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Colleferro: Consiglio comunale straordinario su Minerva

 

MInerva perchè 350 minIn questi mesi l’attenzione dell’opinione pubblica è stata focalizzata sul Covid-SARS2 e sulle gravissime ricadute sanitarie, economiche e sociali, che ha avuto e avrà nella Fase 3. Nel frattempo tante altre cose sono continuate ad accadere nelle nostre realtà cittadine di cui è arrivato il momento di discutere pubblicamente.

Oggi Venerdì 5 giugno 2020 alle ore 12.30 si riunisce, su iniziativa dell'opposizione, il Consiglio comunale di Colleferro, in seduta straordinaria, presso la Sala Konver, in via degli Esplosivi, con all’ordine del giorno la situazione del consorzio Minerva scarl.

È dovere dell’Amministrazione comunale, anche in virtù delle misure di sicurezza anti-covid, rendere usufruibile ai cittadini la seduta del Consiglio in diretta streaming.

Il Sindaco e la Giunta comunale dovranno rispondere sulla proposta di ricapitalizzazione del consorzio per ripianare la perdita di esercizio; sui contratti di servizio scaduti con Lazio Ambiente spa e di quelli mai sottoscritti direttamente con Minerva (nuovo gestore) e sull’affitto del ramo d’azienda; sul licenziamento del Direttore generale, dott. Fabio Ermolli, anche facendo seguito alle affermazioni dell’Amministratore unico, Alessio Ciacci, susseguite al comunicato del Comitato residenti Colleferro del 30 aprile 2020; sull’aumento della Tari e sugli scenari futuri.

Sulla proposta di aumento del capitale sociale del consorzio Minerva evidenziamo la poca trasparenza dei Comuni soci, fatta eccezione per Carpineto Romano, e la mancanza di una informativa da parte di Ciacci quale Amministratore unico: organi politici e amministrativi ne hanno parlato solo dopo che la notizia era ormai di domino pubblico, evitando accuratamente di metterla in relazione alla perdita di bilancio che si è registrata in soli 3 mesi di operatività.

L’insorgenza di perdite di esercizio invero imporrebbe alla società consortile di procedere sin da subito all’esame e all’accurato accertamento delle cause che hanno determinato il risultato negativo, ma così non è stato.
La neonata società consortile, che attualmente gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti ed igiene urbana in 7 Comuni (capofila Colleferro, Labico, Genazzano, Carpineto Romano, Nemi, Gavignano, Gorga) parte con un capitale sociale di 66.302,08 €.
Nel piano economico-finanziario pluriennale, fatto asseverare da un istituto bancario, si dichiara che, con quel capitale, l’organizzazione/programmazione economica della società è in grado di sostenersi, svilupparsi e rappresentare una soluzione efficiente ed efficace per i Comuni soci.

Oggi, l’Amministratore unico Ciacci, afferma che il capitale è irrisorio e che i Comuni soci dovranno farsi carico di un aumento di capitale per almeno 1 milione di € (parte in liquidità, parte in immobili da cedere a Minerva), necessario a evitare la messa in liquidazione della società consortile per effetto dei debiti che superano di 2/3 il capitale sociale.

La giurisprudenza della Corte dei conti fissa dei limiti ben precisi al “soccorso finanziario” da parte di un’Amministrazione pubblica in favore delle società partecipate, in virtù del fatto che la società di capitali (nel nostro caso Minerva) risponde, in genere, limitatamente alla quota di capitale detenuta, mentre l’Ente pubblico resta esposto nei confronti dei creditori.
Le disposizioni dell’Unione europea vietano di beneficiare di diritti speciali ed esclusivi o, comunque, di privilegi di qualsiasi natura in grado di alterare la normale esplicazione dei meccanismi di concorrenza nel mercato; sempre esperibile in caso di violazione, il ricorso al Giudice amministrativo.

Ora le ipotesi di ricapitalizzazione, a fronte delle perdite, per evitare la messa in liquidazione del consorzio, sono due: coloro che hanno redatto ed approvato il piano sono degli assoluti incompetenti, oppure si è volutamente “nascosta” l’incongruenza per evitare che i Sindaci non aderissero. In entrambi i casi esiste una illegittimità di fondo in quanto si è presentato un piano non veritiero per non ricorrere al libero mercato.

Tale grave situazione, che avrà ricadute sui bilanci comunali e sulla TARI, dimostra che da parte dell’Amministratore unico non è stato operato alcun controllo analogo, in spregio della normativa sulla gestione in house delle partecipate pubbliche.
Ora, ci devono spiegare per quale ragione non è stato detto all’inizio che il capitale sociale era irrisorio, che i Comuni soci avrebbero dovuto sborsare centinaia di migliaia di Euro e cedere immobili a Minerva a fondo perduto per avere un servizio che altre società offrono senza tali esborsi, forse qualitativamente migliore, e senza il vincolo del blocco delle tariffe TARI verso il basso, per almeno 8 anni, come prevede il piano di Minerva, anche in presenza di un’oggettiva riduzione dei costi per l’incremento della raccolta differenziata o per auto-riciclo dell’umido.

Per i contratti di servizio di igiene urbana con raccolta e smaltimento dei rifiuti, i Comuni soci sono andati avanti con quelli stipulati con Lazio Ambiente spa, scaduti il 31/12/2017, rinnovati con il consenso delle Amministrazioni comunali solo una volta e, sebbene sia stata prevista una proroga, non autorizzata da tutti i Comuni soci, anche questa risulta scaduta. Di fatto, a tutt’oggi, non esiste un contratto di servizio con il gestore ufficiale “Minerva Scarl” e non esiste più neanche un contratto con Lazio Ambiente spa. Praticamente, i Comuni soci di Minerva, e per essi i cittadini, pagano un servizio senza che il fornitore (Minerva) abbia alcun impegno/onere formale, scritto, nei loro confronti.

Inoltre, essendo trascorsi più di 7 mesi senza la messa in atto del piano economico-finanziario di Minerva approvato dai soci, riteniamo sussista la seguente violazioni di legge: uso illegittimo della proroga tecnica nella conclusione e attuazione dei contratti.
Non avendo Know-how, attrezzature, “capitali”, e iscrizioni agli Albi, per poter effettuare i servizi di igiene pubblica, Minerva ha pensato bene di affittare il ramo d’azienda di Lazio Ambiente spa (con bilanci fallimentari, messa sul mercato e rimasta invenduta) e, praticamente, di finanziare la Regione (proprietaria di Lazio Ambiente). Così, lo stesso servizio, con lo stesso contratto (scaduto), che prima pagavamo direttamente a Lazio Ambiente oggi lo paghiamo a Minerva con l’aggiunta degli oneri del canone d’affitto (scadenza 29/1/2021) a favore di Lazio Ambiente spa e Regione Lazio. Che genialità!

Venendo all’uscita di scena del Direttore generale, dott. Ermolli, l’Amministratore unico, Ciacci, ha pubblicamente riferito che la sua assunzione non è stata confermata prima dello scadere del periodo di prova contrattuale (in pratica, licenziato), in quanto non si è dimostrato capace di risolvere quelle criticità da lui stesso evidenziate.
Pur essendo sua prerogativa il licenziamento di un dipendente, riteniamo che, per il ruolo svolto dal Direttore generale, tali criticità, in virtù del controllo analogo, debbano essere rese pubbliche e discusse in Consiglio comunale e non nascoste in un cassetto.

Senza dover ripercorre tutte le discusse vicende sulla nomina del management va però evidenziato come sia stato prima nominato il Direttore generale, Ermolli, e 6 mesi dopo l’Amministratore unico, Ciacci. Ci chiediamo, peraltro, come quest’ultimo possa assicurare a Minerva un impegno professionale costante visto che esercita lo stesso ruolo anche in una società toscana e quello di presidente in altra società della Val di Susa (rispettivamente per la Cermec spa e per la Acsel spa), entrambe operanti nel settore dei rifiuti.
Dalle recenti affermazioni di Ciacci, pare che questi voglia affidare il ruolo occupato dal dott. Ermolli ad uno dei Direttori generali delle società di raccolta e smaltimento rifiuti, una a Marino, la Multiservizi dei Castelli di Marino spa (capitale sociale € 3.521.000,00 detenuto dal Comune di Marino quale socio unico) e l’altra nei Comuni di Albano Laziale, Lariano e Velletri, la Volsca Ambiente e Servizi spa (capitale sociale € 2.500.090,00), entrambe società in house (ossia aziende pubbliche in forma societaria). Società che, a detta dello stesso Ciacci, sono meglio strutturate e organizzate di Minerva. Allora, sorge spontaneo domandarsi perché costituire Minerva Scarl se poi erano e sono presenti realtà migliori per offerta del servizio sul mercato locale?

04/06/2020 Coordinamento Intercomunale Salute Ambiente e Territorio

 

 

 

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Serve uno sforzo straordinario per la Valle del Sacco

scarico acque 350 260 mindi Ignazio Mazzoli - La primavera del 2017 è lontana insieme alle irresponsabili dichiarazioni della Ministra Beatrice Lorenzin a cui non risultava alcuna “crisi ambientale sulla Valle del Sacco” mentre chiedeva urgentemente la “realizzazione del registro dei tumori per fare indagini epidemiologiche serie e azioni di prevenzione”.
Come non apprezzare, perciò, che il Consiglio regionale del Lazio abbia dedicato, per se con molto ritardo, una seduta straordinaria “all’emergenza ambientale nella Valle del Sacco”? UNOeTRE.it ha seguito la discussione grazie alle registrazioni video e all’ottimo comunicato finale che l’Ufficio stampa del Consiglio regionale ha prontamente emesso appena terminata la seduta.

Che effetto produce una riunione che già per il titolo va apprezzata? Diciamo, per essere franchi, che lascia perplessi. Un’occasione non utilizzata compiutamente, in attesa di esiti che potrebbero arrivare, ma per ora non ci sono. Due ordini del giorno approvati e uno respinto non corrispondono a ciò che i cittadini della Valle del Sacco si sarebbero aspettati.

Astiosità reciproche fra maggioranza e opposizione hanno impedito un confronto costruttivo su contenuti di merito, anzi, questi, sono spesso oscurati al punto da non comprendere quali siano le proposte in campo. Infatti, nei due ordini del giorno si parla solo di programmare altre riunioni. I toni usati nel discutere hanno il sapore sgradevole del rimpallo propagandistico dimenticando chi ha governato prima. Basta rincorrere la perduta verginità, impossibile da ritrovare. Ridicola perdita di tempo.

Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».

Ora a parte i ritardi del Ministero dell’Ambiente denunciati dall’ing. Elisa Guerriero del coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco sul «Continuare a spostare le decisioni sul SIN SACCO e le relative discussioni altrove, fuorché nell’unico posto deputato, nel MINISTERO, non fa altro che aggiungere confusione e creare inutili forme di esibizionismo», prendo in esame gli sbandierati 53 milioni di euro per la bonifica di otto siti in provincia di Frosinone (ex Olivieri, ex Vita Mayer, ex Europress, in territorio di Ceprano, ex discarica comunale di Via Anime Sante, ex BPD-Snia, in territorio di Ceccano, ex cartiera di Ferentino, discarica di via Lame Frosinone, ex Pil fiumee Saccoolveriera di Anagni). Neppure uno è in diretto rapporto con l’emergenza a cui facevo riferimento. È noto che queste aree inquinano ambienti e, per via indiretta, le acque che raggiungono. Oggi, però, è prevalente l'inquinamento per via diretta che avviene quando vengono riversate nei corsi d'acqua (fiume Sacco), sostanze inquinanti senza adeguati trattamenti di depurazione.
Non individuare questa priorità è procedere senza guida e senza una precisa strategia.

Prima di tutto bloccare gli sversamenti inquinanti e da qui far partire la bonifica. Il Consigliere regionale Mauro Buschini nel suo intervento magnificava le nuove tecnologie che si possono utilizzare per la fitodepurazione in grado di ottenere risultati in 3 anni soltanto, rispetto ai tempi lunghi dieci anni che occorrevano prima. Mi pare un motivo in più per iniziare subito senza accampare più le scuse dei tempi lunghi come fatto fino ad oggi per rinviare tutto.
Dobbiamo combattere contemporaneamente l’inquinamento dei terreni e quello atmosferico, ma se oggi non combattiamo subito quello delle acque, non faremo un passo in avanti, soprattutto in rapporto ai risultati possibili per la qualità salutare dei prodotti alimentari e per le azioni sanitarie di tipo preventivo e terapeutico.

Imperativo è recuperare una grave dimenticanza (?). La mancata individuazione rigorosa dei responsabili di sversamenti e d’inquinamento. L’Italia è già stata deferita dalla Corte di Giustizia Europea perché meno della metà degli scarichi vengono depurati. Il territorio, nostro, di cui stiamo parlando è fra questi?!

L’emergenza richiede un impegno eccezionale della Magistratura e un dispiegamento straordinario di forze dell’ordine per accertare e sanzionare severamente tutti gli abusi. Almeno questo lo dobbiamo a coloro che soffrono i danni dell’inquinamento ed a quelli che purtroppo ne soffriranno anche in futuro.

Il Ministro Costa ha riportato in capo al Ministero dell’Ambiente (decreto-legge dal Consiglio dei Ministri 2 luglio 2018) la diretta competenza su una serie di temi fra cui i processi di tutela dei corsi d’acqua e dei fiumi e nelle linee guida del suo Ministero chiedeva il rafforzamento delle misure previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati (riforma della legge 68/2015, in particolare, gli articoli 256 e 259 del Codice dell’Ambiente).
Possiamo sperare che Regione e Governo parleranno di come inasprire queste misure e di come applicarle immediatamente e quindi far partire la bonifica?

 

23 feb ‘19

 

 

 

 

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Come non apprezzare, perciò, che il Consiglio regionale del Lazio abbia dedicato, per se con molto ritardo, una seduta straordinaria “all’emergenza ambientale nella Valle del Sacco”? UNOeTRE.it ha seguito la discussione grazie alle registrazioni video e all’ottimo comunicato finale che l’Ufficio stampa del Consiglio regionale ha prontamente emesso appena terminata la seduta.

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Astiosità reciproche fra maggioranza e opposizione hanno impedito un confronto costruttivo su contenuti di merito, anzi, questi, sono spesso oscurati al punto da non comprendere quali siano le proposte in campo. Infatti, nei due ordini del giorno si parla solo di programmare altre riunioni. I toni usati nel discutere hanno il sapore sgradevole del rimpallo propagandistico dimenticando chi ha governato prima. Basta rincorrere la perduta verginità, impossibile da ritrovare. Ridicola perdita di tempo.

Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».

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L’emergenza richiede un impegno eccezionale della Magistratura e un dispiegamento straordinario di forze dell’ordine per accertare e sanzionare severamente tutti gli abusi. Almeno questo lo dobbiamo a coloro che soffrono i danni dell’inquinamento ed a quelli che purtroppo ne soffriranno anche in futuro.

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La mano, un organo straordinario

lemani 350 minDr. Antonio Colasanti - La mano ha affascinato fin dagli albori della storia. Testimonianze dello studio sulla mano risalgono a piu di 5000 anni fa.
La medicina cinese studiava la forma, le linee ed il colore fin dal 3000 a.c con una scienza dal nome siang cheo. In india lo studio della mano era una parte di scienza che prediceva la natura umana ed il destino dell uomo esaminando fronte, viso, mani, petto e piedi.
I caldei tibetani, sumeri e babilonesi studiarono la mano come pure egiziani e persiani.
Nel medio oriente oggi la lettura della mano è un attivita considerata e rispettata.
I greci erano studiosi della simbologia della mano e il termine chirosofia ("χειρο sophia", composto da "χείρ ", "mano" e "sophia" scienza), aristotile scrisse numerosi trattati sullo studio della mano compreso un testo scritto appositamente per Alessandro il Grande.
Scrisse: le linee non sono scritte sulla mano senza alcun motivo, derivano dall influenze divine e dall individualità propria di ogni uomo. Anche Ippocrate e Galeno furono grandi studiosi di chirosofia medica come pure di chiromanzia, l'arte di predirre il futuro dalle linee della mano.
Quando la gente va a farsi leggere la mano desidera sapere quanto vivrà, quanto danaro avrà, quando si sposera e quanti figli avrà.
Nei secoli infatti l'occupazione primaria dei lettori della mano è consistita nel predire la buona sorte e la curiosità.
All eta di 12 anni le nostre mani imparano ad esprimere e comunicare sentimenti di gioia, rabbia, dolore, sorpresa, affetto.
Le mani rilevano il cambiamento degli stati di salute nella stabilita emotiva, dal momento che le linee della mano possono cambiare cosi cambiano gli stati d animo.
Da piccoli tocchiamo tutto quello che ci capita nell'urgenza di percepire e sperimentare. Le mani sono lo strumento piu indicato.
L'atto di toccare e essenziale nello stabilire relazioni primarie, da bambini le nostre mani si aggrappano alla madre alla ricerca di sostegno calore e sicurezza. Una semplice stretta di mano puo fornire una gran quantita di dati sul nostro interlocutore se persona calda, paurosa, ostile, forte, amichevole, il tutto in una frazione di secondo.
E, siccome le mani esprimono il nostro cuore, possono dare aiuto protezione tranquillita affetto.
Senza le mani le relazioni umane sarebbero limitate ed univoche.

 
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Uno straordinario voto referendario carico di malessere

maurizioberretta 350di Maurizio Berretta, Capogruppo consiliare di DemocraticaMente - “E’ stato un voto referendario con una valenza storica senza precedenti, una vittoria del NO che ha un solo padrone, IL POPOLO, che di fatto ha espresso la totale ed unica sovranita’. Di controverso la sconfitta del SI ha nomi e cognomi ben precisi, sia in ambito nazionale che locale. I Comitati del SI, in piu’ dei casi composti dal PD in primis, hanno tenuto, nelle sole regioni della Toscana, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige. Nella nostra regione, nella nostra provincia e nel nostro comune, i sostenitori del SI, sono stati travolti da una debacle senza precedenti. In provincia di Frosinone, il SI soccombe su tutti e 91 i comuni, un 91-0, che calcisticamente viene definito “cappotto”.

L’analisi provinciale si aggrava se consideriamo che i sostenitori del SI, annoverano 2 Senatori della Repubblica, Scalia e Spilabotte, il Deputato Pilozzi, l’Assessore regionale Buschini, il Consigliere regionale Fardelli, il Presidente della Provincia Pompeo, 8 Consiglieri provinciali (su 12) e diversi esponenti pd che ricoprono importati cariche negli enti intermedi di 2° livello, tra i tanti De Angelis, personalita’ che non si sono risparmiate in questi mesi nella campagna referendaria e che hanno visto il sostegno personale in loco del Ministro Maria Elena Boschi e le 2 visite del Premier Matteo Renzi.

L’analisi a Ferentino si aggrava ancor di piu’, un Comune che sfiora il 70% di NO, un dato che vola ad oltre 10 punti percentuali dalla media nazionale e che si piazza tra i primissimi della provincia di Frosinone e d’Italia, un comune dove risiedono anagraficamente e politicamente diversi dei succitati sostenitori del SI e dove si andavano ad aggiungere nella catastrofica campagna referendaria, 12 Consiglieri (su 16) e 5 Assessori comunali tra Pd, Area (im)Popolare e civici vari.

Il POPOLO sovrano ha respinto costoro, una difesa della Costituzione Italiana senza eguali, coronata da un’esplosione di democrazia che ha ottenuto questo successo storico.
Di certo va analizzato il voto locale, volato al 70% per il NO, sicuramente caratterizzato da un malessere ormai diffuso, dall’incapacita’ di questa classe politica locale di governare i territori, di non saper curare gli interessi della collettivita’, di essersi rinchiusi nelle segrete stanze, con le porte sbarrate ed a volte presenziate anche dalle forze dell’ordine, il Popolo chiede le politiche in ambito occupazionale, ambientale, sociale e di rilancio economico, ma fino ad oggi si e’ parlato solo ed esclusivamente di poltrone ed interessi dei soliti noti. Noi lo ripetiamo all’infinito, per i grandi temi sociali ed economici siamo disponibili a collaborare, diversamente la nostra opposizione sara’ dura e feroce, al fianco dei concittadini e dei movimenti che vorranno sostenere le nostre azioni.”

Maurizio Berretta, Capogruppo consiliare DemocraticaMente

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Per uno sforzo straordinario dei sindacati frusinati

cgil cisl uil Fr 350 260di Donato Galeone e Ivano Alteri - La nostra provincia sta vivendo in questi anni momenti drammatici, a causa di una disoccupazione che sta riducendo in povertà buona parte delle famiglie dei nostri concittadini.
I lavoratori che personalmemte soffrono questa condizione di disagio sociale, oltre a sentire sulla loro pelle i morsi degli stenti, rischiano di vivere anche la terrificante esperienza della solitudine.
La politica e le proposte di poltica sociale, fatte le necessarie eccezioni, non sembrano nelle condizioni di poter agire e reagire, senza forti sollecitazioni esterne; e il sindacato dei lavoratori, con la sua azione propositiva, diventa dunque indispensabile per la rimozione drastica di tale condizione.
Innanzitutto attraverso la Solidarietà, richiamata, in Italia e ad Isola del Liri, anche in occasione del 1 maggio 2015, da CGIL-CISL-UIL. Molti dei lavoratori lì presenti sono già disoccupati da tempo e altri lo diventeranno nelle prossime settimane e mesi.
Le organizzazioni sindacali dei lavoratori - che sulla solidarietà si sono fondate attraverso le "società di mutuo soccorso" - hanno in questo momento un esaltante primo dovere, assolutamente non rinviabile: riproporre e favorire nelle sedi deliberanti (Governo regionale e nazionale) una solidale rete di sostegno per i quei lavoratori, in ogni comune della provincia, dove sarà necessario. Sostegno solidale, congiunto a Caritas e altre associazioni di volontariato, per non vedere mai più persone rovistare tra i rifiuti in cerca di cibo (fenomeno sempre più frequente anche in provincia).
Azione universale di prevenzione attiva provinciale, quindi, mirata a superare ogni rassegnazione verso la emarginazione e gli abbandoni scolastici che sono presenti e conseguenti alla disperazione delle vittime di questo crescente scempio sociale.
In questi ultimi mesi, quei lavoratori già disoccupati o in procinto di esserlo, non sono rimasti fermi o rassegnati ed hanno dimostrato di essere disposti a lottare per riconquistare la loro dignità di persone con il lavoro. Con esemplare coraggio associativo si sono organizzati e hanno sostenuto le proposte delle organizzazioni sindacali e, con esse, hanno manifestato come potevano la loro disagiata e inaccettabile condizione; combattendo e battendo l’invisibilità a cui qualcuno li vorrebbe condannare, spesso con l'indifferanza o ignorando le attese di lavoro di oltre 115.000 nostri concittadini.
Ora noi pensiamo - pur nel difficile momento pluriennale di crisi - che il sindacato dei lavoratori debba compiere straordinari sforzi di coordinamento organizzativo diffuso con proposte immediate e programmate, certe e vere, ai tavoli istituzionali; rappresentando con continuità irreversibile l'impegno di lotta per il lavoro, mirato a scongiurare lo spettro della solitudine e dell’invisibilita delle migliaia di concittadini che, nell'attesa di un lavoro, chiedono immediati e doverosi sostegni al mancato reddito da lavoro.
Si tratta, a nostro avviso, di promuovere e attivare un'azione strutturata nella immediatezza, con concretezza propositiva e la necessaria gradualità, capace di raccogliere le migliaia di voci di nostri concittadini lavoratori, portandole al confronto con le istituzioni e le controparti ai vari livelli, rivitalizzando la poltica attiva dell'occupazione produttiva, per la riconquista della dignità del lavoro contrattato e partecipato, anche nella nostra provincia.
Frosinone 4 giugno 2015

Scarica dal link che segue la lettera inviata a tutti i sindacati della Provincia  pdf Richiesta incontro ai sindacati (47 KB)

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Serve un piano straordinario per il lavoro

scioperogenerale 12dic14dalla Cgil di Frosinone riceviamo e pubblichiamo - Disoccupazione: troppe chiacchiere e pochi investimenti. Il record storico della disoccupazione testimonia il fallimento delle politiche di presunto rilancio. Ora è urgente agire concretamente.

I dati sul record storico della disoccupazione diffusi dall'Istat testimoniano il fallimento completo delle politiche economiche di questi anni e del presunto rilancio.
Il tasso di disoccupazione nel Paese si attesta ad ottobre al 13,2%. Mai si sera raggiunto un livello così elevato dal 1977. La disoccupazione giovanile ha raggiunto addirittura il 43,3%. Uno scenario devastante, che rappresenta un vero e proprio grido di allarme sulla situazione economica del nostro Paese: Ora, se a questi dati aggiungete almeno un 3% in più, si otterrà la fotografia della realtà della provincia di Frosinone: nel Lazio un disoccupato su tre è ciociaro.
L'aumento della disoccupazione, infatti, non farà altro che accrescere la già profonda contrazione del potere di acquisto delle famiglie in provincia, che dal 2008 ad oggi ha raggiunto quota -13,4%, con una previsione di ulteriore aggravamento nel 2015, quando rischia di raggiungere il -15%. Anche le spese per i regali di Natale non si sottrarranno a questa logica: l'Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha stimato una contrazione del -6,2%.
Tutti i dati continueranno ad incidere in maniera determinante sull'intero andamento economico, alimentando la caduta di molte famiglie nella sfera della povertà, la caduta delle attività lavorative e l'aumento della disoccupazione.
È ora che il Governo prenda atto che le parole e gli annunci non sono più sufficienti. Non basta infondere ottimismo. Servono fatti e sforzi concreti. Servono investimenti per la ripresa, ma soprattutto serve un piano straordinario per il lavoro. Politiche industriali di respiro strategico che possano riavviare lo sviluppo provinciale, politiche industriali senza le quali rischiamo di compromettere le iniziative Regionali e lo stesso Accordo di Programma del SLL Fr/An: il cavallo non beve pur essendoci disponibilità, ed è appunto quanto sta accadendo.
Tutte le risorse disponibili per il territorio e/o che saranno reperite nel prossimo futuro, a cominciare con l'utilizzo dei fondi europei, andranno impiegate in opere di rilancio, a partire da:
- investimenti per la ricerca e lo sviluppo tecnologico (in primo luogo per quanto riguarda le rete a banda larga, che vede la nostra Provincia a livelli ancora arretratissimi, per non dire "primitivi"), per far ripartire 'il nuovo manifatturiero';
- un serio programma per l'incentivazione e lo sviluppo del turismo, che sappia valorizzare l'inestimabile patrimonio di cui la nostra Provincia dispone;
- la realizzazione della riqualificazione del territorio attraverso il recupero della valle del sacco e la creazione dei Parchi dei monti Ernici e Lepini, per avere lo splendore paesaggistico quale motore dello sviluppo di quelle microeconomie locali e turistiche. Tutto il resto è chiacchiera.
Frosinone li, 29-12-14

la segreteria CGIL - Guido Tomassi - Silvio Campoli

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