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Vertiginosi giri di soldi?

OPINIONI

"Gli italici epuloni". Riceviamo e pubblichiamo

di Michele Santulli
soldi girano vorticosamente La Libertà 370 minLa lettura di certi libri e anche qualche rara notizia alla televisione oggi più che mai riportano di enormi quantità di soldi che passano di mano vertiginosamente, non le poche decine di Euro all’usciere ministeriale ma borse e valigette piene che vanno nelle mani di politici o di alti burocrati e funzionari cioè nella mani di quelli che, già lautamente mantenuti dai cittadini, dovrebbero provvederne al bene comune.

La vicenda gloriosa di ‘Mani pulite’ svelò per la prima volta gli enormi interessi, già da anni, dietro soprattutto ai rapporti malavitosi tra imprese di ogni genere e partiti politici e uomini dello Stato all’ombra delle numerose logge massoniche e delle convivenze tra mafia e uomini dello Stato, specialmente giudici e procuratori, ancora più preciso: uomini politici, degli affari sporchi dei quali mai nessuno parlava, sia nella stampa sia nella televisione. A conclusione della parentesi giudiziaria, l’andazzo terribile ebbe una pausa ma poi riprese fino ad assurgere ai livelli di oggi in cui lo Stato cioè i cittadini, sono diventati la enorme mangiatoia incustodita in cui tutti attingono voracemente, appezzentendo la comunità, come il gigantesco debito pubblico denuncia. Ormai non c’è operazione pubblica di una qualsiasi amministrazione statale che non soggiaccia, o che non si realizzi, all’insegna della corruzione, cioè della tangente e del bustone. Cifre enormi che scorrono, gran parte delle quali valica le Alpi e trova rifugio in banche estere o in investimenti immobiliari o azionari. La televisione trasmette canzonette e amenità e incontri parlatori in quantità, mai affronta e illumina su tali nefaste realtà: la stampa, mantenuta dai sussidi dello Stato dei cittadini, è anche essa muta e ignara di quanto avviene: insomma tutti collusi e coinvolti: complicità, tengo famiglia, paura per i privilegi goduti: le rare eccezioni, pur presenti, confermano la terribile situazione.…Tutto si è aggravato: c’era qualche speranza, si diceva in molti, coi 5 stelle, ma come si è visto, tutti si sono rivelati loro nemici, dall’inizio, giornali e giornalisti, televisioni, i media, certe categorie professionali…tutti ostili: hanno tutti paura, timori fortissimi che si possano toccare i propri abusivi privilegi e sinecure, i propri intrallazzi: in effetti i 5 stelle sono gli unici a lottare e a volere chiaramente certe iniziative ma radicali e non palliative, a vantaggio vero della comunità e della democrazia!

E dove vanno queste quantità enormi di soldi che da anni e anni escono dall’Italia sempre più indebitata? Ecco perché, come scriveva già Pasolini, la televisione e i suoi rimestatori a tutti i livelli sono i maggiori colpevoli, perché volutamente e scientemente tengono all’oscuro gli Italiani di certi fatti, rendendosi complici consapevoli di ladri e evasori.

Si vada nel Canton Ticino, in Svizzera e chiedendo e guardandosi attorno si scoprirà che quasi tutta la regione in verità è in gran parte in mano di Italiani, con le loro ville o appartamenti o palazzi: e quanti italiani grazie a stipendi e a pensioni da pascià vi si sono perfino ritirati e si godono la vita, spensierati e beati. E’ difficile trovare un imprenditore lombardo, anche quello più piccolo, che non abbia il suo pied-à-terre a Lugano o paesi vicini. Naturalmente non si parli delle banche che, in questo Cantone, ancora oggi gestiscono in massima parte solo soldi di italiani. Il bello viene se si va in certe cittadine famose quali Gstaad, St.Moritz, Davos, Crans-Montana: se si entra nei ristoranti o nei caffè in certi periodi dell’anno, si parla solo italiano! E che ville in giro! Infatti qui il livello è del top del capitalismo o della professione. La stessa visione italianizzata si nota sulle rive del lago di Ginevra.

Se poi si va in Francia in Costa Azzurra già a partire da Montecarlo e Mentone e andando giù a Nizza, Antibes... le molte se non la prevalenza delle ville, solo nomi italiani. E così in Provenza… Il bello ci attende a Parigi dove, si dice, da anni la percentuale più alta di compravendita di appartamenti avviene al nome di italiani e questa volta non tanto Lombardi o Piemontesi ma di tutta l’Italia, specie centro-sud. Mai senti i rappresentanti locali della Televisione italiana informare su queste realtà: mai! Solo sui gilets gialli. E se lasci Parigi, città sempre affascinante e ammaliatrice e superi la Manica, a Londra hai anche qui una ricca rappresentanza di italici epuloni che da anni comprano appartamenti soprattutto e palazzi. E qui ci arrestiamo senza andare oltre, nei Caraibi e nei Tropici o a New York o all’Est perché ci si spaventerebbe nel costatare che tanti soldi escano di soppiatto dall’Italia, soldi al nero, frutto di evasione e di latrocini: a noi restano ponti e viadotti e piloni e gallerie da manutenere e gestire e una cementificazione orribile che ha sfigurato per sempre il Paese.

 

 

 

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Per disoccupati ancora si devono trovare i soldi

Agenda dei Disoccupati

Siamo alle solite, si fa un accordo per 12 mesi e c'è ne pagano solo 6

di Luigi Carlini
vertenza frusinate definitivoCome da accordi presi in precedenza, le organizzazioni sindacali di CGIL (Anselmo Briganti) CISL(Stefano Tommaselli) UIL (Anita Tarquini) e Ugl  (Enzo Valente) con a seguito due rappresentanti di Vertenza Frusinate (Gino Rossi e Luigi Carlini), hanno incontrato il Prefetto di Frosinone Dott. Ignazio Portelli per il grave problema che ci attanaglia già da parecchi anni.

Siamo alle solite, si fa un accordo per 12 mesi e c'è ne pagano solo 6, degli altri 6 mesi ancora non si hanno notizie.
Dopo l'incontro del 31 luglio tra il sindacato e l'assessore Claudio di Berardino, si erano ripromessi di incontrarsi di nuovo a settembre, siamo arrivati quasi alla fine di settembre e ancora non c'è nessuna notizia della convocazione.
Sappiamo che tutte le  regioni si sono incontrate circa 1 mese fa con il governo per chiedere il necessario per chiudere la mobilità in deroga a 12 mesi nelle aree di crisi complessa  però non si hanno notizie certe in merito.

Il sindacato dice
«Ancora non si hanno notizie di una convocazione da parte dell'assessorato, avevamo fatto anche un bilancio delle competenze dei disoccupati, per le politiche attive avevamo dei progetti con aziende, purtroppo bloccate per il Covid 19, per i comuni e per gli over 58, purtroppo i comuni non sono sensibili ai lavori di pubblica utilità.

Si parla di residui di denaro, 4 milioni di euro messi da parte per la cassa integrazione per le aziende che la richiedono, però dobbiamo aspettare fine dicembre per poterne usufruire, aggiunge che la politica sono anni che prova a tagliare questo  cordone ombelicale, ossia che il movimento 5 stelle vorrebbe optare per il reddito di cittadinanza. Lo sappiamo tutti che il R.D.C. Non versa i contributi figurativi e di noi non lo prenderà nessuno.
Infine aggiunge che ci vuole la volontà politica».

I disoccupati sottolineano (Gino Rossi e Luigi Carlini  per Vertenza Frusinate)
«Dobbiamo manifestare sotto il MISE con le dovute precauzioni dovute al Covid19.
Siamo stufi di queste prese in giro, siamo disposti a fare azioni eclatanti, perché nel 2018 e nel 2019 accordo era per 12 mesi e c'è ne hanno erogati di meno, in tutti e due gli anni alla fine mancano all'appello 6 mesi, per chi è alla soglia della pensione, sono di fondamentale importanza.
Dobbiamo arrivare per forza al 2 gennaio 2021 altrimenti saremmo esclusi da un ipotetico rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, sarebbe il colmo perché tale rifinanziamento, è partito proprio dalla nostra area.»

P. S.
Per gli Incentivi si sono trovati: 2 miliardi e 600 milioni  (bici elettriche, monopattini bonus vacanze) mentre a noi disoccupati ancora si devono trovare i soldi per coprire tutto l'accordo e noi con quel denaro ci dobbiamo mangiare.

Martedì 22 settembre 2020 ore 16:00

 

 

 

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Prendi i soldi e scappa

Il “moderno” obiettivo di Bonomi è sempre quello: “Prendi i soldi e scappa”

CarloBonomi mindi Aldo Pirone - Il Presidente della Confindustria Bonomi non lo smuove niente. Da quando è stato disgraziatamente eletto - disgraziatamente per gli industriali e per gli italiani -, continua a ripetere imperterrito la stessa musica contro il governo: non è pronto, non decide, è tardo in tutti i sensi.

Conte ha appena portato a casa un successo politico e finanziario dall’Europa, ma il Presidente della Confindustria non è contento. Già lo incalza chiedendogli perché a una settimana dal ritorno da Bruxelles non siano pronte le riforme per ricevere i soldi europei. Lo dice a Rita Querzé in un'intervista di ieri sul “Corriere della sera”. Bonomi, come suo solito, è un profluvio di scontentezze. E ne ha ben donde. Vorrebbe decidere lui con lor signori come impiegare i finanziamenti in arrivo. Anche sui prossimi 25 miliardi di scostamento del Bilancio, se andranno in porto, il giudizio bonomiano è tranchant: “25 miliardi per distribuire altre risorse a pioggia”. Lui non contesta la pioggia, vorrebbe solo che le gocce cadessero tutte o quasi nell’orto padronale. Come il temporale Irap la cui abolizione, per l’appunto, del saldo 2009 e acconto 2020, è caduta a pioggia su tutte le aziende e lavoratori autonomi senza distinzione alcuna fra chi ha avuto una riduzione di entrate e chi no.

Ma c’è un passaggio nell’intervista che ne rivela l’etica imprenditoriale, non proprio come quella protestante di Max Weber. La Querzé chiede a Bonomi: “Confindustria ha criticato l'interventismo statale. Ma, a partire dall'Ilva, mancano all'appello imprese private che si facciano avanti”. Risposta “Per la verità proprio nel caso di Ilva un'impresa privata c'era, i Riva, che sono stati estromessi”. Poveracci questi Riva! Hanno fatto enormi profitti a spese della salute dei lavoratori e dei cittadini (i bambini) di Taranto e la magistratura gliene ha chiesto pure conto.

Ma al di là di queste quisquilie il pensiero di Bonomi sull’intervento dello Stato è chiaro, lampante, solare: “Comunque in generale, - dice - quello che ci preoccupa non è l'ingresso dello Stato in una fase di crisi come questa. A due condizioni però: che sia temporaneo e che si lasci la gestione ai privati”. Ovvero: dateci i sodi e levatevi di torno.

Insomma, in parole più semplici il “moderno” obiettivo di Bonomi è sempre quello: “Prendi i soldi e scappa”.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Dateci notizie dei nostri soldi

Agenda dei disoccupati

vertenza frusinate definitivodi Luigi Carlini - Il 21 maggio 2020 Vertenza Frusinate inviava una richiesta  a tutte le sigle sindacali CGIL CISL UIL e Ugl  per organizzare un sit-in sotto la prefettura di Frosinone per avere un incontro con il Prefetto e cercare di ottenere un sollecito verso chi di dovere al fine di sveltire questa burocrazia inaccettabile perché c'è in discussione la sopravvivenza di intere famiglie.

Vi ricordo che da gennaio i disoccupati sono senza reddito.

Oggi 25 maggio 2020 Vertenza frusinate è stata contattata dalle sigle sindacali, ci hanno riferito che è impossibile ottenere le autorizzazioni per fare un sit-in nel piazzale della prefettura a causa del divieto di assembramento. Le sigle sindacali hanno optato per un incontro ristretto  con una delegazione di Vertenza Frusinate per fare il punto della situazione nel più breve tempo possibile.

A quanto ci risulta i tempi tecnici di giacenza presso il ministero dovrebbero essere trascorsi. Abbiamo necessità di sapere come si sta procedendo.

 

 

 

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Soldi persi dal comune di Anagni

città3.zero minDa non crederci, è mai possibile perdere l’ennesimo finanziamento pubblico? Ad Anagni succede.

Qualche giorno fa il nostro Sindaco ha rilasciato una lunga intervista ad un noto quotidiano on line, affermando che il 2020 sarà per la sua Amministrazione l’anno della verità, durante il quale i progetti annunciati saranno perentoriamente realizzati. Tutta la squadra della maggioranza, a dire del Primo Cittadino, sarà valutata e giudicata in base ai risultati che porterà a casa.

A pochi giorni di distanza arriva subito la prima smentita! Il Ministero degli Interni ha respinto la richiesta di finanziamento del piano triennale delle opere pubbliche del nostro Comune. “Perché?”- direte voi. La domanda, nostro malgrado, è inammissibile in quanto priva della documentazione richiesta. L'invio al BDAP del rendiconto 2018 è incompleto poiché il Comune non ha inviato nessun documento relativo ai dati contabili analitici (DCA) e neppure quanto pertiene al Piano degli indicatori (IND).

Anagni ha perso altri 2,4 milioni di euro, che avrebbero potuto essere utilizzati per affrontare molti problemi che gravano sulla nostra cittadina. Quindi, lo scorso anno i soldi persi per pratiche respinte o di scarsa qualità sono stati circa 2 milioni di euro (!); nel 2020 cominciamo subito con 2,4 milioni persi, giusto per peggiorare al ribasso il nostro record già profondamente avvilente.

Di fronte a tutto ciò e cioè erogazioni non aggiudicate a causa di domande errate o carenti, noi non possiamo esimerci dal domandare al nostro Sindaco: "Non è che per caso i 2,4 milioni persi erano proprio quelli previsti dall'attuale Amministrazione per realizzare quanto promesso?"... Se così fosse, come faranno Natalia e la sua Giunta a portare a termine quanto detto? Il Sindaco si assumerà direttamente la responsabilità di questa ennesima pessima figura fatta dal nostro Comune? La ditta, pagata più che degnamente per rispondere a queste domande, che sta facendo? Come può giustificare un così scarso rendimento tra bandi inammissibili, persi o che comunque vedono Anagni piazzarsi veramente troppo, troppo spesso, nei fanalini di coda delle graduatorie?

Cittatrepuntozero

PS: link a tutti i documenti

https://dait.interno.gov.it/finanza-locale/documentazione/decreto-interministeriale-30-dicembre-2019

 

 

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Anagni: soldi persi dal comune

città3.zero min  L'amministrazione delle meraviglie!  

Ci dispiace dover di nuovo bacchettare il Sindaco e mettere in discussione il lavoro della sua squadra. Non è possibile, però, che un giorno si e l’altro pure siamo costretti a leggere che il Comune di Anagni perde preziosi fondi messi a disposizione dalla Regione. Questa volta si tratta di soldi messi a disposizione per le feste natalizie, precisamente per eventi natalizi nel periodo 8 dicembre - 13 gennaio 2020. Vorremmo capire qual è il problema. Se la ditta che stiamo pagando appositamente perché rediga le domande di accesso ai finanziamenti non è in grado di svolgere il proprio lavoro, che venga mandata a casa! Non è possibile che le domande siano respinte per inammissibilità o, come in questo e molti altri casi, si arrivi in fondo alle graduatorie e si prendano pochi spicci o addirittura niente.

Se fosse per l’incapacità del consigliere delegato ce ne faremmo una ragione (forse) ma qui stiamo pagando qualcuno che in teoria dovrebbe essere un professionista!

Neanche a dire che i soldi non servano visti i prezzi degli eventi mal riusciti organizzati dal comune fino ad oggi. Ma a loro cosa importa. I soldi si trovano lo stesso! Basta toglierli un po’ qui un po’ li? Per un futuro possibile.

#megliochevifateiselfie

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M5S: 'Sanità: con quali criteri vengono spesi i soldi?'

consiglio lazio 350 260Loreto Marcelli, Portavoce Regionale M5S - In data odierna il M5S ha depositato un’interrogazione a firma del portavoce Marcelli in merito alle disposizioni previste nell’atto deliberativo 1064 del 16 maggio 2018 della A.S.L. di Frosinone.

Alla luce di un attento esame, sembrano evidenziarsi diverse incongruenze che destano perplessità sulla bontà delle azioni future previste nel provvedimento, che comporterà una spesa stimata di circa € 120.000. Tali decisioni non sembrano adeguatamente supportate da uno studio economico in grado di evidenziare – con dati certi – il rapporto costo/benefici ovvero vantaggi/svantaggi.

Dalla lettura delle argomentazioni proposte a supporto di tale provvedimento sembrerebbe piuttosto che le scelte siano state giustificate in maniera approssimativa ed improvvisata vista la genericità delle argomentazioni a loro fondamento ovvero, in altre parole, l’assenza di dati inoppugnabili. A fronte di costi economici certi per la collettività, l’efficacia ed i benefici dell’atto dovranno essere dimostrati. Considerando che la sanità regionale è ancora commissariata sarebbe stato auspicabile leggere insieme all’atto deliberativo uno studio sui potenziali risparmi conseguiti e le ricadute positive nei confronti della cittadinanza.

Per tali motivi sono stati chiesti i dovuti chiarimenti al Presidente della regione Zingaretti e l’Assessore alla Sanità D’Amato.

Il M5S continuerà a lavorare in regione affinché i soldi dei cittadini vengano gestiti e spesi con oculatezza per progetti di provata efficacia e bontà.

Sora, 6 giugno 2018

 

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Tante sigle e pochi soldi per la scuola pubblica

Bambine a scuoladi Daniela Mastracci - Si apre il nuovo anno scolastico 2017-18. Sarà il terzo anno di entrata in vigore della Legge 107/2015 altrimenti nota come la “Buona scuola”. Essa discende da una lunga serie di riforme scolastiche che, da oltre venti anni, stanno mettendo a rischio l’omogeneità del Diritto allo studio sul territorio nazionale della Repubblica, per via di un sistema di investimento pubblico tagliato di milioni di euro, di finanziamento pubblico diretto alle Scuole via via assottigliato, e sostituito da finanziamenti privati, sponsorizzazioni, crowdfundig, Fondi Europei, contributo volontario delle famiglie. Da notare però la crescita del contributo statale alle scuole private, il bonus fiscale alle famiglie che iscrivono i propri figli nelle stesse.

Tanti acronimi o se preferite tante sigle, ma pochi soldi per la scuola pubblica

Attiene ai Fondi Europei il cosiddetto Pon. La definizione è “Il Programma Operativo Nazionale (PON) del Miur, intitolato “Per la Scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento” è un piano di interventi che punta a creare un sistema d'istruzione e di formazione di elevata qualità. È finanziato dai Fondi Strutturali Europei e ha una durata settennale, dal 2014 al 2020, ovvero non sono fondi statali.
I finanziamenti vengono messi a disposizione delle scuole in forma di bandi, cui rispondere con l’elaborazione di progetti che le scuole inviano. Appositi Comitati di valutazione predispongono una graduatoria di merito in funzione della quale si rilasciano i finanziamenti. E’ implicito che ci saranno scuole finanziate e scuole non finanziate.


I docenti sono chiamati a porre la massima attenzione alle comunicazioni dei bandi, composti da un numero consistente di cartelle, leggerli, elaborare i progetti secondo le norme richieste, inviare e attendere la valutazione, ovvero l’assegnazione o meno del finanziamento. Una vera corsa a ostacoli, dove si lasciano indietro scuole che non potranno accedere ai finanziamenti. Si evidenzia qui la disomogeneità finanziaria tra gli Istituti. Entra in gioco anche il tema della competitività e del merito, sottesa ai quali sta la negazione stessa del principio dell’uguaglianza, della ripartizione equanime di finanziamenti, tale che metta tutte le scuole nella stessa condizione di operatività ed efficacia didattica, nonché nella tranquillità lavorativa che ne deriva, ove nessun docente, cioè, sia costretto ad emergere sui suoi colleghi, ma lavori in spirito collaborativo e collegiale, uniti nella stessa condivisa finalità che sarebbe l’educazione e formazione degli studenti. Energie invece che vengono sottratte a tale fine condiviso, in nome della presunta maggiore bravura di alcuni, rispetto ad altri. Energie da dedicare strenuamente alla scrittura dei progetti: chi se ne occupa può al contempo stare in classe a svolgere le sue lezioni, interrogare, verificare, correggere compiti, stare in relazione reale con gli studenti? Si lasci la domanda allo stato di domanda, ma è immaginabile quale possa essere la risposta.


La disomogeneità finanziaria cala addosso agli studenti e prima ancora ai docenti, perché minaccia la possibilità concreta di mettere in campo, tutti, le strategie necessarie al riallineamento dei saperi, al recupero, al potenziamento, all’acquisizione almeno della cosiddetta “prima acquisizione” (come recita l’art.3 del decreto 62/2017). Non scalfiscono tale minaccia possibili obiezioni che restano nelle pastoie del metodo “competitivo e meritocratico” delle nuove forme di finanziamento: escludenti, dividenti, richiedenti tempi che vengono sottratti alla didattica, oppure gravanti sulle spalle di docenti “missionari”. Tutto questo è assai lontano dal rispetto del lavoro e della dignità del lavoratore, come assai lontano dall’uguaglianza che dovrebbe essere garantita a tutti gli studenti italiani di qualsiasi istituto, nonché del Diritto allo studio, a rischio quando i docenti impegnati nelle progettazioni, non avendo il dono della ubiquità, difficilmente riescono ad essere in classe. Quanti articoli della Costituzione vengono sacrificati sull’altare della competitività e meritocrazia?

Evviva il “contributo volontario” delle famiglie degli alunni

Si tenga, inoltre, presente che alla mancanza di fondi strutturali, ovvero del “vecchio” Fis, fondo d’Istituto, assottigliatosi enormemente negli ultimi anni, sopperiscono le famiglie degli alunni con il cosiddetto “contributo volontario”: i genitori sanno di cosa si tratta e sanno quanto possa gravare sul bilancio familiare, specie se in famiglie con più figli, per non parlare poi di famiglie monoreddito e addirittura senza reddito, perché si è perso il lavoro. In questa Provincia migliaia di famiglie sono in stato di disoccupazione involontaria o di inoccupazione. Il contributo volontario, tale solo nel nome, serve per spese che altrimenti l’istituto non potrebbe permettersi, spese vive quotidiane e mensili, e quella stessa wifi, a banda larga e extra larga, che consente alle scuole di essere in grado di attivare le forme tanto decantate della didattica digitale. La spesa pubblica è stornata dalle leggi finanziarie, ma ricade de facto sulle famiglie italiane.
Possono sopperire alla mancanza di fondi per i recuperi i docenti del cosiddetto organico potenziato? I colleghi docenti del potenziamento non sono presenti in tutte le scuole; ove presenti, spesse volte provengono da classi di concorso di cui l’istituto non ha bisogno e perciò vengono “utilizzati” con grande difficoltà e buona dose di immaginazione. Per svariate ore di servizio, gli insegnanti del potenziamento sopperiscono ai docenti assenti con le supplenze, per le quali la scuola non può pagare l'ora aggiuntiva proprio perché mancano i fondi, quindi i docenti del potenziamento sono "utilizzati" come “tappabuchi”, a tutto danno della professionalità e dignità dei suddetti colleghi. Anche in questo caso resta la eterogeneità tra gli istituti, rispetto alle esigenze cui contingentemente devono rispondere, trovando escamotage alla mancanza strutturale di fondi certi.
Un ultimo passaggio a proposito della bocciatura alla scuola primaria: è noto che l'attuale norma (62/2017) ricalca norme già in vigore da tempo, ma si sottolinea la novità dei "livelli di prima acquisizione", e i corsi di recupero da attivarsi entro l’anno scolastico. Si riapre qui la contraddizione già evidenziata tra mancanza di fondi e l’obbligo dei recuperi. Si è espressa bene la responsabile nazionale CGIL dei Dirigenti Scolastici, Roberta Fanfarillo, "L'insegnamento è cambiato, un dovere sostenere gli alunni. Più che sui criteri per la promozione - dice Fanfarillo - mi soffermerei sui corsi obbligatori previsti per chi ha gravi insufficienze. Per gli istituti, infatti, sarà difficile organizzare le ore di recupero. Sulla carta dovrebbero essere svolti grazie all'organico dell'autonomia, ma non sempre gli istituti hanno i docenti di cui hanno bisogno”
Molto altro ci sarebbe da aggiungere: la scadenza ormai decennale del contratto nazionale del comparto scuola; taglio alle ore curriculari; tagli al numero degli insegnanti di sostegno e dei mediatori culturali; dell’abrogazione del tempo pieno alla primaria e prolungato alla scuola media, del maestro pressoché unico. Ovvero altro c’è da dire a proposito della condizione strutturale in cui è messa la scuola pubblica oggi in tutto il suo intero curriculo. Non bastano sigle, inspiegabili ai più, per contestare un’argomentazione complessa che discende da principi condivisi da migliaia e migliaia di insegnanti, quelli stessi che hanno animato le piazze nel 2015.

Riepilogo in pdf dei finanziamneti citati nell'articolo,  clicca sul link che segue   pdf PON FIS Finanziamneti scarsi per la scuola pubblica (223 KB)

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Non ci sono soldi per la sanità? Falso!

medici sanita 350 260di Gianluigi Trianni* da micromega - Con le nuove misure di austerity è a repentaglio l'art 32 della Costituzione, quello che tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo. In realtà – a differenza di quanto detto dal governo – le coperture economiche ci sono ma non vengono attuate le giuste politiche, per questo è necessario cambiare i paradigmi: "Non risorse contro diritti ma diritti come risorse".
"Nel bene e nel male sono sempre le idee e non gli interessi consolidati ad essere pericolosi". John Mainard Keynes
 

{tab=Per una sanità sovversiva}

Bene ha fatto Ivan Cavicchi a lanciare l'allarme e a proporre una iniziativa alla sinistra "Per una sanità sovversiva " su Il manifesto dello scorso 10 gennaio. Di seguito, nel sottoscrivere allarme e proposta di iniziativa alla sinistra, radicale e non, esplicito di seguito alcune critiche costruttive ed alcune proposte.
In "La sanità è per tutti, salviamo l'articolo 32..." Cavicchi, tanto meritoriamente quanto lucidamente scagliatosi contro le attuali politiche di "definanziamento" del servizio sanitario pubblico e contro l'ideologia dell'"universalismo selettivo", a suo tempo avanzata con il "Libro Bianco" da Sacconi e ripresa dai governi di larghe intese del PD con parte del centro destra, prima con Enrico Letta poi con Beatrice Lorenzin, si chiede "se non sia il caso di fronteggiare questo disegno nel senso di correggere l'art 32. per salvaguardare la prassi universalistica, con una iniziativa legislativa che scriva senza ambiguità «la Repubblica ... garantisce cure gratuite a tutti» e non solo agli indigenti e stoppare tutti i tentativi di controriforma in corso."
Non convengo sulla esplicitazione politico-formale della proposta ma convengo sulla sostanza di politica sanitaria che si intende, e si deve, perseguire.
Dalla sua istituzione con la legge '833/78 ad oggi, il servizio sanitario nazionale, e regionale, è finanziato "attraverso le tasse", pur nelle modificazioni degli assetti del sistema fiscale e dei trasferimenti di fondi dallo stato centrale alle regioni nelle varie stagioni amministrative del federalismo.
La statuizione dell'art. 32 della Costituzione di garantire "cure gratuite agli indigenti" sul piano normativo è quindi realizzata appieno dal momento che è assicurata la accessibilità alle cure del servizio sanitario nazionale anche ai cittadini che non pagano tributi diretti, fatti salvi i casi di evasione ed elusione fiscale (!), per insufficienza di reddito.
Tutti i cittadini "non indigenti", al contrario, "pagano in anticipo" tramite le rispettive contribuzioni fiscali proporzionali al proprio reddito.
In sostanza il servizio sanitario pubblico italiano, nazionale e regionale, opera come una sorta di "grande unica assicurazione pubblica con proprie sedi erogative", finanziata sostanzialmente dalla fiscalità generale e regionale con le quali sono "prepagate in ragione del reddito" tutte le prestazioni assistenziali necessarie a ciascun cittadino (universalismo).
E' opportuno che così sia, perché la produzione dei servizi sanitari ha un costo (!) sicché la gratuità per tutti è impossibile e quella per alcuni è necessariamente una spesa per altri, ma per essi è, al contempo, un interesse materiale in quanto contrasto alla diffusione delle malattie e salute riproduttiva del corpo sociale, ed ideale in quanto realizzazione della socialità umana (solidarismo).
E' però necessario segnalare che, proprio in virtù del fatto che le prestazioni sanitarie sono già "prepagate", nel senso di già finanziate con un anticipato esborso di danaro, ancorché non direttamente correlato, da tutti i cittadini "non indigenti", risulta moralmente inaccettabile, nonché economicamente selettiva a carico dei meno abbienti, la imposizione di ticket aggiuntivi di entità ormai pari al costo di produzione delle prestazioni assistenziali stesse, sì da trasformarli da strumenti di "moderazione" di abusi dell'accesso all'assistenza sanitaria "da maleducazione sanitaria e civile" in vera e propria "tassa sulla malattia".
Come testualmente si legge in un efficace ed autorevole sunto sul sito ufficiale del Ministero della Sanità, "ticket e ricavi derivanti dall'attività intramoenia dei propri dipendenti, in un importo definito e cristallizzato in seguito ad un'intesa fra lo Stato e le Regioni" sono addirittura previsti quale prima fonte di finanziamento dei servizi sanitari regionali nei "patti per la salute" tra governo centrale e regioni!
Non necessita quindi oggi alcuna modifica dell'art. 32 della Costituzione ma la sua piena attuazione così com'è, e, sul piano normativo e non, sia l'abolizione delle "tasse sulla malattia" nella forma dei ticket, sia più in generale quell'insieme di investimenti pubblici sulle strutture del servizio sanitario pubblico e di sblocco del turn-over e dei contratti che sono la precondizione per "ridurre" le liste di attesa e incrementare la qualità e la quantità dell'offerta di assistenza sanitaria pubblica !
In "Per una sanità sovversiva", con l'elegante metafora dell'ischemia e dell'infarto, Cavicchi si fa interprete di quanto il senso comune di cittadini e di professionisti della salute denunciano e patiscono in relazione a quella "ischemia" dei finanziamenti del servizio sanitario nazionale così protratta e diffusa che ha già prodotto i "microinfarti sintomatici", costituiti dalla riduzione degli accessi alle cure in Italia a partire dal 2013, dalla riduzione di servizi e dal "superutilizzo usurante ed a rischio di efficacia clinica" dei professionisti della salute, e rischia di produrre "infarti estesi" del Servizio sanitario nazionale e delle sue articolazioni regionali, quali la privatizzazione di interi settori assistenziali in concessione alle assicurazioni private delle larghe intese, Unipol (PD?), Generali, Mediolanum (Forza Italia, Lega, altri di centro destra?).
 
{tab=L'infarto del sistema sanitario}
 
Con efficace nettezza e con importante e pregevole sguardo alla realtà europea ed occidentale egli giudica:
"Il liberismo sta provocando l'infarto del sistema sanitario occidentale. L'unica risposta di sinistra all'altezza è mettere «sotto/sopra» le norme e le prassi attuali, per rilanciare l'idea stessa della «salute pubblica» e battere definitivamente l'«ariformismo passivo» del partito democratico".
Ma il suo appello alla "sinistra" che a vario titolo si occupa di sanità, ma anche alla sinistra in generale, in questo condivisibile, contiene una debolezza che lo inficia e rischia di rinchiuderlo nelle stesse catene del liberismo che vuole spezzare!
Assunta la definizione di mutamento come "qualcosa di immanente, negativo o positivo, che fa parte della realtà in cui viviamo ..." in contrapposizione a cambiamento come "risposta politica che si dà al mutamento" Cavicchi afferma: "Oggi il mutamento con il quale fare i conti riguarda la forma di questi rapporti che sono diventati da una parte spietatamente gerarchici (prima il limite economico poi i diritti) dall'altra fortemente competitivi (risorse contro diritti)." Cioè Cavicchi definisce come immanenti, appartenenti alla realtà, fuori dalla portata della politica e della politica economica in particolare, l'essere prevalente il limite economico sui diritti e l'essere le risorse in competizione con i diritti.
Non è così. Quando si vada ad elaborare e praticare politiche attuative del diritto individuale e dell'interesse collettivo alla salute previsto dall'art. 32 della Costituzione, due sono gli insiemi dei vincoli metodologici e concreti che, reciprocamente interagendo, condizionano lo Stato, e le sue articolazioni regionali e locali: i determinanti la salute da un lato e l'economia politica, comprensiva della economia sanitaria che nella sua dimensione macroeconomica ne è parte, dall'altro.
Circa i determinanti della salute, i fattori cioè la cui presenza modifica in senso positivo o negativo lo stato di salute di una popolazione, accreditati studi internazionali hanno ormai accertato le seguenti stime quantitative dell'impatto di alcuni di essi sulla longevità delle comunità, utilizzata come indicatore indiretto dello stato di salute: i fattori socio-economici e gli stili di vita contribuiscono per il 40-50%; lo stato e le condizioni dell'ambiente per il 20-30%; l'eredità genetica per un il 20-30%, e i servizi sanitari per il 10 -15%.
È inoltre comunque condiviso il fatto che per poter agire sui fattori che determinano la salute è di fondamentale importanza l'esistenza di condizioni definibili come "prerequisiti" della stessa. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Carta di Ottawa 1986) essi sono: l'abitazione, la pace, l'istruzione, l'alimentazione, il reddito, l'ecosistema, la giustizia e l'equità sociale.
Ne deriva in primo luogo ed in generale che va attuato, non già puramente declamato, il principio "la salute in tutte le politiche" a cominciare da quelle attuative dei diritti sociali contemplati dal "catalogo costituzionale", il diritto al lavoro (art.4), il diritto alla salute (art.32), il diritto all'istruzione (art.33), il diritto all'educazione (art.34), i diritti dei minori e delle donne lavoratrici (art.37), il diritto dei lavoratori in ipotesi di infortunio, malattia, invalidità e disoccupazione (art.38, comma 2), tutti da ricondursi al principio di uguaglianza sostanziale (art.3), da quelle direttamente condizionanti gli stili di vita e l'ambiente, (altroché la cementificazione prevista dallo sblocca Italia!).
Ne deriva in secondo luogo che l'accesso e lo sviluppo tecnologico dei servizi sanitari negato dal definanziamento, come più sopra descritto, è sul piano politico certamente incostituzionale e non è escluso lo sia anche sul piano giuridico. Per quanto attiene in particolare lo sviluppo tecnologico e la salute occorre tener presente, in estremissima sintesi, che è in atto nel terzo millennio ciò che gli storici dell'economia chiameranno la terza rivoluzione industriale, frutto dell'interazione di sei nuove tecnologie, microelettronica, informatica, telecomunicazioni, nuovi materiali di sintesi, robotica e biotecnologie.
 
{tab=Le nuove strutture}
 
La terza rivoluzione industriale non solo già condiziona gli ambienti di vita e di lavoro e quindi propone nuove genesi delle malattie somatopsichiche, ma impatta assai profondamente sia sulle "metodologie e sui materiali" delle attività di prevenzione, diagnosi, terapia e riabilitazione sia "sulla organizzazione e sulla struttura dell'offerta". In particolare l'impatto sull'organizzazione del lavoro comporta il superamento della figura del professionista "totipotente" ed "esclusivo esecutore di performance intellettuali e pratiche", quali il medico di medicina generale o l'infermiere professionale "unico", e addirittura dello specialista di "prima generazione" in favore di uno specialismo per specifiche competenze cliniche e strumentali che può già oggi esprimersi esclusivamente in un lavoro di gruppo interdisciplinare e multiprofessionale, includente anche specialisti di ambito non biomedico (psicologi, fisici, chimici, informatici, filosofi, amministrativi, esperti di comunicazione e via dicendo), nelle quali vanno ridefinendosi le competenze e le autonomie professionali che trovano il loro modularsi nella formazione interdisciplinare ed interprofessionale e nella responsabilizzazione e nella capacità di rendere efficaci le performances di gruppo.
L'impatto sulla struttura organizzativa che vede la trasformazione degli ospedali per acuti in centri servizi di alta tecnologia diagnostico-terapeutica, interconnessi in forma "olonico non virtuale" ma concretamente diretta e supportata dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) nelle forme in rapida diffusione di e-health (telemedicina), con i servizi "a domicilio" della popolazione, convenzionalmente indicati con il termine "territorio".
Di qui la trasformazione in atto della struttura del servizio sanitario pubblico, meno e più grandi ospedali per acuti e più "case della Salute" reciprocamente interconnessi, che la sinistra deve promuovere discriminando ciò che è taglio di servizi da ciò che è nuova tecnologia assistenziale cui i cittadini hanno diritto di accedere.
Circa l'economia politica, comprensiva della economia sanitaria, è da osservare che nella misura in cui essa è «la scienza che studia il comportamento umano come relazione tra fini e mezzi scarsi suscettibili di usi alternativi» (L. Robbins), la limitazione delle risorse è condizione che vale in forma mutualmente condizionante ed esclusiva per tutti i fini tesi al soddisfacimento dei bisogni umani, da quelli subalterni ed interessati alla massima remunerazione dei capitali investiti, finanziari e non, a quelli che sinteticamente potremmo definire diritti civili e sociali della persona umana.
Ciò vale in termini generali, e mutatis mutandis , dalla dimensione globale dell'umanità alla dimensione dei singoli individui.
Se è cosi, ed è così, prima di definire limitate le risorse destinabili al servizio sanitario pubblico in Italia, per stare alla dimensione del tema oggetto di queste note, occorre valutare a) se tutti i mezzi finanziari reperibili dallo Stato siano stati reperiti; b) se siano possibili usi alternativi dei mezzi finanziari a disposizione.
Per stare ad a), se tutti i mezzi finanziari reperibili dallo Stato siano stati reperiti, si potrebbero fare valutazioni a cominciare "dalla ridiscussione a fondo del Fiscal Compact", per stare ai giorni nostri ed alla vicenda del governo Tsipras in Grecia, ma anche al programma politico per le elezione europee del 2014 della lista italiana "L'Altra Europa con Tsipras", si potrebbe continuare con la valutazione circa l'emissione di titoli di stato italiano dedicati al mercato interno, come suggerito da autorevoli economisti [1], e con " La tassazione progressiva dei patrimoni " suggerita da T. Piketty [2] ed anche con l'efficacia delle misure contro l'evasione e l'elusione fiscale, ma anche contro la "sottocontribuzione fiscale", come non è avvenuto ad esempio nel caso della delega fiscale il cui art il 19 bis, che stabilisce la depenalizzazione di evasione e frode fiscale al di sotto della soglia del 3% dell'imponibile!
Per stare al punto b), se siano possibili usi alternativi dei mezzi finanziari a disposizione, necessita operare una valutazione di cost/utility (costo/opportunità), che è l'essenza dell'economia politica in generale e non solo della sua componente sanitaria, e di farlo applicando tale valutazione, per scendere in medias res , a tutti i capitoli di quel bilancio dello Stato (l. 191/03.12. 2014) che per il triennio 2015 – 2017 ha previsto spese complessive per circa 850 mld di euro, non fermandosi certo al limite dei 112.062.000.000 euro per l'anno 2015, stabiliti dalla legge di stabilità del Governo Renzi, passibili di decurtazione in virtù del contributo al contenimento della finanza pubblica per gli anni 2015-2018 che le Regioni a statuto ordinario devono assicurare per circa 4,5 mld di euro e quindi passibili di ulteriore discesa sotto i circa 111 mld stanziati per il 2013 ed addirittura i circa 109,3 miliardi, in lieve flessione rispetto al 2012, realmente rendicontati dalla Corte dei Conti! [3], che la spinge ad osservare: "Necessario un sistema che preveda una maggiore tutela delle fasce di popolazione caratterizzate da un reddito modesto in relazione alla numerosità dei componenti del nucleo familiare"!
Proviamo ad elencarli? O a sinistra ci intendiamo e citiamo emblematicamente gli F.35 e le "missioni" militari all'estero, tra le quali le azioni di guerra non dichiarata in Siria, lo "Sblocca Italia", e via citando.
Analogamente si deve procedere per i bilanci regionali (!). E' infatti a livello regionale, di tutte le regioni indipendentemente dalle maggioranze di centro destra o di centro sinistra, che si situano oggettivamente, per il "centralismo" che caratterizza 22 Servizi Sanitari Regionali nel controllo delle nomine del management, le responsabilità a proposito delle sei tipologie di corruzione nelle aree di assistenza sanitaria prese in esame:
▪ erogazione dei servizi medici;
▪ aggiudicazione di appalti;
▪ rapporti commerciali illeciti;
▪ uso improprio di posizioni di prestigio;
▪ richieste di rimborso ingiustificate;
▪ truffe e malversazioni relative a medicinali e a dispositivi medici, come indica il Rapporto a cura di ECORYS & EHFCN sulla corruzione nella Sanità in UE.
Tale rapporto indica anche che la principale spinta al diffondersi di abusi in tutti questi campi è l'accettazione, o perlomeno la tolleranza, del fenomeno. Le stime più accreditate circa il tasso medio di corruzione e frode in sanità sono quelle di Leys e Button che nel 2013 lo hanno stimato in 5,59%, con un intervallo che varia tra il 3,29 e il 10% della spesa complessiva. Per la sanità Italiana, la cui spesa si aggira sui circa 110 Mld di euro anno, se si applicassero questi valori la stima dei costi/sprechi da corruzione potrebbe attestarsi attorno 6 Mld di euro all'anno [4].
En passant, sarebbe opportuno discutere di autonomia legislativa, amministrativa e fiscale delle regioni, e la sinistra dovrà farlo, distinguendo le versioni "federalistiche" antisolidaristiche di stampo leghista dalle versioni con finalità di responsabilizzazione dei presidenti e dei consigli regionali su politiche di ottimizzazione d'uso delle risorse pubbliche per la sanità, in funzione anticorruzione e antifinanziamento illecito per preservare posizioni di vantaggio elettorale con il voto di scambio diretto ed indiretto, inutile tentativo ad oggi (!) ma obbligo costituzionale e dovere di chi amministra, anche se non fosse costretto a farlo in un contesto liberista imposto dallo stato centrale e dalla Troika, ma keynesiano ed attuativo del mandato costituzionale, come la sinistra radicale italiana, Cavicchi e chi scrive auspicano e sostengono possibile e doveroso.
Per concludere, in sintonia con Guido Viale che su "Il Manifesto" [5] a proposito della rinegoziazione e l'abbattimento del debito pubblico, mi pare opportuno costituire "un gruppo di lavoro che scavalchi le divisioni tra le diverse componenti delle forze che si oppongono alle politiche di austerità" per elaborare una "Altra Legge di Stabilità 2015-2017", che imbocchi la strada della tassazione progressiva dei patrimoni ed operi una riconversione della spesa pubblica dai capitoli che mettendo a repentaglio la politica di pace, l'ambiente ("Sblocca Italia") ed il diritto alla salute, nella accezione più sopra richiamata come risultante e paradigma diritti sociali costituzionalmente statuiti, e punti sugli investimenti ecosostenibili, sulla cultura e le nuove tecnologie e sul welfare pubblico, nella convinzione che così facendo la casta finanziaria e quelle collegata perderebbero un po' di capitale mal investito e la società italiana guadagnerebbe in crescita del PIL e dell'economia, in well-being e quindi anche in salute.
"I soldi per la sanità ci sono". Cambiamo paradigmi: non "prima il limite (vincolo) economico poi i Diritti" ma "I Diritti limite (vincolo) dell'Economia", non "risorse contro diritti" ma "diritti come risorse".
* Medico Sanità Pubblica
 
Note
[1] "Risolviamo la crisi dell'Italia: adesso!" - Uscire dalla depressione con l'emissione di "moneta statale" a circolazione interna" - Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Luciano Gallino, Enrico Grazzini, Stefano Sylos Labini - Associazione Paolo Sylos Labini, Posted by Stefano Sylos Labini / In Politica / novembre 26, 2014
[2] "Il Capitale nel XXI secolo" T. Piketty Ed. Bompiani 2014
[3] Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica – Corte dei Conti, Maggio 2014
[4] 1° LIBRO BIANCO ISPE-Sanità sulla Corruption in Sanità! 18.09.2014
[5] I nove passi per ripudiare il debito pubblico G. Viale, Il Manifesto 07.01.2015

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