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Gli spettatori di Grillo e di Renzi, a Bersaglio Mobile

grillo-renzi 350In linea generale il premier, a osservare le caratteristiche del suo pubblico sembra avere saldamente conquistato l'attenzione del "popolo profondo".

Enrico Mentana ha ospitato a sette giorni di distanza nel suo Bersaglio Mobile prima Grillo, nella prima vera intervista concessa a una televisione italiana, e poi Renzi. La forma era molto diversa: Grillo, inquadrato su un surreale sfondo, rosso-moquette e con capigliatura non meno surrealmente a vello, non aveva altri interlocutori che lo stesso Mentana; Renzi era in collegamento da Palazzo Chigi dove tiene casa e bottega, ma sullo sfondo di un muro bianco (per evitare la nausea degli stucchi istituzionali, e chissà che fatica per trovare in quegli ambienti una parete che non sapesse di vecchio) e a colloquio con i giornalisti in studio. Più teatrale, per la forma del quasi monologo e per la messa in maschera dell'ambiente e del personaggio, il format di Grillo; più simile a tanti altri talk show la struttura narrativa della tarda serata con Renzi.
La intervista a Grillo ha richiamato quasi 1,8 milioni di spettatori, mentre Renzi nello stesso segmento orario ne ha arruolati 1,6 milioni. Ma la vera differenza la troviamo nella composizione del pubblico, dove il nocciolo degli spettatori per Grillo sono stati essenzialmente i maschi entro i 54 anni, mentre dai 55 anni a salire Renzi ha richiamato un pubblico addirittura più numeroso di quello di Grillo.
Freddezza dei più giovani nei confronti di Renzi? O elevato interesse nei confronti di Grillo? Oppure non è questione di età, bensì di condizione sociale, come farebbe pensare la densità nel pubblico di Grillo degli spettatori diplomati e laureati, che oggi vuol dire spesso precari e disoccupati. E se è così, e se il surplus di spettatori per Grillo può indicare il grado di "rabbia" del paese, converrà allora tenere particolarmente d'occhio le regioni dove la misura è stata maggiore, che sono il Veneto e la Campania (tanto per dirci che non è questione di Nord e Sud, tanto più che le regioni dove invece Renzi ha avuto più spettatori sono state il Piemonte e la Calabria).
In linea generale Renzi, a osservare le caratteristiche del suo pubblico sembra avere saldamente conquistato l'attenzione del "popolo profondo", dove prevalgono i pre-anziani e gli anziani, abbondano le licenze elementari, le femmine sono più numerose rispetto ai maschi. Sembra, in altri termini esercitare un qualche richiamo anche verso zone di elettorato che per mille ragioni, culturali e sociali, hanno sempre diffidato delle politiche della sinistra e spesso della politica tout court.
Ne risulta, che più chiara non si potrebbe, la differenza fra il "tutti a casa" grillesco e la "rottamazione" renziana: il primo, più che la fede nella cacciata dei reprobi, esprime la auto identificazione delle vittime, al limite dell'auto esilio. La veste narrativa più adatta ai tantissimi che, da anni cercano di una sistemazione che non arriva e si sentono come esiliati dal corpo sociale; la seconda sembra essere percepita come un riformismo molto spinto, che promette di raddrizzare la barca prima che l'imperizia dei vecchi marinai la porti a fondo. Così il profeta anziano offre a molti giovani l'invettiva con cui esprimersi: una rivoluzione senza azione. Per contro il rampante quarantenne offre la sua energia a quelli preoccupati che il Paese vada a fondo, e loro con esso. Una sorta di "rivoluzione per la rassicurazione" senza tracce di eversione sociale.
Sia per l'uno che per l'altro non sembra davvero contare alcunché quel che un tempo si intendeva per "destra" "centro" e "sinistra". Semmai ci volano sopra.

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Tutti (anzi no) da Grillo, venerdì sera

tgla7-skytg24-tg1-tg5-300x2251di Stefano Balassone - Tutti (anzi no) da Grillo, venerdì sera. Piemonte, Veneto, Toscana e Umbria sono state le più sollecite all'appuntamento, mentre le più scettiche, che si sono appena limitate a non diminuire rispetto alla settimana precedente, le ritroviamo tutte al meridione: Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria. L'intervista di Mentana era attesa, se non andiamo errati, come una prima assoluta perché fino allora Grillo era conosciuto solo nella forma della esternazione unilaterale, tipica del monologhista che è sempre stato in tv e a teatro.
E non è per caso che non riusciamo a ricordare, né dagli show degli anni '80 e '90 né dalle esibizioni teatrali (cui ci accadde varie volte di assistere, a pagamento, fintanto che non ci parvero ripetitive e monocordi) un solo scambio di battute con altri attori. Insomma Grillo sa fare benissimo, più di Travaglio e di Sabina Guzzanti, l'orazione che passo dopo passo, accostamento dopo accostamento, produce l'effetto della "suggestione", come se dalla bocca gli uscisse una composizione musicale, accantonando del tutto ogni approccio "dimostrativo". Può piacere e com-piacere anche molto, anche convincendo pochissimo. Esattamente come Berlusconi e, andando indietro nel tempo, Ronald Reagan.
L'attesa, o meglio la speranza, era di conoscere un altro Grillo, che sceso dal palco teatrale, e complice l'ora tarda che non si confà ai toni da comizio e ai do di petto teatrali, provasse a convincerci, a suon di argomenti. Abbiamo avuto invece l'unilaterale Grillo di sempre: perfetto per coloro a cui piace, superfluo per chi cerca dell'altro.
L'audience, e parliamo della intervista vera e propria e non delle glosse alla medesima affidate al successivo dibattito fra giornalisti, è stata vasta e crescente: eravamo 1,4 milioni nei primi cinque minuti e siamo arrivati a 2,1 milioni al ventesimo minuto, dopodiché, scomparso Grillo e iniziato il dibattito, abbiamo preso a discendere, ma non a precipizio.
Chi eravamo? Innanzitutto gente dei quartieri alti, benestanti e passabilmente colti, che sono arrivati a costituire un quarto del pubblico totale in luogo del decimo che ne rappresentavano la settimana precedente, quando l'attrazione, altro che Grillo, erano De Bortoli, Vespa e Freccero che si esercitavano attorno alla conferenza stampa di Renzi, quella con le slides.
Assai più contenuto è stato l'afflusso del pubblico "popolare", specie femminile, come se tra le signore Grillo fosse un deja vu, per non dire una specie di replica del Freccero della volta prima, magari di cilindrata maggiore, ma non diverso per natura e struttura. Ti diverti, ma non impari, e le signore, si sa, cercano l'utilità.
Piemonte, Veneto, Toscana e Umbria sono state le più sollecite all'appuntamento, aumentando anche di dieci punti il loro share, mentre le più scettiche, che si sono appena limitate a non diminuire rispetto alla settimana precedente, le ritroviamo tutte al meridione: Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria. Come accade anche alle apparizioni di Renzi. Del resto, curiosità a parte, per guardare Grillo serve una grande incazzatura e per seguire Renzi occorre una enorme speranza: nel cosiddetto Profondo Sud, a quanto pare, stentano sia l'una che l'altra. Brutto segno.

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