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E' arrivata l’ora di uscire allo scoperto

Inaugurazione bibllioteca Ceccano 6 dicembre 1981Angelino Loffredi - Per conto dell’Associazione Cives di Ceccano circola in rete, pubblicato da UNOeTRE.it, un articolo scritto da Valentino Bettinelli dal titolo “Ceccano. Comincia il censimento dei danni”, danni ovviamente riferiti alla passata coalizione che ha comandato il Comune. L’argomento riguarda la pessima condizione in cui si trova la Biblioteca cittadina. Con meticolosità ne vengono indicati le questioni aperte: interruzione prestito intersistemico, libri acquistati nel 2018 ancora sparsi nelle sale, rischiose condizioni igieniche dei locali (polvere, sporcizia, insalubrità), muffa che sta attaccando i volumi.

Discutere della nostra Biblioteca mi fa tornare indietro nel tempo, e con trepidazione ritorno a quel lontano 6 dicembre 1981 quando, avendo a disposizione solo 800 volumi, la inaugurammo nei locali ora appartenenti alla Sala De Sio. Sembrava una scommessa. Per seguirne l’evoluzione che la stessa ha avuto nei primi anni di attività, i velocissimi passi percorsi e confrontare il tutto con la situazione attuale invito a seguire questo collegamento http://www.loffredi.it/biblioteca-comunale.html

L’Associazione Cives conclude con questo impegno “intendiamo lanciare una sorta di rubrica di segnalazione dell’inconsistenza amministrativa dell’ex Sindaco Caligiore“. Idea che merita di essere accompagnata da osservazioni e proposte, pertanto, dopo avere osservato e criticato anche il silenzio di chi non sosteneva l’amministrazione caduta, ora mi sento in dovere di non far disperdere tale opportunità e, augurandomi che anche altre formazioni si aprano al confronto diretto con i cittadini, intendo immediatamente dialogare e confrontarmi.

Riprendo dunque il discorso sulla Biblioteca per aggiungere di eliminare la puzza di fogna che accoglie il lettore-visitatore, di ripristinare il sistema antitaccheggio per difendere il patrimonio librario, di riprendere la catalogazione dei libri. Inoltre, considerata la grande quantità di libri ancora da sistemare è necessario conquistare nuovi spazi a ridosso della Sala de Sio,e infine ristabilire un corretto rapporto di collaborazione con l’Associazione Biblioteche Valle del Sacco.

Si deve partire dalla Biblioteca per arrivare a fare una vera e propria politica di promozione culturale. Ricordo infatti che Ceccano ha un significativo patrimonio di siti culturali, quali i due Castelli (Sindici e dei Conti) che bisogna completare, la Mediateca dell’ex Cartiera che bisogna ricuperare, oltre all’ex Cinema Italia, il Cinema Antares e per finire la stessa Biblioteca. E’ necessario che tali inespresse potenzialità vengano coordinate o, come si dice, messe in rete attraverso una sistemica politica culturale, fermamente diretta e raccordata con le Associazioni cittadine in quest’ultimo periodo mai ben valorizzate.

Dopo un lungo periodo di incomprensibile silenzio e di timidezze credo sia arrivata l’ora di uscire allo scoperto, di indicare, proporre, mettendosi insieme. E’ l’ora del coraggio per riprendere un viaggio purtroppo interrotto; è necessario e urgente infatti intervenire, pensare, programmare e, perché no, anche di sognare sapendo che sono sempre i sogni ad anticipare la realtà. Ve lo dice uno che ha fatto parte di una generazione che ha sognato moltissimo ma che ha anche realizzato. Tanto.

Ceccano 21 Ottobre 2019

 

 

 

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Uscire dal PD e voler seguire la parola di Papa Francesco

DiScanno Bianchi Porcu foto di Gaetano Ambrosiano 350 260di Ignazio Mazzoli - Certe decisioni, per alcuni, fortunatamente, non sono facile routine. C’erano rumors e segni di malessere anche, resi evidenti da qualche nervosismo che mai avrebbe lasciato immaginare il noto aplomb della protagonista, brillantemente recuperato il 2 ottobre nella Saletta delle Arti, a Frosinone, per la conferenza stampa in cui la Consigliera Regionale Daniela Bianchi ha risposto alle domande di Stefano Di Scanno (L’Inchiesta) e Alessio Porcu (Teleuniverso), illustrando perché ha lasciato il PD dopo pochi mesi di permanenza.
Stefano Vona, il 30 settembre, postava su FB: “La vicenda di Daniela Bianchi ci invita a fare una riflessione sul Pd ciociaro che può essere estesa anche a livelli geografici più ampi.” Giusto. E’ l’aspetto principale. Ormai, il PD, sempre più è un “Grand Hotel: gente che viene... che va... nessuno sa perché..” (ricordate Greta Garbo?). L’abbandono della Consigliera Bianchi è l’ultimo di una lunga serie, dopo Mirabella, Capogna, Frate e ancora Giovanni Nichilò, tralasciando la fuga silenziosa di tantissimi da questo partito per non parlare delle migliaia di elettori che non lo votano più. Le dimensioni del fenomeno sono grandi e ora lo fanno apparire irreversibile. A Frosinone, poi, è più la “gente che va” e pare che nessuno se ne lamenti in quel partito.
Bianchi ha ricordato la volontà di Renzi di “innovare il paese e non innovare il partito”. Una causa, certamente, la sciagurata trascuratezza del capo del PD, verso il rapporto che deve intercorrere fra società e partito. “Esco da una casa ed entro in un altra”, così ella comunica il passaggio al gruppo consiliare regionale di Sel. “Mi interessa questa fase costituente” – aggiunge. Sinistra Ecologia e Libertà ha intrapreso, infatti, con altre formazioni, come Possibile, di dare vita ad un nuovo partito.
Chi è stato e sta male nel PD, da Bianchi riceve conferme. Alcuni hanno individuato percorsi, altri no. Che chiedono? Speriamo non la “catarsi” invocata da Simone Costanzo, perché ci può essere questo gesto supremo se si conosce il peccato, se questo lo si ignora da che cosa ci si purifica? Piuttosto ci saremmo attesi un “garbato lamento” per aver perso forze.
Qual è la ragione di vita del PD? Non ci sono risposte. Chi va via dice: non c’è democrazia, è un “modello” per pochi, si chiede nei territori come opera? Qui c’è tutto il dramma di questo partito e di questa stagione politica che vive la società italiana. Cosa si attendono i cittadini da un partito? Una sede in cui decidere assieme ad altri scelte e rappresentanti e in primo luogo iniziative utili, non certo un “sistema” in cui la “mission” è la trasmissione di voleri fino all'ultimo (chi è ultimo?). Se così fosse a che servirebbe discutere e chiedere democrazia interna? Questo resterebbe il partito dei capibastone. Ogni giorno vediamo che così non va. Da chi soffre si sente ripetere un vecchio ma attualissimo motto: “ce vogliono fa’ crede’ che Cristo s’a mort’ de fridd’ “.
Abbiamo ascoltato l’adesione ai valori di cui parla Papa Francesco, fra i quali c’è anche l’invito alla partecipazione. Messaggio e partecipazione sono due condizioni esistenziali per operare, ma sicuramente mancano al PD. Pensare e agire. Il Papa nel suo viaggio nelle Americhe ha portato non solo la voce di chi soffre, ma ha presentato e sostenuto le loro richieste di fronte al Parlamento Usa e all’Onu. Ha solidarizzato con i migranti ma anche ha disposto: “Parrocchie aprano le porte, no a silenzi complici” Questi sono fatto concreti.
L’elaborazione da sola non serve. Per la Valle del Sacco si è arrestato almeno l’inquinamento? La Consigliera Bianchi auspica che “la politica riconquisti il suo primato”. Giusto! Tocca, però, solo alle Istituzioni non cedere ai ricatti degli imprenditori e ai loro voleri se sono nocivi alla società. A Ceccano, nella primavera del 2014, si discuteva d’ambiente e l’ex sindaco Angelino Loffredi chiese se si sanzionavano i continui sversamenti di inquinanti nel fiume Sacco. Nessuna risposta.
Chi ha patito disagio nel PD merita rispetto, ma può ripensare la sua condotta nel partito prima di uscire? Nel marzo 2015 la Direzione provinciale del PD vara due documenti, sull’ambiente e sui comportamenti vessatori di Acea Ato5. Sono rimasti ignoti ai frusinati e dimenticati pure da chi li votò. Qualcuno pretese che quelle decisioni diventassero realtà? Vigilare perché le decisioni prese siano attuate è fondamentale per conquistare credibilità al proprio partito e a se stessi.
Daniela Bianchi seguirà le parole di Papa Francesco. Bene, aspettiamo che ne segua la concretezza di azione. Da queste colonne chi scrive ha riconosciuto la sua buona volontà per affrontare la disoccupazione. Ora mancano i risultati, in molti li aspettano. Domenica Gianluca Trento, in una simpatica nota, ci raccontava che da ragazza sognava un eskimo e forse avrebbe voluto iscriversi alla FGCI. Forse. Accattivante, ma perché ora? Speriamo che questa info sia casuale, ci sembrerebbe una caduta di stile e preferiamo la Bianchi fedele all’identità con cui l’abbiamo conosciuta, non intenta alla “captatio benevolentiae”. E’ questa una strada screditata da chi ha svenduto il proprio passato tradendolo, per usarlo solo come un bancomat del voto personale. A sinistra non ci credono più.
Questa migrazione sotto l’ombrello di Zingaretti avviene all’interno della galassia del PD e genera perplessità evidenti a tutti. Zingaretti è del PD. Nelle ultime settimane più volte ha visitato questa provincia, ma non ci risulta che abbia speso mezza parola sulla situazione drammatica dei frusinati. Irrinunciabile la domanda venuta sia da Di Scanno che Porcu: fino a che punto Zingaretti pensa a questa provincia? Dimenticare che essa è la cenerentola del Lazio è grave per noi, ma per tutti nella sanità si proseguono le politiche che furono di Renata Polverini, sui problemi dell’occupazione e del lavoro l’impostazione liberista è la politica portata avanti a testa bassa dall’assessora Lucia Valente senza ascoltare alcun grido di dolore. Le emergenze non si affrontano così. Manca il senso dell’urgenza.
Certamente, perché manca una forte e decisa opposizione sociale che abbia rappresentanza coraggiosa ed efficiente in Consiglio Regionale e nel Parlamento. La sordità di Zingaretti è il problema. Altro che domandare senso di responsabilità alla gente e all’informazione!
5 ottobre 2015, anche sul quotidiano L'Inchiesta

 

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Quali soluzioni per uscire dalla crisi dell'occupazione?

LaSperanza IlLavoro 350 260 puntilucedi Ivano Alteri - Come già stigmatizzato da questo giornale, per la penna del direttore Mazzoli, consideriamo completamente fuori luogo gli interventi trionfalistici di alcuni politici locali a proposito degli investimenti della Sanofi di Anagni legati all'accordo di programma.
La Sanofi investe complessivamente una sessantina di milioni di euro (tra investimento proprio e finanziamento dell'accordo di programma) e con ciò assumerebbe sessanta unità: oltre un milione di euro per ogni posto di lavoro. Considerando i nostri centoquindicimila disoccupati, per risolvere il loro problema con questo ritmo occorrerebbero centoquindici miliardi di euro (miliardi!). Pur considerando qualche ricaduta occupazionale nell'indotto, è evidente l'esiguità del risultato in termini sociali. Cosa ci sia da esultare è davvero un mistero.
Si dirà che l'investimento della Sanofi è ad alto tasso tecnologico e quindi ad impatto occupazionale per sua natura ridotto; non è in questo, perciò che andrebbe rintracciato il suo valore. E noi condividiamo perfettamente, non avendo la minima intenzione di sminuire quel che la Sanofi sta facendo sul nostro territorio; anzi.
Tuttavia, ciò non ci esime dal constatare l'evidente impossibilità di riuscire a mettere mano alla questione occupazionale del territorio con soluzioni di questo tipo. Vi sono, è vero, altri comparti industriali in cui l'impatto occupazionale degli investimenti è maggiore; ma sono quelli a minor tasso tecnologico, che ci metterebbero in concorrenza diretta non con l'industria d'avanguardia ma con quella più brutalmente schiavistica. Non possiamo pensare che sia questa la soluzione per i nostri concittadini.
A noi pare evidente perciò che l'attesa messianica di finanziamenti per l'industria, provenienti da chissà chi e da chissà dove, sia del tutto vana. Soprattutto, riteniamo che non potrà essere il settore industriale a risolvere i nostri problemi. La presunta vocazione industriale di questa nostra terra è del tutto presunta e mai confermata dai fatti, se è vero che la quasi totalità delle imprese industriali locali sono mono-cliente, cioè a dire che dipendono direttamente ed esclusivamente da questa o quella multinazionale presente sul territorio. Fatte le rare e lodevoli eccezioni, se chiudessero queste ultime (come già accaduto) di industria, da noi, resterebbe ben poco. Ostinarsi su questa via potrebbe risultare perciò fatale.
Ciò non vuol dire, ovviamente, abbandonare all'incuria ciò che abbiamo, bisogna al contrario far tutto per preservare quel che c'è; soprattutto considerando che la nostra esperienza industriale, per quanto esogena, mantiene pur sempre il suo buon valore. Ma proprio poggiando su di essa dovremmo iniziare ad indagare altre vie che tengano meglio e più conto del territorio e la sua gente; che lo rendano attraente non per i bassi salari e la facilità di inquinare, bensì per le sue bellezze, la sua cultura, la sua arte, le sue tradizioni, la sua cucina, la sua capacità d'accoglienza.
Iniziare ad immaginare la Ciociaria come un giardino anziché come una fogna, forse potrebbe aiutarci a svegliarci dall'incubo, molto più di un pizzicotto alle guance.

 

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Renzi è riuscito a fare uscire le prof in nero....

FlashMobProf 350 260di Fausta L'Insognata Dumano - Giovedì sera vestiti di nero, tutta di nero, porta un lumino, un accendino e la macchinetta fotografica, ci vediamo in via Aldo Moro alle 20,15 vicino alla magnolia, il tam tam corre in rete.
Ah pensa tu, nello stesso istante in tante città di Italia, le prof , perché il pianeta scuola è donna per lo più, si danno appuntamento. Ah credici, direbbe l'Insognata, un'ora insolita per incontrare le prof, è l'ora di cena, i figli, le famiglie, ma realizzi subito che la buona scuola è indigesta.
Il piazzale della Magnolia è una macchia nera, nessun volantino, molti passanti capiranno a casa accendendo il pc, aprendo Facebook che la scuola è in lutto, per questo ha scelto il nero e il lumino. Pure l'Insognata è in nero, tutta in nero, come ai tempi degli alchimisti o delle donne in nero della Morgantini.
La piazza ha unito, tanta Cgil, un po' di cobas, prof e ata senza sigla. Non girano politici,ad eccezione di Marco Maddalena di SEL, niente digos,polizia. 300 Docenti, qualche ata è un successo, se si considera che in provincia sono stati organizzati tre flash mob, un successo in Italia, la mia home di Facebook è un tripudio di flash mob, è il referundum della scuola , che dice no alla buona scuola, i motivi? i lettori di unoetre.it li conoscono, abbiamo scritto sin dal mese di agosto, Renzi è riuscito a fare uscire le prof in nero....

Flash mod insegnanti

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di Fausta Insognata Dumano - Giovedì sera vestiti di nero, tutta di nero, porta un lumino, un accendino e la macchinetta fotografica, ci vediamo in via Aldo Moro alle 20,15 vicino alla magnolia, il tam tam corre in rete.

Ah pensa tu, nello stesso istante in tante città di Italia, le prof , perché il pianeta scuola è donna per lo più, si danno appuntamento. Ah credici, direbbe l'Insognata, un'ora insolita per incontrare le prof, è l'ora di cena, i figli, le famiglie, ma realizzi subito che la buona scuola è indigesta.

Il piazzale della Magnolia è una macchia nera, nessun volantino, molti passanti capiranno a casa accendendo il pc, aprendo Facebook che la scuola è in lutto, per questo ha scelto il nero e il lumino. Pure l'Insognata è in nero, tutta in nero, come ai tempi degli alchimisti o delle donne in nero della Morgantini.

La piazza ha unito, tanta Cgil, un po' di cobas, prof e ata senza sigla. Non girano politici,ad eccezione di Marco Maddalena di SEL, niente digos,polizia. 300 Docenti, qualche ata è un successo, se si considera che in provincia sono stati organizzati tre flash mob, un successo in Italia, la mia home di Facebook è un tripudio di flash mob, è il referundum della scuola , che dice no alla buona scuola, i motivi? i lettori di unoetre.it li conoscono, abbiamo scritto sin dal mese di agosto, Renzi è riuscito a fare uscire le prof in nero....

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Domenico Aversa: Uscire subito dall'Ato5

Domanico Aversa 350 260intervista rilasciata a Ignazio Mazzoli - Domenico Aversa, 56 anni. Diploma di Perito Meccanico. Lavora presso Caterpillar Fluid Systems multinazionale americana dove è membro della RSU/RLS e delegato sindacale dell'Unione Sindacale di Base (USB). Ha maturato le prime esperienze politiche alla fine degli anni 70 prima nel movimento studentesco e in seguito in Democrazia proletaria. Nel 1983 aderì al Pci e nel 1984 fu uno dei promotori per la lotta in difesa della scala mobile. Nel 1990 promuove la nascita di rifondazione comunista in cui avrà incarichi dirigenziali fino alla segreteria provinciale. Nel 2002 è eletto consigliere comunale e nominato capogruppo di Rifondazione Comunista. Conduce numerose battaglie, fra tutte la difesa di Bosco Faito. Da anni fa parte del coordinamento provinciale acqua pubblica contro la privatizzazione dell'acqua. A Ceccano è il portavoce del Comitato Acqua pubblica, in difesa dei cittadini contro la gestione di Acea e Ato 5 fr. Eè un appassionato di calcio e tra i suoi hobby preferiti c'è la pesca.

Cosa lo ha spinto o convinto a candidarsi? Ci parli della sua lista. E' una novità
La nostra è una lista che chiaramente si rifà ai movimenti di lotta contro la gestione Acea e in parte con compagne e compagni che si riconoscono nella costruzione di una sinistra di alternativa all'attuale centro/sinistra. Da questo punto di vista ci sembra una lista innovativa , in quanto espressione dalle lotte concrete dei cittadini. Si chiama "Dall'Altro Lazio per Ceccano" una lista che chiaramente si rifà al modello di costruzione della sinistra europea dell'Altra Europa con Tsipras. Il progetto di rinascita di una sinistra vera che riparta dai movimenti, dai comitati di lotta dai bisogni reali e concreti dei cittadini, unitamente al bisogno di rappresentare concretamente la lotta contro la privatizzazione del bene comune per eccellenza come l'acqua, mi hanno convinto a impegnarmi concretamente in questa campagna elettorale.

Come giudica il quadro politico della competizione elettorale?
E chiaro che il quadro politico che viviamo a Ceccano rispecchia fedelmente le difficoltà e il senso di sfiducia dei cittadini verso la politica e verso le istituzioni. A Ceccano queste difficoltà sono amplificate da condotte amministrative fallimentari continue "trasmigrazioni" da uno schieramento all'altro e da una politica autoreferenziale e incapace di rispondere ai bisogni essenziali dei cittadini.

Secondo lei perché si è arrivati al commissariamento del Comune di Ceccano?
Il commissariamento del comune pesa come un macigno sull'operato dell'amministrazione Maliziola. Come Sindaco la Maliziola ha conservato per se 11 deleghe, tra le quali Urbanistica, Cultura, Pubblica Istruzione Personale ecc. In due anni si è registrato un generale arretramento su tutti i servizi: servizi sociali, mensa, trasporto scolastico, attività culturali, per non parlare della posizione ondivaga sulla questione della gestione del servizio Idrico di Acea Ato 5. In termini economici ha raddoppiato l'addizionale comunale IRPEF, aumentato il costo della mensa scolastica, privatizzato il servizio scuolabus aumentandone il costo a carico delle famiglie. Con lei è venuta meno la partecipazione (non teneva conto del parere dei consiglieri e i cittadini aspettavano anche un mese per poter parlare con lei!), è venuta meno la trasparenza (il 90% dei lavori sono stati affidati con determine dirigenziali senza gare di appalto).

Diventare sindaco per fare cosa?
Il nostro progetto, ambizioso e su larga scala ha la "pretesa" della rinascita di una sinistra degna di questo nome che si prefigge come obiettivo l'alternativa al PD e alle sue politiche liberiste. Non stiamo mettendo in campo nella maniera più assoluta un progetto dispersivo né tantomeno che si debba collocare necessariamente ai margini, e di fatto rimanere fuori dalla rappresentanza istituzionale. Non siamo destinati alla sconfitta come in molti teorizzano. Siamo convinti più che mai, che in questa fase di enorme disagio per la sinistra anticapitalista e di alternativa bisogna "osare" e contribuire a far crescere il seme della speranza di un reale cambiamento (gli oltre un milione di elettori che hanno votato l'altra Europa di Tsipras ci indicano che siamo sulla strada giusta!). Sulla eventuale vittoria dello schieramento del CD, e chiaro che non siamo insensibili ha questa eventualità, ma con altrettanta chiarezza vogliamo puntualizzare che secondo noi il centrodestra cosi come il centrosinistra non esistono più! Almeno come gli abbiamo conosciuti negli anni precedenti. Questi due schieramenti ormai sono pressoché "identici" sia nella programmazione politica che nei ruoli politici di singoli personaggi che con disinvoltura cambiano casacca nella maniera più disinvolta possibile. Basta dare uno sguardo alle politiche Nazionali, Provinciali e locali per rendersi conto della perfetta simbiosi di questi due schieramenti.

Le tre cose che vorrebbe fare subito dopo eletto?
Io credo che il primo provvedimento del nuovo sindaco di Ceccano debba essere quello di annullare la delibera di consiglio comunale del 2002. La delibera che di fatto sanciva l'adesione all'Ato 5 e al riconoscimento della convenzione di gestione del servizio idrico con la gestione di Acea Ato 5 s.p.a. Occorre fare una nuova delibera che cacci via Acea dal nostro territorio e sancisca in modo chiaro e univoco che la gestione del servizio idrico debba essere pubblica cosi come stabilito dall'esito del referendum del 2011. L'altro punto riguarda l'emergenza ambientale derivata dall'inquinamento del fiume Sacco che fiume è stato per le generazioni passate una risorsa importante, oggi purtroppo, rappresenta un problema serio derivante dall'enorme inquinamento che sta mettendo a rischio la salute di tanti cittadini. Occorre monitorare sia lo stato di "salute" del fiume e le sue possibili ricadute sulla salute dei cittadini, sia la salute stessa dei cittadini con accertamenti e visite preventive che ne scongiurino malattie serie. Il terzo punto riguarda la sanità e il diritto alla salute; è chiaro che la distanza ravvicinata con Frosinone non ci permette di avere ospedali fotocopie, ma è altrettanto chiaro che una città come Ceccano con un comprensorio importante non possa fare a meno di un pronto soccorso di prima necessità. La struttura ospedaliera di Ceccano costruita e ampliata con i soldi della collettività, non può essere abbandonata a se stessa. Attraverso il coinvolgimento dei medici di base e le loro professionalità si potrebbe creare una sinergia con la Asl per accorciare le liste di attese, ma soprattutto avviare un piano di prevenzione per la riduzione delle patologie in particolare quelle tumorali.

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Da Mantova la 48 ore contro la crisi

biciclette 350 260dalla Gazzetta di Mantova - Una pedalata per uscire dalla crisi. E' questo il senso della due giorni organizzata da Stefano Lodi Rizzini e Stefano Gavioli nel quartiere di Valletta Valsecchi. Una maratona di 48 ore non stop che vedrà l'alternarsi di spettacoli, poesie, interviste, racconti, monologhi, concerti e tanto altro. Partita sabato mattina, lo scopo della manifestazione è stato quello di rinnovare la piazza, creando uno spazio simbolico in cui riunire le persone per farle reinventare, proponendosi con abilità spendibili indipendentemente dal lavoro che manca. L'idea è nata in collaborazione con un quotidiano online di Frosinone (unoetre.it ndr). "Ci siamo sentiti vicini e abbiamo deciso di pensare ad un'iniziativa insieme, sopratutto per dare voce ai nostri coetanei che hanno già passato i cinquant'anni e che come noi si sono trovati con una famiglia a carico e senza lavoro. Con questa due giorni vogliamo dare loro la possibilità di riscattarsi e far vedere quello che, lavoro o non lavoro, valgono", ha sottolineato Stefano Gavioli.
Sarà proprio lui a raccontare oggi pomeriggio, del viaggio che lo scorso settembre l'ha visto coinvolto per quattordici giorni in giro per l'Europa in bici, con punto d'arrivo a Bruxelles. - La bici è un mezzo povero, concreto, ho deciso di intraprendere questo viaggio per portare la testimonianza della nostra città e delle nostre imprese in decadenza in Parlamento, ai vertici. Per questo motivo la bicicletta è diventato il simbolo di questa due giorni.
La curiosità dell'iniziativa sta proprio in questo: una bici, all'ingresso del locale della piazza a fianco di via Ariosto, che dalla mezzanotte di ieri continua ad andare indisturbata sotto le pedalate di chi, volontariamente si presta, per un po'.
-Ha partecipato chi sa suonare, chi scrive poesie, chi dipinge e realizza quadri-, racconta poi Antonia Araldi, presidente del circolo Arci Fuzzy, che ha collaborato per la sua realizzazione.
Gli appuntamenti di questa seconda giornata saranno l'usuale fiera del Broccante con il mercatino dell'usato, la lettura di alcune poesie, racconti e spazio musicale del gruppo Double Fantasy. A conclusione, dalle 19 alle 22, lo spettacolo teatrale offerto dalla Fiom "La lunga marcia della classe operaia". (m.a.)

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