fbpx
Menu
A+ A A-

Parole fascinose. Se scopri il velo resti deluso

rai mediasetdi Daniela Mastracci - La lingua della tv e dei giornali è fantasiosa e fascinosa. Ma il fascino nasconde menzogne, se non sempre, spesso. Nasconde verità che, dette nude e crude, farebbero inorridire, o almeno pensare. Ma se poi si impara a leggere il linguaggio della tv e dei giornali, si scopre il velo e non si torna più indietro. Basta decodificarlo una volta, poi più o meno la chiave di lettura ti rimane: buona per tante occasioni. E qui voglio partire dalle belle e favolose “riforme”, che ci porterebbero verso il “magnifico futuro, roseo, perfetto”. A leggere o ad ascoltare giornalisti e politici, sembra che basti dire “riforma”, perché il miracolo avvenga da solo. E poi strenuamente tutti a combattere per esse, da sinistra soprattutto, perché è di sinistra la riforma, no? Beh! a parte il fatto, non proprio trascurabile, che di sinistra sarebbe ben altro che riforma, ma vabbè, ci possiamo stare: Keynes non era proprio un rivoluzionario, no? Ma il punto è che oggi dire “riforma”, non è qualcosa di sinistra, perché le riforme che la pseudo sinistra intraprende, sono troykesche, altro che di sinistra! Sono all’insegna delle letterine di Bruxelles; sono genuflessioni alla Commissione Europea. Basta! per favore, davvero non se ne può più.
Fate l’analisi logica, semantica, sintattica; fate un bel confronto sinottico con gli articoli della Costituzione, e poi rivedete in profondità il termine “riforma” e capitene il significato. Un tempo la società era profondamente diseguale, e riforma voleva dire renderla eguale; era divisa in poveri e ricchi e riforma voleva dire limare, se non azzerare la diseguaglianza. Voleva dire scolarizzazione e analfabetismo e riforma era scolarizzare tutti; era salute per pochi e malattia per moltissimi, e riforma voleva dire salute per tutti...insomma farne l’elenco a che serve?
In poche ed efficacissime battute “riforma” voleva dire questo: “E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” (art. 3 della costituzione della repubblica italiana) E allora leggiamoci la Costituzione e troviamo là tutte le risposte. A cominciare dal suo primo articolo, dove si evince chiaro che il lavoro NON E’ MERCE. Quindi le riforme che lo trattano come tale, non sono riforme, ma Controriforme.

Il lavoro prima di tutto

Basta! col lusingare un udito sofisticato e un po’ narciso! A quell’udito gli dobbiamo svelare la verità, senza orpelli: e la verità è che stiamo tornando indietro, nel cammino verso la emancipazione di tutti e di ciascuno. Stiamo indietreggiando sui diritti, abbiamo dimenticato che tutti vuol dire tutti, senza esclusione di nessuno. E tutti abbiamo diritto allo studio, alla salute, all’opinione, all’associazione, all’espressione. Ma io devo dire che, per me, il primo diritto è, e resta, il Lavoro: senza lavoro non c’è dignità, non c’è possibilità di accedere a nulla, è negata a priori la possibilità della rimozione degli ostacoli, vista la mercificazione di tutto, la privatizzazione di tutto (vedi l’acqua niente affatto pubblica). Senza lavoro non c’è accesso alla cultura, alla crescita personale, ad una vita piena e aperta a sempre nuove scoperte. Senza lavoro non si hanno i mezzi per vivere, soprattutto. Senza lavoro si è “scarti sociali”, perché un mondo di merci nelle mani di pochi, ci è divenuto estraneo e lontanissimo, ne siamo fuori perché impossibilitati.

Parità di diritti soltanto sulla carta

Quale società di eguali e partecipata? Quale società di parità di diritti? Soltanto sulla carta, eguali, ma nella sostanza sempre più diversi, sempre più largiornali in edicola 350 260ga la cosiddetta “forbice” tra pochissimi ricchissimi e tantissimi poveri e poverissimi. Le riforme hanno portato a questo, e allora no grazie, quel futuro di cui tanto vi riempite la bocca, non mi interessa. Non lo voglio, e soprattutto non lo voglio per i miei figli, per i ragazzi che stanno oggi crescendo e che si trovano sulla soglia di un mondo che sa soltanto sfruttarli e ridurli al silenzio: tra voucherizzazione e scuola sempre meno scuola, perché sempre più un’anticamera per un mondo del lavoro che neppure esiste, sventagliato come prossimo venturo, ma del tutto assente dall’agenda politica di questa Italia, e di questa burocratica e finanziarissima Europa.
Allora non parliamo più di riforme, perché la parola sembra promettere cose buone per tutti, perché così era nel passato. Ma adesso promette precarizzazione e parcellizzazione, esclusione sociale, emarginazione. Promette poca partecipazione alla vita pubblica, e riduzione di spazi di democrazia. Tutto all’insegna di un potere che si è fatto estraneo rispetto ai cittadini, che sta altrove, lontano, quasi misterioso e fantastico. Governa con le parole inglesi di spred, spending review, jobs act, class action etc etc , ma governa dalle stanze segrete delle agenzie di rating e delle banche. Come ha fatto l’uomo a farsi governare dalle agenzie di rating? Che diavolo sono? dove sono? Che cosa misurano di noi altri, che stentiamo a campare?
Se Europa c’è, questa deve farsi carico di parole che sanno di cose concrete, e che sappiano guardare in faccia chi sta male. E poi l’Europa deve ricordare, soprattutto: se le borse governano il mondo, il mondo può crollare, come sta facendo, come ha già fatto. Senza la politica il mondo non si regge. Lo abbiamo già visto e sappiamo dove ha portato: con le Borse a picco, l’inflazione, la disoccupazione, ci abbiamo già avuto a che fare, specie noi, proprio qui, in Europa. Come si può abbandonare il mondo alle Borse, alle banche, a Moody’s, a JP Morgan, a Standard & Poor’s? In piedi Europa, ma in piedi con la Politica, quella che vede al di là dei conti, delle entrate e delle uscite, del pareggio di bilancio, dei parametri meramente economici.

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it

 

Leggi tutto...

Parole fascinose. Se scopri il velo resti deluso

rai mediasetdi Daniela Mastracci - La lingua della tv e dei giornali è fantasiosa e fascinosa. Ma il fascino nasconde menzogne, se non sempre, spesso. Nasconde verità che, dette nude e crude, farebbero inorridire, o almeno pensare. Ma se poi si impara a leggere il linguaggio della tv e dei giornali, si scopre il velo e non si torna più indietro. Basta decodificarlo una volta, poi più o meno la chiave di lettura ti rimane: buona per tante occasioni. E qui voglio partire dalle belle e favolose “riforme”, che ci porterebbero verso il “magnifico futuro, roseo, perfetto”. A leggere o ad ascoltare giornalisti e politici, sembra che basti dire “riforma”, perché il miracolo avvenga da solo. E poi strenuamente tutti a combattere per esse, da sinistra soprattutto, perché è di sinistra la riforma, no? Beh! a parte il fatto, non proprio trascurabile, che di sinistra sarebbe ben altro che riforma, ma vabbè, ci possiamo stare: Keynes non era proprio un rivoluzionario, no? Ma il punto è che oggi dire “riforma”, non è qualcosa di sinistra, perché le riforme che la pseudo sinistra intraprende, sono troykesche, altro che di sinistra! Sono all’insegna delle letterine di Bruxelles; sono genuflessioni alla Commissione Europea. Basta! per favore, davvero non se ne può più.
Fate l’analisi logica, semantica, sintattica; fate un bel confronto sinottico con gli articoli della Costituzione, e poi rivedete in profondità il termine “riforma” e capitene il significato. Un tempo la società era profondamente diseguale, e riforma voleva dire renderla eguale; era divisa in poveri e ricchi e riforma voleva dire limare, se non azzerare la diseguaglianza. Voleva dire scolarizzazione e analfabetismo e riforma era scolarizzare tutti; era salute per pochi e malattia per moltissimi, e riforma voleva dire salute per tutti...insomma farne l’elenco a che serve?
In poche ed efficacissime battute “riforma” voleva dire questo: “E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” (art. 3 della costituzione della repubblica italiana) E allora leggiamoci la Costituzione e troviamo là tutte le risposte. A cominciare dal suo primo articolo, dove si evince chiaro che il lavoro NON E’ MERCE. Quindi le riforme che lo trattano come tale, non sono riforme, ma Controriforme.

Il lavoro prima di tutto

Basta! col lusingare un udito sofisticato e un po’ narciso! A quell’udito gli dobbiamo svelare la verità, senza orpelli: e la verità è che stiamo tornando indietro, nel cammino verso la emancipazione di tutti e di ciascuno. Stiamo indietreggiando sui diritti, abbiamo dimenticato che tutti vuol dire tutti, senza esclusione di nessuno. E tutti abbiamo diritto allo studio, alla salute, all’opinione, all’associazione, all’espressione. Ma io devo dire che, per me, il primo diritto è, e resta, il Lavoro: senza lavoro non c’è dignità, non c’è possibilità di accedere a nulla, è negata a priori la possibilità della rimozione degli ostacoli, vista la mercificazione di tutto, la privatizzazione di tutto (vedi l’acqua niente affatto pubblica). Senza lavoro non c’è accesso alla cultura, alla crescita personale, ad una vita piena e aperta a sempre nuove scoperte. Senza lavoro non si hanno i mezzi per vivere, soprattutto. Senza lavoro si è “scarti sociali”, perché un mondo di merci nelle mani di pochi, ci è divenuto estraneo e lontanissimo, ne siamo fuori perché impossibilitati.

Parità di diritti soltanto sulla carta

Quale società di eguali e partecipata? Quale società di parità di diritti? Soltanto sulla carta, eguali, ma nella sostanza sempre più diversi, sempre più largiornali in edicola 350 260ga la cosiddetta “forbice” tra pochissimi ricchissimi e tantissimi poveri e poverissimi. Le riforme hanno portato a questo, e allora no grazie, quel futuro di cui tanto vi riempite la bocca, non mi interessa. Non lo voglio, e soprattutto non lo voglio per i miei figli, per i ragazzi che stanno oggi crescendo e che si trovano sulla soglia di un mondo che sa soltanto sfruttarli e ridurli al silenzio: tra voucherizzazione e scuola sempre meno scuola, perché sempre più un’anticamera per un mondo del lavoro che neppure esiste, sventagliato come prossimo venturo, ma del tutto assente dall’agenda politica di questa Italia, e di questa burocratica e finanziarissima Europa.
Allora non parliamo più di riforme, perché la parola sembra promettere cose buone per tutti, perché così era nel passato. Ma adesso promette precarizzazione e parcellizzazione, esclusione sociale, emarginazione. Promette poca partecipazione alla vita pubblica, e riduzione di spazi di democrazia. Tutto all’insegna di un potere che si è fatto estraneo rispetto ai cittadini, che sta altrove, lontano, quasi misterioso e fantastico. Governa con le parole inglesi di spred, spending review, jobs act, class action etc etc , ma governa dalle stanze segrete delle agenzie di rating e delle banche. Come ha fatto l’uomo a farsi governare dalle agenzie di rating? Che diavolo sono? dove sono? Che cosa misurano di noi altri, che stentiamo a campare?
Se Europa c’è, questa deve farsi carico di parole che sanno di cose concrete, e che sappiano guardare in faccia chi sta male. E poi l’Europa deve ricordare, soprattutto: se le borse governano il mondo, il mondo può crollare, come sta facendo, come ha già fatto. Senza la politica il mondo non si regge. Lo abbiamo già visto e sappiamo dove ha portato: con le Borse a picco, l’inflazione, la disoccupazione, ci abbiamo già avuto a che fare, specie noi, proprio qui, in Europa. Come si può abbandonare il mondo alle Borse, alle banche, a Moody’s, a JP Morgan, a Standard & Poor’s? In piedi Europa, ma in piedi con la Politica, quella che vede al di là dei conti, delle entrate e delle uscite, del pareggio di bilancio, dei parametri meramente economici.

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it

Leggi tutto...

I tempi del SI e del NO in Tv

votoNO 350 260Redazione - Pubblichiamo un monitoraggio dell'agcom.it su "Il Referendum Costituzionale nei Tg e negli Extra-Tg" sui tempi di parola nei Telegiornali e negli Extra-Tg dei gruppi: Rai, Mediaset, Cairo, Sky Italian durante il periodo: 15 aprile – 15 luglio, Proprio la fase iniziale della promozione di Matteo Renzi. Come si può leggera dal pdf, che si può anche scaricare, i tempi nono sono prprio paritari, ma forse nemmeno equilibrati. Giiudicate da soli voi che leggete.

Chi parla di arroganza forse non sbaglia.

Clicca sul link che segue

https://www.agcom.it/documents/10179/5139876/Dati+monitoraggio+15-07-2016+1470066868257/cf6de3c1-8768-42b9-b442-1d432eb0edd6?version=1.0

 

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it

 

 

Leggi tutto...

Destra e sinistra in tv

paolo del debbio 350 260di Stefano Balassone da Sciò Business, ilfattoquotidiano.it - Il lunedì sera, da quando il “populista” Del Debbio convive con l’”antipopulista” Severgnini, i mondi degli spettatori di Rete 4 e Rai 3 si sono arroccati riducendo al minimo gli scambi, i momentanei zapping, i brandelli di attenzione degli uni verso gli altri.
Il totale degli ascolti di Del Debbio (compreso fra il 6% e il 7% della platea) è superiore di circa il 50% a quelli di Severgnini (che oscilla fra il 4% e il 5%). Ma non è questa la differenza che conta, anche perché a spiegarla potrebbe bastare il fatto che Quinta Colonna ha radici molto lunghe ed è entrato nelle abitudini degli spettatori, mentre L’erba dei vicini è ancora una novità, per di più con aspetti inusuali rispetto al classico talk show politico-sociale.

Come si polarizzano destra e sinistra su Del Debbio e Severgnini

Quel che conta è invece la estrema polarizzazione delle due audience verso categorie di spettatori del tutto diverse. Numeri interessanti da osservare perché Quinta Colonna non è solo uno show per la tv, ma anche, con tutta evidenza, un prodotto politico, tant’è che Del Debbio, dagli e dagli, è lì che ha trovato un popolo ed è da lì che spiccherà, semmai, il volo verso qualche leadership. Del resto, ricordando la Polverini che emerse dalle spume di Ballarò, si sa che i talk show sono ottimi king maker, specie per gli occhi di destra. E parallelamente, la platea dell’Erba dei vicini, anch’essa molto definita, può suggerire qualcosa circa la composizione dell’Italia non-di-destra.
In breve, si proiettano in Del Debbio le femmine e i maschi al di sopra dei 65 anni, e fra questi sopra a tutti quelli che dimorano in Calabria e Abruzzo, regioni dove il programma raggiunge oltre il 9%. Severgnini invece si distribuisce abbastanza uniformemente tra le diverse età, mentre una qualche concentrazione di spettatori la trova in Lombardia e Veneto. Quinta Colonna spopola tra gli spettatori con licenza elementare, dove raggiunge quasi il 10%, ma da lì, man mano che cresce il titolo di studio, l’ascolto scende fino a ridursi al 2% fra i laureati. Proprio qui invece Severgnini supera l’8% (peraltro fra le licenze elementari riesce ad afferrare un dignitoso 3,2%).
Il dato più marcato lo si rileva prendendo in considerazione la scala sociale: qui Severgnini primeggia fra gli uomini e le donne che lavorano, nonché fra tutte le possibili élite. Mentre Del Debbio spopola fra i pensionati e fra le donne avanti con gli anni, nonché tra gli “anziani da osteria” (definizione non nostra, ma dei sondaggisti).
A farla breve, apprendiamo che la differenza che corre fra lo sguardo “da destra” e quello da “sinistra” si genera attorno agli spartiacque dell’inserimento social-culturale, che ti dà la possibilità di allungare lo sguardo al mondo, e del trovarsi appartati, che risucchia l’attenzione verso i problemi e le paranoie del quotidiano. Parola di auditel.

 

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it
Leggi tutto...

TV, giovani e sud seguono Papa Francesco

PapaFrancesco 350 260di Stefano Balassone - Con l'arrivo di Bergoglio in Vaticano l'audience del rito della Via Crucis è tornata a salire verso i cinque milioni e mezzo di spettatori medi e il 22% di share, come ai tempi di Giovanni Paolo II, quando però l'ascolto televisivo era assai meno disperso di oggi tra canali e canaletti più o meno a pagamento.
Quell'ascolto "medio" è il risultato di una decina di milioni di contatti personali, di durata variabile dai pochi minuti alla intera durata dell'evento. Al tirare delle somme, quel che conta è che ognuno degli spettatori che si sono affacciati è rimasto lì, senza fare zapping, mediamente per circa la metà della durata dell'intero appuntamento. Un indice di fedeltà assai elevato, che le trasmissioni in diretta di lunga durata (qui siamo all'ora e mezza) raramente raggiungono.
Sono spettatori, supponiamo, che per lo più non erano convenuti per assistere a uno spettacolo, sia pure religioso, ma per essere mediaticamente partecipi di una liturgia. Spettatori "motivati dal di dentro".
Proprio per la specificità motivazionale di questa audience viene da chiedersi di che tipo fossero fra i tanti, quelli che con Ratzinger la Via Crucis televisiva la disertavano e che con Bergoglio invece sono tornati a frequentarla. Come ai tempi di Wojtyla, e cioè ai massimi livelli visto che il Papa polacco quanto a mediaticità non doveva andare a lezione da nessuno.
Se si guarda all'età e al sesso degli spettatori, il flusso aggiuntivo attirato da Bergoglio rispetto a Ratzinger è costituito principalmente da giovani sotto i 35 anni, specialmente maschi e per lo più residenti al Sud.
Se approfondiamo il dato territoriale e andiamo a spulciare fra le Regioni osserviamo che le più meridionali fra le regioni del Sud, e cioè le isole, la Calabria e, particolarmente, la Campania, sono proprio quelle che registrano il maggiore incremento di presenze auditel da un Papa all'altro. Le altre Regioni registrano anch'esse un incremento di ascolti, ma non di entità tale da far pensare a una "rottura di atteggiamento" dovuta specificamente alla personalità del nuovo Papa. Come invece si rileva in alcuni dei territori più sofferenti del Paese, guarda caso quelli alle prese con la "spuzza" di mafia e camorra, cioè con la violenza di poteri di fatto e non di diritto.
Se poi guardiamo alle categorie socioculturali scopriamo che le élites più sensibili nel percepire i movimenti e le tendenze della società sono più attente alla personalità del Papa argentino, pur in un quadro di propensione più favorevole che si registra generalmente rispetto al predecessore.
Si, lo sappiamo, anche con l'auditel dovrebbe valere l'accorgimento di giocare con i fanti (TG, Quiz, Talk Show e serialità varie) e lasciare in pace i Santi. Tanto più che di questi tempi qualcuno potrebbe voler misurare la santità in base alla misura dello zapping attirato o subito. Noi fino a tanto non ci spingiamo e ci limitiamo, come il Tentatore, a porgere il dato a chi voglia decidere cosa dedurne.

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

Leggi tutto...

Maurizio Crozza, quando in tv ha successo la brevità

mauriziocrozza 350 260di Stefano Balassone - Crozza è, nel panorama della tv italiana, l'unico intrattenimento serale che, rapportato alle nostrane usanze di palinsesto, possa definirsi "breve": inizia alle 21.15 e alle 22.30 già volge al termine. In compenso, e proprio grazie alla sua brevità, è "denso" di lavoro: degli autori, dei tecnici e, va da sé, di Crozza e degli altri che vanno in scena attorno a lui. Una eccezione assoluta in un universo televisivo generalista che invece allunga e stiracchia a dismisura i programmi di prima serata e del pomeriggio. Insomma, da Crozza si addensa quel che gli altri sbrodolano.
È probabile che sia questo il segreto della tenuta degli ascolti di anno in anno, indipendentemente dalle maree auditel che hanno riguardato La7. Sì, nel 2010 e 2011 c'è stato anche per Crozza l'effetto "TG di Mentana" che metteva in evidenza al grande pubblico una rete fino allora poco osservata. Ed è da allora che gli ascolti hanno raggiunto la consistenza attuale, salvo fasi ancora più elevate all'epoca del Berlusconi pencolante Ma anche quando il TG di La7 ha smesso di trainare la rete per assestarsi su valori meno glamour, la platea di Crozza è restata pressoché invariati per quantità e composizione (salvo una certa accentuazione della componente maschile). Così, per esempio, a novembre del 2012 raccoglieva fra l'8% e il 9%. Esattamente come nell'ultimo venerdì. Ed entro le 22.30, mica a notte tarda dove i passeri dell'auditel tentano di passare per aquile.
Naturalmente un'ora di prodotto "di peso", tra testi, musiche, balli, orchestrali, capocomico e comprimari costa all'editore più che farne tre ore diluite. Ecco perché in Italia si finisce regolarmente a notte tarda. Ma l'attuale venerdì di La7 mostra che, sapendoci fare col palinsesto, la contraddizione si risolve. Perché lì, dopo lo show costoso, arriva Mentana a far tornare i conti economici della serata piazzando la chiacchiera d'attualità politica di Bersaglio Mobile, dove il tema è sufficientemente contiguo alla satira politica di Crozza da trattenere una discreta parte dei fan delle questioni di Renzi, Salvini etc, e gli offre una vera seconda serata, di quelle di una volta (parliamo degli anni '80 e dei primi '90) e non delle attuali destinate agli insonni.
Morale: se anziché puntare su programmi XXL per abbracciare lo spettatore dalla cena al sonno, si concentrano le risorse nella prima parte della serata, quando la concorrenza è maggiore, e si gioca d'astuzia nella parte seconda, i conti non sballano e il pubblico si fidelizza. Non da ultimo, si evita di ritrovarsi con una serqua di programmi "too big to fail", troppo lunghi ed invasivi per essere avvicendati, anche quando meriterebbero un lungo, senza voler dire eterno, riposo.

per Sciò Business, Il Fatto 24 marzo 2015

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

Leggi tutto...

Rai, gli esami non finiscono mai

raidi Stefano Balassone - Per la Rai il tempo fugge, viale Mazzini si dia una mossa. Non è tutto fermo, ma serve una svolta e la decisione, con la relativa responsabilità di scegliere fra lo star fermi o accelerare, spetta più all'azienda pubblica che a palazzo Chigi.

Non si può dire che per la Rai tutto sia fermo. Ad aprile, privatizzando (parzialmente) il parco torri e aprendo la partita organizzativa delle sedi regionali il governo, per la prima volta da trentacinque anni a questa parte, ha introdotto vero movimento nell'azienda pubblica.
Poi la stessa azienda ci ha messo del suo con il varo (nientepopodimeno) della (progressiva) unificazione delle testate ereditate dalle lottizzazioni degli anni '70. Con l'implicita conseguenza che d'ora in poi, altro che "pluralismo", il servizio pubblico dovrà, come accade altrove, scavare verso l'obiettività e la completezza, e su questi parametri dovrà confrontarsi con il giudizio dei telecomandi anziché delle lottizzanti commissioni di vigilanza.
Se con i tg si tocca il lato della "espressione" della politica, con tutte le relative ossessioni per la visibilità etc, (e non è cosa da poco avere aperto operativamente questo lato della constituency Rai), resterebbe ora da affrontare l'altro lato politico della Rai, quello dove il fatturato si misura in euro anziché in chiacchiere.
E parliamo ovviamente del meccanismo di garanzia che interessa Mediaset: il duopolio, il mostro un tempo dominante come il Tyrannosaurus Rex, che però con quel che accade fra pubblicità e web si va trasformando in un lucertolone. Sempre affamato, anzi di più, ma lucertolone. Qui i paletti spartitori ereditati dal passato sono due: 1) il tetto pubblicitario imposto alla Rai (che può trasmettere un quinto degli spot di Mediaset); la saturazione dell'etere free realizzata dal duopolio con sei reti generaliste e innumerevoli canalini più o meno tematici o microgeneralisti.
Posto che il governo stesso ha detto di voler procedere veloce con il rinnovo della concessione di Servizio pubblico, al punto da avviare già in questo settembre una ampia consultazione in vista del varo di un ddl per l'inizio del 2015, verrebbe quasi da dire: aspettate, non aggiungete questa carne al fuoco!
Ma poi ci ricordiamo che la industria della tv ha i suoi tempi, che la organizzazione dei palinsesti e le pianificazioni dei budget pubblicitari non ammettono brusche svolte; che si va a cicli annuali; che la stagione 2014-2015 è già praticamente andata e che a star fermi si rischia semplicemente di replicarla anche per il 2015-2016. Così, rinviando il tutto al post riforma, passeremmo un biennio a parlare e litigare, ma in un panorama industriale immobile, con lo stesso assetto delle reti Rai, con la dispersione delle risorse, la dequalificazione delle factory interne ed esterne, l'assenza dai mercati esteri, l'occupazione in crisi cronica sia dentro sia fuori dell'azienda pubblica.
Forse stavolta il buon senso delle cose da fare dovrebbe avere la meglio sul tradizionale buon senso dilatorio della politica. E la decisione, con la relativa responsabilità di scegliere fra lo star fermi e il darsi una mossa, sta più a viale Mazzini che a Palazzo Chigi.
Pubblicato su Europa del 2 settembre 2014

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

 

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

 

Io sostengo 1e3.it

 

Leggi tutto...

Come ti ammazzo il gattopardo in tv (e non solo)

alanfriedman 350di Stefano Balassone - D'Alema e Prodi, Monti e Renzi: dal libro alla televisione, Alan Friedman condisce un programma perpetuo che a prescindere dal materiale, funziona. 

Alain Friedman, nazionalità e lingua madre incerta, ma sicuramente non italiana, un giorno si è messo in giro, con operatore al seguito, per andare a trovare alcuni personaggi della politica italiana: D'Alema, Prodi, Monti, Renzi e altri, e chiedergli di questo e dell'altro mondo.
Siamo nella stagione calda, lo suggeriscono sia l'aria chiara sia la pelle scura degli intervistati. L'intesa, tassativa, con l'operatore è "riprendi sempre, riprendi tutto!": dai paesaggi nei pressi dell'appuntamento, come insight nella mente di chi li ha scelti per dimorarvi, al cordiale farsi incontro del padrone di casa; dalla casa da fuori alla casa di dentro, dagli animali ai vegetali.
Quando si passa al colloquio a dominare è il primo piano perché, come ciancica Friedman, s-vela il soggetto meglio di una radiografia. Infine, la conversazione ("riprendi tutto, anche le pause!"). Dopodiché si torna a casa e ci si affretta a taggare motti, espressioni, situazioni e affermazioni. Fra tutto quel ben di dio c'è di sicuro quello che, prima o poi, tornerà utile.
Cessata la stagione calda e raccolte tutte le "interviste" (in realtà una sterminata quantità di materiale all purposes) si scrive un libro che sarà pronto per la ripresa televisiva d'autunno, quando i talk show riaprono alle ospitate. Il libro è un buon pretesto, come si sa, con gli autori paghi di presentare al mondo il figlio stampato.
Ma Friedman ha una marcia in più, conosce i suoi polli e, oltre a rimasticare sul paralizzante trasformismo italiano (Ammazziamo il gattopardo) rinviene nel fresco archivio (vantaggi delle interviste a strascico) la chicca che fa la differenza, con Monti che "rivela" di essere stato pre-esplorato da Napolitano. In più, nascendo il libro dal video e non viceversa, la tv ospitante può esibire spezzoni di intervista che comprovano, manco fosse il test del Dna, l'assoluta veridicità del detto, confermando la nota affidabilità del famoso giornalismo anglosassone.
Bingo!: il libro va in vetta alle classifiche del venduto, meglio dei panettoni politici di Bruno Vespa, e avendo piazzato quell'arpione nella pancia della maggioranza di larghe intese, proprio mentre (le fortune bisogna sapersele cercare) il condannato Berlusconi comincia a intravedere la decadenza, se ne parla su tutti i giornali ("Ecco la prova del complotto" vs "Il segreto di Pulcinella"). Sicché, uno spezzone qui uno spezzone là, il buon Alain spunta davvero in tutti i talk show, compresa – ma non ne siamo certi – Barbara D'Urso.
E non è finita: perché, scavallata la primavera e giunti alle soglie della successiva estate, l'opera diventa un programma televisivo (in diverse puntate di un'ora ciascuna), che pare fresco di giornata perché i colori e le luci sono quelli della stagione più calda, gli intervistati sono abbronzati etc etc. Colori, luci, caldo e abbronzature dell'anno precedente, ma vanno benissimo per scampare all'effetto "fuori stagione".
Ieri sera è toccato a Massimo D'Alema, in versione campestre, circondato da molossi (o mastini o chissà, ma di certo non erano i fratelli di Dudù) dei quali mostrava alla camera ("riprendi tutto!") i denti particolarmente mordaci. Gli spettatori che sono stati al gioco (più alta la percentuale fra i laureati, molto più bassa fra i meno istruiti che già hanno problemi con la lingua, figuriamoci con la metalingua di Friedman) hanno resistito in media una dozzina di minuti. Che non è pochissimo data l'ora tarda e il contesto mediale tutto assorbito dalle imprese di Renzi e Pirlo.
Segno che la formula del moto comunicativo perpetuo, a partire da un materiale quale che sia, funziona. Per Friedman di sicuro..
@SBalassone

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it
Leggi tutto...

E' colpa della politica se la Tv perde spettatori?

rai mediasetdi Stefano Balassone - È il prime time a risentire particolarmente della fuga degli spettatori.
I canali tv, quale più quale meno, sono impegnati da una settimana a dare più spazio alla campagna elettorale ospitando, in regime di par condicio, i candidati delle varie formazioni. E non si può dire che il pubblico si affolli, posto che la platea di questi giorni pre-elettorali è la più ristretta rispetto ai corrispondenti giorni di maggio degli ultimi quattro anni.
Colpa della politica troppo ingombrante? La risposta è no, perché il pubblico se la sta squagliando in massa innanzitutto nel prime time, dove fra fiction, film e partite più o meno del cuore la politica non ha più spazio del solito. Qui nell'insieme mancano un milione e duecentomila spettatori rispetto all'anno passato, con la Rai che ne perde 1,5 milioni e La7 che scende di 400.000, persone che in parte si trasferiscono su Mediaset e la pay-tv mentre il grosso tiene chiuso il televisore perché ormai preferisce trastullarsi con tablet e computer oppure perché la crisi è davvero un po' meno crisi (alla faccia, direbbe il capo del governo, di «gufi e rosiconi») e ci scappa la pizza con gli amici.
Però, dentro il fenomeno più generale del restringimento della platea televisiva classica, si individua facilmente un contingente specifico sfuggito alla tv pre-elettorale.
Cominciamo dalla prova "a contrario" vedendo cosa succede dove sicuramente i candidati alle elezioni non sono mai comparsi (almeno speriamo) e cioè nel game show delle 19 (l'Eredità). Qui Raiuno anziché perdere guadagna share (+1,3%) e spettatori (+200.000) mentre Raitre, con i suoi Tg nazionale e regionali che dal tema delle elezioni sono ovviamente invasi, scende di parecchio (-2,2%, pari a -400.000 spettatori rispetto ai 2,3 milioni dell'anno passato.
Altro segno di distrazione dalla politica pre-elettorale: fra i Tg delle 20 siamo al riflusso verso i maggiori (Tg1 e Tg5) a spese del Tg7 (che scende di due punti), chedei tre è quello che della politica ha fatto la principale materia di racconto. E lo segue nella discesa, sia pure più contenuta, il successivo, politicissimo, spazio Gruber. Infine, a tarda sera, dove corre Porta a Porta, nonostante il boom d'ascolti di Grillo, Raiuno perde 1,7 punti di share che a quell'ora equivalgono a 200.000 spettatori in meno rispetto a 1,2 milioni dell'anno passato.
A trattenerci dal borbottare inquieti per questo comportamento del pubblico più disattento alle italiche sorti, può soccorrere ricordare che ieri sera, zappando ad ora tarda, ci si imbatteva in Alessandro di Battista (esponente di punta, anzi appuntito, di M5S) che auspicava gli elettori PdD a liberarsi dalle loro mal riposte fiducie, come alcolisti che dovessero smettere di pensare alla bottiglia. «Ce l'ha fatta Bush, potete farcela anche voi» sembrava dire per invitarli a condividere lo stato di grazia e verità che in lui da tempo si è installato.
E dunque il consiglio che ne viene è di cercare di chiudere il computer o di rientrare a casa più tardi, per non correre il rischio di essere molestati, in piena agora catodica, da altri salvatori di anime smarrite, quelle degli altri.
@sbalassone

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it
Leggi tutto...

Nel paese delle meraviglie (da Crozza alla riforma tv)

crozza-paese-meraviglie 400x275di Stefano Balassone - Il programma chiude con l'audience più elevata ma il suo pubblico è diminuito. Gli spettatori si spostano senza che l'auditel riesca ad accorgersene.

L'ultima puntata di Crozza è stata particolarmente efficace fin dall'inizio grazie all'idea, presa forse a prestito dal Makkox di Zoro (RaTre) della sera prima, del Berlusconi che, travestito da regina Elisabetta in visita a Napolitano, in stentato inglese propugna la grazia per l'amico Silvio. E quel che ha seguito con il trio Lega (Maroni, Bossi e Salvini) e con Razzi era all'altezza dell'incipit.
Puntualmente, l'audience è stata (10,4 per cento di share per 2,9 milioni di spettatori) la più elevata di quest'anno. Ma senza raggiungere, e la cosa si sta ripetendo di puntata in puntata, i livelli degli stessi giorni dell'anno passato (11,4 per cento di share per 3,4 milioni di spettatori).
Il pubblico si è stancato? Sta impallidendo una stella? No, sembra piuttosto che davanti alla tv ci sia quest'anno gente diversamente assortita. Rispetto al primo venerdì d'aprile dell'anno passato, gli italiani in casa a vedere la tv sono calati da 29,5 a 27,7 milioni.
Sappiamo che questo è un segno di uscita dalla crisi economica, ma impressiona che quelli che hanno scelto di passare la serata fuori casa abitino tutti nel Centro Nord (mentre al Sud il numero degli spettatori è rimasto invariato) e appartengano alla società medio-alta, ovvero alle componenti sociali che da sempre forniscono il maggior contributo alla audience di Crozza. E che, proprio perché bene o meglio stanti, posseggono in gran numero il decoder Sky che da la possibilità di registrare un programma e vederselo con tutto comodo dopo la bisboccia fuori casa.
Di questi comportamenti "programmati" e laterali rispetto al flusso dei palinsesti, l'auditel non riesce a tenere traccia e così proprio i programmi cercati con più intenzione dagli spettatori (al punto da registrarseli) ci rimettono nella conta degli ascolti. Equo nei confronti dei pubblicitari, perché chi vede una registrazione è pronto al fast forward che gli permette di non sorbirsi gli spot.
La conseguenza è che la tv generalista, spinta a trascurare i segmenti di pubblico che non si fanno trasformare in contatti pubblicitari, tenderà ad appassire ulteriormente riducendosi a tv-badante per i settori più scalognati della società. Un lager culturale. Sempreché non ci sia il colpo di reni, e che a partire dal ripensamento radicale del senso del servizio pubblico, non si trovi la via per fare, o ri-fare, della tv generalista il collante della società.
Obiettivo possibile, tant'è che altrove lo stanno perseguendo proprio mentre da noi ce lo stiamo perdendo. Ma che richiede un piglio riformatore che al confronto quello messo in campo per cambiare il senato pare un buffetto affettuoso.
@StefanoBalassone

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro.

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it
Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici