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Bonifica Valle del Sacco, speranza di salubrità e di occupazione

inquinamento suolo 400 mindi Ignazio Mazzoli - Perché ancora una volta Vertenza Frusinate è costretta a convocare un’assemblea di disoccupati nel Salone della Provincia di Frosinone per il 26 marzo alle ore 15,30?
Perché non riescono a spiegarsi tutto il ritardo nella erogazione delle mobilità in deroga per le aree di crisi complessa. Nel bilancio dello Sato approvato a fine dicembre 2018 sono stanziati 117 milioni per l’anno 2019-20 destinati proprio a questa finalità. La Regione Lazio deve richiederne 35 di milioni sui 117 per assicurare le somme concordate prima l’8 febbraio e poi ancora l’8 dicembre del 2018, somma necessaria anche al recupero di 3 mesi non computati dal 9 marzo al 22 giugno 2019.

Ebbene non si hanno notizie né certe né approssimative. Non ce l’anno i disoccupati ma neppure gli addetti ai lavori, sindacati ed eletti del territorio: si moltiplicano perciò i post su Facebook per sapere «come mai ancora oggi non ci sono novità, la mobilità nell’area di Frosinone e Rieti e già scaduta da circa un mese, mentre 1600 famiglie attendono risposte sia per la sopravvivenza che per le famose e mai viste politiche attive per il lavoro».

Quindi 3 questioni richiedono risposte: - come sollecitare l’erogazione dei 117 milioni (per tutti gli interessati secondo l’Accordo Quadro 2019 /2020; - come assicurare alla Regione Lazio l’erogazione dei 35 milioni richiesti al Governo; - iniziare concretamente a impostare un piano operativo di Politiche attive per lavorare.

Il giorno 21 marzo, cioè ieri, l’assessore al Lavoro e Nuovi diritti, Claudio Di Berardino, ha annunciato che «Per la città e la provincia di Rieti, nel biennio 2019-2020, sono disponibili almeno 15 milioni di euro per le politiche del lavoro e dell’occupazione». «Le risorse – ha spiegato - fanno parte di un ‘pacchetto lavoro’ da 180 milioni di euro per il Lazio, con una riserva del 20% (36 milioni?) per il reatino e il frusinate». (da Rietilife.com).

Buone notizie, quindi, da verificare nei fatti e nei tempi. Tempi che urgono. Perché un simile annuncio non è stato pronunciato anche in questa provincia che è quella che ha stimolato ed ha conquistato gli interventi, alla Regione e al Ministero, grazie a Vertenza Frusinate e, soprattutto perché è il territorio più martoriato dalla disoccupazione nella nostra Regione?

Secondo perché i disoccupati non possono conoscere puntualmente i tempi di erogazione delle somme che spettano loro? Il valore di questa informazione non va neppure spiegato, legato com’è alla sopravvivenza di singoli e delle loro famiglie.

 

Terzo. Vogliamo affrontare in qualche modo una prospettiva concreta di possibilità di lavoro?

Una soluzione oggi c'è e non è alternativa ad altre prospettive, ma certamente complementare ed importante perché è già qui, è sotto gli occhi di tutti ed è nell'accordo per la Bonifica della Valle del Sacco. A ricordarlo sono stati alcuni interventi svolti nell’incontro del 15 marzo a Ceccano, convocato da Samuel Battaglini. Purtroppo i più, presi dall’inseguire ricerche di lavori ipotetici o dalla propaganda, si è sorvolato su un’occasione concreta.

È vero, questa intesa sui 53 milioni, a tanto ammonta lo stanziamento attuale per il programma di bonifica, è arrivata in sordina e si è conclusa, diciamo, con imprevista rapidità, in totale assenza di una reale consultazione dei cittadini interessati e senza alcuna audizione dei Sindacati e dei Consigli comunali. Ma questo è un discorso da riprendere in altra occasione. Qui preme precisare che si tratta di 10 progetti da caratterizzare e far partire fra sei mesi, che (per il frusinate) sono diffusi da Paliano a Ceprano. “Responsabile Unico dell’Attuazione” (RUA) è la Regione Lazio in un comitato presieduto dal Ministero dell’Ambiente insieme solo a Ispra e Arpa, con la convocazione dei sindaci relegata ad una volta l'anno. Questo accodo di programma per la bonifica della Valle del Sacco come parziale intervento teso a tutelare la salubrità di una importante fetta di territorio provinciale, è anche un’occasione vera di lavoro in una terra depauperata di industrie e di occasioni di occupazione. È così che debbono vederla soprattutto le istituzioni locali ed i sindacati.

Perché il Presidente Antonio Pompeo e la Provincia non avviano al più presto una consultazione permanente di sindacati, imprese e associazioni, intanto per valutare e quantificare attentamente tutte le possibilità di occupazione e per definire una trasparente procedura di avvio al lavoro sia dei giovani inoccupati che degli over 40 che sono disoccupati? Ci vogliono numeri precisi e conosciuti di donne e uomini con braccia e gambe per fare la bonifica.
I Sindaci hanno ignorato le disponibilità previste dalla Regione Lazio, a suo totale carico, per i lavori di manutenzione urbana per fronteggiare la disoccupazione, forse in questa circostanza possono rendere un buon servizio alle loro comunità ed a quella dell’intera provincia se staranno più attenti verso questa opportunità.

La bonifica della Valle del Sacco non sarà solo racchiusa nel risanamento di alcune aeree di territorio, ma dovrà riguardare molte altre occasioni di lavoro legate al più grave e oneroso inquinamento del fiume e dei territori produttivi che bagna. Il Ministro Sergio Costa sembra sensibile a questi problemi. Tutto ciò rappresenta una occasione di rioccupazione, ma sarà tale solo se i cittadini con le loro associazioni ed i sindacati pretenderanno una gestione trasparente di tutti i passaggi per realizzare davvero la bonifica.

Certo occorrerà ridiscutere molti aspetti del programma, ogni cittadino ed ogni istituzione locale dovranno avere il diritto di conoscere ogni parola per arrivare alle decisioni che si prenderanno, ma intanto bisogna utilizzare al meglio questa circostanza anche se nata con una visione riduttiva, ma non necessariamente destinata a concludersi con le istituzioni locali in ostaggio di decisioni prese altrove fuori dalle assemblee elettive.

22 marzo ‘19

 

 

 

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Senza rosa né celeste - Libro del mese

senzarosaneceleste 350 min

"Senza rosa né celeste" è il "Libro del mese di UNOeTRE.it". 4 febbraio '19 - 15 marzo '19

UNOeTRE.it con il patrocinio della provincia di Frosinone e in collaborazione con Villaggio Maori Edizioni presenta il libro "Senza rosa né celeste" di Mariella Fanfarillo il 15 febbraio 2019 dalle ore 16 nella Biblioteca provinciale di Frosinone (vedi locandina*)
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«Ho imparato a mie spese la differenza tra vedere e guardare: ora so che da sempre io vedevo mio figlio ma guardavo mia figlia». È da questa folgorante consapevolezza che ha inizio il racconto di Mariella Fanfarillo, un viaggio a ritroso lungo la sua vita e quella di sua figlia Esther, transessuale coraggiosa, la seconda ad aver ottenuto in Italia l’autorizzazione al cambio anagrafico di sesso senza l’obbligo dell’operazione quando era ancora minorenne. Raggiungere quel traguardo non è stato semplice, ma Esther e Mariella sono sempre rimaste una accanto all’altra, sostenendosi a vicenda e affrontando insieme la violenza – fisica, psicologica e persino burocratica – di un paese ancora impreparato ad affrontare la diversità e forse anche, ancora di più, l’autodeterminazione. Una testimonianza necessaria che «vi farà versare lacrime dolci» (Monica Cirinnà). Una storia vera, fatta di fatica, amore e resilienza.
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L'autrice dialogherà con Nadeia De Gasperis (vicedirettrice di UNOeTRE.it). Questa conversazione sarà registrata in video e resa disponibile per tutti i lettori di UNOeTRE.it.

Dopo l'intervista a Mariella Fanfarillo ci sarà spazio alle domande del pubblico. 


 

 

Llocandina_Mariella-Fanfarillo

 Autrice della locandina è Valentina Lizzio

 

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Fiume, sofferenza o speranza?

S.Maria a fiume 390 260 mindi Padre Antonio Mannara, Parroco del Santuario di S. Maria a Fiume - Considerando il valore di un fiume nel contesto biblico arriviamo alla conclusione che esso realizza la storia d’Israele, e non solo, anzi la storia dell’umanità, altro che deserti, monti o mari. Un fiume sta all’inizio del racconto biblico, un fiume ritroviamo alla fine. Un fiume, infatti, esce dall’Eden secondo il racconto della Genesi, il primo libro dell’Antico Testamento, e un fiume scorre nella città di Dio di cui parla l’Apocalisse, l’ultimo libro del Nuovo Testamento. È chiaro quindi che i corsi d’acqua hanno un ruolo fondamentale nella vita del popolo di Dio: essi sono il simbolo della vita, anzi sono il simbolo della vita che viene donata, che “arriva” dall’alto proprio come l’acqua in un fiume scorre a partire dalle zone a maggior altitudine beneficando i territori che attraversa.

Il fiume che sgorga dall’Eden, il giardino in cui vivevano Adamo ed Eva in una condizione di felicità perfetta, poi, si divide in quattro diversi corsi, due ben identificabili (il Tigri e l’Eufrate) e due dai nomi misteriosi (il Pison e il Ghicon).
Curioso: in natura di solito succede il contrario, cioè l’unione di più affluenti dà vita a un unico fiume. Come mai allora la Bibbia contraddice questa esperienza comune?
Il messaggio è chiaro: la vita che proviene da Dio non si riduce ma si moltiplica, si espande, abbraccia tutto il creato, giunge ovunque e non segue la nostra logica umana

Nell’immaginario biblico, il Tigri e, soprattutto l’Eufrate, hanno un significato mitico e ricordano che la vita è spesso segnata da sofferenze ma nonostante tutto è percorsa da rivoli di speranza. Sofferenza e speranza. Essi hanno un valore storico molto particolare, perché sono i fiumi che faranno ricordare la deportazione ma anche il sogno, la speranza di tornare un giorno alla propria terra.
Questa ambiguità nel racconto biblico è attribuita anche al Nilo, il fiume d’Egitto che ricorda la prigionia, con i lavori forzati. Anche in questo caso, però, le acque del fiume sono simbolo di speranza: dal Nilo infatti viene tratto in salvo Mosè, colui che guiderà Israele alla terra promessa. Sulle sue rive, insomma, ha avuto inizio la grande storia che ha portato all’Esodo, alla grande alleanza del Sinai e quindi al profondo rapporto d’amore tra Dio e il suo popolo. Se l’Eufrate è il terzo fiume più nominato nella Bibbia con una trentina di ricorrenze, il Nilo occupa il secondo posto, apparendo circa 40 volte. Nella classifica dei fiumi biblici, però, il primo posto spetta al fiume per eccellenza, il Giordano, che appare ben 200. Il fiume Giordano nel quale battezzava Giovanni Battista e nello stesso fiume Gesù Cristo ha voluto ricevere il battesimo.

Sette anni fa sono tornato per la terza volta a Ceccano, se l’ho fatto quando me l’hanno proposto è perché amo questo paese. Chi ama non guarda i difetti, ma certamente registro tanta insoddisfazione.
Facendo una similitudine: se io guardo i bambini che giocano ripenso alla mia infanzia e mi intenerisco, se guardo un bel panorama la mia anima si riempie di meraviglia, ma se io guardo un fiume sporco mi riempio di tristezza. Ho paura davvero per questo. “Il ceccanese non è mai contento…”, siamo soliti dire, ma io non mi meraviglio. Abbiamo poco di meravigliarci e intenerirci. Il ceccanese, a differenza degli israeliti, registrano tanta sofferenza e la speranza latita.
Specchiandosi nel proprio fiume si alimenta rassegnazione, frustrazione e pessimismo.

Ultimo: S. Maria a Fiume. Siamo qui e non è un caso. La Madonna qui è amata e porta con sé il ricordo del fiume, è inevitabile. S. Maria a Fiume, del Fiume, ci invita a sperare sempre, ma oggi sentiamo tutti il bisogno di aiuto, il conforto non basta più. Come Israele vogliamo che il nostro fiume, la nostra valle, ritornino a farci vivere; vogliamo che i nostri occhi tornino ad illuminare la nostra anima e la nostra mente. Io stesso qui, in questa parrocchia sono chiamato a celebrare tanti bei momenti ma ahimè funerali tanti, di persone giovani, papà, giovani mamme, sposi promessi che non hanno avuto la possibilità di coronare un sogno…
Ecco oggi vogliamo riaprire un solco di speranza, fatto di informazione e conoscenza. Siamo qui con una richiesta: evitiamo di fare proclami e lanciare slogan finalizzati solo ad illudere, vogliamo fare informazione!
Perciò benvenuti a tutti e iniziamo… iniziando questo dibattito dando la parola a…

 

 

 

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La Certosa di Trisulti: luogo di speranza, fonte di bellezza

Certosa di Trisulti 390 260 mindi Filippo Cannizzo* - Nel cuore dei Monti Ernici, ai confini tra Basso Lazio, Abruzzo e Provincia di Roma, si trova una delle briciole di bellezza del nostro paese, la Certosa di Trisulti. Immersa nella natura, tra querceti e corsi d’acqua purissima a 825 metri di altitudine, è stata costruita in stile gotico e consacrata nel 1211, poi ampliata nel corso dei secoli adottando le forme architettoniche tipiche del barocco. Entrando tra le mura imponenti che la cingono, un sentimento di bellezza e di pace pare avvolgere i pellegrini e i visitatori. L’ingresso principale si apre su un portale sormontato da un busto di San Bartolomeo, scolpito da Jacopo Lo Duca, allievo di Michelangelo Buonarroti, mentre tra i meravigliosi affreschi che adornano le sale del complesso si possono ammirare opere di Filippo Balbi e Giuseppe Caci. Inoltre, la Certosa è stata a lungo avanguardia nello studio e nell’applicazione della farmacologia.

Per raggiungere la Certosa di Trisulti, tappa centrale del Cammino di San Benedetto, bisogna inerpicarsi per strade invase da buche che sembrano crateri e invase dalla vegetazione, abbandonate dagli enti che dovrebbero occuparsene. Lungo i bordi della strada, nascosti dietro rocce e alberi secolari, si possono scorgere cumuli di rifiuti. Si deve salire a senso, perché le poche indicazioni che si possono trovare sul percorso sono completamente divelte, arrugginite, cadute per terra, mentre per chilometri e chilometri sono mancanti, a causa dell’incuria di chi avrebbe dovuto avere “cura” di questi luoghi di meravigliosa bellezza.

Oggi sono rimaste ben poche le persone che abitano questa imponente Certosa, tra cui il priore dei Cistercensi di Casamari, don Ignazio, e un ospite straniero, Benjamin Harnwell. A partire dal Febbraio 2018, la gestione della Certosa di Trisulti è stata assegnata in concessione per 19 anni dal MIBACT, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo italiano, all’Associazione DHI - Istituto Dignitatis Humanae, fondato proprio da Harnwell e diretto dal cardinale Raymond Leo Burke. L’Istituto Dignitatis Humanae si definisce come «una organizzazione non governativa di ispirazione cattolica. Un think tank, costituito nel 2008 con l’obiettivo di difendere le fondamenta giudaico-cristiane della civiltà occidentale, riconoscendo che l’uomo è stato fatto a immagine e somiglianza di Dio». L’Istituto è molto attivo nel lobbying politico: ha già tre gruppi parlamentari di lavoro nel Regno Unito, in Romania, Lituania, e nel 2019 vuole costituirne uno presso il Parlamento Italiano.

Il 7 Ottobre 2015, l’allora Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, applicando per la prima volta il “Codice dei beni culturali e del paesaggio” (redatto nel 2004 dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali del governo Berlusconi, Giuliano Urbani), firmò il decreto per la concessione in uso a privati di beni immobili del demanio culturale dello Stato non aperti alla fruizione pubblica o non adeguatamente valorizzati, da cui il bando per l’affidamento in concessione della Certosa di Trisulti vinto dall’Istituto Dignitatis Humanae. In cambio della gestione del bene, l’ente vincitore del bando, a partire dalla stipula del contratto, dovrà corrispondere un canone di 100 mila euro annui al MIBACT, ma potrà detrarre da quella cifra il costo dei lavori di ristrutturazione della Certosa...

Il bando in oggetto intendeva individuare associazioni e fondazioni senza fini di lucro alle quali concedere in uso uno tra tredici beni immobili del demanio culturale dello Stato, per i quali non era corrisposto alcun canone e che richiedevano interventi di restauro. La concessione d'uso avrebbe dovuto essere finalizzata alla realizzazione di un progetto di gestione del bene che ne assicuri la corretta conservazione, l'apertura alla pubblica fruizione e la migliore valorizzazione. Il bando del MIBACT, sicuramente pieno di clausole escludenti e limitanti rispetto ai soggetti potenzialmente interessati a partecipare, è soltanto uno degli aspetti controversi della vicenda che ha portato alla concessione in uso della Cerosa di Trisulti all’Istituto Dignitatis Humanae. Perché il problema vero è a monte. Per la prima volta in Italia lo Stato ha messo all'asta alcune delle sue bellezze. È vero che solo cinque dei tredici beni storici e artistici messi al pubblico incanto sono stati assegnati, ma il rischio concreto è che questo primo bando faccia da apripista ad analoghe future concessioni in uso a privati delle innumerevoli bellezza del Bel Paese.

I benefici per il MIBACT saranno probabilmente inesistenti, sia dal punto di vista economico che di tutela, perché per mantenere e ristrutturare la Certosa di Trisulti servono molte più risorse di quelle stanziate dall’Associazione di Harnwell. Senza considerare che la valorizzazione della stessa porterà solo ad interessi privati dell’Istituto Dignitatis Humanae , dato che per la prima volta dopo secoli l’accesso alla Certosa è a pagamento e le paccottaglie che vengono vendute come souvenir a Trisulti sono prodotte e vendute per il guadagno della stessa DHI. Infine, il vero intento di Harnwell pare essere quello di trasformare la Certosa in una scuola di formazione per le nuove leve del populismo europeo e mondiale, coinvolgendo il suo mecenate Steve Bannon, il giornalista e produttore televisivo, teorico del “populismo mondiale” e considerato il fautore dell’elezione di Trump alla Casa Bianca.

Mi chiedo quale futuro abbia un paese che considera le proprie bellezze solo come fonte di spese (da tagliare) o su cui provare (neanche troppo lucidamente) a lucrare. Sarebbe necessario un cambio di paradigma nella considerazione delle bellezze del Bel Paese. Non si dovrebbe più intendere la bellezza come mezzo per qualche mutevole scopo, bensì sarebbe necessario gettare uno sguardo lungimirante e avere una visione organica su ciascun aspetto della cultura, capace di correlare i diversi settori e ragionare in termini di filiera, in cui la bellezza, in tutte le sue espressioni, gratuita e a disposizione di tutti, rappresenti il punto di partenza e di arrivo di processi complessi che, coinvolgendo una molteplicità di protagonisti e di attività locali, possano produrre ricchezza per la comunità.

La bellezza non è una fonte di sperperi ma rappresenta una potenziale fonte di crescita economica ecosostenibile e di occupazione durevole. Bellezza, quindi, come leva sociale e di sviluppo territoriale, bellezza come possibilità di progresso e di crescita per le persone. Per aprire il futuro, si potrebbe cominciare ad aprire a tutte e a tutti la Certosa di Trisulti, con strade agibili, indicazioni e comunicazioni chiare, riscoprendo le bellezze che custodisce e curando la natura che la circonda. Attraverso la valorizzazione e la condivisione dell’enogastronomia locale, la realizzazione di prodotti artigianali di qualità, strutture ricettive economiche e di qualità, visite tra gli splendori della natura, con percorsi fruibili a piedi e in bicicletta, insieme alla riscoperta dei veri prodotti trappisti, benedettini e cistercensi, la Certosa di Trisulti potrebbe diventare la tappa centrale e la speranza aperta per un nuovo cammino di bellezza dall’Italia centrale fino all’Europa.

Pensare alla Certosa non come alla scuola di formazione del populismo mondiale, ma tornare a vedere nella Certosa di Trisulti un luogo di speranza da cui ripartire per ri-costruire il futuro del Bel Paese: Trisulti luogo di speranza, Trisulti fonte di bellezza!

*autore del libro "Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del bel Paese"

 

 

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Briciole di bellezza - Libro del mese

Briciole di Bellezza 350 min

"Briciole di bellezza" è il "Libro del mese di UNOeTRE.it". 8 dicembre '18 - 12 gennaio '19

 

"Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del paese" è il primo libro di Filippo Cannizzo,  filosofo e ricercatore universitario. Nato a Roma il 21 luglio 1982, ha insegnato a Bologna, Napoli e Roma. Dopo aver collaborato con l’Istituto Luigi Sturzo e la Fondazione Ugo Spirito, ha diretto l’ICC Castelli. È autore di numerosi articoli sul tema della crisi del mondo moderno e sulla figura di Enrico Castelli (Enrico Castelli Gattinara di Zubiena [Torino, 20 giugno 1900 – Roma, 10 marzo 1977] è stato un filosofo e storico della filosofia italiano)

 

 

Nella recensione che abbiamo già pubblicato, Paola Bucciarelli così presenta il libro «Iniziamo subito col dire che il libro di Filippo Cannizzo, “Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese” – Mimesis Edizioni (13,60€), – non è il solito libro retorico su quanto sia bella l’Italia.

È diviso in cinque capitoli (a loro volta suddivisi in cinque paragrafi), ognuno dei quali è occasione e pretesto per parlare di uno o più temi (ambiente, istruzione, lavoro, violenza contro le donne, disabilità, Europa) in maniera approfondita e dettagliata. Si tratta di un libro ben documentato e quindi ricco di dati (tratti da studi scientifici nazionali e internazionali).»

Cannizzo, Abbruzzese, Mastracci

Il viaggio racconta la storia d’amore che una coppia vive e quella che prova verso il proprio Paese. Si viaggia «attraverso la fragilità della bellezza dell'Italia.» Non solo. Non si dimentichi il sottotitolo: "Dialoghi di speranza per il futuro del paese". C’è di più. Negli innumerevoli dialoghi si trovano attente analisi e ricerche delle ragioni dei malanni d’Italia e una continua “voglia” di trovare risposte positive e utili.

 

 Questo viaggio si rivela un delicato pretesto per un intreccio di racconto e dialoghi che presentano un’armonia di questioni e di problemi e di soluzioni che suggeriscono la scoperta di un umanesimo che manca a questi due primi decenni del ventunesimo secolo.

 

Ill pubblico del 7 dic 18UNOeTRE.it condivide quanto si legge nella prefazione «È una storia d'amore. La storia d'amore per il Bel Paese (…)
È un libro dedicato a chi coltiva la speranza, a chi percorre nuove strade, a chi libera idee, a chi ancora si commuove, ai fragili, a chi preferisce vivere di passione piuttosto che morire di noia….»


 

UNOeTRE.it si è impegnata nella presentazione di questo libro che si è svolta il pomeriggio del 7 dicembre '18 presso la Biblioteca provinciale di Frosinone. Hanno dialogato Stefano Pennacchicon l'autore le professoresse Barbara Abbruzzese e Daniela Mastracci in un ambientazione di musiche di Federico Palladini e letture di brani e poesie di Stefano Pennacchi . Federico Palladini

Nella sala c'era anche un'antologia dell Mostra fotografica "IO SONO" a cura di 2.0 Fotografi.

 

Per chi è interessato: è possibile acquistare il libro su Amazon.com,  Feltrinelli.it, Mondadori.it, IBS.it e Ubiklibri.it o presso i loro distributori Ubik Frosinone, Mondadori Cassino e tutte le librerie Feltrinelli

Per acquistare un libro con dedica dell'autore, inviare un'email a

 

 "Briciole di bellezza" è il "Libro del mese di UNOeTRE.it". 8 dicembre '18 - 12 gennaio '19

Cliccare sulle foto con le persone per ingrandirle

 

 

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'Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese'

Bricioledibellezza 350 260 mindi Paola Bucciarelli - «Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese» di Filippo Cannizzo – Mimesis Edizioni 2018.

Iniziamo subito col dire che il libro di Filippo Cannizzo, «Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese» – Mimesis Edizioni, in uscita il prossimo 27 settembre – non è il solito libro retorico su quanto sia bella l’Italia.
Questo non significa, però, che l’autore non abbia grande spirito di osservazione e capacità nel descrivere scrupolosamente i tanti luoghi incantevoli e i tanti sapori della nostra penisola: che si tratti di Genova, del Salento, delle terre senesi o di Napoli, della costiera amalfitana o della Sicilia, la dovizia di particolari consegna al lettore un quadro attento e dettagliato. Ma – e qui avviene il «salto di qualità» rispetto a un’osservazione ricca di beatitudine ma passiva – l’autore è anche consapevole di una cosa: tanta bellezza non salverà «se stessa» né «ci» salverà se non ci impegniamo profondamente a coglierla e a difenderla come si deve. Questo ragionamento si evince, nel libro, già quasi a una prima lettura dell’indice: l’opera rappresenta un vero e proprio viaggio d’amore attraverso il Bel Paese che Giacomo, il protagonista, compie per raggiungere la sua amata Beatrice. Durante il viaggio di Giacomo verso la sua destinazione, l’autore cerca di aiutarci a scorgere le bellezze che ci circondano e delle quali non siamo affatto consapevoli.

Briciole di Bellezza

Il libro è diviso in cinque capitoli (a loro volta suddivisi in cinque paragrafi), ognuno dei quali è occasione e pretesto per parlare di uno o più temi (ambiente, istruzione, lavoro, violenza contro le donne, disabilità, Europa) in maniera approfondita e dettagliata. Si tratta di un libro ben documentato e quindi ricco di dati (tratti da studi scientifici nazionali e internazionali).

È da notare la notevole presenza di note, citazioni e un’ampia bibliografia che, per definizione, permettono un miglior approfondimento dei numerosi argomenti toccati.
Lo scopo principale del libro, va ripetuto, consiste nel dimostrare come solo la riscoperta del concetto autentico di bellezza potrà portare alla soluzione di alcune profonde criticità nelle quali il nostro presente è «invischiato».

 

Cannizzo alterna in tutto il libro, con sapienza, momenti di grave e seria riflessione, denuncia, critica e indignazione, a continui inviti a riscoprire – ma ancor prima a riconoscere – la bellezza del nostro Paese, un equilibrio quasi perfetto di natura, arte, enogastronomia, storia e tradizione.
Dal punto di vista della lettura, l’unione del saggio scientifico-accademico al racconto narrativo e romanzato fa sì che il libro ne tragga beneficio, acquistandone in scorrevolezza e risultando quindi «godibile».

Inoltre, l’utilizzo del dialogo, da parte dell’autore con i diversi personaggi incontrati durante il suo cammino, aiuta maggiormente a spiegare i problemi affrontati di volta in volta (così come le soluzioni che, di volta in volta, l’autore suggerisce). È proprio dal dialogo che scaturiscono le possibili vie d’uscita. Esse, infatti, non possono che esser frutto di una partecipazione collettiva: non è dunque possibile parlare di bellezza senza parlare dei «beni comuni».

La bellezza risulta essere, per il narratore, un’«idea fissa», che viene continuamente associata al concetto di cultura e con essa coniugata.
La scoperta della bellezza del paesaggio italiano è lo spunto che induce il lettore, dopo l’autore, a riflettere sull’importanza della cultura per un Paese come il nostro; sul rapporto che può e deve instaurarsi tra entrambe nell’Italia e nel mondo contemporaneo, ma, allo stesso tempo, come tra bellezza e cultura ci debba essere un dialogo imprescindibile che colleghi passato e futuro.

 

Perché tutto ciò accada, è necessario «cambiare il paradigma che abbiamo nella concezione della bellezza: uscire dal pragmatismo utilitaristico, avere una rinnovata attenzione alla bellezza, come esperienza che consenta di rintracciare un qualcosa che vale di per sé e non come qualcosa che vale come mezzo per i nostri mutevoli scopi».

Tale cambiamento presuppone necessariamente un cambio di mentalità, affinché ogni singolo si prenda cura della bellezza e della cultura. Inoltre, questo nuovo approccio non potrà avvenire se le giovani generazioni non saranno educate alla bellezza; di qui scaturisce, imprescindibile, l’importanza del sistema d’istruzione. Per Cannizzo, però, il discorso sulle responsabilità dello Stato verso la bellezza che adorna l’Italia non si limita alla scuola. Egli, bensì, auspica che si riparta dal progetto insito nell’articolo 9 della Costituzione: «La cultura va messa al centro dell’intera strategia pubblica per il Paese. La cultura va rilanciata come leva sociale e di sviluppo territoriale. Attraverso l’innovazione tecnologica, la creatività, l’incontro tra arte e scienza, solo così, la cultura può essere fonte di ricchezza, di buona crescita economica e riparo dalla regressione sociale».

L’autore critica, quindi, il mancato uso di risorse economiche dello Stato – e la sua conseguente «latitanza» – per gli investimenti nella cultura, arrivando a definire, per questo, analfabeta la classe politica nazionale.
Afferma, inoltre, che «l’Italia ha bisogno di lungimiranza e di una visione politica a lungo termine»; perciò invita la sua generazione a non rassegnarsi, a non farsi fagocitare dai problemi quotidiani, ad affrontare con maggiore lungimiranza le grandi sfide necessarie a cambiare questo Paese.

 

 

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Il sud e il gap sulla speranza di vita

AspettativadiVita795Italiaal4postoinEuropa 350 260 minDr. Giovanni Fabi - Secondo una indagine dell ADN Kronos, la speranza di vita nel Sud Italia è di quattro anni inferiore rispetto alla popolazione del Nord. I dati del Lazio sono leggermente migliori. Le cause di morte legate al diabete, alle malattie cardiovascolari e alle neoplasie sono esattamente il doppio che al Nord con punte di eccellenza nel Trentino, mentre c’è una forte prevalenza di malattie legate alla sindrome metabolica.

Ma come non eravamo il paese della dieta mediterranea? Quello che ha insegnato al mondo come si mangia sano e salutare? Il paese della longevità? Cosa è successo? La realtà è che è stato snaturato un modo di vivere, l’emigrazione prima, l’industrializzazione dopo e la industrializzazione della agricoltura, hanno determinato lo spopolamento delle nostre campagne e abbiamo recepito in pieno il modello di vita della civiltà industriale, con il modo tipico di alimentarsi di essa, lo stress e la sedentarietà. Noi siamo qui al Sud la prima generazione che ha a disposizione enormi quantità di cibo senza dover faticare per procurarselo.

Abbiamo abdicato alla abitudine del pasto lento, ricordo le grandi insalatiere di verdure colte al momento nell’orto di casa e acquisito l’abitudine all’uso massiccio di cibi prodotti secondo criteri industriali che provengono da fuori. La crisi sta imponendo un ripensamento, ma il ritorno ad una nostra agricoltura è lento, ci vorranno anni. Si son perse abitudini tradizioni e biodiversità, invasi come siamo da prodotti a basso costo e della grande industria alimentare sostenuta dalla pubblicità, cibi spazzatura, cibi precotti, pronti, diete ricche di carboidrati, grassi e poveri di fibre, mentre si tende sempre meno a mettere in tavola verdure e vegetali.

A questo si aggiunge la difficoltà di accesso alle cure e ai servizi di prevenzione secondaria che ci sono, ma sono mal distribuiti sul territorio, non hanno i livelli di organizzazione del Nord, hanno costi notevoli per l’aumento dei ticket che in rapporto al reddito pesano molto di più che al Nord, Insomma si tratta di cause multifattoriali, ma sicuramente il solito problema di ingiustizia sociale. Intanto una massiccia azione di educazione sanitaria tendente a rimuovere abitudini di vita scorrette, al recupero delle buone abitudini alimentari, l’invito ai controlli per individuare forme morbose in fase preclinica con l’accesso gratuito ai servizi di prevenzione secondaria, auspicabile, se non altro per il fatto che avrebbe un costo efficacia e un costo beneficio enorme.

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Renzi e Berlusconi, duo vincente? Segreta speranza o incubo?

renzi berlusconi 350 260di Elia Fiorillo - E chi lo avrebbe mai detto, e soprattutto pensato, che Silvio Berlusconi potesse diventare un punto di riferimento, un ispiratore per quelli che lo volevano morto, politicamente s’intende. A sbirciare nel partito di Renzi sembra proprio così. Proprio quelli che hanno brindato quando il Cavaliere è stato fatto cadere da cavallo, oggi sperano che lui possa ritornare sui banchi del Parlamento italiano. Forza Italia con Sua Emittenza candidato potrebbe fare un balzo in avanti bloccando le aspirazioni di leader “duro e autosufficiente”, in tutti i sensi, quale vorrebbe essere Salvini.

Insomma, si scongiurerebbe l’avanzata del Matteo di destra, che più di destra non si può. Ma anche il pericolo che in caso di vittoria del trio Berlusconi-Salvini-Meloni la sorella – fratello - d’Italia Giorgia potesse sedersi a Palazzo Chigi come soggetto di mediazione tra i due super maschi, Matteo e Silvio.

Dopo anni di attacchi all’uomo di Arcore, quello del bunga-bunga, delle Olgettine, di Ruby Rubacuori, e chi più ne ha più ne metta, Silvio potrebbe essere l’uomo che può scongiurare, da una parte la salita al potere (leggi Palazzo Chigi) dei 5Stelle e dall’altra quella della Destra-centro, dove c’è pure lui all'interno. Ciò, però, nel caso che non il suo partito ma la Lega, diventata italiana, faccia l’en plein. Insomma, una seconda edizione riveduta e corretta del Patto del Nazareno. Allora si parlava di riforma del titolo V della Costituzione, della fine del bicameralismo perfetto con la trasformazione di Palazzo Madama in una "Camera delle autonomie", senza elezione diretta dei rappresentanti, e modifica della legge elettorale. Oggi è in ballo il governo del Paese. Chi ruppe l’intesa allora fu il Matteo gigliato che non volle mediare con Berlusconi su chi doveva salire al Quirinale come presidente della Repubblica.

Si sentiva forte, allora, l’ex sindaco di Firenze e non poteva accettare il candidato di Silvio quel socialista, Giuliano Amato, che in fatto di gestione del potere non si sentiva, né era, secondo a nessuno. Era stato il fido furiere di Bettino Caxi, poi presidente del Consiglio dei ministri, ministro del Tesoro, ministro delle Riforme Istituzionali, Ministro dell’Interno, ecc.. Uno così al Quirinale, dopo Re Giorgio Napolitano, per un decisionista-assolutista come lui, Matteo, c’era da temere. Non ci possono essere due galli a cantare. E il solista non poteva che essere lui. Meglio allora Sergio Mattarella, che pure era stato vicepresidente del Consiglio e più volte ministro, ma la pasta sembrava diversa. Eppoi, doveva essere lui a decidere e non Silvio. Questione soprattutto d’immagine.

Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti. Il referendum che doveva essere l’atto dell’incoronazione di Matteo a capo assoluto d’Italia si è trasformato in una sconfitta epica. Comunque, la voglia di ritornare inquilino di Palazzo Chigi a Renzi è rimasta. Anzi, ogni volta che vede Gentiloni che si muove come una trottola a destra e a manca vorrebbe ripetergli un benaugurale “stai sereno”, ma i tempi sono cambiati.

Il Rosatellum, la nuova legge elettorale che sta per essere approvata, può essere paragonata ad una mistura di vino bianco con del rosso, con l’aggiunta di un bel po’ d’acqua di rubinetto. Un Rosato super annacquato, per capirci.

La notte delle elezioni non sapremo chi governerà il Paese. Potremo solo immaginare le possibili coalizioni. C’è allora bisogno di preparativi necessari ed opportuni per gli accordi post elezioni, visto che dalle urne non uscirà un vincitore. Se poi per Silvio dovesse andar bene con la sua Forza Italia, all’interno del trio Meloni-Salvini-Berlusconi, con la maggioranza assoluta presa dai tre, allora tutto cambia. Ma questa è un’utopia che nemmeno il più ottimista degli ottimisti berlusconiani ipotizza. In caso di accordo tra Fi e Pd è chiaro che il presidente del Consiglio lo farebbe Renzi, proprio per la maggiore forza elettorale. Da buon imprenditore Berluskaiser, come lo chiamava l’Umberto, si farà ricompensare alla grande.

E Speranza, D’Alema, Bersani e compagni con il loro Art.1? E Giuliano Pisapia con il suo Campo progressista? Dopo i saluti e baci dell’ex sindaco di Milano al giovane Speranza che pensa alla grande ma in fatto di numeri pare si sia fermato a tre, lui con Massimo e Pier Luigi, i giochi cambiano. Pisapia è sempre convinto di poter fare un nuovo Ulivo. Illusione? Chissà.

 
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Il medico, la speranza e la fiducia

sanità ilmedico350 260Dr. Antonio Colasanti - La fiducia dei pazienti nel proprio medico è una questione psicologica molto complessa.
Ispirare fiducia non dipende esclusivamente dal grado di cultura di esperienza e di intelligenza del medico. E' qualche cosa che assomiglia alla grazia per le donne che le rende affascinanti anche quando non sono belle.
Si ritiene che un fisico prestante ed una bella presenza costituiscono per il medico un arma potente, ma se cio contribuisce al successo non ne è certo un fattore essenziale. Esculapio era figlio di Apollo, ma non tutti i medici sono così fortunati.
In effetti ciò che piu vale anche in difetto di forme apolliinee è una fisionomia sinceramente sorridente, rischiarata da uno sguardo sorridente ed inteligente. L'autorita si fa sentire senza pesare. E' un elemento essenziale per ispirare fiducia e conservarla.
Per riuscire il medico deve prendere e saper dimostrare interessamento per coloro che gli si affidano. I pazienti vogliono sapere che egli sa tutto quel che è necessario per curarli e che tutto egli tenterà per guarirli.
La fiducia viene dalla consapevolezza che il medico cura con la mente ed il cuore.
Un'osservazione attenta e minuziosa soddisfa il malato e la sua famiglia, ma cio che solleva è la parola del medico che apre lo spirito alla speranza. Un medico che non sa far sperare non ispirera mai fiducia.
Purtroppo la fiducia del paziente verso il medico non e una pianta che resiste a tutte le tempeste e talvolta neppure ai venticelli. Un insuccesso terapeutico puo voltare la faccia alla situazione.
Ad ogni buon conto nel suo bagaglio spirituale il medico deve mettere una gran dose di resistenza passiva e serena alle ingiustizie, ai capricci, alle ingratitudini.

 
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1° maggio '17: nella lotta la speranza

sopravvivenzasubito 350 260di Ignazio Mazzoli e Tiziano Ziroli (segue video) - C’è qualcosa nell’aria di questa primavera e non si tratta di fiori, né di profumi né di pollini che procurano allergie. Ieri, primo maggio, chi è stato ad Isola del Liri ha visto in quanti erano a celebrare la festa del lavoro, anche quello che non c’è e quello che in tanti cercano e vorrebbero. Era da molto tempo che il tradizionale corteo che si svolge a isola del Liri non era così folto e partecipato. Anche il comizio dopo molti anni ha visto piazza Boncompagni piena. Le foto che corredano articoli di giornale e post dei socialweb lo testimoniano insieme ai video che raccontano della sfilata.
Si, nell’aria c’è una nuova voglia di partecipazione e di manifestare.
La conferma viene da come Il Primo maggio è stato vissuto in tutta Italia con grande forza di presenze e a poco valgono le recriminazioni per qualche sgradevole manifestazione di arroganza e scarso comportamento democratico (sempre da condannare comunque) come e avvenuto a Torino.
Si può dire, ieri c’è stata una presenza nuova dei sindacati insieme ai movimenti spontanei nati e diffusi in tutta Italia contro la crisi economica e la disoccupazione, ormai intollerabile per il numero di persone che colpisce. Che questo sia vero è reso evidente dal riaccendersi dell’attacco al movimento sindacale e ad ogni manifestazione di protesta, come senza pudori fa Stefano Parisi su Il Giornale di Sallusti nell’articolo dal titolo molto esplicativo «Il Primo maggio è la festa dei garantiti Ora va abolito lo statuto dei lavoratori». Si commenta da sé che questa è destra.
Il NO del 4 dicembre farà da barriera.
In provincia di Frosinone abbiamo vissuto la giornata in un clima che si può definire appropriato all’occasione ed alla sua storia. Il Primo Maggio erano in tanti.
All’importante mobilitazione sindacale si è aggiunta la presenza di Vertenza Frusinate Disoccupati uniti che ha vissuto convintamente lo spirito unitario della giornata ed è stata salutata festosamente anche dal palco del comizio. Il suo striscione diceva: Sopravvivenza Subito, Lavoro sempre. Quattro parole per descrivere il dramma di essere senza lavoro e senza reddito. Un corteo con tanti giovani dopo molti anni di magra ed anche con alcuni partiti. Pci, Possibile, Prc, Sinistra Italiana insieme. C’erto c’erano molte assenze anche fra gli eletti se si fa eccezione per la Senatrice Maria Spilabotte e l’Assessore regionale Mauro Buschini oltre all’immancabile sindaco di Isola del Liri.

Ma il clima della giornata non è finito a Isola. Continuano i suoi effetti. Il 2 maggio alle ore 10,00, come era in programma i segretari provinciali Anselmo Briganti, Cgil;cgil cisl uil 1mag17 IsolaLiri Enrico Coppotelli, Cisl; Gabriele Stamegna, Uil; Enzo Valente, Ugl; hanno incontrato una delegazione dei disoccupati organizzati in Vertenza Frusinate Disoccupati uniti. Perché mancava l’USB? Non è venuta o è stata esclusa?
Un incontro molto cordiale e propositivo, dicono i disoccupati che hanno partecipato e affermano che da “oggi dovrebbero essere meno soli perché con i sindacati collaboreremo insieme per cercare di affrontare e risolvere la disoccupazione. Il peggior nemico di oggi”.
Dopo 4 anni finalmente sindacati e Vertenza Frusinate si incontrano e decidono di iniziare un cammino comune. C’è già una data di un prossimo incontro il 10 maggio alle ore 10:30 per valutare come si sarà svolto l’incontro Ministero del Lavoro-Regione Lazio-disoccupati che si terrà il giorno precedente, il 9 e, nel frattempo, i Sindacati cercheranno un appuntamento personalmente con il Presidente Zingaretti.
Oggi – riferiscono gli intervenuti - si sono toccati sostanzialmente due punti: 1 - la proroga degli ammortizzatori sociali dicono i sindacati sarà molto difficile quest'anno averla in quanto il 1 gennaio 2017 la “mobilità” non esiste più ed è stata sostituita dalla “Aspi”. Ma potrebbe però non essere impossibile una soluzione se ci fosse la volontà politica della Regione Lazio che riceverà per la cassa integrazione straordinaria 19.000.000 e spicci e si sa già che non ne spenderà più di quattro e mezzo. Il rimanente per una nobile causa? 2 - il secondo punto è l'emergenza in cui versano migliaia di famiglie. Su questo punto si sono trovati tutti in accordo sul fatto di adottare una soluzione che possa dare un reddito ma allo stesso tempo dia possibilità di lavoro... Si è ripreso di fatto il discorso del documento dei 74 sindaci. (Beh che dire? Questi disoccupati le proposte le hanno fatte con la testa sul collo o no?)

Oramai mancano 42 giorni alla fine della mobilità per i primi 6-700 disoccupati, di circa 1700; tutti insieme ce la faranno ad ottenere qualche risultato tangibile e rassicurante?

Per il cronista non resta, ora, che attendere il tavolo del 9 maggio al ministero, già da lì potrebbero esserci sviluppi interessanti per tutto il territorio.
La battaglia va avanti, ma questa volta, forse, gli invisibili disoccupati (per chi non se ne vuole occupare) saranno meno soli.

2 maggio 2017

 

Il corteo di Isola del Liri, lunedì 1° maggio 2017

 

 
 
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