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TARI. Aumenti in tutto il Lazio

Cittadinanzattiva minCittadinanzattiva Comunicato - Rifiuti: 325€ la spesa media a famiglia nel Lazio nel 2019, rispetto ai 300€ di media nazionale. I nuovi dati dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva

300 euro, a tanto ammonta in media nel 2019 la tassa dei rifiuti nel nostro Paese, con differenze territoriali molto marcate: la regione più economica è il Trentino Alto Adige, con 190€, la più costosa la Campania con 421€.
Catania il capoluogo di provincia più costoso (504€ e un aumento del 15,9% rispetto al 2018), Potenza il più economico (121€ e un decremento del 13,7% rispetto al 2018)
Analizzando le tariffe dei 112 capoluoghi di provincia esaminati, sono state riscontrate variazioni in aumento in circa la metà, 51 capoluoghi; tariffe stabili in 27 capoluoghi e in diminuzione in 34. A Matera l’incremento più elevato (+19,1%), a Trapani la diminuzione più consistente (‐16,8%).
A livello di aree geografiche, i rifiuti costano meno al Nord (in media 258 euro), segue il Centro (299 euro), infine il Sud, più costoso (351 euro).

Nel Lazio la media è di 325€ a famiglia, ma si passa dai 378€ di Roma ai 269 di Viterbo, dove si registra un incremento del 10,1% rispetto al 2018. Per quanto riguarda la raccolta differenziata, si va dal 15,2% di Frosinone ai 52,5% di Viterbo.

Più di due famiglie su tre (precisamente il 68,2%) ritengono di pagare troppo per la raccolta dei rifiuti: la percentuale sale all’83,4% in Sicilia, segue l’Umbria con l’80,2%, la Puglia con il 79,1%, la Campania con il 78,4%.
Solo il 60% delle amministrazioni comunali o delle aziende che gestiscono il servizio ha elaborato e reso disponibile la Carta dei servizi. Solo due su tre indicano il tipo di raccolta effettuata, la metà esplicita la frequenza con cui è effettuata. E al cittadino è ancor meno dato a sapere con che frequenza vengono igienizzati i cassonetti (lo indica appena il 47% delle Carte), pulite le strade (37%) o svuotati i cestini per strada (25%).
E’ questo il quadro che emerge dalla rilevazione dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, disponibile online, gratuitamente dietro registrazione, sul sito www.cittadinanzattiva.it. L’indagine sui costi sostenuti dai cittadini per lo smaltimento dei rifiuti in tutti i capoluoghi di provincia prende come riferimento nel 2019 una famiglia tipo composta da 3 persone ed una casa di proprietà di 100 metri quadri. Tutti i dati su tariffe, agevolazioni, qualità e tutela, per singolo capoluogo di provincia, sono disponibili sulla piattaforma interattiva INFORMAP al link www.cittadinanzattiva.it/informap. Da oggi online le informazioni sul servizio di gestione dei rifiuti, a seguire sugli altri servizi pubblici locali: trasporti, acqua.

La rilevazione è realizzata nell’ambito del progetto “Consapevolmente consumatore, ugualmente cittadino”, finanziato dal Ministero dello Sviluppo economico (DM 7 febbraio 2018).

Roma, 20 novembre 2019

 

Tari 1 min

Fonte: Cittadinanzattiva – Osservatorio Prezzi&Tariffe, Novembre 2019

 

Tari 2 min

Fonte: Cittadinanzattiva su dati ISPRA 2018

 

Tari 3 min

Fonte: Cittadinanzattiva – Osservatorio Prezzi&Tariffe, Novembre 2019 (clicca sull'immagine per ingrandirla)

 

 

 Cittadinanzattiva onlus – Ufficio stampa

+390636718.302‐.408 3483347608‐3483347603

www.cittadinanzattiva.it

 

 

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Intelletuali di tutto il Mondo unitevi

massimo cacciari 350 minArticolo di Massimo Cacciari - Non ho vissuto l'età dei totalitarismi, l'età della morte del pensiero critico ma oggi più che mai posso considerare quanto sia pericoloso il sonno della ragione. Nell'età del ritorno dei Malvolio di montaliana memoria un semplice prendere le distanze non può bastare, non è più possibile una "fuga immobile" anzi può rappresentare una scelta immorale, un disimpegno colpevole.Oggi non è più tempo di tacere, è tempo di prendere una posizione perché ogni esitazione potrebbe mettere a rischio le grandi conquiste culturali del secondo dopoguerra. La cooperazione internazionale, la democrazia, l'integrazione, la tolleranza non possono essere valori negoziabili.

Quello che maggiormente preoccupa non è il ristretto e circoscritto disegno politico di Salvini ma la constatazione dei consensi numerosi che colleziona, non è di Di Maio, che mi preoccupo e del suo serbatoio di voti "protestanti" ma la constatazione che la protesta sinistroide abbia consegnato il paese ad una destra becera e livida e che una larga fetta anche di intellettuali non si sia resa ancora conto che si è prostituita alla peggiore delle destre, non a quella progressista e europeista ma alla destra razzista e violenta di Salvini. Ad una destra incapace di cogliere i segni del tempo, incapace di progettare un mondo di uomini in grado di vivere insieme pacificamente nella consapevolezza che ogni vero progresso raggiunge la sua pienezza col contributo di molti e con l 'inclusione di tutti, seguendo l'insegnamento terenziano alla base della nostra cultura occidentale: "Homo sum humani nihil a me alienum puto".

Appartengo al mondo della formazione, sto, pertanto, in trincea a contatto con una generazione vivace, intelligente, elettronica e "veloce" che "vivendo in burrasca" rischia di precipitare nel baratro dell'indifferenza o, nella peggiore delle ipotesi, dell'intolleranza, dell'aggressività pericolosa e ignorante.
Questi stessi giovani, invece, meritano di essere salvati, meritano una cultura in grado di coniugare pathos e logos,una cultura che percepisca l'uomo come fine e non come mezzo, che consideri l' "altro da sè" una risorsa importante giammai una minaccia .
Nell'età delle interconnessioni non c 'è niente di più assurdamente anacronistico dei muri e dei silenzi colpevoli. È solo nelle DIVERSITÀ che si può cogliere il vero senso della BELLEZZA e l'essenza di un impegno costruttivo che non è mai discriminante ma sempre inclusivo, totalizzante e interdipendente.

Non è neanche questione di destra o di sinistra , di rosso o nero ma il problema è, soprattutto, di carattere culturale. La vera emergenza è quella di costruire un argine contro ogni forma di populismo, contro la xenofobia, contro i nuovi razzismi in nome di una società civile che riparta dall'UOMO, non prima dall 'uomo Italiano , nè come in passato, prima dall'uomo della Padania ma dall'UOMO in quanto umanità. È necessario che in ogni campo sia politico che economico, culturale e sociale non si perda mai di vista l'uomo, la sua dignità, il suo inestimabile valore e, al di là di ogni faglia e filo spinato, lo si consideri il fine ultimo di ogni progetto.

Intelletuali di tutto il Mondo unitevi, c'è molto da fare, a partire dalla formazione scolastica. Se uniti si costituirà una forza inarrestabile, la forza della cultura, la sola che possa costituire un argine autentico contro la deriva pericolosa del populismo e della miseria, principalmente di quella della mente.

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Tutto di corsa ad Anagni

M5S logo mindi Fernando Fioramonti - Non è la prima volta che accade, la scorsa volta fu la delibera consiliare sulla diffida a Macchitella e la richiesta di un Pronto Soccorso, ma la scusante fu l’urgenza e la straordinarietà. Adesso invece a 48 ore di di distanza viene convocato il consiglio comunale in sessione ordinaria pubblica urgente il cui unico punto all’ordine del giorno è: approvazione del bilancio consolidato relativo all’esercizio 2017 del comune di Anagni. Non solo, la commissione Bilancio è stata convocata con 24 ore circa di preavviso. Un argomento così importante come il bilancio consolidato, che portò alla caduta della vecchia amministrazione, può essere discusso così in fretta?

La scusa che il comune ha carenza di dipendenti e che tanto c’è il parere favorevole dei revisori dei conti a mio avviso non regge. Questo è un obbligo di legge che si deve fare ogni anno, qual è il problema a programmarlo con tempo? Perché i documenti che non sono pochi, con tutti i riferimenti di legge, li dobbiamo studiare di corsa? Questi erano i metodi contestati alla vecchia amministrazione, niente niente è rimasto tutto uguale a prima? Anche perché molti della vecchia maggioranza sono oggi in questa nuova.

Quindi se volete dare un segnale diverso cominciate da queste piccole cose.

 

 

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Me piace tutto de te...

passeggiata degli innamorati 350 260 min"te ricordi quanno se semo conosciuti"

 

aho te ricordi quanno se semo conosciuti?...
de me te t'hanno dette de tutti i colori..
delle cose erano pure vere...io sto stato un poco di buono..
nella vita mia n'ho fatte de cavolate...
eppure grosse....
ma mo sei arrivata tu....non lo so che m'hai fatto..ma
quando parlo e penso a te er core me batte come un matto...
pensavo d'esse vecchio pe innamoramme...
invece dicevo na cavolata....
ed il core me se riaperto con una ventata....
pe me so sensazioni nove...
te ricordi che non to volevo di'...
si non to volevo di che me so innamorato...
ma poi tu m'hai insegnato che si lo dicevo me sentivo liberato...
da quanno sei arrivata si...me so innamorato...ti amo min
me so innamorato de te...
me piace tutto de te...
l'occhi, li capelli,,,,tutto....
me sei entrata nel core....
e m'accorgo che te penso dalla mattina sino a che non more er sole...
ma poi quanno dormo me vieni pure in sogno....
e so sogni belli....
io e te che stamo insieme....e ammazza quanto semo belli!!!..
te amo....non ne posso fa a meno....

 

Roma 12 agosto 2018

 

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2017-2018. Il lavoro prima di tutto

IL lavoro è vitadi Ignazio Mazzoli - Il frastuono di una campagna elettorale senza tempo e senza misura sovrasta ignorandoli tanti avvenimenti quotidiani. Una babele di linguaggi ignora senza rimedio l’umanità dei tanti con i loro problemi e le loro difficoltà.

Il lavoro prima di tutto

Tante persone che resistono, come hanno fatto quei disoccupati di Vertenza Frusinate, con le loro famiglie, che il 20 dicembre a sera hanno voluto concedersi una pausa di serenità per rendere evidente a sé stessi e agli altri la soddisfazione per i risultati da loro raggiunti in questo 2017 che sta per finire. Infatti una dignitosa e consapevole lotta ha consentito di raggiungere risultati importanti e alleviare le sofferenze di centinaia di famiglie. Il 9 maggio scorso al Ministero del Lavoro Vertenza Frusinate seppe trovare la capacità per trattare una soluzione intelligente e utile a tutti i disoccupati italiani: la proroga della mobilità in un quadro di politiche attive per il lavoro. Un successo che ha meritato di essere sottolineato anche con la gioia di stare insieme allegramente.
Nel campo del lavoro, di chi lo cerca e di chi lo difende, questo risultato non si può ignorare. È il fatto positivo che contraddistingue questo 2017 del frusinate.

L’autunno da questo punto di vista, invece è stato portatore ancora una volta di cattive nuove: la chiusura repentina, imprevista e immotivata della Ideal Standard di Roccasecca, azienda che produce sanitari di alta qualità e con i conti in attivo. 500 famiglie senza futuro. Prima ancora c’era stato presso la FCA di Marchionne a Piedimonte San Germano il licenziamento di 537 precari rei soltanto di “beneficiare di lavoro somministrato” e quindi destinati a vivere nell’incertezza (così sembra a qualche commentatore (anche sindacalista) di questa vicenda, che cerca di giustificare il comportamento dell’azienda.

Ma il 2017 è stato anche tanto altro. Per chi ha a cuore il lavoro sancito dall’art. 1 della Costituzione è stato anche l’anno del “referendum negato” sui diritti del lavoro, in particolare sulla cancellazione dei voucher promosso dalla Cgil. Il Governo temendo un’altra valanga (come i NO) di voti popolari contro di lui, ha abrogato i cosiddetti “buoni lavoro”, introdotti nel 2003 con la legge Biagi. Punto. Tutto risolto? Neanche per sogno. I voucher, infatti, sono ancora nell’occhio del ciclone. Dopo la cancellazione il caos. Nella fretta di “dribblare” il referendum fissato per il 28 maggio, non si sono fatti i conti con il “vuoto normativo” che si sarebbe aperto, generando una serie di proteste da parte di consulenti del lavoro e imprenditori.

Il 2017 è stato anche l’anno che ha reso evidente la crisi del lavoro qualificato nella sanità. Finanche Zingaretti sembra essersi accorto che se le esternalizzazioni da un lato hanno parzialmente contenuto i costi del personale, dall’altro ha comportato progressivamente l’aumento dell’acquisto di beni e servizi dovuti per garantire i livelli essenziali di assistenza. Bell’affare nell’interesse della sanità “privatizzata”! (la denuncia di UNOeTRE.it con gli articoli di Angelino Loffredi)

La disoccupazione è sottostimata

Al di là dei trionfalismi governativi il 2018 si avvierà con una «disoccupazione reale al 19,3%.» (?), molti analisti insieme ad Andrea Fumagalli accusano l'Istat di sottostimare il dato italiano sulla disoccupazione. Utilizzando definizioni di condizioni lavorative «del tutto inadeguate a cogliere l'attuale complessità del mercato del lavoro», cioè distinguendo arbitrariamente “inattivi”, “disoccupati”, “forze di lavoro potenziali” e “sottoccupati part time” (coloro che lavorano con un orario ridotto o ridottissimo), non possono oscurare che i senza lavoro in Italia sono 5 milioni. Non è pertanto possibile pensare che in Italia il tasso di disoccupazione sia sottostimato rispetto a quanto registrato in Spagna, Grecia e negli altri paesi con un tasso di disoccupazione superiore al 20%, perché tutti seguono le stesse regole di calcolo!
Il 2017 è anche l’anno che mostra senza più veli e pudore la crisi della sinistra Italia in tutte le sue varianti. È grave assai averla riconosciuta e ammessa solo alla vigilia del voto del 2018. Una crisi evidente già dalla tornata elettorale dl 2012, sicuramente in provincia di Frosinone, è venuta rapidamente maturando fino ad esplodere nazionalmente con il voto siciliano di questo autunno e con l’aggressività sempre più esplicita delle frange estremistiche della destra estrema.

La crisi della sinistra

C’è qualcosa che non sembra interessare le forze di sinistra? Cos’è? La disattenzione al disagio sociale. Anzi la tendenza a negarlo dicendo che va tutto bene. Ora hanno anche scoperto “il rancore” per oscurare i problemi. Peggio ancora, si demonizza la protesta che fra l’altro è un diritto costituzionale. Le forze di sinistra con l’assillo di stare, ad ogni costo, al governo si sono fatte strappare di mano le “politiche sociali” dalla destra. Diritti civili, va bene, anzi benissimo, ma senza diritti sociali il danno è enorme. Pare che a sinistra abbiano abiurato la protesta. Chi dà rappresentanza politica oggi, nelle istituzioni, alla sofferenza, alle lotte? Estraniarsi dai movimenti logora il rapporto con la società. Questo avviene e questo è avvenuto in ossequio al pensiero unico neoliberista. È una deriva che impedisce alla sinistra di ritrovare la sua unità. L’ipotesi preelettorale di lista unica è fallita. Forse ci vorrebbe un’onesta e concreta autocritica degli errori commessi. C’è un popolo che si sente tradito. E non è solo quello della sinistra.

Il nuovo e il buono nascono dal movimento

È necessario vivere il movimento che nasce dai disagi per trovare le risposte adeguate con la società che soffre, senza offrire soluzioni combinate a tavolino che non rispondono ai reali bisogni. Non si può lasciare questa protesta alla destra!
Serve onestà intellettuale per cambiare una mentalità ipocritamente buonista a base di fair play che definisce populismo ogni richiesta generata da mortificanti bisogni. Ormai, questo atteggiamento, pervade anche gli strati della società che dovrebbero essere i più sensibili allo sviluppo delle intelligenze e della umanità solidale delle persone. C’è un’osservazione a cui non si può sfuggire.
Prima di oggi nessuna maggioranza di governo nazionale e regionale ha goduto di un’apertura di credito così ampia. Nessuna ha avuto tanta mano libera da parte dei sindacati anche quando vituperati e screditati.
Un esempio per tante analogie. Mai come in questi 5 anni della giunta Zingaretti abbiamo visto i sindacati confederali essere così cauti e poco combattivi verso il potere politico. Neppure nel 1975-77, nella Regione Lazio, le giunte di sinistra guidate da Maurizio Ferrara e Santarelli-Ciofi hanno goduto di tanta tolleranza. Ricordo un bell’articolo dell’8 febbraio 17 nel quale Donato Galeone scrive, su UNOeTRE.it, che anche i Vescovi riconobbero e condivisero durante gli anni '70 e ‘75 le azioni della CGIL-CISL-UIL in tanti mesi di intense “vertenze aziendali per il lavoro”.
E oggi? Che fine ha fatto l'autonomia sindacale italiana, che non è una gentile concessione di qualcuno, ma sta nei cromosomi dalla nascita di quello che genericamente si chiama movimento sindacale italiano, che precede nella storia la comparsa di tutti i moderni partiti del nostro paese?
2018? Affrontiamolo. Qui in provincia diamo un segnale di vitalità, raccogliamo tutte le firme necessarie per portare e far approvare in Consiglio Regionale la legge di iniziativa popolare per il “Reddito minimo garantito verso l’inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro”. Una scelta, una proposta frutto davvero di una realizzazione popolare che viene da qui, da noi frusinati.

 
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22 dicembre 2017

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Acqua: Refrigeri finge di cambiare tutto...

comitati acquapubblica regione lazio 350 260 mindi Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio - Riforma degli Ambiti Territoriali nel Lazio: Refrigeri finge di cambiare tutto... per non cambiare niente!
Erano tre anni che aspettavamo di vedere una proposta della Regione Lazio per la definizione degli Ambiti di Bacino Idrografico (ABI), entro i quali promuovere un rinnovato modello pubblico di gestione del servizio idrico integrato.

Sono, infatti, scaduti da tre anni i termini per l’attuazione della Legge regionale n. 5 del 2014 intitolata “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque”, legge di iniziativa popolare presentata da numerosi enti locali e comitati di cittadini e votata all’unanimità in Consiglio Regionale nel lontano marzo del 2014.

In questo arco di tempo non siamo stati a guardare, abbiamo sollecitato e stimolato ripetutamente la Giunta Zingaretti e l’Assessore Refrigeri, a cui è delegato il governo dell’acqua nel Lazio.

Dopo un anno dall’approvazione della L.R. n. 5/2014, preoccupati per il ritardo già accumulato, ci siamo sostituiti nuovamente all’amministrazione e abbiamo elaborato una proposta di legge attuativa regionale che includeva la delimitazione dei nuovi Ambiti, in sostituzione degli attuali e inefficaci Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), e la definizione della Convenzione di cooperazione tipo, attraverso la quale organizzare il nuovo servizio idrico integrato.

Tale proposta è stata raccolta e sottoscritta da diversi Consiglieri regionali di maggioranza e opposizione e presentata ufficialmente al Consiglio (P.d.L. n. 238/2015). Da allora non è stata mai discussa e nemmeno calendarizzata perché doveva essere prima osservata dalla Commissione Ambiente che, fuorviata dai messaggi che arrivavano dalla Giunta, è rimasta in attesa di una contro-proposta della Giunta stessa da confrontare e discutere contemporaneamente. Ciò non è mai avvenuto.

Iniziative pubbliche, incontri con l’Assessore, presidi in Regione, proteste, mobilitazioni, comunicati stampa e tanto altro non hanno avuto grandi risultati finora e temevamo quindi di non vedere ormai più il completamento del quadro normativo prima delle imminenti prossime elezioni regionali.

Ci abbiamo riprovato comunque nel corso dell’ultimo Consiglio Regionale di novembre dove, di fronte all’ennesimo tentativo di sviare e perdere altro tempo, abbiamo minacciato di rioccupare la sede consiliare. Ci ha convinto a soprassedere l’invito di Refrigeri ad un nuovo incontro tenutosi qualche giorno dopo, il 1° dicembre.

In questo appuntamento la Giunta Zingaretti ha “scoperto” finalmente le carte, mostrando una proposta di 6 ambiti, 5 dei quali molto simili agli attuali ATO, mentre il 6°, a cavallo tra le provincie di Roma e Frosinone, collega artatamente i Simbruini ai Colli Albani.

Bene, ci siamo detti subito, almeno abbiamo sventato il tanto temuto ATO unico che in altre regioni d’Italia ha spianato la strada alle multinazionali che dall’acqua traggono immensi profitti in cambio di servizi di qualità inadeguata e con costi sproporzionati per i cittadini, esautorati da ogni potere di controllo, così come gli enti locali.

Guardando bene la proposta ci siamo resi conto però della evidente inosservanza dei principi stabiliti dalla Lr n. 5/2014 per la definizione dei nuovi ambiti. Manca infatti quel collegamento forte con i bacini idrografici, unico modo per garantire una reale tutela e gestione sostenibile della risorsa idrica che nell’estate passata abbiamo ancor più compreso quanto sia preziosa.

La proposta che ci è stata illustrata addirittura taglia i bacini idrografici, in particolare l’Aniene, con il tranello dell’ATO 6, e il Sacco. Per entrambi, i comitati locali si sono spesi fortemente in questi anni per arrivare ad un’autonomia rispetto agli attuali ATO, con un dispendio di energie che questa proposta vanifica in pieno.

La nostra Proposta di legge (Pdl n. 238/2015), che delineava 19 ambiti, non è stata minimamente presa in considerazione, né dal punto di vista della pluralità degli ambiti né della loro geometria. Ci aspettavamo un numero di ambiti inferiore, ma quanto meno risultante da un accorpamento ragionato dei nostri 19 ambiti. Nulla da fare, hanno probabilmente prevalso gli interessi sullo sfruttamento dell’acqua piuttosto che quelli della democrazia, della partecipazione e della sostenibilità.

Sarà forse per questo che la proposta di Refrigeri e della Giunta Zingaretti continua a chiamare i nuovi ambiti con la sigla ATO invece che ABI, rimettendo in extremis ai Sindaci la possibilità di cambiarla ben sapendo che non sarà possibile convocare 378 consigli comunali entro dicembre?

A che gioco sta giocando la giunta Zingaretti?

Ormai la legislatura Zingaretti volge al termine e sul fronte ambientale, in generale, e dell’acqua, in particolare, non si sono fatti quei passi in avanti che si promettevano in campagna elettorale e nei primi mesi di governo. Anche il nuovo Piano di Tutela delle Acque della regione, adottato un anno fa, non riesce a vedere la sua approvazione definitiva e nemmeno momenti di confronto pubblico.

Eppure, la sua concreta attuazione comporterebbe la possibilità di eliminare le tante forme di inquinamento ancor oggi presenti e di sanare le insostenibili modalità di sfruttamento e utilizzo dell’acqua, in gran parte derivata senza concessione come nel caso del Peschiera-Le Capore, che non tengono conto delle quantità di risorsa a disposizione e dei bilanci idrici. Obiettivi che passano per forza anche per la gestione dei servizi idrici, ma che evidentemente hanno dei costi che i gestori dei servizi non vogliono sostenere, per non vedere ridotto il loro tornaconto.

La Giunta Zingaretti vuol far finta di cambiare qualcosa, non cambiando proprio nulla in realtà, anzi peggiorando una crisi idrica che non può certo essere definita una “calamità naturale”, ma solo l’effetto di una incapacità gestionale dettata da inadempienze amministrative, forse volute per favorire ben altri interessi.

I cittadini del Lazio sapranno attribuire stavolta le vere responsabilità.

Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio

 
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«Quelli delle schiene dritte devono impegnarsi prima di tutto a favore del lavoro»

soniasirizzotti 350 260da L'Inchiesta, conversazione con Sonia Sirizzotti - «Mi chiedo schiena dritta rispetto a cosa? Un funerale farsa? Lo scandalo è un funerale pacchiano o la connivenza silenziosa delle istituzioni che i fatti di Roma dimostrano? Vale a dire che la mafia è dentro le istituzioni silente non dando nell'occhio...»: così Sonia Sirizzolti, avvocato e dirigernte del Pd di Frosinone, a margine della proposta del sindaco di Ceprano, Marco Galli, che dalle nostre colonne ha lanciato un appello ad un fronte che unisca persone, appunta, dalla "schiena dritta" contro corrruzione e malaffare.
«Serviva un funerale per andare a consultare le assegnazioni delle case popolari - si chiedie polemica mente Sirizzotti -? Ci sono anche nella nostra città case sequestrate ai clan ma sempre lì abitàno. Ma veramente lottare significa legalizzare la prostituzione che è già legale in Italia - affonda la lama polemica Sirizzotti riferendosi anche all'intervista concessa al nostro fornaie dalla senatrice Spilabotte -? I numeri dimostrano che in Germania questa sorta di liberalizzazione della vendita del corpo è fallita, tra l'altro prendendo, con le dovute cautele, numeri e statistiche è emerso che in Europa vittime della tratta soma circa 270 mila. E nella classifica dei paesi coinvolti Germania e Paesi Bassi sono sempre ai primi posti. Tra la prostituzine legalizzata e la tratta c'è un legame "evidente". Per i trafficanti è facile scegliere un paese dove i bordelli sono legali.
ln Danimarca dove la prostituzione è stima depenalizzata nel 1999, lo stesso anno in cui in Svezia è diventato illegale comprare sesso, il numero delle vittime della tratta è quattro volte superiore a quello svedese, nonostante la popolazione totale sia la metà. La legalizzazione ha dato una forte spinta al settore. Sona stati aperti decine di bordelli e il paese è diventato una meta per i turisti del sesso. Ma questo mercato redditizio ha attirato anche i trafficanti di esseri umani, che però non finiscono mai in prigione poiché le ragazze sfruttate dichiarano sempre di fare le prostitute per libera scelta». Allora, qual'è la conclusione di Sonia Sirizzotti? «Stare con la schiena dritta richiede ben altro in una Provincia dove i disoccupati sono oltre 115mila - tira le somme -. La fame di lavoro genera criminalità e manovalanza per la mafia, la nostra provincia non è un'isola felice ed immune: fino ad ora è stata terra di investimenti e riciclo di capitali.
La nostra classe politica ha fallito tutte le grandi vertenze sono lì a ricordarlo. La schiena dritta parte dell'indviduare la "mission" della nostra terra». Secondo la dirigente dem, quindi, occorre prima di tutto «aiutare i nostri disoccupati con vera riqualificazione e non spendendo milioni di euro per corsi di ricostruzione unghie o cake designer.

Bellissima piuttosto l'inizitiva del comitato nato spontaneamente per promuovere la Vertenza Frusinate. La schiena dritta parte dal lavoro mettendo intorno a un tavolo tutti gli attori del territorio con buona pace delle sceneggiate che sì sono viste a Roma e che, posso assicurare, che con meno clamore mediatico ci sono state anche qui.
Andiamo a vedere le case popolari occupate abusivamente o assegnate a chi non ne ha bisogno - incita Sirizzotti -».
«Andiamo a vedere cosa c'è dietro le sale giochi che tante famiglie stanno rovinando. L'elenco è lungo, sono pronta a discutere se c'è qualcuno che vuole veramente ascoltare e dibattere all'interno del nostro partito», - conclude.

 

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PD essenzialmente diviso, intorno a cosa è tutto ancora da sapere

partito democratico bandiera350 250di Giuseppe Sarracino - No al "cannibalismo" del PD locale. Non comprendo la discussione sollevata da alcuni dirigenti della maggioranza del PD locale, intorno alle modalità di entrata nel partito dell'ex sindaco Marzi, essa rappresenta a mio avviso, la strada naturale per aderire, considerato le numerose correnti e sottocorrenti esistenti oggi nel PD.

Ormai da troppo tempo non si sceglie più di iscriversi al partito, per condividerne il suo programma, le sue idee, i suoi ideali, ma spesso si aderisci ad un'area o peggio ad un gruppo di persone. La questione quindi dovrebbe far riflettere sulla forma partito che "l'era renziana" intende costruire. I fatti di queste settimane circa le modalità di finanziamento poco chiaro di alcune correnti o il rapporto non sempre trasparente delle fondazioni con i più autorevoli esponenti del partito, richiedono una approfondita discussione e riflessione su come avviare una riforma della politica e dei partiti. Un partito come comunità di soggetti o una sorta di taxi dove ognuno può salire e scendere a seconda delle proprie convenienze.

Un partito che si riduce a macchina elettorale, che sceglie spesso in funzione della forza elettorale di chi aderisce e ne subisce tutte le conseguenze o piuttosto dove i propri iscritti hanno un ruolo non più marginale. A Frosinone non è mistero di nessuno, il PD è essenzialmente diviso, intorno a cosa è tutto ancora da sapere, in due parti le quali però si ritrovano uniti intorno a Renzi. In quest'ottica quindi l'ex Sindaco, seppure una risorsa importante, ha fatto la scelta di aderire ad una parte del PD, allo stesso modo di come a suo tempo alcuni consiglieri comunali scelsero di fare. Il tema dovrebbe riguardare tutti di come rendere più incisivo e più forte il ruolo di chi decide di partecipare alla vita del PD. Quindi sarebbe importante che i dirigenti del PD di Frosinone avviassero una seria riflessione sulla forma partito e su come avere un'organizzazione aperta e nello stesso tempo capace di dare ai militanti un ruolo che hanno largamente perduto, piuttosto che appassionarsi e divedersi intorno al ritorno dell' ex sindaco.
Giuseppe Sarracino
Comitato Direttivo – Circolo PD Frosinone

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Il lavoro prima di tutto - Dibattito a Ceccano

pcdi ceccano 350 260di Ignazio Mazzoli (video) – Davvero da non credere. In piena campagna elettorale una iniziativa in cui non si fa propaganda e non si chiede il voto da parte di un partito che comunque partecipa alle elezioni amministrative di maggio 2015 a Ceccano.
Sabato 21marzo alle 17,00 nell'Auditorium della Biblioteca comunale del comune Frabraterno il PCdI ha organizzato un dibattito confronto sul tema "Il lavoro prima di tutto" sotto la direzione di Antonietta Vasetti, Segretaria dell'organizzazione locale.
Molti, di ogni età, a seguire il lavori dell'incontro al quale erano presenti anche dirigenti provinciali di quel partito a partire dal Segretario provinciale Oreste della Posta.
E' stata l'occasione per far incontrare disoccupati, precari e giovani in cerca di occupazione. La qualità della trattazione del tema si è subito delineata dall'introduzione di Tiziano Ziroli che rappresenta immediatamente la questione lavoro come u problema di diritti e di dignità della persona. "Siamo in difficoltà, è vero, ma siamo teste pensanti e sappiamo capire che siamo disoccupati non per colpa nostra e tanto meno del destino". I suoi riferimenti sono precisi dall'iniquo accentramento della ricchezza a fronte del quale ci sono sterminate masse di incapienti e veri e propri poveri , alle legislazioni che si vanno affermando in cui il lavoro non è più un diretto come, invece, è riconosciuto dalla Costituzione italiana, ma è scaduto a merce da usare a piacimento secondo individuali ed egoistiche valutazioni.
Della Posta, dopo aver sottolineato la novità e la necessità costituite dalla volontà di ridare vita al Partito comunista, ha condiviso il terreno di confronto proposto da Ziroli, richiamando subito come nella scelta di Papa Francesco di fare santoManuela Maliziola e Federica Staccone il Cardinal Romero, ucciso dai servizi segreti Usa per il suo impegno a fianco dei deboli e dei poveri, c'è un segnale che dovrebbe riguardare tutte le forze politiche di progresso e non solo le chiese: "in questa fase un partito democratico e di sinistra non è tale se non sta dalle parte di chi soffre".In questa chiave ha sentito di dare anche l'adesione sua e del suo partito alla "Vertenza Frusinate" lanciata da questo nostro giornale, unoetre.it
L'ex sindaca Manuela Maliziola che ha preso subito dopo la parola ha svolto un lucido ragionamento, molto partecipato da lei stessa, partendo da come oggi ci sia un progressivo ma inesorabile ridimensionamento dei diritti del lavoro. Ha condannato con durezza come procede la demolizione dello "Statuto dei lavoratori" e ha messo in forte rilievo come oggi le istituzioni più vicine ai cittadini pur non avendo prerogative specifiche e funzionali ad affrontare queste emergenze devono costruire tutte le occasioni di solidarietà con chi è senza lavoro, Gino Rossialleviare le loro condizioni di difficoltà quotidiane e sapere costruire un solido dialogo con tutte le istituzioni che hanno potere per intervenire concretamente nella crisi impedendo che vengano meno ai loro compiti e doveri.
La voce di chi soffre e si sente diseredato si alza forte e appassionata con il volto di Gino Rossi, ex Videocon, non di Ceccano presente anche per sottolineare come la loro lotta non è divisibile e non diversa da quella degli altri stabilimenti, dei precari, di tutti i disoccupati, di chi cerca lavoro. Diritti e dignità nel suo dire si sono intrecciati continuamente. Nel ripercorrere i dieci anni di lotte contro lo smantellamento della Videocon data in mano agli indiani che l'hanno portata alla chiusura.
Anche lui tenace combattente, racconta di aver pianto ripetutamente di fronte alla perdita del lavoro, è passato dalla disperazione che ha colto tutti, alla ricerca continua della forza per continuare a cercare soluzioni anche quando un giustizia amministrata burocraticamente condanna al carcere chi ha protestato per difendere il suo lavoro, occupando una porzione di autostrada del sole.
Siamo all'assurdo che difendere un diritto diventa una colpa. Rossi non si limitato a raccontare il passato, ne ha descritto la solitudine, la distanza di istituzioni e di rappresentanti politici di questa provincia facendo nomi e cognomi, ricordando che spesso l'incoraggiamento è venuto da chi faceva il gesto più semplice, apparentemente impotente, ascoltare i loro bisogni, cercare con chi ha questi bisogni un risposta, una possibile soluzione, dimostrare di avere la voglia di ascoltarli quei lavoratori, di provare il dovere di fare un pezzo di strada insieme. E, con grande calore, inaspettatamente, ringrazia Manuela Maliziola. Una fra i pochissimi che ha trovato tempo e volontà per occuparsi di lavoratori.

VIDEO - Oreste Della Posta Segretario provinciale del PCd'I frusinate presenta l'iniziativa "Il lavoro prima di tutto" svolta a Ceccano i giorno 21 marzo 2015 nell'Auditorium della Biblioteca comunale e annuncia l'adesione sua e del suo partito alla "Vertenza Frusinate" lanciata dal giornale on line unoetre.it

Ceccano 21 marzo 2015

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Dire donna è dire persona, con tutto quello che comporta

femminismo 350 260di Alessia Lambazzi - Le celebrazioni possono avere spesso il ruolo delle grandi emozioni: arrivano violentemente, provocando così tanto frastuono da non poterle ignorare, per poi smettere di fare rumore, in modo
altrettanto naturale.
Dimenticare è nella natura dell'essere umano, ricordare può essere invece una scelta, una sorta di istituzione e credo che l'8 marzo sia proprio questo. E' bello che il mondo si fermi per un giorno a ricordare una battaglia, quella che la donna ha condotto e forse in alcuni casi
continua a condurre per affermarsi come individuo.
Risulta necessaria però, una riflessione sul termine battaglia. E' vero, infatti, che ognuno combatte la propria guerra personale, ma è altrettanto vera l'assurdità di dover lottare per affermarsi come persona. Viviamo in un mondo che ha imposto sin dalla sua creazione la superiorità dell'uomo, Eva prese vita dalla costola di Adamo.
Si afferma quella superiorità ingiustificata ogni volta che si pone l'uomo come soggetto e la donna come l'Altro. Addirittura la grammatica italiana sembra confermarla, tutte le volte che il genere maschile predomina su quello femminile. Ma questo mondo che sembra prestabilito, può essere cambiato da quella che dovrebbe essere la realtà delle cose: la donna non è l'altro, la donna è semplicemente altro e con diversi mezzi e capacità ha dimostrato di saper raggiungere ogni genere di traguardo raggiunto dall'uomo.
Troppo spesso la figura femminile risulta essere accostata a ruoli a volte scelti e a volte imposti dalla società: il ruolo di mamma, di compagna o di moglie. Sarebbe bello se oggi tutte le donne venissero celebrate per quello che l'8 marzo vuole effettivamente rappresentare: l'affermazione di se stesse come esseri umani aventi diritti, sogni, debolezze ed aspettative da raggiungere. Sarebbe altrettanto bello se ogni donna si spogliasse del proprio ruolo, si chiedesse se quel ruolo l'ha scelto davvero e che ogni uomo ricordasse che le donne non sono aggettivi che li completano ed
espandono il loro essere.
Dire donna è dire persona, con tutto quello che comporta.

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