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Primo maggio 2019 per un'Europa sociale del lavoro

lavoro protesta disoccupazione h260 mindi Donato Galeone - La Giornata di Liberazione Nazionale – il 25 aprile dell'Italia – non è passata e non passa per la democrazia italiana, perché è anche giornata vicina al 1°Maggio dei Lavoratori.

E nel 2019 dovrebbero essere due giornate e due date per un “messaggio unitario impegnativo civile e politico” - verso la terza giornata del 26 maggio prossimo - per la “ricostruzione di una Europa dai volti diversi e da una identità plurale democratica”.

Una Europa che deve rispettare le culture europee per farle convivere nel segno della unificante solidarietà sociale - quali premesse fondanti del Trattato di Roma 1957 - nel convenire e praticare “una armonizzazione delle condizioni di vita e di lavoro”.

E il 27 marzo 2017 - sempre a Roma in Campidoglio e dopo 60 anni - i 27 Stati membri dell'Unione Europea dichiaravano che “ insieme siamo determinanti ad affrontare le sfide di un mondo in rapido mutamento e a offrire ai nostri cittadini sicurezza e nuove opportunità, con una istituzione pubblica in grado di produrre un insieme di beni e servizi sociali fondamentale nel quadro di una economia solidale”.

Il 26 aprile 2019 – a Bruxelles – la Confederazione Europea Sindacale (CES) che rappresenta milioni di lavoratori europei, con CGILCISL-UIL, hanno richiamato il contesto storico europeo che ho appena sintetizzato e, pubblicamente, manifestato e dichiarato che “ oggi l'Europa politica, sociale e contrattuale è l'unico sbocco per orientare in senso progressivo le grandi transazioni in atto, per stabilizzare e pacificare il contesto internazionale, con il garantire alle persone che lavorano sia dignità che tutele e diritti”. “Certamente – hanno sottolineato i sindacati del lavoratori – vi è un cammino da fare: ripartire, con un percorso verso l'integrazione, da rinvigorire, partendo dalle elezioni europee del prossimo maggio 2019”.

Quale Europa

Un'Europa - si disse due anni fa in Campidoglio - che dovrebbe poggiare su quattro pilastri portanti la costruzione degli Stati Uniti d'Europa, avviata nel 1957:
• un'Europa sicura, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile, oltre che determinata nel combattere il terrorismo e la criminalità organizzata;
• un'Europa sostenibile, che generi crescita e occupazione attraverso investimenti;
• un'Europa sociale, che favorisca il progresso economico sociale e che tenga in conto la diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali, lottando contro la disoccupazione, le discriminazioni e le povertà;
• un'Europa forte e pacifica nel mondo, che tenda a promuovere con le diversità culturali, sia stabilità che prosperità, nel suo immediato vicinato ad Est e a Sud ma, anche, in Medio Oriente, in tutta l'Africa e nel mondo.

Una Europa sociale con crescita e lavoro

Sui quattro pilastri - peraltro già conosciuti - mirando verso la “inclusione sociale con la istruzione e la formazione migliore per un lavoro, preservando i patrimoni culturali e promuovendo i valori delle diversità” si deve ristrutturare e mettere a nuovo la costruzione della casa comune degli europei, anche, con l'impegno primario del Parlamento che rinnoveremo il 26 maggio 2019.
Una ristrutturazione necessaria e adeguata per rispondere - quale “Europa Sociale con crescita e Lavoro” - perché non può morire, anzi, deve “assolutamente curarsi ricostituendosi”.
Deve essere l'Europa che mette al centro il LAVORO, lo SVILUPPO, la OCCUPABILTA' e la SICUREZZA SOCIALE dei cittadini europei nella sua voluta casa comune.

Pur rilevando che l'Unione Europea ha garantito la pace alle tre ultime generazioni, riemergono e ritornano rigurgiti erronei di “nazionalismi” che vanno combattuti, con il superarli non solo nell'idea di isolamento comunitario dei cittadini ma, innanzitutto, nella concretezza giornaliera con la disponibilità di “fondi o ammortizzatori sociali straordinari” per fronteggiare la estesa disoccupazione e la occupazione giovanile nei tempi di “transizione” verso la domanda di collocamento a lavoro vero.

Ugualmente e ragionevolmente, peraltro, va respinto ogni attacco sia interno che esterno – propagandato anche in questi giorni – con eccessi non compiutamente lungimiranti verso “sovranità nazionali” profittando del disagio sociale diffuso tra le persone e individuando nell'Europa - strumentalmente - “tutto il malessere sociale” e ignorando - volutamente - ogni documentazione e osservazione decennale, su Italia fanalino sociale di coda in Europa, conosciute e rese pubbliche - dal 2008 al 2017 - anche da me richiamate, in sintesi due settimane fa su questo stesso giornale.

Roma, 29 aprile 2019

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

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10 anni di disagio sociale

bandiere cgilcisluil serve piu lavoro 350 260di Donato Galeone* - Nel primo trimestre 2019, tra la manifestazione sindacale CGIL-CISL-UIL di Roma del 9 febbraio conclusa a Piazza San Giovanni e i 10 mesi di Governo definitosi per o di “cambiamento” persiste, ancora, il non tenere presente ed osservare, responsabilmente, quanto è avvenuto, in Italia e in Europa, negli ultimi 10 anni: dal 2008 al 2018.

Mercato del Lavoro 2018

Innanzitutto si dovrebbe discutere sulla rilevata quantificazione della sofferenza sociale in Italia confermata, anche, dalla fonte - “Il mercato del lavoro ISTAT, marzo 2018” - con la persistente“disoccupazione e sottoccupazione” che, nonostante la modesta crescita della “occupazione media” negli ultimi due anni, è certificata una distanza ancora notevole del nostro Paese dai 15 Paesi dell'Unione euro zona: nel 2017 l'occupazione media è stata rispettivamente pari al 57,9% contro il 58,0% di quella italiana.
Quel numero per cento ci dice che l'Italia dovrebbe avere circa 3,8 milioni di occupati in più, rispettivamente, nei settori della sanità, della istruzione e della pubblica amministrazione.
E il dato ufficiale sulla disoccupazione italiana - pari a 11,7% - colloca l'Italia, nel 2017, al terzultimo posto nella graduatoria dei 28 Paesi dell'Unione Europea (media disoccupazione europea al 7,6%).
Anche questo divario ci dice anche che, complessivamente, si dovrebbe tenere in conto le forze di lavoro disponibili a lavorare, potenzialmente impiegabili nel settore produttivo: sono circa 6 milioni di persone, di cui 2,9 milioni disoccupati e 3,1 milioni di forze lavoro potenziali.
Con la crescente disoccupazione aumenta, peraltro, la “sottoccupazione” da Nord a Sud del nostro Paese che raggiunge - nel 2017 - circa 1 milione di occupati “disponibili a lavorare” mediamente 19 ore in più a settimana (il 4,4% degli occupati che corrisponderebbe a circa a 473 mila lavoratori a tempo pieno) E al Sud - in misura maggiore – sono coinvolte sia le donne che i giovani e, sopratutto, gli stranieri.

Lavoro e Istruzione

E' assente ogni discussione su “quando” vi sarà la crescita, non a parole, ma vera e conseguente agli investimenti privati e pubblici programmabili e sostenibili, “come” la domanda di lavoro sarà adeguata ai livelli di istruzione e riqualificazione professionale per corrispondere alle specifiche competenze richieste e quelle possedute dal lavoratore giovane e meno giovane, rilevato che già appare frequente - pur di lavorare per vivere - un sottoutilizzo o sottoccupazione della “persona istruita o meno istruita” - prevalentemente - nel lavoro alberghiero e di ristorazione o nei servizi alle famiglie in maggioranza, tra gli stranieri.
I nostri giovani - in misura crescente di anno in anno - preferiscono un lavoro all'estero constatato che dopo quattro anni dal conseguimento della laurea tra i dottorati di ricerca - circa il 19% - risulta occupato in attività di lavoro più conforme agli studi fatti, sia presso le Università che gli Enti pubblici e di ricerca, rispettivamente nella misura del 13 % e del 7,4% contro il 4,3% e il 2,4% in Italia (fonte ISTAT marzo 2018).

Lavoro nell'Area zona euro e in Italia dal 2008-2018

Sappiamo che il rapporto annuale 2018 - realizzato in collaborazione tra il Ministero del Lavoro, INPS, INAIL, ANPAL e l'ISTAT - è mirato a far conoscere la dinamica del mercato del lavoro in Italia e conosciamo, anche, che l'Area zona euro - pur in presenza di rallentamento della crescita del Prodotto Interno Lordo(PIL) - ha permesso di raggiungere l'aumento congiunturale della occupazione del più 0,3% al terzo trimestre 2018 e una riduzione del tasso di disoccupazione, arrivato all'8,1% nel 2018.
In Italia, pur in presenza di flessioni dei livelli di attività economica, nel secondo trimestre 2018 l'occupazione ha raggiunto il massimo storico di 23,3 milioni di unità e aumenta, lievemente, nel quarto trimestre 2018 del più 0,1% rispetto al trimestre precedente.
Viene, infatti, rilevato che nel 2018, mediamente, il numero degli occupati supera il livello del 2008 di circa 125.000 unità e il tasso di occupazione, ripeto, raggiunge il 58,0%. Ma il tasso di disoccupazione si attesta al 10,6% (meno 0,6 punti in un anno e più 3,9 punti rispetto al 2008).
Inoltre, nei 10 anni, viene ripetutamente osservato - con scarsa lungimiranza e dignità umana del lavoro - che il tessuto produttivo si e profondamente trasformato con tendenze verso la ricomposizione del lavoro dipendente con una crescita dei rapporti a tempo determinato (più 735.000) e la espansione dei rapporti a tempo parziale, spesso involontario anche quello femmnile, favorendo le crescenti povertà.
Nel concreto vissuto di ogni giorno si rileva, da tempo anche nel basso Lazio, che soltanto una parte di lavoratori ultracinquantenni ha raggiunto e superato ampiamente i livelli occupazionali del 2008, mentre per i più giovani la situazione resta critica ancora oggi, quale aspetto da osservare - con la massima attenzione - non solo per il naturale invecchiamento generale ma, anche, in termini di competenze fisiche di queste persone che avanza con l'età nel mercato del lavoro produttivo italiano e laziale.
Altro aspetto, non positivo va segnalato, nello scenario decennale occupazionale di crescita del lavoro temporaneo. E' quello rappresentato dalla “valutazione statistica” dell'effettivo apporto del fattore lavoro misurato dalle “ore lavorate complessivamente”se si tiene in conto che nelle statistiche ISTAT viene considerato occupato – come è noto – anche la persona che ha svolto una sola ora di lavoro nella settimana di riferimento della rilevazione. Sappiamo bene, tutti, che in termini di contribuito alla produzione e al reddito in busta paga, fa differenza notevole tra posizione lavorativa a tempo pieno oppure a orario ridotto.

Linea economica del Governo da cambiare
Per avviare la ripresa, pur graduale, dell'economia nazionale - dal breve richiamo di questi dati sul lavoro da discutere e approfondire, per operare, nella dimensione italiana ed europea - appare evidente il ritardo del nostro Paese, ultimo nella transizione occupazionale, da garantire con ammortizzatori sociali di sostegno al reddito.
Ma il Governo - discutendo velocemente in Parlamento e non ascoltando le proposte delle parti sociali del Paese - continua la decretazione con tante parole urlate in questi 10 mesi sulla” dignità del lavoro, la sicurezza dei cittadini e l'annunciata tassazione definita piatta” pur nella previsione del debito pubblico in aumento.
ll Governo - non può limitare la sua azione con le misure del reddito minimo e pensione minima, che sono buona cosa verso i 5 milioni di poveri cittadini. Perché sappiamo, anche, che oltre la metà di quei cittadini chiede “LAVORO”.
Lavoro che si crea con “una programmata e condivisa linea economica” e una politica attiva di risorse umane pronte e congiunte agli investimenti pubblici e privati, non solo da annunciare ma da sostenere nella concretezza e nel segno della ripresa economica vera, da sud a nord del nostro Paese.

(*) ex Segretario di Frosinone e Regionale CISL Lazio

Roma, 15 aprile 2019

 

 

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Presentata 'Piattaforma Civica': nuovo progetto politico e sociale per Ceccano.

Ceccano 2019 itreportavocedipiattafromacivica 350 260 minMaria Giulia Cretaro - Presentazione ufficiale per Piattaforma Civica, il nuovo progetto politico e sociale per Ceccano.
L'uscita pubblica, tenutasi nella tarda mattinata di sabato 9 Marzo presso la pasticceria Zambardino, è stata affidata alle dichiarazioni di 3 portavoce, che per loro stessa precisazione, sono stati il megafono di un pensiero condiviso ed elaborato coralmente.

Una sala piena ha accolto i discorsi degli oratori, compresi esponenti del consiglio comunale attuale. Ad aprire l'appuntamento Mariangela De Santis. A lei il compito di introdurre il progetto e chiarirne il significato. "Piattaforma Civica nasce dall'incontro di molteplici realtà, quali associazioni o singoli cittadini. Il nostro obiettivo comune è riqualificare la città di Ceccano sotto ogni forma. Per farlo sarà necessario abbandonare i vecchi sistemi, e coinvolgere in particolare le nuove generazioni; la politica non può restare una esclusiva di logiche decennali." A sottolineare il carattere inclusivo della Piattaforma, il richiamo a Calamandrei e alla sua idea costituzionale."La Costituzione è solo un pezzo di carta, per farla vivere bisogna metterci impegno, volontà di mantenere promesse e la propria responsabilità. Questo è il messaggio che vogliamo trasmettere: partecipazione ed apertura al confronto".

Parola a Mariano Cavese, da subito chiaro sullo spirito di Piattaforma Civica. Ambizione primaria coinvolgere più attori possibili per costruire un'alternativa credibilePiattaforma civica all'attuale maggioranza consiliare. Un'amministrazione che in quattro anni ha prodotto poco e niente trincerandosi dietro l'isolamento istituzionale e la distanza dai cittadini. "Basta pensare alla non risoluzione del contratto Acea, ad Hera e alla condizione delle nostre strade per rendersi conto che Ceccano non solo non è migliorata, ma forse peggiorata. Per questo abbiamo deciso di porre al centro la nostra città senza demagogia o personalismi. Un progetto politico ampio che vede già coinvolti sindacati, associazioni, professionisti. Non vogliamo essere un Né né né ma un Per. Una proposta che coinvolga la società civile senza porsi in antitesi con qualcuno o qualcosa”.

A concludere la presentazione, l'intervento di Federica Staccone. Tre aggettivi da lei utilizzati per descrivere Piattaforma Civica. Aperta, per il rapporto che si vuole instaurare con i cittadini. "Chiunque può avanzare istanze, decidendo di partecipare attivamente o proponendo le proprie idee di miglioramento attraverso i canali già realizzati. I social e l'indirizzo di posta elettronica sono a disposizione di tutti, così come il sito in allestimento. Vi anticipo anche che daremo vita a momenti di confronto pubblico, come riunione di quartiere o di categoria, proprio per recuperare il dialogo con la realtà sociale e i bisogni connessi." ha precisato la giovane attivista proseguendo nella sua descrizione.
Orizzontale, dal punto di vista dell'organizzazione interna. Nella fase iniziale di raccolta di idee e problematiche, non ci saranno gerarchie o personalismi, nessuno sarà relegato a pura manovalanza.
Ultima definizione, trasversale, poiché la composizione del gruppo è già eterogenea, prevedendo il coinvolgimento di tutta la società civile.

Un esordio, dunque, che apre la strada a molti incontri futuri. Saranno essenziali infatti per un'insoddisfazione collettiva che vuole produrre piuttosto che abbandonarsi alla sola contestazione. La volontà emersa è quella di arrivare al 2020 con proposte concrete e condivise per il comune fabraterno. In vista delle amministrative, infatti, sarà da questa piattaforma ad emergere la coalizione migliore e più completa come alternativa costruttiva. Per quel momento saranno definiti ruoli e leader.
Oggi, per stessa ammissione dei portavoce, Piattaforma Civica è un “sogno da coraggiosi”. Filtra molta soddisfazione per l’incontro di sabato. “Se il buongiorno si vede dal mattino, la partecipazione di sabato ci dà molta spinta per portare avanti il nostro progetto: l’idea di una Ceccano nuova, più a misura d’uomo, che torni ad essere un fulcro per la vita sociale, culturale e politica di tutta la Provincia. Si dice che il 2019 sia l’anno dei coraggiosi; nella nostra realtà stiamo provando a mettere il nostro coraggio a disposizione di Ceccano, per tutti i Ceccanesi”.

10 marzo ‘19

 

 

 

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RES Ciociaria. Verso una economia di utilità sociale

prodotti di resciociaria 350 260 mindi Arduino Fratarcangeli - Verso una economia di utilità sociale.
Abitare il futuro sarà sempre una sfida avvincente tra sfruttamento e difesa dei beni per l’Umanità. Società Economia Ambiente saranno i temi su cui le comunità locali e del mondo, potranno scrivere la diversità, dimostrando il valore delle idee, delle azioni e delle scelte solidali. Le nette divisioni sulle competenze a gestire l’economia e le politiche di sviluppo locale, sono diventate molto meno marcate e separatrici. La spinta a favore di questo cambiamento, viene, con evidente chiarezza, dalle forme associative non profit che stanno mettendo al centro dell’opinione pubblica e sui tavoli di governo, l’importanza, la difesa e la condivisione di tutti quelli che vengono definiti beni comuni.

Beni comuni possono essere definite tutte quelle risorse - materiali: acqua, suolo, aria, flora, fauna, cibo etc; e immateriali: democrazia, libertà, diritti universali dell’umanità etc., in sintesi tutto ciò che è deperibile a causa del loro sfruttamento rientra nella definizione dei beni comuni.

Le Associazioni così si riappropriano di un “ruolo politico” importante nella governance delle comunità locali.

RES CIOCIARIA rete per l’economia solidale si è messa in testa di “trasformare l’economia” svolgendo la funzione di facilitatore delle potenzialità progettuali attraverso 4 pilastri di intervento: Economia Solidale, Fattoria delle Intelligenze, Sistema Informativo, Società di Scopo

PILASTRI DI RES CIOCIARIA

 PilastriResCiociaria 450 min

ECONOMIA SOLIDALE - È il complesso delle realtà istituzionali, imprenditoriali, associative e individuali che decidono di governare insieme il successo economico ed il benessere sociale nelle proprie comunità. Si propone di realizzare una rete di economia solidale per generare sviluppo imprenditoriale. Si struttura per unità territoriali e pianifica in forma partecipativa la valorizzazione dei beni e servizi locali.

FATTORIA DELLE INTELLIGENZE - È il luogo dell’ideazione, della creatività, dell’esplorazione progettuale e del confronto leale tra le persone. Si propone di valorizzare il capitale umano nelle sue distinte espressioni culturali e potenzialità. Genera conoscenze, forma competenze, effettua ricerche, promuove innovazioni e attività produttive. Elabora teorie, individua soluzioni di sviluppo sostenibile e inclusivo per il benessere delle comunità territoriali.

SISTEMA INFORMATIVO - È lo strumento tecnologico che permette alle identità locali la conoscenza ed il confronto con contesti internazionali. Favorisce la partecipazione e la diffusione di servizi verso ed a favore di una collettività partecipante. Genera opportunità di accesso attraverso processi comunicativi e di marketing. Implementa le opportunità di progresso e l’interazione con le altre realtà del mondo.

SOCIETÀ DI SCOPO - È l’entità giuridica attraverso la quale, gli attori, perseguono il successo imprenditoriale. Promuove partenariati di sviluppo, cooperazione imprenditoriale, forme di finanza di progetto con l’azionariato diffuso. Promuove progetti complessi in tutti i settori, incrementando le abilità nell’uso delle opzioni disponibili offerte dalla globalizzazione dei mercati.

La finalità principale è quella di rendere le Comunità locali attive al loro interno e interattive con il mondo. RES, con entità più pronte di altre, facilita piani di animazione territoriale, analisi socio economiche, mobilitazione consapevole, partenariati, progetti esecutivi. La scelta è quella di agire da prospettive che perseguono una metodologia di appreciative inquiry che elogia e predispone il cambiamento partendo da ciò che funziona piuttosto da ciò che non va.

RES CIOCIARIA si pone come un laboratorio permanente, un sobillatore in senso buono, dell’inerzia istituzionale, sociale ed economica per generare consapevolezza e capacità d’azione. Gli obiettivi tematici prevalenti su cui opera sono: Agricoltura, Artigianato, Commercio, Turismo.

LE RES LOCALI PER L’AZIONE PARTECIPATA
L’approccio metodologico di RES CIOCIARIA persegue la costituzione di partenariati locali di sviluppo, in qualità di policy maker concorrono, con le proprie opinioni e azioni a decidere la direzione delle politiche di sviluppo locale

res locli fratarcangeli PLS 380 min

Tra i cantieri aperti, di rilevante importanza vie è il Granaio Sociale della Ciociaria, un progetto che sta riportando in coltivazione le principali varietà di cereali, trasformandole in prodotti alimentari farine pasta, pane dolci etc. Queste varietà appartengono a quelle coltivate storicamente in quella che fu definita, dalla Stato Vaticano, Terra di Campagna. L’Agricoltura Eroica è il marchio identificativo della produzione agricola ed interessa anche altre attività legumi, olio, vino etc. Attualmente il granaio sociale ha in coltivazione circa 25 ettari coltivati a grano, e suddivisi tra le varietà: Senatore Cappelli, Saragolla, Solina, Serena, Frassineto, Abbondanza, Autonomia e Canapa Jubileu.
Il grano non è solo farina, ma un meraviglioso incontro tra comunità territorio e impresa. Così vogliamo abitare il futuro, curvando il sapere concettuale verso l’agire consapevole e poter dimostrare che “il bene comune è il profitto migliore di tutti”.

Info www.resciociaria.it

Per conoscere i dettagli delle iniziative, cliccare sulle bande colorate nel calendario di spalla destra "Attività delle Associazioni" o sul titolo che vi interessa nel riquadro "Prossime iniziative" posto sotto.  >>>

 


 

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Da gennaio '18 arriva il REI: Reddito di inclusione sociale

cisl logo 350 260CISL Frosinone - Arriva il REI: Reddito di inclusione sociale da € 187,50 a € 485 al mese. Vieni alla CISL di Frosinone per ricevere informazioni, per fare l'ISEE e per capire se anche tu sei un beneficiario!
È questo l'appello rivolto alla cittadinanza senza reddito occupazionale da Alessandra Romano Segretario Provinciale CISL, che dichiara: "Dopo quasi un anno di applicazione, il SIA (Sostegno per l'Inclusione Attiva), misura sperimentale di contrasto alla povertà, in vigore dal 02.09.2016, verrà sostituito dal REI (Reddito di Inclusione) a partire da gennaio 2018, che assorbirà anche l'ASDI (Assegno Sociale di Disoccupazione)". La CISL non ha soltanto contrattato, a tutti i livelli, le condizioni per l'applicazione del SIA,. continua la Romano, ma ha accompagnato, con proposte sostenibili e testate nei laboratori per la coesione sociale territoriale, la nascita di nuove misure per il contrasto alla povertà, più espansive e maggiormente inclusive, elevando la platea dei beneficiari, soprattutto over 55 senza lavoro e con minori e/o diversamente abili a carico. Il REI è la risultanza di un percorso intrapreso nel 2013 con l'Alleanza contro la povertà, di cui la CISL è promotrice, finalizzato ad ottenere uno strumento di sostegno al reddito lungimirante e di ampie aspettative, poiché come CISL riteniamo che il benessere collettivo non possa che scaturire dalla somma di una moltitudine di benessere individuali, pertanto promuoviamo sempre modelli di “welfare economics”. Grazie alla promulgazione della legge delega n. 33 del 15.03.2017 per il contrasto alla povertà, il Governo sta provvedendo ai decreti attuativi per cui, le domande per il REI potranno essere presentate dal 1 dicembre 2017 presso i Comuni dialessandraromano 225 residenza, sulla base delle quali l'INPS emetterà la graduatoria degli aventi diritto a cui verrà nlasciata la Carta REI, con la ricarica del contributo spettante, da utilizzare per i pagamenti elettronici. La novità del REI riguarda la misurazione della situazione reddituale e patrimoniale dei richiedenti, che non si limiterà soltanto alla presentazione dell'ISEE (lndicatore della Situazione Economica Equivalente) fino a € 6000.00, ma terrà conto anche dell'ISR (Indice della Situazione Reddituale) fino a € 3000.00, che include il patrimonio mobiliare ed immobiliare per avere un quadro completo delle disponibilità (escludendo le spese per affitto, le spese condominiali, ecc.). Ciò che rimane ben saldo anche nel nuovo strumento di contrasto alla povertà è certamente il recupero del grado di corresponsabilità del beneficiario, che dovrà riorganizzare un progetto esistenziale virtuoso per sé e per il suo nucleo familiare, attraverso le politiche attive del lavoro, della formazione e della salubrità, determinando l'abbandono della ratio risarcitoria del sussidio.Di seguito, vi proponiamo una scheda sintetica dei requisiti e della applicazione del REI elaborata dal Centro Studi e Ricerche della CISL di Frosinone.

 
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USB si riorganizza e cresce: nasce la Federazione del Sociale

usb350 260da Coordinamento Confederale USB Frosinone - USB Lavoro Privato, USB Pubblico Impiego, Federazione del Sociale per RIPRENDERCI TUTTO.
Il secondo congresso della confederazione USB appena concluso ha fornito una rappresentazione plastica del concetto politico e pratico della confederalità: un sindacato generale, solidale, che accetta le sfide poste dall'attuale crisi sistemica del capitalismo e le trasformazioni sociali e produttive in atto, che determinano nuove precarietà, povertà e individualismo.

Il sindacato plurale di classe, di massa, accogliente, che sa amalgamare le diverse esperienze ricavandone il meglio da ciascuno, capace di intercettare e sostenere i bisogni di ampie fasce di lavoratori, privati e pubblici, disoccupati, precari, migranti, lavoratori di nuova generazione per ricostruire l’unità dei lavoratori, riconquistare diritti sociali, e adeguare lo stato sociale alle necessità popolari.
Alla frammentazione del mondo del lavoro e alla perdita di potere contrattuale derivante dall’aumento della disoccupazione e dell’area del lavoro informale e decontrattualizzato, con uno stato perenne di precarietà largamente diffusa anche tra chi lavora, non è possibile limitare la sfera d’intervento solo al posto di lavoro ma occorre portarlo sul territorio e praticarlo sul piano dei diritti sociali e dei servizi.
Perciò il Congresso USB ha accolto con entusiasmo la costituzione della Federazione del Sociale che riunisce al suo interno As.ia (Associazione Inquilini e assegnatari), USB Pensionati e il neonato SLANG (Sindacato Lavoratori di nuova generazione), nel quale si organizzano i lavoratori e le lavoratrici autonome, indipendenti, occasionali, a prestazione, i disoccupati e gli studenti, ambulanti e free-lance, le finte partite IVA e line workers, giovani neet, tirocinanti e stagisti, colf e badanti, e tutto il nuovo lavoro senza contratti, senza diritti e a bassi salari.

Il Coordinamento Confederale USB di Frosinone ringrazia tutte le iscritte e gli iscritti di USB Lavoro Privato e USB Pubblico Impiego e i delegati As.ia che hanno rafforzato nel corso di questi lunghi quattro mesi, un rapporto diretto e consapevole con le centinaia di lavoratrici e lavoratori incontrati in assemblee congressuali a partire dai luoghi di lavoro e che con il loro impegno quotidiano rendono sempre più forte e determinata questa organizzazione sindacale,
Frosinone, 16 giugno 2017 Coordinamento Confederale USB Frosinone

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Quando l'ascensore sociale funzionava

lettera di una madre al proprio figliodi Daniela Mastracci - Lettera ai mie figli - Italia umiliata ma anche Italia emancipatrice

Sono nata qua e qua ho potuto educarmi, formarmi, diventare madre e lavoratrice, curarmi, acquistare casa (con un mutuo) ...e tanto altro. Sono figlia di un impiegato e di una casalinga, ma anche con un solo stipendio in famiglia, ho potuto fare tante cose. Innanzitutto ho potuto laurearmi e oggi lavorare. Sono stata la sola in famiglia a laurearmi. Io sono passata dal dialetto di Ceprano, con cui tutti nella mia famiglia mi hanno parlato, escluso mio padre, che con me parlava in italiano, sono passata, dicevo, alla lingua dei filosofi: ho letto i poeti, i romanzieri, gli storici, i filosofi, ho studiato la Storia dell’arte e le lingue disinvoltamente dette “morte”. Ho imparato l’Inglese, almeno a leggerlo, e senza supporti elettronici, ma sopra ai libri, e scrivendoci sopra gli esercizi con la matita. Tra me, e mia madre e mio padre, c'è stato un salto culturale enorme: l’Italia con me ha dimostrato di essere un motore sociale.
Dal puto di vista sanitario, ho avuto tutte le cure di cui ho avuto bisogno: intendo ospedali e analisi varie. Anche la mia stessa vita e quella di mio figlio, perché in gravidanza sono stata molto male, le devo alla Sanità Pubblica, perché mi ha curata, e ha fatto nascere mio figlio.
Tutto questo è stato possibile perché mio padre aveva uno stipendio garantito, ed oggi ha una pensione che, seppur assottigliata da anni di politiche dei sacrifici, è stata, ed è, tale da garantire un livello di vita più che accettabile. E poi anche grazie al lavoro che il padre dei miei figli ha trovato nel “lontanissimo” 2000 (io non lavoravo ancora, a quel tempo...studiavo per il concorso del 1998/99: orale da farsi nel 2000). Ed è stato possibile perché la Sanità ha funzionato, ed io, senza alcuna assicurazione, ho potuto godere di un servizio che, con tante difficoltà, mi ha assicurato assistenza. E allora, ecco, io riconosco all’Italia un grande merito: alla democratica, pubblica, ed emancipatrice Italia.

 

Cosa vorrei per i miei figli? Ecco io vorrei che i miei figli domani possano dire lo stesso della "loro" Italia. Ma perché sia così, dobbiamo tornare ad essere qualcosa che siamo già stati: uno Stato che ha dato a mio padre lavoro e lo ha retribuito e tutelato; che ha dato a me la scuola pubblica e la sanità pubblica; che mi ha consentito di sostenere un concorso e di superarlo; mi consente, oggi, di lavorare e di educare i miei figli. Ma adesso mi sta sottraendo pezzetti di possibilità: mi toglie cure, mi toglie contrattazione, mi toglie capacità di spesa, mi chiede sacrifici, mi aumenta i prezzi, ma non mi equilibra lo stipendio. Mi fa pagare tutto, troppo; non mi consente di studiare ancora, mi costringe a ritmi sempre più estenuanti; mi rende difficile viaggiare sui mezzi pubblici; mi stressa con il libero mercato, che mi chiama di continuo per offrirmi le sue sempre più allettanti offerte, irrinunciabili, a sentir loro; non mi garantisce più i servizi essenziali per la scuola....questa è la mia generazione.
Dei più giovani di me si parla molto. Stanno peggio di me e tanto.
E i miei figli? Io ho potuto scegliere di avere figli e posso ancora pensare a loro. I miei figli potranno scegliere? Staranno ancor peggio della generazioni fra me e loro? Dei trentenni di oggi, così abbandonati a loro stessi? E delle donne e degli uomini un po’ più grandi di me, che possiamo dire? Quanti di loro possono scegliere come ho potuto fare io e ancora faccio, anche se sempre più stentatamente? Quanti di loro sono stati buttati fuori dal lavoro? Quanti non riescono più a trovarne uno? Quanti non hanno più tutele né reddito?
L'Italia ha saputo dare ai miei genitori, a me...e poi?

 
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Il non-profit agroforestale sociale, in Ciociaria si svilupperà?

agricoltura macchine 350 260di Donato Galeone - Dal 23 settembre è in vigore la legge n.141/2015 ed il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali - entro il prossimo 23 ottobre, previa intesa con le Regioni e il parere delle competenti Commissioni parlamentari – dovrà adottare il decreto che definisce i requisiti minimi e le modalità relative alle attività della “AGRICOLTURA SOCIALE” che coinvolgerà anche la Ciociaria, territorio coperto da oltre il 70% di montagna e collina, patrimonio di potenziale e sostenibile sviluppo agroforestalepastorale di notevole valore economico e ambientale.

E' certo una questione italica rilevante e antica molto dibattuta anche nel secolo scorso, incisivamente, tanto da Giuseppe Medici quanto da Manlio Rossi-Doria nel merito delle indagini conoscitive e propostive sui problemi delle acque, della difesa del suolo e di salvaguardia-valorizzazione della montagna tanto nel segno produttivistico quanto del degrado ambientale.

Oggi si tratta, consapevolmente, di promuovere e avviare un mirato impegno comunitario per una “nuova ruralità” si dice - verso il sociale e il lavoro – mediante il possibile rilancio multifunzionale dell'impresa agroforestale e degli allevamenti nell'epoca della globalizzazione.

Rilancio che contribuisca sia a rendere funzionale il riscatto del “senso comunitario del luogo rurale smarrito” e sia alla riemersione di un'agricoltura, forestazione e allevamenti - produttivistici e di servizi sociali locali - che favoriscano e promuovano inserimenti lavorativi, essenzialmente, di persone svantaggiate in contesti non assistenzialistici ma - ripeto – più che produttivi e guidati, preferibilmente, da giovani imprenditori agricoli.

Condividendo la Idea Giusta di Green-Go, Cooperativa Quadrifoglio, ritengo anch'io che con la nuova ruralità e l'avvio promozionale dell'agricoltura sociale si debba superare la “idea di sociale” come spazio di sola assistenza perchè, impiegando e valorizzando compiutamente tutte le risorse potenziali e disponibili dell'agricoltura, della selvicoltura e della zootecnica appare possibile anche progettare e proporre attività e servizi in risposta alle esigenze locali (azioni terapeutiche, educative, ricreative, di inclusione sociale e lavorativi, nonchè, servizi utili per la vita quotidiana comunitaria).

Così operando la nuova impresa agricola, boschiva e degli allevamenti – multifunzionale – integrata, implementata e partecipata dall'impegno e il lavoro del “comparto sociale” potrebbe – in parte – sia autoalimentarsi che autofinanziarsi e reinserire, peraltro, nel bilancio economico dell'impresa gli aiuti che pubblicamente potrà riceve per cura e assistenza di persone a bassa contrattualità di lavoro (persone con handicap fisico o psichico, psichiatrici, dipendenti da alcool o droghe, detenuti o ex detenuti).

Inoltre, la nuova impresa di agricoltura sociale, può estendere la sua multifunìzionalità verso fasce di popolazione ( agriassistenza agli anziani e agriasilo ai bambini ) qualora territorialmente fosse carente l'offerta di tali specifici servizi.

Ristrutturare e recuperare o indirizzare verso una nuova ruralità sociale significa, innanzitutto, “fare impresa” con le proprie multifunzionali attività produttive agricole, forestali e degli allevamenti, tutelando l'ambiente e valorizzando il territorio.

Le esperienze ad oggi conosciute, ammirevoli socialmente, pur definite di agricoltura sociale sono state limitate all'inserimento di persone svantaggiate ed a creare le cosiddette “fattorie didattiche” rimanendo circoscritte nell'encomiabile “circuito del sociale” che è, certamente, economia sociale e non profit.

La nuova legge n. 141/2015 offre un salto di qualità all'esercizio dell'agricoltura sociale assegnandola agli imprenditori agricoli sia in forma singola o associata e alle Cooperative Sociali il cui fatturato, derivante dall'esercizio delle attivita agricole, sia prevalente rispetto al comparto del sociale.

Ecco quindi, la possibiltà di ricostruire una “filiera” integrata tra il settore agricolo-forestale-allevamenti e il comparto sociale in un contesto economico reddituale d'impresa non profit che non è l'antitesi della sostenibilità economica dell'impresa, ma solo un modo diverso di distribuire e riutilizzare le plusvalenze dell' attività complessiva imprenditoriale.

Come rileva e sottolinea chiaramente la Cooperativa Quadrifoglio - che collabora con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell'Università di Torino e il CREA per la ricerca in agricoltura e analisi dell'economia agraria - il “non profit non vuol dire perdita di esercizio” ma condivsione dei profitti. E il non profit non può prescindere dal fatto che deve agire in una realtà di mercato e che le attività svolte devono avere una loro sostenibilità economica.

La Ciociaria, tra Roma e Napoli, rappresenta un sistema unitario territoriale ricco di storia, di tradizioni e cultura, di elementi di ruralità e paesaggistici – montani e collinari - che sono beni primari fondamentali - da recuperare e ristrutturare - per la ripresa delle attività agricole-forestali e degli allevamenti integrati e favoriti dai requisiti prossimi previsti dall'agricoltura sociale.

Sono e saranno, unitariamente, attività socialmente avanzate attraverso anche la contestuale integrazione lavorativa di soggetti svantaggiati, con l'avvio di una nuova e giovane imprenditorialità agricola, multifunzionale, che nella gestione attenta dell'impresa non potranno - utlizzando parte delle misure del PSR Lazio 2014-2020 - non favorire anche il rillancio di un ricercato e attrezzato tipico turismo rurale, escursionistico ed enogastronomico, degustabile e godibile, in terra di Ciociaria.

Frosinone, 7 ottobre 2015

 

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Agricoltura sociale nella ciociaria rurale

costruzione rurale a Castro dei Volsci Lazio 350 260di Donato Galeone - Il 1970 - scriveva Antonio Camilli in “Ciociaria rurale da salvare” - è stato l'anno dedicato all'ecologia e ai problemi riguardanti la conservazione della natura e sperava che gli anni 1986-1987 fossero gli anni o l'anno “dedicato al lavoro dei campi, al contadino, ai nuovi agricoltori, alle vecchie e nuove strutture rurali, alla vita e alla bellezza eterna della campagna”.

Nel 1985 - affermava Maria Luisa Santiprosperi - il patrimonio edilizio della campagna in abbandono “dovrebbe essere conservato e rispettato senza distinzione di qualità , forma, estensione e contenuto, in quanto continuità storica importante della vita rurale della Ciociaria ed anche perchè, ognuna di queste costruzioni costituisce una tessera ben connotata, di un mosaico che è in grado di esprimere la reale identità del mondo agriicolo ciociaro”.

I due giovani ricercatori dei “casolari rurali ciocari nella bellezza naturale dei campi” - come nessuno di noi – non pensavano che un prete gesuita italoargentino, eletto Vescovo di Roma – dopo circa trentanni dalla ricerca su “Ciociaria da salvare” - in San Pietro il 24 maggio 2015 avrebbe lanciato un appello universale di “ecologia culturale” scrivendo che “bisogna integrare la storia, la cultura e l'architettura di un determinato luogo, salvagurdandone l'identità originale” (Enciclica “Laudato si” 143).

Altro sostegno - certamente più atteso dai due ricercatori di “Ciociaria da salvare”e dal mondo della “coperazione sociale in agricoltura” - è la recente approvazione della legge italiana n.141 del 2015 recante “ Disposizioni in materia di agricoltura sociale”.

Considerazione essenziale deve riguardare la velocità attuativa delle nuove normative di “agricoltura sociale” da collegare con i Bandi regionali dei nuovi PSR 2014-2020.

Mi riferisco al PSR Lazio e agli “interventi di sostegno” di cui all'art. 6 della legge in quanto le “Regioni possono promuovere la realizzazione di programmi finalizzati allo sviluppo della multifunzionalità delle imprese agricole, basati su pratiche di progettazione integrata territoriale e di sviluppo dell'agricoltura sociale”.

Anche perchè l'esercizio dell'agricoltura sociale, previsto dalla nuova legge (art.2) è assegnato agli imprenditori agricoli sia in forma singola o associata e alle Cooperative Sociali (il cui fatturato derivante dall'esercizio delle attività agricole svolte sia prevalente: superiore al 30% di quello complessivo).

Si tratta di prestazioni di attività sociali (inclusione sociale e lavorativa) e servizi (supporto di terapie con ausilio di animali e coltivazione delle piante) nonché di progetti finalizzati all'educazione ambientale e alimentare, alla salvaguardia della biodiversità, oltre, alla diffusione della conoscenza del territorio attraverso l'organizzazione di “fattorie sociali e didattiche” - riconosciute a livello regionale.
Sono tutte “attività connesse” esercitate dall'imprenditore agricolo (preferibilmente giovane sotto i 40 anni) ai sensi dell'art. 2135 del codice civile.

Ecco, quindi, che i prossimi attesi Bandi del PSR Lazio 2014-2020 con le “misure” utilizzabili anche per il sostegno dell'agricoltura sociale (come già indicato nel 2014 da rete rurale) potrebbero essere le seguenti:

Misura 1 - Trasferimenti di conoscenze e azioni di informazione (Art. 14 Reg.UE n.1305/2013);
Misura 2 - Servizi di consulenza per la gestione aziendale (Art. 15 Reg.UE n. 1305/2013;
Misura 4 - Investimenti materiali (Art. 17 comma 1 lettere a);b), c) e d) Reg.UE n.1305/2013;
Misura 6 - Sviluppo agricolo e aziendale (Art.19 Reg.UE n. 1305/2013;
Misura 7 - Servizi di base e rinnovamento nelle aree rurali (Art. 20 Reg.UE n. 1305/2013;
Misura 16 - Cooperazione (Art. 35 Reg.UE n. 1395/2013).

Io penso che da subito i curatori della pubblicazione “Ciociaria Rurale da Salvare” dovrebbero estendere la loro iniziativa di ricerca oltre i 7 Comuni della Provincia di Frosinone (oltre i 79 esemplari di casolari e terre abbondanate delle campagne di Arnara, Frosinone, Patrica, Pofi, Ripi, Torrice e Veroli).

Si tratterebbe - con il sostegno della Regione Lazio, Comuni e Province - di inglobare tutte le disponibilità pubbliche e private del Basso Lazio residenziale rurale da salvare e innovare al 2015 - con giovani imprenditori agricoli - anche rievocando i rapporti subordinati o concessi per la conduzione-coltivazione delle terre, la estensione tradizionali degli allevamenti sia con lo Stato Pontificio di Roma che con i Borboni di Napoli, non escludendo, l'evoluzione rurale della Ciociaria-Agropontina negli ultimi 150 anni.

Si avvierebbe – sui territori un recupero produttivo multifunzionale rurale valorizzato di agricoltura sociale – congiunto alla valorizzazione produttiva agrituristica e alla ripresa del turismo rurale - che significa occupazione diretta e creata dallo sviluppo possibile e sostenibile promosso anche dalle potenziali risorse economiche-agroambientali vere della Ciociaria.

Frosinone, 15 settembre 2015

 

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Terreno sindacale e sociale non sono due cose diverse

puzzle 350 260di Matteo Gaddi - La notizia che è partito il percorso che porterà alla nascita di una "coalizione sociale" lanciata dalla Fiom è un fatto molto positivo, innanzitutto per il mondo del lavoro oggi come mai sotto attacco, sia da parte di Confindustria che da parte del governo Renzi. Anzi, a dirla tutta il governo Renzi sembra essersi Fatto diligente esecutore proprio delle richieste di Confindustria.
Per comprendere la fondatezza e la portata reale di questa affermazione è necessario riportare alcuni passaggi di un documento di Confindustria del maggio scorso, intitolato "proposte per il mercato del lavoro e la contrattazione". in esso Confindustria è come se avesse dettato le scelte al governo.
I passaggi non lasciano spazio a equivoci: "introduzione di un contratto di lavoro a tutele progressive e crescenti nel tempo" che, tuttavia "non può comunque essere considerata come sostitutiva di tutte le altre tipologie contrattuali attualmente esistenti": cioè mantenere tutte le forme possibili di contratti precari. ma non basta: visto che a quei tempi il "Decreto Poletti" era imminente, i padroni pensarono bene di confermare le loro preferenze per una totale liberalizzazione dei contratti a termine; desiderio prontamente soddisfatto con la cancellazione della "causale".
L'elenco di ordini da parte del documento della Confindustria proseguiva con la "flessibilità delle mansioni" e "limitare la tutela della reintegrazione ai soli casi di licenziamento discriminatorio o nullo". E' impressionante evidenziare la quasi sovrapponibilità tra i testi di legge definiti dal governo Renzi e il documento di Confindustria, come se la legge sul Jobs Act e i decreti attuativi siano stati scritti a viale dell'Astronomia... per questo, come per un lungo elenco di decisioni già assunte o in calendario (privatizzazioni, attacchi al pubblico impiego, contro-riforma della scuola, politiche di austerità e liberiste).
Landini ha perfettamente ragione nel sottolineare il carattere di classe del governo Renzi e a ribadire che "per la prima volta dal dopoguerra ad oggi c'è un governo che fa le leggi che cancellano i diritti del lavoro senza nessun confronto non solo con le organizzazioni sociali ma nemmeno con le persone che i diritti ce li hanno". Questo pone il sindacato generale di classe di fronte alla necessità, urgente, di assumere delle scelte. Come rispondere all'attacco frontale mosso da Confindustria e governo, come reggere nel breve periodo difendendo i diritti che ci vogliono strappare, come costruire prospettive di medio-lungo periodo e sulla base di quali progetti complessivi di società.
Il documento approvato dal direttivo nazionale della Cgil del 18 febbraio è molto positivo, con la previsione di iniziative su Jobas act, nuovo statuto dei lavoratori, ripresa della vertenza sulle pensioni, legge di iniziativa popolare sugli appalti ecc. ma, concretamente, ben poco si sta muovendo con il rischio che si rimanga solo sul terreno dei buoni propositi. Per questo l'iniziativa della coalizione sociale colma anche un vuoto confederale: la Cgil, pur ben consapevole delle difficoltà nelle quali si dibatte oggi il sindacato confederale, non sembra avere intenzione di dare vita ad una propria, consistente, riforma. Anzi, le prime notizie che si hanno della imminente conferenza di organizzazione, che avrebbe dovuto ridefinire la struttura e le modalità di funzionamento della Cgil per rendere più aderenti ai bisogni dei lavoratori e delle loro lotte, non sono certo incoraggianti: sembra che la Cgil voglia ulteriormente ripiegarsi su sé stessa anziché darsi una struttura corrispondente al ruolo di punto di riferimento che le ultime grandi manifestazioni le avevano consegnato.
Sarebbe impensabile per la Cgil continuare come se niente fosse, immaginando di poter "galleggiare" nei prossimi anni: anche in questo caso Landini ha reso l'idea con una frase netta sostenendo la necessità di "rinnovare il sindacato per evitare la cancellazione".
La coalizione sociale, quindi, è uno dei modi per contribuire a far uscire il sindacato di classe nell'isolamento nel quale intendono mantenerlo la Confindustria e i suoi governi, costruendo alleanze sociali ampie con importanti pezzi di società quali associazioni, movimenti, collettivi che si muovono sul terreno dei diritti sociali e del lavoro. con uno sguardo ampio, che da concretezza al concetto di sindacato "generale" da contrapporre ad una visione corporativa o "di mercato" dello stesso.
Quindi mettere assieme tempi indeterminati e precari, giovani e pensionati, delegati sindacali e associazioni del territorio "serve a superare le divisioni, il frazionamento, le solitudini collettive e individuali e coalizzarsi insieme" per sostenere iniziative quali il contrasto al Jobs Act, contro la precarietà, per la difesa della costituzione. una coalizione, quindi, che mette assieme soggetti collettivi (come le associazioni) e i tanti individui altrimenti costretti ad una resistenza individuale.
Sono assai preoccupanti, quindi le reazioni di chi (segretaria nazionale) ha negato persino di essere a conoscenza dell'iniziativa (falso! all'assemblea Fiom di Cervia era presente, in presidenza, un autorevole esponente della segreteria confederale nazionale) o di chi (segreteria regionale lombarda) accusa la proposta di "coalizione sociale" di spostare su "un altro terreno la discussione e l'azione sindacale, ridimensionando il ruolo e l'azione contrattuale e mutando, oggettivamente, anche le iniziative di piazza delle prossime settimane. Desta veramente preoccupazione l'idea della Segreteria lombarda della Cgil che sembra contrapporre la dimensione delle alleanze sociali all'obiettivo di "rafforzare la rappresentanza generale e confederale del lavoro" ritenuta "innanzitutto terreno di iniziativa sindacale". Come se terreno sindacale e sociale fossero due cose diverse.

fonte, www.sinistralavoro.it

 

 

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