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'Serve un ultimo sforzo per arrivare alla meta'

PadovaniAlessandro allenatoreCeccano350 260 mindi Tommaso Cappella, Ufficio Stampa - Intervista ad Alessandro Padovani, allenatore-giocatore del Ceccano. Un pensiero speciale per la scomparsa di Roberto Testa. Alla ripresa impegno interno con il temibile Atletico Pofi e poi difficile trasferta a Tecchiena: “Due gare che potrebbero decidere il nostro campionato”.
Ceccano. Alla sua prima esperienza da alenatore può ritenersi estremamente soddisfatto Alessandro Padovani, anche giocatore del Ceccano, capolista solitario nel girone I del campionato di Prima categoria. A quattro giornate dal termine i rossoblu vantano 68 punti (miglior classifica di tutti e nove i gironi), con cinque lunghezze di vantaggio sullo Sporting Pontecorvo, frutto di 22 vittorie, 2 pareggi e appena due sconfitte con Colli Lalucca e l'attuale vice capolista, 69 reti realizzate e appena 14 subite. “Stiamo rispettando in pieno i programmi della vigilia - esordisce Alessandro Padovani – Occorre tener presente che questa squadra è composta in gran parte da giocatori locali ed è stata allestita in estate con tantissimi volti nuovi. Si è quindi lavorato inizialmente sull'amalgama del gruppo e diventare prima possibile squadra. Ci siamo riusciti in pieno proprio perché avevamo l'obiettivo di puntare sulla vittoria del campionato. Tutto questo nonostante il fatto che a dicembre qualche giocatore sia andato via e quindi siamo stati qualche volta in emergenza. Ha prevalso però lo spirito di gruppo”.

Determinante anche l'apporto di giocatori di una certa esperienza e dal tasso tecnico da categoria superiore? “Rappresenta sicuramente un valore aggiunto perché giocatori come Tiberia, Natalizi, Bruni, i due Carlini, Colafrancesco, Tarquini, Filippi e il sottoscritto possono dare sempre quel qualcosa in più sia in termini di esperienza che di consigli e guida per i giovani. Anche in quest'ottica mi ritengo estremamente soddisfatto”.

In questo momento cruciale della stagione cosa deve temere maggiormente il Ceccano? “Pensare che si sia arrivati vincitori alla meta, perché non è così. Guai a farsi prendere dall'euforia. Occorre concentrarsi su ogni singola partita, fin quando la matematica non emette il suo verdetto.”

Alla ripresa, dopo la sosta di due settimane, ospiterete l'Atletico Pofi e, la domenica successiva, trasferta a Tecchiena. Si può affermare che queste due gare rappresentino l'ultimo ostacRobertoTesta 350 minolo per il successo finale? “In linea di massima direi di sì. Però, fin quando la matematica non riserva certezze, occorre restare concentrati e determinati. Nell'immediato ci sarà l'impegno interno con l'Atletico Pofi, una formazione da tenere nella massima considerazione, vista la sua classifica, composta da giocatori giovani e molto validi. E poi è allenata da Damiano Valenti, un tecnico molto bravo e preparato. Ci vorrà un Ceccano al massimo per conquistare i tre punti”.

Infine un pensiero va anche alla tifoseria e a Roberto Testa, una delle “bandiere” rossoblu, scomparso lunedì scorso? “Proprio perché mancano solo quattro giornate al termine del campionato c'è bisogno del sostegno dei nostri tifosi, non solo quelli più passionali della Curva Nord. In questo momento occorre pensare al presente più al futuro. E il nostro presente si chiama prima posizione in classifica, che va difesa e conservata fino al fischio finale per il salto in Promozione. Il giorno dopo si penserà a futuro. E poi il mio pensiero non può non può non andare all'amico fraterno Robertino (Testa ndc) - conclude Alessandro Padovani – Ci ha lasciato un grande uomo, oltre che un ottimo calciatore il quale ha dato lustro e prestigio al Ceccano calcio, allenato anche dal mio compianto papà Giovanni. Quando ha smesso di giocare è stato spesso presente allo stadio a sostenere i colori rossoblu. A nome della squadra e mio personale sono vicino alla sua famiglia, in particolare alla mamma Anna e ai figli”.

Infine, come detto, alla ripresa del campionato domenica prossima, il Ceccano ospiterà l'Atletico Pofi. Venerdì i rossoblu hanno affrontato e battuto 3-2 in amichevole il Città Monte San Giovanni Campano grazie alle reti di Alessio Carlini, Tarquini e Tiberia.

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Serve uno sforzo straordinario per la Valle del Sacco

scarico acque 350 260 mindi Ignazio Mazzoli - La primavera del 2017 è lontana insieme alle irresponsabili dichiarazioni della Ministra Beatrice Lorenzin a cui non risultava alcuna “crisi ambientale sulla Valle del Sacco” mentre chiedeva urgentemente la “realizzazione del registro dei tumori per fare indagini epidemiologiche serie e azioni di prevenzione”.
Come non apprezzare, perciò, che il Consiglio regionale del Lazio abbia dedicato, per se con molto ritardo, una seduta straordinaria “all’emergenza ambientale nella Valle del Sacco”? UNOeTRE.it ha seguito la discussione grazie alle registrazioni video e all’ottimo comunicato finale che l’Ufficio stampa del Consiglio regionale ha prontamente emesso appena terminata la seduta.

Che effetto produce una riunione che già per il titolo va apprezzata? Diciamo, per essere franchi, che lascia perplessi. Un’occasione non utilizzata compiutamente, in attesa di esiti che potrebbero arrivare, ma per ora non ci sono. Due ordini del giorno approvati e uno respinto non corrispondono a ciò che i cittadini della Valle del Sacco si sarebbero aspettati.

Astiosità reciproche fra maggioranza e opposizione hanno impedito un confronto costruttivo su contenuti di merito, anzi, questi, sono spesso oscurati al punto da non comprendere quali siano le proposte in campo. Infatti, nei due ordini del giorno si parla solo di programmare altre riunioni. I toni usati nel discutere hanno il sapore sgradevole del rimpallo propagandistico dimenticando chi ha governato prima. Basta rincorrere la perduta verginità, impossibile da ritrovare. Ridicola perdita di tempo.

Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».

Ora a parte i ritardi del Ministero dell’Ambiente denunciati dall’ing. Elisa Guerriero del coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco sul «Continuare a spostare le decisioni sul SIN SACCO e le relative discussioni altrove, fuorché nell’unico posto deputato, nel MINISTERO, non fa altro che aggiungere confusione e creare inutili forme di esibizionismo», prendo in esame gli sbandierati 53 milioni di euro per la bonifica di otto siti in provincia di Frosinone (ex Olivieri, ex Vita Mayer, ex Europress, in territorio di Ceprano, ex discarica comunale di Via Anime Sante, ex BPD-Snia, in territorio di Ceccano, ex cartiera di Ferentino, discarica di via Lame Frosinone, ex Pil fiumee Saccoolveriera di Anagni). Neppure uno è in diretto rapporto con l’emergenza a cui facevo riferimento. È noto che queste aree inquinano ambienti e, per via indiretta, le acque che raggiungono. Oggi, però, è prevalente l'inquinamento per via diretta che avviene quando vengono riversate nei corsi d'acqua (fiume Sacco), sostanze inquinanti senza adeguati trattamenti di depurazione.
Non individuare questa priorità è procedere senza guida e senza una precisa strategia.

Prima di tutto bloccare gli sversamenti inquinanti e da qui far partire la bonifica. Il Consigliere regionale Mauro Buschini nel suo intervento magnificava le nuove tecnologie che si possono utilizzare per la fitodepurazione in grado di ottenere risultati in 3 anni soltanto, rispetto ai tempi lunghi dieci anni che occorrevano prima. Mi pare un motivo in più per iniziare subito senza accampare più le scuse dei tempi lunghi come fatto fino ad oggi per rinviare tutto.
Dobbiamo combattere contemporaneamente l’inquinamento dei terreni e quello atmosferico, ma se oggi non combattiamo subito quello delle acque, non faremo un passo in avanti, soprattutto in rapporto ai risultati possibili per la qualità salutare dei prodotti alimentari e per le azioni sanitarie di tipo preventivo e terapeutico.

Imperativo è recuperare una grave dimenticanza (?). La mancata individuazione rigorosa dei responsabili di sversamenti e d’inquinamento. L’Italia è già stata deferita dalla Corte di Giustizia Europea perché meno della metà degli scarichi vengono depurati. Il territorio, nostro, di cui stiamo parlando è fra questi?!

L’emergenza richiede un impegno eccezionale della Magistratura e un dispiegamento straordinario di forze dell’ordine per accertare e sanzionare severamente tutti gli abusi. Almeno questo lo dobbiamo a coloro che soffrono i danni dell’inquinamento ed a quelli che purtroppo ne soffriranno anche in futuro.

Il Ministro Costa ha riportato in capo al Ministero dell’Ambiente (decreto-legge dal Consiglio dei Ministri 2 luglio 2018) la diretta competenza su una serie di temi fra cui i processi di tutela dei corsi d’acqua e dei fiumi e nelle linee guida del suo Ministero chiedeva il rafforzamento delle misure previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati (riforma della legge 68/2015, in particolare, gli articoli 256 e 259 del Codice dell’Ambiente).
Possiamo sperare che Regione e Governo parleranno di come inasprire queste misure e di come applicarle immediatamente e quindi far partire la bonifica?

 

23 feb ‘19

 

 

 

 

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Astiosità reciproche fra maggioranza e opposizione hanno impedito un confronto costruttivo su contenuti di merito, anzi, questi, sono spesso oscurati al punto da non comprendere quali siano le proposte in campo. Infatti, nei due ordini del giorno si parla solo di programmare altre riunioni. I toni usati nel discutere hanno il sapore sgradevole del rimpallo propagandistico dimenticando chi ha governato prima. Basta rincorrere la perduta verginità, impossibile da ritrovare. Ridicola perdita di tempo.

Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».

Ora a parte i ritardi del Ministero dell’Ambiente denunciati dall’ing. Elisa Guerriero del coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco sul «Continuare a spostare le decisioni sul SIN SACCO e le relative discussioni altrove, fuorché nell’unico posto deputato, nel MINISTERO, non fa altro che aggiungere confusione e creare inutili forme di esibizionismo», prendo in esame gli sbandierati 53 milioni di euro per la bonifica di otto siti in provincia di Frosinone (ex Olivieri, ex Vita Mayer, ex Europress, in territorio di Ceprano, ex discarica comunale di Via Anime Sante, ex BPD-Snia, in territorio di Ceccano, ex cartiera di Ferentino, discarica di via Lame Frosinone, ex Pil fiumee Saccoolveriera di Anagni). Neppure uno è in diretto rapporto con l’emergenza a cui facevo riferimento. È noto che queste aree inquinano ambienti e, per via indiretta, le acque che raggiungono. Oggi, però, è prevalente l'inquinamento per via diretta che avviene quando vengono riversate nei corsi d'acqua (fiume Sacco), sostanze inquinanti senza adeguati trattamenti di depurazione.
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Prima di tutto bloccare gli sversamenti inquinanti e da qui far partire la bonifica. Il Consigliere regionale Mauro Buschini nel suo intervento magnificava le nuove tecnologie che si possono utilizzare per la fitodepurazione in grado di ottenere risultati in 3 anni soltanto, rispetto ai tempi lunghi dieci anni che occorrevano prima. Mi pare un motivo in più per iniziare subito senza accampare più le scuse dei tempi lunghi come fatto fino ad oggi per rinviare tutto.
Dobbiamo combattere contemporaneamente l’inquinamento dei terreni e quello atmosferico, ma se oggi non combattiamo subito quello delle acque, non faremo un passo in avanti, soprattutto in rapporto ai risultati possibili per la qualità salutare dei prodotti alimentari e per le azioni sanitarie di tipo preventivo e terapeutico.

Imperativo è recuperare una grave dimenticanza (?). La mancata individuazione rigorosa dei responsabili di sversamenti e d’inquinamento. L’Italia è già stata deferita dalla Corte di Giustizia Europea perché meno della metà degli scarichi vengono depurati. Il territorio, nostro, di cui stiamo parlando è fra questi?!

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Per uno sforzo straordinario dei sindacati frusinati

cgil cisl uil Fr 350 260di Donato Galeone e Ivano Alteri - La nostra provincia sta vivendo in questi anni momenti drammatici, a causa di una disoccupazione che sta riducendo in povertà buona parte delle famiglie dei nostri concittadini.
I lavoratori che personalmemte soffrono questa condizione di disagio sociale, oltre a sentire sulla loro pelle i morsi degli stenti, rischiano di vivere anche la terrificante esperienza della solitudine.
La politica e le proposte di poltica sociale, fatte le necessarie eccezioni, non sembrano nelle condizioni di poter agire e reagire, senza forti sollecitazioni esterne; e il sindacato dei lavoratori, con la sua azione propositiva, diventa dunque indispensabile per la rimozione drastica di tale condizione.
Innanzitutto attraverso la Solidarietà, richiamata, in Italia e ad Isola del Liri, anche in occasione del 1 maggio 2015, da CGIL-CISL-UIL. Molti dei lavoratori lì presenti sono già disoccupati da tempo e altri lo diventeranno nelle prossime settimane e mesi.
Le organizzazioni sindacali dei lavoratori - che sulla solidarietà si sono fondate attraverso le "società di mutuo soccorso" - hanno in questo momento un esaltante primo dovere, assolutamente non rinviabile: riproporre e favorire nelle sedi deliberanti (Governo regionale e nazionale) una solidale rete di sostegno per i quei lavoratori, in ogni comune della provincia, dove sarà necessario. Sostegno solidale, congiunto a Caritas e altre associazioni di volontariato, per non vedere mai più persone rovistare tra i rifiuti in cerca di cibo (fenomeno sempre più frequente anche in provincia).
Azione universale di prevenzione attiva provinciale, quindi, mirata a superare ogni rassegnazione verso la emarginazione e gli abbandoni scolastici che sono presenti e conseguenti alla disperazione delle vittime di questo crescente scempio sociale.
In questi ultimi mesi, quei lavoratori già disoccupati o in procinto di esserlo, non sono rimasti fermi o rassegnati ed hanno dimostrato di essere disposti a lottare per riconquistare la loro dignità di persone con il lavoro. Con esemplare coraggio associativo si sono organizzati e hanno sostenuto le proposte delle organizzazioni sindacali e, con esse, hanno manifestato come potevano la loro disagiata e inaccettabile condizione; combattendo e battendo l’invisibilità a cui qualcuno li vorrebbe condannare, spesso con l'indifferanza o ignorando le attese di lavoro di oltre 115.000 nostri concittadini.
Ora noi pensiamo - pur nel difficile momento pluriennale di crisi - che il sindacato dei lavoratori debba compiere straordinari sforzi di coordinamento organizzativo diffuso con proposte immediate e programmate, certe e vere, ai tavoli istituzionali; rappresentando con continuità irreversibile l'impegno di lotta per il lavoro, mirato a scongiurare lo spettro della solitudine e dell’invisibilita delle migliaia di concittadini che, nell'attesa di un lavoro, chiedono immediati e doverosi sostegni al mancato reddito da lavoro.
Si tratta, a nostro avviso, di promuovere e attivare un'azione strutturata nella immediatezza, con concretezza propositiva e la necessaria gradualità, capace di raccogliere le migliaia di voci di nostri concittadini lavoratori, portandole al confronto con le istituzioni e le controparti ai vari livelli, rivitalizzando la poltica attiva dell'occupazione produttiva, per la riconquista della dignità del lavoro contrattato e partecipato, anche nella nostra provincia.
Frosinone 4 giugno 2015

Scarica dal link che segue la lettera inviata a tutti i sindacati della Provincia  pdf Richiesta incontro ai sindacati (47 KB)

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