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Frusone: chiesto parere all'Avvocatura dello Stato per Certosa di Trisulti

Certosa di Trisulti 350 260Comunicato - Il deputato del MoVimento 5 Stelle Luca Frusone segnala una novità importante sulla concessione della Certosa di Trisulti, caso tornato alla ribalta nazionale.

«A seguito del materiale che ho fornito al Ministero dei Beni Culturali sulle modalità opache dell’assegnazione della Certosa di Trisulti all’associazione Dignitatis Humanae Institute; in particolare, la vacuità di alcuni requisiti della DHI mostra come l’ex ministro dei Beni culturali Franceschini (PD) e i suoi uomini siano stati “distratti” nella procedura, l’attuale sottosegretario ai Beni culturali Vacca ha disposto tutti gli accertamenti del caso su eventuali omissioni, inadempienze e carenze tali da costituire anche causa di decadenza della concessione stessa» spiega il deputato M5S Frusone che continua «Ancora una volta dobbiamo cercare di riparare i danni dei nostri predecessori: il nuovo governo ha dovuto prendere atto della concessione avvenuta nel febbraio 2018 con il governo del PD, ma sta verificando la correttezza della procedura: è stato chiesto infatti un parere all’Avvocatura dello Stato, per valutare se le incongruenze registrate sono tali da legittimare l’eventuale revoca della concessione».

Il deputato pentastellato Frusone conclude «Si resta sconcertati di fronte a dichiarazioni o ad attività di proteste di esponenenti politici del territorio che, quando potevano rilevare le criticità della procedura, erano "distratti" lasciando soli nella denuncia qualche giornalista locale e il sottoscritto. Gli stessi che non hanno mosso un dito allora si dicono preoccupati per il destino della Certosa oggi. Per me resta una questione di legalità: non si tratta di essere contro o a favore di qualcuno. I finti paladini che sollevano questioni solo in base alle convenienze politiche del momento non aggiungono nulla al nostro territorio»

 

 

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Colleferro: ultima udienza al Consiglio di Stato contro inceneritori

comitatoresidenticolleferro 350 260COLLEFERRO: ULTIMA UDIENZA AL CONSIGLIO DI STATO CONTRO INCENERITORI

Si avvia a conclusione il processo sugli inceneritori “gemelli” di Colleferro e il prossimo 30 maggio il Consiglio di Stato si pronuncerà sulla richiesta della regione Lazio di rinnovare l’Autorizzazione integrata ambientale (AIA).

Il ricorso è stato promosso a dicembre 2015 dal Comune di Colleferro e ad adiuvandum da comitati e associazioni di Colleferro, in qualità di ricorrenti al TAR del Lazio, contro Regione, Lazio Ambiente spa, Ministero dell’Ambiente e tutela del territorio e del mare.

Quali atti sono intervenuti dopo l’ultima udienza del 15 novembre 2018?

Premesso che gli inceneritori - dove si bruciava il CDR (combustile derivato da rifiuto) di tutta la regione, esclusa la provincia di Frosinone - sono “fermi” e spenti, uno da dicembre 2016 e l’altro da gennaio 2017, e che la battaglia dei cittadini e delle realtà ambientaliste ha dato il colpo finale ai 2 impianti, obsoleti e improduttivi, la Giunta regionale deve deliberarne la chiusura definitiva.

Gli inceneritori non possono essere riattivati e il sito di colle Sughero non può essere reindustrializzato e venduto (il prezzo dovrebbe comprendere gli ingenti costi di risanamento), perché è sotto procedura di bonifica per la contaminazione da cromo esavalente.

Un elemento fondamentale ai fini dell’assunzione dei costi della bonifica e/o della vendita degli impianti è l’individuazione del responsabile della contaminazione, a cui le Amministrazioni coinvolte non avevano provveduto, e alle quali il Comitato residenti Colleferro ha inviato una diffida con richiesta di adempiere ed emanare il relativo provvedimento.

Il 2.11.2018 la Città metropolitana di Roma Capitale ha risposto al Comitato che Lazio Ambiente spa “ha proceduto ad effettuare notifica, ai sensi dell’art. 242 del D.Lgs 152/06, in data 21/03/2016 (ns. prot. 49569 del 23/03/2016) – che si rimette in allegato, dichiarandosi responsabile della potenziale contaminazione e procedendo con le operazioni di messa in sicurezza (emungimento della falda), dando seguito a quanto stabilito dal citato articolo.” Non sappiamo tuttavia quale sia lo stato dell’arte e se siano stati adottati tutti i provvedimenti per individuare e bloccare la fonte della contaminazione, su cui attendiamo la sentenza del Consiglio di Stato.

In preparazione dell’udienza al Consiglio di Stato, il Comitato residenti Colleferro ha consegnato ai legali la documentazione prodotta a difesa della salute e dell’ambiente, tra cui la richiesta di VIS (Valutazione di impatto sanitario), lo specifico parere pro veritate redatto da ISDE, la diffida alla Regione Lazio ad adempiere per l’individuare il responsabile della contaminazione, le osservazioni contrarie al rilascio dell’AIA, l’istanza di riconvocazione della Conferenza dei servizi, la richiesta di chiusura del procedimento amministrativo di riesame dell’AIA, la copia del verbale della Conferenza dei Servizi sulla bonifica di colle Sughero, da cui risulta che la caratterizzazione del sito dove è stato rinvenuto il cromo esavalente non è stata approvata dal Ministero dell’Ambiente, la Legge di stabilità regionale 2019.

Nel recente Accordo quadro per il risanamento del SIN (Sito di Interesse Nazionale) bacino del Fiume Sacco, firmato tra Regione e Ministero dell'Ambiente, per avviare le prime caratterizzazioni, bonifiche e interventi prioritari da completare entro dicembre 2023, colle Sughero non c’è.

Tra l’altro l’8 maggio scadrà l’AIA, se non viene presentata e approvata una nuova istanza da parte della società.

Le vicende di EP Sistemi spa e Lazio Ambiente spa, proprietarie degli impianti – facenti capo ad una società di proprietà della regione – sono riassunte nell’art. 21 della L.R del 28 dicembre 2018, n. 13 (Legge di Stabilità regionale 2019), che autorizza la Giunta regionale alla dismissione delle azioni di Lazio Ambiente spa e a definire gli indirizzi per un progetto di riconversione industriale da parte dell’organo amministrativo della stessa società.

Riconversione industriale che, secondo la Delibera della Giunta Regionale n. 614 dell’ottobre 2018, dovrà avvenire attraverso la realizzazione di un compound, termine elegante per indicare un presidio industriale “miracoloso”, in funzione dal 2021, che “tratterà (almeno) 500mila tonnellate l'anno di Fos e scarti per il recupero di materie prime seconde” e tutti gli impianti regionali di TM (trattamento meccanico) e TMB (trattamento meccanico biologico) trasferiranno a Colleferro le lavorazioni successive!

La Regione – Presidente Zingaretti e Assessore Valeriani – è costretta alla riconversione degli inceneritori e, allo stesso tempo, dismette le quote societarie e affida a Lazio Ambiente spa la progettazione del compound per eseguire processi di lavorazione ed estrarre risorse dai rifiuti in uscita da tutti i TM e TMB. E nella valle del Sacco e a Colleferro dovremmo essere favorevoli!?

E’ singolare il fatto che di “riconversione” in un compound e di “dismissione” degli inceneritori si parla anche nelle recenti Linee strategiche per il nuovo Piano rifiuti, ma nulla si dice in merito alla loro chiusura e alla revoca del revamping con annesso stanziamento di 12,6 milioni di euro spesi dalla Pisana, questione ancora poco chiarita.

Azzerati gli inceneritori la valle del Sacco si ritroverà, nel territorio comunale di Colleferro, oltre al compound, anche il consorzio Minerva con altri 4 impianti industriali! Al degrado ambientale pregresso, dovuto a cave, cementificio, centrale turbogas, discarica, traffico ferroviario, veicolare, autostrada, Casilina e TAV, si aggiungerà un “innovativo” presidio industriale e lo sbancamento di via Palianese!

Evidente il motivo per il quale nessun Consiglio comunale in questi anni ha voluto votare una moratoria ambientale!

A contrastare vecchie e nuove emergenze ambientali e sanitarie legate ai rifiuti restano i cittadini!

Ina Camilli

Rappresentante Comitato residenti Colleferro

Contrada Fontana degli Angeli, 00034 Colleferro – Roma

Colleferro, 2.4.2019

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Ospedale Colleferro: attesa sentenza del Consiglio di Stato

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro”. Coordinamento territoriale - Vogliamo rassicurare tutti che cittadini, Comitato residenti Colleferro e gruppo Consulta le Donne con il sostegno del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale sono costituiti in giudizio al Consiglio di Stato nel ricorso contro la Regione Lazio, la Asl Roma 5, il Ministero della Salute e il Comune di Palestrina, che nel 2015 hanno “trasferito” i reparti di ostetricia, ginecologia, pediatria e neonatologia dell’ospedale L.P. Delfino di Colleferro a quello di Palestrina.

I “famosi” comitati , dopo aver spinto in tutti i modi i Comuni di Colleferro, Gorga, Valmontone, Anagni, Artena, Segni, Montelanico, Paliano e Carpineto Romano a presentare appello in sede giurisdizionale, hanno, a loro volta, depositato l’atto di intervento ad adiuvandum a sostegno delle ragioni dei Comuni appellanti.

Sulla vicenda processuale dell’ospedale di Colleferro è del tutto assente la dovuta informazione ai cittadini e il Sindaco di Colleferro, Sanna, non vuole farci sapere – chissà perché poi - che sul contenzioso dei reparti materno-infantili il Consiglio di Stato ha pronunciato un’ordinanza. Invece di aggiornarci sugli sviluppi si permette di fare allusioni sui comitati nel social.

Il Consiglio ha disposto che, prima della sentenza definitiva, la Asl e la Regione Lazio (che ha lasciato scadere i termini senza produrre la documentazione) devono depositare 2 relazioni per verificare se, a seguito del “trasferimento” dei reparti materno-infantili si sia verificata una riduzione dell’offerta sanitaria, con riferimento al Pronto soccorso con 10 posti letto, all’unità di anestesia e rianimazione con 6 posti letto, alla terapia intensiva e cardiologica h 24, al laboratorio analisi, sale operatorie e navette h 24, alle consulenze pediatriche e reparti specialistici di otorinolaringoiatra, urologia, nefrologia-dialisi all’unità di anestesia e rianimazione.

Ci lascia molto perplessi l’affidamento delle relazioni di “verificazione”, da cui dipendono le sorti del ricorso - direttamente alle “controparti”. La Asl Roma 5 infatti ha provveduto a depositarla e, come prevedibile, ha descritto un quadro esageratamente positivo al punto che il trasferimento non ha dato luogo ad alcuna riduzione dell’offerta sanitaria.

Aver delegato alla Regione e alla Asl questa analisi lascia poco spazio a un esito favorevole e all’accoglimento del ricorso. Non capiamo perché tale scelta non sia stata contestata dai Comuni appellanti, visto l’evidente conflitto di interessi della ASL. come parte in causa e come “verificatore”. Ancora meno comprendiamo perché i Comuni non abbiano chiesto di nominare un proprio consulente che potesse formulare le proprie osservazioni tecniche.

Spetta ai Sindaci dare conto della reale situazione dei servizi sanitari, depositando una relazione e lo stesso farà il Comitato per mettere in rilievo l’inadeguatezza del livello assistenziale, che non è in grado di soddisfare le esigenze dell’utenza, e la mancanza di misure idonee a garantire l’efficienza del Sistema sanitario nazionale, ribadendo quanto sostenuto nell’appello.

La nostra battaglia legale poggia sulla difesa del fondamentale diritto costituzionale dei cittadini a curarsi, sulle criticità sanitarie della valle del Sacco e sulle rinunce a cui sono stati costretti gli abitanti del territorio a seguito del suddetto “trasferimento”.

I “famosi” comitati hanno anche il “merito” di aver letteralmente costretto le Amministrazioni locali, dopo una lunga e martellante campagna di sensibilizzazione durata 5 mesi, a ricorrere al Consiglio di Stato e ad accedere agli strumenti legali a disposizione. Ricordiamo infatti che i Comuni non avevano presentato istanza di prelievo per sollecitare la fissazione dell’udienza al Consiglio di Stato, come disposto dalla sentenza del TAR!

Non ha giovato peraltro alla strategia processuale la decisione dei Comuni di sostituire il legale per ricorrere in appello al Consiglio di Stato “in ragione del prezzo più basso offerto per l’incarico”. Al Sindaco sarà sembrato sempre troppo alto, visto che considera buttati i soldi (nostri) spesi in difesa dell’ospedale, come ha avuto modo di scrivere su FB.

Il legale che è stato sostituito aveva ottenuto risultati assolutamente rilevanti (trasposizione del ricorso straordinario dal Capo dello Stato al TAR, accoglimento dell’istanza cautelare e fissazione della discussione del merito in tempi brevissimi) e ciò fa supporre che avesse buone possibilità di vincere in appello!

Come preannunciato, abbiamo inoltre deciso di agire anche in sede civile verso la Asl che nel 2015 in merito all’offerta sanitaria si era impegnata ad incontrare i Sindaci, a garantirla e a fornire “alla cittadinanza tutte le informazioni del caso”.

L’impegno è rimasto lettera morta e quindi abbiamo deciso di agire anche civilmente per la riassegnazione dei reparti neonatali.

L' Asl Roma 5 è commissariata da 15 mesi: la Regione non ha mai motivato l'adozione di questo provvedimento e i Sindaci non hanno mai chiesto conto dell'assegnazione di una gestione non a tempo pieno (il Commissario straordinario è il Direttore generale della Asl Roma 4, caso unico in tutto il Lazio).

La Conferenza dei sindaci dell'Asl Roma 5 non si riunisce quasi mai, neanche per contestare le carenze più gravi del Lazio: rapporto posti letto-residenti pari a un quarto dello standard nazionale (0,8 ogni mille residenti invece dei 3,2 previsti) e assenza di strumenti diagnostici (mancanza assoluta di risonanza magnetica e medicina nucleare).

E’ “merito” dei cittadini e dei comitati se vinceremo la battaglia perché non abbiamo mai mollato la presa sui Sindaci!

Colleferro, 26 aprile 2019

Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale

 

 

 

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Dov'è lo Stato quando il Popolo chiama? In Ciociaria non di certo

VertenzaFrusinate e i sindacati Cgil e Cisl 350 260 mindi Valentino Bettinelli e Maria Giulia Cretaro - 288 giorni fa alla Pisana, Regione e sindacati siglavano un accordo per fornire della mobilità in deroga ai disoccupati delle aree di crisi complessa di Frosinone, Colleferro e Rieti.
Eppure in quasi dieci mesi rimpalli, tavoli di lavoro ed emendamenti reali o presunti hanno avuto la meglio sulla concretezza degli interventi.

Il palazzo provinciale è il teatro stabile delle vicende di Vertenza Frusinate, dove nella giornata del 13 Dicembre, la platea dei disoccupati ha ascoltato i rappresentanti sindacali, in particolare per la CGIL Dario D'Arcangelis e per la CISL Stefano Tomaselli. A loro il compito di riportare quanto avvenuto nella giornata precedente in Regione. Notizie purtroppo non confortanti per i disoccupati ciociari. Nelle loro stesse parole, il rammarico per il tradimento all'impegno preso e non rispettato.
L'accordo predisposto dal solo presente Assessore Claudio Di Berardino preventivava una copertura fino al 6 Dicembre. Tale termine non solo avrebbe ridotto di venti giorni la mensilità, ma in particolare avrebbe tagliato fuori dal 2019 gli ammortizzatori sociali previsti per le aree di crisi complessa. Perché pur non volendo alcun assistenzialismo, questo introito è per molti la sola fonte di reddito. 1669 lavoratori in mobilità nell'area di Rieti, Colleferro e Frosinone, che brancolano nel buio istituzionale, vivendo appesi ad un filo di lana che sta per rompersi. Anche questo appuntamento infatti, non è stato presenziato dagli eletti locali, nonostante la chiamata a raccolta collettiva. Proprio la mancanza dei rappresentanti del territorio, attivi fino al 4 marzo, segnala l’ennesima ferita per un gruppo di lavoratori che sta vivendo questo enorme dramma.

Dopo questa apertura, affidata alla voce di Luigi Carlini, parola a D’Arcangelis il quale conferma la “necessità” di un emendamento da parte del governo per coprire le somme ed arrivare al 31 dicembre. Una partita, ora in mano al Ministero del Lavoro, che dovrebbe essere estesa a quello per lo Sviluppo Economico.
Proprio il MISE dovrebbe far rispettare l’accordo e proporre ipotesi di nuovi investimenti e reintegrazioni per i lavoratori. Durigon il 19 Novembre aveva promesso un tempestivo intervento, oggi il suo telefono squilla a vuoto. Raffaele Fontana, uomo che ha operato su questa Provincia ed oggi Capo Segreteria del Viceministro, nega la sua partecipazione. L’esponente della CGIL ha inoltre esortato i disoccupati “a scendere concretamente in campo, al fine di non concedere alibi e spronarLassemblea del 13dic18 350 260 mine una classe politica immobile”.
Il collega della CISL Tomaselli notando la “desolante assenza dei politici locali”, punta l’obiettivo sulle promesse del Ministero, aggiungendo i numeri in campo. “Il sottosegretario, nello stesso incontro, aveva garantito lo stanziamento di 9,7 milioni. Cifre che ad oggi non risultano nei dati reali”.
Emerge chiara, in questa vicenda e in tanto più in questo ultimo episodio, la mancanza di fiducia tra regione e governo. Le due istituzioni, protagoniste di un film di cui non condividono il copione.

Anche i parlamentari eletti nel territorio sembrano pensare ad issare la propria bandiera, più che cercare di ottenere risultati per il bene dei concittadini. Lo stesso portavoce di Vertenza, Gino Rossi, continua a sottolineare come “questa battaglia per il lavoro non debba avere colore politico, ma solo un’analisi oggettiva del problema”.

L’assemblea dei lavoratori, inizialmente prevista fino alle ore 14:00, si è tramutata in assemblea permanente. Una delegazione, quale ultimo tentativo della mattinata, è riuscita ad ottenere un incontro con il Prefetto Ignazio Portelli, il quale si è impegnato nel contattare direttamente i parlamentari impegnati nei lavori delle loro aule di riferimento.
Già da tempo era stato messo al corrente degli aspetti tecnici della vicenda, tanto da rendere la conversazione avvenuta un semplice aggiornamento. Un piccolo passo avanti che vede in gioco direttamente l’esponente del Governo sul territorio.

Sedute bollenti quelle provinciali, colme di rabbia sofferente perché inascoltata e incompresa.
Il richiamo dei presenti si estende a tutti i disoccupati che disertano le assemblee, e anche alle famiglie che delegano la lotta. È insieme che il grido ha senso. E' la loro giusta convinzione.
Fermi sulle sponde di questo fiume, gli ormai lavoratori attendono che chi di competenza argini il problema. Una piena che trascina alla foce solo detriti.
Dove è lo Stato quando il Popolo chiama? In Ciociaria non di certo.

13 dicembre ‘18

 

 

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Provvedimenti che comprimono lo stato di diritto.

antigone 350 260di Patrizio Gonnella* - In Parlamento sono in discussione provvedimenti che comprimono in maniera preoccupante lo stato di diritto.
Uno di questi è il DL Salvini su sicurezza e immigrazione, già approvato in Senato e che il 22 novembre tornerà alla Camera. E' un provvedimento emanato in nome di un'emergenza che non c'è, che ha introdotto norme punitive contro migranti, marginali, poveri e occupanti. Il testo originario è stato ulteriormente peggiorate in fase di conversione, con il maxi-emendamento presentato dal Governo che introduce il reato di accattonaggio molesto, già abrogato nel 1999.
E' stata approvata in prima lettura - sempre al Senato - la proposta di legge per l'ampliamento della legittima difesa. Si vuole far sì che il ricorso alle armi nella propria dimora o nel proprio negozio sia sempre legittimo, indipendentemente dalle circostanze (e se un ragazzo entra in giardino a cercare un pallone?). E' una proposta contraria ai principi costituzionali che, se approvata, renderà più insicura la nostra società.

Altri provvedimenti destano la nostra preoccupazione. Leggendo il testo di riforma dell'ordinamento pentienziario abbiamo scoperto che da una norma sono state depennate le righe che prevedevano la possibilità per i medici di documentare con documentazione fotografiche i segni di violenza presenti sul corpo delle persone visitate al momento dell'ingresso in carcere.

E' poi emersa l'intenzione di dotare gli agenti di polizia penitenziaria delle pistole elettriche taser. Infine si è affermata la volontà della maggioranza di sospendere la prescrizione dopo il primo grado di giudizio.

Di questo e molto altro ci stiamo occupando in questi giorni, tentando di opporre all'irragionevolezza di questi provvedimenti le ragioni del garantismo, quelle di un diritto penale minimo.

*Presidente di Antigone

https://antigone.voxmail.it/user/h2eput/show/q0wh7u?_t=d538570c

 

 

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'Un suicidio dello Stato di Diritto'

Migranti sulla Diciottidi Maria Giulia Cretaro - Stato versus Stato. La vicenda della nave Diciotti, ormeggiata al largo di Catania da 5 giorni, è finita. O almeno è finita l'emergenza. I 137 migranti ancora a bordo, dalla notte tra sabato e domenica, hanno iniziato ad abbandonare il loro presidio galleggiante. Saranno ripartiti tra Irlanda, Cei ed Albania, quest'ultima agendo in virtù di quando "gli Eritrei eravamo noi". Nella stessa mattinata del 25 era stato autorizzato dalla Sanità Marittima lo sbarco di 17 persone per necessità mediche, nonostante questo 5 donne erano state ulteriormente trattenute sul pattugliatore della Classe Saettia. 4 giorni fa era stato il turno dei 27 minori, che dopo un braccio di ferro tra Tribunale dei Minori e il Ministero degli Interni, avevano raggiunto la terra ferma e guadagnato le prime cure.

177 vite che hanno rappresentato il manifesto del Governo Lega-5 Stelle in materia immigrazione.
Un caso emblematico per battere i pugni in cattedra europea, per chiedere senza mediazioni, un intervento diretto e economicamente consistente.
Il rimpallo maltese alle autorità italiane, con versioni discordanti e fasi di crisi alterate, ha costituito il primo passo dell'epopea migratoria. La nave Diciotti, in forze alla Marina Italiana per tanto già suolo dello Stato, ha accolto sulla propria stiva quanti necessitavano dell'aiuto imminente. Da qui il casus quo: permettere a Salvini di prendere l'ennesimo imminente sbarco per rivendicare un ruolo di potenza nell'Unione.

Il risultato internazionale è stato ben diverso da quello prospettato dal Vice Premier. Alla voce grossa dell'Italia, l'eco semplice e lapidaria del silenzio immobile dell'Europa. Non basta imporsi per ottenere, la ripartizione dei migranti non ha avuto riscontro in nessuno Stato, il suolo italiano rappresentato dalla Diciotti, era già la risposta a tutto. Diritto Internazionale, lezione base.

E se nel panorama europeo, tale vicenda ha solo causato scarsa fiducia nella nuova gestione delle relazioni internazionali, la situazione in patria è stata un suicidio dello Stato di Diritto.
Fascicoli aperti in 3 procure siciliane per abuso d'ufficio, sequestro di persona e detenzione illegale a carico di Matteo Salvini. Il PM di Agrigento Luigi Patronaggio non ha potuto far altro che muoversi secondo la legge, seguire le norme vigenti in materia. Mentre per gli altri reati si seguiranno i canonici tempi giudiziari, l'abuso d'ufficio sarà delegato al tribunale ministeriale a Roma.

Ora la palla al Senato e alla Camera, per l'articolo 96 della Costituzione, spetta a loro verificare il luogo a procedere. La prima vera prova di lealtà per un Parlamento che in una vicenda dal forte stampo morale, ha manifestato le prime divergenze etiche. Il Presidente della Camera Fico, ha più volte invitato il leader del Carroccio 2.0 a interrompere questa estenuante azione, operando più da terza carica dello Stato che da pentastellato. Il resto del Movimento sussurra, per ora un tiepido senso di coalizione va mantenuto.

2 correnti che hanno tentato per i primi mesi di Governo, di tenersi ognuna sulla propria onda, cavalcando i baluardi di una lunga campagna elettorale. Ma il 4 Marzo è ormai lontano, non sono più solo forze politiche, sono Stato, ovvero la prima linea, l'azione e la conseguenza. Una fusione di principi e provvedimenti che non può essere un esclusivo e costante rimando ai dissidi del passato.

Ad oggi, rappresentare gli umori della Nazione non può bastare, questo dovrebbe essere il compito delle minoranze.
Lo Stato deve far fronte ad ogni evenienza, muovendosi nei ranghi e nei modi della Costituzione, dalle leggi da essa derivanti.
Tradire questi dogmi è autolesionismo, pugnalare al cuore un Paese che si regge sulla rigidità della Carta, e vi ripone la sua unica certezza.

Il nuovo è incappato negli stessi errori dei predecessori, non rispettando ciò che rappresenta. Sanguina e ancora non si accorge delle ferite.

 

 

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Ricordare Marta Russo anche per gli errori dello Stato

marta russo 350 260di Antonella Necci - Uno dei primi effetti della Buona Scuola è stato lo strombazzamento delle immissioni in ruolo a spasso per lo Stivale. Aspiranti docenti hanno trascorso notti insonni con l'incerta speranza di ''cadere" in ruolo in qualche paese vicino al proprio. Invece simili e pertinenti speranze sono andate via via scemando mentre giungevano, per via telematica, le "annunciazioni" a passaggi di ruolo a centinaia di chilometri di distanza da casa.
Lamentele giustificate, ma sempre più assopite, hanno accompagnato la mesta partenza per l'immancabile presa di servizio di inizio anno scolastico. Il ruolo non si rifiuta. Si deve accettare. Costi quel che costi. Pena una infinita serie di travagli che riporterebbero il malcapitato aspirante docente al punto di partenza, come se stesse giocando a Monopoli.
Questi i fatti. Nudi e crudi. E questa che invece voglio insinuare nella mente di chi mi vorrà leggere è la dura legge delle ingiustizie sociali con cui tanti docenti hanno fatto le spese nella loro carriera.
La notizia di stamattina che il neo assunto docente di Psicologia Giovanni Scattone, già uccisore della studentessa universitaria Marta Russo, in data 14 Maggio 1997, già docente supplente annuale di storia e filosofia presso il liceo scientifico Cavour, sito nel cuore di Roma, a pochi passi dalla sua abitazione, per impedirgli uno stress da viaggio e da eccessivo lavoro, insomma il professore assistente universitario che voleva dimostrare che esiste il delitto perfetto, ve lo ricordate? Beh, quella persona è rientrato nelle immissioni in ruolo. Certo, penserete, chissà dove lo avranno sbattuto ad espiare le sue pene e le sue colpe. A volte il mestiere di professore assomiglia a quello del Buon Samaritano, quindi chissà dove sarà andato il professor Scattone.lascenadeldelittodi MartaRusso
Se poco poco avrete seguito la vicenda, vi sarà parso strano che mentre tanti hanno preparato armi e bagagli per raggiungere luoghi lontani, il professor Scattone con soli pochi anni di precariato e con lo stesso concorso vinto da tanti altri come lui, sia rimasto bello bello a Roma. Si certo Roma Nord. non Roma Centro. Lo stress da viaggio in metro lo colpirà quest'anno, ne sono certa!
Magari si prenderà un'aspettativa per riposare la sua mente soggetta all'immancabile stress da " anno di straordinariato".
Sono queste le notizie che rendono la giornata degna di essere vissuta. Ma io indagherei sul punteggio acquisito da quel signor Giovanni Scattone. Chissà che, per errore o svista, abbia, grazie anche a qualche raccomandazione giusta, rubato il posto a qualche altro docente con maggiore punteggio e maggiore anzianità. Perché queste cose capitano nella nostra bella Italietta. E i controlli di graduatoria non sono mai abbastanza per sventare l'intrufolamento dei soliti furbi. Che oltre a prendersi la vita di una persona innocente, sono abilmente in grado di prendere anche il posto degli aventi diritto. Per dimostrare, magari, che esiste il passaggio in ruolo perfetto.

8 settembre 2015

 

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

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Ricordare Marta Russo anche per gli errori dello Stato

marta russo 350 260di Antonella Necci - Uno dei primi effetti della Buona Scuola è stato lo strombazzamento delle immissioni in ruolo a spasso per lo Stivale. Aspiranti docenti hanno trascorso notti insonni con l'incerta speranza di ''cadere" in ruolo in qualche paese vicino al proprio. Invece simili e pertinenti speranze sono andate via via scemando mentre giungevano, per via telematica, le "annunciazioni" a passaggi di ruolo a centinaia di chilometri di distanza da casa.
Lamentele giustificate, ma sempre più assopite, hanno accompagnato la mesta partenza per l'immancabile presa di servizio di inizio anno scolastico. Il ruolo non si rifiuta. Si deve accettare. Costi quel che costi. Pena una infinita serie di travagli che riporterebbero il malcapitato aspirante docente al punto di partenza, come se stesse giocando a Monopoli.
Questi i fatti. Nudi e crudi. E questa che invece voglio insinuare nella mente di chi mi vorrà leggere è la dura legge delle ingiustizie sociali con cui tanti docenti hanno fatto le spese nella loro carriera.
La notizia di stamattina che il neo assunto docente di Psicologia Giovanni Scattone, già uccisore della studentessa universitaria Marta Russo, in data 14 Maggio 1997, già docente supplente annuale di storia e filosofia presso il liceo scientifico Cavour, sito nel cuore di Roma, a pochi passi dalla sua abitazione, per impedirgli uno stress da viaggio e da eccessivo lavoro, insomma il professore assistente universitario che voleva dimostrare che esiste il delitto perfetto, ve lo ricordate? Beh, quella persona è rientrato nelle immissioni in ruolo. Certo, penserete, chissà dove lo avranno sbattuto ad espiare le sue pene e le sue colpe. A volte il mestiere di professore assomiglia a quello del Buon Samaritano, quindi chissà dove sarà andato il professor Scattone.lascenadeldelittodi MartaRusso
Se poco poco avrete seguito la vicenda, vi sarà parso strano che mentre tanti hanno preparato armi e bagagli per raggiungere luoghi lontani, il professor Scattone con soli pochi anni di precariato e con lo stesso concorso vinto da tanti altri come lui, sia rimasto bello bello a Roma. Si certo Roma Nord. non Roma Centro. Lo stress da viaggio in metro lo colpirà quest'anno, ne sono certa!
Magari si prenderà un'aspettativa per riposare la sua mente soggetta all'immancabile stress da " anno di straordinariato".
Sono queste le notizie che rendono la giornata degna di essere vissuta. Ma io indagherei sul punteggio acquisito da quel signor Giovanni Scattone. Chissà che, per errore o svista, abbia, grazie anche a qualche raccomandazione giusta, rubato il posto a qualche altro docente con maggiore punteggio e maggiore anzianità. Perché queste cose capitano nella nostra bella Italietta. E i controlli di graduatoria non sono mai abbastanza per sventare l'intrufolamento dei soliti furbi. Che oltre a prendersi la vita di una persona innocente, sono abilmente in grado di prendere anche il posto degli aventi diritto. Per dimostrare, magari, che esiste il passaggio in ruolo perfetto.

8 settembre 2015

 

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Napolitano e il processo Stato vs mafia

Trattativa-Stato-Mafia 350-250di Elia Fiorillo - Totò Riina e Leoluca Bagarella avevano chiesto di poter partecipare all'audizione del capo dello Stato. L'Avvocatura si era opposta. I Pubblici ministeri lo ritenevano possibile. La Corte ha dato ragione all'Avvocatura.
"E ci mancava anche questa", avrà pensato Giorgio Napolitano nell'apprendere della richiesta di Totò Riina e Leoluca Bagarella di poter partecipare all'audizione del capo dello Stato al processo sulla presunta trattativa Stato-mafia. L'Avvocatura dello Stato si era opposta alla presenza dei due boss mafiosi alla deposizione. I Pubblici ministeri del processo invece lo ritenevano possibile. La Corte ha dato ragione all'Avvocatura. "L'interpretazione della norma sulla deposizione del capo dello Stato nel senso di una esclusione della presenza degli imputati - sostiene la Corte - non appare in contrasto con alcuna disposizione costituzionale o sovranazionale sul diritto di difesa". "Il diritto di difesa - spiegano i giudici - è adeguatamente assicurato dall'assistenza tecnica dei difensori che lo esercitano in forza di un potere di rappresentanza legale". Comunque, il chiacchiericcio mediatico continuerà penalizzando Napolitano, con tutto quello che questo comporta.

C'è voluta una sentenza della Corte Costituzionale per far distruggere le conversazioni telefoniche tra l'ex vice presidente del CSM, ministro dell'Interno e presidente del Senato, Nicola Mancino, e Napolitano, dichiarate comunque dai giudici "irrilevanti" ai fini degli approfondimenti giudiziari sulla trattativa. Quelle intercettazioni non potevano essere fatte. La loro eliminazione si è trascinata dietro, in una fetta dell'opinione pubblica meno informata, un senso di sfiducia nelle istituzioni che a loro avviso, comunque, tutelano i potenti e puniscono al solito i cittadini comuni.

Il presidente della Repubblica deporrà il 28 di ottobre su fatti che già ha dichiarato di non conoscere quando ha risposto alla richiesta dei giudici di Palermo. Dovrà riferire sulla lettera inviatagli da Loris D'Ambrosio, deceduto nel luglio del 2012, in cui il consigliere giuridico del Quirinale riferiva i timori sorti dopo le polemiche per le telefonate intercettate fra lui e Nicola Mancino. Napolitano non si è sottratto all'audizione. Resta il tema, quanto mai attuale, di come salvaguardare le alte cariche dello stato da provvedimenti che si possono trasformare in boomerang per la credibilità delle istituzioni, fermo rimanendo la necessità che tutti, ma proprio tutti, siano uguali davanti alla legge.

Sono tanti i magistrati che svolgono il proprio lavoro in silenzio, dedicando la propria esistenza al "Servizio" della giustizia, non ritenendosi assolutamente dei giustizieri. Altri, invece, non hanno minimi dubbi sull'opportunità e giustezza delle loro prese di posizioni. Sono talmente sicuri di essere nel giusto, e di avere tutti contro, che utilizzano in particolare i media per enfatizzare i loro convincimenti in modo che la "mediaticità" sia un antidoto alla voglia d'insabbiamento che, a loro avviso, i "potenti" hanno sempre e comunque intenzione di esercitare. E' ovvio che anche la stampa ha le sue responsabilità quando - al di là dei tanti (troppi) codici deontologici - si presta ad operazioni di supporto interessato. "I giudici parlano solo attraverso le sentenze" sostiene la maggior parte dei magistrati avvicinati dai giornalisti. Il magistrato, in particolare il PM, non è il protagonista del processo, quando lo diventa c'è qualcosa che non funziona e con molta probabilità quello che dovrebbe essere "un giusto processo" diventa "ingiusto" perché il giudice non è più terzo, ma primo attore di tesi che nemmeno difronte a fatti incontrovertibili è disposto a cambiare. Il processo a Enzo Tortora è il caso emblematico di malagiustizia da tenere sempre a mente.

Il nuovissimo Consiglio superiore della magistratura, al di là dell'assoluta autonomia che i giudici devono avere, dovrà occuparsi con più efficacia propositiva e punitiva su protagonismi fuorvianti e delegittimanti per tutta la categoria. E norme restrittive vanno imposte ai magistrati che decidono di abbandonare la toga e scendere – o salire - in politica. Nella fattispecie da un giorno all'altro non si può cambiare abito.

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