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Ceccano. Sindaco urge presa di posizione forte contro i soprusi ACEA

LETTERA APERTA AL Sig. Sindaco di Ceccano
Roberto Caligiore

e.p.c. Sig.ri Consiglieri Comunali

Comandante Polizia Locale
Ceccano

acquaprivatizzata 350 260Egr.Sig. Sindaco
Ella, è sicuramente a conoscenza della gravissima azione intrapresa nella nostra città dal Gestore del Servizio Idrico Integrato Acea Ato 5 S.p.A. nei confronti dei nostri concittadini, che da anni si battono con contenziosi e denunce contro le illegalità e i soprusi di questo gestore.

Sono giorni che personale al soldo di Acea spadroneggia sul nostro territorio con fare arrogante e minaccioso con l’intento di sospendere le forniture idriche, e purtroppo in molti casi ci riesce lasciando intere famiglie senza acqua.

La situazione è diventata insostenibile! La misura è colma!

Nonostante una crisi pandemica senza precedenti, e più gradi di giudizio abbiano condannato Acea Ato 5 S.p.A. e il suo legale rappresentante ribadendo che il distacco della fornitura Idrica viola il diritto alla salute, viola il diritto all’igiene , compromette l’esigenza della disponibilità d’acqua ai fini alimentari, viola i diritti fondamentali delle persone che vanno considerati superiori e costituzionalmente garantiti ad ogni individuo, anche a fronte degli interessi del gestore e dell’eventuale morosità dell’utente.

Nonostante ciò, Acea Ato 5 S.p.A. continua come se nulla fosse attuando forme di illegalità che a breve potrebbero sfociare in azioni incontrollate da parte dei cittadini utenti.

Sig. Sindaco Lei è il responsabile della salute e dell’igiene pubblica di ogni cittadino di Ceccano, e in quanto tale non può esimersi da tale responsabilità.

Aspettiamo da subito una sua presa di posizione chiara e forte in merito alle problematiche esposte.

Siamo cittadini che rispettano la legalità, ma non siamo più disposti ad accettare soprusi da parte di un Gestore che in questi anni si è contraddistinto e fatto conoscere più per le sue inefficienze e le sue illegalità che per la gestione del Servizio Idrico.

Cordiali saluti
 
Ceccano,22.01.2021 X Comitato No Acea Ceccano
Domenico Aversa
Info:
email:

 

 

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Con Piroli perché urge il risanamento ambientale

"..chiedo ai miei concittadini un voto cosciente e coerente con la storia politica della nostra città"

VincenzoCellini 360 minVincenzo Cellini, 40 anni, impiegato in un supermercato di Sora, esponente del movimento DemA (Democrazia e Autonomia), sceglie di scendere in campo nelle prossime elezioni amministrative a Ceccano, sostenendo Emanuela Piroli, all’interno della lista “Ceccano a Sinistra”.

“Mi candido perché sono sempre stato di sinistra e credo nel progetto che intende portare avanti la coalizione a sostegno di Emanuela Piroli. Per coerenza con i miei ideali ho scelto di candidarmi all’interno della lista unitaria della sinistra ceccanese. Sono stato referente provinciale del movimento denominato il popolo viola, nato come protesta ai governi berlusconiani..”.

Vincenzo Cellini fissa la sua priorità politica ed amministrativa nella questione ambientale. “Credo che a Ceccano ci sia la necessità di affrontare seriamente la battaglia per un risanamento ambientale. Abito a 500 metri dal fiume Sacco e, quindi, vivo quotidianamente le problematiche relative all’inquinamento; dalla puzza quasi quotidiana, all’incidenza costante delle malattie che tartassano le famiglie, tristemente colpite da questa vera e propria piaga”.

Vincenzo Cellini ha deciso di scendere in campo al fianco della candidata sindaco Emanuela Piroli, perché “unica vera alternativa di sinistra ai due rappresentanti della destra che hanno dimostrato di non saper governare”.
Cellini conclude rivolgendosi agli elettori: “chiedo ai miei concittadini un voto cosciente e coerente con la storia politica della nostra città. Un voto a sinistra che rompa gli schemi del passato. Un voto per esprimere tutti insieme il coraggio di cambiare”.

 

 

 

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Urge liquidità

covid19 lavoro minMobilità in deroga, artigiani, commercianti, piccole imprese, lavoratori autonomi in genere, singole famiglie: è un dramma.

I meccanismi di erogazione sono ancora complicati. Ieri la Regione ha comunicato che hanno evaso tutte le richieste di cassa integrazione. I 600€ per gli autonomi sono stati erogati per i due terzi della platea.

I prestiti alle imprese attraverso le banche sono lentissimi.

La nuova manovra, il cosiddetto Decreto Aprile, contiene, tra le altre cose, reddito d’emergenza e contributi a fondo perduto per PMI... Insieme al decreto saranno approvate norme per la semplificazione drastica delle procedure amministrative...
Questo dovrebbe accadere a breve ma, appunto, ma non ci sono date certe.

Ma quale senso di responsabilità si chiede alle banche? Sono il collo di bottiglia degli interventi di emergenza. Può mai essere che solo per loro debbono esserci garanzie no limits anche a fronte degli impegni del Governo e delle Stato già presi ed operanti?

Urge l'immissione di liquidità a fondo perduto per tutte le attività, senza creare disparità di trattamenti tra le stesse; altre soluzioni, diversamente, non riusciranno a risolvere tale crisi delle imprese. Ahimè mi tocca sostenere che probabilmente il costo di questa crisi sanitaria è stata e sarà pagata da tutti coloro che rientrano nel settore privato, datori di lavoro, dipendenti e consulenti, dove l’unica garanzia di sostenibilità è rappresentata dal mercato”.
Quali sfide bisognerà affrontare nella Fase 2?
La sfida oggi, e per il futuro, è innanzitutto unirsi ed essere compatti con l’obiettivo comune di dialogare con le Istituzioni per la redazione dei prossimi provvedimenti tecnici da adottare: ad oggi sembra impensabile che provvedimenti riguardanti l’apertura e il modus operandi delle varie attività, dalla  ristorazione, al rifornimeto dei magazzini, dai laboratori di estetica a quelli di riparazioni varie non siano condivise con chi effettivamente sta dietro ai banchi da lavoro, poiché il mancato coinvolgimento di tali attori potrebbe addirittura comportare problematiche in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

 

 

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Riaprire ospedale Ceccano: urge potenziare l’offerta ospedaliera

Ceccano sanità 350 260Alla luce delle numerose e legittime richieste di riapertura di ospedali chiusi nella nostra provincia, da parte di esponenti politici e associazioni del nostro territorio, per far fronte all’emergenza sanitaria in atto, e per decongestionare gli ospedali attivi, ritorniamo anche noi sul tema, essendo stati tra i primi ad affrontarlo e credendo fortemente in questa battaglia per la tutela della salute pubblica.

Risulta ormai necessaria una riorganizzazione dell’assistenza sanitaria, con il potenziamento dell’offerta ospedaliera, per evitare il collasso a discapito dell’utenza e degli operatori stessi, costretti a turni massacranti e rischio biologico elevato.

Ricordiamo, quindi, di aver inoltrato agli enti preposti (Ministero, Regione e Direzione Generale della Asl di FR) la prima lettera di proposta di apertura di almeno un reparto nella attuale Casa della Salute di Ceccano, in data 6 marzo ‘20, a cui ha fatto seguito un sollecito in data 12 marzo ‘20, e una terza lettera in cui si invitano le autorità competenti ad eseguire un sopralluogo per verificarne la fattibilità. Un reparto che possa essere di sostegno a quelli presenti nei nosocomi attivi, considerando le difficoltà che stanno affrontando, tanto da rimandare a casa molti pazienti che avrebbero bisogno di cure ed assistenza. Pensiamo alla possibilità, ad esempio, di riconvertire la degenza infermieristica (UDI) e di ricavare altri posti letto, circa 30, in altre stanze, dopo la ricollocazione dei servizi presenti, e di attivare l’impianto per l’ossigeno. Inoltre, per fronteggiare la carenza di organico, riteniamo utile e opportuno il rinnovo degli incarichi professionali di tutte le figure sanitarie, vista la drammaticità della situazione e l’urgenza di poter disporre da subito di personale, che potrebbe essere impiegato anche a Ceccano.

Siamo ben consapevoli della mole di lavoro a cui sono sottoposte tutte le istituzioni per far fronte all’emergenza sanitaria, ma auspichiamo si prenda in considerazione questa opportunità e si intervenga con un sopralluogo, come si è provveduto a fare in altre regioni, ad esempio in Toscana, dove il governatore ha progettato l’apertura di reparti ospedalieri in ex ospedali dismessi o parzialmente dismessi, comprese delle terapie intensive, oppure in Veneto, dove sono stati ripristinati cinque ospedali abbandonati, ricavando 240 posti letto. È evidente che gli ospedali attivi e in particolare lo Spaziani, convertito in Ospedale Covid-19, non possano far fronte a tutto e non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia. Non si può assistere inermi al collasso in atto del principale presidio ospedaliero del nostro territorio, per mancanza di visione di un problema ormai testimoniato dalle file di ambulanze impossibilitate a lasciare in ospedale pazienti con Covid-19. Fondamentale è poter garantire la giusta assistenza a tutti anche nella peggiore delle prospettive. Necessario è essere pronti. In Lombardia, oggi, soprattutto nel Bergamasco, si muore e si muore in casa, perché gli ospedali non hanno più posti per i pazienti. Non si può arrivare al punto di essere costretti a decidere chi intubare e chi no. L’unica pretesa che abbiamo è di essere ascoltati, il nostro è un appello che si unisce a quello di tanti cittadini, preoccupati per se stessi e per i propri cari.

Emanuela Piroli e la sua coalizione

 

Le 3 lettere a Governo, Regione e ASL Frosinone che chiedono la riattivazione clicca qui sul link

 

 

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"Urge giornalismo d’inchiesta basta con quello ….a richiesta"

inquinamento del sacco pompeo ordina piu controlli e convo 350 260 mindi Angelino Loffredi - Il Convegno tenuto a Frosinone sabato 5 ottobre promosso dalla Diocesi di Frosinone e da altre organizzazioni cattoliche sebbene sia già stato ben riportato da Valentino Bettinelli sul sito unoetre.it ,merita di essere ripreso proprio per sviluppare ulteriori elaborazioni poste dalle relazioni ascoltate.

Con molta soddisfazione mi sento di scrivere di aver partecipato ad un incontro necessario, che mantiene aperta l’attenzione su un tema epocale e attorno al quale sono necessari approfondimenti, puntualizzazioni e apporti. Confesso che mi ha favorevolmente colpito la notevole presenza giovanile; gran parte dei presenti con carta e penna li ho visti prendere appunti e mantenere una generale attenzione per circa tre ore di impegnative relazioni.

Abbiamo ascoltato interventi profondi che hanno spaziato a largo raggio ma quello che ha colpito e diffusamente riportato dalla stampa è stato quello del Vescovo Ambrogio Spreafico: senza fronzoli, privo di ipocrita diplomazia, diretto, coraggiosamente autocritico ma anche di impegno progettuale. Riporta infatti Valentino Bettinelli:

“Il dramma della Valle del Sacco è frutto di più di cinquant'anni di silenzi. Il processo di bonifica va affrontato con una visione a lungo termine, altrimenti sarà l’ennesimo intervento palliativo e non concreto. Mi impegnerò personalmente a vigilare sui 53 milioni che saranno impegnati per l’avvio delle bonifiche dei siti previsti dall’Accordo di Programma di marzo”. Un occhio anche all’interno della sua stessa Diocesi: “Grazie alla cooperativa Diaconia abbiamo trovato le prime risposte ai problemi ambientali: verranno infatti costruite due nuove chiese con criteri di ecosostenibilità, e gli edifici principali della nostra Diocesi saranno dotati di pannelli solari e di sistemi di recupero delle acque piovane”.

SScrivevo di un intervento autocritico perché il Vescovo ha riconosciuto che da parte dei cattolici esiste un ritardo nell’affrontare il tema ambientale mentre le chiese evangeliche e quella ortodossa da tempo ne sono impegnate. Mi è parso molto dirompente, anche per il tono ( quasi arrabbiato) quel riferimento al controllo della spesa dei 53 milioni previsti per la bonifica dei siti inquinanti esistenti nella provincia di Frosinone ( Ceprano, Ceccano, Frosinone, Ferentino Guarcino e Anagni ). “Siamo nella Valle del Sacco“ ha detto “io adesso controllerò che fine faranno i fondi stanziati dal governo Conte-1 anche perché come accade in questi casi ci saranno consulenti, progettazione per cui è il momento di vedere dove vanno i fondi“. Un impegno che va sostenuto sia perché sono passati sei mesi dalla fase della prevista “caratterizzazione“ e sia perché dai Comuni interessati e dalla Regione non arrivano segnali.

Da quel 6 marzo, quando venne firmato nella Prefettura di Frosinone l’accordo di programma fra il Ministro Costa e il Presidente Zingaretti tutto tace. In questi sei mesi, insomma, non abbiamo visto momenti di informazione né di partecipazione. Tutto si svolge in gran segreto, al di fuori di ogni rapporto con altri soggetti a cominciare dalle Associazioni ambientaliste. Non si conoscono le dinamiche del lavoro e nemmeno come verranno effettuate le assunzioni. Per esempio se per quest’ultime verranno applicate le Politiche attive, spesso promesse.
Mi permetto inoltre di ricordare che la catastrofe Valle del Sacco ha una priorità: l’inquinamento del fiume Sacco o se si preferisce il suo avvelenamento, che diventa avvelenamento anche dei terreni lungo le sponde. Esistono dirette responsabilità, spesso dimenticate: quelle degli imprenditori e volutamente parlo di una categoria e non di singole persone, perché abbiamo a che fare con un ceto omertoso e corresponsabile che non ha il coraggio di mettere fuori dalla propria organizzazione gli avvelenatori e che si rifiuta di lanciare o condividere l’allarme sempre più diffuso.

Il Vescovo ha annunciato che due chiese della Diocesi verranno costruite con criteri di eco sostenibilità e gli edifici principali verranno dotati di pannelli solari e di sistemi di ricupero di acque piovane. Nel momento in cui esprimo il mio sostegno a tale prospettiva nello stesso tempo intendo riprendere l’invito stesso fatto dal Vescovo: non accontentarci di scelte singole o settoriali che rischiano di essere solo dei palliativi ma di ad avere una visione complessiva, ha accennato addirittura ad un sogno. Ecco dunque la necessità di avere un’azione collettiva per costruire un vasto movimento che riesca ad incidere sulle scelte pubbliche e le tecnologie da usare.

E’ E’ necessario dunque unire le lotte ambientali a quelle della difesa del patrimonio artistico, dell’istruzione e della ricerca scientifica. Nello stesso tempo con grande preoccupazione riporto, a proposito di comunicazione, che qualcuno ci ha ricordato che purtroppo non esiste più come sarebbe necessario il giornalismo d’inchiesta ma quello ….a richiesta.
Preciso che non è stata una battuta ma la messa in evidenza che le campagne pubblicitarie di piccoli e grandi colossi imprenditoriali riescono a oscurare o sterilizzare valide iniziative e molto spesso a fare opera di distrazione di massa.

 

aggiornato lunedì 7 ottobre '19 alle oren16,59

 

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7 ottobre 2019

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Scuola: Urge una soluzione politica

MIUR 350 260di Paola Bucciarelli - Caos scuola: tra supplenze, ritardi nei concorsi e sentenze della magistratura

Anche quest’anno, come gli anni precedenti, in cattedra saliranno migliaia di supplenti. Con buona pace delle promesse degli ultimi quattro anni secondo le quali la riforma della Buona scuola avrebbe guarito il sistema scolastico italiano dalla “supplentite”.
L’ennesima medicina per curare la “supplentite” sarebbe dovuto essere il concorso riservato ai docenti abilitati che risulta, invece, in grave ritardo in molte regioni italiane.

Ritardi nell’ espletamento del concorso riservato

Questa procedura concorsuale, riservata per lo più agli insegnanti che erano stati ingiustamente bocciati all’ultimo concorso, quello del 2016, arranca tra burocrazia, dimissioni dei commissari e ricorsi in diverse parti d’Italia. E ad oggi non ha portato tanti e nuovi docenti in ruolo. In molte regioni, infatti, dove le prove sono state espletate, visto che i risultati non sono stati pubblicati entro il 31 agosto, i precari hanno perso il posto fisso, almeno per quest’anno.
Le preziose tabelle delle graduatorie del concorso docenti 2018 mancano in Campania, in Piemonte, ma non per tutte le materie, sono in ritardo in Toscana, Lazio e Lombardia.
Una situazione che secondo le stime della Cisl scuola potrebbe lasciare senza titolare quasi 20 mila delle 57 mila cattedre che attendono un insegnante di ruolo.

Silenzio sui concorsi riservati ai non abilitati

Nel frattempo a viale Trastevere tutto tace sugli altri tipi di concorso necessari e promessi: quello per i non abilitati e quello per le maestre senza laurea che, secondo la sentenza del Consiglio di Stato dello scorso dicembre, devono sostenere un concorso per poter diventare di ruolo: 7400 avevano già avuto la cattedra con riserva.
A queste ultime si aggiungeranno altre 30/40 mila colleghe che hanno insegnato almeno per due anni negli ultimi otto.

Le pseudo riforme per combattere il precariato degli ultimi 20 anni

All’inizio di ogni anno scolastico, dunque, è sempre emergenza insegnanti! Questo perché negli ultimi 20 anni c’è stata una babele di riforme, controriforme, riordini, fughe in avanti, retromarce, aggiustamenti, restyling e rinnovi che si sono succeduti di governo in governo. Il risultato è stato quello di riportare quasi sempre tutto al punto di partenza, solo che sempre più in maniera caotica. Un eterno gioco dell’oca.
Nonostante, apparentemente, la lotta al precariato fosse nel programma di tutti gli esecutivi e di tutti gli schieramenti che hanno governato, da allora puntualmente sono arrivati interventi legislativi - a volte per attuare pronunce dei giudici altre per ragioni di mero consenso elettorale - che hanno aperto varie graduatorie e ingolfato il plotone di professori in attesa del posto fisso.
Ciò è accaduto, accade e accadrà perché tutti i governi che si sono succeduti sono stati animati dall’obiettivo di “razionalizzare” (leggasi tagliare) la spesa pubblica, tagliando posti di lavoro ( - 87mila cattedre con Gelmini- Tremonti) e bloccando il turn over dei pensionamenti.

La mancanza di una visione politico culturale dell’Istruzione

Quello che è mancato - e manca - è una visione di ampio respiro culturale e politico del sistema scolastico che metta al centro lo studente, a partire da una nuova didattica - realmente inclusiva – che non può prescindere da un ripensamento della funzione docente.
Per fare ciò è necessario non solo pensare ad aumentare le risorse economiche per la scuola, ma anche a canalizzarle per avere edifici sicuri e attrezzati per le esigenze di tutta la popolazione scolastica. Aumentare i posti in organico in tutti i gradi di scuola per fronteggiare i fenomeni di dispersione e abbandono scolastico e riattivare la mobilità sociale. Diminuire il numero di alunni per classe per migliorare la qualità della didattica.

Le GaE rimangono chiuse

Purtroppo, non sembra essere questo l’indirizzo del “governo del cambiamento” , nonostante le promesse fatte in campagna elettorale. Infatti, il 6 settembre è saltato l’emendamento di Liberi e Uguali approvato al Senato il 3 agosto, prima della pausa estiva, attraverso il decreto “milleproroghe” che riapriva le graduatorie a esaurimento (GaE) a tutti i docenti precari abilitati.
Ora, di fatto, torna tutto come prima: con le graduatorie ad esaurimento che rimangono blindate e i docenti abilitati e non, costretti ad affrontare l’incertezza temporale dei concorsi per passare di ruolo.
È evidente che quella della riapertura delle GaE non era la soluzione ottimale, ma avrebbe consentito di fermare il prolificare e lo stratificarsi di diverse graduatorie.

Il Consiglio di Stato boccia i concorsi riservati

A maggior ragione nel momento in cui, su quelli riservati in atto si è abbattuta la sentenza del Consiglio di Stato che ha stabilito che diverse categorie di precari esclusi potranno essere ammesse con riserva al concorso per abilitati che si sta svolgendo dal 15 maggio scorso. Nell’allargare la possibilità di partecipazione anche ai cosiddetti " non abilitati" — dottori universitari, insegnanti tecnico pratici, docenti dell’alta formazione musicale, gli Isef dell’educazione fisica, gli insegnanti di Italiano per stranieri, gli abilitati all’estero — il Consiglio di Stato ha sollevato la questione di legittimità costituzionale di questo concorso per abilitati.
L’ipotesi del Consiglio di Stato è che l’indizione di un concorso riservato ad abilitati sia discriminatoria verso altre categorie di precari della scuola. Se questa interpretazione fosse fatta propria dalla Corte costituzionale ( serve almeno un anno), il ministero dell’Istruzione dovrebbe mettere la parola fine ai concorsi riservati.
Urge una soluzione politica.

 

 

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PCI Frosinone. Per il "lavoro" urge impegno unitario della sinistra

  • Pubblicato in Partiti

Bandiera pci 350 260di Ignazio Mazzoli - «Dalla protesta alla proposta per fronteggiare la perdita ancora di 11000 posti, il crollo dei prestiti alle imprese ed un turismo che stenta a decollare anche se possiede tutti i presupposti per produrre reddito». Cosi, Oreste Della Posta segretario della federazione di Frosinone del Pci, avvia la sua illustrazione della situazione drammatica della provincia all’attivo del suo partito che si svolge il 19 gennaio, nel pomeriggio presso la sede di viale Napoli.
Sembra una riproposizione della fotografia che tutti conosciamo, o almeno che conoscono quelli che sono consapevoli della reale situazione di questo territorio in termini di disagi sociali che si chiamano disoccupazione, rapina delle risorse idriche, privatizzazione della sanità, ambiente avvelenato dall’inquinamento. Non sarà così.
Della Posta vuole concentrare l’impegno del suo partito nella battaglia per creare nuovo lavoro. «A fronte di bassi investimenti, fenomeno che ricorda a tutti una imprenditoria che da sempre è prevalentemente assistita e la bassa qualità del livello delle infrastrutture che le forze di governo hanno finora assicurato. È necessario produrre una svolta: urge ripristinare e rilanciare l’investimento pubblico».
Non ci sarà ripresa senza “soldi pubblici”, volendo rendere chiaro il problema. Per fare cosa? Ecco le proposte: risanamento dei centri storici, nel momento in cui «non esiste più edilizia né pubblica né privata, riciclaggio dei rifiuti, risanamento idrogeologico e ambientale. Si tratta di saper trovare più soluzioni, «è un’idiozia pensare che basti individuare una sola ipotesi di soluzione». Fra le scelte da compiere si tratta di stimolare le piccole e medie imprese senza le quali non c’è prospettiva di una nuova politica industriale.

Oggi affrontare subito l'emergenza

Tutto ciò richiede tempo e oggi occorre affrontare l’emergenza. «C’è un strumento principe in questo caso: istituire il reddito di cittadinanza o minimo», per il quale l’Italia è in ritardo anche rispetto alla “Raccomandazione del Consiglio UE, del 24 giugno 1992 n. 441, in cui si definirono i criteri comuni in materia di risorse e prestazioni sufficienti nei sistemi di protezione sociale” (24 anni fa e ancora nel maggio 2006 alcuni quotidiani titolavano così “Il reddito minimo deve diventare un diritto sociale dell'Unione europea”. Non solo, c’è anche da riprendere con convinzione, il documento firmato da 74 sindaci della provincia in cui sono previsti fra gli altri i “lavori socialmente utili”. Utili per chi non ha lavoro e utili alle amministrazioni comunali che non hanno dipendenti in numero sufficiente. «Il primo interlocutore è la Regione Lazio che non può continuare a fare orecchie da mercante. - continua Della Posta - Troveremo tutte le forme opportune per infrangere la sua mortificante sordità».
Un documento nei prossimi giorni raccoglierà queste scelte d’iniziativa e sarà la base per un convegno, nelle prossime settimane, con Piergiovanni Alleva Consigliere della Regione Emilia-Romagna, la quale già approvato una legge di Reddito minimo.
Il tema dell’emergenza sempre più all’ordine del giorno ha trovato voci attente a partire da quelle di Gino Rossi e di Tiziano Ziroli che ha posto così il problema «dobbiamo assicurare un piatto di pasta sul tavolo e un tetto sulla testa a chi non ha lavoro».
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Gino Rossi ha rappresentato tutte le difficoltà che s’incontrano «per guadagnarsi un ascolto, dal Prefetto alle rappresentanze delle istituzioni fino ai sindacati che non dialogano con i partiti, come è avvenuto con il Pci, alla cui richiesta d’incontro neppure hanno risposto». Impensabile, per un sindacalista come lui. Non solo denuncia però, ha avanzato richieste precise: «Aiutare a protestare. Saper far conoscere quanto è duro per chi è disoccupato affrontare la vita quotidiana e riuscire a costruire una nuova qualità della lotta che almeno trovi uniti tutti i partiti della sinistra che giudicano il lavoro e i suoi diritti le questioni principali da affrontare».
Insomma, è un dovere urgente, insieme alle indispensabili proposte programmatiche saper affrontare l’emergenza prima di ogni altra cosa.
Il documento che è stato anticipato conterrà questi obiettivi, Della Posta ha detto che porrà nei prossimi incontri questi temi alle altre forze di sinistra. «Occorre sicuramente un sussulto dei partiti che si dichiarano di sinistra di fronte al problema dell’occupazione che dall’agenda delle forze di governo sembra assente come dimostrano i provvedimenti che hanno tolto diritti, quale il Jobs Act e l’assenza di scelte per il rilancio produttivo e la ripresa. Oggi le forze di destra si occupano della disoccupazione, di questa grave sofferenza sociale, anche se spesso viene utilizzata solo per ostacolare l’accoglienza degli immigrati. Il lupo perde il pelo ma non il vizio: fomentare la guerra fra poveri. Siamo arrivati ad un punto oltre il quale non si può e non si deve andare, nella confusione fra le forze politiche fra chi si definisce di destra e di sinistra. Ripristiniamo le identità gioverà anche al dibattito democratico ed a ricostruire la fiducia fra rappresentanti ed elettori. È un dovere».
Il voto del 4 dicembre, la valanga dei NO, ha supplito il vuoto della protesta sociale. Se quel risultato si vuole rispettare e correttamente interpretare bisogna dare voce al disagio. Aiutare a protestare. Quel voto chiede uno sbocco politico. Speriamo di essere difronte ad una svolta nell’iniziativa dei partiti, in particolare quelli che si dichiarano di sinistra. È urgente ripudiare un politicismo sfrenato. Autoreferente. Senza regole e privo di ogni dignità. Finalizzato ad un presenzialismo esasperato senza obiettivi come anche di recente si è reso palese nella farsa delle elezioni provinciali.
Obiettivi concreti, lottare per raggiungerli ed ottenerli, questo oggi occorre per uscire dalle drammatiche difficoltà di questo territorio e non solo. Perché non provare anche a creare simpatia e solidarietà verso chi lotta in nome dei bisogni creando un’associazione degli Amici dei disoccupati e dei precari?

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"Possibile": urge una Commissione provinciale Antimafia

Foto comitato Allende 350 260dai Comitati di Possibile Frosinone - Il 7 luglio 2016 è stato presentato alla Casa del Jazz di Roma il volume “Mafie nel Lazio”, il secondo rapporto sulla presenza delle mafie nella nostra regione, a cura dell’Osservatorio tecnico-scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio, in collaborazione con Libera.
I dati sono sempre più allarmanti: se lo scorso anno erano stati censiti 88 gruppi criminali operanti nel Lazio, ora il rapporto conta più di 90 organizzazioni criminali. Solo nella provincia e nella città di Roma, infatti, operano circa 70 clan, mentre sono 23 le organizzazioni dedite al narcotraffico.
Focalizzando l’attenzione sul territorio provinciale, in cui da decenni operano organizzazioni camorristiche, si riscontra la presenza di clan tradizionali, ‘ndrangheta e camorra, e si evince come soprattutto nell’area del cassinate sia fortemente radicata la presenza del clan dei casalesi.
L’interesse della criminalità di matrice camorristica alla nostra provincia è dovuto sia al suo ruolo di baricentro tra Roma e Napoli, sia alla presenza di importanti insediamenti industriali. “La vicinanza dei territori direttamente controllati dai casalesi e lo scarso radicamento della criminalità locale pongono l’esponente di un clan camorrista che si insedia su tale territorio, in una posizione di assoluta egemonia” – si legge già nel rapporto del 2015 – anno in cui solo a Cassino sono stati commessi ben tre attentati nell’arco di pochi giorni: l’incendio doloso di un pub, l’11 ottobre, il lancio di due molotov contro un’abitazione, il 14 ottobre 2015, e l’esplosione di due ordigni in un bar, il 27 ottobre 2015.
Dati altrettanto preoccupanti attestano come prevalga la tendenza a tacere gli abusi di cui si è vittima: gli imprenditori, ad esempio, non riescano a denunciare gli atti di estorsione ed usura che subiscono, mentre chi ne è a conoscenza non va a testimoniare per paura, omertà o indifferenza.
Noi di Possibile crediamo che si debba lavorare su più fronti: è necessario fare informazione, parlare di legalità nelle scuole, discutere di criminalità organizzata nelle Università e tra le associazioni, spiegare alla gente che le mafie sono un problema che ci riguarda molto più da vicino di quello che si pensi e che il primo passo per combatterle è saperle riconoscere, e poi contrastarle con un impegno quotidiano, da non delegare solo alle istituzioni.Foto comitato Allende D’altro canto pensiamo che sia necessaria una risposta ferma e dura da parte di queste ultime. A tal proposito riteniamo indispensabile e urgente l’istituzione di una Commissione provinciale Antimafia con l’obiettivo di fare luce sulla zona grigia tra criminalità e ceti dirigenti, che sia di aiuto alle forze dell’ordine che ogni giorno combattono la criminalità organizzata, che si faccia carico di costituire una cabina di regia con regole chiare per quanto riguarda gli appalti pubblici, da sempre enorme fonte di spreco e corruzione.
Una commissione, dunque, capace di valorizzare fino in fondo gli sforzi fatti sul territorio dalle Associazioni Antimafia, da sempre baluardo ultimo e costante nella lotta al malaffare, e che non sia vista come un carrozzone per dare una seconda chance ai politici sconfitti elettoralmente. Riteniamo importante, infine, un’azione che vada oltre i classici steccati partitici e non abbiamo alcun problema a sottolineare come il Presidente della Regione Lazio, Zingaretti, ci trova d’accordo quando dichiara che al lavoro d’indagine e di repressione delle mafie che spetta alla Magistratura e alle Forze dell’Ordine debba essere affiancata una parallela battaglia culturale, etica e politica.
Sarebbe bello che quest’opera di pulizia e di trasparenza partisse proprio dalla politica, dai partiti sempre più macchine di potere e quindi sempre troppo vicini a personaggi ed imprese. Sarebbe ora che per una volta la classe politica anticipasse la magistratura facendo piazza pulita di queste persone e di questo modus operandi siglando un patto etico. Noi ci siamo: per noi è Possibile.

Comitato Salvador Allende- Alta Terra di Lavoro
Comitato Altiero Spinelli- Frosinone
Comitato Pier Paolo Pasolini- Frosinone
Comitato 25 Aprile- Valle dei Santi
Comitato Rosso di Sera

 
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Urge tavolo provinciale sui "rifiuti"

  • Pubblicato in Partiti

bandiera sel 350 260di Gaetano Capuano* - Rifiuti: Si convochi immediatamente un tavolo provinciale.
Tra le righe dell’istanza di valutazione ambientale presentata in Aprile presso il Comune di Roccasecca e presso la Provincia di Frosinone, la società gestrice della discarica di Cerreto afferma che l’effetto “cumulo” indotto dall’ampliamento della discarica non deve esser considerato con un accezione negativa, perché in fondo è meglio consumare territorio già compromesso piuttosto che invadere con altre discariche territori vocati a sfruttamenti “maggiormente nobili”. In pratica, per chi ha redatto l’istanza e per chi l’ha letta il luogo dove viviamo è definitivamente condannato.
La questione, purtroppo, ci restituisce l’immagine di una Provincia che in materia di gestione dei rifiuti non riesce ad invertire la rotta rispetto alle fallimentari esperienze degli ultimi anni. Perché in fondo, il nuovo bacino della discarica di Roccasecca, è la conseguenza incapacità tutta amministrativa di investire sul terreno della raccolta differenziata. Si consideri che nel 2014 solo il 32% dei rifiuti viene differenziato da parte dei 91 comuni della Provincia. Un dato che obbliga tutti ad una riflessione: Meno rifiuti indifferenziati produci, meno necessità hai di conferire in discarica. Lo sanno bene i comitati che da anni si battono contro la discarica, lo sanno bene i cittadini che vivono in quel territorio, lo sa bene la politica e lo sanno benissimo i Sindaci della Provincia.
Anche perché a dirla tutta, negli ultimi anni in pochi, pochissimi, hanno davvero provato a contrastare l’oramai consueta abitudine a considerare, quella fetta di territorio, come oramai compromessa e quindi irrecuperabile. E tra i pochi, bisogna pur dirlo, non c’era certo il Sindaco della città che ospita la discarica di Cerreto.
Non sarà mica un caso che mai, dico mai, è stato avviato un qualche procedimento urbanistico, una variante ad esempio, che di fatto vincolasse l’area in questione e quindi la possibilità di ulteriori allargamenti della discarica. Parole tante, fatti pochi, pochissimi.
In quanto Amministratore comunale di Colfelice sento come tutti un peso ed un senso di responsabilità gigantesco verso i miei concittadini. La comunicazione del NOE nella quale veniva segnalata la contaminazione delle acque sotterranee è stata segnalata alle autorità competenti non appena è stata ricevuta, come pure abbiamo contestato immediatamente le sconsiderate dichiarazioni della SAF rispetto alle stesse contaminazioni.

E’ giunto il momento di produrre uno scatto in avanti ed in questo senso due cose possiamo farle immediatamente. La prima semplice ed immediata: c’è in giro una petizione on-line che chiede la chiusura della discarica. Si inserisce un nome ed un cognome, non ci sono né cariche da specificare ne altro, ognuno vale per il proprio nome. Io credo che qualche migliaia di firme raccolte dai cittadini dell’intera provincia, a prescindere da dove vivano, possa condizionare una scelta. Possano indurre gli enti superiori a rimodulare il proprio intendimento. La seconda forse la cosa più complicata: chiedere con forza all’Ente Provincia di riunire ad un tavolo i Sindaci della Provincia di Frosinone. Una sorta di solidarietà provinciale. Con i ritmi attuali di conferimento, la discarica potrebbe andare avanti almeno per altri e due anni, se nel mentre si riuscisse ad avanzare speditamente sulla raccolta differenziata, probabilmente la discarica avrebbe capienza per molto più tempo, e questo non giustificherebbe nessun conferimento da fuori provincia e quindi nessuno spazio vuoto da riempire. In questo momento abbiamo bisogno di atti concreti e non di lacrime di coccodrillo o solidarietà di facciata.

27 novembre 2015

*Consigliere comunale (Sel) di Colfelice

 

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PCd'I: Urge reddito minimo

  • Pubblicato in Partiti

bandiere pcdi 350 260di Oreste della Posta* - DRAMMA LAVORO: I COMUNISTI PROPONGONO IL REDDITO MINIMO.
Se guardiamo i dati dei Centri per L’Impiego, del mese di agosto, si evince che gli iscritti sono 123.792, pari al 25% della popolazione ciociara, la disoccupazione tocca il 50,8% degli under 30 e un aumento della cassa integrazione del 49%. Bastano questi dati per dire che siamo in una situazione allarmante con un autunno che si prospetta più nero del previsto.
Francamente quando parla Renzi della nostra provincia descrive una situazione surreale. Le aziende che hanno fatto investimenti puntando sull’innovazione restano sul mercato, le altre crollano. Basta pensare alla Marangoni e all’ILVA. La nostra economia è al collasso e senza un corposo intervento pubblico non si può riprendere. È emblematico che la mancata applicazione dell’accordo di programma. Sembra che la SANOFI di Anagni sia l’unica che possa avere i giusti requisiti. Questa è una storia veramente assurda ed incomprensibile le cui responsabilità sono governative. Questo dimostra che una classe politica non riesce ad affrontare questo problema, che è il vero dramma della nostra terra, ovvero il LAVORO.
Occorre immediatamente agire sugli over 45 che hanno perso il posto di lavoro e sui giovani under 30 che rischiano di non trovarlo mai.
Le prime cose da fare è il risanamento ambientale partendo dalla valle del sacco, e lo sviluppo del turismo, che nella nostra provincia ha notevoli potenzialità. Queste cose si possono fare solo con l’intervento dello stato.
Noi comunisti vista la drammaticità in cui versa la provincia di Frosinone chiediamo che la Regione sperimenti una sorta di reddito di cittadinanza, che da un lato servirebbe a rimettere in moto l’economia locale e dall’altra abbasserebbe le tensioni sociali che man a mano stanno diventando sempre più tese.

*Il segretario Provinciale del PCd’I
Oreste Della Posta

 

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