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 Cronache&Commenti

 E' fonte di umorismo, se non fossimo nel tragico, leggere e ascoltare la folla di commentatori del DPCM

di Aldo Pirone
GiorgiaMeloni urla 370 minMolte categorie, soprattutto occupate nella gestione della ristorazione, delle palestre, delle piscine e impegnate a vario titolo nel mondo dello spettacolo e della cultura, sono preoccupate e protestano per il Dpcm presentato domenica da Conte. Dicono che nelle loro attività rispettano i protocolli di sicurezza e non è da loro che la gente s'infetta. In generale non hanno torto. Ma la ratio di fondo del Dpcm del governo discusso con le Regioni non è quello di colpire quelle attività in sé perché sanitariamente insicure, ma di ridurre drasticamente la circolazione umana, attratta anche da quelle attività, perché è lì che si annida l’impennata del contagio. Quello che bisogna augurarsi è che il Dpcm sia efficace, perché se non lo fosse sarebbero guai più seri e provvedimenti più restrittivi.

A parte questo, è certamente fonte di umorismo, se non fossimo nel tragico, leggere e ascoltare la folla dei commentatori insoddisfatti dei drastici provvedimenti annunciati ieri da Conte per fronteggiare la curva ascendente dell’epidemia. Se ognuno potesse ammazzare il virus con le risate, non ci sarebbero problemi, basterebbe leggere i giornali e ascoltare i talk show televisivi. Non che manchino anche osservazioni appropriate da parte di alcuni giornalisti, merce rara nel panorama deprimente dei mass media nazionali. Ma la maggioranza sembra essere quella di persone che il lunedì al bar commentano da esperti allenatori le partite a pallone della propria squadra del cuore.

Tra costoro naturalmente spiccano i soliti noti leader della destra: Salvini e Meloni. Il primo, in stato confusionale ormai da oltre un anno a questa parte, è sempre sulla linea riduzionista. Oggi ha ripetuto il consiglio agli italiani, che evidentemente vuole morti dopo che non lo premiano più nei sondaggi e nelle urne, di ricorrere all’idrossoclorichina come il suo faro Trump. Non contento dell’invito al suicidio di massa, se n'è uscito reclamando la nomina da parte del Parlamento di un altro Comitato tecnico scientifico. Per il “bauscia” la scienza va lottizzata politicamente. Sente vagamente, con questa sua proposta bislacca per non dire cretina, di essere confuso con i vari negazionisti e complottisti che infestano il genere umano, perciò mette le mani avanti: “Non sono un complottista, ritengo che la terra sia rotonda e che l'uomo sia andato sulla Luna”. Però, dice, se l’idrossoclorichina non viene iniettata nelle vene degli italiani, è perché “queste tecniche, come la cura al plasma di Giuseppe De Donna, abbiano un difetto: costano troppo poco”.
Anche Burioni l’ha stroncato, il che è tutto dire.

Giorgia Meloni, invece, ha scelto la strada di nascondere il suo tradizionale riduzionismo per attaccare ieri, ospite di “mezz’ora” di Lucia Annunziata, il governo Conte che, secondo lei, brancola sempre nel buio dell’incompetenza e dell’ignavia. “Sapevano benissimo – ha detto - che ci sarebbe stata una seconda ondata, abbiamo fatto una campagna elettorale ad agosto per questo motivo". Solo che il 19 agosto, per non risalire a tutte le sue uscite riduzioniste e lassiste di questi tragici mesi fatte solo per attaccare le prudenze governative, zimbellava il governo dicendo che i suoi inviti alla cautela erano puramente terroristici e che non c’era bisogno di alcun prolungamento dello “stato d’emergenza” perché “È chiaro – affermava imperterrita - che l’obiettivo del governo è solo uno: mantenere la paura perché attraverso la paura riesce a mantenere se stesso".

Non contenta di tanta preveggenza, oggi tenta la solita furbata. In cambio di una sua disponibilità collaborativa chiede due semplici cosette: il governo ammetta il proprio fallimento e Mattarella garantisca le elezioni dopo il superamento dell’emergenza sanitaria.

A Melo’ facce Tarzan.

 

 

 

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Roma 3 ottobre 2020: siamo tutti italiani!

 Italy Must Act 

Il traguardo sociale deve essere l'abrogazione dei decreti "sicurezza".


di Tania Castelli
Evento 3 ottobre 390 minCos'è una data da ricordare, una ricorrenza, se non un modo per rivivere onorando qualcosa o qualcuno? Ma è anche occasione di incontro e confronto, di visione e visibilità.

Ieri 3 ottobre, ricorreva il naufragio che nel 2013 ha tristemente aperto gli occhi di tutti noi sulla tragedia che si sta consumando da anni nel Canale di Sicilia.
Cosa accadde, purtroppo lo sappiamo tutti.
Cosa è stato fatto per evitarlo? Ahinoi anche questo è noto:
- patti scellerati e accordi internazionali che non salvaguardiamo la vita umana bensì gli interessi economici di una Europa sempre più ipocrita e nessuna gestione sistemica ed organica del flusso migratorio;
- decreti nazionali che penalizzano tutti quelli che restano "incastrati" tra burocrazia e regolamenti europei, quanti vorrebbero soltanto raggiungere altri lidi ed altre mete che vanno ben oltre i confini europei e quanti decidono di restare nel nostro paese, lavorano, pagano le tasse, vivono e contribuiscono alla vita del Paese.
Perché se dovessero chiedere la cittadinanza dovrebbero affrontare una odissea che non è neanche detto li porti alla Itaca di un passaporto italiano.
E i loro figli e nipoti non hanno ancora il diritto di essere italiani e quindi essere trattati come tutti gli italiani.

Ieri pomeriggio proprio loro hanno manifestato a Roma in Piazza SS Apostoli, insieme a tanti italiani di nascita e di adozione.
C'erano almeno tre generazioni in quella folla di cittadini che chiedevano con forza qualcosa che dovrebbe avvenire spontaneamente al momento della nascita.
Perché ogni nuova vita è figlia della propria famiglia ma anche del tessuto sociale e del territorio in cui viene al mondo. Perché in essi porterà i suoi frutti, il suo impegno, le sue capacità, le sue idee, la sua validità economica e il suo contributo sociale e culturale.
Questi figli sono i nostri figli.
Queste vite le dobbiamo accogliere, proteggere, sostenere, coltivare perché possano sbocciare liberamente.
Liberamente, però, significa innanzitutto come tutti gli altri!
Questa deve diventare idealmente la piazza di tutti gli italiani che credono e difendono i principi antirazzisti, democratici e umanitari della nostra costituzione che fin dall'art. 3 riconosce pari dignità a tutta la sua popolazione.
La cittadinanza è un diritto che rende possibile l'accesso ad altri inalienabili diritti e doveri che tutti questi italiani vogliono agire ed onorare.

Ieri si è scelto dunque di mostrare coi propri corpi e la propria voce la bellezza di una società possibile, che in realtà già esiste da tempo ma che soltanto la politica non ha ancora voluto vedere.
Siamo tutti italiani, viviamo nello stesso territorio, ad esso contribuiamo tutti, con esso interagiamo e ad esso contribuiamo. Tutti insieme, nel meraviglioso arcobaleno di sfumature culturali costituiamo l'Italia.

Foto 2 striscione giallo

Eppure, nel 2020 alcuni sono ancora meno italiani di altri.StriscioneBlaklivematter 360 min
Così ad esempio i ragazzi che hanno i nonni ed i parenti nel Paese d'origine non possono andarli a trovare e mantenere legami con le proprie origini, non possono viaggiare liberamente, né partecipare alle gite scolastiche ad esempio quando queste avvengono all'estero, non possono partecipare al progetto Erasmus, o partecipare al servizio civile, non possono votare e contribuire pienamente alla vita sociale, politica, amministrativa del loro Paese ...
Questi italiani non hanno modo di vivere come tutti gli altri italiani. E la discriminazione ai danni di questi italiani viene giustamente definita "una ingiustizia sociale che coinvolge milioni di italiani"

Italiani costretti anche a subire il razzismo ormai violento, fomentato ed aizzato da politicanti in cerca di consenso, accolto la persone ignoranti e manipolabili, accecate dalla martellante propaganda.
Una riflessione va fatta su questo particolare: se per decenni qualcuno è stato messo nelle condizioni di diffondere il cancro del razzismo senza opporre resistenza, al punto che ci si scanna convinti di restare impuniti, la responsabilità è nostra. Perché noi abbiamo spalancato loro le porte del Parlamento, delle istituzioni e delle amministrazioni.

Da più parti e da tempo la società civile, quella che vive e rappresenta il Paese reale, chiede a gran voce anche di debellare ogni iniziativa atta ad alzare muri giuridici e culturali verso le nuove componenti della società attuale con le quali, invece bisognerebbe fondersi facilitando semmai l'armonizzazione che storicamente ha migliorato la società grazie all'incontro tra popoli e culture.
Punto cardine di questo importante traguardo sociale deve essere l'abrogazione dei decreti "sicurezza".Iusculture 350 min

Ieri in piazza SS Apostoli non c'era aria di rivendicazione, nessun amaro sapore di fomentazione violenta delle folle.
Ieri c'era una nuova luce ad illuminare un nuovo cammino da intraprendere tutti insieme pacificamente e con ferma determinazione.
Perché la luce è l'insieme di tutti i colori, così come la cultura ed il progresso sono l'insieme di tutte le culture fuse insieme nel contributo di tutti.
È così da sempre.
Fin da quando, un gruppo di nostri comuni antenati, curiosi di esplorare il mondo ha lasciato la regione fertile tra il Tigri e l'Eufrate ed ha dato inizio alla cultura umana nel mondo.

Per questo il movimento Italy Must Act ed il gruppo Sardine Creative sostengono questa lotta di civiltà per la conquista di diritti civili e umani ignorati e negati da troppo tempo.
Siamo tutti italiani!

 

 

Link ai video dell'evento
https://www.facebook.com/113360763378839/posts/378552293526350/
https://www.facebook.com/113360763378839/posts/378547636860149/
Link al lancio dell'evento in programma sabato 10 ottobre
https://facebook.com/events/s/lancio-del-manifesto-blm-roma/1271364609878468/?ti=icl

 

 

 

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"Noi siamo quelli..."

bastapoco 350 260 minNoi siamo quelli..
a cui basta poco per essere felici
noi siamo quelli..
che abbiamo sempre il portafoglio vuoto,
ma un cuore sempre pieno d'amore
noi siamo quelli...
che facciamo sempre quello che ci sentiamo di fare.
noi siamo quelli...
che crediamo sempre di essere razionali,
ma poi l'ultima parola la lasciamo al cuore.
noi siamo quelli...
che crediamo ancora nella speranza
noi siamo quelli...
che non demordono mai,
ci puoi umiliare, ci puoi deridere,
ma noi...se crediamo in qualcosa o in qualcuno non molliamo mai.
noi siamo quelli...
che danno il giusto peso alle parole,
noi non diciamo mai a caso un "ti voglio bene"
o un "ti amo"
se lo diciamo e perche' lo sentiamo veramente.
noi siamo quelli...
che non giocano mai con i sentimenti altrui,
perche' sappiamo cosa vuol dire rimaner delusi
noi siamo quelli...
che possono stupirti con gesti semplici ma inaspettati.
noi siamo quelli...
che rispettano i tempi e gli spazi altrui...
noi siamo....ma non so in quanti siamo rimasti....noi siamo fatti cosi'...
e non cambieremo mai!!!!

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12 aprile 2018

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Ma quale futuro se ignoriamo come e perchè siamo?

LaCostituzioneItaliana 350 260di Daniela Mastracci - Dopo i trenta gloriosi, o “età dell’oro”, come la definisce Eric Hobsbawn, cioè il trentennio che coincide con il grande sviluppo economico e sociale ad esso accompagnato, grazie alle politiche keynesiane, la voragine ci si è aperta sotto ai piedi e ci ha inghiottiti. Non bastano correzioni, aggiustamenti, non basta migliorare un po’. Non si fa altro che dire che siamo andati nella direzione giusta e che dobbiamo continuare su questa strada. No. È sbagliato. Perché è la strada del Capitale. Non è la strada dei lavoratori, di chi non possiede i mezzi di produzione, di chi è impoverito, di chi è di fatto discriminato rispetto all’articolo 3: coloro ai quali non è più riconosciuto il diritto allo studio uguale per tutti, così che tutti possano arrivare alla piena parità, e da lì partire con le medesime opportunità. Parità di diritto allo studio che viene messa seriamente in questione con le riforme della Scuola Pubblica degli ultimi 20 anni e con i finanziamenti a quella privata che riduce le pari opportunità per ovvie ragioni economiche diseguali e ai più inaccessibili, a meno che si tratti di istituti paritari con costi accessibili ma con una qualità assai discutibile, non a caso chiamati “diplomifici”.

Perchè non capire?

È difficile da capire? Oppure non è conveniente capire? Fa gioco tale voragine-inghiotti-diritti. Come fa gioco eliminare dal curriculum scolastico materie come Educazione Civica, detta poi Cittadinanza, detta poi proprio nulla, perché non c’è più. A chi fa gioco non introdurre l’educazione civica? Al potere che non vuole che noi conosciamo la Costituzione e i nostri diritti-doveri di cittadini consapevoli e partecipi: gli insegnanti non saranno da meno rispetto agli attuali studenti, e in special modo agli studenti futuri, perché, non dovendola insegnare, non sarà più una loro preoccupazione e cura, non sarà più una conoscenza nemmeno per loro, non sarà una competenza, non la studieranno più. Essa rimarrà sulla carta delle direttive ministeriali che, se ne fanno belle, mettendola al primo posto delle cosiddette competenze, che però non sono mai studiate, richieste, verificate. Quindi mai conosciute e maturate dai ragazzi. Che succederà tra una o due generazioni? Quando anche quella flebile e indebolita memoria collettiva si estinguerà? Chi racconterà ancora la Costituzione non avendone più alcuna memoria? Chi saprà quali sono le grandi conquiste che su quella nostra Carta sono sancite, e che dovrebbero essere attuate e garantite? Chi conoscerà ancora come funziona lo Stato di diritto, cosa vuol dire votare e partecipare? Cosa vuol dire comprendere le dinamiche del potere politico, di quello economico, di quello sociale?

Noi oggi fondiamo ancora molto, forse tutto, sulla memoria collettiva, su un tesoro corale che le generazioni che ci hanno preceduto, hanno vissuto direttamente: io conosco i diritti e i doveri intanto perché se ne parlava in casa; ed io a mia volta ne racconto un po’ ai miei figli. Ma loro? E i più piccoli? Che entrano in una scuola sempre più del saper fare (e non si sa mai cosa concretamente) e non più delle conoscenze? La loro memoria cosa strutturerà? La crescita personale, e quella della libertà e responsabilità, se non fondano su solide basi conosciute, se non si confrontano con il tempo, in cui quella libertà non c’era, se non conoscono il sacrificio di fondarla, la libertà, se non capiscono che la Costituzione, che come diceva Calamandrei è solo un pezzo di carta che trova, nei cuori e nelle menti e nelle azioni di ciascuno, la sua storica concretizzazione, insomma se vacillerà la conoscenza, vacillerà con essa pian piano la memoria. Le generazioni che ci seguiranno ne avranno poca, pochissima, perché sembra che sia data per scontata, una volta per sempre. Sembra che sia tempo perso tornarci su e discuterla per farla sempre memoria vivente. Cosa racconteranno i prossimi genitori e i prossimi insegnanti? Come vivranno i ragazzi domani? Io temo per la Costituzione, temo per i diritti.

Il 4 dicembre non sarà per sempre...

Cui prodest? A me sembra che questa ignoranza, crescente domani, possa giovare al potere. Il potere può agire indisturbato: scrivere leggi di cui noi cittadini non sappiamo vagliare la costituzionalità o meno, e quindi non ci opponiamo, non reagiamo, non resistiamo. Il 4 dicembre non sarà per sempre: se la memoria e il rispetto della Costituzione non vengono alimentate chi custodirà il suo dettato innovatore ed emancipante?

Qualcuno, tra coloro che hanno votato Si, ha sostenuto che tra quelli che hanno votato No, tanti non sapevano cosa stessero votando, che lo hanno fatto solo per dire No a Renzi. Ecco io temo che ci sia della verità in quelle parole. Cioè una parte di inconsapevolezza c’è stata, questo mi pare. Ma aumenterà con la scuola di oggi. Aumenterà con il fanatismo del web; con le competenze digitali; sul “mondo che cambia” e che però, se si chiede in quale modo, verso dove, a fare che, non si risponde se non reiterando la stessa frase, cioè sempre e solo “il mondo sta cambiando”, come se ripeterla basti per convincersene.

Io temo per la memoria. Come già si nota per la memoria antifascista. La consapevolezza della guerra e della resistenza. La conoscenza di come sia nata la Costituzione. Vedo la sua fragilità. E lo sguardo sempre e solo rivolto al futuro (non meglio identificato) mi preoccupa perché è unilaterale, è monco. Laddove viene meno lo spessore della storia, il presente su cosa si sostiene? Ma, soprattutto, il futuro, tanto caro a questi Governi, quale reale fondamenta avrà?

La scuola non può smettere di insegnare la Costituzione. Non può smettere di insegnare e far conoscere. Se lo fa, dà una mano a chi non vuole che partecipiamo e che ci emancipiamo, (divenendo davvero donne e uomini liberi e riconosciuti nei diritti). E lo dimostra anche l’egemonia dell’inglese: il governo che parla una lingua che la gran parte degli italiani non conosce, non è un governo che parla ai suoi cittadini, non si fa capire. E questo cosa è, se non cieco scollamento, e ideologico mascheramento?

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Rifiuti: siamo di fronte ad una gestione del tutto raffazzonata

rifiuti 350 260di Ivano Alteri - Dobbiamo correggere, in peggio, un dato che abbiamo fornito in un nostro precedente articolo sui rifiuti, a proposito della raccolta differenziata nel comune di Frosinone. Avevamo scritto che si aggirava intorno al 18%, come risultava dai dati Istat, quando invece è effettivamente intorno al 12%, come emerso dall'intervento del sindaco nel corso di un consiglio comunale. Ciò, oltre a provare che l'ottimismo non ci manca, rinforza la nostra idea che nella gestioni dei rifiuti, tramutati artificiosamente in immondizia, ci sia qualcosa che non quadra. Qualche logica contorta, generata da interessi truffaldini (e vagamente omicidi, bisogna aggiungere), sembra volerci mantenere nel pantano maleodorante e malefico dello status quo.

Dalla discussione pubblica che si svolge sui giornali locali, soprattutto in queste settimane di crisi acuta della gestione romana dei rifiuti, tale logica viene accuratamente occultata dietro posizioni gagliarde e toste che, anziché proporre strategie alternative come ci si attenderebbe legittimamente da amministratori e politici, si limitano a mostrare i muscoletti sgonfi di chi, politicamente parlando, avrebbe soltanto gli occhi per piangere. “No ai rifiuti romani” è il loro grido di battaglia, lanciato gonfiando il petto. Ma dopo questo grido ardimentoso, profluvi di cifre e foto con mascella volitiva sui giornali, non c'è, ahinoi, nessuna battaglia; e i ciociari continuano ad affogare nell'immondizia, propria e altrui.

Anzi. Si continua a confondere (intenzionalmente?) lo smaltimento (oneroso) col recupero (remunerativo), la produzione di energia sporca con la trasformazione dei rifiuti in materia prima seconda, l'immondizia indifferenziata coi rifiuti differenziati. Come se nulla sia accaduto in giro per l'Europa, per esempio in Germania, dove un uso accorto delle migliori tecnologie e delle migliori pratiche di raccolta costituiscono un business importante, e pulito, per quelle comunità; cui anche noi, con amara ironia, contribuiamo alacremente mandandogli a caro prezzo rifiuti di cui noi, invece, non sappiamo cosa fare.

Peggio; si continua a rinnovare appalti facendo copia-incolla con bandi precedenti, come se negli anni nulla sia accaduto in Ciociaria, in termini di inquinamento e malattie, di deturpamento del territorio, contaminazione del suolo e delle falde acquifere... Così è avvenuto proprio a Frosinone, città capoluogo, dove nel 2015 è stato rinnovato un appalto, fotocopia del precedente che aveva causato anche l'arresto del vicesindaco, alla stessa società uscente che già aveva mancato tutti gli obiettivi (tutti!) di differenziata fissati dal bando e dalla legge.

Inoltre, tra le norme imposte al gestore erano già presenti delle sanzioni a suo carico, in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata. Per ogni anno era fissato l'obiettivo percentuale; e per ogni punto percentuale in meno rispetto ad esso era prevista una sanzione dai 20 ai 30 mila euro. Considerato che lo scostamento in difetto negli anni scorsi è stato di decine di punti percentuali l'anno, le sanzioni che il gestore avrebbe dovuto pagare al Comune di Frosinone ammonterebbero a milioni di euro. Sono state comminate queste sanzioni? Se sì, sono state anche scorporate dal calcolo della relativa tassa imposta ai cittadini? Se invece non sono state comminate, perché?

Come si può vedere, siamo di fronte ad una gestione del tutto raffazzonata, senza un minimo di studio, senza alcun controllo sui risultati. Una sciatteria politica che impedisce di far valere anche quanto di buono pure è scritto negli stessi contratti redatti dalla pubblica amministrazione; e che consente al gestore di fare il bello e il cattivo tempo con i soldi dei cittadini, con la loro salute e con le loro condizioni di vita generali.

Tutte questioni che andrebbero chiarite al più presto dagli amministratori cittadini (anche da quelli d'opposizione, se possibile), e da tutti gli altri. Anche per fugare il sospetto che dietro le dichiarazioni gagliarde e toste non vi sia invece la recondita volontà di proteggere interessi indicibili e di mantenere l'inaccettabile status quo.

Frosinone 6 agosto 2016

 
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regime-attività

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Siamo già a un conflitto d'interessi fra Sindaco e Presidente della Provincia?

acquapubblica 350 260di Marco Maddalena* - Il Sindaco non permette la discussione in consiglio comunale della gestione idrica ma convoca la Conferenza dei Sindaci dell' ATO 5 (!)

Il Sindaco Antonio Pompeo chiede per ben tre volte il rinvio del Consiglio comunale per non discutere della gestione idrica e della proposta di messa in atto di azioni per la risoluzione contrattuale per colpa con ACEA ATO5 , avanzata dai consiglieri comunali Maddalena, Berretta , Bernardini e Valeri. Nell'altra veste di Presidente della Provincia, invece, si affretta a convocare un' ennesima conferenza dei sindaci con un
unico punto all'ordine del giorno l'approvazione del piano di investimenti . Un piano di investimenti per lo più sconosciuto ai cittadini e che sembra molto sottodimensionato rispetto agli investimenti previsti dal capitolato d'appalto . Questa convocazione sembra essere un' ennesima " concessione" a favore del gestore privato, il quale continua indisturbato a rendere da un lato un servizio inefficiente, conferma è il
record nella dispersione idrica nella Regione Lazio con una punta del 76% e dall'altro invece continua a riscuotere spropositati, in solo 7 anni c'è stato un aumento della tariffa di ben il 99% , una famiglia ciociara spende il doppio di una romana con lo stesso gestore (!).
Il Sindaco di Ferentino essendo anche Presidente dell'assemblea dei sindaci dell' Ato 5, non potrà rappresentare direttamente il nostro Comune . A tal proposito dovrà farsi sostituire da un delegato , ma ad oggi, non è noto ancora chi sarà il delegato e quale saranno le proposte che andrà a sostenere nell'assemblea . Non è chiaro inoltre da dove nasce la posizione che il Comune di Ferentino vorrà sostenere, visto che l' organo deputato, ovvero il Consiglio Comunale, proprio per l'ostruzionismo del primo cittadino stesso, non si è espresso sulla questione della gestione idrica. Inoltre come può un singolo delegato arrogarsi il diritto di votare o sostenere delle tesi ad esempio su un piano di investimenti senza il mandato dell'assise civica (!), organo rappresentativo e di indirizzo politico.
Tutto ciò fa presumere che la posizione che verrà espressa dal rappresentante del Comune sarà a discrezione dello stesso o da un rapporto confidenziale "intimo" con il Sindaco (!)
Noi (Maddalena, Berretta, Bernardini, Valeri) , al contrario, volevamo che l'assise civica desse un forte mandato al delegato comunale per porre fine all'insostenibile gestione da parte dell'ACEA di un Bene Comune come l' Acqua, proponendo in sede di conferenza dei sindaci la messa in atto di azioni per la risoluzione contrattuale per colpa con Acea Ato 5 .

Siccome non è stato permesso questo passaggio democratico si invitano i cittadini del nostro Comune a partecipare in massa alla conferenza dei sindaci del 7 maggio alle ore 16:00 presso l'amministrazione provinciale per verificare se l'atteggiamento del rappresentante del Comune di Ferentino sarà finalmente a tutela dei cittadini oppure se continuerà a supportare le azioni del gestore privato.

*Capogruppo di Sinistra Ecologia e Libertà di Ferentino

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Amazon. Basta annunci! Siamo arrabbiatissimi! Cronaca del 24 aprile

rabbiadianagni autostrada 350 260di Ignazio Mazzoli - Venerdì 24 aprile abbiamo seguito per alcune ore con attenzione "La Rabbia di Anagni", protesta di disoccupati.
Alle 10 del mattino quasi puntualissimi, eravamo davanti ai cancelli della Geymonat dove è stato previsto l'appuntamento fra le rappresentanze dei lavoratori della Marangoni, ex Videocon, ex Marazzi, Geymonat. Siamo rimasti con i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali per ascoltare e capire.
La prima impressione è stata quella di persone che provavano gioia a ritrovarsi. man mano che arrivavano lavoratrici e lavoratori si cercavano prima con lo sguardo poi a voce. Colleghi e compagni di lavoro di nuovo insieme. Gioia che lasciava subito dopo il posto ai racconti delle difficoltà di ognuno e delle loro famiglia. Ciò che risultava più evidente, però, era appunto la "rabbia" non quella di Anagni, la loro, individuale, personalissima causata dal sentirsi impotenti senza risultati a portata di mano ed espressa senza riserve.

Due buoni motivi per sentirsi "arrabbiatissimi". Il primo che la manifestazione "Tutti insieme" davanti alla Regione Lazio concordata e prevista con il sindaco Fausto Bassetta di Anagni per il 4 maggio, era stata rinviata senza conoscere la data e senza la certezza che si faccia in futuro. Tranne che con il sindaco Bassetta ce l'avevano con tutti. Con tutti quelli che potevano averla "impedita" dai sindacati alle forze politiche. E' così? Nessuna verifica e nessuna certezza, ma tanta indignazione rabbiosa.
La seconda ragione per essere "arrabbiatissimi" era data dalle notizie di stampa apparse già nei giorni precedenti relative all'arrivo di Amazon in provincia di Frosinone. Così sintetizza uno di loro e poi riporta su Facebook, nella pagina "NOI VDC", sia quelle che considera mancate presenze e sia le notizie su Amazon: «iniziamo col dire che è na vera ca...ata,,,,, ma se continuiamo a scrive ste ca...ate... manno detto che c'è gente che già vuole mandare curriculum,, ....state bonii stampa del cavolo non scrivete se non siete certi,, ...poi la gente ce credeeeeeeeee si illudeee, mentreee voi fate solo scooooppppp, bastaaaaa fermateveeee de scrive ca... se so fiori fioriranno,,»Il pupazzo-mascotte della Rabbia di AnagniIl pupazzo-mascotte della Rabbia di Anagni

Il dubbio forte nasce dal momento che, come si dice due più due fa quattro. Dalla metà di marzo, cioè da qualche settimana addietro l'informazione che si pubblica in questa regione cartacea e on line, ma anche quella dei telegiornali regionali hanno parlato del progetto che avrebbe Amazon, il grandissimo portale internazionale di commercio via internet, di realizzare un centro di smistamento per l'Italia centro-meridionale in provincia di Rieti a Passo Corese. Mai è stata, nel frattempo, data notizia che siano stati interrotti contatti e consultazioni che vanno avanti da 2014 per la realizzabilità del progetto in quella provincia. E allora si chiedono, perché mai all'improvviso verrebbero a Frosinone? Nel Lazio potranno esserci due centri uguali? Dubbi o interrogativi più che legittimi. Ma i più maliziosi non rinunciano a un po' dietrologia per la serie..."ma il segretario regionale del PD non è di Rieti e di quella provincia ne è stato anche Presidente può mai essere che non voglia in qualche modo intercedere per la terra natale? E perché mai, poi, dovrebbe favorire, anche se potesse, un provincia che gli procura tanti dolori per quanto è malandato il PD?
Forse è tutto campato per aria questo ragionamento, ma certamente un po' di chiarificazioni che diano certezze non guasterebbero anche perché chi si occupa di commercio on line sa bene che per un centro di smistamento non sono in ballo grandi numeri e quindi fa un po' sorridere quando ci sono cifre che salgono all'improvviso dalle iniziali previsioni di 500 occupati a 2000 in pochi giorni come alcune locandine di quotidiani locali strillavano dalle edicole.

In autostradaDubbi, dubbi, tanti dubbi senza certezze. Come non capire allora il bisogno di visibilità. Come un gesto di sfida, infatti, hanno voluto arrivare, alcuni manifestanti, all'autostrada che tanti guai ha procurato a molti di loro. Tanta saggia tolleranza, questa volta, delle forze dell'ordine, precauzioni, solo qualche rallentamento ma tutto è andato bene.
Come scritto già su queste colonne "per molti, le code e i rallentamenti di ieri si potevano tollerare, di fronte alla gravità della disoccupazione. Ore ed ore con striscioni e megafoni per rendere più vistosa possibile la loro protesta contro chi fa solo annunci". Ennio Labella della Femca-Cisl ricorda l'importanza della visibilità affinché «i ministeri si rendano conto della gravità della situazione». Giusto. Ma ci si chiede in molti: è sufficiente mostrarsi sporadicamente o non occorre qualcosa di più?

Quando Sandro Chiarlitti della Filctem Cgil parla di «rabbia di Anagni in assenza di concretezza» o mentre Alessandro Piscitelli della Uilcem sottolinea come l'accordo di programma non abbia «portato risultati - e che questo silenzio è davvero insostenibile; ormai» o Enzo Valente dell'Ugl definisce questo appuntamento «un ultimo appello, un grido per sollecitare la convocazione del tavolo» si denuncia - senza dubbi - una situazione al limite a cui non deve seguire una resa. Forse non basta dire che «La zona di Anagni è ormai desertificata, (...) e qui si continua a fare annunci. La manifestazione è pienamente riuscita e non sarà certo l'ultima delle nostre iniziative»?

E' l'intero territorio che deve pesare, deve far sentire la sua voce costantemente verso le istituzioni, i partiti. L'azione sindacale non può rischiare di essere una voce nel deserto. Si, ora occorre proprio una vertenza di tutto il territorio, quella che ormai anche nelle Tv locali i disoccupati intervistati chiamano "Vertenza Frusinate", dove la voce degli altri ceti produttivi a cominciare da commercianti, artigiani, professionisti diversi faccia sapere e sentire quanto la mancanza di lavoro dipendente pesa anche su di loro e sui loro mancati guadagni. Occorre un movimento in grade di assicurare una presenza forte che negozi obiettivi e tempi delle risposte, condivise, a partire da quelle più urgenti e immediate.

26 aprile 2015

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Siamo tutti un po' Can... Nibali?

Nibali 350-260di Antonella Necci - E' questo che avranno pensato, innanzitutto i Francesi, che hanno dovuto incoronare a denti stretti un Italiano come Campione del Tour de France.
In molti scriveranno osannando le gesta del ciclista Vincenzo Nibali, classe 1984, messinese di nascita e toscano di adozione. Del resto è sempre stato così anche nel Calcio. Quando si batte la Francia, la gioia è sempre più elevata di quando si fa fuori la Germania. E' un'antipatia atavica, che risale di sicuro all'epoca Medioevale, passando attraverso la Corte Francese, ai suoi fasti e alle manie di grandezza, che ci hanno sempre fatto vedere questo popolo come un po' ridicolo nei suoi eccessi, mentre noi eravamo tacciati, al contrario, di profondo provincialismo. E la vittoria degli Italiani ha quel sapore della vittoria della provinciale ingenuità e faciloneria sulla sofisticata attitudine di un popolo vagamente presuntuoso.
I Francesi ci hanno provato in tutti i modi a far fuori Nibali durante il Tour, sottoponendolo a controlli continui pur di trovarlo positivo ai test antidoping. Ma i tempi del grande Pantani e dei suoi eccessi sono lontani anni luce dal mondo del ciclismo. Oggi le regole sono ferree, non si può trasgredire o si rischia di perdere per sempre il sogno di correre in bicicletta, che è poi la vera grande ambizione di questi atleti.
Oggi i ciclisti sono super controllati per evitare di infangare, con droghe o altri gesti eccessivi, la nobiltà di questo sport "puro", dove la fatica e la resistenza fisica sono fondamentali.Nibali in famiglia 350Le biciclette saranno di sicuro più leggere, ma i chilometri che i ciclisti devono affrontare in ogni tappa sono veri e,soprattutto nel Tour de France,sono immersi nelle impervie e meravigliose zone di un paese ricco di contrasti climatici e fisici.
La vittoria di un Campione come Nibali mi ha fatto ripensare a Marco Pantani, maglia rosa (Giro d'Italia) e maglia gialla (Tour de France) contemporaneamente, morto a 35 anni per overdose.
Nibali è un grande ammiratore di Pantani e conserva gelosamente la sua maglia, che la mamma di Marco gli ha regalato. Chiunque, del resto, non può non pensare a Pantani in questi momenti e al genio e alla sregolatezza che hanno caratterizzato la sua vita.
E ci hanno pensato anche i Francesi, con la loro cattiveria a ricordare i momenti bui di quel grande campione. Per fortuna alla fine Nibali ne ha vendicato la memoria con la sua grande impresa, scatenando la gioia dei suoi amici," i cannibali", durante la premiazione. E noi siamo con lui, perché noi Italiani siamo tutti un po' Can... Nibali, quando si tratta di vendicare un nostro amico!
27 Luglio 2014

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Chiudiamo il sabato perché siamo moderni

frosinone pilonidi Fausta L'Insognata Dumano - Frosinone, la città dove tutto deve cambiare....inquinamento alle stelle, domeniche ecologiche, targhe alterne....chiudiamo le scuole il sabato....proposta del sindaco....che andrebbe discussa, secondo me, con i protagonisti attivi che vivono la scuola....
In rete una specie di dibattito è nato, che può essere diviso in due correnti di pensiero.
I favorevoli bollano i contrari come obsoleti, legati ad una concezione antica.....insomma "ammodernizzatevi".....
L'insognata appartiene alla categoria dei cavernicoli, contraria come docente, come mamma e pure come una che ascolta il no dei suoi studenti....il luogo comune che vorrebbe gli studenti contenti di restare a letto il sabato non è vero, basta ascoltarli.
E allora cominciamo: primo le sei ore del sabato andrebbero distribuite con due rientri di tre ore o tre di due ore, nella landa dove sto io si esce già tutti i giorni alle 13,45 e un giorno alle 16,30....
I rientri pongono prima di tutto il problema della didattica,,,, verificate cosa possa essere il livello di attenzione alla settima ora o all'ottava, già la sesta ora è tragedia.....
Due la mancanza di mense, significa panino.
Tre il pendolarismo e la mancanza di trasporti....arrivare a casa verso le 18 equivale a non studiare e alla paralisi di ogni interesse esterno alla scuola......compreso lo sport, a scuola le palestre sono un optional.....come mamma.....scuole chiuse, chiudiamo ogni attività per i genitori, che non hanno nonni o baby sitter......sono una cavernicola?

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