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Da che parte stare e come starci?

OPINIONI

Siamo giunti al redde rationem

di Ivano Alteri
Riflessioni 390 minCon questo mio intervento intendo partecipare e dare il mio contributo alla discussione avviata dal circolo di Rifondazione Comunista di Ceccano, con il suo interessante documento a firma di Luigi Mingarelli e Gino De Matteo, sulla condizione e sulla prospettiva della sinistra ciociara e non solo. Non riprenderò ogni punto da loro toccato, per i quali rinvio alla lettura dell’articolo, ma come loro penso che la domanda di fondo, a cui dare risposta chiara e netta e da cui far partire ogni altra considerazione, sia esattamente “da che parte stare?”. Ma, subito dopo, occorre anche chiedersi “come starci?”.

Il partito che ha tentato di mettere insieme gli eredi del Pci e quelli del cattolicesimo popolare democristiano, il Pd, a quella prima domanda ha risposto collocandosi sorprendentemente e proditoriamente in un alveo che potremmo definire, come effettivamente fanno Mingarelli e De Matteo, ultraliberista. Personalmente, considero questa collocazione del tutto estranea alle due tradizioni culturali e politiche, anche a quella democristiana. Ma così è.
Per di più, quel partito ha assunto una posizione strategico-organizzativa riassumibile nella famigerata formula “vocazione maggioritaria”, ossia la pretesa di rappresentare da sé l’intera gamma delle sensibilità presenti nell’area di centrosinistra. Tale “vocazione” ha avuto effetti devastanti su tutti i soggetti che nel centrosinistra si collocano, compreso il Pd, ma soprattutto su quelle fasce sociali che l’area avrebbe dovuto rappresentare e difendere, e che ha lasciato invece politicamente inermi e ridotte alla fame, in molti casi letteralmente.

D’altra parte, i partiti cosiddetti minori dell’area, la stessa Rifondazione Comunista, gli altri partiti che si richiamano al comunismo, i fuoriusciti dal Pd, il Psi, i verdi e le innumerevoli e sparse anime in pena, pur avendo mantenuto in qualche modo la coerenza con la propria collocazione culturale originaria, non hanno trovato il modo e la forza di reagire a tale impostazione, venendo così vieppiù ridotti prima alla marginalità politica e poi a quella elettorale ed organizzativa. È a loro che spetta la ricostruzione della sinistra. Partiti 390 min

Ciò non vuol dire, ovviamente, ignorare o fare a meno del Pd nella ricostruzione del centrosinistra. Vuol dire, invece, prendere atto che il Pd, legittimamente, non vuole essere un partito di sinistra, ma che con esso è necessario dialogare e collaborare in un’ampia, chiara e definita ricerca di alleanze a tutti i livelli, curando prioritariamente di mettere fuori dalla storia, col protagonismo fattivo di tutti gli altri, la sua vocazione maggioritaria.

Ora, dunque, anche a seguito della recente e bruciante sconfitta elettorale, ci siamo resi finalmente conto di essere giunti al redde rationem, alla presa di coscienza che la sinistra e i suoi valori fondanti sono drammaticamente a rischio di estinzione e occorre muoversi con urgenza e determinazione. Quindi, ora che tutto è o pare perduto, com’è il caso di ripetere citando Gramsci, non resta che rimettersi all’opera e ricominciare dall’inizio.

Ma qual è l’inizio?

L’inizio, a mio parere, può essere uno solo: la ricostruzione dell’antica e grande casa di famiglia, la Casa Socialista, nata centotrenta anni fa, per ripristinare e ridefinire la prospettiva del Socialismo nel XXI secolo. È mio auspicio, perciò, che il Partito Socialista Italiano prosegua con ancora maggiore determinazione nella direzione intrapresa anche in occasione delle ultime elezioni amministrative a Frosinone, assumendo su di sé l’onere e l’onore di guidare il cammino verso la costruzione di una nuova sinistra socialista dalle radici antiche, e di un nuovo centrosinistra che abbia la netta vocazione a stare dalla parte del Lavoro, della Natura, dei diritti sociali e civili, dei precari, delle donne, degli anziani ridotti a scarto e dei giovani derubati del proprio futuro.

Frosinone 23 ottobre 2022

 

 

 

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Non si può stare a guardare per vedere come andrà a finire

VOTO 2022

matitavai a votare liberacittadinanza 650 min

di Ignazio Mazzoli
Qualche sera fa, Bruno Vespa, intervistando Matteo Renzi nel talk show Porta a Porta gli chiese un giudizio su questa “pazza” campagna. Perché pazza? Ben altri aggettivi si possono scegliere. Pazza sta a significare fuori controllo? Fuori il controllo di chi? E’ un agone di gladiatori “l'un contro l'altro armati” ma senza il minimo sforzo di capire le ragioni che sono alla base di questa crisi. Manca qualunque tentativo ragionevole per indagarla e cercare di muoversi fra le cause che la provocano.
Era il 20 luglio scorso, a otto mesi dalla prossima primavera, indicata da tempo come la possibile stagione del prossimoelezioni politiche 2022 390 min voto della scadenza naturale di questa legislatura. L’accelerazione della crisi di Governo invece procede come se fosse stata programmata. Da più parti.

Inutile fare il processo alla storia. Sembra incontrovertibile, a mente fredda, che la stagione elettorale reclamasse autonomia di posizioni che in un governo di larghe intese non sono ammesse, non solo per i partiti che ne costituiscono la maggioranza, ma neppure per il governo che ritiene indiscutibili le sue scelte. Gli interventi del Presidente Draghi in Aula testimoniano senza ombra di dubbio la profonda convinzione di tutelare ad libitum questa sorta di intoccabile “pensiero unico”. Soprattutto se si considerano le emergenze sul tappeto e le ferite che provocano sul corpo del Paese e dei suoi cittadini. Era inevitabile che qualsiasi ascolto e qualsiasi dialogo si interrompessero.

Le restrizioni per combattere la pandemia da covid 19, prima, e la crisi energetica, divenuta crisi economica conclamata, dopo, a causa della guerra Russo-Ucraina avrebbero richiesto interventi di risanamento, che nell’equità più assoluta, tutelassero tutto il popolo italiano. Dal 2018 al 2022 i poveri sono diventati quasi 6 milioni da 2 milioni scarsi che erano. Manco fare lo sforzo di chiedersi chi sono le vittime di questa situazione? Mancano infatti dallo scenario politico italiano quelli che soffrono.

Se non si fa lo sforzo di trovare le mediazioni fra esigenze così profondamente diverse e non si cerca di individuare le reali priorità a cui dare risposte è evidente che ognuno deve impegnarsi a tutelare e sostenere le proprie scelte.
E qui nasce l’espediente di lasciar scontrare i partiti perché si elidano a vicenda, che alcuni si neutralizzino al punto di non avere più un peso determinante. In gergo questo espediente si chiama taglio delle ali. Quella di destra e quella di sinistra.

Chiedetevi: può esisterePreferenzeProporzionale min un taglio delle ali progettato a tavolino? Chi potrà mai garantire che questo avverrà con certezza? Se qualcuno pensa che così sarà, consideri anche possibile di aver sbagliato tutti i calcoli.
Lo scontro fino ad ora si è svolto sulla base dei sondaggi diffusi. A volte dichiarandoli attendibili altre volte rilevando che in periodi di vacanze le risposte non consentivano valutazioni affidabili.
Mali vecchi e mali nuovi che si aggiungono e drammatizzano l'oggi: la mancanza di lavoro sicuro e duraturo con tutti i diritti che gli spettano, il caro vita dovuto ad una guerra che la stragrande maggioranza degli italiani non sente sua ma per essa paga armi e difficoltà di approvvigionamenti soprattutto di fonti energetiche. Il quadro del futuro è carico di prospettive incerte.

Non è il momento di infilarsi fra i molti distinguo delle forze progressiste. Ha detto Bersani: "Dovevamo stringere bulloni per campo largo con M5s. Non raccontiamoci balle, il Conte 2 piaceva agli italiani", lasciamo perdere anche questi aspetti, ma concentriamo su cosa si deve evitare oggi. Cosa si deve combattere? Crisi della politica tra evasione fiscale (evasione Iva, primato Italia nell’Ue: un danno economico di 30 miliardi) e astensionismo che sono espressioni del malessere sociale: ma il popolo di evasori aspetta il prossimo condono e non rinuncia a votare destra; il popolo di sfiduciati e poveri continua ad astenersi.

Oggi si sono formate tre aree: una di ispirazione progressista, un’altra di centristi iper-fedeli a Draghi, e la terza di destra sovranista con una valigia di proposte irrealizzabili.
Sconcerta il fatto che, nonostante il contenuto contraddittorio e demagogico delle promesse, tutti i sondaggi premino un’offerta politica che esprime il peggio del liberismo e del populismo. È qui l’avversario del futuro del popolo italiano.

Il programma della destra è un mix di proposte dove si vogliono insieme dosi massicce di tagli alle tasse e spese fiscali à gogo. Di tassare profitti e rendite neanche a parlarne. Appare incredibile che i cittadini diano fiducia ad una coalizione che predica lo Stato sovrano e intanto lo sottomette al dominio dei mercati finanziari; che ammicca ai concessionari di spiagge, ai tassisti e a chiunque abbia privilegi e rendite da tutelare; che usa in maniera ignobile il dramma dei migranti; che vuole chiudere il capitolo della transizione ecologica; che si propone la privatizzazione dei servizi pubblici togliendo risorse preziose allo Stato sociale; che strizza l’occhio agli evasori e promette un maxi-condono in un paese in cui il tax gap è di circa 100 miliardi all’anno, e si potrebbe continuare a lungo.

Già per questa disparità di proposte sono da evitare soluzioni di larghe intese. Certamente non rinunciando adsuffragiouniversale 350 260 impegnarsi per assicurare un clima di solidarietà e voglia di costruire oltre gli steccati. Questa è civiltà.
Pesa una crisi culturale del paese, il ruolo dei mass media e il degrado della politica. «Senza infingimenti, però, dobbiamo dirci che c’è una corrispondenza diretta tra il propagandato ampio consenso alla destra e l’arretramento politico, culturale e sociale della sinistra.» (G. Lamanna da Il Manifesto)

Con la sbornia liberista dei gruppi dirigenti del Pds-Ds-Pd, si sono indeboliti legami sociali e di massa, è cominciata l’emorragia dei voti e si è allargato a dismisura il fenomeno dell’astensionismo. Il punto è che a disertare le urne, per oltre il 70 per cento, sono cittadini a basso reddito, in massima parte ex elettori di sinistra. La destra ne trae vantaggio e, allo stesso tempo, incamera pure il voto degli evasori. Dichiara il rispetto della legge 194 e dove governa come nelle Marche è difficilissimo che si rispetti il diritto della donna all’aborto. Tanto per fare un esempio calzante e conosciuto di dichiarazioni rassicuranti che dovrebbero coprire comportamenti irrispettosi e mortificanti dei diritti. Sarebbe un suicidio delle conquiste.

Non andare alla cieca per tentativi e non votare a dispetto. Ma andare a votare con l’intento di evitare il peggio. È la civiltà politica italiana che ce lo chiede. Non si può stare a guardare per vedere come andrà a finire. Abbiamo il dovere di partecipare per scegliere quale futuro vogliamo.
L’esito delle elezioni non sarà indifferente ai tempi e ai modi della ripartenza della sinistra (se e quando ci sarà). La sua divisione rappresenta un altro elemento di vantaggio per la destra. Il Pd è purtroppo solo un partito d’opinione, con un orientamento prevalentemente liberal-democratico, ma non si può negare il suo saldo ancoraggio alla Costituzione e all’antifascismo. Se riuscisse, contro ogni pronostico, a sconfiggere la destra il compito sarebbe meno arduo.

Questi giorni saranno decisivi per stabilire un rapporto con i segmenti più deboli della società e cercare di riportarli al protagonismo elettorale. Nonostante la parata neoliberista di Cernobbio ci sono proposte che porterebbero circa “40 miliardi in più l’anno allo Stato. 20 miliardi con la patrimoniale e circa altri 20 con le altre misure da destinare alla riduzione delle tasse per i redditi sotto i 20 mila euro, al rafforzamento del welfare (istruzione, sanità), risorse per rafforzare i trattamenti pensionistici delle nuove generazioni che lavorano in maniera precaria e intermittente”. (da Contro-Cernobbio: ecco dove sono 40 miliardVotareepartecipare 380 mini per il welfare - Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro)

Le duemila persone più ricche hanno accumulato una ricchezza superiore a quella dei 25 milioni di italiani più poveri. Uno solo di questi ricchi ha il patrimonio di 15 mila poveri. Il 3% degli italiani ha patrimoni superiori a un milione di euro, il 97% meno di un milione di euro. Questo progetto politico assai nitido è del neoliberalismo autoritario che aspira a guidare un paese piegato dalla crisi.

C’è ancora dell’altro, dice il Gen. Cucchi consigliere del Presidente del consiglio «sono scandalizzato dal modo in cui i partiti, tutti senza eccezione, stanno affrontando questa campagna elettorale relegando in seconda o terza fila problemi di politica estera che in realtà sono quelli che condizioneranno i prossimi dieci-vent’anni del nostro Paese». Il multilaterale dovrebbe prevalere sul bilaterale e nel multilaterale in primo luogo vengono le Nazioni Unite, in secondo l’Europa e in terzo luogo la Nato. Con la destra, invece, abbiamo il bilaterale che prevale sul multilaterale e nel multilaterale la Nato viene per prima, l’Unione europea per seconda e le Nazioni Unite non esistono.

Il pericolo, quindi, merita una battaglia chiara e decisa senza assoluzioni preventive. «Il sovranismo è un pericolo tangibile» dice Papa Francesco. Il timore del Papa è che le tragedie del secolo scorso possano tornare in auge per via dell'incontrollato boom di ideologie che la storia ha superato. A chi gli fa osservazioni Bergoglio replica «Terra, lavoro, tetto ...è strano ma se parlo di questo per un po' ecco che dicono: 'È che il Papa è comunista'. Ed invece l'amore per i poveri è al centro del Vangelo'». «Il sovranismo è un atteggiamento di isolamento. Sono preoccupato perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934. 'Prima noi. Noi… noi…': sono pensieri che fanno paura. Il sovranismo è chiusura. Un Paese deve essere sovrano, ma non chiuso. Lo 'stesso discorso' vale anche per i populismi. 'All'inizioVai a votare Fondazione Gramsci Emilia e Romagna 390 min 1 faticavo a comprenderlo - spiega - perché studiando Teologia ho approfondito il popolarismo, cioè la cultura del popolo: ma una cosa è che il popolo si esprima, un'altra è imporre al popolo l'atteggiamento populista. Il popolo è sovrano (ha un modo di pensare, di esprimersi e di sentire, di valutare), invece i populismi ci portano a sovranismi: quel suffisso, 'ismi', non fa mai bene». E a chi vuol ostacolare l’Immigrazione, dice «mai tralasciare il diritto più importante di tutti: quello alla vita».

La domanda di uguaglianza che traspira da ogni parola di Papa Francesco è un NO secco ad ogni regime autocratico e ad ogni razzismo. Il rischio c’è e non basta dire che il fascismo non tornerà più come l’abbiamo conosciuto. Non c’è un solo “eterno fascismo” scrive Massimo Novelli 12 settembre 2022 su “il fatto quotidiano”: «Umberto Eco lo affermò in un incontro tenuto il 25 aprile 1995 alla Columbia University. Di attualità vivissima è ciò che lo scrittore Sciascia appuntò in un altro brano di Nero su nero. 'la vera pericolosità del fascismo, quello 'eterno' degli italiani, 'si annida e si nasconde in luoghi insospettabili, sotto diciture rassicuranti: come in un alberello di farmacia su cui si legge bicarbonato e contiene invece arsenico'».

Stretti intorno alla nostra Costituzione concentriamoci tutti contro l’avversario principale perché pericoloso e andiamo a votare per uno di quelli che lo combatte e vuole continuare a combatterlo sempre.

 

fonti dei virgolettati: corriere.it; ilfattoquotidiano.it; ilmanifesto.it; repubblica.it; ristretti.org; sbilanciamoci.info;
aggiornato il 17 set. '22 09:35
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Si stava meglio quando si credeva di stare peggio?

 LOTTE E MOVIMENTI

 Molte persone oggi vogliono solo provare a sopravvivere con dignità

di Rossana Germani
VertFrusinate 390 minSi sa che l’uomo è sempre alla ricerca di qualcosa in più: i bisogni non finiscono mai. Soddisfatti quelli del momento, ecco che ne spuntano sempre di nuovi e sempre di più impellenti. Diciamolo pure: non ci accontentiamo mai!

Ma da qualche anno la ruota dei bisogni per molti gira al contrario. Qualcosa non torna. Una volta si diceva “studia che sennò finisci come papà chiuso in fabbrica 8 ore!”, oppure “studia che sennò ti ritroverai a stare dietro una scrivania per 8 o 6 ore come me!”, ma anche “ti devi laureare che altrimenti finirai a fare il carabiniere o il vigile urbano o il netturbino!”

Ecco, ora quei lavori non solo sono ambiti ma sono visti come un miraggio o un miracolo. Ci si adatta a fare qualsiasi cosa e le qualifiche e le competenze acquisite non contano più nulla. Tutto azzerato.

Il lavoro in fabbrica, quel lavoro noioso, ripetitivo perché “appresso” ad un macchinario, ora è molto ambito, ricercato.

Ora, che il lavoro manca e quello che si ha è a rischio, non si desidera altro che un lavoro stabile, qualunque esso sia, purché garantisca una serenità per il proprio futuro e una vita dignitosa alla propria famiglia potendo fare anche progetti senza la paura di perderlo.

Il lavoro rende liberi, nobilita l’uomo e lo rende libero dai bisogni materiali e anche spirituali. Molte persone oggi vogliono solo provare a sopravvivere con dignità e lo Stato dovrebbe garantire questo diritto.

A volte lo Stato, attraverso il Governo non fa altro che peggiorare le cose con aiuti e incentivi alle grWhirlpool lavoratori in lotta 460 minandi multinazionali che creano l’illusione del lavoro permanente. Quasi sistematicamente, i grandi colossi, dopo aver approfittato dei cospicui aiuti, appena possono, vanno altrove a vincere la loro battaglia in qualità di parte dominante del mercato, sfruttando manodopera a basso costo, sempre e solo in nome del profitto e del dio denaro.

Così ai lavoratori non resta che unirsi in blocco e lottare per non farsi strappare ingiustamente il lavoro o per cercare di riottenerlo. Emblematica è la Vertenza Whirpool di Napoli ma anche Vertenza Frusinate che riguarda i disoccupati di Frosinone e Rieti.

I lavoratori partenopei, con il loro motto “Napoli non molla” con la spunta verde sulle loro magliette, sono diventati un caso nazionale. Stanno lottando da 22 mesi con una dignità unica per cercare di difendere quel posto di lavoro nella loro fabbrica ma non solo. Lottano per tutti, anche per chi crede che il suo posto sia al sicuro. Nessuno può essere mai sicuro. Loro lo erano, pensavano di esserlo perché il loro sito di Napoli era stato più volte premiato dalla casa madre in quanto più virtuoso, più efficiente e più produttivo al mondo! Sì, proprio così. Ma nell’era della globalizzazione ci si guarda intorno e si pensa solo al massimo profitto e a battere la concorrenza. Così ha fatto e sta facendo Whirlpool. Disattendendo alle promesse o, per meglio dire, venendo meno agli accordi presi con il nostro governo, con i sindacati e con i rappresentanti dei lavoratori, nell’ottobre del 2018, in cui si era impegnata a fornire un piano di sviluppo per tutti i siti italiani in cambio di una lauda ricompensa con aiuti, incentivi ed ammortizzatori, ora ha decido di chiudere quello di Napoli. Senza una vera spiegazione.

Ma loro, gli operai, non si arrendono e non si arrenderanno fino a quando non torneranno a far riaprire quella fabbrica.
Presentazione del libro “Storie in Centrifuga – Napoli non molla ✅” di Lorenzo Rossomandi e Rossana Germani, nell’aula sociale del sito di Napoli

Altra piaga sul campo sempre del lavoro è rappresentata da “Vertenza Frusinate”. Questa nasce per cercare di sopravvivere in una zona molto depressa dove, sempre dopo aver approfittato degli aiuti dello Stato, molte fabbriche della Ciociaria hanno chiuso, lasciando gli operai a casa, spesso per andare a far profitto altrove.

Dopo molti anni di varie iniziative tra le quali sciopero della fame e molte altre manifestazioni di vario genere, quegli ex lavoratori ancora non sanno come risollevarsi. Vertenza Frusinate è l’unione di molti di quei lavoratori mandati a casa che ogni anno lottano per ottenere l’aggancio alle politiche di sostegno per poter garantire una vita un po’ dignitosa alle proprie famiglie. Ma anche qui, le persone che lottano non vogliono la mera assistenza. Vogliono un impegno del governo verso le politiche attive per il lavoro. Soprattutto ora che arriveranno i fondi europei, loro vogliono tornare a lavorare vedendo in quei fondi una grande opportunità e chi di dovere ha l’obbligo morale, prima ancor che politico, di attuare tutte le misure e le iniziative possibili.

Due realtà, queste, che riguardano tutta l’Italia, perché dietro i numeri di posti di lavoro persi ci sono persone e famiglie che non vivono più una vita normale, non comprano, non spendono, non viaggiano e quindi non fanno girare l’economia. Se proprio non vogliamo vederlo dal punto di vista della solidarietà vediamolo da quello economico generale.

I nuovi poveri che si vanno ad aggiungere a quelli già da qualche anno dichiarati tali pesano ugualmente sull’intero Paese.

Reddito di Cittadinanza, Reddito di Inclusione, e altre forme di assistenza, se non sono finalizzate bene al lavoro, non sono altro che misure per far campare. Ma le persone vogliono lavorare, vogliono potersi guadagnare il loro reddito e non vogliono pesare sulle spalle dei più fortunati. Sì, fortunati, perché anche in Italia in base alla zona dove sei nato, puoi dirti fortunato o meno.

Lo stesso tipo di scuola dà opportunità di lavoro diverse al nord e al sud.

E allora dovremmo rimischiare un po’ le carte e ripartire con la buona politica. Quella che guarda il territorio e studia le possibilità di lavoro. Una politica che sappia sfruttare, ora più che mai, i fondi europei per far ripartire la macchina del lavoro anche al centro-sud.

Evitiamo la rivoluzione dettata dalla disperazione e chiediamo alla politica di occuparsi seriamente della questione lavoro senza farsi sottomettere dalla forze delle multinazionali o dagli altri poteri forti.

 

Rossana Germani fa anche parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

 

 

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Tomaso Montanari, “stare in cattedra” a distanza

Insegnamento a distanza, come “stare in cattedra”

scuola al tempo del covid 19 minChiudere all’improvviso le scuole e le università è stato uno choc. Il primo istinto è stato superare il trauma continuando le lezioni a distanza: in qualunque modo, pur di mandare un segnale di vita. Per sottolineare questo significato, molte istituzioni (come la mia Università per Stranieri di Siena) hanno promosso lezioni aperte a tutti, trasmesse sui canali youtube: e le grandi aule vuote dove il professore parla alle telecamere sono simbolo eloquente di una situazione che fino a ieri non avremmo mai pensato di dover vivere.

Con il passare delle settimane, tuttavia, appaiono sempre più chiari i limiti e i rischi della didattica a distanza: è urgente l’avvio di una riflessione, che in buona parte vale sia per la scuola che per l’università.
Le criticità più ovvie sono quelle relative all’inadeguatezza tecnologica del sistema dell’istruzione. La moltiplicazione delle piattaforme di ogni tipo, il volenteroso quanto caotico fai-da-te di molti docenti, la mancanza di coordinamento e preparazione ha gettato nel panico le giornate, già tese, di docenti, allievi e genitori in tutta Italia. Ma si tratta di carenze che possono essere sanate, se non nel cuore dell’emergenza almeno in un futuro prossimo, con investimenti adeguati in termini di tecnologia e di preparazione ad usarla.

Forse meno evidenti, ma più serie e certo meno risolvibili, sono le criticità sociali che vanno emergendo. Tra le sue funzioni più importanti, la scuola ha quella di rendere eguali ragazzi mai come oggi invece diseguali: per questo, più la modalità di apprendimento si sbilancia verso il tempo a casa (con cumuli di compiti, per esempio), meno la scuola fa il suo dovere costituzionale. Facile immaginare cosa succeda quando si è costretti a spostare tutto a casa. Succede che ci sono famiglie senza una rete decente, famiglie che non possono assicurare un tablet o un pc a figlio (specie se i genitori lavorano a distanza, come ora accade spessissimo), che non possono stampare schede e esercizi. O case che non possono garantire ai ragazzi uno spazio che assomigli, almeno di lontano a quello, libero e indipendente dal resto della famiglia, della scuola. E poi ci sono genitori che aiutano i figli più piccoli a consultare registri, scaricare schede e caricare compiti: ma ci sono anche quelli che non possono, non sanno o non vogliono farlo. Insomma, la didattica a distanza fa parti eguali tra chi è diseguale, e questa – come ha scritto don Milani – è la più grande delle ingiustizie.

Oltre tutto questo, c’è poi un problema più profondo, e un rischio più grande, che riguarda tutti i gradi dell’istruzione, ma è più tangibile via via che si sale verso l’università. Ed è la tentazione di pensare che in fondo la didattica online sia del tutto equivalente a quella vera, e che anzi sia preferibile. L’affermazione delle università telematiche (che ho sempre considerato un’aberrazione, una contraddizione in termini: come musei solo virtuali, sesso solo on line, cucina solo in tv…) sta di fronte a noi come un monito: non è che dopo il coronavirus si alzerà qualcuno a dire: “Perché non continuiamo sempre così?” Non sembri una paranoia da recluso: in molti dipartimenti (quelli a più alta densità di professori che esercitano una professione, come per esempio i giuristi) la spinta c’è da molto tempo, ed è sulla didattica a distanza che vengono istradate molte risorse premiali.

Ed è un errore, grave. Perché la scuola e l’università sono comunità: e hanno senso solo se lo rimangono, e non si riducono a somme di solitudini. La loro funzione non è rovesciare contenuti nella testa di uno studente (magari usando lo schermo del tablet come un imbuto), non è preparare ad una professione né rilasciare un titolo né valutare gli studenti: ma è quella di insegnare il pensiero critico. E dunque in un momento in cui ogni famiglia italiana è necessariamente, quanto istericamente, connessa alla rete (per informarsi, per distrarsi con serie e film, per comunicare con amici e parenti…), la scuola e l’università forse farebbero meglio a scegliere la strada della decompressione tecnologica e della liberazione mentale. Liberare dalla gabbia della individualità, invece che contribuire a consolidarla.

Il mio amico Guido, monaco di Bose, ha lodato su twitter la saggezza di una bambina di 9 anni che ha detto ai genitori: “Perché invece di vedere la messa in tv non leggiamo la Bibbia?”. Ecco: noi professori delle scuole e dell’università, invece di tenere connessi per ore i nostri allievi, avremmo potuto prescrivere loro un libro al mese per ogni materia (ordinabili via web: e non necessariamente da Amazon, ma anche dalle eroiche librerie reali connesse al portale Abebooks, per esempio), chiedendo di leggerli e poi di scrivere (in un tempo ragionevole) delle recensioni articolate, che noi avremmo corretto e rispedito. Sarebbe stato (e può ancora essere) un modo diverso di essere comunità, seppure a distanza: senza prenderci in giro su tecnologie inesistenti, senza metterci ancora più in tensione, senza mimare efficientismi aziendali. E anzi insegnando la cosa più preziosa: che anche mentre fuori tutto sembra crollare, i libri rimangono lo strumento più potente per stare in dialogo e per far presa sulla realtà. Per non smarrirci, e per rimanere vigili e critici sul mondo: in attesa di tornare ad incontrarci in corpo e anima, condizione indispensabile per ogni scuola che voglia essere umana.

L’articolo è stato pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 23.3.2020
Foto di Wokandapix da Pixabay

 

 

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Stare insieme anche da lontano e, passare il tempo

Passatempo dell'emergenza Covid 19

andràtuttobene corretto 350 min

Piccola Rassegna Giornaliera di iniziative individuali e collettive

 

 

 

 

Da "Inviti Gottifredo" un bel manifesto da espoprre, su un lenzuolo o un cartellone, dal balcone o dalla finestra di casa propria. Dà compagnia, ci fa sentire in compagnia anche da lontano

Andrà tutto bene

 

Ancora un manifesto, di TiCondivido.it invato da Giulio Conti, da Ceccano, da riprodurre e inviare per email o whatsapp ad amici e parenti distanti

 

Andrà tutto bene - 2

 

Ecco l'iniziativa di un parroco, Don Tonino del Sacro Cuore di Ceccano. Può esser condivisa anche da chi non frequenta la chiesa e la preghiera, perchè ateo. come chi scrive. E' un modo di ternere apero il dialogo e la comunicazione in un momenti in cui siamo costretti ad una certa clausura. E' giusto stare a casa.

Questo sacerdote presenta così la sua iniziativa:
«Ho deciso di intervenire con abiti casalinghi proprio nel rispetto del periodo che stiamo vivendo, ho scelto il giallo, colore del sole con l’augurio che presto possa tornare a splendere nella nostra vita!
Buona preghiera certi che solo questa ci può aiutare e a quanto pare... siamo già sulla buona strada! ❤»

Speriamo che ognuno dia spazio alla propria fantasia per lanciare e rilanciare forme di dialogo e comunicazione. Fateci avere tutte le iniziative che intraprendete e le pubblicheremo.

 

Auguri a tutti, UNOeTRE.it è costantemente con i suoi lettori.

 

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Sanità: i Sindaci nell'assemblea di lunedì, con chi sceglieranno di stare?

movimento 5 stelle bandiera 350 260dall'Ufficio stampa del Deputato Luca Frusone M5S - “Sanità: l’assemblea dei Sindaci di lunedì? Solo l’ennesimo teatrino per lavarsi la coscienza”. 

Frosinone 22/10/2015. "Credo sia arrivato il momento che i Sindaci di questa provincia capiscano bene da che parte stare e che si assumano la responsabilità di ciò che è successo a livello sanitario sul territorio. Si possono indire tutte le assemblee che si vogliono, ma se lo scopo è solo cercare di chiudere le stalle ora che i buoi sono scappati, beh posso dire con tutta sincerità, che questi teatrini ce li possono anche risparmiare.” – Incalza così il Deputato 5 Stelle Frusone dopo la notizia dell’assemblea dei Sindaci richiesta da Ottaviani che si dovrebbe tenere lunedì prossimo e che dovrebbe avere come scopo quello di analizzare l’operato della Dg Mastrobuono. E continua – “E’ chiaro ormai a tutti che la Mastrobuono è stato solo lo strumento in mano al Pd per fare quello che nemmeno la Polverini era riuscita a fare. Lo sfascio totale della nostra sanità pubblica è stato portato avanti con chirurgica bravura e i Sindaci in questo sono stati complici, votando a favore di un atto aziendale che descriveva chiaramente la volontà di depotenziare tutte le strutture ospedaliere, attraverso la chiusura di reparti, taglio dei posti letto, totale assenza della prospettiva di far diventare l’ospedale di Frosinone un DEA di II livello. Adesso che la situazione è davvero disastrosa, si cerca di trovare un capro espiatorio, ma sinceramente addossare la colpa dell’accaduto esclusivamente all’esecutrice Mastrobuono, mi sembra un comportamento ipocrita. E concludo dicendo che sarebbero doverose le dimissioni dei consiglieri regionali del PD che hanno sempre appoggiato la linea di Zingaretti e invece di farsi portavoce del territorio hanno pensato bene di contribuire a distruggerlo.”

 

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No vendette. Imparare a stare bene insieme agli altri

armingredeldi Nadeia De Gasperis - Ci sono valori laici che sono sacrosanti, e ce li tramandiamo stretti a doppia elica su un pezzetto di Dna.
Eppure se non è la Chiesa, un partito politico, una associazione per la vita a propugnarli, a nulla serve portarli nel codice genetico, non sono valori bollati, di quelli insomma che affrancano dai sentimenti di umana comprensione, solidarietà, apertura mentale.
Così si diventa trasparenti, i valori laici portati sulla propria pelle, rendono trasparente anche il nostro dolore. Inutile dunque l'appello di un padre, nel momento più acuto della sua disperazione, inutile quello del fratello, della madre, della famiglia, operaia, di semplice estrazione sociale, molto religiosa e molto laica nella urgenza del suo messaggio: non aggiungiamo violenza alla violenza. Rinnegano gli spot razzisti di Salvini, e dei suoi. Ma tanto è, quando il tuo dolore è trasparente, ognuno può colorarlo della tinta della sua bandiera politica, del suo credo, del suo religioso affidamento ai VALORI di giustizia e vendetta.
Giustizia e vendetta, per riequilibrare il sistema delle cose, bisognerebbe annoverarli come sostantivi antitetici, perchè l'unico modo per affrancarsi dal sentimento di risentimento e vendetta è quello di poter fare affidamento sulla giustizia. Ma per rimanere tutti interi, bisogna, nel dolore, come fa questa famiglia nel più profondo contegno, poter fare affidamento sui propri valori, quelli che nessuno può impugnare a proprio piacimento, perchè bisognerebbe smontarci pezzo a pezzo, per recuperare quel pezzetto di dna al quale sono saldamente legati a doppio filo.
Scuote la testa il papà di David Raggi, ucciso da un ragazzo marocchino a Terni.
Scute la testa, l'ex operaio delle accieirie di Terni mentre il televisore manda le parole di Salvini, che se ne frega dell'urgenza di questa famiglia, di fare appello al buon senso, di reprimere i sentimenti xenofobi, di trattenere l'odio in favore della voglia di giustizia.
«Adesso sono preoccupato per il mio amico Mohamed, l'ambulante all'angolo, e per tutti gli altri marocchini di Terni: sono appena venuti da me in delegazione col loro rappresentante (Abderrahim Maarouf, ndr ) a farmi le condoglianze, sono spaventati, temono vendette, ma io li ho già invitati tutti al funerale di David (fissato per martedì in Duomo alle ore 15, ndr ). So che la rabbia sta montando su Facebook, girano parole di fuoco, io dico invece che adesso non dobbiamo chiuderci nell'odio, ma piuttosto tornare fuori e imparare a stare bene insieme agli altri. Noi non vogliamo vendetta, ma giustizia».

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