La discussione che lo ha preceduto nei territori ha visto emergere un tema di una certa importanza, che potrebbe avere degli sviluppi interessanti per l'intera area della sinistra italiana. Oltre a quelli di merito riferiti alla situazione nazionale ed europea, il lavoro, l'ambiente, le donne, l'Europa e le sue necessarie e urgenti riforme... quella discussione è stata attraversata trasversalmente dalla richiesta pressante di trasformare il movimento dei democratici e progressisti in un partito politico strutturato, in un partito del terzo millennio. La decisione finale sarà assunta a Bologna.

Non è certo un tema da propaganda elettorale, visto l'attuale fastidio che già la parola “partito” suscita nei cittadini; ma senz'altro fondamentale per ogni seria discussione su qualsiasi argomento coinvolga la collettività, come ben sanno i “militanti” che aderiscono al movimento. E se è vero che negli ultimi anni i partiti esistenti hanno fatto del tutto per farsi detestare, con la loro auto referenzialità e propensione ad ignorare sistematicamente le istanze dei rappresentati, è anche vero che essi, in realtà, erano e restano soltanto delle aggregazioni leggere, liquide, se non gassose o perfino plasmatiche, buone per le campagne elettorali; certo non strutturate organizzativamente e capaci di suscitare una partecipazione politica di massa. Insomma, tra partiti personali, personalizzati e addirittura non-partiti, il partito vero e proprio non è più esistito. Si dovrebbe più correttamente dire, perciò, che non sono i partiti la causa della distanza abissale che separa la politica dai cittadini, bensì la loro assenza.

Come ci ricorda la stessa Costituzione Repubblicana, infatti, il partito è quello strumento necessario ai cittadini “per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. In altre parole, il partito strutturato democraticamente è l'unico mezzo conforme al fine politico; senza un partito nessuna partecipazione politica dei cittadini potrà mai sussistere ed essere efficace. La sinistra lo sa, per scienza ed esperienza. Perciò questo tema di fondo si è imposto alla discussione congressuale di quel movimento, nonostante abbia una scarsa propensione ad essere usato elettoralisticamente e nonostante l'approssimarsi della campagna elettorale per le elezioni europee.

L'interesse della sinistra per il tema è evidente: un soggetto politico che si fondasse effettivamente su tali presupposti, costituirebbe per il popolo della sinistra un'eccellente alternativa all'attuale diaspora. Chi non si sentisse più rappresentato da un Pd liquido e da altre aggregazioni meramente elettorali, che si attardano tutti (se va bene) a voler “riportare i partiti fra la gente”, avrebbe la scelta di una forza organizzata solida che invece decide di “riportare la gente nei partiti”.

Tuttavia, il percorso verso questo nobile scopo ha incontrato nel frattempo non pochi ostacoli di ogni genere; e solo gli esiti del congresso di Bologna sapranno dirci se sono stati rimossi e con quanta determinazione.

Frosinone 6 aprile 2019

 

 

 

 

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Saper trovare l'unità in nuove scelte e nuovi comportamenti

Brancaccio 18giu17 mindi Ignazio Mazzoli - Un’unica lista della sinistra per le elezioni del 2018 (Parlamento e Regioni?). Un progetto irrealizzabile? Il Cammino della sinistra è accidentato. Bisogna capire se si tratti solo di un inciampo o di altro. Prima di tutto fare in modo che non s’interrompa il dialogo.
Il movimento che si genera dalle esigenze insoddisfatte e mortificate nella società italiana deve permettere, anzi deve obbligare che il dialogo riprenda e continui.
Cosa è successo? Il 18 novembre, cioè oggi, avrebbe dovuto svolgersi un’assemblea nazionale che sancisse l’Alleanza per la Democrazia e l’Uguaglianza pronta, anche, ad andare alla competizione elettorale con una lista unica in cui confluissero partiti e forze civiche, iscritti a partiti e cittadini senza tessera. Questa assemblea è stata cancellata perché questa lista non ci sarà, essendosi andata configurando priva di alcuni protagonisti. C’è invece un momento di sofferenza per un percorso che s'interrompe, perché esso aveva innescato la «speranza di centinaia e centinaia, oso dire - scrive Daniela Mastracci – di migliaia e migliaia di donne e uomini che avevano pensato» a questo sabato romano «come l’appuntamento della rinascita».

Un errore

La franchezza credo che sia assolutamente d’obbligo come dovrebbe essere sempre, ma in questa circostanza è indispensabile. È stato un errore sospendere l'assemblea del 18. Oggi, a mente fredda, appare, anche una decisione personale, che sconcerta e a qualcuno appare anche “autoritaria”. Senza esagerare credo che si possa dire che la cancellazione dell'assemblea è più figlia di un senso di frustrazione e di rabbia, quasi sicuramente giustificato, ma ingenuamente infantile in una trattativa politica.
Sembra come il caso di quello che si evira per far dispetto alla moglie. Mantenerla avrebbe potuto aiutare il rilancio di proposte e un primo tentativo di organizzazione, la cui mancanza è la responsabile principale della battuta d'arresto. Le idee anche bellissime e perfette senza darsi gambe sono solo parole.
Ci sono state forti. Montanari ha scritto: «Non vogliono questa alleanza con chi sta fuori dal loro controllo. I segretari di Mdp, Possibile e Sinistra italiana hanno scelto un leader. E questo ha ‘risolto’ tutti i problemi: nella migliore tradizione messianica italiana. … Poi hanno lanciato un’assemblea, che si sta costruendo come una spartizione di delegati tra partiti, con equilibri attentamente predeterminati.»
Parole forti appunto, che mettono in luce il contrasto con le intenzioni condivise al Brancaccio il 18 giugno. Se questo è vero altrettanto vero che esistono problemi pratici e concreti da affrontare con strumenti funzionali e condivisibili rispondendo innanzitutto ad una domanda: Come si procede a realizzare una partecipazione unitaria? Sicuramente bisogna saper trovare dei praticabili criteri comuni. Azzardo? Azzardo. Sicuramente Sinistra Italiana, Possibile e MdP sono partiti da dati organizzativamente evidenti: numero di eletti, sedi e radicamento territoriale, presunti iscritti (qui il dubbio è sempre d’obbligo). Sicuramente evidenti, ma non unici da considerare e quindi opinabili.

Tradurre in realtà operanti le belle idee

Montanari, ha risposto: «Il Brancaccio non è una componente. È uno stile, un metodo, un modo di fare politica. Avrebbe avuto successo se fosse riuscito ad essere il motore di un’alleanza tra partiti e forze civiche, tra iscritti a partiti e cittadini senza tessera, non uno strumento per fare alleanze.» Bene, ma come si sarebbe dovuto procedere per tradurre in risultato operante questa ispirazione e questa volontà?

Per rispondere a questi interrogativi bisognava confermare l’assemblea del 18 novembre, nonostante tutto.
L’altro 18, quello di giugno, aveva portato «la grande novità», la possibilità di una vera svolta per avere il coraggio di «guardare avanti, oltre i drammi di oggi, oltre le ingiustizie, le forme striscianti e più manifeste di illegalità, di malaffare, di mezzucci, di furbizie, di tattiche, di politicismi…».
Sola quella linea postulata al Brancaccio aveva ed ha questa forza di novità, di svolta e quindi di speranza, perché la sola aggregazione di SI, Possibile, MdP ha un grosso convitato di pietra: la credibilità (meglio un limite di crdibilità). In particolare per la presenza di MdP caratterizzata, nei fatti dalla sua lunga, inutile, permanenza nel PD.
L'assoluta mancanza di un'autocritica seria rende tutto più difficile come dimostra il voto siciliano. Non solo il PD deve leggere dentro quel risultato, ma anche la lista di sinistra con “una spruzzata di civici”. Nessuno può esimersi dall'individuare lle cause di un risultato così misero.
Il popolo della sinistra ha bisogno di sincerità e di fatti concreti. L’autocritica vera, deve riguardare innnazitutto la svolta neoliberista dei DS nel congresso del febbraio 1997, identificabile nello scontro fra D’Alema e Cofferati (Renzi quindi non c’entra, perché ancora non c'era). La realtà ha sconfitto D’Alema che dopo 20 anni dovrebbe prendere atto che in quel congresso aveva sbagliato tutto;
Il popolo della sinistra vorrebbe sapere che il condizionamento internazionale che genera diseguaglianze e ingiustizie non è condiviso dai suoi dirigenti, che anzi sono pronti a non rinunciare alla lotta per il cambiamento della società. Qui c'è la lacerazione più profonda con il popolo della sinistra, non è stato coinvolto, non è stato informato, ha subito anche dai suoi dirigenti cosiddetti di sinistra lo stesso lavaggio del cervello a base di "pensiero unico" (quello che indistintamente hanno propagandato tutti inseme, destre e sedicenti sinistre);
Il popolo della sinistra sa che lo stare nel PD ha portato fuori dei movimenti molti dirigenti che per tradizione erano invece animatori degli stessi. Non solo, ma costoro si sono estraniati completamente dal conflitto sociale, addirittura ignorandolo e demonizzandolo. Ce n'è abbastanza per sentirsi traditi fino in fondo? Basta veder a cosa si è ridotta la Cgil che neppure sa fare più il proprio mestiere: guidare le lotte e le rivendicazioni.
Alla base dell'astensionismo c'è tutto questo. E come si pensa di recuperarlo con una lista che nascerà il 2 dicembre, dall'alto?

Aspettando la nascita del "nuovo partito" il 2 dicembre

Personalmente aspetterò quell’appuntamento, ma altrettanto personalmente penso che occorrano le novità rappresentate al Brancaccio del 18 giugno. Intanto mi chiedo: da allora ad oggi cosa è successo? Tanti incontri che la decisione di Falcone e Montanari rivelano infruttuosi e inutili. Vedo poco altro.
È mancato, con gravissimo danno, il percorso di base, assemblee e soprattutto movimenti sugli obiettivi di maggiore interesse popolare, lavoro, scuola, sanità, beni comuni. Evidentemente si è attribuita più fiducia al patteggiamento con le forze politiche che al dialogo con la società sofferente. Errori di gioventù? Speriamo, anche se qualche dubbio dobbiamo averlo quando Montanari parla di “fragile organizzazione”.
Il popolo del NO è grande e diversificato da destra a sinistra. Se non si fa un lavoro di radicamento intorno ad alcune questioni che la Costituzione garantisce resta solo il voto contro Renzi e non il popolo del NO attende qualcosa dalle proposte di una nuova sinistra. A me pare chiaro questo.
Per queste ragioni abbiamo confermato ieri 16 novembre tutte le nostre iniziative: quella provinciale del 1° dicembre e quelle che la precederanno il 18 novembre a Sora, il 22 a Frosinone, il 24 a Cassino e il 25 ad Anagni. Le nostre iniziative, aperte a tutti quelli che vorranno partecipare, saranno la condizione utile a dire di non interrompere il dialogo e la ricerca di strade nuove e credibili.

Ci aspetta una lunga fatica, ma anche un grande compito

Ma soprattutto ribadiremo che se di fronte abbiamo, anche, le elezioni, ci aspetta soprattutto un impegno prioritario: costruire una forza, una organizzazione che sappia stare dalla parte dei più deboli, di chi vive del proprio lavoro manuale e intellettuale e che sappia condurre queste genti e questo popolo alla guida del Paese perché ci sia così un cambio reale di forze sociali al Governo.
Corbin, Mèlanchon, Sanders non si sono posti come primo problema quello di andare al governo, ma ricostruire la credibilità di una prospettiva di cambiamento sociale ed economico che non può non chiamarsi “CREDEBILITÀ DELLA SINISTRA”. Duro lavoro dalle macerie accumulate dagli anni '90 ad oggi. Quanta fatica ci aspetta! Altro che una campagna elettorale di qualche me e o semestre. Costruire egemonia culturale, fiducia in se stessi, orgoglio consapevole di essere nel giusto e dalla parte del futuro realmente migliore.

17 nov 2017

 

Le citazioni virgolettate, in corsivo, sono tratte dall'articolo Sinistra. Un appello affinché tornino a parlarsi di Daniela Mastracci

 
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Quando si vota senza saper leggere

Dignità 350 260di Tiziano Ziroli - Si potrà cambiare un comma di una legge già votata sia in Parlamento e al Senato? Con questa richiesta ci siamo recati oggi pomeriggio (27 marzo 2017) alla provincia.
Ci chiedevamo anche se l'invito fatto dal Presidente della Provincia sarebbe stato recepito ed accolto dagli invitati.
Fuori la Provincia appena arrivato già c'erano parecchi lavoratori, era la prima volta che ciò accadeva, arrivano anche gli invitati e cioè la senatrice Maria Spilabotte, il deputato Luca Frusone, il deputato Nazzareno Pilozzi e per il senatore Scalia è venuto un collaboratore della sua segreteria.
Entriamo nella sala della Provincia, mi siedo, dopo qualche minuto giro lo sguardo e la sala era piena...erano arrivati altri lavoratori... eravamo tanti.
Si legge negli sguardi di molti l'ansia di sapere, il sapere se possono ancora sperare dopo il 14 giugno (quando perderanno ogni reddito) o se oramai non c'era più speranza.
Gino ed io spieghiamo agli eletti del territorio quello che è successo. Raccontiamo l'incontro avuto in regione il venerdì precedente (quando l’Assessora Lucia Valente ci ha comunicato che non avevamo diritto alla proroga della mobilità)... e gli facciamo la domanda...si può cambiare il comma?... se non si può cambiare si può aggiungere che anche la condizione di chi perderà la mobilità nella nostra provincia dove lo Stato spenderà neppure un centesimo per Cig straordinaria che qui non esiste?
Gli eletti leggono le carte, dalle loro facce capisco che avevano votato, sbagliando, un articolo di legge con un comma che non comprende le mobilità in deroga, fornendoci poi un’informazione errata quando ci rassicurarono che coloro che avrebbero perso la mobilità il prossimo 14 giugno avrebbero pi goduto della proroga della stessa per altri 12 mesi.
I Parlamentari presenti capiscono lo sbaglio e prendono l'impegno di verificare entro pochi giorni se sia possibile correggere l'errore.
Ora come lavoratori e come disoccupati aspettiamo mercoledì, giorno in cui dovrebbero arrivare risposte al quesito. Giovedì faremo una riunione per mettere tutti al corrente.
Noi speriamo che si possa correggere l'errore perché' dal 14 giugno migliaia di famiglie finiranno l'ammortizzatore sociale e si ritroveranno senza reddito, voglio ricordare che già molte famiglie nella nostra provincia si trovano senza reddito e senza ammortizzatore sociale. La povertà avanza senza sosta.
E’ ora che la politica si prenda a cuore questo problema, non possiamo più aspettare. Le famiglie non possono più aspettare. Le nostre famiglie non ce la fanno più.

 
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Sinistra PD: è ancora importante saper distinguere tra sconfitta e disonore

Bersani 350 260di Fausto Pellecchia - Alla sinistra PD, dopo il voto sulla riforma costituzionale. Cari "amici della ditta" Bersani, Cuperlo, Fassina ecc, è ancora importante saper distinguere tra sconfitta e disonore. La sinistra, almeno a partire dalla "discesa in campo" di B. , ha subito una serie impietosa di sconfitte; il che non implica che si sia trattato per ciò stesso anche di acquiescenza al disonore.

Se invece, la resa a Renzi sulla controriforma costituzionale ha certificato che proprio di disonore si debba parlare, è proprio perché essa è giunta come momento conclusivo di un processo di involuzione cominciato già da molti anni. Vi è stato disonore, perché la sconfitta che oggi registriamo non ha concluso una battaglia su posizioni opposte, ma ha deciso soltanto a chi toccasse attuare un'identica ideologia della "democratura", del mercato e dell'impresa. L'evoluzione, che oggi si svela come puro trasformismo, ha avuto inizio negli anni '80. Perché è da allora che la corruzione completa delle intelligenze ha assunto la forma ipocrita e benpensante che si fece chiamare progressismo.

Si è trattato di un processo che, come è stato ben visto, si è realizzato in ossequio ad un unico principio: "transigere". L'emancipazione delle classi subalterne doveva transigere con gli interessi del capitale e coi poteri della finanza internazionale, così come la Chiesa ha dovuto venire a patti col mondo moderno. La parola d'ordine che ha guidato questo processo è la formula dell'imperativo che impone di cedere su tutto come condizione per accedere alle stanze del potere: riconciliare ogni cosa col suo opposto, la classe operaia col capitale, la libertà di parola con la comunicazione e lo spettacolo, l'ambiente con lo sviluppo industriale, la scienza con l'opinione, la democrazia con il calcolo elettorale, la cattiva coscienza e l'abiura del passato con la memoria storica e la fedeltà ai principi.

La creazione di una radicale indiscernibilità politica tra destra e sinistra è il risultato che è stato tenacemente perseguito in questi decenni. Una sedicente sinistra ha attivamente collaborato a che fossero predisposti tutti gli strumenti e gli accordi di cui la destra può agevolmente appropriarsi per ottenere senza troppa fatica i suoi scopi di sempre. Così, dietro le apparenze lievi della società spettacolare, attraverso i dibattiti addomesticati dei media e dei talk show televisivi, si prosegue imperterriti sul solco che fu aperto quando la classe operaia fu disarmata spiritualmente e fisicamente dalla socialdemocrazia tedesca prima di essere consegnata al nazismo.

A meno di una difficile riscossa della sinistra sociale, è questo il destino che ci attende. Ma voi, cari amici della ditta, non potrete certo accampare alcun alibi per sottrarvi al peso della responsabilità per aver attivamente lavorato a questo esito infausto.

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