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La scuola del futuro

AMBIENTE

Corso per insegnanti ed educatori dal 27 al 29 agosto presso l’Oasi di Cavoretto (TO) oppure online

CasaComune Gruppo Abele.LadudatoSi LaudatoQUI minLa scuola per il futuro, corso di educazione ambientale
Casacomune propone la seconda edizione di una formazione per insegnanti ed educatori su cambiamenti climatici, biodiversità, conflitti ambientali, cibo e salute. Si offriranno spunti di riflessione su stili di vita e di azione incontrando testimoni di esperienze virtuose o di impegno collettivo.
1 agosto 2021

Premessa

La scuola, da sempre elemento debole del sistema pubblico italiano, è stata particolarmente colpita dai provvedimenti di emergenza presi per arginare la pandemia. Gli studenti stanno vivendo un vero e proprio shock esistenziale: per molti mesi hanno vissuto la sospensione delle loro attività quotidiane “in presenza” (scolastiche, ricreative, sportive e di volontariato, in sostanza, di buona parte della loro vita di giovani) e soprattutto, un inedito spostamento dal reale al digitale delle loro relazioni tra coetanei e con le figure educative di riferimento.
È indispensabile che gli educatori, gli insegnanti e le figure “guida” sappiano raccogliere il disorientamento degli studenti – a volte, un vero e proprio malessere – offrendo loro gli strumenti e i percorsi esperienziali per rielaborare in maniera vantaggiosa il trauma collettivo che hanno vissuto nella solitudine del distanziamento sociale. Occorrono strumenti e percorsi pedagogici e, soprattutto, contenuti di riflessione che possano essere riconosciuti dagli studenti per la loro importanza esistenziale, in maniera da sollecitare il loro impegno individuale e di gruppo, superando le sensazioni di ansia, apatia e impotenza verso il futuro.Educazione ambientale
Le minacce che riguardano la Terra, la casa comune di tutti gli esseri viventi, hanno dimostrato di essere al centro dell’interesse di moltissimi giovani che ne riconoscono la portata decisiva per il proprio futuro. I giovani vedono i segnali di uno squilibrio di origine antropica che mette in grave pericolo la sopravvivenza di molte specie vegetali e animali, e che perpetua condizioni di marginalità, povertà e insalubrità per molte persone e comunità. Anche la diffusione di molte patologie ed epidemie non sono estranee al modo in cui siamo in relazione con la Terra.
Comprendere e saper trasmettere l’intima relazione tra gli esseri viventi, gli ecosistemi e le società umane è il primo passo per il cambiamento necessario attraverso un cammino educativo che coinvolga adulti e giovani per trovare altri modi di intendere il progresso tali da mettere al centro il valore insostituibile di ogni essere vivente, respingendo la cultura dello scarto di cose e persone.

Contenuti

Casacomune propone la seconda edizione di una formazione specifica per insegnanti ed educatori che intende divenire un appuntamento annuale stabile dedicato all’interdipendenza tra i fenomeni che viviamo: dai cambiamenti climatici alla perdita di biodiversità, dalla insostenibile produzione e distribuzione del cibo ai connessi fenomeni delle migrazioni e dei conflitti ambientali lontani e vicini, fino alle conseguenze sulla nostra salute.

Si offriranno anche spunti di riflessione su stili di vita e di azione atti a far fronte a tutto questo, incontrando testimoni di esperienze virtuose o di impegno collettivo. Saranno indicati e messi a disposizione materiali (dispense, bibliografie, sitografie) e strumenti, anche digitali, utili per il lavoro didattico, con riferimento particolare alle ore di educazione civica (Legge 92/2019) e si cercherà lo scambio interattivo su esperienze significative. Casa Comune

Il corso è riconosciuto dal MIUR. Clicca qui per il programma del corso e per effettuare le iscrizioni.

Parole chiave: #ecodidattica

 

 

 

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Ceccano studenti scioperano per scuola e salute

Studenti e Covid 19

Studenti protestano e scioperano: vogliono chiarezza sulle scelte per scuola e salute

di Valentino Bettinelli
LiceoCeccano vogliamocertezzeLunedì 11 gennaio 2021: gli studenti protestano e scioperano per chiedere chiarezza sulle decisioni adottate sulla scuola. Una giornata che era stata annunciata dalla Rete degli Studenti Medi già da qualche giorno e che ha visto coinvolti tanti istituti della provincia. Anche il Liceo Scientifico e Linguistico di Ceccano ha aderito all’agitazione studentesca, organizzando una manifestazione nei pressi dell’istituto stesso, nel rispetto delle norme anti-covid e con proposte serie e decise sulla ripartenza della didattica in presenza, che era inizialmente prevista per lunedì 11, poi slittata al prossimo 18 gennaio, come ordinato dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

A far discutere, i provvedimenti adottati dal Prefetto Portelli sulla nuova scansione oraria, che prevederà due diverse fasce per le scuole: per i bienni lezioni dalle 8 alle 13. Gli studenti del triennio entreranno alle 10, per uscire da scuola alle 15. Un orario che causa non pochi problemi a chi è costretto a spostarsi dal proprio comune per studiare, e che, secondo gli studenti, “creerà problematiche per noi e le nostre famiglie, costrette a dover far fronte a scansioni orarie scomode e fonte di grandi disagi”. Ad agitare i ragazzi anche “l’impossibilità di coltivare le nostre aspirazioni e i nostri talenti, considerando la necessità di mettere al centro lo studio scolastico. Un orario che vedrà tanti di noi rientrare a casa molto tardi, non potendo così affrontare altre discipline oltre la scuola”. Un’ osservazione legittima da parte di una generazione che si appresta ad entrare nella società degli adulti e che vuole formarsi anche a livello sociale, oltre che didattico.

Le istanze avanzate dai rappresentanti riguardano, in particolar modo, l’impossibilità di entrare nel dibattito decisionale e le poche notizie fornite. “Denunciamo una quasi totale esclusione dai processi di elaborazione e lamentiamo una carente informazione in merito. Chiediamo fortemente di rientrare a scuola, ma pretendiamo che questo avvenga con chiarezza e con una didattica in presenza reale, non con un sistema misto che poco si confà ad una didattica tradizionale”. Altro tema importante quello delle poche notizie sulla prossima maturità. Esame che tra pochi mesi riguarderà tanti di loro, ma che ancora non gode di giusta attenzione.

Le ragazze e i ragazzi presenti hanno manifestato in silenzio, esponendo una serie di cartelli, tra i quali spicca uno che recita “Priorità alla scuola”. Una priorità che vivono come una vere e propria urgenza e per la quale chiedono un intervento concreto da parte delle istituzioni. Ci troviamo di fronte ad una popolazione studentesca cosciente e che sa avanzare proposte serie, senza lasciare spazio a dibattiti poco costruttivi. La mattinata di lunedì 11 gennaio è stata una giornata di civile protesta a Ceccano, come nel resto della provincia, nel segno della scuola e del diritto allo studio che gli studenti rivendicano con forza.
Ora più che mai c’è bisogno di rimettere al centro la scuola. Istruzione che deve diventare fulcro dell’agenda politica delle istituzioni, nazionali e locali. Un tema cardine per il presente e futuro della nostra società. Un futuro che si può costruire su basi forti e grazie a generazioni giovani preparate e pronte al confronto.

 

 

 

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Ancora critiche sulla Ministra Azzolina

 Cronache&Cronache

Una polemica con La Ministra Azzolina da parte di una ex 5S

di Antonella Necci
flora frate 350 minSul tema della riapertura delle scuole, l’ex deputata del Movimento 5 Stelle, Flora Frate, (prima espulsa dal M5S, passata al gruppo Misto e da fine novembre 2020 con Azione), attacca senza mezzi termini la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, in merito al rientro in classe, il 7 gennaio, degli studenti delle scuole superiori ma anche su altri punti della sua gestione ministeriale come il concorso straordinario indetto in piena pandemia e poi sospeso e la situazione riguardante i docenti precari.

«Il Ministro dell’Istruzione – scrive Flora Frate – ospite di Lucia Annunziata a ‘Mezz’ora in più’, ci propina il solito estenuante monologo senza contraddittorio. Una sfilza a raffica di banalità, paternalismo, autobiografia ossessiva, chiacchiere vuote senza un minimo di consapevolezza sullo stato reale in cui versa la scuola italiana.»
È continua:
«Non una parola sulle migliaia di studenti scomparsi dalla Didattica a distanza – prosegue l’ex M5S, sul fallimento dei banchi a rotelle accatastati negli sgabuzzini (quelli che sono arrivati), su un concorso indetto in piena pandemia poi sospeso, sui docenti precari senza alcuna soluzione politica adeguata e su un sistema di GPS folle e scriteriato.
I fatti, insomma.
E come sempre le responsabilità, gli errori e le scelte sono di tutti tranne che del ministero stesso. L’annuncio solenne della riapertura delle scuole il 7 gennaio è simile ai tanti altri falliti poi miseramente. Il disastro, guardando al passato recente, è dietro l’angolo.»

Parole dure, alle quali il web ha risposto solo censurando tali dichiarazioni, senza che la ministra rispondesse. Il suo silenzio vorrebbe essere considerato un affronto inutile e dannoso alla sua immagine, se non fosse che le parole della deputata Flora Frate, napoletana, docente precaria di Storia e Filosofia, nascondono una verità ineluttabile. La sua stessa condizione di precaria non può non essere considerata.
Del resto la stessa ministra, docente di sostegno poi inserita nelle ultime graduatorie del concorso a dirigente scolastico del 2017, sa bene di cosa si parla quando si enuncia la parola "precario".

Ma ciò che svilisce ancora di più il ministero della pubblica istruzione è l'avvicendamento, come avevamo già annotato in tempi non sospetti e pre-Covid, (fine dicembre 2019, all'indomani delle dimissioni del ministro Fioramonti), è la scarsa, per non dire nulla, competenza in materia di gestione di un patrimonio così sacro ed importante come la cultura. Del resto questa ministra, classe 1986, cresciuta a pane e soubrettine delle reti Mediaset, ben ricalca lo schema delle simil-politiche finora avvicendatesi nei vari dicasteri di potere.

Spacciare per acume e successo politico lo spreco di denari per l'acquisto dei banchi con rotelle (che gli alunni delle scuole non ancora rifornite in tal senso aspettano con ansia per avviare il campionato d'istituto di corsa nel corridoio di banchi comandati), ma non per l'acquisto di termoscanner e per l'infermeria scolastica con personale medico e paramedico, la dice lunga sulla necessaria incompetenza del ministro della pubblica istruzione. L'istruzione è per paesi civili, cosa che non riguarda l'Italia, dove l'insegnamento dell'educazione civica viene affidato ai docenti di educazione fisica, in primis, ma non alla figura ormai scomparsa del docente di diritto. Troppo pericoloso. Meglio qualcuno giuridicamente più incompetente. Ovviamente l'insegnamento di una materia extra non viene computato sullo stipendio dei docenti. Così imparano ad avermi maltrattato, considerandomi una nullità quando stavo sul sostegno. Vero ministra?

Non saper vedere l'iniquità dei banchi con rotelle, fa capire quanto poco la ministra abbia frequentato le aule scolastiche, al contrario della deputata Frate, che sa bene le conseguenze del mettere in mano ad adolescenti simili "giocattoli!"

 

 

 

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Cgil ai Ministri Azzolina e Speranza

Sindacati

Interventi necessari per la riapertura della scuola in presenza

FLC Cgil Cgil 370 min

Roma, 2 dicembre 2020
Prot. n. 346/2020 flcgil FS-stm

All’On. Lucia Azzolina Ministra dell’Istruzione

All’On. Roberto Speranza Ministro della Salute

ll.ss.

Gentilissimi Ministri,

scriviamo a voi quali responsabili politici preposti alla tutela di due fondamentali diritti dei cittadini del nostro Paese: istruzione e salute.
L’attuale fase di espansione del contagio sta travolgendo, purtroppo, il funzionamento delle nostre scuole nonostante i protocolli d’intesa tra Governo e Organizzazioni Sindacali per la ripresa delle attività formative, a partire da settembre, in sicurezza e in presenza.
Come CGIL abbiamo espresso, da mesi, l’assoluta necessità di garantire l’attività in presenza, quale elemento ineludibile della relazione educativa e del rapporto insegnamento- apprendimento.

L’incredibile sforzo compiuto della scuola militante - quella fatta di lavoratrici e lavoratori che con un lavoro incredibile fin dall’estate hanno operato, giorno per giorno, per adeguare gli ambienti educativi all’accoglienza degli studenti secondo i protocolli individuati dal CTS – rischia, di essere vanificato per le seguenti ragioni.
Innanzitutto abbiamo assistito all’incapacità di tenuta del sistema sanitario nelle regioni in termini di risorse, di tracciamento dei contagi e di tempestività di intervento.

Il quadro è poi peggiorato per le gravi omissioni riguardo al rafforzamento o alla costituzione di un trasporto scolastico dedicato.
Infine si è registrato il disordine istituzionale del sistema delle autonomie del nostro Paese che - complice la mancanza di un centro di coordinamento sia a livello nazionale che regionale, sia la mancanza di rispetto dell’autonomia scolastica e spesso didattica – ha favorito in alcune Regioni discutibili interventi fuori del proprio perimetro di competenza in tema di didattica a distanza.
Tutto ciò ha reso un rebus irrisolvibile la conciliazione del diritto all’istruzione con il diritto alla salute e alla sicurezza sul posto di lavoro.
Al crescere dei casi di contagio nelle scuole – inserite, ormai, anch’esse nella classifica INAIL sui settori lavorativi soggetti agli infortuni sul lavoro - parimenti va aumentando la preoccupazione dei lavoratori e delle famiglie.
Ecco, di seguito, alcuni punti di forte criticità su cui si deve rapidamente intervenire:

- CONDIVISIONE DATI. A oggi non esistono dati precisi sui contagi nelle varie regioni che permettano di giustificare le scelte differenziate per ciascuna regione. Se non si conoscono con precisione dati e numeri dei contagi allora diventa complicata l’adozione di interventi adeguati sia sulla sicurezza che sulla prevenzione. Occorre anche sapere come sono stati spesi e utilizzati i soldi rispetto all’acquisto dei materiali necessari

(mascherine di tutti i tipi, dispositivi vari di sicurezza, ecc.). Occorre, infine, un monitoraggio permanente sull’evoluzione della pandemia nelle scuole.

- TAVOLI PERMANENTI LOCALI SULLA SICUREZZA. Devono essere previsti e regolarmente convocati, vissuti e praticati nei vari territori per tutte le scuole di ogni ordine e grado individuando un centro di coordinamento e monitoraggio.

- MEDICINA DEL TERRITORIO. Occorrono investimenti per permettere alle strutture sanitarie di supportare il lavoro delle scuole. Personale medico e sanitario deve essere strutturalmente dedicato per attività di consulenza immediata su situazioni sintomatologiche da discriminare. Nella scuola qualsiasi segnale di malessere viene ricondotto al covid, un supporto può aiutare a riconoscere le situazioni più tranquille, soprattutto con gli alunni più piccoli. La presenza di personale competente contribuisce anche a tenere il clima delle scuole più sereno.

- PERSONALE DOCENTE, DIRIGENTE, EDUCATIVO E ATA IN SICUREZZA. La tutela della salute del personale è fondamentale. Va tenuto presente che il personale della scuola è fortemente esposto ai pericoli di contagio, per cui, oltre alle misure successivamente esposte, deve essere prevista da subito la precedenza, dopo il personale medico e sanitario, per essere sottoposto alla vaccinazione non appena essa sarà disponibile.

- DISPOSITIVI DI SICUREZZA. In questa situazione devono essere forniti i dispositivi che servono per permettere al personale di lavorare in sicurezza: mascherine di varia complessità, visiere, guanti, camici, ecc. devono essere sempre garantiti in misura sufficiente a coprire il fabbisogno in base alle prescrizioni del MC e a ciò che è stato definito nel DVR e con particolare riguardo nei settori della scuola (come l’infanzia) dove le condizioni di lavoro sono più problematiche.

- EFFETTUAZIONE TAMPONI. A oggi il personale della scuola che necessita di tamponi ed accertamenti non ha una corsia riservata di verifica. Vista la forte situazione di pressione sulle strutture sanitarie le risposte ai tamponi arrivano ben oltre le ordinarie 48h. Ciò comporta che il personale scolastico in isolamento fiduciario può lavorare a distanza, ma a scuola, occorrono supplenti o personale in presenza. Più lungo è l’accertamento più complessa è la risposta organizzativa della scuola, che in questa fase fatica a trovare i supplenti. Quello che occorre è il coinvolgimento del personale in “salute” e un canale riservato al personale della scuola per permettere una programmazione certa: le Regioni devono dire se sono in grado di dare queste risposte altrimenti la protezione civile può svolgere quel ruolo, in una fase di emergenza. In questo contesto la qualità e la celerità del “tracciamento” sono fondamentali.

- TRASPORTO PUBBLICO. È innegabile che i limiti del trasporto in questa fase siano tra le cause principali del contagio. Non sono stati fatti investimenti significativi e, soprattutto nella secondaria di secondo grado, il trasporto degli alunni è rimasto promiscuo con tutte le altre persone e, per giunta, senza significative differenziazioni nell’orario scolastico di ingresso e di uscita. Non sono stati attuati particolari piani territoriali di gestione dei trasporti, questa situazione deve trovare una risposta improrogabile in fase di riprogrammazione della riapertura del secondo grado. Soprattutto nelle aree metropolitane, lo studio dei dati, frutto di una raccolta di risposte ad apposite check list, possono permettere la programmazione degli interventi necessari per garantire la differenziazione degli orari e l’utilizzo di mezzi dedicati e adibiti a scuolabus.

- RIDUZIONE DEL NUMERO DI ALUNNI PER CLASSE. La legge di bilancio 2021 in discussione in questi giorni in Parlamento deve stanziare cospicue risorse finalizzate alla cancellazione delle norme che ancora oggi consentono di costituire classi con un numero eccessivo di studenti. Per noi non più di 20 alunni per classe, che devono essere ulteriormente ridotti in presenza di alunni con disabilità e/o nelle situazioni a rischio dispersione e/o nelle aree a rischio. Naturalmente occorre mettere mano da subito al reperimento di nuovi edifici scolastici. Questa richiesta è ancor più necessaria per tentare di riparare al danno subito dagli studenti durante il lockdown.

- PRECARIATO E SISTEMI DI RECLUTAMENTO. Il numero dei lavoratori precari della scuola quest’anno non ha alcun precedente nella storia della Repubblica. È sempre più complicato reperire supplenti in ampie zone del Paese, mentre i pensionamenti aumentano ogni anno vertiginosamente. La situazione è ormai insostenibile. Occorre urgentemente prevedere meccanismi di forte semplificazione nelle assunzioni e continuità delle procedure di reclutamento. Il diritto a una istruzione di qualità è sempre più messo in discussione, non solo dalla pandemia, ma da scelte politiche sbagliate e lontane dai bisogni della scuola reale.

- DIMENSIONAMENTO SCOLASTICO E PROGRAMMAZIONE DELL’OFFERTA FORMATIVA. Occorre eliminare le norme che consentono la costituzione di scuole con un numero spropositato di plessi. La costituzione di scuole di dimensioni più ridotte favorisce una maggiore cooperazione e l’erogazione di un’offerta formativa omogenea e rispondente ai reali bisogni delle studentesse e degli studenti.

- DISORDINE ISTITUZIONALE IN TEMA DI ISTRUZIONE. Va riaffermato e preteso che le Regioni e gli Enti locali non intervengano in alcun modo su aspetti di natura didattica che competono alle singole istituzioni scolastiche e al ministero dell’istruzione, a cominciare dalla indicazione di potersi sottrarre alla didattica in presenza senza obbligo di giustificazione dell'assenza come accade in qualche Regione. Pertanto si rende necessario istituire da subito una sede di coordinamento fra tutti i soggetti istituzionali responsabili.

Risultano pertanto indifferibili interventi tempestivi già nella prossima Legge di Bilancio per garantire gruppi classe effettivamente ridotti e l’aggiornamento dei protocolli di sicurezza sottoscritti nei mesi scorsi, non più sufficienti ad affrontare l’emergenza in corso.
Ribadiamo, infine, con chiarezza che questa Organizzazione Sindacale, nel proprio ruolo di garante delle migliori condizioni di esercizio del diritto allo studio e alla salute, continuerà a collaborare per la riapertura delle scuole e per il ritorno alla didattica in presenza, ma solo se saranno assicurate adeguate garanzie di sicurezza e valide misure di prevenzione per la salute e l’incolumità di studenti e lavoratori.
In attesa di un positivo riscontro, anche al fine di ulteriori approfondimenti sulle problematiche sopra descritte, inviamo cordiali saluti.

Il Segretario generale FLC CGIL Francesco Sinopoli La Segretaria Confederale CGIL Rossana Dettori

 

 

 

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Scuola di umanità

Cronache e Commenti

La scuola, grazie alla sensibilità dei suoi insegnanti migliori, è strumento potente di educazione ai valori di umana solidarietà e di civismo

di Aldo Pirone
GiardinoYaguineKoita e FodèTounkara 360 minIeri ho avuto una bella sorpresa. Verso l’ora di pranzo ho visto una classe di ragazzetti della prima media che attorniavano il cippo che, credo, il VII Municipio ha fatto mettere nel giardinetto di Piazza Salvatore Galgano - zona Lamaro di Cinecittà – a spiegazione e memoria di chi erano Yaguine Koita e Fodè Tounkara cui il medesimo giardino è intitolato. Un insegnante stava spiegando loro la vicenda dolorosa dei due giovani guineani di quattordici e quindici anni che pur di venire in Europa morirono congelati nel carrello di un aereo - partito da Konakry e sbarcato a Bruxelles - dove si erano nascosti. Il professore stava leggendo la lettera che fu trovata in tasca di Yaguine e Fodè, rivolta alle “Loro eccellenze i signori membri e responsabili dell'Europa” che chiedeva aiuto per la loro terra “è alla vostra solidarietà e alla vostra gentilezza che noi gridiamo aiuto in Africa. Aiutateci, soffriamo enormemente in Africa, aiutateci, abbiamo dei problemi e i bambini non hanno diritti”.

Mi sono allontanato subito per non disturbare la lezione di umanità che l’insegnante stava impartendo a questi nostri giovanissimi ragazzi. Non so, quindi, da quale scuola venissero. Ma sono stato felice di vedere come in questi tempi di tragica pandemia che fa rigurgitare orribili brutture animalesche in molte persone, la scuola possa essere, grazie alla sensibilità dei suoi insegnanti migliori, uno strumento potente per educare i nostri giovani a valori di umana solidarietà e di civismo.

Al tempo stesso mi sono rallegrato e ho provato un certo orgoglio perché quel giardino, che era una discarica, è potuto rinascere già da molti anni grazie all’impegno testardo di un operaio comunista: Agostino Medelina. E sia stato intitolato a quei due giovani immigrati africani grazie all’impegno di un'altra comunista tuttora molto in gamba: Teresa Vergalli che fu staffetta partigiana in Emilia. In questi anni l’area, seppur piccola, è diventata un’oasi di pace, quotidianamente vigilata e manutenuta da un comitato di cittadini volontari costituiti in comitato di gestione. E’ grazie al loro impegno civico se il giardino in questi quattordici anni, tanti ne sono passati dalla sua inaugurazione, è stato un punto d’incontro naturale e di socializzazione per anziani, badanti, lavoratori del vicino supermercato Pewex all’ora di mensa.

Vedere oggi quei ragazzi della prima media ascoltare attenti le parole di Yaguine e Fodé mi ha fatto riflettere ancora una volta su come i valori umani di solidarietà e fratellanza che impastarono anche la militanza di milioni di comunisti italiani, come Agostino Medelina e Teresa Vergalli, non siano morti e continuino a essere trasmessi per molte vie alle nuove generazioni.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Il rientro a scuola non è stato tanto normale

 Covid 19 e Scuola

 Una mamma: 2 figli, uno alla secondaria e uno all'università

di Rossana Germani
covid 19 a scuola 370 minRiporto la mia esperienza, che è il punto di vista di una mamma di un ragazzino della scuola secondaria di primo grado (la vecchia scuola media).

La scuola, in ottemperanza alle regole imposte dai DPCM, per regolare la convivenza degli alunni in classe, ha reso più flessibili gli orari d'ingresso e di uscita in modo che i ragazzi avessero un grande lasso di tempo per entrare e che la loro uscita fosse scaglionata per classi.

Tutto è stato pensato in funzione della prevenzione.
In classe, i professori tentano di far rispettare tutte le regole in materia di prevenzione; una di queste è tenere le finestre aperte per garantire il ricambio di aria, ma vivono comunque in un costante stato di paura. Un colpo di tosse, un naso soffiato ed ecco che la lezione non va avanti. Se un bambino mostra sintomi anche di un lieve malessere viene accompagnato nella sala "positivi" per garantire la sicurezza di tutti; a vigilare c'è la collaboratrice scolastica che attende la citofonata del genitore o chi per lui, chiamato a casa per recarsi a scuola a riprendere l’alunno. Ma capita che per un po' di tosse si debba stare a casa per troppi giorni, magari per una forma parainfluenzale non curata tempestivamente. E a quel punto senti forte la responsabilità di far sottoporre tuo figlio a un tampone, provocando altre assenze.

Nelle relazioni tra i bambini, poi, si instaura un rapporto “delicato e strano “, mentre molti si attengono alle regole, altri, quasi a dispetto, le violano. Questo genera inevitabilmente uno stato di conflittualità.
Ma la tensione non si registra solo tra i ragazzi, anche i genitori ne sono vittime. E così, quel gruppo WhatsApp "mamme di classe" creato da anni ufficialmente solo per le comunicazioni della rappresentante di classe e usato un tempo quasi esclusivamente per il buongiorno, per gli auguri, per le ricette e, perché no, anche per le battutine un po' piccanti - e già, non solo gli uomini le fanno - è diventato ora un gruppo di scambio di informazioni e addirittura di qualche screzio. Tutto ciò scaturisce sempre da divergenze di opinioni rispetto le misure di prevenzione e può capitare di imbattersi in incomprensioni, antipatie e scontri verbali. E il virus è sempre lì ad osservarci e a cercare la falla per insinuarsi. Spero vivamente che ognuno segua le raccomandazioni, i divieti e gli obblighi.

Ma io sono anche mamma di un ragazzo universitario, e la differenza la percepisco direttamente. Mio figlio resta a casa e segue, le rare volte che si svolgono, le lezioni a distanza. La sua è una facoltà che impone una frequenza è necessaria: le materie scientifiche, come la matematica, la fisica non sono certo opinabili e necessitano di spiegazioni ed esperimenti. La sua università ha optato per le lezioni in presenza solo per le matricole, per cui lui, lavorando esclusivamente da casa non ha opportunità di confronto coi suoi colleghi. Ma sono certa che se la caverà, perché è un ragazzo in gamba.

La pandemia non ha cambiato solo le nostre abitudini, ha cambiato anche il nostro modo di rapportarci con gli altri: siamo tutti più guardinghi ma anche più attenti, si spera. Niente più contatti. Stentiamo a riconoscerci con le mascherine, ci guardiamo negli occhi e ci sorridiamo con gli occhi a distanza ma ci sentiamo anche tutti più vicini sapendo di affrontare un unico nemico che riusciremo a sconfiggere solo se tutti seguiamo le regole e le raccomandazioni che ci vengono date.

Con il nuovo DPCM del 25 ottobre, in vigore dal 26, le restrizioni si fanno sempre più ferree e si sta continuando a preferire ed aumentare la didattica a distanza oltre che per le università anche per le “scuole superiori” per limitare gli assembramenti soprattutto dovuti agli spostamenti che tali scuole rendono necessari.

Continua, invece, in presenza, la didattica per la scuola primaria e secondaria di primo grado. Non so se sia un bene o un male. Io avrei preferito la DAD, perché temo che sia soltanto rimandata al successivo DPCM forse proprio già a fine novembre ma spero vivamente di sbagliarmi e che la curva epidemiologica scenda. Nella speranza di vedere scendere quei numeri, mi attengo alle nuove regole appena date sperando che tutti lo facciano, usando molto più che la “diligenza del buon padre di famiglia”.

 

 

 

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La scuola al tempo del Covid 19

Un'insegnante

A scuola ci si arrangia..ad arrangiarsi e trovare soluzioni sono gli insegnanti e i dirigenti

riapertura delle scuole e normative 380 min

Nadeia De Gasaperis intervista Serena Galella, insegnante di arte presso una scuola secondaria di primo grado della provincia di Latina, ci racconta le sue impressioni sulla organizzazione della emergenza sanitaria all’indomani della riapertura delle scuole. Il suo punto di vista è quello di una docente che si è appena trasferita nella provincia dove ha ricevuto l’incarico di docenza.

Quale è, secondo lei, la percezione esterna del “sistema scuola” in rapporto all’emergenza sanitaria?

Penso che tenendo conto delle cause di contagio, riscontrate soprattutto nelle mancate precauzioni adottate in famiglia e all’esterno, non si possa pensare, come accade diffusamente, di rintracciare “colpe” solo nella scuola. Fuori da scuola, sappiamo come i coetanei tendano a incontrarsi senza distanziamento e mascherine. Almeno fino alla loro obbligatorietà. Qui in provincia, le mascherine all’aperto erano obbligatorie già da prima dell’ultimo DPCM e ho sempre ritenuto che fosse scontato il loro uso in classi con più di venti persone.

La scuola presso la quale insegna quali misure ha adottato per garantire la sicurezza?

La scuola, anche la mia, ha dovuto adeguare gli spazi preesistenti per adeguarsi alle norme anti-covid, ma non dimentichiamo che le scuole sono spesso proprietà di enti locali o delle Province, dunque, proprio queste avrebbero dovuto predisporre spazi per creare nuove classi e garantire il distanziamento. Quello che è accaduto, invece, è che durante l’estate, le scuole si siano svuotate di ogni mobilia per creare nuovi spazi, percorsi, ingressi separati. Non si è avuto il tempo e la capacità di creare dei circuiti per il recupero dei materiali che potevano essere destinati anche ai cittadini bisognosi e/o interessati. Tutto il lavoro svolto in classe per dare valore al riciclo dei materiali e il riuso, per questioni ambientalistiche (tema che sembra importi solo ai giovanissimi che non hanno alcun ascolto) è sempre vanificato dall’esempio che non si riesce a dare, nel concreto. È stato inoltre necessario creare nuove corse per i trasporti dei pulmini. In un anno così complesso il Ministero avrebbe dovuto fare in modo di superare le ataviche difficoltà della scuola e predisporre tutto il personale necessario già nella prima settimana di settembre. I banchi, di cui si è tanto blaterato, erano l’ultimo dei problemi. Nella mia scuola, i ragazzi entrano tra le 8,20 e le 9,00. Questo, sebbene gli ingressi siano tre, non garantisce il regolare svolgimento delle lezioni alla prima ora.

Esiste un protocollo univoco di intervento?

Per garantire il tracciamento in caso contagio abbiamo un registro cartaceo in classe (che maneggiamo tutti dopo aver disinfettato le mani entrando in classe. Ogni classe è munita di dispenser). In totale abbiamo tre registri. Dobbiamo registrare ogni spostamento degli alunni, indicare orario di uscita e rientro in aula per andare ai servizi igienici. Questo, come può intuire, sottrae ancora altro tempo alla didattica.

Quali sono le paure dei docenti?

È naturale che, come accade diffusamente in tutto il mondo a tutti gli esseri umani, anche i prof siano preoccupati, impauriti, nonostante ciò non solo vengono a lavorare, si adoperano con tutte le precauzioni e di continuo ricordano ai ragazzi come comportarsi, ma sono costantemente esposti al rischio, anche per le diverse criticità riscontrate nell’applicare le linee guida e le continue circolari e indicazioni che si sono susseguite dall’estate fino ad oggi.

Quali sono queste criticità?

Per esempio, i docenti di sostegno sono quelli con più difficoltà, oltre quelli della scuola dell’infanzia, per ovvie ragioni. I ragazzi con disagi, non hanno l’obbligo di usare mascherine o hanno difficoltà e necessitano di presenza constante e ravvicinata nella maggioranza dei casi.
Come poteva essere affrontato a suo avviso l’anno scolastico in fase di emergenza? Cosa è mancato?
Quello che come in altre occasioni è mancato, a mio avviso, è stato il coordinamento tra istituzioni, Regione, enti locali, scuola e soprattutto una organizzazione del trasporto che garantisse la massima protezione dal rischio di contagio.
A scuola ci si arrangia come sempre, e ad arrangiarsi e trovare soluzioni sono gli insegnanti e i dirigenti, che lavorano senza sosta, in interminabili chat e in continue riunioni a distanza. Sono i prof che adeguano la lezione alla situazione reale, sia in classe che a casa. Già si pensa ad iniziare con la DAD (acronimo di “didattica a distanza”) per evitare di avere tutte le classi in presenza.
Sempre i docenti hanno rinunciato all’ora intera di lezione per andare incontro alle esigenze legate agli spostamenti. Recuperano il tempo mancante mettendosi a disposizione. Così alla fine di una settimana si arriva a tre ore di lezione perse! Questo recupero fa sì che si stia a scuola tutta la mattina anche quando non si è in orario. Praticamente dalla prima all’ultima ora quasi tutti i giorni.
I prof hanno una sala prof piccola per contenerli tutti e quindi quando devono fermarsi nell'ora di buco tra una lezione e l'altra o per restare a disposizione, non hanno neanche un posto dove lavorare, incontrarsi (che sarebbe fondamentale per un confronto) e sostare fisicamente.
Non hanno più armadietti personali o altri spazi dove mettere i propri materiali. Il cassetto della cassettiera della sala prof è nel corridoio e si può lasciare solo libri in uso costante. Io personalmente, che insegno arte e immagine vado a scuola carica come un mulo, borsa personale con il tablet per il registro elettronico, valigetta cose per disinfettare, visiera, mascherine nuove, a mie spese, e altro, valigetta per attrezzi personali per la pratica (pennelli, colori, squadre, forbici, colla, taglierini...)

 

 

 

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Sora: cronaca di una scuola fantasma

  • Pubblicato in da Sora

Comunicato

Occorrono spazi e nuove organizzazioni logistiche per tutte le scuole

ITALIAVIVA simbolo 350 minSulla grottesca gestione della scuola San Rocco, oggi all'ordine del giorno di tutte le istituzioni e forze politiche del territorio, noi di Italia Viva non ci esimiamo a dire la nostra. Il Plesso Scolastico fa parte del Istituto Comprensivo Secondo che è il più ramificato sul territorio contando 13 plessi che coprono un raggio di 7 km, da Selva/San Giorgio/Sant’Apollonia/Via Santa Maria, l’interland di Viale San Domenico/Via Barca/Cellaro/Baiolardo/Tofaro/Pantano, Carnello/San Domenico fino ai confini di Arpino/Isola Liri/Broccostella oltre a bambini di Sora Centro. L’Istituto accoglie più di settecento alunni dall’Infanzia alla Scuola Media, oltre bambini di altri comuni limitrofi che hanno genitori che lavorano a Sora o nonni che vi risiedono e che si prendono cura di loro. Un istituto che conta una qualità di docenti per ogni ordine di scuola e all’avanguardia per l’integrazione dell’handicap da sempre. San Rocco tra scuola primaria e medie vi sono più di 250 utenti, oltre al corpo docente e ATA in estrema difficoltà su tutti i plessi e una pesante gestione sulla dirigenza e il suo staff, a cui va tutto il nostro sostegno.

Aggiungiamo che la situazione della non fruibilità di questo Plesso scolastico era già nota anche alla passata amministrazione, e nonostante finanziamenti approvati durante la nuova governace, non si è mai andati avanti con progetti approvati, né gare d’appalto.
L’avvento del Covid ha semplicemente portato alla luce una serie di ritardi e soluzioni improvvisate che si susseguono da tempo, con la possibilità di nuovi, ghiotti finanziamenti e ulteriori sprechi.
Facciamo presente che l’esigenza di spazi e di nuove organizzazioni logistiche per tutte le scuole erano ben presenti agli amministratori comunali già prima della Pandemia, ma per San Rocco c’erano stati interventi di ASL, Vigili del Fuoco e Magistratura per la situazione della struttura. Nonostante questo, l’amministrazione non si è mossa.

Al di là delle polemiche, l’unico stabile adeguato con tutte le norme di sicurezza antisismica, antincendio è il palazzo dell’ex scuola Regionale dopo una ricognizione cominciata dai dirigenti scolastici che si sono susseguiti già da fine giugno. Anche se pignorato, questo locale, per il rischio collettivo del Covid potrebbe essere sequestrato per il Bene Pubblico in caso di calamità da Sindaco o Prefetto, con presa di responsabilità da parte di funzionari che languono e amministratori già in campagna elettorale. Ci sono, inoltre, le scuole di proprietà provinciale come l’IIS Baronio e parte del Liceo Umanistico con aule vuote che potrebbero ospitare temporaneamente gli alunni a costo zero, in attesa di una ristrutturazione che tarda a partire, affiancando anche la costruzione di prefabbricati, su aree comunali, che resterebbero, alla fine dei lavori nella scuola, come spazi per la Protezione Civile per altre emergenze , o per ospitare le Associazioni senza sedi che operano per la comunità.

Altro discorso è la velocità con cui, invece, sorgono nuovi Centri Commerciali in aree in disuso, a dispetto della edilizia civile per la collettività.
Se interessi privati, di parte inquinano e rallentano decisioni, c’è una città senza servizi essenziali e famiglie in difficoltà in un momento che i contagi da Covid stanno risalendo vorticosamente.

Chiediamo pertanto al Sindaco che le prossime azioni siano condivise con i genitori poiché la vita delle famiglie e l’organizzazione dei tempi scolastici dei ragazzi sono prioritari e devono essere valutati con le parti interessate anche se sì è in avanzato ritardo.
Si ricorda che l’istruzione è un diritto per gli studenti e un dovere da parte delle istituzioni.
Avremmo la stessa capacità organizzativa da parte di funzionari e amministratori in caso di altre calamità come il terremoto? La risposta è da brivido.

Il coordinatore Italia Viva Sora
Loreto Chiarlitti
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Scuola: M5S deposita proposta di legge per il medico scolastico

Da Consiglio Regionale del Lazio

Obiettivo è determinare l'intervento del legislatore nazionale, sottolinea Roberta Lombardi, capogruppo M5S. Il testo include osservazioni di OMCEO e CittadinanzAttiva Lazio. Ora contributi da altre forze politiche e categorie coinvolte, da famiglie a lavoratori sanità e scuola

 

m5s lazio minRoma, 18 settembre – “E’ pronta la proposta di legge sul medico scolastico per reintrodurre questa figura in maniera strutturale nel Lazio. Un testo che già in questa versione è stato arricchito dai preziosi consigli dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Roma (Omceo) e di CittadinanzAttiva Lazio”. Così Roberta Lombardi, capogruppo M5S in Regione Lazio, in un video su Facebook per la campagna #UnMedicoInOgniScuola, sulla proposta di legge per la reintroduzione del medico scolastico depositata in Regione Lazio e cofirmata con il consigliere regionale 5stelle, Loreto Marcelli, vice presidente in Commissione Sanità.

“L’obiettivo è andare oltre l’ordinanza regionale contingente ed urgente dei primi di settembre, fare una campagna affinché tutti i sistemi sanitari regionali introducano questa importante figura che faccia da raccordo tra le famiglie e la quotidianità dei nostri bambini e ragazzi vissuta all’interno delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado, a partire dagli asili nido. Ora l’ambizione è portare questo obiettivo all’attenzione del Legislatore nazionale, magari in un prossimo decreto, in modo da reintrodurre il medico scolastico a livello di normativa nazionale”.

“Nel frattempo grazie al dibattito che si è sviluppato e al confronto con i colleghi di altre regioni, abbiamo visto come il medico scolastico possa essere una figura importante, oltre l’emergenza covid, anche per gli aspetti di educazione e prevenzione sanitaria, e come possa svilupparsi anche nella forma di team multidisciplinari”.

“Questa proposta di legge è depositata ma è ovviamente emendabile, quindi mi aspetto che anche le altre forze politiche vogliano contribuire e che quando partirà il ciclo di audizioni, dopo che sarà stata incardinata, tutti i soggetti interessati, dalle famiglie al personale sanitario ai lavoratori della scuola, possano aiutarci affinché questo progetto di legge possa crescere e trasformarsi in uno strumento utile per tutti noi cittadini”, conclude Lombardi.

 

LINK VIDEO: https://www.facebook.com/RobertaLombardiPortavoce/videos/1478452652343916

 

 

 

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Rientro a scuola: quanti problemi!

Interviste. Insegnanti alla riapertura delle scuole

Rossana Germani intervista la docente Laura Cerroni che insegna in provincia di Frosinone

studenti 390 minPer avere un parere sull’imminente riapertura della scuola, con tutte le conseguenze che potrà comportare, sentiamo cos’ha da dirci Laura Cerrone, un'insegnante di una scuola secondaria di primo grado nel Lazio (ragazzi da 10 a 13 anni, mediamente).

Come vede la riapertura della scuola? Crede che sia un'azione necessaria e responsabile nonostante i contagi stiano tornando ad aumentare?
“Sì, credo sia indispensabile riaprire la scuola, ma si dovrebbe riaprire in sicurezza e con ciò intendo in strutture adeguate con un adeguato numero di docenti e personale Ata. Comprendo la difficoltà di adeguare gli edifici in pochi mesi, ma la Scuola ha bisogno di fondi per l’edilizia e per i docenti da moltissimi anni, soprattutto dal 2010, quando il governo Berlusconi diede un colpo quasi mortale alla scuola”.

Pensa che le misure di distanziamento e i banchi monoposto siano sufficienti a garantire una scuola sicura?
“Non credo, finché non si investirà sulla scuola, banchi e tablet sono solo specchietti per le allodole. Non dimentichiamo che il Ministro Fioramonti si è dimesso a dicembre dopo l’approvazione delle legge di bilancio per protestare contro i mancati investimenti. La nostra nazione non investe sulla scuola, che viene considerata sempre di più un parcheggio per i ragazzi e un ammortizzatore sociale. Ormai è oggetto di studi la campagna denigratoria contro la classe docente, una delle peggio retribuite d’Europa, considerata addirittura una casta”.

Quali misure di prevenzione ed adattamento sono state adottate dalla sua scuola?
“Tutte quelle possibili, distanziamento, banchi monoposto, orari adeguati e speciali corsi di formazione per il personale Ata, per gli insegnanti e i “Responsabili Covid”, docenti che hanno avuto l’onere di essere responsabili di tutte le procedure”.

Come pensate di riuscire a gestire il distanziamento e l'uso regolare delle mascherine?
“La nostra speranza è che i bambini e i ragazzi abbiano già introiettato le principali direttive, dopo tutti questi mesi trascorsi in famiglia. La famiglia è la prima agenzia educativa e, soprattutto in questo momento, sarebbe necessario che i ragazzi avessero appreso l’importanza del rispetto delle regole. Dal canto nostro, metteremo a disposizione tutte le competenze relazionali e la nostra professionalità per far vivere ai ragazzi questa emergenza come un’occasione di crescita”.

Qual è lo stato d'animo di un insegnante che si ritroverà a gestire una situazione cosi diversa da quello che sarebbe il suo vero lavoro cioè insegnare? Che ripercussioni avrà tutto questo sulla didattica?
“La maggior parte dei colleghi è profondamente preoccupata. Tutte le indicazioni si incentrano sul rispetto delle misure preventive e delle procedure e su una 'essenzializzazione dei contenuti', cioè in un impoverimento delle conoscenze, già viste come un residuo del passato rispetto alle 'mirabolanti competenze', ma questo apre un discorso molto ampio sulla didattica."

Avrete, immagino, già fatto modifiche al vostro usuale metodo di insegnamento: tutte le attività, i lavori di gruppo non potranno più essere fatti come prima. Sarà un metodo di ripiego o innovativo?
"Credo che in questo caso la specificità della professione del docente viene fuori: ogni classe, gruppo, ragazzo è completamente diverso dall’altro e non esiste un metodo buono per tutto o migliore di un altro. Ogni docente, come sempre, deciderà, nel ventaglio dei suoi strumenti personali e professionali, quello più adeguato al contesto. Il contesto può mutare improvvisamente, un lutto, un giovane amore, genitori che discutono, rendono le nostre lezioni sempre mutevoli e diverse. Anche la lezione più strutturata e preparata perde significato davanti a un allievo che piange per amore: in quel caso, ci viene d’aiuto la letteratura e la forza del gruppo. Per fortuna lavorare con i ragazzi ci rende 'forzatamente' creativi”.

Come si è trovata ad affrontare la DAD? I suoi alunni come l'hanno vissuta?
“Le nuove tecnologie sono state preziose per non perdere la relazione con gli allievi e mantenere con loro un contatto. I ragazzi hanno interagito con i professori in modo continuo, hanno sentito, forse per la prima volta, il bisogno della scuola e di una guida adulta, oltre i genitori. Spesso hanno confidato le loro paure, la loro difficoltà e noi professori abbiamo utilizzato tutti i mezzi possibili: WhatsApp, Zoom, Classroom e le telefonate per stare loro vicino. Io appartengo ad una generazione che ha imparato a usare e tecnologie da adulta, frequentando l’università, quindi ne vedo le immense potenzialità per la conoscenza, ma anche il pericolo. I ragazzi dopo un paio di mesi erano stanchi, non solo delle continue problematiche di connessione che rendono difficilissimo stare on line, ma proprio per la modalità così asettica e distante”.

Crede che la DAD sia da utilizzare solo in situazioni di pericolo epidemiologico o si potrebbe pensare ad un cambiamento valido ed alternativo di "fare scuola" anche in un futuro tranquillo quando ci saremo lasciati alle spalle questo virus?
“Ritengo che la DAD possa affiancarsi agli altri strumenti di lavoro dei docenti, ma è impossibile pensare ad una sostituzione della scuola in presenza. Filosofi, psicologi, sociologi ne hanno già diffusamente parlato: l’empatia, la solidarietà civica, la capacità di comprendere e gestire le emozioni e la stessa capacità logica possono essere apprese solo stando in gruppo e relazionandosi quotidianamente dall’Altro da sé. I nativi digitali spesso non distinguono il vero dal falso, non hanno sviluppato adeguate capacità relazionali, perché tutto è mediato dallo schermo, dal quale esce un flusso continuo di informazioni parcellizzate e pubblicità mascherata da video di YouTube. Per questo ritengo fondamentale rivendicare la dignità e la necessità di una Scuola che formi veramente teste libere e pensanti, una scuola pubblica e libera, non una scuola azienda”.

 

Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

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