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6 marzo a Latina si presenta il comitato per il NO al taglio parlamentari

MA ANCHE NO (Comitato per il no-Latina)

maancheno mindi Stefano Vanzini - La costituzione cambia e a nessuno sembra importare. Il 29 marzo è sempre più vicino ma di un dibattito pubblico sul tema non c'è traccia. Il Parlamento, la casa delle idee degli italiani, viene tagliato di un terzo dei suoi membri. Le problematiche derivanti da questo taglio irrazionale sono innumerevole.

La decisione di abbandonare definitivamente un giusto rapporto tra numero degli elettori e numero dei rappresentanti. Provincie che perderanno la loro voce. La creazione di cittadini, in alcune regioni, di seria A e in altre, come la nostra, di serie B. La formazione di un senato con numerose criticità, in primo piano la presenza di mini commissioni. Le tanto decantate promesse di riequilibrio sembrano se non inesistenti del tutto irrisorie.

Chi vuole questo taglio addice motivazioni fantasiose; in primis un risparmio considerevole per le casse dello stato, ma se questo fosse il vero motivo perché tagliare 1/3 e non metà o ancora di più dei parlamentari, e poi quale è stato il criterio sulla riduzione? Ancora oggi non è dato saperlo. La verità è che il risparmio sara ridicolo lo 0,007% della spesa nazionale, molto meno di quello che i fautori della riforma predicano.

Questa rimane una riforma figlia dell’antipolitica, l’ ultima bandiera di un vento che soffia in Italia da ormai 30 anni, il numero dei parlamentari non è un tabù su cui non discutere, ma da inserire in un ragionamento complessivo su una riforma dell’assetto istituzionale.

Il nome del comitato deriva anche da questo: MA ANCHE NO. Non un no perentorio, ma la voglia di ricominciare a parlare delle nostre isituzioni su un piano costruttivo per evolverle in simultaneità con il cambiamento dellla società. Per tutto cio il 6 marzo a Latina in viale XVIII Dicembre n 124 (presso il Gabbiano) presentiamo il comitato per il NO.

Sarà dura, ma alcune battaglie si combattono perché giuste, per quanto possano apparire impopolari. Con questo spirito rivolgiamo un invito a cittadini, associazioni e partiti politici nella speranza che questa battaglia possa diventare una battaglia di tutti.
MA ANCHE NO (Comitato per il no-Latina)

3 marzo 2020
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Iniziative Comitato No al taglio dei parlamentari

Comitato NOTAGLIO

notaglioparlamentari 350 min1) La mattina del 7 marzo molto probabilmente a Ceprano presentazione ufficiale del Comitato No al taglio dei parlamentari. In quella sede si distribuiranno volantini e manifesti ovviamente dopo sottoscrizione.

2) In questa pagina è reperibile materiale propagandistico e documentazione informativa. La campagna elettorale inizia il 28 febbraio e si conclude il venerdì 27 marzo, mentre il 29 si vota.

3) Entro domattina chiederemo formalmente tutti gli spazi di propaganda diretta ai comuni della provincia di Frosinone.

Qualsiasi cosa da sottolineare, proporre, cambiare COMUNICATELO.

Salute a tutti

Paolo Iafrate

domenica 23 feb 20

 

 

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La poltrona che resta è del capo politico

Una poltrona in parlamentoDopo il taglio dei parlamentari, il capo politico del M5S è andato in piazza a tagliare poltrone di carta con forbici di cartone. L’ennesima ridicola manifestazione di un vacuo esibizionismo gestuale, rivolto ad attirare attenzione in cerca di consensi. Il Parlamento - massima espressione della democrazia costituzionale - equiparato a un poltronificio, e la politica degradata al livello della invadente e stucchevole presenza del capo dichiarante. Il quale, dopo aver abolito la povertà, ci ha fatto sapere che si tratta - ovviamente - di una svolta «storica».

 

In realtà, questo provvedimento di riduzione del numero di deputati e senatori non dà risposta al problema cruciale della rappresentanza e dell’efficienza della democrazia. Al contrario, lo aggrava perché in sostanza lo traduce nella pratica antidemocratica della riduzione dei poteri del Parlamento. La crisi democratica che stiamo attraversando dipende infatti non dal numero dei parlamentari, che a determinate condizioni si possono anche ridurre. Ma dal degrado del sistema politico e dalla degenerazioni dei partiti, che non sono più lo strumento costituzionalmente riconosciuto attraverso il quale i cittadini concorrono «con metodo democratico a determinare la politica nazionale» (art. 49).

 

Questo è il punto, da cui tutto il resto dipende. I partiti invece di promuovere l’elevazione sociale e culturale delle classi subalterne, la partecipazione popolare e l’incivilimento del Paese, sono diventati pure macchine di potere al servizio di capi, capetti e capettini, di boss e sottoboss, di correnti e sottocorrenti, che occupano lo Stato, il Parlamento e le istituzioni pubbliche in cerca del consenso per la realizzazione dei loro fini privati. Con il risultato che i detentori del potere economico fanno il bello e il cattivo tempo.

 

La ricchezza si concentra, la povertà si diffonde. L’ambiente degrada, i diritti sociali e il lavoro vengono duramente penalizzati in dispregio dei principi costituzionali. Il disagio è tale che ormai circa la metà degli italiani in condizioni di voto non va a votare e non si riconosce nei partiti esistenti. Le donne e gli uomini che vivono del proprio lavoro non hanno più una loro organizzazione e rappresentanza politica. In queste condizioni il Parlamento non è lo specchio del Paese e la democrazia è dimezzata. Ma una democrazia dimezzata non può essere né partecipata né efficiente.

 

Se questa è la realtà, la svolta «storica» annunciata dal capo del M5S non è neanche un pannicello caldo. È un diversivo che aggrava i problemi reali. Già, ma ci dicono che i risparmi della spesa saranno straordinari. E ovviamente ancora maggiori se abolissero il Parlamento. Per ora però, secondo i calcoli più seri, non vanno oltre lo zero virgola della spesa pubblica totale. E allora qualche domanda s’impone. Perché non si tagliano le spese militari e gli eccessivi emolumenti dei parlamentari in carica? Perché, per aumentare le entrate, non si tassano in modo adeguato i grandi patrimoni e le rendite finanziarie?

 

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it

Articolo scritto per Jobsnews. it

 

 

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Taglio dei parlamentari. Ma perché?

camera dei deputati 350 mindi Aldo Pirone - "NO, senza se e senza ma". Domani la Camera voterà, in quarta lettura costituzionale, la riduzione dei parlamentari. 345 in meno fra Montecitorio e il Senato di Palazzo Madama. La questione, purtroppo, è diventata dirimente per la sopravvivenza del governo Conte 2. La destra, ovviamente, voterà a favore - salvo sorprese che se ci saranno non saranno per amore della democrazia - di questa grave riduzione della rappresentanza politica slegata da qualsiasi riforma equilibrata delle Istituzioni parlamentari. Il M5s, dal canto suo, la considera da sempre una sua battaglia identitaria motivata con la becera motivazione del populismo e della demagogia più deteriore: il taglio delle poltrone della casta.

In ciò favorito da un lungo decadimento della classe parlamentare e politica, da scandali e da privilegi che ne hanno punteggiato il declino. La bassa qualità dei rappresentati politici parlamentari – ma la stessa cosa è accaduta nei Comuni e nelle Regioni – coinvolge un po’ tutti. Anche i cosiddetti “portavoce” del popolo “grillini” che, stando agli ultimi abbandoni trasformistici subìti e a quelli di cui si vocifera che seguiranno, paiono dei miracolati, frutto di una selezione operata con la “pesca a strascico”. Non a caso anche tra le loro file abbondano delle “cozze” attaccate agli scranni, veri e propri ignoranti saccenti.

Ma qui non è in discussione la qualità della rappresentanza parlamentare perché, se lo fosse, il Parlamento bisognerebbe solo che chiuderlo. Qui è in gioco un principio democratico, per cui ridurre così drasticamente e senza criterio il rapporto fra eletti ed elettori già di per sé riduce gli spazi di democrazia portando l’Italia all’ultimo posto nella graduatoria europea. Quanto alla qualità della rappresentanza, essa non dipende dal numero degli asini che la compongono; essa dipende dalla selezione che non c’è da parte dei partiti, diventati taxi - contenitori su cui si sale e si scende a piacimento – si chiama trasformismo - solo in base a rigorose convenienze personali. E ciò non si combatte – altro cavallo di battaglia grillino – con il vincolo di mandato, con i contratti e le penali incostituzionali ecc., si combatte facendo ridiventare la politica e i partiti, che la democrazia partecipativa la dovrebbero organizzare, il luogo d'idealità forti e di etica condivisa. Senza di questo non c’è neanche concretezza di programmi e di progetti. Le motivazioni antiparlamentari e loscamente antidemocratiche che hanno accompagnato la campagna massmediatica dei pentastellati, sono ributtanti.

Pertanto al referendum confermativo della “schiforma”, per usare un termine travagliesco, io voterò no.
Senza se e senza ma.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Taglio del nastro per la 14ª edizione del “Dieciminuti Film Festival”.

10minff 350 260 mindi Valentino Bettinelli - Taglio del nastro per la 14esima edizione del “Dieciminuti Film Festival”. La rassegna dedicata al cortometraggio e organizzata dall’associazione “Indiegesta”, si terrà a Ceccano presso la sala del Cinema Teatro Antares, fino a sabato 23 marzo.
Nella mattinata del 19 marzo, l’aula magna dell’ I.T.E. di Ceccano ha ospitato il convegno di apertura del festival. L’evento ha avuto come tema centrale la possibilità di riconversione del sito dell’ex Annunziata, per costruire una cittadella del cinema. Un dibattito, moderato dal prof. pietro Alviti, che ha visto sedere al tavolo di rappresentanza, al fianco del Sindaco Roberto Caligiore e del presidente di Indiegesta Alessandro Ciotoli, l’Architetto Alfonso Giancotti, Dario De Santis (Unindustria), Marcello Pigliacelli (Presidente della Camera di Commercio di Frosinone) e Claudio Gubitosi, ideatore e direttore del “Giffoni Film Festival”.
Dopo i saluti, affidati alla Preside dell’Istituto di Istruzione Superiore di Ceccano Alessandra Nardoni, parola ad Alessandro Ciotoli che, dopo un breve video introduttivo, ha esposto la sua idea di riqualificazione dello stabilimento Annunziata.
“Il progetto nasce proprio da qui, quando ero ancora uno studente alle prese con l’esame di maturità. La mia idea ha preso corpo la scorsa estate quando, osservando lo sviluppo di Giffoni, ho pensato quanto il nostro festival avesse bisogno di strutture adeguate per crescere sempre di più”. Continua affermando che “il sito dell’ex Annunziata è il posto perfetto per realizzare strutture ricettive, stabilimenti produttivi, start-up, palazzo del cinema. Un luogo dove i ragazzi possano appassionarsi al cinema e restare a lavorare lì”.
Il progetto che Ciotoli espone alla platea di ragazzi presenti è sicuramente innovativo e visionario, tanto da ispirare il legame con l’eroe figlio della penna di Cervantes, Don Chisciotte. Alessandro Ciotoli chiude, infatti, il suo intervento ricordando come “il mondo ha bisogno di tanti Don Chisciotte per cambiare realmente”.
A sostegno di questo progetto, il discorso dell’Architetto Giancotti, già curatore della riqualificazione del sito dell’ex Cartiera Savoni di Ceccano. “Bisogna riconquistare il potere della visione per leggere, interpretare e cambiare la realtà. Valorizzare i cosiddetti spazi dell’abbandono è l’obiettivo del mio lavoro. Credo que riqualificare questi spazi già esistenti sia un’opportunità non declinabile, una questione di responsabilità morale e civica”.
Dario De Santis ha ribadito “la necessità di uno sviluppo sostenibile, da ottenere con un approccio etico e culturale adeguato”. Al centro del discorso del rappresentante di Unindustria la celebre “Agenda 2030” diffusa dall’ONU. “La cultura, seppur non menzionata, può essere individuata indirettamente sui dati dell’agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile. Senza approccio culturale ed etico non si raggiungerà mai l’obiettivo”.
Marcello Pigliacelli prende spunto da Giffoni, affermando che “per dare futuro al nostro territorio serve anche la cocciutaggine di chi, difendendo le proprie idee, ha il coraggio di proporre idee innovative. Immagino un territorio dove industria e sviluppo sostenibile possano coesistere”.
Spazio centrale della discussione, giustamente dedicato a Claudio Gubitosi, ideatore e Direttore del Giffoni Film Festival. “La storia di Giffoni è una bella storia italiana. Il prossimo anno sarà il nostro 50esimo anniversario. Non è solo un festival, ma una realtà culturale internazionale. Giffoni è un comune di 12.000 abitanti ed io, cinquant’anni, fa ero un giovane diciassettenne, pronto a mettere in campo le sue idee visionarie. Proprio i giovani sono i padroni del presente e coloro che devono pretendere una visione innovativa per il futuro”.
Il Dott. Gubitosi ha voluto anche chiarire come “la rete di forze messa in campo, a livello politico e amministrativo, è la condizione necessaria per il raggiungimento di obiettivi così importanti. Bisogna mettere insieme tanti piccoli campanili e costruire, di conseguenza, una grande cattedrale, sempre rispettando e coltivando le radici”.
Un discorso puntuale e anche colorato che ha attirato l’attenzione dei tanti ragazzi presenti, colpiti dalla capacità di Gubitosi di instaurare una immediata empatia con i più giovani.
A chiusura dell’evento i saluti del Sindaco del Comune di Ceccano, Roberto Caligiore, che ha voluto ringraziare l’associazione Indiegesta per il lavoro e le iniziative di spessore messe in campo sul territorio, confermando la vicinanza e la disponibilità dell’Amministrazione.
Il Dieciminuti Film Festival 2019 è ufficialmente iniziato. Settimana densa di proiezioni ed incontri nelle serate al Cinema Teatro Antares, che nella giornata di sabato 23 marzo si concluderà con la proclamazione dei vincitori delle varie categorie in concorso.

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Altro che costi, ci sarà un taglio della democrazia

Nocontroriforme 350 260di Valerio Ascenzi - Riflettendo sul prossimo referendum di ottobre e sulle ragioni che ci spingono a votare e a far votare no, credo che i motivi per cui una riforma di questo genere non debba passare sono semplici: la “deforma” costituzionale reziana, rappresenta una rozza involuzione democratica, dal sapore demagogico. Dietro i tagli promessi dal governo si cela - neanche tanto velatamente - la volontà di portare l’orologio indietro di oltre 15 anni, dato che si sta tentando di modificare nuovamente gli articoli della costituzione a cui abbiamo già messo mano nel 2001. All’epoca fu il centrosinistra – ricordate? Era in carica il Governo Amato - a sostenere la modifica costituzionale del Titolo V, attraverso un referendum fu vinto per una manciata di voti). La scusa è quella che non possiamo perdere l’occasioni di superare il bicameralismo. Le promesse poi, arrivano a prospettare scenari in cui l’Italia sarebbe maggiormente in grado di combattere il terrorismo. La maggior parte degli attenti lettori dei quotidiani, che hanno seguito l’iter riformista, sta ancora ridendo.
Siamo chiamati a confermare una legge costituzionale che muta profondamente l’assetto della costituzione e, checché ne dicano i sostenitori che quali minimizzano parlando solo del taglio dei costi della politica, ci sarà un taglio della democrazia. Se si è trattato solo di creare il monocameralismo, non si comprende perché sono stati toccati ben 47 articoli della Costituzione vigente: 13 sono stati riscritti per intero, 32 sono stati modificati e 2 soppressi, fatta eccezione dell’art. 48 (Ordinamento della Repubblica).

Sarà un balzo all'indetro

Torneremo in dietro di oltre quindici anni dicevamo, per riaccentrare i poteri in seno ai vertici dello Stato. Sul finire della XIII legislatura, riuscimmo ad allargare i “momenti decisionali” e di democrazia, dando maggiori responsabilità e poteri legislativi alle Regioni e agli enti decentrati. È un disegno preciso che vede un nuovo accentramento dei poteri attraverso l’abolizione delle Province, una modifica profonda delle Regioni, una legge elettorale – sulla quale torneremo in seguito – che in nome della governabilità finirà per esautorare anche la Camera dei deputati da quelli che sono i suoi ambiti di intervento.
Potremmo essere anche d’accordo con il presidente della Repubblica Mattarella, quando dice che la pluarlità, il confronto e la sintesi tra diverse idee e opinioni portano alle migliori soluzioni. Ma è la democrazia così intesa, a non essere nel Dna di questo governo: Renzi e i suoi collaboratori, è ormai palese, stanno mettendo in atto un programma che non è quello del Pd, non sarebbe mai stato accettato dal centrosinistra. D’Alema stesso – non un cinquestelle - lo ha detto a gran voce: è il programma di Berlusconi.
Credo che l’Italia intera abbia capito. Nonostante il caldo di questi giorni che annebbia i neuroni: non ci si può accontentare di una rozza involuzione democratica e farla passare per una riforma epocale. Soprattutto non accettiamo di veder paragonata miss Boschi a Nilde Iotti.
Il rischio però è quello che, dopo anni di immobilismo berlusconiano, ai cittadini disorientati, potrebbe paradossalmente risultare accettabile qualsiasi riforma, piuttosto che nulla. Voglio ricordarvi che una riforma costituzionale simile la propose già nel 2006 Berlusconi. E perse il referendum con il centrosinistra che inneggiava al colpo di stato, che chiedeva alla popolazione di difendere la costituzione.
Accontentarsi di una riforma qualsiasi però sarebbe un pericoloso modo di ragionare che andrebbe scongiurato, utilizzando sempre e solo argomentazioni sul merito di ciò che questo pasticcio va a ledere, non di certo a migliorare. Esortando i lettori ad informarsi, vorrei però anche sottolineare che il primo a personalizzare il referendum sulla sua figura, è stato proprio Renzi, il quale dopo aver visto i sondaggi usciti dopo le sue dichiarazioni da spaccone – “Se vince il NO, mi dimetto – ha preferito ritirarsi con un: “Se vince il NO, resto”.

 
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