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Incontro tra le Associazioni che si occupano di solidarietà e accoglienza

comunitàsolidali 350 minQuesto pomeriggio presso l’Associazione Grid, su invito di Comunità Solidali, si è svolto un incontro tra le Associazioni della provincia di Frosinone che si occupano di solidarietà e accoglienza.

Erano presenti:
Marco Toti direttore della Caritas di Frosinone-Veroli-Ferentino, Paolo Iafrate - Oltre l’Occidente, Gino De Matteo -Città Futura, Carmelo Selvaggio - SconfinataMente Anagni , Alice Popoli –Comunità Sant’Egidio Frosinone, Rino Tarallo-USB Cassino, Gianni Paciotta-Caritas Parrocchiale Frosinone, Alpha Diallo –Associazione Comunità Africana di Cassino, Cassino, oltre a privati cittadini sensibili al problema.

Il fenomeno migratorio, che ha spinto Comunità Solidali a costituirsi un anno e mezzo fa dopo i fatti della Diciotti, ci ha fatto sentire l’esigenza di confrontarci con chi sul territorio opera già attivamente, al fine di costituire una rete strutturata che abbia la capacità di confrontarsi con le istituzioni e con la politica, affinchè il fenomeno migratorio venga gestito, non solo come problema di ordine pubblico, ma come fatto sociale ed umanitario.

La dinamica migratoria, acuitasi dal 2011 con le guerre in Libia ed in Siria, ha reso il problema di difficile gestione e i governi che si sono succeduti hanno intrapreso strade sempre più restrittive, sia per quanto riguarda il soccorso, sia per quanto riguarda l’accoglienza, il riconoscimento dello status di rifugiato e di aiuto umanitario. Le politiche migratorie, per motivi di consenso, inculcando la paura del diverso, hanno contribuito a generare un clima di razzismo e di odio che si somma ai gravi problemi provocati dalla crisi economica che ha acuito le diseguaglianze.

Noi pensiamo che il fenomeno migratorio vada gestito con la conoscenza e l’interazione poiché il migrante non è una categoria astratta ma una persona con una storia e una vita, che non ha bisogno solo di pratiche burocratiche (che pure sono fondamentali) ma di empatia e di un progetto di vita.

Le varie realtà che si sono incontrate oggi, pur nella loro diversità, culturale, politica e religiosa, hanno convenuto che occorre far fronte con la solidarietà alle esigenze immediate di chi si trova in una situazione di fragilità e di bisogno ma, nello stesso tempo, adoperasi fortemente affinchè le politiche disumane che sono state attuate vengano al più presto superate, poiché, oltre ad aver inciso sull’accoglienza e sulla vita dei migranti, hanno tolto lavoro anche ai cittadini italiani che operavano nei centri di accoglienza. Senza contare che le più alte istituzioni locali possono decidere senza appello azioni contro chi solidarizza e sostiene le lotte per una convivenza umana e civile.

Sappiamo che esistono forze buone che rappresentano la parte migliore del Paese e che fino ad ora hanno giocato “in difesa”. Pensiamo sia ora di attaccare.
Non lasciamo cadere questi bagliori di una comunità migliore, proviamo a creare e a far camminare questa rete per cominciare a reagire insieme a questo clima d’intolleranza violenza ed odio.
Proprio per continuare questo percorso, ci siamo dati appuntamento sabato 25 gennaio alle ore 16,00 presso Grid in Corso della Repubblica n. 48 Frosinone
Frosinone 18/01/2020
Comunità Solidali Frosinone

 

 

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Un italiano in Iraq ci racconta cosa accade lì

iraq attentato italia incursori oggi non rientreranno 390 minLa sezione di Latina del Movimento Federalista Europeo vuole condividere la testimonianza di un proprio militante attualmente in servizio in Iraq, Luigi Pappalardo. UNOeTRE.it è assolutamente disponibile a soddisfare questa richiesta di condivisione, dal momento che ancora una volta il mondo ha davanti uno scenario di guerra possibile. Sentiamo forte l'esigenza di superare gli egoismi internazionali e di garantire all'Europa e all'intero globo la pace, cosa possibile soltanto con le unificazioni regionali di tipo federale a cominciare dall'Unione europea.

Ogni volta salutiamo l’anno che si chiude con rimorsi per gli errori commessi, ma con la speranza che l’anno che verrà possa essere migliore, che le guerre possano magicamente finire nel nuovo anno e le persone possano vivere la loro vita in pace e serenità in tutto il mondo. Ma ecco che anche il 2020 viene rovinato sul nascere da una nuova guerra.

Questa volta per me però è particolarmente straziante, perché quest’anno per la prima volta non mi trovo nella mia Latina a guardare da lontano, ma sono qui, dove la vita di milioni di persone sta per essere stravolta dall’ennesima guerra. Mi chiamo Luigi, sono stato segretario della locale sezione e militante del Movimento federalista europeo, e da qualche mese lavoro nella cooperazione internazionale nel Kurdistan Iracheno nel Governatorato di Erbil. Lavoriamo in una città meravigliosa, che in solamente due anni si è rialzata dalle tragedie lasciate dall’ISIS, conoscendo alcuni dei protagonisti di questa ricostruzione e centinaia di persone che ogni giorno lavorano per rendere questo paese un posto migliore.

La mattina del 3 gennaio 2020 però tutto è cambiato, ancora. L’espressione sul viso di tanti amici e amiche è cambiata e tutti cerchiamo di fare previsioni di quello che sarà il futuro qui. La regione del Kurdistan gode di un’autonomia speciale che ci assicura un buon grado di sicurezza, qui lavoriamo per lo sviluppo economico e sociale della popolazione, mentre nel resto dell’Iraq altri amici ancora lavorano alla ricostruzione, dove le macerie dell’ISIS sono ancora visibili.bandiera della pace 350 min

Poi ci sono gli amici di Baghdad, con cui ho trascorso il primo Natale iracheno, che da oltre tre mesi aiutano i ragazzi e le ragazze che protestano a Piazza Tahrir contro un governo diviso per etno settarismi, i quali membri governano per tutelare gli interessi particolari dei propri gruppi etnici o settari. Proprio da questa forma di governo che ha soppresso i musulmani sunniti, rei di aver appoggiato Saddam Hussein prima del 2003, è nato l’ISIS. La storia dell’Iraq è una storia di soppressori e soppressi che si scambiano di ruolo nel corso dei decenni. Per questo, i ragazzi e le ragazze di Piazza Tahrir protestano pacificamente al grido di “ Siamo tutti iracheni”, spesso proprio sulle note della nostra “Bella Ciao” cantata in arabo e in italiano, rigettando le divisioni etniche, politiche e religiose.

Protestano anche contro il controllo che l’Iran ha ottenuto sul governo iracheno, dopo aver contribuito in maniera significativa grazie alle milizie iraniane di Qasem Suleimani a sconfiggere l’ISIS. Protestano perché da quella vittoria del 10 dicembre 2017 le milizie iraniane non hanno mai lasciato l’Iraq. E proprio queste milizie vengono oggi utilizzate dal governo iraniano per attaccare gli americani in Iraq, come nel caso dell’occupazione dell’ambasciata americana a Baghdad lo scorso 31 dicembre, e dal governo iracheno per sopprimere nel sangue le proteste, oltre 500 persone sono state uccise in tre mesi.

Solamente qualche settimana fa ci arrivò la notizia della scomparsa di due amici attivisti a Baghdad che aiutavano i giovani e le giovani in protesta portando viveri e letti. In quel momento speravamo tutti nella stessa cosa: che non fossero stati presi dalle milizie. Perché essere presi da loro, spesso, significa pagare con la vita. Fortunatamente pochi giorni dopo scoprimmo che erano stati arrestati dalla polizia irachena, che dopo una campagna internazionale della società civile è stata costretta a rilasciarli.

Qasem Suleimani, comandante delle Guardie iraniane di Rivoluzione, il più delle volte era proprio il mandante di questi assassini. Un signore della guerra amato in Iran, ma detestato in Iraq. La sua morte ha creato sentimenti contrastanti e confusi in tutti noi che viviamo in questo paese. Suleimani non era un terrorista, ma il comandante di un esercito regolare che esercita la sua influenza in Libano, Siria e Iraq con il permesso del governo ospitante. Era esattamente uno dei motivi delle proteste, i giovani e le giovani di Piazza Tahrir volevano cacciare lui e le milizie iraniane dal paese, non ucciderli. Perché tutti hanno realizzato che ora il suo assassinio significherà lo stravolgimento della loro vita, un’altra volta.

Noi cooperanti temiamo che il nostro lungo lavoro di pace rischia di essere distrutto in un secondo, alcuni progetti sono già stati sospesi e tutti gli americani stanno evacuando il paese nella notte: sospendere un progetto significa che migliaia di bambini non potranno più andare a scuola o che altrettanti rifugiati non potranno accedere ai servizi nei campi in cui vivono. Ma soprattutto temiamo che i nostri amici di Baghdad e nel resto dell’Iraq rischiano di ritrovarsi in un terribile campo di guerra tra Stati Uniti e Iran.

Per questo siamo qui tutti a chiedere alle nostre città natali, a qualsiasi contatto abbiamo nel mondo di condannare concretamente qualsiasi ulteriore atto di violenza nei confronti dell’Iraq, che chiede solamente pace dopo decenni di guerre e morti.

Riferimenti:
pagina fb: MFE Latina
sito nazionale: www.mfe.it
http://www.mfe.it/site/index.php/statuto-e-regolamento

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Riferimenti:
pagina fb: MFE Latina
sito nazionale: www.mfe.it
http://www.mfe.it/site/index.php/statuto-e-regolamento

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Cuore e tenacia per difendere i luoghi della solidarietà popolare

Firenze teatro_LAffratellamento GiulianoPini 400 mindi Luigi Mannelli* - Il tratto peculiare della democrazia nel nostro Paese, in particolare nell’Italia centrale nelle regioni che poi diverranno “le Regioni rosse”, è costituito dalle Associazioni popolari all’origine Società di Mutuo Soccorso, formatesi per impulso della sinistra mazziniana, in particolare ad opera di Beppe Dolfi, fornaio fiorentino, amico e sodale di Giuseppe Mazzini.

Questa nuova ondata di Società superò il limite di mestiere per divenire aperte ad ogni tipologia di lavoratori; il loro scopo era, in mancanza di legislazione sociale, di soccorrere e sostenere con le quote associative ogni socio ammalato o vittima d’infortunio sul lavoro; stante i salari dell’epoca questa eventualità metteva in gravi condizioni le famiglie.

Sempre attraverso sottoscrizioni e lavoro volontario furono realizzate sedi accoglienti per il tempo libero, per riunioni politiche e sindacali, per la crescita culturale dei soci e della popolazione; infatti, nella quasi totalità, in ogni sede c’era una sala teatrale.
La Società di Mutuo Soccorso l’Affratellamento di Ricorboli, alla “Colonna” (toponimo del luogo), fu costituita il 1° luglio 1876; il 1° maggio 1888 fu inaugurata la sede, ancora quella attuale; dieci anni più tardi, fu costruita la sala teatrale.

Tra la fine del 1892 e l’inizio dell’anno successivo Antonio Conti, socio dell’Affratellamento, fu uno dei promotori della costituzione della prima Camera del Lavoro di Firenze, di cui ne divenne il primo Presidente, e fu anche il protagonista dello spostamento politico dalla sinistra mazziniana a quella socialista.

Nel 1921, alla fondazione del Partito Comunista, risale la conduzione unitaria del Circolo tra le due anime della sinistra moderna.LogostoricoLAffratellamento min
L’anno delle leggi eccezionali segna anche la caduta in mano dello squadrismo fascista; fino ad allora il Circolo era stato il riferimento, anche morale oltre che politico, per i democratici antifascisti della zona e, con l’impegno del Soccorso Rosso, sostegno concreto ai detenuti e i perseguitati politici. Non importa sottolineare il clima d’intimidazione e violenza di quegli anni.
L’Affratellamento fu occupato da un gruppo di squadristi che ne prese possesso in nome della federazione fascista, cacciandone i soci non allineati; nel 1934 fu chiusa anche la Cooperativa Alleanza, aperta ai primi del Novecento, per la vendita a prezzi calmierati dei generi di prima necessità. Nel febbraio 1939 un’assemblea, con quattro presenti e il presidente, deliberò la “donazione” al pnf, ratificata l’anno successivo con rogito notarile. Oltre la violenza anche la vigliaccheria del dolo.

All’indomani del 25 luglio 1943 l’Affratellamento torna ad essere luogo dell’antifascismo, fino alla occupazione tedesca di Firenze; soltanto con l’entrata in città dei partigiani, qualche giorno prima delle truppe alleate, il primo gruppo di venti soci ripresero possesso definitivo del Crcolo.
Questo gruppo di soci, vecchi e nuovi, si riappropriò della sede devastata dai nazi-fascisti in fuga e la ricostruzione del Circolo vale come paradigma della ricostruzione morale, culturale e politica del nostro Paese.
Per accortezza legale dell’avvocato Francesco Ferrara nel dicembre del ‘44 fu richiesta al Tribunale, da un quinto dei soci, la convocazione di un’assemblea per la scomparsa degli amministratori fascisti dileguati, estendendo alla S.M.S. la legislazione per le Società per Azioni; questo fatto mise al riparo l’Affratellemento da ogni possibile accusa d’illegittimità.
Il Tribunale di Firenze dispose la convocazione dell’Assemblea dell’S.M.S. l’11 febbraio 1945; questa, alla presenza di 185 soci, deliberò il ripristino della denominazione, lievemente modificata in Società Ricreativa l’Affratellamento di Ricorboli, approvò il nuovo Statuto ed elesse il nuovo Consiglio; Luigi Mariotti, segretario della sezione Socialista e futuro Ministro della Repubblica, divenne il Presidente.

L’intendenza di Finanza intese promuovere causa, rivendicando l’edificio come bene del disciolto pnf e pretendendo un canone d’affitto; il 20 febbraio 1947 il Tribunale attribuì completa ragione all’Affratellamento, stabilendo la nullità dell’atto di donazione del ‘39 e, quindi, la continuità di diritto della Società respingendo su tutta la linea le eccezioni sollevate dall’Ufficio del Demanio, controparte.
Il Circolo fu restituito per sentenza ai legittimi proprietari prevenendo l’ondata scelbiana di appropriazione delle sedi di tante S.M.S., Case del Popolo, Cooperative e dei Sindacati come se fossero state davvero beni dei fascisti.
Il ritorno in possesso sanciva la superficialità della fascistizzazione di questa parte di Firenze; del resto l’avversione al regime si era già manifestata con i tanti giovani, della Colonna e di Gavinana, che scelsero la Resistenza e molti caddero nel tragico Eccidio di Pian d’Albero.

L’Affratellamento tornò alla conduzione unitaria del P.S.I. e del P.C.I., riassumendo il ruolo perseguito e ottenuto dai Soci Fondatori di luogo sociale della cultura e della politica.

 

 

*Luigi Mannelli, Presidente della Società Rocreativa L'Affratellamento di Ricorboli

In alto a sinistra, forse la foto più bella della sala teatrale,
durante la mostra del compagno Giuliano Pini,
grande compagno e grande artista (di Luigi Mannelli).

 

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“Sport e solidarietà”, la Bocciofila Badia Ceccano ha fatto centro

Tiro badia bocciofila 350 minTommaso Cappella, Ufficio stampa - “Sport e solidarietà”: ancora una volta la Bocciofila Badia di Ceccano, presieduta da Antonio del Brocco, unitamente all’Avis Comunale diretta da Daniele Panella, hanno fatto centro. Quest’anno infatti, grazie anche al patrocinio del Comune di Ceccano e al supporto logistico del comitato provinciale di Frosinone della Federazione Italiana Bocce, è stato organizzato lunedì scorso, per la prima volta, dopo quello che si svolge ogni anno a giugno, l’evento “Volontaria…Mente in Campo”, in collaborazione con la Uoc residenzialità e semi residenzialità del DSM-PD della Asl di Frosinone. Questa attività viene curata con maestria dal presidente del sodalizio Antonio Del Brocco con l’aiuto e il supporto dei suoi più stretti collaboratori. Le gare hanno visto le sfide tra le comunità Romolo Priori di Frosinone, Maxwell Jones di Ceccano e il Centro Diurno di Isola del Liri. Dopo avvincenti gare che hanno divertito non poco il pubblico presente, ad affermarsi è stata soprattutto la solidarietà, l’integrazione e la partecipazione di tuti i presenti.

Al termine le premiazioni. Presenti, per la comunità Romolo Priori di Frosinone, il responsabile dottor Filippo Morabito, l’assistente sociale dottoressa Marzia De Sanctis e gli operatori Michele Subiaco e Marco Marini, per la comunità Maxwell Jones di Ceccano, diretta dal dottor Renato Certosino, l’operatore Velentino Trotta, il quale, unitamente allo stesso Marco Marini, rappresenta la “memoria storica” del DSM della Asl di Frosinone, e per il Centro Diurno di Isola del Liri, il responsabile dottor Roberto Pozzuoli con gli immancabili collaboratori Giuseppina Bellisario ed Emanuele Ceci. Sono intervenuti, per il comando Vigili Urbani, il comandante Flaminio Alteri e il sovrintende capo Antonio Pizzuti. Per il Comitato Provinciale di Frosinone della Federazione Italiana Bocce, erano presenti il presidente Mauro Iafrate e i consiglieri Marco De Luca, Giancarlo Martini e Franco Altobelli.

Prima delle premiazioni ha preso la parola il presidente Del Brocco il quale ha ringraziato quanti hanno contribuito alla riuscita della bellissima mattinata, in particolare i vari sponsor, l’Avis Comunale e il Comitato Provinciale della Federazione Italiana Boxe. Infine la dottoressa Marzia De Sanctis, anche a nome delle tre comunità presenti, ha voluto rivolgere un ringraziamento particolare alla Bocciofila Badia di Ceccano e al suo presidente: “Quello che sta facendo Antonio Del Brocco verso i nostri utenti à veramente eccezionale - si è limitato a dire - In occasione di queste festività natalizie si è addirittura superato. Oltre al buffet e a premiare con una medaglia ogni singolo utente, ha anche donato ad ognuno i cappellini da Babbo Natale, un panettone e addirittura un regalo personalizzato. Incredibile, persone così ve ne sono poche in giro. Oltre che a lui i nostri ringraziamenti vanno naturalmente a quanti hanno donato una mattinata di divertimento, integrazione e spensieratezza per queste nostre bellissime realtà presenti in Ciociaria”.

 

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Ceccano Badia: Una mattinata di sport e colorata solidarietà

bocciofilabadia 350 mindi Valentino Bettinelli - Una mattinata di sport e colorata solidarietà quella di lunedì 16 dicembre a Ceccano. Ancora una volta si rinnova l’appuntamento presso il Circolo Bocciofilo della Badia, con la collaborazione dell’Avis Ceccano e della UOC Residenzialità e Semiresidenzialità del DSM-PD della ASL di Frosinone.

Sui campi dello storico circolo ceccanese, presieduto da Antonio Del Brocco, i ragazzi hanno avuto modo di affrontare un triangolare con protagonista il gioco delle bocce. Le squadre erano formate dalla comunità “Romolo Priori” di Frosinone, dalla “Maxwell Jones” di Ceccano e dal Centro Diurno di Isola Del Liri.

La tradizione bocciofila ceccanese ha accolto le comunità del territorio; una collaborazione vincente che ha come scopo primario quello del recupero delle persone affette da disabilità psichiche, per questo la manifestazione “Volontaria...mente in campo” è da considerarsi un evento sociale e solidale di primissimo livello. Il lavoro in rete tra Circolo Bocciofilo Badia e ASL di Frosinone, permette il recupero attraverso la socializzazione degli ospiti delle strutture. Proprio l’assistente sociale Marzia De Sanctis ha voluto sottolineare quanto sia “importante il rapporto tra sport e cura. Il gioco delle bocce è tra i più indicati per pazienti con disabilità psichiche, in quanto attiva i campi di aggregazione, socializzazione e concentrazione. Un connubio perfetto per aiutare e favorire la gestione della vita dei pazienti”.

La grande presenza anche di intervenuti all’evento certifica l’ottimo lavoro svolto dai soci del Circolo Bocciofilo della Badia di Ceccano. Un’attività che da anni lega sport e sociale, sempre con risultati eccellenti. Le realtà come queste hanno bisogno di spinta e promozione, perché il lavoro in rete tra le varie espressioni del territorio è fondamentale. Esemplare la collaborazione tra realtà sportive, associative e sanitarie, che permette a Ceccano di essere un fulcro di solidarietà.
La manifestazione di lunedì scorso si è conclusa con il gioviale scambio dei migliori auguri per le imminenti festività tra tutti i convenuti. La nota più bella della giornata rappresentata, sicuramente, dal sorriso dei ragazzi impegnati, anche con grande talento e capacità, nell’agone bocciofilo.

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Solidarietà e impegno, la Runners Team Colleferro ha fatto centro

Partenza Colleferro 1dic19 mindi Tommaso Cappella - Domenica 24 novembre si è corsa a Colleferro la quarta edizione del “Trofeo Santa Barbara-Memorial Simone e Rinaldo”, gara podistica di 10 chilometri abbinata alla passeggiata ecologica di 3 km i cui proventi sono destinati all’associazione “Peter Pan Onlus” per l’accoglienza del bambino onco-ematologico. La manifestazione è stata organizzata dalla Runners Team Colleferro, con il contributo del comando dei Vigili Urbani, dell’associazione dei Carabinieri in congedo di Colleferro, la Polizia di Stato e il comune di Segni, in una giornata segnata dal maltempo ma che non ha frenato centinaia di atleti che hanno affrontato i due giri del percorso.

Nella gara maschile ha vinto Marco Ludovici della Runners Team Colleferro in 33’50”, secondo Diego Papoccia della Runners Team Colleferro in 34’07”, terzo Francesco Coppa della Asd Win All Race in 34’45”.

Nella classifica femminile ha vinto Laila Soufyane atleta del Cs Esercito in 36’38”, seconda Simona Magrini dell’Asd Olibanum Overrunners in 42’06”, terza Monica Cimmino della Runners Team Colleferro in 42’52”.

Nella classifica di società ha vinto l’ACS Colleferro Segni con 33 arrivati, seconda l’Atletica Ceccano con 20 e terza la Endurance Training con 19 arrivati. Gli organizzatori, al termine della manifestazione, hanno voluto inviare un sentito ringraziamento all'amministrazione comunale di Colleferro che si è dimostrata da subito disponibile a sostenere la manifestazione e a contribuire alla passeggiata ecologica e un sincero infine ringraziamento alla cittadinanza, ai collaboratori e a tutti gli appassionati che hanno sostenuto e contribuito alla riuscita dell’evento sportivo.

 

 

 

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Il caso Cucchi e la tenacia di Ilaria

ilariacucchi 350 260di Elia Fiorillo - La tenacia di Ilaria Cucchi e la solidarieta’ per cambiare la società.

La tenacia di una donna, Ilaria Cucchi, e dei suoi familiari, è stata vincente in una storia il cui finale stereotipato era già stato scritto in partenza. A chi prendere in considerazione «un drogato di merda» o uomini delle istituzioni? La risposta viene naturale, scontata. Eppure, in certi casi, meglio essere cauti, non sparare giudizi affrettati. Ed è proprio la vicenda di Stefano Cucchi, il trentunenne sorpreso a spacciare marijuana la sera del 15 ottobre 2009, a suggerire prudenza nei giudizi, al di là dell’evidenza degli avvenimenti.

Ci sono voluti però 10 anni di battaglia e due anni di udienze e otto ore di camera di consiglio perché la giustizia dichiarasse il drogato Cucchi morto a seguito di un pestaggio da parte di alcuni carabinieri: omicidio preterintenzionale. In precedenza erano stati accusati della bastonatura tre agenti penitenziari, del tutto estranei ai fatti. «Ora Stefano può riposare in pace», ha detto Ilaria alla lettura della sentenza.

La condanna dei carabinieri ha aperto una polemica, tra le altre, che vede Ilaria Cucchi come «sfruttatrice» della morte del fratello per questioni di visibilità. Insomma, per stare sulla ribalta mediatica il più possibile. Un’approfittatrice che «spreme» un morto per ottenere vantaggi di tutti i tipi. Adriano Paolozzi, consigliere regionale del Lazio, già di FI, ribadisce in modo esplicito il concetto che Ilaria «sfrutta il fratello tossico per il proprio successo». Pozzi definisce Cucchi «tossico» gettando un velo sulle condanne dei due carabinieri: «Giuste? Bah».

E certo non poteva mancare nella vicenda il giudizio di Matteo Salvini. Il capo della Lega se ne esce con una ipocrita affermazione: «il caso dimostra che la droga fa male». Ma che la droga facesse male è risaputo. Nel caso in questione i pugni di certi uomini delle forze dell’ordine hanno fatto più male della droga. Hanno ucciso un «drogato di merda», come lo hanno definito. Resta il fatto che un tossicomane, o un qualsiasi altro detenuto colpevole di reati gravissimi, deve essere «protetto» - sempre - dagli uomini delle forze dell’ordine, anche quando ha commesso atti ripugnanti che invocano vendetta immediata.

A Radio Capital la sorella di Cucchi ha dichiarato: «Anch’io da madre sono contro la droga, ma Stefano non è morto di droga. Contro questo pregiudizio e contro questi personaggi - prosegue Ilaria - ci siamo dovuti battere per anni. Tanti di questi personaggi sono stati chiamati a rispondere in un’aula di giustizia, e non escludo che il prossimo possa essere proprio Salvini».

Sono proprio tanti gli uomini delle Forze dell’Ordine che per un ideale, «il bene comune«», sacrificano la propria esistenza, con stipendi assolutamente non adeguati alle mansioni che svolgono. In un lavoro complesso, dove ogni giorno rischiano la vita. E non fanno notizia, anche perché non hanno alcuna intenzione di finire sui mass media anche quando compiono azioni meritorie. È uno stile di vita scrupolosamente mantenuto dalla maggior parte degli appartenenti alla categoria.

Di critiche su Ilaria Cucchi se ne sentono tante: che vuole farsi pubblicità, che ci doveva pensare prima al fratello provvedendo a farlo disintossicare, a seguirlo passo passo per non fargli incontrare spacciatori, e via su questo ritornello. Chi ha avuto la sfortuna di trovarsi in famiglia un drogato sa bene l’inferno in cui si vive. Meglio riflettere seriamente prima di sparare giudizi approssimativi.

Se la sorella di Stefano Cucchi non si fosse data da fare, come ha fatto, oggi non saremmo qui a commentare una storia probabilmente simile ad altre, dove però il finale è stato diverso. Se pur fossero vere tutte le critiche mosse ad Ilaria il risultato ottenuto è la cosa più importante. Quelli che con troppa facilità, anche dai cosiddetti «benpensanti», vengono definiti «scarti» non hanno nella nostra società alcun diritto eppure ci dovrebbe essere più attenzione a loro, ai soprusi che hanno subito, a come, con molto poco, li si potrebbe far uscire da quella condizione.

Stiamo vivendo un momento nel nostro Paese dove la parola «solidarietà» sembra obsoleta. Ed essa viene sostituita da un «io» assolutistico che dovrebbe rivoluzionare tutto e tutti gli «io» del Paese. No, sarà proprio l’assolutismo a far aumentare gli «scarti». Dobbiamo sperare che la tenacia di uomini e di donne come
Ilaria Cucchi trionfi e soprattutto che la «solidarietà» sia alla base della nostra esistenza.

 

 

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Oltre la guerra

lamemoriadelfuturo 350 260 minUn bel video che nasce dal libro di Lucia fabi e Angelino Loffredi "L'infanzia salvata. Nord sud un cuore solo".

Giovedì 24 ottobre alle ore 16 presso l’Atelier Memory Gate: la porta della memoria, all’interno del complesso del Museo Historiale di Cassino si è svolta l’inaugurazione del progetto "Memotech"*: salvaguardia e catalogazione delle memorie.

"OLTRE LA GUERRA" è il quarto ed ultimo capitolo del film "LA MEMORIA DEL FUTURO" realizzato con la regia di Adolfo Brunacci per il progetto "Memotech", intervistando 16 testimoni (8 diretti e 8 indiretti) della Seconda Guerra Mondiale nella zona di Cassino.

 

L'unica storia qui contenuta è:

"I treni della speranza" di Giuseppe Gentile, Lucia Fabi e Angelino Loffredi

Musiche, interviste e testi - Daniele Mutino
Regia, fotografia e montaggio video - Adolfo Brunacci
Immagini - Assunta Petrocchi
Danza/Mimo - Sara Maranca e Mauro Vizioli
Direzione organizzativa - Tiziana Barone

 

Il video

 

UNOeTRE.it per ora dispone solamente di questo video riguardante “I treni della speranza”. Successivamente, appena disponibili, pubblicheremo anche gli altri realizzati a partire dallo stesso film.

 

*di GolemICT Software e servizi innovativi

 

 

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A Sora: presidio a fianco dei Curdi

Sora con i curdi 350 mindi Nadeia De Gasperis - Il 19 ottobe '19 si è tenuto a Sora un presidio promosso dall’ANPI per sostenere la causa del popolo curdo. Il giorno prima era stata la volta di Frosinone. È stato scelto di tenere queste manifestazioni davanti gli ingressi delle istituzioni, il palazzo della provincia di Frosinone e il comune di Sora, perché fosse chiaro il monito, suggerire alle istituzioni, oltre cha al governo, di prendere posizione in questa vicenda che ci riguarda tutti, da molto più vicino di quanto pensiamo, non fosse per un ritorno egoistico, scongiurare l’eventualità di rimanere presto in una situazione molto vicina a quella che sta vivendo il popolo curdo.

Nel resto d’Italia, un appello alle istituzioni è stato lanciato dalla Rete delle città in comune, sottoscritto da centinaia di sindaci e amministratori comunali e regionali a sostegno del popolo curdo, contro l’invasione della Siria da parte della Turchia. Da Aosta a Bologna, passando per Milano, Firenze, Pisa, Palermo, Napoli e Ancona, si è levato l’indignato appello dei comuni a prendere una chiara posizione contro l’invasione da parte della Turchia nel Nord – Est della Siria e di sostenere in tutte le sedi opportune questa contrarietà con ogni mezzo possibile, ricordando come una delle azioni di Erdogan sia stata proprio aver sostituito i sindaci curdi legittimamente eletti, in territorio turco, mettendo in secondo piano qualsiasi principio democratico.

L’assenza della amministrazione comunale di Sora si è sentita forte, il palazzo chiuso alle spalle dei relatori, che hanno improvvisato i loro interventi, tra commozione e verve politica, l’assenza del primo cittadino, che non ha neppure risposto all’invito. Le forze politiche della sinistra, e quelle sociali del territorio erano presenti, dimostrando che l’unico modo per vincere le destre reazionarie sia quello di organizzarsi con la forza delle idee e dei progetti, così Le diverse bandiere, che la sinistra si scaglia contro per rinfacciarsi le rivendicazioni di astio, sventolavano per un obiettivo comune. Una cinquantina di persone, inutile gonfiare i numeri anche per chi come me ci ha creduto.

In fondo, come ci ha ricordato il portavoce dell’ANPI Giovanni Morsillo “la vera forza delle destre reazionarie che minacciano concretamente la nostra democratica convivenza, sia la dispersione ed il disorientamento delle forze sane presenti, che non sarebbero marginali se si fosse capaci di organizzarle unitariamente, nel rispetto di tutti ma con chiarezza nelle idee, nei progetti e nelle azioni.” Ammonendoci inoltre di tornare a casa e non smettere di parlarne, con il vicino di casa, sui giornali, sui social network, perché questa tragica storia ci riguarda da molto vicino, boicottare i prodotti turchi, per esempio, non ha lo scopo di affamare un popolo ma quello di lanciare un segnale.

Tra le persone presenti aleggiava un clima di “vicinanza” come se quella storia fosse nostra e parlando con alcuni di loro, non è solo una sensazione quella di vivere sulla nostra pelle la deriva democratica che il paese turco sta subendo da molto tempo. Ragazzi del nostro territorio, che per il loro talento hanno trovato fortuna nelle città più vivaci culturalmente delle Turchia, come Ankara, hanno vissuto in prima persona l’attacco sistematico che Erdogan ha messo in campo proprio verso la comunità turca e non, di insegnanti, giornalisti, direttori di orchestra, donne e uomini della cultura, che da un giorno all’altro, certo con un presentimento sempre vivo, si sono visti licenziati o sono stati costretti a lasciare il Paese, con un rammarico profondo di non poter continuare un lavoro, quello culturale, che è quello maggiormente sotto attacco per la forza che rappresenta.

I due presidi sono stati il passaggio necessario per promuovere un incontro con i rappresentanti della comunità kurda in Italia a breve, compatibilmente con la loro disponibilità, ci dice l’ANPI. Occuparsi oggi del genocidio curdo è una forte responsabilità, perché un giorno non potremo dire che non sapevamo, ma che abbiamo girato la testa dall’altra parte. Stare dalla parte delle combattenti curde non è una moda, non dovremmo farlo perché sono giovani e belle, perché nessuna donna, colei che concepisce la vita, vorrebbe concepire di imbracciare un fucile, dobbiamo farlo per la bellezza dei sogni che portano, di libertà e giustizia. Oggi, non schierarci sarebbe una colpa che la storia non potrà perdonarci.

 

 

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"Felice di essere in una squadra che punta in alto e già vince in solidarietà”

MamadouìSeko 350 minTommaso Cappella, Ufficio stampa Ceccano calcio 1920 - CALCIO PROMOZIONE / Intervista al giovane di lega Sekou Mamado, tra i migliori in campo nelle prime due giornate di campionato disputate dal Ceccano.

CECCANO – Nel giorno dell’esordio casalingo del Ceccano nel campionato di Promozione, coinciso con un pareggio 2-2 nel derby con il Monte San Giovanni Campano grazie alle reti di Bignani e Alessio Carlini, sono da rimarcare ed evidenziare due aspetti che hanno destato interesse e ammirazione sia tra gli addetti ai lavori che nella tifoseria rossoblù: la prova maiuscola del “colored” Sekou Mamadou e il rinnovato protocollo benefico da parte della società presieduta da Thomas Iannotta con l’associazione “Altre…Menti” alla quale, dall’anno scorso, viene devoluto il 40% degli incassi. Proprio per questo Marco Massa, presidente dell’associazione, ha voluto ringraziare il Ceccano Calcio 1920 per il rinnovato connubio tra le due realtà: “Vorrei ringraziare il Ceccano Calcio 1920, in particolare il presidente Thomas Iannotta e il direttore generale Sergio Milo - si limita a dire Marco Massa – per aver rinnovato il protocollo d’intesa con la nostra associazione. Naturalmente il ringraziamento va anche agli sponsor e ai tifosi che hanno sottoscritto l’abbonamento, oltre a quelli che acquisteranno ogni domenica il biglietto d’ingresso allo stadio. Un contributo che continuerà ad essere utile nel prosieguo delle attività ludiche e di integrazione rivolte ai nostri ragazzi”.

Tornando alla prova di Sekou Mamadou contro il Monte San Giovanni Campano, il giovane di lega classe 2000 è felice per la sua prova e per il calore e gli attestati di stima che sta ricevendo in questo momento. “In effetti sono molto contento delle due prove sin qui fornite - esordisce l’attaccante rossoblù – Domenica ho fornito l’assist per il gol di Bignani e, per ben due volte, sono andato vicino al gol. Pazienza sarà per un’altra volta, l’importante è che vinca la squadra, anche se ci siamo andati vicini. Ma soprattutto sono felicissimo per gli attestati di stima che sto ricevendo in questi giorni, soprattutto dai piccoli tifosi rossoblù. Ho trovato un ambiente splendido dove mi trovo a mio agio”.

Nato in Gambia, e più precisamente a Salikenie, il primo gennaio del 2000, è arrivato in Italia nel 2018 e, dopo tre mesi al Cassino, è finito nel Sora in Eccellenza ed ora al Ceccano. “Debbo ringraziare Gianluigi Del Vescovo, titolare della Pizzeria “Penelope” di Frosinone dove lavoro, per avermi segnalato alla dirigenza rossoblù, in particolare al direttore sportivo Livio Pizzuti. Ho accetto con entusiasmo di venire qui, anche se sono sceso di categoria. Voglio ripartire dalla Promozione per contribuire a portare più in alto possibile il Ceccano e magari emulare il mio connazionale Barrow, anche se il mio idolo è Ronaldo”.

Un giudizio sui tuoi compagni, staff, società e, soprattutto tifoseria? “Come ho già detto sono capitato in un ambiente splendido, composto da giocatori magnifici, uno staff tecnico molto professionale e una società come poche e che non ti fa mancare proprio nulla. Ma soprattutto sono rimasto favorevolmente impressionato dall’affetto che mi hanno riservato i tifosi rossoblù, Voglio promettere massimo impegno e tanto lavoro per regalare loro le soddisfazioni che meritano e magari raggiungere tutti insieme qualche obiettivo che ci siamo prefissati”.

Infine ci tiene ad esternare una considerazione sull’impegno sociale del Ceccano. “E’ raro trovare società che si dedicano al sociale – conclude Sekou Mamadou – Qui a Ceccano so che si sta aiutando un’associazione che si dedica ai ragazzi autistici. Anche questo aspetto rappresenta per me un onore nel difendere i colori rossoblù e nel regalare tante gioie a chi soffre e ha bisogno quindi di tutto il sostegno possibile”.

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