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PD senza il suo simbolo "promuove" «Democratici per Ceccano"»

Partito Democratico – Circolo “Guido Rossa"

partito democratico bandiera350 250Il Circolo di Ceccano del Partito Democratico ha deciso di promuovere alle imminenti elezioni amministrative uno spazio tutto nuovo, civico e aperto ai contributi di tutte le forze che hanno a cuore il bene della città. La lista civica "Democratici per Ceccano" nasce proprio con lo scopo e la funzione di accogliere all' interno di essa le donne e gli uomini con i quali ci riproponiamo di ricostruire i ponti per il futuro della città. Ai cittadini di Ceccano diciamo: vi aspettiamo per cambiare insieme la nostra città. É una scelta forte e convinta che facciamo per unire tutte le forze del cambiamento per costruire l’alternativa e battere la destra.

Ceccano ha bisogno di esperienza, entusiasmo passione e cultura, noi vogliamo mettere tutto questo intorno ad un progetto civico che sia capace di camminare al passo di una società, dei suoi bisogni che, intanto, continuano a cambiare velocemente, non è questa la prima volta che il PD presenta la lista civica alle amministrative, lo facciamo per allargare il campo e costruire insieme una lista più aperta, forte e inclusiva.

La destra ceccanese è caduta perché e fallita alla prova del governo locale. Le sue inadempienza e le sue incapacità di sono palesate ed hanno prodotto una forte marginalizzazione della nostra città in una provincia che al contrario cresce e sviluppa.

Noi intendiamo la volontà di determinare il nuovo corso della città e lo facciamo intorno e a sostegno della coalizione a sindaco di Marco Corsi ,a lui riconosciamo la leadership e la guida della coalizione, lo facciano con i nostri valori e con la forza delle nostre idee, prendo il nostro orizzonte ad un progetto largo e di forte cambiamento, portiamo in dote i risultati positivi dei governi Conte- Zingaretti e la bontà e l' efficacia delle misure applicate ad un periodo di eccezionale gravità dovuta alla pandemia, e se questa pandemia ci ha insegnato la necessità della distanza fisica per il bene delle persone questa nostra scelta coltiva l' ambizione di riavvicinare i cittadini ceccanesi alla politica al bene comune della nostra città. I " democratici per Ceccano" per cambiare e restituire forza e dignità alla nostra città e a tutti i ceccanesi.

Ceccano, 2 Luglio 2020 da Facebook, non avendo ricevuto alcun comunicato

 

 

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Senza lavoratori non esiste impresa

Il 2020 ci lancia, insieme al Covid 19, in una nuova grande sfida nel “campo dell'impresa e del lavoro”

pisapartecipazione 350 mindi Donato Galeone* - Dieci giorni fa scrivevo che l'anno 2020 - con o senza gli Stati Generali convocati dal Governo - lanciava in tutti noi una nuova grande sfida nel “campo dell'impresa e del lavoro” che continua e continuerà a presentare una duplice dimensione sia oggettiva che soggettiva.

Il “lavoro nella impresa” - in senso oggettivo - che comprende l'insieme delle risorse e degli strumenti di cui l'uomo si serve per riprendere o intraprendere le attività mentre il “lavoro umano” - in senso soggettivo - è l'agire dell'uomo che è la persona il metro della dignità del lavoro.

Questa “duplice dimensione dell'impresa e del lavoro” viene richiamata e ampliata nel documento della CGIL, CISL e UIL Lazio del 16 giugno 2020: “ il Governo con il provvedimento Cura Italia e il decreto Rilancio, ha impegnato risorse superiori a 80 miliardi di euro. E' una occasione da non perdere, per dare un nuovo ruolo al pubblico nel governo dei processi economici, per progettare una nuova strategia di sviluppo fondata sul lavoro e su un'economia più equa e giusta”. Conseguentemente, i sindacati dei lavoratori del Lazio – unitariamente e con oltre mezzo milione di associati – hanno assunto una chiarissima posizione affermando che “ per costruire gli obiettivi di rilancio economico e coesione sociale, servirà, però, uscire quanto prima da un equivoco” rilevando e osservando che “gli ultimi decenni hanno determinato un'azione politica e amministrativa ancorata alla centralità sociale dell'impresa: senza impresa non c'è ricchezza e senza ricchezza non c'è lavoro........è quanto ci siamo sentiti ripetere come un leitmotiv. Oggi rivendichiamo, con orgoglio, una verità innegabile: senza lavoro non c'è impresa, non c'è economia e non ci sarebbe ricchezza possibile”.Ecco, quindi, ribadiscono Cgil, Cisl e Uil Lazio che “serve riconoscere la centralità sociale della persona, dei suoi bisogni, delle sue competenze, portando al centro dell'azione pubblica gli interessi generali”.

Rilevo - in queste giornate degli Stati Generali dell'Economia - come il neo Presidente della Confindustria Carlo Bonomi ha incalzato il Governo, con l'affermare che “le misure economiche italiane si sono rilevate più problematiche di quelle europee”. E ha aggiunto che “ l'impegno contro una dolorosa recessione può avere successo solo se non nascondiamo colpe ed errori commessi da tutti negli ultimi 25 anni” (sic) E al TG5 ha commentato la sua giornata degli Stati Generali, chiarendo, che “ con il premier Giuseppe Conte i rapporti sono stati e sono buoni; abbiamo reciproca stima, poi è ovvio, che Confindustria ha il dovere di fare critica su temi economici e il dovere di fare proposte”. Ed è in tale direzione, ha concluso Bonomi, che “ abbiamo spinto il Governo di voler anticipare sue proposte perché vogliamo capire tre specifici temi: 1) sulla produttività che da 25 anni è stagnante, ferma, bloccata; 2) abbiamo il 90% dei contratti di lavoro in scadenza, e questo è un primo problema che dobbiamo affrontare; 3) tenere conto del debito che sfiorerà il 160% del PIL e dobbiamo fare un ragionamento su come ridurlo gradualmente e nel tempo”.

Osservo e ritrovo una Confindustria con un neo Presidente “non più falco lombardo degli industriali” che voleva cancellare i contratti nazionali di lavoro ma un rappresentante di associazione di datori di lavoro che - come egli stesso dichiara - “ non crede in uno Stato cattivo contrapposto al privato buono ma chiede istituzioni efficienti e funzionanti, cioè una pubblica amministrazione buona, come già indicato e chiesto dal Governatore di Banca Italia”.
Non è mancato - però - il “battere cassa” con un forte attacco al Governo sui ritardi italiani nei “crediti di imposta” che avviene in meno di 6 mesi rispetto ai Paesi concorrenti dell'Unione Europea, sottolineando” che “per la regolazione dei crediti IVA alle imprese italiane, da parte dello Stato, si deve attendere oltre 60 mesi”.

Immediata la riposta di Conte al rappresentante di Confindustria: “qualcuno crede che questo Governo abbia un pregiudizio nei confronti della libera iniziativa economica. Le misure elaborate dal Governo e inserite nei provvedimenti sono dedicate al sostegno delle imprese. Per noi l'impresa è un pilastro della nostra società. Nessun pregiudizio da parte del Governo – possiamo avere diversità di opinioni e valutazioni – ma preservare l'impresa e metterla in condizione di poter affrontare vigorosamente e in modo resiliente uno shok come questo. E' una priorità del nostro Paese, altrimenti, non andiamo da nessuna parte”.

Rilevo, anche, quanto lo stesso Conte - nel merito dello “sviluppo e il lavoro” - aveva dichiarato nei primi giorni di maggio 2020 che “l'Italia, dopo la crisi gravissima, ha davanti a se l'orizzonte di una ricostruzione sociale ed economica alla quale tutti – nelle diverse responsabilità – dovremo attendere con fiducia e determinazione. Sarà l'occasione per riconsiderare i modelli di sviluppo all'interno dei quali il lavoro e la dignità del lavoratore dovranno riconquistare la centralità che meritano”.

Ma dalle 120 schede del Comitato Colao per il Governo così come presentato agli Stati Generali – articolato in 6 settori – partendo dalla proposta di “Impresa e Lavoro” annoto che il nostro Paese, compreso il Lazio, potrebbe collocarsi fisicamente come se fosse poggiato su un piano inclinato: con caduta del PIL (Prodotto interno Lordo); con il sostegno diffuso al reddito e licenziamenti bloccati per legge, probabilmente, prorogabili a tutto l'anno 2020.

Necessario, quindi, quanto condivisibile operare in questi sei mesi dell'anno corrente - come richiesto dalla CGIL,CISL e UIL Lazio – con l'avviare subito “quei 10.000 cantieri“ che possano dare immediato lavoro e favorire, contestualmente e responsabilmente, il passaggio da quel piano inclinato a un “condiviso piano territoriale di sviluppo” definendo sia una “linea guida generale che per settori” chiaramente mirata verso una graduale e certa ripartenza produttiva di beni e servizi, riorganizzata con adeguata redistribuzione e riduzione degli orari di lavoro, nel rispetto, in ogni luogo di lavoro, della sicurezza e la normativa di difesa della salute.

E con altrettanta condivisione operare e orientare - rispettando ogni aiuto di sostegno europeo e nazionale - che obbliga verso progettazioni tipologiche di sviluppo qualitativo e di riqualificazione nel contesto della cosiddetta economia verde e della conversione ecologica: dal risparmio energetico alla circolarità dell'economia, tanto nella legalità e dignità del lavoro quanto nella misura dei livelli occupazionali.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma, 20 giugno 2020

 

 

 

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Dal Prefetto: perchè senza alcun reddito da gennaio

Pagamenti della mobilità in deroga.

vertenza frusinate definitivoL’emergenza Covid-19 non interrompe le necessità dei disoccupati ciociari di Vertenza Frusinate, ormai dal mese di gennaio senza alcun reddito e in totale balia dell’incertezza procedurale in merito alle determine relative ai pagamenti della mobilità in deroga.

Per ottenere chiarimenti e delucidazioni, il comitato ha chiesto un incontro con i rappresentanti sindacali, tenutosi giovedì 28 maggio presso la sede della Cisl di Frosinone, dove una strettissima delegazione ha potuto interloquire con i segretari. Per l’occasione presenti Anselmo Briganti (CGIL), Pasquale Legnante (CISL), Anita Tarquini (UIL) ed Enzo Valente (UGL).

I rappresentanti hanno ascoltato la posizione di Vertenza Frusinate, affidata al solito Gino Rossi, che in un accorato discorso ha racchiuso le richieste e le necessità dei disoccupati. “Esiste un problema umano che investe tutti noi e le nostre famiglie, vivendo da sei mesi senza reddito. Le promesse di vicinanza e sostegno da parte di politica ed istituzioni ci sembrano parole al vento, non seguite dai fatti”. “Abbiamo la percezione” - continua Rossi - “che la politica locale si sia stancata di Vertenza Frusinate e abbia abbandonato la tutela della nostra sopravvivenza. Chiediamo di parlare con l’unico uomo delle istituzioni che ci ha sempre dimostrato disponibilità, che è il Prefetto Ignazio Portelli, perché abbiamo bisogno di dirgli che 800 famiglie hanno fame”. Gino Rossi conclude il suo intervento parlando delle determine di pagamento. “Non abbiamo alcuna informazione in merito. Avevamo avuto rassicurazioni su un iter più rapido, che si sta dimostrando, però, più in ritardo del solito”.

Dopo l’intervento di Gino Rossi, Pasquale Legnante ha fornito una piccola delucidazione sulla questione del sit-in in Prefettura. “Abbiamo consigliato di evitare una manifestazione nei pressi della Prefettura non per mancanza di volontà, ma con coscienza dell’oggettiva complessità dovuta all’emergenza in corso”. Anche sulle risorse in campo Legnante dice che “con quelle attualmente in campo, considerando anche gli scarti, si dovrebbe arrivare a coprire anche più dei sei mesi previsti. Ciò non toglie che ci sia bisogno di trovarne altre”.

Ad Anselmo Briganti, a nome di tutte le sigle, il compito di tirare le fila per quel che riguarda la situazione. “Tutti noi lavoriamo perché si trovino le soluzioni attraverso strategie e percorsi comuni. Chiediamo che questa strada di collaborazione venga seguita da tutti gli attori in campo: politica, istituzioni e associazioni datoriali. Il problema della povertà crescente sul nostro territorio va affrontato con serietà e senza divisioni”. Briganti continua sul problema delle determine. “Ieri (mercoledì 27 maggio, ndr) il Ministero ha rispedito i documenti in Regione. Entro una settimana le determine saranno, quindi, spedite all’INPS per i pagamenti. Purtroppo il ritardo è stato causato dall’inserimento di situazioni nuove che hanno causato la necessità di una ulteriore ripulitura delle stesse”. Anche Anselmo Briganti conferma la posizione di Legnante sulle risorse, aggiungendo che “la priorità è quella di arrivare al 2 gennaio 2021, per legare la vostra situazione al prossimo rinnovo annuale della mobilità in deroga. La sollecitazione da parte delle organizzazioni sindacali è costante e l’impegno è trasversale, condiviso da tutte le sigle.. Assieme all'obiettivo del 2 gennaio 2021, c’è quello di ottenere il prima possibile il saldo delle cifre dovute per questo semestre di mobilità”. In chiusura Briganti, insieme ai suoi colleghi segretari, si assume l’impegno “di chiedere un incontro al Prefetto qualora, tra una settimana, non si dovesse arrivare alla risoluzione del problema“.

Ancora una settimana, dunque, in cui racchiudere tanti sentimenti contrastanti per chi vive da mesi senza percepire un reddito. Sette/otto giorni nei quali attendere con ansia un positivo riscontro da parte dell’Inps, in merito ai pagamenti delle somme dovute.
In caso di ulteriori intoppi, come già detto precedentemente, per parola dei segretari sindacali, l’ennesimo tentativo di interlocuzione con il Prefetto Portelli.

Al termine di questo primo semestre del 2020, con una partita ancora aperta, una che sta per cominciare, dove si dovrà affrontare la questione dei successivi sei mesi dell’anno, vitali per arrivare al tanto agognato 2 gennaio 2021, conditio sine qua non per avere la speranza di un riaggancio alla prossima mobilità per l’annualità 2021.

Nonostante i mesi di quarantena forzata e l’emergenza ancora in corso, gli ex lavoratori di Vertenza Frusinate non osano mollare sulla lotta per difendere i loro diritti. Battaglia nella quale bisogna sempre registrare l’assenza, sempre più ingiustificata e ingiustificabile, di una classe politica locale lontana dai bisogni primari dei cittadini. Una “rappresentanza”, parlamentare e regionale, che non ottempera al proprio dovere morale e costituzionale di assistenza e vetrina delle problematiche sociali ed economiche del territorio.

Il percorso per questo primo semestre sembra poter volgere ad uno sbocco positivo, con l’auspicio che le lungaggini e gli intoppi burocratici non continuino a privare i disoccupati e le loro famiglie del diritto alla sopravvivenza.

 

 

 

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Senza respiro

Al mio amico Paolo che ieri si è iscritto alla CRI. come volontario

Géricault la zattera della medusa 350 mindi Loredana Ferri

Senza respiro

È così che sono morti, Ebrei, Zingari, Omosessuali e tutti i prigionieri politici nella Seconda Guerra Mondiale. Chiusi dentro le camere a gas senza via si scampo. I loro nomi andati in fumo insieme alle loro povere ceneri. Per i sopravvissuti, numeri marchiati sulla pelle per sempre. Se solo si fosse fermata in tempo quella carneficina! La colpa fu di… un FOLLE VISIONARIO!

Senza respiro

È così che sono morti gli anziani nelle case di cura e tutti gli esseri umani di tutto il mondo per colpa del virus chiamato Covid-19. Anche le vittime di questa guerra sono diventate dei numeri virtuali ma questa è “tutta un'altra storia”. Peccato, non aver ascoltato il giovane medico, Li Wenling il cui nome “Li” significa forza, coraggio. Forse qualcuno lo aveva preso per un… FOLLE VISIONARIO?

Senza respiro

Sono i morti che migrano attraverso il Mediterraneo in cerca di un porto sicuro. Pochi l’hanno trovato. Ora, i porti sicuri nel mondo non ci sono più. Qualcuno pensa che siano stati e continuano a essere dei… FOLLI VISIONARI.

Senza respiro

È così che rimarremo quando torneremo ad abbracciare il vecchio mondo perché quello di prima non era così bello. Sarà diverso da come lo avevamo lasciato, tanto da non riconoscerlo. E se qualcuno ci avesse chiesto di chiuderci in casa per un paio di mesi per il bene del nostro pianeta, lo avremmo preso per un... FOLLE VISIONARIO!

 

La grande tela s’intitola “La zattera della Medusa” del 1819. Esposto al museo del Louvre di Parigi. Il dipinto è di Jean Louis Theodore Gericault.
La scena rappresenta un avvenimento accaduto il 2 luglio del 1816. Descrive una fregata incagliata sul fondale sabbioso sulle coste della Mauritania per negligenza del suo comandante.
Fortunatamente grazie alle scialuppe le 250 persone riuscirono a salvarsi.

 

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

Files:
zip.png Modulo di autocertificazione
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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

Data 2020-03-11 Dimensioni del File 456.82 KB Download 78 Scarica

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Rabbia sacrosanta, ma senza farla tracimare

Giuseppe Conte: sostanza macchiata dalla forma?

giuseppe conte ansa 350 260di Valentino Bettinelli - Altro pomeriggio di attesa quello di ieri, dopo l’annuncio della conferenza stampa indetta dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Sul tavolo il nuovo decreto, nel quale si estendono le misure restrittive fino al prossimo 3 maggio, unico strumento che garantisce un contenimento della diffusione del Covid-19.

Dichiarazioni del Premier sempre molto attese, a maggior ragione dopo le ultime giornate convulse sul fronte degli accordi con l’Europa. La riunione dell’Eurogruppo, andata in scena nella serata di giovedì, ha scatenato una accesa bagarre politica tra maggioranza ed opposizione. Al centro del contendere la presunta attivazione del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), strumento lacrime e sangue che riporta alla mente le drammatiche vicende del default della Grecia. Una notte in cui i social network pullulavano di cartelli e slogan in contrasto tra loro; da una parte le voci dei partiti di governo che tentavano di spiegare l’accordo raggiunto dal ministro Gualtieri con i suoi omologhi comunitari. Dall’altra, a spron battuto, la comunicazione delle opposizioni che attaccavano un governo reo di “alto tradimento nei confronti del popolo Italiano”.

La diretta facebook di Giuseppe Conte, con il consueto ritardo accademico, si apre con la spiegazione alla Nazione delle nuove misure. In sostanza il lockdown continuerà fino al 3 maggio, ma già dal prossimo 14 aprile torneranno ad aprire servizi ritenuti importanti come librerie, cartolerie e negozi di abbigliamento ed accessori per bambini e neonati. Allargamento previsto anche sul fronte delle attività produttive, con la riapertura di attività legate all’agricoltura e al taglio di legname, per garantire anche la lavorazione e la vendita dei combustibili fossili. Il Primo Ministro ha anche affermato che “continuerà, come sempre, il dialogo con il Comitato Tecnico Scientifico, che ci porterà a valutare, cum grano salis, eventuali ulteriori misure di apertura prima della data del 3 maggio”.

A far seguito al messaggio istituzionale di diffusione del contenuto del nuovo DPCM, un attacco frontale alle opposizioni, in merito alle vicende delle trattative europee. “L’Italia non ha firmato il Mes e non lo firmerà, perché non adatto nell’ottica della ricostruzione di un’economia post-bellica. Il MES esiste dal 2012 e non è stato attivato la scorsa notte, come detto in maniera falsa e irresponsabile da Matteo Salvini e Giorgia Meloni”. I nomi dei due leader dell’opposizione abbagliano il campo del dibattito politico in corso come un fulmine nella notte. “Le menzogne diffuse in queste ore non fanno male al capo del governo” - tuona Giuseppe Conte - “ma danneggiano l’Italia intera, perché ne ledono l’immagine e la forza negoziale a livello internazionale”.

Un perentorio j’accuse che non accenna a placarsi, quando Conte ricorda che “il MES è stato votato ed approvato da un governo di centrodestra, dove Giorgia Meloni ricopriva la carica di Ministro”. Continua concludendo, “L’Italia non userà il Mes e non firmerà nulla fin quando non verranno posti sul piatto strumenti adeguati. L’obiettivo, dell’Italia e di altri Paesi, resta quello dell’attivazione dello strumento degli Eurobond. Questo governo non lavora con il favore delle tenebre, ma guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza”.

Necessario, dunque, un intervento del Premier Conte, seppur istituzionalmente non impeccabile. D’altronde il livello della contesa politica appare tristemente imbarbarito ed abbrutito nei toni; ad accuse a mezzo social si risponde con una diretta Facebook. In un momento di estrema emergenza sicuramente la diffusione di false notizie da parte delle opposizioni non aiuta il Governo, e dunque tutta la Nazione, in un lavoro di complessi negoziati internazionali. Sarebbe comunque buona norma e buon costume istituzionale, trasportare il dibattito politico nei luoghi adeguati, come le aule parlamentari, espressione del popolo, dove i rappresentanti eletti hanno il dovere di veicolare gli interessi dei cittadini.

La conferenza di ieri, e le successive risposte del duo Salvini-Meloni, lasciano un velo di amaro in bocca in chi estende a voi queste righe. Stiamo vivendo la peggior crisi sanitaria ed economica dal secondo dopoguerra e non abbiamo certo bisogno di inutili personalismi, e benché meno di una comunicazione frastagliata e troppo spesso deviata da interessi che poco hanno a che fare con quelli di tutta la Nazione.

La situazione impone un buon gusto formale ed istituzionale che tutti gli attori hanno il dovere di rispettare. La sostanza delle parole del Premier Conte è incontestabilmente corretta, ma forse si poteva fare appello ad una forma più consona. Un attacco di tale portata rischia solo di favorire la mera strumentalizzazione di chi, come Salvini o la Meloni, tenta di far leva sulle paure e le preoccupazioni delle persone, appellandosi alla vuota propaganda senza proposta.

È sicuramente l’ora più buia quella che stiamo attraversando, ma per uscire da questo tunnel e tornare a vedere un arcobaleno di luce è necessario un atteggiamento propositivo della politica e delle istituzioni tutte. Se così non fosse, rischieremmo, purtroppo, di precipitare in un baratro ancor più profondo, terreno fertile per rigurgiti di sovranismo, ai quali porre subito un corretto e preventivo rimedio.

Resistere è l’unico imperativo categorico del nostro tempo e, come le italiane e gli italiani che combatterono contro gli oppressori nazifascisti, bisogna trovare una soluzione ed uscire da questa emergenza tutti insieme, mettendo da parte singolaristi e chiusure. Il coronavirus ci ha dimostrato che non c’è confine che può impedire il contagio, ma la nostra forza può impedire la diffusione del virus del nazionalismo di ritorno.

In questa lotta, donne e uomini delle istituzioni siano un esempio per il popolo, e non fungano da aizzatori di folle.

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Le epidemie sono orribili senza humor

L’autocertificazione al tempo del virus corona.
Commento filosofico.

RenéMagritte 350 mindi Fausto Pellecchia - Ci si può chiedere se non sia profondamente assurdo dover firmare un’autocertificazione per avere il diritto di uscire di casa in tempi di quarantena universale.
Sono confinato in casa, come tutti gli italiani in questo periodo di isolamento forzoso. Per poter uscire, occorre un’autorizzazione, anche per andare a comprare il pane o per sgranchire le gambe: una dichiarazione firmata che attesti il motivo della mia sortita: lavoro, spese di prima necessità, salute, ragioni familiari urgenti. Senza questo documento, e in caso di infrazione, devo pagare un’ammenda di centinaia di euro. Ma che cosa può valere questa attestazione sottoscritta da me medesimo? Quanto può essere legittima un’autogiustificazione per uno “spostamento in deroga”? Non viene il dubbio che si tratti di uno scherzo assurdo dell’amministrazione, assolutamente priva di autentico valore giuridico?
No! – mi viene risposto – perché ogni infrazione può ben essere sanzionata!
Si tratterebbe allora di una fiducia irragionevole nell’autonomia dell’individuo, nella sua coscienza morale? – Neppure per sogno! Perché altrimenti questo documento e questi controlli sarebbero semplicemente superflui.

Per comprendere la questione, è forse utile ritornare alla nozione di “vita etica” secondo G.W.F. Hegel. Esattamente due secoli fa, nel redigere i suoi Lineamenti di filosofia del diritto (1820), il filosofo aggiunge un mattone al suo edificio filosofico, ma al tempo stesso scrive dispense per i suoi corsi universitari all’Università di Berlino. A suo avviso, una concezione della morale e del diritto che si fondi sulla parola data non può non essere situata storicamente in una comunità. Il filosofo ironizza sulle concezioni astratte dei principi morali universali (con trasparente riferimento a Kant) che oppongono ciò che “deve essere” a “ciò che è”. Come avverte nella prefazione del suo libro, “cogliere e comprendere ciò che è, questo è il compito della filosofia, perché ciò che è, è razionale”.

A partire da questo assunto, egli mostra come la moralità soggettiva tenda ad esprimersi all’esterno, ad affermarsi oggettivamente nel mondo, attraverso le azioni. Ma, per Hegel, il dovere individuale, anche quando prende la forma di un’azione, non è sufficiente. I nostri principi morali devono infatti confrontarsi con la realtà dei costumi di una data società.
Come risolvere questo confronto? Per Hegel, la soluzione rimanda alla nozione di “vita etica”, che egli distingue dalla moralità individuale, e che si applica nella sfera della famiglia, della società civile e dello Stato: “Il principio degli Stati moderni – scrive – ha questa forza e questa profondità prodigiose di lasciare che il principio della soggettività, da un lato, si compia fino all’estrema indipendenza della particolarità personale e, dall’altro, venga ricondotto, al tempo stesso, nell’unità sostanziale”.

Dunque, nel sottoscrivere per me stesso una deroga al divieto di uscire, mi riconosco anche parte di una comunità. In altri termini, l’emancipazione individuale non ha senso se non in un contesto sociale. Inversamente, una società vitale non si accontenta di emanare regole astratte; essa offre ai suoi membri la possibilità di riconoscersi nei principi comuni. Ed è riconoscendosi in questa “vita etica” che l’individuo porta realmente a compimento la sua libertà, che si realizza e si emancipa conciliando morale e diritto.
Così, sottoscrivendo per me stesso una deroga al divieto di uscire, non mi accontento di dare una forma oggettiva alla mia morale individuale – assicurando che sono onesto, che mi comporto bene ecc. – ma mi riconosco altresì parte di una comunità, costituita realmente mediante principi intersoggettivi, che sono appunto quelli della cittadinanza e che io condivido. Perciò, se dovete uscire di casa, riempite il modulo con serietà. Ma sentitevi liberi proprio attraverso l’adempimento di quest’obbligo: siate hegeliani!

P.S.
E’ forse interessante ricordare che Hegel, diventato rettore dell’Università di Berlino nel 1829, muore improvvisamente il 14 novembre 1831, vittima probabilmente dell’epidemia di colera (o forse di un tumore allo stomaco). È sepolto nel Cimitero di Dorotheenstadt: la sua tomba è adiacente a quella di Johann Gottlieb Fichte, suo predecessore nel rettorato berlinese, anch’egli morto di colera nel 1814, contagiato dalla moglie, Johanna Rahn, che aveva contratto la malattia curando i soldati negli ospedali militari.

 

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In quarantena SI, ma senza incupirsi

andràtuttobene 1020gocce minUNOeTRE.it per i suoi lettori. Racconti, video e attualità per chi "deve" stare a casa. Perché è giusto stare a casa.

La quarantena è una sfida fra dubbi, certezze e speranze. Stiamo, con questo volontario isolamento, difendendo noi stessi e tutti gli altri che con noi condividono il pericolo coronavirus.

UNOeTRE.it vuole essere una compagnia per chi lo cerca e mette a disposizione alcune rubriche augurandosi che piacciano ai lettori e diano loro un po' di compagnia. Questo giornale è pronto a crearne delle altre se ci verranno suggerite e richieste.

 

 

Qui sotto il lettore trova l'accesso alle prime rubriche già disponibili

 

 

 

raccontiintempodi 250qu min1

Coronavirus 250 min1

Preghiere 250qu min1

Racconti

Video per sorridere e non solo

Le preghiere per chi prega

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Attualità

 

 

 

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Richiesta di cittadinanza a Segre. Comune ancora non discute

Possibile logo 350 260Due mesi e mezzo senza risposta. E' stata presentata da "Possibile" il 15 novembre 2019 la richiesta di dare la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, ma il sindaco leghista Nicola Ottaviani e la sua Giunta ancora  non la inseriscono all'odg da discutere in Consiglio comunale.

Ecco il testo della richiesta protocollato

Frosinone……15/11/2019…………………

Al Sig. Presidente
del Consiglio comunale Ai Sigg. Consiglieri
Al Sig. Sindaco
Ai Sigg. componenti la Giunta COMUNE DI FROSINONE

OGGETTO: Proposta di conferimento della cittadinanza onoraria del Comune di Frosinone alla Senatrice della Repubblica Liliana Segre.

La Senatrice Liliana Segre, cittadina italiana, nata a Milano il 10 settembre 1930, è testimone vivente di una delle più grandi tragedie collettive prodotte dalla civiltà umana e segnatamente europea. Cittadina italiana, ma riconosciuta come uno di quei 48.032 cittadini italiani bollati come «di razza ebraica» dalle ignominiose leggi razziste del 1938, subì l’umiliazione della espulsione dalla scuola pubblica all’età di otto anni.
Nel momento in cui la discriminazione razzista si tradusse in persecuzione delle vite in Italia come in Europa, nel dicembre del 1943 tentò con il padre e due suoi cugini di cercare la salvezza in Svizzera. Dopo un viaggio «in condizioni disperate», dovette scoprire che per lei e i suoi cari la vicina Svizzera non era quella Terra d’asilo, che pure per molti era stata. Respinta alla frontiera di Arzo, fu consegnata alla Guardia di finanza italiana, affidata poi ai tedeschi e trasferita nel carcere dei Miogni, a Varese.
Come la stessa Liliana Segre ha ricordato:
«Nel carcere di Varese mi separarono da mio papà, che venne destinato al reparto maschile. Ero sola. Mi fotografarono e mi presero le impronte digitali come si fa con i delinquenti. Ero io quella?» (Cfr. Enrico Mentana, Liliana Segre, La memoria rende liberi, Milano, Rizzoli, 2015, pp.75-77.)mozione segre 350 min
Quando, molti anni fa, fu chiesto alla Direzione del carcere dei Miogni di poter consultare il registro in cui erano annotati gli ingressi e i motivi della detenzione. sul registro, accanto al suo nome, a spiegare le ragioni della sua reclusione, era appuntata una sigla: «O.P.». La giovanissima Liliana Segre, che all’epoca aveva appena tredici anni, era stata detenuta per motivi di «Ordine pubblico». Una ragazzina di 13 anni era pericolosa semplicemente perché era nata italiana ed ebrea.mozione segre 350 min
Dopo cinque o sei giorni, Liliana Segre fu trasferita presso il carcere di Como e di lì, poi, presso quello milanese di San Vittore. Il 30 gennaio del 1944, Liliana Segre fu trasferita presso il Binario 21 della Stazione centrale della capitale lombarda e caricata su un carro bestiame. Destinazione: Auschwitz. Nel momento in cui varcò i cancelli di Auschwitz, cessò, per i suoi aguzzini, di essere una persona e diventò semplicemente un «pezzo», uno «stück», indicato non più con un nome, ma con un numero scritto sulla pelle: il 75190. Uscì da quel luogo, sulla cui soglia sembrò fermarsi la civiltà e la razionalità umana, il 1° maggio del 1945. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni deportati in quel campo di sterminio, Liliana Segre era una dei soli 25 sopravvissuti.
Della sua storia, e della storia di quanti come lei subirono quella esperienza e non sopravvissero, Liliana Segre si è fatta, a partire dagli anni Novanta, testimone instancabile. E sempre, nella sua testimonianza, ha cercato di trasmettere due fondamentali insegnamenti civili e morali: non restare indifferenti di fronte all’imbarbarimento e alla violenza, che, in tutte le forme, sempre si riaffacciano nella storia; non coltivare alcun sentimento di odio, anche nei confronti di coloro i quali sono responsabili della nostra e dell’altrui sofferenza.

L’alto valore morale e civile del suo impegno è stato appunto riconosciuto, oltre che da innumerevoli altre istituzioni, anche dal Presidente della Repubblica italiana, che il 19 gennaio del 2018, ad ottant’anni dall’introduzione nel nostro Paese di leggi razziste, ha voluto conferirle la nomina di Senatrice a vita.

Pertanto, alla luce della sua storia personale; dell’impegno che Liliana Segre ha profuso nell’educazione morale e civile delle giovani generazioni ; in considerazione del valore etico della sua testimonianza, sempre finalizzata ad un agire responsabile e «senza odio»; riconoscendo il valore della memoria come leva fondamentale per «mantenere vivo il ricordo del passato» e per ribadire la nostra avversione «contro ogni potere totalitario, a prescindere da qualunque ideologia» (come è stato recentemente richiamato dalla Risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019 sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa); alla luce di tutto ciò, con il presente atto, i sottoscritti, Gianmarco Capogna e Frate Anna Rosa per il partito politico Possibile

Propongono

di attribuire la cittadinanza onoraria del Comune di Frosinone alla senatrice Liliana Segre.

 

 

 

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Perché l'Italia è il paese delle domande senza risposta?

SoumailaSacko di Gianluca Costantini 350 mindi Antonella Necci - "È stato assassinato in un contesto politico", dice Aboubakar Soumahoro, responsabile nazionale immigrazione dell’Unione Sindacale di Base, commentando l’uccisione di Soumaila Sacko.

La sera del due giugno 2018, il ventinovenne Soumaila Sacko è stato ucciso con una pallottola in testa, davanti una fabbrica abbondonata da 10 anni nella zona di San Calogero, l’ex Fornace, in provincia di Vibo Valentia. Quel giorno Soumaila si era spostato dalle baracche di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, dove viveva, per raggiungere l’ex fabbrica insieme a due suoi compagni, Madiheri Drame e Madoufoune Fofana. Madiheri ha raccontato che a sparare loro quattro colpi di fucile è stato un uomo sceso da una Fiat Panda, che ha prima colpito Soumaila sulla tempia e poi ha puntato gli altri due, i quali sono stati feriti alla gamba e alla schiena. Soumaila è morto nel reparto di neurochirurgia dell’ospedale di Polistena, lasciando una figlia di 5 anni.
Ricordiamo che nell’area dell’ex “Fornace Tranquilla” è sita una fabbrica di laterizi posta sotto sequestro da 10 anni per l’interramento di 134 mila tonnellate di rifiuti tossici.

Il 19 febbraio 2019, La Corte d’assise ha ammesso come parte civile, oltre ai familiari della vittima (la madre, laSoumaila Sacko 350 min moglie, la figlia minore e i fratelli di Soumaila, tutti residenti in Mali) anche l’Usb, e rispettivamente rappresentati dagli avvocati Arturo Salerni e Mario Antonio Angelelli di Progetto Diritti. Il pubblico ministero di Catanzaro ha chiesto che, tra le prove, siano incluse le intercettazioni telefoniche di Antonio Pontoriero, accusato dell’omicidio, effettuate nel periodo intercorso tra l’atto e il suo fermo. A margine dell’udienza, Aboubakar Soumahoro, dirigente sindacale dell’Usb, ha dichiarato: “Questo processo riguarda un uomo, un padre di famiglia, un attivista sindacale, un bracciante, che non riusciva a vivere con la fatica di un lavoro che svolgeva dall’alba al tramonto e quindi era costretto a vivere tra le lamiere. Chiediamo – ha proseguito Aboubakar Soumahoro – che sia fatta giustizia, chiediamo che siano fatte verità e piena luce, e chiediamo che nessuno altro essere umano sia mai costretto a vivere tra le lamiere“. L’ammissione come parte civile dei familiari e del sindacato di base è stata accolta con soddisfazione sia da Progetto Diritti che dall’Usb che, in una nota, ha inteso riaffermare il proprio impegno nelle lotte sociali e sindacali dei braccianti, per i quali Soumaila Sacko ha dato la vita: “Il presidente Alessandro Bravin – si legge nella nota – ha riconosciuto che dall’assassinio di Soumaila – hanno tratto un danno sia la famiglia che Usb. In un periodo di forti preoccupazioni per gli abitanti della baraccopoli di San Ferdinando – scrive l’Usb – l’impegno di Soumaila sarebbe stato un valore al centro della lotta per la dignità dei braccianti, per una giusta paga, per una casa per tutti”. La nuova udienza si terrà il prossimo 9 aprile, con l’escussione dei primi testimoni.

Le ultime notizie sul processo per l'uccisione del sindacalista del Mali, Soumaila Sacko, sono ferme al primo giugno 2019, quando Rainews, con un trafiletto commemora l'anniversario ad un anno dalla barbara uccisione di colui che è ormai diventato un simbolo dello sfruttamento del caporalato nostrano. Nella micro-commemorazione, rainews parla dell'ultima fase conosciuta del processo, l'udienza del 19 febbraio 2019, riportando il nome del quarantatreenne Stefano Corradini come imputato di omicidio.

Presumibilmente, poiché si sono perse le tracce di tale processo, si presume un rinvio a giudizio, con relativi arresti domiciliari, sia per il Pontoriero che per il Corradini, fermo restando che siano loro, o uno o l'altro, i responsabili dell'efferato crimine. Perché tutto sembra insabbiarsi tra le sabbie mobili della giustizia italiana, che non pensa di risolvere in tempi brevi il fenomeno del caporalato, né tantomeno scoprire il vero assassino di un negro che lavorava in nero, e il gioco di parole non è casuale.

Perché, viene spontaneo chiedersi. Perché l'Italia è il paese delle domande senza risposta?

 

 

 

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E' odio l'astenzione sulla Mozione Segre, senza argomenti seri

mozione segre 350 mindi Antonella Necci - La mozione proposta da Liliana Segre non ha ottenuto l’unanimità, ma il Senato l’ha approvata con 151 voti favorevoli, nessun voto contrario e 98 astensioni
“Con questi presupposti, e non per togliere nulla alla senatrice Segre a cui va la mia vicinanza, ma a queste condizioni la Lega si asterrà dal votare questa mozione”. Con queste parola la senatrice leghista Stefania Pucciarelli ha annunciato il voto sulla mozione Segre per una commissione straordinaria contro odio, razzismo e antisemitismo, all’esame di Palazzo Madama.

Anche Forza Italia, con le parole di Lucio Malan, ha annunciato l’astensione dal voto: “Voteremo le nostre mozioni e ci asterremo su quella di maggioranza” a prima firma Segre.

Il voto è stato accolto con un lungo applauso da tutto l’emiciclo, che si è rivolto verso la senatrice a vita Segre.
“Speravo che sull’odio il Senato sarebbe stato festante e avrebbe trovato una sintonia generale”. Liliana Segre ha 89 anni e il numero 75190 tatuato sull’avambraccio. È sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, dove invece è morto suo padre, lei solo bambina. Un anno fa, dopo essere stata nominata senatrice a vita dal presidente Mattarella, Segre ha presentato una proposta per istituire una “Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo e antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza”. Sui suoi profili social riceve una media di 200 messaggi pieni di tutto questo – intolleranza, razzismo, antisemitismo, odio e violenza.
Oggi il Senato ha detto sì alla nascita della “sua” commissione, ma senza i voti di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia.

151 sono stati i senatori a favore, nessuno contrario, 98 gli astenuti. La vicepresidente della Camera Mara Carfagna, forzista, ha twittato: “La mia Forza Italia, la mia casa, non si sarebbe mai astenuta in un voto sull’antisemitismo. Stiamo tradendo i nostri valori e cambiando pelle”. Matteo Salvini, presente in Aula, ha dichiarato: “Siamo contro il razzismo ma non vogliamo il bavaglio”. Giorgia Meloni ha parlato di rischio regime.

La signora Segre, dopo l’applauso di Palazzo Madama, ha scelto parole delicate. “Ai più rabbiosi naviganti delle Rete suggerirei di convertire i loro aggressivi percorsi in navigazioni della bellezza. La vita è brevissima, abbiamo poco tempo davanti e mille cose interessanti a cui pensare. Usare anche un solo momento del proprio preziosissimo tempo per insultare il prossimo è un inutile spreco di energia vitale”.

 

 

fonte: rassegna stampa dal web

 

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