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Il Coronavirus in Europa ha terremotato l'austerità

  • Pubblicato in UE

L’Ue sospende l’austerità. Ora la sinistra lotti per una solidarietà keynesiana

bruxelles parlamento europeodi Aldo Pirone - La pandemia da Coronavirus ha avuto in Europa l’effetto di un terremoto non solo economico. In poche settimane tutti i capisaldi dell’arcigna politica di austerità con cui ci eravamo familiarizzati sono spariti. Il loro simbolo era quel 3% del rapporto deficit-Pil che ogni anno faceva dannare tutti i governi con un debito pubblico stratosferico come il nostro. I nostri governanti erano soliti presentarsi con il cappello in mano a Bruxelles per avere una qualche flessibilità che ci consentisse, o meglio consentisse ai nostri “lor signori”, di continuare a fare le cicale, trascurando l’evasione fiscale, le povertà e le diseguaglianze crescenti, la precarietà del lavoro, i bassi salari e operando tagli alla sanità e ai servizi di welfare.

Dopo qualche stonatura iniziale, la musica nelle alte sfere di Bruxelles ha cominciato a cambiare. In poche settimane, addio al patto di stabilità, al Fiscal Compact, al divieto degli aiuti di Stato, al pareggio di bilancio, al totem del 3% e alla riduzione a marce forzate al 60% del debito pubblico. Tutte cose travolte dalla pandemia nello spazio di pochi giorni e abbandonate dall’Ue nella cantina dei ferri vecchi. Poi sono cominciati ad arrivare i provvedimenti. A iniziare è stata la Bce, istituzione che funziona a maggioranza dei componenti, che ha allargato l’acquisto dei titoli di Stato (750 mld) per tenere basso lo spread, soprattutto dei paesi con un elevato debito pubblico. Poi sono arrivati i prestiti a basso tasso d’interesse: Sure (Cig), Bei (investimenti) e il facoltativo Mes (sanità): in tutto circa 540 mld . Per ultima è arrivata la proposta di 750 mld (500 a fondo perduto) del Recovery fund, ribattezzato “Next Generation Eu”, collegato alla proposta di portare a 1.100 mld il Bilancio europeo. Insomma, l’Ue, nelle sue varie istituzioni economiche, intende mobilitare complessivamente 3.140 mld. All’Italia ne arriverebbero circa 479 lordi.

Il “Next generation Eu” appare lo strumento più innovativo per diverse ragioni: a) sarebbe finanziato attraverso l’emissione di titoli europei; b) potrebbe prevedere tasse europee come la digital tax e quelle su emissioni inquinanti, grandi multinazionali che beneficiano del mercato unico europeo e plastica; c) i fondi sarebbero assegnati su programmi precisi nei settori previsti, in particolare su transizione green e digitalizzazione, presentati dagli Stati nazionali e controllati dalla Commissione europea. Tutto ciò, gestito dalla Commissione diretta dalla von der Leyen, introduce un elemento federalista e solidale nella gestione dell’economia europea a Trattati vigenti. Al tempo stesso, fa risaltare gli ostacoli di tipo intergovernativo e “confederale” che ostacolano la tempestività dell’azione dell’Ue. È del tutto assurdo che per avere operativi 1.850 miliardi di Bilancio e del nuovo fund, bisognerà aspettare il negoziato, per niente facile, dei capi di governo dei 27. Con il risultato che potrebbero essere disponibili solo ai primi dell’anno prossimo. Quando il babbo potrebbe essere morto.

Sul piano economico e sociale le altre contraddizioni europee si acuiscono in mancanza di politiche fiscali omogenee (dumping di paradisi fiscali), del lavoro (diritti dei lavoratori), del controllo dei movimenti finanziari speculativi, delle delocalizzazione industriali, del welfare e della sanità. Per non parlare della politica di difesa ed estera e della permanenza nell’Unione di paesi che abbandonano i valori della democrazia antifascista e anti-xenofoba (Polonia, Ungheria ecc.). Il cambiamento solidaristico e keynesiano in corso reclama un salto dell’Ue anche sul piano della governance istituzionale. S’impone un allargamento del principio federalista, il superamento dell’unanimismo intergovernativo di tipo confederale, l’aumento dei poteri della Commissione e dell’Europarlamento.

Ovviamente su tutti gli interventi economici proposti e succintamente prima riassunti, si può e si deve discutere, si possono avere tutte le prudenze del caso, guardare bene le condizionalità, scandagliare i limiti quantitativi e qualitativi, ma l’esame dell’albero non può nascondere la vista della foresta. Chi da sinistra ha combattuto con rigore e determinazione la politica di austerità neoliberista ribadita dopo la crisi del 2008-11, criticando a fondo e respingendo il riformismo subalterno al neoliberismo, deve cogliere l’inizio del mutamento per cui si è battuto e starne all’avanguardia. E ciò proprio per spingere verso il superamento urgente delle contraddizioni economiche e di funzionamento istituzionale suaccennate e nella direzione della solidarietà progressista sovranazionale in Europa. C’è chi teme che una volta passata la pandemia, l’Ue torni alla vecchia politica di austerità. Timore non infondato ma che non deve paralizzare. Il modo migliore per evitare un tragico ritorno è proprio quello di lottare affinché il cambiamento iniziato si allarghi a tutto campo.

Le scottature patite con la politica di austerità devono rendere l’occhio vigile, non cieco.

 

 

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Agenti e detenuti uniti nella solidarietà

Donati alla Caritas di Frosinone beni per famiglie in difficoltà

Donazione dal Carcere 05 2020 minLa solidarietà oltrepassa anche i muri del carcere. Questo il forte messaggio che arriva dalla casa circondariale di Frosinone. Gli agenti di polizia penitenziaria dell’istituto hanno organizzato una colletta alimentare per l’acquisto di beni di prima necessità per le famiglie indigenti del territorio. Anche i detenuti non hanno voluto far mancare il loro sostegno, contribuendo all’iniziativa benefica.

Nei giorni scorsi, è avvenuta la consegna dei beni raccolti, consegnati ai volontari della Caritas della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino che provvederanno alla distribuzione.
L’ente pastorale della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, attivo in questi mesi nel sostegno delle famiglie in condizioni di necessità, è stato infatti individuato per distribuire i beni donati attraverso la sua rete di centri di ascolto parrocchiali, diffusi su tutto il territorio diocesano.
La consegna (in foto) è avvenuta alla presenza della Direttrice della Casa Circondariale, Teresa Mascolo, del comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria Elio Rocco Mare, del cappellano don Guido Mangiapelo e del Direttore della Caritas Marco Toti.

DICHIARAZIONE DELLA DIRETTRICE CASA CIRCONDARIALE
«La Casa Circondariale di Frosinone ha dato voce – attraverso un gesto di solidarietà da parte degli operatori e da parte dei detenuti – ad un messaggio di vicinanza alle persone che, ancor più in questo periodo di emergenza, soffrono un disagio sociale. Il carcere viene alla ribalta spesso per episodi negativi: questa stessa Casa Circondariale è balzata alle cronache per la rivolta dell'8 marzo u.s.; ma dal carcere possono venire fuori anche iniziative positive: la raccolta e la donazione di beni di prima necessità è testimonianza di generosità e solidarietà alla comunità esterna. Ed io ne sono particolarmente contenta e fiera.
Grazie a tutti coloro che hanno contribuito e grazie alla Caritas che ci ha permesso di esprimere valori importanti di aiuto, altruismo e fratellanza. Grazie di cuore!»

DICHIARAZIONE DI MARCO TOTI
«Come Caritas diocesana di Frosinone-Veroli-Ferentino ringraziamo la Direttrice della Casa Circondariale, gli agenti e la popolazione ospitata per averci affidato l’importante compito di distribuire la loro donazione.
In questi mesi di emergenza non abbiamo fatto mancare il nostro sostegno a chi era in difficoltà, e grazie alla rete diocesana siamo riusciti a distribuire a centinaia di famiglie beni di prima necessità. La donazione è particolarmente significativa perché arriva anche dai detenuti. È un ulteriore tassello di quello che il nostro Vescovo mons. Spreafico chiama “contagio positivo del bene” che ci fa sentire tutti uniti».

 

 

 

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La beata innocenza del perbenismo

 Il caso di Silvia Romano raccoglie tutti i vizi dell'italiana faziosità

silviaromanodallafinestra 350 mindi Maria Giulia Cretaro - Succosi aneddoti di difesa a spada tratta che spesso tradiscono la causa più di chi la martirizza senza delicatezza alcuna.
È la prassi del belpaese, una modalità troppo nota per essere abbandonata. Esiste, secondo questa logica, una netta demarcazione tra buoni e cattivi e nessuno può presupporre che a volte sia solo tratteggiata.
Il caso di Silvia Romano raccoglie tutti i vizi dell'italiana faziosità, trascritti con una retorica fin troppo inflazionata e per nulla originale. Le argomentazioni cessano, il tifo sale, così si perde di vista il focus e ci si pone nuovamente gli uni contro gli altri.

È tornata a casa una giovane ragazza rapita e sequestrata per 18 mesi, ma è stato dimenticato nel giro di qualche saluto istituzionale e di un abbraccio ai familiari. Lo hanno rimosso gli odiatori, ma ancor più grave, l'hanno accantonato i suoi difensori. Perché la dialettica di riabilitazione di Silvia Romano dopo gli attacchi è stata semplicemente tifata e sventolata, affidata alla più spicciola dialettica.

Un paese intero la rivoleva a casa, ma di fatto nessuno l'ha accolta davvero. Non l'hanno fatto gli insulti, non l'hanno fatto le parole macchiate di depersonalizzazione. L'Italia e gli italiani l'hanno guardata come un vessillo da innalzare o disprezzare, ma pur sempre come trofeo. Ne è stata mistificata l'idea senza neanche mettere in dubbio i buchi di una storia che di fatto esistono.

È tornata diversa da come è partita Silvia Romano eppure a tenerne conto è solo chi l'ha giudicata. Chi l'acclama sembra tralasciare dettagli, non mettendo nulla in discussione, non chiedendosi cosa davvero possa essere accaduto. L'odio, mai giustificabile e autorizzato, andrebbe combattuto con argomentazioni viscerali, non con botta e risposta che muovono solo dalle accuse. Il velo che oggi indossa Silvia, non va solo tronfiamente difeso per la libertà di culto, va piuttosto rispettato e magari compreso. Ricondotto a quell'anno e mezzo di prigionia che inevitabilmente avrà lasciato segni più o meno visibili, nascosti per sempre tra cui chicchi di sabbia e terra. La sua storia è stata tramutata come tante altre, nel racconto tortuoso di una politica che discute, urla e si batte sul petto. Due parti, due idee e il fatto di turno diventa solo lo spot da rimpallarsi.

Silvia Romano è stata vittima dei pungoli della ferocia quanto del buonismo di chi l'ha resa un cliché. Forse non sarebbe voluta essere la santa eretta a paladina dei diritti sociali o il simbolo di un credo libero, il baluardo della mentalità aperta. Quanti che oggi la difendono, si sono realmente chiesti cosa ha vissuto tra quegli abissi di Africa? Cosa ha significato tornare nuovamente al mondo? Domande sbagliate, risposte fuorvianti e la battaglia tra giusto e sbagliato impazza lasciando indietro il cuore della storia.

La drammaticità celata dietro il sorriso con cui lei stessa si è raccontata, è stata già scalzata via. Ora ci sono l'Islam, la donna, la religione e la libertà.

Quanto tutto questo riguardi Silvia o sia soltanto l'ennesimo anelito di politica spicciola, è un'altra storia che ci negheremo.

 

 

 

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Informare per rassicurare, motivare, allargare la solidarietà

Covid 19 e dovere d'informazione completa

Sindaco di Sora 350 minIeri, 8 aprile 2020, sulle pagine Facebook di UNOeTRE.it, intorno alle ore 17,30 abbiamo dato conto, quale “Ultimora”, dell’aggiornamento della ASL che informava della situazione sanitaria relativa la Covid 19: 14 nuovi casi prevalentemente nei cluster di Veroli e di Cassino (città Bianca e S. Raffaele ndr).
Questo comunicato contiene notizie negative e altre incoraggianti, ma è un positivo segnale dal punto di vista dell’informazione, finora assolutamente insufficiente per tutti i cittadini di questa provincia.

Fino a questo comunicato di cui stiamo parlando abbiamo potuto solo segnalare, sulle nostre pagine, l’encomiabile esempio di corretta informazione da parte di una istituzione: il Comune di Sora. Anche l’8 aprile, con assoluta costanza e puntualità quotidiana, il suo sindaco Roberto De Donatis, ha dedicato un video, sulla pagina Facebook del suo comune (https://www.facebook.com/comunesora) in cui nei primi 3 minuti ha comunicato il bollettino della giornata con la conferma che oltre ai già 34 casi noti nessun altro se n’è aggiunto. Ha anche accennato ad alcune situazioni in provincia relative ad altri comuni di cui i cittadini magari non sono neppure informati. Ci sono altri Sindaci che usano la stessa forma di comunicazione? Ce ne diano informazione e pubblicheremo anche i loro video sulle nostre pagine di Facebook.salute 350 min

Siamo di fronte ad un grande problema: come le Istituzioni informano i cittadini: quanti malati e dove, quanti contagiati, quanti guariti? Quali sono le sagge misure di restrizione adottate, quali? Come si svolge l’azione delle forze deputate ai controlli? Si fanno i controlli e in che modo? Si svolgono regolarmente iniziative di sanificazioni di suoli ed altro?

All’esempio di Sora fa da contraltare un altro, comprovato e documentato da una richiesta di informazioni che mancano: Veroli.
Il segretario provinciale di Articolo UNO ha sentito l’obbligo di chiedere notizie …. Con “Oggetto : Situazione Emergenza Sanitaria Covid 19 INI Città Bianca Veroli”, ha chiesto al Sindaco Simone Cretaro, al Presidente del Consiglio Comunale Cristina Verro e al Presidente Commissione Salute dott. Lombardi, di far conoscere lo stato di salute della popolazione e delle strutture sia pubbliche che private esistenti sul territorio, di dare conto in maniera esplicita, a tutti i verolani della eventuale verifica relativa ai dati preoccupanti provenienti dai cluster della Città Bianca INI con sede in Via Foiano, 4, 03029 Veroli FR.
Chiedendo, inoltre, una “accurata relazione” circa le tutele degli ospiti dopo aver ispezionato o richiesto ispezioni, agli organi incaricati, delle condizioni ambientali e sanitarie riguardo l’emergenza Covid19, in modo che risultino a tutta la città con certezze verificate, quantificate per essere certi degli eventuali pericoli incombenti per i pazienti e il personale sanitario nel rispetto della direttiva Seveso.

Tutto questo ci conferma di quanto sia stata giusta la nostra richiesta alle Istituzioni della provincia, pubblicata domenica scorsa.
Un vero e proprio appello alla responsabilità e al buon senso delle Istituzioni di questa provincia a partire da quelle governative a quelle sanitarie.
Si può mettere a disposizione un osservatorio che fornisca quotidianamente i dati di ogni? Disaggregati per gravità di condizione sanitaria e per dislocazione territoriale?

L’appello si è posto il problema della credibilità. Chi può garantirla? Oggi un organo che rappresenti il governo. La Prefettura di Frosinone pubblichi sulla sua pagina Facebook (https://www.facebook.com/Prefettura-Frosinone-36022864415175) tutti i giorni, alla stessa ora gli aggiornamenti della situazione su tutto il territorio del frusinate. Ad oggi risulta aggiornata solo al 3 aprile.

Indicando come contagi, infetti e guarigioni come sono distribuiti sui singoli territori comunali. In quali aree dei comuni? Al centro, nelle frazioni e in quali numeri? Nell’appello abbiamo scritto «Nessuno, nessuno, vuole i nomi, nè li chiederà mai, ma se un cittadino vive in uno stabile, in un condomino, in un agglomerato di case dove c'è un contagiato, lo deve sapere, ha il diritto di sapere che nell'area in cui vive c'è del probabile contagio e, quindi, deve essere molto prudente con moltissima diligenza. Come deve sapere quale struttura sanitaria è intervenuta per seguire quel caso o quei casi e, soprattutto, deve essere rassicurato che chi è contagiato rispetta le disposizioni a cui sono soggetti per legge malati e non malati secondo le misure ristrettive delle nostre libertà e le conseguenti disposizioni». Non si ha la sensazione che i controlli vengono eseguiti con continuità.

Tutti le Istituzioni, fra cui i Comuni, dispongono di un sito web e molte anche di una pagina Facebook dove pubblicare tutte le informazioni e i dati della situazione. È troppo chiedere questa trasparenza alle Istituzioni tutte, Sindaci compresi?
Sembra circolare uno strano convincimento. Del seguente tipo: far conoscere la reale situazione spaventa. Ma più spaventati di così, non basta?

Siamo convinti dell’esatto contrario: il silenzio, la percezione del non detto preoccupa molto di più. Ingenera sfiducia anche verso quelle istituzioni che non lo meritano, perché stanno facendo sforzi eccezionali che solo per declamazione veniamo a conoscere o magari quando comunicano le morti di medici, infermieri e forze dell’ordine morti. Queste comunicazioni sono la conferma che esiste un gravissimo pericolo del quale come cittadini conosciamo poco, molto poco, almeno per quello che ci circonda. Se per caso viviamo in un’area meno drammaticamente colpita, come sembrerebbe la nostra, perché non informare accuratamente della situazione meno grave e incoraggiare in modo da far affrontare le misure di restringimento con serenità e assoluto convincimento della loro efficacia?

La verità fa bene e rafforza la solidarietà.

 

 

 

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Solidarietà all'ombra del covid 19, Alatri chiama Cina

Coronavirus: catena di solidarietà tra Alatri e la Cina, di Paola Rolletta

Rossella Sgambato con studenti cinesi 350 minUna catena di solidarietà di giovani che parte da Alatri arriva in Cina e torna ad Alatri. Un’alleanza contro il Coronavirus che si è cementata attorno alla scuola di lingua italiana “Io studio italiano” per studenti cinesi dei programmi Turandot e Marco Polo che l’Associazione Gottifredo ha istituito cinque anni fa nel centro laziale e che oggi, nell’emergenza, si sta rivelando una vera e propria “risorsa” cittadina.

La storia è semplice. Qualche giorno fa sulla pagina Facebook di un gruppo chiamato Alatri attiva è comparso l’appello, lanciato da alcuni suoi componenti, per raccogliere fondi per l’acquisto di mascherine, tute, occhiali protettivi da destinare agli operatori del locale ospedale San Benedetto, in grandissima difficoltà nel fronteggiare i casi di contagio ed esposti a essere a loro volta contagiati con le conseguenze personali ma anche collettive immaginabili. Ma dove acquistare queste attrezzature, non facilmente trovabili sul mercato italiano e spesso solo a prezzi da “speculazione”? È a questo punto che sono intervenuti gli studenti cinesi di “Io studio italiano” (di cui è socio d’onore anche l’Università di Cassino) che, tramite la coordinatrice del corso, Rossella Sgambato, 29 anni, si sono offerti di far da tramite con i loro genitori in Cina per reperire in quel paese i dispositivi necessari e farseli poi inviare in Italia.

“E’ un’iniziativa che avevamo già fatto per il Consorzio di cooperative sociali Parsifal (uno dei più grandi dell’Italia centro-meridionale, ndr), socio sostenitore della nostra Associazione e della scuola – spiega la dottoressa Sgambato – e i risultati erano stati soddisfacenti, sia per la qualità dei prodotti sia per il prezzo, perché i nostri studenti e i loro genitori l’hanno presa come un modo di dimostrare amicizia a noi e alla nostra città mettendosi a completa disposizione”.

Già dalla notizia dei primi due casi positivi a Roma, la coppia cinese ricoverata alla Spallanzani, i genitori dei 22 ragazzi cinesi, tutti provenienti da Nantong nella provincia di Jiangsu, hanno chiesto ai loro figli in Italia di usare le mascherine. “Non erano visti di buon occhio dalla popolazione locale che vedendoli con le mascherine temeva che fossero portatori del virus e responsabili di un eventuale contagio”, racconta Rossella Sgambato. Questi giovani studenti, presenti ad Alatri da novembre dello scorso anno, in modo responsabile e civile, hanno da subito preso in parola le raccomandazioni dei loro genitori in Cina, e anzi hanno fatto di più. Si sono attivati per acquistare in Italia mascherine da inviare ai loro genitori perché anche da loro c’era scarsità di protezione. “Le abbiamo acquistate da una società di Torino e le abbiamo inviate ai nostri genitori”, ci racconta Lu Jiajun, conosciuto con il nome italianizzato di Luciano, studente di 24 anni. “Ora sono i nostri amici di Alatri che hanno bisogno delle mascherine e ci siamo attivati con i nostri genitori in Cina per comprarle e farle arrivare qua. Tutti i giorni, prima della lezione on-line di italiano, con Rossella e i nostri genitori in Cina facciamo il punto della situazione sul nostro gruppo Wechat. Oggi sappiamo che i nostri genitori si stanno attivando per far arrivare altro materiale per gli ospedali di Alatri e Frosinone”.

Sull’onda di questa positiva esperienza, Anna Rita Pelorossi, una stimata fisioterapista che è tra gli organizzatori della raccolta dei fondi, ha chiesto la collaborazione di “Io studio italiano” che, ha stabilito un contatto con una azienda di Shanghai in grado di produrre e spedire da noi 6000 mascherine, 250 occhiali, 100 tute, 3 termometri a tempo di record. “Un grande aiuto – vuole sottolineare Rossella – ci è stato dato da Lu Jiajun, che è stato un intermediario efficace e del tutto disinteressato”. “Da noi – racconta il giovane, che parla già un ottimo italiano – era già successo prima e perciò eravamo più preparati, sapevamo a chi chiedere e come fare”. La fornitura è ora in viaggio, sta nelle mani di un corriere internazionale, e l’arrivo viene annunciato ormai prossimo.

Ma non sarà l’ultimo carico. Il Consorzio Parsifal, infatti, ha chiesto per gli operatori delle sue cooperative altre mascherine. Alla lista si sono subito aggiunti privati e imprenditori filantropi desiderosi di aiutare chi è in prima linea nella lotta al virus. Un’inaspettata “via della seta” si è aperta tra la Cina ed Alatri, grazie a un’intesa di giovani.

02/04/2020

 

 

 

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Solidarietà: 2 stili a confronto

Emergenza Covid 19 - Ceccano

le mascherine artigianali 350 mindi Angelino Loffredi - Questa mattina mentre svolgevo la solita ora di camminata per fronteggiare l’insidia della glicemia che mi perseguita da tanti anni mi sono visto affiancato da una macchina della Polizia Comunale.
Ecco, ho pensato, sicuramente ho dimenticato di rispettare l’ultimo provvedimento antiCorona virus. Invece no, due vigili ben coperti da mascherine con un fare amichevole mi hanno domandato se volevo una mascherina. Ho risposto di si.

Ho chiesto se la loro era una iniziativa del Comune, ma hanno precisato che un concittadino aveva preparato mascherine da assegnare gratuitamente ai Ceccanesi. I due vigili appunto si stavano impegnando a distribuirle. A quel punto mi è sembrato naturale chiedere il numero di cellulare dell’autore del magnifico gesto per ringraziarlo direttamente ma la sorprendente risposta è stata “Vuole mantenere l’anonimato“.

A quel punto è scattato automaticamente il confronto fra la donazione di Berlusconi e relative amplificazioni mediatiche, di cui l’avvocata Carla Corsetti ha doverosamente commentato con https://www.unoetre.it/informazione/cronache-italiane/item/8032-10-milioni-non-compreranno-il-nostro-perdono.html ed il modesto artigiano ceccanese.

Insomma due stili completamente diversi. Mentre ritornavo a casa vi confesso che pur tra tante notizie catastrofiche quella del Ceccanese che vuole rimanere nell’ombra mi ha fatto apparire quella di oggi una bella mattinata, un raggio di sole fra tante tenebre.

Ceccano 19 marzo 2020

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

zip.png Modulo di autocertificazione
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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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Solidarietà lavoratori Burgo di Sora con quelli Reno de Medici

Solidarietà

Reno De Medici 390 minI Lavoratori iscritti alla SLC CGIL della Cartiera Burgo di Sora, esprimono solidarietà e vicinanza alle Lavoratrici e ai Lavoratori della Cartiera Reno de Medici di Villa Santa Lucia, che in questi giorni stanno lottando per la difesa del proprio posto di lavoro.

Sappiamo che il nostro territorio non offre opportunità di lavoro alternative, quindi uno Stabilimento importante come quello della Reno de Medici deve essere difeso a tutti i costi, con la consapevolezza che l’ambiente e la salute pubblica devono essere sempre preservate, pertanto ci auguriamo che si trovino al più presto soluzioni sostenibili per permettere il riavvio completo dello stabilimento.

Noi ci faremo trovare pronti, nel caso dovesse servire e ci uniremo alla giusta lotta per il lavoro, l’occupazione e la sostenibilità ambientale.

Un caro saluto ai nostri Colleghi.

 

Dai lavoratori SLC - CGIL Burgo di Sora
Lotte sindacali per il lavoro

 

 

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Incontro tra le Associazioni che si occupano di solidarietà e accoglienza

comunitàsolidali 350 minQuesto pomeriggio presso l’Associazione Grid, su invito di Comunità Solidali, si è svolto un incontro tra le Associazioni della provincia di Frosinone che si occupano di solidarietà e accoglienza.

Erano presenti:
Marco Toti direttore della Caritas di Frosinone-Veroli-Ferentino, Paolo Iafrate - Oltre l’Occidente, Gino De Matteo -Città Futura, Carmelo Selvaggio - SconfinataMente Anagni , Alice Popoli –Comunità Sant’Egidio Frosinone, Rino Tarallo-USB Cassino, Gianni Paciotta-Caritas Parrocchiale Frosinone, Alpha Diallo –Associazione Comunità Africana di Cassino, Cassino, oltre a privati cittadini sensibili al problema.

Il fenomeno migratorio, che ha spinto Comunità Solidali a costituirsi un anno e mezzo fa dopo i fatti della Diciotti, ci ha fatto sentire l’esigenza di confrontarci con chi sul territorio opera già attivamente, al fine di costituire una rete strutturata che abbia la capacità di confrontarsi con le istituzioni e con la politica, affinchè il fenomeno migratorio venga gestito, non solo come problema di ordine pubblico, ma come fatto sociale ed umanitario.

La dinamica migratoria, acuitasi dal 2011 con le guerre in Libia ed in Siria, ha reso il problema di difficile gestione e i governi che si sono succeduti hanno intrapreso strade sempre più restrittive, sia per quanto riguarda il soccorso, sia per quanto riguarda l’accoglienza, il riconoscimento dello status di rifugiato e di aiuto umanitario. Le politiche migratorie, per motivi di consenso, inculcando la paura del diverso, hanno contribuito a generare un clima di razzismo e di odio che si somma ai gravi problemi provocati dalla crisi economica che ha acuito le diseguaglianze.

Noi pensiamo che il fenomeno migratorio vada gestito con la conoscenza e l’interazione poiché il migrante non è una categoria astratta ma una persona con una storia e una vita, che non ha bisogno solo di pratiche burocratiche (che pure sono fondamentali) ma di empatia e di un progetto di vita.

Le varie realtà che si sono incontrate oggi, pur nella loro diversità, culturale, politica e religiosa, hanno convenuto che occorre far fronte con la solidarietà alle esigenze immediate di chi si trova in una situazione di fragilità e di bisogno ma, nello stesso tempo, adoperasi fortemente affinchè le politiche disumane che sono state attuate vengano al più presto superate, poiché, oltre ad aver inciso sull’accoglienza e sulla vita dei migranti, hanno tolto lavoro anche ai cittadini italiani che operavano nei centri di accoglienza. Senza contare che le più alte istituzioni locali possono decidere senza appello azioni contro chi solidarizza e sostiene le lotte per una convivenza umana e civile.

Sappiamo che esistono forze buone che rappresentano la parte migliore del Paese e che fino ad ora hanno giocato “in difesa”. Pensiamo sia ora di attaccare.
Non lasciamo cadere questi bagliori di una comunità migliore, proviamo a creare e a far camminare questa rete per cominciare a reagire insieme a questo clima d’intolleranza violenza ed odio.
Proprio per continuare questo percorso, ci siamo dati appuntamento sabato 25 gennaio alle ore 16,00 presso Grid in Corso della Repubblica n. 48 Frosinone
Frosinone 18/01/2020
Comunità Solidali Frosinone

 

 

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Un italiano in Iraq ci racconta cosa accade lì

iraq attentato italia incursori oggi non rientreranno 390 minLa sezione di Latina del Movimento Federalista Europeo vuole condividere la testimonianza di un proprio militante attualmente in servizio in Iraq, Luigi Pappalardo. UNOeTRE.it è assolutamente disponibile a soddisfare questa richiesta di condivisione, dal momento che ancora una volta il mondo ha davanti uno scenario di guerra possibile. Sentiamo forte l'esigenza di superare gli egoismi internazionali e di garantire all'Europa e all'intero globo la pace, cosa possibile soltanto con le unificazioni regionali di tipo federale a cominciare dall'Unione europea.

Ogni volta salutiamo l’anno che si chiude con rimorsi per gli errori commessi, ma con la speranza che l’anno che verrà possa essere migliore, che le guerre possano magicamente finire nel nuovo anno e le persone possano vivere la loro vita in pace e serenità in tutto il mondo. Ma ecco che anche il 2020 viene rovinato sul nascere da una nuova guerra.

Questa volta per me però è particolarmente straziante, perché quest’anno per la prima volta non mi trovo nella mia Latina a guardare da lontano, ma sono qui, dove la vita di milioni di persone sta per essere stravolta dall’ennesima guerra. Mi chiamo Luigi, sono stato segretario della locale sezione e militante del Movimento federalista europeo, e da qualche mese lavoro nella cooperazione internazionale nel Kurdistan Iracheno nel Governatorato di Erbil. Lavoriamo in una città meravigliosa, che in solamente due anni si è rialzata dalle tragedie lasciate dall’ISIS, conoscendo alcuni dei protagonisti di questa ricostruzione e centinaia di persone che ogni giorno lavorano per rendere questo paese un posto migliore.

La mattina del 3 gennaio 2020 però tutto è cambiato, ancora. L’espressione sul viso di tanti amici e amiche è cambiata e tutti cerchiamo di fare previsioni di quello che sarà il futuro qui. La regione del Kurdistan gode di un’autonomia speciale che ci assicura un buon grado di sicurezza, qui lavoriamo per lo sviluppo economico e sociale della popolazione, mentre nel resto dell’Iraq altri amici ancora lavorano alla ricostruzione, dove le macerie dell’ISIS sono ancora visibili.bandiera della pace 350 min

Poi ci sono gli amici di Baghdad, con cui ho trascorso il primo Natale iracheno, che da oltre tre mesi aiutano i ragazzi e le ragazze che protestano a Piazza Tahrir contro un governo diviso per etno settarismi, i quali membri governano per tutelare gli interessi particolari dei propri gruppi etnici o settari. Proprio da questa forma di governo che ha soppresso i musulmani sunniti, rei di aver appoggiato Saddam Hussein prima del 2003, è nato l’ISIS. La storia dell’Iraq è una storia di soppressori e soppressi che si scambiano di ruolo nel corso dei decenni. Per questo, i ragazzi e le ragazze di Piazza Tahrir protestano pacificamente al grido di “ Siamo tutti iracheni”, spesso proprio sulle note della nostra “Bella Ciao” cantata in arabo e in italiano, rigettando le divisioni etniche, politiche e religiose.

Protestano anche contro il controllo che l’Iran ha ottenuto sul governo iracheno, dopo aver contribuito in maniera significativa grazie alle milizie iraniane di Qasem Suleimani a sconfiggere l’ISIS. Protestano perché da quella vittoria del 10 dicembre 2017 le milizie iraniane non hanno mai lasciato l’Iraq. E proprio queste milizie vengono oggi utilizzate dal governo iraniano per attaccare gli americani in Iraq, come nel caso dell’occupazione dell’ambasciata americana a Baghdad lo scorso 31 dicembre, e dal governo iracheno per sopprimere nel sangue le proteste, oltre 500 persone sono state uccise in tre mesi.

Solamente qualche settimana fa ci arrivò la notizia della scomparsa di due amici attivisti a Baghdad che aiutavano i giovani e le giovani in protesta portando viveri e letti. In quel momento speravamo tutti nella stessa cosa: che non fossero stati presi dalle milizie. Perché essere presi da loro, spesso, significa pagare con la vita. Fortunatamente pochi giorni dopo scoprimmo che erano stati arrestati dalla polizia irachena, che dopo una campagna internazionale della società civile è stata costretta a rilasciarli.

Qasem Suleimani, comandante delle Guardie iraniane di Rivoluzione, il più delle volte era proprio il mandante di questi assassini. Un signore della guerra amato in Iran, ma detestato in Iraq. La sua morte ha creato sentimenti contrastanti e confusi in tutti noi che viviamo in questo paese. Suleimani non era un terrorista, ma il comandante di un esercito regolare che esercita la sua influenza in Libano, Siria e Iraq con il permesso del governo ospitante. Era esattamente uno dei motivi delle proteste, i giovani e le giovani di Piazza Tahrir volevano cacciare lui e le milizie iraniane dal paese, non ucciderli. Perché tutti hanno realizzato che ora il suo assassinio significherà lo stravolgimento della loro vita, un’altra volta.

Noi cooperanti temiamo che il nostro lungo lavoro di pace rischia di essere distrutto in un secondo, alcuni progetti sono già stati sospesi e tutti gli americani stanno evacuando il paese nella notte: sospendere un progetto significa che migliaia di bambini non potranno più andare a scuola o che altrettanti rifugiati non potranno accedere ai servizi nei campi in cui vivono. Ma soprattutto temiamo che i nostri amici di Baghdad e nel resto dell’Iraq rischiano di ritrovarsi in un terribile campo di guerra tra Stati Uniti e Iran.

Per questo siamo qui tutti a chiedere alle nostre città natali, a qualsiasi contatto abbiamo nel mondo di condannare concretamente qualsiasi ulteriore atto di violenza nei confronti dell’Iraq, che chiede solamente pace dopo decenni di guerre e morti.

Riferimenti:
pagina fb: MFE Latina
sito nazionale: www.mfe.it
http://www.mfe.it/site/index.php/statuto-e-regolamento

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Riferimenti:
pagina fb: MFE Latina
sito nazionale: www.mfe.it
http://www.mfe.it/site/index.php/statuto-e-regolamento

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Cuore e tenacia per difendere i luoghi della solidarietà popolare

Firenze teatro_LAffratellamento GiulianoPini 400 mindi Luigi Mannelli* - Il tratto peculiare della democrazia nel nostro Paese, in particolare nell’Italia centrale nelle regioni che poi diverranno “le Regioni rosse”, è costituito dalle Associazioni popolari all’origine Società di Mutuo Soccorso, formatesi per impulso della sinistra mazziniana, in particolare ad opera di Beppe Dolfi, fornaio fiorentino, amico e sodale di Giuseppe Mazzini.

Questa nuova ondata di Società superò il limite di mestiere per divenire aperte ad ogni tipologia di lavoratori; il loro scopo era, in mancanza di legislazione sociale, di soccorrere e sostenere con le quote associative ogni socio ammalato o vittima d’infortunio sul lavoro; stante i salari dell’epoca questa eventualità metteva in gravi condizioni le famiglie.

Sempre attraverso sottoscrizioni e lavoro volontario furono realizzate sedi accoglienti per il tempo libero, per riunioni politiche e sindacali, per la crescita culturale dei soci e della popolazione; infatti, nella quasi totalità, in ogni sede c’era una sala teatrale.
La Società di Mutuo Soccorso l’Affratellamento di Ricorboli, alla “Colonna” (toponimo del luogo), fu costituita il 1° luglio 1876; il 1° maggio 1888 fu inaugurata la sede, ancora quella attuale; dieci anni più tardi, fu costruita la sala teatrale.

Tra la fine del 1892 e l’inizio dell’anno successivo Antonio Conti, socio dell’Affratellamento, fu uno dei promotori della costituzione della prima Camera del Lavoro di Firenze, di cui ne divenne il primo Presidente, e fu anche il protagonista dello spostamento politico dalla sinistra mazziniana a quella socialista.

Nel 1921, alla fondazione del Partito Comunista, risale la conduzione unitaria del Circolo tra le due anime della sinistra moderna.LogostoricoLAffratellamento min
L’anno delle leggi eccezionali segna anche la caduta in mano dello squadrismo fascista; fino ad allora il Circolo era stato il riferimento, anche morale oltre che politico, per i democratici antifascisti della zona e, con l’impegno del Soccorso Rosso, sostegno concreto ai detenuti e i perseguitati politici. Non importa sottolineare il clima d’intimidazione e violenza di quegli anni.
L’Affratellamento fu occupato da un gruppo di squadristi che ne prese possesso in nome della federazione fascista, cacciandone i soci non allineati; nel 1934 fu chiusa anche la Cooperativa Alleanza, aperta ai primi del Novecento, per la vendita a prezzi calmierati dei generi di prima necessità. Nel febbraio 1939 un’assemblea, con quattro presenti e il presidente, deliberò la “donazione” al pnf, ratificata l’anno successivo con rogito notarile. Oltre la violenza anche la vigliaccheria del dolo.

All’indomani del 25 luglio 1943 l’Affratellamento torna ad essere luogo dell’antifascismo, fino alla occupazione tedesca di Firenze; soltanto con l’entrata in città dei partigiani, qualche giorno prima delle truppe alleate, il primo gruppo di venti soci ripresero possesso definitivo del Crcolo.
Questo gruppo di soci, vecchi e nuovi, si riappropriò della sede devastata dai nazi-fascisti in fuga e la ricostruzione del Circolo vale come paradigma della ricostruzione morale, culturale e politica del nostro Paese.
Per accortezza legale dell’avvocato Francesco Ferrara nel dicembre del ‘44 fu richiesta al Tribunale, da un quinto dei soci, la convocazione di un’assemblea per la scomparsa degli amministratori fascisti dileguati, estendendo alla S.M.S. la legislazione per le Società per Azioni; questo fatto mise al riparo l’Affratellemento da ogni possibile accusa d’illegittimità.
Il Tribunale di Firenze dispose la convocazione dell’Assemblea dell’S.M.S. l’11 febbraio 1945; questa, alla Inaugurazione del circolo affratellamento di Firenzepresenza di 185 soci, deliberò il ripristino della denominazione, lievemente modificata in Società Ricreativa l’Affratellamento di Ricorboli, approvò il nuovo Statuto ed elesse il nuovo Consiglio; Luigi Mariotti, segretario della sezione Socialista e futuro Ministro della Repubblica, divenne il Presidente.

L’intendenza di Finanza intese promuovere causa, rivendicando l’edificio come bene del disciolto pnf e pretendendo un canone d’affitto; il 20 febbraio 1947 il Tribunale attribuì completa ragione all’Affratellamento, stabilendo la nullità dell’atto di donazione del ‘39 e, quindi, la continuità di diritto della Società respingendo su tutta la linea le eccezioni sollevate dall’Ufficio del Demanio, controparte.
Il Circolo fu restituito per sentenza ai legittimi proprietari prevenendo l’ondata scelbiana di appropriazione delle sedi di tante S.M.S., Case del Popolo, Cooperative e dei Sindacati come se fossero state davvero beni dei fascisti.
Il ritorno in possesso sanciva la superficialità della fascistizzazione di questa parte di Firenze; del resto l’avversione al regime si era già manifestata con i tanti giovani, della Colonna e di Gavinana, che scelsero la Resistenza e molti caddero nel tragico Eccidio di Pian d’Albero.

L’Affratellamento tornò alla conduzione unitaria del P.S.I. e del P.C.I., riassumendo il ruolo perseguito e ottenuto dai Soci Fondatori di luogo sociale della cultura e della politica.

 

 

*Luigi Mannelli, Presidente della Società Rocreativa L'Affratellamento di Ricorboli

In alto a sinistra, forse la foto più bella della sala teatrale,
durante la mostra del compagno Giuliano Pini,
grande compagno e grande artista (di Luigi Mannelli).

 Clicca sulla foto della bandiera per ingrandirla

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