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Alemanno. La sentenza senza omissis

CRONACHE&COMMENTI

Soprannome Aledanno, oltre l'assoluzione leggiamo anche le condanne

di Aldo Pirone
Alemanno 380 minAlemanno, Sindaco di Roma, fu mandato via dagli elettori per corpose ragioni di malgoverno – di qui il soprannome Aledanno – ben prima dei suoi guai giudiziari. Ieri la Cassazione lo ha ASSOLTO dall’accusa più grave - la corruzione per la gara d’appalto sulla raccolta differenziata - PRESCRITTO per l'ipotesi di corruzione nella vicenda del pagamento dei debiti Ama (bisognerà quindi leggere il dispositivo della sentenza relativo per vedere se il reato sussisteva o meno) e CONFERMATO nella condanna di sei mesi per l'accusa di finanziamento illecito.

I giudici, inoltre, “hanno disposto – dice l’Ansa - un nuovo processo davanti alla Corte d'Appello per la rideterminazione della pena e che riguarda il capo di accusa riqualificato con la fattispecie del traffico di influenze illecite e che riguarda lo sblocco dei pagamenti Eur Spa”. La comprensibile gioia di Alemanno è per aver evitato il carcere ove l’accusa più grave fosse stata confermata dopo i primi due gradi di giudizio che l’avevano sentenziata.
Giorgia Meloni esulta: "Siamo felici dell'assoluzione di Gianni Alemanno, a cui va il nostro abbraccio. Eravamo convinti della sua estraneità e abbiamo sempre avuto fiducia in lui". Con lei vari esponenti della destra e non solo. Dimentichi dell’intera sentenza. Da quelle parti è più che naturale.

Non è naturale, invece, che anche nel centrosinistra romano qualche suo esponente come Roberto Morassut sottosegretario dem all’ambente parli solo dell’assoluzione che, secondo lui, cambierebbe addirittura “le chiavi di lettura della storia politica recente della Capitale.” (Roma Daily news). Segno dei tempi non proprio belli che si stanno addensando sul tema giustizia e moralità.

In altri paesi europei occidentali per molto molto meno i politici protagonisti di vicende simili scompaiono dalla politica. Qui da noi, invece, ricicciano spacciati da eroi vittime della mala giustizia.

 

 

 

 

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Centri storici: Residenti senza diritti

 CAPOLUOGO E CENTRI STORICI

Nel frusinate è in atto un vero e proprio esproprio dei diritti dei residenti nei centri storici

di Annalisa Sorrentino
Frosinone alle 17 domenica 6 giugno 21 360 minI residenti di Frosinone alta non ci stanno e hanno deciso di passare dalle parole ai fatti.

Il crescente malcontento deriva dalle misure introdotte dal Comune capoluogo che, dal prossimo 17 giugno fino al 31 di ottobre, impediranno ai cittadini che vivono in Corso della Repubblica, Via Belvedere, Via Tiravanti e buona parte del centro storico, di accedere presso le loro abitazioni dalle 20.00 alle 24.00 per quattro giorni a settimana. Gli interessati hanno deciso così di avviare una petizione di firme. Nel documento viene infatti menzionata, più e più volte, la violazione del diritto alla libertà di movimento.

L’ordinanza del Comune parla chiaro: divieto assoluto di accesso per i residenti nelle fasce orarie suindicate per i prossimi quattro mesi, oltre al divieto di sosta eFrosinone alle 17 domenica 6 giugno 21 350 min circolazione adottato dal 2 maggio fino al 31 ottobre, e dunque per ben cinque mese, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20 di domenica. La polemica non accenna a diminuire, si allarga invece a macchia d’olio fino a via Giordano Bruno, dove andrà a confluire tutto il traffico veicolare nelle giornate interessate e in piazza Santa Maria dove pare siano in programma ulteriori tagli dei posti auto.

“Siamo allibiti dall’indifferenza e dalla cortina di incomunicabilità che hanno alzato i nostri amministratori nei confronti delle esigenze di tutta la parte alta della città - riferiscono i residenti - Veniamo tacciati di una scarsa emancipazione quando tra noi ci sono professionisti, gente che ha abitato tanti anni fuori e che conosce dunque molto bene altre realtà, giovani che studiano, persone che si documentano. Qui non si parla di un cambio di mentalità, ma di violazione dei nostri diritti! E nella fattispecie del diritto di libertà di movimento del quale saremo e siamo totalmente privati dallo scorso anno! L’assessore Testa - precisano - dimostra una conoscenza dei fatti assai discutibile: a Isola Liri c’è una Ztl che agevola i residenti e i domiciliati a vantaggio degli avventori. Parliamo di un centro storico notevolmente ridotto nella sua estensione, dove però pullulano esercizi pubblici di ogni genere. E dove, per l’appunto, i residenti possono entrare e uscire dalle proprie abitazioni tutto l’anno a qualsiasi ora, poiché la circolazione viene garantita su almeno tre strade ed è naturale parcheggiare a un massimo di 30 metri da casa. Viene riconosciuta evidentemente una dignità diversa ai cittadini se si pensa poi che, in particolare d’estate, ogni sera viene garantito il servizio di ordine pubblico grazie alla protezione civile e alle guardie giurate”.

Nel frattempo aumentano i sottoscrittori della petizione che punta a Frosinone alta all’istituzione della Ztl con la dotazione di pass: “Non ci fermeremo - concludono gli intervenuti - andremo avanti fino a coinvolgere tutte le Istituzioni interessate di ogni ordine e grado, oltre agli organi di informazione utili al caso. Lo faremo soprattutto per scampare il pericolo che questa Giunta lasci in eredità alla prossima Amministrazione cittadina, un provvedimento tanto scarsamente democratico e invalidante a danno dei residenti”.

La protesta non accenna a diminuire e c’è anche qualcuno pronto a giurare di aver chiamato tutte le province del Lazio per un resoconto dettagliato sulla viabilità nei centri storici: in ogni dove, a Roma, Rieti, Viterbo e Latina i residenti sono stati dotati di autorizzazioni al transito. A Frosinone no.

 

 

 

 

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"Meritiamo mobilità in deroga senza più decurtazioni"

 AGENDA DEI DISOCCUPATI

Richieste all'Assessore regionale e ai Sindacati

di Luigi Carlini
vertenza frusinate definitivoC'è un punto di vitale importanza che il coordinamento di Vertenza Frusinate ha inviato a tutto il sindacato in occasione dell'incontro con l'assessorato, con la speranza che si facciano promotori di tale situazione:

Impegno del governo per la concessione della mobilità in deroga senza più decurtazioni.

Il governatore della regione Sardegna agli inizi di marzo 2021 scrive al ministero del lavoro e ministero dello sviluppo economico: «L'indennita' della mobilita' in deroga e' troppo bassa, modificate le norme per le aree di crisi complessa».

Quest'appello arriva  dagli ex operai dell'Alcoa che, giunti alla terza proroga della mobilità in deroga, percepiscono un'indennità di poco meno di 500 euro.
Hanno anche inviato una lettera aperta a tutti i parlamentari eletti in Sardegna e a tutti i gruppi politici del Consiglio regionale e del territorio, chiedendo un intervento autorevole  per modificare la normativa, che comunque manterrebbe invariata la spesa dello Stato.

Mentre in Sicilia la modifica della norma l'hanno chiesta nel 2020 con questo tono: «No a decurtazione della mobilità in deroga nell’area di crisi complessa»

I sindacati con la politica locale chiedono il decreto al ministero e spingono affinché il ministero emetta un decreto di deroga alla decurtazione degli importi per la mobilità in deroga.
Così abbiamo chiesto anche noi di Vertenza Frusinate nella nostra area di crisi complessa di Frosinone e Rieti, mediante una mail inviata all'assessore al Lavoro del Lazio Claudio di Berardino, al presidente del consiglio del Lazio Mauro Buschini, ai consiglieri regionali sia nel 2020 sia nel 2021, (da notare che mentre nelle altre aree il sindacato e la politica si sono attivati in merito a questo argomento, nella nostra area siamo stati completamente abbandonati dalle istituzioni e ci siamo dovuti attivare noi per affrontare l'argomento).

Questo che segue è la sintesi  di tutte e due le mail, «vorrei farle notare che questi pagamenti ammontano a circa 350 /400 € mensili, siamo alla decurtazione del 40% vorrei proprio sapere come tira avanti una famiglia con questo denaro, certo che queste decurtazione sono inaccettabili perché partono (dal 10% al 40% in base agli anni in cui si usufruisce di questo trattamento).
Certo di questa decurtazione non è Lei il responsabile ma è una legge del Governo, Lei è pur sempre un politico ed un assessore alle politiche sociali, e come tale avrà voce in capitolo, deve fare in modo di cambiare questa situazione con l'aiuto del sindacato e degli altri politici perché è proprio indecente questo che ci accade a noi disoccupati, licenziati non per nostre colpe».

 

Questo che segue è una nota inviata da Vertenza Frusinate  Al Segretario generale della CGIL  Frosinone/Latina
Giovanni Gioia.

«Gentile Segretario.
Abbiamo avuto notizia del tuo insediamento a capo della segr. Generale  della CGIL Frosinone /Latina.
Dunque, un  Impegno importante vista la grave situazione attuale.
Vogliamo esprimerti un sincero augurio di buon lavoro.
Noi siamo un vasto gruppo di disoccupati  della Provincia di Frosinone, in lotta, da tanti anni, dentro la sigla "Vertenza Frusinate," una unione sorta per combattere la disoccupazione e la precarietà.
Da molti anni siamo esclusi dal mondo del lavoro perché abbiamo subito licenziamenti collettivi.
Noi lavoratori e lavoratrici, operai più giovani, siamo finiti in un incubo, passando, anno dopo anno, dalla cassa integrazione al licenziamento, dalla disoccupazione alla mobilità in deroga.
Abbiamo passato gli ultimi quattro anni a lottare, quasi esclusivamente, per veder rifinanziata la mobilità in deroga nelle leggi finanziarie, per le aree di crisi industriale complessa, come è da tempo buona parte della Provincia di Frosinone, una delle decine presenti in Italia.
Vogliamo contare, e ne siamo fiduciosi, nel tuo sostegno.
Sperando di avere presto l'opportunità di incontrarti, ti rinnoviamo gli auguri di buon lavoro.»

Questa che segue è la risposta del segretario generale della CGIL Giovanni Gioia.

«Grazie di cuore per gli auguri , Luigi. Anche se in un altro ruolo, ho già avuto modo di conoscere la vostra situazione. Già domani dovrebbe uscire sul Messaggero qualche riga di una mia dichiarazione su di voi. Ci incontreremo presto per approfondire, nel segno del sostegno costante che avete avuto dalla Cgil e che non mancherà certo in futuro».

 

 

 

 

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Francesca Stajano Sasson, un’attrice senza teatro

 Arte trovata per caso

Francesca è una sceneggiatrice, produttrice, cantante, ma principalmente è un’attrice di teatro

01 Primo Piano F S 350 min

di Serena Galella
Conosco Francesca dai tempi delle scuole medie, eravamo due esuberanti adolescenti curiose e vivaci. I nostri genitori si frequentavano e spesso abbiamo condiviso dei momenti di spensieratezza anche grazie a loro, giovani e belli, che si incontravano durante le vacanze estive al Circeo, insieme a noi, pargoli scatenati. Altri tempi, ci si divertiva con poco, i fantastici anni '70.

Francesca è una sceneggiatrice, produttrice, cantante, ma principalmente è un’attrice di teatro. L'abbiamo anche vista in tv in serie come “Don Matteo” e “Un medico in famiglia”, e in varie altre fiction.
Nel 2014 ha debuttato al cinema con un film breve, “Frammenti”, con la regia di Raffaello Sasson, oggi suo marito. Con questo lavoro ha ottenuto importanti riconoscimenti, diversi premi come migliore attrice, al Rosewell Film Festival, al Los Angeles Indipendent Film Festival e all' Hollywood Actor's Awards.

Le nostre strade si sono divise ma non i nostri percorsi che hanno viaggiato in parallelo nel mondo dell’arte e qualche anno fa ci02 Faffaelo e Francesca 360 min siamo rincontrate. E’ venuta a casa mia, a Faleria, durante le serate che organizzavo di teatro e musica per amici e conoscenti. “HouseconsertS” era il nome che avevo dato a una rassegna casalinga, dove offrivo anche la possibilità di cenare, perché tanti amici venivano da Roma o altri paesi limitrofi e lo spettacolo iniziava alle 21,30.

Come tutte quelle amicizie che nascono in gioventù, mi è sembrato di non esserci mai perse di vista, di conoscerla da sempre. Una donna bellissima, solare, piena di vita e di amore per il suo mestiere di attrice, che fa con serietà e perseveranza. Quel mestiere così particolare che diventa la vita. Ad ispirarla da sempre un'artista in famiglia Giò Stajano, lo zio/zia Giò, scrittrice, giornalista attrice e pittrice che diceva di se: “Ho aperto io le porte agli omosessuali. Sono stato il primo omosessuale dichiarato in Italia”.

Qualche giorno fa Francesca, per gli amici Chicca, annunciava felice sui social il suo ritorno a teatro con uno spettacolo “Quel genio irriverente di Mozart” e pochi giorni dopo... tutto si è fermato di nuovo. Teatri chiusi, cinema chiusi.

03 Francesca Stajano 350 min

Ho posto a Francesca alcune domande e lei mi ha risposto con la sua solita franchezza.

 

Francesca come stai vivendo?

“La situazione che stiamo vivendo ha un qualcosa di fantascientifico, ognuno di noi, lavoratori dello spettacolo, è messo a dura prova. I guadagni sono diminuiti drasticamente se non azzerati del tutto. Per la prima volta ci siamo resi conto di quanta poca considerazione godiamo tutti noi, sicuramente non abbiamo alcuna tutela.
Il discorso dell'arte e di chi la fa è complesso, nel senso che oggi tutti vogliono apparire e i mestieri legati allo spettacolo attraggono come una calamita moltissime persone. Tuttavia spesso questo si rivela una calamità perché c’è un’abbondanza di offerta, spesso scadente. Credo che questo abbia molto contribuito al formarsi dell'idea che non siamo un’attività necessaria per la società e meritevole di tutela.”

 

Quali prospettive vedi per il futuro?

«Le prospettive future sono ancora poco chiare, sicuramente dobbiamo resistere, dobbiamo combattere per il riconoscimento dei nostri diritti e istituire un albo di professionisti del settore.
L'arte è una necessità, non è un qualcosa in più o di superfluo di cui si possa fare a meno.
Io personalmente combatto ogni giorno contro la mancanza di professionalità e contro il vuoto artistico che ci circonda e che spesso inquina la nostra creatività.
Dobbiamo reagire e trovare nuove strade, sono fiduciosa, insieme possiamo farcela.
Martedì 27 ottobre sarei dovuta essere in scena con il mio spettacolo “Quel genio irriverente di Mozart” e tutto è stato annullato. Sto preparando un nuovo lavoro “Pixel” scritto e diretto da Lorenzo Caravella.Con lui sto lavorando su un monologo, perché credo che in tempo di Covid può essere tranquillizzante stare da soli in scena. Sarà autoprodotto e distribuito autonomamente, chiaramente appena sarà pronto e quando riapriranno i teatri. Lo stesso dicasi per “Quel genio irriverente di Mozart”, di cui curo regia e testi, oltre a recitare, uno spettacolo particolare che io amo definire “viaggio”, perché sempre diverso. Amo molto questi viaggi mozartiani, posso dire di aver creato una vera e propria storia infinita con Wolfie (Mozart per gli amici) così come sconfinato ed infinito è il suo genio.»

 

Le prospettive sono incerte e noi artisti di certezze non ne abbiamo mai avute troppe. Oggi, alla luce della situazione che abbiamo tutti sotto gli occhi, come pensi di poter fare per esercitare il tuo lavoro? Noi artisti sappiamo bene che non possiamo emotivamente reggere un tempo troppo lungo senza esprimerci attraverso il teatro o la nostra arte.
Questo stato di impotenza ti permette di riprogettarti? E se sì, come?

«Vengo dalla scuola di Giuliano Vasilicò, lui poteva impiegare anche due anni per mettere in scena uno spettacolo, nulla era lasciato al caso, ci faceva diventare delle vere e proprie macchine da guerra, ovviamente scenica. Questo per dire che approfitterò di questo periodo di chiusura dei teatri per migliorare ancora di più i miei futuri lavori. Se c'è una cosa che ho04 Francesca Staiano 350 min imparato, in più di 25 anni di teatro, è che si può sempre migliorare, ricercando all'infinito attraverso lo studio dei dettagli del personaggio. Inoltre sto migliorando il mio inglese e imparando a cucinare piatti saporiti per la mia famiglia. La cucina è una forma d'arte e di cultura e proprio come hai detto tu, noi artisti abbiamo sempre bisogno di esprimerci ed io aggiungerei di dare spazio ai nostri sogni.»

Ecco! Questa è Francesca, un'attrice che come tanti artisti davanti alle difficoltà non si perde d'animo e con fiducia affronta quel che verrà. Senza smettere di sognare.

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PD senza il suo simbolo "promuove" «Democratici per Ceccano"»

Partito Democratico – Circolo “Guido Rossa"

partito democratico bandiera350 250Il Circolo di Ceccano del Partito Democratico ha deciso di promuovere alle imminenti elezioni amministrative uno spazio tutto nuovo, civico e aperto ai contributi di tutte le forze che hanno a cuore il bene della città. La lista civica "Democratici per Ceccano" nasce proprio con lo scopo e la funzione di accogliere all' interno di essa le donne e gli uomini con i quali ci riproponiamo di ricostruire i ponti per il futuro della città. Ai cittadini di Ceccano diciamo: vi aspettiamo per cambiare insieme la nostra città. É una scelta forte e convinta che facciamo per unire tutte le forze del cambiamento per costruire l’alternativa e battere la destra.

Ceccano ha bisogno di esperienza, entusiasmo passione e cultura, noi vogliamo mettere tutto questo intorno ad un progetto civico che sia capace di camminare al passo di una società, dei suoi bisogni che, intanto, continuano a cambiare velocemente, non è questa la prima volta che il PD presenta la lista civica alle amministrative, lo facciamo per allargare il campo e costruire insieme una lista più aperta, forte e inclusiva.

La destra ceccanese è caduta perché e fallita alla prova del governo locale. Le sue inadempienza e le sue incapacità di sono palesate ed hanno prodotto una forte marginalizzazione della nostra città in una provincia che al contrario cresce e sviluppa.

Noi intendiamo la volontà di determinare il nuovo corso della città e lo facciamo intorno e a sostegno della coalizione a sindaco di Marco Corsi ,a lui riconosciamo la leadership e la guida della coalizione, lo facciano con i nostri valori e con la forza delle nostre idee, prendo il nostro orizzonte ad un progetto largo e di forte cambiamento, portiamo in dote i risultati positivi dei governi Conte- Zingaretti e la bontà e l' efficacia delle misure applicate ad un periodo di eccezionale gravità dovuta alla pandemia, e se questa pandemia ci ha insegnato la necessità della distanza fisica per il bene delle persone questa nostra scelta coltiva l' ambizione di riavvicinare i cittadini ceccanesi alla politica al bene comune della nostra città. I " democratici per Ceccano" per cambiare e restituire forza e dignità alla nostra città e a tutti i ceccanesi.

Ceccano, 2 Luglio 2020 da Facebook, non avendo ricevuto alcun comunicato

 

 

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Senza lavoratori non esiste impresa

Il 2020 ci lancia, insieme al Covid 19, in una nuova grande sfida nel “campo dell'impresa e del lavoro”

pisapartecipazione 350 mindi Donato Galeone* - Dieci giorni fa scrivevo che l'anno 2020 - con o senza gli Stati Generali convocati dal Governo - lanciava in tutti noi una nuova grande sfida nel “campo dell'impresa e del lavoro” che continua e continuerà a presentare una duplice dimensione sia oggettiva che soggettiva.

Il “lavoro nella impresa” - in senso oggettivo - che comprende l'insieme delle risorse e degli strumenti di cui l'uomo si serve per riprendere o intraprendere le attività mentre il “lavoro umano” - in senso soggettivo - è l'agire dell'uomo che è la persona il metro della dignità del lavoro.

Questa “duplice dimensione dell'impresa e del lavoro” viene richiamata e ampliata nel documento della CGIL, CISL e UIL Lazio del 16 giugno 2020: “ il Governo con il provvedimento Cura Italia e il decreto Rilancio, ha impegnato risorse superiori a 80 miliardi di euro. E' una occasione da non perdere, per dare un nuovo ruolo al pubblico nel governo dei processi economici, per progettare una nuova strategia di sviluppo fondata sul lavoro e su un'economia più equa e giusta”. Conseguentemente, i sindacati dei lavoratori del Lazio – unitariamente e con oltre mezzo milione di associati – hanno assunto una chiarissima posizione affermando che “ per costruire gli obiettivi di rilancio economico e coesione sociale, servirà, però, uscire quanto prima da un equivoco” rilevando e osservando che “gli ultimi decenni hanno determinato un'azione politica e amministrativa ancorata alla centralità sociale dell'impresa: senza impresa non c'è ricchezza e senza ricchezza non c'è lavoro........è quanto ci siamo sentiti ripetere come un leitmotiv. Oggi rivendichiamo, con orgoglio, una verità innegabile: senza lavoro non c'è impresa, non c'è economia e non ci sarebbe ricchezza possibile”.Ecco, quindi, ribadiscono Cgil, Cisl e Uil Lazio che “serve riconoscere la centralità sociale della persona, dei suoi bisogni, delle sue competenze, portando al centro dell'azione pubblica gli interessi generali”.

Rilevo - in queste giornate degli Stati Generali dell'Economia - come il neo Presidente della Confindustria Carlo Bonomi ha incalzato il Governo, con l'affermare che “le misure economiche italiane si sono rilevate più problematiche di quelle europee”. E ha aggiunto che “ l'impegno contro una dolorosa recessione può avere successo solo se non nascondiamo colpe ed errori commessi da tutti negli ultimi 25 anni” (sic) E al TG5 ha commentato la sua giornata degli Stati Generali, chiarendo, che “ con il premier Giuseppe Conte i rapporti sono stati e sono buoni; abbiamo reciproca stima, poi è ovvio, che Confindustria ha il dovere di fare critica su temi economici e il dovere di fare proposte”. Ed è in tale direzione, ha concluso Bonomi, che “ abbiamo spinto il Governo di voler anticipare sue proposte perché vogliamo capire tre specifici temi: 1) sulla produttività che da 25 anni è stagnante, ferma, bloccata; 2) abbiamo il 90% dei contratti di lavoro in scadenza, e questo è un primo problema che dobbiamo affrontare; 3) tenere conto del debito che sfiorerà il 160% del PIL e dobbiamo fare un ragionamento su come ridurlo gradualmente e nel tempo”.

Osservo e ritrovo una Confindustria con un neo Presidente “non più falco lombardo degli industriali” che voleva cancellare i contratti nazionali di lavoro ma un rappresentante di associazione di datori di lavoro che - come egli stesso dichiara - “ non crede in uno Stato cattivo contrapposto al privato buono ma chiede istituzioni efficienti e funzionanti, cioè una pubblica amministrazione buona, come già indicato e chiesto dal Governatore di Banca Italia”.
Non è mancato - però - il “battere cassa” con un forte attacco al Governo sui ritardi italiani nei “crediti di imposta” che avviene in meno di 6 mesi rispetto ai Paesi concorrenti dell'Unione Europea, sottolineando” che “per la regolazione dei crediti IVA alle imprese italiane, da parte dello Stato, si deve attendere oltre 60 mesi”.

Immediata la riposta di Conte al rappresentante di Confindustria: “qualcuno crede che questo Governo abbia un pregiudizio nei confronti della libera iniziativa economica. Le misure elaborate dal Governo e inserite nei provvedimenti sono dedicate al sostegno delle imprese. Per noi l'impresa è un pilastro della nostra società. Nessun pregiudizio da parte del Governo – possiamo avere diversità di opinioni e valutazioni – ma preservare l'impresa e metterla in condizione di poter affrontare vigorosamente e in modo resiliente uno shok come questo. E' una priorità del nostro Paese, altrimenti, non andiamo da nessuna parte”.

Rilevo, anche, quanto lo stesso Conte - nel merito dello “sviluppo e il lavoro” - aveva dichiarato nei primi giorni di maggio 2020 che “l'Italia, dopo la crisi gravissima, ha davanti a se l'orizzonte di una ricostruzione sociale ed economica alla quale tutti – nelle diverse responsabilità – dovremo attendere con fiducia e determinazione. Sarà l'occasione per riconsiderare i modelli di sviluppo all'interno dei quali il lavoro e la dignità del lavoratore dovranno riconquistare la centralità che meritano”.

Ma dalle 120 schede del Comitato Colao per il Governo così come presentato agli Stati Generali – articolato in 6 settori – partendo dalla proposta di “Impresa e Lavoro” annoto che il nostro Paese, compreso il Lazio, potrebbe collocarsi fisicamente come se fosse poggiato su un piano inclinato: con caduta del PIL (Prodotto interno Lordo); con il sostegno diffuso al reddito e licenziamenti bloccati per legge, probabilmente, prorogabili a tutto l'anno 2020.

Necessario, quindi, quanto condivisibile operare in questi sei mesi dell'anno corrente - come richiesto dalla CGIL,CISL e UIL Lazio – con l'avviare subito “quei 10.000 cantieri“ che possano dare immediato lavoro e favorire, contestualmente e responsabilmente, il passaggio da quel piano inclinato a un “condiviso piano territoriale di sviluppo” definendo sia una “linea guida generale che per settori” chiaramente mirata verso una graduale e certa ripartenza produttiva di beni e servizi, riorganizzata con adeguata redistribuzione e riduzione degli orari di lavoro, nel rispetto, in ogni luogo di lavoro, della sicurezza e la normativa di difesa della salute.

E con altrettanta condivisione operare e orientare - rispettando ogni aiuto di sostegno europeo e nazionale - che obbliga verso progettazioni tipologiche di sviluppo qualitativo e di riqualificazione nel contesto della cosiddetta economia verde e della conversione ecologica: dal risparmio energetico alla circolarità dell'economia, tanto nella legalità e dignità del lavoro quanto nella misura dei livelli occupazionali.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma, 20 giugno 2020

 

 

 

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Dal Prefetto: perchè senza alcun reddito da gennaio

Pagamenti della mobilità in deroga.

vertenza frusinate definitivoL’emergenza Covid-19 non interrompe le necessità dei disoccupati ciociari di Vertenza Frusinate, ormai dal mese di gennaio senza alcun reddito e in totale balia dell’incertezza procedurale in merito alle determine relative ai pagamenti della mobilità in deroga.

Per ottenere chiarimenti e delucidazioni, il comitato ha chiesto un incontro con i rappresentanti sindacali, tenutosi giovedì 28 maggio presso la sede della Cisl di Frosinone, dove una strettissima delegazione ha potuto interloquire con i segretari. Per l’occasione presenti Anselmo Briganti (CGIL), Pasquale Legnante (CISL), Anita Tarquini (UIL) ed Enzo Valente (UGL).

I rappresentanti hanno ascoltato la posizione di Vertenza Frusinate, affidata al solito Gino Rossi, che in un accorato discorso ha racchiuso le richieste e le necessità dei disoccupati. “Esiste un problema umano che investe tutti noi e le nostre famiglie, vivendo da sei mesi senza reddito. Le promesse di vicinanza e sostegno da parte di politica ed istituzioni ci sembrano parole al vento, non seguite dai fatti”. “Abbiamo la percezione” - continua Rossi - “che la politica locale si sia stancata di Vertenza Frusinate e abbia abbandonato la tutela della nostra sopravvivenza. Chiediamo di parlare con l’unico uomo delle istituzioni che ci ha sempre dimostrato disponibilità, che è il Prefetto Ignazio Portelli, perché abbiamo bisogno di dirgli che 800 famiglie hanno fame”. Gino Rossi conclude il suo intervento parlando delle determine di pagamento. “Non abbiamo alcuna informazione in merito. Avevamo avuto rassicurazioni su un iter più rapido, che si sta dimostrando, però, più in ritardo del solito”.

Dopo l’intervento di Gino Rossi, Pasquale Legnante ha fornito una piccola delucidazione sulla questione del sit-in in Prefettura. “Abbiamo consigliato di evitare una manifestazione nei pressi della Prefettura non per mancanza di volontà, ma con coscienza dell’oggettiva complessità dovuta all’emergenza in corso”. Anche sulle risorse in campo Legnante dice che “con quelle attualmente in campo, considerando anche gli scarti, si dovrebbe arrivare a coprire anche più dei sei mesi previsti. Ciò non toglie che ci sia bisogno di trovarne altre”.

Ad Anselmo Briganti, a nome di tutte le sigle, il compito di tirare le fila per quel che riguarda la situazione. “Tutti noi lavoriamo perché si trovino le soluzioni attraverso strategie e percorsi comuni. Chiediamo che questa strada di collaborazione venga seguita da tutti gli attori in campo: politica, istituzioni e associazioni datoriali. Il problema della povertà crescente sul nostro territorio va affrontato con serietà e senza divisioni”. Briganti continua sul problema delle determine. “Ieri (mercoledì 27 maggio, ndr) il Ministero ha rispedito i documenti in Regione. Entro una settimana le determine saranno, quindi, spedite all’INPS per i pagamenti. Purtroppo il ritardo è stato causato dall’inserimento di situazioni nuove che hanno causato la necessità di una ulteriore ripulitura delle stesse”. Anche Anselmo Briganti conferma la posizione di Legnante sulle risorse, aggiungendo che “la priorità è quella di arrivare al 2 gennaio 2021, per legare la vostra situazione al prossimo rinnovo annuale della mobilità in deroga. La sollecitazione da parte delle organizzazioni sindacali è costante e l’impegno è trasversale, condiviso da tutte le sigle.. Assieme all'obiettivo del 2 gennaio 2021, c’è quello di ottenere il prima possibile il saldo delle cifre dovute per questo semestre di mobilità”. In chiusura Briganti, insieme ai suoi colleghi segretari, si assume l’impegno “di chiedere un incontro al Prefetto qualora, tra una settimana, non si dovesse arrivare alla risoluzione del problema“.

Ancora una settimana, dunque, in cui racchiudere tanti sentimenti contrastanti per chi vive da mesi senza percepire un reddito. Sette/otto giorni nei quali attendere con ansia un positivo riscontro da parte dell’Inps, in merito ai pagamenti delle somme dovute.
In caso di ulteriori intoppi, come già detto precedentemente, per parola dei segretari sindacali, l’ennesimo tentativo di interlocuzione con il Prefetto Portelli.

Al termine di questo primo semestre del 2020, con una partita ancora aperta, una che sta per cominciare, dove si dovrà affrontare la questione dei successivi sei mesi dell’anno, vitali per arrivare al tanto agognato 2 gennaio 2021, conditio sine qua non per avere la speranza di un riaggancio alla prossima mobilità per l’annualità 2021.

Nonostante i mesi di quarantena forzata e l’emergenza ancora in corso, gli ex lavoratori di Vertenza Frusinate non osano mollare sulla lotta per difendere i loro diritti. Battaglia nella quale bisogna sempre registrare l’assenza, sempre più ingiustificata e ingiustificabile, di una classe politica locale lontana dai bisogni primari dei cittadini. Una “rappresentanza”, parlamentare e regionale, che non ottempera al proprio dovere morale e costituzionale di assistenza e vetrina delle problematiche sociali ed economiche del territorio.

Il percorso per questo primo semestre sembra poter volgere ad uno sbocco positivo, con l’auspicio che le lungaggini e gli intoppi burocratici non continuino a privare i disoccupati e le loro famiglie del diritto alla sopravvivenza.

 

 

 

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Senza respiro

Al mio amico Paolo che ieri si è iscritto alla CRI. come volontario

Géricault la zattera della medusa 350 mindi Loredana Ferri

Senza respiro

È così che sono morti, Ebrei, Zingari, Omosessuali e tutti i prigionieri politici nella Seconda Guerra Mondiale. Chiusi dentro le camere a gas senza via si scampo. I loro nomi andati in fumo insieme alle loro povere ceneri. Per i sopravvissuti, numeri marchiati sulla pelle per sempre. Se solo si fosse fermata in tempo quella carneficina! La colpa fu di… un FOLLE VISIONARIO!

Senza respiro

È così che sono morti gli anziani nelle case di cura e tutti gli esseri umani di tutto il mondo per colpa del virus chiamato Covid-19. Anche le vittime di questa guerra sono diventate dei numeri virtuali ma questa è “tutta un'altra storia”. Peccato, non aver ascoltato il giovane medico, Li Wenling il cui nome “Li” significa forza, coraggio. Forse qualcuno lo aveva preso per un… FOLLE VISIONARIO?

Senza respiro

Sono i morti che migrano attraverso il Mediterraneo in cerca di un porto sicuro. Pochi l’hanno trovato. Ora, i porti sicuri nel mondo non ci sono più. Qualcuno pensa che siano stati e continuano a essere dei… FOLLI VISIONARI.

Senza respiro

È così che rimarremo quando torneremo ad abbracciare il vecchio mondo perché quello di prima non era così bello. Sarà diverso da come lo avevamo lasciato, tanto da non riconoscerlo. E se qualcuno ci avesse chiesto di chiuderci in casa per un paio di mesi per il bene del nostro pianeta, lo avremmo preso per un... FOLLE VISIONARIO!

 

La grande tela s’intitola “La zattera della Medusa” del 1819. Esposto al museo del Louvre di Parigi. Il dipinto è di Jean Louis Theodore Gericault.
La scena rappresenta un avvenimento accaduto il 2 luglio del 1816. Descrive una fregata incagliata sul fondale sabbioso sulle coste della Mauritania per negligenza del suo comandante.
Fortunatamente grazie alle scialuppe le 250 persone riuscirono a salvarsi.

 

 

 

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Rabbia sacrosanta, ma senza farla tracimare

Giuseppe Conte: sostanza macchiata dalla forma?

giuseppe conte ansa 350 260di Valentino Bettinelli - Altro pomeriggio di attesa quello di ieri, dopo l’annuncio della conferenza stampa indetta dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Sul tavolo il nuovo decreto, nel quale si estendono le misure restrittive fino al prossimo 3 maggio, unico strumento che garantisce un contenimento della diffusione del Covid-19.

Dichiarazioni del Premier sempre molto attese, a maggior ragione dopo le ultime giornate convulse sul fronte degli accordi con l’Europa. La riunione dell’Eurogruppo, andata in scena nella serata di giovedì, ha scatenato una accesa bagarre politica tra maggioranza ed opposizione. Al centro del contendere la presunta attivazione del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), strumento lacrime e sangue che riporta alla mente le drammatiche vicende del default della Grecia. Una notte in cui i social network pullulavano di cartelli e slogan in contrasto tra loro; da una parte le voci dei partiti di governo che tentavano di spiegare l’accordo raggiunto dal ministro Gualtieri con i suoi omologhi comunitari. Dall’altra, a spron battuto, la comunicazione delle opposizioni che attaccavano un governo reo di “alto tradimento nei confronti del popolo Italiano”.

La diretta facebook di Giuseppe Conte, con il consueto ritardo accademico, si apre con la spiegazione alla Nazione delle nuove misure. In sostanza il lockdown continuerà fino al 3 maggio, ma già dal prossimo 14 aprile torneranno ad aprire servizi ritenuti importanti come librerie, cartolerie e negozi di abbigliamento ed accessori per bambini e neonati. Allargamento previsto anche sul fronte delle attività produttive, con la riapertura di attività legate all’agricoltura e al taglio di legname, per garantire anche la lavorazione e la vendita dei combustibili fossili. Il Primo Ministro ha anche affermato che “continuerà, come sempre, il dialogo con il Comitato Tecnico Scientifico, che ci porterà a valutare, cum grano salis, eventuali ulteriori misure di apertura prima della data del 3 maggio”.

A far seguito al messaggio istituzionale di diffusione del contenuto del nuovo DPCM, un attacco frontale alle opposizioni, in merito alle vicende delle trattative europee. “L’Italia non ha firmato il Mes e non lo firmerà, perché non adatto nell’ottica della ricostruzione di un’economia post-bellica. Il MES esiste dal 2012 e non è stato attivato la scorsa notte, come detto in maniera falsa e irresponsabile da Matteo Salvini e Giorgia Meloni”. I nomi dei due leader dell’opposizione abbagliano il campo del dibattito politico in corso come un fulmine nella notte. “Le menzogne diffuse in queste ore non fanno male al capo del governo” - tuona Giuseppe Conte - “ma danneggiano l’Italia intera, perché ne ledono l’immagine e la forza negoziale a livello internazionale”.

Un perentorio j’accuse che non accenna a placarsi, quando Conte ricorda che “il MES è stato votato ed approvato da un governo di centrodestra, dove Giorgia Meloni ricopriva la carica di Ministro”. Continua concludendo, “L’Italia non userà il Mes e non firmerà nulla fin quando non verranno posti sul piatto strumenti adeguati. L’obiettivo, dell’Italia e di altri Paesi, resta quello dell’attivazione dello strumento degli Eurobond. Questo governo non lavora con il favore delle tenebre, ma guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza”.

Necessario, dunque, un intervento del Premier Conte, seppur istituzionalmente non impeccabile. D’altronde il livello della contesa politica appare tristemente imbarbarito ed abbrutito nei toni; ad accuse a mezzo social si risponde con una diretta Facebook. In un momento di estrema emergenza sicuramente la diffusione di false notizie da parte delle opposizioni non aiuta il Governo, e dunque tutta la Nazione, in un lavoro di complessi negoziati internazionali. Sarebbe comunque buona norma e buon costume istituzionale, trasportare il dibattito politico nei luoghi adeguati, come le aule parlamentari, espressione del popolo, dove i rappresentanti eletti hanno il dovere di veicolare gli interessi dei cittadini.

La conferenza di ieri, e le successive risposte del duo Salvini-Meloni, lasciano un velo di amaro in bocca in chi estende a voi queste righe. Stiamo vivendo la peggior crisi sanitaria ed economica dal secondo dopoguerra e non abbiamo certo bisogno di inutili personalismi, e benché meno di una comunicazione frastagliata e troppo spesso deviata da interessi che poco hanno a che fare con quelli di tutta la Nazione.

La situazione impone un buon gusto formale ed istituzionale che tutti gli attori hanno il dovere di rispettare. La sostanza delle parole del Premier Conte è incontestabilmente corretta, ma forse si poteva fare appello ad una forma più consona. Un attacco di tale portata rischia solo di favorire la mera strumentalizzazione di chi, come Salvini o la Meloni, tenta di far leva sulle paure e le preoccupazioni delle persone, appellandosi alla vuota propaganda senza proposta.

È sicuramente l’ora più buia quella che stiamo attraversando, ma per uscire da questo tunnel e tornare a vedere un arcobaleno di luce è necessario un atteggiamento propositivo della politica e delle istituzioni tutte. Se così non fosse, rischieremmo, purtroppo, di precipitare in un baratro ancor più profondo, terreno fertile per rigurgiti di sovranismo, ai quali porre subito un corretto e preventivo rimedio.

Resistere è l’unico imperativo categorico del nostro tempo e, come le italiane e gli italiani che combatterono contro gli oppressori nazifascisti, bisogna trovare una soluzione ed uscire da questa emergenza tutti insieme, mettendo da parte singolaristi e chiusure. Il coronavirus ci ha dimostrato che non c’è confine che può impedire il contagio, ma la nostra forza può impedire la diffusione del virus del nazionalismo di ritorno.

In questa lotta, donne e uomini delle istituzioni siano un esempio per il popolo, e non fungano da aizzatori di folle.

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Le epidemie sono orribili senza humor

L’autocertificazione al tempo del virus corona.
Commento filosofico.

RenéMagritte 350 mindi Fausto Pellecchia - Ci si può chiedere se non sia profondamente assurdo dover firmare un’autocertificazione per avere il diritto di uscire di casa in tempi di quarantena universale.
Sono confinato in casa, come tutti gli italiani in questo periodo di isolamento forzoso. Per poter uscire, occorre un’autorizzazione, anche per andare a comprare il pane o per sgranchire le gambe: una dichiarazione firmata che attesti il motivo della mia sortita: lavoro, spese di prima necessità, salute, ragioni familiari urgenti. Senza questo documento, e in caso di infrazione, devo pagare un’ammenda di centinaia di euro. Ma che cosa può valere questa attestazione sottoscritta da me medesimo? Quanto può essere legittima un’autogiustificazione per uno “spostamento in deroga”? Non viene il dubbio che si tratti di uno scherzo assurdo dell’amministrazione, assolutamente priva di autentico valore giuridico?
No! – mi viene risposto – perché ogni infrazione può ben essere sanzionata!
Si tratterebbe allora di una fiducia irragionevole nell’autonomia dell’individuo, nella sua coscienza morale? – Neppure per sogno! Perché altrimenti questo documento e questi controlli sarebbero semplicemente superflui.

Per comprendere la questione, è forse utile ritornare alla nozione di “vita etica” secondo G.W.F. Hegel. Esattamente due secoli fa, nel redigere i suoi Lineamenti di filosofia del diritto (1820), il filosofo aggiunge un mattone al suo edificio filosofico, ma al tempo stesso scrive dispense per i suoi corsi universitari all’Università di Berlino. A suo avviso, una concezione della morale e del diritto che si fondi sulla parola data non può non essere situata storicamente in una comunità. Il filosofo ironizza sulle concezioni astratte dei principi morali universali (con trasparente riferimento a Kant) che oppongono ciò che “deve essere” a “ciò che è”. Come avverte nella prefazione del suo libro, “cogliere e comprendere ciò che è, questo è il compito della filosofia, perché ciò che è, è razionale”.

A partire da questo assunto, egli mostra come la moralità soggettiva tenda ad esprimersi all’esterno, ad affermarsi oggettivamente nel mondo, attraverso le azioni. Ma, per Hegel, il dovere individuale, anche quando prende la forma di un’azione, non è sufficiente. I nostri principi morali devono infatti confrontarsi con la realtà dei costumi di una data società.
Come risolvere questo confronto? Per Hegel, la soluzione rimanda alla nozione di “vita etica”, che egli distingue dalla moralità individuale, e che si applica nella sfera della famiglia, della società civile e dello Stato: “Il principio degli Stati moderni – scrive – ha questa forza e questa profondità prodigiose di lasciare che il principio della soggettività, da un lato, si compia fino all’estrema indipendenza della particolarità personale e, dall’altro, venga ricondotto, al tempo stesso, nell’unità sostanziale”.

Dunque, nel sottoscrivere per me stesso una deroga al divieto di uscire, mi riconosco anche parte di una comunità. In altri termini, l’emancipazione individuale non ha senso se non in un contesto sociale. Inversamente, una società vitale non si accontenta di emanare regole astratte; essa offre ai suoi membri la possibilità di riconoscersi nei principi comuni. Ed è riconoscendosi in questa “vita etica” che l’individuo porta realmente a compimento la sua libertà, che si realizza e si emancipa conciliando morale e diritto.
Così, sottoscrivendo per me stesso una deroga al divieto di uscire, non mi accontento di dare una forma oggettiva alla mia morale individuale – assicurando che sono onesto, che mi comporto bene ecc. – ma mi riconosco altresì parte di una comunità, costituita realmente mediante principi intersoggettivi, che sono appunto quelli della cittadinanza e che io condivido. Perciò, se dovete uscire di casa, riempite il modulo con serietà. Ma sentitevi liberi proprio attraverso l’adempimento di quest’obbligo: siate hegeliani!

P.S.
E’ forse interessante ricordare che Hegel, diventato rettore dell’Università di Berlino nel 1829, muore improvvisamente il 14 novembre 1831, vittima probabilmente dell’epidemia di colera (o forse di un tumore allo stomaco). È sepolto nel Cimitero di Dorotheenstadt: la sua tomba è adiacente a quella di Johann Gottlieb Fichte, suo predecessore nel rettorato berlinese, anch’egli morto di colera nel 1814, contagiato dalla moglie, Johanna Rahn, che aveva contratto la malattia curando i soldati negli ospedali militari.

 

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