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Una proposta tutta fondata sulla solidarietà

fondosolidarieta 350 260Stefano Di Scanno da L'Inchiesta del 30 aprile 2016 - Maurizio Stirpe, industriale di riferimento e portabandiera della provincia di Frosinone, è da giovedì anche il vicepresidente di Confindustria con delega alle relazioni industriali. Dalle sue scelte e prese di posizione deriveranno conseguenze concrete per i la¬voratori italiani e, quindi, anche per tutti noi. Parliamo di un settore fortemente scosso dalle decisioni di Sergio Marchionne, andato dritto ad un contratto di lavoro separato dal resto della categoria dei metalmeccanici e calato ad hoc sulla realtà Fiat, con esclusione dal tavolo del confronto delle sigle non firmatarie e con direzione univoca verso il modello Usa di sindacato unico quale contro-parte dell'azienda. E' uno schema che non rispecchia certo le tradizioni e la varietà di posizioni che storicamente si leggono nel Dna industriale e sindacale del Paese. Anche Cgil, Cisl e Uil, in questo periodo, discutono di un nuovo progetto di relazioni industriali partendo da un punto fermo: il doppio livello di contrattazione, nazionale e aziendale. La tutela ed il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro rappresentano uno degli elementi distintivi della civiltà di una comunità nazionale. E l'Italia in particolare, con le conquiste che la vedono ancora oggi primeggiare nel mondo, non può dimenticare che la mediazione sociale tra lavoro e impresa ha radici nella carne viva del Paese. E' appena il caso di ricordare che lo Statuto dei Lavoratori di Gino Giugni permise di far entrare la Costituzione italiana nelle fabbriche del Paese, proprio nel periodo dell'autunno caldo e della nascita della lotta armata. Fu uno dei passaggi decisivi per la vittoria sul terrorismo.
La storia anglosassone è differente dalla nostra e non giustifica lo sradicamento traumatico di una tradizione giuridica, sindacale e imprenditoriale che, comunque, ha utilizzato la contrattazione quale strumento di risoluzione dei conflitti.

Cosa dire a Stirpe

Le prove di forza alla Marchionne hanno per ora funzionato in Fca solo perché il gruppo automobilistico è l'unica realtà industriale che dimostra vitalità, capacità di competere a livello globale e investe risorse per nuovi modelli nei nostri stabilimenti, in un contesto di deindustrializzazione e di crollo di altri settori, a cominciare da edilizia e commercio.
Ma il rispetto del lavoro quale asse centrale del sistema produttivo impone che tra imprenditori e dipendenti ci sia cooperazione solidale. Lo spiegò mirabilmente lo stesso Sergio Marchionne in occasione dello spettacolare discorso tenuto all'Università di Cassino per ricevere la Laurea Honoris Causa, salvo poi comportarsi, non di rado, come un vecchio padrone accentratore.
Per questo a Stirpe, più che i complimenti e gli inchini, va l'invito a ricordarsi del valore del sudore della gente che abita nei nostri borghi e che al mattino presto prende il bus per Piedimonte, o sale sul furgone diretto a Roma. Che merita lo stesso rispetto dell'impegno duro dei tanti imprenditori non assistiti e capaci di guardare in faccia i concorrenti interni e stranieri. Lasci stare quelli che s'ispirano ai duelli texani. Da chi il lavoro ce l'ha, a chi l'ha perso o non l'ha mai avuto.

Un fondo per i senza reddito

Ieri sera ad Anagni L'inchiesta-quotidiano, insieme al sito on line unoetre.it, ha lanciato una proposta alla Prefettura, ai Comuni, agli eletti, a tutte le attività produttive, a tutti i lavoratori. La creazione di un fondo che soccorra le famiglie rimaste senza reddito. Ce ne sono 352, di dipendenti ex Video-con, che da giugno non percepiranno neppure l'assegno di mobilità. Ma nessuno sembra particolarmente accaldato nel correre ai ripari. La formula proposta per istituire rapidamente il "nostro" Fondo per la Dignità dei Lavoratori (la leggerete in altra parte del giornale) è semplice, lineare e senza ombre perché gestita intera-mente dal Palazzo del Governo e da funzionari degli Interni (ammesso che l'accetteranno).
I vantaggi? E' un intervento di immediata attuazione e che può dare "frutti" sin dal mese di giugno 2016; resti-tuisce a tanti la speranza, assicurando immediate certezze a famiglie che vivono come un dramma la "dead line" dei giugno 2016; è un intervento che nasce dal territorio visto che si basa esclusivamente sulle sue forze; alimenta la concreta solidarietà fra chi ha e chi non ha. Dà dignità ai lavoratori. Risponde concretamente e immediatamente, nell'attesa di interventi più complessi di istituzioni che fino ad oggi hanno profilato solo vaghi progetti basati su fondi europei.
Nessuna carità, nessuna questua. Può diventare una esperienza pilota in Italia e una prova che il nostro territorio, nonostante tutto e tutti, può ancora farcela da solo.

 
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Il 29 aprile dei disoccupati. La solidarietà del sindaco Bassetta e dell'Amministrazione di Anagni

IL lavoro è vitadall'Ufficio Stampa del Sindaco di Anagni - «Anche ospitare questa manifestazione è un contributo della nostra amministrazione alla causa del lavoro, un modo per stare vicini alle tante famiglie in difficoltà a causa del grave problema della disoccupazione che attanaglia la nostra zona».
Lo dichiara il sindaco Fausto Bassetta alla vigilia della manifestazione organizzata dal Comitato promotore Vertenza Frusinate per domani, venerdì 29 aprile 2016, ad Anagni in piazza Cavour a partire dalle ore 16.00 con lo slogan “Per una primavera del lavoro”. Dalle 16.00 alle 18.30 sono previsti musica, interventi, testimonianze di disoccupati, sindaci, partiti, sindacati, associazioni e comitati; seguirà una tavola rotonda di giornalisti sul tema “Quale l'impegno dell'informazione scritta, televisiva e sul web verso il lavoro e nell'emergenza disoccupazione?” condotta da Rita Cacciami, vice direttore de L'Inchiesta. Conduce e presenta gli interventi Tiziano Ziroli del Comitato promotore della Vertenza Frusinate.

«Mi auguro – aggiunge il sindaco Fausto Bassetta – che ci sia la massima partecipazione a questa manifestazione voluta dai disoccupati della nostra provincia, ai quali non mancherà mai la nostra solidarietà. L'occupazione deve essere una priorità in un comprensorio che in pochi anni ha perso migliaia di posti di lavoro ed ha visto crescere notevolmente il disagio delle famiglie. Tutte le istituzioni hanno il dovere di impegnarsi al massimo per ridare dignità al territorio e ai loro abitanti. Invito tutti a partecipare alla manifestazione per discutere di una problematica che ci tocca da molto da vicino, ma anche per far sentire la vicinanza della collettività a chi ha perso il lavoro e ha difficoltà ad andare avanti».

 
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Solidarietà non è solo una bella parola per gli effetti speciali

solidarietà 350 260di Ivano Alteri - Qualche giorno fa, come riportato da questo giornale, i lavoratori del Comitato Promotore per la Vertenza Frusinate sono stati puntualmente e cordialmente ricevuti dal vescovo di Frosinone, Mons. Ambrogio Spreafico, nell’ambito del loro giro di contatti con le varie istituzioni locali. Da quest’incontro è scaturito un impegno da parte della Chiesa locale di organizzare un sistema solidaristico capillare con il coinvolgimento della Caritas, per far fronte all’emergenza dei moltissimi disoccupati ciociari e loro famiglie; di coinvolgere gli altri vescovi della provincia in questa opera di sostegno solidaristico; e di sensibilizzare tutti gli altri attori territoriali sull’urgenza della stessa Vertenza Frusinate.

Tale sollecitudine da parte del vescovo ci ha indotto a riflettere, da uomini di sinistra, sul nostro rapporto con la Chiesa, individuale e collettivo, e sulla necessità di una profonda revisione delle nostre opinioni, nonché delle auspicabili e conseguenti strategie politiche. Il primo pensiero, ovviamente, non può che andare alle parole e alle azioni che Papa Francesco I ha immesso nel dibattito politico e morale mondiale, anche suscitando le ire di quei potentati della finanza avvezzi alla sopraffazione dei popoli; in ultimo con la pubblicazione della sua potente enciclica “Laudato si’” (di cui questo giornale si è occupato con un importante intervento di Paolo Ciofi) e il suo viaggio in Sud America. Durante quest’ultimo, Francesco ha parlato di un sistema economico “che non regge più”, dominato dal denaro, della necessità di un “vero cambiamento”, di un “amore fraterno che si ribella contro l’ingiustizia sociale”.

Mentre prima ancora aveva detto: “questa economia uccide”, “quando al centro del sistema non c’è più l’uomo ma il denaro, quando il denaro diventa un idolo, gli uomini e le donne sono ridotti a semplici strumenti”, “cerchiamo di costruire una società e un’economia dove l’uomo e il suo bene, e non il denaro, siano al centro”, “non possiamo più aspettare a risolvere le cause strutturali della povertà”, “i mercati e la speculazione finanziaria non possono godere di un’autonomia assoluta”, “senza una soluzione ai problemi dei poveri non risolveremo i problemi del mondo”, “la proprietà privata non è un diritto assoluto ma è subordinata al bene comune”, “bisogna lottare per il lavoro e la dignità”, “il denaro è lo sterco del diavolo”. A queste, vanno aggiunte tante altre dichiarazioni dello stesso tenore, che suonano come una sinfonia nelle orecchie di ogni persona intimamente di sinistra. In base a tale descrizione, tuttavia, potrebbe sembrare che solo Papa Francesco sia l’artefice di quest’azione di contrasto ai sopraffattori del mondo, a quelli che già papa Ratzinger definiva “briganti”, e che il resto della Chiesa ne sia invece estranea. Ma a noi pare che le cose non stiano esattamente così. Ci sono, è vero, nel clero e tra i credenti, coloro che si scandalizzano per le parole di questo papa presunto “comunista”; ma sono loro ad aver smarrito la retta via, più o meno consapevolmente, in nome di ideologie niente affatto cristiane ed anzi scandalose agli occhi di Dio. Basterebbe ricordar loro le encicliche cosiddette “sociali” che la Chiesa ha ininterrottamente elaborato dal 1891 ad oggi (Rerum Novarum, Quadragesimo anno, Mater et magistra, Pacem in terris, Populorum progressio, Octogesima adveniens, Laborem exercens, Sollicitudo rei socialis, Centesimus annus, Caritas in veritate) per fornirgliene luminosa prova; senza dimenticare la predicazione di Gesù narrata nei vangeli e le molteplici prese di posizione dei Padri della Chiesa, e di altri cristiani, a favore dei poveri e sfruttati nel corso dei secoli.

Certo, non dimentichiamo neanche il millenario connubio della stessa Chiesa col potere di ogni tempo, a partire dal Concilio di Nicea voluto da Costantino; le sue complicità, o almeno i suoi silenzi, di fronte alle feroci e ininterrotte sopraffazioni “dei pochi” sull’intera umanità; ma speriamo vivamente che i detrattori di papa Francesco non per questo soffrano di nostalgia. Noi riteniamo, perciò, che se si è resa oggi possibile l’elezione di un papa come Francesco I (dopo le non consuete dimissioni di Papa Ratzinger) ciò sia dovuto al fatto che all’interno della Chiesa Cattolica fossero già presenti le sensibilità necessarie allo scopo, confermandoci nella nostra opinione di una Chiesa una e plurima in tutto il corso dei secoli. Si potrebbe dire, dunque, non senza fondamento ma con una certa spocchia, che la Chiesa sia passata finalmente dalle parole ai fatti. Ma, ci chiediamo noi: tutto ciò, oltre che ad offrirci la stura per le nostre piccole vendette contro i bigotti e gli ipocriti, non dovrebbe, anche e soprattutto, sollecitare una analoga conversione a sinistra? Abbiamo noi riflettuto a sufficienza sulla divergenza tra le nostre parole e i nostri fatti?

A noi non pare. A fronte della condizione di estremo disagio in cui i lavoratori disoccupati e disperati della Vertenza Frusinate, e tanti altri in Italia, si trovano ormai da anni, ci si sarebbe aspettati, infatti, un impeto solidaristico della sinistra, sull’intera provincia e sull’intero territorio nazionale. La sinistra, le sue organizzazioni, sono nate esattamente su questo: la Solidarietà. Questo erano in origine le “società di mutuo soccorso”: organizzazioni solidaristiche, nate per consentire ai lavoratori sfruttati di sostenersi vicendevolmente nei momenti di difficoltà e difendersi uniti dalla ferocia degli affamatori; questo sono stati i sindacati italiani; questo sono stati i partiti della sinistra per lunghi decenni della storia d’Italia. Ma di questo solidarismo, per quei lavoratori, non vi è stata traccia alcuna fino ad ora; solo rivendicazioni alle istituzioni per ulteriori ed aridi sussidi statali (pur necessari). Ed è proprio questo il punto. Dice Edgar Morin, filosofo e sociologo francese contemporaneo, che quando la sinistra ebbe l’opportunità storica di strutturare statualmente una rete di protezione per le fasce più deboli della popolazione, il welfare state, non seppe evitare il fenomeno della “burocratizzazione” della solidarietà. In altre parole, da allora in poi le singole persone, pur originariamente solidali, anziché continuare a chiedersi: “cosa posso fare io per il mio prossimo?”, iniziarono a domandarsi: “cosa fa lo stato per me e il mio prossimo?”, inaridendo progressivamente e inesorabilmente la radice solidaristica propria e della classe d’appartenenza.

Ecco allora che, ad esempio, quella carità cristiana tanto vituperata dalla sinistra, e che noi stessi abbiamo spesso definito pelosa e ipocrita, ci appare sotto una luce completamente nuova: non più come inganno, come finzione della falsa coscienza; ma come nobilissimo moto dell’animo umano, da coltivare con ogni cura e preservare nei secoli da ogni intemperie della storia. Quella che auspichiamo, quindi, è una riflessione di cui sentiamo la massima urgenza, poiché temiamo di vedere affogare tutte le nostre energie nell’ansia quotidiana di essere sopraffatti, definitivamente, rischiando così di arrivare davvero alla fine della storia. E, se vuole essere utile, essa non può che partire, coraggiosamente, dalla realtà concreta, senza che l’ottimismo ne ottunda la ragione e senza che il pessimismo ne irretisca la volontà. Senza di essa, senza la sua apertura culturale, senza il suo coraggio, ogni nostro sforzo potrebbe risultare disperatamente vano. Già Gramsci ci metteva in guardia dai “costruttori di soffitte”, cioè coloro che pensavano, e pensano, di fare rivoluzioni (le soffitte, appunto) senza partire da un’analisi concreta della realtà concreta (le fondamenta), quando invitava i suoi compagni di lotta, italiani e non, a considerare la presenza storica in Italia della Chiesa Cattolica. Egli, infatti, sapeva bene che, nell’influenza di questa sulla “cultura popolare”, non vi erano soltanto caratteri di “dominio” derivanti dalle frequentazioni col potere, bensì una evidente e radicata “egemonia” pregna di consenso.

Sentiamo il bisogno di aggiungere, inoltre, che in lui, a nostro parere, tale esigenza non si manifestava, e non si manifesta, in termini strumentali o opportunistici, bensì con onestà intellettuale, sincerità e apertura. Esattamente ciò che servirebbe a noi. Oggi, forse, possiamo iniziare a mettere in atto quella predicazione e il nostro stesso pensiero, per operare in direzione di quell’anelito di giustizia che spinge tutti gli uomini di buona volontà. Ma a condizione che riusciamo a chiederci onestamente, noi di sinistra: sarebbe oggi possibile una liberazione dell’uomo senza l’apporto della “lettera”, ed ora anche dello “spirito”, della predicazione cristiana? Chi riuscirebbe a fermare i “briganti” sopraffattori senza la parola del Dio cristiano che, primo fra tutte le divinità adorate dagli uomini, ha posto nel suo cuore innanzitutto “gli ultimi”?

Frosinone 1° agosto 2015.

 

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Solidarietà e condivisione

LaSperanza IlLavoro 350 260 puntilucedi Ignazio Mazzoli - «Siamo in uno stato comatoso che ci spaventa per l’indifferenza che ci circonda. Non vogliamo che questo coma diventi irreversibile», così ha scritto il Comitato promotore della Vertenza Frusinate nella lettera con cui il 20 luglio scorso ha chiesto di incontrare il Vescovo Ambrogio Spreafico. Sabato 25 luglio, alle ore 11,30, ha avuto luogo l’appuntamento richiesto nella Casa Vescovile di via Monti Lepini, 73 in un’atmosfera di esplicita solidarietà e con grande umanità aperta alla comprensione. Ci saranno incontri anche con gli altri Vescovi di questo territorio.
Importante segnale per un pianeta dimenticato. Mentre in questi giorni le cronache si occupano di un pianeta a 1400 anni luce da noi, registrato come Kepler 452b e che sarebbe abitabile come la nostra terra, cocciutamente ci ostiniamo a parlare di un pianeta dimenticato a noi vicinissimo tanto da essere identificabile con milioni di noi.
Ci riferiamo all'Italia reale, quella di cui si parla poco, e che si vede ancor meno come avviene nella provincia di Frosinone. L'assenza dei temi del lavoro e delle lotte dei lavoratori dal sistema dei media è un dato di fatto, salvo rare ed encomiabili eccezioni. Crisi economica, disoccupazione e precarietà sono pressoché oscurate da Tv e giornali nazionali, sono affidate ormai all’informazione locale e territorialmente delimitata, che assolve una funzione insostituibile anche se con vuoti e spesso con un racconto edulcorante a buon uso di quei politici di turno in ben altre cose affaccendati e dell’imprenditoria, in particolare quella più pigra ed egoistica.
In questo status abbiamo cercato, il quotidiano L’Inchiesta e il giornale on line unoetre.it, di introdurre dei correttivi sin dall’ottobre 2014 quando ad Anagni, nella sala della biblioteca di quel comune, incontrando i cassintegrati da un decennio della ex-Videocon, decidemmo che non sarebbe passato giorno senza occuparci di vicende grandi e piccole di lotte per il lavoro e contro la disoccupazione.
Da allora con i lavoratori senza lavoro e con tanti giovani che lo cercano si è fatta della strada. Dalle testimonianze fornite a giornalisti di varie testate l’11 gennaio scorso, fino alla creazione di un tavolo InterIstituzionale definito con il Presidente della Provincia Antonio Pompeo, nel frattempo si è avviato il “Comitato promotore della Vertenza Frusinate contro la disoccupazione e la precarietà” perché chi soffre il drammatico disagio di non avere lavoro, possa ritrovarsi con chi nelle stesse condizioni e prendere tutte le iniziative necessarie a ottenere risultati dalle istituzioni e dai partiti in appoggio alle iniziative sindacali.
Qualcuno ha cominciato a scoprire che esistono oltre 115000 disoccupati e che vivono in un altro mondo: nel sottosuolo della società, nell’isolamento e nella solitudine. Ci piace sottolineare alcuni fatti di queste ultime settimane. Fra i primi la posizione di un comunicato della Fim-Cisl che sottolinea di volere “coinvolgere non solo i lavoratori ex Ilva, ma anche tutti i lavoratori e le famiglie che nel corso di questi anni hanno perso il proprio posto di lavoro per la chiusura delle loro aziende e anche degli ex lavoratori rappresentati dal Comitato per la Vertenza Frusinate”.
Ebbene si, l’incontro con il Vescovo di Frosinone e un primo impegno unitario di essere tutti insieme il 31 luglio davanti all’Ilva di Patrica, segnano la fine del tentativo di oscurare la realtà dei disoccupati organizzati e vengono dopo incontri con rappresentanti politici come Daniela Bianchi e Luca Frusone e l’impegno permanente assunto con il Presidente Pompeo. A nulla sono valsi l’ostracismo del silenzio e anche qualche avventata demonizzazione.

Ora è già aperta una fase nuova che affronta la “questione disoccupazione” nei suoi riflessi estesi sul territorio, cioè nei centri di residenza, a diretto contatto con i problemi che devono affrontare le famiglie di quei lavoratori che altrove hanno perso il lavoro e con i riflessi non meno drammatici che si producono nel circuito sociale che vi ruota intorno a loro a cominciare dal commercio deprivato di reddito. Per lunghi mesi Anagni era il solo comune, grazie al suo sindaco Fausto Bassetta, a occuparsi dei disoccupati, ora il Comitato ha avviato una serie d’incontri con i Sindaci del frusinate presentando la sua Piattaforma e una proposta di Mozione che spinga la Regione Lazio a riconoscere la gravità della situazione frusinate e a prendere le decisioni conseguenti.
Acquista così un grande significato l’impegno comune Caritas-Vertenza Frusinate sulla necessità di ottenere un alleggerimento della pressione fiscale e del costo dei servizi da parte delle Istituzioni comunali sulle famiglie degli ormai troppo numerosi senza lavoro della provincia che si avvierà dai prossimi giorni.
Qualcosa si può muovere.

26 luglio 2015

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Progetto Penìa. Cos'è?

SoniaSirizzotti 350 260 L'Auser di Frosinone è impegnata nel Pregetto Penìa. Cos'è? si tratta di interventi finalizzati al contrasto della povertà e dell'esclusione sociale. Pasti a domicilio, raccolte alimentari e di medicinali, babysitteraggio. Ne abbiamo parlato con l'avvocata Sonia Sirizzotti, consulente legale dell'Auser frusinate per saperne di più. Ecco quanto ci ha illustrato nel video che segue...

 

 

 

 

 

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Contro la Kyenge: fin dove gli insulti insulti prima di darle la nostra solidarietà?

cecile kyenge 350 260di Maria Luigia Pietrobono* - "Amo gli animali, come è noto, orsi e lupi ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di un orango".
Così Roberto Calderoli, nel Luglio 2013, nei confronti di una Ministra della Repubblica italiana. Un anno e mezzo dopo (i tempi in Parlamento sono veramente lunghi), la Commissione del Senato sulle immunità esaminato il caso ,non da l'autorizzazione a procedere; ma la cosa che più sconcerta sono le dichiarazioni di Moscardelli e Cucca: il primo dice che "le accuse di incitazione all'odio razziale risultano infondate, atteso il contesto politico nel quale le frasi in questione sono state pronunciate e attesa la configurazione del movimento della Lega, nel cui ambito operano anche diverse persone di colore" il secondo precisa che" le parole pronunciate dal Senatore Calderoli vanno valutate nello ambito di un particolare contesto di critica politica".
Proprio questo è il punto: fino dove possiamo spingerci con gli insulti quando parliamo con o di una persona?
Essere paragonati ad un orango cioè ad un animale, a mio parere, è una grave offesa perché colpisce la persona nel suo aspetto fisico.
Come ci indignammo tutte perché qualcuno a proposito delle Ministre del governo Renzi disse che erano più belle che brave, allo stesso modo e ancora di più dovremmo indignarci oggi.
Se sottovalutassimo la gravità del fatto come potremmo rimproverare quei giovani che nella scuola non accettano il diverso per fattezze fisiche o colore della pelle o quei cittadini che, a prescindere da qualsiasi considerazione, si oppongono anche con manifestazioni violente agli immigrati?
E poi è mai accaduto che si sia paragonato un uomo presente nelle Istituzioni o privato cittadino ad un animale senza che questo fosse intenzionalmente un insulto?
Qui ci troviamo di fronte allo stesso annoso problema che si presenta ogni qual volta si parla di donne.
La donna non viene mai giudicata in base alle sue capacità e conoscenze; non si nota se si esprime in una forma italiana corretta; se conosce qualche lingua straniera; non si sottolinea il suo corso di studi ma in primis si mettono in risalto le fattezze fisiche, l'eleganza, le frequentazioni argomenti abbondantemente trattati nelle riviste di gossip.
Questo stato di cose dovrebbe, in quanto donne, massimamente indignarci: è mai possibile che nel panorama politico perfino Berlusconi abbia la velleità di passare alla storia come uno statista e non ci sia nessuna donna, nel giudizio di alcuni, che possa aspirare a tal titolo?
Eppure ne abbiamo avute di donne che nelle Istituzioni hanno lavorato con grande efficacia!
Quella di ieri mi è sembrata una giornata veramente molto triste non solo perché non si sono riconosciute le condizioni per sanzionare il comportamento di un Senatore della Repubblica, ma soprattutto perché è definitivamente morto e sepolto quel rapporto di solidarieta' che legava strettamente tra loro in primo luogo le donne e poi gli appartenenti ad uno stesso partito nella tanto deprecata prima Repubblica.
Ho fiducia che prima o poi si leverà forte la voce di tutti e che in aula verrà ribaltata la decisione della Commissione(naturalmente saranno tutti presenti e nessuno si smarchera' dal gruppo).
È questo il momento di agire, di dare il buon esempio perché non basta parlare di rispetto delle donne e di pari opportunità, non basta ballare in piazza e festeggiare l'8 Marzo, è tempo di azioni concrete.
*Maria Luigia Pietrobono Conferenza nazionale delle donne del Pd

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Anagni istituisce un fondo di solidarietà

Anagni Piazza Cavour 350dall'Ufficio Stampa del Sindaco di Anagni - La Giunta di Anagni ha deliberato l'istituzione di un Fondo comunale di solidarietà, da finanziare attraverso donazioni, per venire incontro ai bisogni dei tanti cittadini in difficoltà economiche. Il provvedimento si è reso necessario, spiega l'amministrazione guidata dal sindaco Fausto Bassetta, a fronte dell'insufficienza delle risorse comunali che non riescono a coprire le emergenze segnalate dai Servizi Sociali, in un territorio fortemente penalizzato dalla crisi occupazionale.
Al Fondo comunale di solidarietà potranno contribuire cittadini, imprese, istituti bancari, enti e associazioni che l'amministrazione sta contattando in questi giorni per sensibilizzarli nei confronti dell'iniziativa. "L'obiettivo – dichiara Bassetta – è quello di sostenere i cittadini che si trovano in gravi situazioni di disagio economico e sociale a fronte della crisi che da tempo investe anche il nostro territorio. Siamo consapevoli che sono momenti difficili per tutti, ma anche un piccolo contributo può alleviare le sofferenze dei numerosi cittadini che quotidianamente chiedono assistenza".
Il Fondo sarà parte integrante del bilancio comunale e le risorse raccolte verranno assegnate attraverso i Servizi Sociali. Chiunque voglia contribuire può fare la sua donazione con un versamento sul conto corrente bancario del Comune di Anagni c/o Credito Cooperativo di Roma - agenzia 164 Anagni Centro - Via G. Giminiani 17/A Anagni. Codice Iban: IT61J0832774291000000000030. Causale: Fondo comunale di solidarietà.

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Il mercimònio della parola solidarietà

Solidarietàdi Nadeia De Gasperis - La canzone di Gaber, con l'ironia pungente che lo contraddistingueva, recitava cos'è la destra cos'è la sinistra, motteggiando le esasperate prerogative della destra e della sinistra," la minestrina a destra/il minestrone di sinistra".
Visto che abbiamo sdoganato ogni forma di razzismo, anche io voglio dichiarare il mercimònio della parola solidarietà senza assolvere alle formalità prescritte, perchè ritengo che bisognerebbe ricominciare quantomeno a pagare il dazio del disonore ogni volta che si supera il confine della decenza, lasciando senza controllo le bestialità in entrata e in uscita dalle bocche che blateravano perfino la parola "sinistra".
Chiamtela pure politica protezionista, mi preme di proteggere la nostra umanità.
Non mi devo spingere a frugare nella cassa dello Stato, a indagare come vengano impiegati i soldi nello stato sociale, per capire quello che siamo diventati.
Bata rimanere alla cassa di un supermercato e osservare come vengono spese le parole per gli altri che non siamo noi, noi che ci "riconosciamo", belli avvoltolati nella bandiera della NOSTRA comunità, solo quando siamo tutti uniti contro il nemico, il diverso, l'intruso.
C'è questo virus, da quando abbiamo a che fare con gli immigrati, che ha avuto una diffusione più puntale dell'ebola: la xenofobia.
Avevamo affidato alla sinistra l'elaborazione di un pensiero di solidarietà, ma tra i tanti luoghi comuni, non è più facile rintracciare i luoghi dell'accoglienza, neppure dove era naturale incrociarli. Così continuo a stupirmi e indignarmi, quando frugando tra i campi virtuali di quelle persone che pensavo dotate quantomeno di una intelligenza emotiva vedo attecchire il germe dell'odio e della xenofobia.bimbi di tutto il mondo Non c'è più alcuna garanzia sociale, culturale, politica, anche il poeta che muove la luna e le altre stelle, da un giorno all'altro, si arena nel mare nero dei disperati, a rigettarli via, perdendo di vista i versi che faceva alla bellezza.
Probabilmente abbiamo avuto degli ominicchi professionisti della mistificazione, che hanno fatto dell'urgenza e della necessità il cavallo di troia per invadere i terreni della condivisione ed espugnare l'empatia. Fanno gola quegli spot rilanciati facendo leva sui nostri punti deboli: lavoro, famiglia, casa, salute. Così rispetto ai nazionalismi europei, possiamo nutrire il nostro razzismo, senza troppi sensi di colpa. Però, lasciatemi dire, io non è che sono razzista (è questo l'inizio della fine no!?) è che non sopporto i razzisti.

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Per un'Europa dei diritti sociali e civili, della solidarietà e del diritto di lavorare

gualtieri-e-schulz 350unoetre.it ha intervistato l'on. Roberto Gualtieri il 30 aprile appena trascorso. L'on Gualtieri, membro della Direzione nazionale Pd è eurodeputato. Laureato in lettere e filosofia, Roberto Gualtieri è ricercatore in storia contemporanea presso l'università di Roma "La Sapienza". Dal 2001 è Vicedirettore della fondazione Istituto Gramsci.
Ha accettato di ricandidarsi perché il voto del 25 maggio 2014 è una "battaglia decisiva per il nostro futuro, per il destino della democrazia, dei diritti, della pace, del nostro modello sociale, delle nostre prospettive di sviluppo, si gioca in Europa."
Martin Schultz, candidato per i socialisti e democratici europei alla Presidenza della Commissione della Ue, ha detto di lui: «... Credo che Roberto Gualtieri sia tra i deputati più influenti di questo parlamento. Un uomo di grande conoscenza tecnica che rappresenta una modernità davvero esemplare nello svolgimento del mandato di europarlamentare.»

Info relativo al termine "dumping" di cui si parla nell'intervista:
dumping - Nel linguaggio economico, la vendita all'estero di una merce a prezzi inferiori a quelli praticati sul mercato interno. Si parla in tal caso anche di discriminazione del prezzo. Di tale pratica si servono imprese e soprattutto gruppi di imprese, che operano in regime di quasi-monopolio nel mercato interno così da poter vendere in esso a prezzi superiori al costo e che godono di una protezione doganale tale da garantirli contro il pericolo che la merce rifluisca dall'estero a prezzi inferiori a quelli praticati sul mercato nazionale. Il d. rappresenta un potente strumento di lotta commerciale per la conquista di mercati esteri, ma provoca in genere l'erezione di barriere doganali difensive (dazi antidumping ). (dall'enceclopedia Treccani, vedi tutto a http://www.treccani.it/enciclopedia/dumping/)

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Condividere le buone pratiche per agire

together insiemedi Giuseppina Bonaviri - Dall'incontro-tavola rotonda sulla "Solidarietà vs disagio sociale: insieme per il cambiamento" del 16 Aprile 2014 inserito all'interno della Campagna di sensibilizzazione contro discriminazione e violenze -percorso avviato dal Tavolo di progettazione provinciale Patto di Solidarietà sociale- alla presenza di molte realtà associative e di molti comuni è emersa l'esigenza di dare vita, senza attese e lungaggini, ad una serie di azioni condivise che vedono al centro amministrazioni, associazioni no profit, privato sociale, volontariato, terzo settore, cittadinanza attiva del nostro territorio. La cabina di regia intersettoriale che si è delineata grazie alla partecipazione e alle tante proposte emerse renderà possibile il passaggio da una rigida organizzazione dei singoli alla trasversalità delle proposte. Ci si vuole porre a mediatore di un piano di azione che riguarderà risultati raggiunti, obiettivi, progetti futuri. Contrastare la solitudine delle persone sole e delle fasce di popolazione emarginata ed invisibile renderà possibile responsabilità e valore sociale vera sfida per il futuro sostenibile del nostro Paese. Il bilancio multifattoriale degli enti, suggerito anche dalla attuale spinta europea, rafforzerà rendicontazione sociale ed ambientale e la sua messa a regime sarà un segnale chiaro che ci consentirà di rimanere al passo con i tempi. La costruzione di un report integrato, un doc unico quale bilancio sociale si rende ora indispensabile anche dalle nostre parti.
Tra le proposte che riteniamo avere priorità assoluta rientrano le questioni aperte sulla residenzialità con la messa a sistema degli spazi abitativi e la modificazione degli attuali modelli di frammentazioni gestionali. Ciò determinerebbe una fonte di sostegno per le persone più sole. Dare assistenza alle famiglie, sperimentando la messa in rete progressiva delle diverse offerte presenti dal territorio favorirà, inoltre, l'incontro permanente tra pubblico e privato per una migliore socialità nei quartieri e della relazione con la città, dato di reale crescita culturale. Organizzare, poi, punti di orientamento e informazione sociale grazie alla disponibilità di volontarie e volontari come bussola per orientare le relazioni con i servizi offerti in provincia ed il loro accesso, significherà accompagnare i più bisognosi alla fruizione efficace degli stessi . La creazione di un piano per i senza tetto con presidi territoriali, mense, ambulatorio popolare, post acuzie dedicato a persone senza dimora appena dimesse dagli ospedali anche per quelle emergenze provenienti dall'esterno potrà irrobustire anche gli interventi che legano il cibo alla questione sociale come il recupero di inutilizzato, sostegno a buoni spesa, accordi con la grande distribuzione. I beni confiscati alle mafie se monitorati potranno, infine, diventare spazi ad uso sociale per un percorso di alta legalità. Diritti civili, per la disseminazione di buone pratiche ed integrazione di una rete reale, faranno la differenza nel favorire quei processi di inclusione necessari al benessere della nostra intera comunità.
Un accenno, per finire, meritano le misure agevolative che la copertura finanziaria dei 10 miliardi su base annua prevede, coperta che appare corta soprattutto se si estendesse, come doveroso, l'aumento annuo anche ai lavoratori incapienti con un effetto macroeconomico -previsto dal Def- sulla crescita. Una crescita che rimarrà molto modesta (solo del 0,2%) nel 2014 con un credito di imposta che avendo ad oggi una distribuzione a V avvantaggerà allo stesso modo coppie di reddito molto diversi tra loro: 2 contribuenti con redditi impari riceverebbero entrambi un credito di 100 euro.
Il percorso che si presenta ambizioso se inserito in una dimensione di realtà isolate potrà invece, condiviso, essere proiettato alle nuove frontiere dell' internazionalizzazione e dei processi di innovazione sociale fuori da vecchi retaggi culturali che hanno bloccato, negli anni, il passaggi alla discontinuità progressista della nostra macroarea.

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