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Schietroma scrive a Zingaretti

Lettera aperta al Presidente della Regione Lazio On. Nicola Zingaretti

ZingarettiCaro Presidente,
innanzitutto desidero ringraziarTi sentitamente per il vasto piano di opere messo in campo dalla Regione a sostegno dell'economia laziale e della provincia di Frosinone, alla quale peraltro darà un grande impulso il progetto TAV, che inizierà ad avere attuazione domenica 14 giugno, con le prime fermate del treno alta velocità a Frosinone e a Cassino e, successivamente, con l'annunciata prossima realizzazione della stazione TAV a Ferentino.

Inoltre, per i sentimenti che nutro nei confronti della mia terra, sento il dovere di rappresentarTi la grave situazione in cui versano le imprese della provincia di Frosinone.
GFSchietroma minLa crisi derivante dall'emergenza sanitaria ha messo in grave disagio anche aziende di una certa consistenza. Tanto per fare un esempio, persino il comparto aerospaziale, che, come ben sai, costituisce un fiore all'occhiello del nostro territorio, è in notevole difficoltà. Occorre potenziare gli interventi messi in campo dal Governo nazionale; occorre in concreto che arrivino tempestivamente aiuti sostanziosi, soprattutto per far fronte immediatamente alla mancanza di liquidità che affligge le imprese.

Tra l'altro, purtroppo, è frequente il caso di imprenditori che non riescono a monetizzare rapidamente importanti crediti vantati dalle loro aziende. Il sistema bancario ha difficoltà a venire incontro a tali esigenze. D'altra parte la concessione di crediti di imposta, per quanto utile, non soddisfa le esigenze di cassa delle aziende, che sono immediate.

Per evitare che l'autunno sia disastroso, occorrono, a mio avviso, forti interventi a fondo perduto, da concedere, con procedure rapide e snelle, non solo alle piccole, ma anche alle medie aziende, a tutela dei numerosi lavoratori del territorio.
Ti ringrazio per l'attenzione e Ti saluto molto cordialmente.

Gian Franco Schietroma
già Parlamentare e Sottosegretario di Stato

8 Giugno 2020

 

 

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Vertenza Frusinate scrive ai Vescovi

Agenda dei disoccupati

vertenza frusinate definitivodi Luigi Carlini - Ho provveduto a lanciare anche un ennesimo grido di allarme economico e sociale, questa volta rivolto ai Vescovi affinché anche loro, spero, si attivino verso chi di dovere per far luce su questo drammatico problema "firma dell'accordo quadro ed erogazione immediata della mobilità in deroga", perchè, per chi non lo avesse ancora capito, siamo arrabbiatissimi e allo stremo delle forze.

La mail è stata inviata ai Vescovi delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, Anagni-Alatri, Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo e per conoscenza anche alla caritas di Frosinone.

Sicuramente chi è delegato a questa risoluzione, starà lavorando per il continuo della mobilità, però non si riesce a capire perché ai diretti interessati non è dato da sapere, se chiedi qualche aggiornamento non ti rispondono, qualcuno si urta, qualcun'altro ci accusa che siamo degli irresponsabili, aggiungendo «perché in questo momento così critico voi pensate alla mobilità», come se i disoccupati non avessero nessun diritto, anzi dovremmo essere i primi ad essere tutelati anche perchè il diritto alla mobilita ce lo siamo conquistati nel 2017.

Forse entro il 15 aprile pagheranno le casse integrazioni straordinarie causa Covid 19, vorrei ben sperare che anche a noi disoccupati ci erogheranno il dovuto per legge.

Vorrei sperare inoltre che noi tutti disoccupati spingessimo verso la stessa direzione e ricordo sempre che sarebbe utile tirare in ballo i sindaci spingendoli a fare dichiarazioni in nostro favore.

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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Coronavirus: Pupi Avati scrive alla RAI

Bellissima lettera alla Rai di Pupi Avati

PupiAvati 350 minRiflessione e proposta

E piango e rido davanti alla televisione come piangono e ridono i vecchi ,che è poi come piangono e ridono i bambini, cercando di fare in modo che mia moglie non se ne accorga. Fra i tanti che se ne sono andati un mio amico, Bruno Longhi, grande clarinettista milanese, che il coronavirus ha portato via senza tener conto della sua bravura, di come suonava Memories of you, meglio di Benny Goodman . E’ il primo periodo della mia vita in cui anziché abbracciare vorrei essere abbracciato. Mi manca persino quella specie di bacio notturno con il quale auguro la buonanotte a mia moglie e che lei giustamente mi ha vietato. Dormo di più la mattina, nel silenzio profondo ,cimiteriale di una città morta , appartengo anagraficamente alla categoria di quelli più svelti a morire.

Ma in questo sterminato silenzio , che è sacro e misterioso e che ci fa comprendere la nostra pochezza, la nostra vigliaccheria , ci commuove la consapevolezza dei tanti che stanno mettendo a repentaglio le loro vite per salvarci.
E questo stesso silenzio sarebbe opportuno per i tanti che destituiti di ogni competenza specifica continuano a sproloquiare saltapicchiando da un programma all’altro privi di ogni pudore , di ogni senso del limite. Coloro che con tanta solerzia, con tanta supponenza, ci hanno accompagnato nel corso degli ultimi decenni appartengono al Prima del Coronavirus, quando era possibile il cazzeggio. Ora, se usciremo da questa esperienza, dovremo farne tesoro, dovremo trovare un senso a quello che è accaduto , soccorrendo le tante famiglie di chi ha pagato con la vita, aiutando a superare le difficoltà enormi, spesso insormontabili, nelle quali si troveranno i più, impegnandoci tutti a sostituire il dire con il fare, come accadde dopo la liberazione.

Quello che provo somiglia a quando al cinematografo negli anni cinquanta si rompeva la pellicola e accadeva che venivi scaraventato fuori da quella storia che era stata capace di sottrarti allo squallore del tuo quotidiano. Rottura accolta da un boato di delusione simultaneo all’accensione improvvisa di luci fastidiose. Me ne restavo seduto, stretto in me stesso, cercando di tenermi dentro il film , “ dimmi quando ricomincia “ dicevo a mia madre tenendo gli occhi chiusi e pregando perché quelli su in cabina si sbrigassero a riattaccare la pellicola. Perché fossi restituito al più presto a quel magico altrove. . Ecco questo tempo che sto vivendo che non somiglia a niente , è un pezzo della mia vita che vivo con gli occhi chiusi, in attesa di poterli riaprire

E quel mondo che si sta allontanando, che non tornerà più ad esserci, che non piaceva a nessuno, del quale tutti si lamentavano, eppure temo che di quel mondo proveremo una crescente nostalgia.
E allora mi chiedo perché In questo tempo sospeso, fra il reale e l’irreale, come in assenza di gravità, i media e soprattutto la televisione e soprattutto la RAI, in un momento in cui il Dio Mercato al quale dobbiamo la generale acquiescenza alll’Auditel, non approfitti di questa tregua sabbatica di settimane, di mesi, per sconvolgere totalmente i suoi palinsesti dando al paese l’opportunità di crescere culturalmente.

Perché non si sconvolgono i palinsesti programmando finalmente i grandi film, i grandi concerti di musica classica, di jazz, di pop, i documentari sulla vita e le opere dei grandi pittori, dei grandi scultori, dei grandi architetti , la lettura dei testi dei grandi scrittorii, la prosa, la poesia, la danza, insomma perché non diamo la possibilità a milioni di utenti di scoprire che c’è altro ,al di là dello sterile cicaleccio dei salotti frequentati da vip o dai soliti opinionisti.

Perché non proporre quel tipo di programmazione che fa rizzare i capelli ai pubblicitari ! Perché non approfittiamo di questa così speciale opportunità per provare a far crescere culturalmente il paese stravolgendo davvero i vecchi parametri, contando sull’effetto terapeutico della bellezza ? Il mio appello va al Presidente, al Direttore Generale, al Consiglio di Amministrazione della RAI affinché mettano mano a un progetto così ambizioso e tuttavia così economico. Progetto che ci faccia trovare , quando in cabina finalmente saranno stati in grado di aggiustare la pellicola, migliori, più consapevoli di come eravamo quando all’improvviso si interruppe la proiezione . E potremo allora riaprire gli occhi.

Pupi Avati

 fonte: corriere.it

 

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L'UGL scrive a Conte

 Emergenza Coronavirus

ugl logoIllustrissimo Presidente,

è indispensabile rappresentarle con una certa urgenza la nostra forte preoccupazione per i lavoratori che rappresentiamo nel mondo industriale.

È dal 30 gennaio 2020, giorno in cui si manifestò il primo caso di contagio Covid-19 in Italia, che è iniziata questa lenta ma inesorabile diffusione dei contagi.

Purtroppo ci si è resi conto dell’effettiva epidemia solo pochi giorni fa, troppo tardi per porre fine a quella che disgraziatamente è ora un’autentica pandemia dichiarata anche dall’OMS.

I Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri che si sono susseguiti in queste ultime settimane sono stati troppo lenti e poco incisivi, e anche l’estensione a zona protetta per tutto il territorio nazionale, ci sembra ancora insufficiente per fronteggiare in modo appropriato le difficoltà che stiamo riscontrando nel mondo del lavoro, ed in particolare nel mondo industriale che rappresentiamo. Troppe sono le aziende che non riescono a garantire le norme contenute nell’ultimo DPCM dell’11 marzo 2020 sulla salute e la sicurezza a di tutti i lavoratori impegnati nei cicli produttivi.

In questa delicata fase, succede che in molte aziende, non è possibile mantenere le distanze di sicurezza, per farlo occorrerebbe ridisegnare tutti i layout, inoltre non sono sempre reperibili tutti i dispositivi di protezione individuale e neppure possiamo pensare di demandare le risposte di queste criticità agli RSPP o ai Medici Competenti o addirittura ai rappresentanti dei lavoratori RLS.

In moltissime aziende sono iniziate delle attività di mediazione e di ricerca delle soluzioni tra le Direzioni Aziendali e le Organizzazioni Sindacali, con il coinvolgimento di RSPP, MC e RLS, a volte con risposte concrete, ma spesso non si riesce a conciliare le necessità produttive con la corretta applicazione delle norme per la salvaguardia della salute dei lavoratori. È per questo che in molte aziende sono iniziate delle azioni di protesta che in taluni casi sono sfociate in veri e propri scioperi.

A tal fine Le chiediamo di assumere quanto prima tutte le iniziati atte a salvaguardare la salute e la sicurezza di tutti i lavoratori anche del mondo industriale. Le chiediamo inoltre di prevedere quanto prima e per tutto il territorio nazionale, ammortizzatori sociali in grado di sostenere le difficoltà che il mondo del lavoro sta riscontrando in questi giorni.
Rimaniamo disponibili per chiarimenti nel merito e per essere uditi qualora lo ritenga utile.

Cordiali saluti.

Roma, 13 marzo 2020-03-13

 

 

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Coronavirus. UIL scrive al Direttore Generale della ASL di Frosinone

Coronavirus

uilfplFrosinone 350 minSEGRETERIA PROVINCIALE
Frosinone, 26 febbraio 2020

Al Direttore Generale della ASL di Frosinone
Dott. Stefano Lorusso
Oggetto: Emergenza Coronavirus.

Con la presente, la scrivente O. S. vuole fare conoscere il clima di incertezza e preoccupazione che si è diffuso, tra i lavoratori tutti, all’interno di questa Azienda in merito alle misure di prevenzione da adottare nei confronti della grave problematica di cui all’oggetto.

La UIL FPL chiede urgentemente alla S.V. di mettere in campo tutte le azioni necessarie sia all’informazione dei lavoratori sugli eventuali rischi e soprattutto sulle comuni misure preventive da intraprendere come indicato nelle circolari del Ministero della Salute relative alla polmonite di nuovo coronavirus e cioè di prevedere un’attenta igiene delle superfici negli ambienti di lavoro nonché di verificare costantemente la presenza nei bagni di sapone per le mani al fine di poter rispondere alle prescrizioni contenute nelle circolari sopra citate.

Si ricorda infatti che ai sensi della normativa vigente (D.to L.vo n. 81/2008) la responsabilità di tutelare i lavoratori dal rischio biologico è in capo ai datori di lavoro, con la collaborazione dei medici competenti.
Pur apprezzando la procedura operativa emanata «percorso assistenziale per la gestione dei casi sospetti presso la ASL di Frosinone» si ritiene necessario e indispensabile dotare tutti i lavoratori interessati dei Dispositivi di protezione individuale (DPI) per evitare il contagio all’interno dell’azienda e soprattutto individuare in questa fase, una netta separazione dei percorsi e degli accessi dei pazienti che accusano sintomi influenzali respiratori riconducibili all’infezione da coronavirus con l’allestimento di tende per il triage esterno e stanze per l’isolamento.

Quindi è indispensabile creare un filtro, tecnicamente un pre triage, per evitare che le persone con sintomi vengano in contatto con il resto dell’ospedale.
Si resta in attesa di assicurazioni in merito.

Distinti saluti.

Il Segretario Generale
F.to: Paolo Pandolfi  

Il Responsabile UIL FPL Medici
F.to: Giampaolo Tomaselli

 

 

 

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PCI scrive a Governo per situazione drammatica lavoratori del Lazio

Bandiera pci 350 260Roma. Il PCI scrive a Governo su situazione drammatica lavoratori del Lazio.

Il Partito Comunista Italiano, nel Lazio, negli ultimi mesi ha densamente aumentato la propria attenzione e partecipazione diretta a fianco dei lavoratori nei vari momenti di lotta. Valgano la vicinanza e partecipazione attiva a Vertenza Frusinate, così come la presenza a fianco dei lavoratori di Mercatone Uno, dei dipendenti di Metro C, delle scuole, e così via. Ora in questa dovuta presenza per la nostra scelta di essere riferimento della classe lavoratrice, proprio come Partito Comunista Italiano, pure dopo vari incontri regionali, ultimo con l’assessore Di Berardino, abbiamo deciso di chiamare in causa il Governo tramite il proprio responsabile del settore. Per quanto possiamo non ci fermiamo e continuiamo a chiedere che siano risolti problemi drammatici e urgenti, così come quelli strutturali. Da qui nasce la lettera (di seguito riportata) .

La situazione delle vertenze nel Lazio risulta drammatica da qualche anno. E ogni anno, anziché individuare soluzioni siamo costretti a chiedere che si trovino i soldi per finanziare gli ammortizzatori sociali. Da 16 aree di crisi complessa si è arrivati a 20 ed ogni anno si aggiungono chiusure aziendali e disoccupazione crescente, in una regione che non riesce ad attrarre investimenti aiutino a superare una crisi che si protrae da troppi anni e grava su un tessuto sociale ormai in grave difficoltà. Nel 2017 un emendamento una legge di bilancio permise di allungare la mobilita’ per i lavoratori di ben 16 aree di crisi complessa.

Il governo in quel periodo stanziò 117 milioni da suddividere tra le 16 aree Nel 2018 anno il governo giallo-verde nella legge di bilancio conferma lo stanziamento di 117 milioni ma le aree di crisi complessa aumentarono siamo ora a 20. In attesa che la Regione Lazio metta in atto politiche attive di reinserimento di questi ex lavoratori nel mondo del lavoro crediamo che sia doveroso che il Governo si faccia carico di trovare un percorso di continuità alla mobilità per questi lavoratori. E’ compito dello Stato attuare politiche del lavoro in grado di dare risposte che favoriscano l’occupazione.

Le risorse nel paese, così come nel Lazio, non mancano. Dal riassetto idrogeologico, ai beni culturali, alla capacità di attrarre investimenti produttivi, che creino lavoro e mettano a valore il territorio. Il PCI chiede che il governo e la Regione trovino le risorse che oggi sembrano essere sparite dalla legge di bilancio, affinchè queste numerosissime famiglie riescano a vivere. Lo stesso Governo dovrà fare sì che la Regione Lazio attui quelle politiche attive per il lavoro di cui da anni si parla ma che ancora non hanno visto alcuna attuazione. Si parla di disoccupazione in calo e di nuovi occupati ma ciascuno di noi conosce il metodo di composizione di queste statistiche. Si conteggiano anche gli occupati per poche ore o pochi giorni e non è questo il lavoro che garantisce sussistenza alle famiglie ed al paese.

Per questa ragione chiediamo direttamente al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di attivarsi al fine di trovare una soluzione occupazionale reale e duratura a questi, tantissimi, lavoratori, che subiscono una crisi che non è stata provocata certamente da loro. Nel frattempo è necessario trovare le risorse affinché si rinnovi la mobilità, che, ad oggi, dopo molte parole che non hanno trovato riscontro nella realtà, è l’unica garanzia per queste famiglie di poter vivere con dignità.

 

Lucia Mango, Segreteria Nazionale PCI, resp. Lavoro
Oreste della Posta, Segretario Regionale PCI Lazio

 

 

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Valle del Sacco. ReTuVaSa scrive al Ministro dell’Ambiente

fiumesacco cascatelle 350 260 minRetuvasa scrive al Ministro dell’Ambiente Costa per visionare la bozza di accordo del Programma Quadro SIN Bacino del fiume Sacco.

Di seguito, la lettera integrale, comprensiva dei destinatari a cui è rivolta, scritta da Retuvasa sulla questione ambientale locale:
All’att.ne di
Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare; c. Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio; Virginia Raggi, Sindaco Città Metropolitana di Roma Capitale; Antonio Pompeo, Presidente Provincia di Frosinone.
Ai Sindaci dei Comuni del SIN “Bacino del fiume Sacco”: al Comune di Anagni; al Comune di Arce; al Comune di Artena; al Comune di Castro dei Volsci; al Comune di Ceccano; al Comune di Ceprano; al Comune di Colleferro; al Comune di Falvaterra; al Comune di Ferentino; al Comune di Frosinone; al Comune di Gavignano; al Comune di Morolo; al Comune di Paliano; al Comune di Patrica; al Comune di Pofi; al Comune di Segni; al Comune di Sgurgola; al Comune di Supino; al Comune di Valmontone.

 

Oggetto: richiesta di visione bozza Accordo di Programma Quadro SIN “Bacino del fiume Sacco”.


Gent.mo Ministro Sergio Costa,
Le scriviamo dalla valle del Sacco che la quale Lei ha risposto alle richieste dei cittadini nei mesi scorsi con un intervento immediato e della quale sono ben note le vicissitudini ambientali.
Come Lei ben sa nel novembre 2016 il suo dicastero ha emanato il decreto di ri-perimetrazione del SIN, complesso nella sua conformazione sviluppato su circa 50km di fiume, che interessa 19 Comuni, 7.300 ettari circa di suolo tra cui molti terreni agricoli, 79 aziende, 220.000 abitanti circa, fondi a disposizione ad oggi per gli interventi 53,6mln di euro.
Durante il percorso di ridefinizione della perimetrazione vogliamo sottolineare una importante apertura verso il nostro territorio da parte del Ministero e della Regione che si è evidenziata con una partecipazione importante alle Conferenze di Servizi, diversamente dal passato.
Ora ci troviamo nuovamente in un momento topico per il nostro futuro, quello della definizione degli Enti e della programmazione per quanto riguarda la bonifica del nostro SIN.
Nell’incontro del 20 gennaio scorso presso il palazzo della Provincia di Frosinone, presenti funzionari del Ministero dell’Ambiente, della regione Lazio, Amministratori di Comuni della valle del Sacco, Comitati e Associazioni, è stata unanime la richiesta di poter visionare prima della stesura definitiva con firma, l’Accordo di Programma Quadro per la bonifica del nostro SIN, per il quale abbiamo atteso più di due anni.
Siamo venuti a conoscenza che il testo preparato dagli uffici preposti della regione Lazio è stato inviato al Ministero, pertanto siamo di nuovo qui a richiederLe di sottoporlo agli enti interessati e alle Associazioni e Comitati che hanno dimostrato il loro interesse per la situazione in oggetto, prima della stesura definitiva con firma.
Sono anni che attendiamo il ripristino ambientale del nostri territorio, alcuni giorni in più per la firma dell’Accordo di Programma Quadro non dovrebbe comportare gravità rilevanti.
Fiduciosi dell’accoglimento della nostra richiesta porgiamo cordiali saluti.

 

Redazione 26 febbraio 2019

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Il Prof Santulli scrive un appello al nuovo Prefetto

Rifiuti Superstrada 350 260 mindi Michele Santulli (riceviamo e pubblichiamo) - La superstrada Sora-FR-casello autostrada, solo da qualche mese è stata fornita delle targhe chilometriche di Legge: limite di 90 Km: per venti-trentanni la velocità era di 80, consigliata. Ma la peculiarità, oggi più che mai, è un’altra: alle rampe di ingresso si legge, da sempre: ”SR ex SS 214, Tipo C, art 2 CdS” .

Il lettore curioso che va a leggere questo art.2 tipo C del Codice della Strada, trova scritto: “strada ad unica carreggiata con almeno una corsia per senso di marcia e banchine” e crede di avere le traveggole: infatti si sta descrivendo una strada normale quale la Mària o la Casilina o la superstrada Sora-Atina- Cassino, ad una sola carreggiata e con due sensi di marcia, laddove la strada Sora-FR-casello autostrada, ha tutte le caratteristiche del tipo B cioè di una “strada a carreggiate indipendenti o separata da spartitraffico invalicabile con almeno due corsie di marcia….” e il limite di velocità è di Km/h 110 per la B e di Km/h 90 per la C, quindi ci si chiede: come mai, per esempio, la superstrada Aurelia -che evidenzia intersezioni a raso, non ha la rete di protezione lungo il percorso… - prevede 110 Km/h e quella Sora-FR-casello autostrada, le cui intersezioni sono regolari e cioè non a raso e con la rete di protezione lungo tutto il percorso …registra un limite di 90?

Chi mai ha scritto che va equiparata assurdamente al tipo C? Anche in tale illogica situazione nessuno è mai intervenuto: certamente la ragione non può essere perché il percorso è spesso accidentato a causa dei giunti sfasati e sgangherati sui viadotti o a causa del sovente degradato manto stradale o a causa dei selvaggi che gettano i loro sacchetti di immondizia in giro, senza menzionare la vegetazione spontanea che inizia ad invadere la sede stradale in più tratti.

Sempre in merito, il Signor Prefetto è chiamato anche ad intervenire sulla effettiva e fattiva percorribilità almeno del tratto della superstrada Atina-Cassino che evidenzia, incredibile, uno spartitraffico a doppia linea dagli inizi alla fine. E tale soluzione è tutt’altro che risolutiva degli incidenti: lo è solo, di sicuro, al fine della facilità dell’elevazione di eventuali multe da parte di pattuglie in agguato! Perché non realizzare dei sensi di marcia, alternati, a tre corsie? A che cosa servono quelle banchine inutilizzate ed inutilizzabili? Si ricorda che la analoga superstrada Venafro-Isernia connota, da sempre, a tratti, tre sensi di marcia, con soddisfazione di tutti gli automobilisti e soprattutto per veritiera maggior sicurezza.

Più volte è stato sollecitato il Prefetto a prendere posizione sui due decreti prefettizi del 2.8.2007 e del 20.11.2013 concernenti la istituzione dei cosiddetti autoveloxAutovelox 350 260 min in provincia e ne abbiamo evidenziato la difformità dalle Leggi istitutive. Nel frattempo ne sono stati eliminati molti, restandone in funzione cinque o sei che hanno la sola funzione incontrovertibile e incontestabile e difforme dallo spirito del Legislatore, di arricchire le rispettive amministrazioni comunali e di diseducare vieppiù gli automobilisti, per i quali trasgredire ai limiti diventa normale e perfino gratificante una volta evitata la trappola dell’autovelox! In particolare abbiamo attirato l’attenzione sui due autovelox di Belmonte Castello, sostanzialmente fuori Legge -hanno reso miliardi in lire, oggi milioni in Euro- ma che godono, inspiegabilmente, stando ai fatti, a nostro avviso, di particolare attenzione da parte dei controllori.

La Prefettura in ogni provincia rappresenta la solennità dello Stato, in ogni aspetto e come tale ha la diretta e piena responsabilità di tutti gli accadimenti e situazioni: alludiamo essenzialmente, passando ad altro argomento, al rispetto dell'art.51 della Costituzione laddove prescrive: “Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro”, ciò significa che le cariche pubbliche (senatori, deputati, consiglieri ecc.) possono essere occupate solo da cittadini impegnati professionalmente e attivamente i quali per un certo periodo limitato, vogliono dedicarsi al bene pubblico, magari gratuitamente: cioè, sempre se la lingua italiana è uguale per tutti, che alle cariche pubbliche non hanno diritto di accedere galoppini di partito e portaborse, figli di papà, sfaccendati, eterni studenti, avventurieri, veri e propri falliti, disoccupati, nullafacenti, ecc. Infatti “funzioni elettive” e “posto di lavoro ” sono un tutt’uno, sono imprescindibili, l’una è la condizione dell’altra!! Di conseguenza non è previsto il politico di professione, quindi non è previsto vitalizio, buonuscita, privilegi vari, ecc. una volta terminato per propria decisione l’impegno politico. Si assiste, al contrario, perfino alla presenza di mantenute e amiche di autentici capibastone, alla presenza di avventurieri, nullafacenti, assaltatori della pubblica diligenza, soprattutto nei Comuni, nella Regione, e altre pubbliche amministrazioni e i risultati sono le malversazioni, la corruzione, i disastri amministrativi, ambientali, paesaggistici, morali, senza menzionare gli incredibili privilegi che di comune accordo si riconoscono e si concedono, a beffa della comunità: nefasto il degrado amministrativo.

E’ in questo momento della divaricazione tra il dettato costituzionale e la perniciosa realtà, senza ricordare la ‘disciplina’ e l’ 'onore’ di cui pure la Costituzione parla, che si innesta il punto critico: chi è abilitato a verificare che le candidature alle cariche elettive rispondano ai requisiti di Legge? Come è stato possibile che col tempo la carica elettiva sia divenuta normale appannaggio di autentici predoni e malversatori o di semplici parassiti? Chi è venuto meno alla verifica e al controllo preliminari, con enorme e irreversibile danno per la collettività? La Prefettura è l’Ultima istanza, cioè quella definitiva e determinante, lo scaricabarile non è previsto. Guardandosi attorno si deduce che fino ad oggi l’occhio dello Stato, la Prefettura, è stato affetto da cataratta.

 

 

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Frusone scrive ai sindaci “Difesa in aiuto dei Comuni”

M5S logo min - «La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’elenco dei militari in ausiliaria, personale che può essere impiegato presso Comuni, Regioni e Pubbliche Amministrazioni, senza alcun costo aggiuntivo per gli Enti Locali – dichiara il deputato del MoVimento 5 Stelle Luca Frusone – è un notevole passo in avanti per affermare un modello di Difesa che sappia integrare le esigenze della sicurezza nazionale con la salvaguardia dei territori e la tutela delle comunità per scopi non militari».

L’istituto dell’ausiliaria è il periodo transitorio durante il quale il militare, in occasione della cessazione del rapporto permanente di impiego e, in alternativa, al congedo in riserva, può essere richiamato dalla Pubblica Amministrazione della sua provincia di residenza per un periodo di cinque anni. L’istituto non ha origini recenti, ma – rileva il deputato pentastellato – «gli Enti Locali hanno usufruito pochissimo di questa possibilità perché non erano mai state pubblicate leLucaFrusone 3 350 260 liste con i nominativi e quindi diventava difficile per un Comune poter richiedere un aiuto a costo zero. Dal 2015 ho iniziato insieme ad altri colleghi questo lavoro per rendere pubblici i nominativi e a seguito dell’insediamento del Ministro Trenta ho lavorato con il suo Gabinetto per portare a termine il percorso».

«La valorizzazione e l’impiego efficace delle competenze acquisite dalle nostre forze armate – conclude Frusone – costituiscono un utile strumento per migliorare la qualità dei servizi delle pubbliche amministrazioni e della vita dei cittadini; una vera boccata d’ossigeno se pensiamo a quanto siano indispensabili professionisti qualificati che abbiano modo di mettere a posto, ad esempio, i piani di emergenza per le pubbliche calamità facendolo anche a costo zero. Ho provveduto a contattare i sindaci della nostra provincia: il ricorso al personale della Difesa in ausiliaria può essere un piccolo ma significativo aiuto per i primi cittadini ciociari nella gestione dei beni comuni».

 

 

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Anagni scrive a Zingaretti e Macchitella

Anagni Ospedale 350 260Il Comitato “Salviamo l’ Ospedale di Anagni” - Lettera aperta al Commissario straordinario della ASL di Frosinone e al Presidente Zingaretti.

La chiusura del Punto di Primo Intervento, presso l'ex Ospedale di Anagni, deliberata in data 25 giugno 2018 dall’ Azienda ASL e firmata dal Commissario Luigi Macchitella con i pareri favorevoli del Direttore Amministrativo Vincenzo Brusca e del Direttore sanitario Eleuterio D’Ambrosio, segna un ulteriore aggravamento della situazione sanitaria di Anagni e dei Comuni limitrofi e sancisce, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, l’inaffidabilità delle dichiarazioni rilasciate da Macchitella all’ex sindaco Bassetta sul mantenimento dell’attività del Punto di Primo Intervento.
Ma, cosa ancora più grave, questa decisione evidenzia il disprezzo delle indicazioni contenute nell’Atto Aziendale 2017 che stabilisce la presenza nella provincia di tre poli ospedalieri, tra i quali quello di Frosinone, Anagni e Alatri.
Come dire che lorsi gnori non temono nemmeno di smentire se stessi, approvano e rinnegano documenti di programmazione, come l’Atto Aziendale, che ha valore di legge.
I motivi di queste decisioni sfuggono non soltanto alla logica comune ma ad ogni visione di pianificazione organizzativa di un’Azienda pubblica che miri all’efficiente funzionamento della Sanità territoriale che, invece, si vuole degradare e smantellare con manovre incomprensibili per il semplice buon senso e con decisioni ispirate spesso da motivi politici e campanilistici, che contrastano con l’ obiettivo della presenza degli indispensabili servizi sanitari nel territorio.

Grandi responsabilità ha anche e soprattutto la Regione, alla quale si chiede con forza di intervenire per “spoliticizzare” le ASL e ripristinare livelli di Sanità conformi a quelli nazionali.
Se fosse necessaria una prova tangibile dell’obiettivo declassamento perseguito per lasciar morire ogni forma di assistenza sanitaria pubblica ad Anagni e nel territorio, questa prova è palesemente rintracciabile nel funzionamento a scartamento ridotto che penalizza l’utilizzo del Mammografo ad alta tecnologia per la prevenzione e la diagnosi precoce del tumore della mammella, disponibile nel nostro ex-Ospedale, ma privo del personale necessario per la sua regolare operatività.

Ai cittadini va ricordato che questa apparecchiatura è stata acquistata da BancAnagni, con il contributo dell’ azienda Boccadamo, di privati cittadini e del Comune di Anagni.

Va ricordato, altresì, che in molte occasioni i responsabili politici della Sanità locale e regionale hanno parlato e straparlato dell’importante problema della prevenzione, con toni di propaganda e nessun fatto concreto se non l’apertura di risibili ed inutili strutture, pagate con i soldi dei contribuenti.

Ora Anagni ha il nuovo Sindaco, Daniele Natalia, che ha ribadito il suo impegno prioritario per restituire ai cittadini un servizio sanitario per l’urgenza e l’emergenza che dia nella riapertura del Pronto Soccorso, un segnale qualificante di un’autentica svolta politica e amministrativa.
Per il raggiungimento di questo obiettivo il Sindaco deve puntare sul coordinamento dei sindaci del territorio per concordare con urgenza una proposta da portare ai vertici aziendali e regionali.

Natalia potrà contare con certezza sul consenso compatto degli anagnini, che lo attendono alla prova dei fatti.

Il Comitato “Salviamo l’ Ospedale di Anagni”

Anagni, 28 giugno 2018

Per info telefonare al n.: 3930723990.
mail: .
Per aggiornamenti: www.anagniviva.org
www.dirittoallasalute.com
http://anagniscuolafutura.blogspot.it/

Comunicato stampa del giorno 28 giugno 2018

 

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