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Quello che Vertenza Frusinate vorrebbe sapere

disoccupati VertenzaFrusinate 350 260di Luigi Carlini - Vertenza Frusinate è curiosa e sospettosa

Le aree di crisi industriale complessa sono ancora aumentate a 20 e interessano circa 70 mila persone.

Ci sono città nelle aree di crisi complessa, tipo Torino, che hanno avuto già rassicurazione dal Governo sullo stanziamento di ulteriori 150 milioni di euro per 300 persone.

Per la regione Molise è previsto, per il 2019, mezzo milione di euro in più per l’area di crisi complessa e un altro anno di mobilità in deroga per i lavoratori. Questo è quanto previsto nell’emendamento presentato in Commissione Lavoro.

Nuovi Fondi sono assegnati alle aree di crisi sarde con l'Ok del Senato al decreto salva-imprese.
Ora il provvedimento che riguarda i poli di Portovesme, Porto Torres  e Sicilia passerà all'esame della Camera per essere convertito entro il 3 novembre.

SIAMO ALLO SCADERE DEL TEMPO, SERVE VOLONTÀ POLITICA. NON SI PUO' ACCETTARE MORS TUA VITA MEA

Ogni territorio in crisi ha il suo parlamentare che tira l'acqua al suo mulino, invece da noi vengono a farsi i selfie.
Non è che la "coperta" è sempre corta e il denaro lo mandano alle altre aree di crisi complessa più virtuose, cioè dove politici, sindacato, comuni e tutte le istituzione fanno squadra per proteggere il proprio territorio e nella nostra area di crisi complessa FROSINONE/RIETI c'è un tale disimpegno che si rschia la chiusura del "rubinetto?"

Qui siamo e non staremo solo a guardare. Urge riprendere l'iniziativa sindacale.

Abbiamo già chiesto un incontro urgente con il sindacato, sulle prossime mosse.

 

 

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Circolare della Ministra Trenta per l’operatività dei sindacati militari

MinistraTrenta 350 mindi Antonella Necci - Buone notizie nel campo delle istituzioni sindacali per le Forze Armate e per il Corpo dei Carabinieri.
Le associazioni professionali tra militari a carattere sindacale che hanno ottenuto l’assenso del Ministro ad oggi (con ultimo decreto firmato il 7 agosto) sono 20. Dopo l’emanazione di una prima circolare ministeriale che aveva recepito le indicazioni della Consulta contenute nella sentenza n. 120/2018, alcune sigle sindacali riconosciute avevano chiesto al Ministro Trenta la garanzia di una maggiore operatività.

Qui di seguito viene inserito il contenuto di una circolare integrativa emanata dal Ministro della Difesa conseguentemente ad un incontro con le associazioni sindacali tenutosi il 17 luglio.

«Nel corso di un recente incontro dell’Autorità Politica con i rappresentanti di ideune associazioni professionali tra militari a carattere sindacale neo costituite, sono state segnalate alcune criticità che limitano di fatto il pieno esercizio dell’attività di rappresentanza. Più in particolare, le problematiche emerse riguardano: l’impossibilità di incontrare il personale militare all’interno di strutture militari per illustrare le principali finalità delle loro associazioni sindacali e raccogliere le eventuali adesioni; la difficoltà di interloquire con uffici all’uopo costituiti nell’ambito degli Stati Maggiori di Forza Armata, la necessità di raccogliere fondi, finalizzati all’autofinanziamento, attraverso l’istituzione della delega diretta sulle competenze degli associati.
Essendo ancora in corso le attività avviate dal Legislatore per la definizione del quadro normativo di riferimento all’interno del quale opereranno in futuro le associazioni in parola e ritenendo comunque necessario consentire la piena funzionalità delle stesse, si ritiene opportuno fornire le seguenti indicazioni:

Ai responsabili delle associazioni regolarmente assentite, dovrà essere consentito di incontrare il personale presso i locali di uso comune (sale convegni, spacci, ecc.):

1. fuori dall’orario di servizio;
2. non intralciando le normali attività dei reparti;
3. prevedendo una programmazione semestrale delle attività informative.
In casi di particolare necessità, potranno essere previste deroghe a detta programmazione, previa presentazione di specifica motivata richiesta, almeno venti giorni lavorativi prima dell’incontro, per il tramite dello Stato Maggiore della Forza Armata interessata;

L’autofinanziamento delle associazioni dovrà essere garantito attraverso l’istituto di delegazioni convenzionali di pagamento da parte degli aderenti alle singole associazioni tramite la trattenuta diretta in busta paga sulle competenze mensili a cura di NoiPA per le Forze Armate ed il Centro Nazionale Amministrativo per i Carabinieri.

Al riguardo, lo Stato Maggiore della Difesa assumerà contatti con il Ministero delle Finanze per definire le procedure operative necessarie; gli Stati Maggiori di Forza Armata/ Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri dovranno procedere alla costituzione di specifici elementi di organizzazione, cui affidare con immediatezza la responsabilità dei rapporti con le associazioni e la trattazione, a livello centrale, anche delle questioni che dovessero riguardare i reparti dipendenti.»
(da Infodifesa 23 agosto 2019)

La circolare getta una luce nuova su quanto di recente è accaduto proprio nell’Arma e nei confronti del presidente del SIM, il sindacato dei Carabinieri, colonnello Sergio De Caprio.
Il colonnello si è trovato nella condizione di dover rassegnare le dimissioni dal suo incarico, nonostante fosse stato l'artefice della nascita di tale sindacato nel febbraio 2019. La causa è stata la sopraggiunta incompatibilità sia con il Comando Generale per l'impossibilità di poter svolgere riunioni nei locali delle caserme idonei che per gli ostacoli che impedivano ai Carabinieri di iscriversi al suindicato sindacato. A ciò si aggiunge la polemica, ancora non risolta, tra il Colonnello De Caprio e il Comandante Generale dell'Arma Giovanni Nistri e relativa all’attribuzione della scorta al De Caprio, o Capitano Ultimo.

La circolare emanata dal Ministero della Difesa dà ragione al Colonnello De Caprio e al suo sindacato, (che, tra l'altro rientra in quei 20 sindacati fin qui costituitesi), e apre una nuova prospettiva all'interno sia delle Forze Armate che, soprattutto, dell’Arma dei Carabinieri.
Gli sviluppi di quanto è appena stato deliberato si vedranno tra qualche anno.

 

 

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Dichiarazioni incongruenti e i disoccupati aspettano. Sindacati critici

disoccupati VertenzaFrusinate 350 260Il commento di UNOeTRE.it a cura di Maria Giulia Cretaro - Enrico Coppotelli, Segretario Regionale CISL, affida a Facebook le sue dichiarazioni riguardo l'ultimo incontro alla Regione tenutosi Mercoledì 16 Gennaio. Una descrizione accurata e precisa di quanto accaduto e deciso nella riunione.
Ancora un volta il tema in questione è il pagamento degli Ammortizzatori Sociali in Deroga per l'Area di Crisi Complessa del Lazio.

Presente al tavolo, l'Assessore al Lavoro Claudio Di Berardino, che già il mese scorso in Provincia aveva garantito il suo impegno in merito. Nell'ultimo meeting lo stesso assessore, da quanto riferito dalle parole del Segretario, ha chiarito l'iter burocratico, ovvero una serie di passaggi obbligatori affidati a circolari ministeriali non ancora pervenute. Inoltre risulta ancora bloccata al Ministero del Lavoro l'autorizzazione a procedere per la trasmissione delle determine regionali all'INPS.

Una profonda incongruenza di step amministrativi tra Regione e Governo al netto di questi nuovi elementi. Solo Martedì infatti, il Sottosegretario Durigon, in una telefonata intercorsa con Gino Rossi, megafono di Vertenza Frusinate, e ascoltata da tutta la platea presente a Palazzo Iacobucci, aveva garantito l'immediato trasferimento alla Pisana del via libera e la diretta comunicazione con l'INPS nazionale.

Tali affermazioni erano state confermate a gran voce anche dalla Deputata della Lega, Francesca Gerardi che giunta in Provincia ad Assemblea iniziata, aveva ribadito di aver sentito personalmente Durigon, assicurandosi che il lasciapassare per le determine fosse già avvenuto.
Ad oggi però questo in Regione non risulta, ufficialmente non esistono atti che lo confermino.

Un'ulteriore serie di dichiarazioni discordanti che getta nel panico lavoratrici e lavoratori già molto allarmati.
Proprio Coppotelli nel suo post chiarisce che “Le Organizzazioni Sindacali, a tal proposito, invitano tutte le Istituzioni ad evitare di continuare con questo clima da campagna elettorale che getta nell'incertezza, 1.600 disoccupati dei territori di Frosinone, Colleferro e Rieti.” Un appunto diretto ed unanime alla classe dirigente dunque, perché si esprima con chiarezza senza cavalcare bandiere.

In questa vicenda le sigle sindacali hanno mantenuto un profilo di collaborazione istituzionale, cercando una soluzione univoca che non riflettesse umori personali. Stessa volontà anche nel sollecitare la Regione ad adempiere ai passaggi di sua competenza nel minor tempo possibile, mettendo in comunicazione Prefetture ed INPS territoriali.

Dal tavolo, al quale per la prima volta ha partecipato una delegazione di Vertenza Frusinate composta da Gino Rossi e Luigi Carlini, è inoltre emerso che dalla Pisana verranno emessi i pagamenti dallo scadere della mobilità 2018 fino al 9 Marzo. Per coprire i 12 mesi degli aventi diritto, la Regione ha formalmente chiesto altri 35 milioni di euro da sommare ai 117 già stanziati per il Lazio. Cifre e conteggi condivisi da organi competenti e UGL, CISL, UIL e CGIL.

Lo stesso Segretario CISL, come portavoce di tutte le sigle, ha sottolineato quanto si attende nei prossimi mesi. Per prima cosa “la Regione Lazio convocherà le parti sindacali e datoriali per la firma del nuovo accordo entro febbraio 2019, anche e soprattutto per tentare un piano straordinario di politiche attive del lavoro per tentare la maggior occupazione possibile per i disoccupati delle Aree di Crisi Complesse del Lazio.”

L'incontro del 16 Gennaio sembrava aver dato più risposte delle tante voci che si sono accavallate in merito alla vicenda. Un iter complesso sì, ma che dovrà pur avere una fine e soprattutto degli esecutori materiali, con oneri e onori.

 aggiornato alle 18,40 del 17 gennaio 2019

 

 

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Il valore del lavoro con i sindacati, corpi intermedi democratici

sindacati bandiere 350 260 minDonato Galeone* - A fine dicembre 2015 osservavo con le mie abitudinarie riflessione rese pubbliche anche su questo giornale che la società del terzo millennio proiettata nel futuro, piaccia o non piaccia, doveva e deve - a mio parere - farsi una ragione o una convinzione della incidenza di un “mondo aperto” alle innovazioni mirate al desiderio di nuove opportunità di crescita e di maggiore benessere.
Ma queste “aperture e desideri” erano e sono processi che comportano anche “fratture tra le componenti tradizionali” presenti nella società oltre ai “rischi” per i lavoratori e le lavoratrici che, estesi alle persone deboli e senza lavoro, riducono violentemente nella povertà milioni di persone, pur in presenza di graduali cambiamenti economici di crescita dei tornaconti profittevoli nel mondo.

A circa tre anni distanza - quelle mie modestissime riflessioni aggiornate al primo trimestre 2018 - mi permettono di osservare quanto abbiamo – tutti – riscontrato nel mese scorso durante la campagna elettorale e nei comportamenti dei “corpi intermedi di una società democratica” (movimenti politici o partiti e organizzazioni sociali) e, da qualche giorno, conosciamo anche i nomi dei Parlamentari e dei Consiglieri regionali laziali e lombardi eletti dalla maggioranza dei cittadini italiani.

Non intendo commentare, al momento, notizie e risultati già divulgati ma, nel rispetto della volontà popolare, rilevo e osservo, non casualmente, che il risultato elettorale ha “indicato un radicale cambiamento nel nostro Paese” con il Partito Democratico, perdente con meno del 20%, nella coalizione del centrosinistra e la coalizione di centrodestra con Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega che raggiunge il 37% mentre il Movimento Cinquestelle, fuori da ogni coalizione, ottiene un clamoroso 32% - ovvero - due parti politiche ottengono “due maggioranze relative” e il Presidente della Repubblica, insediatosi il Parlamento ed eletti i Presidenti di Camera e Senato il 23 marzo, dopo le consultazioni dei gruppi parlamentari dovrebbe affidare l'incarico per la formazione del nuovo Governo ad una delle due maggioranze relative parlamentare per la formazione del Governo.

La richiesta, quindi, di un “cambiamento o alternanza democratica nel Paese” è attualissima e penso che la mia osservazione ritorna agevolmente sul “valore ed i comportamenti dei corpi intermedi nella società democratica” - di ogni parte sociale organizzata - e tra esse le “organizzazioni sindacali dei lavoratori” che storicamente e attraverso conquiste progressive dei diritti civili e sociali hanno contribuito a dare vita in forme sempre più evolute alla democrazia, agli Stati e alle società, assicurando crescita dei redditi con il lavoro e contribuendo, innanzitutto, alla regolazione dei rapporti tra le “classi sociali” attraverso il riconoscimento dei rispetti ruoli associativi - di lavoratori e di imprenditori - nella diffusione dei diritti e doveri che formano la “coscienza sociale”.

Ed ecco che da fine gennaio al 2 marzo 2018, mentre i corpi intermedi dei movimenti politici e di partito lanciavano - prevalentemente - programmi elettorali ai cittadini, peraltro, taluni anche con linguaggi scarsamente gradevoli ma tutti mirando alla conquista di un posto nel Parlamento nazionale o nel Consiglio regionale, altri corpi intermedi della CGIL, CISL, UIL e Confindustria - nella notte del 28 febbraio - concludevano una intesa sottoscritta, ieri 9 marzo, sui “contenuti e indirizzi delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva” per i lavoro contrattato e partecipato con i lavoratori e le lavoratrici sui territori, nella dimensione nazionale.

Un accordo interconfederale tra associazioni sindacali dei lavoratori e associazioni degli industriali italiani – per verità storica – avviato nel gennaio 2009 con “l'acccordo quadro di riforma degli assetti contrattuali” col Governo e confermati mediante il successivo accordo del 15 aprile 2009 - attuativo dell'accordo quadro del 22 gennaio 2009 non sottoscritto dalla CGIL ma ripreso nel giugno 2011, condiviso anche dalla CGIL, in “materia di rappresentanza ed esigibilità della contrattazione aziendale” e dopo circa 9 anni - positivamente e unitariamente - richiamati e sintetizzati in 3 importanti “obiettivi centrali” da raggiugere con il lavoro contrattato e partecipato:

1 - condivisione di una strategia di sviluppo, coordinata e coerente con le trasformazioni in atto e capace di affrontare e ridurre i “dualismi produttivi, occupazionali e territoriali” ( Mezzogiorno, patti territoriali e una estesa contrattazione mirata allo sviluppo produttivo e occupazionale);
2 - un mercato del lavoro che favorisca l'inserimento al lavoro dei giovani e delle donne tutelando e sostenendo, al contempo, le “transizioni occupazionali e lavorative”(mediante sostegno al reddito di inclusione al lavoro rivendicato da tempo anche a livello regionale);
3 – rafforzare le misure di sostegno a un modello “autonomo, innovativo e partecipativo” di relazioni sindacali, in collegamento tra innovazioni, produttività del lavoro e retribuzioni.

Osservare, non credo solo personalmente, quanto sia importante nella prospettiva dei prossimi anni, l'avviata evoluzione democratica dei “corpi intermedi” sempre più connessi sia alle trasformazioni del mondo del lavoro e delle classi sociali e sia verso l'innovativo ruolo del produrre beni e servizi sociali, essenziali ai bisogni dei cittadini, quanto nella redistribuzione, ai lavoratori e lavoratrici, dei redditi prodotti.

Funzione insostituibile, se adeguatamente innovata e propositiva, dello “specifico corpo intermedio sociale” quale è quello del sindacato dei lavoratori che non potrà essere la stessa del secolo scorso e neppure di sovrapposizione e di complemetarietà del suo ruolo autonomo, così come dimostrato con l'intesa unitaria interconfederale, sottoscritta ieri 9 marzo 2018, che ha dato un segnale forte di seria responsabilità delle parti sociali – corpi intermedi della società democratica – in un momento economico-sociale difficile del nostro Paese nel contesto europeo e ancora alle prese con i bassi livelli di occupazione che necessitano di un esteso e unitario impegno verso intese in tutti i luoghi di lavoro e nei settori produttivi, rilanciando produttività nel sistema delle imprese e con essa, non dimenticando ma gestendo il punto ultimo dell'accordo interconfederale sulla “partecipazione” che non deve essere dimenticato in quanto – finalmente – non è più un “punto inedito” come rilevato dal Segretario Confederale della CGIL, Franco Martini.

Martini, commenta l'accordo interconfederale su Rassegna Sindacale CGIL ultima e dice che” il punto sulla partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alla gestione delle imprese sfata un tabù che richiederà, tuttavia, una svolta culturale dello stesso sindacato e la sperimentazione di modelli di partecipazione organizzativa e non solo, per esprimere tutta la consapevolezza e la responsabilità del lavoro, in una fase storica straordinaria, quella della 4^ rivoluzione industriale, carica di opportunità, ma anche – se male indirizzata – di tante contraddizioni”.

Appare chiaro constatare che la svolta del dopo il 4 marzo 2018 tanto a livello politico parlamentare che di Governo nazionale e laziale i tre punti programmatrici dell'accordo interconfederale richiamati, tanto per la strategia dello sviluppo dell'economia e del lavoro territoriale quanto sulle misure di sostegno al reddito nei “momenti transitori di mancato lavoro” tenderà a ridurre il disagio sociale, peraltro, chiaramente suffragato dal voto politico nazionale e regionale, mediante e già pubblicamente proposta dai lavoratori del frusinate, sostenuta sin dal 2014, da questo stesso giornale www.unoetre.it. orientato, com'è noto, verso il superamento delle disuguaglianze sociali, auspicando che la nutrita rappresentanza politica frusinate e laziale - al di sopra di blocchi strumentalmente contrapposti - sia doverosamente disponibile alle sollecitazioni propositive dei lavoratori e dei cittadini ciociari e laziali.

(*) ex Segretario provinciale di Frosinone e regionale della CISL Lazio

Roma, 10 marzo 2018

 
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E' insostituibile: il dialogo diretto tra iscritto e sindacalista

Sciopero operai Pirelli fuori dalla fabbrica Milano 1969di Elia Fiorillo - Il “mestiere” del sindacalista, oggi. I mestieri cambiano, si evolvono, a volte scompaiono. Ce ne sono alcuni però che nella loro intima essenza non potranno mai mutare. Mi riferisco all’attività del “sindacalista” che in verità un mestiere non è. E’ passione, vocazione, sacrificio a favore soprattutto di “quelli che non hanno voce” per raggiungere, fra l’altro, una più equa distribuzione del reddito. Per combattere i soprusi, per valorizzare e dare dignità al lavoro. Certo, il corporativismo ottuso che non tiene conto delle altre realtà lavorative, di altri interessi, è sempre dietro l’angolo, ma proprio per combatterlo nacquero le Confederazioni sindacali.

Una volta le ideologie facevano la differenza. L’appartenenza a destra, a sinistra, al centro diventavano anche linee guida per condurre battaglie la cui matrice spesso più che sindacale era politica. Ma bisogna tener conto dei tempi, del contesto sociale in cui certi conflitti venivano condotti dal sindacato. C’è da dire che quando le ideologie imperavano uomini come Luciano Lama, segretario generale della Cgil dal 1970 al 1986, qualche forzatura la praticavano sui diktat dei partiti di riferimento. Nel caso in questione del PCI. Nel 1978 Lama, in un’assemblea all’Eur, propose una politica di sacrifici volta a sanare l’economia italiana. Rivedendo con ciò la posizione del sindacato sul salario come “variabile indipendente”. Fu anche contrario al diretto coinvolgimento del PCI e del PSI all’interno della CGIL.

Per la Cisl la parola d’ordine è stata sempre “autonomia” dai partiti, ma anche da qualsiasi forma di potere. L’unico “padrone” che la Cisl ha sempre accettato è stato il “lavoratore”, sia operaio, docente universitario, bracciante agricolo, edile e via dicendo. Pierre Carniti, segretario generale della Cisl dal 1979 al 1985, si distinse, tra l’altro, per aver sostenuto insieme alla Uil il decreto di “S. Valentino”, con cui il governo dell’epoca tagliò 4 punti percentuali della scala mobile. Proposta in parte avanzata dall’allora consulente della Cisl Ezio Tarantelli, ucciso poi barbaramente dalle Brigate Rosse. Il PCI di Enrico Berlinguer, siamo nel 1985, propose un referendum abrogativo della norma che vide vincenti i “NO” per la cancellazione. Il taglio rimase. Apparentemente quella soppressione era un danno per i lavoratori che perdevano soldi in busta paga, con la riduzione dell’indennità di contingenza. Nei fatti un elemento che evitava al Paese, ed ai lavoratori stessi, brutte sorprese per il futuro. Un esempio quello di come il populismo può essere sconfitto quando si ha il coraggio e la pazienza, andando contro corrente, di spiegare alla gente, senza remore ideologiche e soprattutto senza la paura di perdere consensi, la propria “verità”, anche se scomoda e penalizzante.

Allora la “globalizzazione” non c’era, anche se s’intravedeva all’orizzonte, e tutto sembrava essere gestibile “in famiglia”. Con la caduta del Muro di Berlino, ma anche con le tecnologie sempre più avanzate, tutto è cambiato. E fare sindacato è diventato ancora più complesso e faticoso di un tempo.

Ripeteva spesso don Lorenzo Milani, il prete scomodo di Barbiana, ai suoi allevi: “L’operaio conosce 100 parole, il padrone 1000, per questo lui è il padrone”. Forse più che mai oggi i sindacalisti, a tutti i livelli, hanno bisogno di formazione. Sarà un’impressione sbagliata ma nell’ultimo ventennio la preparazione del sindacalista è passata in secondo piano. Probabilmente perché si entra in Sindacato già con titoli di studio elevati. Una cosa però è la formazione scolastica un’altra è quella sindacale. Più che mai oggi con la globalizzazione imperante se non conosci lo stesso numero di parole del “padrone”, che spesso sono multinazionali o cose simili, sei tagliato fuori e con te quelli che rappresenti. Una volta parlare di “cogestione” o di altre forme di collaborazione con il padronato era una bestemmia. Attualmente può diventare un’opportunità se però si hanno le basi per un confronto alla pari, o quasi.

Certo, oggi ci sono i social media che possono aiutare la discussione tra lavoratori e sindacato. Ma una cosa insostituibile è il dialogo diretto tra l’iscritto e il sindacalista. Un rapporto unico che va coltivato giorno dopo giorno. Al di là dei servizi che le organizzazioni sindacali offrono all’utente, comunque c’è bisogno di percorsi di dialogo, di confronto, di ascolto con i soci, siano essi lavoratori attivi o pensionati. La carta vincente è questa, anche per isolare i faccendieri, soggetti che usano il sindacato per i loro interessi personali e il consenso se lo costruiscono nel chiuso di quattro mura.

 
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27 maggio a Ceccano. Lotte sindacali: ricordo e attualità

Locandina Ceccano 27mag17 350 260Il quarto brano di “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata“, in attesa della mattina di sabato 27 maggio quando con una iniziativa provinciale unitaria Anpi, lavoratori e sindacati ricorderanno uno dei più gravi delitti commessi contro operai che 55 anni fa combattevano per i loro diritti. UNOeTRE.it tempestivamente pubblicherà il programma dettagliato di questo importante appuntamento.
Non solo date e orari, ma cercheremo di inizire a ricordare quei "fatti" che nel mese di maggio del 1962 la città di Ceccano sostenne. Riproporremo brani scritti da Lucia Fabi e Angelino Loffredi nel libro “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata“, l'unica riscostruzione completa di testimonianze e antefatti finora esistente.
Fu la più forte vertenza sindacale mai combattuta nella nostra provincia per difendere i diritti degli operai del saponificio Annunziata. Prima dell’accoglimento delle richieste operaie il 28 maggio ci fu il momento tragico della morte dell’operaio Luigi Mastrogiacomo , il ricovero in Ospedale di 7 persone e oltre 40 curate ed assistite negli ambulatori. (UNOeTRE.it)

Dal libro “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata “di Lucia Fabi Angelino Loffredi ( 2013) Edizioni CGIL.

Quarto brano. Verso il secondo sciopero cittadino

Si va così verso il secondo sciopero cittadino che si terrà il 25 di maggio. Questa volta è di 24 ore e, come per quello precedente, l’adesione degli uffici, delle scuole, del commercio e dell’industria è totale.

 Locandina27maggio17

Per tutta la giornata la città è vuota e silenziosa, il clima è teso. Tutte le forze di polizia della provincia e il battaglione dell’VIII mobile sono presenti in ogni angolo del territorio comunale. Sulle strade di accesso a Ceccano viene esercitata una pesante azione di controllo. Da Roma arriva l’ispettore capo di polizia, Di Stefano, per verificare lo stato di efficienza dei reparti. Un presidio di poliziotti staziona davanti al cantiere dell’imprenditore evangelisti. Da qui infatti il 16 maggio gli operai avevano preso molto materiale per difendersi e fare le barricate. numerose camionette circolano lungo le strade per affermare il dominio poliziesco sulla città.
I sindacati per evitare nuove provocazioni della polizia hanno rinunciato sin dalla mattinata a formare il solito picchetto davanti alla fabbrica.

 

La città è assediata, chiusa. A chi arriva da fuori appare una città fantasma. Improvvisamente, però, si rianima: operai, donne, giovani, famiglie intere e tanti comuni cittadini arrivano da ogni parte del paese. L’ invito lanciato dal comitato cittadino è accolto, piazza 25 luglio si riempie nuovamente di una gran folla, la città ancora una volta si schiera con i propri lavoratori in lotta. Alle ore 17,30, il sindaco Vincenzo Bovieri apre con poche parole la manifestazione di solidarietà e dopo di lui intervengono i rappresentanti di tutti i gruppi consiliari: Francesco Battista, per concentrazione Democratica; Giuseppe Bonanni, per il MSI; Luigi Piroli, per la Dc; Ugo Bellusci, per il PSI e l’on. Angelo Compagnoni, per il PCI Dante Pantano, segretario provinciale dei cartai, riesce ad appassionare e infiammare la piazza ricordando le vicende accadute ad isola del Liri nel 1949, quando un intero paese scese in piazza per difendere 300 operai licenziati dalle cartiere Meridionali. Ricorda l’occupazione militare, le camionette, le donne che buttavano la cenere negli occhi dei poliziotti, le manganellate, i ferimenti, il morto, gli arresti e i processi, le successive assoluzioni ma anche la riassunzione di tutti i licenziati.
Pantano parla come un fiume in piena, carico di passione e ricordi, descrivendo episodi di solidarietà e di coraggio. Trasmette commozione e speranza (12) Prima di concludere il suo intervento fra gli applausi dei presenti consegna nelle mani del sindaco 150.000 lire raccolte dal sindacato fra gli operai di Isola del Liri. Nella stessa serata Giuseppe Masi a nome del comitato di solidarietà cittadina legge tutti i contributi ricevuti (13). Si elencano anche i sostegni provenienti da altre realtà. La manifestazione si conclude senza incidenti con la polizia che si è mantenuta a distanza. Il giorno successivo si tiene un nuovo e infruttuoso incontro fra le parti in sede ministeriale.

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Verso il 28 maggio di Ceccano, 55 anni dopo. Un terzo episodio

poliziaspara 2Il terzo brano di “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata“, in attesa della mattina di sabato 27 maggio quando con una iniziativa provinciale unitaria Anpi, lavoratori e sindacati ricorderanno uno dei più gravi delitti commessi contro operai che 55 anni fa combattevano per i loro diritti. UNOeTRE.it tempestivamente pubblicherà il programma dettagliato di questo importante appuntamento.
Non solo date e orari, ma cercheremo di inizire a ricordare quei "fatti" che nel mese di maggio del 1962 la città di Ceccano sostenne. Riproporremo brani scritti da Lucia Fabi e Angelino Loffredi nel libro “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata“, l'unica riscostruzione completa di testimonianze e antefatti finora esistente.
Fu la più forte vertenza sindacale mai combattuta nella nostra provincia per difendere i diritti degli operai del saponificio Annunziata. Prima dell’accoglimento delle richieste operaie il 28 maggio ci fu il momento tragico della morte dell’operaio Luigi Mastrogiacomo , il ricovero in Ospedale di 7 persone e oltre 40 curate ed assistite negli ambulatori. (UNOeTRE.it)

Dal libro “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata “di Lucia Fabi Angelino Loffredi ( 2013) Edizioni CGIL.

Terzo brano. 16 maggio, Ceccano intera sciopera per solidarietà

Il comitato cittadino lancia lo sciopero di solidarietà cittadina per mercoledì 16 maggio. La manifestazione, per evitare provocazioni della polizia, si deve tenere nella parte superiore della città, in piazza 25 luglio, dalle ore 10.
Gli ambulanti, anche se il mercoledì è il giorno di mercato, unanimemente non montano le bancarelle, i commercianti locali lasciano abbassate le saracinesche.
Mentre la piazza si va riempiendo, alle 9,40 il sindacalista Malandrucco e alcuni operai che presidiano lo stabilimento notano che dentro la fabbrica due camionisti della ditta Nicola Turiziani stanno caricando le scatole di sapone sopra i camion (6) . Si tratta della solita, quotidiana razione di illegalità. il sindacalista e altri operai si agitano, insultano e si avvicinano ai cancelli, chiedono ai poliziotti di intervenire per fermare l’abuso. Ovviamente costoro si guardano bene dal farlo.
A tanti anni di distanza è difficile quantificare quanti fossero gli operai presenti, sicuramente non più di venti, tanti infatti sono coloro che normalmente formano il picchetto, anche perché in quei minuti l’appuntamento per tutti è di convergere nella parte superiore della città. Pochi operai, dunque, ma sufficienti a far muovere le forze di polizia. Il vice questore grilli dà ordine ai commissari Gianfrancesco e Mansiero di far sgomberare il piazzale antistante i cancelli. gli operai non arretrano. Il commissario più anziano indossa la fascia tricolore e dopo aver intimato lo sgombero ordina di suonare la tromba come segnale della carica che arriva immediata. Non sono solo i poliziotti che si muovono manganellando, si mettono in moto anche le camionette che fanno sentire le sirene. gli operai sotto un’eccezionale forza d’urto arretrano,ma non si fanno prendere dal panico. Le sirene suonano, le camionette incominciano a fare i caroselli e dalle stesse vengono manganellati tutte le persone che si trovano nei pressi di piazza Berardi. In questa occasione vengono fermati quattro cittadini e portati dentro il saponificio dove sono brutalmente picchiati. Davanti ai cancelli, nelle vicinanze della fabbrica non c’è alcun operaio. Non esiste alcuna preoccupazione per l’inviolabilità della fabbrica, i poliziotti e le jeep invece continuano a intimorire e a colpire dentro il centro storico, al bivio di via Gaeta e alla zona Borgata. com’era già avvenuto nella carica del 7 novembre, il suono delle sirene non mette paura anzi stimola, eccita, invita a rispondere e diventa una chiamata alle armi. Dalla parte alta del paese, coloro che si trovano in piazza corrono velocemente verso la zona ponte attraverso le tante stradine del centro storico, sembrano tanti rivoli di acqua che si ampliano sempre più e che su piazza Berardi confluiscono fino a diventare un fiume in piena. (7)
Sulla riva destra del Sacco, l’imprenditore Nestore Evangelisti sta costruendo due fabbricati di notevoli dimensioni. Gli operai e numerosi altri cittadini indignati per tanta ingiustificata prepotenza ne approfittano e impugnano pezzi di ferro, sbarre di legno e pietre, si ergono a sbarramento per fronteggiare l’urto della polizia. Le camionette vengono affrontate, qualche operaio
riesce a salire sulle stesse. Poi quando la piazza si riempie ancora di più la barricata diventa mobile, la polizia arretra mentre incominciano a volare sassi che colpiscono con precisione i poliziotti. I rapporti di forza sono modificati.
La polizia dopo due cariche è costretta a rinchiudersi nel saponificio. Pur essendo arrivate a Ceccano tutte le forze esistenti nel territorio provinciale, la polizia è in difficoltà, assediata.
Dal palazzo comunale scendono il sindaco Bovieri, altri amministratori e sindacalisti. Il questore Tagliavia li fa entrare nella fabbrica e apre la discussione mentre fuori regna un clima silenzioso e teso. Chiede al primo cittadino di impegnarsi per convincere la popolazione a rimuovere l’assedio. In risposta il sindaco chiede di liberare i fermati, rinchiusi nella fabbrica. La trattativa va avanti a fatica: alle 13 viene liberato l’operaio angelo Mizzoni; alle 14,30 il barbiere Fiore ciotoli; alle 15 escono Vincenzo Maura, ritornato da pochi giorni dal Venezuela, e Giovan Battista Masi, operaio; più tardi ancora Arnaldo Brunetti. Ogni volta che un fermato esce dai cancelli si odono applausi e grida di gioia. Il sindaco e gli altri contribuiscono a normalizzare la situazione, la tensione si allenta. gran parte dei presenti ritorna a casa. (8) Si contano anche i feriti: fra gli operai Giovanni Funari viene ricoverato presso l’ospedale di Ceccano per ricevere 6 punti di sutura alla gamba. Ne avrà per nove giorni.

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Verso il 28 maggio di Ceccano, 55 anni dopo. Ancora un episodio

poliziaspara 4Ancora un brano di “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata“, in attesa della mattina di sabato 27 maggio quando con una iniziativa provinciale unitaria Anpi, lavoratori e sindacati ricorderanno uno dei più gravi delitti commessi contro operai che 55 anni fa combattevano per i loro diritti. UNOeTRE.it tempestivamente pubblicherà il programma dettagliato di questo importante appuntamento.
Non solo date e orari, ma cercheremo di inizire a ricordare quei "fatti" che nel mese di maggio del 1962 la città di Ceccano sostenne. Riproporremo brani scritti da Lucia Fabi e Angelino Loffredi nel libro “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata“, l'unica riscostruzione completa di testimonianze e antefatti finora esistente.
Fu la più forte vertenza sindacale mai combattuta nella nostra provincia per difendere i diritti degli operai del saponificio Annunziata. Prima dell’accoglimento delle richieste operaie il 28 maggio ci fu il momento tragico della morte dell’operaio Luigi Mastrogiacomo , il ricovero in Ospedale di 7 persone e oltre 40 curate ed assistite negli ambulatori. (UNOeTRE.it)

Dal libro “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata “di Lucia Fabi Angelino Loffredi ( 2013) Edizioni CGIL.

Secondo brano. Altro che premio di produzione

Fra azienda e lavoratori dopo lunghe e infruttuose trattative, ancora una volta le cose non vanno come dovrebbero andare. Si ricomincia a trattare presso l’ufficio provinciale del lavoro di Frosinone. Il tema fondamentale è l’istituzione del premio di produzione, ma il commendatore a ogni incontro nel momento decisivo compie sempre un passo indietro, smentendo così l’impegno annunciato dal dott. Martini.
Si arriva al 25 aprile quando alle ore 22 la CGIL e la CISL, dopo aver verificato che l’imprenditore ancora una volta si rifiuta di discutere, proclamano lo sciopero. (3) e’ opportuno, arrivati a questo punto, considerare meglio la situazione dell’impresa: nel dopoguerra ha incamerato dallo Stato circa 200 milioni di lire come indennizzo per danni subiti durante il conflitto; la fabbri ca si estende su un’area di 50.000 metri quadrati di cui 30.000 coperti; il lungo periodo di salari bassi ha dato la possibilità di apportare alcune importanti innovazioni tecnologiche; ha aperto nuovi impianti per la lavorazione e la vendita di copra, farina di cocco, mangime e glicerina. Dal 1955 è il primo produttore Italiano di sapone secco e fornitore unico dell’esercito. all’interno
del governo gode di chiare e ostentate protezioni politiche: Augusto Fanelli, Pietro Campilli e Giulio Andreotti. Nell’azienda lavorano 537 operai e 21 impiegati. Antonio Annunziata è consapevole che tale situazione si protrarrà negli anni futuri per cui accettare il premio di produzione per il 1962 significa precostituire un precedente per lui oneroso. La ricchezza prodotta, secondo il suo modo di pensare, non può essere divisa con nessuno. neanche in termini irrisori.
Lo sciopero una volta proclamato presenta però alcune situazioni di grande difficoltà: 54 operai non aderiscono e rimarranno giorno e notte in fabbrica a lavorare. nello stesso tempo attorno ad Annunziata scattano tanti piccoli e grandi meccanismi di protezione. Nessuna autorità sanitaria certifica le condizioni igienico-sanitarie esistenti dentro la fabbrica e lo stato di promiscuità visto che non esistevano dormitori autorizzati. La polizia che presidia i cancelli della fabbrica permette che gli automezzi vi entrino per poter caricare il sapone o scaricare altro materiale e così è anche per l’automezzo del ristoratore Picatti di Veroli che una volta al giorno consegna i viveri. Inoltre, fatto ancora più grave, vengono assunti durante lo sciopero sei persone che quotidianamente raggiungono il posto di lavoro trasportate e protette dai carabinieri. non ci risulta che alcuna autorità abbia preso iniziative tali da identificare in questo un reato stabilito proprio dalla legge del 29 aprile 1949, numero 264, art. 27.
Pur di fronte a tante avversità gli operai in lotta non si arrendono, godono del sostegno dell’intera città e vengono aiutati finanziariamente dagli operai delle fabbriche della provincia. i commercianti ceccanesi, inoltre, sono immediatamente disponibili a fare credito. anche l’unità politica è salda.
Il 9 maggio il consiglio comunale esprime all’unanimità adesione e sostegno alla lotta operaia. nella seduta è assente il consigliere Paolo Basile dirigente dell’azienda Annunziata.
Antonio Arcese inviato de "Il Tempo" con il permesso di Annunziata entra in fabbrica e in un articolo dell’11 maggio riporta l’incontro avuto con coloro che sono rimasti a lavorare riuscendo a trasmettere all’esterno il messaggio che fra i crumiri non ci sono segnali di cedimento. Ma è altresì significativo che Arcese non può fare a meno di concludere il suo articolo con queste considerazioni "A Ceccano tutta la popolazione si mostra solidale con gli operai in sciopero".
Nella città le famiglie dei crumiri subiscono un pesante isolamento. A volte affrontano insulti e violenze psicologiche e la condanna morale subita lascerà il segno per molti anni. e’ impossibile ricostruire in modo preciso i motivi e le forme di persuasione adoperate dalla direzione aziendale per cui tali operai non aderiscono allo sciopero ma il dato più eloquente è che hanno a carico famiglie numerose che dipendono esclusivamente dal salario della fabbrica. Non vivono in campagna ma in centro e non possegono un piccolo pezzo di terra da cui trarre un minimo di sostentamento.
Gli operai che scioperano inviano lettere e telegrammi a coloro che sono in fabbrica a lavorare. Inoltre una macchina dotata di altoparlante gira per alcuni giorni attorno alle mura di cinta del saponificio mandando questo messaggio: "Adesso siete solo voi a soccorrere Annunziata: solo voi ad incoraggiarlo nella pazza idea di provocazione contro tutto il paese. Ancora una volta vi invitiamo alla riflessione. Noi abbiamo deciso di continuare la lotta e se sarà necessario con altre forme".

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I sindacati uniti ricorderanno il 28 maggio di Ceccano 55 anni dopo

fabbrica Annunziata 460310La mattina di sabato 27 maggio con una iniziativa provinciale unitaria Anpi, lavoratori e sindacati ricorderanno uno dei più gravi delitti commessi contro operai che 55 anni fa combattevano per i loro diritti. UNOeTRE.it tempestivamente pubblicherà il programma dettagliato di questo importante appuntamento.
Non solo date e orari, ma cercheremo di inizire a ricordare quei "fatti" che nel mese di maggio del 1962 la città di Ceccano sostenne. Riproporremo brani scritti da Lucia Fabi e Angelino Loffredi nel libro “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata“, l'unica riscostruzione completa di testimonianze e antefatti finora esistente.
Fu la più forte vertenza sindacale mai combattuta nella nostra provincia per difendere i diritti degli operai del saponificio Annunziata. Prima dell’accoglimento delle richieste operaie il 28 maggio ci fu il momento tragico della morte dell’operaio Luigi Mastrogiacomo , il ricovero in Ospedale di 7 persone e oltre 40 curate ed assistite negli ambulatori. (UNOeTRE.it)

 

Primo brano dal Capitolo Quinto: “Il premio di produzione“

L’attività produttiva, a rimorchio dell’espansione economica nazionale, nel saponificio Annunziata era altissima e alcuni dati fondamentali lo dimostrano in modo molto eloquente: dal 1959 al 1961 la produzione giornaliera del sapone passò da 2.500 a 5.000 quintali. Con l’apertura di 14 filiali su tutto il territorio nazionale, la rete di vendita venne estesa e capillarizzata. A Palermo venne creato addirittura un deposito. il fatturato annuale al 31 dicembre 1961 fu dell'ordine di 30 miliardi di lire e il bilancio si chiuse con ben 7 miliardi di utile (1) . Un risultato notevole, quasi incredibile.
Non siamo in grado di riportare in maniera particolareggiata la discussione che si sviluppò fra le parti in quel periodo, ma ci sentiamo di sollevare una questione: di quell’utile se ripartito, quanto sarebbe dovuto tornare ai dipendenti in termini retributivi, visto che tale ricchezza era stata prodotta con il loro lavoro? certamente una parte.
Nell’accordo sottoscritto il 29 settembre 1961 uno dei tanti punti prevedeva l’erogazione del premio di produzione a partire dal 1° gennaio 1962. Le organizzazioni sindacali, nella seconda parte del mese di gennaio, a tale riguardo aprirono la trattativa, purtroppo accompagnata da tensioni perché stava sorgendo un altro problema: sempre nell’accordo di settembre, era previsto il ritorno alle mansioni superiori degli operai declassificati nel 1959 per rappresaglia, e alcuni di questi, in quel mese di gennaio, avevano ricevuto lettere attraverso le quali l’azienda negava tale riconoscimento.
Non va dimenticato un altro aspetto ugualmente importante: in quei giorni i sindacati stavano trattando il contratto nazionale dei chimici. i sindacati locali chiedevano che venisse quantificato ed erogato un anticipo del premio di produzione, in attesa di fissarne la struttura attraverso il contratto nazionale che si stava sottoscrivendo.
Il 1 febbraio 1962 per discutere di questo argomento si tenne un incontro presso l'ufficio del lavoro di Frosinone, ma l'esito fu negativo. La tensione ritornò altissima e la sera stessa nelle strade cittadine si sviluppò una manifestazione operaia, anche perché l’azienda aveva anticipato la volontà di rico50noscere solo il minimo garantito dal contratto.
Per meglio conoscere le diverse posizioni è necessario riportare una dichiarazione di Carlo Martini, dirigente dell’ufficio personale dell’azienda, apparsa su "Il Messaggero" il 3 febbraio. Martini capovolgeva l’accordo del 29 settembre:"Tale impegno non comportava obbligatoriamente da parte dell’azienda l’istituzione del premio di produzione, ma soltanto un impegno di esaminare la possibilità della sua istituzione" poi, con un linguaggio felpato che solo apparentemente sembrava concedere qualcosa, continuava "tanto più che è in corso in sede nazionale il rinnovo del contratto di lavoro della nostra categoria. Pertanto tra i molti miglioramenti che si prevedono, anche di carattere economico, verrà inclusa l’istituzione obbligatoria di un premio di produzione. L’azienda intende soprassedere in linea generale alla istituzione del premio per attendere ciò che verrà stabilito allo scopo di attenersi scrupolosamente alle norme contrattuali e di non compromettere le trattative in corso in sede di contratto nazionale". A questa dichiarazione, sempre sullo stesso giornale, si affiancava quella di Nicola Sferrazza, segretario provinciale della CISL, il quale smentiva il dott. Martini ricordandogli che il premio di produzione era già previsto... "nell’ultimo comma dell’articolo 21 del contratto collettivo nazionale tuttora vigente e dall’impegno assunto dalle parti in sede locale con l’accordo del 29 settembre 1961. E’ pertanto legittima la richiesta che il premio di produzione abbia a decorrere dal 1° gennaio 1962". Per spiegarne meglio il significato dichiara: "Per quanto concerne la pretesa del datore del lavoro che ritiene di dover attendere la conclusione della trattativa per attenersi a quanto verrà eventualmente stipulato si fa osservare che fermo restante la decorrenza del 1 gennaio e la corresponsione di un acconto mensile non sorgerebbero ostacoli da parte dei lavoratori affinché l’accordo venisse stipulato".
Insomma secondo Sferrazza il pagamento del premio una volta definitivamente concordato si sarebbe dovuto pagare mensilmente.
Due posizioni diverse anche se quella di Sferrazza, pur smentendo Martini circa l’esistenza in vigore del premio di produzione, non sembra ipotizzare esplicitamente la necessità dello sciopero.

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I disoccupati fra speranze, incertezze e fatti nuovi

LaSperanza IlLavoro 350 260 puntilucedi Ignazio Mazzoli - Giovedì 11 maggio alle 15 sono giunti al palazzo della Provincia davvero in tanti. Il Presidente Pompeo ha autorizzato l’utilizzo del salone di piazza Gramsci per ospitare i molti disoccupati che volevano ascoltare il resoconto di “Vertenza Frusinate Disoccupati uniti” degli incontri che una delegazione aveva avuto all’inizio della settimana al Ministero del Lavoro e con i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Una diretta streaming ha assicurato, per il tempo in cui ha funzionati il wifi della Provincia, un’informazione a chi non era potuto venire.
Grande attenzione all’informazione che Gino Rossi svolge in assemblea. Riferisce dell’appuntamento svolto il 9 maggio al Ministero del Lavoro con il Sottosegretario Senatrice Franca Biondelli insieme alla collega Maria Spilabotte; sono presenti i Direttori De Camillis e Menziani, l’Assessora regionale Lucia Valente e il responsabile della Direzione regionale del lavoro. C’è un’altra presenza di rilievo, quella dell’Anpal (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro) rappresentata del Presidente Del Conte e dal Direttore Pirrone, che ha vivacizzato non poco l’incontro con le sue critiche e rimostranze verso la Regione Lazio e il comitato di gestione dell’area di crisi complessa,
Gino Rossi e Tiziano Ziroli hanno illustrato in maniera particolareggiata i punti di un probabile accordo che dovrebbe definirsi fra pochi giorni.

Che c'è in arrivo?

Abbiamo già scritto che si profila la possibilità' di una proroga della mobilita per 1700 e l'occasione di lavori di pubblica utilità. Non c’è proroga ancora, quindi, perché dopo l’incontro di martedì scorso, 9 maggio, si è raggiunta, finalmente, solo una unità d’intenti nel proporre e sostenere una modifica al comma 11 dell’art 44 della legge 14 che estenda la proroga anche per le “mobilità”, una deroga che finora non è prevista nel Milleproroghe 2016-2017.
Che avverrà ora? Le Senatrici Franca Biondelli, Maria Spilabotte e il Deputato Nazzareno Pilozzi si sono impegnati a predisporre un emendamento da inserire nella manovrina fiscale chiesta dall’Europa e che sarebbe già andata in commissione ieri 11 maggio.
C’è un impegno comune e condiviso a sostenerne l’approvazione, che se anche avverrà nei prossimi giorni ha tempi di reale applicazione della nuova norma non brevissimi. Le somme disponibile restano le stesse, circa 19 milioni e mezzo, di cui forse solo 14 di essi potranno esser destinati alla proroga della “mobilità”, ma per potere percepire le somme ci vorranno circa 7-8 mesi di attesa, come è già avvenuto con la precedente proroga erogata nei primi mesi di questo 2017.
Già questo risultato da solo è assai apprezzabile nell’immediato. Rappresenta la manifesta intenzione delle Istituzioni di Governo di volere intervenire per misurarsi con l’emergenza. Fino a qualche mese fa era sostenuta l’impossibilità ad intervenire in tal senso.

I nuovi "tirocini"

Ma c’è di più. Vengono riproposti i tanto contestati “tirocini” perché hanno rappresentato la mortificazione dei disoccupati e premiato solo gli imprenditori. Oggi cambiano volto: servono sempre per “rimettere in gioco” chi non ha un lavoro imparandone un nuovo o svolgendo un aggiornamento riqualificante del lavoro che si era già svolto, ma... con alcune novità di grande rilievo. - Uno. Il nuovo "tirocinio" allarga insieme le aree dei destinatari e degli imprenditori che possono essere interessati da questo provvedimento che si rivolge quindi all’intero mondo del lavoro e della ricerca di occupazione, giovani non occupati e vecchi disoccupati, perché trovino sbocchi di utilizzo nelle aziende come nei comuni o anche nei negozi, ecc.. con una precisa indicazione che assicuri percentuali a garanzia degli under 60. - Due. Mentre prima beneficiavano dei 500 euro erogati pro-capite dalla Regione Lazio solo gli imprenditori oggi è previsto che questa somma vada al lavoratore e insieme ci sarà una sovvenzione a chi prende il tirocinante (parola dell’Assessora Lucia Valente). Si è anche discusso di proporre a chi assume di contribuire con interventi a vario titolo per consentire al tirocinante di potere disporre di un sostegno mensile fra i 700 a 750 euro. Questo sarà anche il contenuto in un protocollo concordato con imprese, Comuni, associazioni imprenditoriali e sindacati. Tutto ciò che è occasione di lavoro diviene “tirocino” con durata da 6 a 12-18 mesi e con possibilità di tramutarsi in contratti vari. Riecheggiano qui le proposte contenute nel documento firmato da 74 sindaci del frusinate e quindi si prevedono nuovi incontri fra Comuni e Provincia. Fin qui opportunità per chi non supera i 60 anni.

C’è qualcosa anche per chi ha più di 60 anni e deve arrivare alla pensione.

Si crea una prospettiva nei lavori di pubblica utilità nei propri comuni. Questo risultato già da tempo veniva ricercato e sostenuto da molti sindaci.
Vediamo come funzionerà. Facciamo un esempio: servono 10 spazzatori. Chi li assume? L’azienda cui si rivolge il Comune oppure è questo che li sceglie e li mette a disposizione in quanto suoi tirocinanti? Per retribuirli il Comune sarà aiutato con 500 euro per lavoratore che può essere impegnato 20 ore a settimana. Una contribuzione figurativa li farà arrivare alla pensione.

48 lunghi mesi

48 mesi per arrivare a questo risultato. Se è tutto oro quello che luccica lo sapremo presto. Cosa nell’immediato ha consentito la svolta? Il costante sforzo unitario sostenuto i questi anni alla ricerca costante del dialogo e dell’incontro è alla base di ogni valutazione.
Ma c’è un “fatto”. E non si deve smarrire. Dal primo maggio c’è un’attenzione nuova e diversa dei sindacati, che scrivono a Zingaretti: «Dopo anni di promesse ed azioni, ci consenta poco efficaci, il territorio esige una possibilità reale per fornire risposte occupazionali concrete ai Lavoratori e tornare a ridare speranza alla nostra Comunità Provinciale». L’incontro che i disoccupati e i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno avuto il 12 maggio con una delegazione di Vertenza Frusinate conferma il “fatto nuovo”.
Si apre una condizione di comprensione reciproca? In molti ci credono. Gli invisibili e dimenticati disoccupati sono ormai riconoscibili. Molti hanno militato nei sindacati e sicuramente apprezzano questa, attesa, nuova attenzione e comprensione. I sindacati incontrano lavoratori che sanno di diritti e doveri e non fanno proposte a vanvera o peggio provocatorie. Un muro è caduto, ora nasca un impegno comune dicono quelli di Vertenza Frusinate. L’osservatore di suo aggiunge: la disoccupazione ormai è strutturalmente cronica, d’ora in poi dovrebbe diventare un aspetto qualificante del lavoro quotidiano dei sindacati, dei partiti e delle istituzioni, insieme alla ricerca di misure straordinarie e di nuove tutele.
Anche ora c’è qui un’emergenza da affrontare insieme: la vigilanza sull’attuazione degli accordi che si andranno a prendere e la certa e verificabile trasparenza della loro applicazione. Infatti parzialità e ingiustizie, o peggio clientele, fra chi soffre sarebbero un vero e proprio delitto che va impedito.

Da fastidiosi protestatari a bravissimi

C’è soddisfazione garbata e forse timida in Vertenza Frusinate. Ma è fuori di dubbio che all’accordo descritto si arriva grazie a tutte le proposte e la coerenza di Vertenza Frusinate Disoccupati uniti e gratifica non solo chi si è impegnato in prima persona, ma tutti i disoccupati di questa provincia e oltre. Quando alla fine dell’incontro al Ministero, l’Assessora Lucia Valente, ostinata e scorbutica avversaria di questi disoccupati ciociari, si avvicina a Gino Rossi e a Tiziano Ziroli e li ringrazia dicendo loro che hanno fatto proprio un “lavorone”, sottolinea con onestà intellettuale un’evidenza: non solo tenacia e iniziativa politico-sindacale, ma anche studio. Infatti nell’incontro di martedì scorso i rappresentanti dei disoccupati sono stati in grado di fornire un'ampia documentazione di dati verificati, certi e di disposizioni normative sulla possibilità di utilizzo dei provvedimenti già esistenti per poter trovare almeno le più immediate soluzioni.
Insomma da fastidiosi protestatari a bravissimi. È un bel passo avanti. Tuttavia 48 mesi di dinieghi, di sordità, di delusioni e ostilità non si scordano in quattroequattr’otto. Guardare avanti è la regola seguita e tutt’ora valida. Ora si tratta di verificare l’attuazione pratica di ogni accordo. Armando Mirabella di "Possibile", così ha commentato queste notizie che circolano da alcuni giorni: «Aspettiamo, ma se questa cosa accadrà, sarà una lezione da mandare a memoria e ripetere all'infinito per chi crede che la mobilitazione, la lotta costante e argomentata non servano a nulla e siano solo chiacchiere».

12 maggio 2017

 
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