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Morti sul lavoro e morti in mare

annegare 350 minAltri morti sul lavoro. Una strage senza fine nel silenzio assordante della politica. Non si accorge, questa politica, che i morti uccisi dal lavoro e i morti affogati in mare sono tutti vittime, gli uni come gli altri, di un unico sistema economico-sociale. Si chiama capitalismo: il capitalismo del XXI secolo, che distrugge congiuntamente gli esseri umani e l’ambiente naturale, mettendo a rischio l’esistenza stessa del pianeta.

Gli esseri umani contro la natura e la natura contro gli esseri umani, i lavoratori e gli sfruttati in lotta tra loro, donne e uomini in competizione permanente per il lavoro e per la vita. È questo sistema che va superato, lottando per un civiltà più avanzata che assuma come finalità non il capitale e il massimo profitto. Ma il lavoro e il benessere degli esseri umani e di tutti i viventi, ponendo fine allo sfruttamento senza limiti delle persone e dei beni naturali.

Un’utopia campata in aria, un sogno irraggiungibile? No, se si ricostruisce una cultura critica dell’esistente. No, se si ragiona sulle cause effettive di questo stato delle cose. Assumendo come guida per l’azione i principi fondamentali e i diritti inscritti nella nostra Costituzione. E quindi, se si organizza una lotta democratica di massa per la loro attuazione. Prima che sia troppo tardi.

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it

 

 

 

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No allo sfruttamento sessuale delle Donne e delle Bambine

Prostitute minorenni 460 minMANIFESTO CONTRO LO SFRUTTAMENTO SESSUALE DELLE DONNE E DELLE BAMBINE

Ai partiti, ai movimenti politici, alle donne

La lotta alle schiavitù antiche e nuove è la frontiera mondiale alla quale tutti i paesi di democrazia avanzata, come l’Italia, devono dare il loro contributo.
Vere e proprie piaghe che colpiscono donne, bambini e uomini di tutte le età, permangono in modo manifesto o strisciante anche nel nostro paese a causa di interessi criminali ma anche di usi e comportamenti, a vario titolo, tollerati nel tessuto politico e sociale.

Una delle forme di schiavizzazione sostanziale più immutate nel tempo è quella della prostituzione femminile che, ormai è evidente a tutti, si incrocia da una parte con la tratta di esseri umani e dall’altra con una realtà di violenze psicologiche, economiche e sessuali esercitate sulle donne in quanto donne. La risoluzione europea Honeyball del 2014 sulla prostituzione, approvata in seguito alla lettura di dettagliate ricerche e alla pubblicazione di un vero e proprio rapporto/denuncia sulla dimensione spaventosa in fatto di numeri, volume di utili e modalità di reclutamento (dalla ricerca è risultato che l’esercizio della prostituzione nel 90% dei casi consegue a stupri e vessazioni), nel nostro paese non ha prodotto significative prese di coscienza nella maggioranza dei responsabili politici.
Nonostante la consapevolezza comune del fatto che una parte dell’emergenza umanitaria in Europa (di cui i viaggi della disperazione migrante sono segno tangibile) è generata e mossa dalla richiesta di un mercato che usa la prostituzione come fine e come mezzo di profitti illeciti, c’è una parte della politica che affronta l’ampia tematica delle schiavitù sessuali approcciando unicamente la prostituzione nel suo aspetto commerciale, ovvero in quello che appare come apparente libera transazione di denaro tra cliente e prostituta.

Fin dall’approvazione della legge Merlin l’Italia ha inscritto nella democrazia il principio dell’inalienabile diritto delle cittadine a disporre della propria libertà abbattendo il principio dell’utilità pubblica del corpo delle donne come “palestra” della virilità intesa come esercizio unilaterale, e non relazionale, nell’accoppiamento sessuale. Fu la stessa legge a suggerire un ripensamento sulle relazioni tra uomini e donne imponendo la chiusura dei bordelli, luoghi dove la violenza sulle donne veniva considerata fisiologica, dove si incarnava quel principio (che il femminismo anni 70 avrebbe abbattuto) della divisione della identità femminile tra la casa, la cura dei figli gratuita e la sessualità mercificata, con lo slogan rivoluzionario: "Né puttane né madonne solo donne".
La legge Merlin, come indicazione di politiche e azioni di governo, finora in gran parte disattese, è perfettamente integrabile nelle direttive della Risoluzione del 2014, e in qualche modo pone il nostro paese in una posizione privilegiata nella lotta alla schiavitù sessuale. La legge Merlin non ha mai messo fuori legge le prostitute, ha messo fuori legge lo sfruttamento e la regolamentazione della prostituzione da parte di uno stato.

La Risoluzione Honeyball, ha statuito sulla prostituzione un principio di civiltà in linea con la convenzione di Istanbul, "riconosce che la prostituzione, la prostituzione forzata e lo sfruttamento sessuale sono questioni altamente legate al genere, nonché violazioni della dignità umana, contrari ai principi dei diritti umani, tra cui la parità di genere, e pertanto in contrasto con i principi della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, compresi l'obiettivo e il principio della parità di genere"; ovvero che la prostituzione rientra nelle modalità di fare violenza, opprimere le donne e relegare ad un ruolo subalterno e come tale essa è forma di femminicidio. La Risoluzione inoltre: " è del parere che considerare la prostituzione un «lavoro sessuale» legale, depenalizzare l'industria del sesso in generale e rendere legale lo sfruttamento della prostituzione, non sia una soluzione per proteggere donne e ragazze minorenni vulnerabili dalla violenza e dallo sfruttamento, ma che sortisca l'effetto contrario esponendole al pericolo di subire un livello più elevato di violenza, promuovendo al contempo i mercati della prostituzione e, di conseguenza, accrescendo il numero di donne e ragazze minorenni oggetto di abusi".

Nonostante l'importanza delle sue statuizioni questa Risoluzione rimane massimamente non recepita, non conosciuta e non diffusa, anzi addirittura confutata da nostri parlamentari cha auspicano l’inclusione del sex work tra le attività lecitamente svolte ( vedi varie proposte di legge giacenti), in contrasto con normative più rispettose della dignità delle donne come da ultima quella della legge francese, esempio virtuoso ed ultimo (2016) di una nazione che ha saputo affermare con forza e senza se e ma che la prostituzione è una forma di violenza contro tutte le donne.
Tenendo invece conto che grazie al clima creatosi intorno agli orrori generati dalla tratta e dello sfruttamento sessuale molti paesi Europei hanno riaperto la prospettiva del contrasto alla schiavitù sessuale e alla prostituzione, riconoscendo in quelle non solo una grave violazione dei diritti umani ma anche il mezzo per l’esercizio di altri traffici illeciti, non ultimo quello delle droghe pesanti. Parliamo di paesi nei quali la prostituzione è stata regolamentata, la Germania per esempio, e dove il ripensamento ha origine nella constatazione da parte degli stessi organi di controllo dello stato (polizia e pubblici ministeri) del fallimento di un modello. Questo modello messo in piedi nel 2002 doveva garantire il discrimen utopico tra prostituzione liberamente scelta e prostituzione trafficata dalla criminalità. Non è stato così: il discrimen è saltato e sotto il consenso liberamente dato si è nascosto il ricatto, il sequestro, le minacce dei criminali, trasformati da sfruttatori in imprenditori, essendo stato offerto loro un canale legale per veicolare altri traffici illeciti che necessitano di manovalanza e di clientela.

La tolleranza, anche politica e qualche volta al servizio di politici, verso la mala applicazione della Merlin e l’inapplicazione della Honeyball è il terreno di coltura di un’oppressione incombente su tutte le cittadine, che singolarmente e per le proprie figlie e figli vedono la riproposizione reiterata di ruoli sessuali gerarchizzati per genere e che imputano alla semplice clandestinità “del mestiere più antico del mondo” i guasti della violenza insita nel rapporto mercificato tra uomini e donne ed indicano come unico obiettivo l’ordine legale e il decoro cittadino.
Tutta la materia che afferisce alla difesa dei diritti delle donne è in gran parte condizionata dalla tolleranza fattuale di tutta la fenomenologia che viene designata col termine “prostituzione”, e in gran parte a questa tolleranza contribuisce l’aver creato ad arte una netta separazione tra vittime di violenza maschile e vittime della tratta. La convenzione di Istanbul riguarda tutte le donne del pianeta e a maggior ragione le vittime non solo dello stupro “iniziatico”, ma dello stupro sistematico e quotidiano dei clienti, che arricchisce gli sfruttatori. Questa separazione tra vittime, sicuramente strumentale e ingiustificabile, si basa sulla falsa vulgata di un mercato tendenzialmente misto: va detto chiaramente che le prostitute donne e adolescenti donne sono più dell’80% tra tutti coloro che vengono mercificati.
In questa, che è una disputa sui diritti umani e civili delle donne, viene spesso chiamata in causa la libertà sessuale delle donne, e non abbiamo dubbi che la politica che vuole la riapertura delle case di tolleranza sarà propensa, come non è altrimenti, a prestare ascolto a una parte del movimento delle donne che parla in difesa della libertà di prostituirsi. Ma il movimento femminista ha difeso il diritto della singola in nome del diritto di tutte, quindi anche quelli delle vittime di tratta, che solo attraverso una chiara impostazione ed estensione della legislazione a tutta la sfera della Convenzione di Istanbul, può essere rivendicata come diritto universale.
Le donne hanno sì guadagnato la loro libertà sessuale, ma non al servizio del patriarcato. Patriarcato e diritti delle donne sono un ossimoro evidente. Libertà e patriarcato sono altrettanto un ossimoro ed altrettanto un inganno voluto.
Viene usata la parola “emersione” come chiave impropria (tratta dal contesto commerciale dell'evasione fiscale) del meccanismo che dovrebbe sconfiggere la schiavitù nel mercato sessuale, restituendo libertà alle vittime in un contesto di legalizzazione dello sfruttamento della prostituzione.

Dobbiamo ancora lamentare che le retate “antiprostituzione” si risolvano spesso solo con l’espulsione di quelle che vengono chiamate clandestine, che dovrebbero in quanto vittime essere tutelate. Una palese digressione dalle garanzie previste dalla Merlin e una lesione dei principi delle convenzioni Internazionali, che non puniscono ma proteggono le donne.
I dati sulle attuali contraddizioni dell'inserimento della prostituzione nel lavoro di mercato (attraverso le varie misure: la legalizzazione/ regolamentazione /depenalizzazione) ci dicono che:

- la prostituzione come servizio sessuale, implica l'equiparazione del lavoro sessuale ad ogni altro tipo di lavoro, ma ciò non è vero perché è un lavoro vietato ai minorenni e ciò impedisce alla pari di altri lavori che possa figurare nell'orientamento professionale ad opera delle scuole, nel progetto di alternanza lavoro, e nei tirocini formativi, ecc. ecc.

-la prostituzione delegittima la parità di trattamento uomo donna nel lavoro (e si mette fuori da ogni legge prevista a riguardo), sancendo nel lavoro sessuale la evidente disparità di posizioni di potere uomo/donna senza accesso ad ascensori sociali o a inversioni di ruolo: la prostituzione al 90% ( dati internazionali e mondiali su prostituzione) è femminile mentre al 95% i clienti sono maschi (anche della residuale prostituzione maschile);

- la prostituzione legittima la presenza di zone franche nella violenza contro le donne perché le violenze sessuali, fisiche e psicologiche perpetrate dai clienti in questo ambito (e considerate da ricerche europee maggiorate dal 30 al 50% in più delle violenze attribuite all'ambito domestico) saranno addebitati ad inconvenienti del mestiere, ed il femminicidio sarà di categoria B (anch'esso rubricato come incidente di percorso) rispetto agli altri. In più sconvolgenti sono i dati diffusi in Germania sulla violenza in questa professione che parlano di 87% di violenze fisiche sulle prostitute a parte di clienti, di 59% di violenze sessuali, e 82% di violenza psicologica. (BMFSFJ

- Federal Government (2007), Health, Well-Being and Personal Safety of Women in Germany: A Representative Study of Violence against Women in Germany);

- la prostituzione nasconde la tratta e lo sfruttamento sessuale di donne e minori dietro le forme imprenditoriali (House, holding, centri messaggi ecc.) che stanno prendendo piede e che sconfiggono, come avvenuto per altri settori, le singole imprese individuali, impegnando anche centinaia di donne autonome lavoratrici, paganti un affitto in proprio. Il dato oggettivo è che la prostituzione è l'oggetto più cospicuo del traffico di esseri umani (il 59%) e che dentro questa fetta di tratta a scopo sessuale troviamo il 97% di donne e bambine, (UNODOC (United Nations Office on Drugs and Crime, 2014) Global Report on Trafficking in Persons, New York. pag. 36);

-la prostituzione e la sua legalizzazione costringe la Germania (il più grande bordello europeo) a fare marcia indietro e ad interrogarsi sulle sue scelte. I pubblici ministeri e la polizia alzano le mani: non è possibile più distinguere donne costrette/trafficate, da donne che liberamente scelgono la prostituzione (stimate insieme ai maschi ed ai trans in un 15% della prostituzione complessiva) come lavoro (sex work) perché generalmente sono sotto ricatto dei trafficanti, il cui ruolo è fornire la materia prima al mercato in espansione della prostituzione costituita dalla esigente e pressante domanda della clientela (al 95% maschile) "The national statistics showed a decrease of almost 25% in the number of victims of trafficking for sexual exploitation identified between 2002 and 2010. Law enforcement authorities repeatedly highlighted that the offences related to trafficking for sexual exploitation are difficult to prove, relying mostly on the statements of the victims. The withdrawal of victims' statements occurs often, making it very difficult or even impossible to monitor the human trafficking offences" (Schulze, E. et al. (2014) Sexual exploitation and prostitution and its impact on gender equality, Policy Department C: Citizens' Rights and Constitutional Affairs, European Union, Brussels (pag.44);

- la prostituzione e la sua depenalizzazione in Nuova Zelanda (modello che viene promosso dai sostenitori dell’industria del sesso) protegge tutti coloro che fanno profitti nell'industria ovvero proprietari di bordello o agenzie di escort, ma non per questo protegge le donne prostituite. Il movimento internazionale delle sopravvissute all’industria del sesso, (che comprende associazioni come SPACE international, Sex Trafficking survivors united e molte altre) e attiviste femministe abolizioniste che sostengono il Modello Nordico denunciano invece come la depenalizzazione totale dell’industria del sesso strappi via ogni forma di autodeterminazione e di potere dalle mani delle donne per dare questo potere ai papponi che si trovano ad essere uomini di affari, manager legittimati a sfruttare impuniti allo stesso tempo donne che hanno scelto l’industria del sesso e vittime di tratta, che diventano così invisibili in un sistema che normalizza la prostituzione come ‘lavoro’. Da tempo ricercatori e donne che sono state o si trovano ancora oggi nei bordelli della Nuova Zelanda denunciano come la Prostitution Reform Act del 2003 non abbia eliminato né lo stigma, né tanto meno la violenza esercitata da sfruttatori e clienti, né abbia migliorato le condizioni di vita delle persone prostituite, ma abbia invece normalizzato lo sfruttamento che sono costrette a subire.

Come cittadine e femministe dichiariamo il nostro interesse prioritario a votare i partiti, gli uomini e donne che li rappresentano, solo se dalle loro risposte ALLE NOSTRE DOMANDE si evincerà che:

- vogliono lavorare nel solco di Lina Merlin contro regolamentazione/depenalizzazione della prostituzione;

- condividono la convenzione di Istanbul contro ogni forma di violenza sulle donne e la risoluzione Honeyball per l'abolizione della prostituzione e l'affermazione del modello nordico/francese: penalizzazione della domanda, ovvero dei clienti, e alternative di uscita per le persone prostituite che lo richiedono.

- si impegnano a sostenere le politiche per il lavoro e l'autonomia delle donne, la parità salariale/reddituale la conciliazione dei tempi, presenza delle donne nei luoghi decisionali e della politica, abbattere in ogni modo il gender gap considerando che uno dei fattori d'ingresso nella prostituzione è la sempre crescente povertà femminile come messo in evidenza di recente dall'Unione Europea

http://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20130308IPR06303/la-poverta-ha-un-volto-femminile-crisi-economica-colpisce-maggiormente-le-donne

Stefania Cantatore, Udi Napoli,
Elvira Reale, Annamaria Raimondi, Associazione Salute Donna
Rosa di Matteo, Clara Pappalardo, Arcidonna Napoli Onlus
Associazione Resistenza Femminista
Esohe Aghatise, Associazione Iroko Onlus

 

Manifesto inviato da Fiorenza Taricone che ad esso ha aderito

29, gennaio 2018

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La Bellezza e il suo esser Lusso

bambino bello povero piccolo solo 235.260di Daniela Mastracci - Lo so che non siamo più inclini a sentire la Bellezza. Lo so che ci siamo imbruttiti a furia di correre a perdifiato verso il profitto. Lo so che certi discorsi sembrano anacronistici, superati, da romantici vetusti, da decadenti forse, addirittura. Sembrano un lusso che non ci possiamo veramente permettere. Sembra roba per fare “spallucce” e pensare tra sé e sé “questa è matta, ma guarda a cosa va a pensare! Qui tocca muoversi! Mica possiamo perdere tempo a pensare ai giardinetti e alle atmosfere piacevoli! Chi ce l’ha più questi lussi?” certo non ce li ha più nemmeno la Terra, infatti è coperta da immondizia e brulicanti esseri che non fanno altro che correre verso il profitto, l’accrescimento dei capitali, la crescita del Pil, comunque sia. Brulicanti vestiti trendy e brulicanti vestiti “male”, gente incolta che non capisce di moda, gente senza gusto...come si fa a conciarsi così? Ma quella gente forse non è priva di gusto per la moda, ma è priva di gusto per il cibo, innanzitutto...mangia quel che c’è, se c’è; mangia quel che può, se può. A quale altro gusto può pensare? Loro sì, che non ne hanno il tempo, la possibilità, la condizione materiale. Loro sì, che possono giudicare ciò che è “lusso”! Perché loro non hanno i mezzi economici; sono i sottooccupati, i disoccupati; oppure, se allarghiamo il nostro sguardo sul mondo, sono quegli uomini e quelle donne, e anche quei bambini, che lavorano, ma sono sottopagati, sottoalimentati, sotto-curati, sotto-educati, quei lavoratori della delocalizzazione.

Lusso, una parola più significati

Nonostante le evidenti differenze di condizione e di senso, il “lusso” ci accomuna tutti? Anche se con significati diversi? Siamo tali, tutti gli esseri umani, da ritenere qualcosa un “lusso”? questo sostantivo è un legame? E vale la condizione materiale come sfondo in entrambe le parti del mondo che lo usano, anche intendendo fatti ed esperienze diverse? La condizione economica occidentale e quella dell’altra parte del mondo è la medesima? Pare di sì. Solo che per noi è sviluppata nel senso del profitto; per l’altra parte del mondo è sviluppata nel senso del lavoro che produrrà profitto. Noi godiamo del risultato e loro subiscono la condizione di quel risultato. Noi non subiamo nulla? Se siamo la parte che gode del profitto perché allora corriamo tanto? Perché siamo in crisi? Perché diventiamo più poveri? Ma non poveri nel senso materiale, poveri in spirito. O meglio: ci sono quelli poveri nel senso materiale e quelli poveri in spirito. Per chi, tra tutti costoro, la bellezza è un “lusso”? Per quelli che corrono verso altro profitto: chiusi nella trappola della produzione, del mercato, dell’aumento della ricchezza. Loro, sembra, non abbiano tempo per l’inutile, ciò che considerano un “lusso” che non possono permettersi. Nemmeno il “lusso” di riposare un po’; di “staccare la spina”; di rallentare rispetto alla velocità degli aggiornamenti, delle nuove versioni (2.0; 3.0; etc. etc....fin dove arriverà?). (Se le versioni si aggiornano, tocca che ci aggiorniamo anche noi. Ma le versioni chi le aggiorna? Mica lo fanno da sole?! Allora c’è sempre uno di noi ad aggiornarle: beh! Gli possiamo dire di rallentare un po’? possiamo pensare che le grandi società che operano nel web, gli operatori che gestiscono e aggiornano di continuo, possano rallentare? E possiamo almeno pensare che quel capitalismo finanziario che corre dietro, o sopravanza, i movimenti veloci, fulminei, inafferrabili, quasi, delle borse, o che li determina con le speculazioni, possa rallentare?)


Ma la bellezza è un “lusso” anche per chi, nella nostra parte di mondo, diventa più povero, precario, abbandonato ad un’altra necessità: quella di trovare denaro per il sostentamento proprio e della propria famiglia, se c’è. Anche per costoro la Bellezza è un “lusso”: non possono permettersi un bel film, una bella cena fuori; una bella casa; una bella macchina; un bel viaggio; un bel libro; un bello spettacolo teatrale; un “bel” diploma; una “bella” laurea; un “bel” master...un bel niente!
Insomma pare che il sostantivo “lusso” sia il trait d'union tra le parti della nostra attuale società: o perché non ne abbiamo il “tempo”; o perché non ne abbiamo la condizione economica. Ma in entrambi i casi è pur sempre la condizione materiale economicista che fagocita possibilità. Farebbe bene a tutte e due le parti darsi quel lusso: un po’ meno profitto, ma un po’ più di tempo libero e a disposizione per la Bellezza; un po’ meno lavoro per quel profitto altrui, perché è verso altri che quel profitto crescente si dirige (basta vedere i numeri dei ricchi del mondo e dei poveri del mondo) e un po’ più possibilità da dedicare alla Bellezza, ri-dirigendo i profitti in una più equa distribuzione della ricchezza. E allora Sì che potremmo dire che ha ragione Dostoevskij quando dice che “La Bellezza salverà il mondo”: lo salverà dalla corsa affannosa e lo salverà dall’impoverimento crescente.

 
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Emigrazione e sfruttamento di bambini

lavoro minorile01gdi Michele Santulli - Un amico della emigrazione ciociara. Il Marchese Raniero Paulucci dì Calboli (1861-1931) di antica blasonata schiatta di Forlì, fu un diplomatico italiano in servizio prima presso l'Ambasciata d'Italia a Londra fino al 1894 per circa cinque anni e poi in quella di Parigi dal 1895 per circa quindici anni come segretario di legazione. Successivamente ambasciatore e nel 1922 Senatore del Regno. Personaggio sensibile e ricco di umanità e partecipe consapevole di certi avvenimenti che marcarono la sua epoca. Scrisse poesie, racconti, inchieste particolari, coltivò le arti e gli artisti nutrendo speciale interesse per lo scultore Adolfo Wildt del quale raccolse molte opere che poi donò alla città avita di Forlì. Al momento del famoso 'affare Dreyfus' che infiammò la Francia -l'ufficiale ebreo dell'esercito francese ingiustamente e scientemente accusato e condannato per certe colpe pur essendo innocente- anche lui prese parte in suo favore convinto della innocenza e scrisse un energico e veemente intervento in suo favore, alla stessa epoca in cui anche lo scrittore Emile Zola redigeva il suo celebre contributo dal titolo 'J'accuse'. Questi fatti succintamente ricordati vogliono aiutare a inquadrare la figura di un personaggio di non comune valore e umanità al quale l'Italia e maggiormente la Ciociaria, molto devono grazie al suo impegno e opera a favore della emigrazione dei propri figli per le vie del mondo: invero personaggio da ricordare e da onorare, come pochi.
E il mondo che lo colpì fu quello degli artisti girovaghi principalmente che in quell'epoca erano specialmente numerosi non solo a Londra ma in tutta l'Inghilterra e Scozia: suonatori di organetto o di piffero, ballerini o dando spettacolo col cane ammaestrato o con la scimmia talvolta anche con il povero orso. E pervenne ad un loro censimento arrivando a individuarne oltre duemila in tutto il paese, in prevalenza suonatori di organetto, molti di piffero, poche decine di arpa e qualcuno di altri strumenti quali il mandolino o il violino. E pur non menzionando la Valcomino (nessuno a quell'epoca conosceva questo angolo appartato dell'Alta Terra di Lavoro) riuscì ad individuare la localizzazione della massima parte di questa umanità nomade, 'sui monti degli Abruzzi e nella Campania' cioè, sappiamo, a San Biagio S., a Cardito di Vallerotonda, a Picinisco e certe sue frazioni, a Vallegrande di Villalatina e a Cerasuolo e a Mastrogiovanni di Filignano.
Ma il mondo ovattato e dorato nel quale viveva e operava a Londra non gli impedì di guardarsi attorno con sguardo attento e rilevare anche le storture e ingiustizie e crudeltà che vi si perpetravano, se si aprivano veramente gli occhi. Ma non erano i suonatori girovaghi in gran parte giovani sparsi per il paese che lo colpirono bensì gli adolescenti e i bambini in giro per le vie della città. La Storia ci ricorda che a Londra, i piccoli, avevano trovato il loro paladino già una cinquantina di anni prima in Charles Dickens che ne aveva descritto la terribile condizione in pagine memorabili divenute patrimonio della umanità e in prosieguo gradualmente salvaguardati dall'intervento delle private istituzioni e dello Stato. Paulucci di Calboli invece quelli che vedeva in giro erano gli sfortunati venuti da fuori, senza protezione alcuna, dall'Italia, alla sua epoca o pochi anni prima e che in prevalenza esercitavano il mestiere di sciuscià o lucidatori di scarpe e di stivali per le vie delle città o quelli che vendevano statuette di gesso o fiammiferi o erano sguatteri o lavapiatti nei ristoranti o spazzacamini. Ma come erano arrivati questi bimbi/adolescenti/ragazzi in questi luoghi così remoti e lontani? Venivano letteralmente dati in fitto quando non venduti, dai genitori, a personaggi che facevano di mestiere quello di farsi dare in affidamento queste creature in cambio di indennizzi periodici e sottoporle poi ai lavori più duri e più pericolosi, a condizioni esistenziali inimmaginabili, nella promiscuità, nella sporcizia, nella malattia, nell'ignoranza. Sporchi e laceri e affamati si aggiravano per le strade chiedendo la elemosina quando possibile altrimenti ballando o saltellando o vendendo immagini sacre o terrecotte e altro. E guai per chi la sera non consegnava abbastanza soldi al 'padrone', così veniva identificato anche nei registri della polizia la umanità spietata che li gestiva e sfruttava. Stiamo parlando della 'tratta dei bambini', pagina terribile della letteratura che si occupa della emigrazione italiana, ancora non dovutamente studiata ed esaminata, come tutta la emigrazione ciociara. Naturalmente già dal 1850 furono emesse leggi e provvedimenti a favore della infanzia abbandonata e sfruttata e l'Italia dal 1873 ma dovranno passare molti anni prima che la piaga almeno nelle linee generali si estinguesse, pur se la situazione durò, anche se in modo meno crudele che nel passato, fino agli anni '50 e 60' del secolo scorso allorché anche allora era abbastanza frequente che dei genitori 'affidassero' i figli, maschi o femminine, a parenti o amici all'estero per farli lavorare e guadagnare e rimettere soldi. Tale mondo terribile dello sfruttamento feroce e spietato di queste piccole creature messe al mondo inconsapevolmente a dir poco certamente per farle patire, offerte dunque in pasto alla miseria e alla abiezione nonché la tratta dei bimbi e la situazione degli emigrati, sono stati fatti oggetto di un libro-inchiesta divenuto pietra miliare della storia della emigrazione italiana in Inghilterra: "I girovaghi italiani in Inghilterra ed i suonatori ambulanti" edito nel 1893. Due momenti dunque: prima quello della tratta dei bimbi e poi quello dei giovani che guadagnavano il loro pane come artisti girovaghi, quasi tutti originari dai paesetti della Valcomino e alcuni bambini anche da Belmonte Castello.
Ma è la emigrazione a Parigi che maggiormente tenne occupato Paulucci dì Calboli, dopo la esperienza e gli scritti in Inghilterra. A Parigi e in Francia trovò una situazione molto più vasta e articolata che si distingueva per tre fenomeni sociali specifici: le modelle e modelli di artista, i bimbi anzi la 'tratta dei bimbi' -in Francia molto più vasta e sconvolgente che in Inghilterra- occupati principalmente in certe fabbriche o sulle strade o come spazzacamini e gli artisti girovaghi. Da una ricerca sul campo effettuata da Paulucci dì Calboli abbiamo la conferma che di 23 località da lui individuate di provenienza di questi, per limitarci a loro, bambini/fanciulli occupati in varie attività alla fine del 1800, 20 si trovavano nel cosiddetto distretto borbonico di Sora cioè, noi sappiamo, nella Valcomino e nelle Mainarde Molisane già ricordate...Cioè sempre, di nuovo, tutto, dalla Valcomino, luogo dunque di massima sofferenza ma anche luogo di grande bellezza e di grazia dei suoi figli, binomio sicuramente come nessuno al mondo. In un prossimo intervento ricorderemo la situazione in Francia come indagata da Raniero Paulucci d' Calboli.
Qui dunque ci arrestiamo e rimandiamo chi ne vuol sapere ancora al libro: "MODELLE E MODELLI CIOCIARI nell'arte europea a Roma, a Parigi, a Londra nel 1800-1900".

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I roghi dello sfruttamento

Rogo a Pratodi Fausta L'Insognata Dumano - Strage di cinesi a Prato, in Italia, in un incendio di una fabbrica tessile. Morti a Dacca in Bangladesh in una fabbrica tessile. Si muore per vestire gli altri. Gli altri siamo noi....non è colpa dell' immigrazione! Questo si chiama neoschiavismo..... Ah noi siamo quelli che in Italia festeggiamo l' 8 marzo, in ricordo di operaie morte in una fabbrica tessile........
Un senso di colpa mi attraversa per aver comprato qualche volta prodotti a basso costo, frutto di sfruttamento. Con tutto il cuore sono vicina agli sfruttati del capitalismo.

 

 

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