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Unità, identità, visione: cosa serve al Pd

OPINIONI. Partiti

Sono giorni difficili anche per la politica e per il PD

di Romeo Fionda
BANDIERE PD 350 260Sono giorni molto complicati, difficili. Stiamo vivendo la gestione dell'emergenza Covid che sta colpendo di nuovo, molto duramente tutto il nostro territorio. L'incidenza delle varianti si fa sentire e sta anche cambiando volto a questa pandemia. Pesano le difficoltà delle persone, delle famiglie, degli adolescenti, delle persone con disabilità, di chi lavora e di chi ha perso il lavoro perché precario, di chi sta tentando di tenere con mille difficoltà le serrande ancora alzate.

Sono giorni difficili anche per la politica, per il PD.
Credo sia utile provare a fare insieme un ragionamento insieme su quello che è accaduto e sta accadendo:
•La formazione del governo Draghi con una maggioranza larghissima segue ad una sostanziale dichiarazione di fallimento della politica da parte del Presidente Mattarella che ha scompaginato tutti gli equilibri pre-esistenti e rischia di cambiare profondamente anche il PD.
•Zingaretti si è dimesso da qualche giorno. Voglio anche ringraziare Zingaretti per il lavoro svolto e per aver guidato il PD , in una fase difficile per l'Italia, con coerenza e spirito unitario, facendolo tornare a vincere e rompendo l'isolamento politico che lo aveva marginalizzato. Un lavoro importante svolto in pochi mesi.
•Abbiamo un nuovo segretario: Enrico Letta. Un politico di grande levatura internazionale che ha fatto subito chiarezza su come intende muoversi nel Partito, senza “ipocrisie”. Una grande battaglia per lo Ius soli, che significa per noi tutti: diritti, costituzione, lavoro, società, uguaglianza, dignità e umanità.

Su questo il Partito Democratico sfiderà il governo Draghi e le forze politiche che lo sostengono. Per andare avanti servirà un partito rinnovato nelle forme e nelle regole, ha detto il nuovo segretario. Per battersi contro il correntismo al nostro interno e contro il trasformismo in Parlamento, per la piena attuazione dell’art. 49 della carta costituzionale. Allo stesso tempo, ha chiarito, bisognerà consolidare il profilo dei valori, con la battaglia delle idee, con lo studio e la militanza. Per rendere davvero la nostra comunità libera e inclusiva verso chi è escluso per ragioni sociali, di genere, culturali e anagrafiche. Anzitutto le donne e i giovani.

Non si parte quindi da zero, anche se la situazione é difficile. Credo che Letta sia la figura giusta per rilanciare questo percorso ma penso che non abbia la bacchetta magica. Da solo potrà fare delle cose ma non tutto. Soprattutto al PD serve darsi un'identità chiara, coerente con i nostri valori.
Un'identità che non si fonda però astrattamente solo su valori enunciati ma su scelte di campo da praticare.
La crisi del PD è anche la crisi del campo progressista, e sicuramente chiarisce definitivamente il bivio a cui ci troviamo. Un bivio che non può essere affrontato soltanto con l’ennesimo cambio di segretario.

Ha ragione Provenzano, "Capisco Zingaretti. Malato un Pd che vive solo per il potere, in ogni caso dobbiamo cambiare tutto e ora. L'identità va ricostruita su lavoro, sanità, fisco per uscire dalla ztl" .
Occorre a questo punto ricostruire il presente e il futuro su delle basi che siano finalmente diverse:
1. Transizione ecologica;
2. Lavoro di qualità;
3. Contrasto alle diseguaglianze sociali, territoriali, quelle di genere e anche quelle generazionali.
La transizione ecologica ci offre opportunità senza precedenti: possiamo dare del lavoro di qualità, facendo risparmiare alle famiglie e riducendo al contempo le emissioni così nocive per l'ambiente, per la nostra salute. Possiamo fare ciò attraverso l'efficientamento energetico delle strutture pubbliche e private, la manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio in prevenzione anziché intervenire sempre dopo l'emergenza, attraverso l'economia circolare e l’uso delle energie rinnovabili che oggi costano meno delle fonti fossili.

Per quanto riguarda il terzo punto è essenziale dare risposte a chi oggi sta pagando, di nuovo, maggiormente questa crisi, cioè le donne e i giovani, che secondo i dati dell'ISTAT sono stati colpiti di più dagli effetti della crisi sanitaria in termini di posti di lavoro persi, anche perché hanno ereditato una situazione già compromessa dall’onda d’urto della crisi economica iniziata nel 2007.

L’Italia è un “paese rugoso”, come scrive Fabrizio Barca, e quindi non possiamo immaginare, né a Roma né a Cassino, di cercare di costruire delle risposte che vadano bene per tutto il territorio.
Diventa basilare la gestione di risorse senza precedenti che arrivano con il Next Generation, oltre 200 miliardi da investire bene e in fretta per ricostruire il Paese su basi nuove. Avviamo, anche noi, una discussione larga, aperta, che vada oltre il PD, che in qualche modo possa focalizzarsi su questi temi, che riguardano i problemi concreti della vita delle persone, perché altrimenti il dibattito politico, oggi così asfissiante, non lo capisce nessuno, e con un paese che soffre così tanto, invece, avremo tante cose da dire: sulla sanità, sulla scuola pubblica, sui beni comuni, sulla crisi climatica, sulle politiche sociali e su come creare lavoro dignitoso.

Allora mi chiedo, se non sia questo, per quanto così caotico e drammatico, il momento buono per immaginare un cambiamento e per raggiungere l'obiettivo, ma sono essenziali una discussione e un confronto largo dentro e fuori del PD.
Una discussione che in qualche modo possa focalizzarsi su questi temi che riguardano i problemi concreti della vita delle persone, perché altrimenti il dibattito politico non lo capirebbe nessuno.
Non servono a niente grandi contenitori come i partiti, così pieni di contraddizioni se non sanno indicare una direzione chiara e dire parole coerenti.
Vale per il PD, per il M5S, ma anche per la sinistra, per gli ecologisti.
In questa fase è necessario mettere insieme una rete che trasversalmente unisca chi nelle diverse forze sociali e politiche condivide questa stessa visione del futuro, che pone al centro la giustizia ambientale, la giustizia sociale, il tema della parità, il lavoro di qualità.

Una rete in cui ognuno metta in gioco la propria sensibilità e la propria identità.
Ripartiamo da qui perché se iniziamo con la domanda sbagliata difficilmente ne usciremo con una risposta giusta.
Se iniziamo a chiederci quale partito, oppure quale atteggiamento verso il governo e con chi lo guida è migliore, temo, che resteremo divisi dagli steccati del ceto politico e non riusciremo a ridiscutere con quelle forze, soprattutto più giovani, che si stanno muovendo, tra cui le mobilitazioni sociali e le esperienze migliori anche nel terzo settore. Abbiamo bisogno di questa aria fresca, credo, per ricostruire una visione condivisa e soltanto così potremmo riavvicinare le nostre posizioni, riaggregarci attorno a questa comune visione e a valori che siano davvero condivisi.

Servono proposte coraggiose, ci servono persone credibili per ricostruire l'intero campo su basi diverse.
Un campo che parli il linguaggio del futuro in grado di interpretare le nuove sfide e dare risposte ai bisogni concreti delle nostre comunità, per scrivere una storia che sia davvero diversa altrimenti temo che con gli schemi del passato non riusciremo a dare risposte a queste nuove urgentissime sfide.

Lunedì 15 marzo 2021

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USA: 20 gennaio sarà “giornata nazionale di unità”

Dal Mondo. Gli USA

Non ha perso tempo Joe Biden a fare atti per certi versi eclatanti

di Elia Fiorillo
trump donald 350 260No, non l’aveva nemmeno lontanamente immaginato che dopo il primo mandato potesse essere sfrattato dalla “sua” Casa Bianca. A parte che nessuno in sua presenza si sarebbe potuto permettere di ipotizzare cose del genere. O dargli consigli su come muoversi, su quali azioni politiche intraprendere; su quali messaggi non twittare. Ma ammesso che qualcuno avesse lontanamente perseguito una simile idea per aiutarlo, per consigliarlo, un “vaffa”, come minimo, sarebbe stata la sua risposta feroce, intransigente. Ovviamente con un licenziamento in tronco, se si fosse trattato di un dipendente o anche di un amico. No, Donald Trump nel suo ego smisurato non prendeva proprio in considerazione che un concorrente potesse sedersi al suo posto nello “Studio Ovale” E chi meglio di lui, Donald, poteva far uscire l’America, e non solo, dalla congiuntura negativa che era piombata sul mondo a causa del Covid?

Non ha perso tempo Joe Biden, il 46esimo presidente americano, appena insediato, a fare atti per certi versi eclatanti. Ha proclamato il 20 gennaio, giorno del suo insediamento, “giornata nazionale di unità”, invitando gli americani “a unirsi e a scrivere il prossimo capitolo della storia della nostra democrazia, una storia di decoro e dignità, di amore e di riconciliazione, di grandezza e di virtù”. Quest’invito al popolo americano sembra proprio un atto d’accusa per il suo predecessore che in fatto di decoro e dignità, di amore e riconciliazione, di grandezza e virtù ha lasciato molto a desiderare.

Donald, nella convinzione di brogli a favore di Biden che lo avrebbero penalizzato, non ha voluto partecipare all’insediamento del suo successore, né ha voluto seguire la prassi dei suoi predecessori usciti dalla Casa Bianca con sorrisi ed incitamenti al nuovo “inquilino”. “Se lo facesse da solo l’insediamento nella mia Casa Bianca”, ha pensato dal primo momento.

Appena entrato nello studio Ovale il neopresidente ha firmato 15 ordini esecutivi che il suo predecessore nemmeno in sogno avrebbe accettato. Tra i provvedimenti la revoca del Travel ban nei confronti di alcuni paesi a maggioranza mussulmana. Poi l’obbligo di indossare la mascherina all’interno degli edifici federali e il provvedimento per mettere fine alla dichiarazione di emergenza utilizzata da Trump per reperire i fondi con i quali costruire il muro al confine con il Messico. Insomma, un volta pagina totale, senza precedenti.

Si può ben immaginare l’ira dell’ex presidente nel vedere in TV Biden sorridere e piangere mentre è nominato nuovo presidente degli States. Lui, l’ex presidente, s’illude di poter rimettere i piedi da padrone nello Studio Ovale, ma sembra proprio un’allucinazione.

“È certo che Trump non riceverà il Nobel per la Pace, ma adesso entrerà nel Guinness dei primati come unico presidente finito sotto impeachment per ben due volte”. L’ha dichiarato Michael Cohen, ex avvocato di Trump, che ha scontato una pena in una prigione federale per aver comprato il silenzio di due donne coinvolte in relazioni extraconiugali con l’ex presidente.
“L’eredità di Trump includerà: l’amministrazione più corrotta nella storia americana, un massiccio trasferimento di decisioni politiche alle società di capitali, un razzismo e una xenofobia anti-immigranti mai così palesi e aggressivi in qualsiasi altra amministrazione dei nostri giorni….” Lo dichiara Robert Weissman, presidente del gruppo liberale Public Citizen.

Certo, l’America patria della democrazia come l’ha sempre vista il mondo intero non si meritava un personaggio come Donald Trump. Ma è una “storia” da tenere sempre in mente per chi crede veramente nella sovranità popolare.

I soldi possono comprare tutto? La brutta storia di Trump c’insegna che bisogna puntare in politica sulla formazione dei cittadini. Nel loro coinvolgimento nelle azioni politiche. Finché la politica verrà considerata dal popolo come qualcosa che non gli appartiene, tutto può succedere e i vari Trump nel mondo prospereranno.

C’è bisogno che i cittadini già da giovani vengano formati alla politica, non all’appartenenza a questo o quel partito. La scuola in questo campo dovrebbe impegnarsi molto, ma anche le tante associazioni non partitiche che vogliono il bene del Paese.

Finché non riusciremo a dare ai cittadini una coscienza politica, finché la politica, e chi la pratica, sarà vista come qualcosa di truffaldino, di non corretto e via dicendo, i pericoli per la tenuta democratica del Paese sono tanti.

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UGL. Enzo Valente invita la politica frusinate all’unità

La politica frusinate si disunisce dietro battaglie territoriali e personalismi a scapito della concretezza

UGL logoellissi 350 min"La provincia di Frosinone in questo momento ha bisogno di condivisione, di unità d’intenti e non certamente di ingaggiare battaglie tra i territori. L’emergenza sanitaria ha devastato un’economia già in difficoltà e sta cambiando la società nel suo profondo. I nostri comportamenti, il nostro modo di fare economia sicuramente sarà rimodellato dopo quanto accaduto, i cittadini lo hanno capito ma, evidentemente, non la politica che continua ad agire alla vecchia maniera pensando più al proprio orticello che all’interesse generale”.

Il Segretario Generale dell’UGL Frosinone Enzo Valente chiede alla politica di fare squadra dopo le polemiche arrivate da più parti, in merito all’istituzione della fermata della Tav nel territorio frusinate: “Si è aperto uno scontro tra territori – spiega Valente – una rincorsa a chi la spara più grossa. Sembra che ogni politico abbia un proprio progetto, porti avanti studi di fattibilità per dimostrare che la propria area sia la migliore per fermare i treni Tav. A corredo di questo si stanno facendo raccolte firme che, sappiamo bene, rimarranno all’interno di un cassetto e non sortiranno effetto alcuno. Le debolezze politiche non si superano calando sul campo mezzi della 'Prima Repubblica' ma facendo proposte concrete. Gli esponenti che ci rappresentano all’interno dei palazzi di potere dovrebbero, semmai volessero rendersi utili, chiedere al governo una presa di posizione forte affinché le nostre industrie, a cominciare da quelle che ruotano attorno all’automotive, rafforzino la propria presenza sul territorio e in Italia, così come gli altri settori industriali fondamentali per il tessuto economico. L’invito è quello di lavorare, fare sistema e creare un progetto di sviluppo integrato per rilanciare l’economia. Agitare le piazze con raccolte firme inutili, è gettare polvere negli occhi della gente, illuderla e poi lasciarla con un pugno di mosche in mano. Stiamo affrontando un’emergenza senza precedenti che amplierà in modo esponenziale la platea di disoccupati e poveri, e la straordinarietà del momento non può non essere affrontata con la coesione e l’impegno di tutti.”. Valente si rivolge al Presidente della Provincia Antonio Pompeo e al Prefetto di Frosinone: “Sarebbe auspicabile un intervento dei due massimi rappresentanti del nostro territorio per riportare ordine nella politica frusinate. L’istituzione di una cabina di regia dove si lavori per creare una visione comune potrebbe essere la soluzione ideale per superare i territorialismi e lavorare in una direzione unica per il bene dell’intera provincia”.

 

 

 

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Congresso Cgil: Orizzonte nuovo per l'unità sindacale

Maurizio Landini 350 260 minDonato Galeone* - Ho seguito e ascoltato in diretta mediante i moderni mezzi di comunicazione tra cui “rassegna.it” i lavori del XVIII Congresso nazionale della CGIL convocato a Bari il 22 gennaio che si concluderà con un documento conclusivo e il rinnovo della dirigenza sindacale.

Ho ascoltato la relazione, ampia, letta dal Segretario Generale Susanna Camusso - da otto anni alla guida della CGIL – che nelle analisi sulle tematiche centrali del sociale ed economico nel momento politico nazionale ed europeo ha voluto sottolineare - in sintesi - le “priorità rilevate della CGIL,CISL,UIL da inserire nella legge di bilancio 2019” discusse e condivise dalla base sociale attiva di un corpo intermedio: la rappresentanza unitaria di oltre dieci milioni di lavoratori associati che - il 9 febbraio a Roma - manifesterà la volontà unitaria democratica sulla “questione sociale e del lavoro”.

E' anche questo l'esercizio costituzionale del diritto di una “rappresentanza sociale” - da ascoltare - ad ogni livello istituzionale e di Governo nel merito di proposte da confrontare - essenzialmente - sulle “politiche attive e sociali del lavoro”.

E nel merito della “rappresentanza” Susanna Camusso - sottolineando la complessità del momento politico e sociale - rivolgendosi al Segretario della CISL e al Segretario della UIL - invitati e presenti al Congresso - ha detto che “dobbiamo avere cura della nostra base sociale che non può essere in appalto a nessuno” ed ha aggiunto che ”voglio dirlo in modo molto preciso: abbiamo bisogno di un Sindacato Confederale davvero unitario. E' una svolta obbligata, l'unica che potrebbe fare la differenza ed è l'unica scelta che guarda da un orizzonte nuovo e non ci riporta al parallelismo, alle componenti di partito (negli anni '50 e '70 definiti collateralismi) ma che salvaguarda e rafforza l'autonomia”.

Una dichiarazione - a mio avviso - tanto solenne quanto chiara da me attesa dagli anni '70 che con altrettanta volontà nuova - dopo circa 40 anni - già impegna il Segretario della UIL e far dire alla Camusso, per la CGIL, di voler “fare come nel '72 proponendoci gruppi di lavoro o costituenti” che, con la CISL, elaborino proposte tra le “rappresentanze” validate tra territori e luoghi di lavoro per la ricostruzione della unità sindacale.

Si tratterebbe, ora, di essere conseguenti nel partire, dopo la manifestazione e nazionale CGIL-CISL-UIL del 9 febbraio 2019.

Una prima determinata risposta – in direzione operativa ed unitaria – è stata data da Annamaria Furlan, per la CISL, dopo il suo saluto commosso a Susanna Camusso, mentre al XVIII Congresso ha voluto richiamare il ”valore politico e morale della rappresentanza sociale unitaria, in una fase nella quale la stessa democrazia rappresentativa viene messa in discussione”.

Ma non basta - ha osservato la Segretaria della CISL - che qualcuno riconosce la nostra rappresentanza quanto è essenziale di “essere in grado, ogni giorno, di esercitare la rappresentanza”.

E il 9 febbraio prossimo - ha sottolineato Furlan - è l'occasione per “esercitare la rappresentanza” della CGIL-CISL-UIL, con la grande manifestazione unitaria di Roma.

Con la manifestazione nazionale anche nella piazza diremo - ha aggiunto il Segretario della CISL - al Governo di “fare del lavoro il vero filo logico su cui costruire le nostre priorità e che la crescita e sviluppo significano futuro della dignità delle persone che rappresentiamo”.

E nel dimensionare, subito, sia i contenuti che le aree azione sindacale, ecco, due iniziative unitarie promosse dalla rappresentanza CGIL-CISL-UIL: “una per il Sud del Paese e una sull'Europa”.cgil cisl uil 350 260

Sia la relazione del Segretario CGIL Camusso che gli interventi di saluto dei Segretari CISL e UIL mi hanno coinvolto, per le novità ascoltate, mediante miei rapidi commenti tra gli altri pubblicati nella diretta FACEBOOK “rassegna.it” dal Congresso Cgil.

Ho scritto e comunicato così:“coerente intervento della Furlan, per la CISL, alla relazione Camusso, in rappresentanza di oltre 10 milioni di lavoratori: autentica rappresentanza unitaria sindacale e politica da ascoltare”. E ancora - nei 70 anni dalla nascita della CISL e per la sua “vocazione unitaria nell'autonomia” – ho aggiunto: “riconferma della CISL per la riapertura del 'cantiere' verso la ricostruzione dell'unità sindacale dei lavoratori”.

Appresa la notizia (facebook) alle ore 12,30 di ieri che - Maurizio Landini - è o sarà il candidato unitario a Segretario Generale della CGIL da proporre al Congresso, dopo il ritiro della candidatura di altro Segretario Confederale - Vincenzo Colla - ho subito traslato il mio ricordo, del gennaio 2015, sul pensiero politico e sindacale - attento e critico - su Landini, Segretario della FIOM, alla domanda postagli “sull'Italia in crisi” e il consenso ampio e negativo sulle politiche di austerity.
Egli, Landini, domandava a se stesso: ”cosa posso fare, cosa può fare la Fiom per cambiare le politiche di un governo che non ha scelto nessuno e che ha fatto i patti con i poteri forti?" (huffingtonpost.it- ancor 27.01,2015 e www.sinistralavoro.it)

A questa problematica domanda interiore - resa pubblica anche con mio post su facebook del 29 gennaio 2015 - mi permisi rispondere a Landini che “era innanzitutto necessario tra i sindacati dei lavoratori democratici – nella dimensione nazionale ed europea - di adeguare e riproporre un nuovo sindacato dei lavoratori quale mezzo sociale organizzato di lotta e di confronto democratico verso quei poteri forti – ancor più riemergenti – nel nuoco contesto globale dello sviluppo economico che tende, di fatto, tanto a ridurre le occasioni di lavoro quanto i livelli retributivi, con la conseguente crescita delle povertà individuali e famigliari”.

Aggiunsi e sottolineai a Landini di pensare, anche, a  "un autentico sindacato con una politica sociale unitaria condivisa dai lavoratori, per avviare la conquista visibile dell'esercizio universale del diritto al lavoro vero – contrattato e partecipato in piena autonomia e confronto – nel dialogo tra parti sociali – da sollecitare a partiti e governi e da praticare nella dimensione nazionale, ragionale ed europea”.

Conclusi, così, il mio breve post commento di tre anni fa su cosa poteva fare, in Italia, la FIOM di allora e, oggi, quello stesso Landini alla guida della CGIL potrà farlo con CISL e UIL..

Penso Maurizio Landini, eletto Segretario Generale della CGIL - favorito dalla disponibilità dichiarata dalla CISL e dalla UIL - contribuirà alla ripresa del “processo di unità sindacale nell'autonomia” richiamato e sollecitato da Susanna Camusso al XVIII Congresso di Bari.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

 

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Come interrogarsi sulla crisi?

Ciofi rivoluzione ritaglio 500 minCapita a volte che i messaggi pubblicitari sollecitino delle considerazioni che vanno al di là del loro unico intento, che è quello di vendere. Infatti, finito il Tg7, prima dell’Otto e mezzo della Lilli Gruber c’è un’interminabile serie di spot pubblicitari, fra questi uno è dell’Electrolux, azienda di elettrodomestici che offre lavatrici a “solo” 599,00 euro.. Quel “solo” fa scattare il rapido calcolo di una casalinga, mia moglie ex impiegata dello stato, insegnante, che così traduce il messaggio: ma come le lavatrici fra il ’70 e il ’90 costavano 300 mila lire ed chi guadagnava intorno al milione e mezzo ne avrebbe potuto comprare 5 ed oggi, invece con uno stipendio medio di 1200,00 euro ce ne entrano 2 e un pezzetto. Ma che affare è?

E’ una reazione istintivamente empirica o ha un fondamento? Voglio verificarla. Incredibile, ma i calcoli sono abbastanza simili a quelli della casalinga: la benzina per esempio costava poco più di 1000 lire, circa 0,55 € oggi nel migliore dei casi ci vuole 1,600 €) - dice answers.yahoo.com, che prosegue - il miglior casco per moto era in commercio a 500.000 lire oggi siamo sui 7-800 €, uno stipendio medio era di circa 1.500.000 di lire e a fatica ci campava una famiglia di 4 persone, oggi un single con 750 € morirebbe di fame (tutte le stime sono con l’euro a 1960 lire). E si può continuare: comprare casa in Italia oggi richiede uno sforzo pari a tre volte quello che era necessario nel 1980, da “idealista.it”. La Federconsumatori e finanche uno studio dell'economista Filippo Taddei, del PD, pubblicato da linkiesta.it, mettono in luce come sia cresciuto questo sforzo ben oltre le 3 volte per acquistare un appartamento. Un dipendente trenta-quarantenne con un reddito medio da lavoro per acquistare un appartamento impiega da 5,6 o 8 anni e fino a 9 o 11 per città come Roma e Milano. Questi pochi esempi ci fanno significa scoprire quanto abbiamo perso in termini di potere d’acquisto.

Cosa ripetutamente ci è stato detto in questi anni? Che stavamo uscendo dalla crisi e che dovevamo pensare ai nostri figli al loro futuro. Pensiamo, come fa a non salire la delusione, l'indignazione, la rabbia? Tutti i benefici verranno ... per i più domani. Per pochi ci sono già oggi, subito. Un po' come il paradiso promesso dopo la vita. E in questo stadio della crisi come si fa a pensare che si accetti la condizione esistente senza nemmeno provare a credere in qualche altra cosa? Si pensa davvero che gridare attenti al populismo possa creare ravvedimenti nel voto?
I vecchi partiti di governo non hanno voluto mai fare i conti con la perdita della loro credibilità. C’è chi scommette che accadrà anche ai nuovi governLocandina presentazione libro di Ciofianti, forse, è probabile, ma questo lo dirà la storia. Oggi vediamo cosa ci può dire la nostra ragione.
Il passaggio dalla lira all’euro è avvenuto sotto Berlusconi, nel solco del pensiero unico neoliberista con precise direttrici di marcia, tenere basso il costo del lavoro, limitare i diritti dei lavoratori in un brodo di coltura che indicava ogni protesta legittima come inutile e disdicevole. Da evitare se non da condannare. A vantaggio di chi si è tradotto il cambio di valuta?

I salari e la maggior parte degli stipendi, cioè i redditi reali, come un cambio alla frontiera sono passati da una valuta ad un’altra come se non fossero redditi da produzioni reali di merci e di lavoro intellettuale che invece sarebbero state vendute al valore corrente dell’euro. Questa la prima botta stramazzante al potere di acquisto. Si badi bene e nessuno gridi allo scandalo: non è colpa dell’euro è colpa di chi ha governato il passaggio da una moneta all’altra creando vantaggi per le grandi imprese e i grandi commerci, lasciando l’illusione della libera concorrenza fra i dettaglianti (poveri disgraziati anche loro), ma consentendo ai fornitori mondiali di dettare legge.

Nessuno ha modificato questa impostazione, dopo. Non Prodi, non Monti (ohi ohi), non Letta né tanto meno Renzi. La fatica fatta per uscire dalla crisi – dice oggi Gentiloni – viene vanificata.
Qualcuno vuole dire da quale crisi è uscito il popolo italiano? Il popolo italiano non è, né era affatto uscito dalla crisi. La società italiana nel suo insieme è dentro la crisi. Il crollo del ponte di Genova è l’ultimo grido di un Paese in terribile difficoltà. Qualcuno che dice di esser uscito dalla crisi, forse non lo è mai stato, anzi molti di costoro hanno fatto affari d’oro con la crisi. Pensiamo alla strana contraddizione che il terrorismo liberista per l’aumento dello spread, come lo chiama l’economista Giulio Sapelli, ha giornalmente riversato su tutti noi. Si badi bene terrorismo a partire da Bruxelles fino giù, in una ramificazione di rivoli della gran parte della informazione e delle banche: prima affermano che “i mercati” fanno valutazioni sui numeri e poi invocano che bisogna stare attenti ai “toni” altrimenti sale lo spread. Ma allora sono i toni (poco graditi) e non sono valutazioni scientifiche, di numeri immutabili a metterci in difficoltà? Quindi, ci sono dei manovratori che operano per conto di qualcuno?

IL NODO E' QUI, TUTTO QUI. Capire che non c’è una oggettività del destino.

È possibile fare il punto di questa situazione? Vogliamo cominciare a provarci? Vogliamo provare a dirci la verità una volta tanto? Già dall’epoca dei DS qualcuno aveva deciso che questo era il migliore dei mondi possibili. Il PD vive dominato da questo convincimento e trascina con se tutti i suoi alleati tradizionali e occasionali. PERCHE'? Forse perché è una formazione politica frutto di una unione a tavolino solamente politicista senza radici nel Paese? Una passiva assunzione a sinistra della «perennità» del capitalismo, in conseguenza della quale si è pervenuti alla «soppressione concettuale del lavoro salariato e dipendente». Il disagio dei più si rigonfia a dismisura proprio in rapporto allo straordinario sviluppo delle forze produttive che ora, in forme diverse sono sottomesse e sfruttate.

Quale sarà la sorte del PD ce lo dirà la storia vediamo cosa ci dice la ragione, quella delle nostre teste. Si può fare una valutazione di dove sta andando il nostro Paese? Il governo gialloverde non è un monolite, ma è sbilanciato, non ha una idea di società tranne che per la parte che tira a destra e che non si può assecondare. Tutti discettano dell’arte della guerra di Sun Tzu, ma anche la politica ha una sua “arte”, perché fare un dono di longevità a questo governo attaccandolo in blocco senza distinguere al suo interno? C’è davvero qualcuno che pensa che siano indissolubili? Questa maggioranza trova nemici, ma non le cause di questo disastro.

Vogliamo provare a trovare le cause? Cominciamo a provarci il 26 ottobre, alle ore 16, nella Biblioteca della Provincia di Frosinone, discutendo il libro di Paolo Ciofi “La Rivoluzione del nostro tempo. Manifesto per un nuovo socialismo”. Dall’esame di un potere privato e smisurato, in possesso di pochissime mani, al rinnovato riconoscimento della dualità capitale-lavoro e del conflitto che la caratterizza, il libro riesce a rintracciare nella nostra Carta Costituzionale e nella concezione «progressiva» da cui è originata, precisi connotati per una possibile azione ideale, politica, sociale di massa e organizzata.
Nella riflessione di Ciofi c’è anche un interessante contributo e un ulteriore stimolo a confrontarsi sulla questione, tutt’ora irrisolta, della mutilazione della sovranità democratica e popolare operata dalle istituzioni europee individuando una soluzione lontana e ben diversa dalla «retrocessione verso l’Europa delle patrie»

Arrivederci il 26 ottobre!

15 ott 18

cliccare sulla locandina a destra per ingrandirla

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Pierre Carniti simbolo di unità e autonomia sindacale

PierreCarniti mindi Donato Galeone* - Pierre Carniti una guida per l'unita' sindacale nell'autonomia. Carniti ieri è tornato al Padre – cattolico democratico – cresciuto negli ambienti di don Mazzolari e orientato verso l'impegno sociale sindacale nella cisl lombarda, lascia non solo per me un ricordo – sempre condiviso – che intendo riproporre alla riflessione dei lavoratori, per comprendere il pensiero e l'azione politica e pratica, essenziale, per il movimento sindacale, nella sua unità, tanto ieri quanto oggi.

Carniti affermava che “se il Sindacato si pone l'esigenza di concorrere, in modo determinante con il lavoro, nella costruzione di un diverso meccanismo di sviluppo, questo molto dipende e dipenderà da tutti noi e dalla nostra unità”.

Fu la sua conclusione - da Segretario Confederale Cisl a fine maggio 1975 - quale “relatore” alla Conferenza nazionale della CGIL-CISL-UIL della tre giorni riminese, tutti volti, ad approfondire e specificare temi, contentenuti e proposte “connesse” alle politiche economiche sociali nel cotesto dell'azione sindacale unitaria. E la “connesione” - sottolineava Carniti - “è strettamente ineludibile tra la soluzione di questi problemi (piattaforme contrattuali, investimenti, ristrutturazioni, occupazione e riforme sociali) e la unità sindacale organica”.

Partecipai alla Conferenza con una delegazione rappresentativa delle strutture sindacali del frusinate e del Lazio e la relazione Carniti - se riletta oggi - presenta l'attualissima tematica su “investimenti e occupazione nel quadro della politica generale e unitaria del sindacato” per definire le indicazioni più giuste e adeguate e dare il massimo di efficacia al movimento sindacale dei lavoratori.
Lavoratori occupati e lavoratori disoccupati
Era presente – ieri come oggi - tanto la urgenza quanto la consapevolezza - di superare e scoraggiare il pericolo della contraddizione insanabile tra la capacità del movimento sindacale di “difendere i redditi da lavoro e la occupazione” e la debolezza di movimento per la “creazione di nuovi posti lavori” che, peraltro, produceva e produce una spaccatura nel tessuto sociale nazionale - tra occupati e disoccupati - tra nord e sud italiano e tra città e campagne.

Carniti osservava la complessa realta sociale e dichiarava che “dobbiamo – subito – comprendere la drammaticità di realtà esplosive nel Mezzogiorno laddove è concentrata la disoccupazione e la sottoccupazione legata a tutte le forme possibili di lavoro precario, così come non possiamo ignorare il dilagare in tutto il Paese dell'allarmante disoccupazione giovanile”.

Il Sindacato - con CGIL-CISL-UIL- continua ad avere un compito sociale storico da assolvere nel contesto locale, regionale, nazionale ed europeo – partendo dal basso Lazio verso il Mezzogiorno – tra la disperazione di migliaia di persone disoccupate, povera gente – ribadiva Carniti – che “era ed è radice economica sociale coesa o eversiva della tenuta democratica del Paese”.

Innovazione silenziosa aperta dalla crisi ieri come oggi

Carniti rilevava che il movimento sindacale non poteva sottovalutare quella “innovazione silenziosa” - avviata allora e completata oggi - che avrebbe potuto produrre pesanti conseguenze , facendosi strada il trasferimento su quote crescenti di potere dal “capitale industriale al capitale finanziario”conseguenza possibile di un sistema bancario sempre più coinvolto in operazioni che non coincidono con gli intreressi dello sviluppo, con il lavoro, e dell'economia nazionale.

Ed anche perchè – aggiungeva Carniti – generalmente il sistema bancario tende a praticare come parametro esclusivo del proprio intervento la logica del “ profitto bancario” con il favorire più le attività speculative e meno quelle produttive, pur constatando che all'interno del fronte imprenditoriale – più padronale – si cercava di acuire i “contrasti storici” tra gruppi della chimica, dell'auto e delle grandi, medie e piccole imprese ma, sempre, sul come e sui quanti dovevano avere accesso privilegiato ai sussidi pubblici.

Carniti concludeva su questo punto della crisi anni'70, constatando che il padronato privato e pubblico – grande e piccolo – presentava una “strategia unica “ nel merito delle vecchie scelte di sviluppo e con il tentativo di un recupero di flessibiltà nell'utilizzzo del lavoro subordinato – sfruttandolo – all'interno del processo delle ristrutturazioni e innovazioni aziendali.

Due momenti ancora oggi fondamentali

Dall'analisi di questi reuperi – secondo la strategia imprenditorale più padronale – primeggiavano il “decentramento produttivo con il nuovo uso della forza lavoro”.

Con il decentramento produttivo delle lavorazioni o di interi reparti verso imprese dell'indotto industriale o artigianale, convivono, forme di sfruttamento e basse retribuzioni – favorite, peraltro, dalla esistenza di riserva di lavoratori disoccupati – in assenza o di scarsa presenza sindacale nelle imprese minori e ancor di più nelle fasce di lavoro precario.
Erano e sono ancora oggi momenti di scelte produttive tradizionali che spesso sono integrate – improvvisamente, in piccole e medie imprese giudicate - per Carniti - “ieri come arretrate ed oggi rivalutate come assi portanti di un sistema industriale dinamico e flessibile di una precaria terziarizzazione dell'economia”.

Ho voluto ricordare Pierre Carniti, sia nel vissuto mio impegno nella Cisl e sia richiamando frammenti di contenuti originali, osservati direttamente, di uno straodinario ed eccezionale operatore sindacale – riconosciuto dall'intero movimento sindacale unitario, quale persona attiva e coerente di pensiero e di azione, tanto dai lavoratori quanto dalle massime istituzioni, Senato e Presidente della Republica, quale grande sindacalista e politico cattolico-democratico italiano.

 

(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale Lazio
Leporano di Taranto, 6 giugno 2018

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Unità di cure primarie

UnitàCurePrimarie 350 260 minDr. Giuliano Fabi - Le unità di cure primarie sono aggregazioni a cui sono stati chiamati, con apposita disposizione regionale, tutti indistintamente i medici di base che in numero massimo di 10 operano in una sede unica, in modo tale da assicurare l’apertura dello studio per almeno 9 ore consecutive nella fascia diurna dalle otto alle venti.
Viene corrisposto per questo una indennità aggiuntiva per ogni assistito e le prestazioni extra vengono retribuite a notula. Nelle intenzioni regionali ciò doveva avvenire in locali, attrezzature e personale forniti dalle ASL.
La presenza di un medico in rete con gli altri colleghi e la possibilità per il paziente di accedere nello studio in una ampia fascia di orari e di usufruire di alcune prestazioni avrebbero dovuto ridurre gli accessi diurni ai pronto soccorso.
La nuova organizzazione del lavoro pur avendo creato vantaggi all’utenza, ha totalmente fallito l’obiettivo di ridurre gli accessi al pronto soccorso. Insomma soldi spesi senza produrre gli effetti desiderati.

La causa di tale fallimento è riconducibile ai seguenti motivi:

1) Le disposizioni non hanno imposto un minimo di dotazioni per poter eseguire le prestazioni richieste.

2) La propensione dei medici ad evitare prestazioni che richiedono comunque un impegno professionale e di tempo senza il supporto di un infermiere. (La convenzione prevede un tot per assistito per i medici che assumono l’infermiere, ma nessuno lo ha fatto, tanto più che non è stato chiarito in che termini dovrebbero farlo i medici in associazione).

3) La mancata informazione dell’utenza.

L’iniziale impostazione, peraltro concordata coi sindacati, che prevedeva locali, attrezzature e personale forniti dalla ASL, sarebbe stata la soluzione ideale, conferendo all’infermiere anche il compito di pubblicizzare, monitorare e relazionare sulle attività della Unita di Cure Primarie. Avrebbe dato anche un piccolo contributo alla occupazione e la Regione ha da tempo stanziato i fondi necessari, ma qualcosa, nel meccanismo di questa che è da ritenersi una idea avanzata di gestione della medicina generale e dei servizi sul territorio, si è inceppato nei meandri burocratici non consentendole di perseguire gli obiettivi prefissati.

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Centrodestra e l’unità che non appare

Meloni Berlusconi Salvini 460 mindi Elia Fiorillo - Berlusconi, Salvini e Meloni, l’unità che non appare. La domanda viene spontanea: “Ma ci sono o ci fanno?” In campagna elettorale se ne vedono di “tutti i colori”, questo è risaputo. Alleati però che si contraddicono un giorno sì e l’altro pure qualche interrogativo lo pongono. Potrebbe essere una strategia per acchiappare quanti più voti possibili. Un alleato fa, diciamo così, il poliziotto buono, l’altro il cattivo e l’altro ancora va a sostenere uno dei due, secondo convenienza.

Il trio in campo che già si vede in pool position per varcare la soglia di Palazzo Chigi è quello formato da Berlusconi, Salvini, Meloni. Tutti e tre sono certi di poter designare il prossimo premier. Nel senso che il leghista Matteo e la sorella-fratello d’Italia Giorgia già hanno avanzato la propria candidatura, mentre per Berlusconi il discorso è diverso.

L’ex Cavaliere, pur ripetendo che Forza Italia sarà il primo partito della coalizione, non avendo l’agibilità politica per fare il capo del governo e sperando nella giustizia europea che tarda ad arrivare, chiama provvisoriamente in sua sostituzione il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. Poi, però, mette le mani avanti, valutando le complicazioni della nuova legge elettorale. Mai con Renzi, afferma categorico, anche se fino a qualche tempo fa sembrava un’ipotesi d‘alleanza possibile post voto, ovviamente per la “governabilità” del Paese. Se il suo raggruppamento non dovesse raggiungere la maggioranza allora si potrebbe sostenere l’attuale governo Gentiloni, con qualche necessaria ed opportuna ricalibratura, “magari modificando la legge elettorale – afferma il presidente di FI - e facendone una migliore, anche se non so se ci sarebbe maggioranza in Parlamento per cambiarla”. La risposta del Matteo padano è immediata: “Chi vota Lega sceglie la chiarezza, noi non andremo mai a sostenere governi con altri…”.

Il conto dei punti di divergenza tra i big del centro-destra è lungo, va dalla Legge Fornero, al vincolo europeo del 3% deficit/Pil, poi c’è la leva obbligatoria, il condono fiscale, l’Islam, l’obbligatorietà dei vaccini, la flat tax, l’abolizione del Jobs Act e via dicendo. Punti di vista discordi per rastrellare quanti più voti possibili? Teoricamente potrebbe pur essere, ma poi una volta vinte le elezioni i nodi verranno al pettine. E come si risolveranno le tematiche, con un lancio di dadi? Il quesito è rimandato al futuro, quando la coalizione approderà al governo.

Un sorridente Berlusconi, nella trasmissione di Lucia Annunziata, precisa che certo differenze ci sono con i suoi alleati, in caso contrario militerebbero nello stesso partito, ma quello che conta sono i dieci punti del programma concordati. Qualche difficoltà – si fa per dire - ci deve essere nel terzetto del centro-destra se il ritornello che va ripetendo, inascoltata, la signora Meloni è che bisogna che si firmi un patto anti “inciucio”. E anche la puntualizzazione di Berlusconi su Salvini che non si alleerà dopo il 4 marzo con Di Maio sembra sospetta. Insomma, “a pensar male…”.

L’evento più sconvolgente di questa campagna elettorale è la strumentalizzazione della sparatoria ad opera di Luca Traini, candidato con la Lega Nord alle elezioni del 2017 al Consiglio comunale di Corridonia, un comune di 15mila abitanti nel Maceratese. Per vendicare, a suo avviso, Pamela Mastropietro, la diciottenne romana uccisa a Macerata ad opera presumibilmente di alcuni nigeriani, Traini ha sparato all’impazzata su dei migranti ferendone sei. Difronte ad atti del genere non si possono trovare scusanti, né pensare di poter portare a casa benefici elettorali. C’è solo da condannare. In caso contrario c’è il rischio dell’emulazione, dell’eroe che si fa giustizia da sé perché lo Stato di diritto non è capace a combattere le ingiustizie e via dicendo. Accusare, quindi, la sinistra come fa Salvini di “avere le mani insanguinate per tutti i clandestini che ha lasciato entrare in Italia” è buttare benzina sul fuoco. E’ provare a legittimare gesti inconsulti che si potrebbero ripetere. E’ dimenticare il passato: l’accordo di Dublino, le sanatorie dei 694 mila migranti regolarizzati nel 2002 e dei 294 mila nel 2009, la legge Bossi-Fini, la malaugurata guerra contro il dittatore libico Mu'ammar Gheddafi. Certo, una cosa è essere al governo del Paese un’altra è stare all’opposizione!

Anche le manifestazioni di piazza per deplorare condotte pazzoidi possono diventare pericolose quando si trasformano in palcoscenici per la celebrazione di posizioni radicali avverse. Difronte all’odio si risponde con una moneta diversa: la fermezza, unitariamente espressa, della riprovazione senza “se e senza ma”.

13 febbraio 2018


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Per il lavoro ricostruire l'unita' sindacale dei lavoratori

Cgil Cisl Uil mindi Donato Galeone* - «Ricostruire l'unita' sindacale di classe lavoratrice per il lavoro». Nei giorni 26-29 ottobbre del 1970 con la prima Assembea Unitaria dei Consigli Generali della CGIL-CISL-UIL a Firenze veniva deciso di realizzare l'unità sindacale e si assumeva l'impegno di riunire le strutture sindacali di ogni livello categoriale e territoriale coinvolgendo tutti i lavoratori:
-  nell'attivazione di iniziative congiunte per elaborare e rivendicare azioni sindacali unitarie;
-  nella costituzione di “centri operativi unitari” per proporre questioni e problemi specifici territoriali da sottoporre sia alla dirigenza locale che alla consultazione dei lavoratori, congiunti alle politiche contrattuali in tutti i luoghi di lavoro, definendo regole e coerernti comportamenti comuni mranti verso lo sviluppo delle azioni sindacali e dando piena esecutività tanto alle intese unitarie quanto all'impostazione autonoma del sindacato. (completata una pagina per continuare a leggere torna qui, sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

  1. L'appello di Firenze
  2. Un quadro incredibile

Valore e significato dell'appello sindacale di Firenze nel 1970

La duplicità della “proposta appello sindacale di Firenze” sullo sviluppo del processo unitario - da sperimentare e verificare in tempi predeterimanti sia nei contenuti che nelle azioni per ricostruire il sindacato unitario autonomo e democratico e non solo la sommatoria delle tre Confederazioni - rappresentava l'espressione organizzata propositiva e di lotta di tutta la classe lavoratrice italiana.

E il 12 dicembre 1971 - in Frosinone - le Segreterie provinciali della CGIL, CISL e UIL - guidate da Bellardinelli, da me e da Menichini - convocavano la prima Assemblea Unitaria di tutte le strutture sindacali per “verificare e confermare la volontà di realizzare l'unità sindacale” tanto necessaria quanto richiesta a sostegno dell'avviata azione politica sulle riforme sociali; unità intesa non certo sotto il semplicistico slogan che “uniti si vince” - come ancora oggi si sente urlare tra forze e movimenti politici alle vigilia delle elezioni del 2018 - ma come qualificata organizzazione sociale, per esprimere la capacità di svolgere sia un ruolo “extracontrattuale nei confronti della società” e sia il “tradizionale ruolo contrattuale” nei confronti della produzione di beni e servizi pubblici e privati.

Nella mia relazione, presentata a nome della CGIL-CISL-UIL provinciali, sottolineai nella premessa politica che, proprio la CISL sin dal 1950 intese ed intendeva ricostruire l'unità sindacgilcisluil 225290cale di tutti i lavoratori, compresi i lavoratori comunisti, che erano e sono una realtà sociale nel mondo politico-partitico italiano e che credendo liberamente possibile l'autonomia del movimento sindacale dai partiti in genere e dai partiti di classe in particolare, ritenevamo e volevamo ricostruire, con l'unità sindacale, un sindacato democratico italiano che nella società doveva e deve sempre lottare per le riforme sociali e per il lavoro - contrattando e partecipando - le condizioni normative ed economiche nazionali, aziendali e territoriali.

Richiedevo, consapevolmente, a tutti una riflessione corale e profonda nell'ossservare il come e il quanto le azioni sindacali dei lavoratori negli utimi anni - in Italia e nella provincia - erano e sono riuscite ad essere per i “valori dei contenuti sociali proposti” i catalizzatori della unità della classe lavoratrice pensando, ragionevolmente, che con l'unità sindacale si riusciva ad essere portatori di una politica unitaria della classe lavoratrice che mai, schieramenti politici e partiti o movimenti di popolo, erano e sono riusciti ad essere.

Su queste essenziali ragioni - aggiunsi - dovevamo prestare la massima attenzione al nostro interno sindacale ed a quei settori e componenti più politicitizzati del movimento sindacale che potevano ostacolare l'unità siindacale, ritenendola come massa di di manovra e di urto sul piano dell'azione rivendicativa e che presto o tardi non avrebbe potuto non delegare la sua azione politica. Così come il mondo padronale e politico governativo - pur in ritardo - aveva capito che con l'unità sindacale si intendeva realizzare sia nella società italiana che europea “una politica costituzionale egualitaria nei diritti e doveri” mirata ad affrontare alle radici il potere delle classi dominanti.

L'unità sindacale era ed è ancora considerata, volutamente, pansindacalismo e la divisione dei lavoratori continuava e continua ad essere più che funzionale, di fatto, alla politica dei poteri dominanti nei gruppi finanziari, uniti e sparsi, economicamente nel mondo, rafforzati nelle imprese multinazionali che continuavano e continuano a prevalere sulla politica, debole e frammentata, aumentando profitti nella dimensione globale.

E, purtroppo, dopo oltre 30 anni, già dal 2007 e per 10 anni, la crisi coinvolgeva la stessa unità di azione sindacale nella divisione tra CGIL da una parte e CISL-UIL dall'altra con gli accordi separati in sedi di Governo che si ripetevano in molti rinnovi contrattuali di lavoro mentre in Italia - sempre nel 2007 - nasceva il PD, partito democratico dichiaratosi progressista e plurale che si caricava la crisi sociale ed economica nella guida di un centrosinistra parlamentare di legisltatura resosi ancora più debole dal 4 dicembre 2016 e destinato a “tirare a campare” nonostante una scissione che, non solo a mio avviso, peserà non poco nelle elezioni politiche del 2018.

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo

Un quadro politico incredibile e disaggregante

In questo richiamato scenario passato sindacale e politico anche da me vissuto e motivato nei contenuti unitari - direttamente fino al 1976 - osservo oggi un quadro politico incredibile e disaggregante nella scomposizione e parziale ricomposizione di partiti e movimenti a freddo, sia definita sinistra progressista da nuovi simboli fuori dal PD che verso una destra a guida esterna berluscoiniana per riprendere sia “conservazione che comandi” già conosciuti bene durante la crisi decennale del “lavoro e la crescita delle povertà”.

E non è casuale l'emergere aggregante del nuovo movimento di cittadini cinquestelle che, presumendo di raccogliere consenso politico maggioritario nell'accresciuto e montante disagio sociale esistente non dichiarano compiutamente “come superarlo e con chi” ma preferisce attacccare, con linguaggio sgradevole, ogni avversario politico e con argomenti infantili e rozzi.

Attacca anche il movimento sindacale dei lavoratori che se risponde adeguamente e responsabilmente ai “capi guida di quel movimento” continua ad essere divisa come classe lavoratrice e non più “unitaria in piena autononia” - CISL e UIL da una parte e CGIL dall'altra - riducono l'impatto sociale conosciuto e reso alto come lo era stata con la Federazione CGIL-CISL-UIL degli anni '70 e anche con me nella provincia di Frosinone.

Tempi passati solo da raccontare - si dice - ma anche da conoscere quali fatti sociali e sindacali realizzati e vissuti pur messi in crisi - praticata sia dall'interno che dall'esterno del sindacato - volutamente per ridurre l'incisivo vero volto e ruolo “del lavoro e della classe lavoratrice nel sindacato dei lavoratori”.cgil cisl uil 350 260

Un ruolo sindacale democratico unitario forte nei contenuti sociali e determinato nel contesto plurale dei partiti e delle alternanze democratiche dei governi, certamente, indispensabile sia in presenza della crisi economica e del lavoro che non c'è e sia per la profonda traformazione del rapporto del lavoro con il nuovo mondo produttivo globalizzato, iperliberistico, che continua a generare disuguaglianze sociali e, nel nostro Paese, alimentare maggiori distanze socio-economiche non solo tra le due Italie tra nord e sud.
E'stato scritto e detto in questi giorni (rapporto Censis e Raffaele Morese) che a fine anno 2017 registreremo almeno 4 Italie e non due:
-  quella che “gode” di enormi vantaggi finanziarie nelle posizioni manegeriali, burocratiche e informatiche
- quella che “corre” sull'orlo della globalizzazione, della innovazione tecnologica e della società della conoscenza;
-  quella che “arranca” tra lavoro incerto, stato sociale dimagrito e poca serenità familiare;
-  quella che “dispera” perchè senza lavoro a giovani e adulti oltre ai redditi decrescenti, congiunti all'anziano in solitudine e alle povertà crescenti.
Questa realtà sociale vera e visibile, presente e crescente anche nella provincia di Frosinone e nel Lazio, non potrà e non può non avere incidenza sulle rappresentanze sociali e politiche, con suggestioni varie nei movimenti e tra quelli che si presentano disaffettivati verso i “valori della politica autentica” che sono essenzialmente “trasparenza e solidarietà” da ricostruire tra le classi sociali delle società democratiche.

Ricostruire, mi permetto sottolineare, non con emblematici e colorati cartelli elettorali, ma adeguando al terzo millennio i “valori delle politiche sociali e del lavoro attuabili e possibili sui territori” - aggregando e non dividendo il “correre” sull'onda della globalizzazione che - in assenza di trasparenza e unità dei lavoratori - “ sarà un nuovo totalitarismo che solo in apparenza e nelle forme esteriori, è meno duro e meno informe, di quelli che abbiamo conosciuto nel ventesimo secolo”. (economista francesce Michel Camdessus).

Ed ecco il rischio e il richiamo, quindi, agli ultimi quaranta anni che suggerisce e aiuta alla ripresa della “ricostruzione della unità nell'azione sindacale” per dare rappresentanza sociale al lavoro in modo nuovo entro cui necessita dare vita a regole e “catena di valori” con nuove competenze e conoscenze, mediante un rivendicazionismo comune della CGIL-CISL-UIL sulla “centralità del lavoro” che non c'è e sul futuro del lavoro in trasformazione, discutibile e partecipato, partendo dalla FCA ex Fiat nell'area di Cassino, tanto nello sviluppo occupazionale locale quanto nella dimensione multinazionale, non solo competitiva nei processi produtivi e di prodotto, ma nel priorizzare, essenzialmente, la qualità e la dignità umana del lavoro.

(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

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Saper trovare l'unità in nuove scelte e nuovi comportamenti

Brancaccio 18giu17 mindi Ignazio Mazzoli - Un’unica lista della sinistra per le elezioni del 2018 (Parlamento e Regioni?). Un progetto irrealizzabile? Il Cammino della sinistra è accidentato. Bisogna capire se si tratti solo di un inciampo o di altro. Prima di tutto fare in modo che non s’interrompa il dialogo.
Il movimento che si genera dalle esigenze insoddisfatte e mortificate nella società italiana deve permettere, anzi deve obbligare che il dialogo riprenda e continui.
Cosa è successo? Il 18 novembre, cioè oggi, avrebbe dovuto svolgersi un’assemblea nazionale che sancisse l’Alleanza per la Democrazia e l’Uguaglianza pronta, anche, ad andare alla competizione elettorale con una lista unica in cui confluissero partiti e forze civiche, iscritti a partiti e cittadini senza tessera. Questa assemblea è stata cancellata perché questa lista non ci sarà, essendosi andata configurando priva di alcuni protagonisti. C’è invece un momento di sofferenza per un percorso che s'interrompe, perché esso aveva innescato la «speranza di centinaia e centinaia, oso dire - scrive Daniela Mastracci – di migliaia e migliaia di donne e uomini che avevano pensato» a questo sabato romano «come l’appuntamento della rinascita».

Un errore

La franchezza credo che sia assolutamente d’obbligo come dovrebbe essere sempre, ma in questa circostanza è indispensabile. È stato un errore sospendere l'assemblea del 18. Oggi, a mente fredda, appare, anche una decisione personale, che sconcerta e a qualcuno appare anche “autoritaria”. Senza esagerare credo che si possa dire che la cancellazione dell'assemblea è più figlia di un senso di frustrazione e di rabbia, quasi sicuramente giustificato, ma ingenuamente infantile in una trattativa politica.
Sembra come il caso di quello che si evira per far dispetto alla moglie. Mantenerla avrebbe potuto aiutare il rilancio di proposte e un primo tentativo di organizzazione, la cui mancanza è la responsabile principale della battuta d'arresto. Le idee anche bellissime e perfette senza darsi gambe sono solo parole.
Ci sono state forti. Montanari ha scritto: «Non vogliono questa alleanza con chi sta fuori dal loro controllo. I segretari di Mdp, Possibile e Sinistra italiana hanno scelto un leader. E questo ha ‘risolto’ tutti i problemi: nella migliore tradizione messianica italiana. … Poi hanno lanciato un’assemblea, che si sta costruendo come una spartizione di delegati tra partiti, con equilibri attentamente predeterminati.»
Parole forti appunto, che mettono in luce il contrasto con le intenzioni condivise al Brancaccio il 18 giugno. Se questo è vero altrettanto vero che esistono problemi pratici e concreti da affrontare con strumenti funzionali e condivisibili rispondendo innanzitutto ad una domanda: Come si procede a realizzare una partecipazione unitaria? Sicuramente bisogna saper trovare dei praticabili criteri comuni. Azzardo? Azzardo. Sicuramente Sinistra Italiana, Possibile e MdP sono partiti da dati organizzativamente evidenti: numero di eletti, sedi e radicamento territoriale, presunti iscritti (qui il dubbio è sempre d’obbligo). Sicuramente evidenti, ma non unici da considerare e quindi opinabili.

Tradurre in realtà operanti le belle idee

Montanari, ha risposto: «Il Brancaccio non è una componente. È uno stile, un metodo, un modo di fare politica. Avrebbe avuto successo se fosse riuscito ad essere il motore di un’alleanza tra partiti e forze civiche, tra iscritti a partiti e cittadini senza tessera, non uno strumento per fare alleanze.» Bene, ma come si sarebbe dovuto procedere per tradurre in risultato operante questa ispirazione e questa volontà?

Per rispondere a questi interrogativi bisognava confermare l’assemblea del 18 novembre, nonostante tutto.
L’altro 18, quello di giugno, aveva portato «la grande novità», la possibilità di una vera svolta per avere il coraggio di «guardare avanti, oltre i drammi di oggi, oltre le ingiustizie, le forme striscianti e più manifeste di illegalità, di malaffare, di mezzucci, di furbizie, di tattiche, di politicismi…».
Sola quella linea postulata al Brancaccio aveva ed ha questa forza di novità, di svolta e quindi di speranza, perché la sola aggregazione di SI, Possibile, MdP ha un grosso convitato di pietra: la credibilità (meglio un limite di crdibilità). In particolare per la presenza di MdP caratterizzata, nei fatti dalla sua lunga, inutile, permanenza nel PD.
L'assoluta mancanza di un'autocritica seria rende tutto più difficile come dimostra il voto siciliano. Non solo il PD deve leggere dentro quel risultato, ma anche la lista di sinistra con “una spruzzata di civici”. Nessuno può esimersi dall'individuare lle cause di un risultato così misero.
Il popolo della sinistra ha bisogno di sincerità e di fatti concreti. L’autocritica vera, deve riguardare innnazitutto la svolta neoliberista dei DS nel congresso del febbraio 1997, identificabile nello scontro fra D’Alema e Cofferati (Renzi quindi non c’entra, perché ancora non c'era). La realtà ha sconfitto D’Alema che dopo 20 anni dovrebbe prendere atto che in quel congresso aveva sbagliato tutto;
Il popolo della sinistra vorrebbe sapere che il condizionamento internazionale che genera diseguaglianze e ingiustizie non è condiviso dai suoi dirigenti, che anzi sono pronti a non rinunciare alla lotta per il cambiamento della società. Qui c'è la lacerazione più profonda con il popolo della sinistra, non è stato coinvolto, non è stato informato, ha subito anche dai suoi dirigenti cosiddetti di sinistra lo stesso lavaggio del cervello a base di "pensiero unico" (quello che indistintamente hanno propagandato tutti inseme, destre e sedicenti sinistre);
Il popolo della sinistra sa che lo stare nel PD ha portato fuori dei movimenti molti dirigenti che per tradizione erano invece animatori degli stessi. Non solo, ma costoro si sono estraniati completamente dal conflitto sociale, addirittura ignorandolo e demonizzandolo. Ce n'è abbastanza per sentirsi traditi fino in fondo? Basta veder a cosa si è ridotta la Cgil che neppure sa fare più il proprio mestiere: guidare le lotte e le rivendicazioni.
Alla base dell'astensionismo c'è tutto questo. E come si pensa di recuperarlo con una lista che nascerà il 2 dicembre, dall'alto?

Aspettando la nascita del "nuovo partito" il 2 dicembre

Personalmente aspetterò quell’appuntamento, ma altrettanto personalmente penso che occorrano le novità rappresentate al Brancaccio del 18 giugno. Intanto mi chiedo: da allora ad oggi cosa è successo? Tanti incontri che la decisione di Falcone e Montanari rivelano infruttuosi e inutili. Vedo poco altro.
È mancato, con gravissimo danno, il percorso di base, assemblee e soprattutto movimenti sugli obiettivi di maggiore interesse popolare, lavoro, scuola, sanità, beni comuni. Evidentemente si è attribuita più fiducia al patteggiamento con le forze politiche che al dialogo con la società sofferente. Errori di gioventù? Speriamo, anche se qualche dubbio dobbiamo averlo quando Montanari parla di “fragile organizzazione”.
Il popolo del NO è grande e diversificato da destra a sinistra. Se non si fa un lavoro di radicamento intorno ad alcune questioni che la Costituzione garantisce resta solo il voto contro Renzi e non il popolo del NO attende qualcosa dalle proposte di una nuova sinistra. A me pare chiaro questo.
Per queste ragioni abbiamo confermato ieri 16 novembre tutte le nostre iniziative: quella provinciale del 1° dicembre e quelle che la precederanno il 18 novembre a Sora, il 22 a Frosinone, il 24 a Cassino e il 25 ad Anagni. Le nostre iniziative, aperte a tutti quelli che vorranno partecipare, saranno la condizione utile a dire di non interrompere il dialogo e la ricerca di strade nuove e credibili.

Ci aspetta una lunga fatica, ma anche un grande compito

Ma soprattutto ribadiremo che se di fronte abbiamo, anche, le elezioni, ci aspetta soprattutto un impegno prioritario: costruire una forza, una organizzazione che sappia stare dalla parte dei più deboli, di chi vive del proprio lavoro manuale e intellettuale e che sappia condurre queste genti e questo popolo alla guida del Paese perché ci sia così un cambio reale di forze sociali al Governo.
Corbin, Mèlanchon, Sanders non si sono posti come primo problema quello di andare al governo, ma ricostruire la credibilità di una prospettiva di cambiamento sociale ed economico che non può non chiamarsi “CREDEBILITÀ DELLA SINISTRA”. Duro lavoro dalle macerie accumulate dagli anni '90 ad oggi. Quanta fatica ci aspetta! Altro che una campagna elettorale di qualche me e o semestre. Costruire egemonia culturale, fiducia in se stessi, orgoglio consapevole di essere nel giusto e dalla parte del futuro realmente migliore.

17 nov 2017

 

Le citazioni virgolettate, in corsivo, sono tratte dall'articolo Sinistra. Un appello affinché tornino a parlarsi di Daniela Mastracci

 
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