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Il Frosinone torna a sorridere, battuto il Livorno di rigore

CamilloCiano bomber 350 minTommaso Cappella* - Dopo cinquanta giorni torna a vincere tra le mura amiche il Frosinone e lo fa al cospetto di un Livorno rimaneggiato ma deciso a vendere cara la pelle nel posticipo dell’ottava giornata di andata del campionato di serie B. I giallazzurri, che avevano dato segnali di risveglio in quel di Salerno prima della sosta, agguantando un pareggio in modo deciso e determinato, sono riusciti a fare bottino pieno ed ora la classifica si fa meno preoccupante. Contro i toscani di Breda è piaciuta soprattutto la prova di carattere da parte di tutta la squadra, in particolare le prove individuali dei vari Bardi, Zampano, Haas, Tribuzzi e capitan Brighenti. Peccato per il rigore sbagliato dal rientrante Dionisi, ma la sua partita è stata senz’altro positiva

In avvio è il Livorno a fare la gara e il Frosinone a cercare l’assetto giusto. Al 4’ grande intervento di Bardi su conclusione di Gasparro dopo una splendida giocata di Marras. Comincia a farsi vedere il Frosinone e al 10’ Dionisi imbecca molto bene sulla destra Zampano che entra in area, vede smarcato al centro Ciano e gli serve la sfera ma il mancino si fa respingere il tiro ravvicinato da Zima. Al 19’ grande inserimento in area di Rohden, conclusione che costringe il portiere ospite a respingere. Gioca bene adesso il Frosinone. Subito dopo la mezz’ora è ancora Zampano a crossare rasoterra, Dionisi al centro non ci arriva, come anche Beghetto defilato sulla sinistra. Ci prova proprio Dionisi con un pallonetto al 37’, para Zima. Occasionissima per passare un minuto dopo quando Ciano batte un angolo, stacco di testa di Capuano e traversa piena. Per il difensore giallazzurro sarebbe stato il terzo gol in questo campionato dopo quelli realizzati conto Venezia e Salernitana prima della sosta. Squadre al riposo sullo 0-0.

Nella ripresa dopo otto minuti il Frosinone ha la ghiotta possibilità di passare. Boben atterra in area Beghetto, il direttore di gara assegna il calcio di rigore che però l’ex di turno Dionisi si fa respingere da Zima. I giallazzurri accusano il colpo e appaiono un tantino frastornati. Nesta toglie proprio Dionisi e inserisce Novakovich. Al 27’ è quest’ultimo, imbeccato da Rohden, a tirare in diagonale, Zima respinge e Ciano non riesce a ribattere in gol. Quando la gara sta per incanalarsi sul nulla di fatto, al 43’ batte un angolo Beghetto, stacca di testa capitan Brighenti e il neo entrato Morganella intercetta con una mano, altro rigore e questa volta Ciano non sbaglia. E’ il gol che decide il match e che consente alla squadra di Nesta di tornare a sorridere, anche se allo scadere Bardi si deve superare nel respingere un grande conclusione di Murilo.

Anche nel prossimo turno il Frosinone sarà impegnato nel posticipo. Questa volta a Cremona domenica sera con calcio d’inizio alle ore 21.00. Di fronte la squadra degli ex Terranova, Soddimo e Daniel Ciofani, allenata dall’ex Baroni subentrato a Rastelli dopo il ko interno con il Cittadella, prima della sosta e uscita con un pareggio sul terreno di gioco dell’Empoli nell’ultimo turno. E’ chiaro che ci si attende una certa continuità di risultati da parte di Brighenti e compagni perché la risalita verso le posizioni di vertice, in particolare i playoff, resta un obiettivo che dovrà essere perseguito nel prosieguo di questo difficile campionato.

* Giornalista volontario in pensione

 

 

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Frosinone bis, passa a Firenze e torna a sperare

Ciofani e tifosi a Firenze 350 260 mindi Tommaso Cappella - Si ripete il Frosinone. Dopo aver vinto la prima gara interna di questo campionato di serie A con il Parma, passa anche a Firenze e prosegue nella sua ricorsa verso la salvezza ed evitare di conseguenza la retrocessione dopo una sola stagione nella massima categoria. Quella disputata al “Franchi” è stata una gara esaltante da parte dei giallazzurri, i quali, nel corso dell'incontro, hanno ribattuto colpo su colpo alla squadra di Pioli. Alla fine il verdetto del campo ha detto Frosinone e questa è la notizia più importante. La matematica, a questo punto, lascia sempre più aperta la porta della salvezza, anche se, mano a mano che le gare diminuiscono, le speranze si assottigliano sempre più. E' chiaro che non bisogna arrendersi e, come dichiarato dal presidente Stirpe, occorre lottare fino alla fine, onorare il campionato fino alla fine e soprattutto giocare ogni gara con il massimo impegno. Proprio per non lasciare nulla di intentato e, in caso di retrocessione, lasciare la categoria a testa alta.

Tornando alla gara con la Fiorentina avvio scoppiettante dall'una e dall'altra parte. Al 2' si porta nell'area avversaria Salamon, stacco di testa e Lafont è costretto a mandare in angolo. Rispondono i padroni di casa con Mirallas il quale, in contropiede, entra in area e tira, ma l'ex Sportiello è bravo a mandare in angolo. Qualche distrazione difensiva consente alla Fiorentina di portare pericoli alla porta giallazzurra che però ribatte colpo su colpo. Il Frosinone comunque, per impensierire la porta avversaria, è costretto a scoprirsi. Al 26' chance per Pinamonti, ma il suo tiro-cross dal fondo trova Lafont a pronto a respingere con una mano in angolo. Ma la vera palla gol arriva poco prima del riposo. Paganini anticipa tutti sulla trequarti e tira, Lafont respinge, a porta vuota indirizza a rete Beghetto ma sulla linea un difensore controlla anche il recupero del portiere viola che blocca a terra. Nel corso del secondo tempo la Fiorentina prova a far sua la gara e fino al 20' stringendo d'assedio la difesa ospite. Al 22' Baroni toglie Trotta e inserisce Ciofani, l'eroe dei tre punti conquistati contro il Parma con il la trasformazione del calcio di rigore in pieno recupero. Un minuto dopo Goldaniga sfiora di testa il palo alla destra di Lafont. Dopo un palo colpito da Chiesa, è proprio Ciofani al 40', servito da Pinamonti, a regalare altri tre punti al Frosinone con un gran destro ad incrociare. Poi il triplice fischio finale e squadra che va giustamente a ringraziare i trecento tifosi giallazzurri giunti fino al “Franchi” per sostenere i propri beniamini che li hanno ripagati in pieno.

Archiviata la trasferta fiorentina, ora il Frosinone è atteso dal posticipo di domenica sera al “Benito Stirpe” con l'Inter. Un altro impegno proibitivo, ma non impossibile come dimostrato a Firenze, per la squadra di Baroni. Proprio il blasone dei nerazzurri di Spalletti potrebbe dare gli stimoli giusti per provare l'impresa, anche se, come detto, appare alquanto proibitiva. Ci vorrà la gara perfetta e magari anche quel pizzico di fortuna che potrebbero consentire di continuare a tenere accesa la speranza salvezza. Anche perché i giallazzurri, trascinati dai loro splendidi tifosi, non hanno più l'assillo di dover sfatare il tabù “Stirpe” dopo la vittoria con il Parma. E questo è un motivo in più per crederci.

*giornalista volontario in pensione

 

 

 

 

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Ceccano passa a Guarcino e torna solitario in vetta

DanieleColafrancesco Ceccano 350 260 mindi Tommaso Cappella, ufficio stampa - Nella gara di recupero della quinta giornata di ritorno del girone I del campionato di Prima categoria. Le reti messe a segno da Tiberia nel primo tempo e Colafrancesco nella ripresa.

SPORT VIRTUS GUARCINO-CECCANO 0-2

GUARCINO – Vince il Ceccano al cospetto dello Sport Virtus Guarcino nel recupero della gara valida per la quinta giornata di ritorno del girone I del campionato di Prima categoria, rinviata il 24 febbraio scorso per il maltempo. Un successo che consente di tornare in testa alla classifica con due lunghezze di vantaggio sullo Sporting Pontecorvo.

Tornando al recupero di ieri sia il Ceccano che lo Sport Virtus Guarcino lamentano qualche assenza di rilievo e danni vita ad un bel match giocato a viso aperto, anche se sono i rossoblu, sin dall'avvio, a comandare il gioco. Dopo una clamorosa palla-gol sprecata da Tarquini al 20', il Ceccano passa cinque minuti dopo: batte un angolo Alessio Carlini, sul palo opposto si fa trovare pronto capitan Tiberia che insacca. Al 39' gran tiro dal limite di Alessio Carlini il quale colpisce in pieno il palo. Nella ripresa al 15' i rossoblu mettono al sicuro il risultato. Gran lancio di Alessio Carlini per Colafrancesco il quale, spalle alla porta, controlla, si gira e supera Minnucci. Due minuti dopo i padrini di casa potrebbero accorciare. Tarabonelli entra in area sulla sinistra e viene messo giù da Zeppieri, il direttore di gara indica il dischetto, ma lo stesso Tarabonelli si fa parare il rigore da Monti. Poi non accade più nulla, se si eccettua una traversa colpita da Mario Bianchi allo scadere. Ed ora i rossoblu sono attesi domenica prossima dal match interno con il San Giovanni Incarico sconfitto nettamente in casa nell'ultimo turno dall'ex capolista Sporting Pontecorvo.

 

SPORT VIRTUS GUARCINO: Minnucci, Della Morte (28' s Torre), Cianfrocca, Bianchi G., Falconi, Ascenzi (20' st Pazienza) (38' st Gatta)), Rapone (17' st Fanella), Restante, Tarabonelli (22' st Boezi), Bianchi M., Magassa.

A disposizione: Mariani M.

Allenatore: Di Raimo.

CECCANO: Monti, Zeppieri, Filippi (20' st Mattone), Bruni (40' pt Mancini), Padovani, Tiberia, Tarquini (45' st Protani), Cipriani, Colafrancesco, Carlini E., Carlini A.

A disposizione: Del Zio, Cerroni, Mercuri, Bignani.

Allenatori: Bragaglia-Padovani.

Arbitro: Longo di Frosinone.

Marcatori: 25’ pt Tiberia, 15' st Colafrancesco.

Note: espulsi al 44' st Restante per doppia ammonizione e Pazienza dalla panchina per proteste; ammoniti Bruni, Tarquini, Cipriani, Ascenzi e Magassa.

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Il bomber Francesco Cardinali torna a casa

anagni calciio bomber 350 minUffStampa "Città di Anagni" - L’attaccante Francesco Cardinali è di nuovo un calciatore del Città di Anagni. È ufficiale oggi il ritorno dell’anagnino Cardinali nella compagine biancorossa guidata da mister Manolo Liberati. Francesco ha vestito la maglia dell’Anagni per tre stagioni consecutive vincendo tre campionati. Dopo la breve pausa nelle file dell’Anitrella, il bomber ha deciso di tornare dove lo porta il suo cuore, la sua città natale.

Le parole del neo acquisto biancorosso dopo aver siglato l’accordo con la società. “Sono tornato ad Anagni per un fatto di cuore, già dal primo giorno all’Anitrella avevo capito che casa mia era l’Anagni. Avevo dentro di me le imprese fatte nelle stagioni precedenti e non vedevo l’ora di ritornare. Era rimasto qualcosa in sospeso dopo tre fantastiche stagioni ed era giusto tornare. Ci tengo a ringraziare la società dell’Anitrella, lo staff e la squadra, sono stato bene, ma la mia casa è qui ad Anagni. Il mio obiettivo è prima di tutto conoscere i nuovi compagni di squadra, da quello che ho constatato da qualche partita che ho visto, è che sono ragazzi che si impegnano e danno l’anima. Darò il mio contributo per cercare di salvare questa categoria insieme a tutti, rimboccandoci le maniche per dare il massimo. Salvarci sarebbe come un’altra vittoria di campionato. Il mister l’ho conosciuto questa estate, è una persona in gamba e preparata, spero di lavorare bene con lui.”

Francesco Cardinali 28 anni ha già giocato per l’Anagni nelle ultime tre stagioni, in Prima Categoria arrivò a dicembre, Promozione ed Eccellenza. E’ la seconda volta che cambia squadra a campionato in corso, entrambi le volte per scegliere Anagni, la sua città natale.

 

 

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Opes, finalmente si torna a giocare

Opes Mem.Armellini 2017 350 260 mindi Tommaso Cappella* - Partirà ufficialmente lunedì prossimo 8 ottobre l'attività agonistica organizzata dall'Opes provinciale presieduta da Massimiliano Armellini. Il primo campionato che si metterà in moto sarà l'”Opes League Zeus Cup” di calcio a 11. In questi giorni si sta completando la griglia delle formazioni al via. Attualmente sono sei e, quindi, ne mancano due per arrivare alle otto che formeranno l'organico definitivo. E' bene ricordare che le gare si disputeranno tre giorni la settimana: il lunedì e il giovedì con calcio d'inizio alle ore 20,30, mentre il sabato alle ore 15,00 o alle ore 18,00. Oltre all'impianto di Corso Lazio, per alcune gare verrà utilizzato anche il “Lugi Meroni' di Ripi, completamente ristrutturato. L'iscrizione è completamente gratuita e ogni squadra verrà omaggiata con 11 kit Zeus. La prima fase del campionato terminerà a fine aprile con la finale provinciale. Le due finaliste a maggio parteciperanno alle finali nazionali, mentre alla fine dello stesso mese la vincente parteciperà alle finali europee che si terranno a Barcellona in Spagna.

Passando al campionato “Opes Legue Zeus Cup” di calcio a 5, giunto alla sesta edizione, saranno sei le formazioni al via, con iscrizione gratuita e 8 kit Zeus in omaggio. Tutte le gare verranno disputate nei giorni di lunedì, giovedì e venerdì nella struttura di Corso Lazio a partire dalle 20,30. La conclusione è prevista per i primi di maggio e le quattro squadre ammesse alle semifinali saranno poi impegnate nelle finali nazionali di Riccione in programma per la fine dello stesso mese. Si registra invece una novità per quel che concerne il campionati di calcio a7. L'Opes nazionale ha recepito un progetto che riguarda tutte le Regioni per la gestione e la disputa di questo torneo. Per cui nella struttura di Corso Lazio verranno disputate gare e finale con la vincente che se la vedrà con tutte le altre vincenti del Lazio. Il campione regionale parteciperà poi alle fasi nazionali. Le modalità e le date verranno comunque comunicate a breve.

Da quest'anno il vero fiore all'ochiello dell'Opes provinciale è rappresentato dal “1° Campionato dell'Amicizia”. Una iniziativa che vedrà impegnati i nati dal 2006 al 2013 e coinvolgerà tutte le realtà che operano nel comprensorio. Il tutto prenderà il via il prossimo 15 ottobre, Per quanto riguarda i Piccoli Amici (2011-2012-2013) verrà svolta attività ludica, mentre i Primi Calci e Pulcini (2008-2009-2010) disputeranno il torneo di calcio a 5 e gli Esordienti quello di calcio a 7. Questa settimana, infine, verranno resi noti i calendari del calcio a 11 e del calcio a 5, in attesa del calcio d'inizio che, come detto, avverrà la sera dell'8 ottobre.

*giornalista volontario in pensione

 

 

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Cosa rischiano Di Maio e Salvini se si torna al voto?

dimaio salvini 350 260 mindi Elia Fiorillo - Il ritorno alle elezioni e i rischi per Di Maio e Salvini.
“Nun c’è bisogno ‘a zingara p’andivinà” – dice la canzone - come andrà a finire tra Salvini e Di Maio. I tempi stringono ed una soluzione va trovata per il varo del nuovo governo. Sia Salvini che Di Maio devono scegliere cosa vorranno fare da “grandi”. Adesso però c’è in gioco il governo del Paese e traccheggiare ancora o, peggio, andare alle elezioni per loro significherebbe una sconfitta più che politica, personale.

Mattarella, dopo aver atteso le mosse dei due “litiganti”, con santa pazienza, ha conferito un nuovo mandato al presidente della Camera, Roberto Fico. Visto il fallimento della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, forzista doc, l’inquilino del Colle ha dato indicazioni più stringenti: lavorare su un’intesa 5Stelle-Pd. E’ vero che i dem ripetono il mantra che loro, avendo perso le elezioni, stanno all’opposizione (ovviamente costruttiva). Ma come dire di “no” al capo dello Stato? Nella politica contrattualistica o dei “due forni” di Gigino Di Maio la soluzione di un esecutivo grillino-dem c’è sempre stata. Il capo però, ovviamente, vuole essere lui. Tutto cambierebbe se Matteo Salvini si decidesse, una buona volta, a lasciar perdere l’ex Cav.. Il presidente del Carroccio però non lo farà. E’ prudente. Punta più ad un assorbimento lento di pezzi di Fi che non ad una guerra guerreggiata in cui il vecchio Silvio s’inventerebbe di tutto e di più per danneggiarlo.

Le carte Fico ne ha poche in mano per formare un governo. Sul fronte Pd, Renzi in testa, l’idea di andare a braccetto con i grillini è ritenuta balzana. Sì, loro hanno sempre sostenuto che avrebbero rispettato le indicazioni del capo dello Stato. Nell’attuale situazione però sarebbe dare una mano a chi li vuole morti. Eppoi ci sono i risultati delle elezioni nel Molise che riaprono le ferite del 4 marzo. Il Partito democratico è al 9,03% che significa aver perso quasi la metà dei consensi rispetto alle politiche. No, niente da fare, nessuna possibilità d’intesa. A Roberto Fico non resterà che ritornare da Mattarella e riferire il nulla di fatto. E, di nuovo, la palla passerà al presidente della Repubblica che non potrà far altro che individuare un governo tecnico alla Monti. Non ci sarà nemmeno bisogno d'esplicitare la mission del nuovo esecutivo: ordinaria amministrazione, riscrittura della legge elettorale e elezioni al più presto possibile. Una vera e propria sconfitta per Salvini e Di Maio che alle elezioni qualche problema l'avrebbero proprio per non essere riusciti a dare al Paese la svolta tanto declamata. Due forze anti vecchio sistema che non riescono ad uscire dai copioni della prima e seconda Repubblica.

Un colpo di teatro ci potrebbe ancora essere. Un'intesa "per il bene del Paese" tra Salvini e Di Maio su un "ibrido" presidente del Consiglio, che potrebbe andar bene ad entrambi i leader. Una squadra di governo, anch'essa "ibrida", che includerebbe anche berlusconiani non di prima linea. Il nuovo governo dovrebbe avere precisi obiettivi, sintesi delle tante promesse elettorali fatte dal Carroccio e dai 5Stelle. Un esecutivo con un programma ben definito per evitare che il Paese, in una situazione non certo felice, ritorni alle elezioni. Certo, non è pensabile che un governo del genere possa reggere per tutta la legislatura, ma almeno per i prossimi due anni, questo sì.

Tutto lascia prevedere che i galli continueranno a beccarsi senza possibilità di qualche intesa. Mattarella, suo malgrado, alzerà la bandiera bianca stabilendo la data delle elezioni. E continuerà la campagna elettorale, in verità mai terminata. È sicuro che Giggino Di Maio e Matteo Salvini prenderanno gli stessi consensi del 4 marzo? Entrambi daranno la colpa all'avversario per come sono andate le cose. Insomma, la solita tarantella fatta di "parole, parole, parole". Non è vero, come qualcuno ritiene, che l'elettorato continuerà ad abboccare agli ami populistici e semplicistici. I risultati sono importanti e in questo giro di cose concrete non se ne sono viste. Reddito di cittadinanza, sburocratizzazione, meno tasse, slogan che ritorneranno nella prossima campagna elettorale e troveranno l'elettore sempre più scettico e sempre più propenso a non votare. La Lega e i 5Stelle si stanno giocando una partita decisiva per loro, ma soprattutto per il Paese.

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Psi Ceccano. "Ruspandini torna alla ribalta"

ceccano palazzo antonelli 350 253di Emiliano Di Pofi, Sezione ‘Pertini’ del PSI di Ceccano - Ruspandini, anziché occuparsi delle strade comunali, preferisce cantare vittoria per meriti non suoi
L’assessore Ruspandini torna alla ribalta. Stavolta, prendendosi meriti che non gli appartengono nel tentativo di sviare i ceccanesi dai reali problemi che il suo assessorato non riesce a risolvere. La pavimentazione stradale di Via Matteotti, è utile ribadirlo, è stata effettuata dall’Astral, l’Azienda Strade Lazio, direttamente riconducibile alla Regione. Ruspandini, in sostanza, canta vittoria per un risultato in cui, lui e l’amministrazione comunale di Ceccano, non hanno giocato alcun ruolo. Si è trattato, infatti, di interventi che rientravano già nei piani programmatici della Regione Lazio e che non avevano certo bisogno di ulteriori sollecitazioni.

 

Farebbe meglio, l’assessore comunale ai Lavori Pubblici, a rivolgere la sua attenzione verso tutte quelle criticità che ancora non si è degnato di affrontare e risolvere, come lo stato delle numerose strade comunali che, se fino a qualche tempo fa non necessitavano di manutenzione grazie alle azioni delle amministrazioni precedenti, oggi si presentano di fronte ai cittadini in uno stato pietoso. Sono tantissimi i ceccanesi residenti nelle zone periferiche della città che oggi si trovano a dover percorrere strade dissestate e piene di buche, come conseguenza diretta della mancanza di una qualsiasi cura da parte di chi di dovere. Vada a farsi un giro in quei quartieri, l’assessore Ruspandini, per rendersi conto di persona dei nefasti effetti dell’inerzia della sua amministrazione.
Dunque, l’invito del Partito Socialista a Massimo Ruspandini è quello di evitare di pavoneggiarsi sui mezzi di comunicazione per risultati che non portano la sua firma e di pensare a risolvere la drammatica situazione delle strade comunali, quelle sì di sua competenza, che languono prive di ogni attenzione.

 
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Tsipras trionfa in Grecia, la parola sinistra torna ad emozionare

A.Tsipras 350 260di Umberto Zimarri* - Tsipras trionfa in Grecia, la parola sinistra torna ad emozionare e a far sognare gli animi dei militanti dell'Europa intera mentre si ha chiaramente l'impressione di vivere un passaggio storico fondamentale per il futuro prossimo del vecchio continente. Passata la sbornia elettorale, però, è giusto porsi alcune domande. E' fin troppo evidente che se in Grecia c'è Tsipras, in Spagna cresce fino a divenire primo partito Podemos e da noi c'è una situazione più che imbarazzante qualche riflessione è bene farla. Quale colpa atavica dobbiamo scontare per vivere in questa situazione di diaspora e d'impotenza?

Procediamo con ordine. Non sono un sociologo ma per raccogliere il più del 35% in un elezione nazionale, c'è bisogno di un radicamento sociale profondo e capillare. Quindi è fin troppo evidente che per raggiungere questo obiettivo ci sia bisogno del tempo per far conoscere e maturare le idee. Probabilmente anche per farle masticare e digerire. So bene, invece, che la moda del momento nel bel Paese ci obbliga a pensare di fretta, ad essere fast e cool, ma per raggiungere certi traguardi serve il sudore della costanza. Tornando al discorso inziale, come si è comportata, invece, la sinistra italiana nell'ultimo decennio? Il meccanismo usato è stato l'opposto: il cartello elettorale di tre quattro sigle a pochi mesi dalle elezioni, unite per superare lo scoglio del 3-4% e poi arrivederci alla prossima elezione. Senza mai effettuare un radicamento vero sul territorio, lasciando il campo alle avanzate politiche ma soprattutto culturali delle destre e dei neo-fascismi. Un altro aspetto da sottolineare riguarda il ricambio generazionale e cognitivo mai pensato in certi lidi. È innegabile la presenza più o meno diffusa di meccanismi decisionali figli di un ortodossia appartenente al secolo passato. La vera sfida è coniugare al presente i valori e le idealità del passato.

L'obiettivo per non fermarsi al voto d'opinione deve essere quello di pensare e ricercare obiettivi chiari e concreti che devono poter essere comprensibili. Facciamo un esempio pratico, Syriza è riuscita a organizzare 400 centri di erogazione servizi sociali a tutto il Paese, è stata presente negli ospedali e negli ambulatori, è vissuta nelle periferie. Non ha parlato degli ultimi ma è stata con loro ed ha risolto i loro problemi, mentre le manovre lacrime e sangue colpivano nell'anima e nell'orgoglio il popolo ellenico. Poi e solo poi si può discutere della forma, delle micro o macro scissioni, dei leader pronti, auspicabili o in divenire. Se si parte, invece, da questo punto si entra in un corto circuito utile solamente a bruciare persone ed energie. Insomma da dove si dovrebbe ripartire? Dalla Grecia. Si ma da quella che quotidianamente è presente in Italia. Da i quartieri popolari in cui la parola diritti non entra neanche per sbaglio e gli unici "servizi" presenti sono quelli della malavita, dai call center a 2,5 euro l'ora, dalle persone che hanno perso la casa perché non hanno più un lavoro. Rompendo i vecchi schemi mentali ed utilizzando un nuovo paradigma: partendo dal basso, costruendo luoghi, ma soprattutto pratiche di decisione. Focalizziamoci dunque sui problemi della Grecia che è in noi.

Da domani ovviamente la terra ellenica non diverrà il paradiso terrestre, chi dice questo non è intellettualmente onesto ma forse non ha neanche la cognizione della complessità del mondo in cui viviamo. Più semplicemente come in maniera pratica lo stesso leader ha affermato "Oggi non è il socialismo ma la fine dell'austerità. Siamo semplicemente ad un bivio o l'Europa cambia o probabilmente si darà nuovo carburante a quel processo di destrutturazione tanto pericoloso quanto dannoso. Spingendo lo sguardo un po' più in là ed essendo più ottimisti (ogni tanto ci vuole) l'elezione greca ci ricorda che la parola sinistra ha ancora un senso nel mondo. Anzi, in effetti, evidenzia come in un mondo dominato dalle disuguaglianze (civili, sociali ed economiche) ci sia urgente bisogno di essa. Oggi il popolo dove è nata la democrazia ricorda al mondo intero il suo valore. Una nazione è fatta da uomini, dalle loro sofferenze e dalle loro speranze per questo non potrà mai essere semplicemente una cavia o un laboratorio.

La strada è impervia, ma sono sicuro che oggi si compie un passo verso l'idea originaria di Alterio Spinelli. Si, è cosi, oggi è davvero un bel giorno per chi ha pensato e progettato l'Europa dei popoli, della fratellanza e per chi crede che il futuro sia il luogo degli Stati Uniti d'Europa: luogo, purtroppo, utopico troppo spesso citato troppo e a sproposito nelle campagne elettorali. Tsipras lancia anche un messaggio chiaro e forte alle persone rassegnate, a quelli che pensano e sostengono che la politica e la democrazia non servano più a niente. Andare in direzione ostinata e contraria è ancora più bello, ma soprattutto un mondo migliore è ancora possibile!

p.s Il tracollo del Pasok e la percentuale da prefisso telefonico sono da tenere bene in mente ai vertici del Nazareno.

*L'autore è fra i fondatori del giornale on line L'Indifferenziato che per primo ha pubblicato questo articolo

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Torna il treno Sora-Avezzano. Che gioia!

  • Pubblicato in da Sora

Treno, illustrazione di Anuska Allepuzdi Nadeia De Gasperis - Cosa hanno in comune una poesia di Pessoa con la fisilogia dei Nematoda? Una canzone di Paolo Conte e i doppi legami degli alcheni? Il legame semplice, che relega ogni cosa letta, studiata, pensata, anche la storia d'amore sognata, il romanzo immaginato, sullo sfondo dello stesso scenario, il paesaggio tratteggiato dalla linea Sora-Avezzano: una concatenazione di eventi al rimorchio delle carrozze del regionale, che sfugge qualsiasi suggestione descrittiva, superandola in bellezza.
Treno, dal latino trahere, tirare, "tirare alla giacca" per richiamare all'entusiasmo di ogni minimo dettaglio osservato.
Ognuno dei ricordi che mi lega all'Aquila, viaggia parallelamente al corso geografico, storico, morfologico, storiografico, sociale, del fiume Liri, fondendosi solo nel rendez vous dello scambio binari di Capistrello, dove l'attesa è congeniale all'osservazione dei piccoli calanchi e delle pieghe della giacitura stratificata che racconta eventi d'orogenesi e di altri preziosi aneddoti geologici. L'immaginazione deraglia, riportando solo qualche ferita di nostalgia.
Ogni orario ha risvolti affascinanti, dal primo mattino, il macchinista che si sfrega le mani dal freddo di un risveglio all'alba, la signora che sale con la scorta di formaggette, che andrà a vendere ai mercati dei paesini della valle, studenti che ripassano convulsamente la lezione, il sindaco della cittadina di turno, che descrive progetti di matrice comunista e le donne, dalla tempra forte, che raggiungano il capoluogo abruzzese per lavoro, che ricordano le donne della lotta operaia.
I tempi lenti, in contrasto con la superstrada, che corre veloce e parallela sulle nostre teste, mi permette di chiedere al macchinista di stare nella cabina di guida, per seguire la leggenda di un progetto di galleria, che valse la pazzia all'ingegnere ideatore. Avvitandosi più e più volte nella pancia del massiccio, che inghiotte i convogli e li risputa, maldigeriti, centinaia di metri più in basso, di nuovo fianco a fianco al corso del fiume.
Le traversine, ai lati del letto del fiume, conciliano sonnellini ristoratori, mentre le massicciate si confondono col greto del Liri. Il treno disarmato delle sue ferraglie, assiste all'incontro tra le due regioni e anche se non fosse puntuale, questo replicherebbe l'esibizione, perchè la terra rispetta gli incontri.
Un ricordo, di quelli che si depositano agli angoli dell'attenzione, per accorrere occhi troppo asciutti per lunga disposizione all'aridità del cuore: un nonno, accompagna il nipotino e la sua mamma in stazione. Attende la partenza del treno per salutarlo che si allontana, e solo quando scompare all'orizzonte, corre, salta in macchina, e qualche stazione dopo, lui è li, si è arrampicato su un muricciolo, per rendersi perfettamente visibile, e saluta a braccia spiegate il nipotino, che scruta dal finestrino, in cerca del veccho. Salto il muretto, per correre incontro ai miei ricordi.
Quando sentivamo lo scampanellìo della signora Anna, prima casellante della frazione di San Vincenzo Ferreri, all'uscita della galleria, che bucava da parte a parte la collinetta dominata dal collegio dei padri Camilliani. Dopo aver osservato quei secondi di religioso silenzio, il treno, abbracciato dal gomito di una curva, percorreva il ponte della piccola diga, lì dove si staglia la montagna alta, proiettando tramonti anticipati. Noi abbandonavamo qualsiasi attività, per correre e schierarci in parata, annunciando in gran fanfara il passaggio del treno. All'interfaccia tra cielo e terra, filari di pioppi ondeggiavano come le ombre oblunghe delle nostre manine, che salutavano il treno trattenuto per pochi istanti, nella cornice argenetea delle foglioline di salice bianco.
La prima volta che presi il treno ero tanto felice che scorrazzai euforica, mangiando biscotti, la mia scorta di felicità, su e giù per il vagone, finchè una brusca frenata non mi fece ruzzolare a terra. Alla vista dei biscotti disseminati sul pavimento, esclamai un eloquente "pappanculo" che fece inorridire una maestrina perfettina e compita, conoscenza "passeggera" di quel viaggio. Quando arrivò mio fratello, nell'età in cui tra una scarlattina e un morbillo era ffetto da qualche fissazione, quella per il treno ci portò dapprima nella giocheria del signor Farina ad acquistare una rumorossisima locomotiva, che cambiava direzione ogni volta che urtava rovinosamente il battiscopa. Il giocattolaio, cedendola, ci guardò biasimevole. Dopo poche ore di gioco, nonno decise che fosse più congeniale al nostro udito, portarci ogni giorno alla stazione per assitere alla partenza del treno, finchè quella passione non fu promossa e graduata col primo viaggio anche per mio fratello.
A volte in inverno, congestionato, con i giunti di dilatazione un po' arrugginiti, di una ossatura po' dolorante, raglia, bofonchia, sbuffando fumo, come un vecchio burbero che procede scomposto. Nelle giornate limpide, invece, scalpita nello zoccolo duro dei suoi cavalli vapore, gareggiando con una poiana che volteggia sulla valle, sfidandolo a fargli il verso.
I paesini della Valle Roveto, illuminati da una fervente socialià e di lampioncini che si accendono anzitempo. Ognuno con due anime, una antica, arroccata come un presepe sulle montagne, e una recente, adagiata lungo il corso del fiume.
È una corsa attraverso le stagioni, la storia, le ere geologiche, perchè si parte da Sora con le mezze maniche per accogliere le donne della valle, in giacche autunnali, la prima neve in ottobre, i comignoli, il silenzio serale, l'odore di castagne, suggestione del passaggio su Morino.
Io, dal canto mio, ho intonato una storiella che risale a ritroso il corso del fiume di ricordi, ma sono sicura che questo treno possa raccogliere vagonate di testimonianze in versi opposti, a rima baciata, scortando il Liri in un corteo festoso, prima di "convogliare" a nozze con il Gari, dando vita a "Congiunture" d'amore, al Garigliano.

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L’Unità torna online. Una bella notizia

unità 450-260da partitodemocratico,it - "L'Unità non può tacere.Giornalisti e poligrafici hanno deciso di riattivare il sito del quotidiano www.unita.it. Il punto di vista de l'Unità tonerà su tutti i temi caldi. Grazie al lavoro gratuito e volontario dei lavoratori del giornale fondato da Antonio Gramsci, informazione, analisi, commenti saranno veicolati sul web. E' un buon segno, la dimostrazione che l'Unità è viva e ha ancora molto da dire". E' quanto si legge sul sito informativo del giornale.

Ieri, dal palco della Festa Nazionale de l'Unità a Bologna, si è tenuta la conferenza stampa del Comitato di Redazione de l'Unità, dove è stata annunciata la riapertura del giornale online.

"La chiusura del giornale il 31 luglio scorso è stata una ferita profonda per tutta la sinistra italiana ed ha comportato un danno sia al mondo dell'informazione che ai lavoratori del giornale. 80 famiglie oggi sono senza reddito da aprile scorso e sono entrate in cassa integrazione", ha esordito il comitato.

Il comitato si è dichiarato soddisfatto che il tesoriere Bonifazi e il segretario Matteo Renzi abbiano assicurato che "il giornale tornerà in edicola, con una formula solida e più moderna", come ha detto Renzi, ma ha voluto inviare un messaggio preciso al PD: "Dopo le parole aspettiamo i fatti - ha concluso il comitato - e vorremmo che ci sia una proposta trasparente per i giornalisti, in merito all'offerta che il PD sta organizzando e che vorrà farci".

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