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Unione dei Comuni del Frusinate con una discussione larga

Provincia Frosinone 350 260di Ivano Alteri - La discussione sull’Unione dei Comuni del Frusinate non riesce a decollare, né fra gli addetti ai lavori né, tanto meno, tra i semplici cittadini. Nonostante i tentativi di alcuni, tra cui senz’altro Unindustria, il Psi, il presidente della Camera di Commercio ed altri, essa langue nel limbo delle cose che servirebbero, ma per le quali manca la determinazione necessaria a realizzarle. Probabilmente, c’è qualche limite da superare, oltre a qualche elemento da aggiungere; ma, ancor più probabilmente, forse vi è la necessità di inquadrare l’idea della città intercomunale in un ambito più ampio dell’attuale.

Un primo limite che, a nostro parere, è possibile individuare consiste, infatti, nell’aver ristretto la discussione ai soli otto sindaci interessati all’Unione; ossia, quelli di Frosinone, Veroli, Alatri, Ferentino, Supino, Patrica, Ceccano e Torrice (per la cronaca, fino ad ora solo i comuni di Frosinone e Supino hanno deliberato formalmente per l’Unione, mentre gli altri sono rimasti inoperosi, anche quelli i cui sindaci si sono espressi a favore). Ma l’Unione Comunale del Frusinate, in realtà, tratta della città capoluogo, non di una città qualsiasi; pertanto, dovrebbe essere l’intera provincia, l’insieme dei suoi comuni, dei suoi amministratori e dei suoi cinquecentomila cittadini, ad esprimersi e discuterne.

Un secondo limite riguarda proprio la distanza siderale che separa il tema in discussione da tutti i cittadini materialmente interessati. Ma questo è un errore antico, già presente nella stessa formazione del Paese, i cui fondatori furono costretti a dire, come si ricorderà, che dopo aver fatto l’Italia allora bisognava “fare gli italiani”; ma gli italiani si sarebbero fatti, più acconciamente, proprio facendo l’Italia... Così, ora si pretenderebbe di realizzare un grande progetto istituzionale locale, quel è l’Unione, senza la partecipazione di coloro che l’Unione dovrebbero popolarla e vivificarla.

Un terzo limite che individuiamo secondo il nostro modo di vedere, è la solitudine scientifica in cui è venuto a trovarsi il lodevole studio della professoressa Prezioso e colleghi, dell’Università di Tor Vergata. Esso avrebbe dovuto, dovrebbe, essere accompagnato da altri studi scientifici di pari valore riguardo i caratteri antropologici, sociologici, economici, storici, delle popolazioni autoctone, per comprendere i come e i perché dell’attuale condizione di disgregazione generale in cui versa il territorio, e porvi rimedio.

Un ulteriore limite, forse il più claustrofobico, è quello di aver discusso ed operato per la creazione dell’Unione dei Comuni del Frusinate per un nuovo capoluogo, senza aver prima riflettuto sul futuro dell’esistente istituzione della Provincia di Frosinone; e su questo limite riteniamo dovrebbe concentrarsi maggiormente l’attenzione. Più concretamente, esso richiederebbe un discorso a parte, che qui ci limitiamo a descrivere nei suoi tratti essenziali.

Infatti, se è vero che l’Unione riguarderebbe il capoluogo di provincia, è altrettanto vero che la nostra provincia è stata avviata all’estinzione istituzionale, con scelte frettolose poi bocciate da referendum popolare, compiute in nome di chimerici risparmi (ma risparmiare sulla democrazia e sulla governabilità dei territori, quando ci si riesce, non è mai stato un buon affare). In ogni caso, la Provincia è stata declassata a istituzione di secondo livello, con i suoi rappresentanti votati non più dai cittadini bensì dagli amministratori, e svuotata di molte sue prerogative, assegnate ad altre istituzioni sovraordinate. Ora che ci si è accorti della fallacia di tali scelte, e dopo la loro bocciatura venuta dalla diretta espressione popolare, forse sarebbe giunto il momento di riflettere su cosa debba essere la nuova Provincia di Frosinone, prima di discutere del suo capoluogo.

Certo, rifarla com’era non avrebbe molto senso, ma lasciare che si estingua per consunzione sarebbe una responsabilità davvero imperdonabile, ricadente su tutti noi suoi cittadini. Ed allora, bisognerebbe iniziare a dire che, alla luce della storia, la Provincia di Frosinone non è mai arrivata all’efficienza amministrativa, tanto meno all’efficacia, sin dalle sue origini. Ciò è dovuto ad un difetto costituente, consistente nell’aver accorpato due territori, quello del sud della ex Provincia di Roma e quello del nord della ex Provincia di Caserta, che allora rappresentavano le parti più povere delle rispettive province. Tale tara genetica ha condizionato pesantemente la sua storia fino ai giorni nostri. Ma sempre facendo riferimento alla memoria tramandata del passato, sappiamo che l’idea originaria della Provincia di Frosinone, quella definita il 6 dicembre 1926 con decreto del Consiglio dei Ministri presieduto da Benito Mussolini, per la verità non corrisponde affatto a quella che abbiamo oggi, definita invece dal Decreto Reggio del 2 gennaio 1927. La prima, infatti, comprendeva anche i territori dell’attuale provincia di Latina (circa), la seconda aveva invece subito l’amputazione dello sbocco al mare ad opera del re (per ragioni non ancora sufficientemente indagate dagli storici), con tutte le conseguenze, non solo di ordine economico.

Ci chiediamo, perciò, se non siano il caso e il momento, ora che siamo in fase di ristrutturazione di molti degli assetti del nostro Paese, di rivedere complessivamente anche quelli dei territori del Lazio meridionale, per dar loro una migliore struttura, una maggiore e migliore capacità di determinazione. In altre parole, se non sia il caso di ripensare l’intera Provincia di Frosinone, tornando alla sua definizione originaria, alla cui testa porre un nuovo capoluogo di provincia; appunto: l’Unione dei Comuni del Frusinate.

Abbiamo la convinzione che, così ridefinita, la discussione avrebbe maggiori probabilità di attecchire, e di arrivare magari a suscitare anche qualche chiacchiera da bar, che darebbe la netta sensazione di una cosa viva, concreta, partecipata; di certo con maggiori speranze di realizzare gli obiettivi annunciati.

Frosinone 12 ottobre 2019

 

 

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Unione Pugilistica Provincia di Frosinone pronta al decollo

GruppoUnione 350 260 minTommaso Cappella, Ufficio Stampa - Unione Pugilistica Provincia di Frosinone pronta al decollo. Le festività natalizie coincidono sempre con momenti di aggregazione e socialità specialmente nel mondo dello sport. Come nel caso dell'Unione Pugilistica Provincia di Frosinone. Sabato sera, presso il locale “Red Stone” di Via Giacomo Matteotti a Ceccano, gestito da Giacinto Iacobelli, cinque delle undici società affiliate si sono ritrovate per fare il punto della situazione e, per l'occasione, scambiarsi anche gli auguri per le festività di fine anno. Erano presenti, per la “Boxe Domenico Tiberia”, Massimo Tiberia, Domenico Del Brocco, Massimo Malizia, Simona Diana e l'avvocato Claudio Barletta, per la “Luigi Quatrini” di Castelliri, Raimondo Scala e Simona Napini, per la “Boxe Bucciarelli”, Giuseppe e Marino Bucciarelli, per la “Training Boking Cassino”, Giuseppe Tucciarone e per la “Pugilistica Venus” di Pontecorvo, Tony Mastantuono e Manuel Iannoni, nipote di Massimo, recentemente scomparso, e fratello di Gino il Mago, tra gli organizzatori della riunione pugilistica di venerdì scorso in Via Gaeta a Ceccano, nel corso della quale è stato ricordato con un minuto di raccoglimento. Presente anche Luigi Capogna, giornalista della rivista specializzata “Boxe Ring”.

Quella di sabato sera, come detto, è stata l'occasione per dare un ulteriore impulso circa il decollo definitivo dell'Unione Pugilistica Provincia di Frosinone. Intanto c'è da dire che, per fine gennaio, è prevista un'assemblea delle società aderenti. Verrà approvato lo statuto, un regolamento comportamentale e verranno elette le cariche. Attualmente è MassimoSilenzio per Massimo 350 260 min Tiberia il presidente. Proprio lui, nel corso della serata e nel prendere la parola, ha ribadito che “questo nuovo organismo è un valido strumento per tutto il movimento pugilistico della Ciociaria. Fino ad oggi ci siamo gestiti in modo autonomo, spontaneo e amicale. E' arrivato invece il mie momento che ci si doti di regole, direttive e strumenti in grado di dare un certo senso a tutta l'attività. Soprattutto – ha concluso il presidente pro-tempore dell'Unione Pugilistica Provincia di Frosinone nel breve discorso – vorrei invitare tutte le società, che operano in provincia nel seguire e gestire tanti giovani che si avvicinano al pugilato, di entrare a far parte di questo nuovo organismo. Come si suol dire, le porte sono aperte per tutti”. E allora non resta che attendere fine gennaio per vedere decollare questa nuova realtà in Provincia di Frosinone

 

 

 

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'Unione dei comuni per un nuovo capoluogo...'

villa comunale FrosinoneSi è tenuto lunedì scorso nell'auditorium di Viale Madrid un convegno organizzato da Unindustria di Frosinone, per presentare lo studio: “Unione dei comuni per un nuovo capoluogo – Sistema cooperativo di città del Frusinate”, commissionato dalla stessa Unindustria ad un gruppo di lavoro dell'Università di Tor Vergata, coordinato questo dalla Prof. Maria Prezioso. L'iniziativa è finalizzata alla creazione di una città capoluogo intercomunale, che dovrebbe comprendere Frosinone, Ferentino, Alatri, Ceccano, Veroli, Patrica, Supino e Torrice.

Leggendo la cronaca della giornata, tratta da un articolo di Stefano De Angelis sul Messaggero edizione locale, trapela dalle righe lo scetticismo di alcuni sindaci interessati. Antonio Pompeo, sindaco di Ferentino nonché Presidente della Provincia, ha rinviato diplomaticamente alla necessità di “riflettere” su un piano che, tuttavia, considera “un'idea condivisibile”. Nicola Ottaviani, sindaco del capoluogo, non ha esitato a dirsi favorevole, ma non senza interrogarsi problematicamente sull'“oggetto” dell'eventuale contratto tra comuni. Roberto Caligiore, sindaco di Ceccano, invece, sembra proprio abbia voluto gettare la palla sugli spalti, auspicando la creazione di una “piccola regione senza Roma”, in luogo di una semplice città intercomunale.

I vantaggi che deriverebbero dalla creazione della città capoluogo intercomunale sono stati snocciolati dai promotori dello studio e dalla stessa prof. Prezioso. Con gli oltre 150 mila abitanti, la città potrebbe accedere direttamente ai fondi europei, della programmazione al 2020 e futura, oltre che agli incentivi statali previsti per le aggregazioni fra comuni; otterrebbe un miglioramento della qualità dei servizi (raccolta dei rifiuti, trasporti pubblici, viabilità, edilizia scolastica...) e l'ottimizzazione dei loro costi.

L'idea non è nuova; già in passato è stata posta all'attenzione dell'opinione pubblica. Ma la presente occasione ha il doppio merito di aver coinvolto il mondo accademico e, quindi, di aver introdotto un elemento di scientificità nel dibattito politico. Insomma, un concreto passo in avanti.

Lo scetticismo dei sindaci interessati non è del tutto infondato, viste le tendenze disgregative presenti da decenni sul nostro territorio e le difficoltà che bisogna affrontare per invertirle. La nostra provincia è preda da lungo tempo di un processo disgregativo che si manifesta sin dall'assetto topografico. A partire dagli anni Settanta del secolo scorso, i nostri centri abitati hanno iniziato a scivolare dalle colline verso la valle, inondandola di ville, case e casupole. In spregio ad ogni regola, mentre imbrattavamo le nostre campagne, disgregavamo i centri storici, dis-abitandoli e abbandonandoli spesso a se stessi. Così facendo, moltiplicavamo esponenzialmente i costi della caotica neo urbanizzazione (o meglio: dis-urbanizzazione!), e quelli di tutte le infrastrutture e servizi. I quali, a loro volta, non potevano che peggiorare. A tale disgregazione “fisica”, per di più e peggio, corrispondeva una inevitabile disgregazione sociale, che ha portato spesso le nostre comunità locali alla disintegrazione.

Ciò si aggiungeva, per altro verso, ad altre due tipiche tendenze del territorio frusinate: una antica, riguardante la già scarsa urbanizzazione originaria, vista la presenza e persistenza di comuni anche di poche centinaia di abitanti; e un'altra più recente, ma anch'essa quasi secolare, riguardante la nascita e la composizione stessa della nostra provincia (che, com'è noto, ha avuto un concepimento, un parto e un post partum non poco travagliati). A seguire, ne scaturiva una classe dirigente, non solo politica e amministrativa, non all'altezza degli immani compiti, sempre in attesa di un intervento esterno per risollevare le proprie sorti, mai in grado di fronteggiare adeguatamente il rapporto con Roma e le istituzioni sovraordinate, ma, anzi, spesso interessatamente condiscendente e prona di fronte ad esse.

Ma proprio tali tendenze e tali difficoltà dovrebbero suggerire l'urgenza di un intervento massiccio per invertire la direzione catastrofica della Provincia. La creazione di una città capoluogo intercomunale andrebbe in questo senso. E non solo garantirebbe l'acquisizione di nuovi finanziamenti esterni, una migliore gestione e qualità dei servizi e l'ottimizzazione dei loro costi, ma segnalerebbe, innanzitutto a noi stessi, che abbiamo invertito la mortale tendenza alla disgregazione, che non stiamo più ad aspettare che qualcuno venga a salvarci, che non nascondiamo più i nostri problemi dietro quelli nazionali e internazionali, che abbiamo preso coscienza del carattere endogeno della nostra condizione, che ora siamo divenuti consapevoli delle nostre potenzialità, che intendiamo procede con sicurezza e determinazione.

Allo scopo, è evidente, la riflessione e il dibattito tra i soli sindaci direttamente interessati, e la loro opinione, non possono bastare. E non dovrebbero bastare, visto che si tratta di creare un nuovo capoluogo di provincia.

Allo scopo non può bastare neanche fare squadra, che tutt'al più può servire a vincere un campionato. Qui si tratta di rifare la storia della provincia. Per far questo occorre fare comunità.

Allo scopo, al contrario, sarebbe assai utile che tutte le forze politiche e sociali, le amministrazioni pubbliche, le associazioni, si attivassero, ognuna per sé o congiuntamente, a diffondere la discussione tra la gente, a fornire dati e statistiche, a svolgere iniziative specifiche di approfondimento, coinvolgendo l'intero territorio provinciale e le sue comunità locali, portando la discussione all'interno delle famiglie finalmente riunite all'ora di cena.

E se non fossimo in grave ritardo, la discussione non verterebbe sul “se” realizzare la città capoluogo intercomunale, ma sul “come” realizzarla.

Frosinone 12 dicembre 2018

 

 

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Tiberia presenta l'Unione Pugilistica Provincia di Frosinone

Tiberia e papà Domenico 350 260 mindi Tommaso Cappella* - Massimo Tiberia, figlio di Domenico, mai dimenticato campione italiano di pugilato in quattro categorie diverse a cavallo degli anni 60-70, non ha mai incrociato i guantoni ma da una vita (circa 20 anni) si dedica alla noble art, prima come presidente dell'associazione pugilistica che porta il nome del suo papà e che ha sede a Ceccano, e poi come fiduciario delle federazione provinciale ed ora come responsabile delle neo unione pugilistica della provincia di Frosinone cui aderiscono tutte le scuole che operano in Ciociaria. “Dal momento che ogni palestra agiva per proprio conto – esordisce Massimo Tiberia – abbiamo pensato di creare un nuovo organismo che potesse tenere tutti uniti e programmare al meglio tutta l'attività pugilistica provinciale. Ad oggi non abbiamo ancora uno statuto e un regolamento, ma contiamo di farlo entro la fine si questo anno attraverso un'assemblea con tutte le società affiliate. Intanto, oltre alla mia figura di presidente pro-tempore, possiamo contare su Giuseppe Tucciarone che sta coordinando i pugili dilettanti e professionisti, mentre Sergio Simila si occupa del settore giovanile”

A che punto è lo stato di salute del pugilato in Provincia di Frosinone? “Proprio attraverso queste fondamentali figure e la collaborazione fattiva di tutte le palestre si riesce ad avere un quadro più dettagliato della situazione pugilistica provinciale e organizzare riunioni con maggiore coinvolgimento possibile. Il pugilato in Ciociaria è in continua crescita e vede coinvolti atleti dai 13 ai 35 anni. Da quando è sorto questo nuovo organismo abbiamo allestito quindici riunioni pugilistiche che hanno visto coinvolti quasi 200 pugili dilettanti e 20 professionisti. Un risultato notevole che ci sprona a fare ancora meglio”.

Come procede invece l'attività della della “Domenico Tiberia”? “Grazie anche al lavoro certosino e altamente professionale del nostro manager Davide Buccioni, titolare della “BBT”, la società che presiedo da venti anni sta ottenendo risultati notevoli. E questo anche per il lavoro dei maestri Michele Egidi, Pierluigi Micheli e Cecilia Orvieto, coordinati da Pio Ciotoli. Attualmente possiamo contare su quattro pugili professionisti e più precisamente Antonio Di Mario, Simone Mauro, Alessandro Micheli e Daniele Iacovissi, oltre ai dilettanti Antonucci, Piroli, Endiniani, Caringi, Tiberia, Di Silvio, Ardovini e i fratelli Massimo e Alessandro Spada, oltre a cinque canguri”.

In questi venti anni quale è stato il momento che ricorda con molto piacere e quello meno piacevole? “Quello piacevole è abbastanza recente. Riguarda la conquista a Torino il 28 gennaio dell'anno scorso del titolo italiano dei superpiuma da parte di Alessandro Micheli contro Daniele Limone. Poi non ha potuto difendere il titolo per infortunio, ma è prossimo al rientro per riprenderselo quanto prima. Intanto il primo dicembre sarà impegnato a Roma in un match valido per la semifinale al titolo italiano. Per quanto riguarda quello meno piacevole, oltre alla sconfitta di Marino Bucciarelli contro Esposito per il tricolore dei welter, non si può non rimarcare il crollo del palazzetto dello sport di Ceccano che ha privato la città di un punto di riferimento per l'attività sportiva non solo pugilistica".

Che messaggio si può lanciare ai giovani che vogliono praticare questo sport? “Il pugilato, oltre a far bene al fisico, non è affato pericoloso – conclude Massimo Tiberia – Anzi è forse uno degli sport che maggiormente riesce ad entrare in un ambito educativo eccezionale, attraverso il rispetto dell'avversario e delle regole. Invito quindi i giovani, a partire già dai sei anni, ad avvicinarsi a questo sport”.

*Giornalista volontario in pensione

 

 

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Nasce Unione Rinnovamento democratico a Ceccano

Logo URD Ceccanoriceviamo e pubblichiamo da "Il nostro momento Giovani con Manuela Maliziola" - All’indomani dell’elezioni amministrative comunali, Manuela Maliziola e la sua squadra continuano il lavoro mai interrotto.
L’avevano detto: - La nostra politica andrà oltre il 31 maggio. La fine della campagna elettorale non sarà un punto di arrivo ma l’inizio di un’esperienza che ci vedrà lavorare nell’interesse di Ceccano e dei suoi cittadini -.
Nella giornata di ieri, presso l’ex sede del comitato elettorale, la Maliziola e i suoi collaboratori hanno presentato il nuovo movimento politico dal nome “Unione Rinnovamento Democratico” e, contestualmente, il simbolo che lo rappresenterà.
Sullo sfondo un’alba, messa lì a suggerire la nascita di un movimento liberale e democratico che sorge dall’unione delle quattro liste che hanno affiancato la Maliziola nella campagna elettorale. Il rinnovamento della politica ha caratterizzato l’operato della Maliziola già durante il suo mandato da Sindaco, durante il quale ha promosso non solo un rinnovamento delle idee. Ora la Consigliera comunale si spinge oltre e promuove un rinnovamento anche nelle persone. Quella di Unione Rinnovamento Democratico è una politica democratica nei metodi e nei contenuti. La tutela dei diritti è l’obiettivo principale. La politica parte dal basso, dall’ascolto e dal coinvolgimento diretto dei cittadini, trattando così temi più vicini agli stessi per poi ampliare il discorso a questioni che riguardano orizzonti più ampi.
Il nuovo movimento porterà avanti una politica dei diritti che tuteli la salute, il lavoro, l’istruzione ma anche l’ambiente - per un territorio che sia rispettato senza consumo del suolo. Si lavorerà perché l’acqua continui a essere bene comune e non strumento di lucro e vessazioni. L’equità sociale deve essere il motore della politica, perché essa si indirizzi a tutte le categorie sociali affinché si facciano promotrici di istanze e interessi che le riguardano. Solo in questo modo i rappresentanti istituzionali potranno svolgere il proprio mandato con professionalità e competenza, senza prescindere dai destinatari della loro amministrazione, ossia i cittadini.

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