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Unità, identità, visione: cosa serve al Pd

OPINIONI. Partiti

Sono giorni difficili anche per la politica e per il PD

di Romeo Fionda
BANDIERE PD 350 260Sono giorni molto complicati, difficili. Stiamo vivendo la gestione dell'emergenza Covid che sta colpendo di nuovo, molto duramente tutto il nostro territorio. L'incidenza delle varianti si fa sentire e sta anche cambiando volto a questa pandemia. Pesano le difficoltà delle persone, delle famiglie, degli adolescenti, delle persone con disabilità, di chi lavora e di chi ha perso il lavoro perché precario, di chi sta tentando di tenere con mille difficoltà le serrande ancora alzate.

Sono giorni difficili anche per la politica, per il PD.
Credo sia utile provare a fare insieme un ragionamento insieme su quello che è accaduto e sta accadendo:
•La formazione del governo Draghi con una maggioranza larghissima segue ad una sostanziale dichiarazione di fallimento della politica da parte del Presidente Mattarella che ha scompaginato tutti gli equilibri pre-esistenti e rischia di cambiare profondamente anche il PD.
•Zingaretti si è dimesso da qualche giorno. Voglio anche ringraziare Zingaretti per il lavoro svolto e per aver guidato il PD , in una fase difficile per l'Italia, con coerenza e spirito unitario, facendolo tornare a vincere e rompendo l'isolamento politico che lo aveva marginalizzato. Un lavoro importante svolto in pochi mesi.
•Abbiamo un nuovo segretario: Enrico Letta. Un politico di grande levatura internazionale che ha fatto subito chiarezza su come intende muoversi nel Partito, senza “ipocrisie”. Una grande battaglia per lo Ius soli, che significa per noi tutti: diritti, costituzione, lavoro, società, uguaglianza, dignità e umanità.

Su questo il Partito Democratico sfiderà il governo Draghi e le forze politiche che lo sostengono. Per andare avanti servirà un partito rinnovato nelle forme e nelle regole, ha detto il nuovo segretario. Per battersi contro il correntismo al nostro interno e contro il trasformismo in Parlamento, per la piena attuazione dell’art. 49 della carta costituzionale. Allo stesso tempo, ha chiarito, bisognerà consolidare il profilo dei valori, con la battaglia delle idee, con lo studio e la militanza. Per rendere davvero la nostra comunità libera e inclusiva verso chi è escluso per ragioni sociali, di genere, culturali e anagrafiche. Anzitutto le donne e i giovani.

Non si parte quindi da zero, anche se la situazione é difficile. Credo che Letta sia la figura giusta per rilanciare questo percorso ma penso che non abbia la bacchetta magica. Da solo potrà fare delle cose ma non tutto. Soprattutto al PD serve darsi un'identità chiara, coerente con i nostri valori.
Un'identità che non si fonda però astrattamente solo su valori enunciati ma su scelte di campo da praticare.
La crisi del PD è anche la crisi del campo progressista, e sicuramente chiarisce definitivamente il bivio a cui ci troviamo. Un bivio che non può essere affrontato soltanto con l’ennesimo cambio di segretario.

Ha ragione Provenzano, "Capisco Zingaretti. Malato un Pd che vive solo per il potere, in ogni caso dobbiamo cambiare tutto e ora. L'identità va ricostruita su lavoro, sanità, fisco per uscire dalla ztl" .
Occorre a questo punto ricostruire il presente e il futuro su delle basi che siano finalmente diverse:
1. Transizione ecologica;
2. Lavoro di qualità;
3. Contrasto alle diseguaglianze sociali, territoriali, quelle di genere e anche quelle generazionali.
La transizione ecologica ci offre opportunità senza precedenti: possiamo dare del lavoro di qualità, facendo risparmiare alle famiglie e riducendo al contempo le emissioni così nocive per l'ambiente, per la nostra salute. Possiamo fare ciò attraverso l'efficientamento energetico delle strutture pubbliche e private, la manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio in prevenzione anziché intervenire sempre dopo l'emergenza, attraverso l'economia circolare e l’uso delle energie rinnovabili che oggi costano meno delle fonti fossili.

Per quanto riguarda il terzo punto è essenziale dare risposte a chi oggi sta pagando, di nuovo, maggiormente questa crisi, cioè le donne e i giovani, che secondo i dati dell'ISTAT sono stati colpiti di più dagli effetti della crisi sanitaria in termini di posti di lavoro persi, anche perché hanno ereditato una situazione già compromessa dall’onda d’urto della crisi economica iniziata nel 2007.

L’Italia è un “paese rugoso”, come scrive Fabrizio Barca, e quindi non possiamo immaginare, né a Roma né a Cassino, di cercare di costruire delle risposte che vadano bene per tutto il territorio.
Diventa basilare la gestione di risorse senza precedenti che arrivano con il Next Generation, oltre 200 miliardi da investire bene e in fretta per ricostruire il Paese su basi nuove. Avviamo, anche noi, una discussione larga, aperta, che vada oltre il PD, che in qualche modo possa focalizzarsi su questi temi, che riguardano i problemi concreti della vita delle persone, perché altrimenti il dibattito politico, oggi così asfissiante, non lo capisce nessuno, e con un paese che soffre così tanto, invece, avremo tante cose da dire: sulla sanità, sulla scuola pubblica, sui beni comuni, sulla crisi climatica, sulle politiche sociali e su come creare lavoro dignitoso.

Allora mi chiedo, se non sia questo, per quanto così caotico e drammatico, il momento buono per immaginare un cambiamento e per raggiungere l'obiettivo, ma sono essenziali una discussione e un confronto largo dentro e fuori del PD.
Una discussione che in qualche modo possa focalizzarsi su questi temi che riguardano i problemi concreti della vita delle persone, perché altrimenti il dibattito politico non lo capirebbe nessuno.
Non servono a niente grandi contenitori come i partiti, così pieni di contraddizioni se non sanno indicare una direzione chiara e dire parole coerenti.
Vale per il PD, per il M5S, ma anche per la sinistra, per gli ecologisti.
In questa fase è necessario mettere insieme una rete che trasversalmente unisca chi nelle diverse forze sociali e politiche condivide questa stessa visione del futuro, che pone al centro la giustizia ambientale, la giustizia sociale, il tema della parità, il lavoro di qualità.

Una rete in cui ognuno metta in gioco la propria sensibilità e la propria identità.
Ripartiamo da qui perché se iniziamo con la domanda sbagliata difficilmente ne usciremo con una risposta giusta.
Se iniziamo a chiederci quale partito, oppure quale atteggiamento verso il governo e con chi lo guida è migliore, temo, che resteremo divisi dagli steccati del ceto politico e non riusciremo a ridiscutere con quelle forze, soprattutto più giovani, che si stanno muovendo, tra cui le mobilitazioni sociali e le esperienze migliori anche nel terzo settore. Abbiamo bisogno di questa aria fresca, credo, per ricostruire una visione condivisa e soltanto così potremmo riavvicinare le nostre posizioni, riaggregarci attorno a questa comune visione e a valori che siano davvero condivisi.

Servono proposte coraggiose, ci servono persone credibili per ricostruire l'intero campo su basi diverse.
Un campo che parli il linguaggio del futuro in grado di interpretare le nuove sfide e dare risposte ai bisogni concreti delle nostre comunità, per scrivere una storia che sia davvero diversa altrimenti temo che con gli schemi del passato non riusciremo a dare risposte a queste nuove urgentissime sfide.

Lunedì 15 marzo 2021

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Serve una vaccinazione di massa su base planetaria

SANITA', Voci dal territorio

La ragione sanitaria esige che tutti gli esseri umani siano vaccinati, ma con fiale autorizzate dalle istituzioni sanitarie e dai Governi.

di Alessandro Mazzoli
vaccinazione 350 minI vaccini rappresentano una svolta. ma ci vuole ancora pazienza

I vaccini sono una parte rilavante della soluzione alla pandemia da coronavirus che ha colpito il mondo intero da un anno a questa parte.
Se si guardano le precedenti pandemie che hanno investito l’umanità ci si rende conto che non è mai successo che si arrivasse così rapidamente all’elaborazione di più vaccini in grado di proteggere la popolazione. Le ricerche scientifiche e mediche sono state in grado, in poco tempo, di predisporre una risposta adeguata contemplando, contemporaneamente, una straordinaria innovazione nel modo di fare ricerca che segnerà la scienza nei prossimi decenni, forse per sempre.

Per le dimensioni della pandemia e per le stesse caratteristiche di questo coronavirus ora uno dei problemi più impellenti è la capacità produttiva su larga scala delle case farmaceutiche perché non sarà sufficiente un’unica somministrazione di massa per debellare la malattia. Quello che è certo, ad oggi, è che almeno per alcuni anni sarà necessario ripetere il vaccino ogni anno finchè non sarà ridotta drasticamente la diffusione del virus. I ritardi nella consegna delle fiale ai vari paesi dipende in buona misura da questo, ovvero dal bisogno di riorganizzare la produzione per corrispondere ad un fabbisogno così grande e per un periodo che si annuncia piuttosto lungo.

In realtà per fronteggiare questa “emergenza nell’emergenza” sarebbe importante dare risposta al problema dei brevetti delle case farmaceutiche che attualmente impediscono ad aziende diverse dalla casa madre di produrre i vaccini pur essendo in grado di farlo. Del resto, se serve una vaccinazione di massa su base planetaria, è indispensabile una produzione di massa che consenta di far arrivare il prodotto in tutti i paesi e a tutte le popolazioni. E quindi diventa essenziale trovare una soluzione al problema che vede in contrapposizione la titolarità dei brevetti, con la relativa titolarità della produzione, e la tutela della salute di tutti gli esseri umani. Questa è una delle questioni su cui il nostro paese è impegnato, sia in sede europea sia in ambito nazionale per selezionare quelle imprese che potrebbero garantire la produzione in Italia.

Stiamo parlando della campagna di vaccinazione più ampia e diffusa mai realizzata nella storia dell’uomo che richiederebbe una gestione a livello sovranazionale e globale e non semplicemente affidata agli accordi dei singoli paesi con le case farmaceutiche. Soprattutto perché, in questo secondo caso, si riproporranno tutte le disuguaglianze esistenti fra paesi ricchi e paesi poveri, fra est e ovest e fra nord e sud del mondo. Mentre la ragione sanitaria impone che a tutti gli esseri umani sia garantito il vaccino.

Questa è la ragione per cui è stata giusta la decisione della Commissione Europea di acquistare i vaccini per tutti ifiala di vaccino 350 min paesi dell’Unione e non lasciare i singoli Stati ad organizzarsi ognuno per se. Non è un fatto puramente organizzativo. E’ un elemento fondamentale di tenuta dell’Europa. Nel senso che il vaccino, e i vaccini, nel consentire di proteggere le persone e farle tornare alla “normalità” sono forse il principale fattore di ripresa economica. Il Paese o l’area del mondo che effettua prima la campagna vaccinale sull’intera popolazione sarà il Paese o l’area del mondo in grado di ripartire prima sul piano economico. Ecco perché tutto questo non può essere lasciato alla sola dinamica del mercato, ed ecco perché non possono aprirsi competizioni su questo punto all’interno dell’Europa.

La diffusione ancora alta dell’epidemia ha tra le conseguenze la formazione di varianti del virus delle quali bisogna necessariamente tenere conto nella predisposizione e nella validazione dei vaccini. Fino ad oggi i vaccini che sono stati autorizzati, Pfizer-BioNTech, AstraZeneca e Moderna, sono risultati efficaci anche nei confronti delle varianti ad oggi conosciute e rilevate, così come i vaccini in via di validazione, Jhonson & Jhonson, e quelli che saranno testati, come per esempio lo SputniK russo o il vaccino italiano promosso dalla Regione Lazio in collaborazione con lo Spallanzani, saranno verificati anche alla luce delle varianti. Gli stessi vaccini già validati sono sottoposti ad evoluzione. Per esempio il vaccino AstraZeneca, che era stato autorizzato per una popolazione compresa fra i 16 e i 55 anni, pochi giorni fa ha visto ampliare la platea prevedendo di arrivare fino ai 65 anni di età. Insomma, la vicenda vaccini non è ancora entrata a pieno regime non per ragioni di trasporto e consegna ma per problemi più di fondo la cui soluzione richiede ancora del tempo.

E’ chiaro che tutto questo produce incertezza nel momento in cui le informazioni si rincorrono e cambiano giorno dopo giorno. Fino a che non si saranno stabilizzati i sistemi produttivi, i luoghi della produzione e non sapremo quali e quanti vaccini sono validati e disponibili, continueremo a vivere in questa situazione e i piani vaccinali, nazionale e regionali, saranno soggetti ad aggiustamenti continui. E quindi è più che mai importante osservare le regole fondamentali per ridurre la diffusione del virus. Quelle che già conosciamo: uso delle mascherine, distanziamento e lavaggio frequente delle mani. Sapendo bene che, come paese, non possiamo più permetterci un lockdown generalizzato e che ciascuno, in ogni cosa che fa, deve tenere a mente che va salvaguardato un equilibrio delicatissimo tra le ragioni della salute e della vita e quelle del lavoro e dell’economia.

In ogni caso l’Italia ha dimostrato in questi primi due mesi che, se è in possesso delle dosi vaccinali, è in grado di somministrarle molto velocemente attraverso una buona organizzazione. Certo, nei prossimi mesi, quando è probabile che arrivino quantità più grandi di fiale, sarà necessaria una organizzazione molto più capillare e molto più diffusa sul territorio nazionale. Ma a questo ci si sta preparando.

Un’ultima considerazione. Questi primi mesi di campagna vaccinale stanno dimostrando una cosa importante e per niente scontata per una parte della società italiana e mondiale: i vaccini sono sicuri, efficaci e con scarsissimi effetti collaterali di lievissima entità. Se soltanto torniamo con la memoria a qualche anno fa quando si metteva in discussione il vaccino per i bambini contro il morbillo al punto da diventare un argomento divisivo tra la popolazione, si comprende quanto sia cambiata la percezione e la consapevolezza sul ruolo della scienza e della medicina nel giro di un solo anno. Purtroppo ci sono voluti milioni di morti nel mondo per tornare a pensare cose ragionevoli. Speriamo di non dimenticarlo più.

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Vi presento la Phytolacca decandra: cos'è e a cosa serve

SaluteBenessere

Un altro potente anti virale

di Antonio Colasanti

Phytolacca 390 minLa "Phytolacca decandra" è una pianta originaria dell'America settentrionale, coltivata ed introdotta in Europa nel 1600, a scopo terapeutico. Si usa la radice. La pianta contiene il 45% di potassa caustica, la "filtolaccina" alcaloide, sostanze resinose e peptiche, inoltre una saponina idrosolubile ed una sostanza colorante rosso di cariofillina.

Nella medicina popolare i suoi frutti rossi venivano usati come purgante, mentre le radici trovano impiego nelle malattie del ricambio, come artritismo, obesità, reumatismo articolare. Esternamente venne usata nella cura della psoriasi, nella tigna del capo tricofita e fungina.

Recentemente dalla pianta è stata isolata una proteina ad effetto antivirale. mentre dalla radice sono state isolate 5 sostanze dalle proprietà mitogene.

L'estratto di Phytolacca possiede una potente e specifica azione di stimolazione della mitosi dei linfociti "T" e "B" di origine midollare. Quindi l'uso della Phytolacca stimola la formazione dei linfociti deputati alla formazione degli anticorpi.

La tintura di phytolacca viene usata nellae infezioni del cavo oro-faringeo tanto è vero che viene chiamata"penicellina vegetale" tutto cio giustifica il suo impiego in campo oncologico integrato. La phytolacca presenta molte somiglianza con il sambuco.

Nella pianta: foglie, radici, bacche è presente un potente principio attivo antivirale la "PAP" proteina antivirale dotata di un azione ad ampio spettro contro una vasta gamma di virus. nella sua forma attiva la "pap" è stata in grado di rendere inattivo il "Virus Hiv", ma la stessa pianta è un potente antivirale ad ampio spettro, per di piu la radice agisce a livello linfatico potenziando l'effetto dei linfonodi.

La posologia per la tintura di Phytolacca è di 10 gocce in poca acqua, mattino e sera; in tisana foglie e fiori, 1 cucchiaio in 500 cc di acqua. Bere 2 tazze al di.

Ecco un altro potente anti virale in particolare contro il covid 19.

 

 

 

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Capoluogo: serve una mobilità condvisa

Daniele Riggi (consigliere indipendente): ”Coinvolgere anche la cittadinanza nella redazione dei nuovi strumenti di pianificazione della mobilità cittadina, per avviare un percorso di rinnovamento che sia il più partecipato e condiviso possibile”

PalazzoComunaleFrosinone 350 260Nei prossimi anni, con molta probabilità, ci sarà un radicale rinnovamento della mobilità urbana e interurbana nella città di Frosinone: nuovo gestore del trasporto pubblico locale; nuove isole pedonali e ZTL; realizzazione di nuove rotatorie e dell’ultimo tratto della ex “Monti Lepini”; nuove piste ciclabili; progetto della metropolitana di superficie; fermata TAV – Frecciarossa.

Le sopraccitate novità, se inquadrate in un progetto organico, potenzialmente, possono trasformarsi in una nuova rete di mobilità urbana per il comune capoluogo, che può avere riflessi importanti anche in prospettiva intercomunale e provinciale.

Contestualmente a queste novità, si è presentata l’opportunità di tornare a discutere di due strumenti importanti per la mobilità cittadina: il PUMS, piano urbano della mobilità sostenibile, e il PUT, piano urbano del traffico. Questi strumenti sono già stati oggetto di discussione nel corso di una importante riunione tecnica, che si è tenuta lo scorso febbraio, a cui ho partecipato, in qualità di membro della commissione consiliare "polizia locale, personale, protezione civile, sicurezza urbana e centro storico".

A quella riunione sarebbero dovute seguire altre riunioni tecniche, con lo scopo di completare e perfezionare la redazione delle linee di indirizzo del PUMS e l’aggiornamento del PUT, prima dell’approvazione di questi strumenti in Consiglio comunale. Purtroppo, l’arrivo dell’emergenza coronavirus ha, inevitabilmente, interrotto questo percorso, che avrebbe potuto avere esiti positivi già in estate.

Suggerisco all’Amministrazione Ottaviani di riprendere il prima possibile il percorso interrotto, e di coinvolgere nella redazione di questi importanti strumenti di pianificazione della mobilità urbana, non solo i tecnici comunali, ma anche le organizzazioni politiche, i comitati di quartiere e le associazioni interessate al tema della mobilità, avviando così un percorso di rinnovamento della mobilità urbana che sia il più partecipato e condiviso possibile.

Coinvolgere anche i soggetti politici e la società civile è importante, perché non bisogna dimenticare che questi strumenti di pianificazione, per essere pienamente efficaci e commisurati alle esigenze dei cittadini necessitano, soprattutto, di scelte di indirizzo politico, oltre a quelle di matrice tecnica. Le conoscenze maturate nel corso degli anni dalle organizzazioni politiche, dalle associazioni e dai comitati di quartiere sulle problematiche della mobilità cittadina possono essere una fonte di informazioni preziosa, che amplia e completa le informazioni già in possesso degli uffici tecnici comunali.

Spero, dunque, che l’Amministrazione Ottaviani non sottovaluti l’importanza di avviare un percorso di confronto e condivisione con le forze politiche e con la cittadinanza su un tema così importante, come quello della mobilità urbana, in una fase storica in cui si stanno presentando nuove importanti opportunità per la nostra città.

Daniele Riggi, consigliere comunale di Frosinone

 

 

 

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Cosa serve per un vero cambiamento?

Conte Zingaretti Di Maio storia di una crisi di governo di 22mezza estate22 mindi Ivano Alteri - Com’era prevedibile, entrambe i partiti della maggioranza di governo, M5S e Pd, scendono nei sondaggi. Era prevedibile per ragioni evidenti, anzi, appariscenti: i rispettivi elettorati si sono reciprocamente insultati per lungo tempo, i rispettivi gruppi dirigenti non sono stati da meno; c’è Renzi sulla loro destra col mandato precipuo di “impedire che si faccia” il cambiamento e, notoriamente, con la forza parlamentare per riuscirvi; si è consentito a Salvini, per un anno e mezzo, di gonfiare il petto e il consenso sulla questione migranti, lasciandolo seminare diffidenza e odio (aporofobico, come dice Papa Francesco); il M5S è un partito ancora strutturando, il Pd, ahinoi, pervicacemente ancora destrutturando (e lasciamo stare il resto sulla sinistra)… In un tale contesto, i sondaggi non potevano che registrare una discesa del consenso, almeno nell’immediato.

A tutto questo bisogna aggiungere, ancor più grave, che non si intravvede ancora all’orizzonte quella “visione” richiesta accoratamente da Beppe Grillo (non un politico!...) a tutti i protagonisti potenziali del vero Cambiamento, invitandoli a lasciar stare le sterili discussioni su “punti e posti” del programma e della squadra di governo. Ma quella visione che non c’è ancora sarebbe l’unico vero antidoto al veleno che le due parti, dal vertice alla base, si sono somministrate appassionatamente per anni; e i cittadini, soprattutto quelli più accorti e partecipanti, ne hanno assoluto bisogno per sapere cosa fare, per non stare alla finestra a guardare passivamente ciò che accade, per sostenere attivamente, invece, un’azione di governo che non porterà ad alcun cambiamento, se loro stessi non ne saranno la cifra originale. La partecipazione non è un orpello, essi pensano, ma il carattere peculiare di una politica nuova, la vera politica del Cambiamento. Senza quella visione coinvolgente, quindi, temiamo che o l’un partito eliminerà l’altro, o, molto più probabilmente, entrambe si estingueranno elettoralmente e politicamente, inghiottiti dal buco nero di un fallimento cosmico.

Per uscire da questa micidiale trappola autocostruita, essi potrebbero partire, intanto, constatando e riconoscendo di non aver meritato in alcun modo questa gigantesca opportunità, essendo essa tutto “merito” di Salvini; che quel loro rapporto conflittuale era “innaturale”, artificioso, strumentale, personalistico, prerazionale, impolitico, infondato nella condizione materiale, visto che gli elettorati dei due partiti, tra un insulto e l’altro, dicevano di volere la stessa cosa e i rispettivi partiti dicevano di volerli rappresentare; che Renzi non è il gigante di cui parla la sua tifoseria, ma solo un inserviente d’alto rango con il mandato d’impedire il cambiamento in direzione di una politica popolare, e che la figura che si vede giganteggiare è, in realtà, solo l’ombra di un uomo morbosamente ambizioso proiettata sulle pareti della caverna.

A seguire, essi dovrebbero fornire finalmente quella “visione” illuminata di Cambiamento che gli italiani aspettano da decenni. Essa dovrebbe consistere, chiaramente e nettamente, in una politica Popolare come l’Italia non ha mai visto nei secoli, sin dalle sue origini risorgimentali; tanto che, fino ad ora, ogni volta che si è parlato di riforme si è sentito il bisogno di aggiungere “anche a costo di essere impopolari”, come se l’impopolarità fosse una manifestazione di coraggio e radicalità riformista. Al contrario, d’ora in poi si dovrebbe sentire il bisogno di affermare che le riforme o sono popolari o non sono, e anzi che tutto ciò che non è popolare è conservazione, altro che cambiamento!

Popolare, diciamo, non popolaresco, né tanto meno populista. Il ché, tradotto in partica, significa: ampio e profondo coinvolgimento dei cittadini nelle scelte, tutela del Lavoro sotto ogni sua espressione storica, volontà d’acciaio, coraggio fino al confine della temerarietà e, soprattutto, incrollabile determinazione a conseguire lo scopo, anche fino all’estremo sacrificio del sé individuale e collettivo. Mandando ruvidamente i sondaggi alla malora.

E tutto questo, non dovrebbe solo sembrare, ma anche essere. E tutto questo, non dovrebbe solo essere, ma anche sembrare.

Frosinone 30 settembre 2019

 

 

 

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Papoccia serve il poker e conferma il tricolore

Papoccia allarrivo 350 mindi Tommaso Cappella - Il ciociaro della Runners Team Colleferro si laurea a Campi Bisenzio per la quarta volta di fila campione italiano amatoriale dei 5000 metri SM 45

Si ripete Diego Papoccia. L'atleta ciociaro di Anagni, portacolori della Runners Team Colleferro, venerdì scorso a Campi Bisenzio, vicino Firenze, ha conquistato per il quarto anno di fila il titolo italiano amatori dei 5 mila master 45 su pista con il tempo di 16', 15’’ e 31’’’. Sul traguardo ha preceduto di oltre 6 secondi il perugino Simone Falomi della Podistica Lino Spagnoli, mentre sul terzo gradino è salito l’altro ciociaro Fabio Lupinetti, tesserato con l’Atletica Città dei Papi di Anagni.
Proprio la Runners Team Colleferro, sul proprio profilo facebook, ha postato un bellissimo messaggio dopo la vittoria di Papoccia. «Ogni parola, ogni aggettivo, ogni commento, ogni opinione, spiegazione o interpretazione non basterà per descrivere quanto successo sulla pista di atletica di Campo Bisenzio, in una caldissima giornata di luglio. Non basterà per far rivivere la grande impresa compiuta dal nostro Diego Papoccia. Non basterà per rievocare le forti emozioni vissute in quei 16 minuti e 15 secondi. Sicuramente non sarà il suo tempo migliore, ma come dice chi conta “Il tempo è importante... Ma interessa chi vince”. Complimenti a Diego da tutta la Runners Team Colleferro per la sua vittoria e la conquista del titolo nei campionati italiani individuali su pista master 2019 nei 5000 metri nella sua categoria SM45. Dopo un anno riconferma quanto già raggiunto in quel di Arezzo: vince e convince in una gara per niente facile, in cui gli avversari hanno tenuto testa all'atleta verde-nero fino agli ultimi giri. Una gara tattica la sua, tenendo sempre il passo nel quartetto di testa, ma mai rischiando, mai azzardando, se non al momento giusto, allungando la falcata negli ultimi giri. Da lì il suo exploit, da lì la sua volata per arrivare al raggiungimento del suo fantastico successo».
«Per il quarto anno di fila ho centrato questo prestigioso traguardo con il titolo italiano dei 5 mila metri - ha dichiarato il quattro volte campione italiano - Una distanza a me più congeniale, anche se l’anno scorso per la prima volta sono riuscito a vincere anche nei 10 mila. Sono quindi molto felice e contento per questa ennesima soddisfazione. E' andata oltre le più rosee previsioni. Una grande gioia che mi sprona a fare sempre meglio. Vorrei ringraziare la mia società, Runner Team Colleferro, in particolare il presidente Soufyane El Fadil e l'allenatore Marco Romano il quale è sempre prodigo di consigli tecnici. Ancora una volta vorrei dedicare questa vittoria alla mia famiglia, specialmente ai miei due figli Matilde e Matteo, oltre a mia moglie Antonella e a quanti mi seguono e mi vogliono bene».

*Tommaso Cappella-Ufficio Stampa

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'Serve un ultimo sforzo per arrivare alla meta'

PadovaniAlessandro allenatoreCeccano350 260 mindi Tommaso Cappella, Ufficio Stampa - Intervista ad Alessandro Padovani, allenatore-giocatore del Ceccano. Un pensiero speciale per la scomparsa di Roberto Testa. Alla ripresa impegno interno con il temibile Atletico Pofi e poi difficile trasferta a Tecchiena: “Due gare che potrebbero decidere il nostro campionato”.
Ceccano. Alla sua prima esperienza da alenatore può ritenersi estremamente soddisfatto Alessandro Padovani, anche giocatore del Ceccano, capolista solitario nel girone I del campionato di Prima categoria. A quattro giornate dal termine i rossoblu vantano 68 punti (miglior classifica di tutti e nove i gironi), con cinque lunghezze di vantaggio sullo Sporting Pontecorvo, frutto di 22 vittorie, 2 pareggi e appena due sconfitte con Colli Lalucca e l'attuale vice capolista, 69 reti realizzate e appena 14 subite. “Stiamo rispettando in pieno i programmi della vigilia - esordisce Alessandro Padovani – Occorre tener presente che questa squadra è composta in gran parte da giocatori locali ed è stata allestita in estate con tantissimi volti nuovi. Si è quindi lavorato inizialmente sull'amalgama del gruppo e diventare prima possibile squadra. Ci siamo riusciti in pieno proprio perché avevamo l'obiettivo di puntare sulla vittoria del campionato. Tutto questo nonostante il fatto che a dicembre qualche giocatore sia andato via e quindi siamo stati qualche volta in emergenza. Ha prevalso però lo spirito di gruppo”.

Determinante anche l'apporto di giocatori di una certa esperienza e dal tasso tecnico da categoria superiore? “Rappresenta sicuramente un valore aggiunto perché giocatori come Tiberia, Natalizi, Bruni, i due Carlini, Colafrancesco, Tarquini, Filippi e il sottoscritto possono dare sempre quel qualcosa in più sia in termini di esperienza che di consigli e guida per i giovani. Anche in quest'ottica mi ritengo estremamente soddisfatto”.

In questo momento cruciale della stagione cosa deve temere maggiormente il Ceccano? “Pensare che si sia arrivati vincitori alla meta, perché non è così. Guai a farsi prendere dall'euforia. Occorre concentrarsi su ogni singola partita, fin quando la matematica non emette il suo verdetto.”

Alla ripresa, dopo la sosta di due settimane, ospiterete l'Atletico Pofi e, la domenica successiva, trasferta a Tecchiena. Si può affermare che queste due gare rappresentino l'ultimo ostacRobertoTesta 350 minolo per il successo finale? “In linea di massima direi di sì. Però, fin quando la matematica non riserva certezze, occorre restare concentrati e determinati. Nell'immediato ci sarà l'impegno interno con l'Atletico Pofi, una formazione da tenere nella massima considerazione, vista la sua classifica, composta da giocatori giovani e molto validi. E poi è allenata da Damiano Valenti, un tecnico molto bravo e preparato. Ci vorrà un Ceccano al massimo per conquistare i tre punti”.

Infine un pensiero va anche alla tifoseria e a Roberto Testa, una delle “bandiere” rossoblu, scomparso lunedì scorso? “Proprio perché mancano solo quattro giornate al termine del campionato c'è bisogno del sostegno dei nostri tifosi, non solo quelli più passionali della Curva Nord. In questo momento occorre pensare al presente più al futuro. E il nostro presente si chiama prima posizione in classifica, che va difesa e conservata fino al fischio finale per il salto in Promozione. Il giorno dopo si penserà a futuro. E poi il mio pensiero non può non può non andare all'amico fraterno Robertino (Testa ndc) - conclude Alessandro Padovani – Ci ha lasciato un grande uomo, oltre che un ottimo calciatore il quale ha dato lustro e prestigio al Ceccano calcio, allenato anche dal mio compianto papà Giovanni. Quando ha smesso di giocare è stato spesso presente allo stadio a sostenere i colori rossoblu. A nome della squadra e mio personale sono vicino alla sua famiglia, in particolare alla mamma Anna e ai figli”.

Infine, come detto, alla ripresa del campionato domenica prossima, il Ceccano ospiterà l'Atletico Pofi. Venerdì i rossoblu hanno affrontato e battuto 3-2 in amichevole il Città Monte San Giovanni Campano grazie alle reti di Alessio Carlini, Tarquini e Tiberia.

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Serve uno sforzo straordinario per la Valle del Sacco

scarico acque 350 260 mindi Ignazio Mazzoli - La primavera del 2017 è lontana insieme alle irresponsabili dichiarazioni della Ministra Beatrice Lorenzin a cui non risultava alcuna “crisi ambientale sulla Valle del Sacco” mentre chiedeva urgentemente la “realizzazione del registro dei tumori per fare indagini epidemiologiche serie e azioni di prevenzione”.
Come non apprezzare, perciò, che il Consiglio regionale del Lazio abbia dedicato, per se con molto ritardo, una seduta straordinaria “all’emergenza ambientale nella Valle del Sacco”? UNOeTRE.it ha seguito la discussione grazie alle registrazioni video e all’ottimo comunicato finale che l’Ufficio stampa del Consiglio regionale ha prontamente emesso appena terminata la seduta.

Che effetto produce una riunione che già per il titolo va apprezzata? Diciamo, per essere franchi, che lascia perplessi. Un’occasione non utilizzata compiutamente, in attesa di esiti che potrebbero arrivare, ma per ora non ci sono. Due ordini del giorno approvati e uno respinto non corrispondono a ciò che i cittadini della Valle del Sacco si sarebbero aspettati.

Astiosità reciproche fra maggioranza e opposizione hanno impedito un confronto costruttivo su contenuti di merito, anzi, questi, sono spesso oscurati al punto da non comprendere quali siano le proposte in campo. Infatti, nei due ordini del giorno si parla solo di programmare altre riunioni. I toni usati nel discutere hanno il sapore sgradevole del rimpallo propagandistico dimenticando chi ha governato prima. Basta rincorrere la perduta verginità, impossibile da ritrovare. Ridicola perdita di tempo.

Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».

Ora a parte i ritardi del Ministero dell’Ambiente denunciati dall’ing. Elisa Guerriero del coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco sul «Continuare a spostare le decisioni sul SIN SACCO e le relative discussioni altrove, fuorché nell’unico posto deputato, nel MINISTERO, non fa altro che aggiungere confusione e creare inutili forme di esibizionismo», prendo in esame gli sbandierati 53 milioni di euro per la bonifica di otto siti in provincia di Frosinone (ex Olivieri, ex Vita Mayer, ex Europress, in territorio di Ceprano, ex discarica comunale di Via Anime Sante, ex BPD-Snia, in territorio di Ceccano, ex cartiera di Ferentino, discarica di via Lame Frosinone, ex Pil fiumee Saccoolveriera di Anagni). Neppure uno è in diretto rapporto con l’emergenza a cui facevo riferimento. È noto che queste aree inquinano ambienti e, per via indiretta, le acque che raggiungono. Oggi, però, è prevalente l'inquinamento per via diretta che avviene quando vengono riversate nei corsi d'acqua (fiume Sacco), sostanze inquinanti senza adeguati trattamenti di depurazione.
Non individuare questa priorità è procedere senza guida e senza una precisa strategia.

Prima di tutto bloccare gli sversamenti inquinanti e da qui far partire la bonifica. Il Consigliere regionale Mauro Buschini nel suo intervento magnificava le nuove tecnologie che si possono utilizzare per la fitodepurazione in grado di ottenere risultati in 3 anni soltanto, rispetto ai tempi lunghi dieci anni che occorrevano prima. Mi pare un motivo in più per iniziare subito senza accampare più le scuse dei tempi lunghi come fatto fino ad oggi per rinviare tutto.
Dobbiamo combattere contemporaneamente l’inquinamento dei terreni e quello atmosferico, ma se oggi non combattiamo subito quello delle acque, non faremo un passo in avanti, soprattutto in rapporto ai risultati possibili per la qualità salutare dei prodotti alimentari e per le azioni sanitarie di tipo preventivo e terapeutico.

Imperativo è recuperare una grave dimenticanza (?). La mancata individuazione rigorosa dei responsabili di sversamenti e d’inquinamento. L’Italia è già stata deferita dalla Corte di Giustizia Europea perché meno della metà degli scarichi vengono depurati. Il territorio, nostro, di cui stiamo parlando è fra questi?!

L’emergenza richiede un impegno eccezionale della Magistratura e un dispiegamento straordinario di forze dell’ordine per accertare e sanzionare severamente tutti gli abusi. Almeno questo lo dobbiamo a coloro che soffrono i danni dell’inquinamento ed a quelli che purtroppo ne soffriranno anche in futuro.

Il Ministro Costa ha riportato in capo al Ministero dell’Ambiente (decreto-legge dal Consiglio dei Ministri 2 luglio 2018) la diretta competenza su una serie di temi fra cui i processi di tutela dei corsi d’acqua e dei fiumi e nelle linee guida del suo Ministero chiedeva il rafforzamento delle misure previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati (riforma della legge 68/2015, in particolare, gli articoli 256 e 259 del Codice dell’Ambiente).
Possiamo sperare che Regione e Governo parleranno di come inasprire queste misure e di come applicarle immediatamente e quindi far partire la bonifica?

 

23 feb ‘19

 

 

 

 

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Astiosità reciproche fra maggioranza e opposizione hanno impedito un confronto costruttivo su contenuti di merito, anzi, questi, sono spesso oscurati al punto da non comprendere quali siano le proposte in campo. Infatti, nei due ordini del giorno si parla solo di programmare altre riunioni. I toni usati nel discutere hanno il sapore sgradevole del rimpallo propagandistico dimenticando chi ha governato prima. Basta rincorrere la perduta verginità, impossibile da ritrovare. Ridicola perdita di tempo.

Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».

Ora a parte i ritardi del Ministero dell’Ambiente denunciati dall’ing. Elisa Guerriero del coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco sul «Continuare a spostare le decisioni sul SIN SACCO e le relative discussioni altrove, fuorché nell’unico posto deputato, nel MINISTERO, non fa altro che aggiungere confusione e creare inutili forme di esibizionismo», prendo in esame gli sbandierati 53 milioni di euro per la bonifica di otto siti in provincia di Frosinone (ex Olivieri, ex Vita Mayer, ex Europress, in territorio di Ceprano, ex discarica comunale di Via Anime Sante, ex BPD-Snia, in territorio di Ceccano, ex cartiera di Ferentino, discarica di via Lame Frosinone, ex Pil fiumee Saccoolveriera di Anagni). Neppure uno è in diretto rapporto con l’emergenza a cui facevo riferimento. È noto che queste aree inquinano ambienti e, per via indiretta, le acque che raggiungono. Oggi, però, è prevalente l'inquinamento per via diretta che avviene quando vengono riversate nei corsi d'acqua (fiume Sacco), sostanze inquinanti senza adeguati trattamenti di depurazione.
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Prima di tutto bloccare gli sversamenti inquinanti e da qui far partire la bonifica. Il Consigliere regionale Mauro Buschini nel suo intervento magnificava le nuove tecnologie che si possono utilizzare per la fitodepurazione in grado di ottenere risultati in 3 anni soltanto, rispetto ai tempi lunghi dieci anni che occorrevano prima. Mi pare un motivo in più per iniziare subito senza accampare più le scuse dei tempi lunghi come fatto fino ad oggi per rinviare tutto.
Dobbiamo combattere contemporaneamente l’inquinamento dei terreni e quello atmosferico, ma se oggi non combattiamo subito quello delle acque, non faremo un passo in avanti, soprattutto in rapporto ai risultati possibili per la qualità salutare dei prodotti alimentari e per le azioni sanitarie di tipo preventivo e terapeutico.

Imperativo è recuperare una grave dimenticanza (?). La mancata individuazione rigorosa dei responsabili di sversamenti e d’inquinamento. L’Italia è già stata deferita dalla Corte di Giustizia Europea perché meno della metà degli scarichi vengono depurati. Il territorio, nostro, di cui stiamo parlando è fra questi?!

L’emergenza richiede un impegno eccezionale della Magistratura e un dispiegamento straordinario di forze dell’ordine per accertare e sanzionare severamente tutti gli abusi. Almeno questo lo dobbiamo a coloro che soffrono i danni dell’inquinamento ed a quelli che purtroppo ne soffriranno anche in futuro.

Il Ministro Costa ha riportato in capo al Ministero dell’Ambiente (decreto-legge dal Consiglio dei Ministri 2 luglio 2018) la diretta competenza su una serie di temi fra cui i processi di tutela dei corsi d’acqua e dei fiumi e nelle linee guida del suo Ministero chiedeva il rafforzamento delle misure previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati (riforma della legge 68/2015, in particolare, gli articoli 256 e 259 del Codice dell’Ambiente).
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Ceccano in salute serve il poker

Tiberia Di Netta 350 260 mindi Tommaso Cappella* - CECCANO-NUOVA SAN BARTOLOMEO 4-0

CECCANO: Del Zio, Zeppieri, Celli (18' st Mancini), Bruni (27' st Maura), Filippi, Tiberia, Bignani (1' st Mattone), Carlin i E. (11' st Cipriani), Colafrancesco (13' st Tarquini), Fratini, Carlini A.

A disposizione: Crecco, Pizzuti, Padovani, Lombardi.

Allenatore: Padovani.

NUOVA SAN BARTOLOMEO: Iadicicco, Soave, Fantaccione, Monaco, Di Netta, Rasi (25' pt Traistaru), Piserchia (30' st Trinca), Luciano (1' st Massaro), Petraccone, Antenucci (38' st Gaglione), Esposito (39' st Trevi).

A disposizione: Cavaliere.

Allenatore: Rasi.

Arbitro: Casolaro di Frosinone.

Marcatori: 23’ pt Carlini A., 43' pt (rig.) Carlini A., 2' st Fratini, 37' st Colafrancesco.

CECCANO – Prosegue la marcia inarrestabile del Ceccano nel girone I di Prima categoria. Centra il quinto successo in attesa del recupero di mercoledì pomeriggio alle 14,30 al “Dante Popolla” contro lo Sport Virtus Guarcino. I rossoblu di Alessandro Padovani servono il poker alla Nuova San Bartolomeo, anche grazie alla solita vena realizzativa di bomber Allessio Carlini. E' proprio quest'ultimo a sbloccare il match al 23' con un bel sinistro dopo una corta respinta della difesa ospite. Il raddoppio poco prima del riposo. Viene messo giù in area Colafrancesco, il direttore di gara assegna il calcio di rigore che Alessio Carlini trasforma. Nella ripresa, dopo soli due minuti la gara si chiude grazie alla ribattuta in rete di Fratini dopo la corta respinta di Iadicicco sul tiro di Colafrancesco. Ed è proprio quest'ultimo a servire il poker al 37' grazie ad un bel colpo di testa su cross dalla destra di Alessio Carlini. Finisce così 4-0 per Tiberia e compagni.

*giornalista volontario in pensione

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