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Racconto di una grande truffa a danno di Ceccano

Ceccano ospedale mai costruito 350 260Presentazione di Angelino Loffredi - Dopo l’annuncio del prossimo abbattimento del fabbricato di via Morolense mi sembra di cogliere una particolare attenzione da parte di alcuni concittadini a volere giustamente conoscere tutte le vicende che hanno riguardato la parziale realizzazione di quello che avrebbe dovuto essere l’Ospedale. Riporto pertanto un opuscolo esplicativo di come andarono le vicende. Venne stampato nella primavera del 1985 dalla Sezione PCI di Ceccano. Rappresenta una ricostruzione vera, unica e ben documenta delle vicende riguardanti l’Ospedale. Vicende inquietanti, incredibili e vere e mai da nessuno contestate.
A chi ha intenzione di leggerle mi permetto di dare alcune istruzioni per l’uso: in tutta questa brutta storia il Comune di Ceccano non ha mai avuto un rapporto diretto; nel 1968 l’Ente gestore dell’Ospedale era La Confraternita del SS. Sacramento, a sua volta commissariata dal Prefetto; successivamente, nel 1973 si insedia quello che veniva chiamato Ente Ospedaliero; dal 1980 la competenza ospedaliera viene trasferita alla nascente ASL 5 di Frosinone.

 

Anno 1985, dalla Sezione P. C. I. Ceccano

Quella che pubblichiamo in questo opuscolo è la storia di una truffa e di una beffa perpetrata a danno dei cittadini di Ceccano e dei Comuni limitrofi. Una truffa, perché è stata sperperata una ingente quantità di denaro pubblico; e una beffa perché, dopo aver pazientemente sopportato per 15 anni tutti i disagi causati da una situazione giunta ormai ai limiti del collasso, i detti cittadini non hanno nemmeno la certezza di vedere realizzato il nuovo nosocomio.
Contemporaneamente e parallelamente, l'opuscolo è la triste storia di certi pseudo-amministratori che, con alla testa grossi papaveri della Cassa per il Mezzogiorno, in tutti questi anni hanno Fatto il bello ed il cattivo tempo, arrecando danni irreversibili.
Ed è anche la dimostrazione che non tutti gli amministratori sono uguali.
Loro in 15 anni non sono stati capaci, pur avendo avuto a disposizione ingenti somme di denaro, di portare a termine una struttura indispensabile come l'Ospedale. Gli amministratori comunali, invece, con alla testa i comunisti, pur avendo a disposizione mezzi limitati per i continui tagli alle Finanze degli Enti Locali, hanno saputo far compiere a Ceccano un grande balzo in avanti sulla strada del progresso civile e sociale.
Basti pensare alla realizzazione del metanodotto; all'estensione dell'acquedotto comunale in tutte le abitazioni; all'ammodernamento di tutte le scuole e all'istituzione di numerose scuole materne; alla bonifica del centro storico; alla costruzione di centinaia e centinaia di appartamenti in edilizia economica e popolare; alla costruzione del nuovo cimitero e dei parcheggi.
La vergognosa vicenda della mancata costruzione del nuovo ospedale di Ceccano deve esseri motivo di riflessione per tutti i cittadini e in particolare per coloro che il 12 maggio andranno alle urne per eleggere gli amministratori che per i prossimi cinque anni dovranno gestire il bene pubblico.

 

Breve Storia di una Grande Truffa

Già alla Fine degli Anni Sessanta il vecchio ospedale di Ceccano, ubicato in Via Roma, mostrava tutti i suoi anni e anche il più sprovveduto degli amministratori avrebbe capito che era giunto il momento di correre ai ripari: il fabbricato, ormai secolare, aveva urgente bisogno di essere restaurato e ampliato.
L'allora Commissario Prefettizio dell'Ospedale Generale di Zona, il Dr. Antonino Franco, inoltrò la richiesta per ii finanziamento e il 23 marzo del 1968 il Ministero dei Lavori Pubblici comunicò che la richiesta era stata accolta con la concessione di un contributo pari a 300 milioni di lire.
Con la deliberazione n. 33 del 12 aprile 1968, il Commissario prendeva atto con soddisfazione di questa promessa Formale del Ministero ma rilevava "la scarsa rispondenza dell'attuale edificio anche se ampliato e riammodernato, alle moderne tecniche ed esigenze sanitarie; mentre ben idoneo sarebbe per una diversa utilizzazione, quale, per esempio, un ospedale per lungo-decenti e spiegava che "molteplici aspetti e considerazioni di carattere tecnico e sanitario inducono l'Amministrazione ad esaminare la possibilità di procedere alla costruzione di un nuovo complesso ospedaliero".
Affermando, sempre nella medesima deliberazione, che la spesa per la nuova costruzione non avrebbe superato l'importo di 800 milioni di lire, il Dr. Franco diede immediatamente inizio agli atti necessari a richiedere la trasformazione del decreto di ampliamento in decreto di nuova costruzione e decise di utilizzare subito, come primo finanziamento della nuova opera, i 300 milioni promessi dal Ministero dei Lavori Pubblici.

RICORDIAMOCI QUESTO PARTICOLARE: CON LA DELIBERAZIONE N.33 DEL 12 APRILE 1968 IL COMMISSARIO PREPETTIZIO AFFERMA CHE PER COSTRUIRE IL NUOV0 OSPEDALE OCCORRONO SOLO 800 MILIONI DI LIRE!

L'incarico per la progettazione del nuovo nosocomio venne affidato, senza interpellare altri professionisti, all'Ing. Guido Gigli di Roma.
In data 14 giugno 19.68 il Commissario presa visione della relazione tecnica presentata dal progettista, deliberò di:
- richiedere ai competenti organi che nel decreto di concessione del contributo fosse mutato il titolo da ampliamento a nuova costruzione:
- procedere alla costruzione di una nuova unità della capienza di almeno 130 posti-letto aumentabili a 1B0;
- destinare la somma di 300 milioni di lire all'esecuzione di un progetto stralcio, riservandosi di chiedere un ulteriore finanziamento per il completamento dell'opera;
- destinare i posti esistenti a lungo-degenti e convalescenti, dopo l'entrata in Funzione della nuova unità.
Prima di passare alla rase progettuale bisognava scegliere l'area. Ceccano, come tutti sanno, è il paese delle colline! Colle S. Arcangelo, Colle Leo, Colle Capriolo, Colle Antico, Colle Pesci, Colle Pirolo, Colle S.12a010, Colle Cardarilli, Colle S. Sebastiano, Colle Bove. Sono, queste, tutte bellissime località, assolate d'inverno e ventilate d'estate. Ma, purtroppo, per i soliti misteriosi motivi, nessuno di questi luoghi venne prescelto per la costruzione del nuovo nosocomio.
Al nuovo ospedale fu destinata un'area ubicata nella zona, bassa, nella località denominata "Valle Cupa": un nome che è tutto un programma! Un posto umido, nebbioso, senza alberi e nelle vicinanze del nume Sacco che, specialmente d'estate, fa sentire tutti i suoi deliziosi aromi...
Trascorrono due anni, e arriviamo al 1970. Il Commissario, in data 23 maggio, dopo aver premesso che “il Ministero dei Lavori Pubblici ha ammesso a contributo una ulteriore spesa di £. 200 milioni da destinare ai lavori della nuova sede, sul costo complessivo riconosciuto di £.950 milioni, che può essere impiegata per un primo stralcio funzionale del progetto generale", afferma che “la predisposizione di tale stralcio comporta alcune decisioni programmatiche allo scopo di permettere, successivamente. un rapido e sicuro svolgimento dei lavori".
Avete capito bene. In quella delibera c'è scritto proprio così: "un rapido e sicuro svolgimento dei lavori"!! E avrete potuto notare come gli 800 milioni previsti inizialmente per la realizzazione dell'opera sono già diventati 950.
Il Commissario deliberava, inoltre, l'approvazione del progetto esecutivo, la relazione e i capitolati d'appalto.
Insieme al progetto fu preparato un plastico che venne trionfalmente esposto all'ammirazione del pubblico. Esso ancora oggi fa bella mostra di sè in un ufficio del vecchio ospedale, triste testimonianza di un vergognoso sperpero di denaro pubblico! Il plastico mostrava una cosa mai vista; un complesso ospedaliero moderno e funzionale che prevedeva, addirittura, la realizzazione di un campo per l'atterraggio degli elicotteri!
Tutti restarono a bocca aperta di fronte a tanta meraviglia, e a nulla valsero le critiche dei comunisti sulla scelta dell'area e sulla mastodonticità dell'opera.
Il 17 luglio 1970 con delibera n.45 si provvede alla revisione prezzi, stabilendo in 1 miliardo e 50 milioni di lire il costo del progetto generale: L'OPERA DEVE ESSERE ANCORA APPALTATA. E... DA 800 MILICNI SIAMO GIA' ARRIVATI AD OLTRE UN MILIARDO!
Dopo aver scelto l'area, approvato il progetto ed ottenuto il Finanziamento, si procede ad appaltare l'opera.

 Arriva la mafia

A questo punto entrano in scena i Fratelli Cuntrera.

I Cuntrera, originari di Siciliana, un piccolo centro dell'Agrigentino, sono quattro Fratelli: Pasquale, Paolo, Gaspare e Liborio.
In Sicilia la famiglia aveva avuto qualche problema con la giustizia: Pasquale era stato arrestato nel 1952 per duplice omicidio, furto e incendio doloso e anche Liborio era stato diffidato dalla Questura di Agrigento per le sue frequentazioni di esponenti mafiosi.
I quattro Fratelli decisero allora di cambiare aria e nel 1960 emigrarono prima in Canada, a Montreal, e successivamente a Caracas, in Venezuela, e a S. Paolo del Brasile.
Ma il trasferimento oltre oceano non fu definitivo per tutti. Agli inizi degli anni 70, infatti, qualcuno di loro decise di tornare. E fu senz’altro un rimpatrio curioso: non verso il paese di origine, non verso Palermo dove pure avevano amici influenti, e nemmeno verso la stessa Sicilia; bensì al di qua dello Stretto, e precisamente a Frosinone.
Mostrando immediatamente di avere idee molto chiare, Paolo Cuntrera, come arrivò nella nostra provincia, acquistò subito una piccola società, la "Cantieri Edili Perelli", al cui ex titolare, Gianni Perelli, affiancò un uomo che ai Cuntrera era legato a filo doppio, quel Salvatore Vella che oggi l'FBI indica come capostipite di un'altra delle maggiori famiglie mafiose italo-canadesi. Quindi si gettò nel campo degli appalti pubblici con tale impeto da attirare in breve tempo l'interesse di molti, polizia compresa.
In un paio di rapporti stilati tra il 1972 e il 1973 si parla degli stretti legami tra il gruppo Cuntrera e alcuni uomini politici democristiani della zona di Frosinone: Sindaci, consiglieri regionali, presidenti di IACP.
Appalto dopo appalto, il gruppo agrigentino cresceva, a Frosinone, ad Alatri, a Fiuggi, a Ceccano.
Delle ditte invitate alle gare di appalto, spesso si presentava soltanto la "Cantieri Edili Perelli', e puntualmente vinceva con ribassi che in alcuni casi erano inferiori all"1%.
I rapporti di polizia non tardarono a moltiplicarsi.
Dove trovavano i Cuntrera la crescente liquidità? E come potevano godere con tanta facilità di ampio credito presso le banche locali? Le domande rimasero senza risposte.
Soltanto nel 1984 si verrà a sapere dove trovano i fondi, quando si scopre che buona parte del traffico di cocaina verso gli Stati Uniti nelle loro mani.
Ebbene, fu a costoro che, tramite il prestanome Perelli, venne affidato l'appalto per la costruzione del nuovo moderno e super efficiente ospedale di Ceccano.Copertina della grande truffa
Il cantiere fu aperto l'11 novembre 1971. Il giorno dopo ci fu la posa della prima pietra. Tutte le autorità erano presenti e i discorsi si sprecarono. Poi ognuno fece onore al ricco rinfresco.

Il 16 marzo 1972, con delibera n.33, il Commissario approvò il Progetto di secondo stralcio, che prevedeva un'ulteriore stesa di 200 milioni.
Lo stesso giorno l'esecuzione dei lavori del secondo stralcio viene arridata, nemmeno a dirlo all'il% resa Perelli.
Il 31 maggio successivo la direzione dei lavori consegnò al Commissario una relazione in cui si affermava tra le altre cose che i calcoli delle strutture -sia in fondazione che in elevazione- erano stati controllali e che tutto risultava in regola. Vedremo più avanti che questa era una bugia.
Il 9 ottobre il Commissario, con delibera n. 175, approvò una perizia di variante al progetto stralcio di primo e secondo lotto. Appena sei mesi dopo dovette approvare una perizia di variante con una maggiore spesa di 55 milioni!
Naturalmente i lavori vennero affidati di nuovo all'impresa Perelli (anzi Cuntrera e soci).
A causa delle innumerevoli sospensioni dei lavori, il tempo utile per la ultimazione degli stessi venne portato da 450 a 1939 giorni. Ma purtroppo, pur trovandosi il costruendo ospedale sulla via delle Anime Sante, non si verificò nessun miracolo e nemmeno quella data fu rispettata. E per giunta, dopo 1939 giorni, se andiamo a dare uno sguardo alla spesa, notiamo che il costo dell'opera tra revisioni prezzi e perizie di variante è arrivato ad oltre 2 miliardi di lire.
A questo punto della vicenda, il Sostituto Procuratore della Repubblica di Frosinone, ebbe il sospetto che nella procedura della gara di appalto non tutto risultasse chiaro: sospettò, insomma, che l'impresa Perelli, vincitrice della gara di appalto, fosse stata informata in anticipo delle proposte fatte dalla commissione in busta chiusa. E allora andò a mettere il naso nelle carte che riguardavano l'ospedale in costruzione.
A seguito dell'intervento del Sostituto Procuratore furono spiccati cinque mandati di cattura: furono arrestati tre professionisti ed un noto esponente della DC Frusinate; mentre il quinto mandato di cattura non si poté eseguire perché l'interessato, Paolo Cuntrera, aiutato dai suoi amici mafiosi, riuscì a scappare all'estero.
Dopo cinque anni, nonostante che il Pubblico Ministero avesse chiesto per tutti due anni e mezzo di reclusione, essi vennero assolti con formula piena.
Il povero Perelli, abbandonato a sé stesso, il 25 aprile 1975 chiese la risoluzione bonaria del contratto. Il Consiglio di Amministrazione dell'ospedale, che nel frattempo aveva preso il posto del Commissario Prefettizio dr. Franco, accolse la richiesta a condizione che la ditta Perelli portasse a termine alcune opere già iniziate ed eliminasse tutti i difetti e manchevolezze riscontrati nella visita di sopralluogo.
Il Perelli, però, non eseguì alcun lavoro; anzi, abbandonò il cantiere e sospese addirittura il servizio di guardiania. E allora i lavori urgenti, la cui mancata esecuzione avrebbe arrecato gravi danni a tutto il fabbricato, furono affidati all'Impresa Menegotto di Roma, la quale li eseguì perfettamente e celermente.
Non si capisce perché i lavori di completamento di tutto l'ospedale non Furono affidati a questa impresa che aveva dato prova di efficienza e serietà.
È un altro dei tanti misteri? Riteniamo di no. La spiegazione è molto semplice: l'Impresa Menegotto non era inserita nel "giro”. Punto e basta.
Comunque alla data del 23 settembre 1975. la situazione, nonostante tutto, è ancora sotto controllo e non è definitivamente compromessa. Ecco quanto scrive la commissione di collaudo:
“- il contratto con l'impresa Perelli è stato risolto;
- i lavori urgenti relativi alle opere murarie eseguiti dall'Impresa Menegotto sono stati ultimati;
- tutte le opere murarie finanziate con i fondi dei Lavori Pubblici sono state ultimare;
gli impianti tecnologici sono in stato avanzato di esecuzione e sono state eseguite tutte le relative opere che potevano avere interdipendenza con le opere murarie, per cui gli impianti stessi (finanziati dalla Regione) comportano solo i montaggi e le finiture da eseguire al termine delle opere murarie.
Pertanto il cantiere, preso in consegna dall'amministrazione ospedaliera, potrà essere consegnato all'impresa che risulterà aggiudicataria dei lavori”.

Gli imprenditori che si sono avvicendati Perelli, Menegotto, Bonfanti

A queste punto, sparito Perelli con i suoi amici mafiosi, sparita, purtroppo, la ditta Menegotto, ecco comparire sulla scena il Cav. Raffaele Boninfante titolare della "Costruzioni Edili" con sede in Eboli.
È a lui che nel 1977 vengono affidati i lavori per il completamento del nuovo nosocomio.
Trascorrono due lunghi anni ed ecco cosa scrive il direttore dei lavori alla fine del 1979:
"...l'impresa Boninfante fin dalla consegna dei lavori ha dato prova di non essere all'altezza degli impegni assunti: sia per inesperienza di appalti di opere pubbliche; sia per mancanza della benché minima struttura tecnica che deve stare a sostegno di ogni buona impresa; sia per l'aspetto caratteriale e culturale del titolare; sia per Le Precarie condizioni economiche in cui sì trova l’impresa stessa”.
A conferma di ciò basti pensare che in 21 mesi consecutivi è riuscita a eseguire lavori per circa 73 milioni su un totale di 882 milioni di lire. E ciò nonostante gli inviti orali, gli ordini di servizio e le lettere comminanti le sanzioni riviste.

Alla proposta di cessione del contratto ad altra impresa, il Boninfante non ha dato seguito con í successivi atti ufficiali occorrenti, senza fornire, tra l'altro, nessuna spiegazione, anzi rendendo impossibile il passaggio di contratto con l'assurda richiesta di 802 milioni di danni, presentata mediante citazione al Tribunale di Frosinone.
Al momento attuale alla luce degli avvenimenti ultimi si è presentata inevitabile la necessità di rescindere in danno il contratto per le gravi negligenze e per l'enorme ritardo non più colmabile essendo scaduto il tempo contrattuale “imputabile unicamente all'impresa per sua colpa e incapacità".
Nel leggere questa relazione del direttore dei lavori c'è veramente da restare sbigottiti: come è stato possibile affidare alla impresa di don Raffaele dei lavori così importanti? Possibile che nessuno sapeva che l'impresa esisteva soltanto sulla carta?
E non basta, perché si arrivò addirittura al paradosso di anticipare al Cav. Boninfante 180 milioni!
Insomma, i lavori rimasero bloccati per molto tempo. Comunque, dopo una lunga lite che ad un certo punto andò a finire anche nelle aule dei tribunali, finalmente Boninfante acconsentì a cedere il contratto ad altra impresa. Ma, con l’appalto don Raffaele lascia anche i debiti: non ha pagato gli operai rimasti in cantiere; non ha pagato l'Inail; non ha pagato l’Inps; non ha pagato gli operai licenziati precedentemente.
Nel frattempo a Cercano è scoppiata una vivace polemica perché, con un colpo di mano notturno, il reparto di medicina è stato trasferito clandestinamente al manicomio. A nulla valsero le argomentazioni dei comunisti che ritenevano il trasferimento soltanto una mossa per distogliere l'attenzione dei cittadini dai lavori del nuovo ospedale, ancora una volta sospesi. Con tale trasferimento la situazione dell'ospedale divenne ancora più precaria, e ancora oggi gli utenti ne pagano le conseguenze.
La polemica, comunque, si smorzò ben presto parche sui muri di Cercano comparvero vistosi manifesti con l'annuncio della ripresa dei lavori del nuovo ospedale.
Siamo arrivati al 1981 e sono trascorsi 10 anni dall'inizio dei lavori! Nonostante i manifesti, il cantiere è ancora deserto.

Il ruolo del pentapartito regionale in questa "straordinaria" vicenda

Nel frattempo, in base a quanto disposto dalla legge di riforma sanitaria, il Consiglio di amministrazione dell'ospedale è stato sciolto e la gestione della sanità passa alle Unità Sanitarie Locali.
Alla USL FR/5, quella che ci riguarda, si forma una maggioranza che esclude ancora una volta i comunisti dal governo della sanità.
Nel 1981 viene eletto alla USL un nuovo Comitato di Gestione con la presenza dei comunisti i quali, dopo 10 anni, possono finalmente dare loro contributo sui problemi della sanità.

Il nuovo Comitato di Gestione, appena insediatosi, convocò tutti i tecnici che avevano partecipato all'elaborazione del progetto, ii direttore dei lavori e l'Ing. Pasquale Isidori, titolare dell'impresa a cui erano stati affidati i lavori per il completamento dell'ospedale. Scopo della riunione era sollecitare la ripresa dei lavori e, contemporaneamente, conoscere i motivi per i quali essi non venivano ancora avviati,
L'Ing. Isidora sostenne di non poter iniziare a lavorare per due semplici motivi
1 - secondo i tecnici della sua impresa le strutture portanti del complesso e cioè le travi ed i pilastri in cemento armato calcolate ed eseguite male risultavano troppo “sottili” e quindi non in grado di reggere tutto il fabbricato;
2 - i 70 milioni messi a sua disposizione sarebbero serviti a ben poco.
I tecnici presenti, senza alcuna vergogna, confermarono tutto.
Il Comitato di Gestione della USL, superato il comprensibile sbigottimento, diede incarico ad un esperto di Scienza delle Costruzioni dell'Università di Roma di controllare tutte le strutture dell'edificio. Dopo qualche mese arrivò la risposta: "Tutte le strutture portanti vanno rinforzate perché troppo esili".
A questo punto occorreva una nuova perizia di variante e di ciò 'fu incaricato l'Arch. Papale, direttore dei lavori, il quale consegnò la nuova perizia al Comitato di Gestione il 30 luglio 1981. Riportiamo qui di seguito la parte iniziale della perizia:
«al momento di riprendere i lavori si è palesata subito la necessità di approntare una perizia di variante e suppletiva che considerasse le diverse circostanze che si sono succedute nei dieci anni di storia della costruzione.
Infatti nei lunghi periodi di abbandono dell'opera si sono verificati numerosi furti dei materiali - soprattutto impiantistici - approvvigionati in cantiere o già messi in opera, nonché deterioramenti, spesso assai gravi, sia delle opere murarie che degli impianti.
Il contratto di appalto con l'attuale impresa Isidori è quello risalente all'epoca del finanziamento Cassa (1977) e che, se da una parte prevedeva -spesso però con diffusa scarsezza- le opere allora necessarie sulla carta, non teneva sufficiente conto delle effettive condizioni dell'opera e delle difficoltà esecutorie ad esse connesse.
Nel caso particolare, poi, il susseguirsi di quattro imprese ha lasciato in eredità una serie di lavori iniziati e non finiti che spesso lasciano la DL molto imbarazzata sul modo di pagare il completamento.

Fra i lavori di variante che si propongono, diversi di essi sono stati previsti in un'ottica di miglioramento generale delle finiture per allineare quest’opera con altre simili finanziate dalla Cassa, sia dal punto di vista igienico che estetico o di solidità.
Un'altra grave difficoltà pregiudizievole per la consegna dell'opera, è quella rappresentata dagli impianti, soprattutto idra-termici-sanitari, ecc. Di fatto questi impianti sono stati eseguiti quasi completamente ma presentano anch'essi una serie di danni più o meno gravi, dovuti a furto o deterioramento.
Se non si procede con sollecitudine al riassetto di detti impianti non e possibile procedere con lavori murari poiché si eseguirebbero le finiture sapendo che tutte le canalizzazioni sotto traccia ab-bisognano di generale verifica e di diffuse sostituzioni.
Appare quindi assolutamente pregiudizievole alla realizzazione dell'opera l'intervento della Cassa per finanziare tutti i lavori indicati in perizia.»

In parole povere: il lungo abbandono ha compromesso tutto; le strutture non reggono il fabbricato; gli impianti sono da rifare; alcuni lavori non sono stati addirittura eseguiti.
Per non parlare dei furti: nel cantiere abbandonato sono state asportate pompe idrauliche; chilometri di filo di rame; valvole, radiatori, tubi di piombo motori degli ascensori e mezzo ettaro di mattonelle.
A questo punto iniziò un estenuante braccio di ferro con i funzionari della Cassa per il Mezzogiorno che non si decidevano a mandare sul tavolo del Ministro la perizia di variante. Solo quando il rappresentante comunista nel comitato di Gestione minacciò, durante una riunione a Roma, il ricorso alla Magistratura fu approvata dalla Casmez la perizia di variante.
Ma non era ancora finita. A questo punto il braccio di ferro si dovette ingaggiare con l'assessore regionale alla Sanità, il democristiano Rodolfo Gigli sul cui tavolo era finita la richiesta del Ministro della Cassa per il Mezzogiorno.
Passano circa due anni e nonostante le telefonate, i telegrammi, gli incontri a volte anche burrascosi con l'Assessore regionale, nonostante gli ordini del giorno del Comitato di Gestione e i voti dell'Assemblea generale della Usl che all'unanimità sollecita l’assessore a dare il necessario parere, tutto resta bloccato.
La Giunta regionale pentapartitica non si pronuncia. Il disegno è chiaro: si vuole fare degenerare irrimediabilmente la situazione per chiudere l'ospedale di Ceccano e trasferire tutto a Frosinone.

Ormai il vecchio ospedale di via Roma va avanti per scommessa, mentre quello "nuovo" ogni giorno perde qualche pezzo in più e, invaso da erbacce e sterpi, somiglia ormai ad un giardino zoologico.
Soltanto una grande mobilitazione popolare riuscirà a sbloccare la situazione che ormai è diventata veramente difficile.
Chi afferma il contrario o non conosce le cose o è un bugiardo. Basti pensare ai soldi che occorrerebbero per completare il nuovo ospedale. Mentre il finanziamento a disposizione è soltanto di 700 milioni di lire la nuova Perizia di variante redatta nel 1981, prevede una spesa di 8 miliardi 665 milioni 53 mila 905 lire
Se aggiungiamo la revisione rezzi calcolata fino all'eventuale completamento dei lavori arriviamo ad una cifra che si aggira intorno ai 14-15 miliardi di lire!!
E pensate: l'opera -l'abbiamo visto all'inizio- doveva costare complessivamente 800 milioni di lire l!
Sulle rive del lago di Tiberiade, se non andiamo errati, si moltiplicavano i pesci.
Sulle rive del Sacco, invece, anche perchè i pesci non ci sono più, si moltiplicano i miliardi.
Amen.

 
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25 gennaio: giornata nera per la "Casta" frusinate e non solo

Arrivo forze dellordine 25gen17 SafSotto sequestro la Saf di Colfelice e la discarica di Cerreto. Sigilli ad altri nove impianti di trattamento tra Frosinone e le province di Latina e Roma, 31 gli indagati con accuse che vanno dal traffico di rsu alla truffa aggravata, dalle violazioni ambientali alla frode. Questa la maxi indagine della DDA. Sotto la lente degli inquirenti l'intero ciclo dello smaltimento.
Già nel dicembre 2015 un'interrogazione a risposta scritta (mai arrivata) dei Deputati Beatrice Brignone e Luca Pastorino del gruppo "Misto-Alternativa libera-Possibile" aveva sollevato i problemi ambientali e gli illeciti presenti nell'area del Frusinate oggetto del sequestro attuale. Nessuno rispose.

Andiamo con ordine seguendo la cronaca de L'Inchiesta della giornata del 25 gennaio

 

da linchiestaquotidiano.it - FRUSINATE - Dalla mattinata odierna i militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Frosinone, coadiuvato dal Gruppo Carabinieri Forestale di Latina e Gruppo Carabinieri Forestale di Roma, nonché dal Comando Provinciale Carabinieri di Frosinone, dal NOE di Roma e dalla sezione di P.G. della Procura di Cassino, hanno eseguito due decreti di sequestro emessi dal GIP del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, nei confronti di 10 impianti di trattamento rifiuti e una discarica per rifiuti non pericolosi, e di un decreto di perquisizione emesso nei confronti delle stesse aziende, di laboratori di analisi e di 25 indagati ai quali sono contestati, a vario titolo, i reati di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e violazione di prescrizioni AIA. Le indagini, condotte dal Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri Forestale di Frosinone, con la collaborazione della sezione di P.G. della Procura di Cassino e la Polizia Provinciale di Frosinone, iniziate presso la Procura della Repubblica di Cassino e trasmesse alla Procura di Roma per competenza, riguardano 31 indagati e ipotizzano l’esistenza di un traffico illecito di rifiuti che coinvolge aziende che smaltivano rifiuti ritenuti pericolosi presso una discarica per rifiuti non pericolosi, nonché l’esistenza di una truffa aggravata e frode in pubbliche forniture per il mancato trattamento di rifiuti solidi urbani.

I possibili reati su cui si indaga

In particolare due sono i filoni investigativi. Il primo ipotizza che 10 aziende di trattamento rifiuti avrebbero conferito alla discarica per rifiuti non pericolosi situata nella provincia di Frosinone ingenti quantità di rifiuti pericolosi, declassificati come rifiuti non pericolosi. Ossia, secondo quanto accertato dagli inquirenti, i rifiuti, classificati con codice CER (Codice Europeo Rifiuti) a “specchio”, per essere ritenuti non pericolosi avrebbero necessitato di analisi di laboratorio esaustive e tali da escludere la pericolosità degli stessi. ARPA LAZIO e il CTU nominato dalla Procura di Roma hanno invece accertato che tali rifiuti non sarebbero stati esaustivamente analizzati, che non sarebbero potuti essere classificati come non pericolosi bensì come pericolosi. La “declassificazione” dei rifiuti da pericolosi a non pericolosi avrebbe consentito - come si legge nel lungo e corposo comunicato stampa emesso dalla DDA di Roma - alle società di smaltire ingenti quantità degli stessi presso la discarica, non abilitata alla gestione di rifiuti pericolosi, con il conseguimento di enorme profitto derivante dalla differenza dei costi di smaltimento, ben superiore relativamente ai rifiuti pericolosi. Un apporto significativo e determinante sarebbe stato dato dai responsabili dei laboratori di analisi che avrebbero stilato i rapporti di prova non esaustivi, necessari per declassificare i rifiuti. Un secondo filone d’indagine, invece, riguarda il recupero dei Rifiuti Solidi Urbani da parte della società pubblica SAF SPA, alla quale vengono conferiti tutti i rifiuti provenienti dai comuni della Provincia di Frosinone.

Le società sequestrate sono state affidate ad amministratori giudiziari

Le verifiche della P.G., in base alle conclusioni dei consulenti nominati dalla Procura di Roma, ipotizzano un presunto scarso e/o inefficace trattamento dei rifiuti urbani, sia indifferenziati che differenziati. A causa di ciò si sarebbe determinata una maggiore quantità di rifiuti conferiti alla discarica (con conseguenti maggiori costi di smaltimento da parte della società pubblica), nonché l’emanazione di cattivi odori derivanti dalla scarsa bio-stabilizzazione e, infine, una maggiore produzione di percolato. Ciò ha determinato anche l’attribuzione di errati codici CER ai rifiuti gestiti. In riferimento alla produzione di compost, i consulenti della Procura di Roma ritengono che la SAF avrebbe recuperato una parte insignificante dei rifiuti organici provenienti dai comuni della provincia di Frosinone, che invece avrebbero pagato un corrispettivo alla SAF proprio affinchè tali rifiuti venissero recuperati. Per tale motivo si ipotizzano, di conseguenza, i reati di truffa aggravata e frode in pubbliche forniture a danno degli stessi comuni conferenti. Il profitto conseguito dalle citate società attraverso le presunte attività illecite ammonterebbe a più di 26 milioni di euro, ed è stato oggetto di sequestro con i decreti in corso di esecuzione.

Le società sequestrate sono state affidate ad amministratori giudiziari, deputati alla gestione delle aziende, assicurando che il ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani non si interrompa.

 

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L'arrivo delle forze dell'ordine in un video dei Carabinieri

 

 

 
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