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Quello che Vertenza Frusinate vorrebbe sapere

disoccupati VertenzaFrusinate 350 260di Luigi Carlini - Vertenza Frusinate è curiosa e sospettosa

Le aree di crisi industriale complessa sono ancora aumentate a 20 e interessano circa 70 mila persone.

Ci sono città nelle aree di crisi complessa, tipo Torino, che hanno avuto già rassicurazione dal Governo sullo stanziamento di ulteriori 150 milioni di euro per 300 persone.

Per la regione Molise è previsto, per il 2019, mezzo milione di euro in più per l’area di crisi complessa e un altro anno di mobilità in deroga per i lavoratori. Questo è quanto previsto nell’emendamento presentato in Commissione Lavoro.

Nuovi Fondi sono assegnati alle aree di crisi sarde con l'Ok del Senato al decreto salva-imprese.
Ora il provvedimento che riguarda i poli di Portovesme, Porto Torres  e Sicilia passerà all'esame della Camera per essere convertito entro il 3 novembre.

SIAMO ALLO SCADERE DEL TEMPO, SERVE VOLONTÀ POLITICA. NON SI PUO' ACCETTARE MORS TUA VITA MEA

Ogni territorio in crisi ha il suo parlamentare che tira l'acqua al suo mulino, invece da noi vengono a farsi i selfie.
Non è che la "coperta" è sempre corta e il denaro lo mandano alle altre aree di crisi complessa più virtuose, cioè dove politici, sindacato, comuni e tutte le istituzione fanno squadra per proteggere il proprio territorio e nella nostra area di crisi complessa FROSINONE/RIETI c'è un tale disimpegno che si rschia la chiusura del "rubinetto?"

Qui siamo e non staremo solo a guardare. Urge riprendere l'iniziativa sindacale.

Abbiamo già chiesto un incontro urgente con il sindacato, sulle prossime mosse.

 

 

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Se all’operaio non fai sapere i suoi diritti e il suo potere

Whirlpool lavoratori in lotta 460 minL’inchiesta di Gad Lerner pubblicata da Repubblica il 2 agosto scopre in Lombardia una realtà già presente da tempo, ma finora non indagata dai giornali e dagli altri mezzi di comunicazione. Sindacalmente gli operai si dichiarano iscritti alla Cgil perché la Cgil sta dalla loro parte e li difende. Politicamente sono contro il Pd (e in maggioranza votano Lega) perché il Pd non sta dalla loro parte, non li tutela e non li organizza. Questo hanno dichiarato, fotografando la cruda realtà. Lerner trova tutto ciò sorprendente, ma forse sarebbe stato meno sorpreso se avesse indagato come vivono gli operai e non solo come votano. Per anni, prima il Pds e poi il Pd hanno maltrattato nel corpo e nella mente le persone che vivono del proprio lavoro, privilegiando rendite e profitti, restando anche impigliati qua e là nel sistema del malaffare. Altro che “zoccolo duro” come sognava qualcuno, la classe lavoratrice è stata duramente colpita nei salari e nei diritti, nella cultura e nell’immaginario collettivo da quelli che sarebbero dovuti stare dalla loro parte. È ora di prendere atto che in Italia non esiste da tempo un partito della classe operaia e lavoratrice. Con il risultato che una parte decisiva della società non ha più un’organizzazione e una rappresentanza politica. Di fatto, è fuori dal sistema politico, come avviene ormai nella maggioranza dei Paesi capitalisticamente maturi, a cominciare dagli Usa. E qui sta la radice più profonda della crisi della democrazia e dei rischi che corriamo come Paese.

 

Da questo stato delle cose occorrerebbe muovere, stabilendo un contatto diretto con chi porta sulla propria pelle i segni di una crisi organica del sistema, per prospettare ciò che è necessario: un’altra idea di società fondata sulla giustizia sociale, sull’uguaglianza sostanziale e sulla libertà. Vale a dire una rivoluzione democratica da percorrere lungo la via tracciata dalla Costituzione, che fonda la Repubblica sul lavoro non sul capitale. Oggi non ha molto senso parlare di sinistra radicale e di sinistra riformista, come ha osservato Luciano Canfora sul manifesto. Ma qual è la via d’uscita? Il ritorno alla socialdemocrazia, secondo la proposta del professore? O piuttosto la ricerca di un percorso nuovo, all’altezza del capitalismo maturo e decadente del nostro tempo? Da questo punto di vista, non si può fare a meno del pensiero di Gramsci e della sua teoria della rivoluzione come processo, né si può omettere un approfondito recupero critico della visione e della pratica del comunismo italiano incarnate nel Pci. Ossia del tentativo inedito, oggi particolarmente attuale, di superare la tradizionale contrapposizione novecentesca tra rivoluzionari e riformisti, tra riforme e rivoluzione, con l’obiettivo di costruire una civiltà più avanzata oltre il capitalismo. Una concezione e una pratica che andavano al di là dei modelli sperimentati nel Novecento dal movimento operaio: quello sovietico e quello socialdemocratico, ormai definitivamente tramontati e irripetibili. C’è una strada nuova da percorrere. E noi italiani, recuperando criticamente la nostra storia democratica e antifascista di cui il Pci è stato un protagonista assoluto, avremmo molte cose da dire. E da fare anche in Europa, per costruire una stagione di lotte e nuove forme di politica organizzata.

Paolo Ciofi

https://www.paolociofi.it

 

 

 

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Quello che un utente vorrebbe sapere da Acea

acquaprivatizzata 350 260La Lettera che UNOeTRE.it pubblica gli è stata inviata da un suo lettore, che pone un quesito ad ACEA dopo avere ricevuto l’ultima bolletta del mese di marzo in cui ha notato  ulteriori aumenti. Meriterebbe una risposta da ACEA?

La lettera inizia cosi:

“prendiamo in esame la mia bolletta del 23 marzo 2019 nella quale si evince che ho consumato 56 mc di acqua in 123 giorni.

Ora se prendiamo la tabella ACEA, quella ultima approvata dal consiglio dei Sindaci, i miei 56 mc di acqua mi vengono ripartiti in 19 mc nella fascia a tariffa agevolata;

17 mc a tariffa base; 18 mc a tariffa 1^ fascia; 2 mc a tariffa 2^ fascia

Per un costo totale di 81,28 €. Questo importo è riferito al solo consumo di acqua senza considerare la fognatura, la depurazione e quant’altro.

Secondo le mie considerazioni la ripartizione dovrebbe essere fatta secondo questo criterio:

1. La fascia agevolata va da 0 a 55 mc/anno, quindi il calcolo dovrebbe essere 55:365= 0,15 mc/ giorno che X 123 gg= 18,5 mc. Quindi a 56 mc consumati devono essere tolti 18,5 mc e conseguentemente il calcolo andrebbe fatto su 56-18,5= 37,5 mc restanti.

2. La fascia base va da 56 a 108 mc/anno, quindi i 37,5 mc restanti dal calcolo precedente, entrano in questa fascia. Ne restano quindi 56-18,5-37,5= 0. Conseguentemente dovrei pagare su due fasce: quella agevolata per 18,5 mc e su quella base per 37,5 mc, per un importo di 65,03 €.

Come si può notare la differenza è notevole da 81,28 € secondo la ripartizione ACEA a 65,03 € secondo la mia ripartizione. (16 euro e 31 centesimi in più che corrispondono a ben 32.620 delle vecchie lire o se si preferisce in quinto in più del dovuto o no? ndr)

Questo mio quesito mi piacerebbe rigirarlo all’ACEA chiedendogli quale modello matematico utilizza per l’attribuzione delle fasce. Su internet non ho trovato nulla che potesse chiarirmi il quesito”.

 

L'autore delle lettera è noto alla Redazione di UNOeTRE.it

 

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E' spaventoso sapere quanto la legge 194 sia ancora bistrattata

aborto 350 260 mindi Nadeia De Gasperis - Costringere le donne ad abortire, magari pagandole, non ha solo forti connotazioni di pressapochismo e aggressiva arroganza, dimostrate dal senatore Simone Pillon (della Lega), ma anche una aberrante dimostrazione di quanto il suo pensiero sia distante dal profondo sentire di una donna, tanto da tentare di monetizzarne il corpo, come se l’aborto fosse sempre dettato da ragioni economiche.

Ancora oggi, le donne che decidono per la scelta dell’interruzione di gravidanza devono viverla non solo come un tabù, ma come una colpa da espiare, questo accade nelle corsie degli ospedali, dove vengono “parcheggiate” tra le altre partorienti o nei consultori, dove spesso la privacy è violata. Nello stesso corridoio dove aspettiamo di essere chiamate per un pap test, a porte aperte, qualche malcapitata deve raccontare, almeno che non siamo noi ad avere la decenza di chiudere quella porta o di spostarci più in là, la sua (spesso) dolorosa scelta. Eppure per l’apertura di quegli stessi consultori, anni orsono, ci furono mamme con i loro bambini a manifestare, perché il diritto di tutte alla propria autodeterminazione fosse garantito.

E' spaventoso sapere quanto la legge 194 sia ancora bistrattata, dal crescente ricorso agli aborti clandestini, per insufficienza di medici non obiettori, ai numerosi tentativi di abuso di obiezione da parte anche del personale paramedico. Ma la legge regola sia la interruzione volontaria, quella entro i 90 giorni dal concepimento, che quella terapeutica, oltre i 90 giorni, per la quale a una donna deve essere garantita una assistenza ginecologica spesso assente.

Nel Lazio sono rimasti 7 non obiettori, solo a Roma. Nelle altre province non c’è nessuno. Eppure l’articolo 9 della legge prevede che gli enti ospedalieri debbano offrire entrambi i tipi di servizio

A quarant’anni dall’approvazione della legge 194 il bilancio di Silvana Agatone, presidente della Laiga, è negativo: il 40% degli ospedali è fuori dalla legge ufficialmente. E tra le nuove leve, nelle scuole di specializzazione dove si stanno formando i nuovi ginecologi quasi mai esiste il servizio di Ivg.
Se le statistiche riferiscono che gli aborti sono in diminuzione è una fandonia che le donne pagano a duro prezzo, sulla propria pelle, perché se non ci sono quei dati registrate nelle schede dedicate che ogni intervento terapeutico comporta non vuol dire che non ci siano aborti.
Partiamo dalla relazione che ogni anno il ministero presenta al Parlamento. Come si realizza? Ogni volta che noi medici effettuiamo un’interruzione di gravidanza riempiamo una scheda che viene inviata all’Istituto di Sanità e poi al ministero. Contando tutte le schede si ottengono i dati della relazione. Che cosa viene indagato, quindi, del fenomeno aborto? Pensiamo a quello che è accaduto a Trapani dove di recente è andato in pensione l’unico medico non obiettore che effettuava 80 aborti al mese. Non è stato sostituito,quindi scomparse le schede, scompaiono anche gli aborti.

Non è certo vero che le donne non ricorrano più all’aborto, lo fanno in maniera clandestina, come 40 anni fa, dove ti dicevano di mangiare prezzemolo per abortire, salvo pagare milioni di lire e incorrere spesso in rischi sanitari e complicazioni che sono costati la vita a molte donne. Secondo il Movimento Pro-vita l’aborto provoca gravi complicazioni fisiche nelle donne e aumenta il rischio di tumore alla mammella e l’aborto è una delle principali cause di mortalità tra le partorienti ma solo senza le adeguate condizioni di sicurezza. Bene, anzi male , molto male, sono altri i rischi per una donna e dovremmo forse riprendere in mano le nostre vite prima che un altro ddl del senatore pillon, come quello già approvato in senato, dall’iter legislativo discutibile, davvero imponga “con la forza” di rifuggire al rischi di morire sotto i ferri di un medico senza scrupoli.

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Psi Ceccano. Si tagliano i cipressi prima di sapere se è giusto farlo

ceccano palazzo antonelli 350 253da Sezione "Sandro Pertini, Psi Ceccano - "L’amministrazione comunale di Ceccano, a circa un anno dal suo insediamento ci ha ormai abituato all’idea che tutto è possibile...in negativo! Ogni giorno che passa, questi signori sono in grado di spostare sempre un po’ più in basso l’asticella della decenza amministrativa. Tra le tante ‘perle’ e i quasi incredibili paradossi di questa compagine così malridotta, va certamente annoverata la notizia della Commissione Ambiente che si riunirà il 23 maggio. All’ordine del giorno, udite udite, la presa visione dell’indagine specialistica vegetazionale e fitosanitaria del patrimonio arboreo del cimitero.
Niente di strano? I nostri eroi non hanno forse ‘invertito’ qualche passaggio? A questo proposito, ricordiamo che il cimitero di Ceccano, lo scorso gennaio, è stato oggetto di un vasto taglio di alberi di cipresso. Noi della sezione ‘Pertini’, l’autunno passato, avemmo modo di intervenire sulla vicenda, chiedendo lumi sulle premesse e sulle basi che avevano condotto l’amministrazione a prendere a decisione di intervenire. In sostanza, chiedevamo di conoscere le cosiddette ‘pezze d’appoggio’, preferibilmente firmate da professionisti del settore, che giustificassero il taglio dei cipressi.
Ora, dunque, è arrivato il momento di prendere visione di questa indagine. Incredibile e paradossale che lo si faccia 5 mesi dopo aver eliminato i cipressi! A questo punto non ci rimane altro che sperare che questa indagine postuma di cui non si è ufficialmente saputo mai nulla possa portare risultati positivi. Cosa succederebbe in caso di esiti negativi? Niente paura: i nostri beniamini, ormai dimostratisi capaci di tutto, sapranno certamente incollare i vecchi cipressi al loro posto...e tutto tornerà come prima!

 
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"Settima salvaguardia": quello che c'è da sapere

Settima Salvaguardia 350 260di Ignazio Mazzoli - Quanto entusiasmo e quante ... ombre intorno alle notizie sulla “settima salvaguardia”, la misura legislativa che dovrebbe chiudere la vicenda “esodati” in cui anche altre lavoratrici e altri lavoratori rimasti “a metà del guado” dovrebbero rientrare, come tanti ex-Videocon della nostra realtà.
Tutto nasce dalla notizia della senatrice Anna Maria Parente capogruppo PD della Commissione Lavoro, di quel ramo del Parlamento, che annuncia l’accoglimento delle modifiche (suggerite dalla Cisl di Frosinone), che estendono il diritto ai cessati dall’attività lavorativa entro il 30 giugno 2013 facendo così rientrare sotto questo paracadute anche i lavoratori Videocon, dando una risposta alle tante famiglie coinvolte in questa vicenda.
E’ una delle pochissime notizie liete che raggiungono la piaga della disoccupazione nel frusinate. Tuttavia intorno ad essa si apre una discussione non priva di qualche lamentela. Chi è stato informato? Come? E perché non tutti?
Già nel primo tavolo InterIstituzionale svolto all’Amministrazione Provinciale si chiese che ogni novità fosse annunciata pubblicamente perché raggiungesse sempre tutti gli interessati. Chiaramente è ancora un diritto da conquistare.
Vediamo altro. Quanto conosciamo è avvenuto al Senato e perché sia una disposizione definitiva c’è ancora del cammino da fare. La platea delle persone lasciate senza lavoro e senza pensione dalla Legge Fornero si va sempre di più assottigliando grazie alle ripetute salvaguardie fino ad ora adottate. Con questa “settima”, il Governo, come il Presidente Renzi ha annunciato a “Che tempo che fa” dovrebbe definitivamente chiudere il capitolo esodati. Dovrebbe!? Infatti il Governo stima di salvare altri 30.000 soggetti con questa misura, ma secondo Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro presso la Camera dei Deputati, rimarrebbero fuori altri 20.000 esodati. Oggi vengono inclusi gli edili in mobilità e i lavoratori di aziende fallite, bene; ma essendo un provvedimento che si autofinanzia con i risparmi ottenuti dalle precedenti salvaguardie, così come riportato dall’articolo 23 della Legge di Stabilità, la misura deve essere estesa ulteriormente ai rimanenti (?) 20.000. Anche la Deputata Maria Luisa Gnecchi del PD, impegnata nella Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, ha annunciato l’arrivo della settima salvaguardia. Secondo la deputata la settima salvaguardia non sarà risolutiva di tutta la questione degli esodati ma ne serviranno altre nei prossimi anni. Non si può mettere la parola fine se non sono stati salvaguardati tutti i lavoratori senza tutela colpiti dalla riforma Fornero. "Non tutto è risolto sul problema degli esodati - spiega il presidente dell'Inps intervistato da Lucia Annunziata - siamo alla settima salvaguardia e si va verso l’ottava".
E fin qui è chiaro che siamo ancora alla discussione.
C’è un altro aspetto da segnalare: La “settima salvaguardia” farà parte della Legge di Stabilità e questo ne condiziona tempi di attuazione e modalità. Come si ottengono i benefici è cosa che interessa più di ogni altra considerazione gli ex-Videocon, ma i criteri, saranno noti solo dopo l’emissione del decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che verrà emanato entro trenta giorni dall’entrata in vigore della Legge di Stabilità. Solo col suddetto decreto sarà possibile comprendere i criteri di accesso alla misura e la potenziale platea dei beneficiari.
“Sarà anche fastidioso per qualcuno”, come dice Gino Rossi, ma è mai possibile che rimangano nascoste le notizie, chi le da e chi le riceve, quali sono i lavoratori presenti agli incontri. “Non c’è mica da vergognarsi”, si tratta d’ informazioni che interessano tutti coloro che possono rientrare nella salvaguardia.
Perché questi silenzi? Ci vorrebbe un’assemblea nella quale chi ha informazioni spieghi a chi non sa. Seguiremo il cammino della “settima salvaguardia” fino al momento in cui si conosceranno le procedure di attuazione e se non lo faranno altri ci penserà la stampa amica dei disoccupati a convocare un’assemblea informativa.
In ogni caso teniamo tutti gli occhi aperti sull’insieme della disoccupazione. Le "misure contro il disagio" che il governo Renzi sta approntando costituiscono l’ennesima misura spot, disorganica perché frutto della sommatoria di voci di spesa diverse e emergenziali. Il Governo non si pone nemmeno fino in fondo l’obiettivo annunciato di ridurre drasticamente la povertà assoluta. Servono progetti veri e credibili e soprattutto agevolazioni alle assunzioni che con la nuova finanziaria scendono come importi e come durata: infatti si passa da 3 anni a 2 anni ed il tetto massimo scende da 8.060 euro a soli 3.250 euro. In un periodo dove la disoccupazione è ancora alta, bisogna ritornare a quanto stabilito per il 2015 a maggior ragione per le aziende del Mezzogiorno che sono al collasso.
1 novembre 15

 

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Di notte davanti al pc per sapere dove dover migrare

banchivuoti 350 260di Fausta L’Insognata Dumano - 1 settembre,suona la campanella per i docenti, il primo collegio dell’era renziana, il collegio della buona sòla, ci sarebbero fiumi di parole da scrivere sulla commissione valutatrice, risolto il problema che avevamo sollevato quest'estate , l' esonero dei vicepresidi, il ministro, in barba alle leggi di stabilità, fa dietrofront, gli esoneri ci saranno.
La nostra attenzione la dedichiamo alla notte bianca dei precari scuola, fase b, quelli che incollati al pc hanno aspettato la email per sapere dove sarebbero stati scaraventati. Avresti mai pensato di organizzare un pigiama party virtuale , mangiare popcorn per assistere a questo inedito spettacolo teatrale ??? c'è sempre una prima volta.....stamattina la home di Facebook consegna un incredibile puzzle geografico, pensiamo a Giuseppe Vollono, uno dei precari scuola più noto, da Castellamare di Stabia a Trieste, sua moglie deve aspettare la fase c, sua figlia aspetta di capire chi seguirà.......diciamolo, 6 anni fa, i precari sono stati costretti a scegliere una provincia, dove aspettare il ruolo, in quella provincia hanno investito, ora sono invece scaraventati in ogni dove.
Ah che lagnoni questi prof che vogliono la cattedra sotto casa, un momento trattasi di precari che hanno anche 50 anni a volte , che hanno una famiglia. Resta comunque incredibile l' mail a mezzanotte per organizzare la nuova vita. Un in bocca al lupo ai ''migranti scuola' 'un incrociamo le mani per chi aspetta la nuova fase e speriamo di brindare presto alla scomparsa di questa classe politica, che ha distrutto definitivamente la scuola pubblica.

 

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Fiat: vogliamo sapere

Fiat di Piedimonte S. Germanodi Ignazio Mazzoli - Il primo agosto di quest'anno il Governatore del Lazio ha chiesto un incontro con il gruppo torinese per parlare del futuro dello stabilimento di Cassino con una lettera all'ad della Fiat, Sergio Marchionne, a firma di Nicola Zingaretti per chiedere «la disponibilità a un incontro urgente con l'azienda nel quale poter ricevere maggiori informazioni sulle scelte strategiche che Fiat intende attuare, a partire dal mantenimento e dal rilancio dello stabilimento di Cassino come più volte annunciato dall'azienda stessa».
Successivamente, dopo un mese esatto di stop tra ferie e una settimana di cassa integrazione riapre la Fiat di Piedimonte San Germano, ma subito viene annunciata nuova cassa integrazione con una comunicazione dell'azienda durante un incontro con le Rsu che sono tornare a ribadire la necessità di un piano industriale che preveda la produzione di nuovi modelli, allo scopo di invertire la tendenza sul mercato.
Perché questo promemoria avviandoci verso la fine di settembre?
I lavoratori, questa nostra provincia e la stessa regione Lazio sono di fronte ad una girandola di impegni promessi, ma senza nessuna certezza per il futuro. Agli inizi di questo mese il presidente di Unione Cinquecittà (Aquino, Colle S. Magno, Piedimonte S. Germano, Roccasecca e Villa S. Lucia) Antonio Di Nota rimarcava come "La notizia dell'accordo tra Marchionne e i sindacati che prevede l'investimento da parte di Fiat Auto di una cifra pari ad un miliardo di euro per lo stabilimento di Mirafiori è certamente positiva" che così apre anche un spiraglio e una speranza di futuro pensando che l'azienda voglia continuare a investire in Italia. Di Nota aggiungeva conseguentemente che ora, però occorrerebbe che la Fiat facesse i dovuti annunci anche per gli altri stabilimenti, tra i quali certamente quello Piedimonte San Germano.
Certamente non basta sapere che a Mirafiori si costruiranno Suv Maserati per il mercato internazionale e usciranno nel primo semestre 2015, si vuole capire cosa si produrrà nello stabilimento di Piedimonte, che ha tutte le caratteristiche per divenire centrale nel piano di rilancio di Fiat auto. Per Mirafiori la Fiat farà investimenti appena sotto 1 miliardo.
Ora è il momento di passare dalle parole ai fatti anche negli altri stabilimenti Fiat in Italia. Leggendo le cronache quotidiane e ascoltando i lavoratori interessati si capisce che la questione produttiva ed occupazionale del gruppo Fiat sia sempre più grave.
E' qui che sentiamo il bisogno non solo di reiterare la richiesta al governo di convocare un tavolo e di mettere "nero su bianco" gli impegni del Lingotto per avere certezze sugli investimenti e sulle produzioni, ma anche di chiedere che ci siano iniziative diversificate e molteplici per far sentire forte la voce di questi territori interessati. Ordini del giorno votati in tutti i comuni della provincia, assemblee pubbliche, chi crede invochi la "preghiera di lotta" di Papa Francesco: "Signore, ci manca il lavoro. Gli idoli vogliono rubarci la dignità. I sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza. Signore Gesù, a Te non mancò il lavoro, dacci lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro...". Che invocazione! "Insegnaci a lottare".
Intanto, di fronte al silenzio della Fiat, è necessario mettere su al più presto un incontro che potrebbe svolgersi a Cassino con la partecipazione in prima persona del Presidente Zingaretti e del Ministro Zanonato insieme ai Sindaci, ai partiti, ai sindacati e a tutte le forze che sono impegnate contro il depauperamento del Lazio meridionale, per dare il segno chiaro che non c'è rassegnazione di fronte alla crisi e neppure disponibilità ad accettare a scatola chiusa le scelte di Marchionne.
Si deve essere convinti che senza novità nelle prossime settimane per Termini Imerese e Irisbus si passerà ai licenziamenti, e come si fa a non essere preoccupati della tenuta degli stabilimenti e del rischio depotenziamento della Fiat in tutte le realtà, con un effetto a cascata su tutta la componentistica. Serve un impegno dell'azienda, nero su bianco, visto che si è passati dai 20 miliardi previsti dal progetto "Fabbrica Italia" a cifre molto, molto più modeste.

A Cassino si giocherà davvero la futura partita del rilancio dei modelli Alfa Romeo, a cominciare dalla Giulia, la berlina dell'Alfa? E' un diritto saperlo! E lo dobbiamo sapere tutti, dal momento che stiamo parlando di grandi numeri umani in questa provincia di Frosinone, ma anche nel Lazio: le sorti dell'indotto, attualmente, dipendono da Fiat, e queste fabbriche che lavorano per la casa automobilistica torinese sul nostro territorio danno lavoro ad oltre 6 mila persone, che sommati ai 3.900 operai della catena di montaggio del sito pedemontano, sfiorano la soglia dei diecimila. Ma se il colosso torinese, in qualche maniera, grazie alla cassa integrazione e ad altri ammortizzatori sociali, riesce in qualche modo ad arginare la deriva, nonostante il calo di vendite che ha toccato in più occasioni, molte fabbriche dell'indotto hanno invece esaurito gli ammortizzatori sociali e ora sono costrette alla chiusura essendo aziende medio-piccole che viste le dimensioni non riescono ad arginare la crisi derivante dalla mancanza di commesse da parte di Fiat.
Istituzioni e cittadini, partiti e sindacati, ci vogliamo metter la faccia per riuscire a sapere qualche verità?

Questo articolo è stato pubblicato anche sul quotidiano L'Inchiesta il giorno venerdì 27 settembre 2013

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